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William Adolphe Bouguereau
Postato da Grazia01 il Sabato, 25 novembre @ 12:56:09 CET (38 letture)
ARTE II Dedicato a tutte le donne nel mondo





William Adolphe Bouguereau (pittore francese)
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Cristo che appare
Postato da Grazia01 il Sabato, 25 novembre @ 12:52:21 CET (41 letture)
ARTE II

Cristo che appare a Maria Maddalena nella tomba vuota,
artista sconosciuto
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Friedrich-von-Amerling
Postato da Grazia01 il Sabato, 18 novembre @ 13:10:32 CET (44 letture)
ARTE II



Amerling, Friedrich von - Ritrattista, nato il 14 aprile 1803 a Vienna, studiò in quell'Accademia, con Hubert Maurer, dal 1816 fino al 1824; poi, per breve tempo all'Accademia di Praga, con Joseph Bergler; si recò quindi a Londra, frequentando per quasi un anno Thomas Lawrence, il quale influì grandemente sul suo stile; ed infine, a Parigi lavorò con Horace Vernet.
Nel 1828 si fissò di nuovo a Vienna e divenne il ritrattista di quella aristocrazia; ma soggiornò anche in Italia (1831-32, 1836, 1840-43), sostando più lungamente a Roma, a Firenze e a Venezia; nel 1885 viaggiò la Grecia e l'Oriente. Morì a Vienna il 15 gennaio 1887.
Fu operosissimo.
Le migliori opere sue si conservano nella Galleria del XIX secolo a Vienna. Si dice dipingesse, durante la sua lunga esistenza, un migliaio di ritratti.
Alla Galleria degli Uffizî esiste il suo autoritratto
Friedrich-von-Amerling.





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Pavia Barocca
Postato da Grazia01 il Sabato, 10 dicembre @ 10:13:36 CET (86 letture)
ARTE II





Il Festival

“E’ con grande piacere che salutiamo la seconda edizione del Festival di Natale di Pavia Barocca. Si tratta di un’ iniziativa di grande valore...


Pavia Barocca

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Il 6 settembre, a Livorno nacque Giovanni Fattori
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 settembre @ 12:06:22 CEST (148 letture)
ARTE II







Il 6 settembre, a Livorno nacque Giovanni Fattori è stato un pittore e incisore italiano.
È considerato tra i principali esponenti del movimento dei macchiaioli. Era il pittore più amato da mio padre, che aveva dei piccoli suoi schizzi a cui teneva molto.

Della vita di Fattori si sa poco. Entrato in contatto con il gruppo del Caffè Michelangiolo, divenne allievo di Giuseppe Bezzuoli e iniziò a frequentare la Scuola di Nudo all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Pochi esempi dei suoi primi lavori sono giunti ad oggi; si tratta esclusivamente di schizzi, il che fa ritenere che il suo lavoro sia diventato più forte e maturo solo dopo il 1851, quando l'artista era ormai ventiseienne.




I suoi primi dipinti in questo periodo furono principalmente scene storiche influenzate da Bezzuoli, spesso scene dalla storia del Medioevo o del Rinascimento.
Fattori proseguì come pittore militare; prese parte alle battaglie per l'Unità d'Italia, collaborando con il Partito d'Azione come 'fattorino di corrispondenza'. Il primo lavoro di soggetto risorgimentale, Il campo italiano alla battaglia di Magenta, risale al 1860. A partire da questo dipinto il soggetto militare diverrà uno dei favoriti nelle opere di Fattori: battaglie, soldati. L'altro tema ricorrente è il paesaggio, in particolare la sua terra, la Maremma toscana, con una estrema attenzione al paesaggio agrario.
Descritto spesso come realista, fu in questo periodo che l'artista divenne un membro dei Macchiaioli, una corrente di pittori precursori dell'impressionismo.




Fattori è oggi considerato uno dei membri più notevoli di questo movimento artistico, mentre al suo tempo era considerato rivoluzionario o quanto meno poco credibile, secondo il punto di vista dell'epoca, piuttosto che espressione di un'avanguardia. Nell'ambito dei macchiaioli, vanno ricordati i suoi rapporti con Silvestro Lega, pittore che volle anche ritrarre nel quadro Silvestro Lega che dipinge sugli scogli, del 1866.




Si considerava egli stesso, infatti, piuttosto un pittore di persone anziché di paesaggi: tuttavia le figure erano generalmente poste in paesaggi fantastici e illusori che dimostrano la sua padronanza del colore sotto l'influenza della luce e delle ombre.




La difficile situazione economica che assillò per tutta la vita il pittore, venne aggravata da una serie di disgrazie familiari, come la morte per tubercolosi della moglie, avvenuta nel 1867. Subito dopo l'artista fu ospitato da Diego Martelli a Castiglioncello e in quegli anni realizzò moltissime opere nella campagna maremmana (bovi al carro, la raccolta del fieno) ed alcuni ritratti dedicati agli amici (Diego Martelli, Valerio Biondi) Successivamente viaggiò nel 1873 a Roma e nel 1875 fu ospite dalla famiglia Gioli a Fauglia presso Pisa. Lo stesso anno si reca a Parigi con Gioli, Cannicci e Ferroni e qui conosce la scuola di Barbizon e l'arte sociale di Corot.




Nel 1882 si reca nuovamente in Maremma ospite nella tenuta la Marsiliana del principe Corsini. Esegue bozzetti e appunti per il dipinto La marcatura dei buoi in Maremma. Nel 1886 ottenne il ruolo di insegnante presso l'Accademia di belle arti di Firenze e negli ultimi anni si dedicò con sempre maggiore interesse all'acquaforte (indica un tipo di stampa e il modo di produrla). Si conoscono 200 lastre, delle quali 166, mai biffate (distrutte), furono ristampate in 50 esemplari nel 1925 Fra i suoi discepoli si possono ricordare Giovanni Malesci e soprattutto Giovanni Marchini col quale rimarrà poi in contatto fino agli ultimi anni di vita. Nel 1899 partecipò alla III Esposizione internazionale d'arte di Venezia. Morì il 30 agosto del 1908.
Fu sepolto nel Famedio del santuario di Montenero a Livorno.



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Henri de Toulouse-Lautrec
Postato da Grazia01 il Lunedì, 24 novembre @ 19:59:53 CET (448 letture)
ARTE II







Henri de Toulouse-Lautrec, uno dei più famosi pittori di tutti i tempi, era nato 150 anni fa: la sua celebrità è legata al suo ruolo e alla sua presenza nel più noto movimento pittorico francese, l’Impressionismo, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (anche se il periodo più creativo e importante del suo lavoro è inserito nell’epoca ulteriormente innovativa del post-impressionismo).



Toulouse-Lautrec lavorò quasi sempre a Parigi e molte delle sue opere più famose sono legate alla raffigurazione, spesso a scopo promozionale, delle scene dei locali del quartiere di Montmartre del tempo.



Il centocinquantesimo anniversario della sua nascita è oggi celebrato in diversi paesi del mondo dal motore di ricerca Google, con un doodle.


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Una gita a San Nazzaro
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 agosto @ 12:42:57 CEST (581 letture)
ARTE II



L'Abbazia di San Nazzaro - S. Nazzaro Sesia






Facciata della Chiesa gotico-lombardo (sec. XV) e nartece a quadriportp romanico (sec. XI)

L'Abbazia di San Nazzaro Sesia è tra le più gloriose del Novarese e del Vercellese
ed è uno dei maggiori documenti d'arte romanica in Alta Italia.



Essa appartiene alla provincia di Novara ed ecclesiasticamente alla diocesi di Vercelli.


Fu fondata nel 1040 dal Vescovo di Novara Riprando unitamente ai suoi fratelli Conti di Biandrate,
il quale l'affidò, secondo consuetudine del tempo, ai monaci benedettini,
riservando alla famiglia il diritto di decima.



Il luogo su cui sorge il monastero è in prossimità di un guado del fiume Sesia,
in uso già in epoca romana, come lo testimoniano i resti archeologici di sepolture
e costruzioni romane, largamente impiegate per l'edificazione del monastero.




L'Abbazia condusse fra alterne vicende la tipica vita di "curtis" medioevale,
fino a che, nella prima metà del XV secolo all'Abate regolare si sostituì una abate Comandatario.



Croce posta nel cortile antistante costruita con gli scarti della fonderia e intitolata:"Il Cristo degli ultimi"

Primo e più illustre fu l'Abate Antonio Barbavara al quale si deve la ricostruzione della Chiesa e dei Chiostri (1429-1467).



Nel 1801 i beni badiali furano incamerati dal Demanio francese e venduti a privati affaristi.
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Klimt in mostra a Milano
Postato da Grazia01 il Giovedì, 03 aprile @ 13:50:34 CEST (527 letture)
ARTE II




Palazzo Reale

Klimt - Alle origini del mito» a Palazzo Reale, dove rimarrà sino al 13 luglio. Promossa dal Comune, in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna è curata da Alfred Weidinger con l’aiuto italiano di Eva di Stefano di Gian Marco Walch.



Mai visti prima se non a Vienna: «Madre con due bambini», ovvero «La famiglia», tre volti che emergono nell’oscuro compatto di una tela del 1909-10, e «Girasole», olio di tre anni prima, una pioggia d’oro su una pianta solitaria protagonista.
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Ida Rosa Scotti
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 marzo @ 13:37:09 CET (714 letture)
ARTE II




La luce invece filtra nelle sculture di Ida Rosa Scotti attraverso tagli, fenditure, aperture. La luce è lo spazio bianco e vuoto dell’attesa, della speranza che precede l’incontro, del rimpianto che segue il distacco. Nelle sue sculture infatti, con forme astratte e semplificate, Ida parla dell’uomo. Un uomo guerriero, impegnato a combattere la battaglia della vita. Marte in lotta con l’altro da sé e con l’altro in sé, protetto da corazze generate dal suo corpo, come una perla che si compie per difesa. Marte che cerca l’altro in un tentativo di abbraccio, di dialogo. Ma che in questo abbraccio, in questo dialogo, soccombe e soffoca. Sbrana e viene sbranato. Ma da qui, da questa pausa di spazio tra incontro e scontro, passa la luce, da qui entra l’aria. Da questa terra di nessuno, da questa zolla sospesa tra fiducia e rancore, la lama di luce si fa sguardo che cerca un’altra occasione. Si fa spiraglio, respiro.

Respiri di luce. Perché il respiro è dentro queste opere. In quelle di Luisa Fontalba si tratta di un respiro cosmico, di un respiro panico: è il fiato del mare, è il sibilo del cielo. È il respiro di spazi ampi e naturali, è il respiro del mondo prima dell’uomo. Nelle sculture di Ida Rosa Scotti il respiro è cardiaco e ventricolare. È l’affanno, è la narice pulsante, è il cuore che batte. È il respiro dell’uomo prima del mondo.

Respiri di luce perché queste opere paiono schiudersi nell’attimo stesso in cui le si guarda. Ci sono infatti lavori che l’occhio non sorprende, altri – come quelli di Fontalba e Scotti – che attendono l’epifania di uno sguardo per svelarsi, per aprirsi, per dirsi. E facendolo prendono vita – vengono alla luce – e trascorrono e cambiano. Come cambia l’uomo, come cambia il mondo.
Cinzia Bollino Bossi

Inaugurazione martedì 11 marzo 2014 dalle ore 18

Spazio Pestalozzi
Via G. E. Pestalozzi, 6 - Milano
Orari apertura: lunedì–venerdì ore 16-19 o su appuntamento
Ingresso libero



Ida Rosa Scotti nasce a Milano nel 1955, dove vive e lavora. Ha frequentato la Scuola del Fumetto di Via Savona a Milano, e la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Brera. Per molti anni si è dedicata alla pittura, ma da circa dieci anni ha concentrato le sue ricerche artistiche nella scultura. Tra i concorsi e le mostre cui ha partecipato ricordiamo nel 2008 Anniversario Zero, Centro Culturale Zerologico, Milano; Acquisizioni 2008, Civico Museo Parisi-Valle, Maccagno; Le porte, centro storico di Bussero; Rassegna internazionale “Giovanni Segantini”, Nova Milanese; Arte all’aperto, Scipione Castello, Salsomaggiore Terme; nel 2009 Suggestioni, Civico Museo Parisi-Valle, Maccagno; Il confine, centro storico di Bussero; inCONTRO, Centro Culturale Bertolt Brecht, Milano.



Colpito



Due



Fagos



Primo volo


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Mario Donizetti - pittore contemporaneo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 14 marzo @ 20:39:02 CET (954 letture)
ARTE II





Mario Donizetti, nato a Bergamo il 23 gennaio del 1932, è uno dei grandi protagonisti dell'arte contemporanea, ed è considerato il massimo esponente della pittura figurativa realista. In un documentario a lui dedicato dalla CNN–International di New York, Elsa Klensch ha definito la sua arte "di una qualità superiore al tempo" affermando che è questa "timeless quality" ad averlo reso famoso in tutto il mondo. Il rigore scientifico nella ricerca tecnica gli ha consentito la rimessa in opera della tempera a tuorlo d'uovo verniciata e velata (i cui segreti antichi sono del tutto perduti), l'invenzione di un metodo per pittura ad encausto su cavalletto, l'invenzione del "pastello encaustizzato" (trasformazione radicale del pastello con modifiche strutturali nel metodo e nei materiali).



Pur trattandosi di tecniche assolutamente personali e del tutto innovative, rappresentano la continuità con il grande passato dell'arte occidentale. A questa considerazione porta anche Phyllis A. Tickle che nel suo saggio, "Greed" (Oxford University Press, New York 2003) scrive: "Mario Donizetti…più di ogni altro artista contemporaneo ha capito che per creare il nuovo è necessario cercare i fondamenti in chi ha operato prima di noi…e affermando che la distruzione del passato non porta che silenzio ci insegna che quello che viene dopo deve sempre essere riverente nei riguardi di quanto resta di quello che è stato".




Per la diffusione delle sue tecniche, a completamento del Centro di Ricerche Tecniche delle Arti (costituito nel 1977 a Bergamo), nel 2003 ha fondato una Accademia di Belle Arti on–line (www.donizetti–museoscuola.it) che ha sede in Aquileia.
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La donna nella letteratura e nelle arti
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 novembre @ 22:34:44 CET (696 letture)
ARTE II







La donna nella letteratura e nelle arti

Nel corso dei secoli, la donna è stata oggetto di diverse analisi e interpretazioni. Diciamo anzitutto che in tutte le culture è riconosciuto il ruolo della donna che crea cultura. Mentre in Occidente è stata vista per lungo tempo come soggetto dedito alla riproduzione, nella letteratura e nelle arti ha sempre svolto un ruolo importante.
Una connotazione positiva assume nel Medioevo, un periodo dominato da una concezione rigida dell’etica, e nei più grandi poeti italiani. Pensiamo alla donna stilnovista, alla donna angelicata rappresentata dalla Beatrice di Dante. Da parte sua, la letteratura cortese (1100) è fondata sulla sublimazione della donna, esaltata come la più bella e la più nobile, un essere dotato di qualità interiori e di principi morali. Diversa invece la donna del Boccaccio non più divina, ma più naturale e umana. Il Romanticismo esalta la figura femminile, mentre nel Novecento i poeti assistono alla battaglia per i pari diritti femminili fino ad arrivare all’emancipazione giuridica.
La donna è la profonda ispiratrice di quasi tutte le arti. Volti, sguardi, espressioni scandiscono e descrivono l’universo femminile attraverso la magia pittorica nel corso dei secoli, a partire dalla civiltà egizia e cretese, quando si comincia a scoprire il fascino e l’armonia della donna. Sono poi gli autori greci a fornirci i canoni estetici e filosofici della donna modernamente intesa. Essi passano dalla donna madre, generatrice di vita, alla vergine vestita e al nudo dell’Afrodite.
Vesti fluenti ed espressione dignitosa raffigurano la donna nell'arte romana, mentre quella bizantina la ritrae raffinata. Oggetto di piacere negli affreschi pompeiani, si passa a una rappresentazione ieratica e mistica dell’immagine femminile, svuotata di ogni connotato sensuale ed erotico. Vengono infatti dipinte Madonne e Sante, tutte legate al loro ruolo salvifico. Il Cristianesimo e il Medioevo esprimono la bellezza nelle immagini sacre. La donna per eccellenza, Maria, è protagonista indiscussa in tutti i campi dell’arte fino ai tempi odierni.
Emerge una figura femminile concepita nella sua dimensione sacrale e nel suo essere pensante, artefice della storia, con pari e talvolta superiore dignità rispetto all'uomo.
La bellezza femminile risplende soprattutto dal Rinascimento al cubismo con le opere meravigliose di artisti quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano, Botticelli, Perugino, El Greco, Manet, Renoir, Paul Gauguin, Dalì, Modigliani, Picasso. Sono opere di intensa e raffinata suggestione, che esaltano i canoni estetici, i sogni, le aspirazioni, la dimensione psicologica, inconscia ed onirica della donna e ne documentano l’evoluzione.

Fonte Riflessioni.it

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L'Abbazia di Chiaravalle
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 settembre @ 19:06:46 CEST (547 letture)
ARTE II



L’ABBAZIA DI CHIARAVALLE





Venne fondata da San Bernardo nel 1125, nel territorio allora denominato Rovegnano,
con l'ausilio di numerosi monaci provenienti dal monastero francese di Clairvaux.
Dapprima retta da un semplice padre priore, nel 1138 ebbe già un abate proprio, il monaco Brunone.





I monaci lavoravano assiduamente la terra, dando vita ad alcuni appezzamenti agricoli,
bonificando al tempo stesso l'intera area e risanandola da molte paludosità
grazie a ingegnosi sistemi di irrigazione.




Il monastero si ingrandì in tempi assai rapidi e riuscì ad annettersi diversi possedimenti,
tra cui quelli di Vicomaggiore e di Consonno.



Nel 1139, con bolla del papa Innocenzo II, venne sottomesso all'abbazia anche il monastero di San Pietro di Cerreto,
nel Lodigiano. Della prima costruzione non rimane traccia.




Tra il 1150 e il1160 iniziò la costruzione dell'attuale chiesa, uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia,
che si protrasse per circa settanta anni. Nel maggio del 1221, il vescovo di Milano, Enrico I da Settala,
consacrò la chiesa dedicandola a Santa Maria di Rovegnano, poi Chiaravalle.



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Mario Nannini, un sogno spezzato...
Postato da Grazia01 il Lunedì, 13 maggio @ 09:29:17 CEST (570 letture)
ARTE II


Un sogno spezzato




Mario Nannini, coetaneo del grande Ottone Rosai, visse soltanto ventitre anni, fu un irregolare del Futurismo e morì di spagnola sul più bello, quando il suo sogno di dare vita a un movimento futurista pistoiese stava forse per realizzarsi: “e s'immagina a quali conseguenze avrebbe saputo arrivare”, come scrive Parronchi.



Forse perché il suo sguardo “sapeva estrarre dal mare delle soprastrutture lo spirito che animava le forme nuove”.Nannini credette nella sua pittura con determinazione e ostinazione, resistendo alle feroci critiche materne, e imparò il mestiere disegnando, a carboncino, “scabre figure di campagna”. Credette nella pittura e nell'Italia, che stava in quegli anni fronteggiando la Prima Guerra Mondiale, vale a dire la durissima prova da cui, per dirla con Parronchi, tante illusioni dovevano sfumare e tante speranze riformarsi. Nannini credette nella sua arte e nella sua nazione ma venne dimenticato per tanto tempo, post mortem.



Scriveva Parronchi che il Futurismo, inteso nel suo spirito originale, assolutamente marinettiano, aveva valore proprio per il suo potere comunicativo e irradiante, per il suo carattere di febbre collettiva per cui non si poteva proprio non farne parte. E l'impatto ch'esso ebbe su artisti come Nannini fu molto netto: si trattò d'un “sommario incitamento a rompere con l'accademia e a buttarsi nell'avventura”. Nannini puntò all'essenza pittorica della nuova dottrina: a essa sembrava voler essere assolutamente fedele.
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Fabio Aguzzi
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 marzo @ 20:04:01 CET (757 letture)
ARTE II


FABIO AGUZZI
La serenità della trasparenza



Autoritratto

Uno degli aspetti più misteriosi e affascinanti della creazione artistica è il rapporto tra l'opera e chi l'ha prodotta. Non è un rapporto di perfetta corrispondenza, come se il creatore avesse prodotto una copia di se stesso, o un suo riflesso in forma d'arte; non è di estraneità, considerato che l'autore è, rispetto alla sua opera, una sorta di matrice, un'origine. Esiste, insomma, tra i due termini, qualcosa che sembra una deviazione, o la rottura di un legame biunivoco.




Ecco allora che un uomo apparentemente tetro di carattere, o privo di umore, può rivelarsi nell’atto creativo un artista ricco d’ironia, dallo spirito straordinariamente lieve. All'opposto, non sono rari i casi di psicologie solari soltanto in superficie, ma che in realtà racchiudono abissi di malinconia e visioni tragiche.



Come si capisce da quanto racconta Max Brod di Kafka; che pare avesse un buon carattere e considerasse i suoi scritti degli esperimenti letterari assolutamente umoristici. Nel caso dei pittori quest’ambiguità del rapporto si fa sentire con assoluta immediatezza tutte le volte che li si conosce di persona, magari dopo aver ricevuto da una loro mostra un effetto forte e con poche incrinature. Mi è successo quando ho incontrato Fabio Aguzzi per la prima volta, conoscendone la poetica austera ed essenziale, basata su una tavolozza dai toni grigi, nebbiosi.

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Salvo
Postato da Grazia01 il Sabato, 02 marzo @ 13:32:31 CET (1354 letture)
ARTE II




Aveva esposto 14 dipinti, e non ne rimase invenduto nemmeno uno. Se a quella mostra, allestita alla fine del 1981 dal mercante Paul Maenz in Lindenstrasse 20 a Colonia, il pittore italiano Salvo avesse presentato altre sue opere, avrebbe indubbiamente venduto anche quelle. Salvo, uno degli artisti nuovi, che da qualche anno ha riscoperto il gusto di dipingere con olio e pennello, ha reso concordi critici e mercanti su un punto: ha una spiccata personalità, ed è nato pittore. Ha inoltre una qualità rara sopporta bene e senza presunzione il successo. Altri pittori della sua generazione (è nato il 22 maggio del 1947 a Leonforte, nella provincia di Enna), che attualmente godono come lui di un vasto favore di critica e di mercato a livello internazionale, si considerano ormai definitivamente entrati nella storia dell'arte. Salvo, invece, si ritira in se stesso come un riccio. Non ama parlare del suo passato, sorride filosoficamente sul suo presente, ha ambizioni riposte per il futuro, ma con abilità dialettica nasconde molte cose di sé. Non ama l'autobiografia, non dice mai "io". Ha una bella famiglia, una giovane moglie e una figlia.



Salvo è ovviamente il diminutivo di Salvatore, ma il cognome rimane un mistero: lui sostiene che non è bello, ma che è facile scoprirlo sulla guida telefonica di Torino. Il nome per un artista ha una sua importanza d’immagine. Nonostante le indagini, comunque, il cognome di Salvo non è venuto fuori. Abita a Torino in una bella casa che non ha pretese di lusso a pochi passi dal Po. Lo studio in cui dipinge è nel salotto, dove abitualmente riceve gli amici. L'arredo è composto soprattutto da tanti libri.
Parlare con lui, a volte, è disperante. Come definisce il suo modo di pensare? In tre parole che non ammettono replica: "Esercizio della critica". Cos'è per lui la perfezione? Non ha dubbi: «La veduta del cerchio perfetto, in cui tutti i punti sono veramente equidistanti fra loro». Perché ha dipinto una serie di tele dedicate' a San Giorgio? «È stato valido per centinaia di anni, spero che lo sia ancora per due mesi». Cosa significa per Salvo un dipinto divertente? «Che sia gradevole a vedersi. La gradevolezza è un concetto di difficile definizione, perché spesso una cosa gradevole, vista tutti i giorni, diventa sgradevole». E perché rifiuta il discorso autobiografico? «Dipende dal tipo di autobiografia. In qualche modo ciò che può essere mostrato, non deve essere detto». Salvo è venuto con la famiglia a Torino quando era giovanissimo. Forse, dieci, dodici anni. Si è fatto da solo, senza spinte. Ha iniziato bussando subito alla galleria giusta, quella del torinese Gian Enzo Sperone, che nel 1968 aveva nella sua scuderia bei nomi di artisti come Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo e Alighiero Boetti.
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Un presepe di pane
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 dicembre @ 20:19:39 CET (653 letture)
ARTE II


A Olmedo, paesetto a pochi minuti da Sassari e da Alghero, è possibile ammirare il presepe di pane allestito all'interno della chiesa Romanica risalente al XII Sec. Già noto nella regione, richiama numerosi visitatori anche da diverse parti d'Italia. Il presepe è realizzato dalle abili mani delle panificatrici Olmedesi della Pro loco, mentre gli oggetti in legno dagli uomini della Pro loco. Il cuore del presepe è la Natività, sono stati aggiunti nel tempo momenti di vita quotidiana della comunità Olmedese: attività artigianali, il gioco, il lavoro, la miniera e quest'anno la festa patronale del 1° Maggio in onore di N.S di Talia


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Come nasce un capolavoro
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 novembre @ 10:55:26 CET (2930 letture)
ARTE II



Da Robert Capa a Mapplethorpe e Salgado: 20 artisti in un volume

Come nasce un capolavoro realizzato in un istante: I volti della Grande Depressione, la gioia alla fine della Guerra, l'erotismo e le sue forme...Una grande raccolta di immagini fa la storia della fotografia. Ne abbiamo scelte 9, e vi raccontiamo il mondo che c'è dietro.
di Chiara Mariani

Credo che la fotografia consenta, entro certi limiti, di riordinare il caos che sta davanti ai nostri occhi ... ciò che mi propongo da tempo come obiettivo è riuscire ad avere uno sguardo liberato dai moralismi, da ideologie, dall'incubo latente del pregiudizio". È un'annotazione di Gabriele Basilico che accompagna uno scatto fatto a Rio de Janeiro, Potrebbe però essere la dichiarazione di ognuno dei 20 protagonisti del volume Grandi Fotografi (in uscita in questi giorni da Contrasto, da cui sono tratti gli scatti di queste pagine) che, per quanto diversi per età, formazione, sensibilità, sono uniti dal rispetto per il mezzo espressivo che hanno scelto, consapevoli del suo potere, affascinati dalla sua duttilità, per celebrare la bellezza, denunciare il dolore, le ingiustizie o la sopraffazione. Artisti nell'empireo della storia della fotografia, tormentati dalla necessità di esprimere il proprio mondo interiore attraverso immagini oneste, sofisticate e incisive. Grazie agli incisi dei fotografi, alle note puntuali e ai testi critici dei curatori del volume, i loro archivi diventano più intelligibili. Gettando luce anche sulla produzione di altri colleghi che qui non potevano essere inclusi.




GIOVANI CONTADINI, 1914
Gli archetipi di August Sander


Per chi, come August Sander, comincia a lavorare in miniera a 14 anni, la fotografia può essere solo documentaria. Nato nel 1876 nel cuore minerario della Germania, incontra la sua passione per caso, quando un fotografo giunto dove lavorava Sander, gli chiede di portare i suoi attrezzi. Nasce un'ispirazione che è alla base dell'opera Uomini del XX secolo: centinaia di personaggi che sono individui connotati personalmente e socialmente, e allo stesso tempo archetipi dell'umanità. Il crudo affresco della società tedesca non piace alla Germania del Fuhrer che manda al macero i suoi libri e impedisce la pubblicazione di nuovi. Sander riesce a salvare una parte dell'archivio. Suo figlio Erich, dopo 10 anni di prigione per il suo attivismo nel Partito Socialista, muore nel '44. Nel '55 le sue fotografie fanno parte della mostra The Family oF Man organizzata da Edward Steichen al MoMA di New York.




FLOYD BURROUGHS, ALABAMA 1936
Walker Evans e il New Deal


Voleva diventare uno scrittore, ma il timore di confrontarsi con i suoi miti letterari lo spinge verso la macchina fotografica. Grazie alla frustrazione, Walker Evans, nato nel 1903 nel Missouri, diventa un maestro del fotogiornalismo americano. Compie il suo apprendistato nelle strade di New York e nel 1935 inizia a collaborare con la Farm Security Administration con il mandato di documentare la situazione dei contadini del Sud durante la Grande Depressione e sostenere le soluzioni del New Deal di Franklin D. Roosevelt. Nel 1938, il MoMA di New York organizza la prima mostra monografica dedicata a un fotografo. Nel 1941 pubblica Let Us now Praise Famous Men, con testi di James Agee. Confortato dai propri successi, inizia a collaborare con i grandi magazine, prima con Time e poi con Fortune, sia come fotografo sia come scrittore. Dal 1965 insegna fotografia alla Yale School of Art and Architecture.
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Oggi 1° novembre nacque Antonio Canova
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 novembre @ 16:56:27 CET (910 letture)
ARTE II




Antonio Canova, autoritratto; Gipsoteca canoviana di Possagno


Antonio Canova, nato a Possagno il 1º novembre 1757 e morto a Venezia il 13 ottobre 1822, è stato il maggior artista italiano ad aver partecipato alla vicenda del neoclassicismo ed è anche l’ultimo grande artista italiano di livello europeo. Dopo di lui, per tutto il corso del XIX secolo, l’Italia ha svolto un ruolo molto marginale e periferico nell’ambito della formulazione delle nuove teorie e pratiche artistiche.




Ninfea dormiente - Londra, Victoria and Albert Museum 1820-24


Formatosi in ambiente veneziano, le sue prime opere rivelano la influenza dello scultore barocco del Seicento Gian Lorenzo Bernini. Trasferitosi a Roma, partecipò al clima cosmopolita della capitale in cui si incontravano i maggiori protagonisti dell’arte neoclassica. A Roma svolse la maggior parte della sua attività, raggiungendo una fama immensa.

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Monastero di Santa Chiara - Napoli
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 31 ottobre @ 13:21:25 CET (1166 letture)
ARTE II


Monastero di Santa Chiara



Chiesa di Santa Chiara, interno

La cittadella monastica di Santa Chiara fu costruita, dal 1309 al 1343, per volere del re Roberto d'Angiò e della moglie Sancia di Maiorca per l'ordine francescano. La chiesa si presenta a navata unica rettangolare con cappelle laterali aperte da archi. Nel corso del Seicento il volto della basilica trecentesca mutò radicalmente per gli adeguamenti barocchi in stucchi, mar- mi, intagli lignei dorati, tele: decori preziosi andati irrimediabilmente distrutti nel bombardamento del 1943. Il restauro, terminato nel 1953, restituisce all'edificio l'aspetto gotico, più severo di quanto doveva essere in origine ma alquanto suggestivo, con le arche tombali dei reali angioini poste sulla parete rettilinea dell'abside. Questi sepolcri furono realizzati da Tino da Camaino e Giovanni Pacio Bertini per Roberto d'Angiò, Maria di Valois e Carlo di Calabria
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L'imperatore e il quadrilatero della moda
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 ottobre @ 08:46:20 CEST (937 letture)
ARTE II



L'imperatore e il quadrilatero della moda

Costantino governava a Treviri e a Mediolanum. Scavi recenti hanno rivelato tutta l'eleganza del centro storico .



La vocazione europea di Milano viene da secoli lontani. Mediolanum fu scelta in epoca tardoantica come capitale da augusti imperatori che qui soggiornarono (il primo fu Massimiano Erculeo). Se alle colonne di San Lorenzo ci si lascia alle spalle il chiasso dei ragazzi birraioli e si entra in questa straordinaria chiesa, basilica "romana" (probabile committenza dell'imperatore Teodosio), si avverte che questo edificio sacro appartiene in pieno alla storia del Cristianesimo di questa città.
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Santa Caterina, patrona d'Italia e d'Europa
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 ottobre @ 19:53:59 CEST (743 letture)
ARTE II

Santa Caterina, patrona d'Italia e d'Europa





Il 29 aprile 1962, a conclusione del V centenario della canonizzazione di Santa Caterina, è stato inaugurato a Roma il monumento dedicato alla Santa, opera dello scultore Francesco Messina (1900 - 1995).
Sono molti i monumenti e i dipinti dedicati alla Santa, questo seppur di un artista contemparaneo, lo trovo molto bello, per la dolcezza dei lineamenti e della postura.




particolare

Santa Caterina da Siena è Patrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi (nominata da papa Pio XII nel 1939) e Patrona d'Europa insieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Teresa Benedetta della Croce (nominata da papa Giovanni Paolo II nel 1999). Inoltre è stata la prima donna, assieme a Santa Teresa d'Avila, ad aver avuto il titolo di Dottore della Chiesa Universale (nominata da papa Paolo IV nel 1970), che la Chiesa ha finora attribuito a soli 33 personaggi, riconosciuti come eminenti per quanto riguarda la riflessione teologica.
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Gustav Klimt 150° anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Sabato, 14 luglio @ 12:56:02 CEST (878 letture)
ARTE II

Il 14 luglio 1862 nasceva a Baumgarten (Vienna) Gustav Klimt, il celebre pittore protagonista del movimento secessionista




“Chiunque voglia sapere qualcosa di me, deve osservare i miei dipinti.” Nel 2012 Gustav Klimt – uno dei più significativi pittori austriaci e rappresentate del movimento dello Jugendstil viennese – avrebbe compiuto 150 anni. L’Austria lo celebra con importanti mostre.


Mostre ed esposizioni su Klimt

Opere fondamentali di Klimt si trovano nella Galleria del Belvedere superiore di Vienna e al Leopold-Museum. La Secessione viennese espone il famoso Fregio di Beethoven nella collocazione in cui fu presentato per la prima volta al pubblico. Con 400 disegni, il Wien Museum detiene il patrimonio più grande al mondo per quanto concerne queste opere di Klimt risalenti a tutti i suoi periodi creativi e che, in occasione di una mostra temporanea, saranno per la prima volta esposte tutte al pubblico. Un’altra collezione molto esaustiva dell’opera klimitiana è in possesso del museo dell’Albertina di Vienna.

Venezia gli ha dedicato una delle mostre piu’ visitate della stagione (oltre 150.000 presenze), Milano un’altra importante rassegna, mentre Roma aspetta settembre per rendergli omaggio negli spazi del Museo Boncompagni Ludovisi: l’Italia celebra nei 150 anni dalla nascita il genio di Gustav Klimt tra i pittori piu’ amati dal pubblico e dal mercato dell’arte, dove i suoi capolavori raggiungono quotazioni stellari.
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Degas, il primo esploratore della danza.
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 20:24:39 CEST (2801 letture)
ARTE II




Cosa c’è nelle pieghe? Nelle pieghe dei costumi e dei corpi delle ballerine disegnate e dipinte da Degas? A suscitare questo interrogativo è la mostra “Degas e la danza: immaginando il movimento” (titolo originale “Degas and the ballett: picturing the movement”, in corso alla Royal Academy of Arts di Londra.
Nel sontuoso catalogo vi è una citazione da Baudelaire: «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe, è la materia graziosa e terribile che si anima e si abbellisce attraverso il movimento». Spesso, nelle composizioni di Degas in cui sono raffigurate più danzatrici, i passi, le posture e i gesti delle ballerine hanno la formalità quasi geometrica delle lettere di un qualche alfabeto, mentre i loro corpi e le loro teste, che formano quelle lettere, sono recalcitranti, sinuosi e individuali. «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe…».
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Il paesaggio nel Novecento
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 01 febbraio @ 13:12:54 CET (950 letture)
ARTE II


Il paesaggio nel Novecento


Georges Braque - Case all'Estaque, Musée ational d'Art Moderne, Parigi

Diceva Paul Cézanne che il colore era il punto d'incontro fra il cervello e il mondo e, così, i suoi oli e i suoi acquerelli, dedicati alle vedute del monte Saint-Victoire, erano realizzati con tocchi di pennello che descrivevano, ciascuno autonomamente, ogni tono di luce e ogni momento cromatico. Questa parcellizzazione del colore che corrispondeva, necessariamente, alla resa dei vari piani che assumevano diversa collocazione spaziale e quindi tonale, venne interpretata dal Cubismo di Pablo Picasso, di Georges Braque e degli altri che aderirono al movimento nato nel 1908, in termini plastici. Per comprendere cosa s'intenda basterà ricordare il Panorama di Martigues dipinto da André Derain giusto nel 1908 (Kunsthaus, Zurigo), oppure Les arbres, realizzato da Braque nel 1908 e già decisamente cubista o, ancora, la Fabbrica a Horta de Hebro dipinta nel 1 909 da Picasso.



Georges Braque - Les erbres, Statens Museum for Kunst, Copenaghen

Una possibilità fra le altre

Il dato che emerge inconfutabile nella pittura del Novecento è che il paesaggio assume un nuovo valore cessando definitivamente di essere un genere pittorico come s'intendeva ancora nel XIX secolo. Queste divisioni, infatti, ancora larvatamente, possono recuperarsi anche in ambito impressionistico laddove Renoir si dedicò alla figura assai più di quanto non abbia fatto Monet che al paesaggio dedicò tutta la sua arte.



André Derain, Paesaggio, Neue Nationalgalerie, Berlino

Sostenitore dell'autonomia espressiva dell'immagine pittorica di fronte al dato oggettivo; usa un crornatismo acceso e innaturalistico costituito da colori puri e stesi à plat


Con il Novecento, il paesaggio divenne uno dei possibili terreni di applicazione delle nuove soluzioni stilistiche in quanto da considerarsi come uno degli aspetti di quella realtà che questo o quel movimento pittorico andavano a interpretare. Tutto questo, però, non significò che il tema del paesaggio fosse accantonato o considerato minore, semplicemente si proponeva come una delle frecce all'arco dell'espressività di ogni singolo pittore. Per tanto, ogni personalità interessata al tema fornì di esso una propria specifica interpretazione, secondo la propria sensibilità o la corrente di appartenenza. Intendiamoci bene, però, questo non vuoi dire che nel Novecento il paesaggio non abbia esercitato una funzione di stimolo per nuovi indirizzi stilistici; terreno di sperimentazione per autori e movimenti. Un esempio evidente è il cosiddetto Talismano che, sebbene dipinto da Paul Sérusie nel 1888, influì su tutta la poetica dei nabis (il movimento legato a Sérusier) nei primi due decenni del XX secolo. Il "Talismano", infatti, altro non è che il Bois d'Amour à Pont-Avent realizzato da Sérusier sotto la direzione di Gauguin che, passeggiando per questo parco (il Bois d'Amour, per l'appunto), e vedendolo dipingere gli consigliò gli straordinari accordi cromatici di cui il quadretto si fa testimone.



Paul Gauguin, Il giorno di Dio, Art Institut, Chicago.

Il dipinto, realizzato nel 1894 a Parigi, nell'intervallo tra due soggiorni a Tahiti, esprime compiutamente la poetica del pittore simbolista che si alimenta delle suggestioni dell'esotico e dell'ammirazione per una natura primigenia e idilliaca. La scelta dei colore non realistici, stesi a campiture piatte, influenzerà anche la ricerca dei fauves e degli espressionisti tedeschi.
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Il paesaggio nell'Ottocento
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 gennaio @ 14:11:47 CET (816 letture)
ARTE II


Il paesaggio nell'Ottocento

La straripante personalità di William Turner, vissuto a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo, non può essere inserita in alcuno dei movimenti che animarono lo scenario artistico fra i due periodi storici, anche perché la sua pittura ebbe delle formidabili anticipazioni che lo portarono ai confini dell'informale, un movimento della seconda metà del Novecento che sembra preannunciato da molte delle opere del pittore inglese.



William Turner; Veduta di Orvieto, Tate Gallery, Londra.

Il paesaggio è per l'artista inglese uno dei soggetti prediletti:
attraverso un uso sapiente del colore e della pennellata
riesce a creare vedute di rara suggestione.


Tuttavia, quel che qui interessa sottolineare è che Turner rifondò l'idea stessa di paesaggio, con una capacità di resa spaziale che a volte toglie il fiato, come nel caso del Mattino fra le alture di Coniston nel Cumberland. La veduta a strapiombo su una gola montana, attraversata da un torrente, è caratterizzata da una luminosità contrastata e contiene in nuce (giacché l'opera è del 1798) tutti gli elementi di quello che sarà il Turner maturo, ossia quello degli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo. Già in opere come il Lago di Nemi, Paesaggio italiano (probabilmente Civita di Bagnoregio), questa tendenza allo scolorire delle forme in mere campiture di colore si fa ben presente e costituisce la novità di Turner che realizza queste vedute come se fossero evocazioni dall'anima. La capacità di fare del paesaggio la metafora di qualcos'altro, ossia di un sentimento, però, la ritroviamo anche in un altro grande artista dell'inizio dell'Ottocento: Caspar David Friedrich.



Caspar David Friedrich, Il naufragio della "Speranza", Kunsthalle, Amburgo.

La grande piramide di ghiaccio crea nello spettatore
l'illusione di trovarsi all'interno della scena,
protagonista inconsapevole di eventi più grandi di lui.

L'artista tedesco trasfigura tutto quel che tocca donandogli una dimensione trascendente. Così, la luce di un'alba (La luce del mattino, 1808, Volkwang Museum, Essen) evoca la nascita della vita e il dischiudersi del primo giorno della Creazione, mentre quella di un tramonto (Due uomini in riva al mare al tramonto, 1807, Nationalgalerie, Berlino) rimanda alla conclusione dell'esistenza. Tutto in Friedrich è grandioso perché ogni sasso, ogni elemento del paesaggio rimanda a un cosmo animato da una divinità immanente, senza alcuna forzatura rispetto alla naturalezza dell'immagine.



Caspar David Friedrich, Viagiatore sul mare di nebbia, Kunsthalle, Amburgo

Nei suoi paesaggi la natura, vera protagonista incontrastata,
è immortalata in tutti i suoi aspetti:
cosmo animato da una divinità immanente.
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Il paesaggio nel Settecento
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 gennaio @ 14:50:05 CET (794 letture)
ARTE II


Il paesaggio nel Settecento



Johann Tischbein, Ritratto di Goethe nella campagna romana, Stàdelsches Kunstinstitut, Francoforte sul Meno.

Il gusto per i viaggi in Italia, che si diffonde nel Settecento, fa aumentare la richiesta di "quadri ricordo".

La raffinata tecnica usata da Claude Lorrain per le proprie vedute prevedeva l'uso dello specchio affumicato. Far riflettere le immagini su una superficie scura serviva, infatti, a evidenziare i toni cromatici e a favorire, così, la ricerca dei colori più adatti per rendere la profondità delle vedute. Questo semplice espediente fu però la spia di una tendenza, quella di dotarsi di un'attrezzatura specifica, che si consoliderà fra i vedutisti del XVIII secolo. Con il Settecento, infatti, il genere pittorico del paesaggio cominciò a essere conosciuto e accreditato fra gli appassionati e i collezionisti che, spesso e volentieri, ne facevano l'uso che oggi noi faremmo delle foto o delle cartoline ricordo. Questa richiesta era avanzata soprattutto dai turisti stranieri che venivano periodicamente in Italia o da coloro che, avendo conosciuto il nostro Paese, volevano tenerne vivo il ricordo acquistandone qualche veduta all'estero (ed è quest'ultimo il motivo del fiorente mercato inglese di Canaletto). Il flusso dei pellegrini devoti che venivano annualmente nella Penisola per motivi devozionali e, massimamente, ogni cinquant'anni, per l'Anno Santo a partire dal 1300, era prima stato affiancato da quello degli amanti dell'arte e della pittura (oltre che da artisti più o meno di talento) i quali volevano vedere e studiare le meraviglie classiche e rinascimentali del nostro Paese e poi, da un flusso turistico vero e proprio, motivato dal nobile intento di aprire la mente e conoscere il mondo. Era nato un circuito di viaggio che andava sotto il nome di Grand Tour e che contemplava la visita dell'Europa centro-settentrionale prima e, poi, del territorio italiano, dalla Val Susa fino a Taormina e ritorno.



Giandomenico Tiepolo, Riposo dei contadini, particolare, Villa Valmarana,Vicenza.
Con stile rapido, basato sui toni e sul colore, anziché sul disegno, Tiepolo contribuisce a rinnovare la pittura di paesaggio.


Sotto il segno del Grand Tour

Un percorso che ha avuto frequentatori d'eccezione come Johann Wolfgang Goethe che, dal 1786 al 1788, si dedicò a questa avventura da cui trasse il celebre Viaggio in Italia. È dunque questa l'evoluzione settecentesca del tema del paesaggio che, altrimenti, languisce nella resa stereotipa di boschi frondosi all'interno dei quali Watteau colloca pastorelle e pastorelli che si rincorrono elegantemente vestiti, anche se non si può fare a meno di ricordare una figura come Giandomenico Tiepolo. Figlio d'arte, in quanto figlio e collaboratore del grande Giambattista, Giandomenico è titolare di una pittura caratterizzata da una fresca pennellata, che rinnova i paesaggi e le scene di genere, come nel caso di quelli dipinti nel 1757 sulle pareti di Villa Valmarana a Vicenza. Basti osservare il Riposo dei contadini, con gli alberi dalla corteccia scorticata e i filari sullo sfondo che sono presi dai campi della Pianura Padana, per comprendere che la forza di Giandomenico è il confronto con la natura, studiata e magistralmente riproposta nelle sue opere (quel che si usa definire pittoresco). Del resto, anche i disegni, come, per esempio, quello del Detroit Institute of Art con i due levrieri e uno spaniel che abbaia, mostrano un paesaggio per nulla stereotipato.
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Il paesaggio nel Seicento
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 dicembre @ 15:33:03 CET (1157 letture)
ARTE II



Il paesaggio nel Seicento





Claude Lorrain, Paesaggio con il riposo durante la fuga in Egitto, Galleria Doria Pamphilj, Roma.

Il pittore francese, sensibile al fascino della campagna romana, che studia dal vero,
realizza un tipo di paesaggio classico in cui prevale il senso della bellezza della natura.


La grande novità del Seicento, per quanto riguarda il tema del paesaggio, fu la sua elezione a genere pittorico. Prima di allora, infatti, lo si inseriva per ambientare una scena e conferirle, in alcuni casi, maggior significato, e mai era previsto da solo, per il puro gusto di dipingerlo. AI contrario, quando si realizzava una veduta, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, lo si faceva per documentare un avvenimento o un evento, come dimostra la lunga serie di vedute di Roma, volute da papa Sisto V all'interno della sua Biblioteca Vaticana,
per celebrare imprese architettoniche già realizzate o da realizzare.



Sopra e sotto, due opere di Annibale Carracci, rispettivamente Pausa nella Fuga in Egitto, Museo dell'abbazia di Casamari, particolare, e Fuga in Egitto, Galleria Doria Pamphilj, Roma.

Nonostante il titolo richiami un episodio sacro, il paesaggio assume un valore nuovo e autonomo,
comunicando un messaggio moraleggiante.




Verso la sua teorizzazione

Il processo che condusse alla teorizzazione della pittura di paesaggio come genere fu lento e legato all'evoluzione della mentalità dell'epoca stimolata, oltretutto, dalla consuetudine che si andò sempre più accentuando nel corso dei due secoli a venire, dell'imprescindibile viaggio in Italia. La teoria dell'arte nel XVII secolo poneva all'apice dell'ideale gerarchia della pittura, quella di storia.
Il pittore di storia era considerato l'artefice per eccellenza, anche perché doveva essere colto e documentato per realizzare scene tali da essere credibili e coinvolgenti. In quest'ottica, lo studio del paesaggio era bene accetto, ma finalizzato a se stesso, esso veniva considerato un genere minore, sicché, non di rado, gli artisti erano soliti inserire nel paesaggio due o tre figurette che potessero raccontare e giustificare un episodio storico per ottenere la stima dei teorici.
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Madonna Annunciata
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 dicembre @ 19:18:36 CET (737 letture)
ARTE II


LA RAPPRESENTAZIONE COME PARTECIPAZIONE

Più d’ogni altro pittore del suo tempo, Antonello da Messina è sicuramente l’artista della “partecipazione umana”: nelle sue opere tutto è assolutamente reale, i personaggi sembrano acquisire la carnalità che gli è propria e lo spettatore, ben lungi dall’essere estraneo rispetto all’evento narrato, è invece attirato all’interno della rappresentazione stessa, per cogliere a fondo il senso misterioso che ivi si cela. Esempio massimo di questa sua vocazione artistica è sicuramente la “Madonna Annunciata” (1476): egli decide di abbandonare del tutto l’iconografia tradizionale, e dunque al posto dell’incontro fra l’Angelo e la Vergine, egli rappresenta solo quest’ultima, di modo che chi osserva possa diventare il secondo protagonista della scena. Il volto di Maria comunica un’assoluta dolcezza, ma il risoluto gesto della mano ne svela le reazioni emotive di fronte al momento dell’annuncio: allo stupore generato dal messaggio celeste e all’apprensione che quello le genera nell’intimo, sembra far seguito una serena accettazione del proprio destino. Il divino diventa così “umano” nel senso più alto del termine. E’ l’annunciazione che preferisco. Magnifica nella sua semplicità, lo sguardo limpido e assorto; immagino che l’Angelo sia arrivato mentre fosse intenta nella lettura del libro e che le pagine svolazzino per il movimento delle ali. Ogni volta che lo guardo trovo un nuovo particolare che mi affascina: l’ombra del mento, la mano appena levata in un gesto di difesa e la semplicità con cui accosta velo con l’altra mano. Una piccola, normale donna che riceve un grande annunzio.
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Il paesaggio del Rinascimento
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 dicembre @ 13:42:43 CET (908 letture)
ARTE II
Il paesaggio del Rinascimento



Fra la fine del Medioevo e l'inizio del Rinascimento, emerge un soggetto che è davvero la rivalutazione piena del paesaggio: la Tebaide. Con questo termine s'indica la regione meridionale dell'Egitto che corrispondeva a una delle province in cui quel territorio era stato diviso sotto il regno di Diocleziano (284-305 d.C.), ossia l'area che gravitava intorno a Tebe, corrispondente alla zona sita a nord dell'odierna Assuan. Si trattava, in sostanza, di quell'area che era stata oggetto d'indagine, geografica e pittorica, anche nell'antichità, come testimonia il celebre mosaico nilotico oggi al Museo Archeologico Nazionale di Palestrina. Con Diocleziano era divenuta una diocesi, ma la denominazione di "Tebaide" era stata ampliata genericamente al deserto che si estendeva ai lati del Nilo, frequentato dai monaci che vi si stabilivano per esercitarsi nei diversi tipi d'ascesi. La regione, già dal III secolo, infatti, era stata il centro dell'anacoretismo, di cui furono grandi rappresentanti San Paolo di Tebe e Sant'Antonio il Grande, e quindi, dal IV secolo, lo fu del cenobitismo, di cui fu organizzatore e fondatore San Pacomio. È in questi luoghi che nacque il monachesimo orientale, importato in Occidente da San Benedetto (480-543).



Buffalmacco La strage degli anacoreti nella Tebaide. Camposanto, Pisa.

L’affresco ci trasporta tra i monti desertici dove vissero i santi anacoreti,
offrendo uno spaccato della vita meditativa a contatto con la natura.
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Il paesaggio nel Medioevo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 14 novembre @ 16:28:28 CET (1305 letture)
ARTE II
Il paesaggio nel Medioevo




Particolare dell'affresco proveniente dalla sala da pranzo della Villa di Livia a Prima Porta, attribuito al pittore Ludius.

Attribuita al pittore Ludius (o Studius), la pittura murale proveniente da quella che era la sala da pranzo (un triclinio estivo) della dimora di Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto (27 a.C. - 14 d.C.), correva lungo tutte le pareti dell'ambiente che si concludeva con una volta a botte, la cui decorazione a stucco è oggi conservata in minima parte.
Il soggetto è arboreo e l'intento è quello di simulare il pranzo in un giardino, o, come avrebbero detto gli antichi Greci, in un paradeisos.



Particolare del mosaico di Sant'Apollinare in Classe, Ravenna.

Ci sono diverse piante: prima di tutto rose, pini, palme, alberi da frutto, melograni e susini; poi gli uccellini che svolazzano da un ramo all'altro, salvo quello che sta in una gabbietta. Si vuole che i commensali abbiano tutte le comodità:
il fresco delle piante, il gusto della frutta da cogliere e perfino il canto degli uccellini. Un vero paradiso! Ossia, un vero giardino, perché questo vuoi dire la parola greca ricordata poc'anzi. Si capisce allora che a modelli del genere ci s'ispirò quando, con il Cristianesimo,
nacque la necessità di rappresentare il Paradiso, ossia il giardino, che altro non è se non paesaggio
reso ancor più educato ed elegante dalla vigile mano dell'uomo.



Mosaici esterni della Grande Moschea di Damasco.

Quinte arboree erano uno scenario entro il quale le architetture di città stilizzate
spuntano in un paesaggio ubertoso, che richiama esempi della pittura romana e bizantina.
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