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AREA ARCHEOLOGICA E BASILICA DÌ AQUILEIA
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 aprile @ 14:09:12 CEST (775 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia





AREA ARCHEOLOGICA E BASILICA DÌ AQUILEIA


AQUILEIA FU UNA DELLE CITTÀ PIÙ RICCHE DELL'IMPERO ROMANO:
MOLTE VESTIGIA DI QUEL PERIODO SONO STATE PORTATE ALLA LUCE,
MENTRE ALTRE ASPETTANO ANCORA DI ESSERE SCOPERTE E AMMIRATE.
IN EPOCA PALEOCRISTIANA FU EDIFICATA LA BASILICA PATRIARCALE,
ANTICO CENTRO DI IRRADIAZIONE DEL CRISTIANESIMO VERSO GRAN PARTE DELL'EUROPA CENTRALE, CHE CONSERVA INTATTO UN PAVIMENTO IN MOSAICO DEL IV SECOLO DI ENORME VALORE ARTISTICO.



La facciata della Basilica di Aquileia.
Sulla sinistra s'intravede il portico che la collega al Battistero,
mentre alle spalle dell'edificio svetta il campanile cuspidato.



Aquileia fu fondata nel 181 a.C. come colonia romana di fronte alla Laguna di Grado, a nove chilometri dal Mare Adriatico, presso la foce, allora navigabile e oggi quasi completamente insabbiata, dell'antico corso del fiume Natisone.
L'Impero Romano la utilizzò in seguito come base per la sua flotta in Adriatico, mentre, per la sua posizione di passaggio obbligato tra le Alpi Giulie e le regioni orientali, MarcoAurelio ne fece anche un importante presidio militare. Al valore strategico e politico del castrum presto si aggiunse la notevole prosperità dovuta ai commerci con l'Europa settentrionale e meridionale e con l'area mediterranea. Tale prosperità valse ad Aquileia l'appellativo di "seconda Roma".



Particolare di Un mosaico della basilica con il "nodo di Salomone".
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VILLA ROMANA DEL CASALE A PIAZZA ARMERINA
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 marzo @ 21:02:31 CET (1408 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
VILLA ROMANA DEL CASALE
A PIAZZA ARMERINA




INGRESSO
A meno di 10 chilometri da Piazza Armerina si incontra
la fastosa villa che risale al IV secolo d.C.
e si stende su tre livelli per una superficie di 3.500 metri quadri.
E' famosa soprattutto per i suoi splendidi mosaici.



LA VILLA DEL CASALE, PRESSO L'ABITATO DI PIAZZA ARMERINA,
È SENZA DUBBIO LA PIÙ GRANDE E LA PIÙ LUSSUOSA RESIDENZA
ROMANA CONOSCIUTA. LA QUALITÀ E L'ESTENSIONE
DEI SUOI MOSAICI PAVIMENTALI, STRAORDINARIAMENTE RICCHI
PER VALORE ARTISTICO E VIVACITÀ TEMATICA,
NE FANNO UN EDIFICIO ASSOLUTAMENTE UNICO AL MONDO,
UNA SORTA DI "OTTAVA MERAVIGLIA" DELL'ARCHEOLOGIA.




Seguendo il percorso obbligatorio della visita, si scoprono prima le terme con i Praefurnia,
dove veniva riscaldata l'acqua delle terme.


la Villa del Casale è una testimonianza fondamentale sulla civiltà romana: i suoi mosaici,
oltre a evidenziare un originale linguaggio figurativo, sono un
eccezionale documento di costume, che ha consentito di approfondire
molti aspetti della vita quotidiana e degli scambi culturali nel tardo Impero Romano.



Peristilio rettangolare, grande ambiente centrale della villa con piscina

LA RESIDENZA DI UN UOMO IMPORTANTE

Fin dall'inizio degli scavi, nel 1950, apparve chiaro che si trattava della residenza di un ricco proprietario o dell'amministratore di un grande latifondista. Due ritratti rinvenuti all'interno della villa, in particolare, potrebbero rappresentare i membri della famiglia del proprietario. Gli studi stratigrafici rivelano che la prima versione della villa fu concepita in un periodo che oscilla dal primo secolo dell'era cristiana fino all'epoca della Tetrarchia, alla fine del III secolo. Diversi elementi sembrano indicare che l'edificio fu distrutto da un terremoto nel primo decennio del IV secolo.



Amorini pescatori e vendemmiatori: sono raffigurati in un mosaico del peristilio.

Sui resti della vecchia villa ne fu edificata una nuova, caratterizzata da una grandiosa monumentalità. Databile tra il 320 e il 370, la fastosa costruzione lascia intuire che fu commissionata, se non da un imperatore romano, almeno da un ricco possidente terriero della regione. Alcuni studiosi sostengono l'ipotesi che l'edificio appartenesse al potente Massimiano, generale di Diocleziano, ma, a meno di qualche futuro ritrovamento epigrafico, il problema pare lontano da una soluzione certa. Malgrado il progressivo degrado, la villa rimase abitata almeno fino all'età bizantina (VIII secolo), con uno sviluppo ancora più tardo su parte delle rovine, intorno alle quali nei secoli X-XII s'insediò un abitato normanno.
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Citta del Vaticano
Postato da Grazia01 il Lunedì, 07 marzo @ 12:14:59 CET (1111 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia


CITTÀ DEL VATICANO

SANTA SEDE

LA CITTÀ DEL VATICANO, SORTA SULLA BASE DEI PATTI LATERANENSI STIPULATI FRA LA SANTA SEDE E L'ITALIA L'Il FEBBRAIO 1929, È LO STATO PIÙ PICCOLO DEL MONDO: SI ESTENDE SU DI UNA SUPERFICIE DI 44 ETTARI, DI CUI UN TERZO È OCCUPATO DA EDIFICI, UN TERZO DA CORTILI E PIAZZE E PER IL RESTO DA SPLENDIDI E ACCURATISSIMI GIARDINI. L'ENTRATA PRINCIPALE È COSTITUITA DALL'ARCO DELLE CAMPANE IN PIAZZA SAN PIETRO, DOVE SI INNALZA IL PIÙ GRANDE TEMPIO DELLA CRISTIANITÀ: LA BASILICA DI SAN PIETRO.




L'interno della cupola di San Pietro è suddiviso in sedici costoloni
e ornato dai mosaici dei Quattro Evangelisti.


La chiesa attuale sorge sulle fondamenta dell'antica basilica di Costantino, fondata nel 324 d.C. da papa Silvestro I per accogliere degnamente le spoglie dell'apostolo Pietro, rnartirizzato a Roma all'epoca di Nerone. Davanti al suo altare maggiore vennero incoronati diversi imperatori, fra i quali lo stesso Carlo Magno nella notte di Natale dell'anno 800.

UNA CUPOIA GIGANTESCA

Nel 1452, sotto il pontificato di Niccolò V, furono commissionati a Bernardo Rossellino dei lavori di ristrutturazione della basilica, ma tre anni dopo, alla sospensione dei lavori, le pareti raggiungevano a malapena i tre metri d'altezza.



Nel 1506 papa Giulio II decise di abbandonare l'opera di restauro dell'antica basilica e di procedere al suo totale abbattimento al fine di costruire una nuova chiesa. Il compito venne affidato a uno dei più grandi architetti del tempo, il Bramante, che ideò una pianta a croce greca e una grande cupola centrale sul modello del Pantheon di Agrippa. Alla sua morte il progetto non era stato ancora portato a termine, e i suoi successori continuarono i lavori sempre indecisi tra la pianta a croce greca e quella a croce latina.



I restauri sugli affreschi della Cappella Sistina ci hanno restituito il vero volto del capolavoro di Michelangelo, celato sotto strati di colla e fuliggine.

Nel 1546 Michelangelo, su incarico di papa Paolo III, riprese il progetto del Bramante e iniziò la costruzione di una gigantesca e luminosa cupola a doppia calotta, che fu conclusa solo fra il 1588 e il 1590 sotto la direzione di Giacomo della Porta e di Domenico Fontana. Si tratta di un'opera veramente prodigiosa, straordinaria per la sua leggerezza, che sembra levarsi nel cielo a dispetto delle enormi dimensioni.
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CENTRO STORICO DI URBINO
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 febbraio @ 20:45:22 CET (848 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia

CENTRO STORICO DI URBINO

LA CITIÀ DI URBINO, IL CUI CENTRO STORICO RINASCIMENTALE SI È CONSERVATO PRESSOCHÉ INTATIO FINO AI GIORNI NOSTRI, CONOBBE UNA GRANDE PROSPERITÀ GRAZIE AI DUCHI DI MONTEFELTRO. ARTISTI E STUDIOSI COME RAFFAELLO, PIERO DELLA FRANCESCA, MARSILIO FICINO E LEON BATTISTA ALBERTI OPERARONO IN QUESTA CITIÀ ADAGIATA SULLE COLLINE MARCHIGIANE. IL VALORE ARTISTICO DEI SUOI MONUMENTI È OGGI LA MIGLIORE TESTIMONIANZA DELL'IMPORTANTE RUOLO SVOLTO DA URBINO DURANTE LA BREVE MA INTENSA EPOCA DEL RINASCIMENTO ITALIANO.



Veduta del centro storico di Urbino.
Sulla destra è visibile la facciata occidentale del Palazzo Ducale
affiancata da due slanciate torrette.



Città di antica origine, Urbino fu municipio romano (Urbinum metaurense} a partire dal III secolo a.C. A quest'epoca risalgono parte delle mura difensive e la disposizione irregolare delle vie. L'insediamento fortificato romano si trovava sulla collina dove si eleva il Palazzo Ducale. Conquistata da Belisario nel 538, divenuta comune ghibellino nel Medioevo, quindi ceduta dagli Svevi ai conti di Montefeltro, Urbino fu elevata a ducato nel 1443 e, dal 1444 al 1482, anno della morte, fu retta dal munifico Federico di Montefeltro, al quale si deve essenzialmente la fama della città.



Una bifora del Palazzo Ducale


IL MECENATISMO DI FEDERICO DA MONTEFELTRO

Amico di Lorenzo de Medici, e come lui valente condottiero e mecenate, Federico non badò a spese per abbellire la sua residenza, per compensare adeguatamente gli artisti attivi presso la corte o per acquistare manoscritti greci, ebraici e latini al fine di costituire quella che divenne una delle più prestigiose biblioteche antiche d'Italia. In quel periodo a Urbino vissero alcuni dei più noti umanisti del tempo, come Leon Battista Alberti, Marsilio Ficino e Baldassarre Castiglione, matematici come Paul Middelburg e numerosi pittori che lasciarono testimonianza della loro arte nelle sale del Palazzo Ducale. Questa fastosa dimora non fu l'unico oggetto delle cure di Federico che, a metà del VX secolo, volle intraprendere la ricostruzione totale di Urbino, senza tuttavia intaccarne l'antica struttura.
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AREA ARCHEOLOGICA DI AGRIGENTO
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 gennaio @ 20:57:20 CET (899 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia


AREA ARCHEOLOGICA DI AGRIGENTO



Il Tempio della Concordia: dopo il Partenone di Atene, è il tempio dorico meglio conservato.

«GLI AGRIGENTINI MANGIANO E BEVONO COME SE DOVESSERO MORIRE DOMANI,
MA COSTRUISCONO COME SE LA LORO VITA DOVESSE DURARE IN ETERNO»;
SONO PAROLE DEL FILOSOFO EMPEDOCLE RIPORTATE DA DIOGENE LAERZIO.
IN EPOCHE PIÙ RECENTI NUMEROSI STORICI, SCRITTORI E VIAGGIATORI HANNO LODATO LA BELLEZZA E LO SPLENDORE DI QUESTA ANTICA CITTÀ MEDITERRANEA. BASTI PENSARE A GOETHE, CHE NEL SUO VIAGGIO IN ITALIA SCRISSE PAGINE DI GRANDE INTENSITÀ EMOTIVA SULLE MERAVIGLIE NATURALI E ARCHITETTONICHE DELLA VALLE DEI TEMPLI.


I primi studi sistematici del luogo si devono ai Borbone e iniziarono negli ultimi anni del XVIII secolo sotto la tutela del principe di Torremuzza, a quel tempo incaricato della conservazione dei beni culturali siciliani. Nel l 1786 si rialzarono le colonne del tempio di Hera Lacinia, mentre scavi e interventi si ebbero nell'Ottocento dopo la costituzione a Palermo, nel 1827, della Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia, con restauri parziali ai templi della Concordia e dei Dioscuri. Tuttavia, solo dopo la prima guerra mondiale hanno avuto inizio scavi sistematici e lavori di restauro e protezione.



Uno dei telamoni provenienti dal Tempio di Zeus Olimpio e conservati nel Museo Archeologico di Agrigento.


AKRAGAS

Come vuole la tradizione, la fondazione della città greca di Akragas, sulla costa meridionale siciliana, avvenne attorno al 580 a.C. a opera di coloni rodio-cretesi provenienti da Gela. La documentazione archeologie a ha dimostrato anche la presenza di uno stanziamento greco più antico, risalente al VII secolo a.C .



Statua marmorea di Efebo, risalente al 470 a. C. circa: notevole scultura greca, è forse dovuta a un artista agrigentino.


Akragas era un tipico insediamento greco classico posto sul fianco di una collina del litorale, cosa che ne facilitò l'espansione a partire dall'acropoli originaria. Dalla colonizzazione del VI secolo a.C. la città prosperò rapidamente. Durante il regno del tiranno Falaride (570-554 a.C.) fu realizzata una cinta muraria difensiva destinata a rafforzare la protezione naturale già assicurata dalla posizione geografica. Sembra invece aver preceduto la fondazione della colonia il santuario dedicato alle divinità ctonie, o infere, situato appena al di là delle mura, all'estremità orientale del loro perimetro. Un secondo santuario dedicato a queste stesse divinità si trova attorno al cosiddetto Tempio dei Dioscuri, ossia all'angolo sudoccidentale dell'abitato urbano. L'espansionismo politico di Akragas toccò l'apogeo con il regno di Terone (488- 472 a.C.). Dopo la decisiva sconfitta inflitta ai Cartaginesi a Imera nel 480 a.C., Terone estese il suo dominio fino alle coste orientali e settentrionali della Sicilia. I grandi templi costruiti in quest'epoca sull'estremità meridionale della collina furono conseguenza sia della prosperità conosciuta allora dalla città sia del concomitante sviluppo culturale. Il più illustre cittadino di Akragas vissuto in questo periodo fu il grande filosofo e scienziato Empedocle.
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Piazza Grande di Modena
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 gennaio @ 21:12:12 CET (970 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
Piazza Grande di Modena

LA STORIA DI MODENA TRA L'XI E IL XII SECOLO SI ARTICOLA INTORNO A TRE IMPORTANTI ISTITUZIONI: LA CELEBRE ABBAZIA BENEDETTINA DI NONANTOLA, IL VESCOVADO E LA DINASTIA DEI CANOSSA, IN QUELL'EPOCA LA PIÙ POTENTE FAMIGLIA NOBILIARE DELL'ITALIA CENTROSETTENTRIONALE. LA PIAZZA GRANDE DI MODENA E GLI EDIFICI ROMANICI CHE VI SI AFFACCIANO SONO IL MIGLIORE ESEMPIO DI COMPENETRAZIONE TRA I POTERI POLITICO E RELIGIOSO.





Facciata della Cattedrale di Modena

Situata nella Pianura Padana alla confluenza tra la Via Emilia e la strada che conduce al Brennero, Modena nel IX e X secolo approfittò dell'indebolimento del potere imperiale per ritagliarsi ampi spazi di autonomia. In particolare se ne avvantaggiarono il vescovo e la famiglia dei Canossa,che ottennero numerose donazioni ed eccezionali privilegi fiscali.





Creazione di Adamo e Peccato Originale. La lastra fa parte del ciclo scultoreo di Wiligelmo sulla facciata della Cattedrale di Modena


La città rimase sotto il controllo del vescovo, mentre i Canossa dominavano i territori della pianura centrale del Po e della Toscana. Durante la lotta per le investiture,che dalla fine dell'XI secolo vide lo scontro tra il Papato e l'Impero, i Canossa si schierarono con la Chiesa, svolgendo però anche un'opera di mediazione. Dopo la scomunica del vescovo Eriberto (1055-1094), il vescovado conobbe una crisi di successione, risoltasi dopo oltre quindici anni con la designazione di Dodone (1100-1134) da parte di Urbano Il, che pose fine alle divisioni e fece trionfare in città la riforma gregoriana.
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RESIDENZE REALI SABAUDE
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 gennaio @ 14:35:59 CET (907 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia


RESIDENZE REALI SABAUDE




Plastico del castello di Rivoli: è conservato a Palazzo Madama


ALLA METÀ DEL XVI SECOLO TORINO ERA UNA PICCOLA CITTADINA MEDIEVALE FORTIFICATA, RIMASTA AI MARGINI DEL GRANDE SVILUPPO CULTURALE DEL RINASCIMENTO CHE STAVA COINVOLGENDO ALTRE CITTÀ ITALIANE. IL SUO DESTINO CAMBIÒ NEL 1562, QUANDO IL DUCA DI SAVOIA EMANUELE FILIBERTO (1553-1580) DECISE DI TRASFERIRVI LA SUA CORTE, FINO AD ALLORA INSEDIATA IN SAVOIA, A CHAMBERY.





Suggestiva immagine notturna della facciata di Palazzo Madama.


II duca stabilì la sua residenza a Torino, nell'antico Palazzo del Vescovo. Sebbene il suo primo interesse fosse quello di assicurare la difesa della città, diede immediatamente inizio a un ambizioso progetto di ristrutturazione urbanistica che si estese anche al territorio circostante, e al quale si dedicheranno con fervore anche i suoi successori.





Il maestoso scalone di Palazzo Madama, progettato da Filippo Juvarra.


L'URBANIZZAZIONE DI IMPRONTA SABAUDA

Emanuele Filiberto mise in moto uno dei progetti di urbanizzazione più ambiziosi d'Europa. I suoi successori non solo continuarono il disegno iniziale, ma andarono ancora più lontano, disseminando la città di Torino e i territori limitrofi di residenze nelle quali lo stile barocco dominava e unificava tutto, fino al punto da rappresentare l'immagine stessa della dinastia. La realizzazione di questo complesso esigeva un progetto capace di integrare tra loro i palazzi del centro, e a questi le ville nella vicina campagna. In tal modo gli edifici della "zona di comando" vennero ad articolarsi attorno al Palazzo Reale, nel quale si esercitava il potere politico, militare, amministrativo e culturale. Palazzo Reale, Palazzo Madama e Palazzo Carignano erano direttamente collegati con le ville residenziali della campagna, secondo una pianificazione che aveva in Torino il suo centro di irradiazione. Una rete di strade rettilinee alberate assicurava la coesione e la funzionalità dell'insieme.
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Reggia di Caserta
Postato da Grazia01 il Venerdì, 22 ottobre @ 13:28:51 CEST (1501 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia



CARLO DI BORBONE, FIGLIO DI FILIPPO V DI SPAGNA E DI ELISABETIA FARNESE, SALI’ SUL TRONO DEL REGNO DI NAPOLI NEL 1734 E NEL 1738 OTTENNE IL RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE DEL SUO TITOLO CON IL NOME DI CARLO VII. NEL 1750 DECISE LA REALIZZAZIONE DI UN MONUMENTALE PALAZZO CHE AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE IL SIMBOLO DEL SUO REGNO E COMPETERE PER FASTO E IMPORTANZA CON LA REGGIA DI VERSAILLES.



II re incaricò del progetto l'architetto Luigi Vanvitelli, all'epoca impegnato nel restauro della basilica di San Pietro a Roma. La prima pietra della Reggia (o Palazzo Reale) di Caserta fu posta nel 1752 e la costruzione continuò, dopo la morte del Vanvitelli avvenuta nel 1773, sotto il regno di Ferdinando IV, successore di Carlo.



IL PALAZZO REALE

Il Palazzo Reale presenta una pianta rettangolare, articolata su quattro ampi cortili interni. I suoi cinque piani, disposti su una superficie di circa 50.000 metri quadrati, s'innalzano fino a 36 metri. Le 1742 finestre (di cui 241 sulla facciata principale), le 1200 stanze e le 34 scale interne di collegamento testimoniano le dimensioni colossali dell'edificio. Le due facciate, anteriore e posteriore, presentano tre elementi di moderato ma efficace aggetto: uno centrale, coronato da timpano, e due presso le estremità laterali.



La struttura centrale del palazzo, il vestibolo, è coperta da un'ampia cupola. Nel progetto iniziale era prevista la presenza di quattro torrioni angolari, ma la morte del Vanvitelli ne impedì la realizzazione. Dinanzi alla facciata principale si trova il vasto piazzale d'onore, di forma ellittica, che fa capo al monumentale viale Carlo III che conduce a Napoli.
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CASTEL DEL MONTE
Postato da Grazia01 il Giovedì, 30 settembre @ 19:47:50 CEST (867 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia



CASTEL DEL MONTE




IL CASTELLO SI ERGE, ROBUSTO E SOLITARIO, SULLE COLLINE DELLE MURGE. EDIFICATO PER ORDINE DI FEDERICO II DI HOHENSTAUFEN NEL XIII SECOLO, È UNA DELLE REALIZZAZIONI PIÙ PURE DELL'ARCHITETTURA GOTICA CIVILE DEL MEZZOGIORNO ITALIANO.
DI FORMA OTTAGONALE, CON UN GRANDE CORTILE INTERNO PURE OTTAGONALE, COME LE OTTO TORRI AGLI ANGOLI, È INOLTRE UN NOTEVOLE ESEMPIO DI ARCHITETTURA MILITARE MEDIEVALE.



Sia nella pianta che nel tipo di edificazione Castel del Monte è espressione delle conoscenze filosofiche di Federico II di Hohenstaufen. L'impressione è che l'imperatore abbia cercato di realizzare una costruzione simbolica che avesse la sua base nei principi dell'astronomia e della cabala. Per questo motivo, pur essendo uno dei più grandi castelli dell'epoca, esso è privo degli elementi difensivi che di solito caratterizzano una fortezza.
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PORTOVENERE E LE CINQUE TERRE
Postato da Grazia01 il Sabato, 18 settembre @ 12:39:00 CEST (1471 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
PORTOVENERE E LE CINQUE TERRE



IL PAESAGGIO DELLA LIGURIA LUNGO LA RIVIERA DI LEVANTE, TRA LE CINQUE TERRE E PORTOVENERE, HA SEMPRE ATTRATTO ARTISTI, MUSICISTI E SCRITTORI. ALCUNI DEI VISITATORI PIÙ FEDELI, COME I POETI ROMANTICI INGLESI LORD BYRON E PERCY BYSSHE SHELLEY, LA SCRITTRICE FRANCESE GEORGE SAND E IL COMPOSITORE TEDESCO RICHARD WAGNER, NON HANNO ESITATO A DECANTARE NELLE LORO OPERE LA SINGOLARE BELLEZZA DI QUESTI LUOGHI, RENDENDOLI COSI’ IMMORTALI.




Il territorio che si estende per circa 15 chilometri da Monterosso al Mare a Portovenere è caratterizzata da un profilo costiero aspro e irregolare, che è stato modellata dall'uomo nel corso dei secoli fina a ottenere un paesaggio unico.



La successione di pendici montuose a picco sul mare, scandite da una serie di terrazzamenti coltivati, evoca panorami simili a quelli delle minuscole isole dell'Egeo.

LE CINQUE TERRE

È un ambiente inconsueto, ostile eppure favorito da un clima eccezionale. Per questo fin dai tempi preistorici l'uomo ne abitò le balze, consolidando poi a poco a poco la propria presenza in cinque piccoli villaggi, le "Cinque Terre" appunto. Il paesaggio. è un susseguirsi di suggestive insenature, di paesini abbarbicati sulla roccia, di caratteristiche chiesette liguri e di vigneti arditi costruiti a forza di volontà e di terra portata a spalla sulle nicchie più incredibili, a un soffio dai dirupi.
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CRESPI D'ADDA
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 aprile @ 09:45:09 CEST (842 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
CRESPI D'ADDA

A PARTIRE DALLA SECONDA METÀ DEL XIX SECOLO IN MOLTI PAESI EUROPEI E IN AMERICA SETTENTRIONALE LA PRODUZIONE INDUSTRIALE VENNE IMPOSTATA IN MODO NUOVO.
PER GLI OPERAI FURONO PROGETTATE DIMORE VIVIBILI E STUDIATE CONDIZIONI DI LAVORO UMANAMENTE PIÙ ACCETTABILI. CRESPI D'ADDA NE È UN ESEMPIO.



ANCORA OGGI IL PROGETTO ORIGINARIO, PERALTRO MAI PORTATO A TERMINE, È RICONOSCIBILE NEGLI EDIFICI ABITATIVI E NELLE STRUTTURE DESTINATE ALLA PRODUZIONE.



La grande casa della famiglia Crespi: per la particolare architettura è conosciuta come "Il Castello”
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CENTRO STORICO DI SIENA
Postato da Grazia01 il Venerdì, 05 marzo @ 21:25:57 CET (2898 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
CENTRO STORICO DI SIENA


Il duomo, situato in posizione elevata, domina tutta la città.

FONDATA DAGLI ETRUSCHI E POI COLONIA ROMANA, SIENA DIVENTÒ NEL
MEDIOEVO UN LIBERO COMUNE, RENDENDOSI, NEL 1186, INDIPENDENTE
DAL POTERE VESCOVILE CHE FINO AD ALLORA AVEVA DOMINATO LA CITTÀ.
A CARATTERIZZARE QUESTO PERIODO DELLA STORIA DI SIENA
È LA SECOLARE RIVALITÀ CON FIRENZE, ORIGINATA DALLA LOTTA
PER IL POSSESSO DELLE MINIERE DI ALLUME, MATERIALE NECESSARIO
ALLA MANIFATTURA DELLA LANA, ALL'EPOCA ATTIVITÀ PRIMARIA
DELLA BORGHESIA FIORENTINA.




Il centro storico di Siena è un eccezionale esempio di città medioevale che ha saputo conservare nei secoli le sue caratteristiche originali.

Il contrasto tra le due città raggiunse il culmine con lo scontro tra le fazioni fiorentine dei guelfi (sostenitori del Papato) e dei ghibellini (fautori dell'Impero), conclusosi con la vittoria dei secondi, appoggiati dai Senesi, nella battaglia di Montaperti del 1260. I proventi derivanti dallo sfruttamento dell'allume trasformarono Siena in una potenza economica: le locali istituzioni finanziarie arrivarono a concedere ingenti prestiti al Papato e a stabilire rapporti commerciali con Londra, Marsiglia e l'Europa settentrionale. Fu questa prosperità a permettere ai senesi di edificare palazzi e chiese magnifici, come il duomo e il Palazzo Comunale. Nel XVI secolo la città entrò a far parte del Granducato di Toscana, sotto il governo di Cosimo I de' Medici e, a simboleggiare il potere esercitato dalla famiglia fiorentina sugli antichi nemici, fu edificato un imponente fortino difensivo. In quest'epoca le attività commerciali e bancarie subirono un arresto e nel XVII secolo le lotte tra fazioni rivali e un breve dominio della famiglia milanese dei Visconti segnarono la fine della grandezza della città.




UNA PIAZZA COME UNA CONCHIGLIA

Il cuore di Siena è Piazza del Campo, che secondo la leggenda è ispirata al manto che copriva la Vergine quando apparve ai Senesi durante la battaglia di Montaperti. In questa piazza semicircolare confluiscono le tre antiche strade che attraversavano la città (quella per Roma, quella per Firenze e quella per la Maremma) e verso di essa digradano le tre colline sulle quali si estende l'abitato. La sua forma, che ricorda quella di una conchiglia, e la sua leggera pendenza sono ulteriormente accentuate dalla pavimentazione. I nove listoni che salgono a raggiera dalla parte inferiore della piazza simboleggiano il Consiglio dei Nove Uomini Buoni, che governò la città dal 1287 al 1335, periodo in cui Siena raggiunse una grande prosperità. Sulla parte inferiore della piazza si affaccia il Palazzo Pubblico o Comunale, superbo e armonioso esempio di architettura gotica civile, che fu per secoli la sede del massimo potere cittadino. Leggero e imponente nello stesso tempo, presenta finestre a tre ogive e una facciata leggermente concava e ornata di merlature. Il piano inferiore è caratterizzato dai tipici archi senesi, che consistono in un arco a sesto acuto ribassato e inserito in un altro a sesto acuto. All'interno è ospitato il Museo civico, che custodisce i lavori più importanti della famosa scuola pittorica senese.
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I SASSI DI MATERA
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 gennaio @ 16:52:38 CET (4029 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
I SASSI DI MATERA

DOPO LE FASI GLACIALI DEL QUATERNARIO,
UN RAPIDO PROCESSO DI EROSIONE E DI DEFORESTAZIONE
INTERESSO' LA ZONA DOVE SI SAREBBE SVILUPPATA MATERA,
DETERMINANDO UNA SEMPRE MAGGIORE SCARSITA' D'ACQUA
E L'ABBANDONO DEGLI INSEDIAMENTI UMANI.
LA COMPARSA DEGLI STRUMENTI IN METALLO, CHE PERMETTEVANO DI LAVORARE
CON RELATIVA FACILITA' IL TERRENO CALCAREO DELLA REGIONE,
CAMBIO' LA SITUAZIONE, FAVORENDO IL SORGERE DI NUOVI STANZIAMENTI,
IN PROSSIMITA' DI RISERVE NATURALI DI ACQUA DOLCE.



I Sassi di Matera rappresentano un eccezionale esempio di case troglodite perfettamente adattate alle caratteristiche geomorfologiche del luogo.

Fu attorno a in pozzo naturale che nel Neolitico si svilupparono i tre primi insediamenti: Murgecchia. Murgia Timone e la collina destinara a ospitare Matera. Tutti presentano le caratteristiche abitazioni cavernicole che hanno resa famosa Matera con i suoi dintorni. Scavi archeologici hanno riportato alla luce la struttura urbana tipica dell'Eta'del Bronzo che presenta, oltre a cisterne e tombe, i jazzi, una serie di abitacoli scavati nel terreno e aperti su di un comune cortile centrale, di struttura molto simile alle abitazioni che vennero costruite molti secoli dopo. Sul piccolo contrafforte che separa le due gravine (avvallamenti naturali dominati da un piano roccioso) che circondano Matera si stabilirono le prime comunita' preistoriche:
qui venne poi innalzata la città.



PASTORI TROGLODITI
Già nel X secolo nelle due gravine sorsero diverse chiese
appartenenti a piccole comunità di pastori,
alcune delle quali avevano sfruttato la morbidezza della roccia
per ricavarvi le proprie case.
Questi primi abitanti si accontentavano di una piccola cavità
che veniva poi chiusa utilizzando lo stesso materiale di scavo.
Con il passare del tempo, l'arrivo di nuove genti fece sì
che tutto il pendio si coprisse di nuove abitazioni, sempre più complesse.
Per mancanza di spazio, si andarono sovrapponendo una sull'altra,
di modo che il tetto di una dimora diventava, allo stesso tempo,
anche il pavimento di quella sovrastante o, addirittura,
parte di una delle molte stradine che percorrono la città su diversi livelli.
Nacque così la spettacolare struttura urbanistica
del Sasso Barisano e del Sasso Caveoso.
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AREE ARCHEOLOGICHE DI POMPEI, ERCOLANO E TORRE ANNUNZIATA
Postato da Grazia01 il Martedì, 14 ottobre @ 19:33:19 CEST (1681 letture)
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AREE ARCHEOLOGICHE DI POMPEI, ERCOLANO E TORRE ANNUNZIATA




La Villa dei Misteri di Pompei prende nome dal ciclo che ne decora le pareti e che rappresenta l’iniziazione delle spose ai riti dionisiaci: ecco uno degli affreschi, quello che raffigura lo donna flagellata che si rifugia nel grembo di una compagna.

UN DISASTROSO TERREMOTO COLPÌ POMPEI E ALTRE CITTÀ CAMPANE NEL 62 D.C.
LA RICOSTRUZIONE NON ERA ANCORA ULTIMATA E ALCUNI MONUMENTI ERANO ANCORA IN STATO DI ROVINA QUANDO, IL MATTINO DEL 24 AGOSTO DEL 79 D.C., IL CONO VULCANICO DEL VESUVIO ESPLOSE CON TERRIBILE VIOLENZA, RICOPRENDO DI CENERE E LAPILLI TUTTA LA ZONA CIRCOSTANTE.




Il bronzetto che orna uno dei peristili della Casa del Fauna e che ha dato nome all'edificio.

Pompei fu sotterrata da uno spesso strato di cenere vulcanica, mentre Ercolano scomparve sotto una coltre di fango e di detriti vulcanici spessa diversi metri. Assieme a queste due città anche numerose ville romane nei dintorni scomparvero sepolte dai materiali della terribile eruzione.



Il calidario absidato della sezione maschile delle Terme del Foro a Pompei. Il complesso termale risale agli inizi della colonia romana.


LA STORIA DI DUE CITTA’

La città di Pompei, le cui origini risalgono al VI secolo a.C., passò dopo fasi alterne sotto il definitivo controllo di Roma nell'ottanta a. C. come colonia con il nome di Cornelia Veneria Pompeianorum. Ercolano, invece, dovette sottomettersi con il titolo meno prestigioso di Municipiumn. Al momento del loro passaggio nell'orbita dell'Impero Romano le due città erano profondamente ellenizzate. La struttura urbana della primitiva Pompei era costituita da un'arteria principale (cardo) attraversata da due decumani. Fu durante il II e il I secolo a.C. che ebbe un grande impulso l'urbanizzazione della città. Nelle costruzioni la pietra calcarea fu sostituita dal tufo. Nella parte meridionale della città si edificarono anche un teatro (Teatro Grande) e un foro triangolare con colonne attorno a un antico tempio dorico. Più tardi si aggiunse un secondo foro rettangolare, circondato da templi consacrati alle divinità dell'olimpo romano.

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SU NURAXI DI BARUMINI
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 settembre @ 12:21:22 CEST (867 letture)
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SU NURAXI DI BARUMINI



I NURAGHI, SIMBOLO DELLA SARDEGNA DI IERI E DI OGGI, SONO LA MASSIMA ESPRESSIONE ARCHITETTONICA DELL'ANTICA CIVILTÀ ISOLANA. L'INTERESSE DEGLI ARCHEOLOGI
PER QUESTE COSTRUZIONI RISALE AL CINQUECENTO, MA SOLO NELL'OITOCENTO COMINCIARONO LE RICERCHE SCIENTIFICHE E GLI STUDI ORGANICI. IL PRIMO GRANDE SCAVO FU QUELLO DEL NURAGHE LOSA, NEL 1890. NEL XX SECOLO UNA DELLE SCOPERTE PIÙ CLAMOROSE FU QUELLA DI BARUMINI, DOVUTA ALLA CAMPAGNA DI SCAVI CONDOITA DALL'ARCHEOLOGO GIOVANNI LILLIU TRA IL 1951 E IL 1956.




Per lungo tempo le vestigia di questo villaggio nuragico erano stati alcuni ammassi di pietre sulla cima di una collina naturale, saccheggiati nel corso dei secoli dagli abitanti del luogo per ricavare materiale da costruzione.
Gli scavi portarono alla luce un articolato insediamento raccolto intorno a un mastio difensivo centrale.



Su Nuraxi di Barumini è l'esempio più completo e meglio conservato di nuraghe, mentre il complesso di questi monumenti, sparsi su tutto il territorio della Sardegna ed esclusivi dell'isola, costituisce una delle testimonianze più significative della cultura preistorica nel bacino del Mediterraneo.
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PISA - PIAZZA DEL DUOMO
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 maggio @ 14:24:43 CEST (809 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
PISA
PIAZZA DEL DUOMO



LA TOSCANA È UNA RICCA REGIONE AGRICOLA, DAL CLIMA MITE E DALLE DOLCI COLLINE ONDULATE, PUNTEGGIATE QUA E LÀ DA RADI BOSCHETTI O DA FILARI DI SNELLI CIPRESSI, CHE SI AFFACCIA AL MAR TIRRENO CON UNA COSTA PREVALENTEMENTE BASSA.
LA CITTÀ DI PISA, SORTA ALLA FOCE DELL'ARNO, IL FIUME CHE ATTRAVERSA LA TOSCANA RENDENDOLA FERTILE CON LE SUE ACQUE, RAGGIUNSE IL SUO MASSIMO SPLENDORE FRA L'XI E IL XIV SECOLO, MA I MOTIVI DELLA SUA GRANDEZZA PRESCINDONO DALLA RICCHEZZA DEL SUO ENTROTERRA.




Bassorilievo del portale del Duomo


Alla fine del primo millennio dell'era cristiana le navi pisane cominciarono a compiere viaggi in tutto il Mediterraneo. Durante quegli anni la Repubblica marinara di Pisa non si limitò a fondare colonie e basi commerciali in Oriente, ma prese parte a molti saccheggi, i cui bottini contribuirono ad arricchire la città.
La più avventurosa delle spedizioni pisane fu la conquista e il saccheggio di Palermo, che nel 1063 procurò a Pisa incalcolabili tesori: l'entusiasmo che pervase tutta la città culminò in un progetto molto ambizioso,
la costruzione di una cattedrale.

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VENEZIA E LA SUA LAGUNA
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 aprile @ 12:50:10 CEST (881 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
VENEZIA E LA SUA LAGUNA

VENEZIA È INDUBBIAMENTE UNA DELLE PIÙ GENIALI CREAZIONI DELL'UOMO, MA LA MAGIA DEL PAESAGGIO CHE LA CIRCONDA E CHE L'HA RESA UNICA È FRUTTO DI UNA SERIE DI FATTORI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI, INDIPENDENTI (ALMENO NEL LORO EVOLVERSI PRIMA DELLA PRESENZA DELL'UOMO) DALLE VICENDE STORICHE.



La costa nordorientale italiana è infatti bassa e sabbiosa, con forte tendenza a sprofondare sempre più.
Su di essa sfociano inoltre fiumi di ampia portata carichi di sedimenti.
Parte di questi ultimi tende a depositarsi nei punti in cui la corrente dei fiumi viene contrastata dalle maree, formando lunghe strisce di sabbia parallele alla costa, chiamate lidi.



I RIFUGIATI DI RIALTO
Nel corso del tempo, tra i lidi e la costa si formarono ampie lagune di acque tranquille, dove i depositi sedimentari crearono una serie di isole e isolotti.
Saldandosi tra loro, i lidi provocarono la chiusura completa delle lagune.
Sulle isole di una di queste fu fondata nel V secolo la città di Venezia e, a partire da allora, storia e geologia iniziarono a influenzarsi vicendevolmente.
Infatti, oggi Venezia sarebbe una città di terraferma - come Ravenna - se i suoi abitanti non si fossero impegnati a impedire che la laguna si prosciugasse con laboriose opere di ingegneria
volte a deviare i corsi dei fiumi Piave e Brenta.
Allo stesso tempo, anche la striscia litorale venne protetta dall' erosione marina con la costruzione di una poderosa muraglia prima in legno e poi in pietra, i murazzi.
Per i Veneziani la difesa della laguna, che fu prima la loro salvezza e poi la loro fortuna,
è sempre stata fondamentale.
Secondo quanto narrano le cronache, tutto iniziò nel V secolo d.C. con l'arrivo di Attila e delle orde unne.
Per sottrarsi alle scorrerie, gli abitanti della zona costiera si rifugiarono sulle isole della laguna.

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SANTA MARIA DELLE GRAZIE E IL CENACOLO DI LEONARDO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 aprile @ 13:14:12 CEST (972 letture)
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SANTA MARIA DELLE GRAZIE
E IL CENACOLO DI LEONARDO
A MILANO




LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE VENNE EDIFICATA NELLA SECONDA METÀ DEL XV SECOLO
DA GUINIFORTE SOLARI
SU COMMITTENZA DELL'ORDINE DEI DOMENICANI.
IL PROGETIO, TUTTAVIA, NON FU PORTATO A TERMINE POICHÉ NEL 1492, QUANDO ANCORA NON ERANO STATE COMPLETATE LE TRE NAVATE PRINCIPALI,
IL DUCA DI MILANO LUDOVICO SFORZA, DETTO IL MORO, INCARICÒ IL GRANDE ARCHITETTO DONATO BRAMANTE DELL'AMPLIAMENTO DELLA CHIESA.


Il cenacolo
Prima del restauro il Cenacolo era ricoperto da una patina scura che impediva
una corretta lettura dell'affresco.


La ragione di questo repentino cambiamento fu la decisione di Ludovico il Moro di collocare all'interno della chiesa la tomba che avrebbe accolto le sue spoglie e quelle della moglie.
Bramante risolse il problema dell'ampliamento di una costruzione quasi ultimata mantenendo la cadenza geometrica impostata dal Solari ma dilatando la struttura, e riprendendo, al tempo stesso, alcune soluzioni architettoniche introdotte da Filippo Brunelleschi.
Disegnò perciò una pianta a due quadrati successivi, aggiungendo al maggiore grandi absidi semicircolari, e completando poi l'insieme con una grande cupola dall'alto tamburo,
circondata esternamente da una galleria di colonne.
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I TRULLI DI ALBEROBELLO
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 febbraio @ 21:22:08 CET (5058 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
I TRULLI DI ALBEROBELLO

LE COSTRUZIONI DI ALBEROBELLO, DI ORIGINE SCONOSCIUTA MA DI GRANDE UNITÀ FORMALE
E STRUTIURALE, COSTITUISCONO UN ECCEZIONALE ESEMPIO DI TECNICA ARCHITETTONICA PROTOSTORICA GIUNTA FINO AI GIORNI NOSTRI.
NELLE RIPIDE STRADINE DEI QUARTIERI DI MONTI E AJA PICCOLA SI TROVANO CENTINAIA DI CASE IMBIANCATE DI CALCE CON IL CARATIERISTICO TETTO CONICO FORMATO DA PICCOLE LASTRE GRIGIE LOCALMENTE DETIE CHIANCARELLE.




La zona della Bassa Murgia è famosa per i suoi caratteristici trulli, sparsi nell'area compresa tra Selva di Fasano e la valle d'Itria.
L'origine di queste costruzioni, simili a capanne molto evolute, risale alla protostoria.
Si ritiene che gli elementi decorativi, come la sfera o la placca quadrata che sovrastano il tetto conico oppure i disegni geometrici dei soffitti,
derivino dai Messapi, antica popolazione stanziata in Puglia fin dall'Età del ferro e alla quale si deve l'innalzamento di menhir nella regione;
ma è possibile che questa tradizione costruttiva sia arrivata dalla Grecia micenea.
Inizialmente i trulli erano costruzioni isolate in mezzo alla campagna, ma a poco a poco si costituirono piccoli agglomerati che si trasformarono in veri nuclei urbani, come accadde ad Alberobello.
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IL CILENTO, PAESTUM E VELIA
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 16:49:54 CET (898 letture)
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IL CILENTO, PAESTUM E VELIA

IL CILENTO, OLTRE A COSTITUIRE UN PAESAGGIO DI GRANDE IMPORTANZA NATURALISTICA E CULTURALE, RIFLETTE L'EVOLUZIONE UMANA DALL'EPOCA PREISTORICA AL MEDIOEVO, COME TESTIMONIANO I DIVERSI SITI ARCHEOLOGI E GLI INSEDIAMENTI DISSEMINATI SIA IN PROSSIMITA' DELLA COSTA SIA NELL'INTERNO.
TERRA DI FRONTIERA TRA LA MAGNA GRECIA L'ETRURIA,
IL CILENTO CONSERVA LE VESTIGIA DI DUE GRANDI CITTÀ DELL'ANTICHITÀ:
PAESTUM E VELIA.




Il Tempio di Nettuno a Paestum.

IL Parco Nazionale del Cilento, con i siti archeologici di Paestum e Velia, si estende per circa 200 .000 ettari.
Lungo la costa affacciata al Tirreno, l'ambiente naturale ha caratteristiche mediterranee,
con splendide leccete e pinete e tratti ben conservati di macchia mediterranea.
La zona collinare offre splendidi scorci là dove la tradizionale coltura dell'olivo si è armoniosamente fusa con il paesaggio.
Il tratto montuoso più significativo è quello dei Monti Alburni, che dominano la Piana del Sele.
Fra gli animali rari sono ancora presenti il lupo, la lontra, il gatto selvatico, il falco pellegrino, il gheppio, lo sparviero e il picchio nero.



Idria, recipente per conservare l'acqua
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Centro storico di Napoli
Postato da Grazia01 il Giovedì, 03 gennaio @ 19:07:27 CET (867 letture)
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CENTRO STORICO DI NAPOLI

LE ORIGINI DI NAPOLI SONO PIUTTOSTO CONFUSE. PARE CHE, NEL VII SECOLO A.C., I GRECI DI CUMA ABBIANO APPROFITTATO DELLA POSIZIONE FAVOREVOLE DI QUELLO CHE È OGGI IL GOLFO DI NAPOLI PER STABILIRVI UN PORTO COMMERCIALE CHE CHIAMARONO PARTENOPE. UN SECOLO DOPO, ATENIESI E CALCIDESI FONDARONO NELLE VICINANZE NEAPOLIS, CIOÈ "CITTÀ NUOVA", CHE PROSPERÒ RAPIDAMENTE. L'ANTICA PARTENOPE NE DIVENNE UN SEMPLICE QUARTIERE, NOTO CON IL NOME DI PALEOPOLIS, "CITTÀ VECCHIA".




Vicolo di Napoli

Con l'espansione romana in Campania, alla fine del IV secolo a.C., Napoli entrò a far parte dei territori sotto il controllo dell'Urbe, e vi restò fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), quando fu occupata da Odoacre. Durante la guerra greco-gotica la città venne espugnata dagli Ostrogoti, ma, nel VI secolo d.C., l'intera regione fu conquistata da Belisario, un generale bizantino agli ordini dell'imperatore d'Oriente Giustiniano.
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MONUMENTI PALEOCRISTIAN DI RAVENNA
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 dicembre @ 00:32:08 CET (1062 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
MONUMENTI PALEOCRISTIAN DI RAVENNA


RAVENNA, CHE È STATA CAPITALE DELL'IMPERO ROMANO,
DEL REGNO DEI GOTI E DELL'EsARCATO
BIZANTINO, RAPPRESENTA IL PUNTO DI CONTATTO
FRA LA CIVILTÀ CLASSICA E QUELLA DI COSTANTINOPOLI.
I MAUSOLEI DI GALLA PLACIDIA E DI TEODORICO,
I BATTISTERI NEONIANO E DEGLI ARIANI, E, SOPRATTUTTO,
LA CHIESA DI SAN VITALE, LA BASILICA DI SANT'APOLLINARE NUOVO
E QUELLA DI SANT'APOLLINARE IN CLASSE,
CON IL LORO CORREDO DI PREZIOSISSIMI MOSAICI,
COSTITUISCONO UNA DELLE ESPRESSIONI PIÙ ALTE DELL'ARTE BIZANTINA.


La grandezza di Ravenna inizia nel 402 d.C., quando l'imperatore d'Occidente Onorio, figlio di Teodosio I, per fronteggiare l'avanzata del visigoto Alarico trasferisce la sua residenza da Milano in questa città, consolidandone le difese e curandone l'aspetto urbano insieme alla sorella Galla Placidia.
Ravenna aveva il vantaggio di essere vicino al mare: in caso di pericolo Onorio avrebbe potuto salpare velocemente dal porto di Classe per raggiungere il fratello Arcadio, a capo dell'Impero Romano d'Oriente.
Questa prima fase si concluse nel 493 quando, dopo un lungo assedio, Ravenna fu
conquistata da Teodorico che ne fece la capitale del regno dei Goti.
Con l'occupazione (540) da parte del generale Belisario, al servizio dell'imperatore
Giustiniano, la città divenne capitale dell'Esarcato bizantino, e tale rimase fino alla
conquista nel 751 da parte di Astolfo, re dei Longobardi.



La facciata di Sant'Apollinare in Classe, affiancata dal campanile cilindrico del IX secolo
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FERRARA CITTÀ DEL RINASCIMENTO
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 novembre @ 15:11:48 CET (834 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
FERRARA CITTÀ DEL RINASCIMENTO


ITALIA
FONDATA NEL V SECOLO NELLA FERTILE PIANURA DEL DELTA MERIDIONALE DEL PO, FERRARA ERA UN CENTRO IMPORTANTE GIÀ IN EPOCA MEDIEVALE; FU DURANTE IL RINASCIMENTO, TUTTAVIA, CHE I DIVERSI MEMBRI DELLA FAMIGLIA ESTE, CON IL LORO MECENATISMO ARTISTICO E CON IL NUOVO PIANO URBANO, RESERO LA CITTÀ UNA DELLE CORTI PIÙ IMPORTANTI D'EUROPA.


Ferrara è fin dalla nascita profondamente legata alle acque del Po.
Il nucleo originale della città, infatti, sorse nei pressi di un guado del fiume, vicino all'antica strada romana per Padova, a opera dei Bizantini ravennati. Dopo la distruzione di Voghenza (il principale insediamento romano della zona) a causa delle scorrerie degli Unni, il nuovo centro abitato sorse sulla riva destra del fiume, intorno al duomo di San Giorgio. Poiché questo trasferimento non garantiva una sicurezza completa alla città, nell' VIII secolo gli esarchi di Ravenna procedettero alla costruzione delle prime mura difensive.



Formella del mese di agosto (Museo del Duomo di Ferrara)
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CENTRO STORICO DI FIRENZE
Postato da Grazia01 il Venerdì, 02 novembre @ 21:30:02 CET (986 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
CENTRO STORICO DI FIRENZE

FIRENZE CONSERVA NUMEROSE TESTIMONIANZE DEL SUO PASSATO ROMANO,
COME L'AMPIO CAMPIDOGLIO, IL FORO,
IL TEMPIO CONSACRATO A ISIDE, DUE TERME, UN TEATRO,
UN ANFITEATRO E DUE BASILICHE PALEOCRISTIANE.
LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO BLOCCÒ A TAL PUNTO LO SVILUPPO DELLA CITTÀ,
CHE DURANTE L'EPOCA CAROLINGIA IL SUO PERIMETRO
COINCIDEVA ANCORA CON QUELLO ROMANO.
MA ALL'ALBA DEL SECONDO MILLENNIO LA CITTÀ TORNÒ A FIORIRE,
GRAZIE ALL'INIZIATIVA E ALLO SPIRITO LABORIOSO DEI SUOI ABITANTI,
IN MODO PARTICOLARE DELLA CORPORAZIONE DEI TESSITORI.




Ponte vecchio

Ottenuta la piena indipendenza nel 1115, Firenze si era intanto notevolmente ingrandita, e di conseguenza erano cambiate le necessità della popolazione sempre più numerosa,
cosicché nel 1172 venne tracciato un nuovo e più ampio perimetro murario.
Nel 1197 Firenze entrò a far parte dell'alleanza toscana contro il potere imperiale,
legando, da quel momento in poi, il suo destino con quello della Toscana.
Il XIII secolo fu contrassegnato dalle continue lotte fra guelfi e ghibellini,
e la prima metà del XIV dagli scontri fra bianchi e neri.
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LA COSTIERA AMALFITANA
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 ottobre @ 22:05:22 CEST (927 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
LA COSTIERA AMALFITANA

UN ASPRO SPERONE CALCAREO, ALLUNGATO NEL TIRRENO CON ALTE E FRASTAGLIATE SCOGLIERE, DELIMITA A SUD IL GOLFO DI NAPOLI,
E LO CHIUDE IN BELLEZZA.
LA SUA SPONDA MERIDIONALE PRENDE IL NOME DI COSTIERA AMALFITANA:
È UN TERRITORIO ESIGUO, MA CHE VANTA UN TALE PATRIMONIO CULTURALE
E PAESAGGISTICO DA ESSERE DIVENTATO UNA DELLE PRINCIPALI METE
DEL TURISMO INTERNAZIONALE.




Un tratto della costiera Amalfitana.

La ricchezza paesaggistica della Costiera Amalfitana è frutto tanto della natura quanto dell'opera dell'uomo.
L'ambiente naturale di quest'area è in parte ancora vergine e in parte è il risultato
dell'antropizzazione avvenuta nel corso dei secoli.
Le zone rocciose, i boschi e le lussureggianti estensioni di macchia mediterranea si alternano ai vigneti e ai limoneti
piantati dall'uomo nei pochi spazi strappati a una natura molto spesso aspra e selvaggia.
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Orto Botanico di Padova
Postato da Grazia01 il Martedì, 09 ottobre @ 12:46:14 CEST (839 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
Orto Botanico di Padova



L'UNIVERSITÀ DI PADOVA, ISTITUITA NEL 1222, È
UNA DELLE PIÙ ANTICHE D'EUROPA.
NEL CORSO DELLA SUA LUNGA STORIA HA ACCOLTO
UN GRANDE NUMERO DI ERUDITI, SPECIALMENTE NEL
CAMPO DELLA BOTANICA E DELLA MEDICINA.
IL PRIMO, E UNO DEI PIÙ CELEBRI, FU ALBERTO
MAGNO, DETTO DOCTOR UNIVERSALIS, CHE CONSEGUì
IL DIPLOMA NEL 1223 E DIVENNE IL GRANDE
PROTETTORE DELLO STUDIO DELLE SCIENZE
NATURALI.




La creazione del più antico giardino botanico del mondo
è legata alla figura di Francesco Bonafede (1474-1558),
professore dal 1533 nella già tre volte centenaria Università di Padova.
Nel 1543 sollecitò presso le autorità universitarie la creazione di un orto
botanico che comprendesse anche un erbario.
Due anni dopo, il 29 giugno 1545, un decreto della Repubblica di Venezia
diede il via alla realizzazione del progetto.
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Centro storico di Roma
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 settembre @ 12:42:58 CEST (5165 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
Centro storico di Roma

Certo tra i patrimoni dell'umanità, Roma ha il posto d'onore, caput mundi, città mitica, stupenda, ricchissima di storia e di reperti archeologici.




NEL III SECOLO DELL'ERA CRISTIANA, DURANTE LA PIÙ GRAVE CRISI MAI CONOSCIUTA DALL'IMPERO ROMANO, L'IMPERATORE AURELIANO FECE COSTRUIRE UNA CINTA DI MURA INTORNO A ROMA. PER QUANTO STRANO POSSA SEMBRARE, LA CAPITALE NON AVEVA AVUTO STRUTTURE DI DIFESA FIN DAI TEMPI DELLA MONARCHIA, QUANDO FURONO TRACCIATE LE MURA
DI SERVIO TULLIO, POI INGLOBATE NELLA CITTÀ IN RAPIDA ESPANSIONE.


La decisione di Aureliano stava a dimostrare che il cuore dell'Impero non era più al sicuro
dalle minacce esterne. Da allora ebbe inizio una decadenza che si prolungò per altri duecento anni.
Sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità tutti i monumenti antecedenti alla caduta dell'Impero e compresi entro il perimetro delle Mura Aureliane, delle quali sopravvivono lunghi tratti e varie porte.
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Vicenza: città del Palladio
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 luglio @ 12:40:28 CEST (858 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
Vicenza: città del Palladio

SE ESISTE UNA CITTÀ CHE DAL PUNTO DI VISTA ARTISTICO DEVE LA SUA GLORIA ALL'INTERVENTO DI UN SOLO UOMO, QUESTA È SENZA DUBBIO VICENZA, IL RICCO CENTRO AGRICOLO DELLA PIANURA PADANA DOVE IL GRANDE ARCHITETTO ANDREA PALLADIO REALIZZÒ, NEL CINQUECENTO, LA MAGGIOR PARTE DELLE SUE OPERE.



La Rotonda, uno dei migliori esempi in Italia di residenza di campagna
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San Gimignano
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 luglio @ 17:02:55 CEST (839 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
San Gimignano


SAN GIMIGNANO SI ANNUNCIA CON IL PROFILO DELLE ORGOGLIOSE TORRI CHE DOMINANO LE SUE CASE, AMMASSATE SUI TRE RILIEVI DI UN COLLE.
QUESTO BORGO MEDIEVALE SORGE NON LONTANO DA SIENA IN UNA POSIZIONE STRATEGICA, A TRECENTO METRI DI ALTITUDINE NELLA VALLE DEL FIUME ELSA.



La città si sviluppò nei pressi di un crocevia che raggiunse la massima importanza fra il IX e l'XI secolo: l'asse principale era la via Romea, che collegava Roma alla province transalpine e che in Val d'Elsa incontrava la via Pisana.
Il nucleo primitivo sorse fra i due punti di riferimento più vicini all'incrocio, la collinetta della Torre, dove sarebbe stato edificato il castello vescovile, e Montestaffoli, futura sede del potere secolare.
La cittadina raggiunse ben presto un'invidiabile prosperità economica, che cominciò a riflettersi nell'orgogliosa dignità degli edifici.



La turrita San Gimignano è una delle più importanti testimonianza dell'arte, dell'architettura e della storia del Medioevo in Italia
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Arte Rupestre della Valcamonica
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 luglio @ 19:47:06 CEST (978 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia
ARTE RUPESTRE DELLA VALCAMONICA

NEVICA ANCORA OGGI IN ABBONDANZA IN VALCAMONICA, MA NON QUANTO DURANTE LE GLACIAZIONI QUATERNARIE.
A QUELL'EPOCA, INFATTI, LA VALLE E BUONA PARTE DELL'EUROPA CENTRALE ERANO SOLCATE DA NUMEROSI GHIACCIAI.
GLI INVERNI ERANO ESTREMAMENTE RIGIDI, CON IL SUOLO COMPLETAMENTE RICOPERTO DA GHIACCI CHE IMPEDIVANO LA CRESCITA DI QUALSIASI TIPO DI VEGETAZIONE E PARALIZZAVANO I PROCESSI BIOLOGICI.

Ma, all'arrivo della primavera, il disgelo gonfiava le acque dell'Oglio, mentre contemporaneamente si formava un ricco tappeto erboso, irresistibile richiamo per molte specie di erbivori che, avendo adattato i propri cicli vitali al ritmo delle stagioni, abbandonavano la Valcamonica con i primi freddi, diretti verso terre più calde, per poi ritornare con il disgelo. Insieme a loro, diverse comunità umane migravano in questa valle, dove l'abbondanza di prede facilitava il sostentamento e forniva pelli e materia prima per fabbricare utensili fondamentali nelle attività quotidiane.



Una fra le circa 200 000 incisioni rupestri della Valcamonica.
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