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Novità › Peter Hoeg l'autore di Smilla con un nuovo libro
Peter Hoeg l'autore di Smilla con un nuovo libro
Postato da Grazia01 il Venerdì, 10 novembre @ 20:41:33 CET (7285 letture)
Recensioni II

L'autore di «Smilla» interrompe il suo silenzio e si racconta:• dal nuovo libro alla passione per la musica
COPENAGHEN - Peter H0eg è una bella persona in Sol maggiore. Serio, gentile ma non sdolcinato, abbastanza rilassato da non avere bisogno dell'ironia e del distacco, avvolto nel suo maglione a collo alto emana pacata fiducia in se stesso e nella scelta intrapresa una decina di anni fa, dopo il grande successo mondiale de Il senso di Smilla per la neve: ritirarsi dalla vita pubblica, dai riti isterici della modernità (media, stress, accumulo di impegni e stimoli) per non danzare ai ritmi del mondo ma imporre al mondo i propri. Il suo nuovo romanzo “La bambina silenziosa” esce dopo un lunghissimo silenzio, cinque anni di lavoro e un'immersione nell'opera di Bach che si è trasferita nel personaggio di Kasper Krone, clown dallo straordinario orecchio musicale. Kasper interpreta il mondo e gli esseri umani attraverso le tonalità: il Do minore è tragedia, il Fa minore suicidio, il Mi maggiore è la sua amata, Stine. «Il suo essere era in Mi maggiore. L'aspetto più alto del Mi maggiore. Kasper aveva sempre sentito un luminoso colore verde intorno a lei».
Nei locali della casa editrice Rosinante, a Copenaghen, Hoeg, 49 anni e tre figlie, rivela la sua peculiare natura di semi-recluso volontario: a differenza di altri scrittori in sospetto di misantropia, da Salinger a Pynchon, Hoeg ama entrare in contatto con le. persone, conversare, rispondere alle loro domande e porne di proprie. Ma. cerca di farlo con concentrazione, dedizione. E’ curioso, estremamente attento, riflette molto prima di parlare. «Credo nella possibilità di sentire il mondo in modo più profondo del normale ~ dice -;-. Mi serviva un'immagine per descrivere una comprensione del reale molto intensa: ho scelto la musica. Kasper Krone sente tutto, avverte la tonalità nella quale sono accordate le persone, buone o cattive, che lo circondano, ma sa anche riconoscere da lontano il suono (per i distratti rumore) di un 12 cilindri Jaguar. Ci sono uominii che hanno davvero la capacità di Kasper, io no, ma ho pensato che fosse un buon trucco narrativo».

La bambina silenziosa è un thriller ambientato a Copenaghen, dove Kasper Krone, clown discendente di un'antica famiglia circense tedesca, cerca di salvare dai rapitori la piccola Klara Maria, una bimba di lO anni con la preziosa e pericolosa facoltà di prevedere i terremoti. Ancora una volta, dopo Esajas in Smilla, Peter, August e Katarina in “I quasi adatti”, al centro del racconto ci sono i bambini. «Non comincio mai un romanzo progettando di parlare dell'infanzia, ma a posteriori si rivela evidentemente un tema ricorrente. Un po' perché passo molto
tempo con le mie tre figlie e ammiro le loro qualità: genuinità, apertura, mancanza di pregiudizi. Un po' perché ho scelto di vivere io stesso cercando di non perdere i pregi tipici dei bambini. Non si tratta di una stupida regressione, ma del tentativo di resistere al caos, al mondo moderno così tecnologico, confuso, invadente: per difendersi molte persone finiscono per indurirsi
e fermarsi alla superficie. lo provo a non lasciarmi travolgere. In una parte di me resto bambino, e cerco di sviluppare il lato femminile della mia anima,».
Verso la fine del romanzo, quando sono ormai braccati e rischiano di essere uccisi, Stine e Kasper hanno un'unica via di salvezza: ingannare gli inseguitori e scambiarsi i vestiti, interpretare travestiti le opposte parti di uomo e donna. «E’ una provocazione, come a Carnevale. Ma credo davvero che per un uomo sia un bene provare a entrare in contato con il femminile che è in lui. E una saggezza antica che risale alla filosofia cinese, poi a Jung: non siamo solo il nostro sesso biologico ma in noi c'è anche l'altro sesso, e per comprendere meglio una donna dobbiamo recuperare doti femminili: emotività, compassione. Nonostante i luoghi comuni sui macho latini, credo che voi italiani abbiate accesso a qualità che noi scandinavi abbiamo paura di accetttare. Invidio la vostra capacità di mostrare i sentimenti, di abbracciare un amico».
L'elogio dell'espressività femminile arriva proprio quando i maschi sono accusati di non essere più tali: troppi congedi di paternità, troppe concessioni alla sensibilità hanno confuso i ruoli, le donne si sentono perdute e rimpiangono i «veri uomini», un saggista americano come Harvey Mansfield ne fa una questione socio-politica e invoca il ritorno della “Virilità” come unica salvezza per l'Occidente in crisi morale. «Non conosco quel libro, ormai leggo molto poco - dice Hoeg -. Forse siamo andati troppo avanti e ora c'è un riflusso. Ma non credo affatto che gli uomini perdano autorità integrando l'altro sesso, al contrario. Alcune delle persone più forti che conosco sono riuscite a completare la propria personalità con ciò che non appartiene al loro sesso biologico. E .1'unico modo per sperare di capire davvero una donna, per non sentirsi soli anche quando si è in due, e non cadere nella disperazione più insopportabile quando - e capita quasi sempre --:- la coppia finisce per rompersi».
Come gli altri romanzi di Hoeg, La bambina silenziosa è innanzitutto una storia avvincente. «Non scrivo trattati, la mia ambizione è portare i lettori sull'ottovolante, farli divertire. Alcuni di loro però notano, magari alla seconda o alla terza lettura, che le pareti delle gallerie sono dipinte, o che in certi punti il treno vola sulle nuvole invece che sui binari. Oltre alla trama, ci sono altri livelli. Nei momenti di maggiore tensione, a Hoeg piace spezzare il ritmo. Mentre combatte con Kasper Krone, il cattivo Aske Brodersen si ferma e va verso il computer. .«Dobbiamo tutti ascoltare la segreteria telefonica. Controllare la posta elettronica. Nel bel mezzo di un pasto. Nel bel mezzo di un rapporto sessuale. Nel bel mezzo di un interrogatorio». Peter Hoeg non possiede un indirizzo email. «Quel passaggio è innanzitutto un gioco, ma è vero che trovo spaventosa la mania contemporanea per la distrazione. Per questo uso pochissimo Internet. Le mie figlie mi tengono collegato alla modernità quel tanto che basta». ….
Due delle tre figlie sono nate dall'unione con una donna africana della tribù Luo, «da bambine parlavano solo la lingua Luo, e anche io l'ho imparata. Dell' Africa, delle donne africane, mi piace soprattutto la forza e la capacità di restare collegate agli istinti». Scrive la mattina, «dopo avere accompagnato le bambine a,scuola». «E un processo legato alla meditazione. Tutti i giorni, fino alle 13, scrivo un'ora e mezza, due al massimo. A mano, con la matita, riempio da uno a tre fogli di carta A4. Poi smetto e non ci penso più fino al giorno successivo. Voglio avere la mente libera per occuparmi della mia famiglia».
Peter Hoeg non ha paura del suo lato femminile, ma evidentemente è tutto fuorché un metrosexual. Vive gran parte dell'anno nella campagna danese, lontano dalla caotica capitale, legge qualche saggio e nessun romanzo, «a parte i manoscritti che mi spediscono i miei amici scrittori. Ho letto molto quando ero più giovane, può bastare. Mi piaceva Italo Calvino». Ha rifiutato tutte le proposte, tra le quali più d'una dall'I talia, per portare sullo schermo La bambina silenziosa. «Non voglio tradire le immagini che ogni lettore si crea da solo. E il film su Smilla mi ha portato troppa fama, soldi, attenzione». Hoeg non va al cinema.

La Bambina silenziosa
è pubblicato in Italia
da Mondadori

Stefano Montefiori

Corriere della Sera





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