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coppermine
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Novità
Evgenij Evtušenko
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 marzo @ 16:19:30 CET (137 letture)
Luciano Erba
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 gennaio @ 01:24:04 CET (137 letture)
![]() Nato a Milano,dove vive e ha sempre vissuto salvo brevi viaggi all’estero,si laurea alla Cattolica nel 1947 in lingua e letteratura francese e ne diventa docente e critico universitario; si è messo in luce come poeta negli anni Cinquanta. Partendo dalla tendenza nota come “linea lombarda” , la sua poesia cerca un rifugio dall’assurdità della civiltà consumistica nelle memorie dell’infanzia e nelle orme di un mondo perduto. Umberto Saba
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 26 dicembre @ 16:15:41 CET (3221 letture)
![]() VITA DI UMBERTO SABA Saba Umberto (Gorizia 1883 - Trieste 1957). Di origine ebraica, rifiutò il cognome del padre -che lo aveva abbandonato - e assunse, in omaggio alla madre, il cognome di Saba ("pane" in ebraico). Fu soldato nella prima guerra mondiale, ma non fu inviato al fronte. Dopo la guerra aprì una libreria antiquaria. Amava D'Annunzio, ma fu molto deluso dopo una visita personale al "poeta vate". "Il canzoniere" (1921) raccoglie tutta la sua produzione poetica di vent'anni. Perseguitato dal fascismo (leggi razziali), ebbe anche forti crisi nervose che dovette curare con intense sedute psicoanalitiche. Rifugiato Parigi fu protetto da Montale e da altri intellettuali antifascisti. Una seconda edizione del "Canzoniere" è del 1948. Nel 1953 fu ricoverato in clinica per un periodo. La sua raccolta di poesie è molto vasta, molto spesso descrive aspetti aspetti di vita quotidiana, come in "Città vecchia". Rabindranath Tagore
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 dicembre @ 11:13:18 CET (238 letture)
![]() Conosciuto anche con il nome anglicizzato di Tagore, nacque a Calcutta nel 1861. Di famiglia nobile, illustre anche per tradi zioni culturali e spirituali, nel 1877 fu inviato a studiare di ritto in Inghilterra dove rimase tre anni e ebbe i primi contatti con la cultura occidentale. Nel 1901 creò a Santiniketan (= asilo di pace) presso Bolpur, a 100 chilometri da Calcutta, una scuola dove attuare concretamente i propri ideali pedagogici: gli alunni vivevano liberamente, a immediato contatto con la natura, e le lezioni consistevano in conversazioni all'aperto, secondo l'uso dell'antica India. Lo stesso Thakur vi tenne conferenze di natura filosofica-religiosa. La scuola si fondava sugli antichi ideali dello Ashram (Santuario della foresta), affinché, come diceva, «gli uomini possano riunirsi per il supremo fine della vita, nel la pace della natura, dove la vita non sia solo meditativa, ma anche attiva». Sono idee che maturerà nel tempo e che diffonderà anche in europa e nel mondo occidentale attraverso giri di conferenze. Charles Baudelaire
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 dicembre @ 19:10:24 CET (160 letture)
![]() Charles Baudelaire nasce il 9 aprile del 1821 a Parigi, in una casa del Quartiere Lartino, dal secondo matrimonio dell'ormai sessantaduenne Joseph-Francois, funzionario al Senato, con la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays. La madre, in seguito alla morte prematura del marito, sposa un aitante tenente colonnello, il quale, a causa della proprio freddezza e rigidità (nonché del perbenismo borghese di cui era intriso), si guadagnerà l'odio del figliastro. Nel nodo doloroso dei rapporti con la famiglia e, in primo luogo, con la madre, si gioca gran parte dell'infelicità e del disagio esistenziale che accompagnerà Baudelaire per tutta la vita. Dopotutto, come fra l'altro testimonia l'intenso epistolario rimasto, egli chiederà sempre aiuto e amore alla madre, quell'amore che crederà mai ricambiati, perlomeno rispetto all'intensità della domanda. Nel 1833 entra al Collège Royal per volontà del patrigno. Nel giro di poco tempo, però, la fama di dissoluto e scavezzacollo prende a circolare all'interno del collège fino ad arrivare, inevitabilmente, alle orecchie dell'odiato patrigno il quale, per ripicca, lo obbliga ad imbarcarsi sul Paquebot des Mers du Sud, una nave che faceva rotta nelle Indie. Questo viaggio ha su Charles un effetto inaspettato: gli fa conoscere altri mondi e culture, lo pone a contatto con gente di tutte le razze, facendogli scoprire una dimensione lontana dalla pesante decadenza mondana e culturale che grava sull'Europa. Da questo, dunque, nasce il suo grande amore per l'esotismo, lo stesso che filtra dalle pagine della sua opera maggiore, i celeberrimi "Fiori del male. Ad ogni modo, dopo appena dieci mesi interrompe il viaggio per fare ritorno a Parigi, dove, oramai maggiorenne, entra in possesso dell'eredità paterna, che gli permette di vivere per qualche tempo in grande libertà. Nel 1842, dopo aver conosciuto un grande poeta come Gerard de Nerval, si avvicina soprattutto a Gautier, e gli si affeziona in maniera estrema. La simbiosi tra i due è totale e Charles vedrà nel più anziano collega una sorta di guida morale e artistica. Sul fronte degli amori femminili, invece, dopo aver conosciuto la mulatta Jeanne Duval, si scatena con lei un'intensa e appassionata relazione. Contrariamente a quanto spesso succede agli artisti di quegli anni, il rapporto è solido e dura a lungo. Charles trae linfa vitale da Jeanne: lei è tutrice e amante ma anche musa ispiratrice, non solo per ciò che riguarda l'aspetto "erotico" e amoroso della produzione baudeleriana, ma anche per quel timbro intensamente umano che traspare da molte sue poesie. In seguito, poi, con il sopraggiungere della vecchiaia, sarà amorevole e presente nei momenti tormentosi della paralisi che colpirà il poeta. Intanto, la vita che Baudelaire conduce a Parigi non è certo all'insegna della parsimonia. Quando la madre, infatti, scopre che ha già speso circa la metà del lascito paterno, consigliata dal secondo marito intraprende una procedura per poter ottenere un curatore a cui venga affidato il compito di amministrare con maggiore accuratezza il resto dell'eredità. Da ora in avanti, Baudelaire sarà costretto a chiedere al proprio tutore persino i soldi per comprarsi i vestiti. Il 1845 segna il suo esordio come poeta, con la pubblicazione di "A una signora creola", mentre, per vivere, è costretto a collaborare a riviste e giornali con articoli e saggi che furono poi raccolti in due libri postumi, "L'Arte romantica" e "Curiosità estetiche". Nel 1848 partecipa ai moti rivoluzionari di Parigi mentre, nel 1857, pubblica presso l'editore Poulet-Malassis i già citati "I fiori del male", raccolta che comprende un centinaio di poesie. La rivelazione di questo capolavoro assoluto sconcerta il pubblico del tempo. Il libro viene indubbiamente notato e fa parlare di sè, ma più che di successo letterario vero e proprio, forse sarebbe più giusto parlare di scandalo e di curiosità morbosa. Sull'onda della chiacchera confusa e del pettegolezzo che circonda il testo, il libro viene addirittura processato per immoralità e l'editore si vede costretto a sopprimere sei poesie. Baudelaire è depresso e la sua mente sconvolta. Nel 1861, tenta il suicidio. Nel 1864, dopo un fallito tentativo di farsi ammettere all'Acadèmie francaise, lascia Parigi e si reca a Bruxelles, ma il soggiorno nella città belga non modifica la sua difficoltà di rapporti con la società borghese. Malato, cerca nell'hashish, nell'oppio e nell'alcol il sollievo alla malattia che nel 1867, dopo la lunga agonia della paralisi, lo ucciderà a soli quarantaquattro anni. A quelle esperienze, e alla volontà di sfuggire alla realtà, sono ispirati i "Paradisi artificiali" editi sempre nell'"annus horribilis" del 1861. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, insieme alla madre e al detestato patrigno. Nel 1949 la Corte di Cassazione francese riabilita la sua memoria e la sua opera. Herman Hesse
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 dicembre @ 01:03:29 CET (258 letture)
![]() Tra sensualità e spiritualità Il 2 Luglio 1877 nasce, a Calw nello Shwarwald (Württemberg, Germania), Hermann Hesse, uno degli scrittori più letti del secolo. Il padre, Johannes, ex missionario e direttore editoriale è un cittadino tedesco nato in Estonia mentre la madre, Maria Gundert, è nata in India da padre tedesco e madre svizzero-francese. Da questo singolare impasto di culture si può forse far rinvenire la successiva attrazione che Hesse svilupperà per la visione del mondo orientale, la quale avrà la sua massima espressione nel celeberrimo "Siddharta", un vero e proprio "cult" per generazioni di adolescenti e no. Bertolt Brecht
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 dicembre @ 20:49:12 CET (369 letture)
![]() Brecht è il principale drammaturgo tedesco del Novecento. Nato nel 1898 ad Augsburg (Baviera) scoprì presto il suo amore per il teatro. Il suo esordio in teatro era fortemente influenzato dall'Espressionismo, ma presto aderisce allo schieramento marxista e sviluppò la teoria del "teatro epico" secondo cui lo spettatore non doveva immedesimarsi, ma era invitato a tenere una distanza critica per riflettere su quello che si vedeva in scena. Canzoni, elementi parodistici e una sceneggiatura molto ben studiata dovevano creare un effetto di straniamento, un distacco critico. Lo spettatore doveva imparare qualcosa. Il suo teatro offriva una grande varietà di storie e casi umani, oppure rivisitazioni di drammi storici che sapevano incantare il pubblico per la loro arguzia, modernità e impostazione scenica. Per le sue idee marxiste doveva, nel 1933, emigrare in America, raggiunta via Danimarca e Mosca (dove si guardò bene di restare). Quando tornò in Germania, nel 1949, fondò a Berlino Est un proprio teatro, il "Berliner Ensemble", dove cercò di realizzare le sue idee, portando questo teatro a una delle più affermate compagnie teatrali. Nonostante le sue convinzioni marxiste era spesso in contrasto con le autorità della Germania dell'est. Morì nel 1956 a Berlino. Grazia Deledda
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 dicembre @ 20:39:41 CET (1064 letture)
![]() Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871. Il padre, benestante, dopo la scuola elementare — unica istruzione formale ricevuta dalla scrittrice — assume un istruttore per guidare la ragazza nello studio dell’italiano e del francese. Proprio a causa della breve educazione regolare e della giovanile propensione per la letteratura d’appendice (Sue, Dumas, Invernizio), durante tutta la precoce e fortunata carriera, Grazia Deledda ebbe non pochi detrattori, che la giudicarono rozza e illetterata. L'unica eccezione di rilievo fu Luigi Capuana. Anche l’attribuzione nel 1926 del Nobel per la letteratura, non contribuì a dissolvere i dubbi e l’ostilità di una parte della critica, che ancora oggi continua a relegarla in una posizione di secondo piano tra gli scrittori del primo novecento italiano. Aharon Appelfeld
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 novembre @ 15:28:12 CET (134 letture)
![]() Aharon Appelfeld Premio Nobel per la letteratura nel 1966 In occasione della pubblicazione del libro di Aharon Appelfeld, Storia di una vita, per i tipi di Giuntina, abbiamo deciso di tradurre in italiano un suo brano su Shay Agnon (1888-1970), lo scrittore che più ha segnato la latteratura israeliana del XX secolo. Su Agnon, che ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1966 insieme alla poetessa Nelly Sachs, vi è una vastissima letteratura critica, purtroppo poco nota in Italia. Con questo breve articolo si intende fornire un testo che da un lato ci fa conoscere l'Appelfeld saggista, e dall'altro può essere utile a chi si accosti alla lettura della complessa e vastissima opera di Agnon. Questo articolo viene pubblicato grazie all'Istituto per la traduzione della lingua ebraica (The Institute for the Translation of Hebrew Literature), che qui ringraziamo. Resterà a dispozione dei nostri lettori per un mese. Tra il rifugio e la casa di Aharon Appelfeld È diventato un luogo comune descrivere l'opera di Agnon come rappresentante la tensione tra il sacro e il profano, o, secondo come pongono la questione i critici, tra tradizione e secolarizzazione. In altre parole, una tensione tra i poli opposti che erano profondamente radicati nelle anime dello scrittore e dei suoi contemporanei. Questa interpretazione della sua opera fu proposta per la prima volta più di mezzo secolo fa e venne diffusa con entusiasmo da Baruch Kurzweil: un Agnon del mondo tradizionale dei padri, contrapposto a un Agnon laico, scettico, che combatte per creare un ponte che è impossibile costruire. Questa interpretazione sembrava avere il suo fondamento negli scritti di Agnon. Era evidente in modo particolare in Tmol shilshom: Gerusalemme contrapposta a Giaffa; Sonia, la regina del mare e della vita d'ogni giorno contrapposta a Shifra, la cui vita si consuma in stanze soffocanti; gli scuri vicoli fanatici di Gerusalemme contrapposti al mare aperto e ai pionieri di Giaffa e ai coloni - mentre Yitzhak, il protagonista, sogna e combatte per trovare se stesso in questi due mondi. Sembra essere una opposizione forte, quasi simmetrica, tra sacro e profano. Ma questa stessa simmetria è sospetta. È vero, nella natura la si può trovare, ma le cose sono diverse laddove si tratta dell'anima. Diciamolo subito: persino in Tmol shilshom, dove il modello sacro / profano appare in modo così vivido, si tratta di un'illusione. Gerusalemme è una città di poveri, di tradizionalisti fanatici, e per nulla affatto un posto di fede genuina. Eppure in quella città fossilizzata vive il pittore Blaukopf, un ebreo che non osserva la Torah ma che è pieno di una religiosità intensa. Nel frattempo, a Giaffa e negli insediamenti, dove si tende a costruire un nuovo mondo ebraico, le cose sono lontane dall'essere perfette. Da una parte vi sono dei ricchi benefattori pomposi e dall'altra attivisti impostori, e nel mezzo dei palloni gonfiati. Tuttavia il devoto Hasid Malkhov vive a Giaffa, un ebreo del vecchio mondo con qualcosa dell'innocenza dei pionieri intorno a sé. In altre parole, cose che sembrano sacre o profane non sono necessariamente tali. A mio modo di vedere, c'è un altro modo di contrapporre Gerusalemme e Giaffa. Gerusalemme ha i suoi predicatori seducenti e Giaffa i suoi individui intriganti. A Gerusalemme c'è una devozione esteriore, e a Giaffa una falsa secolarità. Tuttavia esiste gente veramente religiosa a Giaffa come a Gerusalemme. Agnon non divise infatti la gente tra religiosa e laica, sostenne piuttosto che alcuni ebrei possedevano una spirituale qualità ebraica che mancava ad altri. Agnon non era un autore che amava i contrasti aspri; amava invece le sfumature. Non contrapponeva l'una cosa all'altra. I suoi caratteri non vengono presentati per mezzo di monologhi e discussioni, ma attraverso l'osservazione del loro comportamento, seguita a volte da un commento. In questo si distingueva dagli scrittori della sua generazione. I critici si sono sforzati di farlo rientrare nelle correnti letterarie dei suoi contemporanei e di sottolineare le loro qualità comuni, ma è impossibile sfuggire l'evidenza: Agnon sta in disparte / è una corrente a parte. Non nuotò nella corrente della sua epoca, che era sorta con la Haskalah, l'Illuminismo ebraico, ed era continuata durante la “rinascita” della lingua ebraica nel XIX secolo, movimenti questi che avevano accentuato il contrasto, la tensione e l'ostilità tra religione e vita, tra ebraismo e umanità. I suoi contemporanei avevano sostenuto, chi a voce alta e chi a voce bassa, che il vecchio ebraismo era in un vicolo cieco ed era condannato all'estinzione. Anche Berdiczewski e Brenner erano legati all'ebraismo, ma accettarono il verdetto. Agnon no. Lui, che aveva scritto Oreach natan lalun, che era una litania sulla distruzione, che era stato testimone dei protratti spasimi di morte dello shtetl ebraico, non poteva accettare la fine dell'ebraismo. Per tutta la vita si sentì parte dell'ebraismo e lottò per restaurarlo nel luogo dove era nato: Gerusalemme. In seguito alla grande distruzione Agnon si mise alla ricerca dell'ebraismo perduto. La sua opera è in effetti una prolungata raccolta di frammenti. Stranamente fu proprio Eretz Israel, la distanza fisica, che lo mise in grado di vedere il suo shtetl nativo non solo con affetto, ma anche in una nuova prospettiva. La Eretz Israel dei primi decenni del XX secolo rappresentava una protesta contro tutto ciò che la diaspora significava. E tuttavia proprio nel luogo che in quei giorni tentava così duramente di liberarsi del fardello del passato, egli riuscì a dare voce ai suoi antenati meglio di tutti i suoi predecessori. Agnon era diverso dai suoi contemporanei quasi in ogni aspetto della sua scrittura: la lingua, le fonti ebraiche alle quali attingeva, la sintassi, il tono ... La sua scrittura era non solo qualitativamente ma anche sostanzialmente diversa. È un fatto che può essere spiegato in una miriade di modi, ma io credo che resterà un mistero. La sua struttura mentale creò una poetica diversa. Forse possiamo applicare ancora (utilmente) la vecchia distinzione di Schiller tra i due tipi di scrittori, quello ingenuo e quello sentimentale. Lo scrittore sentimentale non può mai accettare la realtà come la vede, deve invece combattere per il perfetto e l'ideale. È un ribelle con un'idea, alla luce della quale egli vede le imperfezioni del mondo reale. La maggior parte degli autori che scrissero in ebraico dalla Haskalah in poi erano sentimentali, e la realtà ebraica era per loro fondamentalmente imperfetta. L'idea originale, la Haskalah, fu seguita dal Bund e dal comunismo, e più tradi dal sionismo. Questi rappresentarono una resistenza non solo alle condizioni sociali della diaspora, ma all'ebraismo stesso, ai suoi valori morali e religiosi. Lo scrittore ingenuo (non nel senso di non sofisticato, ma piuttosto di una certa integrale innocenza) accetta la realtà come la trova, con tutto il suo fascino e la sua bruttezza, passato e presente, materiale e spirituale. Non dice mai: questa società è senza speranza e va cambiata, dalle radici ai rami. Dirà invece: questa società nella quale vivo, che è così piena di dolore e di sofferenza, merita di essere osservata attentamente, fin dalle sue origini. La vita, così com'è, merita di un po' di pietà. Lo scrittore ingenuo non antepone un'idea alla realtà. Si preoccupa della realtà, con le sue infermità e deformità, e non perché è infatuato delle disgrazie. Sa che la sua società non ha accettato questi difetti di sua spontanea volontà, ma se li è visti imporre dalla realtà. Agnon può essere uno dei pochi scrittori della sua generazione, se non l'unico, per il quale vale la definizione di scrittore ingenuo. Gli altri erano caratterizzati dal loro conflitto con i padri, con la storia ebraica e soprattutto con la religione ebraica. Sebbene la maggior parte di coloro che scrivevano in ebraico non fossero sionisti, il loro messaggio equivaleva al pragmatico messaggio sionista: dobbiamo cambiare. Agnon non sapeva che farsene di questo messaggio. Provava un amore non sentimentale per il mondo dei suoi padri, per la casa ebraica e la sinagoga, per il mondo ebraico attraverso le epoche. Qualsiasi cosa fosse stata creata nel mondo ebraico era incastonata in lui e nella sua opera. T. S. Eliot ha affermato che l'essenza di uno scrittore sta nella memoria collettiva tribale, che egli custodisce e rinnova. In quel senso, Agnon fu unico tra i nostri scrittori. Abbiamo pensatori e scrittori che erano affascinati dall'ebraismo, gente come Martin Buber e Gershom Scholem, ma questi non lo accettavano come un tutto. Scelsero degli aspetti che li attraevano. Agnon invece vedeva l'ebraismo come un'entità culturale indivisibile. Ogni tentativo di divisione metteva in pericolo la sua integrità. Le sue opere abbracciavano tutto: la Haskalah e il chassidismo, l'assimilazionismo e il sionismo. Fuse la modernità e l'esperienza ebraica, e questo è il motivo per cui il suo mondo non è davvero diviso in sacro e profano, ma in quello dei valori e quello della loro assenza, di ciò che è autentico e di ciò che è falso. È un artista del dopo-assimilazione alla ricerca di se stesso e ha tentato di costruire dei ponti sulla frattura apertosi tra le generazioni. A differenza dei suoi contemporanei, non provava un sentimento di inimicizia per le credenze tribali. Fu uno dei pochi che capì che il cuore dell'ebraismo è nella sua religione, che può assumere particolari caratteristiche, come infatti è successo, ma che rimane l'infrastruttura che sottolinea la vera esistenza della tribù. Insieme a Rav Kook, Agnon vedeva l'emergente comunità ebraica in Israele non come il culmine, ma come l'inizio di una nuova vita ebraica. Era abbastanza libero dalla ortodossia moderna, dalla sua sicurezza di sé e le sue pretese. Aveva la libertà interiore di osservare chiaramente se stesso e i suoi padri, senza rancore e senza pietà. Naturalmente il suo mondo era diverso dal loro, ma questo non significa che fosse migliore. Scrisse in tono minore, senza scoppi di rabbia e geremiadi. L'azione è per lo più interna, ma non induca in errore: il quieto tono conservatore era di per se stesso la più grande rivoluzione. Mentre i suoi contemporanei andarono fuori alla ricerca di tesori, Agnon rimase a casa e comunicò con i suoi padri e i loro scritti. Fu questa sua abilità di restare fedele a se stesso, questa lealtà, che fecero di Agnon ciò che fu. È stato comparato a Kafka, e questo è un grande sbaglio. Kafka si preoccupava dell'individuo, delle sue profondità interiori, della sua inconsolabile disperazione. Il protagonista di Agnon, anche nei momenti di amara disperazione, non è mai solo. La tribù o ciò che ne è rimasto avrà pietà di lui e lo accoglierà nel suo seno nell'ora più buia. Questo è ciò che è successo a Yizhak Kummer e all'ospite di Oreach natan lalun. Persino l'individuo che si è smarrito lontano dalla tribù può cercare il sentiero e cercare di riunirsi ad essa. Il sionismo ha cercato di fornire un rifugio e una punto di riferimento per l'ebreo perseguitato, e Agnon ha cercato di ottenere l'impossibile: riunire i frammenti dell'anima tribale e riportarli alla loro antica fonte. Era una missione impossibile. Per tornare al punto di partenza, i critici e gli studiosi contemporanei ad Agnon, ad eccezione di Dov Sadan, lo videro secondo la propria immagine. Dal momento che erano sradicati, e preoccupati del loro sradicamento, videro in lui e nei suoi protagonisti dei riflessi di se stessi, e cioè di persone che oscillavano tra la realtà alla loro tradizione e il totale rigetto di questa. Agnon non aveva niente a che fare con questo. Era molto oltre questo conflitto. Era in pace con i suoi padri, non perché fosse debole, bisognoso di un rifugio e dimentico della frattura. Il ritorno ai padri era un ritorno a se stesso, e Gerusalemme chiudeva il ciclo delle peregrinazioni. Dopo anni per le strade, l'errante tornava a casa. [Trad. di C. Rosenzweig] Nazim Hikmet
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 novembre @ 00:09:49 CET (744 letture)
![]() Nazim Hikmet nasce a Salonicco nel 1902. È amico di Neruda, allievo di Majakovkij. È capace di ridere e piangere, di amare, di soffrire e di cantare. E cantava - racconta Neruda - prima piano e poi sempre più forte, a squarciagola, per vincere la sua debolezza e rispondere ai suoi torturatori. Cantava in mezzo agli escrementi delle latrine, dove lo avevano costretto a stare dopo averlo fatto a camminare fino all'esaurimento delle forze. Oppositore del regime di Kemal Ataturk, è condannato a 28 anni di carcere (1938) con l'accusa di incitamento alla ribellione perché ai cadetti della marina, che amano i suoi versi, piace leggere l'"Epopea di Sherok Bedrettin", il poema sulla ribellione dei contadini del 1500 contro l'impero ottomano. Per la sua liberazione, nel '49 firmano a Parigi, insieme a tanti altri, Sartre, Ricasso e Robeson. Per la libertà si sottopone a uno sciopero della fame di 18 giorni, nonostante il cuore malato. Esce dal carcere in seguito ad un'amnistia generale. Anche da libero è perseguitato: due tentativi di ucciderlo e il servizio militare a 50 anni, malato. Privato della cittadinanza turca, deve rifugiarsi all'estero, accolto con affetto ovunque; solo gli Stati Uniti gli negano il visto. Muore esule a Mosca nel 1963. |
Alessandra
Almina Madau I Almina Madau II Fabiola Fataorsetta I Fataorsetta II Fataorsetta III Fataorsetta IV Fataorsetta V Fataorsetta VI giamacista Grazia I Grazia II Grazia III Grazia IV Jackinthewind, Ahyme Marco, Luciano, Pino, Gabry Mariella Mulas Moirac I Moirac II Moirac III Moirac IV Moirac V Moirac VI Moirac VII Moirac VIII Paola e Gea Paolo Rosarossa I Rosarossa II Rosarossa III Rosarossa IV Spalato Tony-Kospan I Tony-Kospan II *Triskell*I *Triskell*II *Triskell*III
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