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IMITAZIONE
Postato da Grazia01 il Lunedì, 18 dicembre @ 12:15:50 CET (696 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II









IMITAZIONE



Lungi dal proprio ramo,
povera foglia fragile,
dove vai tu? Dal faggio
là dov'io nacqui, mi divise il vento.

Esso, tornando, a volo
dal bosco alla campagna,
dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro.

Vo dove ogni altra cosa,
dove naturalmente
va la foglia di rosa,
e la foglia d'alloro.


Giacomo Leopardi


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Questo tempo...
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 febbraio @ 09:58:22 CET (1084 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Questo tempo è gravido di avvenimenti ... non lo sprecate. Quando ci libereremo dalla superstizione, dai pregiudizi, quando trionferà la verità, il diritto, la ragione, la virtù se non adesso? Quando risorgerà l'amor della patria? Quando? Sarà morto per sempre? Non ci sarà più speranza? lo parlo a voi ... Ora è il tempo ... O in questa generazione che nasce, o mai. Abbiatela per sacra, destatela a grandi cose, mostratele il suo destino, animatela.

GIACOMO LEOPARDI

Biografia


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PENSIERI CIV / CXI - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 maggio @ 18:49:48 CEST (1197 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri


CIV.

L'educazione che ricevono, specialmente in Italia, quelli che sono educati (che a dir vero, non sono molti), è un formale tradimento ordinato dalla debolezza contro la forza, dalla vecchiezza contro la gioventù. I vecchi vengono a dire ai giovani: fuggite i piaceri propri della vostra età, perché tutti sono pericolosi e contrari ai buoni costumi, e perché noi che ne abbiamo presi quanti più abbiamo potuto, e che ancora, se potessimo, ne prenderemmo altrettanti, non ci siamo più atti, a causa degli anni. Non vi curate di vivere oggi; ma siate ubbidienti, sofferite, e affaticatevi quanto più sapete, per vivere quando non sarete più a tempo. Saviezza e onestà vogliono che il giovane si astenga quanto è possibile dal far uso della gioventù, eccetto per superare gli altri nelle fatiche. Della vostra sorte e di ogni cosa importante lasciate la cura a noi, che indirizzeremo il tutto all'utile nostro. Tutto il contrario di queste cose ha fatto ognuno di noi alla vostra età, e ritornerebbe a fare se ringiovanisse: ma voi guardate alle nostre parole, e non ai nostri fatti passati, né alle nostre intenzioni. Così facendo, credete a noi conoscenti ed esperti delle cose umane, che voi sarete felici. lo non so che cosa sia inganno e fraude, se non è il promettere felicità agl'inesperti sotto tali condizioni.
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PENSIERI XCVIII / CIII - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 maggio @ 20:33:05 CEST (1287 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri


XCVIII.

Simile alla soprascritta osservazione è la seguente, che ognuno che abbia o che abbia avuto alquanto a fare cogli uomini, ripensando un poco, si ricorderà di essere stato non molte ma moltissime volte spettatore, e forse parte, di scene, per dir così, reali, non differenti in nessuna maniera da quelle che vedute ne' teatri, o lette ne' libri delle commedie o de' romanzi, sono credute finte di là dal naturale per ragioni d'arte. La qual cosa non significa altro, se non che la malvagità, la sciocchezza, i vizi d'ogni sorte, e le qualità e le azioni ridicole degli uomini, sono molto più solite che non crediamo, e che forse non è credibile, a passare quei segni che stimiamo ordinari, ed oltre ai quali, supponghiamo che sia l'eccessivo.
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PENSIERI XCIII / XCVII - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 maggio @ 20:55:04 CEST (1033 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

XCIII.

Molti, anzi quasi tutti gli uomini che da se medesimi e dai conoscenti si credono stimati nella società, non hanno altra stima che quella di una particolar compagnia, o di una classe, o di una qualità di persone, alla quale appartengono e nella quale vivono. L'uomo di lettere, che si crede famoso e rispettato nel mondo, si trova o lasciato da un canto o schernito ogni volta che si abbatte in " compagnie "di genti frivole, del qual genere sono tre quarti del mondo. Il giovane galante, festeggiato dalle donne e dai pari suoi, resta negletto e confuso nella società degli uomini d'affari.
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A se stesso
Postato da Grazia01 il Giovedì, 28 aprile @ 19:19:05 CEST (969 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II




A se stesso


Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,


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PENSIERI LXXXVII / XCII - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 aprile @ 20:13:47 CEST (1261 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LXXXVII.


Chi viaggia molto ha questo vantaggio dagli altri, che i soggetti delle sue rimembranze presto divengono remoti; di maniera che esse acquistano in breve quel vago e quel poetico, che negli altri non è dato loro se non dal tempo. Chi non ha viaggiato punto, ha questo svantaggio, che tutte le sue rimembranze sono di cose in qualche parte presenti, poiché presenti sono i luoghi ai quali ogni sua memoria si riferisce.
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PENSIERI LXXXII / LXXXVI - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 14 aprile @ 13:55:31 CEST (1174 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LXXXII.

Nessuno diventa uomo innanzi di aver fatto una grande esperienza di se, la quale rivelando lui a lui medesimo, e determinando l'opinione sua intorno a se stesso, determina in qualche modo la fortuna e lo stato suo nella vita. A questa grande esperienza, insino alla quale nessuno nel mondo riesce da molto più che un fanciullo, il vivere antico porgeva materia infinita e pronta: ma oggi il vivere de' privati è sì povero di casi, e in universale di tal natura, che, per mancamento di occasioni, molta parte degli uomini muore avanti all'esperienza ch'io dico, e però bambina poco altrimenti che non nacque. Agli altri il conoscimento e il possesso di se medesimi suol venire o da bisogni e infortuni, oda qualche passione grande, cioè forte; e per lo più dall'amore: quando l'amore è gran passione; cosa che, non accade in tutti come l'amare.
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PENSIERI LXXVIII / LXXXI - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 aprile @ 21:40:28 CEST (1100 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LXXVIII.


Due o più persone in un luogo pubblico o in un'adunanza qualsivoglia, che stieno ridendo tra loro in modo osservabile, né sappiano gli altri di che, generano in tutti i presenti tale apprensione, che ogni discorso tra questi divien serio; molti ammutoliscono, alcuni si partono, i più intrepidi si accostano a quelli che ridono, procurando di essere accettati a ridere in compagnia loro. Come se si udissero scoppi di artiglierie vicine, dove fossero genti al buio: tutti n'andrebbero in iscompiglio, non sapendo a chi possano toccare i colpi in caso che l'artiglieria fosse carica a palla. Il ridere concilia stima e rispetto anche dagl'ignoti, tira a se t'attenzione di tutti i circostanti, e dà fra questi una sorte di superiorità. E se, come accade, tu ti ritrovassi in qualche luogo alle volte o non curato, o trattato con alterigia o scortesemente, tu non hai a far altro che scegliere tra i presenti uno che ti paia a proposito, e con quello ridere franco e, aperto e con perseveranza, mostrando più che puoi che irriso ti venga dal cuore: e se forse vi sono alcuni che ti deridano, ridere con voce più chiara e con più costanza che i derisori.
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PENSIERI LXXIV / LXXVII - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 23 marzo @ 10:22:40 CET (1224 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LXXIV.

Verso gli uomini grandi, e specialmente verso quelli in cui risplende una straordinaria virilità, il mondo è come donna. Non gli ammira solo, ma gli ama: perché quella loro forza l'innamora. Spesso, come nelle donne, l'amore verso questi tali è maggiore per conto ed in proporzione del disprezzo che essi mostrano, dei mali trattamenti che fanno, e dello stesso timore che ispirano agli uomini. Così Napoleone fu amatissimo dalla Francia, ed oggetto, per dir così, di culto ai soldati, che egli chiamò carne dà cannone, e trattò come tali. Così tanti capitani che fecero degli uomini simile giudizio ed uso, furono carissimi ai loro eserciti in vita, ed oggi nelle storie fanno invaghire di se i lettori. Anche una sorte di brutalità e di stravaganza piace non poco in questi tali, come alle donne negli amanti. Però Achille è perfettamente amabile; laddove la bontà di Enea e di Goffredo, e la saviezza di questi medesimi e di Ulisse, generano quasi odio.
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Dallo «Zibaldone»
Postato da Grazia01 il Giovedì, 17 marzo @ 10:32:19 CET (1099 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II


Chi più si ama meno può amare. [1723]

[ ... ] nell’amore, ch’è lo stato dell’anima il più ricco di piaceri e d’illusioni, la miglior parte, la più dritta strada al piacere, e a un’ ombra di felicità, è il dolore. [142]

lo non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando, benché tutto il resto del mondo fosse per me come morto. L’amore è la vita e il principio vivificante della natura, come l’odio il principio distruggente e mortale. Le cose san fatte per amarsi scambievolmente, e la vita nasce da questo. Odiandosi, benché molti odi sono anche naturali, ne nasce l’effetto contrario, cioè distruzioni scambievoli, e anche rodimento e consumazione interna dell’ odiatore. [59]

Giacomo Leopardi

Biografia
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PENSIERI LXIX / LXXIII - Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 marzo @ 21:15:54 CET (972 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LXIX.
Dalla famosa lettera di Cicerone a Lucceio, dove induce questo a comporre una storia della congiura di Catilina, e da un’altra lettera meno divulgata e non meno curiosa, in cui Vero imperatore prega Frontone suo maestro a scrivere, come fu fatto, la guerra partica amministrata da esso Vero; lettere somigliantissime a quelle che oggi si scrivono ai giornalisti, se non che i moderni domandano articoli di gazzette, e quelli, per essere antichi, domandavano libri; si può argomentare in qualche piccola parte di che fede sia la storia, ancora quando è scritta da uomini contemporanei e di gran credito al loro tempo.
Leggi Tutto... | 4868 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Alla sua donna
Postato da Grazia01 il Martedì, 08 marzo @ 10:03:31 CET (857 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II




XVIII
ALLA SUA DONNA



Cara beltà che amore
Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il care
Ombra diva mi scuoti,
O ne' campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l'innocente
Secol beasti che dall' oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te la sorte avara
Ch' a noi t'asconde, agli avvenir prepara?
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PENSIERI LX / LXVIII
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 febbraio @ 20:54:25 CET (1376 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LX.

Dice il La Bruyère una cosa verissima; che è più facile ad un libro mediocre di acquistar grido per virtù di una riputazione già ottenuta dall' autore, che ad un autore di venire in riputazione per mezzo di un libro eccellente. A questo si può soggiungere, che la via forse più diritta di acquistar fama, è di affermare con sicurezza e pertinacia, e in quanti più modi è possibile, di averla acquistata.
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Pensieri LIII/ LIX * Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 17 febbraio @ 20:50:01 CET (1130 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

LIII.

Diceva Bione, filosofo antico: è impossibile piacere alla moltitudine, se non diventando un pasticcio, o del vino dolce. Ma questo impossibile, durando lo stato sociale degli uomini, sarà cercato sempre, anco da chi dica, ed anco da chi talvolta creda di non cercarlo: come, durando la nostra specie, i più conoscenti della condizione umana, persevereranno fino alla morte cercando felicità, e promettendosene.
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Pensieri L / LII * Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 febbraio @ 20:38:25 CET (1040 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

L.

In un libro che hanno gli Ebrei di sentenze e di detti vari, tradotto, come si dice, d'arabico, o più verisimilmente, secondo alcuni, di fattura pure ebraica, fra molte altre cose di nessun rilievo, si legge, che non so qual sapiente, essendogli detto da uno, io ti vo' bene, rispose: oh perché no? se non sei né della mia religione, né parente mio, né vicino, né persona che mi mantenga. L'odio verso i propri simili, è maggiore verso i più simili. I giovani sono, per mille ragioni, più atti all’amicizia che gli altri. Nondimeno è quasi impossibile un'amicizia durevole tra due che menino parimente vita giovanile; dico quella sorte di vita che si chiama così oggi, cioè dedita principalmente alle donne. Anzi tra questi tali è meno possibile che mai, sì per la veemenza delle passioni, sì per le rivalità in amore e le gelosie che nascono tra essi inevitabilmente, e perché, come è notato da Madama di Staél, gli altrui successi prosperi colle donne sempre fanno dispiacere, anche al maggior amico del fortunato. Le donne sono, dopo i danari, quella cosa in cui la gente è meno trattabile e meno capace di accordi, e dove i conoscenti, gli amici, i fratelli cangiano l'aspetto e la natura loro ordinaria: perché gli uomini sono amici e parenti, anzi sono civili e uomini, non fino agli altari, giusta il proverbio antico, ma fino ai danari e alle donne: quivi, diventano selvaggi e bestie. E nelle cose donnesche, se è minore l'inumanità, l'invidia è maggiore che nei danari: perché in quelle ha più interesse la vanità; ovvero, per dir meglio, perché v'ha interesse un amor proprio, che fra tutti è il più proprio e il più delicato.
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Pensieri XLVI / XLIX * Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 gennaio @ 22:49:03 CET (873 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

XLVI.

Non fa molto onore, non so s'io dica agli uomini o alla virtù, vedere che in tutte le lingue civili, antiche e moderne, le medesime voci significano bontà e sciocchezza, uomo da bene e uomo da poco. Parecchie di questo genere, come in italiano dabbenaggine, in greco euethés, euétheia prive del significato proprio, nel quale forse sarebbero poco utili, non ritengono, o non ebbero dal principio, altro che il secondo. Tanta stima della bontà è stata fatta in ogni tempo dalla moltitudine; i giudizi della quale, e gl'intimi sentimenti, si manifestano, anche mal grado talvolta di lei medesima, nelle forme del linguaggio. Costante giudizio della moltitudine, non meno che, contraddicendo al linguaggio il discorso, costantemente dissimulato, è, che nessuno che possa eleggere, elegga di esser buono: gli sciocchi sieno buoni, perché altro non possono.
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