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Poesie d'autore, poesie inedite, Biografie, immagini e molto altro...: ARTE I

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Il Caravaggio
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 febbraio @ 11:15:11 CET (895 letture)
ARTE I
“La pittura è una poesia che si vede e non si sente,
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.”
Leonardo Da Vinci





Il Caravaggio

( Michelangelo Merisi, nato a Milano 1571 e morto a Porto Ercole 1610)

Il giovane Caravaggio, giunto a Roma intorno al 1593 , effettua i primi esperimenti in campi antiaccademici come la natura morta e la scena di genere, mescolando valori morali a brani naturalistici di straordinaria lucidità ottica. L'eversione del linguaggio espressivo del Caravaggio si sviluppa prepotentemente a partire dai cicli della cappella Contarelli (1597-1602?) e della cappella Cerasi (1600-01), nei quali il tema sacro è narrato in termini di bestiale e violenta realtà, evidenziata dagli spiccati contrasti di luminosità e dalla mancanza di immagini consolatorie collegate al tema religioso tradizionale, secondo un atteggiamento morale fortemente radicale e anticonformista, che ha preso la sua forma primaria nella Milano di Carlo e Federico Borromeo.
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Gli angeli nella pittura del Settecento
Postato da Grazia01 il Martedì, 25 gennaio @ 15:50:00 CET (2067 letture)
ARTE I


parte precedente

Gli angeli nella pittura del Settecento




Francesco Solimena, Il sogno di Agar, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli. Un soggetto caro all'artista napoletano, che qui lo interpreta ancora in chiave barocca e magniloquente.

Il secolo si apre con un bel quadro di Francesco Solimena che rappresenta l'episodio di Abramo e gli angeli, dipinto nel 1701 e oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera a Milano, sebbene sia in deposito presso la Camera dei Deputati a Roma. La storia è nota. Il patriarca accoglie presso la sua casa tre uomini che poi si riveleranno essere i tre angeli giustizieri che andranno a distruggere Sodoma e Gomorra. Nonostante la scena si svolga all'esterno, i colori caldi, di reminiscenza caravaggesca, evocano l'intimità di un interno. I protagonisti della storia ci sono tutti. Abramo stesso sta in piedi davanti agli ospiti in segno di deferenza. Il suo gesto ha il senso dell'accomodatevi!''. Sulla tavola imbandita c'è la focaccia, ma nulla lascia intuire che si tratta della prefigurazione dell'eucarestia. Infatti, la dimensione simbolica e trascendente è discreta e non c'è nulla, salvo le ali degli angeli (perché questi si comportano come normali commensali), che la faccia intuire. Il concetto è semplice: il sacro si presenta con naturalezza e senza retorica. Non sempre, però, le cose stanno in questi termini.



Giambattista Tiepolo, affresco realizzato nel Palazzo arcivescovile di Udine, l'Apparizione dei tre angeli ad Abramo, (soggetto ripreso anche dal fratello
Giandomenico)


Nasce un nuovo spirito

La scena dipinta da Giambattista Tiepolo per il Palazzo arcivescovile di Udine che rappresenta l'Apparizione dell'angelo a Sara (1727-1728) ha la sua dimensione trascendente proprio nella figura del messo divino che arriva come un cavaliere dal vestito estroso, e bussa alla porta di una donna anziana che potrebbe essere una vecchietta veneziana di quelle che vivevano nella zona del Ponte delle Ostreghe, o fra i vicoli variopinti di Torcello, anche se ha l'aspetto di nobildonna, con il colletto di pizzo e l'abito di raso. La figura dell'angelo, così originale e lontana da ogni tradizione iconografica per quel che riguarda le vesti, vuole sottolineare l'appartenenza a un'altra dimensione. Il messaggero celeste è appena arrivato, le ali sono ancora frementi di volo e gli abiti si sono appena ricomposti dal vento. Il gesto è imperioso, come dire: «Tu ... !» e la risposta istintiva quanto incredula della donna è quella di toccarsi il petto come a rispondere: «Chi io? Possibile?». Allora l'angelo sembra ricordare che «lo spirito di Dio soffia dove vuole ... » (Giovanni, 111, 8 ) perché Sara a quell'età potrà dare alla luce il figlio prediletto: Isacco.
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Anniversario della nascita di Cezanne
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 gennaio @ 10:43:45 CET (1117 letture)
ARTE I





Autoritratto con berretto - 1875 circa - Olio su tela cm. 53 x 38
San Pietroburgo, The State Hermitage Museum




" Oggi ti vorrei raccontare un poco di Cézanne. Per quanto riguarda il lavoro, così afferma, ha vissuto da bohémien fino ai quarant' anni. Solo più tardi, con la conoscenza di Pissarro, ha preso gusto al lavoro. Ma, allora, fino al punto di passare gli ultimi trent'anni della sua vita non facendo altro che lavorare. Senza gioia invero, come sembra, con una rabbia incessante, in conflitto con ogni sua singola opera, perché nessuna di esse gli sembrava raggiungere ciò che egli riteneva essere la cosa più indispensabile.
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Gli angeli nella pittura del seicento
Postato da Grazia01 il Venerdì, 14 gennaio @ 11:58:19 CET (1779 letture)
ARTE I
Parte precedente




Gianlorenzo Bernini, Angelo con cartiglio, Sant'Andrea delle Fratte, Roma. La veste dell'angelo si anima nelle mani dell'artista, che riesce a conferire al marmo una sorprendente leggerezza.

Gli angeli del seicento

Con il Barocco prima e il Rococò dopo, la nuova iconografia dell'angelo bambino diventa una delle più diffuse e frequentate dai grandi artisti dell'epoca. Il motivo è semplice e questa volta si allontana, in parte, dalla teologia (ma non la contraddice): quello del puttino è un soggetto che, oltre a suscitare un sentimento di tenerezza, offre enormi possibilità pittoriche nella resa della morbidezza della carne e della setosità della pelle. Lo sa bene Rubens che nella tela Cristo, San Giovanni e angeli (Wilton House) si diverte a ridurre tutti a una dimensione infantile per far giocare Gesù bambino con il piccolo Giovanni Battista e con un paio d'angioletti, meglio, cherubini, che completano la compagnia.



Guido Reni, Cupido dormiente, collezione privata.


Si tratta di uno spunto che consente all'artista di sfoggiare tutta la sua capacità tecnica riuscendo a invogliare chi guarda fino al punto di desiderare di prendere a pizzicotti i protagonisti del quadro. Questo, però, non vuol dire che l'immagine non rivesta profondi significati simbolici. Intanto, la scelta di rappresentare tutti come bimbetti, se da una parte rimanda all'innocenza, dall'altra dimostra implicitamente che il disegno divino si svolge fin dalle origini e che, quindi, la salvezza degli uomini fa parte dell'economia della creazione. La presenza del manto rosso e dell'agnello, poi, vuole significare il sacrificio del martirio, così come il grappolo d'uva nelle mani di Gesù è immagine dell'eucarestia, mentre la frutta lo è di vita e di abbondanza. Infine, il fatto che l'artista abbia scelto due cherubini non pare casuale, dal momento che essi sembrano evocare quelli descritti nell'Esodo (XXV, 19) posti a protezione dell'Arca dell'Alleanza della quale il Cristo e l'unione eucaristica costituiscono l'attuazione del Nuovo Testamento.
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Gli angeli nella pittura del Rinascimento
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 gennaio @ 22:24:56 CET (2141 letture)
ARTE I
Parte precedente

Gli angeli nel Rinascimento

La caratteristica saliente del Rinascimento è stata quella di recuperare lo stile, la bellezza, le proporzioni, i modelli decorativi e quelli figurativi dell'antichità greco-romana. Gli artisti del XV e del XVI secolo, non soltanto in Italia, ma sull'esempio degli italiani, si sono ispirati alla magnificenza di Atene e di Roma per dar vita a un periodo che Giorgio Vasari, il critico e pittore aretino, autore della più importante raccolta di biografie di artisti (Le Vite ... ), chiamerà con orgoglio "rinascita". Bene, gli angeli non fecero eccezione e finirono per assomigliare a delle Vittorie classiche. Il punto cruciale per questa nuova rivoluzione iconografica, che vedeva la sostituzione, in parte, del tipico abbigliamento angelico con dalmatica e pallio con una nuova veste rigonfia sulle pelvi, risiede nel soggiorno di Andrea del Castagno a Venezia nel 1442. Non che in precedenza non esistesse qualche esempio, anche illustre, come quello dell'angelo che caccia Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, dipinto da Masaccio (1425-1427) nell'affresco della cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze, ma è certo dopo il ritorno di Andrea a Firenze che si assiste alla diffusione di questa nuova tipologia.



Cambiano le loro vesti
Prima, gli angeli con la tunica stretta in vita erano soprattutto sul tipo di quelli dipinti da Beato Angelico, per esempio, nel Giudizio universale, vestiti da diaconi, secondo quella tradizione, sempre pseudo- areopagitica, che istituisce una relazione tra gerarchia angelica ed ecclesiastica.



Andrea del Castagno, a Venezia, in quel lontano 1442, eseguì gli affreschi con Dio Padre, Santi e i quattro Evangelisti in collaborazione con Francesco da Faenza, nella cappella di San Tarasio presso la chiesa di San Zaccaria. Di sua mano sono Dio Padre, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Successivamente lavorò alla basilica di San Marco lasciando un affresco con la Morte della Vergine (1442-1443). Cosa poteva averlo suggestionato? Se si osserva con attenzione la cupoletta dedicata alle Storie della Genesi, che si trova nell'atrio dell'edificio, non sarà difficile vedere che tutti i giorni della Settimana primordiale, quella nella quale Dio creò il cielo e la terra, gli astri, il mare, i pesci, gli uccelli, gli animali e l'uomo, sono caratterizzati dalla presenza di angeli che aumentano di numero con il progredire dei giorni.
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Gli angeli nel medioevo
Postato da Grazia01 il Domenica, 02 gennaio @ 23:34:53 CET (1183 letture)
ARTE I
...parte precedente



Giotto, Angeli che sorreggono la croce, particolare dell’affresco con il Giudizio universale, cappella degli Scrovegni, Padova.

Gli angeli nel medioevo

La grande novità del lungo periodo medievale è costituita dalla consolidata presenza delle ali. In realtà quando il Medioevo ebbe inizio, qualche esempio di angelo con le ali era già stato prodotto, ma è in questa stagione che si mise a punto un'iconografia precisa. Un momento chiave, primo in Italia, vero e proprio punto di passaggio, lo si trova a Roma nei mosaici dell'arco trionfale della basilica di Santa Maria Maggiore, voluti da papa Sisto III nel 432, all'indomani del Concilio di Efeso che aveva sancito il dogma per cui Maria è Thoetòkos, ossia la "Madre di Dio". Per rendere omaggio e per dare forza d'immagine a questa nuova condizione della Vergine che, implicitamente, confermava la coesistenza in Cristo di una perfetta natura divina e di una perfetta natura umana, il mosaico della basilica poneva Maria sul trono, circondata dagli angeli che avevano tutto l'aspetto e l'imponenza di dignitari di corte. Fra questi, uno la sovrastava volando, forse per ricordare il volo dell'annuncio di Gabriele che le rivelava il disegno divino.

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Gli angeli nella pittura
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 gennaio @ 21:42:43 CET (1115 letture)
ARTE I
Gli angeli nella pittura



Raffaello Sanzio, gli angioli, particolare della Madonna con il Bambino (Madonna Sistina) Gemaldegalerie, Dresda.


Diverse religioni hanno sentito la necessità di colmare la distanza tra Dio e gli uomini attraverso la creazione di figure intermedie. Soltanto tre confessioni, pero, hanno elaborato personaggi complessi come gli angeli, dotati di prerogative assai peculiari.



Ascensione del profeta trasportato in cielo dall’arcangelo Gabriele, dal manoscritto arabo miniato La fine fleur des Histoires par Lauqman, Museo di Arte Turca islamica, Istambul.

Quando sulle fredde pareti della catacomba di Priscilla a Roma, nel III secolo della nostra era, apparve la prima immagine di un angelo, questa figura aveva occupato la mente degli uomini per almeno mille anni, nel corso dei quali teologi, filosofi, artisti e gente comune avevano contribuito, con un enorme sforzo, ad attribuirle competenze, ambiti, personalità e aspetto, sulla spinta di un'esigenza che è comune a molte religioni. Il primo motivo per il quale si arriva a concepire figure angeliche è quello di soddisfare la necessità di collegare il dio Creatore alle sue creature. Gli angeli, come la gran parte delle figure intermedie presenti nelle diverse religioni, antiche e moderne, rispondono a questa esigenza: riempire una distanza altrimenti incolmabile fra l'uomo e Dio. Gli angeli, però, in quanto tali sono solo quegli esseri, intermedi per l'appunto, che compaiono nelle concezioni teologiche delle tre religioni del Libro: l'ebraica, che ne costituisce la prima evidenza, la cristiana, che ne sviluppa la riflessione, l'islamica, che alle due precedenti ha in buona sostanza attinto per quanto riguarda questo tema. Basterà solo ricordare che è l'arcangelo Gabriele che compare a Maometto per renderlo edotto sulla sua missione nel mondo (Sura, Il, 97-98 ). Tutte le altre figure, dalle apsaras (le ninfe celesti dell'induismo e del buddhismo), ai daimones della religione greca, non sono angeli perché non ne hanno né il ruolo né le competenze.
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PITTORI ITALIANI DELL' 800
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 ottobre @ 08:28:33 CEST (3045 letture)
ARTE I
PITTORI ITALIANI DELL' 800

Meno clamorosamente che in Francia, ma altrettanto profondamente,
l'arte italiana si rinnova soprattutto nelle esperienze dei macchiaioli e dei divisionisti.

Qui Le tentazioni di San Antonio del napoletano Domenico Morelli (1826-1901)

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Alphonse Mucha modernista e visionario
Postato da Grazia01 il Giovedì, 16 settembre @ 13:28:13 CEST (833 letture)
ARTE I

Alphonse Mucha modernista e visionario

Prima grande esposizione delle opere di Alphonse Mucha al Forte di Bard, ad Aosta, per i 150 anni dalla sua nascita.


Grazie a un linguaggio visivo innovativo e potente, l'artista ceco dava vita a immagini femminili piene di sensualità ed erotismo. I suoi poster sono composizioni grafiche precise, perfette e ancora oggi attualissime. Il suo modo di lavorare, passato alla storia come "stile Muchi', è unico: eterno simbolo dell'Art Noveau, esprime idealismo, amore e attaccamento alla patria.



II poster per l’esposizione di Brooklin
Museum di NewYork del 1921.


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ERCOLE PIGNATELLI
Postato da Grazia01 il Sabato, 28 agosto @ 12:31:00 CEST (1002 letture)
ARTE I
ERCOLE PIGNATELLI




E'scattante come un gatto, e del gatto ha l'eleganza, i baffi e il taglio degli occhi.
Ercole Pignatelli è un estroverso e un piacevole conversatore. Ama la buona cucina, soprattutto quella pugliese. A tavola, tra una portata e l'altra, è temibile: le sue critiche sono di quelle che lasciano il segno.


mostra di Ercole Pignatelli al Castello Carlo Quinto - Lecce

È nato a Lecce, il 28 aprile 1935, è un Toro; da più di tre decenni vive e lavora a Milano. Nel 1986 la regione Puglia l'ha festeggiato con una spettacolosa antologica nei suggestivi saloni del castello di Carlo V a Lecce.

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REMO SQUILLANTINI
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 maggio @ 11:49:58 CEST (1063 letture)
ARTE I
Una borghesia tra ironia e decadenza
Nella sua prima mostra milanese importante (quella del marzo 1987 al Nuovo Sagittario), ha visto, sin nelle prime ore dell'inaugurazione, numerosi bollini rossi, tradizionale simbolo per il quadro venduto. Le opere di Remo Squillantini appaiono raramente nelle vendite pubbliche: forse non più di due pezzi all’anno. Per ora, i suoi collezionisti preferiscono godersi questi quadri dalla curiosa raffigurazione in tutta solitudine, senza cederli. Si tratta di un collezionismo pionieristico, che ama la novità e non punta all'immediato disinvestimento.


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RICCARDO TOMMASI FERRONI
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 aprile @ 22:02:23 CEST (1384 letture)
ARTE I
RICCARDO TOMMASI FERRONI

Il pittore che viene dal Seicento.



Autoritratto - 1983

E’considerato erede e figlio spirituale di Gregorio Sciltian e di Pietro Annigoni perché, come loro, si rifà fedelmente alla tradizione classica della pittura, rispettoso dell'impostazione solidamente verista dell'immagine e della resa precisa dei particolari.



Astolfo - 1972
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FRANCO GENTILINI
Postato da Grazia01 il Giovedì, 08 aprile @ 16:37:16 CEST (761 letture)
ARTE I

FRANCO GENTILINI

Cattedrali e gatti


Aveva baffi bianchi e spioventi, si muoveva con solenne lentezza, ma non era un gatto. Lui i gatti, li disegnava, li dipingeva, li accarezzava. Nelle sale cinquecentesche di palazzo del Drago, in via de' Coronari a Roma, dove Franco Gentilini aveva lo studio, tutto era lindo, in ordine.
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ANTONIO PEDRETTI - La suggestione del reale
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 marzo @ 16:39:41 CEST (1373 letture)
ARTE I
ANTONIO PEDRETTI - La suggestione del reale

Strano destino, quello dei pittori di paesaggio. Sono un po' come i soldati semplici dell’arte, sempre in prima linea, sia quando si tratta di indietreggiare o di battere in ritirata di fronte allo strapotere degli avversari, sia in caso di avanzata, quando servono truppe scelte per riconquistare i territori perduti.



La montagna in alto
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La filosofia del dandy secondo Baudelaire
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 gennaio @ 12:09:43 CET (1643 letture)
ARTE I
La filosofia del dandy secondo Baudelaire

Si tinge i capelli di verde, il giovane Cbarles Baudelaire ; inizia i discorsi dicendo «quando ho ammazzato mio padre ... »: sono tutte pose. Le pose di un dandy.


Champs-Elysées di Guys (1805-92), il pittore che secondo Baudelaire
sapeva esprimere « il carattere della bellezza del dandy »

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CLAUDIO BONICHI
Postato da Grazia01 il Venerdì, 08 gennaio @ 11:18:04 CET (2390 letture)
ARTE I




Non c'è dipinto che nasca sul suo cavalletto che rimanga invenduto: «Prima di tutto dipinge per sé, e poi per il pubblico, ecco perché i quadri gli riescono così bene», dice di Claudio Bonichi il mercante Alfredo Paglione. Ma per uno strano e innato pudore lui nega che tutto quello che toccano le sue mani diventi oro.



Pittore e incisore come ce ne sono pochi oggi in Italia, padre tenero e attento di quattro figli (dai nomi spirituali come Francesco, Benedetta, Chiara e Martina), Claudio Bonichi pare sia anche un cuoco perfetto: «Quando prende possesso della cucina», dice Benedetta, la figlia maggiore, «il mio ruolo si riduce a quello di spettatrice e, una volta tanto, tocca a me criticare».
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Il cafè Guerbois
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 giugno @ 13:06:20 CEST (960 letture)
ARTE I Il Cafè Guerbois si trovava nell'attuale Avenue de Clichy 9 (già grande-rue des Batignolles 11); la città di Parigi ha apposto un pannello a memoria del luogo



Manet aveva scoperto il Guerbois verso il 1863. Situato in grande-rue des Batignolles numero 11 (oggi avenue de Clichy, 9), il caffè era accanto al negozio Hennequin, dove Manet andava a comperare i colori. Uomo di caffè, aveva preso l'abitudine di sostarvi; poi, trovando il posto piacevole, di andarvi quasi tutte le sere dopo il lavoro.
Il Guerbois era un locale di periferia, con giardino e pergolato, destinato ai pranzi di nozze, ai banchetti e ai giocatori di biliardo. Non aveva niente dell'eleganza di Tortoni o del Café de Bade, ma era comodo, perché Manet e i suoi amici abitavano quasi tutti nel quartiere Batignolles. Lì, essi potevano anche trovare delle modelle tra le ragazze della zona, creature facili ma poco venali, come sarebbe stata poi Suzanne Valadon.
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VI PRESENTO IL CAFFè DE GUERBOIS
Postato da zognetto il Sabato, 14 giugno @ 14:35:02 CEST (811 letture)
ARTE I Ciao ragazzi,vorrei presentarvi uno dei primi frequentatori del CAFFè GUERBOIS,Eduard Manet,che ha dato il via al Movimento impressionista in francia.
a lui si sono uniti Monet,Degas,Cesanne,Gauguin e molti altri artisti,tra cui scrittori e poeti......
che bella compagnia doveva essere!!!!!
ecco,il loro ritrovo era il CAFFè DE GUERBOIS,ragazzi,se avete delle immagini o notizie a riguardo,postatele,in modo che possiamo fare un bel salotto!!!!!!
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Le notti dei pittori
Postato da zognetto il Venerdì, 13 giugno @ 16:51:07 CEST (839 letture)
ARTE I ogni pittore di notte sogna la pennellata perfetta

la pennellata che possa far sparire la tristezza dal viso della gente

la pennellata che possa togliere l'indifferenza dal viso della gente

la pennellata che lo fa svegliare contento

salvo poi accorgersi che se l'è gia dimentiacata


ZOGNETTO

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copia d'autore di Zognetto
Postato da zognetto il Giovedì, 12 giugno @ 22:29:51 CEST (802 letture)
ARTE I CIAO RAGAZZI!!!!!!

Posto questa mia copia d'autore,un omaggio al Ferruzzi
che ha forse dipinto la migliore e piu semplice opera che a come tema la maternità.
la includo nella lista disposizione dell'iniziativa che ho chiamato
"dipingiamo per il Brasile!!!"
se volete saprne di più,sono a dsposizione,ragazzi!!!!






Molto Felice Molto Felice Molto Felice Molto Felice
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ragazzi,sono Zognetto,ecco il mio idolo,insieme a Caravaggio!!!!
Postato da zognetto il Martedì, 10 giugno @ 07:20:54 CEST (986 letture)
ARTE I

in futuro posterò delle mie opere in omaggio al grande Monet.

ciao ragazzi!!!!! Imbarazzato Imbarazzato Imbarazzato
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ciao ragazzi, vorrei postare na mia opera.......
Postato da Anonimo il Lunedì, 09 giugno @ 21:08:00 CEST (748 letture)
ARTE I ciao ragazzi, vorrei postare na mia opera in omaggio al grande caravaggio



a presto ragazzi
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Guido Pajetta - Il mercante innamorato
Postato da Grazia01 il Venerdì, 19 ottobre @ 18:57:33 CEST (2402 letture)
ARTE I La vita di Guido Pajetta è un'avventura che si è svolta tutta all'interno di una stanza, il suo studio di pittore.
È morto nel febbraio del 1987, all'età di 89 anni.
Sfogliando il volume monografico, uscito un anno dopo, vengono alla luce opere importanti e, tanto dal saggio critico di Mario De Micheli, che da quello biografico di Marina Sozzi, risalta il suo profilo di grande artista, purtroppo poco noto al grande pubblico.
Di solito, i pittori che in gioventù hanno operato negli anni tra le due guerre, hanno avuto una vita ricca di avvenimenti.




Autoritratto - 1968
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Innovativo sassone, Georg Baselitz
Postato da Grazia01 il Venerdì, 22 giugno @ 18:52:17 CEST (7234 letture)
ARTE I

kt Elke 2 (Nude Elke 2), 1976
Oil on canvas
78 3/4 x 63 3/4" (200 x 161.92 cm.)
Collection Albright-Knox Art Gallery


Il pittore che incarna le inquietudini tedesche del secolo scorso: dai famosi ritratti capovolti alla volontà di stupire con il gesto.
La questione se la ponevano già i fratelli Grimm circa duecento anni fa. Loro, gli specialisti degli indovinelli, sostenevano che il più grande enigma per i tedeschi era la Germania stessa.
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Dipingere il silenzio.... - Gianfranco Ferroni
Postato da Antonio il Martedì, 12 giugno @ 19:24:09 CEST (910 letture)
ARTE I
lettino

Come Morandi, anche Ferroni dialoga con gli oggetti che ha attorno
di SEBASTIANO GRASSO


Dopo la morte, nel 2001, alcune mostre, soprattutto di grafica, hanno tenuto vivò il ricordo di Gianfranco Ferroni (1927).
Ma questa bergamasca - circa 100 fra acqueforti e foto - inaugurata il 2 giugno, fa il punto su buona parte della sua produzione e da ouverture a quella che seguirà a Milano in luglio.
Entrambe, curate da Marcella Cattaneo, Maria Cristina Rodeschini e Marco Vallora.
Allestimenti di Mario e Tommaso Botta.



tavolo e bottiglia
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NiCK EDEL
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 marzo @ 10:50:17 CET (2363 letture)
ARTE I

Nick Edel, Albergian, 1989, acquerello su carta 30 x 27 cm


Solitari come eremiti, si aggirano per i monti e per i boschi di tutta Europa a scovare cinghiali, camosci, starne, aquile. Tra loro, c'è persino chi sogna di imbattersi in tassi, oppure in orsi. Se li si osserva da lontano, si può incorrere in inganno. Hanno molto del cacciatore, a iniziare dallo stile nel vestirsi: giacca dal sapore tirolese, cappello di feltro, solitamente verde, e piuma alla Passator cortese.
A tracolla, però, non portano fucile, né cartucciera alla cintola.
Sono gentiluomini armati soltanto di inoffensive matite, di gessetti colorati e di notes, grandi e piccoli, per disegno.
Questo loro andar per monti, boschi e laghi, per afferrare dal vero il volo e il colore degli uccelli, o la nobiltà statica di un cervo, questo tentar di riprodurre su carta o tela il mondo animale, variopinto e misterioso, è un antico e nobile rituale .
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Giacomo D'Andrea
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 marzo @ 21:15:56 CET (899 letture)
ARTE I

Acquarello

Nato nel 1950 in Sicilia, a Messina si diploma presso “l’Istituto Statale d’Arte” della sua città. Lavora di creatività anche in bozzetti di “Rivendicazioni Sindacali” e nei suoi oli dedicati al “Lavoro in fabbrica”.

Il Saper svelare riferimenti a concetti stilistici ben definiti nell’ arco dei tanti secoli di produzione pittorica, potrebbe, risultare ovvio o tantomeno scontato. Tuttavia piuttosto raramente si ha la possibilità di imbattersi in interpreti che hanno la caparbietà di dimostrare che taluni canoni realizzatevi, dovrebbero essere maggiormente preservati dalle spesso nefaste influenze moderniste.
Giacomo D’Andrea è un pittore conscio di una propria identità artistica, capace di ammaliare ed esternare qualsiasi proprio valore esistenziale attraverso l’alchimia delle forme e del colore.

I suoi paesaggi e le sue rappresentazioni figurative tendono tuttavia ad una sofisticata astrazione, sembra infatti che lo stesso Artista cerchi di spingersi con dolcezza un passo oltre quel sottile limite che contraddistingue la buona pittura dall’arte poetica.




"anziano" tempera acrilica
70 x 50 anno 1985
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Aligi Sassu
Postato da Grazia01 il Venerdì, 09 marzo @ 13:12:13 CET (1487 letture)
ARTE I

I Dioscuri 1931

Era inutile suonare alla porta dell'alloggio milanese di Aligi Sassu, perché lui la decisione l'aveva presa. da molti anni viveva la maggior parte dell' anno a Palma de Mallorca, nel piccolo paese di Pollensa, 12 mila anime soltanto, dove finalmente poteva pensare e dipingere in pace.
Questo ribelle dallo sguardo tra lo scanzonato e il pensoso, era nato a Milano nel 1912, ma il suo cuore era rivolto sempre alla terra paterna, la Sardegna. «Milano», diceva, «è sempre meno vivibile, mentre in Spagna lavoro con continuità e con un rendimento qualitativo superiore».
In Italia da tempo non aveva più amici. Personaggi come il pittore Renato Birolli, o poeti come Salvatore Quasimodo erano solo un lontano ricordo di gioventù. L'unica persona amica che gli era rimasta vicina era la moglie, la soprano Elena Olivares, di origine colombiana, che sovente sacrificò la sua arte per lui.
Ma i sacrifici, se così si possono chiamare, erano reciproci. Accadde non poche volte che Sassu non partecipasse all'inaugurazione di una propria mostra, per poter accorrere a una prima teatrale della moglie. «Mi sento rammaricato», diceva, «di aver perso, nel 1971, la sua prima dell'Aida all'Arena di Verona»




Il grande caffè - 1939
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Giovanni Cappelli
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 marzo @ 15:16:28 CET (3674 letture)
ARTE I

Era bello e coinvolgente colloquiare con lui, ascoltare la storia della sua vita e rendersi
conto della sua visione del mondo, che non lascia spazio ad alcuna illusione.
Giovanni Cappelli, nato nel 1923, era un romagnolo di Cesena dalla solida personalità. Aveva una forza interiore «che gli consente di considerare gli uomini e le cose nella loro condizione diverità», dice di lui il critico Mario De Micheli.
Quando lavorava, la sua concentrazione morale non gli permetteva scappatoie: persone cose vengono raffigurate in modo apparentemente freddo, ma, avverte sempre De Micheli: «Questo non vuoI dire che egli rinunci ad ogni commento, o che dalle sue telee esuli ogni emozione: vuoI dire soltanto che la sua emozione è quella che nasce davanti alle cose, alle situazioni, alle tante contraddizioni della realtà».


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ABRAHAM MINTCHINE
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 21:57:28 CET (1045 letture)
ARTE I I pochi tasselli a disposizione sulla breve e sfortunata vita di Abraham Mintchine danno un curioso risultato: quello di avere di fronte l'abbozzo di un romanzo.



Ritratto d'uomo seduto con sciarpa olio su tela 60 x 81

La primavera è stata la sua stagione. Mintchine nasce infatti il 14 aprile del 1898, e muore il 25 aprile del 1931 a La Garde, a pochi chilometri da Tolone. Grazie ad alcune lettere e fogli di diario, giunti sino a noi da chi l'ha frequentato durante il soggiorno parigino, ultima tappa della sua diaspora, si comprende quanto egli amasse la vita e vivesse, senza timore, l'idea della morte.
Il mercante René Gimpel, il giorno della scomparsa dell' artista, annota nel diario: «Sono annientato. Deve avere 30 anni. È spaventoso pensare che un genio sia morto nel fiore degli anni. Piango soprattutto per le grandi opere che non ha creato. Piango per ciò che il mondo ha perso. Piango per quella gioia che irradiava, quella gioia, che nel dolore, lo rendeva ragazzo. Durante la sua permanenza nel Mezzogiorno mi aveva scritto tre volte. Aveva scritto due o tre frasi bellissime, una soprattutto sul dolore. Non bisogna dimenticare che era russo: parlava molto male il francese e già, però, sapeva scrivere bene. Sarebbe diventato un Renoir o forse ancora di più».
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