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I MONACI E IL SECCHIO
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 dicembre @ 19:22:39 CET (435 letture)
Racconti IV







I MONACI E IL SECCHIO

Uno dei monaci del monastero di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l'eremita più saggio perché potesse giudicarla. L'eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti. Poi, lo riempì di sabbia e s'incamminò verso il convento. Il superiore, vedendolo entrare, gli domandò che cosa fosse.
"Sono venuto a giudicare il mio prossimo - disse l'eremita -. I miei peccati stanno scorrendo dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!"
I monaci allora rinunciarono alla punizione all'istante.

PAULO COELHO

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Ascoli Piceno
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 dicembre @ 17:59:06 CET (410 letture)
Racconti IV







Ascoli Piceno

Il modo migliore per iniziare la giornata è affacciarsi dalla finestra della casa dei miei genitori ad Ascoli Piceno.
Il paesaggio è straordinario e, per me che vivo a Milano tra cemento e palazzi, piuttosto insolito.
Mi piace starmene tranquillo a osservare il fiume Tronto che scorre nel bosco. Subito dopo faccio colazione, sempre la stessa da anni e sempre a casa: un bicchiere di latte freddo con il Nesquik sciolto dentro e una ciambella.
Non esco volentieri e nella mia città natale vengo soprattutto per ricaricare le batterie.
Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno è una delle più belle piazze d'Italia. Mi piace perché è un salotto a cielo aperto dall'eleganza straordinaria.
Quattro passi di notte, tra le "rue" del centro storico di Ascoli Piceno che formano il fitto e antichissimo reticolato cittadino e le torri medievali, simbolo del potere delle famiglie nobiliari del capoluogo piceno. Hanno un fascino incredibile.
Io ci andavo da ragazzino; ora che sono diventato una celebrità non esco molto di casa.
Mi rilassa stare sul palco. In realtà sono sempre all'erta e in agitazione. Il lavoro che svolgo, la composizione musicale, avviene prima di tutto nella mia testa, e questo significa che non stacco mai, salvo quando - appunto - mi esibisco in concerto. Sento l'attenzione del pubblico, che è grandissima, e l'interesse prepotente per l'arte e per tutto ciò che è nuovo e fresco.
La Sacher? Non ne vado pazzo, a causa della marmellata... preferisco i bignè al cioccolato del Caffè Meletti di Ascoli, in piazza del Popolo.
Mi rilassa mangiare una fetta di torta al cioccolato poco prima di esibirmi.
Non trovo niente che non mi piaccia di Ascoli: è bella, raccolta, la si gira bene.
Una volta pensavo che non offrisse molte opportunità musicali, ma poi mi sono reso conto che non era possibile chiedere tanto a un luogo così tranquillo e misurato. Dovevo spostarmi io, a New York e a Milano, dove vivo oggi.
Ascoli è una città che nel suo passato ha dichiarato guerra a tutti, persino a Roma, nel 98 d. C., due anni prima che la radesse al suolo.
Questo spirito combattivo rende gli ascolani gente simpatica e particolarmente buffa.
Di Ascoli mi piace l'essenzialità della sua architettura medievale, con le sue torri semplici e squadrate che mi suggeriscono l'idea di fierezza e grandezza del passato. E poi trovo che gli ascolani abbiano uno straordinario senso dell'umorismo: cattivo al punto giusto, esilarante e straordinariamente graffiante.

Giovanni Allevi


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Le stelle
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 dicembre @ 18:21:19 CET (418 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









Le stelle


Le stelle sono là

dove gli sguardi degli innamorati

s'incontrano

là dove il pensiero si affievolisce

là dove la fede ingigantisce

là dove l'uomo impuro

non arriva.



r.chesini



--
Postato da IP: 93.34.87.84
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Ogni giorno nasce un poeta : 29 novembre
Postato da Grazia01 il Sabato, 28 novembre @ 22:25:18 CET (470 letture)
Ricerche d'autore




Giuseppe Colli
scrittore e poeta italiano, nato il 29 novembre del 1924.

Nel secondo dopoguerra fu uno dei più intraprendenti artefici della ricostruzione culturale torinese, partecipando alla fondazione di alcune associazioni, collaborando a vari giornali con articoli di argomento letterario, artistico, storico, e fondando (1952) il periodico letterario Il Solitario (a significare la solitudine creativa dello scrittore) che sotto la sua direzione si meritò la collaborazione e il plauso dei più importanti scrittori dell’epoca.
Negli stessi anni esordì come poeta e scrittore con vari volumi di poesia e prosa. Contemporaneamente alla sua attività di scrittore diresse l’ufficio stampa della casa editrice S.E.I., della quale più tardi assunse l’incarico di redattore capo. Per tale editrice il Colli diresse alcune enciclopedie di cultura e un dizionario italiano e varie collane di narratori italiani per le scuole, Giuseppe Colli ha sinora pubblicato cinque raccolte di poesie e diciotto libri in prosa. La sua attività letteraria è ancor oggi impegnata a testimoniare la vitalità della sua vocazione di scrittore, che ha dato un importante contributo alla letteratura italiana, alla cultura e alla editoria regionale piemontese. Al Monferrato, sua indimenticata terra di origine, il Colli dedicò un libro storico-artistico e descrittivo che riscosse larghi consensi critici. Per tale volume, nel 1970, gli venne concesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri un Premio della Cultura.
Le sue opere di poesia comprendono : Il cielo dell’isola (edizioni Momenti, 1950); La voce muta (Ed . La cittadella, 1968); L’età breve (Ed. Rattero, 1950); Poesia a due voci (Società editrice internazionale, 1951); Ricerca d’approdo (Ed.Vallecchi, 1965).





La barca a vela

Solca il mare
la barca
a vela,
come il vomere
la terra,
e la variopinta tela
gonfia
di vento,
si piega
ad ogni soffio
più violento
quasi volesse fuggire,
volare lontano,
come un solitario gabbiano.

Giuseppe Colli



Fraternità

lo non vorrei
udire mai
piangere
nessuno,
perché ogni dolore
mi fa male
al cuore,
aperto
per consolare
ogni fratello
triste. ..
lo vorrei
su tutte le bocche
scorgere il sorriso,
in tutte le pupille
la sincerità,
sentire in tutti i cuori
la speranza,
in ogni mano la fraternità.
lo vorrei avere
ogni fratello amico,
compagno
nella gioia e nel dolore,
e amare
con lo stesso cuore
la vita,
dura, eppure cosi bella.

Giuseppe Colli




Il 29 novembre 1926 nacque anche il poeta e drammaturgo algerino Jean Sénac.


(Beni Saf, Algeria, 1926-Algeri 1973). Pubblicò le sue prime poesie nel 1945, ispirandosi a A. Rimbaud e a P. Verlaine. Aderì in seguito alla causa della liberazione algerina militando attivamente nella clandestinità. Le poesie di quel periodo sono raccolte in Matinales de mon peuple (1961). Preoccupazioni più personali emergono in Avant corps (1968). Le sue ultime pubblicazioni postume sono le raccolte poetiche Vivant (1981), Dérision et Vertige (1983), L'homme poème (1983) e il romanzo Ebauche du Père (1989).






La bellezza era qui, per il primo offerente, a portata di mano,

Vulnerabile e selvaggia, un frutto in equilibrio
Tra lo sguardo e la fame.
E io
Degli uccelli, degli ucceli
In picchiata, le parole prendevano
I loro sandali per camminare.
Rivoluzione,
Che bel mattino!
Ho visto il popolo più bello della terra
Sorridere al frutto e ho visto il frutto che si offriva.

Perché il frutto, se lo inviti alle feste dell’uomo,
Accorre.
Brilla come una pupilla.
Tu pensi che stia nel disordine, lui nuota con bracciate ordinate.

Ascolta il riccio di mare, la medusa

Che si mostrano per difendersi:
Una melodia dello spazio- e il cosmonauta risponde.
Il tuo cuore non scoppia di gioia, si arrotonda, si smussa.




Estratto di una poesia di Jean Sénac
traduzione di Andrea Verga

Se cantare il mio amore è amare il mio paese,
io sono un combattente che non nega.
Indosso il cuore il suo nome come un mazzo di ortiche,
io condivido il suo letto e cammino il suo no.


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Senza tempo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 27 novembre @ 19:55:22 CET (396 letture)
Le poesie di Pegaso III










Senza tempo


Al vento ho affidato la voce

l’utile arpeggio l’avvolge

folletti gioiosi danzano

mentre Lei sull’altalena dondola, dondola

solo il vento la spinge.



Un gioco di un tempo ora sogna una donna

lo sguardo s’allunga tra il verde e fiori

poi cattura le stelle per i suoi desideri

come d’incanto il senso dell’eterno sovrasta

dove Io del tutto maestro

in cielo dipingo il sole fermo nel tempo

il blu del mare e spumeggianti onde

per condurti sull’isola dove l’amore

non ha tempo per morire.


Bruno Gasparri


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Il 26 novembre del 1922 nacque Charles M. Schulz
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 novembre @ 20:24:03 CET (402 letture)
Ricerche d'autore





« Se poesia vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta »
(Umberto Eco, introduzione alla prima raccolta in italiano dei Peanuts)




Charles Monroe Schulz (Minneapolis, 26 novembre 1922 – Santa Rosa, 12 febbraio 2000) è stato un fumettista statunitense, conosciuto in tutto il mondo per aver creato le strisce dei Peanuts. Nasce, coma abbiamo visto, a Minneapolis nel Minnesota, cresce a Saint Paul. Figlio unico di Carl Schulz, nato in Germania, e Dena Halverson, nata in Norvegia.[1] Fu lo zio che gli diede (al terzo giorno di vita) il soprannome "Sparky" dal cavallo Spark Plug del fumetto Barney Google di Billy DeBeck.
Schulz amava disegnare e talvolta rappresentava il cane di famiglia, Spike, con particolari inusuali. Nel 1937, Schulz disegnò un'immagine di Spike e la spedì a Ripley's Believe It or Not!; il disegno venne pubblicato da Robert Ripley con la didascalia "A hunting dog that eats pins, tacks and razor blades is owned by C. F. Schulz, St. Paul, Minn." e "Drawn by 'Sparky'"(C.F. erano le iniziali di suo padre Carl Fred Schulz). Frequentò la scuola elementare Richards Gordon a St. Paul, saltando due semestri: in questo modo, quando frequentò la scuola superiore anni dopo, si trovò ad essere il più piccolo della classe. Questo potrebbe spiegare il suo carattere schivo e timido.



Schulz alle superiori, 1940

Alle superiori gli furono rifiutati dei disegni da pubblicare sull'annuario della scuola. Sessanta anni dopo, nell'atrio della stessa scuola è stata posta una statua alta un metro e ottanta che raffigura Snoopy. Dopo la morte della madre, nel 1943, fu arruolato e mandato a Camp Campbell in Kentucky. Due anni dopo fu mandato in Europa per combattere nella Seconda guerra mondiale. Dopo aver lasciato l'esercito nel 1945, lavorò come insegnante. Fu anche predicatore laico di una Chiesa protestante.

La sua prima striscia a fumetti con cadenza regolare fu pubblicata nel 1947 dal St. Paul Pioneer Press, e si intitolava Li'l Folks. Anche il Saturday Evening Post accettò di pubblicare alcune vignette dei Li'l Folks. Fu in queste strisce che apparve per la prima volta Charlie Brown, così come un cane somigliante a Snoopy. Nel 1950 Schulz propose i suoi lavori alla United Features Syndicate, e i Peanuts furono pubblicati per la prima volta il 2 ottobre 1950. Per breve tempo disegnò anche una striscia ispirata allo sport chiamata It's Only a Game (1957-1959), aiutato anche dal suo amico e già collaboratore per i Peanuts Jim Sasseville, ma la serie non prese piede e fu chiusa.





Con l'andare degli anni, i Peanuts divennero uno dei fumetti più popolari di tutti i tempi. Parte della sua esperienza viene riflessa nei Peanuts attraverso le somiglianze con Charlie Brown, il personaggio principale; alcuni esempi:
anche il padre di Schulz era barbiere e sua madre casalinga
anche Schulz da piccolo aveva un cane (il suo cane Spike però era un pointer)
anche Schulz era timido e introverso
la ragazzina dai capelli rossi di Schulz era Donna Johnston, con cui aveva avuto una relazione. Schulz le chiese di sposarlo, ma lei rifiutò. Rimasero comunque sempre amici.
Schulz, pur essendo un cristiano convinto, si sposò due volte: la prima volta nel 1951 con Joyce Halverson dalla quale ebbe cinque figli e divorziò nel 1972 ed, in seguito, con Jean Forsyth Clyde che sposò nel 1973 e con la quale visse il resto della vita.
Il padre di Schulz morì nel 1966 mentre era andato a trovarlo, lo stesso anno in cui il suo studio in California bruciò in un incendio.



Nel novembre 1999 Schulz ebbe un ictus; più tardi gli venne diagnosticato un cancro. A causa della chemioterapia e per il fatto che non riusciva a leggere o vedere con chiarezza, il 14 dicembre 1999 annunciò il suo ritiro, all'età di settantasette anni. Schulz morì il 12 febbraio 2000 a Santa Rosa in California a causa di un attacco cardiaco. Il giorno dopo fu pubblicata la sua ultima striscia, in cui lasciava a Snoopy il compito di congedarsi dai suoi lettori con queste parole:

« "Cari amici,
ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant'anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall'attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l'affetto espressi dai lettori della mia "striscia" in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... non potrò mai dimenticarli...
Charles Schulz" »




(corriere.it, 13 febbraio 2000)

Schulz ha richiesto nel suo testamento che i personaggi dei Peanuts rimanessero genuini e che non si disegnassero nuove strisce basate sulle sue creature. Peanuts è stato pubblicato per quasi cinquant'anni praticamente senza interruzioni ed è apparso su 1600 quotidiani in 75 paesi. Fino ad oggi le sue volontà sono state rispettate, e le vecchie strisce continuano a essere ripubblicate su quotidiani e riviste. Il quotidiano londinese The Times lo ha ricordato, il 14 febbraio 2000, con un necrologio che terminava con la seguente frase: "Charles Schulz leaves a wife, two sons, three daughters, and a little round-headed boy with an extraordinary pet dog". ("Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane"). Dal 17 agosto 2002 il museo a lui dedicato a Santa Rosa è aperto al pubblico.

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Il 26 novembre 1864 nacque Herman Gorter
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 novembre @ 20:11:12 CET (409 letture)
Ricerche d'autore


Il 26 novembre 1864 nacque Herman Gorter



Herman Gorter (Wormerveer 1864 - Bruxelles 1927), poeta olandese,
fu uno degli esponenti più importanti del movimento dei Tachtigers (Ottantisti) che
puntava a un rinnovamento in senso impressionista e naturalista della letteratura.
Raggiunse il successo con il lungo poema Mei (Maggio), a cui seguì la raccolta Verzen (Versi),
dove l'enfasi data al colore e alla sonorità della parola si accompagna a una sorprendente ricerca linguistica.

Traduzione di Maurizio Brancaleoni



Gli alberi ondeggiano sulle colline

Gli alberi ondeggiano sulle colline
chiome silenziose nella nebbia
chiara luce soave di primavera.
La torre con il suo viso
al centro continua solenne a segnare le ore,
immagina ore, ore, ore che passano –
è da soffocare
in questi istanti,
non posso più sopportare
l'irritante risata,
soffoco
in questo folle, chiaro, solenne istante.



Di notte poi la vita le appare lucente e rossa

Di notte poi la vita le appare lucente e rossa,
quando petali di rosa volteggiano nel rosso lucente
nero brillante tra le mura, la camera rosso lago
e i giacimenti di sangue lago zampillano.

Come boccioli di rosa lei si sente crescere
occhi chiusi, fresco rosso sanguigno,
la sua testolina fiorita come campane rosse
di rose in un rosaio rosso intenso, così intenso.

La mattina quando si sveglia le rimane ancora
il desiderio che sia sempre e mai finita.

Herman Gorter

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Nato il 26 novembre 1731 - William Cowper
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 novembre @ 19:44:59 CET (875 letture)
Ricerche d'autore








William Cowper, poeta inglese nacque il 26 novembre del 1731 e morì il 25 aprile del 1800

Figlio di un ecclesiastico, da giovane si dedicò per un breve periodo all'avvocatura.
La natura di William Cowper, soggetta fin dall'infanzia a crisi depressive che lo portarono ad un tentato suicidio nel 1763 ed a un biennio trascorso in manicomio, e ad un forte senso del peccato tipicamente calvinista, lo portò ad abbandonare la vita di città potendo così riallacciarsi alla antica tradizione anti-urbana e anti-cortigiana della poesia latina di Orazio, grazie ad un soggiorno presso l'ambiente rurale di Huntingdon.
Tuttavia nell'opera Verses supposed to be written by Alexander Selkirk, during his abode in the island of Juan Fernandez, il poeta manifestò profondo timore di fronte alla solitudine e la presenza della divinità e di poca consolazione; sebbene nel suo regno Selkirk non abbia rivali, egli non ha nemmeno «...society, friendship and love». Nella poesia troviamo anche violente accuse all'ingiustizia e all'oppressione coloniale, che comprende ovviamente il tema della schiavitù. Negli anni immediatamente successivi, Cowper pubblicò le due sue opere più famose, ossia The diverting history of John Gilpin (La spassosa storia di John Gilpin, 1782) e The task (Il compito, 1785), ispirate dalla sua compagna Lady Austen. Nell'opera poetica (6 libri) The Task, a sfondo moralistico, politico e religioso, la denuncia di Cowper si estese anche alla povertà in Inghilterra, alla corruzione di Londra e alle tendenze belligeranti dei popoli. Se lo stile e i toni in alcuni passi mostrarono qualche influenza sia miltoniana sia di Alexander Pope, nell'insieme le liriche di Cowper si caratterizzarono per l'immediatezza del suo gusto epistolare





Le nubi che temete così tanto
sono colme di misericordia»
Ci ha guidato attraverso il fuoco.
Dio agisce in maniera misteriosa,
Per realizzare le sue meraviglie;
Fissa i suoi passi nel mare,
E cavalca la tempesta.
Dalle sue insondabili miniere
D’invincibile abilità,
Custodisce splendidi disegni,
E compie la sua sovrana volontà.
Voi santi impauriti, attingete nuovo coraggio,
Le nubi che temete così tanto
Sono colme di misericordia e si dissolveranno
In benedizioni sul vostro capo.
Non si giudichi il Signore col senno umano,
Confidate in lui per la sua grazia;
Dietro una torva provvidenza
Egli cela un sorriso radioso.
I suoi disegni presto si realizzeranno,
Svelandosi ad ogni istante;
Il bocciolo può avere un sapore amaro,
Ma dolce sarà il frutto.
Il sorriso nascosto di Dio
Di certo erra la cieca incredulità,
Scrutando invano l’opera divina;
Dio è l’unico interprete di se stesso,
E a suo tempo tutto svelerà





Pioppo

Hanno abbattuto i pioppi, addio all’ombra
e al mormorio del fresco colonnato,
il vento piu' non gioca ne' canta tra le foglie,
la loro immagine piu' l’Ouse non riceve.
Dodici anni fa scoprii un giorno
l’amato boschetto e la riva dei pioppi,
e ora nell’erba sono affondati,
e sedile mi fa chi ombra mi diede.
Il merlo fuggito ad altro riparo,
tra noccioli ha trovato rifugio alla calura,
piu' non risuona la sua dolce voce
sulla scena che tanto mi aveva incantato.
Brevi scompaiono i miei anni,
presto coi pioppi dovro' giacere,
una zolla sul petto, una pietra sul capo,
prima che un bosco sul posto rinasca.
La vista m’invita, piu' d’ogni altra cosa,
a meditare sugli effimeri piaceri umani:
la vita e' sogno, ma il piacere si consuma
piu' rapido del respiro di un uomo.


William Cowper

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Ghianda
Postato da Grazia01 il Domenica, 22 novembre @ 22:43:36 CET (350 letture)
Poesie e prosa di Gibran II








In un campo ho veduto una ghianda: sembrava così morta, inutile.
E in primavera ho visto quella ghianda mettere radici e innalzarsi,
giovane quercia verso il sole.
Un miracolo, potresti dire:
eppure questo miracolo si produce mille migliaia di volte nel sonno di ogni autunno
e nella passione di ogni primavera.
Perchè non dovrebbe prodursi nel cuore dell'uomo?

Gibran

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Poesie in milanese di Mario Migliavacca
Postato da Grazia01 il Domenica, 22 novembre @ 20:33:11 CET (648 letture)
Milano mia I









ALL 'AMICO CLAUDIO

Riessi no a capi
se l'è avarizia
o se l'è pigrizia

Quand a g 'ho besogn
el rizettari

tiri semper tardi
che nOn gh 'è pari

Ma pazienza
gh'è semper
ona provvidenza


"con sommo gaudio"
la mia provvidenza
la se ciama "Claudio"

A dit grazie, car amis
a l'è on poo trop pocch

Per sto servizi
el Signor
el te daga tanti benefizzi

pas e salut
che per la verità
ti je propri meritaa





LA PARTENZA DEL TRENO


Ai soreii, alle dame, ai barelier, volontari dell'U.N.I.T.A.L.S.I. che per
la loro granda dedizion hin la testimonianza viva e continua del
Miracolo di Lourdes.


Che confusion
in su quell bastion:
la par una gincana
li su el scalo
de Porta Romana.

Machin che va e che ven
un de fa de S. Ouintin
per trova el post che convien
per malaa e pelegrin.

Ghe vor pazienza
per capi se l'è
l'ariv o la partenza:
la gioia e el fervour
però, a hinn semper quei
de gent che se voren ben
come fradeii.

Se brazzen su
se basen a ripetizion
se fan un badalucch de compliment
se troven minga cambia
anca se un an a l'è passaa.

Con la divisa
lustra e ben stirada
soreii e barelier
paren pront per una sfilada.

Le dame, quei che gris g'han i caveii
cont la scuffia
paren pusseé bei: "
i tosan invece, "poverine"
cont la divisa
Cl hin propri un poo "bruttine".

Mario Migliavacca





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Natale è lontano
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 novembre @ 21:02:41 CET (498 letture)
Un pensiero al giorno








Manca più un mese a guardare il calendario. Ma facendo due passi tra vetrine dei negozi e prodotti in vendita nei supermercati, è ufficialmente già Natale. In molte strade sono state già montate le luminarie e un po’ ovunque si possono acquistare le decorazioni per albero e presepe, dalle palle di ogni dimensione ai casalinghi a tema. Lucine ma anche piatti, tovaglie, tazze e bicchieri rigorosamente rossi, oro o bianchi e decorati con renne e babbi Natale. Dalla grande distribuzione di bricolage e attrezzatura per casa e giardino, ai supermercati, passando per i negozi del centro e non solo, molte vetrine sono già allestite in tema di fiocchi e pacchetti. E che dire degli scaffali dei supermarket che mettono in bella mostra pandori e panettoni, torroni e ogni tipo di cioccolata, cotechini e zamponi. La carta del Natale un po’ ovunque viene giocata in anticipo. Effetto della crisi che per far ripartire i consumi si muove quest’anno per tempo. Della serie, nessuno venga colto impreparato. Anche perché se per Natale ogni famiglia in media dovrebbe spendere un po’ meno di 400 euro, è importante iniziare a mettere da parte i risparmi e intanto farsi un’idea di quello che vorremmo acquistare.
Non solo, con l’ultima domenica di novembre comincerà il tour de force fino al 25 dicembre. A me danno fastidio questi sfavillii anticipati, ogni anno prima. Va bene, il commercio..., speriamo almeno che un po' di giovani trovino lavoro in questo periodo.

Grazia

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Sfide
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 novembre @ 18:01:49 CET (347 letture)
Le poesie di Pegaso III














Sfide

Cerco parole per replicare immagini,
emergono e scompaiono
semplicemente per lasciare posto ad altre
fugaci istantanei fotogrammi
sempre trascengono la realtà.

L'immagine diventa parola
nasce per narrare la storia
la maggior parte è biografia
la stessa si afferma nell'estinzione
comunicando notizia quando è già trascorsa.

Aleggia nel passato
riemergendo non è più la stessa
il presente la corrompe
resta solo una fragile sensazione.

Il tempo deve mantenersi in movimento
non replica mai se stesso
solo il ricordo cerca di farlo
parole/immagini esistono
ne certifica il loro trascorrere.

In questo modo il "narrarsi"
diventa dramma, felicità e tristezze
eredità acquisite, insegnamenti
esperienze vissute da altre vite
con esse l'attimo iberna si perde
nei limiti invalicabili delle capacità.

Così razionalizzo sfide
il divenire in un esistere
oltre il luogo dell'essere
supera il coniugare
passato, presente e futuro.

Bruno Gasparri

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Oggi mi hanno dichiarato guerra.
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 novembre @ 11:25:51 CET (658 letture)
Un pensiero al giorno







Oggi mi hanno dichiarato guerra.
Hanno usato il nome di Dio e del Profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.

‪#‎Notinmyname‬ dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.

Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.

È così a ogni attentato.

A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.

Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra.
Anzi, ci hanno dichiarato guerra.

* Igiaba Scego *

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13 novembre, stragi per le strade di Parigi
Postato da Grazia01 il Sabato, 14 novembre @ 22:54:22 CET (482 letture)
Un pensiero al giorno






C’è anche una volontà di potenza dei piccoli, quella dell’attentatore isolato, del minuscolo gruppo terroristico, di colui che getta una bomba dove c’è folla perché muoia il maggior numero possibile di gente innocente, in una banca, in un treno affollato, nella sala d’aspetto di una stazione. È volontà di potenza di chi si riconosce in questa auto-apologia: «Io, piccolo uomo insignificante e oscuro, uccido l’uomo importante, un protagonista del nostro tempo e in quanto lo uccido sono più potente di lui; oppure uccido in un solo colpo molti uomini insignificanti e oscuri come me, ma assolutamente innocenti; uccidere un colpevole è un atto di giustizia, uccidere un innocente è la suprema manifestazione della volontà di potenza».

Norberto Bobbio, Elogio della mitezza, 1994

Sgomento e terrore a Parigi

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Miraggio
Postato da Grazia01 il Venerdì, 13 novembre @ 21:03:04 CET (406 letture)
Le poesie di Pegaso III









Miraggio



Ho inseguito un sogno

è solo riflesso d’amore

sciolto nelle pieghe del vespro del giorno.

Ora sono qui a raccontare del suo mare

del suo vento, del suo essere.

Fallace debole ricordo

il cuore batte l’attimo, saturo, stanco,

nel nulla accompagna l’anima

in frammenti scompone la luce

candida ovattata manifesta l’esistere

velato nel bianco il piacere della bellezza.

Respira lento il battito del tempo

il pensiero trina inconfessabili desideri

ricordi si immergono, turbinano intensi

non trovano voce o perché a pudori nascosti

solo silenzi carichi di vergogna.

A volte l’io vola troppo in alto

abbagliato da troppi riflessi d’amore

rinchiuso, gelosamente custodito nella mia oasi

dove la duna solitaria dialoga con le stelle

vive nel voluto miraggio

dove la vita è solo poesia.


Bruno Gasparri

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Nuda Terra
Postato da Letty il Sabato, 07 novembre @ 19:30:52 CET (716 letture)
Le poesie di Letty - II








Sono nuda terra
Foglie secche come mantello
In estate il sole mi bacia così tanto da screpolarmi l'anima
La primavera mi regala una corona verde mi accarezza di pioggia e vento
Accolgo i semi della vita in me e la canto
L'accarezzo
La cullo
Sono figlia d'un dio addormentato sotto la neve dell'inverno
Sono sporca di vita
Vita.

Letty


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Il 31 ottobre 1795 nacque John Keats
Postato da Grazia01 il Sabato, 31 ottobre @ 21:34:08 CET (2060 letture)
Poesie di Keats


Nonostante il mancato successo presso i suoi contemporanei,
John Keats è oggi unanimemente considerato
uno dei più grandi poeti del Romanticismo inglese e alcune delle sue opere, le odi soprattutto,
hanno raggiunto la fama immortale che gli è stata negata in vita.
Molti scrittori e artisti sono stati profondamente influenzati dalla sua poetica,
primo fra tutti Jorge Luis Borges, per il quale il primo approccio a Keats rappresentò
la più importante esperienza letteraria di tutta la sua vita




La dolcezza di quel viso


Lo sfavillio del suo sguardo splendente
E quel seno, terrestre paradiso.

Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L'ammirazione per il classico nitore.

Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.

Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L'aura della mia memoria.





Fulgida stella


Fulgida stella, come tu lo sei
fermo foss'io, però non in solingo
splendore alto sospeso nella notte
con rimosse le palpebre in eterno
a sorvegliare come paziente
ed insonne Romito di natura
le mobili acque in loro puro ufficio
sacerdotale di lavacro intorno
ai lidi umani della terra, oppure
guardar la molle maschera di neve
quando appena coprì monti e pianure.

No, eppure sempre fermo, sempre senza
mutamento sul vago seno in fiore
dell'amor mio, come guanciale; sempre
sentirne il su e giù soave d'onda, sempre
desto in un dolce eccitamento
a udire sempre sempre il suo respiro
attenuato, e così viver sempre,
o se no, venir meno nella morte.



All’Autunno


Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
tu, intima amica del sole al suo culmine,
che con lui cospiri per far grevi e benedette d’uva
le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
e colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
i gusci di nocciola e ancora fai sbocciare
fiori tardivi per le api, illudendole
che i giorni del caldo non finiranno mai
perché l’estate ha colmato le loro celle viscose:

chi non ti hai mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
seduta senza pensieri sull’aia
coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
o sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
la testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
o, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una musica ce l’hai.
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
e toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
piangono tra i salici del fiume,
e agnelli già adulti belano forte del baluardo dei colli,
le cavallette cantano, e con dolci acuti
il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.


John Keats

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Accanto a te
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 ottobre @ 09:16:07 CEST (1993 letture)
Le poesie di Pegaso III











Accanto a Te


In questa mia stanza dove il buio accarezza il silenzio

incantato dai tuoi respiri, fluttuo tra le pieghe del tempo

lentamente mi stendo accanto a Te

attento a non alterare l'incanto

m'inebrio del profumo che alleggia dal manto

mentre il battito del cuore accompagna il tuo.



Furtiva, dall'anta socchiusa, brilla la stella

ricordandomi che sotto lo stesso cielo ho respirato l'eterno

nel fragore di dirompenti passioni

nell'inutile ricerca del perché dell'amore.



Ora nello stesso silenzio t'accarezzo

l'onda del mio mare dolcemente ti avvolge

ricamo l'aria in un sospiro, notte

in ansimanti attimi ho annullato i tuoi vuoti

ora che il tempo non ha più valore

accanto a Lei, cerco il sogno, dove il tutto è un fulgido domani.


Bruno Gasparri

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I ricordi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 ottobre @ 19:36:02 CEST (2749 letture)
Poesie tematiche III




Da anni gli scienziati stanno studiando una pillola per cancellare i ricordi negativi, lasciando intatti i bei ricordi. Un simile farmaco sarebbe capace, cancellando i brutti ricordi, di aiutare le vittime di eventi traumatici a vivere meglio. Ma non tutti sono d’accordo… Che cosa succederebbe se questa pillola venisse assunta da chiunque?







I ricordi, rappresentano il nostro passato, sono pagine della nostra vita, scritte nella nostra mente e nel cuore, una piccola eternita', essi custodiscono momenti di felicità, di tristezza... belli o brutti che siano, non si potranno mai cancellare dalla nostra mente e dal nostro cuore, sono la nostra storia, fanno parte del cammino della nostra vita, basta un profumo, una canzone o altro per ricordare e provocare nei nostri pensieri sensazioni ed emozioni indescrivibili.




Che siano d’amore, d'amicizia, di incontri, sulla famiglia, sulla natura o altro, rappresentano il passato e le esperienze fatte, ci aiutano a superare i momenti tristi, a sentirci meno soli, e a volte, rappresentano la molla per andare avanti, per sorridere e far tesoro delle esperienze, ma anche, per voltare pagina, per ricominciare, per non commettere gli stessi errori, per incontrarsi, per sentirsi vivi, per continuare ad esistere...



Andare a caccia di ricordi non è un bell’affare. Quelli belli non li puoi catturare e quelli brutti non li puoi uccidere.
(Giorgio Faletti)

Abbi cura dei tuoi ricordi perché non puoi viverli di nuovo.
(Bob Dylan)





La memoria di ogni uomo è la sua letteratura privata.
(Aldous Huxley)





Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo.
(Virginia Woolf)





Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni.
(Jeremy Irons)




I ricordi battono dentro di me come un secondo cuore.
(John Banville)

Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
(Isabel Allende)





"Alla luna"

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!

Giacomo Leopardi





"Nel fumo"

Quante volte t’ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
poi apparivi, ultima. E’ un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.


Eugenio Montale





"Un ricordo"

Io non sapea qual fosse il mio malore
né dove andassi. Era uno strano giorno.
Oh, il giorno tanto pallido era in torno,
pallido tanto che facea stupore.

Non mi sovviene che di uno stupore
immenso che quella pianura in torno
mi facea, cosí pallida in quel giorno,
e muta, e ignota come il mio malore.

Non mi sovviene che d'un infinito
silenzio, dove un palpitare solo,
debole, oh tanto debole, si udiva.

Poi, veramente, nulla piú si udiva.
D'altro non mi sovviene. Eravi un solo
essere, un solo; e il resto era infinito.


Gabriele D'Annunzio


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Dove è nato il sole
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 ottobre @ 18:41:41 CEST (2068 letture)
Le poesie di Pegaso III










Dove è nato il sole


Non è svanito, diluito nel tempo, il ricordo

nitido compone il vivere nell’essere

l’interesse affidato al blu orizzonte

il chiedere all’uomo il profumo del suo riflesso.

Temprato spirito espanso nell’universo

l’incanto e armonia di questi miei versi

sia diffusa come profezia tra gli uomini.

Allora il mio pensiero alleggerà sull’ombra

solo allora vestirò i giorni d’invisibili sospiri

l’assenza sprofonda nell’agonia del sogno.

Respirando l’eterno nel manto stellato

sussurri di vita travolti da libertà occulte

in notti e notti avare d’eco e speranza.

Percorrerò a ritroso, sulle spalle del tempo

avvolto dalla solitudine e abissi oscuri

abbracciando l’attimo la dove nasce il sole.


Bruno Gasparri


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Sale
Postato da Letty il Mercoledì, 14 ottobre @ 22:32:12 CEST (3387 letture)
Le poesie di Letty - II







La vita mi ha reso sale
ogni volta che tocco le ferite dell'anima esse bruciano di nuovo!
Dirai che faccio male...
eppure non comprendi che il dolore che porto, sana e sa di tutto l'amore del mare.

Letty


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Creatura
Postato da Letty il Mercoledì, 14 ottobre @ 22:17:43 CEST (1733 letture)
Le poesie di Letty - II










Ti ho portato in grembo come un figlio
nelle notti in cui viaggiavi nel tuo te stesso malandato
ti ho visto andare a fuoco nei ricordi
ho passeggiato lenta nel tuo dolore
lenendo quel che potevo...

Ti ho portato in grembo come un figlio
nelle notti senza luna
senza toccarti
ti ho solo parlato di fiori e colori
ti ho accompagnato fin dove hai voluto
e ti ho lasciato andare
come si fa con un figlio cresciuto
ma sappi che non smetterò di esser madre del tuo dolore
perché in esso sono nata anche io, mia Creatura.

Letty

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Johan Erik Stagnelius nacque il 14 ottobre 1793
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 ottobre @ 21:36:57 CEST (1632 letture)
Ricerche d'autore







Vedi il mare?


Vedi il mare?
tende le smaniose braccia azzurre
e si stringe al petto la testa,
sotto le luci del cielo immenso.

Guarda, arriva.
Il cuore gonfio di desiderio,
le braccia fremono.
Invano. Non esiste desiderio
sotto la luna cui sia concesso
realizzarsi.
Anche la luna dura un istante.
Il mare affonda nella sua delusione,
e le onde fuggono la riva sospirando.

Senti? Sussurra il vento nel bosco
fra le cime alte dei pioppi.
Con il linguaggio crescente dei sospiri
grida, si strugge, implora
un corpo, per unirsi
alla figlia dell'estate.

Ma le voci già svaniscono,
sull'arpa eolia delle fronde muore
l'eco, e il canto dei cigni.

Se vuoi capire la vita, ascoltami uomo!
Un duplice principio ti governa:
la smania del desiderio
e il bisogno di rinuncia.
Dona libertà a questo bisogno:
così che tu, consacrato in pace,
sopra l'orbita dei pianeti possa
innalzarti come un arco di trionfo.

Erik Johan Stagnelius
poeta svedese




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Per te una rosa
Postato da Grazia01 il Domenica, 04 ottobre @ 12:30:14 CEST (1621 letture)
Le poesie di Pegaso III











PER TE UNA ROSA


Al rintocco di ogni nuova stagione
ricordami di indossare l’abito adatto
il cuore è stanco di scandire vuoti minuti
ogni ardore affido al vento
mentre il cielo piange iridescenti gocce.

Cosa resterà di me in questo mondo?
già l’anima cavalca l’onda
silente spumeggia nel buio mare
forse un gesto o solo vuote parole
ugualmente le voglio dipingere
arricchite con versi e strofe
colmi di sfavillanti metafore e d’amore.

Di profumata aurora intensi ricordi
tutto sembra solo un sogno
immerso in un intimo attimo
gelosamente avvolgo il piacere della bellezza
a volte parole volano alte
poi si perdono nel silenzio che ammalia.

Ma ora ci sei Tu
leggiadra consapevole nell'appartenenza
con gioia offri la tua mano
trasformando autunni stanchi e freddi inverni
in fiorite primavere preludio di calda estate.

Nuovo ardito è il vivere con te
respirando intensi nuovi profumi
il sorriso e la tua voce
diluiscono regole e destino
semplicemente, in questo collegiato mattino
sussurrarti:” buon giorno amore “
per te questa rosa.



Bruno Gasparri

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Buon ottobre
Postato da Grazia01 il Venerdì, 02 ottobre @ 22:14:33 CEST (2480 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI










La natura comincia a imbiondire, le mattine si fanno umide e i pomeriggi pigri, i passi hanno il rumore delle foglie cadute o delle prime piogge: nostalgico e odoroso autunno. Ottobre è forse il mese più dolce dell'anno. Con la sua mitezza lentamente ci congeda definitivamente dell'estate, offrendoci nuovi frutti da cucinare adagio, magari riscoprendo vecchi sapori: è il mese dei funghi, delle castagne e del cavolo nero. Si torna a desiderare piatti caldi: risotti, polente, minestroni e zuppe...a chi piacciono. Che sia un buon autunno per tutti, tranquillo e sereno.

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Così
Postato da Letty il Venerdì, 02 ottobre @ 20:08:27 CEST (5455 letture)
Le poesie di Letty - II









Tu abiti da nessuna parte
e cammini senza lasciare tracce
Ti insinui, tocchi, scompigli ma non resti
Tu vaghi e non ritorni
non sei onda
non sei mare
arrivi solo per andare
non sei treno
né destinazione
da te non si arriva si può solo partire...
vuoto
vuoto
che promette e non mantiene
si
tu sei così.

Letty

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Il 2 ottobre del 1944 nacque Abdulah Sidran poeta e sceneggiatore bosniaco
Postato da Grazia01 il Venerdì, 02 ottobre @ 20:06:15 CEST (3809 letture)
Ricerche d'autore



Abdulah Sidran, poeta e sceneggiatore bosniaco nacque il 2 ottobre 1944






le nostre ardenti preghiere per la pace?
Se ne infischia la Morte della lacrima della ragazza,
se ne infischia la Morte delle preghiere dell’uomo »
Abdulah Sidran, Pianeta Sarajevo







L’INCUBO


Che stai facendo, figlio?

Sogno, madre mia, sogno che sto cantando,
e tu mi chiedi, nel sogno: che stai facendo, figlio?

Cosa canti nel sogno, o figlio?

Canto, madre mia, che avevo una casa.
E adesso la casa non ce l’ho. Questo canto, madre mia.

Avevo la mia voce, o madre, e la mia lingua avevo.
E ora non ho né voce né lingua.

Con la voce che non ho, nella lingua che non ho,
dalla casa che non ho, io canto la mia canzone, o madre.





Le lacrime delle madri di Srebrenica
di Abdulah Sidran

Sarebbe meglio non fosse
piuttosto che sia
così
come oggi è
la nostra Srebrenica
Nulla di morto né di vivente
in lei
può più abitare
Sotto un cielo plumbeo
l'aria di piombo
mai nessuno
ha imparato
a mettersi nei polmoni

Da lei fugge tutto
ciò che ha gambe
con le quali possa
e sappia dove
fuggire
Da lei fugge tutto
anche ciò che da nessuna parte
se non sotto la terra nera
può fuggire
Gli ortodossi fuggono
i nuovi come i vecchi
i musulmani fuggono
i vecchi come i nuovi
E chi in qualche modo
è rimasto vivo
andato via e poi tornato
neppure un inverno con l'estate
ha messo insieme
né un autunno
con la primavera
ma ha cercato
quanto prima
di andarsene da Srebrenica
E quei cattolici
nostri vicini
e per loro Srebrenica
per centinaia d'anni
è stata l'amata
e bellissima
sede principe
della loro buona
e nobile comunità
se ne sono andati da tempo
Come se
nella loro saggezza avessero
saputo che sarebbe arrivato un tempo
in cui non ci sarebbe più stata
la buona Srebrenica
Ci dicono
da dieci anni ce lo dicono
che in Bosnia
la guerra è finita
A noi spiegano
e inviano istruzioni scritte
che nel nostro Paese
Bosnia Erzegovina
la guerra è finita
e che nessuno
deve più
guardare al passato
Credono forse
davvero
che siamo vivi
noi che stiamo qui
e da questo luogo
parliamo così
come se davvero fossimo vivi
Davvero pensano che si chiami salute
davvero pensano che si chiami ragione
ciò che in noi è rimasto
della salute e della ragione di un tempo?
Non vedono, non sentono forse
non sanno forse che noi,
quelli rimasti, siamo più morti di tutti
i nostri morti, e che qui oggi, con la loro voce,
la voce dei nostri morti, dalle loro gole,
gridiamo e con il loro grido - noi parliamo?
Non ci permettete di
guardare al passato!
E noi non lo guardiamo, ma è lui a guardarci!
Voi dite:
guardate al futuro!
Ma noi, nessun
futuro in nessun luogo
riusciamo a vedere
né vediamo che lui
con un sol occhio
guardi noi
e neppure che ci veda
e che di noi si preoccupi.

Abdulah Sidran










Abdulah Sidran (Sarajevo, 2 ottobre 1944) è un poeta e sceneggiatore bosniaco, figura emblematica della letteratura bosniaca. Collaboratore per alcuni anni di Emir Kusturica, è intervenuto poeticamente nel testo de “Il cerchio perfetto” (1997) di Ademir Kenovic. Tema dominante di alcuni suoi versi è stato il travaglio della sua città durante l'assedio.


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Il 2 ottobre 1879 nacque Wallace Stevens, poeta statunitense
Postato da Grazia01 il Venerdì, 02 ottobre @ 20:01:27 CEST (2417 letture)
Ricerche d'autore



Il 2 ottobre 1879 nacque Wallace Stevens, poeta statunitense



Dame unite d’America


Le foglie non bastano a coprire la faccia
che indossa. Così s’espresse l’oratore: “La massa
è nulla. Il numero di uomini in una massa
d’uomini è nulla. La massa non è più grande
del singolo uomo della massa. Ogni massa
promulga il proprio paradigma.” Le foglie
non bastano a celare la faccia dell’uomo
di questa massa morta e di quella. Il vento si può
colmare di facce come di foglie, soffiare folate di bocche,
e di bocche che piangono e piangono giorno dopo giorno.
Potrebbero essere noi stessi, noi stessi risonanti,
le nostre facce che ruotano attorno a una faccia centrale
e poi di nuovo novunque, via via lontano?
Eppure una faccia continua a tornare (mai quella),
la faccia di un uomo della massa, mai la faccia
che l’eremita su una lingua di sabbia avrebbe visto,
mai il politico nudo istruito
dal saggio. Le foglie non bastano a incoronare,
a coprire, incoronare, coprire – e dillo –
l’attore che alfine declamerà la nostra fine.





Uomo e bottiglia

La mente è la grande poesia dell’inverno, l’uomo,
che per trovare quanto possa bastare
distrugge dimore romantiche
di rosa e ghiaccio
nella terra della guerra. Più che l’uomo, è
un uomo con la furia d’una razza d’uomini,
una luce al centro di molte luci,
un uomo al centro di uomini.
Deve soddisfare la ragione sull’essenza della guerra,
deve persuadere che la guerra è parte di se stessa,
una maniera di pensare, un modo di
distruggere, come la mente distrugge,
un distogliere, come una delusione antica volge
le spalle al mondo, una vecchia tresca con il sole,
un’aberrazione impossibile con la luna,
una volgarità di pace.
Non è la neve che è pagina, penna.
La poesia sferza più feroce del vento,
mentre la mente, per trovare quanto possa bastare,
distrugge dimore romantiche di rosa e ghiaccio.






Sonà

Il mondo fisico stasera è insensato
e non ve n’è altro. C’è Già-ahi-me, seduto
che suona la chitarra. Già-ahi-me è una belva.
O forse la chitarra è una belva o forse sono
due belve. Ma della stessa razza – due belve coniugali.
Già-ahi-me è la belva maschio… un imbecille,
che schiocca un suono. La chitarra è un’altra belva
sotto al suo tip tap tap. E’ lei a rispondere.
Due belve ma della stessa razza e poi non belve.
Eppure due non proprio della stessa razza. Qui è così.
Vi sono molte di queste belve che non si vedono mai,
si muovono in modo che i passi siano lievi e quasi nulla.
Oggi pomeriggio il vento e il mare erano così…
E dopo un po’, con Già-ahi-me addormentato,
un gran giaguaro in corsa provocherà un flebile fruscio.





Conversazione continua con uomo silenzioso

La vecchia chioccia bruna e il vecchio cielo celeste,
tra i due si vive e si muore –
la ruota di carro spezzata sul colle.
Come se, al cospetto del mare,
asciugassimo reti e rammendassimo vele
e parlassimo di cose senza fine,
della tempesta senza fine del volere,
un volere e numerosi voleri, e del vento,
dei numerosi significati nelle foglie,
ridotti a uno sulle soglie,
anello, di quella tempesta, con la masseria,
la catena che chioccia turchese e cielo legava
e la ruota spezzatasi mentre il carro passava.
Non è una voce che sta sulle soglie.
Non è un discorrere il suono che sentiamo
in questa conversazione, ma il passo
delle cose nel loro muoversi: l’altro uomo,
il mostro turchese che si aggira dabbasso.






Della superficie delle cose

Nella mia stanza il mondo è al di là della mia capacità di capire;
ma quando cammino vedo che consiste di tre o quattro colline e una nuvola.
Dal mio balcone scruto l’aria gialla,
leggo ciò che ho scritto:
“La primavera è una bella che si sveste”.
L’albero d’oro è blu.
Il cantante s’è alzato il mantello sul capo.
La luna è nelle pieghe del mantello.










Wallace Stevens nacque a Reading il 2 ottobre del 1879 e morì a Hartford il 2 agosto 1955.


Studiò giurisprudenza ma lasciò l'avvocatura per lavorare a Hartford come dirigente di una società di assicurazioni. Poeta di grande mestiere, fu sensibile a influenze della poesia europea, in particolare francese, da Baudelaire a Corbière e a Mallarmé. Nonostante i molti echi dei grandi romantici inglesi, soprattutto John Keats, la sua poesia va letta nel contesto del rinnovamento del linguaggio compiuto dal Modernismo letterario angloamericano.
Dalla raffinata ed enigmatica eleganza della prima raccolta Harmonium (1924) alle riflessioni più politiche di Ideas of Order (Idee di ordine, 1936), ai poemi della tarda maturità, Stevens approfondisce il rapporto dialettico realtà-fantasia, con una spettacolare serie di variazioni e con una grandiosità progettuale ed esecutiva che lo impongono come uno dei poeti più consapevoli e compiuti del Novecento non solo in America. Nel 1955 la raccolta delle sue poesie gli valse il Premio Pulitzer per la poesia. In Italia la poesia di Stevens fu tradotta tempestivamente nel 1954 da Renato Poggioli, che intrattenne un'ampia corrispondenza con Stevens e ne citò stralci nel commento alla raccolta Mattino domenicale ed altre poesie (1954). Dagli anni 1980 sono apparse numerose altre traduzioni commentate, anche se Stevens rimane un poeta per poeti sia in America che all'estero.
La rivista semestrale The Wallace Stevens Journal, edita dalla Wallace Stevens Society, è interamente dedicata a studi di carattere specialistico del poeta di Hartford, ma comprende anche omaggi di poeti americani ed europei. Infatti Stevens è uno degli scrittori del Novecento su cui la critica si è più soffermata e continua a dibattere. Lievemente inferiore è stato il suo influsso in Inghilterra. Si veda il volume di saggi critici Wallace Stevens Across the Atlantic, a cura di Bart Eeckhout e Edward Ragg, prefazione di Frank Kermode (Hampshire, Palgrave, 2008).

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La potenza del pensiero
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 settembre @ 21:25:37 CEST (2992 letture)
Ricerche d'autore








La potenza del pensiero
muta il destino.

L’uomo semina un pensiero
e raccoglie un’azione;
semina un’azione
e raccoglie un’abitudine;
semina un’abitudine
e raccoglie un carattere;
semina un carattere
e raccoglie un destino.

L’uomo costruisce il suo avvenire
con il proprio pensare ed agire.
Egli può cambiarlo
perché ne è il vero padrone.


Swami Sivananda

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A cinquant'anni si è più intelligenti.
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 settembre @ 20:03:13 CEST (2900 letture)
Psicologia e salute III





A cinquant'anni si è più intelligenti. Perché, maturando, si impara a cogliere l'essenza della vita. Lo dice la scienza: intorno alla metà dell'esistenza il nostro quoziente aumenta. Magari il ragionamento perde velocità, ma guadagna in qualità. Perché andiamo al cuore del problema senza rimanere impigliati nei dettagli. " Il pensiero è una specie di cammino, ha bisogno di una tappa dopo l'altra, senza ritmi forzati" dice la psichiatra Donatella Marazziti. " Il cervello non smette mai di crescere e la mente diventa sempre più selettiva. Come un occhio che, davanti al bersaglio, non vede più tanti cerchi, ma soltanto il centro. E sa colpirlo."...



Proviamo a paragonare la vita ad un quadro. Da giovani stiamo lì a guardarlo da vicino, non ci perdiamo un particolare, riconosciamo le pennellate, i tocchi di colore, scorgiamo piccoli oggetti introvabili. Però, basta fare un passo indietro e, da una certa distanza, il dipinto ci appare nel suo insieme. Così lo vediamo davvero in tutta la sua portata: l'immagine, i simboli, la bellezza, le emozioni. Ecco, l'intelligenza di chi ha passato la maturità assomiglia agli occhi, anzi alla mente, di chi osserva da lontano: solo così coglie il significato profondo della vita. Magari non si vede la piumetta tremula del cardellino, ma si capisce tutto di quell'uccellino...

Fonte: F settimanale
Cairo editore

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