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Ricordi
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 novembre @ 16:48:09 CET (390 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno




Durante la nostra vita, viviamo situazioni o circostanze dolorose, che rimangono dentro di noi sotto forma di ricordi; non siamo in grado di dimenticarcene, e ciò condiziona il nostro comportamento e il nostro modo di essere. Queste situazioni dolorose possono essere diverse: la morte di una persona cara, la fine di un amore, un fallimento sul lavoro, un tradimento o ricordi d’infanzia che hanno segnato il nostro carattere inderogabilmente. Se ci riflesso su un pochino, mi rendo conto però che in un solo giorno vivo situazioni sia piacevoli che spiacevoli, eppure ricordo più spesso quelle brutte e allora rifletto che anche nei ricordi della vita ho dimenticato quelli positivi e cerco di farli emergere e ne trovo. Capisco così di darli per scontanti. Anche nel nostro presente bisogna fare tesoro di questi istanti e provare a ricordare la sensazione che producono in noi, per rifugiarci in essa quando veniamo oppressi da una situazione che ci fa soffrire. E' triste costatare però come il ricordo di un dolore provochi ancora dolore, mentre un ricordo felice non ci dia felicità.

Buona domenica
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Novembre
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 novembre @ 17:12:41 CET (721 letture)
Poesie di Pascoli






NOVEMBRE


Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...


Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.


Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli


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Stasera una luna speciale
Postato da Grazia01 il Lunedì, 14 novembre @ 22:13:55 CET (493 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno








Guardate la luna questa sera: sarà alla distanza minima dalla terra (perigeo).
Ma la cosa che la renderà speciale è che sarà anche piena.
Raggiungerà il culmine a mezzanotte.
Questa notte quindi la luna apparirà più grande e più brillante.
Forse non ci accorgeremo della differenza ma sarà comunque uno spettacolo da non perdere.

Buonanotte...luminosa

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Vecchiaia
Postato da Grazia01 il Lunedì, 14 novembre @ 10:44:20 CET (350 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno




La gente come me può ancora forse ricordarsi di tempi in cui il mondo si apriva agli occhi dei bambini
con una varietà e una meraviglia che non esistono più nella stessa misura.
Questa verità e meraviglia venivano in parte dai vecchi, esseri allora diversi da tutti gli altri,
offerti all’infanzia come una favola.
Tra il vecchio ed il bambino vi era un’affinità, o meglio una specie di contrappunto;
tanto che, in un mondo nel quale scompaiono i veri vecchi, scompariranno anche i veri bambini.
Guido Piovene




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Coscienza
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 novembre @ 17:55:22 CET (478 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno








Senza il dolore – come ha ben visto l’autore dei Ricordi dal sottosuolo – non ci sarebbe coscienza.
E il dolore, da cui sono colpiti tutti i vivi, è l’unico indizio che permetta di supporre che la coscienza
non sia una prerogativa dell’uomo.
Infliggete una qualche tortura a un animale, contemplate l’espressione del suo sguardo,
vi coglierete un lampo che lo proietta per un istante al di sopra della sua condizione.
L’animale, quale che sia, nel momento in cui soffre fa un passo verso di noi, si sforza di raggiungerci.
Ed è impossibile, finché dura il suo male, rifiutargli un grado, sia pur minimo, di coscienza.
(EM Cioran)

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Il 13 novembre del 1889 nacque Nino Oxilia
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 novembre @ 13:00:08 CET (366 letture)
Ricerche d'autore






Poesie di Nino Oxilia



Contraddizione

I

Io maschio ben costrutto
per l’amore ed avvezzo agli sportivi
giochi fisici, io, l’uomo dai lascivi
impeti, l’uomo in cui l’istinto è tutto,
io sono triste.

Io fecondo animale
che non conosco il rispetto
dell’altalena sociale,
e mi compiaccio dando lo sgambetto
alle dottrine dell’intelligenza,
saltando di piè pari sopra il petto
della menzogna detta convenienza,
io sono triste.

Io che passeggio sul puritanismo
a torso nudo come un gladiatore,
che sputo su Loyola con furore
e prendo a calci l’indeterminismo,
io che il metodo aborro e il sillogismo
e il fato greco e il mistico fervore,
io che son sperma e mani e occhi e creta
ma che non son poeta,
io sono triste.

Io che ho la penna in mano e fumo e stono
come un treno diretto,
che sono tutto in marcia, testa, petto,
gambe, riso, bestemmie, urla, perdono,
io sono triste...

III

O tristezza! Tu sei la benvenuta,
o amante dei poeti simbolisti.
Noi farem l’orgia delle cose tristi
sulla coltre dell’anima svenuta.

Adàgiati che possa contemplarti.
Sei figlia del rimpianto? Od il rimedio
dell’Impotenza? Maschera del Tedio,
o la modella delle Belle Arti?

Che sei? La febbre della notte eterna,
o un principio di gastrica? La morsa
dell’attesa o il respiro della corsa?
Sei la provincia o la città moderna?

Oggi, ieri, o domani? Il magnetismo
di un occhio ignoto, a un bivio, tra gli specchi?
L’elica di un Caproni od i cernecchi
d’un postiglione del romanticismo?






Il cuore è pieno di farfalle d'oro

Il cuore è pieno di farfalle d'oro
che volano e scintillano.
Cento campanellini squillano
dentro di me con lieve
ritmo argentino.
I pensieri compaiono, scompaiono,
giocano a rimpiattino,
fanno a palle di neve...
E il verso brontola...
Sono stanco delle parole
consuete.
Ho sete
di cantarti, o cuore,
liberamente
saltando ridendo piangendo d'amore.





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Leggere...
Postato da Grazia01 il Venerdì, 11 novembre @ 21:18:43 CET (268 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno





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I libri...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 novembre @ 22:01:37 CET (268 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno







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Leggere...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 novembre @ 21:59:52 CET (274 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno




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Casina delle Civette
Postato da Grazia01 il Martedì, 08 novembre @ 20:10:33 CET (582 letture)
Ecologia e ambiente I




Il Museo della Casina delle Civette si trova all’interno del parco di Villa Torlonia a Roma ed è una delle bellezze nascoste della Capitale. Il suo nome deriva dal fatto che le civette sono uno decori ricorrenti nelle vetrate e nelle maioliche.

Fino al 1938 la Casina delle Civette era stata la dimora del principe Giovanni Torlonia junior, all’epoca era conosciuta come Capanna svizzera per via del suo aspetto molto simile a quello di un rifugio alpino.



Oggi è invece, è un museo che sembra uscito da un libro di favole. Ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, la Casina delle Civette è si è trasformata nel tempo, infatti se prima l’architettura appariva rustica adesso ha un aspetto raffinato con porticati, torrette e logge.




Ma sicuramente sono le sue decorazioni a lasciare a bocca aperta. Ci sono maioliche colorate e vetrate che raffigurano civette, fate, cigni, pavoni ma anche nastri, farfalle e rose.

E’ proprio per le vetrate con due civette che il nome dell’edificio è stato cambiato,ma in realtà questo uccello viene ripreso anche in altre decorazioni e nel mobilio voluto dal principe Giovanni, amante dei simboli esoterici.





Se all’esterno si intravede anche un tocco liberty, all’interno vi sono sculture in marmo, ferro battuto, mosaici, legni intarsiati e decorazioni pittoriche. Le vetrate sono state prodotte su disegni di Duilio Cambellotti, UmbertoBottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.

L’edificio venne distrutto durante la Seconda guerra mondiale, solo nel 1978 la Casina delle Civette fu acquisita dal comune di Roma, ma nel 1991 un incendio distrusse ulteriormente la villa.

Casina delle civette, le vetrate








Dopo un lungo lavoro di restauro durato cinque anni, la Casina delle Civette è oggi uno spazio restituito alla città e sicuramente uno dei più affascinanti per grandi e piccini.



Fonte GreenMi.it

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Sri Lanka
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 novembre @ 18:39:53 CET (658 letture)
Ecologia e ambiente I




Definita da Marco Polo “l’isola più bella del mondo”, lo Sri Lanka è la meta di viaggio perfetta per chi ama la natura, la cultura e la storia. Il Paese offre una varietà pressoché infinita di cose da vedere e di attività da svolgere: si spazia dalla visita dei resti di antiche culture risalenti a duemila anni fa nella zona del Triangolo Culturale a bellissime escursioni nei parchi nazionali, alla ricerca di numerose specie animali come leopardi, elefanti, uccelli e molte altre.



L’Isola offre paesaggi mozzafiato che vi resteranno nella mente, perfetti per scattare foto stupende e godersi tramonti indimenticabili, rilassanti e suggestivi. Non vi resta che preparare le valigie e partire.

QUANDO ANDARE IN SRI LANKA

Il clima in Sri Lanka è abbastanza particolare, è caratterizzato infatti dalla presenza di due monsoni che contribuiscono a far sì che ci siano diverse “stagioni” nello stesso periodo in varie parti dell’isola. Il monsone sud-occidentale provoca piogge sulle coste ovest e sud-ovest da aprile a settembre, mentre il monsone nord-orientale colpisce la parte est del paese da novembre a marzo. Detto ciò la nota positiva è che ci sarà sempre una parte di paese dove il clima è perfetto per organizzare un viaggio in Sri Lanka** ed essendo vicino all’equatore le temperature in linea generale saranno costanti tutto l’anno.

COSA VEDERE IN SRI LANKA

IL TRIANGOLO CULTURALE

Definito la culla della civiltà singalese, il Triangolo Culturale si sviluppa tra le città di Anuradhapura, Polonnaruwa e Kandy e comprende immensi monasteri, tre imponenti Dagoba, straordinarie rovine antiche, templi rupestri e la magnifica roccia di Sigiriya, uno dei luoghi più suggestivi dell’intero paese.

ANURADHAPURA

Anuradhapura fu completamente rasa al suolo nel 993 e oggi è un luogo ricco di cultura, storia e religione dove il visitatore può immergersi a fondo nella civiltà singalese. Visitare e orientarsi ad Anuradhapura può sembrare un’impresa alquanto complicata ma il segreto è memorizzare i tre grandi monasteri: Mahavihara, Jetavana e Abhayagiri che fanno parte del Recinto Sacro. Per visitare la parte antica della città, dove si concentrano splendide Dagoba, musei, monasteri, palazzi e grandi luoghi di culto ci vorrebbero giorni interi quindi se il tempo a disposizione è poco la soluzione migliore è quella di affidarsi alla conoscenza di uno degli abitanti del posto che con un tuk-tuk porterà i visitatori a percorrere i punti più importanti della città.



POLONNARUWA

Polonnaruwa è il luogo dove si possono visitare i monumenti più belli dell’isola e si trovano tutti in un unico sito archeologico lungo circa 4 km e visitabile in un’unica giornata. Al centro del sito si trova quello che era il Palazzo Reale, mentre più a nord si trova il cuore religioso della città, il Quadrangolo, dove si possono ammirare le rovine più belle e affascinanti. Uno dei luoghi che merita maggiormente la visita è Gal Vihara, il Tempio di Roccia, conosciuto anche come Tempio della Roccia Nera, al cui interno si trova un’imponente statua del Budda Sdraiato lungo circa 14 metri.
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Silenzio
Postato da Letty il Sabato, 05 novembre @ 18:27:36 CET (254 letture)
Le poesie di Letty - II











Il silenzio ha il colore delle nuvole d'inverno
È quel viaggio improvviso che ti porta via dove non sai
A volte brilla sulla superficie argentea del mare
È un gatto accanto al camino mentre tu voli oltre il confine di tutti i tuoi sogni e la tua anima arde tra le fiamme di milioni di "vorrei"
Sei tu
e tutto quel che resta quando ritorni e non ritrovi più nulla delle certezze che hai accatastato
... eppure...
non è mai zitto abbastanza
a volte ha il suono assordante di quella lacrima che non hai mai pianto

Letty

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Ottobre
Postato da Letty il Sabato, 05 novembre @ 18:26:15 CET (594 letture)
Le poesie di Letty - II





L’estate è passata senza che me ne accorgessi. Il cielo è sempre grigio e gli alberi sbiaditi. Per qualche giorno ha fatto un freddo anomalo che si è temuto fosse arrivato l’inverno prima del previsto. Invece no. L’autunno si sarà svegliato tardi e in un impeto di orgoglio, si è ripreso il suo tempo, ha giusto un po’ le idee confuse sulle temperature tanto da farci girare a maniche corte.
Mi sfilano i giorni. A volte non so neppure che numero sia…
Dicono che quando sei così distratto ti manca qualcosa. O qualcuno…
A me mancano i sogni, a volte penso di averli solo scordati su un pullman con una destinazione tutta loro… 

Letty

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Penisola della Kamchatka
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 novembre @ 18:24:08 CET (460 letture)
Ecologia e ambiente I




L’inquinamento acustico ha contaminato tutto il mondo, non esiste più un angolo del Pianeta dove non si senta il rombo di un aereo in lontananza. Neppure in Antartide dove: i motori delle barche, i generatori dell’elettricità e gli aeroplani inquinano costantemente.
Alcuni ricercatori di un’equipe scientifica, tra i quali il professore americano della Ucla, George Michelson Foy, e un ecologo, Gordon Hempton, da anni sono alla ricerca di luoghi incontaminati, dove regna il silenzio o meglio la mancanza di disturbi rispetto al silenzio naturale. Sono state analizzate le foreste tropicali e i ghiacciai dell’Antartide, ma nessuno di questi luoghi è scevro da inquinamento acustico.
Nella lista dei luoghi quasi silenziosi si trova: l’Antartide appunto, l’Hoh Rain Forest nel parco nazionale di Olympic, Washington, le praterie canadesi, il vulcano Haleakala alle Hawaii, la foresta tropicale del Borneo e la riserva naturale del vulcano Kronotsky nella leggendaria penisola della Kamchatka, Russia, di cui le immagini sottostanti.













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Commemorazione del 4 novembre
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 novembre @ 14:07:44 CET (3421 letture)
Storia




Il 4 novembre l’Italia celebra il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate: si tratta di una festività per ricordare il 4 novembre 1918, anniversario della vittoria e del termine della prima guerra mondiale per l’Italia. Quel giorno, infatti, il Bollettino della Vittoria diede l’annuncio che l’Impero Austro-ungarico si arrendeva all’Italia, in base all’armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova. Con il successivo trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919), l’Italia completa l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste.
Se è giusto ricordare le vittime delle guerre è altrettanto giusto ripudiare la guerra stessa, come sottolinea la nostra Costituzione. Purtroppo capita che a volte tale giornata sia più una celebrazione delle armi che non un ricordo. A tal proposito condividiamo pienamente l’esortazione di Peacelink:



Il 4 novembre, in silenzio e dignità, le istituzioni democratiche, le associazioni e i movimenti umanitari, le persone di volontà buona, vadano a meditare in silenzio e a deporre un fiore dinanzi alle lapidi che ricordano coloro che furono assassinati, ne rimemorino i nomi e l’umanità, le vite assurdamente orribilmente estinte, e ci si impegni tutti a contrastare le guerre presenti e future. E sia infine cancellata la vergogna della macabra festa degli apparati di morte; si affermi il diritto alla vita per l’umanità intera. “Ogni vittima ha il volto di Abele” (Heinrich Boell).



A seguire ecco alcune frasi per il 4 novembre tratte dai messaggi che i vari Presidenti della Repubblica hanno inviato in occasione del Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate.

4 novembre 1918: per gli anziani, i superstiti, i Cavalieri di Vittorio Veneto è data vissuta, pagata; e ritorna carica della memoria di tanti eroici caduti, memoria di sacrifici, di gloria e di vittoria. Per questo è la giornata vostra, Forze Armate d’Italia! Per i più giovani, per i giovanissimi, cioè per tutti voi oggi alle armi, è pagina di storia che merita meditazione. (Oscar Luigi Scalfaro)
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Il 29 ottobre del 1884 nacque Corrado Govoni
Postato da Grazia01 il Sabato, 29 ottobre @ 21:10:22 CEST (321 letture)
Ricerche d'autore







Il 29 ottobre del 1884 nacque Corrado Govoni




Morte del Partigiano



Dorme nei suoi capelli, vegetali
fili che il sole e il vento scioglieranno
vivi all’alba: una buia sventagliata
di mitra lo sferzò tra capo e collo
come brusca manata di un amico:
così cadde supino, per voltarsi
a riconoscerlo e a scambiare il colpo.
Non sentì allontanarsi per la riva
i passi dei fucilatori, dopo
che gli diedero un calcio per saluto
gridandogli: «Carogna!», e dentro il fiume
scaricarono l’arma e un po’ più avanti
graffiarono rabbiosamente il ponte
di bombe a mano: troppo poco a dare,
anche se così complice od assente,
che la notte straripi di terrore
per un sol sparo secco. Dorme, dorme
lungo disteso, stretto il gonfio collo
nella sciarpa di sangue larga e morbida
sempre più gelida; e il lungo cappotto
indurito di brina è il suo sepolcro.
E la sua patria è l'erba






Punta secca

Sei magra e lunga
eppure hai tanta forza plastica
nel corpo gentile
che se abbandoni i gomiti sul pozzo
o contro il muro
del cortile
il bel corpo rovescio
serrati gli occhi
strette le labbra sciolti i ginocchi
con quell’uncino di riccio
nel mezzo della fronte e ad un capriccio
improvviso ti distacchi
t’impenni e via saetti come da fionda
su quegli alti tuoi tacchi
di stella che nel sole
quasi non ti si vede
più tanto sei bionda;
si può giurar per certo
che tu con quel tuo premer duro
un incavo hai aperto
nel docile marmo e nel muro.
Attacchi d’ali strappate
ti palpitan le reni;
così sottile e senza seni
li hai tutti nei ginocchi.
Ma l’orchidea tu l’hai negli occhi.

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Ci hanno fatto credere
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 ottobre @ 21:17:25 CEST (575 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV








Ci hanno fatto credere che l’amore, quello vero, si trova una volta sola, e in generale prima dei trent’anni. Non ci hanno detto che l’amore non è azionato in qualche maniera e nemmeno arriva ad un’ora precisa. Ci hanno fatto credere che ognuno di noi è la metà di un’arancia, che la vita ha senso solo quando riusciamo a trovare l’altra metà. Non ci hanno detto che nasciamo interi, che mai nessuno nella nostra vita merita di portarsi sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca: si cresce con noi stessi. Se siamo in buona compagnia, è semplicemente più gradevole. Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con propria personalità ci permette di avere un rapporto sano. Ci hanno fatto credere che il matrimonio è d’obbligo e che i desideri fuori tempo devono essere repressi. Ci hanno fatto credere che i belli e magri sono quelli più amati, che quelli che fanno poco sesso sono all’antica, e quelli che invece ne fanno troppo non sono affidabili, e che ci sarà sempre un scarpa vecchia per un piede storto! Solo non ci hanno detto che esistono molte più menti “storte” che piedi. Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione. Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, frustrano le persone, sono alienanti, e che ci sono altre alternative. Ah, non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò. Ognuno di noi lo scoprirà da sè. E così, quando sarai molto innamorato di te stesso, potrai essere altrettanto felice, e potrai amare qualcuno.

John Lennon

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Il 24 ottobre del 1886 nacque Delmira Agustini
Postato da Grazia01 il Lunedì, 24 ottobre @ 20:44:00 CEST (566 letture)
Ricerche d'autore


Il 24 ottobre del 1886 nacque Delmira Agustini
poetessa uruguaiana (†1914)




Quando l’amore esplode

Se la vita è amore, ch’essa sia benedetta!
Voglio aver più vita per amare! Oggi sento
che mille anni di idee non valgono
un azzurro minuto di sentimento.

Il mio cuore s’estingueva in una tristezza lenta.
Oggi, fior di Cupido, s’apre alla luce.
La vita esplode come una violenta marea,
che la mano dell’amore ha armato.

Oggi la mia melanconia s’avvia verso la notte,
triste e fredda, con le sue ali spezzate:
nell’ombra lontana essa svanisce,
come una chiazza di dolore antico…
E tutta la mia vita canta, bacia, ride!
E tutta la mia vita è una bocca in fiore!




Notturno

Fuori, la notte in veste tragica singhiozza
Come un'enorme vedova incollata ai miei vetri.
La mia stanza...
Per uno splendido miracolo di luce e fuoco
La mia stanza è una grotta di oro e gemme rare:
E' come un muschio delicato, così profonda di tappeti,
ed è tanto vivida e calda così dolce che credo
di essere dentro un cuore....
Il mio letto insonne è bianco e vaporoso
Come il fiore dell'innocenza,
Come la spuma del vizio!
Questa è una notte di insonnia;
Ci sono notti oscure così oscure che portano sulla fronte
una rosa di sole...
In queste notti scure e chiare non si dorme
Io ti amo inverno!
Io ti immagino vecchio,
Ti immagino saggio,
Come un divino corpo di marmo palpitante
Che trascina come un manto regale il peso del tempo..
Inverno, io ti amo e sono la primavera...
Io sorrido, tu nevichi
Tu perché tutto sai
Io perché tutto sogno....
Amiamoci per questo!..
Sopra il mio letto insonne,
Così bianco e vaporoso come il fiore dell'innocenza,
Come la spuma del vizio,
Inverno, inverno, inverno,
Sprofondiamo in un ramo di rose e di gigli!

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"LA NOTTE" DI G. DE MAUPASSANT
Postato da Grazia01 il Venerdì, 21 ottobre @ 20:13:25 CEST (665 letture)
Racconti IV






LA NOTTE



Amo appassionatamente la notte. L'amo come si ama la patria o l'amante, di un amore istintivo, profondo, invincibile. L'amo con tutti i miei sensi, con gli occhi che la vedono, con l’odorato che la respira, con le orecchie che ne ascoltano il silenzio, con tutta la mia carne che le tenebre accarezzano. Le allodole cantano nel sole, nel cielo sereno, nell’aria calda, nell’aria fresca dei chiari mattini. Il gufo fugge nell'oscurità, nera macchia che passa attraverso lo spazio nero, e, rallegrato, inebriato dalla nera immensità, lancia il suo strido vibrante e sinistro. Il giorno mi stanca e m'annoia. È brutale e rumoroso. Mi alzo a fatica, mi vesto svogliatamente, esco di cattivo umore, e ogni passo, ogni movimento, ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero mi stancano come se sollevassi un pesante fardello. Ma quando il sole tramonta m'invade una gioia confusa, una gioia di tutto il corpo. Mi sveglio, mi animo. A mano a mano che l’ombra s'infittisce mi sento un altro, più giovane, più forte, più sveglio, più felice. La guardo infoscarsi, questa grande ombra dolce caduta dal cielo: sommerge la città come un'onda inafferrabile e impenetrabile, nasconde, cancella, distrugge i colori, le forme, abbraccia le case, gli esseri, gli edifici col suo impercettibile tocco.Allora sono tentato a gridare di piacere come le civette, a correre sui tetti come i gatti; e un impetuoso, un invincibile desiderio d'amare s'accende nelle mie vene. Vado, cammino, ora nei sobborghi oscuri, ora nei boschi vicini a Parigi, dove odo aggirarsi le bestie mie sorelle e i bracconieri miei fratelli. Quello che amiamo con violenza finisce sempre con l’ucciderci. Ma come spiegare ciò che mi accade? Anzi, come far comprendere ch'io possa raccontarlo? Non so, non so più, so soltanto che così è. - Ecco.
Ieri dunque - fu ieri? - sì, senza dubbio, a meno che non fosse un altro giorno, un altro mese, un altr'anno, - non so. Eppure dovette essere ieri, poiché il giorno non è più sorto, poiché il sole non è più riapparso. Ma da quanto dura la notte? Da quanto?... Chi lo dirà? Chi lo saprà mai? Ieri dunque uscii come faccio sempre dopo aver pranzato. La sera era splendida, calmissima, calda. Incamminandomi verso i boulevards guardai sopra il mio capo il fiume del ciclo, nero e gremito di stelle, contro il quale i tetti si stagliavano.
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Grazie...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 ottobre @ 12:06:15 CEST (491 letture)
Riflessioni III



Spesso non ci rendiamo conto di quanto dovremmo meno lamentarci, ed essere invece grati per quello che ci accade intorno......
Un po' lungo da leggere, ma......
"Sono grata per mio marito, che si lamenta, quando la sua cena non è pronta, perché è a casa con me.
Per mia figlia, che si sta lamentando, perché deve lavare i piatti, perché questo significa che è a casa e non per strada.
Per le tasse che pago, perché questo significa che ho un impiego.
Per il caos da pulire dopo una festa, perché questo significa che sono stata circondata da amici.
Per i vestiti che sono stretti, perché questo significa che ho abbastanza da mangiare.
Per la mia ombra che mi guarda lavorare, perché questo significa che sono fuori, al sole.
Per il prato che ha bisogno di essere tagliato, le finestre che hanno bisogno di essere pulite e le grondaie che hanno bisogno di essere aggiustate, perché questo significa che ho una casa.
Per tutte le lamentele che sento sul governo, perché questo significa che abbiamo libertà di parola.
Per il parcheggio che trovo lontano da casa, perché questo significa che posso camminare e che sono stata benedetta con un mezzo di trasporto.
Per la cara bolletta del riscaldamento, perché questo significa che sono al caldo.
Per la donna che sì seduta dietro di me in chiesa, che canta stonata, perché questo significa che posso sentire.
Per il mucchio di vestiti da stirare, perché questo significa che ho vestiti da indossare.
Per la stanchezza e i muscoli che mi fanno male alla fine della giornata, perché questo significa che ho potuto lavorare duramente.
Per la sveglia che suona presto di mattina, perché questo significa che sono in vita."
(Dal web)
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"Il vassoio" - di Erri De Luca
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 ottobre @ 18:51:00 CEST (478 letture)
Racconti IV





Molti anni fa comprai per la mia tavola un vassoio di legno, girevole. Ci mettevo il sale, il pepe, l’olio, l’aceto e il pane. Mio padre lo tastava in cerca di quello che gli serviva. Così non doveva chiedere continuamente qualcosa, interrompendo le conversazioni. Il vassoio girevole gli permetteva di fare da sé. Al vino pensavo io, versandolo nel suo bicchiere quasi fino all’orlo, come piaceva a lui. Mia madre mi fermava il braccio in un meccanico tentativo di riduzione, che non serviva.
Col vino inghiottito mio padre dormiva bene e di sicuro in sogno ci vedeva giusto. Fuori di tavola non aveva preso misure allo spazio intorno. Sbandava, urtava, non trovava quello che cercava.
Lo sentivo frugare, allora andavo a chiedere.
Le sue retine erano strappate a buchi.
Non l’ho sentito lamentarsi della cecità.
Mi ha trasmesso i libri, la sua voglia di leggere, colpita e affondata nel buio. Rideva dei suoi sbagli. Seguiva mamma al mercato, che ogni tanto si staccava da lui. Allora gli capitava di prendere sottobraccio una sconosciuta, facendola sobbalzare di paura. Lui pure trasaliva, più spaventato della signora. A casa ne rideva.
Non so se farò in tempo a diventare cieco.
So che non sarò bravo come lui.
Guardo il vassoio di legno che ancora sta sulla mia tavola, gli do un tocco per farlo ruotare, in senso antiorario. Non è un orologio e non ritorna all’ora che vorrei. Solo con la scrittura posso.

Erri De Luca

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Il 15 ottobre del 1964 nacque Maria Grazia Calandrone
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 ottobre @ 19:03:56 CEST (373 letture)
Ricerche d'autore


Il 15 ottobre del 1964 nacque Maria Grazia Calandrone,
poetessa, scrittrice e drammaturga italiana






Deposto il nome

Diceva sempre
ditele che la amo
e ditele che ho fatto tanta strada
per amarla.

Ditele che se uscivano
angeli e diavoli dalla sua bocca,
io vedevo soltanto la sua bocca.

Ditele che mi abita
per sempre.
Diteglielo, vi prego. Diceva sempre.



pasto nudo

mi sentivo a mio agio con te come in una casa
con le tende e le cose lavate
dalla luce del sole
e tutto fuori era evidente e nitido
come in un pomeriggio d’estate

dicevo sempre non conosco gli angeli, conosco te
tornata al mondo come il primo amore

il tuo viso era semplice come un raggio di sole
e talmente vicino
che guardando i tuoi occhi
vedevo il tuo cuore
sciogliersi in filamenti incandescenti d’oro e di lava

i tuoi occhi
comprendevano gli occhi degli amori già amati
e il calore saliva da cose invisibili rimosse

e muoveva altre cose
invisibili e nuove

e noi, tra altri laghi lavati dalla luce
ricordavamo quello che non sappiamo

a quali spine sia impastata la dolcezza di quelli che amano,
come l’amore dolcemente agisca
contro di noi, perché la solitudine di quelli
che hanno visto l’amore una volta
non è la stessa solitudine
dei mai amati




età dell’oro

dico di quando, per la troppa gioia
d’essere amati, cadiamo
sulla terra oh!, viva carne
che perderai la voce
nel pianto, dico di quando
ispirati, noi costruiamo con martello e chiodi lo scenario
e il fossile di un angelo stacca
le ali dalla calce
dei muri, a fondoscena. dico di quando
io abbracciavo in te tutta la vita: la tua
e la mia, che brillavano unite da una gioia preistorica
nella notte, che accadeva da ovest
sulla campagna. dico di quando
tu ritornavi vergine per me
in una trasparente emorragia di luce – oh!, cosa
straordinaria
di natura ordinaria – oh!, vita
tutta intatta, tutta
disordinata, prima che l’amore
pulisca
tutto, all’indietro
tutto, la vita intera

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Nobel per la letteratura 2016 a Bob Dylan
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 ottobre @ 11:35:49 CEST (447 letture)
I Nobel della letteratura I








La motivazione dell'Accademia di Svezia che lo ha insignito del Nobel dice già tutto. Il Premio va a Mister Robert Zimmerman "per aver creato una nuova espressione poetica nell'ambito della grande tradizione della canzone americana".
Esatto: quello che Dylan ha scritto negli ultimi cinquant'anni e molto più di un'autorevole collezione di strofe e ritornelli.
Il buon vecchio Bob ha portato la poesia abbinata alla musica a un livello superiore. Lo ha fatto partendo dal folk, da Woody Guthrie e dalla cultura beat con canzoni dirette che puntavano il dito contra la guerra e le ingiustizie sociali (vedi Masters of war o Hurricane dedicata a Rubin Carter, il pugile ingiustamente incarcerato per un triplice omicidio mai commesso) ma anche colorando le parole dei suoi pezzi di visioni, allusioni e simbolismi, raccontando storie leggendarie quanto enigmatiche, al confine tra sogno e realtà.
Un viaggio fatto di parole, che di volta in volta lo ha avvicinato a Rimbaud, Kerouac o Ginsberg.
Non solo: Dylan ha rotto tutti gli automatismi che pervadono lo stile e i comportamenti delle rockstar. Si è reinventato musicalmente sfuggendo a qualsiasi tentazione autocelebrativa, ha osato "storpiare" se stesso in concerto offrendo al pubblico versioni completamente destrutturate dei suoi brani (famosi e non), ha inventato il concetto di neverending tour con un'attività live ininterrotta, ha parlato poco o niente con i giornali, non si è concesso alla tv, si è tenuto lontano dai duetti e dalle collaborazioni che fanno notizia.

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È morto Dario Fo, eterno 'giullare'
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 ottobre @ 10:05:52 CEST (535 letture)
I Nobel della letteratura I





È morto Dario Fo, eterno 'giullare': "Se mi capitasse qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare"






Dario Fo è morto all'ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da alcuni giorni per problemi respiratori. Aveva 90 anni. Personalità incontenibile, artista poliedrico, 'giullare' della cultura italiana - amava definirsi lui - Fo era stato attivo fino all'ultimo. Il 20 settembre scorso aveva presentato a Milano il suo ultimo libro, Darwin, dedicato al padre dell'evoluzionismo. In estate, nel Palazzo del Turismo a Cesenatico, il rifugio creativo di Fo e della moglie Franca Rame, aveva esposto dipinti, opere grafiche, bassorilievi, sculture e pupazzi creati dall'artista e accompagnati da testi collegati al suo ultimo libro Darwin.
Negli ultimi tempi era diventato impaziente di fare, scrivere, parlare, dipingere. Si ubriacava di impegni, lavorava fino a stordirsi, come volesse bruciare il tempo. Dario Fo ha lasciato la vita con l'energia e la carica con cui l'ha vissuta. "Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare", scherzava fino all'ultimo. Aveva 90 anni, a 71 era stato insignito del Premio Nobel, e 70 li aveva passati nel teatro che ha dominato da re, reinventando la satira, la comicità con oltre cento commedie, racconti, romanzi biografici, saggi, e da attore, scrittore, autore di canzoni, ma anche pittore, regista, scenografo, saggista, politico: un talento rinascimentale che ha fatto di Dario Fo il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni. "Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri", diceva ripercorrendo una vita straordinaria celebre in ogni parte del pianeta.






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Poesie di Ewa Lipska, nata l'8 ottobre del 1945
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 ottobre @ 10:06:02 CEST (621 letture)
Ricerche d'autore








L’esame

L’esame per il posto di re
andò a meraviglia.

Si presentarono alcuni re
e un apprendista re.

Fu scelto re un certo re
che doveva essere re.

Ottenne punti extra per le origini
l’educazione spartana
e per il sorriso
che prese tutti alla gola.

In storia rivelò
notevoli capacità di sorvolare.

La lingua obbligatoria
risultò la sua madrelingua.

Quando toccò il tema dell’arte
avvinse il cuore della commissione.

Uno dei membri della commissione
avvinse un po’ troppo forte.


quello era davvero un re.
Il presidente della commissione
corse a chiamare il popolo
per consegnarlo solennemente
al re.

Il popolo
era rilegato
in pelle.



A due voci

– Non sarò più tua moglie.
– Non sarò più tuo marito.
– I bambini non capiranno cos'è accaduto.
– Bisogna mandarli al cinema.

– I segugi dei miei pensieri hanno fiutato
la separazione.
– Una grossa cicatrice dopo questo amore
resterà.
– Lo seppelliremo visto che è giunto
così insensato.
– Le sentinelle dei ricordi metteremo
presso la bara.
– Quanto si può tenere un cadavere
in casa?
– Quanto si può tenere un cadavere
nel cuore?

– Faremo brevi discorsi.
– Gli augureremo ogni bene.
– Affinché non ritorni.
– Forse ancora una volta…
– Non ci troverà in casa. Andiamo in tintoria.

– Troppo incauti siamo stati con noi stessi.
Prima dell’alluvione fuggivamo verso il fiume.
– Prima della siccità fuggivamo verso il sole.
Eternamente stanchi abusavamo della farmacia.
– Coprivamo le orecchie quando l’orologio ci minacciava
sonando l’allarme sonando l’allarme.
– Ci separavamo per ulteriori incontri
su una funivia. Fissando il baratro
sceglievamo l’amore che ci occorreva.
– Eravamo atterriti dalla profondità del destino.
– Soli come il deserto che non spera più nel cielo.
– E soltanto del nostro amore ancora
la camicetta di seta. Del nostro amore
il pettine.
– E le labbra
che impediscono l’accesso alla parola.

– La sera fa già fresco.
Prendiamo i cappotti dei bambini.
– E andiamogli incontro.
Il cinema è lontano.

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Amore vero
Postato da giamacista il Sabato, 08 ottobre @ 08:46:50 CEST (676 letture)
Lettere










Il mio amore illumina la tua vita
più vera di quando ci siamo conosciuti
adesso oggi è il giorno della messa
e tu ti commuovi serena fino alla fine.

Lo sento sei lontana da me
come ciò che persi albero e verità
solo la tua voce commuove il mio cuore
risplende il tuo viso nel giorno della separazione.

Tutto ciò che cambia i miei giorni
senza chiacchiere come vento nella campagna
io la chiamerò Afrodite
e i tuoi baci più dolci saranno.

Giamacista

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L'indovina
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 ottobre @ 08:38:29 CEST (444 letture)
Racconti IV




L’indovina Amalia, famosa cartomante, accolse il cliente nel suo studio.
Sul tavolo c’erano una statuetta egizia, il gatto nero Pippo, tre pacchetti di sigarette e un mazzo di tarocchi.
«Tagli il mazzo» disse Amalia con voce baritonale
Il cliente esegui.
La cartomante Amalia estrasse tre carte e le scoprì lentamente davanti a sé.
«La prima carta dice che nel marzo di quest’anno ci saranno spaventosi attentati a Londra, Parigi e Roma e un ordigno atomico verrà lanciato su Washington.
L’uomo deglutì.
«La seconda carta dice che la reazione degli Stati uniti provocherà la Terza guerra mondiale con due miliardi di morti nel quadro di una catastrofe climatica che sommergerà due terzi delle terre emerse. »
L’uomo si grattò la testa.
«La terza carta dice che la donna a cui sta pensando la ama ancora e tornerà da lei».
«Grazie, grazie» disse l’uomo quasi con le lacrime agli occhi. Pagò, uscì e quando fu in strada, la gente, gli alberi, il cielo, tutto gli sembrava più bello e luminoso.

Stefano Benni

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Il re moro
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 ottobre @ 08:35:20 CEST (415 letture)
Racconti IV






Il Re Moro entrò nella scuderia. Sul volto d'ebano brillavano gli occhi feroci che tanto terrore incutevano ai nemici durante le battaglie.
Osservò i due cavalli, uno bianco e uno nero, purosangue di incredibile bellezza.
Li valutò attentamente poi, con fare deciso, mosse verso il cavallo bianco.
Fu questione di pochi attimi :il cavallo, con un doppio balzo, si avventò sul Re Moro
e lo mangiò.
Il re si era dimenticato di essere il re degli scacchi.

Stefano Benni

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La civiltà dei consum
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 ottobre @ 08:30:43 CEST (437 letture)
Racconti IV






Perchè se la civiltà dei consumi ha posto il problema della mancanza del verde o della solitudine della vecchiaia, un sindaco comunista si sente tenuto a risolverlo?. Di che si tratta? Della accettazione di una realtà fatale? E, visto che le cose stanno così, il dovere storico è quello di cercar di migliorarle attraverso l'entusiasmo comunista? Il " modello di sviluppo" è quello voluto dalla società capitalistica che sta per giungere alla massima maturità. Proporre altri modelli di sviluppo, significa accettare tale primo modello di sviluppo. Significa voler migliorarlo, modificarlo, correggerlo. No: non bisogna accettare tale "modello di sviluppo". E non basta neanche rifiutare tale "modello di sviluppo". Bisogna rifiutare lo "sviluppo". Questo "sviluppo": perchè è uno sviluppo capitalista. Esso parte da principi non solo sbagliati ( anzi, essi non sono affatto sbagliati: in sè sono perfetti, sono i migliori dei principi possibili), bensì maledetti. Essi presuppongono trionfanti una società migliore e quindi tutta borghese. I comunisti che accettano questo "sviluppo", considerando il fatto che l'industrializzazione totale e la forma di vita che ne consegue, è irreversibile, sarebbero indubbiamente realisti a collaborarvi, se la diagnosi fosse assolutamente giusta e sicura. E invece non è detto - e ci sono ormai le prove- che tale "sviluppo" debba continuare com'è cominciato. C'è anzi la possibilità di una "recessione". Cinque anni di "sviluppo" hanno reso gli italiani un popolo di nevrotici idioti, cinque anni di miseria possono ricondurli alla loro sia pur misera umanità. E allora- almeno i comunisti- potranno far tesoro dell'esperienza vissuta: e, poichè si dovrà ricominciare daccapo con uno "sviluppo", questo "sviluppo" dovrà essere totalmente diverso da quello che è stato. Altro che proporre nuovi "modelli" allo "sviluppo" quale esso è ora!

Pier Paolo Pasolini
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Carmelo Bene
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 ottobre @ 08:18:03 CEST (368 letture)
Racconti IV






Alessandro Baricco



Carmelo Bene. Me l'ero immaginato definitivamente ingoiato da una vita quotidiana inimmaginabile, e triturata dal suo stesso genio, portato via su galassie tutte sue, a doppiare pianeti che sapeva solo lui. Perduto, insomma. Poi ha iniziato a girare con questo suo spettacolo anomalo, una lettura dei Canti Orfici di Dino Campana.
L'ho mancato per un pelo un sacco di volte, e alla fine ci sono riuscito a trovarmi una poltrona, in un teatro, con davanti lui. A Napoli, all'Augusteo. Scena buia, solo un leggio. Lui, lì, con una fascia sulla fronte alla McEnroe, e dei segni di cerone bianco sotto gli occhi. Un microfono davanti alla bocca, e una luce addosso. Cinquanta minuti, non di più. Non so gli altri: ma io me li ricorderò finché campo.
Non è che si possa scrivere quel che ho sentito. Né cosa, precisamente, lui faccia con la sua voce e quelle parole non sue. Dire che legge è ridicolo. Lui diventa quelle parole, e quelle non sono più parole, ma voce, e suono che accade diventa Ciò-che-accade, e dunque tutto, e il resto non è più niente. Chiaro come il regolamento del pallone elastico. Riproviamo.
Quando sono uscito non avrei saputo dire cosa quei testi dicevano. Il fatto è che nell'istante in cui Carmelo Bene pronuncia un parola, in quell'istante, tu sai cosa vuol dire: un istante dopo non lo sai più. Così il significato del testo è una cosa che percepisci, si, ma nella forma aerea di una sparizione. senti il frullare delle ali, ma l'uccello non lo vedi: volato via. Così, di continuo, ossessivamente, ad ogni parola. E allora non so gli altri, ma io ho capito quel che non avevo mai capito, e cioè che il senso, nella poesia, è un'apparizione che scompare, e che se alla fine tu sai volgere in prosa una poesia allora hai sbagliato tutto, e, a dirla tutta, la poesia esiste solo quando diventa suono, e dunque quando la pronunci a voce alta, perché se la leggi solo con gli occhi non è nulla, è prosa un po' vaga che va a capo prima della fine della riga ed è scritta bene, ma poesia non è, è un'altra cosa.
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Ciao


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