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Novità › Geordie- La leggenda del Signore Oscuro
Geordie- La leggenda del Signore Oscuro
Postato da triskell il Domenica, 29 marzo @ 09:13:07 CEST (1857 letture)
Le poesie e i racconti  di *Triskell* II George Gordon aveva 17 anni quando dalla barca salutò il suo amico Sam e cominciò la sua vita da fuggiasco. Da quell’addio in poi non avrebbe mai più dimenticato la condanna a morte firmata da re Edmond, e letta in pubblica piazza da un ragazzino biondo.





Zio Fred lo aveva salvato, con l’aiuto di Luna e Sam. Ormai ne era certo. Chi altro avrebbe potuto rischiare la vita per lui e lanciare l’oggetto incantato sul sul patibolo, se non la sua amata?
George lasciava che il servo ingaggiato da Fred e Sammy remasse verso l’altra sponda del lago Ilario, guardò alle sue spalle e d’improvviso sentì addosso tutto il peso degli ultimi avvenimenti. Un peso che sentiva troppo grande, impossibile, ma che non aveva altra scelta che portare.
I suoi grandi occhi scuri si velarono di tristezza, poi si chiusero e i pensieri di Geordie furono suoi, di Luna. Geordie ridisegnava nella mente il viso della donna che amava, per un attimo pensò con terrore alla concreta possibilità di non rivederla mai più. E se poi avesse dimenticato il suo viso? Promise a se stesso che non sarebbe mai passato neppure un giorno senza che lui ricostruisse con la mente ogni tratto del suo volto, il meraviglioso quadro del suo sorriso. Così, ne era certo, sarebbe per sempre rimasto scolpito in lui.
Si abbandonò al sogno del volto di Luna, ai suoi lunghi capelli biondi, gli occhi azzurri, le labbra rosa pesca.



La immaginò in un giardino, tra fiori gialli, mentre ne annusava il profumo. La immaginò con l’abito che indossava il giorno della festa di congedo di Sam, un vestito bianco, lungo fino alla caviglia, l’ampia gonna che si gonfiava ad ogni giro della dama. La immaginò al sicuro, tra le sue braccia. Fu così che il vogatore scosse la testa, quando sentì dire piano all’uomo sognante:”amore…”.

“Oh!” Esclamò il servo, “siamo arrivati. Io non ho mai visto te e tu me.”
“Chiaro”, rispose Geordie, prese arco e frecce, le portò in spalla, scese dalla piccola imbarcazione e si avviò verso l’interno della regione sconosciuta. Non aveva la più pallida idea della direzione da prendere, non aveva alcuna meta, nessun amico, nessun obiettivo. Semplicemente scelse una direzione a caso, poi cominciò a camminare.



Il signor Paddy chiese altro tacchino e il servo prontamente preparò il piatto.
“Figlia mia, noto un nuovo gioiello alla tua mano. Da dove proviene? E’ forse dono di uno dei ragazzotti che mandano lettere in continuazione?”, sorrise compiaciuto di sé, come se avesse appena fatto la più brillante osservazione del secolo.
“Non ti sfugge nulla, padre”, sorrise Leyla, “invero è solo una sciocchezza, un simbolo di amicizia di noi ragazze, abituate a bere il tè insieme. Niente di importante.”
“Piccola cara!” rispose mr. Paddy, “non so chi abbia scelto quella stella, insolito davvero come simbolo di amicizia! Meglio sarebbe stato un fiore”. La grossa risata del capo famiglia riempì ancora la stanza.
“Non capisco, anche la stellina mi sembra così carina, padre!”
Il signor Paddy era un uomo alto e magro, i capelli grigi sulla testa divenivano di anno in anno sempre più radi,sopra il grosso naso, gli occhi marroni si facevano certo notare, perché quello destro purtroppo era storto fin dalla nascita e sembrava sempre osservare il lato di destra. Chi lo conosceva da poco faceva fatica a guardarlo dritto negli occhi durante le conversazioni e così il signor Paddy spesso era abituato a chiacchierare con qualcuno che durante la conversazione guardava a terra o fuori dalla finestra. Certo non era il caso di chi conoscesse da molto tempo, o dei propri familiari. Ma nell’ingenuo sguardo della figlia Leyla, il signor Paddy non scorse nessun segreto mentre si discorreva dell’anello a cinque punte.
Ma si sbagliava.
Sir Paddy aveva paura di Birdofpray. Birdofpray aveva preso da un anno il ruolo di capo delle guardie, da quando il fratello del signor Paddy era morto in circostanze misteriose. In cuor suo sir Paddy sospettava che nell’improvvisa morte del fratello avesse un ruolo anche la losca figura di Birdofpray. Ma cercava, doveva fare buon viso a cattivo gioco e tentava di tenere dei buoni rapporti col capo delle guardie reali, colui che avrebbe cresciuto, educato il suo primogenito Sam.
Ma sir Paddy aveva motivo di preoccupazione dato anche dal fatto che informatori affidabilissimi avevano confermato la complicità di Birdofpray con il temuto e leggendario Signore Oscuro. Molti credevano che il Signore Oscuro non esistesse ma fosse soltanto una fantasia del popolo tramutatasi nel tempo in leggenda. Secondo l’opinione più diffusa esisteva eccome, e si trattava di un temibile essere demoniaco che nell’ora destinata avrebbe catturato l’anima di ogni creatura dell’intero pianeta Baatar! Taluni, in pochi, dicevano che si trattava di un grande mago, tanto sapiente di magia nera da essere in possesso lui soltanto tra gli umani del segreto dell’immortalità terrena. E non solo di quello.
Sir Paddy non sapeva chi o cosa fosse il Signore Oscuro. Quello che sapeva di sicuro è che di certo esisteva. Ed era in quotidiano contatto con Sir Birdofpray.
Ma Birdofpray non era il solo a coltivare questa particolare amicizia. Anche Leyla al calare del sole invocava il Signore Oscuro, e lo faceva tramite quello stesso anello di cui sir Paddy aveva appena sorriso! Se solo avesse potuto immaginarlo e se avesse potuto immaginare anche una sola delle conseguenze che ne sarebbero venute, allora avrebbe strappato quell’anello dal dito della figlia senza attendere un solo istante! Ma non sapeva nulla. E continuò a mangiare il suo tacchino.
La sedia di Sam era vuota, per la prima volta dopo tanto tempo.
“Ormai Sam è un soldato”, disse pensoso sir Paddy.
Leyla sbuffò rumorosamente.



Dopo cena Leyla si ritirò nella sua stanza e si chiuse a chiave. Nel buio più totale si inginocchiò al centro di un tappeto circolare di colore viola e pregò:

"Signore del Male, io ti invoco
accedi tramite la mia umile anima
al povero mondo dei vivi ignari.
Signore Oscuro io ti imploro
di prendere il mio sangue
come segno della mia anima
ceduta al tuo volere."

La pelle del colore della porcellana di Leyla imbiancò sempre di più, presto il suo corpo si accasciò sul tappeto. Forse svenuta, forse morta, il suo corpo stava lì immobile, sul tappeto.









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