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Mi chiedi parole.
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 dicembre @ 20:02:52 CET (533 letture)
Poesie di Quasimodo








Mi chiedi parole. Ma il tempo
precipita come un masso sulla mia anima
che vuole certezze, e più non ha sillabe
da offrire se non quelle silenziose
del sangue legate al tuo nome,
o mia vita, mio amore senza fine.

Salvatore Quasimodo


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VENTO A TINDARI
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 dicembre @ 23:01:06 CET (1459 letture)
Poesie di Quasimodo




VENTO A TINDARI

Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima.
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UOMO DEL MIO TEMPO
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 gennaio @ 17:33:17 CET (1616 letture)
Poesie di Quasimodo




UOMO DEL MIO TEMPO


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,



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Solo che amore ti colpisca
Postato da Grazia01 il Venerdì, 08 ottobre @ 19:15:44 CEST (2553 letture)
Poesie di Quasimodo





Solo che amore ti colpisca




Non dimenticare che vivi in mezzo agli animali
i cavalli i gatti i topi di fogna



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"Sette fratelli Cervi"
Postato da Grazia01 il Domenica, 25 aprile @ 08:52:32 CEST (3475 letture)
Poesie di Quasimodo
Il 25 Aprile nel ricordo dei "Sette fratelli Cervi"

In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
in sogni, saggi di malizia e ladri


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LETTERA
Postato da Grazia01 il Giovedì, 04 marzo @ 17:18:10 CET (1808 letture)
Poesie di Quasimodo
LETTERA


Questo silenzio fermo nelle strade,
questo vento indolente, che ora scivola
basso tra le foglie morte o risale


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Ora che sale il giorno
Postato da Grazia01 il Martedì, 16 febbraio @ 17:38:00 CET (1300 letture)
Poesie di Quasimodo




Ora che sale il giorno



Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.


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Non ho perduto nulla
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 giugno @ 21:56:10 CEST (1609 letture)
Poesie di Quasimodo Non ho perduto nulla

Sono ancora qui, il sole gira
alle spalle come un falco e la terra
ripete la mia voce nella tua.


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Specchio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 31 marzo @ 12:38:35 CEST (2938 letture)
Poesie di Quasimodo Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba


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Quasi primavera......
Postato da Grazia01 il Domenica, 02 marzo @ 15:51:31 CET (1172 letture)
Poesie di Quasimodo

Marzo è matto. Ormai che si è fatto questo nome, chi glielo leva più? Eppure vorrei vedere un altro al posto suo, così a cavalcioni fra inverno ed estate fra caldo e freddo, e, da una parte, lo tira il vento di febbraio, dall'altra, il cielo d'aprile gli fa l'occhiolino. E quel povero marzo corre di qui e di là, aiuta le gemme a schiudersi, spazza il cielo dalle nuvole, si da da fare da tutte le parti.. Si capisce che qualche volta, gli vengono le bizze e fa il matto. Troppe esigenze per questo povero mese!

Salvatore Quasimodo

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Angelo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 09 novembre @ 14:48:21 CET (1388 letture)
Poesie di Quasimodo

Dorme l'angelo
su rose d'aria, candido,
sul fianco,
a bacio del grembo
le belle mani in croce.

La mia voce lo desta;
e mi sorride,
sparsa di polline
la guancia che posava.

Canta; m'assale il cuore,
opaco cielo d'alba.
L'angelo è mio;
io lo posseggo; gelido.


Salvatore Quasimodo
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Vicolo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:09:44 CEST (2118 letture)
Poesie di Quasimodo Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

Acque e terre (1920-1929).
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Lamento per il sud
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:24:28 CEST (3422 letture)
Poesie di Quasimodo La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve...
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca,
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d'acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d'inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d'amore senza amore.

Quasimodo
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Il mio paese è l'Italia
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:21:47 CEST (1227 letture)
Poesie di Quasimodo Più i giorni s'allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d'Israele,
il sangue tra i rifiuti, l'esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l'Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.
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Colore di pioggia e di ferro
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:20:04 CEST (1857 letture)
Poesie di Quasimodo Dicevi:morte, silenzio, solitudine;
come amore, vita. Parole
delle nostre provvisorie immagini.
E il vento s'è levato leggero ogni mattina
e il tempo colore di pioggia e di ferro
è passato sulle pietre,
sul nostro chiuso ronzio di maledetti.
Ancora la verità è lontana.
E dimmi, uomo spaccato sulla croce,
e tu dalle mani grosse di sangue,
come risponderò a quelli che domandano?
Ora, ora: prima che altro silenzio
entri negli occhi, prima che altro vento
salga e altra ruggine fiorisca.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 1


Quasi un madrigale
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:19:04 CEST (2664 letture)
Poesie di Quasimodo Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno nel suo
occhio in rovina e l'aria dell'estate
s'addensa e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri. S'allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini
quest'ultimo gioco del cielo. Ancora,
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
degli alberi stretti dentro la cerchia
dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno
e sempre quel sole che se ne va
con il filo del suo raggio affettuoso.
Non ho più ricordi, non voglio ricordare;
la memoria risale dalla morte,
la vita è senza fine. Ogni giorno
è nostro. Uno si fermerà per sempre,
e tu con me, quando ci sembri tardi.
Qui sull'argine del canale, i piedi
in altalena, come di fanciulli,
guardiamo l'acqua, i primi rami dentro
il suo colore verde che s'oscura.
E l'uomo che in silenzio s'avvicina
non nasconde un coltello fra le mani,
ma un fiore di geranio.
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Lettera alla madre
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:18:27 CEST (1614 letture)
Poesie di Quasimodo «Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.»
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 1



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