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Ognuno sta solo
Postato da dada il Domenica, 02 aprile @ 10:19:20 CEST (42 letture)
Un pensiero al giorno






Ho cercato sempre di agire per il mio meglio, o come meglio potevo, lo sa il cielo se è vero. Ma il cielo è grande e cambia colore continuamente, il mio meglio spesso non è bastato e ad alcuni ha persino infastidito. Mi sono sentita a volte disperata e sola, ma in fondo, siamo tutti soli, immersi nei nostri pensieri, così uguali e così diversi. Per quanto si voglia bene a molte persone e ci si senta amati, difficilmente ci si sente veramente capiti. Non sempre si possono spiegare e appianare le incomprensioni, esistono e continuano ad esistere, senza che si possa fare nulla, se non accettarle.


Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Quasimodo

Buona domenica

Grazia

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Questo dolore acuto
Postato da dada il Venerdì, 31 marzo @ 18:40:09 CEST (34 letture)
Un pensiero al giorno








Questo dolore acuto. Diventerà cronico. Cronico vuol dire che perdurerà anche se forse non sarà costante. Può anche voler dire che non ne morirai. Non te ne libererai ma non ti ucciderà. Non lo avvertirai in ogni istante però non passerà molto tempo prima che torni a farti visita. E imparerai alcuni trucchi per mitigarlo e tenerlo a bada, cercando di distruggere ciò che tanto dolore ti è costato.

Alice Munro. Le bambine restano

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Sotto questo cielo
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 29 marzo @ 15:53:44 CEST (38 letture)
Un pensiero al giorno








Quante brutture sotto questo cielo!
Ci sono giorni in cui è così azzurro, limpido, innocente,
sembra impossibile che possa sopportare quel che accade,
o forse è solo falso, spietato, indifferente come gli occhi chiari degli assassini.
E più su, c'è qualcuno che guarda? O siamo solo formiche in balia degli eventi?



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Il Mondo deve sapere
Postato da dada il Martedì, 28 marzo @ 20:06:39 CEST (29 letture)
Un pensiero al giorno







Nel gennaio 2006 Michela Murgia viene assunta nel call center della multinazionale americana Kirby, produttrice del "mostro", l'oggetto di culto e devozione di una squadra di centinaia di telefoniste e venditori: un aspirapolvere da tremila euro, "brevettato dalla NASA". Mentre, per trenta interminabili giorni, si specializza nelle tecniche del "telemarchètting" e della persuasione occulta della casalinga ignara, l'autrice apre un blog dove riporta quel che succede nel call center: metodi motivazionali, raggiri psicologici, castighi aziendali, dando vita alla grottesca rappresentazione di un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e Scientology. Un racconto sul precariato in Italia, che fa riflettere, incazzare e, miracolosamente, ridere. Fino alle lacrime. Questo primo romanzo dell'autrice sarda ha ispirato il film di Paolo Virzì, "Tutta la vita davanti".
Con una nuova prefazione dell'autrice.



Grazie a voi e anche all'Einaudi che ha accettato la sfida di ripubblicare un libro con così tanta vita alle spalle, succede in questi giorni che "Il Mondo deve sapere" sia andato sorprendentemente in ristampa. Non so se è del tutto una buona notizia, dato che ne rivela l'attualità. Infatti continuano ad arrivarmi lettere e messaggi in privato di persone che lo stanno leggendo per la prima volta oppure rileggendolo dopo dieci anni e io davanti ai loro commenti e alle loro storie vivo sensazioni altalenanti di gioia e sconforto.
Gioia perchè ho la prova che le parole ancora una volta possono essere necessarie, specie davanti a cose contro le quali nei fatti si ha la sensazione di poter fare poco.
Sconforto perché dieci anni non sono bastati a far sì che quel libro diventasse storia di ieri e non profezia dell'oggi.
Qualche giovanissimo in particolare mi scrive dicendomi "fa ridere, mi sono divertito!" e quasi mi viene da sorridere a mia volta, perché sono ragazzi e ragazze che pensano di leggere la mia storia e non si rendono conto che forse stanno leggendo la loro. Perché non sia così c'è un solo antidoto: continuiamo a raccontare.

Michela Murgia

Personalmente adoro Michela Murgia, sia come scrittrice che come persona

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Trattengo il fiato
Postato da dada il Giovedì, 09 marzo @ 20:07:55 CET (41 letture)
Un pensiero al giorno







Trattengo il fiato
quando non ci sei
Non voglio respirare altra vita
se non la tua.

James Cole
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il tramonto
Postato da dada il Giovedì, 02 marzo @ 20:28:09 CET (52 letture)
Un pensiero al giorno







Il cielo si colora perché è attraversato dalla luce solare. Come lo attraversa e cosa incontra lungo il percorso fanno la differenza. La luce è essenzialmente bianca e in condizioni 'normali' passando attraverso le molecole dell'atmosfera rende il cielo blu. Quando la luce incontra altre molecole, di acqua, polvere o cristalli di ghiaccio, o addirittura sostanze inquinanti, cambia frequenza e quindi colore. E i famosi tramonti africani? Non credo siano dovuti all'inquinamento. Non voglio pensare che quei colori siano generati da qualche cosa di "sporco".

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Sally
Postato da dada il Domenica, 19 febbraio @ 21:44:04 CET (67 letture)
Un pensiero al giorno





...sono lontani quei momenti
quando uno sguardo provocava turbamenti
quando la vita era più facile
e si potevano mangiare anche le fragole
perché la vita è un brivido che vola via
è tutto un equilibrio sopra la follia
sopra la follia...

VASCO ROSSI




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Il panettone a San Biagio
Postato da dada il Venerdì, 03 febbraio @ 18:32:38 CET (83 letture)
Un pensiero al giorno





Milano e la tradizione di mangiare panettone avanzato a San Biagio



Lo sapevate che il panettone milanese ha proprietà curative? Forse chiamare in ballo la medicina è un po’ esagerato, ma credenza popolare vuole che il panetùn serva ad allontanare i malanni di stagione (invernali, si intende). Però, affinché preservi dalla malattia, bisogna attenersi a ciò che è scritto nel bugiardino e rispettare la corretta posologia. Devono, quindi, sussistere tutte le seguenti condizioni:
- il panettone deve essere avanzato da Natale (se anche un po’ raffermo meglio ancora);
- ne va mangiato un pezzettino come prima cosa la mattina del 3 febbraio (San Biagio) in famiglia;
- deve essere fatto benedire.
Per quanto riguarda la prima condizione, se avete fatto piazza pulita in casa (come è successo a me), il problema non sussiste perché di pasticcerie che svendono panettoni avanzati da Natale a Milano se ne trovano ancora. Vendere i cosiddetti “panettoni di San Biagio” non è più la norma rispetto al passato, ma se avete la pazienza di cercare, qualche “svenditore” lo trovate.
A tal proposito le malelingue sostengono che la tradizione sia proprio nata per la volontà (necessità) dell’industria alimentare di smaltire lo stock di panettoni invenduti. A me continua a piacere comunque la versione popolare, anche se probabilmente la verità sta nel mezzo.
A Milano, dove il culto di San Biagio è piuttosto sentito, si dice che San Bias el benediss la gola e el nas. Da qui l’esigenza di mangiare un pezzetto di panettone il 3 febbraio, come auspicio per allontanare in maniera preventiva i malanni di stagione quali raffreddore e mal di gola. Il panettone però va fatto benedire, altrimenti si rompe l’incantesimo e, oltre a non proteggere dai malanni stagionali, si deposita sui fianchi e difficilmente andrà via prima della prova costume.
Chi era San Biagio e cosa c’entra col panettone avanzato?
San Biagio era un vescovo e medico armeno, identificato anche come protettore della gola. La sua figura è legata ad una leggenda secondo cui una madre disperata si rivolse a lui perché al figlio si era conficcata una lisca di pesce in gola. San Biagio si limitò semplicemente a somministrare al bambino un pezzo di pane, la cui mollica portò via la lisca permettendo al bimbo di riprendere a respirare.
Il collegamento tra San Biagio e il panettone si riconduce, invece, a un’altra leggenda. Una donna milanese portò a un frate un panettone per farlo benedire. Il frate, troppo preso da altri impegni, disse alla donna di lasciarglielo che lo avrebbe benedetto in un altro momento. Passarono i giorni e la donna si scordò di ritirare il panettone: il frate goloso cominciò così a mangiarselo lui. Quando la donna si presentò a reclamarlo, il frate, mentre era alla ricerca di una scusa, si diresse verso l’involucro vuoto del panettone e ne trovò uno grosso il doppio rispetto a quello che gli aveva portato la donna. Era il 3 febbraio e da allora a San Biagio a Milano c’è la consuetudine di mangiare panettone avanzato da Natale.

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Febbraio
Postato da dada il Mercoledì, 01 febbraio @ 15:09:59 CET (49 letture)
Un pensiero al giorno









Febbraio

Come si allungano le ore
di luce, com’è ingordo Febbraio
di oro torbido e di vita
allo stato nascente
di rami germinanti dal niente
su cui si apriranno dei fiori
dicendoci che è possibile riavere
dal niente, forme, profumi, colori.

(Giuseppe Conte)



]
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Il 1966
Postato da dada il Venerdì, 27 gennaio @ 20:40:03 CET (66 letture)
Un pensiero al giorno









È l'anno dello scollinamento. La seconda metà dei Sessanta è totalmente differente dalla prima.

La prima metà vive nella scia del boom,del benessere, della dolce vita arrivata finalmente dopo la ricostruzione dei Cinquanta. La prima metà dei Sessanta corre da casello a casello, con "il tigre nel motore", bruciando litri di benzina super a basso costo. Sono gli anni del raddoppio. Perché, se nei Cinquanta il raddoppio è una possibilità suggerita anche dalla televisione (Lascia o raddoppia), nei primi Sessanta fiorisce il duplicato. Si raddoppiano le corsie nell'Autostrada del Sole dove si viaggia con la prima e con la seconda automobile comprata a rate. Si tende alla seconda casa per le vacanze con doppi servizi come la prima, con la possibilità del secondo televisore, più piccolo con le antennine incorporate per vedere (male) il secondo canale della Rai, nato il 4 novembre del 1961.





Per mantenere tutto sarà indispensabile un secondo lavoro, nella prospettiva clandestina di una seconda famiglia. Dal 1965 in poi si vira verso un edonismo meno dichiarato, recuperando i valori del pensiero accanto ai valori monetari. Dalla vetta della metà del decennio si guarda al futuro; sognando l'arrivo di un benessere generale, dopo aver provato il benessere materiale del boom. I giovani teorizzano l'era dell'acquario, epoca nella quale mai più guerre, mai più rivalità, ma amore, pace e fratellanza. Da allora, aspettiamo ancora. 1966, 27 aprile, Roma. La rivoluzione dei tempi arriva in chiesa: nell'oratorio dei Padri Filippini si celebra la prima messa beat. Nelle navate delle chiese entrano gli strumenti del mondo giovanile. Tra altari e confessionali si posizionano capelloni, con chitarre elettriche, batterie e microfoni, né più né meno come si vedeva al Piper di Roma. Con qualche differenza nei contenuti. In chiesa i Barritas suonano Gloria al Signore, mentre al Piper sale sul palco Party Pravo. Nelle chiese fuma l'incenso, mentre nei locali si fuma di tutto. Fatte salve queste ed altre divergenze, la messa beat rappresenta bene sia il 1966 sia le fughe in avanti della seconda metà dei Sessanta con il desiderio insopprimibile di aprirsi ai giovani, al rinnovamento, al cambiamento.

'Vedrai, vedrai,
vedrai che cambierà,
forse non sarà domani,
ma un bel giorno cambierà".




È il sentire di Luigi Tenco espresso con parole sue in Vedrai, vedrai nel 1965. Tenco ha ventisette anni e riassume malinconicamente le aspettative del mondo giovanile del momento, anche se in ogni momento della storia il mondo giovanile ha avuto tante aspettative disilluse e altrettante persone come Tenco a rappresentarle. Sappiamo di Luigi: il suo carattere, le sue polemiche, la sua ritrosia, la sua insoddisfazione, la sua fine, di notte, il 26 gennaio 1967, nella stanza 219 dell'Hotel Savoy di Sanremo, dopo aver cantato Ciao amore ciao, il suo saluto al mondo dal palcoscenico del Festiva!. Nel 1966 Tenco propone un'altra pagina di malinconia, segnata come le altre dalla voglia di futuro e dal presentimento di non viverne uno migliore. È Un giorno dopo l'altro. Ieri, nel 1966, sigla televisiva de Le inchiestdel commissario Maigret, oggi madeleine proustiana delle serate domenicali passate in compagnia di Gino Cervi/Maigret e delle sue indagini.

"Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita".


Certo non è stata scritta per dare allegria, ma oggi, riascoltandola, oltre a ripercorrere l'esistenzialismo di Luigi rivediamo in bianco e nero Gino Cervi/Maigret e Andreina Pagnani/Louise Maigret. Quando i due si sedevano a tavola, lui quasi stupiva di esser riuscito a risolvere il caso di omicidio più intricato del secolo. Quasi stupiva, perché la soluzione era caduta nel piatto, come la coscia del galletto servito dalla signora Maigret. E allora, con la bocca piena, Cervi assaporava in minima parte il gusto di aver trovato l'assassino e in massima parte il sapore della prunella d'Alsazia, utilizzata al posto dell'Arrnagnac per insaporire il galletto. E, da casa, a tutti veniva l'acquolina in bocca, guardando quei due signori eleganti e raffinati, seduti a tavola. TI profumo della prunella d'Alsazia (sconosciuto) passava al di qua del teleschermo e inondava il salotto, dopo cena. E veniva la voglia matta di andare in cucina, aprire il frigorifero e mangiare qualsiasi cosa (anche un pezzo di pane raffermo) immaginando di partecipare a quella cena ordinata al mattino da Iules François Amédée Maigret, commissario bongustaio.


"Un giorno dopo l'altro...
la vita se ne va
e la speranza ormai è
un'abitudine".


Umberto Boccoli

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Ora che il giorno finisce
Postato da dada il Sabato, 21 gennaio @ 14:36:01 CET (65 letture)
Un pensiero al giorno











In questo periodo in cui succedono tante disgrazie,
sono in molti a pensare che Dio si sia girato da un'altra parte.
Io credo che non lo si possa incolpare di tutto,
noi umani non siamo rispettosi verso la nostra madre terra,
la deturpiamo, la sporchiamo, la sfruttiamo oltre il limite consentito,
anche con mezzi eccezionalmente dirompenti.
Per questo mi sento di pubblicare questo inno al Signore.



Ora che il giorno finisce


Dio, quante volte ho pensato, la sera,
di non averti incontrato per niente;
e la memoria del canto di ieri,
come d'un tratto sembrava lontana.
Dio, quante volte ho abbassato lo sguardo,
spento il sorriso, nascosto la mano:
quante parole lasciate cadere,
quanti silenzi, ti chiedo perdono.
Io ti ringrazio per ogni creatura,
per ogni momento del tempo che vivo.
Io ti ringrazio perché questo canto
libero e lieto ti posso cantare.
Ora che il giorno finisce, Signore,
ti voglio cantare parole d'amore;
voglio cantare la gente incontrata
il tempo vissuto, le cose che ho avuto,
sorrisi di gioia, parole scambiate,
le mani intrecciate nel gesto di pace
e dentro le cose - pensiero improvviso -
la tua tenerezza il tuo stesso sorriso.


A. Sequeri



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Sensazioni
Postato da dada il Martedì, 17 gennaio @ 21:19:15 CET (42 letture)
Un pensiero al giorno










Se rifiuterai una sensazione senza ben distinguere fra ciò ch'è dovuto a opinione,
ciò che attende conferma, ciò ch'è presente con evidenza in base a sensazione
o ad affezione o a un qualunque atto di intuizione rappresentativa della mente,
finirai col confondere anche le altre sensazioni con opinione vana,
e non riuscirai più ad usare alcun criterio di giudizio.
E se nelle nozioni fondate sull'opinione tu farai valere ugualmente
sia ciò che attende conferma sia ciò che non riceve conferma,
non potrai sfuggire all'errore, perché non ti sarai liberato assolutamente dall'ambiguità
nel giudizio circa la verità o falsità di una conoscenza.

Epicuro

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I veri addii
Postato da dada il Lunedì, 16 gennaio @ 21:29:33 CET (47 letture)
Un pensiero al giorno















I veri addii scattano nella mente, sono silenziosi.
Sono i più veri, i più pericolosi.
Sono quelli che tieni per te.
E puoi anche continuare a sentirla una persona.
Non ti avrà più se l’hai salutata dentro.

Massimo Bisotti

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La generazione de I Quindici
Postato da dada il Domenica, 15 gennaio @ 20:19:45 CET (84 letture)
Un pensiero al giorno








La generazione de I Quindici

Li hanno avuti i miei figli, e li ho conservati fino a pochi anni fa, con l'ultimo trasloco li ho buttati. Mi dispiace ora.
Chi ha avuto la ventura di nascere nella prima metà degli anni Sessanta ha invece avuto, come primo testo di riferimento, un’enciclopedia:
I Quindici.
Ne sono sicuro, poiché ho condotto personalmente un’inchiesta tra i miei conoscenti.
Agivo così: quando incontravo qualcuno tra i 35 e i 45 anni che, nelle parole o nelle azioni, dimostrava in embrione inconsce idee revisioniste, gli chiedevo subito se da piccolo aveva avuto I Quindici.
La risposta è sempre stata sì.
Brevemente, ecco le principali peculiarità dei membri di questa fortunata generazione, così come sono risultate dalla mia inchiesta.
Uso la prima persona plurale, poiché anch’io, con molto orgoglio, faccio parte della generazione de I Quindici.

1. Apparteniamo a vari strati sociali. Forse I Quindici sono stati il primo elemento che ha scatenato la reazione livellante che oggi ha portato alla quasi-scomparsa delle classi sociali.
2. Siamo intellettualmente di prima mano. La nostra formazione è nata nella maggior parte dei casi proprio su I Quindici e non su emulazione delle attività e delle mentalità paterne. Questo rende originale la nostra creatività, non copiamo il modo di scrivere, pensare e agire dei colleghi di papà.
3. Abbiamo un’apertura verso l’internazionalità. I Quindici erano sicuramente la traduzione di un’opera americana. Erano pieni di citazioni e allusioni alla cultura e al modo di vita statunitense. Quasi tutti gli intervistati hanno confermato il senso di disorientamento toniokrogeriano da me provato di fronte a quelle immagini di bambini biondi e dagli occhi azzurri. Nessuno si riconosceva nelle storie in cui nostri coetanei mangiavano burro di noccioline o facevano parte di uno dei vari club della scuola. Chiusi negli appartamenti condominiali, in un’epoca che ancora non conosceva l’esplosione delle villette a schiera, guardavamo i ragazzini USA costruire casette per uccelli e porle nel giardino delle loro case. Personalmente, essendo ai tempi ancora perso nelle nebbie catodiche del bianco e nero, mi ha sempre colpito l’immagine di Pico de’ Paperis che appariva in un televisore a colori. Comunque, questa estraneità veniva presto superata e accettata. Una capacità di superamento e accettazione delle differenze che contraddistingue ancora oggi i membri della generazione de I Quindici e che è alla base della nostra inclinazione internazionale.
4. Abbiamo un forte senso del colore. La rilegatura dei 15 volumi era in una tinta neutra, ma ogni volume era contraddistinto da bande che, dall’1 al 15, rappresentavano una fantastica iride raddoppiata. Ognuno degli intervistati ha un preciso ricordo cromatico. Se devo dire che colore ha l’infinito, rispondo: «Il violetto dell’ultimo volume dei Quindici. Profondo e misterioso».
5. Abbiamo una spiccata tendenza alla reminiscenza. Sfogliati in tenera età, quei volumi avevano almeno un’immagine che si è fermata nella nostra memoria. Jacqueline Ceresoli mi ha detto: «Ricordo il disegno di un uomo che volava con uno zaino dotato di retrorazzi. Quella per me è ancora l’immagine del futuro». Ma non erano solo le immagini. Marco Lavagetto ricorda perfettamente l’odore, anzi il profumo che aveva la carta di quella enciclopedia. Insomma, al lettore de I Quindici tutti i sensi si sono aperti insieme.
6. Siamo stati precoci. Chi ha letto il Mondo, prima, e L’Espresso, poi, l’ha fatto dai vent’anni in su, sentendo molto forte il senso di comunione di interessi. Nel nostro caso, la Bildung è iniziata molto prima: non sono rari i casi di membri della generazione de I Quindici che hanno iniziato a leggere a 4 o 5 anni. La nostra formazione si è avviata negli anni Sessanta con questa enciclopedia e si è sviluppata negli anni Settanta lungo una seconda fase che aveva già superato la lettura, sostituendola con la visione (Oggi le Comiche e, in certe regioni, Scacciapensieri sulla TV svizzera). Così, giunti ai vent’anni ricchi di questo bagaglio, non abbiamo avuto più alcuna voglia di dedicarci a esperienze unificanti in cui poterci
riconoscere. Il nostro senso di comunione intellettuale è perciò esclusivamente retroattivo ed è stato scoperto solo in seguito.
7. Siamo particolarmente ricettivi di fronte alla rapidità del messaggio iconico. Non facciamo parte della civiltà dell’immagine solo perché qualche sociologo decide di scriverlo sui giornali. Lo siamo perché è nelle nostre radici la capacità di decifrare i pittogrammi, quelli che identificavano l’argomento di ogni volume dell’enciclopedia. Ricordo un globo stilizzato per il tomo dedicato ai paesi del mondo. Un martello e una sega per il volume in cui si insegnava a realizzare oggetti d’ogni tipo...
I membri della generazione de I Quindici si riconoscono poiché all’aeroporto si muovono con sicurezza tra le indicazioni non verbali e pittografiche. Chi non ha letto I Quindici da piccolo, invece, di solito si perde e riconosce a malapena l’omino e la donnina sulle porte delle toilette.

Tommaso Labranca
Tratto da Andy Warhol era un coatto

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Le giornate si allungano già un pochino
Postato da dada il Sabato, 14 gennaio @ 20:12:20 CET (69 letture)
Un pensiero al giorno










Al Nord, dal 22 Dicembre all'8 Gennaio la durata del giorno e' di 8 ore e 45 minuti,
dal 8 Gennaio sino al 18 Gennaio si passa dalle 9 ore di durata alle 9 ore e 15 minuti,
il 25 Gennaio saremo a 9 ore e 30 minuti,
il 31 Gennaio toccheremo le 9 ore e 45 minuti!
in poche parole avremo un ora di luce in piu' rispetto al solstizio del 22 Dicembre!!

E già, le giornate si allungano un pochino, io me ne sono già accorta.
Buon inverno!!!
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12 Gennaio 1985, la più grande gelata del secolo scorso
Postato da dada il Venerdì, 13 gennaio @ 11:06:51 CET (49 letture)
Un pensiero al giorno






12 Gennaio 1985, la più grande gelata del secolo scorso.
Oltre le grandi Ere geologiche, pare che esistano delle fluttuazioni climatiche ricorrenti, molto più brevi, dovute, pare alle attività solari.
Ad esempio nell'ultima parte del Medioevo, dal IX al XIV secolo la temperatura era relativamente mite, con un picco, pare, tra il 1100 ed 1250. Poi si abbassò, per arrivare a quella chiamata: “Piccola età glaciale” che ebbe il suo picco ad inizio del 1700, per terminare nel 1850.
Nel 1709, si ha un periodo di gelo di due mesi che inizia in Francia: la costa atlantica e la Senna congelano, le coltivazioni vanno perdute e almeno 24.000 parigini muoiono! Il Lago di Garda ghiacciato è attraversato da carri pesanti ed in Pianura Padana, oltre tutti gli ulivi, seccano le piante da frutto che normalmente resistono a punte di meno 40!
Da allora si assiste al fenomeno, drammatico! e contrario, d’innalzamento della temperatura, arretramento dei ghiaccia ed innalzamento dei mari, con tropicalizzazione di tante zone prima a clima temperato e moderato: ma tutto questo dovuto essenzialmente all'attività industriale umana: cioè all'inquinamento!



Ci sono poi fenomeni puntuali. Anomalie dovute a stagioni eccezionali. Come la gelata del 1985! Un’ondata di gelo che investì l’intero continente europeo e l’Africa settentrionale e fece registrare in molte località d’Italia le temperature più basse della storia: a Firenze la minima scende a -23,2 °C!
Gelano e muoiono tantissimi ulivi e tante altre piante. Per non parlare dei raccolti.
Ricordo che quella sera uscii dall'ufficio e feci a piedi la strada verso casa, circa 3 km, in una Milano paralizzata, e con la neve sui marciapiedi che arrivava sopra ai polpacci, e che difficoltà restare in piedi! Per fortuna sia mio marito che i miei figli, allora ragazzini, erano già al sicuro a casa.



A volte queste gelate ritornano...in questi giorni siamo li...

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Ricordo i nomi...
Postato da dada il Sabato, 07 gennaio @ 21:03:09 CET (65 letture)
Un pensiero al giorno








Ricordo i nomi che da bambino davo alle erbe e ai fiori nascosti. Ricordo dove si trova il rospo e a che ora si svegliano d’estate gli uccelli – e l’odore degli alberi e delle stagioni – che aspetto aveva la gente e come camminava; ricordo anche il loro odore. La memoria degli odori è molto tenace.
(John Steinbeck)

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Platone
Postato da dada il Giovedì, 05 gennaio @ 23:10:33 CET (37 letture)
Un pensiero al giorno










L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sé non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.

Platone

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IL DISPRESSO...
Postato da dada il Mercoledì, 04 gennaio @ 18:53:55 CET (47 letture)
Un pensiero al giorno









Guardando bene, si scopre che nel disprezzo c'è un po' di invidia segreta.
Considerate bene ciò che disprezzate e vi accorgerete che è sempre una felicità che non avete,
una libertà che non vi concedete, un coraggio, un'abilità, una forza,
dei vantaggi che vi mancano, e della cui mancanza vi consolate col disprezzo.

PAUL VALÉRY

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Se non puoi essere ...
Postato da dada il Lunedì, 02 gennaio @ 22:30:06 CET (38 letture)
Un pensiero al giorno







Se non puoi essere un pino in cima alla collina.
sii un arbusto nella valle, ma sii
il miglior, piccolo arbusto accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
E se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d'erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio , allora sii solo un pesce persico:
ma il persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.
C'è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un'autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella.
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

Douglas Malloch

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40 DOMANDE PER FARE IL PUNTO SULLA TUA VITA
Postato da dada il Mercoledì, 28 dicembre @ 21:02:16 CET (57 letture)
Un pensiero al giorno






Molto spesso, ad aiutarti non sono le risposte che ti forniscono gli altri, ma le domande che poni a te stesso.


1. Cosa sei in grado di fare oggi che non sapevi fare un anno fa?

2. Ultimamente qual è stata la cosa a cui hai pensato di più ?

3. Proprio ora, in questo momento, cos’è che desideri maggiormente?

4. In ordine di importanza, quale ruolo riconosceresti ai seguenti aspetti della tua vita: felicità, soldi, amore, salute?

5. Quale parola descriverebbe meglio il modo in cui hai trascorso l’ultimo mese della tua vita?

6. Cosa ti motiva maggiormente in questo momento della tua vita?

7. In una sola frase, chi sei tu?

8. Per cosa vuoi essere apprezzato?

9. Se ti trasferissi dall’altra parte del mondo, cosa ti mancherebbe di più di ciò che hai oggi ?

10. Tra un anno in quali termini pensi che sarà differente la tua vita?

11. Quali sono le persone che ti fanno sentire a tuo agio?

12. Quali sono le caratteristiche che cerchi in un amico?

13. La paura di sbagliare cosa ti ha impedito di compiere?

14. Cos’è che hai sempre desiderato sin da bambino?

15. Cosa si frappone tra te e ciò che vuoi?

16. Cosa fai quando non ti senti felice?

17. Quando è stata la prima volta che hai realizzato che la vita non è poi così lunga?

18. Quali sono le cose a cui dovresti dedicare più tempo?

19. Quali sono i problemi che continui a rifiutarti di affrontare?

20. Cosa fai quando non sei d’accordo con quello che pensano la maggior parte delle persone?

21. Qual è il principale difetto che gli altri riconoscono in te?

22. Cos’è che nessuno potrà mai toglierti?

23. A cosa non potresti mai rinunciare?

24. Quando guardi al passato, cosa ti manca maggiormente?

25. Quale ricordo dell’ultimo anno ti fa sorridere di più?

26. Qual è il principale cambiamento che hai bisogno di realizzare nella tua vita?

27. Se non ora, quando?

28. Qual è la cosa che hai fatto di cui sei maggiormente orgoglioso?

29. Cos’è che recentemente hai imparato di nuovo su te stesso?

30. Cos’è che vorresti non dimenticare mai?

31. Quali sono le qualità che gli altri apprezzano di più in te?

32. Cos’è la cosa di cui sei maggiormente sicuro in questo momento?

33. Se potessi trasmettere un messaggio a un vasto gruppo di persone, quale messaggio invieresti?

34. Cos’è che avevi sempre detto che non avresti mai fatto e che poi invece hai fatto?

35. Riguardo a cosa hai cambiato opinione negli ultimi tempi?

36. Quali sono le attività che attirano la tua attenzione?

37. Se potessi tornare indietro nel tempo e dare un consiglio a te stesso da giovane, quale consiglio ti daresti?

38. Se sapessi che stai per morire, cosa faresti?

39. Quali sono le domande che ti poni più spesso?

40. Quali sono i buoni propositi che ti sei promesso di realizzare nel prossimo futuro?

Fonte: Vivi Zen

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L’incontro tra Beethoven e Goethe a Teplitz
Postato da dada il Lunedì, 26 dicembre @ 20:27:20 CET (45 letture)
Un pensiero al giorno



L’incontro tra Beethoven e Goethe a Teplitz
di Ermenegildo Cocco




Nella seconda metà del luglio di poco più di duecento anni fa (1812) a Teplitz avvenne un incontro storico tra due grandi dell’umanità: Beethoven e Goethe. Reciproca la delusione, ma se per l’uno significò la caduta di un mito, per l’altro non si può dire la stessa cosa.
Tra il 19 e il 23 luglio 1812 Beethoven, il musicista più universale del mondo germanico e Goethe, il più grande poeta tedesco, si incontrarono nella cittadina di Teplitz, rinomata stazione climatica della Boemia, confrontandosi almeno per quattro volte grazie alla mediazione di Bettina Brentano, fanatica ammiratrice di entrambi. Tuttavia non è possibile fidarsi molto di quanto quest’ultima scrisse al riguardo, in quanto falsò e caricò un po’ le circostanze di quell’incontro, che ce ne ricorda un altro, avvenuto molto più tardi, altrettanto famoso e misterioso: quello del novembre del 1876 tra Wagner e Nietzsche, anche questo avvenuto per mezzo di una donna, la scrittrice Malwida von Meysenbug.
Questo evento risultò deludente per entrambi. Perché? Che cosa era successo?



I due avevano in comune una formazione classica e umanistica; Beethoven aveva grande stima per Goethe, al punto da considerarlo alla pari di Omero, Platone, Plutarco, Eschilo, Shakespeare e Schiller, che costituivano i fondamenti della sua Bildung culturale ed etica; e già nel 1810, pur non conoscendo ancora personalmente Goethe, aveva musicato alcune scene dell’Egmont, probabilmente affascinato da uno dei momenti più eloquenti del dramma, in cui il patriota fiammingo durante un sogno riceve l’alloro dalle mani della dea Libertà, che ha il volto della donna da lui amata, come se fosse uno degli eroi martiri della libertà della Grecia o di Roma antica celebrati da Plutarco, e da Beethoven considerati vittoriosi e trionfatori anche nella sconfitta.
Con questo lavoro Beethoven offriva al poeta e all’intera umanità non solo una delle musiche più nobili mai composte, ma anche una delle apologie più convincenti della libertà, di cui l’omonimo martire fiammingo era il simbolo. Tra quelle musiche emerge in particolare l’ouverture, una delle più belle composte da Beethoven e che fa il paio con l’altra composta per il dramma Coriolano di un oscuro drammaturgo austriaco, Heinrich Joseph von Collin.






Tuttavia a Beethoven non era piaciuto il comportamento troppo cerimonioso e dimesso di Goethe di fronte ad alcuni membri della famiglia imperiale e a degli aristocratici incontrati per caso durante una passeggiata. Questo comportamento deluse fortemente Beethoven, che si sentiva quasi tradito dal suo poeta, che secondo lui avrebbe dovuto dimostrare un contegno diverso, più degno di un rappresentante della cosiddetta “nobiltà dello spirito”, che non dovrebbe mai piegare la schiena di fronte ai potenti o a componenti della nobiltà del sangue. Nonostante la delusione nei confronti dell’uomo Goethe, in Beethoven non diminuì comunque la stima per il poeta. E qualche giorno dopo, il 9 agosto, il compositore scrisse agli editori Breitkopf & Härtel: “A Goethe garba troppo l’aria di corte; garba più che a un poeta non si convenga”.
Dal canto suo Goethe si lasciò influenzare dal carattere orgoglioso e scorbutico dell’uomo Beethoven, di gran lunga inferiore all’immensità del musicista e ne aveva anche individuato la ragione nella sordità, che progressivamente si impadroniva del Maestro. Scrisse infatti il 2 settembre al suo prediletto musicista Carl Friedrich Zelter: “Ho conosciuto Beethoven a Teplitz (…); è da compiangersi molto, giacchè l’udito lo abbandona, il che forse reca meno danno alla parte musicale dell’indole sua che non a quella sociale”.
In realtà Goethe non aveva mai compreso il genio musicale di Beethoven, che considerava un grande pianista ma non un eccelso compositore -nel suo Diario annotava sbrigativamente: “(…) ha suonato squisitamente”, senza aggiungere altro. Del resto non aveva capito neppure il genio musicale di Schubert, che, quando gli inviò dei Lieder goethiani da lui musicati, non ricevette dal poeta nessuna risposta. E quando Beethoven progettò di musicare il Faust, Goethe non si mostrò disponibile a collaborare, probabilmente perché pensava che la musica si sarebbe dovuta semplicemente limitare ad accompagnare servilmente la sua poesia, cosa che Beethoven non avrebbe mai accettato. Questa mancata collaborazione tra i due è stata una grossa perdita per l’umanità.
Goethe fu ingeneroso con Beethoven, dimostrando in tal modo di non essere come critico musicale all’altezza del suo genio poetico. Egli, anche se aveva una grande considerazione per Mozart, prediligeva musicisti di modesto valore, comunque nemmeno lontanamente avvicinabili a Beethoven ed oggi quasi del tutto dimenticati, fra questi Reichardt e in particolare Zelter, che era il suo consigliere musicale e che probabilmente per incapacità o per invidia aveva sminuito agli occhi di Goethe la genialità del Beethoven compositore.
Ben altro atteggiamento avrà, invece, il più grande poeta e drammaturgo austriaco, Franz Grillparzer, che, dopo la morte di Beethoven, volle onorarlo con un’orazione funebre paragonabile, per la sua solennità, a una delle più suggestive orazioni del celebre Bossuet.

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Ancora troppe donne uccise.
Postato da dada il Giovedì, 22 dicembre @ 19:19:34 CET (43 letture)
Un pensiero al giorno








Ancora troppe donne uccise. Uccise. Da mariti, fidanzati, spasimanti...
Ma anche vittime di rapinatori o di uomini semplicemente violenti, anche per motivi futili.
Avremmo voluto un anno senza femminicidi. Non è così.
Quest'anno che sta per finire ne ha combinate di tutti i colori,
ha voluto dare ragione alle credenze popolari che considerano sciagurati gli anni bisestili.

qui tutte le vittime del 2016

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BENVENUTO INVERNO
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 dicembre @ 22:12:38 CET (53 letture)
Un pensiero al giorno









Fin da piccolo pensavo che la brina fosse polvere magica
che il vento regalava all’inverno
per renderlo più bello, dolce e meraviglioso.
Quando quella polvere magica compre ogni cosa,
so che la natura non lascia nulla al caso.

(Stephen Littleword)

Benvenuto inverno

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La terra è benigna
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 dicembre @ 20:23:48 CET (51 letture)
Un pensiero al giorno








La terra è benigna, mite, amorevole, sempre pronta a servire gli uomini;
coltivata, quante cosa produce, quante ne dona spontaneamente,
quanti profumi e sapori e succhi e effetti e colori ci offre;
con quanta lealtà ci restituisce i tesori che le affidiamo;
quante cose fa crescere per nostro uso.

Plinio

Io aggiungo timidamente, che la terra ci rispetta e ci ama,
ma noi dobbiamo a nostra volta amarla e rispettarla, in tutti i sensi.

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Sul presepe
Postato da Grazia01 il Giovedì, 08 dicembre @ 23:49:07 CET (60 letture)
Un pensiero al giorno








E anche noi restavamo a bocca aperta a guardare i pastori che zio Alfonso tirava fuori dalla scatolone. Questi, oltretutto, erano praticamente immortali: anche se da un anno all'altro avevano perso qualche pezzo per strada, continuavano a fare il proprio dovere nel presepe. Un pastore senza una gamba veniva strategicamente piazzato dietro un cespuglio e quello senza un braccio lo si nascondeva dietro un albero. C’era un pastore soprannominato Pasqualino Passaguai, che con il tempo aveva perso l’ottanta per cento delle proprie membra, e precisamente le gambe, le braccia e una buona parte del busto. Ebbene zio Alfonso lo collocava dietro una finestra in modo che facesse capolino solo con la testa.

Luciano De Crescenzo

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I pigmei
Postato da Grazia01 il Martedì, 06 dicembre @ 20:48:29 CET (83 letture)
Un pensiero al giorno





Recentemente ho letto un romanzo di Antonio Monda che racconta la storia di una ragazza greca che vive a New York e che lavora in uno zoo. Nello stesso zoo viene portato un pigmeo. Siamo ai primi del novecento e questo piccolo uomo trentenne viene proposto come l'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia. La ragazza è la sola a provare un senso di rivolta nel vedere questo umano messo con le scimmie. La vita della giovane e le avventure di questo pigmeo andranno intrecciandosi, rivelando nel contempo la mentalità e il modo di vivere di quegli anni nella grande metropoli americana. Ota Benga, un uomo con “denti di pantera”: diventa un’attrazione ma viene liberato, forte dell’appoggio e del consenso della comunità nera. Finisce in un altro stato e viene accolto in un orfanotrofio. Impara a conoscere i “demoni bianchi”, a capirli in un certo senso, e in qualche caso riesce anche a fidarsi di loro. Nei suoi occhi, c’è la saggezza antica del mondo: quella che ti insegna che non devi possedere più di quanto ti serva; che per essere felici non è necessario essere ricchi o potenti; che l’amore è un gioco fatto di sguardi.
La lettura di questo romanzo ha risvegliato la mia curiosità rispetto a questo popolo e ho cercato articoli su di loro.




I pigmei

I villaggi africani sono quasi sempre magnifici, immersi nei colori della terra rossa e della verde natura lussureggiante. Ma le grandi città sono squallide, un insieme di case sporche e cadenti, di strade, fangose o polverose e di moltitudini di persone in evidente stato di indigenza.
Anche Bukavu non sfugge a questa regola; ha una splendida vista sul lago di Kivu all'estremo confine nord-est del Congo ma le costruzioni sono decisamente brutte e le strade le più dissestate che si possano immaginare. Alla periferia di questa città c'è l'ospedale di Nyantende, nel quale sto lavorando con la onlus "Medici in Africa". Oggi però sono venuto per alcune consulenze all'Ospedale generale di Monvu, che si trova nella grande isola di Idjwi, al centro del lago di Kivu. Abbiamo attraversato il lago su una barca a motore e dopo circa un'ora di navigazione siamo arrivati nei pressi dell'ospedale. Questa zona è abitata da una delle poche comunità di pigmei esistenti al mondo.
Dopo le consulenze, insieme al capo infermiere, abbiamo visitato il villaggio dove vive la tribù pigmea. Il mio accompagnatore e' una specie di gigante nero dallo sguardo dolcissimo e mi ricorda tanto il protagonista del film "Il miglio verde".
Questa zona è abitata da una comunità di pigmei che conta circa 3000 individui; è una delle tante sparse nell'Africa equatoriale, oltre che in Congo, in Ruanda, in Repubblica Centro-africana ed in Uganda. Il totale pare che superi le centomila unità ma ogni comunità, vivendo in ambiente diverso e separato dalle altre, può avere sviluppato abitudini e tradizioni differenti. La nostra tribù che pare avere origini e tradizioni antichissime, ha modificato molte usanze a partire dai primi anni '90 per le importanti variazioni ambientali. Infatti, adusi a vivere nella foresta e a cibarsi dei prodotti naturali, negli ultimi tempi, a causa della massiccia deforestazione, hanno iniziato a cercare di sopravvivere coltivando cereali e la manioca.
Leggi Tutto... | 3271 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Marionette
Postato da Grazia01 il Lunedì, 05 dicembre @ 20:48:58 CET (63 letture)
Un pensiero al giorno




C'è da meravigliarsi come nel mondo umano e animale quel moto così vasto,
molteplice e incessante venga prodotto e conservato dai due semplici impulsi della fame e della riproduzione,
i quali, forse, sono un po' aiutati anche dalla noia,
e come questi istinti siano in grado di fornire il primum mobile di una macchina ,
così complicata che muove tutto questo variopinto teatro dei burattini.

Arthur Schopenhauer

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Dino Risi
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 dicembre @ 21:37:59 CET (55 letture)
Un pensiero al giorno








Mi sento come un inquilino abusivo. Sono rimasto senza amici.
Erano tutti più giovani di me e se ne sono andati prima di me,
Gassman, Fellini, Zapponi, Lapegna, Tognazzi, Mastroianni, Sordi, Manfredi.
Non so più con chi parlare. Il linguaggio dei giovani è insopportabile.
I miei nipoti vanno avanti a "puntocom" e "vuvuvu".
Io non ho nemmeno il coso, come si chiama, il fax.
Imbuco sempre le lettere nella cassetta.

Dino Risi

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Pavia, come una bellissima donna
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 dicembre @ 18:54:53 CET (52 letture)
Un pensiero al giorno








A Pavia c'è una targa su un muro che ricorda dove visse Ugo Foscolo. 300 metri prima un'altra ricorda la casa di Ada Negri, a 5 minuti dalla piccola fabbrica che fu della famiglia Einstein con Albert che in bicicletta andava sulle rive del Ticino.
Più su abitava Alessandro Volta, vicino alla casa di Cardano. Scendendo verso il fiume la basilica dove fu incoronato Federico Barbarossa e Liutprando.
Appena fuori le mura la chiesetta costruita da Carlo Magno, e verso nord, fuori le mura, la cascina Repentina dove il re francese Francesco I sconfitto nel 1525, si rifugiò chiedendo cibo e la contadina mise insieme brodo uova e formaggio inventando la famosa zuppa pavese, ma tornando in centro trovi la chiesa con la salma di Sant'Agostino e la cattedrale con i resti di San Siro, patrono della città di Severino Boezio. Non c'è più il palazzo imperiale di Teodorico e nemmeno la statua equestre meccanica come usava a Bisanzio, ma possiamo supporre la piazza dove venne emanato l'Editto di Rotari...e poi ancora la casa di Spallanzani...la cripta di Sant'Eusebio...il naviglio progettato da Leonardo che visse in città diverso tempo chissà in quale casa...e ti accorgi che Pavia non è la classica città di provincia, ma un'antica capitale, una metropoli mancata, una città con 15 mila studenti universitari su nemmeno 100mila abitanti dove sono passati a studiare o insegnare Rubbia, Pannella, Vecchioni, Tremonti, Foscolo, Volta, Forlanini, Golgi, Galvani, Nobel e inventori, che passavano frettolosi davanti all'ingresso in Strada Nuova dove c'è l'antica pasticceria Vigoni che inventò la Torta Paradiso e Margherita.
Bella da morire, misteriosa e antica, una nobile dama che ritrosa, non si lascia scoprire, ma si da poco alla volta fra quei vicoli nebbiosi che sanno di legno bruciato nei camini e antiche pietre in cotto rosso come le 100 torri altissime da far vergognare Bologna.
Tanto bella che basta un po' di pioggia per diventare così magica che, se fai due foto a caso fra i vicoli dal selciato di sassi lucido, lei ti regala immagini irripetibili, lei che per 200 anni fu la Capitale del Regno Longobardo e quindi di quasi tutta la penisola. Lei, che se ci passi una sera d'inverno, non te la dimentichi più, proprio come una bellissima donna.

Fabio Greggio

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