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Il 6 settembre nacque Andrea Camilleri
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 settembre @ 11:08:45 CEST (186 letture)
Un pensiero al giorno








Oggi Andrea Camilleri compie 91 anni
Buon compleanno Maestro


Ecco alcuni suoi pensieri:


Questo continuo spostamento dei confini tra legalità e illegalità
produce un disagio altissimo, che non è solo morale.
Diventa un fatto di costume sociale. È quel che io chiamo la morale del motorino, che imperversa in Italia.
Con il motorino si può evitare la fila, destreggiarsi tra le auto e poi passare con il rosso.
Tanto con il motorino si ha facilità di manovra, si può andare contromano, si fa lo slalom.
Insomma, si fa quel che si vuole, fregandosene delle regole.
Che anzi, diventano un elemento di fastidio, di disturbo.





L'affidarsi alla memoria, è la volontà dell'uomo di non scomparire.
E quando la conoscenza si arresta, subentrano i sensi, che alimentano la fantasia.



Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà.




Non tendo ad una verità assoluta, dogmatica. Credo a verità relative.
Ma quando anche la verità relativa viene stravolta ti domandi a cosa devi credere.





All'interno di un ordine costituito colui che fa cultura è sempre imprevedibile, può risultare pericoloso.
La nostra società è stata per sempre ferma, una società dove, come dice il Principe di Salina nel Gattopardo,
"deve cambiare tutto per non cambiare niente".
Solo negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, ma veramente, senza avere l'aria del cambiamento.

Andrea Camilleri




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Poesie...ieri oggi domani
Postato da Grazia01 il Lunedì, 05 settembre @ 20:05:46 CEST (150 letture)
Poesie tematiche III






Il mio passato
di Alda Merini


Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacchè non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.





Il ricordo
di Kahlil Gibran


Non lascio che neanche un singolo fantasma del ricordo
svanisca con le nuvole,
ed è la mia perenne consapevolezza del passato
che causa a volte il mio dolore.
ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore,
non scambierei i dolori del mio cuore
con le gioie del mondo intero.




QUI ED ORA, IN QUESTO STESSO ISTANTE
Andrés Sanchez Robayna

Solo un momento fa, il sole illuminava
questa stanza, il tavolo, e ancora
nella quiete di tutto, di quel fatto,
semplice come il modo in cui il passerotto
alza il collo a ricevere
il povero alimento, la lezione
di vita nella luce verticale, diresti
la verticalità stessa, la gravità del cielo,
in qualcosa, sì, così semplice
vidi, comunque, il solo istante
in cui incarna l’istante, una luce
quasi d’alba, che da sé stessa
spuntava, e riposava come
in una pace che lontana o fosse di qui stesso, come
giunchi in uno stagno, lungi, sotto il cielo spogliato,
dei giunchi che nel becco un uccello prendesse,
e venisse a lanciarli, come nel suo nido,
ora e qui, in questo stesso istante.



sant'Agostino...

«Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima.
Il passato non esiste in quanto non è più,
il futuro non esiste in quanto deve ancora essere,
e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.»




Amore dopo amore
di DEREK WALCOTT

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino.Offri pane.Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.



Il Futuro
di Julio Cortazar

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

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Passato, presente, futuro
Postato da Grazia01 il Lunedì, 05 settembre @ 16:49:10 CEST (222 letture)
Un pensiero al giorno







Il presente è fatto di passato e futuro
Il tempo è talmente effimero che questa riga che state leggendo si è già trasformata in passato;
il futuro è quello che immagino mentre penso a cosa scrivere.



Quindi cosa ci rimane? Il presente.
Il passato è fuggito, quello che aspettate non c’è ancora, ma il presente è vostro.
Il passato è ciò che siamo stati
Il tempo passato è importante per conoscere i nostri errori e i nostri traguardi.
Pensare al passato è fondamentale per capire il nostro presente.
Il nostro percorso ha bisogno di avere un senso e sapere da dove veniamo è essenziale per capire dove stiamo andando.
Analizzare quello che abbiamo fatto e fare dei paragoni con il presente ci aiuta a creare un filo narrativo che racconta la nostra vita.



Ricordi

Senza ricordi, non saremmo nessuno. Anche la memoria emotiva, quella che si basa sui ricordi,
che non siamo in grado di descrivere chiaramente se non dicendo che è fatta di sensazioni, è fondamentale per capire chi siamo.
Il brutto è vivere costantemente ancorati ai ricordi negativi.
Come se analizzandoli ancora e ancora potessimo modificare il finale delle cose che ormai non possono cambiare.
Sono i pensieri che rispondono alla domanda: “cosa sarebbe successo se…?”.
È importante esternare il malessere che domande del genere ci suscitano e che paralizzano il nostro presente e il nostro futuro.
Il passato si basa sul nostro linguaggio, è la storia che raccontiamo a noi stessi.



Forse se questi pensieri negativi sono costanti nella nostra vita,
è bene rivolgerci a uno psicologo che ci aiuti a trovare le risorse per analizzare il modo in cui interagiamo con noi stessi.
Quanto più pensiamo e ci occupiamo del passato, meno vivremo il presente.
Il futuro è la somma di momenti
Il tempo futuro è ciò che proiettiamo del nostro mondo.
Pensare al futuro è fondamentale per prendere decisioni e pianificare i nostri prossimi passi.
Anche il futuro ha bisogno di avere un senso e sapere, in modo più o meno chiaro,
quali sono i nostri obiettivi è importante per agire nel presente.



Pianificare le nostre strategie e stabilire traguardi orientati al futuro ci motiva a portare a termine azioni delle quali non vedremo subito i risultati.
Il cammino è fatto di piccoli passi verso il nostro destino.
Questo ci spinge ad essere costanti e perseveranti nel conseguimento di un beneficio futuro.
Il futuro, però, è un’arma a doppio taglio.
Ci sono tante cose nella vita che non possiamo controllare,
di fatto provarci troppo ci rende persone ansiose e alla costante ricerca di spiegazioni anticipate.
Se ci perdiamo nel futuro, navighiamo nelle acque di ciò che ancora non è stato scritto.




Il futuro ha bisogno di centinaia di bozze.
Vivere il presente significa trovarsi qui ed ora
Il tempo che viviamo è davanti ai nostri occhi, possiamo toccarlo con mano e modificarlo con le nostre azioni e le nostre decisioni.



Donna-felice

Vivere il presente vuol dire trovarsi qui ed ora, impegnarsi al massimo per vivere il momento presente.
Tutto quello che facciamo ora, dopo aver letto questo articolo, ad esempio, è il nostro presente.
La sua influenza è talmente potente da permetterci di cambiare il nostro futuro con le nostre decisioni
o di seppellire o dare un senso al nostro passato.
Il presente è fatto di tutte le possibilità che abbiamo a disposizione e di quelle che scegliamo.
Negare il presente significare paralizzarsi per paura del futuro e delle sue conseguenze immaginate o immobilizzate dalle esperienze passate.
Ovviamente bisogna valutare ogni cosa, ma non dobbiamo permettere che il nostro presente venga influenzato troppo dal futuro e dal passato.

Fonte: La mente è meravigliosa
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Roberto Deidier è nato a Roma il 31 agosto 1965
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 31 agosto @ 21:27:58 CEST (600 letture)
Ricerche d'autore






Roberto Deidier è nato a Roma il 31 agosto 1965
è un poeta e saggista italiano.



Petronio

Non mandano oracoli o numi
le ombre che agitano i sogni.
Accerchiare il pensiero è un'invenzione
che ciascuno si dà. Come il silenzio
s'appropria del corpo assonnato
gioca libera, la mente,
proietta al buio il giorno.

Chi supera avamposti in una guerra
e brucia città da commiserare
vede uomini in fuga, funerali di re
e sangue che scorre sui campi.
All'avvocato le leggi e il foro,
l'apprensione per chi sarà la corte.
L'avaro interra e dissotterra gli ori.

Il cacciatore è per fossati coi cani. Chi è sul mare
naufrago s'aggrappa a ciò che resta
della poppa strappata alle onde.
Scrive all'amico, la puttana. L'adultera fa doni.
E il cane abbaia nel sonno a orme di lepre.
L'ansia di questa miseria
non dura che lo spazio d'una notte.

Non andartene lontano
quando a sera ci addormentiamo
insieme, non andare
per sogni troppo ripidi.

Fa' che sia piuttosto una finzione
il tuo passo solo, un'illusione
che ti riporti presto
a questo tuo respiro breve.

Va' in un luogo
dove anch'io possa stare,
non andare
per sogni troppo ripidi.




Addio dei compagni

Andare è il solo modo di aiutarti
mi dice l'ultima voce,
troppo vicina per essere intesa,
né ripete la frase che mi aggira
e non vuole saperne di fermarsi.
Sono usciti da un lungo corridoio,
vanno giù per la scala di ferro
col rumore dei loro passi svelti,
come saltelli ancora di bambini:
ma sono divenuti grandi, anche per me
che già avevo scelto
e non riesco neppure più a vederli
mentre scendono a toccare terra.




Dedica al fuoco

Con la legna di una casa abbattuta
Ti ravvivo per restarti accanto
Senza paura, perché adesso la mia
Fa cenere della tua forza
E insieme sfaldano stipiti, porte,
Vecchi infissi, un teatro di brace.

Al mattino sei il più piccolo fornello,
Con te inizia la nostra giornata:
Anche questa è la tua consuetudine
Di animale domato che si vendica.
Sacro e solitario, o domestico profano
Di un corpo di una stanza ti rivesti

E ogni perdita è certa. Non brucia come te
La calce dei nostri muri bassi.




L'acacia

Per quale memoria sopravvive, quale ascolto
Chiedo senza difesa tra pareti non mie,
Ed apro le braccia a liberare il mio teatro
Dove la siepe è intatta e l'estate indolente.
Quasi fosse un castigo alla pigrizia, la pioggia
Portò il lampo che le divise in due la vita.

O compagna del vuoto che sarà, tu non vedi:
Della casa non decido più, il prato è arso,
L'acacia spaccata è senza voce e non hai forza
Per richiamare il mondo impresso sulla mia pelle.
Ora restano la siepe, il tronco, la pigrizia
Così lontani ed è infedele anche il mio piede
Da quell'istante sceso a segnare un prima e un dopo:

Cadendo, con la faccia impastata nella ghiaia,
Voltandomi solo verso me stesso, potendo
Infine, senza chiedere più nulla, pensare
La libertà di morire come un accidente.

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LATE FLOWERING LUST
Postato da Grazia01 il Domenica, 28 agosto @ 21:14:32 CEST (204 letture)
Ricerche d'autore







La statua del poeta a Londra


Il 28 agosto del 1906 nacque John Betjeman,
poeta britannico († 1984)



Lussuria sbocciata in ritardo

La testa calva, il fiato cattivo
Le guance non rasate
Nessuno dei piaceri che provavo
Quando ero acerbo nel peccato.

Lascio scorrere le dita sul tuo abito
Reso sfrontato da un sorso di brandy
Tu rispondi alla mia carezza
E forse pensi alla stessa cosa.

Perché ho un’immagine di me
In questa serata di ritorno:
Due scheletri che si mostrano
Abbracciati l’uno all’altro stretti.

Orbite scure nel vuoto dello sguardo
Che un giorno è stato innamorato.
La bocca che s’apre per un bacio,
Dentro, non ha più la lingua.

Ti stringo infiammato ma ho paura
Ora che mi stringi anche tu
Sento quanto sei fragile, cara,
E immagino quello che accadrà –

Una settimana? O ancora vent’anni?
E poi – che razza di morte?
Sconfitto da un dolore che atterrisce
O in un boccheggiante rantolo di respiro?

I nostri corpi abbracciati troppo a lungo,
Non possiamo nascondere il disgusto
Per tutti i pensieri che sorgono in noi
Da questa lussuria sbocciata in ritardo.


Leggi Tutto... | 986 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Promessa silenziosa
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 24 agosto @ 18:35:56 CEST (202 letture)
Un pensiero al giorno








E così alla fine tutti tornano perché riemerge la nostalgia dell’inizio.
Tornano quando non c’è più bisogno, quando il sole di mezzogiorno ha ormai asciugato l’acqua sulla sabbia del mare al tramonto, quando il vento anziché bussare lieve spacca i vetri la notte, quando è inesorabilmente tardi. Un attimo dopo che ci si è abituati all’assenza, come la luce accesa alle sette del mattino, la felicità che va a giocare d’azzardo e perde tutto per strada. Le persone dovresti amarle quando il loro cuore ne ha il desiderio e non quando conviene, e se proprio non ce la fai, se non puoi ricambiare questo desiderio, se non le puoi amare, devi lasciarle in pace.  Se non si è stati in grado di restare al momento giusto non si deve inventare un momento giusto per tornare. Non si scippano sorrisi in ritardo. Le curve dei sorrisi fanno girare la testa all’amore, quelle dell’arcobaleno incantano l’anima della pioggia fermandola, ma ciò che di prezioso è ignorato si dilegua alla svelta. In un’altra vita ti dissi che a volte il vero coraggio è quello di restare e non quello di andare. Oggi ti dico che c’è sempre un motivo valido per andare, come per restare, è la parte che prevale che fa la differenza. Quando te ne vai, però,  anche se non lo sai, senza sprecare inutili parole, fai una promessa silenziosa, la promessa che siccome hai scelto di andartene non tornerai_

(Massimo Bisotti, Il quadro mai dipinto)


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Amicizia?
Postato da Grazia01 il Domenica, 21 agosto @ 14:49:45 CEST (225 letture)
Riflessioni III






L’amicizia, un nobilissimo sentimento, un vocabolo così bello che riscalda il cuore solo a pronunciarlo, una parola purtroppo però molto abusata o addirittura a volte usata a sproposito. Dovrebbe essere quasi una forma d’amore, ma senza l’egoistica possessività dell’amore. L’amicizia non dovrebbe chiede nulla, e dare solamente. Quanti di noi, forse troppo fiduciosi, hanno avuto cocenti delusioni, da supposte amicizie? Mi è capitato e malgrado ne abbia fatto le spese e abbia assimilato la lezione, mi capiterà ancora. Non sono una persona oltremodo estroversa, ma mi capita di credere troppo nelle persone, credo di capirle, le ascolto con interesse e mi confido poi con loro. Spesso mi accorgo che le troppe confidenze, per un rapporto che non è d’amicizia come avevo creduto, ma solo superficiale conoscenza, raffreddano la relazione, come se senza mistero una persona avesse perso d’interesse. Ecco che arrivano le paranoie sotto forma di mille interrogativi : “ ma ho fatto qualcosa di sbagliato “? “ Ho scritto qualcosa che non dovevo? “ Ma soprattutto al silenzio perenne della persona cui avevi dato la tua amicizia, incomincia la preoccupazione, “ sarà successo qualcosa, qualche disgrazia, ecc..” Poi ti accorgi che era solo un silenzio voluto, un disinteresse che a te ha fatto male, ma di cui l’altro non si è neppure accorto. Capita nella vita reale ma naturalmente anche nelle amicizie nate nel web. Anzi nel web capita così di sovente che dare spiegazioni in merito è addirittura banale e fuori luogo. E’ un po’ come la moda, per un po’ " va" una persona, poi diventa demodé e te ne scordi, senza pensare che forse quella persona contava su quel tuo apparente interesse, e ne rimane ferita. Allora nel web si smette di parlare di fatti propri e s’inseriscono solo citazioni, poesie, commenti sul tempo, canzoni, filmati, si condividono luoghi comuni e frasi fatte, per non correre il rischio di compromettersi, chiudendosi come in una bolla di sapone, ma questo, salvo pochi casi, nonostante i tanti t.v.b., e il numero elevato di “amici”,non ha proprio nulla a che fare con l’amicizia.

Grazia

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Il 18 agosto del 1946 nacque Roberto Pazzi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 19 agosto @ 21:07:02 CEST (123 letture)
Ricerche d'autore










La gravità dei corpi

Le anime notturne pesano
d’una gravità di vino e sogno
liberate dalla parola
che sale e vince
la legge dei gravi.

Il bacio che apre la bocca
scarcera la memoria
e fuggono gli anni,
ridicola unità dell’infinito
nei corpi appesi
ad asciugare al tempo.

Roberto Pazzi





Questo mio niente dopo di te..

Oggi verrei a casa tua,
farei questo lungo viaggio
solo per infilare questi versi
nella fessura sotto la porta,
non potrei rompere
il divieto di rivederci.
Niente, vorrei dirti,
solo questo niente.
Fu detto già tutto.
Da quando ci siamo separati
sopravviviamo,
siamo la rovina di quel tempo.
Ma questo mio niente dopo di te
mi sostiene e si rafforza,
cresce bene con gli anni,
si fa grande, muta la voce,
non vuole più stare con me,
esce sempre più spesso
a cercare altro niente,
inutilmente bello come fui.
I nostri occhi han fissato il sole,
non guardano più,
ricordano di aver visto.
A che servirebbe rivederti ?
Perderei il mio niente.
Di tutte le cose che potevo fare
ho sempre scelto una sola,
monco di troppe vite non fatte
tu sei il Niente che mi ha scelto.
E ti appartengo sempre.

Roberto Pazzi





Il morso

Solo il morso a tradimento
alla tua mano offerta alla carezza
t’innamora.
E ti vergogni del desiderio
che si riaccende
se è negato,
che si rinnova
se ti ritrovi a guardare
te stesso che si guarda desiderare,
specchio d’una perfezione originaria,
prima che baci e abbracci rovinassero
nella nostalgia dello sguardo
che ancora non sa la risposta
e dubita e trema e s’abbassa
per paura del sì.

Roberto Pazzi





Sul filo delle bugie..

A me la mia vita non piace
e non posso cambiarla.
Mi sforzo allora di farmela piacere
e qualche volta mi dimentico,
dico che la vita è bella.
Ma la vita degli altri
mi sta sempre davanti
e mi viene una gran malinconia
perché nessuno riesce a mentire
davanti a me che so mentire qualche volta
così bene da dimenticare
che mi sto inventando la vita.
Andrà a finire che perderò
il filo delle bugie e delle verità
e una cosa nascerà simile
alla necessità di odiare qualcuno che amo
nella speranza che male e bene
non mentano più e smettano
di sembrare diversi.

Roberto Pazzi







Roberto Pozzi è nato ad Ameglia (La Spezia) il 18 agosto del 1946. Scrittore. Poeta. Ha esordito in poesia con una silloge di versi presentata da Vittorio Sereni. Altre raccolte poetiche: Calma di vento (Garzanti 1987), La gravità dei corpi (Palomar 1998). Esordio narrativo nel 1985 con Cercando l’imperatore (Marietti, prefazione di Giovanni Raboni). Sono seguiti, tra gli altri: Conclave (Frassinelli 2001), Il signore degli occhi (Frassinelli 2004, protagonista Silvio Berlusconi che all’apice del potere si spoglia di tutto e si ritira nel convento di St. Ulrich, dell’ordine dei cistercensi), Le forbici di Solingen (Corbo 2007), Qualcuno mi insegue (Frassinelli 2007), Dopo primavera (Frassinelli 2008), Mi spiacerà morire per non vederti più (Corbo 2010), D’amore non esistono peccati (Barbera 2012), La trasparenza del buio (Bompiani 2014). Vena fantastico-visionaria: «Alla scrittura ho chiesto di risarcirmi della mia vita, evadendo nell’epico».
Ha scritto anche per il Corriere della Sera e il New York Times. Vive a Ferrara sin da quando era bambino e insegna all’università.

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Il 18 agosto 1886 nacque Fausto Maria Martini
Postato da Grazia01 il Venerdì, 19 agosto @ 20:56:19 CEST (219 letture)
Ricerche d'autore








Poesie di Fausto Maria Martini




I due vicini

Piangi! ma come? ma senza perché?
piangi con mute lacrime soavi...
piangi, mia buona... ti dimenticavi,
piangi, da tempo sì lungo, di me...

della mia casa che a la tua somiglia,
fiorita per un sogno provinciale,
tanto vicina, e anch' essa con le scale
a chiocciola, che sembra una conchiglia...

Dimenticavi: su la stessa via
noi passavamo quasi tutti i giorni:
erano tristi, sempre, i tuoi ritorni
e rassegnati come un' agonia...

La domenica, qualche pellegrino
veniva a te con la sua sacca vuota:
tu davi il pane, o mia soave ignota,
e nuova fede per il suo cammino...

Eppoi da me, sereni viandanti,
e dicevano tutti: «Ella è sì buona,
ella non parla, ma sorride e dona...
chi triste venne, se ne va coi canti!».

O mia vicina. Eppure, oggi, pareva
ch' io fossi giunto da lidi remoti
quando ho parlato! Due poveri ignoti!
L'anima, certo, non ti conosceva...

Ora tu sai che sono un poverello,
sono un rarningo, un esule dai sogni:
ora, tu sai che non ho per ogni
tristezza la parola d'un fratello,

che vivo solo con i miei pensieri,
e nessuno mi chiama al suo convito,
che di silenzio mi sono nutrito,
senza rimpianti e senza desideri...

E per questo tu piangi, o buona, vuoi
attenuare un poco la tristezza
delle mie sere... Non è che dolcezza!
Con te sorriderò, forse; ma, poi,...

Quando si deve ritornare soli
per quelle scale e già s'è fatta sera
e l'ombra grave e il freddo è là dov'era
il sole, e non c'è rondine che voli,

rondine insonne, radendo sul tetto,
e non chiedi alla lampada che il cuore
suo ti schiuda, perché qualcuno muore
nella tua stanza, là, sopra il tuo letto,

sopra il tuo letto... e inginocchiata ancora
sul davanzale è un' anima che prega,
anima bianca, finché non annega
nell'ombra anch'essa, come tutto... Allora?

Dunque, ritorna alla casa vicina,
alle tue stanze! oh dolce rivederle!
Vecchi ritratti, comici di perle,
mazzi di fiori di carta velina...

da Vita Letteraria, 13 dicembre 1907


Fausto Maria Martini




Quando venisti

Ricordo la domenica lontana,
quando venisti... Stava addormentato
nel sole, un mendicante, sul sagrato
della chiesa e dormiva la campana...

Dormiva nella cella solitaria,
in alto, in alto, quasi oltre la vita,
quella che all'alba sveglia la sopita
gente e nel vespro s'ubriaca d'aria.

Tu passasti e la chiesa non s' avvide
di te che le somigli: una sorella
piena di canti anch' essa e poverella,
che a volte piange e molto più sorride...

Le somigli nei giorni di lavoro,
e di festa, quand'ella s' in ghirlanda,
ché allora porti odore di lavanda,
e metti in capo un pettinino d'oro...

Oggi, poiché ho seguito le tue strade,
e m 'hai smagato dalla nostra chiesa,
a te porgo la mia .lampada accesa,
e il cuor d'argento con le sette spade!...

Poesia di Fausto Maria Martini



Senza ragione...

lo so: la tua dolce anima dispera
già di guarire, povera ammalata...
Ebbene: oggi, per te la mia velata
poesia sarà tenera infermiera.

Anch' io piangevo, quando ti colpì,
la prima volta, questo nuovo male...
Un giorno grigio, estenuato, eguale,
e ti mettesti a piangere, così!

Così, com' oggi senza una ragione,
perché ti sembra piangano le cose,
perché l'ore son come dolorose
sorelle che non sanno una canzone,

che senza canti vengono, né fiori,
e ognuna in sua gramaglia si nasconde, '
e tanto grave intorno a sé diffonde
malinconia, che tu quasi ne muori!

Piangi e ricordi una serena attesa
di sole dopo la follia notturna,
e un' alba scialba e ancora taciturna,
con un subito cantico di chiesa...

Credemmo, allora, che una mano ignota,
sulle porte, turiboli bruciasse
di molto incenso, e che s'inebriasse
dell'alba la patema casa vuota...

Niuno di vane attese ci consola,
oggi, e il poeta povero non ha,
per farti un dono di serenità,
che l'arte, triste, della sua parola.

Pure, egli dice: «Un ultimo barlume
rischiara, appena, la solinga via,
Vieni; ti passa la malinconia...
Noi scenderemo dove canta il fiume».

Rispondi tu: «Poeta, non sappiamo
noi dove andare! Eppoi, t'inganni: è un pianto
quello del fiume che tu chiami un canto...
Quando nasce, un singhiozzo: non usciamo».

«Amica mia malata, senti: metti
per una volta quel tuo vecchio scialle
di lana che ti copre e capo e spalle,
e se fa freddo, andremo stretti, stretti...

È un po' lunga la strada: ma, che fa?
Giungeremo là dove, col fragore
del treno, in chimerico bagliore
passa e dilegua un lembo di città!»

«Non andremo, poeta, e non andrai...
La stazione soffre in solitudine,
e il giardinetto ha i suoi cespugli nudi,
e un caro atteso non vi giunge mai...»

da Poesie provinciali

Fausto Maria Martini







Fausto Maria Martini nasce a Roma il 18 agosto 1886. Consegue la maturità classica nel collegio Nazareno della capitale, quindi si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma, senza tuttavia riuscire mai a raggiungere la laurea.Tra il 1903 ed il 1904, insieme ad altre personalità del calibro di Corrado Govoni, Alberto Tarchiani, Alberto Calza Bini, fa parte di quel gruppo di intellettuali crepuscolari [1] sorto attorno alla figura lucente di Sergio Corazzini (1886-1907) [2]. Nel 1905 è tra i fondatori della rivista letteraria ed artistica Cronache latine. Tra il 1906 ed il 1910 pubblica le sue prime raccolte poetiche: Le piccole morte (Torino 1906), Panem nostrum (Roma 1907), Poesie provinciali (Napoli 1910). A seguito della morte di Corazzini, avvenuta il 17 giugno 1907, Martini, accompagnato dai suoi due amici e colleghi più stretti, Tarchiani e Calza Bini, decide di partire per gli Stati Uniti, a bordo di un vapore spagnolo. Testimonianza di questo viaggio avventuroso, il suo romanzo più celebre, Si sbarca a New York (1930).
Rientrato in Italia nel 1908, gli anni successivi sono caratterizzati da una prima fase di assoluto isolamento (trascorre un intero anno in un convento di frati cappuccini nei pressi di Cittaducale), e da un successivo periodo di intensa attività teatrale. Nel 1915 parte volontario per il fronte. Viene ferito due volte. A causa delle lesioni riportate è costretto a trascorrere ben tre anni di erranza tra gli ospedali della penisola. Tre anni in cui sospende necessariamente l’attività giornalistica e quella teatrale, ma non quella letteraria. Produce molti componimenti poetici, inediti fino al 1969, ed il dramma Ridi pagliaccio! grazie al quale ottiene un grande successo. Durante questo periodo di convalescenza, sposa Emma Angelini Paroli, appartenente ad una nobile famiglia perugina, dalla quale ha una figlia, Elena. Nel 1920 riprende l’attività giornalistica, successivamente, nel decennio che va dal 1921 al 1931, si dedica in particolar modo alla critica teatrale, alla narrativa e alla produzione commediografa.
Muore a Roma il 12 aprile 1931, all’età di quarantacinque anni.
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Ferragosto
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 agosto @ 19:14:18 CEST (240 letture)
Poesie e racconti di Gianni Rodari





Ferragosto

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…

E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdraia al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;

“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

Gianni Rodari

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La parola che risanava
Postato da Grazia01 il Sabato, 13 agosto @ 20:23:42 CEST (216 letture)
Storia





Tutti i medici tradizionali credevano nelle persone, e i pazienti parlavano loro della propria natura. La natura veniva sperimentata, veniva sentita, odorata, assaporata dalle persone. Come lo spettatore, nel teatro greco, veniva educato a «sentire» l'attore, così il medico – quasi partecipasse a una tragedia greca – veniva educato, attraverso la mimesis (una simpatia che diventa sentire l'altro), a sentire la tragica vicenda di quella persona che sedeva dinanzi a lui e che, nella sua condizione umana, si era trovata in qualche guaio, in qualche contrarietà; e la natura cercava di guarire se stessa. Il concetto di salute non esisteva; esisteva solo l'idea di una natura più o meno capace di guarire costantemente se stessa. E ciò che il medico faceva, con il consiglio, con l'empatia, col potere della parola – la parola che risanava – e forse con pillole di coralli macinati o di mercurio, che sono altamente tossiche, come diremmo oggi, consisteva nell'incoraggiare la natura, nel rafforzare la natura, a compiere la propria azione guaritrice. Oggi ci è difficile pensare in questo modo alla funzione del medico. Pensiamo sempre che egli usi qualche strumento della sua professione per fare qualcosa al sistema o al sottosistema che c'è nel paziente, e che lui, non il paziente, conosce.

Ivan Illich

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Il 13 aprile 1909 nasceva il poeta Aldo Capasso
Postato da Grazia01 il Sabato, 13 agosto @ 17:46:09 CEST (208 letture)
Ricerche d'autore






Il 13 aprile del 1909 nasceva a Venezia il poeta e critico Aldo Capasso.
La sua attività di commentatore lo portò a scrivere su "La Nazione" di Firenze e a dirigere "Realismo critico";
pubblicò saggi su Ungaretti, Tasso e Proust.
La poesia di Capasso invece vive di una raffinata sensualità,
di un'indagine sulla possibilità di andare oltre l'illusorio gioco dei sensi
per vedere se è possibile trovare un ancoraggio che superi la rassegnata partecipazione al destino degli uomini.
Questo disperato bisogno si avvale di immagini sicure e ben delineate, che cercano di vincere la tendenza discorsiva,
aleggiando talora in echi leopardiani.

da "Il paese senza tempo", 1934



VELE

Due vele, a pena nate e di sorpresa,
sull'orizzonte, agli occhi chiari che apre
il mattino del mondo nel mio viso,
son l'evento che instaura un tempo albare.
E se il silenzio mi riduce a un lieve
giuoco come un vel d'acqua fra due pietre,
m'è bastato, perché mi sia la vita
candida, quella coppia aerea d'ali
apparsa d'improvviso fra due cieli.
Il passato s'esilia. Antichi lutti
del mio cuore si sciolgono nell'ora
come il sale nell'acqua che s'acciglia.


da "Per non morire", 1947



AMANTI LUNGO IL MARE

Lungo il mare, nel buio,
Sopra le rocce scabre
Tanti bisbigli, che udite, pur sono
Segno di breve oblio.
Siamo poveri, solamente questo
Ci è conceduto, modo
Di festa, e da noi stessi esilio.
Anche le nostre donne
Hanno soavi labbra.
(Nel buio non si vede,
Se misera è la veste).
Ma sognano, talora, luminosi
Mondi, come in romanzo, come in film, -
Memorabili gesta e gentilezza
D'eroi troppo diversi
Da questa nostra mal limata scorza.
(Nel buio non si vede
Se arrossiscono alquanto,
Per avere sognato
Un'altra bocca nella nostra bocca).
Prendiamo, pur con questa
Sua macchia mal taciuta, questo àttimo
Ch'è il solo nostro bene,
Sopra le rocce scabre.

Per non piegarci al vino che ci chiama
Promettendo una nube entro i pensieri».

1939




DEL MATTINO

Un vetro s'è fatto acciecante
Una ragazza lava i panni e canta
Uno stornello giovane sorge puro ed è un rito
Gridi d'uccelli sono nel mattino
Rinasci come l'erba senza ricordi.

1938




Aldo Capasso


Abbiamo pudore di noi stessi, di ciò che sappiamo
Tutti del nostro destino, di ciò che ci è forza comprendere
E soffrire".
ALDO CAPASSO

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La sensibilità non è debolezza
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 16:17:15 CEST (230 letture)
Psicologia e salute III







La sensibilità non è debolezza ma puro coraggio nell'aprirsi di fronte a certe sfumature.
Se non piangi o è perché la tua ghiandola ha una disfunzione,
o perché ti vergogni di conoscerti
o perché l’orgoglio te le asciuga sul nascere.


Carlo Peparello


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Isolamento e sensibilità
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 16:13:11 CEST (228 letture)
Psicologia e salute III








Qualsiasi tendenza o talento che produca isolamento, qualsiasi forma di auto-identificazione, per quanto stimolante possa essere, distorce l’espressione della sensibilità e crea insensibilità. La sensibilità viene offuscata quando si dà importanza al “me” e al “mio” – io dipingo, io scrivo, io invento. Solo quando siamo consapevoli di ogni movimento del nostro pensiero e dei nostri sentimenti nelle relazioni con le persone, con le cose e con la natura, la mente è aperta, flessibile, non intralciata da esigenze auto-protettive e desideri; e soltanto allora c’è sensibilità al brutto e al bello, non ostacolata dal sé. La sensibilità alla bellezza e alla bruttezza non deriva dall’attaccamento, nasce con l’amore, quando non ci sono conflitti creati da noi stessi. Quando siamo poveri interiormente, indulgiamo in varie forme di esibizione esterna, con la ricchezza, il potere, i possessi. Quando i nostri cuori sono vuoti collezioniamo cose. Se ce lo possiamo permettere, ci circondiamo di oggetti che riteniamo belli, e siccome gli attribuiamo enorme importanza, siamo responsabili di molta infelicità e distruzione. Lo spirito acquisitivo non è amore per la bellezza, sorge dal desiderio di sicurezza ed essere sicuri significa essere insensibili.

Krishnamurti

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La sensibilità
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 16:09:20 CEST (255 letture)
Psicologia e salute III






La sensibilità espone l’anima ai graffi, ma nel contempo acuisce la visione dei fatti della vita arricchendola in profondità, consapevolezza, maturità e consente alle persone sensibili di fornirsi di nuovi strumenti per elaborare risposte migliori alle sfide che la vita propone e ripropone quasi con inspiegabile accanimento. All'apparenza fragili, le persone sensibili, che sembrano perdersi nelle questioni minori, come d’incanto tirano fuori tutta la forza la grinta e la determinazione per lottare quando la vita presenta gli ostacoli grossi e le prove complicate. La sensibilità è un cocktail di mente cuore ed energia corporea, appena inizi a bere sembra leggero, senza grandi effetti ma una volta andato i circolo ha un effetto esplosivo, regala quella marcia in più che fa di un punto, erroneamente ritenuto negativo, la debolezza, un punto di forza!La sensibilità è come un dipinto in cui l’anima del pittore si rivela nella vivacità delle pennellate per arrivare al tuo sguardo come una carezza, è come una sinfonia in cui le note escono dal cuore del musicista per arrivare ad un altro cuore, è come le parole di una poesia che sembrano essere state scritte su misura da un poeta per vestire un’altra anima,La sensibilità rende una persona capace di colorare, profumare e far cantare anche la giornata più opaca, inodore e silenziosa, regala alla mente la chiave per aprire una finestra sui ricordi belli per intrecciarli e fonderli con smisurata fantasia alle impressioni talvolta limitate del presente.La sensibilità è la dote che ci fa apprezzare il gusto e l’autentica bellezza delle piccole semplici gioie preclusa ai tanti occhi abituati allo scintillio fasullo delle cose eclatanti ma vacanti!La sensibilità è una ricchezza dell’animo che pochi possiedono e diventa un dono prezioso sia per chi la regala che per chi la riceve.

Mena Lamb

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Io amo la semplicità
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 16:06:20 CEST (236 letture)
Poesie di Merini






Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla pelle,
sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini

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Un mondo come questo
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 15:55:56 CEST (202 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV







Vivendo in un mondo come questo, dove tutto è più facile,
la nostra sensibilità si è fatta più ottusa.
Anche se la luna che sta in cielo è la stessa di sempre,
forse quella che vediamo noi è un’altra.
Credo che quattro secoli fa gli uomini
possedessero un animo più ricco e vicino alla natura.

Haruki Murakami

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la vita...Chaplin
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:54:28 CEST (229 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV




Il ridicolo è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire. Un giorno senza sorriso è un giorno perso. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che di intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e bontà. È veramente bello battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione. Perdere con classe e vincere osando... perché il mondo appartiene a chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante.
Attraverso la comicità vediamo l'irrazionale in ciò che sembra razionale, il folle in ciò che sembra sensato, l'insignificante in ciò che sembra pieno di importanza.Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.

Charlie Chaplin

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Leisure
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:42:44 CEST (184 letture)
Riflessioni III










Leisure

Cos'è questa vita se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Non il tempo di fermarci sotto i rami
Ed osservare a lungo come le pecore o le mucche.
Non il tempo di vedere, quando passiamo nei boschi,
Dove gli scoiattoli nascondono le noccioline nell'erba.
Non il tempo di vedere, alla luce del giorno,
Ruscelli pieni di stelle come cieli di notte.
Non il tempo di volgere lo sguardo alla bellezza
Ed osservare i suoi piedi danzare.
Non il tempo di spettare che la sua bocca arricchisca
Il sorriso che i suoi occhi hanno cominciato.
Povera vita è mai questa se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.

W. H. Davies


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Una foglia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:37:47 CEST (316 letture)
Poesie di Walt Whitman









Io penso che una foglia d'erba non sia affatto
da meno della quotidiana fatica delle stelle,
E la formica è altrettanto perfetta, al pari di un
granello di sabbia o dell'uovo di uno scricciolo,
E la piccola rana è un'opera d'arte simile alle
più famose,
E il rovo rampicante potrebbe ornare gli spazi eterei,
E la giuntura più piccola della mia mano
la più perfetta macchina può deridere,
E la mucca che rumina a capo chino supera
qualsiasi monumento,
E un topo è un miracolo tanto grande
da convincere sestilioni di scettici.

Walt Witman
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Il viaggio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:29:52 CEST (230 letture)
Riflessioni III







Il viaggio

Oriol Valls, che si occupa dei neonati in un ospedale di Barcellona, dice che il primo gesto umano è l'abbraccio.
Dopo essere venuti al mondo, al principio dei loro giorni, i bebè agitano le mani, come per cercare qualcuno.
Altri medici, che si occupano di quelli che hanno già vissuto, dicono che i vecchi,
alla fine dei loro giorni, muoiono cercando di alzare le braccia.
Ed è così, per quanto si voglia rigirare, e per quanto se ne parli.
A questa cosa, così semplice, si riduce tutto:
tra due batter d'ali, senza altre spiegazioni, trascorre il viaggio.

Eduardo Galeano

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Noi opprimiamo la nostra natura
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 agosto @ 20:57:26 CEST (211 letture)
Poesie d'autore II










Noi opprimiamo la nostra natura

Ma noi opprimiamo la nostra natura, affamati,
Nutrendoci di pentimenti vuoti
-Dio o destino nostri nemici.
Siamo nati troppo tardi, non possiamo
Trovare sollievo in un seme secco di papavero,
Noi, che in un solo battito di tempo
Costringiamo la gioia dell'amore infinito
e il dolce dolore feroce dell'infinito peccato.
Siamo stanchi di questo senso di colpa,
Stanchi della disperazione cruda del piacere,
Stanchi dei templi che abbiamo costruito
e delle preghiere giuste inascoltate.
L'uomo è debole, Dio dorme.
Il cielo è in alto. Una scintilla.
Grande Amore. Morte.

Oscar Wilde


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Olimpiadi
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 agosto @ 20:44:58 CEST (218 letture)
Riflessioni III










Con grande imbarazzo del Comitato Olimpico Internazionale, si scoprì che l'idea di trasportare la fiamma olimpica da Atene alla sede dove si sarebbero svolti i giochi tramite una staffetta di diversi corridori fu concepita da Adolf Hitler per i giochi olimpici tenuti nell'estate del 1936 a Berlino. In quell'occasione il passaggio della fiamma, immortalato sulla pellicola del film 'Olympia' della regista del Terzo Reich Leni Riefenstahl, fece parte del tentativo della macchina propagandistica del regime nazista di aggiungere mito e mistica al regime di Hitler. Egli vide nel collegamento ideale con i giochi dell'antica Grecia il modo perfetto di illustrare il suo convincimento che la Grecia classica era il precursore ariano del moderno Reich tedesco.

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Via d'amore
Postato da Grazia01 il Domenica, 31 luglio @ 08:21:28 CEST (218 letture)
Le poesie di Pegaso III












Via d’amore


Non conosco il tuo nome

mi sono vestito d’amore

nel sole ti ho percorso

la vita donata, d’attesa pazienza racchiusa.
Immersa l’anima nel tempo che scorre

con ali invisibili spiegate, solcato il cielo

passione il vento increspa

un solo sospiro vola oltre l’azzurro orizzonte.
Cerco di scrivere di te

nel ritorno mi soffermo intento

mentre il vento sussurra il tuo profumo

solo allora rivedrò nuovamente nascere il sole a est.


Bruno Gasparri

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Giorno e notte
Postato da Grazia01 il Venerdì, 29 luglio @ 08:39:58 CEST (199 letture)
Riflessioni III








Giorno e notte, notte e giorno, neppure per un istante i bambini di Beslan abbandonano il mio cuore. Non lo lasciano i bambini di Auschwitz, né quelli tagliati a pezzi con il machete in Burundi. Non lo lasciano i ventri delle donne tagliati con le baionette per estrarne i neonati, né tutte le bambine stuprate e fatte prostituire in ogni guerra ed in ogni paese del mondo. Il respiro dei bambini abortiti è il mio stesso respiro, così come lo è quello dei milioni e milioni di animali a cui, per la nostra brama bulimica di potere e di possesso, è stata sottratta la maestosa dignità della vita. I loro disperati muggiti, i loro belati, i loro pigolii rimbombano costantemente, nella profondità cardiaca, facendola pericolosamente dilatare. Dormo poco o niente. Non conosco le gioie del benessere. La capacità di accogliere il dolore degli innocenti mi attraversa e mi devasta continuamente. Se ho avuto un dono è questo: non abituarmi mai alla sua presenza, mai cessare di considerarlo uno scandalo. La materia che fa ardere il mio cuore si rinnova sempre… Forse è giunto il tempo di dire che non abbiamo più bisogno di altre cose, di altri diritti, di altre verità segreganti, ma piuttosto di sederci tra di noi in pace, in fraternità, di spezzare il pane, di mangiarlo insieme.
Susanna Tamaro


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Voce di Donna
Postato da Grazia01 il Giovedì, 28 luglio @ 20:47:21 CEST (299 letture)
Poesie di Pozzi Antonia












Voce di Donna

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.
Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo,
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.
Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore.
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.
Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire sotto convogli di zingare stelle.

Antonia Pozzi


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I poveri
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 luglio @ 08:35:45 CEST (306 letture)
Riflessioni III






Mi dispiace che non abbiano molto risalto le morti, e sono tante, dei profughi che annegano o muoiono soffocate nei barconi. Qualcuno pensa che siano persone consapevoli dei rischi che corrono e li accettano e che farebbero.meglio a restare nei loro paesi. Altri sostengono che fra loro si nascondano i terroristi che tanti stragi stanno compiendo in Europa. Io credo che siano persone disperate che cercano solo un po' di pace e una vita meno grama. Forse fra loro vi sono anche i "cattivi', ma questi feroci assassini arrivano anche con altri mezzi e alcuni sono addirittura nativi europei.
Un po' di pietà in più per quella gente ci vorrebbe. Non dimentichiamo che meno di un secolo fa eravamo noi i disperati. È vero non esistevano i terroristi, ma qualche mafioso che ha ucciso in quei paesi lo abbiamo forse esportato.
Saranno pochi a pensarla come me, meglio pensare ai nostri poveri ...ma allora siamo tutti poveri.

Grazia

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Esercizio per essere felici
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 luglio @ 08:13:00 CEST (256 letture)
Psicologia e salute II




ESERCIZIO PER ESSERE FELICI
SMETTERLA DI LAMENTARSI
E MIGLIORARE IL MONDO


22 luglio - Isolati in una stanza, senza telefono, senza tv, senza internet, con qualche foglio di carta e una penna (ma se vuoi puoi usare il pc). Entra dentro di te e accogliti come un principe: perché sei un dio che sta tornando a casa. Se sei triste o depresso, per motivi reali o immaginari, o se sei malato, meglio. Se sei infelice come la maggioranza degli esseri umani, perfetto. Se sei ricco o ricchissimo precipitati nella cabina del tuo panfilo, o appendi alla maniglia della suite all’Excelsior il cartellino “Non disturbare”, perché il tuo stato d’infelicità è grave e, se non ci poni subito rimedio, più comprerai cose, più peggiorerà.
Ora siediti comodo e ricorda tutti i grandi dolori che hai sofferto da quando sei nato a oggi. Lascia che affiorino episodi dimenticati, ingiustizie, torti che hai subito, inganni, tradimenti, amori e illusioni perdute. Tutto il male possibile, ma devi essere di una sincerità assoluta con te stesso. Quello che devi fare è appuntarlo e numerarlo, una riga per ogni grande dolore sarà più che sufficiente, tanto il resto te lo ricordi da solo. Io l’ho fatto, mi ci sono volute tre sedute di due ore l’una in tre giorni successivi per annotare 222 dolori esatti. Successivamente li ho riordinati in sequenza temporale, e dopo un anno sempre quelli sono rimasti: i 222 dolori più importanti della mia vita.
Subito dopo o contemporaneamente, sopra un altro foglio, segnati i ricordi più belli, le grandi emozioni, tutta la felicità vissuta da quando sei nato a oggi. Scoprirai che, nel bene come nel male, spesso ti hanno segnato episodi che prima ritenevi irrilevanti o dimenticati, come una bella giornata al mare o un schiaffo (meritato) di tua madre. La lista bianca è generalmente più difficile da scrivere di quella nera, perché tendiamo a dare il bene ricevuto per scontato, come una specie di diritto acquisito, mentre così non è, e una sola carezza di uno sconosciuto può diventare memorabile. Infatti di bianchi me ne sono appuntati soltanto 65, poco più di uno all’anno, ma la mia anima ha barato, ha fatto “un falso in bilancio”. La felice scoperta del trucco contabile, quella di avere una tendenza al piangermi addosso, ha fatto subito salire il conto della lista bianca a 66. E da quel momento tutto è stato un bene.
Questa semplice ma incisiva operazione d’igiene interiore, qualunque sia il tuo risultato con la vita, serve per avere in pugno te stesso. Il principe o la principessa riprendono possesso del loro palazzo. Sei stato quel che sei stato, nessun giudizio, nessun benemerito attestato d’innocenza o di colpa, tutto quello che ti hanno fatto, o che tu hai fatto agli altri, è diventato protagonista della tua vita solo perché glielo hai concesso tu. Ma ora tutto questo è finito, passato, e dev’essere perdonato. Dopo averli meditati, straccia i tuoi fogli, ormai non servono più a niente, sai quel che c’era da sapere. Sei leggero, non dovrai trascinarti dietro queste valigie in cui neppure sapevi bene che cosa ci stesse dentro, (una sofferenza confusa e rabbiosa), soprattutto non dovrai più rompere l’anima agli altri solo perché si era rotta la tua.
È in questo senso che, gratis, facilmente e in poche ore, avrai anche migliorato il mondo.



***
Diego Cugia è uno scrittore indipendente. Se volete acquistare il suo diario autopubblicato “Un’anima a 7 euro e 99” potrete farlo cliccando sulla foto. Il libro è in vendita su Amazon. Se preferite il formato cartaceo, vi sarà spedito a casa in 3-5 giorni. Se lo scegliete in e-book, è scontato del 50% a 3, 99.

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Solitude
Postato da Letty il Domenica, 17 luglio @ 13:42:36 CEST (272 letture)
Le poesie di Letty - II








Solitude

La mia solitudine ha i gommini e il pelo
fa le fusa al tramonto
La mia solitudine ha i baffi e dorme sorniona di giorno, ma sta sveglia la notte dentro un sogno perduto
A volte la vedo dentro due iridi sensibili e la accarezzo, mai contropelo
La mia solitudine è in un miagolio
che mi accoglie quando torno stanca
e intossicata dal mondo
dalla gente
dalle chiacchiere
Ci vede benissimo e sente meglio di me
Spesso restiamo a guardare il sole morire tra le braccia delle nuvole,
in un silenzio fatto di oggi finiti e di giorni a venire
ce ne stiamo sedute sul bordo dell'orizzonte
incredule di come si possa sopravvivere lo stesso!
Facciamo invidia, noi, così affiatate
legate strette con un nastro di seta che ci siamo tessute le notti più lunghe, quelle più dure, quelle in cui non torni più...
Si dovrebbe aprire la porta dell'anima e mostrarsi,
mostrare quel buco che abbiamo scavato per nasconderci il dolore
forse si dovrebbe...
Ciò che gli altri credono debolezza
in realtà è un'immensa forza acquisita
poiché a volte ha più vita
e più speranze la solitudine consapevole,
scelta e quasi agognata
che un'esistenza riempita di fantasmi apparenti.
E io ai miei gommini, devo molto di più.

Letty

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Qualità della Vita
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 06 luglio @ 17:40:10 CEST (236 letture)
Psicologia e salute III










Il termine Qualità della Vita (Qdv) è entrato sempre più a far parte della nostra società e quotidianità. Se prima questo concetto era più collegato allo sviluppo industriale ed economico e quindi ad aspetti più materiali, oggi si riferisce invece al benessere ed alla felicità e le viene attribuita sempre più importanza ed attenzione.
Come è definita la Qualità della Vita?
Questo concetto è stato definito dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come la percezione che le persone hanno della propria collocazione nella vita, in riferimento al contesto culturale, al proprio sistema di valori, ai propri obiettivi e aspettative ed interessi. Si riferisce quindi allo stato di salute fisico e psicologico di ogni singolo individuo, il livello di indipendenza, le relazioni sociali, le credenze personali e il rapporto con le caratteristiche del proprio ambiente di vita. Si denota quindi come la Qualità della Vita sia un concetto del tutto soggettivo, che può avere aspetti positivi e negativi e che è propria di un determinato contesto. Secondo l’OMS, vi sarebbero sei ambiti principali a cui fa riferimento la qualità della vita:

ambito fisico: come per esempio stanchezza, stress, energia;
ambito psicologico: riferito ad esempio agli stati d’animo e sentimenti;
livello di indipendenza: esempio lavoro, mobilità, disoccupazione..;
relazioni sociali: che favoriscano un buon supporto sociale;
ambiente: esempio l’accessibilità ai vari servizi, tra cui quelli sanitari;
credenze personali: per esempio sulla spiritualità, senso della vita..;

La Qualità della Vita denoterebbe quindi il modo in cui ogni individuo sente e vede soddisfatti i propri bisogni e la possibilità di raggiungere la felicità e realizzazione personale, a prescindere dal proprio stato di salute e dalle condizioni sociali ed economiche. Gli studiosi della Qualità della Vita sostengono che vi siano quindi due aspetti misurabili di questa:
misurabilità oggettiva: data dagli aspetti più materiali nei vari contesti come il lavoro, famiglia, relazioni sociali;
misurabilità soggettiva: data dalla percezione e valutazione soggettiva che si ha rispetto alla propria vita individuale e collettiva nei vari contesti di vita;
Spesso Qualità della Vita e felicità vengono intese come sinonimi, in realtà la felicità può far parte della qualità della vita, ne rappresenta un nucleo fondamentale e di certo sono concetti strettamente connessi, infatti le persone si sentono di solito felici quando di reputano soddisfatti della propria vita.





Si può migliorare la Qualità della Vita?

Numerosi studiosi e ricercatori si sono fatti questa domanda, hanno elaborato proprie teorie in merito e messo a punto strategie e programmi per cercare di incrementare la qualità di vita e quindi favorire la nostra felicità e benessere soggettivo. Già Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, aveva sostenuto l’importanza del considerare la felicità non come una cosa innata che dipende solo dalla fortuna o dal caso, ma come qualcosa che si può costruire, apprendere e incrementare; esemplari sono a tal proposito i suoi studi e il suo programma per incrementare l’ottimismo come potenzialità personale. Un altro autore che ha dato un grande contributo allo studio della qualità della vita è stato Fordyce, che negli anni Settanta ha messo a punto, partendo dai suoi studi sperimentali, un programma per “favorire e aumentare” la felicità, basato su “I 14 fondamentali della felicità”, che verrà ben descritto di seguito. Gli studi di Fordyce, dal 1972 al 2000, si sono concentrati sull’individuazione di aspetti che accomunano le persone felici e soddisfatte della propria vita e che possono dunque essere “apprese” dalle persone. L’autore è partito dal presupposto che la maggior parte delle persone ambisce alla felicità ma ha difficoltà a definirla, pensandola spesso come un concetto astratto e di conseguenza a raggiungerla. Fordyce la ritiene invece un’esperienza cosciente, uno stato mentale vero e proprio che risiederebbe nel sistema limbico, area del cervello dalla quale hanno origine le emozioni e questo è stato dimostrato proprio da ricerche sulla stimolazione di tale area del cervello e della conseguente produzione di emozioni positive di felicità. E’ quindi possibile provare la felicità come sentimento positivo. Il merito di Fordyce è di aver proprio messo a punto un programma, partendo da un approccio cognitivo-comportamentale, sperimentato su vari campioni di soggetti, chiamato Subjective Well-Being Training (2000) per apprendere la felicità e quindi favorire e aumentare la Qualità della Vita. Il programma parte da una valutazione personale della soddisfazione di vita in gruppi di persone e poi comprende una serie di esercizi e compiti a casa che le persone svolgono per favorire poi una discussione e un monitoraggio dei propri cambiamenti in ogni incontro di gruppo di tale programma. I compiti vertono su ognuno dei 14 fondamentali di Fordyce per raggiungere e migliorare Qualità della vita e felicità. Quali sono? Vediamoli di seguito.






I 14 fondamentali della felicità secondo Fordyceqdv

Alcuni di questi principi sono più inerenti agli aspetti comportamentali delle persone, ovvero ciò che fanno concretamente per raggiungere il proprio benessere; altri sono per lo più cognitivi, ovvero i pensieri, più o meno disfunzionali che favoriscono o meno i comportamenti:
Essere più attivi e tenersi occupati: dedicarsi ad attività piacevoli, fare, agire, investire energia in esperienze nuove incrementa i sentimenti positivi;
Passare più tempo socializzando: le persone più soddisfatte e felici hanno una buona vita sociale;
Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato: il dedicarsi ad attività significative e produttive cercando di raggiungere obiettivi e mete personali favorisce la soddisfazione personale;
Organizzarsi meglio e pianificare le cose: cercare di organizzare al meglio i propri compiti ogni giorno, sia a breve termine che a lungo termine e non “procrastinare”, in quanto l’efficienza personale aiuta la soddisfazione;
Smettere di preoccuparsi: ovvero analizzare bene l’utilità delle nostre preoccupazioni, metterle in discussione per dedicare invece più tempo ad agire per essere felici;
Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni: quelle difficilmente realizzabili o poco realistiche portano a frustrazione e delusione, al contrario ricercare quelle più adatte alle nostre risorse e potenzialità, che diventeranno così più probabili da realizzare, favorendo soddisfazione e felicità;
Sviluppare pensieri ottimistici e positivi: il pensiero positivo e l’ottimismo invogliano a mettersi in gioco e ad agire, favorendo così la possibilità di realizzare i propri obiettivi;
Essere orientati al presente: pensare troppo al passato o al futuro, sia in positivo che in negativo, allontana dalle nostre risorse presenti limitando la soddisfazione, stare invece più sul qui e ora, aiutandosi per esempio con la meditazione;
Lavorare ad una sana personalità: accettare noi stessi per quello che siamo, sia con pregi che con difetti e nel caso lavorare su aspetti di noi che non ci soddisfano, questo favorisce una buona immagine di sè;
Sviluppare una personalità socievole: il dedicarsi molto alle relazioni sociali e incontrare persone che ci rinforzino positivamente, anche se si è un po’ timidi, aiuta comunque la propria autostima;
Essere se stessi: essere autentici e non “modificarsi” per piacere agli altri, in quanto questo genera ansia nelle relazioni interpersonali, il cambiamento lo si attua se lo desideriamo per noi stessi;
Eliminare sentimenti negativi e problemi: se vi è un disagio psicologico sottostante o un livello di sofferenza particolare, considerare di iniziare prima un percorso psicologico e/o psicoterapeutico su di sè;
I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità[/b]: è importante però che queste, soprattutto quella coniugale, sia basata sul piacere e non sul bisogno per colmare un proprio stato emotivo, altrimenti si crea solo una dipendenza dall’altro;
Considerare la felicità la priorità numero 1[/b]: è il presupposto per cercare di migliorare la propria qualità della vita e raggiungere la felicità.





Conclusione

Si è visto come oggi viene data sempre più importanza al concetto di Qualità della Vita ed a come si possa incrementare la propria soddisfazione personale per raggiungere al massimo il proprio benessere per essere persone felici. Sicuramente non è sempre facile e probabilmente chi legge questi principi di Fordyce penserà che è molto facile a parole piuttosto che ad azioni concrete. In realtà però gli studiosi e ricercatori della Qualità della Vita e della felicità vogliono proprio farci riflettere sul come a volte consideriamo questi concetti come molto astratti ma in realtà sono concretissimi e vicinissimi a noi. Anche se vi sono spesso condizioni e situazioni che possono rendere difficile oppure ostacolare la soddisfazione e il benessere personale, si può davvero agire concretamente con tanta motivazione e pazienza per il cambiamento, come suggerisce Fordyce per esempio proprio partendo da cose concretissime e alla portata di tutti come può essere il dedicarsi a ciò che ci piace, incrementare le nostre relazioni, pensare positivo per agire e qualora riscontriamo ostacoli in noi stessi, interrogarsi sull’origine di questi e nel caso fare un lavoro su di sè. Insomma anche io ritengo che possiamo tutti davvero, con più o meno fatica, con pazienza e volontà essere persone soddisfatte e felici.
Eleonora Basso






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