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la vita...Chaplin
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:54:28 CEST (192 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV




Il ridicolo è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire. Un giorno senza sorriso è un giorno perso. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che di intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e bontà. È veramente bello battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione. Perdere con classe e vincere osando... perché il mondo appartiene a chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante.
Attraverso la comicità vediamo l'irrazionale in ciò che sembra razionale, il folle in ciò che sembra sensato, l'insignificante in ciò che sembra pieno di importanza.Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.

Charlie Chaplin

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Leisure
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:42:44 CEST (160 letture)
Riflessioni III










Leisure

Cos'è questa vita se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Non il tempo di fermarci sotto i rami
Ed osservare a lungo come le pecore o le mucche.
Non il tempo di vedere, quando passiamo nei boschi,
Dove gli scoiattoli nascondono le noccioline nell'erba.
Non il tempo di vedere, alla luce del giorno,
Ruscelli pieni di stelle come cieli di notte.
Non il tempo di volgere lo sguardo alla bellezza
Ed osservare i suoi piedi danzare.
Non il tempo di spettare che la sua bocca arricchisca
Il sorriso che i suoi occhi hanno cominciato.
Povera vita è mai questa se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.

W. H. Davies


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Una foglia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:37:47 CEST (263 letture)
Poesie di Walt Whitman









Io penso che una foglia d'erba non sia affatto
da meno della quotidiana fatica delle stelle,
E la formica è altrettanto perfetta, al pari di un
granello di sabbia o dell'uovo di uno scricciolo,
E la piccola rana è un'opera d'arte simile alle
più famose,
E il rovo rampicante potrebbe ornare gli spazi eterei,
E la giuntura più piccola della mia mano
la più perfetta macchina può deridere,
E la mucca che rumina a capo chino supera
qualsiasi monumento,
E un topo è un miracolo tanto grande
da convincere sestilioni di scettici.

Walt Witman
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Il viaggio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:29:52 CEST (197 letture)
Riflessioni III







Il viaggio

Oriol Valls, che si occupa dei neonati in un ospedale di Barcellona, dice che il primo gesto umano è l'abbraccio.
Dopo essere venuti al mondo, al principio dei loro giorni, i bebè agitano le mani, come per cercare qualcuno.
Altri medici, che si occupano di quelli che hanno già vissuto, dicono che i vecchi,
alla fine dei loro giorni, muoiono cercando di alzare le braccia.
Ed è così, per quanto si voglia rigirare, e per quanto se ne parli.
A questa cosa, così semplice, si riduce tutto:
tra due batter d'ali, senza altre spiegazioni, trascorre il viaggio.

Eduardo Galeano

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Noi opprimiamo la nostra natura
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 agosto @ 20:57:26 CEST (176 letture)
Poesie d'autore II










Noi opprimiamo la nostra natura

Ma noi opprimiamo la nostra natura, affamati,
Nutrendoci di pentimenti vuoti
-Dio o destino nostri nemici.
Siamo nati troppo tardi, non possiamo
Trovare sollievo in un seme secco di papavero,
Noi, che in un solo battito di tempo
Costringiamo la gioia dell'amore infinito
e il dolce dolore feroce dell'infinito peccato.
Siamo stanchi di questo senso di colpa,
Stanchi della disperazione cruda del piacere,
Stanchi dei templi che abbiamo costruito
e delle preghiere giuste inascoltate.
L'uomo è debole, Dio dorme.
Il cielo è in alto. Una scintilla.
Grande Amore. Morte.

Oscar Wilde


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Olimpiadi
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 agosto @ 20:44:58 CEST (190 letture)
Riflessioni III










Con grande imbarazzo del Comitato Olimpico Internazionale, si scoprì che l'idea di trasportare la fiamma olimpica da Atene alla sede dove si sarebbero svolti i giochi tramite una staffetta di diversi corridori fu concepita da Adolf Hitler per i giochi olimpici tenuti nell'estate del 1936 a Berlino. In quell'occasione il passaggio della fiamma, immortalato sulla pellicola del film 'Olympia' della regista del Terzo Reich Leni Riefenstahl, fece parte del tentativo della macchina propagandistica del regime nazista di aggiungere mito e mistica al regime di Hitler. Egli vide nel collegamento ideale con i giochi dell'antica Grecia il modo perfetto di illustrare il suo convincimento che la Grecia classica era il precursore ariano del moderno Reich tedesco.

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Via d'amore
Postato da Grazia01 il Domenica, 31 luglio @ 08:21:28 CEST (181 letture)
Le poesie di Pegaso III












Via d’amore


Non conosco il tuo nome

mi sono vestito d’amore

nel sole ti ho percorso

la vita donata, d’attesa pazienza racchiusa.
Immersa l’anima nel tempo che scorre

con ali invisibili spiegate, solcato il cielo

passione il vento increspa

un solo sospiro vola oltre l’azzurro orizzonte.
Cerco di scrivere di te

nel ritorno mi soffermo intento

mentre il vento sussurra il tuo profumo

solo allora rivedrò nuovamente nascere il sole a est.


Bruno Gasparri

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Giorno e notte
Postato da Grazia01 il Venerdì, 29 luglio @ 08:39:58 CEST (170 letture)
Riflessioni III








Giorno e notte, notte e giorno, neppure per un istante i bambini di Beslan abbandonano il mio cuore. Non lo lasciano i bambini di Auschwitz, né quelli tagliati a pezzi con il machete in Burundi. Non lo lasciano i ventri delle donne tagliati con le baionette per estrarne i neonati, né tutte le bambine stuprate e fatte prostituire in ogni guerra ed in ogni paese del mondo. Il respiro dei bambini abortiti è il mio stesso respiro, così come lo è quello dei milioni e milioni di animali a cui, per la nostra brama bulimica di potere e di possesso, è stata sottratta la maestosa dignità della vita. I loro disperati muggiti, i loro belati, i loro pigolii rimbombano costantemente, nella profondità cardiaca, facendola pericolosamente dilatare. Dormo poco o niente. Non conosco le gioie del benessere. La capacità di accogliere il dolore degli innocenti mi attraversa e mi devasta continuamente. Se ho avuto un dono è questo: non abituarmi mai alla sua presenza, mai cessare di considerarlo uno scandalo. La materia che fa ardere il mio cuore si rinnova sempre… Forse è giunto il tempo di dire che non abbiamo più bisogno di altre cose, di altri diritti, di altre verità segreganti, ma piuttosto di sederci tra di noi in pace, in fraternità, di spezzare il pane, di mangiarlo insieme.
Susanna Tamaro


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Voce di Donna
Postato da Grazia01 il Giovedì, 28 luglio @ 20:47:21 CEST (257 letture)
Poesie di Pozzi Antonia












Voce di Donna

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.
Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo,
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.
Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore.
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.
Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire sotto convogli di zingare stelle.

Antonia Pozzi


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I poveri
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 luglio @ 08:35:45 CEST (257 letture)
Riflessioni III






Mi dispiace che non abbiano molto risalto le morti, e sono tante, dei profughi che annegano o muoiono soffocate nei barconi. Qualcuno pensa che siano persone consapevoli dei rischi che corrono e li accettano e che farebbero.meglio a restare nei loro paesi. Altri sostengono che fra loro si nascondano i terroristi che tanti stragi stanno compiendo in Europa. Io credo che siano persone disperate che cercano solo un po' di pace e una vita meno grama. Forse fra loro vi sono anche i "cattivi', ma questi feroci assassini arrivano anche con altri mezzi e alcuni sono addirittura nativi europei.
Un po' di pietà in più per quella gente ci vorrebbe. Non dimentichiamo che meno di un secolo fa eravamo noi i disperati. È vero non esistevano i terroristi, ma qualche mafioso che ha ucciso in quei paesi lo abbiamo forse esportato.
Saranno pochi a pensarla come me, meglio pensare ai nostri poveri ...ma allora siamo tutti poveri.

Grazia

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Esercizio per essere felici
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 luglio @ 08:13:00 CEST (214 letture)
Psicologia e salute II




ESERCIZIO PER ESSERE FELICI
SMETTERLA DI LAMENTARSI
E MIGLIORARE IL MONDO


22 luglio - Isolati in una stanza, senza telefono, senza tv, senza internet, con qualche foglio di carta e una penna (ma se vuoi puoi usare il pc). Entra dentro di te e accogliti come un principe: perché sei un dio che sta tornando a casa. Se sei triste o depresso, per motivi reali o immaginari, o se sei malato, meglio. Se sei infelice come la maggioranza degli esseri umani, perfetto. Se sei ricco o ricchissimo precipitati nella cabina del tuo panfilo, o appendi alla maniglia della suite all’Excelsior il cartellino “Non disturbare”, perché il tuo stato d’infelicità è grave e, se non ci poni subito rimedio, più comprerai cose, più peggiorerà.
Ora siediti comodo e ricorda tutti i grandi dolori che hai sofferto da quando sei nato a oggi. Lascia che affiorino episodi dimenticati, ingiustizie, torti che hai subito, inganni, tradimenti, amori e illusioni perdute. Tutto il male possibile, ma devi essere di una sincerità assoluta con te stesso. Quello che devi fare è appuntarlo e numerarlo, una riga per ogni grande dolore sarà più che sufficiente, tanto il resto te lo ricordi da solo. Io l’ho fatto, mi ci sono volute tre sedute di due ore l’una in tre giorni successivi per annotare 222 dolori esatti. Successivamente li ho riordinati in sequenza temporale, e dopo un anno sempre quelli sono rimasti: i 222 dolori più importanti della mia vita.
Subito dopo o contemporaneamente, sopra un altro foglio, segnati i ricordi più belli, le grandi emozioni, tutta la felicità vissuta da quando sei nato a oggi. Scoprirai che, nel bene come nel male, spesso ti hanno segnato episodi che prima ritenevi irrilevanti o dimenticati, come una bella giornata al mare o un schiaffo (meritato) di tua madre. La lista bianca è generalmente più difficile da scrivere di quella nera, perché tendiamo a dare il bene ricevuto per scontato, come una specie di diritto acquisito, mentre così non è, e una sola carezza di uno sconosciuto può diventare memorabile. Infatti di bianchi me ne sono appuntati soltanto 65, poco più di uno all’anno, ma la mia anima ha barato, ha fatto “un falso in bilancio”. La felice scoperta del trucco contabile, quella di avere una tendenza al piangermi addosso, ha fatto subito salire il conto della lista bianca a 66. E da quel momento tutto è stato un bene.
Questa semplice ma incisiva operazione d’igiene interiore, qualunque sia il tuo risultato con la vita, serve per avere in pugno te stesso. Il principe o la principessa riprendono possesso del loro palazzo. Sei stato quel che sei stato, nessun giudizio, nessun benemerito attestato d’innocenza o di colpa, tutto quello che ti hanno fatto, o che tu hai fatto agli altri, è diventato protagonista della tua vita solo perché glielo hai concesso tu. Ma ora tutto questo è finito, passato, e dev’essere perdonato. Dopo averli meditati, straccia i tuoi fogli, ormai non servono più a niente, sai quel che c’era da sapere. Sei leggero, non dovrai trascinarti dietro queste valigie in cui neppure sapevi bene che cosa ci stesse dentro, (una sofferenza confusa e rabbiosa), soprattutto non dovrai più rompere l’anima agli altri solo perché si era rotta la tua.
È in questo senso che, gratis, facilmente e in poche ore, avrai anche migliorato il mondo.



***
Diego Cugia è uno scrittore indipendente. Se volete acquistare il suo diario autopubblicato “Un’anima a 7 euro e 99” potrete farlo cliccando sulla foto. Il libro è in vendita su Amazon. Se preferite il formato cartaceo, vi sarà spedito a casa in 3-5 giorni. Se lo scegliete in e-book, è scontato del 50% a 3, 99.

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Solitude
Postato da Letty il Domenica, 17 luglio @ 13:42:36 CEST (240 letture)
Le poesie di Letty - II








Solitude

La mia solitudine ha i gommini e il pelo
fa le fusa al tramonto
La mia solitudine ha i baffi e dorme sorniona di giorno, ma sta sveglia la notte dentro un sogno perduto
A volte la vedo dentro due iridi sensibili e la accarezzo, mai contropelo
La mia solitudine è in un miagolio
che mi accoglie quando torno stanca
e intossicata dal mondo
dalla gente
dalle chiacchiere
Ci vede benissimo e sente meglio di me
Spesso restiamo a guardare il sole morire tra le braccia delle nuvole,
in un silenzio fatto di oggi finiti e di giorni a venire
ce ne stiamo sedute sul bordo dell'orizzonte
incredule di come si possa sopravvivere lo stesso!
Facciamo invidia, noi, così affiatate
legate strette con un nastro di seta che ci siamo tessute le notti più lunghe, quelle più dure, quelle in cui non torni più...
Si dovrebbe aprire la porta dell'anima e mostrarsi,
mostrare quel buco che abbiamo scavato per nasconderci il dolore
forse si dovrebbe...
Ciò che gli altri credono debolezza
in realtà è un'immensa forza acquisita
poiché a volte ha più vita
e più speranze la solitudine consapevole,
scelta e quasi agognata
che un'esistenza riempita di fantasmi apparenti.
E io ai miei gommini, devo molto di più.

Letty

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Qualità della Vita
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 06 luglio @ 17:40:10 CEST (198 letture)
Psicologia e salute III










Il termine Qualità della Vita (Qdv) è entrato sempre più a far parte della nostra società e quotidianità. Se prima questo concetto era più collegato allo sviluppo industriale ed economico e quindi ad aspetti più materiali, oggi si riferisce invece al benessere ed alla felicità e le viene attribuita sempre più importanza ed attenzione.
Come è definita la Qualità della Vita?
Questo concetto è stato definito dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come la percezione che le persone hanno della propria collocazione nella vita, in riferimento al contesto culturale, al proprio sistema di valori, ai propri obiettivi e aspettative ed interessi. Si riferisce quindi allo stato di salute fisico e psicologico di ogni singolo individuo, il livello di indipendenza, le relazioni sociali, le credenze personali e il rapporto con le caratteristiche del proprio ambiente di vita. Si denota quindi come la Qualità della Vita sia un concetto del tutto soggettivo, che può avere aspetti positivi e negativi e che è propria di un determinato contesto. Secondo l’OMS, vi sarebbero sei ambiti principali a cui fa riferimento la qualità della vita:

ambito fisico: come per esempio stanchezza, stress, energia;
ambito psicologico: riferito ad esempio agli stati d’animo e sentimenti;
livello di indipendenza: esempio lavoro, mobilità, disoccupazione..;
relazioni sociali: che favoriscano un buon supporto sociale;
ambiente: esempio l’accessibilità ai vari servizi, tra cui quelli sanitari;
credenze personali: per esempio sulla spiritualità, senso della vita..;

La Qualità della Vita denoterebbe quindi il modo in cui ogni individuo sente e vede soddisfatti i propri bisogni e la possibilità di raggiungere la felicità e realizzazione personale, a prescindere dal proprio stato di salute e dalle condizioni sociali ed economiche. Gli studiosi della Qualità della Vita sostengono che vi siano quindi due aspetti misurabili di questa:
misurabilità oggettiva: data dagli aspetti più materiali nei vari contesti come il lavoro, famiglia, relazioni sociali;
misurabilità soggettiva: data dalla percezione e valutazione soggettiva che si ha rispetto alla propria vita individuale e collettiva nei vari contesti di vita;
Spesso Qualità della Vita e felicità vengono intese come sinonimi, in realtà la felicità può far parte della qualità della vita, ne rappresenta un nucleo fondamentale e di certo sono concetti strettamente connessi, infatti le persone si sentono di solito felici quando di reputano soddisfatti della propria vita.





Si può migliorare la Qualità della Vita?

Numerosi studiosi e ricercatori si sono fatti questa domanda, hanno elaborato proprie teorie in merito e messo a punto strategie e programmi per cercare di incrementare la qualità di vita e quindi favorire la nostra felicità e benessere soggettivo. Già Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, aveva sostenuto l’importanza del considerare la felicità non come una cosa innata che dipende solo dalla fortuna o dal caso, ma come qualcosa che si può costruire, apprendere e incrementare; esemplari sono a tal proposito i suoi studi e il suo programma per incrementare l’ottimismo come potenzialità personale. Un altro autore che ha dato un grande contributo allo studio della qualità della vita è stato Fordyce, che negli anni Settanta ha messo a punto, partendo dai suoi studi sperimentali, un programma per “favorire e aumentare” la felicità, basato su “I 14 fondamentali della felicità”, che verrà ben descritto di seguito. Gli studi di Fordyce, dal 1972 al 2000, si sono concentrati sull’individuazione di aspetti che accomunano le persone felici e soddisfatte della propria vita e che possono dunque essere “apprese” dalle persone. L’autore è partito dal presupposto che la maggior parte delle persone ambisce alla felicità ma ha difficoltà a definirla, pensandola spesso come un concetto astratto e di conseguenza a raggiungerla. Fordyce la ritiene invece un’esperienza cosciente, uno stato mentale vero e proprio che risiederebbe nel sistema limbico, area del cervello dalla quale hanno origine le emozioni e questo è stato dimostrato proprio da ricerche sulla stimolazione di tale area del cervello e della conseguente produzione di emozioni positive di felicità. E’ quindi possibile provare la felicità come sentimento positivo. Il merito di Fordyce è di aver proprio messo a punto un programma, partendo da un approccio cognitivo-comportamentale, sperimentato su vari campioni di soggetti, chiamato Subjective Well-Being Training (2000) per apprendere la felicità e quindi favorire e aumentare la Qualità della Vita. Il programma parte da una valutazione personale della soddisfazione di vita in gruppi di persone e poi comprende una serie di esercizi e compiti a casa che le persone svolgono per favorire poi una discussione e un monitoraggio dei propri cambiamenti in ogni incontro di gruppo di tale programma. I compiti vertono su ognuno dei 14 fondamentali di Fordyce per raggiungere e migliorare Qualità della vita e felicità. Quali sono? Vediamoli di seguito.






I 14 fondamentali della felicità secondo Fordyceqdv

Alcuni di questi principi sono più inerenti agli aspetti comportamentali delle persone, ovvero ciò che fanno concretamente per raggiungere il proprio benessere; altri sono per lo più cognitivi, ovvero i pensieri, più o meno disfunzionali che favoriscono o meno i comportamenti:
Essere più attivi e tenersi occupati: dedicarsi ad attività piacevoli, fare, agire, investire energia in esperienze nuove incrementa i sentimenti positivi;
Passare più tempo socializzando: le persone più soddisfatte e felici hanno una buona vita sociale;
Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato: il dedicarsi ad attività significative e produttive cercando di raggiungere obiettivi e mete personali favorisce la soddisfazione personale;
Organizzarsi meglio e pianificare le cose: cercare di organizzare al meglio i propri compiti ogni giorno, sia a breve termine che a lungo termine e non “procrastinare”, in quanto l’efficienza personale aiuta la soddisfazione;
Smettere di preoccuparsi: ovvero analizzare bene l’utilità delle nostre preoccupazioni, metterle in discussione per dedicare invece più tempo ad agire per essere felici;
Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni: quelle difficilmente realizzabili o poco realistiche portano a frustrazione e delusione, al contrario ricercare quelle più adatte alle nostre risorse e potenzialità, che diventeranno così più probabili da realizzare, favorendo soddisfazione e felicità;
Sviluppare pensieri ottimistici e positivi: il pensiero positivo e l’ottimismo invogliano a mettersi in gioco e ad agire, favorendo così la possibilità di realizzare i propri obiettivi;
Essere orientati al presente: pensare troppo al passato o al futuro, sia in positivo che in negativo, allontana dalle nostre risorse presenti limitando la soddisfazione, stare invece più sul qui e ora, aiutandosi per esempio con la meditazione;
Lavorare ad una sana personalità: accettare noi stessi per quello che siamo, sia con pregi che con difetti e nel caso lavorare su aspetti di noi che non ci soddisfano, questo favorisce una buona immagine di sè;
Sviluppare una personalità socievole: il dedicarsi molto alle relazioni sociali e incontrare persone che ci rinforzino positivamente, anche se si è un po’ timidi, aiuta comunque la propria autostima;
Essere se stessi: essere autentici e non “modificarsi” per piacere agli altri, in quanto questo genera ansia nelle relazioni interpersonali, il cambiamento lo si attua se lo desideriamo per noi stessi;
Eliminare sentimenti negativi e problemi: se vi è un disagio psicologico sottostante o un livello di sofferenza particolare, considerare di iniziare prima un percorso psicologico e/o psicoterapeutico su di sè;
I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità[/b]: è importante però che queste, soprattutto quella coniugale, sia basata sul piacere e non sul bisogno per colmare un proprio stato emotivo, altrimenti si crea solo una dipendenza dall’altro;
Considerare la felicità la priorità numero 1[/b]: è il presupposto per cercare di migliorare la propria qualità della vita e raggiungere la felicità.





Conclusione

Si è visto come oggi viene data sempre più importanza al concetto di Qualità della Vita ed a come si possa incrementare la propria soddisfazione personale per raggiungere al massimo il proprio benessere per essere persone felici. Sicuramente non è sempre facile e probabilmente chi legge questi principi di Fordyce penserà che è molto facile a parole piuttosto che ad azioni concrete. In realtà però gli studiosi e ricercatori della Qualità della Vita e della felicità vogliono proprio farci riflettere sul come a volte consideriamo questi concetti come molto astratti ma in realtà sono concretissimi e vicinissimi a noi. Anche se vi sono spesso condizioni e situazioni che possono rendere difficile oppure ostacolare la soddisfazione e il benessere personale, si può davvero agire concretamente con tanta motivazione e pazienza per il cambiamento, come suggerisce Fordyce per esempio proprio partendo da cose concretissime e alla portata di tutti come può essere il dedicarsi a ciò che ci piace, incrementare le nostre relazioni, pensare positivo per agire e qualora riscontriamo ostacoli in noi stessi, interrogarsi sull’origine di questi e nel caso fare un lavoro su di sè. Insomma anche io ritengo che possiamo tutti davvero, con più o meno fatica, con pazienza e volontà essere persone soddisfatte e felici.
Eleonora Basso






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Come fai il pugno?
Postato da Grazia01 il Martedì, 05 luglio @ 08:09:06 CEST (218 letture)
Psicologia e salute I






Il linguaggio del corpo è strettamente correlato alla personalità di un soggetto, così come già affermavano negli anni Trenta gli psicologi Gordon Allport e Philip Vernon. Stando a questo principio di base, uno studio ha rivelato come anche il modo di stringere semplicemente il pugno può dire molto di noi.

I casi analizzati sono tre: il pollice rinchiuso all’interno del palmo della mano, il pollice sopra le dita rinchiuse o il pollice posizionato a lato delle dita.

1) Nel primo caso (pollice rinchiuso all’interno del palmo) il soggetto in questione è una persona creativa, acuta ed espressiva, con un carattere molto docile e calmo. Chi stringe il pungo così bada molto all’armonia e alla giustizia ed è molto socievole. Per quanto riguarda la sfera affettiva la sua più grande debolezza è essere compassionevole quindi sempre pronto a perdonare e dimenticare anche quando si è feriti.

2) Nel secondo caso (pollice sopra le dita rinchiuse) il soggetto è generoso, intelligente e sicuro di sè anche se , avendo aspettative sempre molto alte, ha bisogno di un incoraggiamento per affrontare nuove sfide. In amore la persona in questione è molto esitante e dubbiosa: vorrebbe una persona vicino ma è spaventato dall’idea di lasciarsi andare completamente per paura di essere abbandonato.


3) Nel terzo caso (pollice a lato delle dita) il soggetto è molto sensibile ma anche insicuro: punta tutto sulla sincerità e l’onestà di chi gli sta attorno ed, essendo molto attento agli altri, spesso rischia che la gente si approfitti di lui. In amore, chi stringe il pugno in questo modo non è bravo ad esprimere i propri sentimenti e tende a nascondere ciò che prova veramente.

Marina Luongo

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Buona estate
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 luglio @ 16:12:07 CEST (208 letture)
Messaggi II








Con Casatea
Vi auguro una bella estate
e delle vacanze serene,
ovunque le passiate.

Come si vede da qui,
visitatori
ogni giorno passano migliaia di persone,
eppure nessuno, davvero nessuno,
si ferma a lasciare un commento,
un saluto o anche una critica.

Con quello che sta succedendo nel mondo
questa è una stupidaggine, comunque.
Non andate in paesi pericolosi...che poi chissà
quali lo sono veramente.
Un abbraccio perché comunque io e Casatea
vi vogliamo bene.

Grazia



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Strage a Decca, ormai è guerra...perchè?
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 luglio @ 21:14:42 CEST (231 letture)
Messaggi II




Strage a Decca, ormai è guerra...perchè?








Siete andati in Bangladesh per reclutare gli schiavi in grado di produrre i vostri tessuti, da vendere sui mercati europei al prezzo della vita e del sangue di donne e bambini. In un paese dove 150milioni di disperati sopravvivono in un territorio martoriato, avete cercato famelici manodopera capace di fare più e meglio di quella cinese. Avete trovato la morte per mano di sanguinari soldati jihadisti, che hanno sgozzato chiunque di voi non conoscesse il Corano. Hanno colpito il bersaglio, hanno identificato il nemico in quel ristorante e lo hanno trucidato. Siete vittime di una guerra, siamo tutti potenziali bersagli. Il motivo che arma quelle mani e ottunde quelle menti lo abbiamo costruito noi, l’ alibi lo forniamo ogni giorno. Il mondo è uno solo, la convivenza civile, il rispetto della dignità e della vita umana non lo si può pretendere a senso unico. E non si può più immaginare di farla franca senza cambiare prospettiva.

Ugo Maria Tassinari

L’ analisi non fa una piega ma pecca di alcuni luoghi comuni di certa analisi sociologica marxiana che si contraddice ab origine
1) Ad uccidere in nome di Allah e non della lotta de classe sono stati i figli delle classi agiate e benpensanti del Bangladesh, così come da noi spesso a terorizzare ( più che praticare ) la lotta di classe erano i figli di giornalisti, politici, professori universitari e pochissimi operai.
2) E tuttavia legittimo che chi ha studiato , e’ colto, e’ agiato scelga di fare la lotta armata contro qualcos’ altro ( basta vedere la minoranza insurrezionalista mazziniana)ma anche nella lotta armata ci sono delle regole che per esempio le Br avevano , ma sgozzare pubblicamente e’ abbastanza barbaro e controproducente in termini di propaganda.
3) Chi ha voluto il mercato globale e la speculazione globale e lo sfruttamento globale sono gli stessi che amano la globalizzazione compresa la lotta di classe globale, la filantropia globale, il meticciato globale e sono internazionalisti ed adorano questi cazzo di diritti universali al posto dei diritti specifici e radicati dei popoli di decidere che cosa e’ specificamente il Diritto ed il Dovere per quella Terra, per quel Popolo, per quella cultura , per quella specie . Quindi anche in questo marxisti e capitalisti, vittime e carnefici, rimangono figli dello stesso dio maggiore e ne pagano
tutti le conseguenze.
Tutte le contraddizioni di Utopia stanno arrivando al traguardo , speriamo che Mito si risvegli e faccia il giusto lavoro che gli spetta periodicamente dentro la Storia.

Catilina

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Io rosarossa
Postato da rosarossa il Domenica, 03 luglio @ 20:36:01 CEST (218 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII










Io

Sono io,
che un dì lontano si agitava nel
ventre di una donna.
Sono io quel bimbo che venne al mondo
tanto atteso e ignaro di ciò
che dietro l’angolo aspettava la sua vita.
Sono io quel piccolo tenero innocente
che senza capire strappava per gioco i
fiori nelle aiuole del giardino mentre aprivano
le loro corolle al dolce tepore della primavera.
Sono io che crescendo abbraccio problemi e dolori
dell’adolescenza, ignorandone il perché.
Sono io che credo nell’amore eterno e
comincio a soffrire!
Delusioni e tradimenti ingannano il mio cuore.
Divento adulto non ho più radici gli
affetti veri sono tutti andati, ma
sono ancora io che tirando le somme penso e deduco:
c’è chi approda nel mondo spinto dal vento
su strade spianate felice e contento
e chi invece abbandonato e solo, lotta e si perde
in buie distese di folte foreste!


Rosarossa


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SCENDE A VALLE Rosarossa
Postato da rosarossa il Domenica, 19 giugno @ 21:36:47 CEST (204 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII








SCENDE A VALLE

la vita come limpido ruscello dalla cima
del verde monte canta e scende a valle.
Scorre; nel tempo
dolori, pensieri costanti
corrodono pian piano le meninge
intorbidendo le pure acque
fresche e trasparenti.
Angustie fanghiglia e sterpi
intasano, ombrano il difficile percorso.
Quanta amarezza!
Non sembrano più le acque cristalline
spontaneamente nate dalla pura fonte,
ma lungo il cammino incontra i sogni
che le regala un barlume di luce e di speranza.
I sogni aiutano nelle difficoltà e
il tempo li conserva sempre belli.
La realtà è diversa,
Ingrata, pungente devastante e
il più delle volte
punisce ingiustamente!

Rosarossa


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La vita continua
Postato da Grazia01 il Martedì, 14 giugno @ 20:35:01 CEST (238 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II







La vita continua



Le nostre ali si aprono vive

e lentamente annegano

in un cielo tinto d’arcobaleno.

Tu prendimi per mano ora

e posa il tuo sguardo

tra le mie ciglia

per non dimenticare

e fa in modo

che la felicità

sia il tuo unico vizio

da dividere con me.


chesini roberto

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Eterno
Postato da Letty il Domenica, 12 giugno @ 20:52:19 CEST (244 letture)
Le poesie di Letty - II









Io entrerò in lei, non so quando
Ti sembrerò pazzo a dire questo
Ma tu non la conosci
Lei ha maree dentro che improvvisamente salgono e ti ricoprono per intero,
Resti prigioniero dei suoi occhi
Dei suoi silenzi!
La senti cantarti sulla pelle come una musa
Ti chiedi da dove è uscito tanto stupore
Chi l'ha fatta così assurda
Sale delle tue ferite!
Lei è come un'onda,
nell'argento, al buio, si ritira
Si nasconde, torna fra le sue paure
Diventa lama, fredda!
Un giorno
Io lo so
Entrerò in lei
aprirò quelle dannate finestre e sarò la sua luce
quel suo sorriso cosi acceso e vivido
Mi regalerà l'attimo che cerco
L'eterno che lei custodisce per me.

Letty

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Orlo
Postato da Letty il Domenica, 12 giugno @ 20:44:28 CEST (239 letture)
Le poesie di Letty - II









Tu sei l'orlo della mia notte
Ti imbastisco con fili di luna
Qui sul mio petto
ti lascio a brillare
Solitario
Fino al mattino
Quando il sogno sparisce
E il sole ti reclama.

Letty

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Sogno smarrito
Postato da Grazia01 il Domenica, 12 giugno @ 20:23:08 CEST (195 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI










Sogno smarrito


Alle stringhe delle scarpe
ho legato la mente
scivolo a testa bassa
seguendo la corrente

Son più di mille anni
che cammino chinata
mi addormento cantando
e mi sveglio suonata

Cerco nel prato
un sogno smarrito
lo cerco tra i soffioni
e il trifoglio marcito

L'han rubato le lucciole
di una notte lontana
non sono più tornate
in questa terra puttana

Son mille anni che cerco
le anime innocenti
non c'è posto quaggiù
per i vecchi perdenti.


Grazia



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l'8 giugno 1950 nacque Nino De Vita, poeta e scrittore italiano
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 giugno @ 20:33:13 CEST (206 letture)
Ricerche d'autore





l'8 giugno 1950 nacque Nino De Vita, poeta e scrittore italiano



Poesie




Cade violenta, batte sulle foglie
ampie delle zucchine
la grandine
e sul sedano,
sui fusticini eretti
del peperone…

Il sole,
spuntato dalle nubi,
negli angoli la trova
dell’orto, dei canali,
nel fosso del concime, immiserita…






Lisciato legno
un nodo
anelli tondeggianti,
striature…

È la vita
dell’albero
la morte…






La lucertola al laccio
sospesa
e poi tuffata
nell’acqua della vasca
il ventre liscio
gonfio
la bocca spalancata…





La foglia viva ha succo verde dentro,
nervi,
cellule rigonfie d’umore.

Respira dagli stomi
si difende
coi peli dalla polvere che il vento
solleva da terra.






Sono i cerchi, sui fianchi della botte,
arrugginiti.

Dalle doghe
il vino
trapassa in righe oscure
di muffa fino al bordo
sul fondo…

Ha moscerini
che ronzano e nel foro
s’infilano

la spina.






Divorano le foglie
di gelso
ai lembi
i bachi
da seta

tre larvette
che si muovono
lente
muoiono dentro i bozzoli
agli angoli
e rispuntano
farfalle
nella piccola
scatola per le scarpe
di cartone.



S’infila dalla porta
del casolare
l’alba:
impolverate

vibrano ragnatele
agli angoli del tetto
ancora bui…






Melagrana spaccata
contro il sole
piccoli cuori rossi
le formiche

che salgono
dal tronco […]

[…] in una nube

d’insetti
l’odore acre
della
marcescenza.






Ha piovuto.

Sui vetri
è caduta, battendo,
l’acqua che in schizzi e onde
in fiumi gonfi
esili

è discesa
nel mare della soglia
di marmo…



Un sole caldo
spezza e assottiglia
isole
disperde…

È nella goccia
il cielo
un albero
curvato…


È lunga lunga
affonda
la tromba dalle nubi
nell’acqua.

E poi si sposta,
a vortice, solleva
le barche
dal canneto
ricurva al seminato:
è densa l’aria
carica di terra

e foglie
un gelso bianco
e un ulivo gigante
sradicati.






Da un buco nella rete s’è infilata
la volpe: ha ucciso il gallo,
azzannato una coscia
del coniglio più piccolo.

Le piume
ha disperso e le penne
nel chiuso del pollaio.

Una gallina
è riversa nel fango
senza testa.






L’anguilla dentro il pozzo
con le acque
di marzo si solleva
penetra nei meati
dai canali
intorbiditi striscia fino al mare.






Una nuvola sola in tutto il cielo
all’alba: i seni bianchi,
gonfi…

La faraona
immobile attraversa
con l’ombra lo spiazzale
deserto.

Ha una croce la casa,
in alto, sopra il pizzo,
di tufo vecchio:
l’edera dal muro,
s’arrampica e l’avvolge
nel cielo l’attraversano
nubi

gli uccelli in fila
a frotte
un sole lento
che scende verso il mare
il cerchio della luna
nella notte
scura…






Dalle pietre è spuntato
fra le rotaie untuose
il fiore.

Il vento forte
del treno lo ripiega:
spruzza gocce
d’acqua annerita, sbuffi
di fumo…

S’allontana
e s’avvicina l’ape
che vi posa
a giri lievi
e penetra,
lo succhia…

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Il 29 maggio 1927 nacque Pier Luigi Bacchini, poeta italiano
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 maggio @ 20:43:23 CEST (228 letture)
Ricerche d'autore


Poesie di Pier Luigi Bacchini




Non doratevi, già segretamente aurate


Non doratevi, già segretamente aurate,
non arrugginite, non raggrinzite
quanto un piccolo pugno,
disseccato; restate sempreverdi
finte immortali, simili all'altamente profumata
- e nemmeno sfrangiata
di fronte al vento, coriacea e lucente -
alla regale magnolia, con i semi amaranto;
o alle conifere montane
le antiche cenozoiche.
Non diventate trasparenti, sempre più,
telari lisi
già scarse nel mese d'ottobre,
con nostalgie infinitesimali, un po' indeterminate
come i fischi d'un treno distante
e collegi là in fondo, dentro la foschia
- spazzini sotto muretti erbati,
irrealtà, quasi un disturbo visivo
che nell'intimo spaventa
con l'immagine talvolta
che la materia
d'improvviso scompaia.


Ma tutte le sfumate gradazioni
i delicati intrecci,
gl'inudibili crepitii particellari
sarebbero stati inutili: lo sperpero
d'un Dio, la sua noia.
E ogni minimo sgretolamento, tipo il trascurabile uragano,
il ferro sciolto nel magma,
dicono la fatica
dall'origine
e la tremenda concretezza del mondo,
- senza via di scampo per noi.




ELICA

Quanta folla nel vento
se l’ascolti dal camino notturno
si pensa a quelli di sopra
nelle stanze da letto.
La vita
non si sa come sia sorta. Fancis Crick
ci dice che sia caduta dagli spazi
già avvolta ad elica.
Se avvicini uno specchio
alla bocca del dormiente
il vetro si appanna. Allora con molta facilità
ci si ricorda di una propria colpa.

Per il bosco, adesso, o lungo il Rio
il più innocuo cespuglio assume forme strane,
come se invisibili divinità
dessero manate selvagge all’erbaspagna, al frumento:
anche gli animali stanno acquattati, e si stringono
alle covate.





LAVORO LAVORO

Le persone inchiodate nei loro cappotti -
in stanghe di luce, cristalli
lungo le stazioni.
Teste scosse
sul treno. E l’aurora

con emissioni cromatiche, frange, finte
esplosioni d’arancia,
nubi sbranate.
Tra pali neri. Alcune teste
sugli schienali.

Ma vi sono indimenticabili giorni nella vita

quando si vive
a livello biologico. Come la donna,
che teneramente fa tremare anche i vecchi,
che raccattano spremute ghiandole germinali.
Anche una donna matura, un poco patita
in viso, pallida
così abbandonata ancora. E come illogica allora la morte
nell’inforcatura. I rami bianche ora si velano.
Mi piace
se piove lungo una strada, con un po’ di sole
l’asfalto diventa azzurro, specchia.
Ma vi sono desideri impossibili.

(da Contemplazioni meccaniche e pneumatiche, 2005)



IL MIO STRUMENTARIO

Questo arto, la mano,
è la mia psiche dalle cinque dita,
non è come una conchiglia gettata e ripresa
e rigettata da un’onda
di un mare primordiale
per una bacheca.
E anche la mia lingua,
che supera la chiostra dei tuoi denti
come un animale erettile e marino,
e a lungo

ci si unisce nel seme -

Io ridico parole con il grido
di cetacei tornati dall’oceano

o col loro silenzio di mandrie
arenate sulla spiaggia -

le ascolto inconsapevole,
risalite dagli umidi secreti, filtrazioni
lungo lo speco
tiepido del midollo.

E molte molecole mi nutrono
ogni giorno, dalle mille evoluzioni
radiazioni sperdute, piante morte
e comete polverizzate -
e molte molecole mi curano
con tenerezze materne
sebbene con effetti collaterali,
replicando l’arcaico formulario
del mondo
- di natura sintetica ed erboristica
per correggere le nostre anomalie – padre, madre, -
incolpevoli, i deficit
percettivi,
vestibolari e tiroxina
ed acetilcolina…
E se mi avessero inoculato
un qualche ml in più o in meno
dopandomi
non andrei lungo i viali con lampioni d’autunno
per la città
nella loro simmetrica malinconia, e non sarei
un poeta da pubblicare.



IN VILLA

Il processo notturno
sulle creste occidentali
conserva un trasparente chiaro,

e ancora mostra i poderosi dorsi
del pianeta.
Come peli ruvidi nelle forre d’un volto maschile
spuntano nelle vallette le querce
gli olmi e le varie acacie dei boschi:
lente d’ingrandimento su vegetazioni di barbe -
si acquietano, microrganismi dermici, le gazze
e i picchi che battono i duri becchi sui tronchi.

E mentre la luna
fa passare veloci spettri lungo il Rio Campanara,
gli spezzettati lombrichi muovono e impastano
sostanze organiche,
e a orari stabiliti per la grande valle di destra
romba distante il treno del mare.
La rifrazione atmosferica ritarda l’avvento.
Ma nella pianura, a oriente,
fa quasi notte, con smagliature di fumo
e fasce di sonno. Ecchimosi.
Apparenze di stelle inesistenti. Altre esistenti
non si vedranno. Tane, dova lavorano morbide pellicce,
grotte, nidi, tumuli di formiche
popolano il globo e le lampade laggiù di paesi e città
accecano le stelle.



IL VISITATORE

Questo giardino
difeso inutilmente
dagli spini di maclura. Anche i cani
li temono, le volpi. E il più furioso cinghiale
ha sanguinato.
Ho salvie rosse, un ricadente cedro.
E la fatica delle cicale
che si tramuta in canto. Sento passare il meridiano
accanto a me, tiepido anch’esso, portando aromi d’erbe
per molte terre, e resine
del nord su colori diversi;
e il filo del parallelo
che tenero lo incide. Nomi di fumi e venti,
e le altitudini, che declinano verso il mare.
Ho tenerezze animali
tra i cespugli – ma uno verrà
come il sorriso più benevolo
e una mano sudata.
Schricchiolii di passi sulla ghiaia.

(da Canti territoriali, 2009).

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Donna di cuori
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 maggio @ 20:53:52 CEST (217 letture)
Le poesie di Pegaso III












Donna di cuori



Ti ho atteso nel lento scorre

della sabbia del tempo

custodita nella stanza segreta dei sogni

solo di notte assieme sognati.


Ogni notte per magia

ci baciamo per la prima volta

l’intima ora scorre, ci dona silenzi

dove tutto si traduce in amore.


Con colori profumati d’estate

il cielo del soffitto dipinto

riempito il cuscino di petali di rosa

solo per te melodia nell’aria risuona.


Questa è la nostra stanza

dove intatto rimane l’amore

come un’oasi nella luce del sole

al riparo della vita e del vento.


Bruno Gasparri

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Auguri a tutte le mamme
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 maggio @ 20:44:22 CEST (247 letture)
Messaggi II









Lettera a mia madre, per il suo amore vero
Potrà essere coperto per sempre il sole;
potrà seccarsi il mare in un istante;
potrà rompersi l’asse della terra
come fragile cristallo.

Tutto può succedere! Potrà la morte
coprirmi con il suo funebre velo;
ma mai in me potrà spegnersi
la fiamma del tuo amore.

Gustavo Adolfo Becquer

Non sai quanto ti amo e quanto ti amerò.
Sicuramente potrai immaginarlo bene, perché non esiste persona in questo mondo che sia capace di amare tanto immensamente come te.
Ci sto provando, credimi, ma non sono in grado di esprimere tutto ciò che prova il mio cuore quando penso a te. Sei una grande donna, piena di titoli dei quali non ti vanti, e tanto forte da potere tutto, specialmente quando qualcosa minaccia la felicità delle persone che ami.
Quando ero bambina, pensavo che fossi una specie di supereroina, ma da allora è passato molto tempo… però oggi so per certo che lo sei. Laureata in amore, in qualsiasi momento ti sei fatta carico delle mie ferite sulle ginocchia e sul cuore, curando con i tuoi baci tutto il mio dolore.

Auguri a tutte le mamme


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Pace
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 maggio @ 21:44:48 CEST (308 letture)
Le poesie di Pegaso III






Pace

Una notte
un cielo stellato
e poi... l’alba.


Sipario
rosso fuoco
di un regno prezioso

dal nome soave
Aurora.


É un regno segreto
sperduto nel ricordo
chiuso tra le pagine
di un antico libro illustrato.



Nemmeno i nostri vecchi
ricordano di quando
quell’aurora non era un sogno,
un sogno dipinto
sugli arazzi del cielo
mentre il vento
fuggito dal monte
porta il profumo dei fiori quaggiù.


È un regno lontano
dove l’usignolo canta
la sua magica alba
sulle note del mormorio
dell’acqua limpida del ruscello.


Un regno dove
“Pace”
stampata sull’arcobaleno
incorona il mondo dal colore del topazio
disperso nel vuoto del tempo
e nel buio della memoria.

Bruno Gasparri

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Non abbandonarti
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 maggio @ 21:40:27 CEST (256 letture)
Poesie di Tagore





Il 6 maggio 1861 nacque Tagore.





Non abbandonarti

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell'oriente
di tra l'intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d'ogni certezza, non son figli
dell'aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s'è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.

Rabindranath Tagore


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Tela
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 maggio @ 12:20:58 CEST (257 letture)
Le poesie di Pegaso III








Tela


Tela attende firma d’autore
per poi tramandare ai posteri
la gioia dell’arte nel colore.
Il pennello pulito, sospeso nell’aria
indeciso l’inizio tra tanti pastelli;
vi è il rosso del sangue dell’uomo
nero per il buio mistero
bianco di vergine fiore
giallo del deserto infuocato
verde del quadrifoglio disperso nel prato
blu del profondo oceano infinito
marrone dello spoglio bosco d’inverno.
Con molto cipiglio, spinto dal cuore
fuso il blu dal sapore di sale
con il bianco profumato di rosa
ho dipinto l’azzurro del cielo sereno
poi, senza più freni
immerso nel verde del prato
spruzzato dal rosso del sangue dell’uomo
dipinto la valle cosparsa di fiori
con l’ultimo tocco, d’umana speranza
mischiato il nero del buio mistero
con tutti gli altri in tripudio d’arcobaleno
ho dipinto all’orizzonte l’alba
e l’ultima stella nel cielo.
Mi sono seduto
guardando ammirato
senza paura la tela firmato.

Bruno Gasparri

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Il 30 aprile del 1937 nacque Tony Harrison, poeta inglese
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:29:25 CEST (447 letture)
Ricerche d'autore





Tony Harrison è nato a Leeds, città industriale dello Yorkshire occidentale nel 1937. Diplomatosi in linguistica con una tesi di dottorato sulle traduzioni in versi dell’Eneide intraprese l’insegnamento dell’inglese dapprima presso l’Università di Zaria, in Nigeria e successivamente a Praga dove maturò il suo interesse per il teatro e la traduzione libera dei classici. Rientrato in Inghilterra nel 1967, Harrison decise di dedicarsi a tempo pieno alla poesia.








Eredità


Come sei diventato poeta è un mistero
Dove cavolo hai preso il tuo talento?
Dico: avevo due zii, Jack e Harry –
uno era muto, l’altro balbuziente.




Interurbana



Per quanto mia madre fosse morta da due anni
papà teneva le sue pantofole a scaldare sul fornello,
metteva dalla sua parte del letto la boule
e le rinnovava la tessera dell’autobus.
Non potevi fargli un’improvvisata, dovevi avvertire.
Si prendeva un’ora per avere il tempo
di togliere d’attorno le cose di lei e sembrare solo
come se il suo amore acerbo fosse un delitto.
Non poteva rischiare lo scontro con la mia incredulità,
per quanto certo di sentire da un momento all’altro la chiave
girare nella toppa arrugginita e liberarlo dal dolore.
Sapeva che lei era solo uscita un attimo a comprare il tè.
Per me la vita finisce con la morte, e basta.
Non siete usciti a fare la spesa tutti e due;
però nel nuovo taccuino di pelle nera c’è il tuo nome
e il numero staccato che ancora chiamo.


(da: Tony Harrison, "V e altre poesie", Einaudi)
Traduzione: Massimo Bacigalupo







Sotto l'orologio


Sotto l’orologio Dyson a Lower Briggate
si davano appuntamento i miei genitori da fidanzati.
C’era un Padre Tempo e Tempus Fugit
che sporgevano di lato sulla strada
sulle vetrine con sbarre piene di anelli matrimoniali,
insieme ai nomi si incideva ‘per sempre’,
come quella di papà che sentivo quando ci tenevamo per mano,
o quella al dito della mamma che si sgretolava nelle fiamme della cremazione.
Oggi di nuovo sul Briggate mi sono fermato e ho visto
le lancette rosse su XII e V Romani
quegli amanti non si incontreranno mai più lì sotto,
felice di incurvarmi Padre Tempo e sopravvivo.
Vedo la falce, la clessidra, le ali,
il latino che mi chiedevi con orgoglio di tradurre
e penso alle scatoline con i vostri anelli,
sotto l’orologio per continuare i nostri appuntamenti.

Traduzione: Raffaella Marzano






Le luci chiare di Sarajevo

Dopo le ore che gli abitanti di Sarajevo passano
in coda con taniche di benzina vuote
per fare il pieno e spingerle a casa su passeggini,
o in fila per pochi preziosi grammi
di pane, la loro razione quotidiana,
scantonando per evitare i cecchini,
o faticando su per undici piani
con l’acqua, diresti che le notti
di Sarajevo dovrebbero essere vuote
di gente a passeggio per le strade bombardate,
ma stanotte a Sarajevo non è così:

i ragazzi passeggiano senza fretta,
sagome nere impossibili da definire,
maomattane, serbe o croate in tanto buio:
sulla strada senza luci non si distingue più
chi chiama il pane hjleb, o hleb o kruh.
Tutti prendono l’aria serale con passo tranquillo,
non hanno torce, ma non per questo collidono
a meno che non vogliano tentare un approccio
quando l’ombra scura di una ragazza li attira.

Poi il radar tenero dei toni di voce
rivela con i suoi segnali se le è gradita la corte.
Poi un fiammifero o accendino per la sigaretta
e il ragazzo legge negli occhi di lei cosa lo aspetta.

Una coppia qui accanto a certo superato
il test del tono di voce e del fiammifero
e credo che lui stia per prenderle la mano
e portarla via dal posto dove stiamo,
proprio su due crateri, dove, nel 1922,
i mortai serbi mieterono la fila per il pane
e le croste sanguinanti rimasero
sull’asfalto con i cadaveri smembrati.
E ai loro piedi i crateri delle granate
che fecerono strage sono pieni d’acqua
per la pioggia che è caduta tutto il giorno
anche se ora le nuvole si son tolte d’attorno,
lasciando sopra Sarajevo un firmamento
che pare fatto apposta per un bombardamento.
Nelle pozze dei crateri il ragazzo vede
i pezzetti e le schegge delle Pleiadi,
riflesse nei profondi buchi neri della morte
lasciati nell’asfalto dalle granate serbe.
La sagoma scura del giovane accompagna l’amica
a dividere un singolo caffè in una bottega,
fino al coprifuoco e lui le tiene la mano
dietro ai sacchi di sabbia già usati per il grano.


Sarajevo, 20 settembre 1995


Traduzione: Massimo Bacigalupo

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