Toggle Content Menu Principale

Toggle Content Info Utente

Benvenuto Anonimo

(Registrati)

Iscrizioni:
Ultimo: dada
Nuovi di oggi: 0
Nuovi di ieri: 0
Complessivo: 246

Persone Online:
Iscritti: 0
Visitatori: 73
Totale: 73
Chi è online:
 Visitatori:
01: Home
02: coppermine
03: Home
04: Home
05: Home
06: News
07: Home
08: Home
09: Home
10: coppermine
11: News
12: coppermine
13: Home
14: Home
15: News
16: Home
17: Home
18: coppermine
19: Home
20: Home
21: Home
22: coppermine
23: Home
24: Your Account
25: Home
26: coppermine
27: Home
28: Home
29: Search
30: Home
31: News
32: coppermine
33: coppermine
34: Home
35: coppermine
36: coppermine
37: News
38: coppermine
39: coppermine
40: coppermine
41: Home
42: News
43: coppermine
44: coppermine
45: coppermine
46: Home
47: News
48: Home
49: News
50: Home
51: Home
52: coppermine
53: coppermine
54: Home
55: Topics
56: Home
57: Home
58: Home
59: Home
60: News
61: Home
62: Home
63: coppermine
64: Home
65: Home
66: coppermine
67: Home
68: Home
69: Home
70: News
71: coppermine
72: Home
73: Home

Staff Online:

Nessuno dello Staff è online!

Toggle Content Coppermine Stats
coppermine
 Albums: 171
 Immagini: 8883
  · Viste: 1583848
  · Voti: 430
  · Commenti: 60

Toggle Content *
Segui maktea1 su Twitter


Toggle Content Autori
Novità › La storia di Muhammad Din
La storia di Muhammad Din
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 08:41:08 CEST (10006 letture)
Racconti IV
Chi è l'uomo felice? Colui che si vede nella propria casa, a casa sua, bambini coronati di polvere che saltano e cadono e urlano.
Munichandra (tradotto dal prof. Peterson)



La storia di Muhammad Din

La palla da polo era vecchia, raschiata, strappata, ammaccata. Se ne stava sulla cappa del camino fra le mie cannucce da pipa che Iman Din, il khitmatgar, stava pulendo per me. « Al figlio del cielo serve a nulla questa palla?» chiese Iman Din con deferenza. Il figlio del cielo non teneva in modo particolare a quella palla, ma a che poteva servire una palla da polo ad un khitmatgar? « Con il permesso di Vostra Grazia, ho un figlioletto. Ha visto quella palla e desidera giocarci. Non è per me ». Nessuno, nemmeno per un istante, avrebbe pensato di sospettare che il vecchio e imponente Iman Din volesse .giocare con le palle da polo. Portò fuori quella cosa mal ridotta sulla veranda; e ci fu subito un uragano di strilli di gioia, un calpestio di piccoli piedi e il thud-thud-thud della palla che rotolava per terra. Evidentemente il piccino stava aspettando fuori della porta per assicurarsi il tesoro. Ma come era riuscito a vedere quella palla da polo? Il giorno dopo, tornando dall'ufficio mezz'ora prima del solito, mi accorsi, nella sala da pranzo, della presenza d'una figuretta, una figura piccolina, paffutella, vestita d'una camicia insufficiente in un modo così ridicolo da arrivargli, forse, a mezza strada dalla pancetta. Gironzolava nella stanza, con il pollice in bocca, canterellando fra sé mentre faceva l'inventario di tutti i quadri. Indubbiamente questo era il «figlioletto ». Naturalmente, non doveva entrare nella mia stanza, ma era tanto assorto nelle scoperte che non si accorse della mia presenza sulla soglia. lo entrai nella stanza e questo lo spaventò in tal modo che stava per avere un accesso nervoso. Cadde a sedere per terra ansando. Spalancò gli occhi e subito dopo la bocca.


Capii che cosa stava per accadere e me la battei, inseguito da un lungo, secco urlo che giunse fino alle stanze della servitù molto più rapidamente di quanto non fece mai un ordine mio. In dieci secondi Iman Din era nella stanza da pranzo. Poi si levarono singhiozzi disperati, ed io ritornai e trovai Iman Din che stava ammonendo il piccolo colpevole che adoperava la maggior parte della sua camicia come fazzoletto. «Questo ragazzo» disse Iman Din con aria severa «è un budmash... un gran budmash, Andrà a finire, senza dubbio, alla jail-khana, la prigione, per la sua condotta ». Rinnovate urla del penitente ed elaborate scuse a me di Iman Din. «Dite al bimbo» diss'io «che il Sahib non è arrabbiato e conducetelo via ». Iman Din comunicò il mio perdono al colpevole, che aveva finito con l'avvolgersi intorno al collo tutta la camicia, a guisa di corda, e gli urli si mutarono in un singhiozzo. I due si avviarono verso la porta. « Si chiama» disse Iman Din, quasi che il nome facesse parte del delitto «si chiama Muhammad Din, ed è un budmash». Liberato dal pericolo immediato, Muhammad Din si rivoltò nelle braccia del padre e disse gravemente: « E’ vero che mi chiamo Muhammad Din, Tahib, ma non sono un budmash. lo sono un uomo! ». Da quel giorno data la mia conoscenza con Muhammad Din : mai più egli mise piede nella mia sala da pranzo, ma sul terreno neutro del giardino ci salutavamo con molta solennità, sebbene la nostra conversazione si limitasse a « Talaam Tahib» da parte sua e a «Salaam, Muhammad Din» da parte mia. Ogni giorno, quando tornavo dall'ufficio, la piccola camicia bianca e il piccolo corpo grassottello erano soliti sbucare dall'ombra dell'inferriata coperta di piante rampicanti dov'erano stati nascosti; ed ogni giorno fermavo il mio cavallo in quel punto perché il mio saluto non passasse sotto silenzio o non sembrasse sconveniente. Muhammad Din non aveva mai compagni. Era abituato a trotterellare intorno al recinto, dentro e fuori i cespugli del ricino, in misteriose commissioni sue proprie. Un giorno inciampai in uno di questi suoi lavori. Aveva coperto per metà la palla da polo di polvere, ed intorno ad essa aveva piantato in circolo sei fiori appassiti di calendule. All'esterno di quel circolo c'era un rozzo quadrato, tracciato con pezzi di mattone rosso alternati con pezzi di porcellane rotte; il tutto circondato da un piccolo argine di polvere. L'acquaiuolo, dalla catena del pozzo intervenne per scusare il piccolo architetto, dicendo che non era altro che un gioco di bimbo e. non guastava troppo il giardino. Il cielo sa che non avevo la minima intenzione di toccare il lavoro del piccino, né allora né dopo; ma quella sera stessa, nel fare un giretto per il giardino, ci andai a finir sopra senza accorgermene; cosicché calpestai, prima di rendermene conto, corolle di calendule, argine di polvere e pezzi di saponiera in tal confusione che non c'era speranza. alcuna di rimediare. La mattina dopo trovai Muhammad Din che piangeva sommessamente sulla rovina che avevo causato. Qualcuno crudelmente gli aveva detto che il Sahib si era molto arrabbiato perché lui gli sciupava il giardino ed aveva disperso tutta quella robaccia, con molte parolacce. Muhammad Din faticò per un'ora per far scomparire ogni traccia dell'argine di polvere e dei cocci, e quando tornai dall'ufficio, con le lacrime agli occhi e con il viso che chiedeva scusa mi disse: «Talaam Tahib ». Una pronta indagine permise ad Iman Din d'informare Muhammad Din che, per mio speciale favore, gli era permesso di comportarsi a suo piacere. Al che il ragazzo si rincuorò e prese a tracciare il piano orizzontale d'un edificio che doveva eclissare la creazione delle calendule e della palla da polo. Per qualche mese quel paffuto trottolino rotò nella' sua umile orbita fra i cespugli del ricino e nella polvere; sempre foggiando magnifici palazzi coi fiori secchi gettati via dal portatore, con ghiaie levigate dall'acqua, pezzi di vetro e penne strappate, immagino, dai miei polli, sempre solo e sempre canterellando fra sé. Un giorno una conchiglia marina chiazzata di gai colori fu lasciata cadere presso l'ultima costruzione di Muhammad Din, ed io mi aspettavo che quella conchiglia avrebbe ispirato a Muhammad Din qualcosa di più che ordinariamente splendido. Non ne rimasi deluso. Meditò per quasi un'ora e il suo canterellare s'alzò in un canto di trionfo. Poi cominciò a tracciare nella polvere quello che sarebbe riuscito un meraviglioso palazzo, la cui pianta orizzontale occupava due metri di lunghezza e un metro di larghezza. Ma il palazzo non fu mai compiuto. Il giorno dopo non c'era Muhammad Din alla fine del viale, non ci fu il solito «Talaam Tahib » a salutarmi al mio ritorno. Mi ero abituato a quel saluto, e la sua mancanza mi turbò. Il giorno dopo Iman Din mi disse che il piccino era leggermente indisposto. Aveva la febbre e bisognava di chinino. Lo ebbe, ed ebbe anche un medico inglese. « Non hanno salute ferma, questi marmocchi» disse il dottore, mentre usciva dalla casa di Iman Din. Una settimana dopo, sebbene avrei dato volentieri chissà che cosa per evitarlo, incontrai sulla strada del cimitero musulmano Iman Din, che, accompagnato da un altro amico, portava nelle braccia, avvolto in una stoffa bianca, tutto quello che era rimasto del piccolo Muhammad Din.

Ridyard Kipling

Nobel 1907







"La storia di Muhammad Din" | Login/Crea Account | 0 commenti
Limite
I commenti sono di proprietà dell'inserzionista. Noi non siamo responsabili per il loro contenuto.


Toggle Content Links Correlati
 Inoltre Racconti IV

Articolo più letto relativo a Racconti IV:
La storia di Muhammad Din

Toggle Content Valutamento Articolo
Punteggio medio: 4.66
Voti: 3


Per favore prenditi un secondo e vota l'articolo:

Eccellente
Molto Buono
Buono
Regolare
Pessimo


Toggle Content Opzioni

Toggle Content Registrati...

Toggle Content Ultimi arrivi

Toggle Content Ultimi articoli
 Il 17 marzo 1861 nasceva il Regno d’Italia [ 1 commenti - 14 letture ]
 Oggi penso alla felicità [ 0 commenti - 15 letture ]
 Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord [ 2 commenti - 34 letture ]
 Ottimismo [ 0 commenti - 49 letture ]
 Il 2 febbraio: Festa della candelora [ 0 commenti - 69 letture ]

[ Altro nella News Section ]

Toggle Content Sondaggio
Come migliorare e rendere più agibile il sito?




Risultati :: Sondaggi

Voti: 12
Commenti: 1

Toggle Content Solidarietà

Toggle Content Ultimi messaggi
Last 10 Forum Messages

Bentornato carissimo signor Paolo
Last post by Grazia01 in Messaggi on Lug 05, 2017 at 13:33:15

Il mio benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Feb 21, 2013 at 19:40:04

Il nostro benvenuto a samei
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Ago 22, 2012 at 07:42:26

Benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Mag 03, 2012 at 21:20:53

Il nostro benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Apr 08, 2012 at 18:22:04

Benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Mar 21, 2012 at 08:38:09

Il nostro benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Dic 02, 2011 at 22:31:20

Benvenuta in Casatea
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Nov 29, 2011 at 13:12:49

Benvenuto Jael
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Nov 28, 2011 at 09:46:15

domanda
Last post by Grazia01 in Informazioni on Nov 04, 2011 at 19:06:58


Toggle Content Messaggio

Questo sito contiene anche testi e immagini presi dal web, se avessimo violato, per errore, diritti d'autore o copyright, preghiamo di avvisarci, sarà nostra cura provvedere all'immediata cancellazione. Scrivere a maktea@tiscali.it


Toggle Content Poeti e scrittori noi

Toggle Content POESIE A TEMA

Toggle Content Varie

Network: Web Agency Milano | Scopri i migliori programmi per siti web
Interactive software released under GNU GPL, Code Credits, Privacy Policy