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E' giunta la sera
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 agosto @ 15:59:45 CEST (422 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









 E’ giunta la sera


Vorrei tornare da te

per rivederti

per sentire la tua voce

entrare nei tuoi pensieri

che erano come i miei.

Ma ora ti penso

come allora e come un sogno

torno bambino e corro da te.

Ti cerco ma non ti trovo

mentre io sono qui come allora

ma non è più come prima

si è rotto quel filo misterioso

che ci teneva uniti.

Ma tu cercami e non lasciare

che il tempo ci dimentichi.

Io ti aspetto ora e sempre

perchè il vero amore non muore mai.





r.chesini 04.07.2015

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Piera Oppezzo
Postato da Grazia01 il Domenica, 02 agosto @ 20:28:19 CEST (355 letture)
Ricerche d'autore







Il 2 agosto del 1934 nacque Piera Oppezzo,
poetessa italiana († 2009)

Chi ricorda ancora questa poetessa?
Piera Oppezzo è un'artista rilevante e infelice, scomparsa nel 2009,
con una creatività difficile e sofferta e equilibri psichici oppressi dalla malattia.
Alla poesia fresca e vivace degli inizi fa seguito una poetica complicata
e di difficile comprensione.
Una metamorfosi che le fa espellere dai suoi versi i sentimenti
per dare spazio a ricerche espressive spesso oscure.
Non è il genere di poesia che preferisco,
tuttavia vi è un livello di dolore e verità nei suoi versi
che non merita di essere dimenticato.




ESTERNO

Il paesaggio è pronto
per una bella
serata autunnale
che l'uomo asseconda
con ondosità tranquille
del suo passo mentale.
L'albero è là
il pensiero più sotto
il cielo lassù
lui in basso a destra
volendo potrebbe avvertire
queste nette, lucide
perfette distanze.


In questa poesia, L a grande paura, si respira il tema più volte dibattuto
dell’emancipazione femminile in contrapposizione
a quello della schiavitù, dibattimenti che ci hanno condotto
nel tempo a molte conquiste ma, una domanda mi sorge spontanea:
in un’Italia con un forte imprinting patriarcale,
dove a tutt’oggi la carriera politica e religiosa della donna
checché se ne dica è subordinata all’uomo,
possiamo davvero parlare di “uguaglianza”
e di “pari opportunità”?






La grande paura


La storia della mia persona
è la storia di una grande paura
di essere me stessa,
contrapposta alla paura di perdere me stessa,
contrapposta alla paura della paura.
Non poteva essere diversamente:
nell’apprensione si perde la memoria,
nella sottomissione tutto.
Non poteva
la mia infanzia,
saccheggiata dalla famiglia,
consentirmi una maturità stabile, concreta.
Né la mia vita isolata
consentirmi qualcosa di meno fragile
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.
All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.

Piera Oppezzo



"E’ contenta la persona
se trova parole che somigliano
alla vita.
Se con la vita proprio adesso
si sono messe in relazione.
E’ così che viene a sapere".

Piera Oppezzo


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Cielo
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 agosto @ 10:22:41 CEST (457 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








Sto contemplando
un meraviglioso cielo stellato.
Non riesco a staccare lo sguardo
da questa fantastica distesa
di luminosissime stelle,
che sembrano sorridermi.
La luce della brillante luna
accarezza il mio animo.
Chiudo gli occhi e respiro
profondamente...
ecco ora mi sento
in sintonia con l'universo
e a lui chiedo,
in questo grande silenzio,
un miracolo,
lui sa quale.

Grazia

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Arrivederci Luglio
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 luglio @ 09:08:03 CEST (386 letture)
Un pensiero al giorno




Saluto il mese di luglio che sta finendo con questa vecchia canzone rivisitata di Riccardo Del Turco





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"Pane e castagne"
Postato da Grazia01 il Giovedì, 30 luglio @ 18:48:28 CEST (334 letture)
Testi canzoni II








Aspettami ogni sera davanti a quel portone....

Mangiamo pane e castagne, in questo chiaro di luna,
le mani ben ancorate su questa linea.
Domani ce lo diranno dove dobbiamo andare,
domani ce lo diranno cosa dobbiamo fare.
Ci sta una terra di nessuno, da qualche parte del cuore,
come un miraggio incastrato la noia e il dolore.
Domani ce lo diranno come dovremo passare,
ma c'è una terra di nessuno e ci si deve arrivare.
Aspettami ogni sera davanti a quel portone,
e se verrai stasera ti chiamerò per nome.
Chissà che occhi avremo, chissà che occhi avrò,
ma se mi chiami amore, io ti risponderò.
Mangiamo pane e castagne, come una poesia,
perduta nella memoria dai tempi di scuola.
Domani ce lo diranno, cosa vorranno che sia,
ce lo diranno domani, prima di andare via.
Aspettami ogni sera davanti a quel portone,
e se verrai stasera ti chiamerò per nome.
Chissà che occhi avremo, chissà che occhi avrò,
ma se mi chiami amore, ti riconoscerò.

Francesco De Gregori,"Pane e castagne"



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Perchè mancavi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 27 luglio @ 20:42:32 CEST (363 letture)
Poesie d'autore I







Perchè mancavi



Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

PRIMO LEVI


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Il 26 luglio 1926 nacque a Fabriano Anna Malfaiera
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 18:39:11 CEST (381 letture)
Ricerche d'autore








Il 26 luglio 1926 nacque a Fabriano Anna Malfaiera, poetessa italiana che morì a Roma nel 1996

Dopo essersi diplomata presso la Facoltà di Magistero di Urbino, si trasferisce a Roma dove lavora al Ministero della Pubblica Istruzione. Collabora alle riviste letterarie “Letteratura”, “Galleria” e “Fiera letteraria”, partecipando a letture e varie manifestazioni culturali. Sue poesie sono apparse in numerose antologie. Agli anni 1987-1989 risale il suo incontro con il teatro e la produzione di testi destinati alla lettura e alla rappresentazione. Tra le sue raccolte ipoetiche ricordiamo: Fermo Davanzale (Padova, Rebellato, 1961); Il vantaggio privato (Sciascia, Caltanissetta, 1967 e 1970); Lo stato d’emergenza, a cura di Emilio Villa, con disegni di Valeriano Trubbiani (Macerata, La Nuova Foglio, 1971); Verso l’imperfetto, a cura di Adriano Spatola, con introduzione di Alfredo Giuliani (Mulino di Bazzano, Tam Tam, 1984); E intanto dire, a cura di Mario Lunetta, con postfazione di Giulia Niccolai (Roma, Il Ventaglio, 1991); 27, Rue De Fleurus, con una nota critica di Mario Lunetta (Roma, Il Ventaglio, 1992); Il più considerevole, (Verona, Anterem edizioni, 1993).






Il più considerevole

Leggero persistente mi piace il segno
che s’impone tra tanti libero. Mi piace
quando aggregato cosciente produce
la cosa pensata scritta. Azione
in senso straordinario in armonia
con le intenzioni calco e suono
il segno incede s’inoltra si combina
recede o vaga incerto. Mia meta
quotidiana avanti indietro rigetto
dell’aldiqua dell’aldilà investita
dagli utensili dal cibo dalla polpa
del frutto marcito. Mio riscontro
io e il segno che emerge autonomo.
Mi stupisce se origina e sopravanza
una risoluzione ragionata mi riduce
se appena si evidenzia un soffio contrario
lo scombina lo consegna al vuoto fantasma
invariato sibilo lacerante lacerato.

*

Accorre si affolla la comprensione
del mondo intero estremamente desiderata
quantità di esperienze motivate contrastanti
paralizzate che pure gemendo si amano
complementi che s’ingegnano ad essere
a resistere per riproporsi ogni volta
da capo instancabili movimenti da luogo
a luogo andante orchestrato di ricordi
evento favoloso raccontato fondamenta
che rendono il mondo articolato
espresso definito una comune parentela
il primo piano dell’approdo futuro.

*

Come edera d’un tronco annoso arroccata
vita cumulo ispessito di sotterranei
camminamenti fusioni di giorni e notti
innesti raffiche di stagioni inesauste
legami avvinghiati tenacemente resistenti.

*

Ispessisce il silenzio del giorno curvato
il silenzio che nel sonno si turba si tradisce
oppresso quasi grida richiamo afono diluito
nella memoria impregnata di presenze lontane
finalmente docili piume vaganti contese
alla corrente di gelo che mi incrocia.

*

Mi inquieta la paura lecita del fidarsi
o no considerando situazioni condizioni
affanno ed altro senza esagerare preme
con tatto molesto realizzato con talento
in una dinamica progressiva. Non so
se è casualità il meccanismo travolto
dal negativo di quanto non va o andrà
se l’ordine dell’universo esperto
risolve per sé la catastrofe glaciale.






La porta in faccia

Non trattengo la rabbia che da tempo voleva
esplodere restituisco temeraria il poco
forse il nulla di quanto mi ha sopraffatto
a lungo e pure offeso fino a rendermi
cosciente in eccesso del mio rivolgimento.
Pronto l’istinto si arroventa attacca
di colpo fuori di sé proteso ingordo.

*

Mi pettino allo specchio. Contemplazione
negata la smorfia abituale subito evidente.

Stessa ombra costeggia il corpo vi approda
un insistente ingombro di presagi. Appare
si fa beffa induce il dubbio a farsi liquido.
Malformazione della mente. Le ferite essiccate
si riaprono e con le nuove gocciano sangue
misto a mucosa. La smorfia del viso raggrinzito
s’incunea taglia la simmetria del composto
consueto un tempo certo ordinato erboso.

*

Infine stare un senso greve di colore
grigio su quanto accade sullo sfondamento
dei pasticciati rimandi mio corpo estraneo
al quotidiano scorrimento inconsistente
eppure vigile respiro unico affaticato
non riparato dal disincanto alla porta.

*

Differenze di natura in una assortita
collocazione. Percorrono in lungo e in largo
flussi d’intolleranza di disperazione.
Sembra vano appellarsi a pratiche associative
a ordini legittimati alle relazioni di scambio
subentrano autorità azioni repressive
imposizioni forte debole congiunzione.

*

Questo malessere può essere un abisso
profondissimo un demone in estensione
in coincidenza di presentimenti avversi
un contenitore di ombre vaganti inascoltate
specchio senza rimandi di cose e persone
somma d’intenti perduti contrapposti
alla pura casualità respiro inafferrabile
di un consistente azzardo invasore.

Anna Malfaiera

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Il 26 luglio del 1875 nacque Antonio Machado
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 17:25:14 CEST (363 letture)
Ricerche d'autore







Il 26 luglio del 1875 nacque a Siviglia Antonio Machado, il cui nome completo è Antonio Cipriano José María y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi appartenente alla cosiddetta generazione del '98. Fratello minore di Manuel, morì a Collioure, Francia nel 1939.





Primaverile

Nuvole, sole, prato verde e case
Sull'altura, confusi. Primavera
argine. Ha messo nell'aria fredda dei campi
La grazia di quei pioppi lungo l'argine.

Dalla valle i sentieri vanno al fiume:
là, sul ciglio dell'acqua, amore aspetta.
Per te indossano i campi questa veste
Di giovane, oh invisibile compagna?

E quest'odore del faceto al vento?
E quella prima bianca margherita?
Sei con me dunque? Nella mano

Sento un doppio battito e il cuore mi grida
E nelle tempie mi assorda il pensiero:
si, sei tu che fiorisci, che resusciti.




Poeta, nel tramonto.

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza... Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole... Che cerchi,
poeta, nel tramonto?






Se io fossi poeta

Se io fossi un poeta
galante, canterei
agli occhi vostri un canto così puro
come sul marmo bianco l'acqua chiara.
E in una strofa d'acqua
tutto il canto direbbe:
"So già che non rispondono ai miei occhi,
che vedono e guardando nulla chiedono,
i vostri chiari; hanno i vostri occhi
la calma buona luce,
luce del mondo in fiore, che un mattino
ho visto dalle braccia di mia madre".




Io non respiro

Io non respiro più, nella tiepida aria d'estate,
i profumi del tuo corpo e dei tuoi capelli;
ma come una vampa segreta al fondo di un bruciore
il desiderio delle tue labbra è restato fra le mie labbra!



Ogni amore è fantasia

Ogni amore è fantasia;
inventa l'anno, il giorno,
l'ora e la sua melodia;
inventa l'amante e anche
l'amata. Non è una prova
contro l'amore che l'amata
non sia mai esistita.

Antonio Machado

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Il 26 luglio 1791 nacque ]Franz Xaver Wolfgang Mozart,
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 16:51:21 CEST (320 letture)
Ricerche d'autore




Il 26 luglio del 1791 nacque Franz Xaver Wolfgang Mozart, compositore, pianista e direttore d'orchestra austriaco († 1844)

Era l'ultimo dei sei figli di Wolfgang Amadeus Mozart e Constanze Weber; solo lui e il fratello Carl Thomas, però, giunsero all'età adulta. Fu chiamato Wolfgang in omaggio a suo padre e Franz Xaver in omaggio a Franz Xaver Süssmayr, compositore ed intimo amico di Mozart. Nacque solo 5 mesi prima della morte del padre, che quindi non conobbe ma che cerco di emulare per tutta la vita. L'ombra di suo padre grava su di lui anche nella morte. Sulla sua lapide campeggia la seguente iscrizione:

"Che il nome di suo padre sia il suo epitaffio, giacché la sua venerazione per lui fu l'essenza della sua stessa vita."


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Segni
Postato da Letty il Sabato, 25 luglio @ 09:33:46 CEST (352 letture)
Le poesie di Letty - II











Segni
Segni
Segni
quanti segni!
Devo incorniciarli tutti questi miei capolavori
firmarli con i vostri nomi.
Fare arte di questo dolore
venderli a un rigattiere di periferia
chissà se il destino se li compra!
Segni, scarabocchi che ho impreziosito d'amore, innalzato con le migliori parole...
erano stracci
e mi hanno solo tolto i colori.

©Yelena B.

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Anniversario della nascita di Ernest Hemingway
Postato da Grazia01 il Martedì, 21 luglio @ 18:52:56 CEST (480 letture)
Racconti e altro di Hemingway






Il 21 luglio del 1899 (116 anni fa) nasceva:
Ernest Hemingway scrittore, Nobèl per la letteratura 1954.


Tu non sei i tuoi anni

Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

Ernest Hemingway

È sbagliato giudicare un uomo dalle presone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.

Ernest Hemingway



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Buio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 20 luglio @ 20:32:06 CEST (471 letture)
Un pensiero al giorno








Se l’ Universo è pieno di un’infinità di stelle,
perché la luce proveniente da tutte le stelle
non si somma rendendo il cielo sempre luminoso?
In un Universo infinitamente grande,
ci aspetteremmo che il cielo notturno sia chiaro,
perché sarebbe illuminato dalla luce di tutte queste stelle.
Tuttavia sappiamo per esperienza che lo spazio è oscuro e buio.
Questa contraddizione prende il nome di “Paradosso di Olbers”.
E’ un paradosso perché secondo logica ci aspetteremmo di vedere
il cielo notturno luminoso,
invece l’esperienza ci dice il contrario.



Non abbandonarti

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell'oriente
di tra l'intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d'ogni certezza, non son figli
dell'aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s'è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.

Tagore



La più bella storia d'amore

L'ultimo suono del tuo addio,
mi disse che non sapevo nulla
e che era giunto
il tempo necessario
di imparare i perché della materia.

Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l'ingenua volontà dell'occhio.

Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell'udito.
Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.

Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.

Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.
Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.

Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l'eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La Più Bella Storia d'Amore
ma, come dice l'adagio
non si finisce mai
di imparare e di dubitare.

E così, ancora una volta
tanto facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella fugace,
seppi che la mia opera era stata scritta
perché La Più Bella Storia d'Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi.

LUIS SEPULVEDA



La vita dell’uomo è una lunga marcia attraverso la notte;
nemici invisibili lo circondano,
la stanchezza e il dolore lo torturano
ed egli avanza verso una mèta
che pochi possono sperare di raggiungere
e dove nessuno potrà sostare a lungo. Uno per uno,
mentre procedono, i nostri compagni scompaiono alla vista,
colpiti dagli ordini silenziosi della morte onnipotente

Bertrand Russell

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Camminare
Postato da Grazia01 il Domenica, 19 luglio @ 21:23:28 CEST (225 letture)
Un pensiero al giorno









Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le persone,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina, guardando una stella, ascoltando una voce,
seguendo le orme di altri passi.
(Ruben Blades)







L’atto di camminare senza fretta è un atto di rivolta.
E’ una presa di posizione contro i valori borghesi,
contro una vita incentrata sugli obiettivi da raggiungere,
contro i troppi impegni, il trambusto, le seccature.
Per lo spirito creativo, l’atto di camminare riconcilia lavoro e gioco.
(Tom Hodgkinson)

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Innocenza
Postato da Grazia01 il Giovedì, 09 luglio @ 20:28:38 CEST (415 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI










Innocenza


Sedersi su un masso
in mezzo a un torrente
e lasciarsi inondare
dall'acqua danzante.
Sdraiarsi in un prato
all'ombra di un noce
e farsi asciugare
dal vento veloce.
Salire sul monte
dove l'aria è leggera
e carezzar le nubi
quando arriva la sera.
Attendere l'alba
per vestir di rugiada
come quando nascevi
pura, perfetta e ignara.


Grazia

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CERTA ETÀ
Postato da rosarossa il Giovedì, 09 luglio @ 20:20:10 CEST (326 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










CERTA ETÀ

Giunti alla famosa certa età
fatti da parte, non spingerti più in là!
Pensa a te stessa e guarda i giovani
di quanto son capaci
e quel che fanno!!!
Loro istruiti, belli, sani e forti, ti invitano
a non illuderti di essere importante
anche se sanno che questo no ti è mai
passato per la mente,
ma stai nell'angolino, non esporti,
prega e contatta la sorella morte.
Lascia che certe cose li faccia
chi preparato, li sa fare.
Se continui, sappi:
che ti andranno sempre male!

Rosarossa

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IL SOGNO
Postato da Grazia01 il Giovedì, 09 luglio @ 20:15:14 CEST (219 letture)
Ricerche d'autore








IL SOGNO

Se il sonno fosse (come dicono) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L’ora
ci deruba d’un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell’ombra,
d’un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell’oscuro
sonno, dall’altra parte del tuo muro?

(Jorge Luis Borges)

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Il mondo è pieno...
Postato da Grazia01 il Domenica, 05 luglio @ 15:18:07 CEST (281 letture)
Un pensiero al giorno








Il mondo è pieno di gente brava,
ma la vita spezza tutti imparzialmente.
E quelli che sopravvivono sono più forti,
soprattutto nei punti in cui sono stati spezzati

Margaux Hemingway


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4 luglio
Postato da Grazia01 il Sabato, 04 luglio @ 19:11:02 CEST (265 letture)
Un pensiero al giorno





Durante la giornata del 4 luglio, tutti gli americani seguono un rituale preciso, che solitamente si realizza con la partecipazione alle parate mattutine proposte dalle grande città. Per questa ricorrenza, gli uffici federali, le poste e le banche restano chiuse, mentre nelle basi militari, a mezzogiorno in punto, vengono sparati tanti colpi di pistola quanti sono gli Stati appartenenti agli USA: in questo modo si realizza il saluto militare cosiddetto Salute to the Union, che ricorda le primissime celebrazioni dell’Independance Day del 1777, quando vennero sparati tredici colpi di pistola (all’epoca erano solo 13 le colonie facenti parti del neonato Stato Americano ndr), una volta al mattino ed un’altra al tramonto, a Bristol, nel Rhode Island.



La sera, invece, c’è grande attesa per gli irrinunciabili fuochi d’artificio che illuminano la notte di tutte le città americane, dove seguendo le note dell’inno americano The Star – Spangled Banner, partono le batterie luminose fra i canti commossi intonati con la mano sul cuore.

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Come ci si sente da vecchi?
Postato da Grazia01 il Sabato, 04 luglio @ 12:59:11 CEST (290 letture)
Un pensiero al giorno





L'altro giorno, una ragazza giovane mi ha chiesto: - cosa provi nell'essere vecchio?-
Mi ha sorpreso molto la domanda, dato che non mi sono mai ritenuto vecchio. Quando la ragazza ha visto la mia reazione, immediatamente si è dispiaciuta, ma le ho spiegato che era una domanda interessante. E poi ho riflettuto, ho pensato che invecchiare è un regalo.
A volte mi sorprende la persona che vedo nel mio specchio. Ma non mi preoccupo di lei da molto tempo. Io non cambierei nulla di quello che ho per qualche ruga in meno ed un ventre piatto. Non mi rimprovero più perché non mi piace spolverare, o perché non mangio alcune "cose" . Mi sento finalmente nel mio diritto di essere disordinato, stravagante e trascorrere le mie ore contemplando i fiori.
Ho visto alcuni cari amici andarsene da questo mondo, prima di aver goduto della libertà che viene con l'invecchiare.
A chi interessa se scelgo di leggere o passeggiare sotto la Luna?
A chi interessa se ballo da solo ascoltando la musica anni 70?
E se dopo voglio piangere per un Amore perduto?
E se cammino sulla spiaggia in costume da bagno, portando a spasso il mio corpo rinsecchito e mi tuffo fra le onde lasciandomi da esse cullare, nonostante gli sguardi di quelli che Mi vedono troppo magro.
È vero che attraverso gli anni il mio cuore ha sofferto per la perdita di una persona cara, ma è la sofferenza che ci dà forza e ci fa crescere. Un cuore che non si è rotto, è sterile, e non saprà mai della felicità di essere imperfetto. Sono orgoglioso e grato di aver vissuto abbastanza per far ingrigire i miei capelli e per conservare il sorriso della mia giovinezza, di quando ancora non c'erano solchi profondi sul mio viso.
Orbene, per rispondere alla domanda con sincerità, posso dire: - Mi piace essere vecchio, perché la vecchiaia mi rende più saggio, più libero! -
So che non vivrò per sempre, ma mentre sono qui, voglio vivere secondo il Mio cuore. Non voglio lamentarmi per ciò che non è stato, né preoccuparmi di quello che sarà. Nel tempo che rimane, semplicemente amerò la vita come ho fatto fino ad oggi, il resto lo lascio a Dio.

Domenicoantonio Veneziano De Vita
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Il lago di Misurina
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 01 luglio @ 22:11:36 CEST (388 letture)
Leggende e fiabe  I





La leggenda del Lago di Misurina

A qualche chilometro da Cortina, si trova il lago di Misurina che, insieme ai più importanti e bei gruppi dolomitici, costituisce una delle punte di diamante di questa zona. La location di questo specchio d’acqua naturale, incastonato tra le Tre Cime di Lavaredo a nord, dai Cadini ad est e dal Marmarole e del Sorapis a sud, è tanto affascinante quanto la storia che sta dietro la sua origine.
Vuole la leggenda che un tempo, a capo della zona che si estende tra le Tofane e le Tre Cime di Lavaredo, vi fosse un potente e forte re chiamato Sorapis. Il sovrano rimasto vedovo, aveva una figlia di nome Misurina, per la quale nutriva un affetto ed una devozione inestimabili. Misurina era una ragazzina viziata e capricciosa, perennemente scontenta e sempre alla richiesta di qualcosa di nuovo. Nonostante ciò Sorapis, che adorava la figlia, non esitava mai ad accontentarla e ad assecondare i suoi atteggiamenti, i quali le venivano puntualmente perdonati perché attribuiti alla mancanza della mamma.



Un giorno Misurina venne a conoscenza dell’esistenza di una fata che viveva sulla cima del Monte Cristallo, la quale possedeva uno specchio magico che permetteva di leggere i pensieri delle persone. Ovviamente la ragazzina non esitò un istante a chiedere e a supplicare il padre perché l’accompagnasse sulle pendici del monte. E così fu, Sorapis condusse la sua bambina al cospetto della fata con l’obiettivo di farsi consegnare ad ogni costo lo specchio incantato. La fata fece di tutto per dissuadere il re e Misurina dall’avere lo specchio, ma alla fine, di fronte alle lacrime di Sorapis, non potè fare altro che acconsentire a cedere il suo prezioso oggetto a Misurina. Anche gli specchi magici però hanno un prezzo, ed in questo caso era molto alto. Sul monte Cristallo, la fata possedeva un bellissimo giardino pieno di fiori di ogni tipo, questi però appassivano sempre precocemente per l’eccesso di sole, così, come compenso per lo specchio magico, questa richiese che Sorapis si trasformasse in una montagna che avrebbe avuto lo scopo di tenere all’ombra il variopinto giardino fiorito. Misurina era talmente felice di tenere tra le mani il suo nuovo gioco che non si scompose minimamente all’idea di non rivedere più suo padre che in quello stesso momento si stava trasformando in un’enorme montagna con alberi al posto dei capelli e crepacci al posto delle rughe. Accecata dall’avidità, Misurina non si accorse di essere a centinaia di metri dal suolo e guardando a terra perse i sensi e cadde nel vuoto sotto lo sguardo inerme di Sorapis che non si era ancora trasformato del tutto. Il dolore per la morte della figlia che era la sua unica ragione di vita, spinse il re ad un pianto disperato, le cui lacrime formarono due grandi ruscelli che scorrendo verso valle andarono a modellare quello che oggi noi conosciamo come il lago di Misurina. Per quanto riguarda lo specchio, questo si infranse tra le rocce ed i suoi mille frammenti finirono nel lago, alle cui sponde diedero i riflessi multicolore che ancora oggi tingono i pensieri e la fantasia di coloro che ammirano le sue acque cristalline.

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Luglio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 01 luglio @ 08:18:23 CEST (377 letture)
Messaggi II







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Ci sarò
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 giugno @ 21:02:21 CEST (340 letture)
Un pensiero al giorno










E ricordati, io ci sarò.
Ci sarò su nell'aria.
Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare,
mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami.
Ci si parla.
Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.

Tiziano Terzani

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La nave di San Pietro e San Paolo
Postato da Grazia01 il Domenica, 28 giugno @ 22:28:12 CEST (304 letture)
Un pensiero al giorno





LA BARCA DI SAN PIETRO.


Consiste nell’usanza di porre, nella notte
fra il 28 e il 29 giugno
(festività dei santi Pietro e Paolo),
un contenitore di vetro riempito
d’acqua su un prato e nel far colare
nell’acqua un albume d’uovo.

Al mattino seguente si dovrebbero
trovare nell’acqua delle strutture,
formate dall’albume, che ricordano
le vele di una nave.

In considerazione di come apparivano
le “vele” si poteva trarre buono o
cattivo auspico di come sarebbe
stata l’annata agraria.

Il Santo, passando, avrebbe soffiato
nel fiasco facendo apparire la sua barca.




Al mattino i bambini correvano a prendere
il contenitore dove l’albume si era disposto
formando la chiglia, gli alberi maestri, e le vele.

Certo, ce ne vuole di fantasia, ma i più
piccoli si immaginavano le funi, le onde e persino
il vento che gonfiava le vele; c’è chi ci
vedeva addirittura il Santo arrampicato
sul pennone dell’albero più alto, impegnato
a scrutare l’orizzonte.


Domani mattina vedrò come è venuta la mia nave.
Buonanotte

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Nati il 26 giugno - Giovanni Giudici
Postato da Grazia01 il Venerdì, 26 giugno @ 22:14:49 CEST (377 letture)
Ricerche d'autore


Poesie di Giovanni Giudici





IL BENESSERE

Quanti hanno avuto ciò che non avevano:
un lavoro, una casa – ma poi
che l’ebbero ottenuto vi si chiusero.
Ancora per poco sarò tra voi.



DAL CUORE DEL MIRACOLO

Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita più vera?
Già piegato, presumo di non cedere.




La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
Fedelmente, senza tacere
Particolare alcuno, l'evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
Sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s'allacciano
Complicità di visceri, saettando occhiate
D'accordi. E gli astanti s'affacciano

Al limbo delle intermedie balaustre:
Applaudono, compiangono entrambi i sensi
Del sublime - l'infame, l'illustre.

Inoltre metti in versi che morire
E' possibile più che nascere
E in ogni caso l'essere è più del dire.





Questo caro sgomento

L'infanzia dalle lunghe calze nere
Logorate ai ginocchi sugli spigoli
Dei banchi, l'infanzia delle preghiere
Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania
Di zoccoli cristiani sul selciato,
L'infanzia che m'ha dato
Questo caro sgomento mio d'esistere...





Una

Una che si svestiva con molta docilità
deponendo in bell’ordine gli indumenti
uno sull’altro senza alcuna impudicizia
e tuttavia senza il minimo dramma di pudore

Ma appena commentando con ironia e con tenerezza
primo perché sapeva essere quello il rituale
e poi perché la pazienza è nelle donne virtù
che più di noi le frena sulla china della morte

Una che conosceva tutte le lingue del silenzio
e per questo soffriva gli errori delle parole
anche se la parola non è essenza
ma paura d’assenza nell’uomo che le parla

Una che amava il sole e l’oro
e per questo portava tutto il grigio dei doveri
come chi per mancanza di denaro abbia lasciata
sul banco la bella cosa a lungo soppesata.


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IL DESTINO DI NASCERE DONNA Rosarossa
Postato da rosarossa il Venerdì, 26 giugno @ 09:35:23 CEST (422 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX









IL DESTINO DI NASCERE DONNA

Mio Dio
che severo un dì dicesti:
Tu donna partorirai con gran dolore!
Chiedendogli perdono
accettasti con fede il suo castigo,
mentre Lui saliva glorioso al trono.
Donna quanto ti costa l'amore!
Dall'uomo sottomessa, bistrattata e
nel terrore, per la famiglia
fosti sempre tutto fare;
non so dire se per scherno o verità
ti chiamarono l'angelo del focolare.
Sanguinose lotte hai combattuto
per conquistare dignità, valore
e con l'uomo metterti alla pari.
Convinta di essere dalla legge tutelata,
abbracciasti i doveri imposti
senza mai obbiettare,
convinta e rassegnata.
Ma i tuoi diritti dove son rimasti
appiccicati? Tuttora a l'uomo!
Che s'impone ancora
rabbioso e con molto fastidio e
tu donna, poverina!
Cos'hai hai conquistato?
la modernità,del...
femminicidio!

Rosarossa

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Gocce di sole
Postato da Grazia01 il Venerdì, 26 giugno @ 09:19:01 CEST (339 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI







Gocce di sole


Gocce di sole
miele sul viso
dolce calore
invita al sorriso

Magiche notti
di mille stelle
lunghe giornate
dorata la pelle

Volo di stormi
nel cielo sereno
una preghiera
prima di sera

Nuovi profumi
di tempi passati
zucchero e sale
come pensieri

Tenera estate
ancora leggera
promesse di vita
che sembra infinita.


Grazia

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Pensando al cielo...
Postato da Grazia01 il Martedì, 23 giugno @ 22:01:00 CEST (189 letture)
Un pensiero al giorno








Spleen


Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;

Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati

E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

Baudelaire





Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché sanno che è blu.
Noi che non siamo artisti dobbiamo colorare le cose come realmente sono,
o la gente potrebbe pensare che siamo stupidi.

Jules Feiffer




E ogni pausa è cielo in cui mi perdo,
serenità d’alberi a chiaro della notte.

Salvatore Quasimodo

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Luciano Folgore nacque il nato il 18 giugno 1888
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 giugno @ 11:59:24 CEST (396 letture)
Ricerche d'autore






Silenzio

Il cielo
è diventato una nube,
vedo oscurarsi le tube
non vedo 1'ombrello,
ma odo sul mio cappello
di paglia,
da venti dracme e cinquanta
la gocciola che si schianta,
come una bolla,
tra il nastro e la colla.
Per Giove, piove
sicuramente,
piove sulle matrone
vestite di niente,
piove sui bambini
recalcitranti,
piove sui mezzi guanti
turchini,
piove sulle giunoni,
sulle veneri a passeggio,
piove sovra i catoni,
e, quello ch'è peggio,
piove sul tuo cappello
leggiadro,
che ieri ho pagato,
che oggi si guasta;
piove, governo ladro!

E piove soprattutto
sul tuo cappello distrutto
mutato in setaccio,
che ieri ho pagato
che adesso è uno straccio,
o Ermïone
che scordi a casa l'ombrello
nei giorni di mezza stagione.





Tutta nuda

Te,
nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi della tua carne
dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore,
venuto dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l'anima.





L’Alba

Gli orti di Barga stavano, pervasi
da un lieve freddo, lieve, così lieve
che a dirlo non faceva freddo, quasi.
Brina? Sì, no. V'era un biancor di neve,
un presso a poco, un nulla, una chimera
e qualche schiocco nella strada breve.
A un tratto parve che dal ciel piovesse
un po' di guazza, ma non piovve affatto,
com'uno che dicesse e non dicesse.




Musa vagabonda

Se morissi una notte all' improvviso
no, non vorrei salire in paradiso.
Il paradiso è un sito
troppo fuori di mano,
un infinito pieno d'infinito,
un lontano lontano, assai lontano.
Giunti lassù si perde la nozione
delle cose terrestri e vi si oblia
oltre il dolore e la malinconia
i fatti, le disgrazie, le persone,
che ci han rotto le scatole e avverrebbe
ch' angeli o santi si perdonerebbe
coloro che ci diedero fastidio
fino al delirio o fino al suicidio.
Invece io chiedo in premio dei miei mali
non la beatitudine, ma il modo
di vendicarmi a fondo di quei tali.
Vorrei morto di fresco entrare a un tratto
nel corpo del mio gatto,
del mio gatto siamese,
dal muso nero e gli occhi di turchese,
che passa tutto il giorno
ad acciuffar le mosche
che gli ronzano intorno.
Perché dentro le mosche prigioniere,
ci stan l' anime perse dei noiosi
che turbarono sempre i miei riposi.
Ah che rara fortuna, oh che piacere
dar la caccia alle mosche dopo morto!
Spero che Dio, supremo giustiziere,
se ne ricordi e non mi faccia torto.

Luciano Folgore


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BAOBAB
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 17 giugno @ 11:48:34 CEST (324 letture)
Scienze





Baobab

Chiamato dagli Africani "Albero Magico", "Albero Farmacista" e "Albero della Vita", il nome Baobab deriverebbe dal nome arabo “bu- hibab”, (il frutto dai molteplici semi).





Questo immenso e poderoso simbolo dell'Africa che sembra unire il cielo alla terra, fornisce agli uomini, nutrimento e rimedio a molti disturbi e malattie di vario genere.
Ancora sconosciuti al grande pubblico, i frutti e le foglie del Baobab sono stati ampiamente studiati e analizzati dai ricercatori di ogni parte del mondo ed esiste su questa pianta una vastissima letteratura medica tanto da essere definita "Una pianta per il futuro".

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Stupore
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 giugno @ 12:18:49 CEST (229 letture)
Un pensiero al giorno










Gli uomini hanno cominciato a filosofare,
ora come in origine, a causa della meraviglia:
mentre da principio restavano meravigliati
di fronte alle difficoltà più semplici,
in seguito, progredendo a poco a poco,
giunsero a porsi problemi sempre maggiori.

Aristotele


Finché saremo capaci di stupirci e di essere curiosi,
saremo sempre giovani.

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Ciao


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