Toggle Content Menu Principale

Toggle Content Info Utente

Benvenuto Anonimo

(Registrati)

Iscrizioni:
Ultimo: dada
Nuovi di oggi: 0
Nuovi di ieri: 0
Complessivo: 246

Persone Online:
Iscritti: 0
Visitatori: 234
Totale: 234
Chi è online:
 Visitatori:
01: Home
02: Home
03: Home
04: Home
05: Home
06: Home
07: Home
08: Home
09: News
10: Stories Archive
11: Home
12: Home
13: Forums
14: News
15: coppermine
16: Home
17: Home
18: Home
19: Home
20: Home
21: Home
22: Home
23: Home
24: coppermine
25: Home
26: Home
27: coppermine
28: Home
29: Home
30: News
31: Home
32: Home
33: Home
34: Home
35: coppermine
36: coppermine
37: coppermine
38: Home
39: Home
40: Home
41: Home
42: Home
43: Home
44: News
45: coppermine
46: Home
47: Home
48: Stories Archive
49: Home
50: Home
51: Home
52: Search
53: coppermine
54: coppermine
55: Home
56: coppermine
57: Stories Archive
58: Home
59: Home
60: Home
61: Stories Archive
62: Home
63: Home
64: Home
65: Home
66: News
67: Search
68: coppermine
69: Home
70: Home
71: Home
72: coppermine
73: Home
74: Home
75: coppermine
76: Home
77: coppermine
78: coppermine
79: coppermine
80: Home
81: Home
82: Home
83: Home
84: Home
85: Home
86: coppermine
87: Home
88: Home
89: Home
90: News
91: Search
92: Home
93: coppermine
94: Home
95: Home
96: Home
97: Home
98: Search
99: coppermine
100: coppermine
101: Home
102: Home
103: Home
104: Search
105: coppermine
106: coppermine
107: Home
108: Home
109: Home
110: Home
111: coppermine
112: Home
113: coppermine
114: Home
115: Home
116: Home
117: Home
118: coppermine
119: Home
120: Home
121: Home
122: Home
123: coppermine
124: Home
125: coppermine
126: Home
127: Home
128: Home
129: Home
130: News
131: Stories Archive
132: Home
133: Home
134: Home
135: Home
136: Home
137: Home
138: coppermine
139: Home
140: Home
141: Home
142: Home
143: Home
144: Home
145: Home
146: coppermine
147: Home
148: Home
149: Home
150: Home
151: Home
152: Home
153: Home
154: Home
155: Home
156: News
157: coppermine
158: Home
159: Home
160: Home
161: Home
162: Home
163: Stories Archive
164: Home
165: Home
166: Home
167: Home
168: coppermine
169: coppermine
170: Home
171: Home
172: coppermine
173: coppermine
174: Home
175: Home
176: Home
177: coppermine
178: coppermine
179: Home
180: Home
181: Home
182: Home
183: Home
184: coppermine
185: Stories Archive
186: Home
187: News
188: Home
189: coppermine
190: Home
191: Home
192: Home
193: coppermine
194: Home
195: Home
196: Home
197: coppermine
198: News
199: Home
200: News
201: Home
202: coppermine
203: Home
204: Home
205: Home
206: News
207: News
208: coppermine
209: Home
210: coppermine
211: Home
212: Search
213: coppermine
214: coppermine
215: coppermine
216: coppermine
217: Home
218: Forums
219: Home
220: Home
221: Home
222: coppermine
223: coppermine
224: Home
225: Home
226: Search
227: News
228: Home
229: Home
230: Home
231: Home
232: Home
233: Home
234: Home

Staff Online:

Nessuno dello Staff è online!

Toggle Content Coppermine Stats
coppermine
 Albums: 171
 Immagini: 8706
  · Viste: 1428172
  · Voti: 430
  · Commenti: 60

Toggle Content *
Segui maktea1 su Twitter


Toggle Content Autori
Il 20 aprile 1897 nacque Gustave Roud, poeta svizzero († 1976)
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 20 aprile @ 21:23:50 CEST (173 letture)
Ricerche d'autore








Il 20 aprile 1897 nacque Gustave Roud, poeta svizzero († 1976)




Tutto ormai a pezzi,
come un gioco che gioco non è. La solitudine chiama
talmente in alto sui cancelli
che nessuno più la sente.

Tra le luci tornate invernali,
quando il sole è orizzontale e quasi acceca,
è ancora il corpo a chiedere
e la tragedia, lontana, può restare
nella piega del ginocchio.



Questa attesa così vasta.

È luce che svanisce lenta in lembi;
sopra, sempre, il coperchio del cielo,
rattrappita la mano, stanchi gli occhi,
la vita non afferra.

Dentro il calore umido,
i filamenti della stanchezza che tutto ha raccolto
nel torpore dei giorni.

Ma non è il tempo
che fa paura, né la morte
col suo gioco di specchi e desideri,
è questo rarefarsi dell’oggi,
a mano a mano che ieri si raccoglie
nell’imbuto delle parole. Un lutto immenso,
e non c’è nemmeno un volto amico,
tra i morti o tra i viventi.

A piedi nudi si va, in un altro deserto.



Chiazze di luce, coni d’ombra:
anche se dietro ogni volto ci sono
scale che scendono a picco
o salgono torcendosi nell’odio o nel sognare.


La luce gialla
sulla campagna.






Questo ridere ha picchi e vallate,
punti di vista e strettoie inaspettate,
romba e scoppia s’ingolfa e strattona,
sono gole dischiuse strofinate, un corpo solo,
sono corpi molteplici e arditi e soltanto una voce.

Talvolta è un’accalmìa, luminoso tacere,
e nel tacere lo stazzonare dei tessuti, il clangore dei tacchi.



Dentro l’alba alta
la notte è il capriolo fuggito ai primi rumori,
calda e suadente come un ventre di madre
la sua traccia è rimasta nell’erba.

Ma la traccia non ricorda,
il sole la scalda e si riassorbe in silenzio.



CHIUSA SUL MARE DEL NORD

Sabbia dura, conchiglie piccolissime
incrostate, vento forte a sorsi grandi,
lenti e bianchi sulla linea del grigio,
bassa l’acqua sulla spiaggia per chilometri,
nell’alba di sale.

Siamo arrivati qui,
ai quattro venti raccolti in sogno dalla notte
tra il gridare dei gabbiani,
dopo anni a protendere le mani
verso il fuoco. Ora bandiere che schioccano stridono
ripetendo il grido,
un mare che lava a morsi di vento
anche i pensieri più pacati.

È il piede che parla qui, ghiacciato
nella frusta del settembre
alla finestra del mare del nord,
come una schiuma liberata finalmente
dai sottintesi del linguaggio.

E sui blocchi di cemento
il miracolo delle scaglie d’acqua salata
che colpiscono in fronte senza far male
e un sole che compare e scompare
nel ritmo dolce che macera l’udito,
come se tutto fosse
da sempre sospeso
e fremente in questa forza che sovrasta,
la volontà s’alza e scompare
come un surfer che ha trovato la mano
che lo solleva e lo porta
tra le tante direzioni incostanti
e i colori a migliaia del mare.

Il cielo è così largo
che gli occhi possono
tuffarsi. Qui, dice un dispaccio marittimo,
stamani: «Trovato il Nord».

Le nuvole si spostano,
le forme non importano,
non si leggono più, non sono auspici,
ma matrici della luce che cambia,
rapida anch’essa, in un continuo trasfigurarsi,
gioco d’ombre dominato
dalla marea.



Pierre Lepori, nato a Lugano nel 1968, vive a Losanna. Giornalista radiofonico, ha fondato la rivista queer “Hétérographe, revue des homolittératures ou pas” ed è traduttore dal francese (per Interlinea ha curato le opere del poeta svizzero Gustave Roud). Ha pubblicato due romanzi (Grisù e Sessualità), due saggi di storia del teatro e la raccolta di poesie Qualunque sia il nome (Casagrande, Bellinzona 2003, premio Schiller). I suoi libri sono tradotti in tedesco e francese.

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Alba
Postato da Letty il Domenica, 17 aprile @ 20:56:56 CEST (242 letture)
Le poesie di Letty - II









Le mie lune sorgono inaspettate diventano lunghe notti affamate che ingoiano ingorde interi anni
Si posano sulle curve dei palmi scavandoli ancora...
La mia linea della vita si sfregia ma non esce sangue e nemmeno lacrime
Posso solo chiudere tutto in un pugno di silenzio e lasciarle passare...
Un giorno andranno
Quel giorno sarò andata anche io.


Letty

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Poetesse nate il 16 aprile: 1935 Sarah Kirsch
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 21:16:31 CEST (230 letture)
Ricerche d'autore



Poetesse nate il 16 aprile: 1935 Sarah Kirsch






Giorno triste

Sono una tigre nella pioggia
L’acqua mi spartisce il pelo
Le gocce gocciolano negli occhi

Mi trascino lenta, barcollo sulle zampe
lungo la Friedrichstraße*
e sono al verde nella pioggia

Mi sperdo tra le auto ferme al rosso
Entro nel Caffè per un amaro
Divoro la Kapelle* e barcollo via

Ruggisco contro Alex* la pioggia tagliente
il grattacielo si bagna, perde la sua cintura
(Ringhio: si fa quel che si può)

Ma piove il settimo giorno
e sto male fino alle ciglia

Soffio contro me la strada vuota
E mi siedo sotto i gabbiani onesti

Quelli vedono tutti a sinistra nella Sprea*
E quando io tigre possente piango
capiscono: penso che qui avrebbero dovuto
esserci altre tigri.

*Sulla Friedrichstraße si trovava il Checkpoint Charlie,
uno dei passaggi al limite fra la zona di Mitte (a Berlino Est) e di Kreuzberg (a Berlino Ovest).

*La Kapelle è la Cappella della Riconciliazione, una chiesa nel quartiere Mitte
che fu inglobata nel Muro nel 1961 e non fu più accessibile alla comunità della Berlino
Occidentale, perché situata nella cosiddetta “striscia della morte”.

*Der Alex, così viene chiamata Alexanderplaz dai berlinesi.

*Il fiume Sprea fungeva da confine naturale,
un tratto del muro di Berlino correva parallelamente al fiume.





La neve è nera nella mia città

La neve è nera nella mia città
I cani vagano pieni di fango e fumo
Gli uomini in questo tempo stanno
Sulla loro vasta chaise longue
E mangiano pane caldo

Solo i piccioni tubano sul tetto
Cercano riparo nei capannoni
Pensando già al prossimo nido
Si strappano una piuma
E la mettono fra le tegole

Io esco in pelliccia nera
Parlo ai cani amichevolmente
perché piangono e scodinzolano stanchi
e mi mostrano la neve bianca
che è sopra il cimitero ebraico

Sarah Kirsch


Leggi Tutto... | 2506 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


oetesse nate il 16 aprile: 1893 Elisaveta Bagriana
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 21:13:09 CEST (238 letture)
Ricerche d'autore



Poetesse nate il 16 aprile: 1893 Elisaveta Bagriana








INTERIEUR

Mi guardi così tenero innamorato,
mi parli con calore e dedizione.
Fuori urla la tempesta di neve.
Io ti ascolto guardando lontano.

Profumi sottili e misteriosi
alitano dai fiori ricurvi su di me,
e ricordano da soli, senza parole,
che ieri tu me li hai portati.

Mi sei così devotamente fedele,
mio irreversibimente e per sempre -
e perdona il mio sorriso studiato,
e talora la mia perfidia di donna.

Ché anch’io amo, come te -
disperatamente e mortalmente attratta,
e spesso invano mi prometto
di non andare all’incontro convenuto.

Ma come sento che arrivi,
bruscamente di colpo ridesta,
dall’altra entrata perché tu non mi veda,
fuggo via – turbata e stupita.

E vado da lui sottomessa,
ammaliata, preda di una fosca ipnosi.
E ne torno affranta e spossata,
umiliata e amaramente pentita…

Elisaveta Ljubomirova Belčeva

1927

Leggi Tutto... | 2642 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Oltre il buio
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 20:16:35 CEST (231 letture)
Le poesie di Pegaso III









Oltre il buio



Immobile, seduto sull'orlo del nulla,

guardo l'ora che passa mentre l'ombra offusca il giorno.
La vita sfugge nel lento girare del mondo

con l'ombra il vuoto entra

freddo compagno del tempo.
Infinito è il limite dove può arrivare il pensiero

si spinge oltre il buio, il nulla, oltre il tempo,

poi ritorna nella luce di giorni felici.
Corro sul verde colle tra i gelsi,

fremito di vita vicino a lei avvolta d'amore

regina del cuore della terra,

delicata, pallida come raggio di luna,

evanescente è il sorriso,

dolce melodia la sua voce,

culla il sonno del bimbo

beato dorme sul suo seno profumato.
D’improvviso mi ritrovo bambino, bianco foglio,

dove ho scritto l'inno infinito alla vita,

fiamma da vestale nutrita

perenne luce che brilla nel buio.


Bruno Gasparri

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


L'11 aprile del 1884 nacque Piero Jahier, scrittore e poeta italiano
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 aprile @ 21:43:19 CEST (313 letture)
Ricerche d'autore




L'11 aprile del 1884 nacque Piero Jahier, scrittore e poeta italiano




Il solo amico che ho avuto

Il solo amico
che ho avuto
gli ho messo nel petto un fortissimo cuore
la più bella anima gli ho inventato.
Grazia e benedizione
al mio amico che compensa nel mondo la mia debolezza
vittoria al mio amico puro!

Con quell'anima gli misuravo la vita
lo travolgevo a vivere secondo quel cuore.

Ma si è stancato di un'anima così faticosa
ma voleva misura coi tanti cuori vili.

Allora ho smontato l'anima che gli avevo inventato -
ma il cuore che gli avevo dato
nel mio petto l'ho ripreso:
cuore che nel mio petto va bene
cuore forte del mio solo amico
cuore mio.





Parlato scalando

Parlato scalando
all'orecchio della più gracile guglia ghiacciata:
guardami pure nei tuoi specchi bianchi
e non oserai farmi male;
se c'è viltà rimasta che non posso sapere
non mi risparmiare.



Vogliono sempre impedirmi
di esser triste

Vogliono sempre impedirmi di esser triste;
ma se è la mia sola gioia esser triste:
cresce solo piangendo
questa gemma d'albero che volete asciugare





Autoritratto

Borsa di soldato
abito di soldato
pane di soldato
letto di soldato
corpo di soldato
anima di soldato.

Non manca il coraggio di andare avanti:
manca il coraggio di andare indietro
ritornare dove deviato:
per avanzare davvero.




Bambino

Sei tutto nel tuo riso - sei tutto nel tuo pianto
guardaci viso nuovo
guardaci chiaro viso bambino
noi che abbiamo speso il nostro riso
noi che abbiamo speso il nostro pianto
poveri grandi visi
che piangono con resti di pianto
che ridono con resti di riso.





Questo bambino povero

Questo bambino povero non è stato sgridato quando si infradiciava coll'acqua - unica delizia sulle terre e nei cieli - ACQUA - creatura giocoliera sempre in rumore, e se la tocchi, sempre pronta a scappare.

Questo bambino povero - vestituccio di bocconi di pane - eppure non è stato sgridato quando si sporcava con la polvere - secona delizia sulle terre e nei cieli - POLVERE - o cosa di della polvere INDUSTRIA-GUERRA-PITTURA!

Questo bambino povero non è stato sgrudato quando si strinava a far divampare il suo fuoco - FUOCO - terza delizia sulle terre e nei cieli - fuoco rosso di sole, fuoco nero in pancia ai treni.

Questo bambino povero non è stato sgridato quando sulle scarpe regalate imparava a saltare - quarta delizia appartenente al solo cielo - Saltare - stare in cielo piiù che si puole.

O invidiato da tutti, solo vero bambino, bambino povero,
bambino felice!




Il ricco con me vuol parlar poesia

Il ricco con me vuol parlar poesia
Ma bisogna che parliamo sussistenza, prima.
Altrimenti non arriveremo alla poesia
O come vorrei poter parlare subito di poesia!
E avrei voluto, in vita.

Dunque se il ricco vuol parlare poesia
bisogna che parliamo sussistenza prima.
Lui ricco è prima ricco e poi uomo.
E anch'io prima povero e poi uomo.
Debbo scavalcar la miseria per entrare in poesia.
Scavalchi la ricchezza, e ci troveremo insieme.




Uomo felice

Ier l'altro ha avuto la promozione, la quale gli mancava per esser felice.
Ma quando stava per sentirsi felice, il secondo molare della mascella - in alto a destra - ha ricominciato a dolere.
Veramente anche prima tantissime volte quel molare medesimo aveva doluto.
Però andava con la mancata promozione; non sarebbe stato felice anche se l'avesse fatto cavare; un molare, d'altronde, così prosperoso.
Ieri invece: soltanto quel molare cominciò a separarlo da esser felice.
Allora non potè più rinunziare a esser felice; e se lo fece cavare, e la caverna fece infezione, e fu morto stamattina.


Piero Jahier




Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita,
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire”
Leggi Tutto... | 4361 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Estasi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 aprile @ 20:31:29 CEST (305 letture)
Le poesie di Pegaso III










Estasi



Chiudo gli occhi,

l’eco di un sogno espande

l’emozione travolge

l’aria ha un dolce profumo d’alga

l’onda accarezza la riva

mescola conchiglie e sabbia

delicatamente mormora il riflusso.
Fantastica notte di luna piena

splende in cielo specchiandosi sul mare

una lunga scia d’argento l’unisce all’orizzonte

mentre l’universo offre sfavillante sipario.
L’ora scorre incurante, rincorre la notte

che cosa importa se memoria si perde nel riflesso

il pensiero vola aleggia sull’ombra

il ricordo riaccende l’estate

profuma di te vita d’amore vestita

mentre travolgente passione increspa l’onda.
Nella solitudine ho abbracciato abissi

mentre il giorno timidamente sbadiglia

donando un nuovo domani nella speranza

mentre il destino scompiglia gocce di memoria

l’attimo si veste di vita con le ali del passato.


Bruno Gasparri


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Testimone
Postato da Grazia01 il Domenica, 10 aprile @ 20:55:18 CEST (225 letture)
Le poesie di Pegaso III











Testimone


Immerso nel mio cosmo, raccolgo cocci d‘esistenza

cerco immagini sbiadite dal tempo

si frappongono confuse, roteano luccicanti

mentre in preludio, leggera melodia risuona.
Sgargianti colori di pittura astratta

come enigma sancisce l’appartenenza

a questa vita, tra anni in giorni e notti alterne.
Ho cercato di trasformare in sogno, colmo d’armonia

il destino, dove l’azzardo è vivere

ma ora che ho attraversato il mio tempo

a chi racconterò d’essere testimone d’anime innocenti

chi mai vuole ascoltare di falsi amori

del tradimento dell’uomo che coinvolge Dio.
L’aria odora dei profumi di una nuova primavera

nella clessidra la sabbia continua a scorrere

ho riposto nella mia stella la fiducia

pensando che mi assista dal cielo

poi ho solcato i nari, sulla duna impressa l’orma

sulle cime immacolate, respirato la pura brezza

nelle città mi sono confuso tra la folla.
Ora esauriti tutti i compromessi

nell’aurora di un futuro affidato a insensate probabilità

sono come un libro illustrato dimenticato in biblioteca.


Bruno Gasparri

Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Fate l'amore
Postato da Grazia01 il Martedì, 05 aprile @ 22:12:26 CEST (293 letture)
Poesie di Merini




E poi fate l’amore.
 Niente sesso, solo amore. 
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi. Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni, inalare profumi, cuori che battono insieme, respiri che viaggiano allo stesso ritmo, e poi sorrisi, sinceri dopo un po’ che non lo erano più. 
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Aprile
Postato da Grazia01 il Sabato, 02 aprile @ 18:50:03 CEST (328 letture)
Poesie tematiche III








Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Memoria e desiderio, stimola
Le sopite radici con la pioggia di primavera.
(Thomas Stearns Eliot)




Escono allegri i bambini
dalla scuola,
lanciando nell’aria tiepida
d’aprile, tenere canzoni.
Quanta allegria nel profondo
silenzio della stradina!
Un silenzio fatto a pezzi
da risa d’argento nuovo.
(Federico Garcia Lorca)




È verde la pianura
al sole dell’aprile,
ha quella verde fiamma,
la vita che non pesa;
e l’anima pensa ad una farfalla
del mondo atlante e sogna.
(Antonio Machado)



Meglio un istante ad aprile che tutto un lungo mese in autunno.
(Adam Mickiewicz)



D’aprile
l’aria si fa appena calda.
Pare una guancia.
(Valerio Magrelli)




Ad aprile l’intorno si fa più intorno: le persone nelle strade, gli alberi nelle piazze, i monti dentro i cieli, e da qualche parte il mare che aspetta di circondarci come una luce fresca.
(Fabrizio Caramagna)



Aprile fa i fiori e maggio ne ha gli onori
(Proverbio)




Marzo deve essere secco,
Aprile umido,
Maggio fresco,
Giugno caldo.
(Proverbio francese)





Ma c’è una cosa, una cosa soltanto che
non mi stanco mai di guardare;
il ruscello d’aprile, che scorre su sassi,
e bisbiglia, passate le rocce.
(Po Chu-J)




Buon giorno, mago Aprile!
Sei tornato? Si desta
al semplice tuo tocco
con tre ghirlante in testa
nell’orto l’albicocco;
l’acacia nel cortile
mette il più bel monile;
le rondini dai nidi
gridano: « Vidi! Vidi!
(Angiolo Silvio Novaro)





Sono giorni dolcissimi
questi che ci preparano le piogge
dolcissime di aprile. Luce bianca
filtrata da nebule bianche,
appena un sospiro di vento
che si sprigiona dal cuore del mondo.
In quest’ora del tempo
il vecchio mondo, come il vecchio Adamo,
ha un cuore giovanetto:
(Diego Valeri)




Sotto il cielo di aprile la mia pace
è incerta. I verdi chiari ora si muovono
sotto il vento a capriccio. Ancora dormono
l’acque ma, sembra, come ad occhi aperti.
Ragazzi corrono sull’erba, e pare
che li disperda il vento. Ma disperso
è solo il mio cuore cui rimane un lampo
vivido (oh giovinezza) delle loro
bianche camicie stampate sul verde.
(Sandro Penna)



Aprile, precoce estate.
Su, ripieghiamo il paraorecchie nel cassetto.
Tiriamo fuori camicie, cotton wear e altre minuzie
vestiarie.
Al rombo delle auto fragorose, apriamo le finestre.
Ventiquattro gradi Celsius. Dunque, che fare?
È sempre una sorpresa. Forse che, staccando
dal gancetto
il pellicciotto, t’ aspettavi questo volgere del sole?
Sapevi, forse, che saresti vissuto fino a questo
strepito e chiasso? E comunque si ha lo stesso voglia,
di mattina, di uscire vestiti leggeri e di azzurro,
e camminare fino al metrò: solo là c’è protezione.
Chi ha visto il cambio di stagione, dirà: “Sia pure.
Fuori è estate: Pasqua e Risurrezione”.
(Evgenji Rejn)



Buon Aprile
Grazia


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Vento
Postato da Letty il Mercoledì, 30 marzo @ 20:58:32 CEST (401 letture)
Le poesie di Letty - II









Vento


Del vento amo la straordinaria capacità di impigliarsi ovunque
Quando lo scorgo nei pensieri che fruga capisco che mi conosce più di qualsiasi altro...
Il vento mi sa a memoria e mi ripete
Non lo dico mai a nessuno quando arriva
eppure si vede... mi porta te e un sorriso.

Letty


Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Dio
Postato da Letty il Mercoledì, 30 marzo @ 20:56:06 CEST (218 letture)
Le poesie di Letty - II








Dio

Se avessi un dio saresti tu
E ti pregherei tutte le notti
tra le braccia, tra le cosce
sul tuo ventre, tra le dita
Mi immolerei sui palmi delle tue mani chiuse a coppa
aspetterei l'alba accartocciata ai tuoi fianchi
lo so che non dovrei inginocchiarmi
prostrarmi
annullarmi!
Dedicarti me lasciva e putrida forse
Darti gli anfratti le nicchie il buio
Un dio...
Amato agli eccessi
Che finirà per cacciarmi
e io
Sciocca donna
di troppa devozione morirò.


©Yelena b.

Leggi Tutto... | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Amelia Rosselli nacque il 28 marzo del 1930 a Parigi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 28 marzo @ 20:35:23 CEST (276 letture)
Ricerche d'autore







Tutto il mondo è vedovo


Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! Cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.





I fiori vengono in dono e poi si dilatano


I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti
eri l'unione appassita che cercavo
rubare il cuore d'un altro per poi servirsene.

La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.

Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d'un albergo immaginario
v'erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.
Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.





C'è come un dolore nella stanza


C'è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C'è come un rosso nell'albero, ma è
l'arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d'un destino
di uomini separati per obliquo rumore.




Di sollievo in sollievo


Di sollievo in sollievo, le strisce bianche le carte bianche
un sollievo, di passaggio in passaggio una bicicletta nuova
con la candeggina che spruzza il cimitero.

Di sollievo in sollievo con la giacca bianca che sporge marroncino
sull'abisso, credenza tatuaggi e telefoni in fila, mentre
aspettando l'onorevole Rivulini mi sbottonavo.

Di casa in casa telegrafo, una bicicletta in più per favore se potete in qualche
modo spingere. Di sollievo in sollievo spingete la mia bicicletta
gialla, il mio fumare transitivi.

Di sollievo in sollievo tutte le carte sparse per terra o sul tavolo, lisce per credere
che il futuro m'aspetta.

Che m'aspetti il futuro! Che m'aspetti che m'aspetti il futuro
biblico nella sua grandezza, una sorte contorta non l'ho trovata
facendo il giro delle macellerie.


Amelia Rosselli









Amelia Rosselli nasce il 28 marzo del 1930 a Parigi, figlia di Marion Cave, un'attivista del partito laburista britannico, e di Carlo Rosselli, esule antifascista (fondatore di Giustizia e Libertà) e teorico del Socialismo Liberale.
Nel 1940, ancora bambina, è costretta a fuggire dalla Francia in seguito all'assassinio, compiuto dalle cagoulards (le milizie fasciste), del padre e dello zio Nello, voluto da Benito Mussolini e da Galeazzo Ciano.
Il duplice omicidio la traumatizza e la sconvolge dal punto di vista psicologico: da quel momento Amelia Rosselli comincia a soffrire di ossessioni persecutorie, convinta di essere seguita dai servizi segreti con lo scopo di ucciderla.
Esule con i suoi familiari, si trasferisce in un primo momento in Svizzera, per poi spostarsi negli Stati Uniti. Si cimenta in studi di carattere musicale, filosofico e letterario, pur senza regolarità; nel 1946 torna in Italia, ma i suoi studi non le vengono riconosciuti, e decide quindi di andare in Inghilterra per completarli.
Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta si dedica alla composizione, all'etnomusicologia e alla teoria musicale, non rinunciando a realizzare alcuni saggi sul tema. Nel frattempo nel 1948 inizia a lavorare per diverse case editrici di Firenze in qualità di traduttrice dall'inglese.
In seguito prende a frequentare, tramite l'amico Rocco Scotellaro, incontrato nel 1950, e Carlo Levi, gli ambienti letterari romani, entrando in contatto con gli artisti che genereranno l'avanguardia del Gruppo 63.
Negli anni Sessanta si iscrive al Partito Comunista Italiano, mentre i suoi testi attirano l'attenzione, tra gli altri, di Pasolini e di Zanzotto. Nel 1963 pubblica ventiquattro poesie su "Il Menabò", mentre l'anno successivo dà alle stampe per Garzanti "Variazioni belliche", la sua prima raccolta di poesie. In essa Amalia Rosselli mette in mostra il ritmo faticoso della sofferenza, senza nascondere la fatica di un'esistenza contrassegnata in maniera indelebile da un'infanzia di dolore.
Nel 1966 inizia a dedicarsi alle recensioni letterarie, pubblicate su "Paese Sera", e tre anni più tardi pubblica "Serie ospedaliera", un'altra raccolta di versi. Nel frattempo si dedica alla scrittura di "Appunti sparsi e spersi".
Nel 1976 dà alle stampe per Garzanti "Documento (1966-1973)", per poi pubblicare con Guanda "Primi scritti 1952-1963", all'inizio degli anni Ottanta. Nel 1981 pubblica un lungo poema suddiviso in tredici sezioni, intitolato "Impromptu"; due anni più tardi esce "Appunti sparsi e spersi".
Al 1985 risale "La libellula", cui fanno seguito due anni più tardi "Antologia poetica" (per Garzanti) e, nel 1989, "Sonno-Sleep (1953-1966)", per Rossi & Spera.
Nel 1992 dà alle stampe per Garzanti "Sleep. Poesie in inglese". Trascorre gli ultimi anni della sua esistenza a Roma, in un'abitazione in via del Corallo, non lontano da piazza Navona.
Colpita da una grave depressione, che va a sovrapporsi a diverse altre patologie (il morbo di Parkinson in particolare, ma in diverse cliniche all'estero le avevano diagnosticato anche una schizofrenia paranoide), Amelia Rosselli muore suicida l'11 febbraio del 1996 nella sua casa: in passato aveva già tentato in più occasioni di togliersi la vita, ed era reduce da un ricovero a Villa Giuseppina, una casa di cura in cui aveva provato a ritrovare la serenità. Senza riuscirci.

Fonte Biografieonline.it


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Felicità
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 marzo @ 23:43:22 CET (271 letture)
Le poesie di Pegaso III








Felicità


Quanti riflessi, felicità, cavalchi
ore passate nel sole
dal vespro al rosso tramonto
i tuoi riflessi sono sorgenti d’estasi.

Dove affonda il ricordo
sia l’inizio del viaggio di questa vita mortale
amando l’io fuso nell’essere
la stessa natura ne esalta l’intima ora.

Ora sono qui accanto all’albero
in questo nostro primo giorno di primavera
è passato un altro lungo inverno
l’universo ci dona una nuova nascita.

Ora mille e mille gemme bruniscono i rami
è il dono della vita che si rinnova
la tua essenza s’innalza profumando l’aria
un solo sospiro addolcisce il tempo.


Di giorni, notti nel sole e pioggia ho riempito i miei giorni
intingendo il pennello ho dipinto il mio mondo
tra dune di sabbia il sole tramonta e si leva
incurante riscalda mentre il vento le orme cancella.


Con i nuovi germogli ti vesti di vita
mi hai atteso paziente tra le ali del passato
non posso piangere ribelli briciole d’amore
ma solo esaltare l’attimo di felicità che vince il tempo.


Bruno Gasparri

Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Aspettando la Resurrezione
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 marzo @ 23:24:54 CET (215 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI













Viviamo in un mondo bellissimo
potrebbe essere davvero un Paradiso
se gli uomini riuscissero davvero ad amarsi,
e ad amarlo.
Se dividessimo ogni ricchezza di questa terra
che è di tutti.
Se tutti noi la difendessimo,
proteggendola da chi la vuole violare.

E' un'illusione lo so,
ma aspettando la Resurrezione di Gesù
possiamo sognare.


Grazia

Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Illusione
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 marzo @ 23:05:37 CET (281 letture)
Le poesie di Pegaso III








Illusione

Vivo la notte
sceneggiando un sogno di pace
inevitabilmente svanisce
con il primo telegiornale del mattino.

Bruno Gasparri

Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Vincenzo Russo nato a Napoli il 18 marzo 1876
Postato da Grazia01 il Giovedì, 17 marzo @ 22:36:33 CET (220 letture)
Ricerche d'autore


Vincenzo Russo (Napoli, 18 marzo 1876 – Napoli, 11 giugno 1904)
è stato un paroliere e poeta italiano.



" Seminando... delitti "

Lentamente prendo forma
ancor prima che tu dorma,
accettasti il seme altrui
per dar luce ai giorni bui;

la conferma dal dottore
nel tuo ventre c'è l'amore,
sento anch'io che voi sentite
i miei battiti del cuore;

mamma sai, ho già la bocca
per urlare a chi ti tocca,
le mie dita ad una ad una
per portarti sulla luna;

piangi lacrime di gioia
perché sono forte e sano,
dal tuo ventre conto i giorni,
finchè luce alla tua mano;

poi di notte nel tuo letto,
sembrerà forse un dispetto,
sveglierò il tuo sonno, il seme,
tu lo sai, ti voglio bene;

ma perché t'irrigidisci?
Batti forte sulla pancia,
mamma attenta, mi fai male,
sento schiaffi sulla guancia;

mamma guarda le mie dita,
tu… che mi darai la vita,
non mi spiego perché mai
ora pensi siano guai;

sarò grande, al compleanno,
darò forza ad ogni affanno,
il tuo uomo nel futuro,
come burro ogni tuo muro;

ma perché permetti tanto,
non mi hai fatto respirare,
strangolato da un dottore
resto seme senza amare!





" Una Stella "

E riuscirai a capire
perché una stella cade,
la luce che si spegne
sul pianto di tua madre;

speranza di ogni sera,
i miei occhi nel blu,
Sia mio! In quella stella,
il sogno mio... sei tu;

osservo la sua scia,
abbandona l'Universo,
risposta nella Fede,
credevo d'aver perso;

di notte un tuo vagito,
staremo svegli insieme,
farò danzar la culla,
abbraccerò il mio seme;

nel caldo dell'estate
il mondo affronteremo,
ad ogni compleanno
mi calmerai se tremo;

regina delle notti
quella più luminosa,
nel cuore di ogni uomo
c'è un sogno che riposa;

quel sogno che si sveglia
di sera in riva al mare,
quando ogni onda, schiuma...
e tu sei lì ad amare;

mi parlerai di lei...
in questa notte immensa,
più su... tra mille fiaccole,
profumi di San Lorenzo;

se cadi, ti rialzerai,
pronto ad andar veloce,
se ospiterai nell'anima,
il Cristo e la sua Croce;

bussola della vita
nel cielo la tua stella,
sarà luce negli occhi…
tua madre... Raffaella.




" Lo scopo "

Prima di addormentarlo
ho scelto calze a rete,
rossetto color carne,
spero ne avranno sete,

nel mio corpetto in pizzo,
scendo giù per le scale,
di notte incontro il mondo,
è un atto maniacale,

puntuale come un rito,
quell'albero è il mio posto,
due occhi, ma senz'anima,
spogliarmi ad ogni costo,

il fuoco mio compagno,
non mi tradisce è certo,
renderò conto a Dio
delle mie gambe aperte,

un giorno t'innamori
di chi non ebbe cuore,
scappò come coniglio,
avevo in ventre un figlio,

grande forse sei anni
quando restai da sola,
mai nella vita un giorno
tra i banchi della scuola,

ho solo un desiderio,
questo mi sia concesso,
non giudichi dal seno
chi paga per il sesso.

Risalgo quelle scale
sperando dorma ancora,
nel letto accanto a lui
prima che sia l'aurora,

riscalderò il suo latte,
con le mie cinque dita,
sceglierò tacchi a spillo,
gli insegnerò la vita.





" La strada "

Portami ancora al bosco,
come da ragazzino,
con ansia nel mio buio
speravo in quel mattino,

tra l'erba a piedi nudi
parlavi di mio nonno,
di quando il tuo papà
vegliava sul tuo sonno.

Portami in riva al mare,
ora che sono grande,
fammi guardare il cielo,
pescando tra le onde,

col sale tra i capelli
mi guardi compiaciuto,
so bene... tu sei l'unico
a correre in mio aiuto,

Portami in cima al monte,
non mi lasciar le mani,
la tenda mia sei tu...
sei tu, il mio domani,

ovunque intorno è neve,
mi scaldano i sorrisi,
fermerei tempo e passi,
mai essere divisi.

Portami tra le nuvole,
ora che sono vecchio,
ti sembrerà, guardandomi,
di essere allo specchio,

ginocchia sanguinanti,
striscerei per un miglio,
finchè tu possa amarmi,
gioire con mio figlio.

Portami in Paradiso,
vorrei parlare a Dio,
papà... ovunque vai,
vorrei venire anch' io.




" La culla "

Ancora una notte al buio.
Gli manca la tua favola,
gli manca di dormire
con te sulla sua nuvola,

culla come in caserma,
allineata, uguale,
culla di sogni infranti,
prigione senza ideali,

luna, singhiozzi e pianti,
le lacrime di tanti,
pronte a testimoniare,
i figli li devi amare,

non per volere loro
nati per respirare,
ma fu per vostra scelta,
quella di procreare,

attimi di piacere,
godere e non sapere,
gocce d'amore in frutto,
per dare vita a lutto,

mi chiedo perché mai
sono i destinatari,
di un incubo infinito,
di vivere la vita.

Ora di notte è luce.
Gli danno sicurezza,
anticipando i sogni,
un bacio e una carezza,

sono davanti a loro
con quelle cinque dita,
precedono ogni passo,
gli insegnano la vita.

Madre non ti conosce,
quel dì lo abbandonasti,
ha pianto i tuoi sorrisi,
per ciò che non dicesti.

Madre piangi il tuo figlio
per ciò che non ti ha dato,
ormai non ha più lacrime
da quando fu adottato.





"Una finestra sul mondo"

Oscurate le stelle di una primavera a Sarajevo,
polverizzato sogni in un Settembre americano,
confinato la libertà delle donne in centimetri di Burka,
giustificato bombe per un metro a Betlemme,
intriso di sangue un sipario sovietico.

Uomo per te stesso, uomo per gli altri,
destinatario unico del dono più prezioso,
gratuitamente concesso... la vita.
Non dico di donarla, ma neppure di sottrarla,
meritala, affrontala, ma soprattutto difendila.

Prendi un cuore nuovo,
non dargli la misura che sia solo il tuo petto,
la sua forma rotonda dovrà abbracciare il mondo,
occhi a mandorla, treccine come indiani,
che parli una sola lingua tra Curdi e Pakistani.

Nutrilo con il cibo della solidarietà,
svestilo delle forme che siano atrocità,
difendilo con le armi, quelle della bontà,
curalo con le pillole di una nuova umanità,
donalo a chi ne ha bisogno, un giorno ricambierà.

Sarà! Il faro per approdare ai sogni,
la pista per atterrare sui sogni,
l'acqua per dissetarsi dei sogni,
la passione per credere nei sogni,
la fede per sperare nei sogni.

Chi vive ha il diritto di sognare, i sogni alimentano la vita,
prendi tutte le fiaccole del cielo,
scrivi alto, visibile da ogni angolo della Terra,
che l'unica forma di condanna che l'uomo può attuare
è la VITA!




Vincenzo Russo : ---Poeta del popolo---





I suoi versi sono famosi in tutto il mondo, I’ te vurria vasà , Maria Marì, Torna Maggio sono solo alcune delle sue canzoni eppure pochi uomini di talento sono stati condannati all’oblio quanto lui.

La sua biografia è stata a lungo tracciata sul filo dell’aneddoto, è stato descritto come analfabeta, triste, dispensatore di numeri al bancolotto. Adesso sappiamo che è tutto falso o esagerato, dobbiamo ringraziare il ricercatore Ciro Daniele, che da più di vent’anni studia la canzone napoletana , è merito suo se oggi sappiamo tutto sulla breve vita di questo poeta. Il perché di questa ingiusta condanna all’oblio forse la troviamo proprio nel suo atto di nascita: Russo vide la luce nella Napoli dei miseri e non se ne staccò mai, restò sempre estraneo alla parte dorata dell’ambiente della canzone.
Nasce a Napoli sezione Mercato il 18 marzo 1876 alle ore 12,00, il padre Giuseppe, calzolaio e la madre Lucia Ocubro, donna di casa, anche i testimoni erano sottoproletari , un guarnimentore, ossia uno che adornava le carrozze e un fabbro. Quest’atto di nascita è una istantanea dell’ambiente. Per motivi di salute non frequentò le scuole elementari, l’umidità della casa insieme ad una alimentazione precaria minò la sua salute e quella dei suoi fratelli, ma ciò nonostante raggiunse un discreto grado di istruzione, frequentando i corsi serali per operai .
Dopo la morte del padre, dovendo contribuire al bilancio familiare, trovò lavoro come guantaio, ormai era convinto di dover dire addio alla poesia, finché non incontrò il musicista Eduardo Di Capua, famoso per la musica di ‘O sole mio. Il sodalizio produsse alcune belle canzoni tra cui il loro primo capolavoro, Maria Marì, che ottenne grande risonanza mondiale.
Il passaggio del secolo Vincenzo lo passò a letto con la febbre, il primo dell’anno gli venne a fare gli auguri l’amico Di Capua che gli disse di aver ricevuto un anticipo dall’editore Bideri ovviamente da dividere, Di Capua gli regalò una serata al Salone Margherita dove si esibiva Armando Gill, all’uscita Russo fece scivolare nelle tasche dell’amico i versi di





“ I’ te vurria vasà “
Ah! Che bell'aria fresca...
Ch'addore 'e malvarosa...
E tu durmenno staje,
'ncopp'a sti ffronne 'e rosa!
'O sole, a poco a poco,
pe' stu ciardino sponta...
'o viento passa e vasa
stu ricciulillo 'nfronte!
I' te vurría vasá...
I' te vurría vasá...
ma 'o core nun mm''o ddice
'e te scetá...
'e te scetá!...
I' mme vurría addurmí...
I' mme vurría addurmí...
vicino ô sciato tujo,
n'ora pur'i'...
n'ora pur'i'!...
Tu duorme oje Rosa mia...
e duorme a suonno chino,
mentr'io guardo, 'ncantato,
stu musso curallino...
E chesti ccarne fresche,
e chesti ttrezze nere,
mme mettono, 'int''o core,
mille male penziere!
I' te vurría vasá...
............................
Sento stu core tujo
ca sbatte comm'a ll'onne!
Durmenno, angelo mio,
chisà tu a chi te suonne...
'A gelusia turmenta
stu core mio malato:
Te suonne a me?...Dimméllo!
O pure suonne a n'ato?
I' te vurría vasá..

Il giorno dopo Di Capua aveva già composto la musica : " La sognavo proprio così" disse Russo "" Ce la pagheranno bene? Non fu così, nessuno dei grandi autori della canzone napoletana si è mai arricchito. La canzone arrivò seconda ad un concorso e dovette spartire la somma del secondo premio con altre tre canzoni, a Vincenzo Russo non restò molto, comprò medicine.
La vene poetica del Russo ormai era sul malinconico animata da donne restie a concedergli affetto, i nomi erano diversi, Carolina, Maria, Carmela ecc..Ma tutti questi nomi erano solo un modo per proteggere l’identità dell’unico suo amore, come risulta dalle memorie della famiglia, Enrichetta Marchese, figlia di un gioielliere dirimpettaio di Russo, Enrichetta tutte le domeniche andava a messa con il calesse, chiedeva al cocchiere di rallentare quando passava sotto la finestra di Russo, alzava lo sguardo per incrociare quello del poeta, la ragazza non era insensibile a quell’affetto muto, ma la differenza di censo era troppa e i suoi non vollero neanche prendere in considerazione l’ipotesi di una loro unione.
Nel mese di giugno del 1904, Vincenzo Russo ormai molto malato, si alza dal letto, va alla finestra e guarda la chiesa di fronte tutta addobbata con ghirlande di fiori e piante, Enrichetta si sposa, lui non riesce a stare in piedi, torna a letto, chiede al cognato, che lo assiste, di prendere un foglio, vuole dettargli qualcosa, gli detta:
L’urdema canzona mia!

…. Pe’ me tutt’è fernuto!
Addio, staggione belle,
addio, rose e viole,
i’ ve saluto.

La canzone è indirizzata all’amico Di Capua ma chissà in quale modo il foglio, con i versi finisce nelle mani di Enrichetta Marchese che lo piega fino a farlo entrare in un medaglione che terrà al petto fino all’ultimo dei suoi giorni.

La storia dell’ urdema canzone mia è talmente bella e non può essere sciupata, anche se dall’archivio delle chiese della zona non risultano matrimoni in quei giorni.

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Il 6 marzo 1806 nacque Elizabeth Barrett Browning
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 marzo @ 22:09:41 CET (350 letture)
Ricerche d'autore




Il 6 marzo 1806 nacque Elizabeth Barrett Browning





In quanti modi ti amo?

In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela.
Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia;
Ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera.
Ti amo con la passione che gettavo
Nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia.
Ti amo di un amore che credevo perduto
Insieme ai miei perduti santi, – ti amo col respiro,
I sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! – e, se Dio vorrà,
Ti amerò ancora di più dopo la morte.





Se devi amarmi

Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
‘L’amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno’.
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l’eternità.





Quando forti e diritte le nostre anime

Quando forti e diritte le nostre anime
si stringono in silenzio sempre più vicine,
finché le punte ricurve delle loro ali
aperte prendono fuoco, quale amaro
torto può farci la terra per impedirci
d’essere a lungo felici? Pensa! Mentre
saliamo in alto, gli angeli, incalzandoci,
sfere d’oro di canto perfetto vorrebbero
far cadere nel nostro profondo e caro
silenzio. Ma, amore, restiamo sulla terra
dove l’avverso, indegno umore degli umani
fugge gli spiriti puri, li isola e consente
un luogo dove stare, amare per un giorno,
con l’ombra e l’ora della morte intorno.




La prima volta che lui mi baciò

La prima volta che lui mi baciò,
baciò solamente le dita della mano che scrive,
che si fece così più delicata e bianca,
restia al mondo ma non coi suoi. ‘ Senti?’,
al brusio degli angeli. Ora io non vorrei
un anello di ametista alla vista più puro
di quel bacio. Fu più in alto il secondo
e, cercando la fronte, si perse una metà sopra i capelli.
O dono supremo! Crisma
d’amore che con benefiche dolcezze
precede la vera ghirlanda d’amore. Il terzo fu
deposto, perfetto, sulla mia bocca, e fin d’allor
superba, io ripeto:’mio unico, mio amato!





In verità questo grande amore è il mio vanto

In verità questo grande amore è il mio vanto,
che, quando sale dal petto alla fronte,
mi incorona di porpora tanto
da attirare gli occhi degli uomini e mostrare la sofferenza interiore, –
anche se questo amore, per me è il massimo
non dovrei tuttavia amare, finché tu
non mi abbia dato una prova, e raccontato di
quando per la prima volta i tuoi occhi sinceri si sono incrociati con i miei,
e l’amore chiamò l’amore. E perciò, non posso nemmeno
parlare d’amore, come qualcosa di bello che mi è proprio
la tua anima ha reso la mia, completamente debole e incerta,
e l’ha posta accanto a te su un trono d’oro, –
E quello che amo (O anima, dobbiamo essere pazienti!)
è solo in te, il solo che amo.




Come i bambini al sole

Come i bambini al sole, a mezzogiorno,
siedo al tuo sguardo, e tremano le anime
tra le felici palpebre, per l’inespressa,
intima, prodiga gioia. Vedi, nel dubbio
errai. E non rimpiango la colpa, ma
l’occasione che ci privò, anche per un
istante, della reciproca, benefica
presenza. Ah, tienimi vicino, proteggimi
tu, o amorevole colomba. E alle mie paure,
se tornassero, opponi sereno il forte cuore:
nella tua divina sicurezza trovino il nido
i miei pensieri, che, senza te vacillano
come implumi smarritisi nei cieli.


Elizabeth Barrett Browning




Elizabeth Barrett Browning nasce a Durham (Inghilterra) il 6 marzo 1806, in una famiglia benestante. Grazie alla fortuna economica del padre costruita acquistando piantagioni di zucchero in Giamaica, Elizabeth e i suoi undici fratelli crescono in un ambiente privilegiato, in una grande tenuta a Malvern Hills; qui la futura poetessa ama trascorrere il tempo cavalcando e allestendo spettacoli teatrali con la propria famiglia. La giovane Elizabeth cresce leggendo i classici latini, John Milton, William Shakespeare e Dante Alighieri. Il suo talento letterario trova dimostrazione già all'età di dodici anni, quando scrive un poema epico. La sua passione per i classici e i metafisici è bilanciata da un forte spirito religioso. Fra il 1832 e il 1837, a seguito di dissesti finanziari, la famiglia Barrett trasloca per ben tre volte, per poi infine sistemarsi definitivamente a Londra.
Nel 1838 viene pubblicata la raccolta "The Seraphim and Other Poems".
Nello stesso periodo, Elizabeth Barrett ha gravi problemi di salute che la rendono invalida agli arti inferiori, costringendola di conseguenza a restare in casa: oltre ai propri familiari, frequenta solo due o tre persone. Nel 1844 l'uscita dei "Poems" la rende una delle più popolari scrittrici del momento. La lettura della sua raccolta di poesie spinge il poeta Robert Browning a scriverle per esprimere il suo appassionato apprezzamento. Nel 1845 i due si incontrano e si innamorano: il padre di Elizabeth è fortemente contrario alle loro nozze, così si uniscono in matrimonio di nascosto. Fuggono poi insieme a Firenze dove nasce il figlio, Pen. A Firenze risiedono in Piazza San Felice, in un appartamento a Palazzo Guidi, oggi museo di Casa Guidi, dedicato alla memoria di Robert Browning e Elizabeth Barrett. Pubblica in seguito "Sonnets from Portuguese" (1850), "Casa Guidi Windows" (1851), "Aurora Leigh" (1856) e "Poems before Congress" (raccolta dei suoi poemi, 1860).Grande fautrice del Risorgimento italiano durante il suo soggiorno in Italia diventa grande estimatrice della persona di Cavour.In seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute, Elizabeth Barrett Browning muore a Firenze il 29 giugno 1861: è sepolta presso il Cimitero degli Inglesi di Firenze.


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Mora
Postato da Letty il Sabato, 05 marzo @ 22:38:48 CET (307 letture)
Le poesie di Letty - II






Dei miei stessi inganni vivo
come un rovo spinoso il mio petto dai frutti rossi e immaturi, mi baci....
e quel sangue innestato di desiderio
ti riempie la bocca di more mature...


Letty
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Renzo Nanni Livorno, 4 marzo 1921
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 marzo @ 23:12:09 CET (364 letture)
Ricerche d'autore




Renzo Nanni (Livorno, 4 marzo 1921 – Aprilia, 1º aprile 2004) è stato un poeta e scrittore italiano.



Presto ci desteremo

Presto ci desteremo
coi morti sulle labbra
divenuti canzoni, in un sole
che spianerà le borgate
di baracche e le memorie
logore come vecchie tute operaie.



Coro dei compagni caduti

Nel giorno della resurrezione
non saliremo le scale di vetro
noi così carichi di dolore
così poveri per le gemme del cielo
così pieni di maledizione
noi che morimmo per amore di terra
di case diroccate sepolte
ai margini della strada.
Nel giorno della resurrezione
busseremo alla vostra porta
col mitra degli impiccati
e secoli di pazienza operaia.
Poi chiederemo conto a Dio:
Mario di una ferita alla nuca
Giulio della tisi del figlio
consumata nella disoccupazione
Agnese di quella sua malattia
non voluta (costava troppo
stare puliti costava troppo
mantenere chi ha sempre fame)
Luca della casa del padre
sventrata con quattro bestie
coi suoi vecchi col ramo
di lillà rampicante nel sole
noi di quel muro assolato
del cortile dove cademmo
senza bende senza preghiere.
Poi torneremo per sempre sui monti
il giorno della resurrezione…







Resistenza

Non fu solo una pagina di storia
per dare nome a una strada.
Furono lunghi anni di carcere
spalancati alla libertà. Messaggio
di morti dalla voce chiara,
aria di monti e la villeggiatura
dei poveri nelle ville dei signori.
Di là, un’Italia avvilita,
una classe disfatta, serva per denaro,
obbediente per la paura a “leggi inique”,
di qua, una società di eguali
che morivano per i diritti dell’uomo.
Resistenza fu la fabbrica salvata
per il lavoro, furono i campi
puliti dalle mine, le strade
barricate, le case fatte trincee.
E fu scritta sui muri
anche se proibito
diffusa sui giornali
anche se proibito
gridata per tutte le piazze
anche se proibito.
Uno scriveva e moriva
uno fischiava in un cinema e moriva
un altro cantava e moriva.
Resistenza è ancora la stessa gente
che si dà la mano e muore
e vuole salvare le fabbriche
per il lavoro, vuole
la terra per il contadino,
i campi puliti dalle mine
una volta per sempre,
le porte delle carceri
spalancate alla libertà.
E che non sia proibito leggere
e che non sia proibito scrivere
né cantare né lavorare in pace.



Messaggio

Hanno messo radici sul monte
tra le eriche i morti degli agguati.
Donne, portate acqua alla terra
che ha sete di rifiorire.
Rattoppate le case e i verdi
greti di cielo
che mai ridivengan trincee.



La guerra meravigliosa

Here in Africa, soldato Jonny.
Ancora macerie lungo la strada
e il mare che sa di catrame
e le notti solcate di fari
l’urlo di motori nella tua testa
di contadino americano che solo
una volta s’era perduto a Pittsburg.
L’odore di Sicilia t’è familiare:
metti un fiore al cappello, straniero
che incanti la donna affamata
dagli occhi pieni di grida.
Here in Rome, soldato Jonny,
la Roma delle reclames
e music every night.
Ora si corre, liberatori, si crede
a tutti i sorrisi di donna.
Agita il cappello, soldato della guerra
meravigliosa e music every night.
Toh! Una pallottola, soldato Jonny,
una crocetta sulla fronte, piccola come
la moneta che ti davano a casa
per una balla sudata di cotone.




Ad un suicida

Non più maledirai la tua sorte
segnando sulla terra
con affannati passi
la strada di domani.
Scioperasti la vita
non fatta per te
che sugli occhi
avevi casa e donna
malate di guerra.
Hai allentato i pugni
piegando i ginocchi
sulla tua miseria
fino a berne
sapore di morte.



Viaggio in Calabria

Troppa fame ha messo radici
nella terra bruciata calabrese
dove ho veduto gente come
grovigli di radiche secche
abbeverarsi ai pozzi con le bestie
e donne con anfore di creta
sul capo ricolme, con l’acqua
che sa di terra e di febbri
lunghe scontate al sole.
Là dove pare delitto
anche nascere e ridono solo i giardini
di bergamotti – chiusi – del padrone.



Sii gli altri, compagno

Quanto in te pare che il mondo
si perda nel pianto delle cose
e dici “io soffro”, “io
sono solo col mio caso
particolare”, allora
sii gli altri, compagno.
Oggi bisogna correre a Melissa
e in Sicilia, dove a cavallo
si muovono in colonne
paesi.




Braccianti in lotta

Quando finirà lo sciopero? Il più grande
il più forte il più organizzato
con la fame che asciuga gli occhi
gettati per i campi come sassate
le piazze stipate di comizi
e le finestre del padrone chiuse.
Lo sciopero gonfia come mare
di grano quando lo cresce il vento
e le nuvole. Semina morti
che lasciano strisce di sangue
ferite della terra che nessuna
preghiera potrà cancellare.
Le cancelleranno i braccianti, solo loro
daranno pace alle spose
già vedove dei figli della guerra.
Se ti lasciassero gridare, se almeno
ti lasciassero piangere. Ricordo,
tra i banchi della scuola, quanti secoli.
La noia dei nomi e delle date
di cento rivolte contadine, tutte
oggi fiorite nel lutto di una madre.




Scioperanti ai crumiri

Nelle mani siamo tutti uguali.
A turno sfamiamo figli, così divisi,
uniti siamo l’acqua per questa terra,
siamo una leva che può tirar su il mondo
e ci moltiplichiamo come grano seminato.
Hanno sconvolto le vigne hanno vuotato le case
e dato fuoco a tutta la contrada.
Perché questo? perché eravamo divisi e nessuno
ci diceva “spartite piuttosto la fame”.
Nelle mani siamo tutti uguali.
Loro no, che non sanno
come si ruota la falce sopra il fieno
come si scerne gramigna da spiga.
Non lavorate per loro. Non supplicate
levando le braccia in largo come croce.
Seme maledetto pianterete
mala erba raccoglierete
prima o dopo ve ne pentirete.
Nelle mani siamo tutti eguali.



Comizio in Sardegna

Ti portiamo dai pascoli dei monti,
dove il pianto si fa erba e spighe
ed anche i morti
oggi hanno mani d’erba tra i detriti,
ti portiamo noi ragazzi
un’eterna vecchia malinconia di pastori
che troppo lasciammo la terra.
Ti portiamo l’odore del carbone
delle miniere e la nostra tosse
benedetta di poca moneta
con la disoccupazione dei padri
che ci consuma.
Sventolando nomi di caduti
ti portiamo bandiere allegre di lotta
che ci quieta anche se dura e sanguinosa
e ci fa ancora amare la vita
coi suoi cieli e i suoi grandi
spazi di mare
le colline
e le fabbriche
che una sera tenemmo serrate
per difenderle come nostre case.





La guerra nostra

Si può camminare
anche con i piedi feriti
senza voce si può gridare
e molti non avranno che occhi
e mani e solo una parola
per maledire.
Potrete toglierci occhi mani
a pezzi ridurci per le strade.
Ma si può camminare
anche con una sola parola,
ricordate, e la marcia della miseria
non avrà più soste
fino alla fine.




Liberate Nazim Hikmet

Compagni, liberate Nazim Hikmet il poeta
cui vorrebbero tappare la bocca
perché voi per sua bocca parlate
ed essi temono le vostre parole
temono un uomo perché temono
milioni di uomini per questo
essi vogliono tappare la bocca al poeta
per questo lo lasciano consumare
in carcere come una piccola fiamma
non alimentata e non sanno che il fuoco
cresce dentro di voi con le sue parole
che ogni operaio oggi è anche poeta
e sa morire piuttosto che tacere
perché suo oggi è il canto
e il mondo e la fiamma
dell’avvenire.



L’avvenire non è la guerra

A Napoli ieri notte
hanno sbarcato la guerra.
L’hanno ancorata nel Golfo senza canzoni
e la città della musica taceva
come un gran pugno chiuso minaccioso.
Nave nemica non arresterai l’avvenire
nave che non risplendi alla luce
del giorno, perché porti tenebre e ti muovi
a lumi spenti sopra un mare vuoto.
L’avvenire è il respiro del mondo
fatto dall’alito di milioni di uomini uniti.
Hanno sbarcato trecentonove tonnellate
di guerra a Napoli fra case
ancora diroccate dalla guerra.
Ma l’avvenire non si misura a tonnellate
è dentro il cuore gonfio delle madri
è nella cronaca dello sciopero generale
è sulle terre dei feudi dove
si muore seminando il grano.




Torna a casa, Ike

Torna a casa, Ike, non calpestare
questa terra di fame – questi morti
lasciali in pace riposare.
Non sai che giorni da allora
son passati gridando sulle case
han bussato alle fabbriche
cantato per le strade
e come le rovine fatte luce
han cresciuto i ragazzi della guerra.
Ma il sangue di quelli pur ieri
caduti tra i tuoi passi,
di quelli di Comacchio e di Adrano,
è fiume che non vi farà passare.
Non ti daremo figli, Generale.
A mani vuote torna a casa – presto
prima che l’alba si levi
prima che parli una madre
prima che un bimbo torni a ridere
prima che rifioriscano i campi
incolti, prima che mani
d’uomini semplici segnino il tempo
lavorando a bandiere spiegate.




Perché lotto per la pace

Perché la guerra l’ho vista
nella carne dei morti negli occhi
dei sopravvissuti, l’ho vista
portare come una catena dolorosa
dalle madri di nero vestite
e come uno zaino pesante dai figli
che lasciavano la prima volta casa.
L’ho vista nella spiga recisa, nell’erba
calpestata dai carri, senza fiori,
ed agitare un fazzoletto con mano
di sposa sul binario ladro
delle tradotte cariche di vita.
L’ho vista accendere di fuoco la notte
e intorbidare chiare acque di cielo
e l’ho portata addosso come croce
nella grande URSS tra il giallo dei girasoli
dove nessuno ci odiava, nessuno
ci sfidava ad odiare.
Uomini,
che la giovinezza e i sogni
avete ancora malati di guerra,
fatelo crescere il grano appena nato,
gettate pietre e calce per la casa
da costruire ed acqua per la siepe
che faccia ombra ai riposi e battete
battete forte il ferro degli aratri
barricate d’amore le campagna
seminate sangue e dolore, oggi,
ma che presto fiorisca libertà.




Calabria, Ottobre 1951

Le fiumare s’affacciano sui campi
gonfie d’acqua.
Oggi si piange la pecora e l’olivo
la zappa perduta e pochi chili di fave.
Oggi le donne gridano dai tetti
e i morti vanno al mare.



Cosa ne dici, soldato Jonny?

Ehi, Jonny, soldato che piantavi cotone
e dappertutto cercavi l’aria di casa,
negli occhi della donna siciliana,
sui filari di mandorli,
su quella corsa di colli toscani
dove hai bevuto vino rosso a perdifiato,
cosa ne dici della situazione?
Ascoltami, soldato
che cresci con l’erba di campagna
in uno dei tanti campi senza croce.
Chi parla per te, soldato disperso,
di cui nessuno ha raccolto la voce,
chi ci racconta cosa pensasti quando
corresti nel buio col cappello infiorato
e quel tuo nome di “liberatore”?
Tu, soldato, tu non hai l’accento
dei generali della tua nazione,
ma dimmi se conosci queste frasi
di minatori, di disoccupati,
di madri che attendono sempre qualcosa
e di fanciulli accesi sotto il sole,
che ci corrono incontro con la pena
d’un’altra guerra nell’aria, dimmi
se riconosci in queste frasi il suono
della parola “pace” e la tua terra,
quella che non vedesti più,
che ha lo stesso colore
di questa nostra, avida d’aratro.




Campagna
(appunti di viaggio)

Come cantare l’erba alta che cresce,
frutti maturi accesi di sole
e cieli curvi ad arco sulle siepi
e la noia dolce di un lungo riposo?
Tutto questo potrebbe essere un canto
di festa. Io lo sento domani
scuotere la terra, io li vedo
correre il mondo i canti imbandierati.
Ma troppa terra è ancora senza seme
o è prato di uomini senza pace
che appena annuncia l’alba…




Enunciazione

Non alla notte, non a cori di stelle
corrono i giorni del poeta.
È tempo di canti da gridare
in cima a una strada d’uomini.
È tempo che il nostro dolore
e la grande gioia che ci colma
avanzino le mani.


Renzo Nanni
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Léon-Paul Fargue Parigi, 4 marzo 1876
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 marzo @ 23:03:24 CET (187 letture)
Ricerche d'autore



Léon-Paul Fargue (Parigi, 4 marzo 1876 – Parigi, 24 novembre 1947)
è stato un poeta e saggista francese.





SPLEEN


In una vecchia piazza con giardino
dove l'oceano del maltempo piazza il sedere
sopra una panchina avvilita
dagli occhi di pioggia
a causa d'una bionda
rozza e avvenente
m'annoio
in questo cabaret del Niente
che è la vita.

(Traduzione di Luciana Frezza)





La poesia si trova dappertutto, ma solo pochi la vedono.
Léon-Paul Fargue

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


New barbed wire
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 marzo @ 21:09:42 CET (239 letture)
Le poesie di Pegaso III






New barbed wire.

Rughe scavano la mia fronte
con profondi solchi 
il cuore è saturo
prigioniera l’anima tra il filo spinato
silente è l’urlo a domanda:
“è questo il seme?

Nascosto resto a guardare
variopinto insensato tumulto di folla
naufraga spinta da onde rifuse.

Nuovi spinosi confini lacerano la carne
quanto ci vuole che le voci giungano il cielo?
nulla rimane per un riscatto
Iddio consola; fiamma accende
il diseredato, misero e l’ultimo
avrà anche lui quel Dio
nella promessa d’essere il primo.

Bruno Gasparri

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Aforismi di Pegaso
Postato da Grazia01 il Domenica, 28 febbraio @ 20:27:03 CET (323 letture)
Le poesie di Pegaso III








Senza eco

Ho gridato "OOOOOO" verso il cielo pieno di stelle...
----------------------------------------------------

Orizzonte

All'orizzonte, incantato osservo il tramonto, dove l'amore non sa dire ti amo.
-------------------------------------------------------

Giustizia

Nulla nella "giustizia" degli uomini può ritenersi definitivo affinché non sia conclusa con GIUSTIZIA.

 

Fuori serie

Non sono il Principe azzurro dal candido destriero, ma semplicemente l'uomo che ti Ama.
--------------------------------------------------------------------

Persone

Se si vuole conoscere una persona, bisogna leggere i suoi aforismi.
-------------------------------------------------

Sogni

Ho iniziato stipando i miei sogni in un cassetto, per poi chiudere scheletri nell'armadio.
----------------------------------------------------------

L'attimo

È l'attimo che conta, il resto sono solo compromessi.

----------------------------------------------------

Il dono

La persona che detiene il "Dono", se crede deve ringraziare Dio, altrimenti inchinarsi alla fortuna delle probabilità. Comunque mai cercare d'imporsi come eletto.
Leggi Tutto... | 1925 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


La libertà
Postato da Grazia01 il Giovedì, 25 febbraio @ 22:42:18 CET (227 letture)
Le poesie di Pegaso III










La libertà



Ricordo mia Madre

oggi penso a Lei

era solo un istante fa.

Sono vicino all’amico albero

è li, aspetta paziente

il suo silenzio ammalia

teneramente l’abbraccio

fresco soffio tra le foglie s’insinua

profumato, carico d’eterno m’accarezza

è Lei, dal cielo ancora allunga la sua mano.

Madre rimando al dopo preghiera a Dio

ora sono ancora intento seguire il Tuo sguardo

vagava nell’orizzonte, chiaro il messaggio:

”figlio nessuno è immortale su questa terra.”

Sei l’esempio, la voce tra la folla:

“vai, ti dono la libertà.”


Bruno Gasparri

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


15 Febbraio
Postato da Grazia01 il Venerdì, 19 febbraio @ 23:21:54 CET (209 letture)
Le poesie di Pegaso III









15 Febbraio


Ieri non c'ero per dirti t'amo

oggi posso solo dipingere stelle

illuminano il tuo cielo di soffitto.



La a est il blu stinge

una nuova aurora di rosso lo dipinge

mentre solitaria stella nel tempo

la luce in frammenti riflette.



Il pensiero Pegaso cavalca

cosa importa se il cuore è in tumulto

faville del mio fuoco non ancora spento

ravvivino l'incanto di questi versi

d'amore rivestano tutti i ricordi mentre

in un sospiro nasce un nuovo giorno.


Bruno Gasparri

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Il bacio
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 febbraio @ 23:29:05 CET (321 letture)
Ricerche d'autore








Il bacio

La bocca fiorisce come un taglio.
Sono stata maltrattata tutto l'anno, notti
noiose, con nient'altro che ruvidi gomiti
e delicate scatole di Kleenex che dicono piagnona
piagnona, stupida!

Fino a oggi il mio corpo era inutile.
Ora si strappa da ogni parte.
Strappa via gli indumenti della vecchia Mary, nodo
dopo nodo
ecco: ora è colpito in pieno da questi fulmini elettrici.
Zac! Una resurrezione!

Un tempo c'era una barca, tutta legnosa
e disoccupata, senza il mare sotto di lei
e bisognosa di una verniciatura. Non era altro
che un mucchio di assi. Ma tu l'hai issata, l'hai armata.
È stata prescelta.

I miei nervi si sono accesi. Li sento come
strumenti musicali. Dove c'era silenzio
tamburi e archi suonano irrimediabilmente Sei
stato tu a farlo.
Puro genio all'opera. Tesoro, il compositore è entrato
nel fuoco.

Anne Sexton

Traduzione di Cristina Gamberi

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Anniversario della nascita di JOSÉ MARÍA VALVERDE
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 gennaio @ 23:02:34 CET (440 letture)
Ricerche d'autore









Come giusta, mia piccola, ti contieni nel cuore!
Non d'ombra o di mistero son fatti i tuoi capelli,
se c'è notte nei tuoi occhi, è una notte amica,
come di primavera; non s'apre verso il nulla,
ma palpita di stelle con l'ausilio di Dio.

Bella tu come il giorno, ma ancor più, vincitrice
della bellezza. ed oltre il suo tragico fato,
il crudele dilemma che lacera le cose
e per sua d'infinito venefica allusione
le fa misere ombre di più alta bellezza,
perfetta, ma in sé unica, senza nomi, di gelo.

Per prima vieni tu, e poi la tua bellezza
ti segue; naturale corteggio; tutto il tuo
grappolo di regali, la luce è che lo dora.


José María Valverde



Per dire quel che in me tu sei, mi è forza confrontarti
- congiungendo le cose rilevasi di esse la verità profonda -
col dolore accettato, con quel modo più alto
d'intendere l'uguale del dolore: l'allegria.

Il dolore è il frutto naturale degli anni,
la forma con cui il tempo attraverso di noi passa
e a volte, nella sua orma continua, nella sua pioggerella,
come un'ala, picchia un'improvvisa disgrazia.

Ma dolce è il dolore, perché la sua lingua benigna
svela la nostra pura sostanza umile, dove
siamo uno stesso amore abbandonato ed orfano,
tiepida e buona argilla, una rassegnazione.

... Anche tu sei il frutto del tempo, e l'intima sua luce,
come se l'esser vivi si facesse parola in te.
Quando tu mi appari, come innanzi a un patimento,
comprendo la mia verità, m'accuso e mi perdono.

E così mi fai palpare e rispettare le mie frontiere,
come il più chiaro dolore, o parlare d'un defunto.
Con il tempo nel tuo volto, già posseggo e considero
il mio passato e il mio futuro, e tutto il loro dolore.

Hai il sapore medesimo del dolore quando è buono;
dell'accettazione muta con cui le pene divengono
carne della nostra carne, sostanza ed alimento;
di quella luce più fonda che dà la tristezza.

E sei anche la gioia, l'unica allegria,
quel cielo distante che sta al fondo di tutto,
quel paese di luce che a volte si sospetta
dietro le cose, quasi sia un destarsi.

L'allegria, che non è nemica della tristezza,
ma il guardare più lungi, socchiudendo le palpebre,
e indovinare il simbolo dell'essere; è lo stupore
che brucia le parole, e le cambia in silenzio.


José María Valverde




Valverde, José María. - Poeta spagnolo (Valencia de Alcántara 1926 - Barcellona 1996); lettore di spagnolo a Roma; prof. di estetica (dal 1955) all'univ. di Barcellona; nel 1965, per dissensi politici, si trasferì negli USA e in Canada; rientrò in Spagna nel 1977 riprendendo l'insegnamento. Muovendo dal classicismo del gruppo di Garcilaso, sull'esempio di L. F. Vivanco, L. Rosales e L. Panero (Hombre de Dios, 1945; Salmos, elegías y oraciones, 1947), la sua poesia si approfondì nella ricerca di una posizione di fede, non esente da influssi esistenzialistici (La espera, 1949; Versos del domingo, 1954; Años inciertos, 1970; Enseñanzas de la edad. Poesía 1945-1970, 1971; Ser de palabra, 1976). Nel 1990 pubblicò un volume di Poesías reunidas. Notevoli i saggi estetici (Estudios sobre la palabra poética, 1952; G. de Humboldt y la filosofía del lenguaje, 1955; Azorín, 1971).


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Anniversario della nascita di Alberto Mario Moriconi, nato a Terni, il 26 gennai
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 gennaio @ 22:17:05 CET (367 letture)
Ricerche d'autore






La mosca di Lindbergh

Si sa e si saprà sempre di Charles Lindbergh pilota
della prima trasvolata senza scalo dell’Atlantico:
quello che pochissimi sanno è che egli ebbe
a bordo del fragile monoposto – lo Spirit of St.
Louis – un’importante passeggera: dico una mosca.

La prima clandestina che trasvolò
New York-Paris, quella cosina,
il comandante se la scoprì, diciotto e quindici,
un bambinone
biondo, una brunettina,
che dal quadrante (mossa da fame?)
dell’altimetro, tutta un tremito
e minutina come è
un dittero,
lo affrontava! (mossa da fame?). Avesse
gridato, lui, e saltava… Gran Dio! Sotto,
le immense lingue e schiume d’azzannìo….
(lei tutto ignorava d’oceani, terrona del Kansas:
la forosetta, del Kansas).
Ma il bambinone
abbozzò,
la ignorò, trasse due sorsi dal termos.
La clandestina s’occultò.
“ E stia..”
il primo “ New York –Paris”
cartone e spago
-come una vecchia valigia –
e spirito di Saint Louis
“ Stia stia, Miss. Due alucce non guastano
in più, di riserva al mono-
plano, al mono-
posto, al mono-
motore: solo bi-
pala l’elica.
E or la brunetta bïala “
rise Charlie, cercandola: “Via via,
Miss, esca. E mi dica,
che, chi a Paris l’aspetta? A chi, beato, sì
graziosa e ardimentosa vola brunetta?”
soffia
soffia sull’acque,
spirito di Saint Louis,
cartone e spago
Or la compagna di Lindbergh dormiva
cinta di stelle, obliosa di tele
di ragno, che forse fuggiva
dal Kansas, da New.
E a lui, l’aquila
giovane, ancora ignara
di ragne, più truci, umane,
un punto
lui solo di sangue e d’anima
sopra i notturni oceani,
ebrïetà
eterëa di stelle e sogni;
e il pulsar dei pistoni, docile faustamente
monotono, oramai
ammalïava, il remeggio fluidissimo,
a un puerile sonno…..
si riscoteva
picchiando a dritta
e a manca l’ala,
o evoluiva libellula
l’aquilotto
e canticchiava un’arietta di favola
western, di carovane.
Ventinov’ore, due sorsi al termos.
Ma pur le palpebre calano, Lindbergh s’assopisce.
Tre, forse cinque, minuti, o dieci, e il velivolo cala,
lenta la cloche, all’acque,
ma dolce cala
spirito di Saint Louis….
Guizzò, ella! via su!…
Rientrò:
lo picchiettò (vellicò) al naso: riaprì
gli occhi lui abbrancò
la cloche.
Digrignò
le schiumose mandibole l’Oceano.
E a dritta dell’aquilotto fiorì
un primo gabbïano,
e altri
e altri,
bianco di sé scriventi in cielo “WELCOME”.
“Ci siamo, darling,ci siamo, baby….
no, bébé, à Paris. Thanks – no, merci –
amica mia…ma come
ti chiami?… Laggiù! laggiù!
è Le Bourget, bébé !”
Trionfò
la bionda aquila degli oceani.
– Il nome,
però, almeno, della compagna….Sparì. –
Trionfò sonnolento su urla dal buio e su fiaccole:
lei vi sparì.
Chi sa se la mosca del Kansas
trovò chi cercava a Paris.

(da: Il dente di Wels, Pironti, 1995)
(1) Cinque anni dopo patì il rapimento e l’uccisione del figlioletto.






Fortuna

Gridar “Fortuna! ficca
un chiodo d’oro nella tua ruota”
non potei, non la scorsi
neppure girar la ruota. Quando
godetti l’attimo
– vorticare
vorticare il suono
d’essa non colsi –
lo volli merito
mio: nessuna
bontà del Cielo, sull’idiota
nessun influsso
di luna
Cade così l’impero
a uno scettro ebro di sé, derisi
gli astri:
così l’Empire
all’ivre
Empereur, all’impérieux
mépris.
Caddi io così : da zero al doppio
zero.
E ricaddi. E sempre,
col mio sprezzo, nel mio stazzo,
ancor non pago, sguazzo e annaspo credulo
in me, e che sia
virtù una cosa, e uscir dal brago stia
in me:
mai
mi son visto tuo ragazzo,
guercia.



(da: Decreto sui duelli, Laterza, 1982)




Piromani d’agosto

Nell’aria, un pianto…..d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.
Zvanìi Pascoli “La quercia caduta”
Evoluivano pazzi fischiavano
intorno ai due alberelli fatti torce
nugoli insupponibili d’uccelli.
Allo sconvolto strido,
accorsi, d’alcuno di loro,
padre o madre a un nido, da ogni dove, al nido
arso e svanito.
Contro i vampanti e i fumanti crepiti uno stridio
crescente, un inaudito ora urlio, una frenetica
musica, una scomposta rabbïosa farandola
di ali e ali, quanti….
I due incendiarii
di più si ritraggono,
ma più eccitati, il perché si domandano
di tanta ressa e ridda ai lor falò: poi, no,
perplessi un po’….”turbati: non sospettano
il nido incenerito”. Che hanno fritto.
“Chi poco cuor sortì cuor non sospetta
in du’ alberelli”. Zitto, Zvanìi, ti prego. Hitchcock,
i tuoi, qui, uccelli i tuoi….!” (*)


(da: Il dente di Wels, Pironti, 1995)
(*) I terribili pennuti del film “The Birds”.




Alberto Mario Moriconi, nato a Terni, il 26 gennaio 1920, morto nel 2010. Penalista, poi docente di letteratura drammatica all’Accademia di Belle Arti di Napoli, collaboratore letterario di quotidiani e riviste per “Il Mattino” ha tenuto rubriche culturali. La sua opera poetica: Vortici, rupi, mammole, Gastaldi, 1952; Trittico fraterno, Milano, Ceschina, 1955; Anno mille, Padova, Rebellato1958; Le torri mobili, Parma, Guanda, 1963; Dibattito su amore, Bari, Laterza, 1969; Un carico di Mercurio, ivi, 1975; Decreto sui duelli, ivi, 1982; Il dente di Wels, Napoli, Pironti, 1995; Io, Rapagnetta Gabriel e altre sorti, ivi, 1999; Non salvo Atene, ivi, 2007. Sue poesie sono state tradotte in più lingue.

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Su Miriam Ballerino
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 gennaio @ 19:35:12 CET (338 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Buon compleanno Casatea
Postato da Grazia01 il Martedì, 19 gennaio @ 21:15:53 CET (365 letture)
Messaggi II










Casatea compie 10 anni

10 anni non sono pochi
10 anni in cui ogni giorno abbiamo pubblicato cultura
per i nostri utenti e per chi senza essere iscritto
si è affezionato al nostro sito.

pagine viste 132223550
articoli Pubblicati 5765
Argomenti Attivi: 214
Commenti Postati: 1990

Lo staff augura con l'occasione
un felice 2016 agli amici.

Un abbraccio da Grazia

commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Ciao


Toggle Content Registrati...

Toggle Content Ultimi arrivi

Toggle Content Ultimi articoli
 Il Po tra storia e leggenda [ 0 commenti - 17 letture ]
 Perdendomi nel tramonto [ 0 commenti - 15 letture ]
 RISUSCITAMI [ 0 commenti - 13 letture ]
 Dedicate alla mia adorata amica Dolly [ 0 commenti - 34 letture ]
 Luisa Anzoletti nacque a Trento il 9 aprile del 1863 [ 0 commenti - 30 letture ]

[ Altro nella News Section ]

Toggle Content .
www.casatea.com

Toggle Content *
sito web

Toggle Content
Sito d'argento

Toggle Content .

Toggle Content -
10000 punti ottenuti

Toggle Content Magicamente

Toggle Content Solidarietà

Toggle Content Ultimi messaggi
Last 10 Forum Messages

Bentornato carissimo signor Paolo
Last post by Grazia01 in Messaggi on Lug 05, 2017 at 13:33:15

Il mio benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Feb 21, 2013 at 20:40:04

Il nostro benvenuto a samei
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Ago 22, 2012 at 07:42:26

Benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Mag 03, 2012 at 21:20:53

Il nostro benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Apr 08, 2012 at 18:22:04

Benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Mar 21, 2012 at 09:38:09

Il nostro benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Dic 02, 2011 at 23:31:20

Benvenuta in Casatea
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Nov 29, 2011 at 14:12:49

Benvenuto Jael
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Nov 28, 2011 at 10:46:15

domanda
Last post by Grazia01 in Informazioni on Nov 04, 2011 at 20:06:58


Toggle Content Messaggio

Questo sito contiene anche testi e immagini presi dal web, se avessimo violato, per errore, diritti d'autore o copyright, preghiamo di avvisarci, sarà nostra cura provvedere all'immediata cancellazione. Scrivere a maktea@tiscali.it


Toggle Content Poeti e scrittori noi

Toggle Content POESIE A TEMA

Toggle Content Varie

Network: Web Agency Milano | Scopri i migliori programmi per siti web
Interactive software released under GNU GPL, Code Credits, Privacy Policy