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Poesie d'autore, poesie inedite, Biografie, immagini e molto altro...: Racconti II

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Cane e padrone
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 gennaio @ 20:57:58 CET (227 letture)
Racconti II




Come suggerisce il Dottor Paolo, per attinenza al mio pensierino, propongo un pezzetto del racconto di Mann





Chi ha o ha avuto un cane deve assolutamente leggere Cane e padrone, questo breve racconto di Thomas Mann. E’ una lettura serena dove l’acutezza di analisi dell’autore, destinata di solito a scandagliare anime tormentate, è rivolta al rapporto di amicizia col proprio cane. Lo scrittore ci narra come Bauschan, un bracco di non pura razza (viene definito dal veterinario del racconto «bracco bastardo»), sia entrato a far parte della propria famiglia e della propria quotidianità e ci parla, all'occorrenza con piacevole ironia, dei gesti, delle azioni e dei fatti che sono tipici della convivenza con l’animale.



Quando la bella stagione fa onore al proprio nome e il cinguettar degli uccelli è riuscito a svegliarmi di buon’ora, perché il giorno precedente l’avevo terminato a tempo debito, mi piace, prima di colazione, camminar senza cappello per mezz’oretta all’aperto, nel viale davanti alla casa, oppure negli ampi prati, per respirare qualche boccata della fresca aria mattutina avanti d’immergermi nel lavoro, e per partecipare un po’ alle gioie del limpido mattino. Poi, sui gradini, che portano all’uscio di casa, lancio un fischio modulato su due note, simile alla melodia iniziale del secondo movimento della sinfonia incompiuta di Schubert, un segnale che si può considerare pressappoco come la musica a un nome di due sillabe. Un istante dopo, mentre continuo a camminare verso la porta del giardino, si ode lontano, in principio appena percettibile, nondimeno sempre più vicino e più chiaro, un leggero scampanellio, come quello che può risultare dallo sbattere d’una medaglietta contro le borchie metalliche d’un collare; e, quando mi volto, vedo Bauschan in piena corsa svoltare all’angolo posteriore della casa e precipitarsi su di me quasi intendesse buttarmi a terra. Per la fatica, ritira un po’ il labbro inferiore così da scoprire due o tre dei suoi incisivi, che luccicano d’un bianco splendido al sole mattutino.
Viene dalla cuccia che si trova lì dietro, sotto l’impiantito della veranda sostenuta da pilastri, e dove forse, fino al bisillabo fischio, si è fatto un breve pisolino mattinale dopo una notte passata tra mille avvenimenti. La cuccia è fornita di tende di stoffa ruvida e ricoperta di paglia, per cui accade che qualche fuscello resti attaccato al pelo di Bauschan, per giunta arruffato un po’ dal giacere, oppure gli si vada addirittura a ficcare tra le unghie delle zampe: uno spettacolo che ogni volta mi ricorda il vecchio conte Moor, visto un tempo, durante una rappresentazione singolarmente realistica, uscire dalla torre della fame con un fuscello di paglia tra due dita calzate dei suoi poveri piedi. Senza volere mi giro di fianco verso l’irruente, in posizione difensiva, perché’ la sua pseudo-intenzione di passarmi tra i piedi e di farmi cadere ha potenza illusoria infallibile. All’ultimo momento però, e immediatamente prima dell’urto, riesce a frenare e a deviare, cosa che dimostra il suo autocontrollo tanto fisico che psichico; a questo punto, senza abbaiare perché’ fa uso parsimonioso della sua voce sonora ed espressiva, prende ad eseguire intorno a me una sconvolta danza di saluto composta di saltelli, di smoderato scodinzolio, che non si limita allo strumento espressivo destinato a questo scopo, cioè la coda, ma coinvolge tutta la parte posteriore fino alle costole, e di contrazioni inanellanti del corpo e pure di capriole scattanti e centrifughe cui si aggiungono giri sul proprio asse, esibizioni tutte che lui però usa sottrarre ai miei sguardi, eseguendole sempre, dovunque io mi volti, dalla parte opposta alla mia.
Tuttavia nell’istante in cui mi chino e tendo la mano, eccolo all’improvviso, con un salto, accanto a me, il corpo premuto al mio stinco, fermo come una statua: si regge appoggiato di traverso, le forti zampe puntate sul terreno, il muso alzato verso di me, così che mi guarda negli occhi alla rovescia e dal basso in alto, e la sua immobilità, mentre gli accarezzo la spalla tra parole buone e a mezza voce, emana attenzione e eccitamento uguali a quelli della frenesia precedente…”

Thomas Mann

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LE PIACE SALIERI?
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 settembre @ 19:24:51 CEST (1042 letture)
Racconti II



LE PIACE SALIERI?

La giovane donna del palco numero 6 era graziosissima. Guardava nervosa il teatro che si riempiva. Aspettava qualcuno. Era sola e dava segni di insofferenza. Il ventaglio non trovava pace nelle sue mani sottili e le stecche di avorio venivano aperte e chiuse con discontinuità. Quando si sporgeva dalla balconata, lasciava intravedere un seno di madonna rinascimentale, schivo ma voluttuoso. Lo ammirò un signore che da parecchi minuti stava osservando i movimenti della giovane col suo binocolo da teatro.
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Basta di Samuel Beckett
Postato da Grazia01 il Lunedì, 30 agosto @ 20:25:42 CEST (932 letture)
Racconti II





Basta di Samuel Beckett

Tutto ciò che precede dimenticare. Molte cose alla volta non riesco. Così resta alla penna il tempo di prendere nota. Non la vedo ma la sento laggiù dietro. Per dire il silenzio. Quando si ferma, continuo io. Qualche volta si rifiuta. Quando si rifiuta continuo io. Troppo silenzio non riesco. O è la mia voce troppo debole a volte. La voce che esce da me.
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L'EUTANASIA DEL NONNINO
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 agosto @ 08:52:03 CEST (2019 letture)
Racconti II





L'EUTANASIA DEL NONNINO




Nonno Leone, detto Leonnino, aveva vissuto sano allegro e fumatore fino a novantatré anni. Poi la nonna era morta nel sonno, dopo che per tutto il giorno aveva preparato barattoli di marmellata di fichi. Era morta dolce. Leone aveva pianto, ma non tanto. Poi si era messo a mangiare pane e marmellata di fichi, mezzo barattolo a pranzo e mezzo a cena. Quando i barattoli erano finiti, aveva smesso di nutrirsi e aveva cominciato a rimpicciolire.
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LO SCIENZIATO
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 23 giugno @ 11:43:58 CEST (1175 letture)
Racconti II

LO SCIENZIATO
C'era uno scienziato assai ambizioso e infelice. Era etnologo sociologo criminologo biologo psicologo etologo allologo, e vantava un notevole curriculum.
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Natale in trincea
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 dicembre @ 20:36:53 CET (1313 letture)
Racconti II


La notte di Natale 1914, nelle trincee del fronte occidentale (Francia e Belgio) ci fu una tregua. Si trattò di una eccezionale circostanza dettata dalla spontaneità di un sentimento di fratellanza universale, più forte persino del rombo dei cannoni. Non la ordinarono i comandi supremi che, di contro, fecero di tutto per condannarla ed accertarsi che mai più si ripetesse in futuro.

Una preziosa testimonianza di un soldato inglese
che ebbe modo di assistere di persona a questo evento.
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Hemingway, passaggio a Venezia
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 novembre @ 17:31:12 CET (908 letture)
Racconti II

Dopo l'incontro in pizzeria, rividi Mara, da sola, nel solito pub. Finalmente potevo chiederle informazioni. Avevo tutto il tempo. Le chiesi di Paola. Cosa faceva, dove lavorava, se era sola. Le dissi che mi aveva colpito. Che volevo conoscerla.
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Dente di leone
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 agosto @ 23:15:35 CEST (3148 letture)
Racconti II

Nel prato di un giardino pubblico, con il tiepido sole della primavera, in mezzo all'erba tenera,
erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei Denti di Leone.
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Il gioco del silenzio
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 maggio @ 12:21:26 CEST (1286 letture)
Racconti II

Facciamo un gioco, maestra ... » Mancava poco alla campanella e i bambini erano stanchi. C'è un gioco molto bello, ma anche molto difficile» disse pensosa la maestra. «In realtà è un esercizio per bambini più grandi ... mi pare che voi siate ancora troppo piccoli.» Così diceva la maestra, guardando dubbiosa la classe. I bambini si erano fatti attenti. «Proviamo lo stesso, maestra» dissero alcuni. «Sì, sì..» gridarono subito gli altri.
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Il mondo in casa
Postato da Grazia01 il Domenica, 07 dicembre @ 18:29:59 CET (1004 letture)
Racconti II


Il mondo in casa

C'era una volta un omino che non usciva mai di casa.
Perché dovrei uscire? - diceva.
La televisione mi porta il mondo in casa. Posso vedere e conoscere
Aveva preso l'abitudine di starsene tutto il giorno, davanti al televisore da piccolo.
I suoi genitori, per farlo star buono, gli dicevano sempre:
"Guarda la televisione... "
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A cosa servono le lacrime d'amore
Postato da Grazia01 il Lunedì, 28 aprile @ 12:40:00 CEST (1334 letture)
Racconti II

A cosa servono le lacrime d'amore


Ti sei fermata anche tu per soccorrere quella donna che urlava, stesa sul marciapiede. Bionda, di mezza età, un cappotto cammello dal quale spuntavano i polpacci magri, velati di grigio, una scarpa infilata e l'altra tacco all'aria.
Tutt'intorno un cerchio di passanti curiosi, mulinello improvviso nella corrente del 23 dicembre. Tuo figlio ti ha tirato la giacca, voleva andare a casa, e c'era da capirlo: a tre anni, dopo una mattinata di shopping natalizio, non si resiste più.
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La visita
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 aprile @ 08:34:03 CEST (784 letture)
Racconti II

La visita

Il vecchio uscì dal bagno asciugandosi le mani. Prese la scatola del borotalco e verso un po' di polvere nel palmo. Mentre la distribuiva sul dorso delle mani e tra le dita, si fermò a guardare le rughette bianche della sua pelle, dove il talco si fermava, a disegnarle profondamente.
Contrariamente a quanto era sua abitudine, non ripiegò con cura l'asciugamano, ma lo gettò distrattamente in un angolo della stanza. Si sedette sul letto.
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Dubbi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 marzo @ 20:52:56 CET (900 letture)
Racconti II Dubbi

Un personaggio che m'incoraggiò sulla strada della filosofia fu il professor Barbieri, un signore piuttosto avanti con gli anni (sessanta che sembravano settanta), domiciliato a Napoli in via Sant'Eligio al Mercato.
Barbieri, più che un professore di lettere, amava considerarsi un "aio", ovvero un educatore globale. Il suo mestiere ideale sarebbe stato quello di passeggiare su e giù per il bosco di Capodimonte, con una dozzina di discepoli intorno («benestanti, altrimenti non li voglio»), ai quali insegnare l'arte sottile del Dubbio positivo. Purtroppo per lui gli abitanti del Mercato erano tutte persone dedite al commercio all'ingrosso e, come tali, amanti delle certezze assolute e dei pagamenti in contanti. Ciò premesso, il professore si ridusse a dare ripetizioni a due ragazzini pestiferi che ricambiavano in pieno il suo odio.
«Continuo a tenerli», mi disse un giorno «perché sono rispettivamente figli del salumiere e del fruttivendolo. La dignità, nel mio caso, abdica in favore dell'appetito e induce il cervello alla rassegnazione».

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L'incubo del teologo" di Bertrand Russell
Postato da Antonio il Mercoledì, 13 febbraio @ 15:02:37 CET (940 letture)
Racconti II

L'eminente teologo dr. Taddeus sognò di morire e andare in paradiso. I suoi studi lo avevano preparato, e non ebbe alcuna difficoltà a trovare la strada. Bussò alla porta del paradiso e s'imbatté in uno scrutinio più attento di quanto si fosse aspettato. "Chiedo il permesso di entrare," disse, "perché sono stato un uomo giusto e ho dedicato la mia vita alla gloria di Dio." "Un uomo?" rispose il custode, "che cos'è? E come potrebbe una creatura buffa come te promuovere la gloria di Dio?" Il dr. Taddeus rimase sbalordito. "Non è possibile che non conosciate l'uomo. Dovete per forza sapere che l'uomo è l'opera più sublime del Creatore." "Quanto a ciò," disse il custode, "mi spiace ferire i vostri sentimenti, ma quello che voi dite mi giunge del tutto nuovo. Dubito che chiunque quassù abbia mai sentito parlare di questa cosa che voi chiamate "uomo". Comunque, dato che mi sembrate tanto sbalordito, vi concedo la possibilità di consultare il nostro bibliotecario."
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IL MONTE DEI PEGNI
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 gennaio @ 21:38:31 CET (1423 letture)
Racconti II

IL MONTE DEI PEGNI
Una piazza lunga tra il Palazzo ducale, il Seminario e la facciata dell'Università, un rettangolo liscio, un grande spazio nel centro della città.
Il cielo in quella piazza è limpido e azzurro nelle giornate d'estate. E in altre stagioni corrono nuvole bianche spinte dal vento. E dopo che il vento ha tirato forte, piove. La pioggia scende fitta, scorre a rigagnolo lungo i muri. Ma fa presto a passare, il cielo torna pulito, un cristallo.
In quella piazza, nella parte più antica del Palazzo, dove i mattoni sono neri, c'è un vecchio portone rinforzato da una lamiera e da due bracci di ferro. Era il portone del Monte dei pegni.
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Forza d'amore
Postato da Grazia01 il Giovedì, 27 dicembre @ 11:42:10 CET (783 letture)
Racconti II

Forza d'amore
di Gianni Rodari

Un omettino giallo e brutto. Cammina male. Tutto cappello e pastrano. Scende lentamente le scale interminabili e ripide: entra ne la via, rumorosa benché sia di mattina. Ma c'è il carretto del lattaio, il carretto del mugnaio, il carretto del panettiere. E c'è le vecchine che vanno a Messa con il velo in capo strascicando le ciabatte.
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Mamma, papà e l'albero segato
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 dicembre @ 14:24:13 CET (924 letture)
Racconti II

Mamma, papà e l'albero segato
Di Cesare Fiumi

C 'era una volta, non tanto tempo fa, una coppia di anziani che viveva in una piccola casa di un piccolo paese. Un paese lontano dalla capitale, tanto che per raggiungerla avrebbero dovuto attraversare il mare.
Lì erano nati, lì avevano vissuto, lì avevano cresciuto i figli.
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Dopo le vacanze
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 dicembre @ 18:23:25 CET (791 letture)
Racconti II

Dopo le vacanze

Il risveglio è lento, e poi a lungo resta a poltrire.
Esplorandosi, qualche volta accarezzandosi.
Quando Chiara si alza la colazione è già lì, da scegliere: la pizza lucida d'olio, il miele e le marmellate, il prosciutto tagliato spesso, i biscotti storti fatti in casa, pieni di sapore.
Si lava, sceglie gli abiti da indossare. Si trucca solo quando è già completamente vestita.
Quella nel piccolo paese d'Abruzzo è una vacanza di tutti i sensi.
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L'avvocatino difensore di Carlo Collodi
Postato da Antonio il Lunedì, 26 novembre @ 21:37:13 CET (692 letture)
Racconti II

L'avvocatino difensore
di Carlo Collodi


Il suo nome era Tommaso: ma, in casa e fuori di casa, lo chiamavano Masino.
Masino aveva tutti i difetti, che può avere un giovinetto della sua età, fra gli undici e i dodici anni: disubbidiente, goloso, pigro, dormiglione, nemico dell'acqua per lavarsi le mani e il viso, coperto di frittelle e di strappi in tutti i vestiti che portava addosso, spacciatore di bugie all'ingrosso e al minuto, ciarliero, impertinente, rispondiero e avversario implacabile dei libri e della scuola.
La mamma lo sgridava: il babbo lo rimproverava: il maestro lo puniva, i compagni di scuola lo canzonavano della sua buaggine; ma il nostro Masino non se ne faceva né in qua, né in là.
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Il cane
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 marzo @ 14:43:16 CET (916 letture)
Racconti II

Scendeva le scale della palazzina gonfio di soddisfatta gioia. Durante la trasmissione aveva disarticolato le tesi degli ospiti.
Si era sentito e visto nel monitor come un dio: Zeus, il suo potere e la sua immagine, ovvero i capelli e la barba bianchi, sottili; folti i baffi sopra le labbra tumide, il petto ampio, l'eloquio calmo, sonoro, decisivo.
Non era. la prima volta che si sentiva così. Aveva fama di giornalista autorevole. Al suo passaggio i colleghi si ritiravano in un angolo, i pettegolezzi si azzittivano.
Scendeva le scale esterne senza il segretario che aveva rimandato a cercare la borsa in studio. Il giardino era buio. Piccole stelle terragne fiocamente illuminavano il prato. Era sopra pensiero.
Quando mise piede sul lastricato sentì alle spalle un fruscio morbido. Due braccia lanose si chiusero su di lui.
Sobbalzò e con la coda dell'occhio vide che erano le zampe di un enorme cane bianco, il muso fremente che gli sfiorava la nuca.
- Buono... buono... - sussurrò senza muoversi, improvvisamente ritornato bambino. Si rivide sul viottolo di quel casale di campagna davanti ad un cagnetto ringhioso che lo aveva morsicato ad una mano.
- Su, stai buono... - ripeté con voce spenta.
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L'UOMO DELLE GRU
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 marzo @ 14:35:16 CET (1020 letture)
Racconti II


Vivono soltanto coloro che lottano per realizzare ciò in cui credono fermamente. La loro vita si arricchisce di una luce e di una forza che riesce quasi a nascondere le sconfitte e le incomprensioni che tuttavia accompagnano il cammino di questi uomini. Le grandi azioni maturano nei momenti di silenzio; Franco questo lo sapeva e da alcuni giorni lavorava silenzioso nel garage sotto casa per portare a termine la costruzione dell'automezzo che da diversi mesi lo impegnava notte e giorno.
Si trattava di un vecchio camion militare acquistato per poche lire dagli americani alla base militare di Livorno. Non funzionava più ormai, e molti pezzi andavano sostituiti e trovati da qualche parte; di lavoro ce n'era parecchio e per molto tempo. Inoltre, era necessario procurare un braccio per realizzare la gru e trovare il sistema di installarlo e collaudarlo efficacemente. Era un sogno da tanto tempo custodito quello di costruire un automezzo capace di sollevare pesi; e poi, adesso, era importante cominciare un'attività seria e la gru era la risposta più adatta per chi voleva trovare nel proprio lavoro rischio, sacrificio, arte e creatività.
Franco credeva in quel vecchio motore abbandonato e dimesso, e sapeva che un giorno sarebbe tornato a ruggire di nuovo; soltanto l'amore e la passione possono restituire alla vita ciò che viene perduto e abbandonato.
Ormai era quasi mezzanotte e rimanevano alcuni bulloni da stringere e due tubi da collegare alla parte centrale del motore; poi tutto sarebbe stato pronto. Un fascio di luce giallastra si posava sulla parte anteriore del grosso automezzo mettendone in ombra la cabina e il pesante gancio sospeso dall'estremità del braccio. La macchina aveva un aspetto minaccioso e imponente nell'oscurità, quasi come un vecchio dinosauro portato di nuovo alla vita. Il lavoro andò avanti per tutta la notte senza pause; non c'era tempo da perdere. Tra due giorni la gru avrebbe dovuto funzionare alla perfezione, non sarebbero stati possibili né errori né ritardi.
Franco ci aveva pensato molto se accettare quel lavoro o rinunciarvi. Ma quella mattina, quando il frate priore scoprì la statua della Madonnina, Franco vide nello sguardo dolce di Maria un invito ad accettare quel suo primo importante lavoro e un cenno di coraggio, di sicurezza e di fiducia.
Sentiva che da quell'incontro, sarebbero dipese tante altre decisioni per risolvere difficili situazioni che in futuro si sarebbero presentate. Le nostre forze e i nostri calcoli spesso non sono sufficienti. Per scongiurare un pericolo è necessario un atto di umiltà e di abbandono a Colei che nel silenzio ha saputo fare la volontà del Padre.
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Perché ci sono tanti idioti nel mondo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 febbraio @ 14:52:23 CET (1415 letture)
Racconti II

Tanto tempo fa c’erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose…
Un giorno. tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero: «Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l’intelligenza di tre teste stupide». E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro: «Dove andate?». Gli idioti alzarono le spalle e risposero: «Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità». Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».
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Il ritorno
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 10:09:16 CET (899 letture)
Racconti II

Era, era sempre stato e stava tornando.
Aveva, galassia dopo galassia, varcato i confini dell'universo raggiungendo il limite dell'espansione e dal bordo era scivolato negli altri universi ed aveva incontrato gli altri simili a lui.
Questo era il motivo del lungo viaggio, con loro aveva scambiato e confrontato energie, conoscenze e creato emozioni, ma poi era giunto il momento del rientro, il richiamo si era fatto sempre più forte.
Tornò nel suo universo, raggiunse la familiare galassia ed individuò con gioia il pianeta verde-azzuro coperto di nubi.
Intorno ad esso si avvolse fondendosi con l'atmosfera.
Il globo, brulicante di primitiva vita e di forti emozioni destò in lui graditi ed antichi ricordi.
Avvertì il richiamo che s'era fatto sempre più forte: era atteso.
Si materializzò possente, distese le enormi membrane nere e sorvolò mari, pianure, montagne.
A gruppi parallelepipedi di pietra sintetica s'innalzavano dal terreno brulicanti di una semplice, primitiva specie vivente.
Piccoli uccelli metallici rombanti lo sfiorarono e presero a volare assieme a lui.
Un battito d'ali li disperse e veloce planò ove il richiamo era più forte.
Il vento sibilava attorno alla sua affusolata testa ed un rombo di tuono usciva dalla sua enorme bocca.
Una lupa d'argento si materializzò nella inaccessibile foresta circondata d'aguzze vette ed ululò a lungo al cielo per carpire la sua attenzione.
L'enorme massa con le nere, membranose ali spiegate si diresse verso di lei e lentamente le planò accanto.
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Lo specchio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 05 febbraio @ 20:57:03 CET (934 letture)
Racconti II

Sapete, certe volte quando ci si guarda allo specchio, non si vede la propria immagine bensì un'altra persona, che però non va pettinata, né imbellita va solo osservata
Bisogna fissarla attentamente e, cercare di scavare oltre quegli occhi spenti e monotoni perché ormai li si vede sempre e sono sempre gli stessi.
Si vede aldilà e scorgi le sue paure, i suoi gemiti ed i suoi urli. Lo vedi scivolare via ed allontanarsi fino a diventar buio. Al suo posto si scorge invece, la sua vita tetra, ghiaccia ed umida.
Si intravedono le persone che compongono questa vita
Tutti là grigi e lunghi che ti guardano E, per un attimo ti viene da chiudere gli occhi per il terrore, che da tempo scorre per tutto il tuo corpo; tanti sono i silenzi che lo specchio ha svestito.
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La favola della palma
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 gennaio @ 20:55:17 CET (1982 letture)
Racconti II



Una vecchia leggenda del Sahara, tradotta in favola dalla scrittrice tedesca Pet Partish, narra la storia di una palma che riesce a trasformare un evento drammatico in un'opportunità per sé e per gli altri:

"Là dove le onde del mare si incontrano con il deserto vi è un luogo in cui accanto alle tante palme che, per la loro slanciata bellezza, assomigliano a figure di donne, ce n'è una, un po' in disparte, con le sue foglie scure che appena sfiorano gli alberi vicini.

E' una palma davvero singolare! Appare tozza, con un tronco possente e forti foglie a forma di ventaglio che sono protese verso il centro, verso il suo cuore; lì dove di solito i teneri germogli verde chiaro si protendono verso l'alto, c'è un'enorme pietra rossastra, come ce ne sono tantissime sulla spiaggia.

"Ma come era arrivata lì quella pietra?"

Era accaduto tanti anni prima, quando questa poderosa palma era ancora un minuscolo alberello. Allora in quel luogo non c'erano case e non esisteva nessuna fonte d'acqua. C'erano soltanto alcune palme sulla spiaggia che insieme al piccolo germoglio di palma vivevano serenamente, nutrendosi di quello che ricevevano dal terreno sabbioso e grazie alla pioggia che, seppure raramente, cadeva dal cielo.


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Il piccolo Josè e il senso dell'Amore
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 dicembre @ 20:36:31 CET (873 letture)
Racconti II

Molti anni fa, talmente tanti che abbiamo ormai dimenticato la data precisa, viveva in un paese del sud del Brasile un bambino di sette anni, di nome José. Aveva perduto i genitori molto presto ed era stato adottato da una zia avara che, malgrado avesse molto denaro, per il nipote non spendeva quasi nulla. José, che non aveva mai conosciuto il significato dell'amore, pensava che la vita fosse proprio così, e non se ne addolorava. Poiché vivevano in un quartiere di gente ricca, la zia obbligò il direttore della scuola ad accettare suo nipote, pagando solo un decimo della retta mensile e minacciando di protestare con il sindaco se non lo avesse fatto. Il direttore non ebbe scelta,ma ogni volta che poteva istruiva gli insegnanti ad umiliare José, sperando che il bambino si comportasse male e loro avessero un pretesto per espellerlo.
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Ricordo di caccia
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 ottobre @ 16:56:23 CEST (3349 letture)
Racconti II

Era una di quelle notti in cui la terra sembra morta di freddo. L'aria diaccia diventa resistente, palpabile, tanto fa male; non un soffio la agita; morde, penetra, dissecca, uccide gli alberi, le piante, gli insetti, perfino i piccoli uccelli, che cadono dai rami sulla terra dura, e diventano, sotto il morso del freddo, anch' essi duri come la terra. La luna, al suo ultimo quarto, inclinata su di un lato, pallidissima, appariva morente in mezzo allo spazio, e così debole che pareva non potesse più andarsene; restava lassù, anche essa paralizzata dal rigore del gelo. Diffondeva una luce triste sul mondo, quella luce morente e scialba che ogni mese, alla fine della sua resurrezione, essa ci invia. Karl ed io andavamo gomito a gomito, curvi, le mani nelle tasche e il fucile sotto il braccio. Le scarpe, avviluppate nella lana per poter camminare nella palude diaccia senza scivolare, non facevano alcun rumore. lo rimiravo la nuvoletta bianca prodotta dal fiato dei nostri cani. In breve, fummo sulla riva della palude, e ci inoltrammo in uno dei passaggi tra i canneti secchi che si aprivano in quella foresta nana. I nostri gomiti, sfiorando le lunghe foglie a nastro, lasciavano dietro di noi un lieve fruscÌo; come non mai mi sentivo preso dal turbamento strano e possente che suscitano in me le paludi.
A un tratto, a una svolta di uno dei passaggi, scorsi la capanna di ghiaccio, costruita per metterci al riparo. Vi entrai e poiché avevamo ancora quasi un' ora per aspettare il risveglio degli uccelli migranti, mi avvolsi nella mia copert per cercare di riscaldarmi.
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Nonna Giuseppina di Giovanni Guareschi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 ottobre @ 19:39:46 CEST (1179 letture)
Racconti II

Nonna Giuseppina ha novantadue anni, vive da trent'anni, seduta su una poltrona e non esce mai dalla sua stanza. Le sue gambe si sono stancate di camminare per la casa, già da sei lustri, ma, per tutto il resto, nonna Giuseppina è in perfetta efficienza. Legge solo la Bibbia, ma la legge senza occhiali; è ancora capace di eseguire importanti addizioni a memoria, e, più di una volta, riesce e dimostrare perfettamente al signor Luigi che egli è o un padre o un marito o un figlio riprovevole.
Nonna Giuseppina, il 16 febbraio del 1887, uscì di casa assieme al marito, nonno Francesco. Lo accompagnò fino alla tomba di famiglia, curò che la cassa venisse calata con delicatezza, che la grande pietra di marmo ritornasse con precisione al suo posto e che i che i fiori fossero convenientemente distribuiti.
Poi ritornò a casa e non uscì più..
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In campagna
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 ottobre @ 00:28:56 CEST (992 letture)
Racconti II

Con mia madre che mi voleva molto bene, andavo, da luglio ad ottobre, in villeggiatura. Mangiavo il pane dei contadini, che di nascosto mi facevano bere il loro vino anche a mezzi bicchieri per volta. lo stavo quasi tutto il giorno insieme con i loro ragazzi, a cui insegnavo a rotolarsi giù per le balze del tufo sodo, a fare gli archi con la frusta o con un laccio delle scarpe. Senza che ne avessimo bisogno, andavamo a rubare negli altri campi; e così, mangiavo tante pesche, la maggior parte acerbe, che mi sentivo la pancia più dura d'un muro. '
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L'Anima di Elsa Morante
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 settembre @ 19:33:18 CEST (2155 letture)
Racconti II

Un vecchio signore aveva stretto amicizia con un' Anima. Una notte, ritornando a casa leggermente ubriaco e, secondo il suo costume, solo, 1'aveva scorta accoccolata sui gradini della chiesa e dapprima l'aveva creduta una mendicante. Caritatevole com' era, subito aveva messo mano alla borsa; ma la confusione delle dita di lei, che non facevano presa sulla moneta e tremolavano come fiammelle o fili d'erba al vento, lo aveva illuminato: si trattava proprio di un' Anima appena nata che ancora non aveva mai vestito un corpo. Inatteso e felice incontro!
I rari passanti che lo videro gestire e discorrere da solo (così essi credettero), capirono che era ubriaco e lo lasciarono in pace. Del resto, se avessero trovato qualcosa a ridire, egli avrebbe saputo come rispondere: «Ah, insomma, - avrebbe detto, - da settant'anni mi affanno ad esser cortese con voi, cerco di piacervi, e nessuno vuol saperne di me. Dichiarate che sono antipatico, che ho la voce sgradevole, il fiato cattivo, mi fuggite come un lebbroso.
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