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Il 5 settembre 1877 moriva Cavallo Pazzo
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 settembre @ 20:42:18 CEST (927 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
Cavallo Pazzo, in inglese Crazy Horse, in lingua lakota Tashunka Uitko o Tashunka Witko o Tȟašúŋke Witkó a seconda delle traslitterazioni, che significa letteralmente il suo cavallo è pazzo, era un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux).
Tecnicamente, in lingua lakota, Crazy Horse, è Tašunka Witko (Il suo cavallo è pazzo), ma ormai è di abitudine, anche negli Stati Uniti, chiamare il condottiero Oglala Crazy Horse (Cavallo Pazzo), erroneamente però, giacché il ta- iniziale di Tašunka rappresenta il pronome possessivo "suo" e di conseguenza la traduzione del nome è: "Il suo cavallo è pazzo".
Negli anni giovanili era conosciuto anche come riccetto o ricciuto a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i nativi americani).



La persona raffigurata in questa fotografia viene da molti identificata con Cavallo Pazzo


Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), presumibilmente intorno a metà anni '40, si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, giunto alla guida dei Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d'America da parte dei soldati federali statunitensi.
Cavallo Pazzo guidò, assieme a Toro Seduto, i 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Bighorn, il 25 giugno 1876, sconfissero i 250 cavalleggeri dell'esercito USA, guidati dal Ten. Col. George A. Custer, riportando pochissime perdite.
Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e nello stesso anno registrarono importanti successi. Il 6 maggio 1877 Cavallo Pazzo alla testa di 900 Oglala stremati dalla fame e dalla fuga, si consegnò al tenente Philo Clark comandante di Fort Robinson. Morì poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, ferito a morte con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni.
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Indiani d'America fra leggende e poesia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 09 maggio @ 12:28:05 CEST (1241 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America




Sai che gli alberi parlano?
Tatanga Mani



Si parlano. Parlano l'un con l'altro,
e parlano a te, se li stai ad ascoltare.
Ma gli uomini bianchi non ascoltano.
Non hanno mai pensato
che valga la pena di ascoltare noi indiani,
e temo che non ascolteranno nemmeno
le altri voci della Natura.
Io stesso ho imparato molto dagli alberi:
talvolta qualcosa sul tempo,
talvolta qualcosa sugli animali,
talvolta qualcosa sul Grande Spirito.

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LA DEVOZIONE QUOTIDIANA
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 febbraio @ 19:39:52 CET (1015 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America






LA DEVOZIONE QUOTIDIANA



E più necessaria del cibo d’ogni giorno.
Un Indiano si alza presto,
calza i suoi mocassini e va al fiume.
Si bagna il viso con l’acqua fredda,
quindi si tuffa completamente.
Dopo il bagno, rimane eretto
davanti allo spuntare dell’alba, il viso
al sole che danza sopra l’orizzonte,
ed offre la sua preghiera muta.
La sua compagna può averlo preceduto
o può seguirlo nella sua devozione,
ma non l’accompagna mai.
Ogni anima deve incontrarsi da sola
con il sole del mattino,
il grande silenzio !
Davanti alla bellezza della natura,
l’indiano si ferma in contemplazione
e non vede il bisogno di distinguere
un giorno tra i sette per farlo santo,
poiché per lui tutti i giorni
sono di Dio.



Ohiyesa Santee
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Non mi interessa
Postato da Grazia01 il Domenica, 05 febbraio @ 21:16:09 CET (1623 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America





Non mi interessa


Non mi interessa cosa fai per vivere,
voglio sapere per cosa sospiri
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.

Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido
per l'amore, per i sogni, per l'avventura di essere vivo.
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Gli indiani d'America
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 novembre @ 22:14:21 CET (1146 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
CI FU UN TEMPO IN CUI IL NOSTRO POPOLO COPRIVA LA TERRA TANTO QUANTO LE ONDE DI UN MARE INCRESPATO DAI VENTI COPRIVAMO I LORO FONDALI COPERTI DI CONCHIGLIE ORA, PERO' QUESTO TEMPO E PASSATO E' DA MOLTO E CON ESSO E SVANITA ANCHE LA POTENZA E LA FORZA DI QUESTA TRIBU' OGGI QUESTE COSE SONO TRISTI RICORDI E BASTA

(Seattle)






Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare.
Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina con lui e gli parla da amico ad amico,
non può essere esonerato dal destino comune.
Noi possiamo essere fratelli, dopotutto; staremo a vedere.
Una cosa sappiamo, che l’uomo bianco potrà forse scoprire un giorno:
il nostro Dio è lo stesso Dio.
Ora voi potete pensare che Egli vi appartenga,
così come volete possedere la nostra terra, ma non è così.
Egli è il Dio dell’uomo e la Sua compassione
è uguale sia per l’uomo rosso che per quello bianco.






FINCHE’ LE ROCCE
(Canto Sioux)



I miei parenti pensano di separarmi
dalla ragazza che amo.
Abbiamo giurato di amarci
Per tutta la vita.
I loro ordini sono inutili: noi ci vedremo
finché dura il mondo.
Si, dicano e facciano quello che vogliono,
noi ci vedremo finché le rocce restano.
Siedo qui, da dove posso vedere
l’uomo che amo.
La nostra gente vuol essere severa con noi,
ma io lo vedrò finché il mondo dura.
Qui rimarrò, a guardare
l’uomo che amo.

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Poesie degli indiani d'america
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 ottobre @ 20:08:58 CEST (1333 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
Poesie degli indiani d'america







Una poesia si specchia in una pietra di turchese e
li si ferma per un attimo.
Poi ricomincia a vagare,
per dare vita forse ai colori di un disegno
ricamato su una coperta.
I giunchi, raccolti li vicino,
vengono intrecciati da abili dita e
diventano un cesto:
la sua forma ricorda la volta del cielo.
Un pezzo di legno è lavorato:
da lui si ricaverà un'opera che dimostrerà
quale armonia ci sia fra legno e
intagliatore.
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IO NE HO ANCORA
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 ottobre @ 21:08:48 CEST (1363 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
Il metodo sociale che distingue nettamente la cultura indiana da quella dell'uomo bianco è che la prima pone l'uomo come parte integrante dell'intero Creato in cui la Terra occupa un posto, così si attiene al rispetto delle leggi naturali e della Creazione.
La seconda invece pone l'uomo come "signore del creato" e di conseguenza lo autorizza ad assoggettare, sottomettere, addomesticare, tutto ciò che può;
fino ad arrivare a distruggere ciò che non è in grado di capire e di accettare.
Per capire appieno la loro sensibilità e l'armonia che li legava profondamente alla Terra, vi suggerisco di leggere attentamente le prossime liriche, tutte dedicate a momenti rituali collettivi di vita quotidiana e di preghiera, i cui confini non erano delimitati.




In questa lirica trovo sintetizzato lo spirito di questo grande e generoso popolo.


IO NE HO ANCORA

Non posso
immaginarmi
un popolo senza casa,
eppure io vedo
ogni giorno
come vagano senza meta,
come dei disperati
cercano radici e cose
che dovrebbero dare un senso alla loro vita.
Povero uomo bianco
nella tua violenza
nel tuo splendore
in tutto il tuo benessere
hai perduto la tua eredità
ora tu vuoi la mia
allora prendila,
io ne ho ancora.


John Twobirds Arbuckle
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