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Poesie d'autore, poesie inedite, Biografie, immagini e molto altro...: Letture varie III

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La tenerezza in un saluto della sera
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 febbraio @ 20:15:50 CET (517 letture)
Letture varie III







Da dietro i vetri della finestra, guardava il susseguirsi delle stagioni attraverso i colori del suo giardino. Guardava le acque calme del lago e la cornice di montagne dalle creste ancora innevate e lo sguardo abile giungeva all’orizzonte, fino al promontorio della Rocca. Guardava il vento spostare le nuvole, mentre la luce calda del tramonto accompagnava il calare della sera.
Davanti alla sua casa passava una sentiero sterrato che s’inerpicava fino alla borgata superiore del paese, intersecando più volte, con ponticelli di legno, il ruscelletto che scendeva a valle; ormai, però, in pochi lo percorrevano. Nonostante ciò, il viottolo era ben sistemato e, nella bella stagione, si fregiava di piccoli fiori, quasi a voler allietare la dura salita.
Nel tardo pomeriggio di una giornata di primavera, scendevano, a passo spedito, tre persone, due donne e un uomo, con gli zaini in spalla. Una delle donne teneva tra le mani un fiore che serbava con la stessa cura con cui si custodisce un tesoro. Vide, da lontano, che qualcuno guardava dalla finestra affacciata al lago e rallentò il passo. Quando si trovò nei pressi dell’abitazione, con un sorriso, fece un cenno di saluto con la mano, in direzione della finestra.
L’anziana donna, stentava a credere che quel gesto fosse rivolto proprio a lei; tuttavia sorrise.
La giovane donna, allora, ripeté il cenno agitando con più energia la mano, come a far notare che quel saluto fosse rivolto proprio in direzione della finestra. E la vecchina, resasi conto, sorrise felice e prese ad agitare anch’ella la mano verso quella sconosciuta, tanto carina da volerla salutare nonostante non sapesse chi fosse.
La giovane donna si commosse e lasciò che una lacrima le rigasse il viso.
Era evidente la gioia dell’anziana signora che continuò a sorridere alla donna con il fiore, fino a quando la vide partire.
Il mondo, da dietro i vetri della finestra, non è sempre uguale. Il lago, le montagne, le nuvole, tutto cambia al ritmo delle stagioni; ma spesso l’abitudine ci fa vedere sempre le medesime cose.
Quando si arriva alla sera della vita, forse non si percepiscono più i cambiamenti, ma un semplice gesto di saluto può contrastare la consuetudine, per donare un momento di serenità a chi di sorridere non ne ha più la voglia.

Marilena

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Carta e penna addio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 dicembre @ 21:12:15 CET (422 letture)
Letture varie III







Le meno giovani se lo ricordano sicuramente: il dettato in bella calligrafia. Tutte lì, con la testa sul banco e la mano a guidare la penna inclinata che lasciava sul foglio una linea sinuosa. Le parole si rincorrevano e si allungavano come fossero il nostro sospiro, oppure si fermavano di colpo, quasi frenassero davanti al punto e a capo. Su quei fogli c'è un pezzo grande della nostra storia: quando si scriveva a mano. E noi donne una certa vocazione per l'uso della penna l'abbiamo sempre avuta. Diari nascosti nel cassetto, lettere strappate e riscritte mille volte. Biglietti d'amore e racconti che teniamo solo per noi. Appunti, versetti, poesie. Scritti di pugno, segni della nostra identità, non solo parole per comunicare. Carta e penna ci hanno accompagnato sin qui, ora finiscono in soffitta. Se non oggi, presto. La Finlandia nel 2016 bandirà per sempre dalle scuole gli appunti a mano. Solo tablet e computer.
Ma riporre le penne ed esercitare le mani al tasto anzichè al segno grafico della scrittura è solo una questione tecnica, formale? Oppure perdiamo qualcosa che fa parte di noi? Di noi donne, in particolare, perchè la mano che scrive, tirando fuori ciò che abbiamo dentro, è una rappresentazione della nostra capacità di generare.

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Lettera di un figlio a tutti i genitori del mondo
Postato da Grazia01 il Martedì, 02 dicembre @ 13:58:19 CET (667 letture)
Letture varie III




Lettera di un figlio a tutti i genitori del mondo

Non datemi tutto quello che vi chiedo. A volte chiedo solo per riscontrare quanto posso prendere.

Non sgridatemi; vi rispetto meno quando lo fate, e insegnate a gridare anche a me. Non vorrei imparare a farlo.

Mantenete le promesse, belle o brutte. Se promettete un premio, datemelo e comportatevi così anche con le punizioni. Non mi paragonate a nessuno, specialmente a mio fratello o a mia sorella; se mi fate apparire migliore di altri, sarò io a soffrire.

Non cambiate parere così spesso su ciò che devo fare; decidetevi a mantenere la vostra decisione.

Permettetemi di crescere, fidandovi delle mie capacità. Se voi fate tutto al mio posto, io non potrò imparare mai.

Non dite bugie in mia presenza, e non mi piace nemmeno che voi mi chiediate di dirle al vostro posto, neanche per darvi una mano. Questo mi fa sentire male e perdere la fiducia in tutto ciò che dite.

Quando sbaglio ammettetelo. Questo aumenterà la mia stima per voi, mi insegnerete così ad ammettere i miei sbagli. Trattatemi con la stessa affabilità e spontaneità che avete verso i vostri amici; essere parenti non vuol dire non poter essere amici.

Non mi chiedete di fare una cosa che invece voi non fate, anche se non lo dite; non farò mai ciò che voi dite ma non fate.

Quando voglio condividere una mia preoccupazione con voi, non ditemi: "Non abbiamo tempo per stupidaggini", oppure: "Non ha importanza, sono cose da ragazzi".

Cercate di capirmi e di aiutarmi. Vogliatemi bene e ditemelo. A me piace sentirmelo dire, anche se voi credete che non sia necessario dirmelo.

Abbracciatemi, ho bisogno di sentire la vostra amicizia, la vostra compagnia, in ogni momento.

(di Anonimo)

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L'anima genella
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 settembre @ 21:07:50 CEST (487 letture)
Letture varie III







"Ogni essere umano possiede la propria anima gemella. Quando l'uomo uscì come scintilla dal seno de Creatore, era duplice e quelle due parti si completavano: ciascuna era la metà perfetta dell'altra. Le due metà sono ora separate: ognuna ha preso una direzione diversa ed evolve separatamente dall'altra. Se possono riconoscersi lungo il corso della loro evoluzione, è perché ogni metà porta nella profondità del proprio essere l'immagine dell'altra e perché si sono marcate a vicenda col proprio sigillo. Ogni essere umano possiede così dentro di sé l'immagine della propria anima gemella. Tale immagine è molto sfumata, ma esiste. Ecco perché ognuno viene sulla terra con l'oscura speranza di incontrare prima o poi un'anima che gli dia tutto ciò di cui ha bisogno e che fra loro regnino un'armonia e una fusione indescrivibili."

O. M. Aivanhov
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Sulla strada
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 luglio @ 21:29:21 CEST (783 letture)
Letture varie III









“E per un istante raggiunsi l’estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell'entrare di netto nelle ombre eterne superando il tempo cronologico e nell'osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno mortale, nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per volare nello spazio sacro del vuoto della non-creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell'oblio che si aprivano nel magico firmamento del paradiso. Sentivo un rombo indescrivibile, un fragore che non era nelle mie orecchie ma dappertutto, e non aveva niente a che fare con il suono. Mi resi conto di essere morto e rinato innumerevoli volte, senza ricordare, perché la transizione dalla vita alla morte alla vita è così facile ed eterea, una magica azione per nulla, come addormentarsi e svegliarsi un milione di volte, la totale casualità e la profonda ignoranza di tutto ciò. Mi resi conto che era solo per via della stabilità della Mente intrinseca che aveva luogo questo ondeggiare dalla nascita alla morte, lieve come l’increspatura creata dal vento su uno specchio d’acqua puro, sereno. provavo un senso di felicità dolce, travolgente, come una grossa iniezione di eroina nella vena principale; come il brivido di un sorso di vino nel tardo pomeriggio; sentivo un formicolio ai piedi. Pensai che sarei morto di lì a un attimo. Ma non morii, feci sette chilometri a piedi, raccolsi dieci lunghe cicche di sigaretta e le portai nella stanza d’albergo di Marilou; usai il tabacco per riempire la pipa e l’accesi. Ero troppo giovane per capire cos'era successo.”

Kerouac – Sulla strada

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...dolore
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 marzo @ 13:01:42 CET (1056 letture)
Letture varie III





In un racconto di Antonio Tabucchì contenuto ne Il tempo invecchia in fretta, uno scrittore racconta del suo dolore alla schiena, un dolore fisico che, lo scopriamo leggendo, gli deriva dalle posture da lui assunte nello scrivere, di quanto queste incidano sì sulla sua colonna vertebrale, ma probabilmente sulla sua (e sulla nostra) esistenza. Un «malato di letteratura», lo definisce il suo medico, di una condizione che, come le posizioni che lui assume per scrivere, si confonde nell'intrico ingarbugliato dell'atto del suo scrivere e di quello del suo vivere. Verità del dolore e finzione della letteratura si mischiano dunque, come la realtà e le parole scritte per raccontare, e provocano e narrano quella sofferenza che, in fondo, è uno dei temi "classici" della letteratura. La scrittura è, ci pare dire Tabucchi, uno dei pochi e inevitabili modi di mettere le mani nella fragilità della condizione umana, là dove, Leopardi ce l'ha ben insegnato, il dolore è una delle sue parti costitutive. Forse quella stessa spina dorsale che lo scrittore del racconto tabucchiano non riesce a governare. L'uomo contemporaneo non ama molto che gli si ricordi questa fragilità. Lanciato sulla superficie della realtà e abbacinato dalla spettacolarizzazione di ogni proprio ambito, anche privatissimo, preferisce pensare che la morte e il dolore non lo riguardino, o comunque, quando questo accade, che il fastidioso inghippo debba essere risolto da medici, da stregoni, specialisti o da chi per loro. Ma l'arte continua a mettere le mani dentro questa materia fastidiosa, a ricordarci, come succedeva non molto tempo fa, che nascita, sofferenza, morte ci appartengono direttamente, che le vicende spesso dolorose dell'esistere tracciano, (sono la spina dorsale?) significano le nostre vite...
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Alessandro Baricco
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 marzo @ 21:32:29 CET (994 letture)
Letture varie III





Scrittore tra i più conosciuti e amati dai lettori di narrativa in Italia, Alessandro Baricco nasce a Torino il 25 gennaio del 1958. Si forma nella sua città sotto la guida di Gianni Vattimo, laureandosi in Filosofia con una tesi di Estetica e studia contemporaneamente al conservatorio dove si diploma in pianoforte. L'amore per la musica e per la letteratura, ispirano fin dall'inizio la sua attività di brillante saggista e di narratore.



Immagini di Giuseppe Dangelico, meglio conosciuto come Pino Daeni (Bari, 8 novembre 1939), pittore impressionista italiano.Dopo un periodo italiano, dal 1960 al 1979, durante il quale il suo lavoro è apparso in diverse importanti mostre, nel 1979 emigrò sotto il patrocinio della Galleria Borghi che gli ha dato la possibilità di presentare i suoi lavori a New York e Boston. Importante è la sua innovativa interpretazione dei piaceri semplici della vita. La sua capacità di catturare i movimenti e le espressioni dei suoi soggetti lo ha portato ad avere commissionati anche ritratti privati.





Tutto li stupiva: in segreto, anche la loro felicità.

Alessandro Baricco




Disse che bisognava stare attenti quando si è giovani perché la luce in cui si abita da giovani sarà la luce in cui si vivrà per sempre.Così bisognava stare attenti alla cattiveria perché da giovani sembra un lusso che ti puoi permettere, ma la verità è un’altra, e cioè che la cattiveria è una luce fredda in cui ogni cosa perde colore, e lo perde per sempre.

Tre volte all’alba




Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesci a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

“Questa Storia”





Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.



Lasciami andare a vedere il sogno, la velocità, il miracolo, non fermarmi con uno sguardo triste. Questa notte lasciami vivere laggiù sull’orlo del mondo, solo questa notte poi tornerò.

Alessandro Baricco

Buonanotte e buon fine settimana

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ll 25 Gennaio del 1882 nacque Virginia Woolf
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 gennaio @ 10:32:49 CET (956 letture)
Letture varie III


ll 25 Gennaio del 1882 nacque Virginia Woolf



Lunedì o martedì

Pigro e indifferente, scuotendosi agevolmente lo spazio dalle ali, conoscendo la via, l'airone passa sopra la chiesa, sotto il cielo. Bianco e remoto, assorto in se stesso, senza fine copre e scopre il cielo, si muove e s'arresta. Un lago? Cancellane le sponde! Una montagna? Oh, perfetto... l'oro del sole sulle sue pendici. Vi si tuffa dentro. Felci poi, o bianche piume, per sempre, sempre...
Anelando alla verità, aspettandola, laboriosamente distillando qualche parola, anelando per sempre... (un grido si leva a sinistra, un altro a destra. Ruote seguono vie divergenti. Omnibus si ammassano in conflitto)... anelando per sempre... (con dodici distinti rintocchi l'orologio assevera che è mezzogiorno; la luce fa spiovere scaglie d'oro; sciamano i bambini)... perennemente anelando alla verità. Rossa è la cupola, monete pendono dagli alberi, fili di fumo si levano dai camini; latrato, grido, richiamo "Pentole, pentole!"... e la verità?
Convergenti verso uno stesso punto piedi machili e piedi femminili, neri o incrostati d'oro... (Questo tempo nebbioso... Zucchero? no, grazie... Il commonwealth del futuro)... la luce del fuoco guizza e arrossa la stanza, tranne le nere figure dagli occhi lucenti, mentre fuori un furgone scarica, Miss Vattelapesca prende il tè seduta al suo scrittoio, e lastre di vetro proteggono pellicce...
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Natale sta arrivando
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 dicembre @ 20:52:20 CET (834 letture)
Letture varie III








Natale sta arrivando


Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all'altro:
"Tu credi nella vita dopo il parto?"
"Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi."
"Sciocchezze! Non c'è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?"
"Non lo so, ma sicuramente... ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca." "Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d'alimentazione... Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto."
"Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui."
"Però nessuno è tornato dall'aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un'angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla."
"Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi."
"Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?"
"Dove? Tutta intorno a noi! E' in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe."
"Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista."
"Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora ci stiamo solo preparando per essa..."

Eleonora Sinagra
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Dino e Sibilla - Storia di un amore
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 novembre @ 21:01:23 CET (971 letture)
Letture varie III





Dino Campana era un poeta. Un poeta un po' matto. Era nato a Marradi il 20 agosto del 1885. Suo padre era maestro elementare, la madre, molto cattolica, avrà un rapporto sempre difficile con il figlio. La sua presunta follia non gli impedirà di studiare e iscriversi all'università. Era inquieto, partiva e ritornava, fuggiva in Argentina, con viaggi di cui si sa poco ma che emergono dai suoi versi.



Forse non era poi così matto, almeno fino a un certo momento della sua vita. Sibilla Aleramo che in realtà si chiamava Rina Faccio era maggiore di lui, era nata nel 1876 ad Alessandria. Era una donna fatale, bella e famosa da quando aveva pubblicato un romanzo che in parte ne racconta la storia: Una donna. Simbolo per decenni del femminismo italiano, perché raccontava della violenza subita a 15 anni e del matrimonio riparatore; della presa di coscienza e del coraggio di lasciare poi quel marito violento e prepotente. Quando Campana la incontra lei ha quarant'anni, lui quasi 10 di meno. Lui ha già passato periodi difficili, ricoveri per gravi crisi depressive, alti e bassi e le sue condizioni di salute non sono buone. E' in cerca di un lavoro perché con la poesia non si vive affatto bene, vive in due stanzette in uno sperduto paesino dell'Appennino che si chiama Casetta di Tiara, con i pochi soldi che gli manda il padre.



E' il 3 agosto del 1916 quando Sibilla e Dino s'incontrano per la prima volta. Dalla corriera che s'inerpica al paese scende una donna in bianco con un grande cappello: si dirige verso Dino che l'aspetta appoggiato ad un muretto. Poco tempo prima lui gli aveva scritto dopo la lettura di Canti Orfici: “Chiudo il tuo libro, le mie trecce sciolgo”. Tra i due nasce una passione furibonda, e il termine furibondo non è casuale. Forse Dino, effetto da sifilide, sarebbe comunque impazzito del tutto, ma Sibilla ci mise del suo con un'arte e un metodo invidiabile. Va immaginato il contesto. Lui è un barbaro poeta, soffre di ossessioni, di cattivi pensieri, non dorme la notte: ha la percezione del suo grande talento, ma ha anche addosso una grande tristezza e una pacata gentilezza che gli permette ogni tanto di trovare spiragli in cui riesce a concepire più profondità di altri. Lei è sempre lei, sempre al centro delle cose, sempre al di sopra delle righe: quando scriveva, quando parlava, quando amava, quando viaggiava.
Un'eroina romantica delle lettere con un talento per il cattivo gusto, ma anche con un raro talento: il coraggio di vivere con generosità. Quando s'incontrano Dino non spera nemmeno di poter vivere una storia d'amore con questa donna mirabile, poi si lascia andare a quella che sarà la sua più grande passione. Lei ha tanti uomini, ma gli promette che esisterà solo per lui. Dino è attraversato dai venti freddi della sua mente, come li chiama lui. Dino conosce bene gli amanti di Sibilla. In quel periodo si chiamano Cardarelli, Carrà, Prezzolini, Soffici, Papini, per fare alcuni nomi. Lui viene travolto dalla gelosia e si trasforma e peggiora ogni giorno. E' un poema maledetto quello che stanno scrivendo. Si stabiliscono a Settignano da un'amica svedese che rimane sbigottita dalle violente liti. “Saremo un solo gemito” scrive Sibilla. Decidono di passare il Natale del 1916 a Marradi, il paese natale del poeta, in uno squallido albergo il Lamone. Qui accade qualcosa di sottile e terribile che peggiora ulteriormente la mente di Campana. Sibilla lo porta da uno psichiatra il quale spiega alla donna che la sua follia deriva dalla sua infezione e che non può fare nulla, e la mette in guardia contro il rischio di ammalarsi a sua volta.




E' il 21 gennaio 1917, e lei decide di non vederlo più ma non riesce a staccarsi completamente da lui e dopo qualche tempo comincia a scrivergli lettere appassionate. Lui le chiede di tornare da lui, lei risponde di no ma scrive: “Ti amo ancora”. Lei lo cerca ma poi fugge, fino a quando decide di lasciarlo davvero e di non scrivergli più, quando ormai Dino non è più in grado di scrivere e nemmeno di vivere. Fu internato in manicomio e non ne uscì più fino alla morte, nel 1932. Non sappiamo che amore fosse stato il loro se la vita li avesse aiutati. Lei scrisse che lui meritava il castigo: “Per le rose che furono calpestate presso l'orlo della mia veste. Io ch'ero la vita” Lui, due anni prima di morire scrisse in una lettera indirizzata ad un amico: “Tutto va per il meglio, nel peggiore dei mondi possibili”. Ma in quel peggior mondo possibile Sibilla non c'era più.
La Aleramo continuerà la sua attività di donna impegnata nella letteratura e nella politica, avrà altri amori, attraverserà il fascismo, nel secondo dopoguerra si iscriverà al PCI. Morirà nel 1960.
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Socrate
Postato da Grazia01 il Venerdì, 12 ottobre @ 18:37:23 CEST (623 letture)
Letture varie III






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Chi non capisce l'antifona
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 11 luglio @ 20:28:20 CEST (916 letture)
Letture varie III
Quando la vita dipende dai modi di dire


Spending review, beauty contest, moral suasion, project bond, peacekeeping, default... Come insetti fastidiosi, queste espressioni assediano la nostra lingua così ricca di sfumature, di modi di dire che però snobbiamo liquidandoli come frasi fatte, indice di banalità. E invece le frasi fatte, utilizzate correttamente possono divenire mezzi espressivi efficaci e concisi. Lo sostiene un dizionario Zanichelli di qualche anno fa, che ho recuperato, intrigato dal suo titolo: Capire l'antifona.


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Due forestieri alla fiera del libro
Postato da Grazia01 il Lunedì, 30 aprile @ 19:07:47 CEST (768 letture)
Letture varie III




Due forestieri alla fiera del libro

Alcuni giorni fa' si e' conclusa la fiera del libro a Pola. Una delle rare occasioni in cui questa addormentata citta' mediterranea in cerca di identita' si risveglia dal sonno invernale in cui tutti i giorni sono uguali uno all'altro. Anche le foschie sono come quelle di ieri…. Sempre uguali, pesanti e indifferenti si trascinano per le vie ed entrano nelle ossa dei passanti che rincorrendo la gioventu' perduta vanno da sportello a sportello nella speranza che lo Stato li ricordera' almeno in questo periodo natalizio concedendo loro qualche soldino in piu' sulla loro misera pensione. In quest'atmosfera si e' tenuta una grande (per le circostanze locali) fiera del libro che e' stata degnata della presenza di Umberto Eco. Purtroppo quel giorno quando Eco e' stato ospite alla fiera io, spinto da motivi di pura sussistenza, sono stato fuori Pola e non sono riuscito a rientrare in tempo per vedelo ed ascoltarlo. Una delle poche cose che avrei volentieri ricordato in quest'anno. Sebbene, anche essendo a Pola, difficilmente avrei avuto l'occasione di avvicinarlo, o addirittura di conoscerlo con tutte quelle persone piu' idoneee di me. Pero' mi discpiace lo stesso.
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Pegaso
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 marzo @ 19:20:27 CEST (940 letture)
Letture varie III




L'idea di un cavallo alato è molto antica e proviene dall'Asia Minore. La vitalità e la forza del cavallo, unite alla capacità di volare e quindi di svincolarsi dal peso della gravità fanno di Pegaso un simbolo della vita spirituale del poeta e della sua ispirazione che si eleva indomabile, incurante di qualsiasi ostacolo terreno.
Pegaso è una figura della mitologia greca. È il più famoso dei cavalli alati. Secondo il mito, nacque dal terreno bagnato dal sangue versato quando Perseo tagliò il collo della Medusa. Secondo un'altra versione, Pegaso sarebbe balzato direttamente fuori dal collo tagliato della Medusa, insieme a Crisaore.
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Il Semà dei sufi (dervisci)
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 marzo @ 09:53:41 CEST (698 letture)
Letture varie III




Il Samâc (in turco, Semà), detto anche “la danza dell'estasi”, è il tipico dhikr della Mevleviyya, la Confraternita sufi fondata a Konya (Turchia) da Jalâl âlDîn Rûmî nel XIII° secolo.
Nel suo insieme, tutto il semà rituale ha plurime valenze. Anzitutto: i Mevlevi danzano a Konya un Semà rituale completo la seconda settimana di dicembre per celebrare la morte di Jalâl âlDîn Rûmî. Altamente emblematica, altamente spirituale, questa danza è l’espressione stessa della realtà divina e della realtà fenomenica, in un mondo in cui tutto, per sussistere, deve ruotare come gli atomi, come i pianeti, come il pensiero. Il Semà simbolizza l’ascesa spirituale - viaggio mistico dall’essere a Dio - in cui l’essere si dissolve ritornando poi sulla terra («prima di compiere il viaggio credevo che le montagne fossero montagne e i mari fossero mari; durante il viaggio scoprii che le montagne non sono montagne e i mari non sono mari; ed ora che sono giunto so che le montagne sono montagne, e i mari sono mari» disse il grande maestro sufi del IX secolo Dhu âl Nûn âlMisrî).
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Questo è "la vita"...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 dicembre @ 22:56:44 CET (558 letture)
Letture varie III






Com'è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama "rispetto".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama "maturità"...
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Il pensiero verticale e quello laterale
Postato da Grazia01 il Martedì, 29 novembre @ 21:24:02 CET (796 letture)
Letture varie III





Il pensiero verticale e quello laterale

Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in prigione, un mercante di Londra si trovò, per sua sfortuna, ad avere un grosso debito con un usuraio. L'usuraio, che era vecchio e brutto, si invaghì della bella e giovanissima figlia del mercante, e propose un affare. Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza.
Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi della proposta. Perciò l'astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza. Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero, che poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno. Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di suo padre sarebbe stato condonato. Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo padre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso. Ma se si fosse rifiutata di procedere all'estrazione, suo padre sarebbe stato gettato in prigione e lei sarebbe morta di stenti. Il mercante, benché con riluttanza, finì coll'acconsentire. In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante e l'usuraio si chinò a raccogliere i due sassolini. Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor più acuti dal terrore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri. Poi l'usuraio invitò la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la sua sorte e quella di suo padre.
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Oggi si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 novembre @ 21:55:35 CET (690 letture)
Letture varie III
Giornata della donna




Oggi si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La data venne stabilita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, con la risoluzione numero 54/134, con un invito rivolto ai governi, alle organizzazioni internazionali e alle Ong ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

L’Assemblea Generale dell’Onu ha ufficializzato una data che fu in realtà scelta da un gruppo di attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leònidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana.

In Italia solo dal 2005 diversi Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. Centinaia di iniziative in tutto il paese vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere.


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Da "la Montagna incantata" di Thomas Mann
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 novembre @ 12:57:18 CET (650 letture)
Letture varie III

(…) Castorp sapeva perché ascoltava Settembrini, non proprio espressamente, ma lo sapeva. C'era quasi un senso del dovere, al di là della irresponsabilità del turista e ospite in vacanza che non oppone resistenza a nessuna impressione e non respinge le cose, ben sapendo che domani o posdomani aprirà di nuovo le ali e ritornerà alla vita usata: qualcosa dunque come un precetto di coscienza, e, per essere precisi, il precetto e il monito di una coscienza sudicia lo inducevano ad ascoltare l'italiano, tenendo le gambe accavallate e il “Maria Mancini” tra le labbra, o salendo, in tre, dal Quartiere inglese verso il Berghof.
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Pioggia in letteratura, idilli e tragedie
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 novembre @ 20:13:31 CET (1164 letture)
Letture varie III


Colazione da Tiffany, il famoso bacio sotto la pioggia

Le 5 pagine memorabili della storia della letteratura

L’acqua piovana ispira di tutto: malinconie proustiane, idilli dannunziani,] tragedie verghiane, pure allegrie para-palazzeschiane, surrealismi marqueziani. Non c'è pioggia più lunga e molesta, nei romanzi, di quella che cadde su Macondo per quattro anni, undici mesi e due giorni. Le brevi tregue dell'acqua erano solo «annunci di rincrudimento», al punto che l'umidità persistente fece spuntare fiori negli ingranaggi delle macchine agricole e crescere filetti di zafferano sulla biancheria bagnata. L'atmosfera era tale da produrre una sorta di effetto Magritte: “I pesci sarebbero potuti entrare dalle porte e uscire dalle finestre, nuotando nell'aria delle stanze». La pioggia fantastica di Cent'anni di solitudine doveva servire a lavare delle sue follie e tragedie il paese del fu colonnello Buendia, ma il suo risultato sarà ben diverso e tutta quell'acqua finirà per sprofondare ancora di più il paese nell'abisso del nulla. Ma lasciamo stare le piogge apocalittiche, ne vediamo troppe, anche nella realtà.

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LA CONGIURA DELLE GALLINE di Natalia Ginzburg
Postato da Grazia01 il Lunedì, 07 novembre @ 17:42:02 CET (1018 letture)
Letture varie III
Non so se qualcuno della mia generazione ha letto, nell'infanzia, i romanzi di Tommaso Catani, nelle edizioni Salani per i bambini. I libri delle edizioni Salani per bambini costavano, se non sbaglio, cinque lire al volume, erano rilegati in tela azzurra, e avevano in copertina un disegno di due ragazzetti in vesti ricamate che sedevano a leggere su un sofà. I romanzi di Tommaso Catani erano quattordici; e avevano disegni e illustrazioni del pittore Carlo Chiostri.

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La vecchiaia
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 ottobre @ 13:57:08 CET (797 letture)
Letture varie III

Ora noi stiamo diventando quello che non abbiamo mai desiderato diventare, e cioè dei vecchi. La vecchiaia non l'abbiamo mai né desiderata, né aspettata; e quando abbiamo cercato di immaginarla, era sempre in modo superficiale, grossolano e distratto. Essa non ci ha ispirato mai né una profonda curiosità, né un profondo interesse. (Nella storia di Cappuccetto Rosso, il personaggio che meno ci incuriosiva era la nonna, e non ci importava affatto che uscisse salva dal ventre del lupo.) Lo strano è che anche adesso che stiamo invecchiando noi stessi, non sentiamo nessun interesse per la vecchiaia. cosi ci sta accadendo una cosa che non ci era mai accaduta fino ad oggi: fino ad oggi procedevamo negli anni sempre accesi da una viva curiosità verso quelli che diventavano via via i nostri coetanei; adesso invece sentiamo d'avanzare in direzione d'una zona grigia, dove faremo parte di una folla grigia le cui vicende non potranno accendere né la nostra curiosità, né la nostra immaginazione. Il nostro sguardo sarà sempre ancora puntato sulla giovinezza e l'infanzia…

da “Mai devi domandarmi” di Natalia Ginzburg,
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E nato all'improvviso...Oriana Fallaci
Postato da Grazia01 il Domenica, 11 settembre @ 09:14:46 CEST (859 letture)
Letture varie III

È nato all' improvviso. È scoppiato come una bomba. Inaspettatamente come la catastrofe che il mattino dell'11 settembre 2001 ha incenerito migliaia di persone e dissolto due degli edifici più belli della nostra epoca: le Torri dello World Trade Center. La vigilia della catastrofe pensavo a ben altro: lavoravo al romanzo che chiamo il-mio-bambino. Un romanzo molto corposo e molto impegnativo che in questi anni non ho mai abbandonato, che al massimo ho lasciato dormire qualche mese per curarmi in ospedale o per condurre negli archivi e nelle biblioteche le ricerche su cui è costruito. Un bambino molto difficile, molto esigente, la cui gravidanza è durata gran parte della mia vita d'adulta, il cui parto è incominciato grazie alla malattia che mi ucciderà, e il cui primo vagito si udrà non so quando.
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La rivincita degli incompresi
Postato da Grazia01 il Sabato, 10 settembre @ 20:11:28 CEST (1043 letture)
Letture varie III

La rivincita degli incompresi


Troppo timidi, troppo originali o spaventati dalle sfide? Tutti lo siamo. Risultato: finiamo per essere (o sentirci) sottostimati. Oggi è considerato un grande nome della letteratura italiana. Ma in vita non ebbe il riconoscimento che avrebbe desiderato: il suo unico romanzo venne pubblicato un anno dopo la sua morte.
Il libro era Il Gattopardo, e il suo autore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un grande ... incompreso: è rimasto famoso il giudizio di un altro scrittore, Elio Vittorini, che respinse il romanzo per l'editore Einaudi (spiegando a Tomasi, in una lettera, che lo trovava non "sufficientemente equilibrato nelle sue parti"), pur consigliando invece a Mondadori di assicurarsi il libro ... dopo una revisione dell'autore.
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quante volte... di Cesare Pavese
Postato da Grazia01 il Venerdì, 09 settembre @ 13:02:47 CEST (1243 letture)
Letture varie III

...ma quante volte avevo visto passare le carrette rumorose con su le sediate di donne e ragazzi, che andavano in festa, alla fiera, alle giostre di Castiglione, di Cossano, di Campetto, dappertutto, e io restavo con Giulia e Angiolina sotto i noccioli, sotto il fico, sul muretto del ponte, quelle lunghe sere d'estate, a guardare il cielo e le vigne sempre uguali. E poi la notte, tutta la notte per la strada si sentivano tornare cantando, ridendo, chiamando attraverso il Belbo. Quasi godevo se veniva un temporale, il finimondo, di quelli d'estate, e gli guastava la festa.
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Niente è successo per caso
Postato da Grazia01 il Domenica, 28 novembre @ 21:04:22 CET (979 letture)
Letture varie III


Niente è successo per caso, come niente succede mai per caso nella nostra vita. Solo che spesso non ci fermiamo mai a considerare quello che ci avviene, e così facendo perdiamo il senso vero delle cose. Ci sentiamo spesso un ingranaggio insignificante in una navicella che procede sola, senza senso e senza rotta, in uno spazio tanto infinito da inghiottirci. E invece non è così, Tutte le storie sono legate fra loro. La nostra rotta ci appare allora quella che è davvero: un cerchio. E noi sappiamo che possiamo sempre partire, ma anche tornare, perché la meta del nostro viaggio è la stessa della nostra partenza. In un cerchio si può fare.

Anna Genni Miliotti
Quello che non so di me

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La disobbedienza civile
Postato da Grazia01 il Venerdì, 26 novembre @ 17:44:21 CET (774 letture)
Letture varie III

La disobbedienza civile


E’ con vero entusiasmo che sottoscrivo il motto: “Il miglio governo è quello che governa meno”. Mi piacerebbe che fosse realizzato il più rapidamente e sistematicamente possibile, in realtà, si riduce a questo, che il miglior governo “E’ quello che non governa affatto” e anche in ciò credo fermamente. Riusciremo a ottenerlo quando saremo abbastanza maturi. Nella migliore ipotesi il governo è un espediente, ma il più delle volte la maggior parte dei governi, e talvolta tutti i governi, sono inefficienti. Le stesse obiezioni sollevate contro la decisione di tenere un esercito permanente (e molte e importanti come sono meriterebbero di essere adottate) possono essere portate contro un governo permanente. L’esercito permanente è solo un braccio del governo permanente: che è la maniera scelta dal popolo per realizzare la propria volontà; e tuttavia, prima che il popolo possa agire per suo mezzo, è ugualmente soggetto ad abusi e perversioni.
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Mill e la libertà
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 novembre @ 17:25:24 CET (819 letture)
Letture varie III




Mill e la libertà

Forse nessuna parola del lessico politico è più ambigua della parola "libertà". Libertà può voler dire quasi tutto e il contrario di tutto, prova ne sia che negli ultimi due secoli non c'è dottrina politica di qualche importanza - spesso le più incompatibili tra loro, o quelle che oggi sappiamo essere state le più liberticide - che non si sia detta a favore della libertà. Il saggio di John Stuart Mill che il lettore ha tra le mani è il più celebre, e riuscito, tentativo di definire che cosa debba intendersi per libertà da un punto di vista liberale; ma non già in generale, bensì in un’epoca storica precisa, e cioè nell’epoca del governo rappresentativo e del suffragio universale.
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Anna dei miracoli
Postato da Grazia01 il Domenica, 14 novembre @ 13:58:10 CET (892 letture)
Letture varie III




Una storia da raccontare.

La bella storia di Helen Keller e di Johanna “Anne” Mansfield Sullivan Macy (14 aprile 1866 - 20 ottobre 1936), nota anche come Annie Sullivan.

Un compito difficile

Helen Keller, una bambina nata il 27 giugno del 1880, cieca e sorda a 19 mesi, forse a causa di una scarlattina o più probabilmente per una meningite, vive un mondo tutto suo e la famiglia, per quanto benestante, non sa come affrontare la sua situazione, se non assecondandone ogni comportamento e cercando di semplificarle le cose.
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Centenario della morte di Lev Tolstoj
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 novembre @ 19:30:59 CET (11037 letture)
Letture varie III

Appartengo alla categoria degli alienati tranquilli.

Chi sono io? Uno dei quattro figli di un tenente colonnello in pensione, rimasto orfano a sette anni, allevato da donne e da estranei e che, senza aver ricevuto alcuna educazione mondana né intellettuale, a diciassette anni è entrato nel mondo. Non ho grandi ricchezze né un posto particolarmente brillante in società, e soprattutto manco di principi.
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