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Ode alla gentilezza scomparsa
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 settembre @ 20:52:36 CEST (2303 letture)
Ricerche d'autore









Ode alla gentilezza scomparsa


Notai un avviso, un giorno,
appeso su di un palo.
Diceva “sparita gentilezza”
– del tutto, insomma, non in calo.
Sotto spiegava, in caratteri più piccoli
ma scritti con uguale attenzione
che al momento della scomparsa
indossava solo un gran sorriso.
Di segni particolari non c’era la menzione.
L’ultima volta era stata vista mentre aiutava
una donna anziana, la strada, ad attraversare.
Poi era sparita senza neppure permettere
alla signora di ringraziare.
La cercano da tempo, dovunque.
Sono andati persino alla televisione
ma il presentatore, temendo
un repentino calo degli ascolti,
ha interrotto l’annuncio rimpiazzandolo
con la televendita di un macchinone.
C’è chi dice che si sia allontanata
volontariamente
altri sostengono che sia stata rapita
da un noto latitante.
C’è chi chiama ancora
per segnalare di averla avvistata
a un angolo di strada, in una monetina
lanciata nel cappello di un mendicante
o in una mano, allungata per tirar giù
dal treno, la valigia pesante
di un passeggero claudicante.
Ma poi quando qualcuno si reca a controllare
nessuno, dove sia finita, sa più dire.

Slawka G. Scarso

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Carmen Boullosa nacque a Città del Messico il 4 settembre 1954
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 settembre @ 21:47:18 CEST (2349 letture)
Ricerche d'autore








Carmen Boullosa è nata a Città del Messico il 4 settembre 1954.
Scrittrice di poesia, narrativa e teatro.
Le sue prime raccolte poetiche sono del 1978:
"El hilo olvida" e "La memoria vacía".
L'anno successivo esce "Ingobernable"
nella prestigiosa collana «Cuadernos de poesía»
dell'Università Autonoma del Messico (UNAM).
Seguono "Lealtad", nel 1980, e "La salvaja", nel 1987.
È sposata con lo scrittore messicano Alejandro Aura,
con il quale ha gestito per anni centri culturali e ricreativi
(«el cuervo», teatro-bar, 1983-86, e «el hijo del cuervo»).
Hanno due figli, María e Juan.






Allucinazioni

Nel suo letto di carbone e ruggine,
il cadavere delira:
immobile vede incrociarsi le pericolose spade
e urtarsi a destra e a sinistra senza posa.
Il cadavere ascolta:
Pungono pezzi del letto le spade, fanno saltare gli spigoli delle pietre,
forano il pavimento di sabbia battuta.
Sollevano schegge, muffa, scaglie di ruggine.
Fanno volare capitelli e duri angoli,
s'incastrano, si liberano delle incastrature.
Il cadavere sospira:
non c'è riposo? (domanda)
non si potrebbe sognare come il vento lima le pietre,
come le piante dei piedi sostengono il primo passo del bimbo?
Il sorriso del primo passo, domanda.
Immobile il cadavere ascolta la disperazione
dell'amplesso,
vede le spade, la nudità,
il gemito della donna, il gemito dell'uomo;
mormorano,
si temono l'un l'altra. Abbandonano la parvenza dei loro visi.
I loro corpi sono ventri schiantati,
il muscolo ferito nella febbre del galoppo,
quella zampa spaccata del cavallo!
Non si potrebbe ascoltare il dolce strofinio dell'amplesso?
Entrambi son diventati lacerazioni,
sono lame e fiamme e lo strappo del puledro e l'armatura schiantata dallo sparo.
Non hanno pietà. Il cadavere delira.
Dovrebbero cadere in acqua!, dice il cadavere.
Mollare le spade, smettere di mangiarsi l'un l'altro!
Rimanere. Abbandonare il tradimento,
mettere a posto le mandibole,
non scardinarsi.
Chiudere le gambe. Piegare le ginocchia.
Appoggiarle agli inginocchiatoi del tempio dove i corpi si recano vestiti.
Lì nessuno si corica, nessuno brandisce la spada aspra della nudità!
Dimenticare il bieco appetito, la disperanza,
e di fronte a tutti
coperti dall'acqua densa e tiepida degli sguardi,
abbracciarsi a vicenda.
Gettate le spade! Non uccidete né tagliate!
Smettete un momento di ammazzarvi!




Identità

Mi voglio sedere a ridere di lei,
ora che posso,
ora che non vengono a cercarmi prepotenti,
a chiedermi, ad esempio, un sorriso, per piacere,
o senza per piacere,
l’abbraccio, il come è andata, ti vedo
bene.
Io non c’entro nulla con lei
e se sono anni che ne inseguo il nome
non è (andiamo, ne sono sicura!)
quello che voi urlate in questo momento
per dirmi di venire a cena.





La gigante

A passi lunghi si muove la gigante.
Calpesta forte, fa rimbombare le pareti.

Dovrebbe piegarsi per passare dalle porte,
lo sa,
dovrei piegarmi per stare sotto il tetto:

La notte mi ha reso sconfinata





La strega

Tutti sanno che scompaio,
tranne te.
Dormo con te e cerco ogni notte di non togliermi le gambe e
non uscire dal letto

la verità è che scompaio,
ma con te
(lasciami crederci!)
sono come una perla generata dalla mia triste
anima grinzosa





Sangue


Se è la luna che governa le maree,
quale strano astro comanda il sangue dei nostri due corpi diversi?

È un astro che i tuoi occhi non potrebbero vedere, neanche i miei,
vive nascosto dalla luna e dal sole.
La sua materia crudele gioca con i segni delle sue particelle
senza paura di mettersi in pericolo, di scoppiare, o cambiare forma,
ridiventare minime parti,
asteroidi in orbite diverse
o polvere,
sparsa polvere pellegrina.
Un astro assurdo.
È a causa sua che il mio sangue tende verso il tuo.
Se esso non prova nessuna inclinazione verso di me,
allora sarà che sei tu a condurre quello mio, che sei tu la
mia luna.
Tu quello che comanda la mia tendenza.
Attraverso le tue vene che non scoppiano circola questo
sordo sensato, il tuo sangue calcareo.


Carmen Boullosa

Traduzione: Martha Canfield

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Petr Král nacque il 4 settembre del 1941
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 settembre @ 21:34:55 CEST (2090 letture)
Ricerche d'autore



La poesia resta una creazione oltre la ragione e la realtà,
però passa nel corpo dell’autore, attraverso di esse.
La ragione che va oltre la ragione assume in sé quegli
“integratori emotivi” che la qualificano.





Petr Král nacque a Praga il 4 settembre del 1941.
E' uno scrittore e poeta ceco, è un classico vivente della letteratura ceca.
Poeta, saggista e traduttore studia drammaturgia all’Accademia cinematografica FAMU
di Praga e nel 1968, dopo l’invasione russa, emigra a Parigi.
Nel 1986 riceve il premio Claude Sernet per la raccolta di poesie
Pour une Europe bleue (Per un’Europa blu, 1985).
Tra le numerose sue raccolte possiamo ricordare Dritto al grigio (Právo na šedivou, 1991),
Continente rinnovato (Staronový kontinent, 1997), Per l’angelo (Pro Anděla, 2000)
e Accogliere il lunedì (Přivítat pondělí, 2013).
È anche autore di prosa e curatore di varie antologie di poesia ceca e francese
e nel 2002 ha curato e tradotto per Gallimard Anthologie
de la poésie tcheque contemporaine 1945-2002 (2002).
Importante è anche la sua attività di critico letterario, cinematografico e d’arte;
è autore di saggi e articoli sul cinema, contributore alla famosa rivista Positif
ed ha pubblicato due volumi sulle comiche mute.





Tutto sul crepuscolo


Il giorno va spegnendosi malinconico sul duomo lontano,
i motociclisti con un unico movimento s’incurvano sotto gli alberi
verso la notte, ricotti dall’antica fiaccola –
e la prima stella è una lacrima, diamante grippato
nel velluto azzurro dell’attimo e del suo rovescio, della tomba
interiore e del silenzio sui dispersi,
che ancora indugia sul bosco bruciato.

Il giorno va spegnendosi sul duomo lontano,
i motociclisti con un unico movimento s’incurvano verso la notte,
la prima stella è una lacrima.
Sul duomo in lontananza, dolce, malinconica,
con un unico movimento s’incurva sotto gli alberi come verso
il fondo della grotta,
lacrima amara ma ossessiva nel velluto azzurro dell’attimo
e del suo rovescio.

Il giorno si spegne, va spegnendosi sulla cupola lontana, come se
l’ora più luminosa
avesse lontana all’orizzonte, sul fondo rosato della gola un sapore
dolce, la visione della Roma mancante,
che la malinconica estende dietro se stessa.
Con un’unica incurvatura sotto gli alberi del boulevard, con un
unico nitrito animalesco,
che sale dalla sella oscurante; come rovinano qui su di noi,
ricotti dall’antica fiaccola,
ci uniscono nonostante l’estraneità delle sue macchine solo con
la grotta familiare della notte
sul fondo di noi stessi. La prima stella è una lacrima, diamante
grippato
nel velluto azzurro dell’attimo e del suo rovescio, tomba interiore a
silenzio dei dispersi
che indugia sul bosco bruciato. Sotto gli alberi nell’esilio del
boulevard la notte che va spandendosi non è
più di un sollievo temporaneo dall’abbraccio dell’ombra meridiana.




Caduta

E in ogni bottiglia vuota
c’è ancora una goccia. Col tuo pettine e il sapone

dalla valigia rovesciata cadono anche le spille nere
della forcina, che vedi per la prima volta. Da quale tasca persino segreta

dl cosmo deserto – L’esile forcina non toglie
o aggiunge nulla, appena un trattino di ferro tra il giorno e la notte,

tra la pelle morbida e la pelliccia minacciosa
del mondo. Senza di essa però qui manca

una virgola per la redenzione. Pace con lei e con te.
Tu e la forcina nella stessa giornata vuota.





Evo moderno


Gli eroi sono andati via;
al loro posto infila il corridoio
soltanto il sospiro di spettri di flanella,
nel cassetto a ricordo dell’antica gloria del corpo
soltanto un ciuffo di peli dimenticato.

Niente allori, maschere dorate di collera o benevolenze divine:
solo un busto stinto senza faccia all’angolo della mensola,
scarabocchiato rapidamente dal gesso della paura.

La breccia del fulmine passa senza fretta
per la grigia pietra del ponte

I lampioni sono comunque tornati all’imbrunire,
per continuare a vegliare le stoffe nel silenzio dei negozi.





Paese di naufragi

Siamo qui entrambi, ma allo scorcio; per metà in ciò che c’è qui,
per metà in ciò che manca,
senza pressione: condividiamo un dormiveglia, la completezza
del vuoto incagliato tra i rami sulle nostre teste,
la gloria, che ci evita con discrezione,
finché non si riversa, intera e senza macchia,
anche attraverso l’orizzonte dei corpi.

Ancora all’ombra della costruzione orfana cadiamo soltanto a lungo
verso il bordo delle nostre convinzioni, ai piedi del silenzio
fiammeggiante dall’alto nello sguardo opposto, nel volto nudo
colto dal crepuscolo serale
nell’imbarazzo dell’incompletezza.
A tratti un libro riposto o un pettine si freddano nella polvere.
Sull’erba del terrapieno bruciato, sulla sella della collinetta vicina
il vuoto intanto si accresce – di cicatrice in cicatrice –
nella nuova casa chiara.







Avanguardia


Il leggero trotterellare di uno scroscio di pioggia solo a volte portò
sollievo al bosco,
finché quello riaprì le sale al sole e nel suo fulgore
dietro di noi s’impietrì glorioso, trattenne il suo respiro pastello
in ogni albero e siepe, grigiastro, rosato, vellutatamente ingiallito,
finché ci guidò con lo sguardo l’intera
massa iridescente, la folla leggermente serrata.
Di nuovo ci veniva chiesto
solo un lontano stupore, le gesta di testimoni, coi quali come su un
antico dipinto
per un attimo ci ritirammo sorpresi a margine del percorso
davanti al tronco di un albero rovesciato, sepolta metropoli spiantata
con la terra tra le radici;
null’altro che immemorabile pesantezza e sopra qua e là già
l’ignota leggerezza
della luce che sale attraverso la verde spuma, la lieve punteggiatura
delle foglie nuove –
Camminavo per ultimo, eravate davanti a me
solo le fresche silhouette, vicine, presentite, le vostre graffiature
oscure nella pioggerella d’oro ignoto
facevano strada, celavano il traguardo, io riconoscente
dietro di voi, avrei voluto procedere così in eterno, lame d’oro,
d’umido, la verdeggiante notte
oltre gli alberi, oltre la tempesta, sorseggiare la vostra risata col
mio silenzio,
leggere nella lucentezza d’un tratto il nero spoglio
dei vostri tratti, vicino, deserto come io stesso, già in eterno in
quell’attimo
lì sotto gli alberi e in nessuno dei luoghi





Primavera-di-Praga

Quello che sta pagando
ed uscendo dal locale
dove non lascia nulla solo con niente in tasca
senza cicatrici con anticipo
o con ritardo
esce in orario non tiene nulla nella cornice
della porta mentre la pulisce lievemente
con la spalla languida
Senza grassi appena orlato
dal resto della luce
è soltanto una risata ciò che manca
nella sala alle spalle
Bisbiglii ai tavoli calcoli semplici
sono dietro di lui flaccido strascico Esce tutti i problemi
ancora in sua attesa
Irradiato dal buio desertico
che gli sbadiglia accomodante vi aggiunge già la firma
la scava arruffa
con la testa Dapprima vi sveglia le piazze nude
quello che sta uscendo
per bere dalle cantine dell’attimo

Petr Krá

traduzioni di Antonio Parente


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Briciole d'amore
Postato da brunouk il Giovedì, 03 settembre @ 19:33:56 CEST (2750 letture)
Le poesie di Pegaso III








Briciole d'amore

Scorrono le mie ore
disperse nel mutabile tempo
assopite tra le ceneri faville
dell’indomito fuoco d’essere.

L’incanto di questa notte
avvolge la Terra che dorme
celato dal buio dissacrato paradiso
brivido! L’eterno avanza, il divenire
prigioniero nel rintocco d’ora
evapora nell'imponderabile destino.

L’universo mi fa da scialle
ricordi solo polvere
bianchi tornelli soffiati lontano dal vento
ammaglianti spazi vuoti d’insonne notte
ombra, il tuo riflesso mi ricorda di vivere
pellegrinando nel folle fragore della solitudine
passi incerti, orme sulla sabbia
cancellate dal lento riflusso dell’onda.

Mentre a est rischiara il cielo
attendo primo sole riscaldi le spalle
da troppo tempo ricurve su tramonti
mentre la notte ammicca nella malinconia
la nuova giornata s’allunga
timidamente sbadiglia giocando
con ribelli briciole d’amore.

Bruno Gasparri

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Veil
Postato da Letty il Giovedì, 03 settembre @ 19:23:31 CEST (2393 letture)
Le poesie di Letty - II







Veil

Sono una fatica continua
Un impegno costante
Sono silenziosa eppure ti interrogo maniacale
Ho occhi mai sereni che si posano su ogni sussurro pesandolo ad anima
Scrutando incrinazioni e toni
Mi insospettisce la quiete e mi calma il vento
Vorrò sempre mani inquiete che mi rovistino il cuore
Baci impetuosi che sappiano di mare
Se non ti abbatterai su di me come tempesta non potremo essere cielo
Ma niente più d'un pallido velo.

Letty

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Un tempo
Postato da brunouk il Mercoledì, 26 agosto @ 22:13:31 CEST (2355 letture)
Le poesie di Pegaso III











Un tempo


Un tempo l’orizzonte era meta
ora per nascondermi ad indiscreti sguardi
d’inutili parole virgole e punti
come polvere in sospensione e silente pianto
nel nulla disperde ogni aspirazione.

Intensi ricordi d’aurora dipinti
l’abbraccio all’albero è un gesto
di preciso l’ora nell’intimo vira
scandito il minuto nel grigio celato
silenzi come doni tutto si traduce in amore.

Non so! Forse era solo un’istante fa
momenti da raccontare in poesia
colori da dipingere su tela pregiata
si! Lasciarti nel quotidiano mio
è solo inderogabile passaggio d’essere
ma prima che il mio sole arrossisca al tramonto
ti voglio stringere a me e dirti: Ti Amo.

Bruno Gasparri

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La Pazienza
Postato da Grazia01 il Lunedì, 24 agosto @ 21:59:45 CEST (3102 letture)
Poesie e prosa di Gibran II








Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza,
mi ha dato il frutto della felicità.

Kahlil Gibran


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Amare
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 agosto @ 13:14:04 CEST (3183 letture)
Un pensiero al giorno








Lo sai, mettersi ad amare qualcuno è un'impresa.
Bisogna avere un'energia, una generosità, un accecamento.
C'è perfino un momento, al principio,
in cui bisogna saltare un precipizio:
se si riflette non lo si fa.

Jean-Paul Sartre

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Un cielo di cartone
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 agosto @ 19:09:47 CEST (3146 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI









Avanzando per le vie dell'esistenza,
sto imparando a proseguire il mio cammino con più coraggio,
poiché a nulla serve cercare o inseguire sogni su di un cielo di cartone,
facendo sempre finta che tutto possa essere dimenticato,
o che possa cambiare.

Grazia

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Nuvola bianca
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 agosto @ 19:03:15 CEST (1128 letture)
Un pensiero al giorno









L'uomo libero è come una nuvola bianca. Una nuvola bianca è un mistero;
si lascia trasportare dal vento, non resiste, non lotta, e si libra al di sopra di ogni cosa.
Tutte le dimensioni e tutte le direzioni le appartengono.
Le nuvole bianche non hanno una provenienza precisa e non hanno una meta;
il loro semplice essere in questo momento è perfezione.
Osho Rajeneesh

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Bellezza
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 agosto @ 18:59:38 CEST (1481 letture)
Un pensiero al giorno







L'umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane,
ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere,
perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo.
Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.
Fedor Dostoevskij

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L'8 agosto è l'anniversario della nascita di Sara Teasdale
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 agosto @ 22:17:51 CEST (1789 letture)
Poesie di Teasdale




Anniversario della nascita di Sara Teasdale
che nacque l'8 agosto del 1884 a Saint Louis e morì il 29 gennaio del 1933 a New York.
E' una poetessa molto famosa negli Stati Uniti specialmente fra le giovani generazioni,
la sua esistenza è trascorsa tra problemi di salute che non le permisero di frequentare
regolarmente una scuola pubblica e amori che credeva eterni, ma che non erano per lei,
scoprirà tardi soltanto 4 anni prima del suicidio la sua omosessualità
che forse rimase latente per troppi anni, un fardello troppo pesante per la sua fragile mente.

Premi: Premio Pulitzer: Menzione speciale



Devi amarmi così

Tu devi amarmi con tutto il tuo cuore,
o non darmi nemmeno un po' d'amore.
Misera cosa è un amore a metà:
non è né prigionia né libertà.

È con l'anima che mi devi amare
oltre che con il corpo, lietamente,
o ad un'altra il tuo amore dedicare

e me ne importerà




Dopo la separazione

Oh, ho seminato il mio amore così ampiamente
Che egli lo troverà ovunque:
Lo sveglierà di notte,
Lo abbraccerà nell'aria.
Poserò la mia ombra alla sua vista.
E l'ho alata col desiderio,
Che può essere una nuvola di giorno
e di notte un pozzo di fuoco.





Il bacio nello sguardo

A primavera Stephen mi ha baciata
E Robin in autunno – Colin poi
semplicemente, mi ha solo guardata –
nemmeno il cenno d'un bacio da lui.

Ecco: il bacio di Stephen l'ho scordato,
quello di Robin pure in fumo è andato,
ma il terzo bacio, in quegli occhi di brace,
giorno e notte m'insidia, senza pace



La vita è ricca di amorosi incanti

La vita è ricca di amorosi incanti,
di splendide visioni luminose -
onde azzurre spumose alle scogliere,
garruli fuochi in lingue scintillanti,
volti di bimbi in estasi sognanti
come coppe imbevute di chimere.

La vita vende gli amorosi incanti,
nella pioggia il pineto profumato -
c'è la musica, un alto arco dorato,
caldi abbracci, devoti sguardi amanti,
delizie dello spirito incorrotte,
visioni come stelle nella notte.

Spendi tutto per doni come questi,
senza pensare al conto della spesa.
Un'ora in pace candida, sicura,
vale di mesi ed anni amara attesa:
per un respiro di estasi pura
da' quel che fosti, o ch'essere potresti.







Abbastanza

È abbastanza per me di giorno
Camminare sulla stessa terra luminosa con lui;
Abbastanza che su di noi di notte
Lo stesso grande tetto di stelle sia buio.
Non ho alcuna cura di legare il vento
O posare un ostacolo sul mare—
È abbastanza sentire il suo amore
Che soffia come musica su di me.





La solitaria

Col passare degli anni s'è arricchito il mio cuore,
ed ho meno bisogno oggi di ieri
di vendere me stessa al primo compratore
o di dare parola ai miei pensieri.

Che ci sia un uomo o no, non cambia niente
se ho me stessa e da me so dove andare:
posso scalare il colle in una notte ardente
lo sciame delle stelle contemplare.

Pensino pure d'avere il mio amore,
ch'io li rimpiango, sola e senza scorta -
se giova al loro orgoglio, a me che importa?
Basto a me stessa, come pietra o fiore.


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Abbraccio
Postato da Letty il Sabato, 08 agosto @ 21:58:31 CEST (1690 letture)
Le poesie di Letty - II







Vorrei che arrivassi con un abbraccio che di parole tue ne ho piene le tasche
Vorrei che mi portassi una ragione anche non incartata
Esattamente come l'hai trovata, spaesata, persa tra tutti i tuoi dubbi
Vorrei che me la lasciassi tra le mani senza dire null'altro
Senza fronzoli come all'inizio
Vorrei per una volta leggere labbra fatte di voce e non fiumi da interpretare…
Vorrei un ponte
Un apostrofo
Un segno
Ma ci sono solo omissioni
Sensazioni indistinte
senza colore
muri fatti di te
dove ti nascondi e non vuoi nessuno
Niente porte per entrare
Mi dispiace sai...
Ma ho smesso di bussare.


Letty

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L'8 agosto del 1937 nacque Bruno Lauzi
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 agosto @ 21:34:49 CEST (1326 letture)
Ricerche d'autore












Il poeta

Alla sera, al caffè, con gli amici
si parlava di donne e motori,
si diceva son gioie e dolori
lui piangeva, e parlava di te.

Se si andava in provincia a ballare
si cercava di aver le più belle,
lui restava a guardare le stelle
sospirando e piangendo per te.

Alle carte era un vero campione
lo chiamavano il ras del quartiere,
ma una sera, giocando a scopone,
perse un punto, parlando di te.

Ed infine, una notte si uccise,
per la gran confusione mentale.
Un peccato, perché era speciale,
proprio come parlava di te.

Ora dicono fosse un poeta,
che sapesse parlare d’amore.
Cosa importa se, in fondo, uno muore
e non può più parlare di te?

BRUNO LAUZI





Almeno tu nell'universo

Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente…
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente…
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo,
un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo,
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più…
Sai, la gente è sola, come può lei si consola,
e non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente…
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo..
Un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo…
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più…
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero…davvero di più…

BRUNO LAUZI



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Candela
Postato da Grazia01 il Venerdì, 07 agosto @ 13:05:55 CEST (1223 letture)
Un pensiero al giorno





Al lume della candela sono stati scritti poemi, trattati scientifici e filosofici. Si sono giocati interessi, emozioni affetti. Candelabri giganteschi pendevano dai soffitti delle chiese e dei castelli; una carrucola permetteva di abbassarli per accenderli e spegnerli. Le candele dei ricchi, fatte con cera d'api, bruciavano lentamente emanando una fantastica fragranza di miele, quelle dei poveri, fatte con il grasso di animali, erano puzzolenti, ma illuminavano comunque.






Le candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Costantinos Kavafis





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Anemone
Postato da Grazia01 il Venerdì, 07 agosto @ 13:03:37 CEST (1425 letture)
Un pensiero al giorno





In Italia crescono circa 15 specie di anemoni, ma se ne conoscono almeno 100. La più nota è quella utilizzata a scopo decorativo, i cui fiori pur non avendo profumo, hanno splendidi colori, che vanno dal rosso, al blu, al viola.
Due sono le specie utilizzate in fitoterapia, soprattutto per farne sedativi. Secondo la mitologia Marte fece divorare Adone da un cane, per gelosia, e Venere, che ne era innamorata, trasformò il giovane senza vita in un Anemone.





Estate per te, fa' ch'io sia
Quando i giorni d'Estate si saranno involati!
La tua musica anche, quando il Caprimulgo
E l'Oriolo - saranno andati!

Per sbocciare per te, sfuggirò alla tomba
E sopra vi spargerò la mia fioritura!
Ti prego coglimi -
Anemone -
Il tuo fiore - per sempre!

EMILY DICKINSON

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Uomo d'affari
Postato da Grazia01 il Venerdì, 07 agosto @ 13:01:24 CEST (1606 letture)
Un pensiero al giorno





Un uomo d'affari che si alza di buon mattino per curare le sue rose, prima di una dura giornata di lavoro in città, che è preparato, se necessita, ad uscire con una lanterna in una fredda notte di novembre per approfittare delle condizioni favorevoli del terreno e piantare subito arbusti o alberi nani appena arrivati: e che più tardi, durante l'inverno uscirà nella neve quando è già buio per dare un'ulteriore protezione ai suoi fondi; questo è il tipo d'uomo per me, ed anche per la rosa.

A. Foster Melliar

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Amo i fiori
Postato da Grazia01 il Venerdì, 07 agosto @ 12:59:38 CEST (242 letture)
Un pensiero al giorno







Sotto i nomi di questi alberi da frutto che spargono i loro fiori bianchi come neve sopra il mio capo, con la più luminosa luce solare disseminata attorno a me del tempo sereno della primavera, com'è dolce sedere in questo cantuccio isolato del mio frutteto! E ancora una volta salutare uccellini e fiori, i miei amici tutti dell'anno scorso.

William Wordsworth


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Sui fiori
Postato da Grazia01 il Venerdì, 07 agosto @ 12:58:12 CEST (277 letture)
Un pensiero al giorno







Fin dove la memoria riesce a ricordare, i fiori sono stati per me come dei cari amici, confortatori, ispiratori, energie in grado di sollevare e rallegrare. Ero una bambina sola, che viveva nell'isola del faro lontano più di dieci miglia dalle terraferma. Ogni filo d'erba che spuntava dal terreno, persino la più umile delle erbacce, era preziosa per me ed io iniziai la coltivazione di un piccolo giardino quando non avevo ancora cinque anni.
Celia Thaxter


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FIORI
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 agosto @ 13:37:47 CEST (276 letture)
Un pensiero al giorno



FIORI







Garofano
Fiore profumato originario della Barberia. Il suo nome significa "piccolo occhio", mentre dai greci era chiamato "fiore degli dei".

Il naturalista svedese Carlo Linneo nominò questo fiore con due parole greche: theos e anthos ovvero "fiore di Giove".Con ghirlande di garofani si incoronavano a Roma i vincitori di gare atletiche.




Dalia

Goethe ebbe per la dalia una vera passione che contagiò anche la moglie di Napoleone, Giuseppina Beauharnais. A Parigi nei giardini della Malmaison era la sola a possederle. Si racconta che in Francia nel 1839 un'aiuola di dalie venne acquistata per oltre 70.000 franchi e un singolo fiore fu addirittura scambiato con un prezionissimo diamante. Le dalie crescono bene in posizione aperta, soleggiata e preferibilmente non mescolate ad altre specie di piante. Poichè tutte le dalie da bordura necessitano di sostegni, prima di mettere a dimora le radici tuberizzate o le giovani piantine, pianta dei bastoni robusti, 30 cm. più corti dell'altezza finale della pianta. Per irrobustire le piante cima i germogli principali 3 o 4 settimane dopo la messa a dimora.



Anthurium

Fiore tropicale molto decorativo per le grandi foglie basali sagitate e le spate ovali-allungate rosee o rosse con spadige lunga giallo o rosato.
L'anthurium per la sua forma essenziale è indicata per composizioni ikebana, arte giapponese che insegna a realizzare sculture floreali suggerite dalla grazia della sua corolla, una linea flessuosa o curva di un gambo, nelle quali si impiegano pochissimi fiori, rami verdi e secchi, radici e tronchi, valorizzando struttura, grazia, equilibrio, armonia cromatica, proporzioni e prospettiva.




Rosa

Rosa, riso d'amore, del ciel fattura,
rosa, del sangue mio fatta vermiglia,
pregio del mondo e fregio di natura,
della Terra e del Sol vergine figlia
d'ogni ninfa e pastor delizia e cura,
onor dell'odorifera famiglia;
tu tieni d'ogni beltà le palme prime,
sopra il vulgo de' fior donna sublime.

Giambattista Marino



Le rose bianche indicano purezza, quelle piccole, selvatiche, rappresentano l'innocenza. Quelle giallo pallido esprimono titubanza in amore, richiedono conferma. Le gialle accese sono vessillo di gelosia. Le rose gialle orlate di rosso sono l'amore tenero ed eterno. Le rosse senza dubbio sono messaggere di un amore passionale e irrefrenabile.
La rosa è simbolo per eccellenza della grazia e della bellezza. Ispirò i poeti di tutto il mondo che, nel corso dei secoli, la definirono"regina dei fiori", "figlia del cielo" e "gloria della primavera".



Peonia
La peonia in Cina rappresentava la gloria imperiale
L'aspetto opulento del fiore, in oriente, venne riprodotto su ceramiche , dipinti e tessuti, tanto che in Europa, prima di essere coltivato, fu conosciuto attraverso l'arte.





Quando alla fine mi presi il tempo di guardare dentro il cuore di un fiore, questo mi aprì un mondo completamente nuovo...come se una finestra fosse stata spalancata per fare entrare il sole.
Principessa Grace di Monaco




Sì, nel giardino del povero crescono molto più che erbe e fiori: pensieri gentili, appagamento, pace alla mente e gioia per ogni affaticata ora.
Mary Howitt



Il convovolo alla finestra mi soddisfa più della metafisica dei libri.
Walt Whitman



Ogni singolo fiore ha un proprio significato, ma in generale rappresenta il principio passivo. Il calice è paragonabile ad una coppa, ricettacolo, delle attività celesti. La crescita del fiore dalla terra o dall'acqua esprime lo sviluppo della vita. Raffigura come l'amore e l'armonia, che caratterizzano la natura.



Zinnia

La zinnia è dura nello stelo ma con petali vellutati, senza profumo, essenziale, dai colori sfavillanti, resistente alle intemperie.

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E' giunta la sera
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 agosto @ 15:59:45 CEST (327 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









 E’ giunta la sera


Vorrei tornare da te

per rivederti

per sentire la tua voce

entrare nei tuoi pensieri

che erano come i miei.

Ma ora ti penso

come allora e come un sogno

torno bambino e corro da te.

Ti cerco ma non ti trovo

mentre io sono qui come allora

ma non è più come prima

si è rotto quel filo misterioso

che ci teneva uniti.

Ma tu cercami e non lasciare

che il tempo ci dimentichi.

Io ti aspetto ora e sempre

perchè il vero amore non muore mai.





r.chesini 04.07.2015

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Piera Oppezzo
Postato da Grazia01 il Domenica, 02 agosto @ 20:28:19 CEST (259 letture)
Ricerche d'autore







Il 2 agosto del 1934 nacque Piera Oppezzo,
poetessa italiana († 2009)

Chi ricorda ancora questa poetessa?
Piera Oppezzo è un'artista rilevante e infelice, scomparsa nel 2009,
con una creatività difficile e sofferta e equilibri psichici oppressi dalla malattia.
Alla poesia fresca e vivace degli inizi fa seguito una poetica complicata
e di difficile comprensione.
Una metamorfosi che le fa espellere dai suoi versi i sentimenti
per dare spazio a ricerche espressive spesso oscure.
Non è il genere di poesia che preferisco,
tuttavia vi è un livello di dolore e verità nei suoi versi
che non merita di essere dimenticato.




ESTERNO

Il paesaggio è pronto
per una bella
serata autunnale
che l'uomo asseconda
con ondosità tranquille
del suo passo mentale.
L'albero è là
il pensiero più sotto
il cielo lassù
lui in basso a destra
volendo potrebbe avvertire
queste nette, lucide
perfette distanze.


In questa poesia, L a grande paura, si respira il tema più volte dibattuto
dell’emancipazione femminile in contrapposizione
a quello della schiavitù, dibattimenti che ci hanno condotto
nel tempo a molte conquiste ma, una domanda mi sorge spontanea:
in un’Italia con un forte imprinting patriarcale,
dove a tutt’oggi la carriera politica e religiosa della donna
checché se ne dica è subordinata all’uomo,
possiamo davvero parlare di “uguaglianza”
e di “pari opportunità”?






La grande paura


La storia della mia persona
è la storia di una grande paura
di essere me stessa,
contrapposta alla paura di perdere me stessa,
contrapposta alla paura della paura.
Non poteva essere diversamente:
nell’apprensione si perde la memoria,
nella sottomissione tutto.
Non poteva
la mia infanzia,
saccheggiata dalla famiglia,
consentirmi una maturità stabile, concreta.
Né la mia vita isolata
consentirmi qualcosa di meno fragile
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.
All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.

Piera Oppezzo



"E’ contenta la persona
se trova parole che somigliano
alla vita.
Se con la vita proprio adesso
si sono messe in relazione.
E’ così che viene a sapere".

Piera Oppezzo


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Cielo
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 agosto @ 10:22:41 CEST (288 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








Sto contemplando
un meraviglioso cielo stellato.
Non riesco a staccare lo sguardo
da questa fantastica distesa
di luminosissime stelle,
che sembrano sorridermi.
La luce della brillante luna
accarezza il mio animo.
Chiudo gli occhi e respiro
profondamente...
ecco ora mi sento
in sintonia con l'universo
e a lui chiedo,
in questo grande silenzio,
un miracolo,
lui sa quale.

Grazia

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Arrivederci Luglio
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 luglio @ 09:08:03 CEST (309 letture)
Un pensiero al giorno




Saluto il mese di luglio che sta finendo con questa vecchia canzone rivisitata di Riccardo Del Turco





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"Pane e castagne"
Postato da Grazia01 il Giovedì, 30 luglio @ 18:48:28 CEST (286 letture)
Testi canzoni II








Aspettami ogni sera davanti a quel portone....

Mangiamo pane e castagne, in questo chiaro di luna,
le mani ben ancorate su questa linea.
Domani ce lo diranno dove dobbiamo andare,
domani ce lo diranno cosa dobbiamo fare.
Ci sta una terra di nessuno, da qualche parte del cuore,
come un miraggio incastrato la noia e il dolore.
Domani ce lo diranno come dovremo passare,
ma c'è una terra di nessuno e ci si deve arrivare.
Aspettami ogni sera davanti a quel portone,
e se verrai stasera ti chiamerò per nome.
Chissà che occhi avremo, chissà che occhi avrò,
ma se mi chiami amore, io ti risponderò.
Mangiamo pane e castagne, come una poesia,
perduta nella memoria dai tempi di scuola.
Domani ce lo diranno, cosa vorranno che sia,
ce lo diranno domani, prima di andare via.
Aspettami ogni sera davanti a quel portone,
e se verrai stasera ti chiamerò per nome.
Chissà che occhi avremo, chissà che occhi avrò,
ma se mi chiami amore, ti riconoscerò.

Francesco De Gregori,"Pane e castagne"



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Perchè mancavi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 27 luglio @ 20:42:32 CEST (255 letture)
Poesie d'autore I







Perchè mancavi



Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

PRIMO LEVI


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Il 26 luglio 1926 nacque a Fabriano Anna Malfaiera
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 18:39:11 CEST (298 letture)
Ricerche d'autore








Il 26 luglio 1926 nacque a Fabriano Anna Malfaiera, poetessa italiana che morì a Roma nel 1996

Dopo essersi diplomata presso la Facoltà di Magistero di Urbino, si trasferisce a Roma dove lavora al Ministero della Pubblica Istruzione. Collabora alle riviste letterarie “Letteratura”, “Galleria” e “Fiera letteraria”, partecipando a letture e varie manifestazioni culturali. Sue poesie sono apparse in numerose antologie. Agli anni 1987-1989 risale il suo incontro con il teatro e la produzione di testi destinati alla lettura e alla rappresentazione. Tra le sue raccolte ipoetiche ricordiamo: Fermo Davanzale (Padova, Rebellato, 1961); Il vantaggio privato (Sciascia, Caltanissetta, 1967 e 1970); Lo stato d’emergenza, a cura di Emilio Villa, con disegni di Valeriano Trubbiani (Macerata, La Nuova Foglio, 1971); Verso l’imperfetto, a cura di Adriano Spatola, con introduzione di Alfredo Giuliani (Mulino di Bazzano, Tam Tam, 1984); E intanto dire, a cura di Mario Lunetta, con postfazione di Giulia Niccolai (Roma, Il Ventaglio, 1991); 27, Rue De Fleurus, con una nota critica di Mario Lunetta (Roma, Il Ventaglio, 1992); Il più considerevole, (Verona, Anterem edizioni, 1993).






Il più considerevole

Leggero persistente mi piace il segno
che s’impone tra tanti libero. Mi piace
quando aggregato cosciente produce
la cosa pensata scritta. Azione
in senso straordinario in armonia
con le intenzioni calco e suono
il segno incede s’inoltra si combina
recede o vaga incerto. Mia meta
quotidiana avanti indietro rigetto
dell’aldiqua dell’aldilà investita
dagli utensili dal cibo dalla polpa
del frutto marcito. Mio riscontro
io e il segno che emerge autonomo.
Mi stupisce se origina e sopravanza
una risoluzione ragionata mi riduce
se appena si evidenzia un soffio contrario
lo scombina lo consegna al vuoto fantasma
invariato sibilo lacerante lacerato.

*

Accorre si affolla la comprensione
del mondo intero estremamente desiderata
quantità di esperienze motivate contrastanti
paralizzate che pure gemendo si amano
complementi che s’ingegnano ad essere
a resistere per riproporsi ogni volta
da capo instancabili movimenti da luogo
a luogo andante orchestrato di ricordi
evento favoloso raccontato fondamenta
che rendono il mondo articolato
espresso definito una comune parentela
il primo piano dell’approdo futuro.

*

Come edera d’un tronco annoso arroccata
vita cumulo ispessito di sotterranei
camminamenti fusioni di giorni e notti
innesti raffiche di stagioni inesauste
legami avvinghiati tenacemente resistenti.

*

Ispessisce il silenzio del giorno curvato
il silenzio che nel sonno si turba si tradisce
oppresso quasi grida richiamo afono diluito
nella memoria impregnata di presenze lontane
finalmente docili piume vaganti contese
alla corrente di gelo che mi incrocia.

*

Mi inquieta la paura lecita del fidarsi
o no considerando situazioni condizioni
affanno ed altro senza esagerare preme
con tatto molesto realizzato con talento
in una dinamica progressiva. Non so
se è casualità il meccanismo travolto
dal negativo di quanto non va o andrà
se l’ordine dell’universo esperto
risolve per sé la catastrofe glaciale.






La porta in faccia

Non trattengo la rabbia che da tempo voleva
esplodere restituisco temeraria il poco
forse il nulla di quanto mi ha sopraffatto
a lungo e pure offeso fino a rendermi
cosciente in eccesso del mio rivolgimento.
Pronto l’istinto si arroventa attacca
di colpo fuori di sé proteso ingordo.

*

Mi pettino allo specchio. Contemplazione
negata la smorfia abituale subito evidente.

Stessa ombra costeggia il corpo vi approda
un insistente ingombro di presagi. Appare
si fa beffa induce il dubbio a farsi liquido.
Malformazione della mente. Le ferite essiccate
si riaprono e con le nuove gocciano sangue
misto a mucosa. La smorfia del viso raggrinzito
s’incunea taglia la simmetria del composto
consueto un tempo certo ordinato erboso.

*

Infine stare un senso greve di colore
grigio su quanto accade sullo sfondamento
dei pasticciati rimandi mio corpo estraneo
al quotidiano scorrimento inconsistente
eppure vigile respiro unico affaticato
non riparato dal disincanto alla porta.

*

Differenze di natura in una assortita
collocazione. Percorrono in lungo e in largo
flussi d’intolleranza di disperazione.
Sembra vano appellarsi a pratiche associative
a ordini legittimati alle relazioni di scambio
subentrano autorità azioni repressive
imposizioni forte debole congiunzione.

*

Questo malessere può essere un abisso
profondissimo un demone in estensione
in coincidenza di presentimenti avversi
un contenitore di ombre vaganti inascoltate
specchio senza rimandi di cose e persone
somma d’intenti perduti contrapposti
alla pura casualità respiro inafferrabile
di un consistente azzardo invasore.

Anna Malfaiera

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Il 26 luglio del 1875 nacque Antonio Machado
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 17:25:14 CEST (280 letture)
Ricerche d'autore







Il 26 luglio del 1875 nacque a Siviglia Antonio Machado, il cui nome completo è Antonio Cipriano José María y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi appartenente alla cosiddetta generazione del '98. Fratello minore di Manuel, morì a Collioure, Francia nel 1939.





Primaverile

Nuvole, sole, prato verde e case
Sull'altura, confusi. Primavera
argine. Ha messo nell'aria fredda dei campi
La grazia di quei pioppi lungo l'argine.

Dalla valle i sentieri vanno al fiume:
là, sul ciglio dell'acqua, amore aspetta.
Per te indossano i campi questa veste
Di giovane, oh invisibile compagna?

E quest'odore del faceto al vento?
E quella prima bianca margherita?
Sei con me dunque? Nella mano

Sento un doppio battito e il cuore mi grida
E nelle tempie mi assorda il pensiero:
si, sei tu che fiorisci, che resusciti.




Poeta, nel tramonto.

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza... Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole... Che cerchi,
poeta, nel tramonto?






Se io fossi poeta

Se io fossi un poeta
galante, canterei
agli occhi vostri un canto così puro
come sul marmo bianco l'acqua chiara.
E in una strofa d'acqua
tutto il canto direbbe:
"So già che non rispondono ai miei occhi,
che vedono e guardando nulla chiedono,
i vostri chiari; hanno i vostri occhi
la calma buona luce,
luce del mondo in fiore, che un mattino
ho visto dalle braccia di mia madre".




Io non respiro

Io non respiro più, nella tiepida aria d'estate,
i profumi del tuo corpo e dei tuoi capelli;
ma come una vampa segreta al fondo di un bruciore
il desiderio delle tue labbra è restato fra le mie labbra!



Ogni amore è fantasia

Ogni amore è fantasia;
inventa l'anno, il giorno,
l'ora e la sua melodia;
inventa l'amante e anche
l'amata. Non è una prova
contro l'amore che l'amata
non sia mai esistita.

Antonio Machado

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Il 26 luglio 1791 nacque ]Franz Xaver Wolfgang Mozart,
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 16:51:21 CEST (234 letture)
Ricerche d'autore




Il 26 luglio del 1791 nacque Franz Xaver Wolfgang Mozart, compositore, pianista e direttore d'orchestra austriaco († 1844)

Era l'ultimo dei sei figli di Wolfgang Amadeus Mozart e Constanze Weber; solo lui e il fratello Carl Thomas, però, giunsero all'età adulta. Fu chiamato Wolfgang in omaggio a suo padre e Franz Xaver in omaggio a Franz Xaver Süssmayr, compositore ed intimo amico di Mozart. Nacque solo 5 mesi prima della morte del padre, che quindi non conobbe ma che cerco di emulare per tutta la vita. L'ombra di suo padre grava su di lui anche nella morte. Sulla sua lapide campeggia la seguente iscrizione:

"Che il nome di suo padre sia il suo epitaffio, giacché la sua venerazione per lui fu l'essenza della sua stessa vita."


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Segni
Postato da Letty il Sabato, 25 luglio @ 09:33:46 CEST (263 letture)
Le poesie di Letty - II











Segni
Segni
Segni
quanti segni!
Devo incorniciarli tutti questi miei capolavori
firmarli con i vostri nomi.
Fare arte di questo dolore
venderli a un rigattiere di periferia
chissà se il destino se li compra!
Segni, scarabocchi che ho impreziosito d'amore, innalzato con le migliori parole...
erano stracci
e mi hanno solo tolto i colori.

©Yelena B.

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