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ZEFIRO DI PRIMAVERA
Postato da rosarossa il Sabato, 21 marzo @ 10:21:11 CET (572 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX












ZEFIRO DI PRIMAVERA

Sola sul terrazzo a meditare in compagnia
d’ indomabili pensieri la solitudine funge da padrona.
Zefiro sibilando, s’inoltra fra fronde e rami del viale
carezza quasi furtivamente i miei capelli,
m’invita a guardare verso il cielo.
Vedo un corteo di nuvolette bianche, azzurre e rosa,
sento un forte profumo di viole,
mi cingono raggi di luce e di sole,
serenità e dolcezza avverto in cuore ,
grande emozione!
All’improvviso un brivido m’assale mi tuffo
in quell’abbraccio di calore
poi guardo intorno e vedo
la bella primavera che sorride!
Il suo arrivo porta sempre
luce gioia, un filo di speranza e di calore,
un palpito d’amore e
alberi e campi adorna di bellezza e
di splendidi profumati fiori.

Rosarossa

Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Benvenuta primavera
Postato da Grazia01 il Sabato, 21 marzo @ 08:43:39 CET (543 letture)
Messaggi II








La Primavera, ancora un pò incerta e titubante sta facendo il suo ingresso.
E' strano ma anche con tutte le comodità e le distrazioni che abbiamo durante l' inverno,
uscirne è una festa come secoli fa' quando le ragioni erano molte.
Sarà una sensazione atavica, sarà l'età ma la fine dell'inverno è motivo,
per me, di serenità e speranza, malgrado tutto e tutti.
Con il risveglio della natura mi pare che si alleggeriscano i pensieri.

Buona primavera





Primavera,
dolce suono di colori accesi,
piacevole gusto,
del vento tra i capelli.

Stephen Littleword, Poesie





Le dolci brezze si sono risvegliate
spirano e sussurrano giorno e notte
si muovono ovunque
aria fresca nuovo suono
ora povero cuore non temere
ora tutto, tutto deve cambiare.
Il mondo diventa più bello ogni giorno
e non si sa cosa diventerà.
La fioritura non accenna a finire
e fiorisce anche la valle più profonda.
Ora povero cuore dimentica il tuo tormento.
Ora tutto, tutto deve cambiare

Ludwig Uhland, Fede nella primavera





Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa.

Salvatore Quasimodo




Primavera

Sarà un volto chiaro.
S’apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra….
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite: Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

Cesare Pavese





Torna ad ondeggiare al vento
la sciarpa azzurra della primavera;
dolce, impregnata di presentimento
scorre un’aria leggera.
Le violette sognano la vita
già prossima a sbocciare.
Senti, lontano, un’arpa tintinnare?
Primavera,sei tu,ti ho sentita!

E.Morike




Passò lieve il vento di primavera
sul declivio della collina.
Indugiò con le sue dita calde
fra petali ed erba.
Arrossirono i papaveri
nella voglia d’estate
Il vento non se ne accorse.

Mariella Bernio




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Nati oggi 17 marzo - Olga Orizco
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 marzo @ 12:20:58 CET (484 letture)
Ricerche d'autore










Olga Orozco, vero nome Olga Noemí Gugliotta nacque a Toay, il 17 marzo 1920 e morì a Buenos Airesm il 15 agosto 1999, è stata una poetessa, scrittrice e giornalista argentina. Ha subito l'influenza di Rimbaud, Nerval, Baudelaire, Milosz e Rilke.




Madre

Madre: è la tua creatura abbandonata che ti chiama,
che abbatte la notte con un grido e la getta ai tuoi piedi come
un sipario calato
affinché tu non rimanga là, dall’altra parte,
dove riesci soltanto con le tue mani di cieca a decifrarmi
in mezzo a un muro di fantasmi fatti di cieca argilla.
Madre: neanch’io ti vedo,
perché adesso sei coperta dalle gelide ombre del tempo minore
e la distanza massima,
e io non so cercarti,
forse perché non ho saputo imparare a perderti.
Ma sono qui, sul mio piedistallo spaccato dal fulmine,
divenuta statua di sabbia,
manciata di ceneri perché tu scriva su di me il segnale,
i segni mediante i quali torneremo a capirci.
Sono qui, con i piedi impigliati nelle radici del mio sangue
in lutto,
senza poter andare avanti.
Allora cercami tu, in mezzo a questo bosco allucinato
dove ogni scricchiolio è il tuo gemito;
i colpi d’ala, una richiesta d’esilio che mi sfugge;
ogni cristallo di neve è un frammento della tua eternità,
e ogni bagliore il lume che accendi affinché io non mi perda nei
cunicoli di questo mondo.
E tutto si confonde.
E la tua vita e la tua morte si mescolano con le mie come le
maschere negli incubi.
E non so dove sei.
Invano ti invoco in nome dell’amore, della pietà o del perdono,
come chi accarezza un talismano,
una pietra che racchiude quella goccia di sangue rappreso
capace di risorgere nel più impossibile dei sogni.
Niente. Solamente un artiglio di feroce tristezza che apre la tela
di altri anni
per riscoprire un tavolo dove tagli il pane di ogni giorno,
una stanza dove lisci con le pazienti mani quelle grinze
che mi incidono l’anima di febbre e di terrore,
un salone che a un tratto si fa bello per il rito di guardarti
passare
avvolta in un alone di fiera tenerezza,
un letto in cui torni dalla morte solo per non darci troppo
dolore.
No. Io non voglio guardare.
Non voglio imparare di nuovo il nome della gioia nel momento
stesso in cui il suo volto è deturpato dagli enormi buchi,
né sentire che il tuo corpo ferma ancora quella disperata
corrente che lo porta via,
un’altra volta ancora,
per circondarmi come fosse per sempre di conforto e d’addio.
Non voglio sentire il rumore del vetro che si infrange,
né i cani che abbaiano alle bende sinistre,
né vedere come non ci sei.
Madre, madre, chi divide il tuo sangue dal mio?,
cos’è questo che si spezza come una corda tesa che batte nelle
viscere?,
che grande pianeta infausto rovescia la sua ombra sopra tutti gli
anni della mia vita?
Oh, Dio! Tu eri tutto quel che sapevo di quel dimenticato paese
da cui provengo,
eri come il rifugio nella lontananza,
come un battito nelle tenebre.
Dove cercare adesso la chiave sepolta dei miei giorni?
Chi interrogare sull’indecifrabile mistero delle mie ossa?
Chi mi ascolterà se tu non mi ascolti?
E nessuno mi risponde. E ho paura.
Le stesse paure di questi trent’anni.
Perché giorno dopo giorno qualcuno si maschera e gioca dentro
di me alle allucinazioni e alla morte.
Io gli cammino accanto e spingo con la sua mano quest’ultima
porta,
quella che la mia nascita non riuscì a chiudere
e che io stessa sorveglio vestita con un abito da sentinella
funeraria.
Lo sai? Sono arrivata molto lontano questa volta.
Ma nel coro di voci che suonano come un mare sepolto
Non c’è quella voce di foglia cupa sempre lacerata dall’amore o
dalla collera;
nelle processioni che improvvisamente s’accendono come
lampade fulminee
non vedo illuminarsi quel colore di spuma dorata sotto il sole;
non c’è nessuna raffica che mi bruci gli occhi col tuo odore
di resina;
nessun calore mi circonda con quella compassione che hai dato
alle mie ossa.
Allora, dove sei?, chi ti impedisce di venire?
So che se tu potessi accarezzeresti la mia testa d’orfana.
Eppure so inoltre che non puoi essere ancora tu sola,
qualcuno che persevera nella propria memoria,

l’imbalsamata attorno alla quale girano come corvi i poveri
brandelli di lutto da essa alimentati.
E se anche rispetti la tremenda condanna di non poter accorrere
al mio appello,
altrove senza dubbio organizzi di nuovo la famiglia,
o metti in ordine le mie ombre,
o tagli quei rami di brina che ornano il tuo grembo per lasciarli
accanto a me un giorno,
o cerchi di cucire con un filo infinito la grande ferita del mio
cuore.


Olga Orozco


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Orchidee tra mito e leggenda
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 marzo @ 09:54:12 CET (518 letture)
Ecologia e ambiente I





L'orchidea: mito e leggenda
di Lady Lu




Le orchidee hanno sempre avuto un grande fascino e solleticato la fantasia di chi ha avuto il coraggio di perdersi nella loro essenza avvolta dal mistero. Le lunghe radici carnose, i petali che paiono quasi rivestiti di una luminosa brinatura fatata, la particolare semplicità del loro frutto hanno accresciuto l'enigmaticità di questo fiore straordinario.



In Sardegna è possibile ammirare delle rare specie di orchidee selvatiche, hanno dimensioni molto ridotte rispetto alle orchidee esotiche che siamo abituati a vedere, ma nel loro essere piccole emanano una grazia e un'armonia senza eguali. Il mistero che le avvolge è presente nelle diverse leggende che si raccontano da numerosi secoli. Tra di esse vi è la leggenda greca di Orchis.




Secondo gli antichi greci la prima orchidea prese vita dalla metamorfosi di Orchis. Orchis era un giovanotto bellissimo e focoso, figlio di una ninfa, dalla quale aveva ereditato la leggiadria, e di un satiro, il quale gli trasmise la libido.


In occasione di festeggiamenti in onore del Dio Bacco, il giovane Orchis aveva tentato di insidiare una sacerdotessa. Si trattava di un atto sacrilego e nonostante Orchis credette di essere immune per nascita dalla punizione contro gli abusi causati da desiderio di onnipotenza, fu condannato e dato in pasto a belve feroci.




Gli Dei dell'olimpo allora decisero di intervenire e fecero in modo che dai pochi resti mortali di Orchis nascesse una piantina esile ma meravigliosa che nella parte sotterranea, lontano dagli sguardi dei curiosi, si sviluppava un apparato che riproduceva quello anatomico maschile, che era stato causa della sua fine.



Ecco che da questa metamorfosi venne coniato il termine "orchis" che significa testicolo.
Vi sono anche altre leggende legate all'orchidea, tra cui quella della scarpetta di Venere. Si racconta che la Dea, invaghitasi di Adone, aveva cominciato a percorrere montagne e selve insieme a lui e un giorno perse uno dei suoi calzari.



Dopo una tempesta un giovine ritrovò la scarpetta della Dea ma prima che questi potesse toccarla essa si trasformò in un'esile piantina, un'orchidea, il cui petalo centrale assunse il colore dorato della scarpetta di Venere.



Oltre a tali leggende legate alla bellezza e alla sensualità nel nord Europa l'orchidea, per la struttura e le sembianze del suo apparato radicale, ha alimentato delle leggende più oscure e macabre.



La radice di alcune specie ricorda una mano, per cui tale straordinario fiore viene anche chiamato "la mano della morta" o la "mano della vergine morta" perché considerato come le mani di una giovane vergine che dopo aver pianto calde lacrime sulla tomba del fratello è stata trasformata da Dio in questo splendura-delle-orchidee_Ovido esemplare floreale.




Le orchidee sono avvolte dal mito e dai racconti ma vengono impiegate da sempre anche in ambito esoterico e sono protagoniste di superstizioni e credenze religiose.
Avevo letto (se non sbaglio) che nel San Salvador erano proprio le orchidee i fiori che adornavano i luoghi in cui venivano effettuati sacrifici umani.


Pare che nel centro e sud America si usasse porre un'orchidea dai colori chiari e tenui, perlopiù bianca, sul tetto della chiesa evitando che qualcuno la togliesse.
L'accostamento di tale fiore alla sfera sensuale nonché a quella sessuale lo ha fatto ritenere da tempi ormai molto lontani, efficace nella cura della sterilità femminile.




Le specie sono davvero numerosissime, tra di esse se trova una ritenuta cibo dei satiri (e da cui prende il nome) i cui bulbi se ingeriti con del vino rosso sarebbero un potente afrodisiaco.
Parrebbe possa essere impiegata in magia in alcune pozioni anche insieme a miele e muschio, ma qui lascio la parola a chi è più esperto.
Essa è un esemplare unico nell'universo, simbolo di armonia e di perfezione spirituale.



Per chi serba il cuore di un'Orchidea,
Le paludi sono rosa a giugno.

Emily Dickinson




L'orchidea

Si apre il mattino e squarcia l'incanto
sopra questo cortile di pietra,
dove primogenita e fonte
la brezza notturna evapora
come i sogni,
lasciando questo cielo plumbeo
fatto di mistero
come fosse nel grembo di una madre.
L'orchidea e il suo spirito
nutre l'occhio
nell'eco di mezzo dì
e si trasforma in domanda,
la cui risposta sazia
i commensali del tempo perduto.


Vincenzo Iannarilli


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Donna
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 marzo @ 19:23:09 CET (520 letture)
Poesie tematiche III






Se Dio non avesse fatto la donna, non avrebbe fatto il fiore.
Oscar WildeOscar Wilde




Quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell'arcobaleno
e asciugare la pagina con la polvere delle ali delle farfalle.
Denis DiderotDenis Diderot




Alda Merini ha dedicato delle bellissime poesie alle donne,
vi propongo le più belle che potete dedicare alle vostre amiche,
alle mamme, sorelle, nonne, vicine di casa, colleghe…
a tutte le donne che vi ispirano e vi stimolano a migliorare.




A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.





Il regno delle donne

Cè un regno tutto tuo
che abito la notte
e le donne che stanno lì con te
son tante, amica mia,
sono enigmi di dolore
che noi uomini non scioglieremo mai.
Come bruciano le lacrime
come sembrano infinite
nessuno vede le ferite
che portate dentro voi.
Nella pioggia di Dio
qualche volta si annega
ma si puliscono i ricordi
prima che sia troppo tardi.

Guarda il sole quando scende
ed accende d'oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale
siete giunchi ed il vento vi piega
ancor più forti voi delle querce e poi
anche il male non può farvi del male.

Una stampella d'oro
per arrivare al cielo
le donne inseguono l'amore.
Qualche volta, amica mia,
ti sembra quasi di volare
ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto
per questo vi hanno scelto
e nascondete il volto
perché il dolore splende.
Un mistero che mai
riusciremo a capire
se nella vita ci si perde
non finirà la musica.

Guarda il sole quando scende
ed accende d'oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole
dopo il buio ancora il sole.
E se passa il temporale
siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi
luce e inferno e poi
anche il male non può farvi del male.




Ci sono donne

Ci sono donne che prendono i loro morti
e li aggrovigliano ai loro capelli
e ne fanno sontuosi monili
per il secondo e il terzo matrimonio.
Ci sono donne che vivono
di questa carneficina
e non sentono i palpiti del cuore
che emana dalla loro morte.
Così ci sono giovani pallidi
che solo per il fatto di essere sangue
si credono novellatori o poeti.
Invece la felicità della poesia non va toccata
né dai morti né dagli adulteri.
E’ felice il poeta quando si muove ridente
attraverso il tuo bacio d’amore
che è un saliscendi di morte
che è un abbandono di vita.
Chi non sa amare non sa fare poesia
e chi non sa morire non sa rivivere.
Così nessuno che non sia stato ferito
dal proprio nemico potrà toccare
i vertici della pietà. Non esiste
una battaglia d’amore
e neanche una sconfitta
Esiste solo un’angelica guerra
che l’uomo fa a se stesso
credendo in un fratello azzurro
vestito tutto di nero.

ALDA MERINI

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Promesse vane
Postato da rosarossa il Domenica, 01 marzo @ 20:46:15 CET (658 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










PROMESSE VANE

Chi fa promesse sapendo di non mantenere
delude e strazia i cuore di chi
Perdutamente ama e in loro crede!

Rosarossa

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Benvenuto Marzo
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 marzo @ 20:33:23 CET (826 letture)
Poesie tematiche III













Per San Benedetto
la rondine sotto il tetto.
Per l'Annunziata è finita l'invernata.
Se Marzo non marzeggia,
Aprile non verdeggia.






Sapienza popolare

Gelo
marzolino
rattrista
il contadino.

Quando canta il merlo
siamo fuori dall'inverno.

Marzo sbirro
e banderuola
prende il verno
per la gola.

Marzo molle,
gran per tre zolle.
Marzo asciutto
gran da per tutto.





Marzo ti voglio bene

Marzo, ti voglio bene.
E sai perchè?
Perchè sei birichino
e, quasi quasi, rassomigli a me.
Anche tu fai capricci:
vieni col sole,
con le primule belle
e le odorose viole.
Poi, ti rabbui, Marzo,
e in un momento
tu butti giù dal cielo
e neve e pioggia e vento...
Ma io ti voglio bene,
perchè, fra un raggio d'oro
e una nuvola nera,
tu porti Primavera.




Marzo


Gli alberi nudi come croci
metton gemme e piccole voci;
il passero riveste il suo oro
e saltella sui rami dorati;
la lucertola spunta da un foro
del muro, con occhi sgranati;
il lombrico si torce e si stira
come un serpente... E la terra gira:

Diego Valeri



Che dice la pioggerellina di marzo?


Che dice la pioggerellina
di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell'orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d'oro?
Passata è l'uggiosa invernata,
passata, passata!
Di fuor dalla nuvola nera,
di fuor dalla nuvola bigia
che in cielo si pigia
domani uscirà Primavera
guernita di gemme e di gale,
di lucido sole,
di fresche viole,
di primule rosse, di battiti d'aie,
di nidi,
di gridi
di rondini, ed anche
di stelle di mandorlo, bianche...
Ciò dice la pioggerellina
di marzo che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell'orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d'oro.
Ciò canta, ciò dice;
e il cuor che l'ascolta è felice.

Angiolo Silvio Novaro


Il poeta ascolta il leggero rumore della pioggia picchiettante sul tetto della sua casa
e sulle piante del giardino, piene di gemme. Il ticchettìo della pioggia sottile, che cade in marzo,
sembra parlare al cuore di chi l'ascolta.
Ciò che dice è un canto lieto ed esultante per l'arrivo della primavera.
La pioggia che d'inverno è noiosa ed insistente, in primavera sembra allegra e piacevole perchè è sottile,
fa bene alle piante, alla campagna e dura poco.




Marzo

E' arrivato marzo bello,
con il sole e con l'ombrello,
e ha portato vento e fiori,
rondinelle e raffreddori.
Benvenuto, marzo matto!
lo con te vo' fare un patto:
se mi porti il tempo bello
io ti canto uno stornello.

B. Marini




Marzo e la speranza


Col marzo e col sereno,
dentro ogni fibra, il senso della vita
torna freschezza. -Tocchi
rigermogliano anche gli sterpeti
.della tristezza, e fuor da l'aridume
in minuscoli scrignetti, tutte le
le ricchezze
della nuova vegetazione.

F. Faifofer


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Un treno può nasconderne un altro
Postato da Grazia01 il Venerdì, 27 febbraio @ 22:53:47 CET (548 letture)
Ricerche d'autore










Un treno può nasconderne un altro

(cartello di un passaggio a livello in Kenya)

In una poesia, un verso può nasconderne un altro,
come a un passaggio a livello, un treno può nascondere un altro treno.
Ovvero, se aspetti per attraversare
i binari, aspetta un momento
almeno dopo che il primo treno è passato. E così quando leggi
aspetta di aver letto il verso successivo
dopo di che puoi andare avanti con la lettura.
In una famiglia una sorella può nasconderne un’altra.
Così, quando le fai la corte, è meglio averle entrambe sott’occhio
altrimenti vieni a trovarne una, ma potresti innamorarti dell’altra.
Un padre o un fratello possono nascondere l’uomo,
se sei una donna, che stavi aspettando di amare.
Così davanti a qualcosa c’è sempre dell’altro
come le parole stanno davanti agli oggetti, ai sentimenti e alle idee.
Un desiderio può nasconderne un altro. E la reputazione di una persona può nascondere
la reputazione di un’altra persona. Un cane può nascondere l’altro
Su un prato, così se scappi dal primo non è detto che tu sia al sicuro;
Un lillà può nascondere l’altro e poi tanti altri lillà e sull’Appia
Antica una tomba
può nascondere un certo numero di altre tombe. In amore, un rimprovero può nasconderne un altro,
una piccola lamentela può nasconderne una più grande.
Un’ingiustizia può nascondere l’altra -- un coloniale può nasconderne un altro,
Una vistosa uniforme rossa un’altra e un’altra ancora, un’intera fila. Un bagno
può nascondere un altro bagno
come quando, dopo il bagno, si esce sotto la pioggia.
Un’idea può nasconderne un’altra: la vita è semplice
nasconde la vita è incredibilmente complessa, come nella prosa di Gertrude Stein
una frase nasconde l’altra ed è pure un’altra frase. E in laboratorio
un’invenzione può nascondere un’altra invenzione,
una sera può nasconderne un’altra, un’ombra, un nido di ombre.
Una d’un rosso scuro o una blu o una viola -- questo è un quadro
di qualcuno che copia Matisse. Uno aspetta ai binari che passino,
questi doppi nascosti o, talvolta, queste somiglianze. Un gemello identico
può nascondere l’altro. E possono essercene dentro anche di più! L’ostetrica
fissa la Valle del Var. Vivevamo lì, io e mia moglie, ma
una vita ha nascosto un’altra vita. E adesso lei se ne è andata e io sono qui.
Una moglie vivace nasconde una figlia goffa. La figlia a sua volta
nasconde la propria figlia vivace. Sono in
una stazione ferroviaria e la figlia tiene una borsa
più grande della borsa della madre e riesce a nasconderla.
Offrendosi di prendere la borsa della figlia ci si ritrova ad affrontare
quella della madre
e si deve portare, anche quella. Così un autostoppista
può deliberatamente nascondere l’altro e anche una tazza di caffè
un’altra, finché uno si innervosisce. Un amore può nascondere un altro amore
o lo stesso amore
come quando “Ti amo” all'improvviso suona falso e si scopre
che l’amore migliore è rimasto dietro, come quando “Sono pieno di dubbi”
nasconde “Sono certo di qualcosa ed è che”
e anche un sogno può nasconderne un altro come è noto, da sempre. Nel
Giardino dell’Eden
Adamo ed Eva possono nascondere i veri Adamo ed Eva.
Gerusalemme può nascondere un’altra Gerusalemme.
Quando arrivi a qualcosa, fermati per lasciarla passare
così puoi vedere cos’altro c’è. A casa, non importa dove,
anche i binari interni rappresentano un pericolo: un ricordo
di certo ne nasconde un altro, dal momento che il ricordo è proprio questo,
l’eterna successione inversa delle entità contemplate. Leggendo
Un viaggio sentimentale guardati attorno
quando hai finito, cerca Tristram Shandy, per vedere
se sta lì, dovrebbe esserci, e anche migliore
e più profondo e fino a quel momento nascosto come Santa Maria Maggiore
può essere nascosta da altre chiese simili a Roma. Un marciapiede
può nasconderne un altro, come quando ti ci addormenti e
una canzone nasconde un’altra canzone; un martellio al piano di sopra
nasconde il battito dei tamburi. Un amico può nasconderne un altro, ti siedi ai
piedi di un albero
con uno e quando ti alzi per andartene ce n’è un altro
con cui avresti preferito stare a parlare. Un insegnante,
un dottore, un’estasi, una malattia, una donna, un uomo
possono nasconderne altri. Fa’ una pausa per lasciar passare il primo.
Tu pensi, Adesso è sicuro attraversare e vieni colpito dal successivo. Può
essere importante
aver atteso almeno un momento per vedere cos'era già lì.

Kenneth Koch




(trad. di Giovanni Catalano)


Kenneth Koch nacque il 27 febbraio del 1925
era poeta, sceneggiatore e romanziere statunitense († 2002)

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Il 26 febbraio 1802 nacque Victor Hugo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 febbraio @ 21:00:07 CET (516 letture)
Poesie e opere di Victor Hugo






Il 26 febbraio del 1802 nacque a Besançon, Victor Hugo.
E' stato un poeta, drammaturgo, saggista, scrittore, aforista, artista visivo, statista,
politico e attivista per i diritti umani francese, considerato il padre del Romanticismo in Francia.
Morì il 22 maggio del 1885, a Parigi.





Faccio tutto ciò che posso

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.







L'uomo e la donna

L'uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l'uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l'altare santifica.

L'uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l'amore resuscita.
L'uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L'uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L'eroismo nobilita, il martirio sublima.
L'uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.

L'uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l'angelo indefinibile.
L'aspirazione dell'uomo è la gloria suprema.
L'aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

L'uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L'uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un'aureola.

L'uomo è un oceano. La donna un lago.
L'oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L'uomo è l'aquila che vola.
La donna è l'usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l'Anima.

L'uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
l'uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.






Non si vede nulla all'esterno di questo fuoco che mi brucia il cuore?




Dunque è sufficiente un solo miserabile pensiero a rendere un uomo debole e pazzo!




Ahimè! Se la vittoria non è rimasta nelle mie mani, la colpa è di Dio,
che non ha fatto l'uomo e il demonio di pari forza.





Non guardare il volto

Non guardare il volto
fanciulla, guarda il cuore.
Il cuore di un bel giovane è spesso deforme.
Ci sono cuori in cui l'amore non si conserva.

Fanciulla, l'abete non è bello,
non è bello come il pioppo,
ma d'inverno mantiene le foglie.

Ahimè! A che serve dir questo?
Chi non è bello ha il torto di esistere;
la bellezza ama solo la bellezza.
Aprile volge le spalle a Gennaio.

La bellezza è perfetta.
La bellezza può tutto.
La bellezza è la sola cosa che non esiste a metà.

Il corvo vola solo di giorno.
Il gufo vola solo di notte.
Il cigno vola notte e giorno.


Victor Hugo


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La tenerezza in un saluto della sera
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 febbraio @ 20:15:50 CET (523 letture)
Letture varie III







Da dietro i vetri della finestra, guardava il susseguirsi delle stagioni attraverso i colori del suo giardino. Guardava le acque calme del lago e la cornice di montagne dalle creste ancora innevate e lo sguardo abile giungeva all’orizzonte, fino al promontorio della Rocca. Guardava il vento spostare le nuvole, mentre la luce calda del tramonto accompagnava il calare della sera.
Davanti alla sua casa passava una sentiero sterrato che s’inerpicava fino alla borgata superiore del paese, intersecando più volte, con ponticelli di legno, il ruscelletto che scendeva a valle; ormai, però, in pochi lo percorrevano. Nonostante ciò, il viottolo era ben sistemato e, nella bella stagione, si fregiava di piccoli fiori, quasi a voler allietare la dura salita.
Nel tardo pomeriggio di una giornata di primavera, scendevano, a passo spedito, tre persone, due donne e un uomo, con gli zaini in spalla. Una delle donne teneva tra le mani un fiore che serbava con la stessa cura con cui si custodisce un tesoro. Vide, da lontano, che qualcuno guardava dalla finestra affacciata al lago e rallentò il passo. Quando si trovò nei pressi dell’abitazione, con un sorriso, fece un cenno di saluto con la mano, in direzione della finestra.
L’anziana donna, stentava a credere che quel gesto fosse rivolto proprio a lei; tuttavia sorrise.
La giovane donna, allora, ripeté il cenno agitando con più energia la mano, come a far notare che quel saluto fosse rivolto proprio in direzione della finestra. E la vecchina, resasi conto, sorrise felice e prese ad agitare anch’ella la mano verso quella sconosciuta, tanto carina da volerla salutare nonostante non sapesse chi fosse.
La giovane donna si commosse e lasciò che una lacrima le rigasse il viso.
Era evidente la gioia dell’anziana signora che continuò a sorridere alla donna con il fiore, fino a quando la vide partire.
Il mondo, da dietro i vetri della finestra, non è sempre uguale. Il lago, le montagne, le nuvole, tutto cambia al ritmo delle stagioni; ma spesso l’abitudine ci fa vedere sempre le medesime cose.
Quando si arriva alla sera della vita, forse non si percepiscono più i cambiamenti, ma un semplice gesto di saluto può contrastare la consuetudine, per donare un momento di serenità a chi di sorridere non ne ha più la voglia.

Marilena

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Il segreto dell'amore
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 febbraio @ 12:44:48 CET (335 letture)
Un pensiero al giorno








Il segreto dell'amore è fare quotidianamente qualche piccola azione per fare felice la persona che ami: un'azione servizievole o un piccolo regalo, una parola di apprezzamento o un affettuoso, inaspettato, sorriso.
Swami Sivananda

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Miriam Ballerini
Postato da Grazia01 il Sabato, 21 febbraio @ 14:10:02 CET (350 letture)
Messaggi II
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Nati oggi 17 febbraio-Gustavo Adolfo Bécquer e Rocco Lentini
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 febbraio @ 21:39:21 CET (333 letture)
Ricerche d'autore


Oggi 17 febbraio nacquero Gustavo Adolfo Becquer, poeta
e Rocco Lentini pittore.



Oggi la terra e i cieli mi sorridono.
Oggi arriva nella mia anima il sole.
Oggi l'ho vista...
... l'ho vista e mi ha guardato.
Oggi credo in Dio!





"Che cos'è la poesia?", dici mentre fissi
la mia pupilla con la tua pupilla blu.
"Che cos'è la poesia? E tu me lo domandi?
Poesia... sei tu!"






Tu eri l'uragano e io l'alta torre

Tu eri l'uragano e io l'alta torre che sfida il suo potere:
dovevi schiantarti o abbattermi...
Non è potuto essere!
Tu eri l'Oceano e io la eretta roccia
che salda attende il suo ondeggiare:
dovevi rifrangerti o sradicarmi!
Non è potuto essere!
Bella tu, io altero;
abituati l'una a travolgere, l'altro a non cedere;
il sentiero stretto, inevitabile lo scontro...
Non è potuto essere!





La mia vita e una petraia
fiore che tocco si sfoglia
poiché nel mio cammino mortale
qualcuno va seminando il male
affinché io lo raccolga.



I sospiri sono aria, e vanno verso l'aria.
Le lacrime son acqua, e vanno al
mare.
Dimmi donna: quando l'amore si dimentica
sai tu deve va?




Io so un inno immenso e strano
che annuncia nelle notti dell'anima un'aurora,
e queste pagine sono di quell'inno
cadenze che l'aria dilata nell'ombra.

Io vorrei scriverlo, dell'uomo
dominando la ribelle, meschina lingua,
con parole che fossero ad un tempo
sospiri e risate, colori e musica.

Ma è inutile lottare; non c'è scrittura
che possa racchiuderlo, e a malapensa - oh mia bella! -
tenendo fra le mie mani le tue,
potrei, all'orecchio, cantarlo a te sola.




Come vive quella rosa che hai appuntato
sul tuo cuore?
Mai prima d'ora contemplai sulla terra
nel vulcano un fiore.





Per uno sguardo un mondo;
Per un sorriso un cielo;
per un bacio... non so che ti darei per un bacio.





Come un libro aperto
leggo nel fondo dei tuoi occhi.
Perchè la bocca sorride se gli occhi la smentiscono?
Piangi. Non vergognarti di confessare che mi amasti.
Piangi. Nessuno vede.
Guarda. Io sono un uomo, eppure piango.

Gustavo Adolfo Bécquer

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UN TENUE VENTO
Postato da rosarossa il Lunedì, 16 febbraio @ 20:43:06 CET (336 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX









UN TENUE VENTO

Un tenue soffio di vento sfiora il mio cuore,
sussurra il tuo nome mi porta un messaggio
di gioia e di speme
poi senza parlar lontano vola.
Vaga nel cielo limpido di primavera e
manda al suo posto
un raggio di sole che
non ferisce, non arde, ma .
mentre tremo d’emozione scalda e consola.
E’ quell’amore muto che parlar non può,
carezza dolcemente,
nel pensiero si ferma e tace.
Prigioniero nel suo palpitante scrigno,
quieto, in silenzio assoluto; soffre e giace!

Rosarossa


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Tu lo sai
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 febbraio @ 12:43:18 CET (369 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









Tu lo sai



Nuvole nere bussano alla porta

quando ancora debole è il desiderio

e tu ben sai che la misura dell’amore

è amore senza misura.

Non esiste l’amore facile

né a buon mercato.

Il suo prezzo è il sacrificio

tu lo sai

allora guardami

così da scoprire nei tuoi occhi

quella luce piena di desiderio. .

Così dal cielo le nere nuvole

faranno cadere non gocce d’acqua

ma lacrime di gioia.


chesini roberto

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L'importanza dell'umore
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 febbraio @ 19:39:32 CET (379 letture)
Psicologia e salute III





l buon umore è uno strumento potentissimo che abbiamo a disposizione per poterci aprire all'esterno attraverso la nostra creatività. Quando siamo di buon umore anche la nostra salute ne trae giovamento. Il buon umore nasce spontaneamente nel nostro cervello, che necessita di continuo nutrimento affinché possa restare sano, vigile e produttivo. Il nostro cervello è composto da tessuti nervosi in grado di rigenerarsi ogni giorno ed i pensieri positivi rappresentano la linfa necessaria per la produzione di miriadi di sostanze chimiche che sono alla base di questo rinnovamento. Le stesse sostanze secrete alimentano a loro volta il buon umore.
Di contro, ciò che allontana il buon umore è il troppo cerebralismo, che genera dubbi, domande, calcoli, modelli, ansie e brucia letteralmente neuroni, danneggiando il tessuto cerebrale.



Quando siamo di pessimo umore mettiamo in circolo del veleno ed esponiamo il nostro organismo al rischio di contrarre malattie. L'odio e la rabbia sono sentimenti che ledono più chi le prova, piuttosto che coloro ai quali quei sentimenti sono indirizzati. Quindi, prima di arrabbiarci e provare sentimenti profondamente tristi e negativi, chiediamoci prima se questi valgono la nostra salute. Un'ottimo modo per garantirci la nostra buona dose giornaliera di ottimismo (e di salute), è quello di far contento il corpo, risvegliando i nostri sensi. Le sensazioni che il nostro corpo ci può donare attraverso l'esplicazione delle funzioni fisiologiche, quali dormire, mangiare, fare l'amore… sono molto più forti ed efficaci nell'attivare le aree cerebrali del benessere e del buon umore.



Alcuni consigli: Dormire bene e nella giusta quantità ci permette di eliminare meglio le scorie e, al risveglio, di trovare soluzione a problemi che ci attanagliano… "il sonno porta consiglio".

Dare spazio all'eros accende la Vita. Fare l'amore è la funzione che più ci lega all'energia vitale perché crea immediatamente una cascata di ormoni legati al piacere, al buon umore e al benessere.

Il cibo ed il buon umore hanno uno stretto legame. Le prelibatezze per il palato stimolano un piacere molto profondo, tale da essere assimilato all'orgasmo. Inoltre, raccogliersi in piacevole compagnia attorno ad una tavola imbandita è spesso motivo di gioia e divertimento.



La via della tattilità è la strada verso un benessere spesso dimenticato. Il tocco della persona amata o un massaggio eseguito da mani esperte esplicano un'azione benefica su muscoli e articolazioni e raggiungono il centro dell'individuo risvegliando i sensi. Attraverso il contatto con il corpo dell'altro, ci si rilassa, ci si abbandona completamente e l'umore migliora.

Praticare dello sport scegliendo quello più adatto a se stessi. Liberare il corpo attraverso il movimento tiene lontano i pensieri pressanti. Mentre il nostro corpo "lavora", il nostro cervello fa pulizia di tutte le zavorre mentali che lo attanagliano. A tale scopo può tornare molto utile ascoltare della musica: la nostra mente sarà così distratta ed il tempo scorrerà piacevolmente in maniera quasi impalpabile.




Cristina Bartoli Dottoressa in Discipline Piscosociali
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Sull'amore
Postato da Grazia01 il Sabato, 14 febbraio @ 20:39:26 CET (302 letture)
Poesie tematiche III



||





Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore quello vero, no.
L’amore lo senti immediato, non ha tempo. É dire “ti sento”.
Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio. Mantenersi,
il mio verbo preferito, tenersi per mano.
Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.
Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.”
Erri De Luca



Le anime hanno un loro particolar modo d'intendersi, d'entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e le loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l'impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d'ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l'angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.”
Luigi Pirandello



Gli bastò un interrogatorio insidioso, prima a lui e poi alla madre,
per constatare un'ennesima volta che i sintomi dell'amore sono gli stessi del colera.”
Gabriel Garcí­a Márquez



L'amore vero è così: non ha nessuno scopo e nessuna ragione,
e non si sottomette a nessun potere fuorché alla grazia umana.
Elsa Morante





Forse, io amo in lei la natura, la personificazione di quanto c'è di bello nella natura;
ma non è che io abbia una volontà mia propria: attraverso me,
c'è ad amarla non so quale forza elementare, la creazione intera;
tutta la natura infonde quest'amore nell'anima mia, e mi dice: ama!”
Leo Tolstoy





Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
Sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
Sei la mia patria
Tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
Tu, alta e vittoriosa
Sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
Nel momento stesso
in cui ti afferro.

Nâzım Hikmet




Eravamo insieme, il resto del mondo l'ho scordato
Walt Withman

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Parole inutili
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 febbraio @ 17:50:58 CET (530 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








Parole inutili


Vorrei poter cancellare le parole inutili
Le frasi ricorrenti
che ammalano la mente.
Il tempo passa, cambiano i visi,
I toni delle voci,
ma le parole tornano uguali.
Ipocrisie costruite a vantaggio di alcuni
per confondere i pensieri di molti
favole per bambini grandi
che vi si aggrappano per calmare
il malumore, senza crederci,
ma per continuare a campare.

Grazia



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questo è il tempo
Postato da Almina il Domenica, 08 febbraio @ 21:36:11 CET (522 letture)
Le poesie di Almina Madau II


Questo è il tempo
tra ciò che era
e ciò che sarà



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Milano mia
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 febbraio @ 21:07:59 CET (742 letture)
Milano mia I


Vivo Milano da quando sono nata e più la esploro più la adoro. Sarà che con il sole è stupenda, sarà che sui Navigli la gente che incontri sembra sempre esser piena di storie da raccontare, sarà che in questa città ci sono le mie radici, sarà che qui mi sono innamorata e ho costruito la mia famiglia e la mia vita.







E poi c’è la poesia. A Milano si respira poesia. E anche una semplice passeggiata in una domenica sera con l'aria gelata mentre i sospiri formano nuvolette e le parole arrivano sussurrate attraverso la sciarpa, può regalarti una piccola dose di magia.
Camminando per Brera, tra chiacchiere e battibecchi, puoi vedere sui muri frasi di poeti rivoluzionari e ti torna in mente una poesia di Alda Merini, dedicata a questa piccola grande città:

Per Milano

Non è che dalle cuspidi amorose
crescano i mutamenti della carne,
Milano benedetta
Donna altera e sanguigna
con due mammelle amorose
pronte a sfamare i popoli del mondo,
Milano dagli irti colli
che ha veduto qui
crescere il mio amore
che ora è defunto.
Milano dai vorticosi pensieri
dove le mille allegrie
muoiono piangenti sul Naviglio.



Buonanotte e buona settimana

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Il 5 febbraio del 1804 nacque a Jakobstad, Johan Ludvig Runeberg
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 febbraio @ 20:22:21 CET (620 letture)
Ricerche d'autore





Il 5 febbraio del 1804 nacque a Jakobstad, Johan Ludvig Runeberg, un poeta e scrittore finlandese di lingua svedese, considerato il poeta nazionale della Finlandia. Runeberg studiò prima nelle città di Vaasa e Oulu, poi alla Reale Accademia di Åbo, dove divenne amico di Johan Vilhelm Snellman e Zacharias Topelius. I suoi studi vertevano principalmente sui classici latini e greci.
Molti dei suoi poemi parlano della vita rurale in Finlandia. Il più famoso di essi è Bonden Paavo ("il contadino Paavo", Saarijärven Paavo in finlandese), che parla di un piccolo proprietario terriero del povero villaggio di Saarijärvi e della sua determinazione e fede incrollabile nella provvidenza di fronte ad un clima rigido e ad anni di pessimi raccolti. È costretto ad aggiungere due parti di corteccia nel pane per evitare di morire di fame e condivide il poco che ha con i suoi vicini.
L'opera più conosciuta di Runeberg è Fänrik Ståls sägner ("La storia dell'alfiere Stål"), Vänrikki Stoolin tarinat in finlandese, scritta tra il 1848 e il 1860. Viene considerato il più importante poema epico finlandese dopo il Kalevala. Narra della Guerra di Finlandia del 1808-09 contro la Russia. Nella guerra la Svezia perse la Finlandia, che diventò un Granducato dell'Impero Russo. Il poema che è composto da episodi, enfatizza la comune umanità di entrambe la parti in conflitto, lodando in particolare l'eroismo dei finnici. La poesia che apre l'opera, Vårt land, ("La nostra Terra"), Maamme in finlandese, diventò l'inno nazionale finlandese. Runeberg viene celebrato il 5 febbraio di ogni anno.( morì il 6 maggio del 1877)











Il primo bacio
Questa poesia, compresa nella raccolta "Dikter" del 1833,
è stata musicata nel 1900 da Jean Sibelius in forma di Lieder, op. 37 n.1.

traduzione in italiano di Piero Pollesello

La stella della sera sedeva sul bordo di una nuvola d’argento
e nel crepuscolo laggiù da un boschetto una ragazza le chiese:
“Dimmi, stella della sera, cosa si dice in cielo
quando qualcuno dona il primo bacio alla persona amata?”
E la timida figlia del cielo rispose:
“Gli angeli celesti in schiera guardano in terra
vedendo in quel momento il riflesso della loro propria luce;
solo la Morte volge lo sguardo altrove e piange”.





La sorgente
(dalla raccolta Dikter II, 1833)
Traduzione di Piero Pollesello

O sorgente, siedo alle tue rive
e guardo come il corteo di nuvole,
guidate da mano invisibile,
si riflette nelle tue onde tremule.

Ecco, una nube appare e si infiamma rossa
come il sorriso di un bocciolo di rosa.
Ma, addio! Così presto mi dice addio
per non tornare più.

Un’altra ne vedo arrivare
ancora più rilucente e bella!
Oh, se ne va’ anche questa, altrettanto in fretta,
e, volubile, sparisce

E ancora una! Ma questa non vuole andarsene
e segue lenta il suo corso;
o sorgente, ora il cielo è scuro
e la sua ombra ti rabbuia

Quando ti vedo così, o sorgente
penso alla mia anima:
a quanti cieli dorati
ha dovuto dire addio,

a quanti cieli pesanti e tristi
hanno gettato su di te una notte fonda,
e sono venuti all'improvviso,
ma se ne sono andati così lentamente.

E anche se lo so bene
come se ne siano venuti o andati,
so che sono solo stati cieli vuoti
che si riflettevano nella mia anima.

La luce e le ombre del tuo specchio d’acque
hanno dipeso da essi! -
o sorgente, quando finirà questo gioco?
quando le tue acque avranno pace?

Johan Ludvig Runeberg


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Prendere sonno
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 febbraio @ 12:57:03 CET (485 letture)
Un pensiero al giorno








Avere una fervida immaginazione è un gran dono.
Di notte, tuttavia, non è sempre un vantaggio, soprattutto se non ti permette di prendere sonno
.
Leggere un buon libro prima di dormire ti permette di espandere la mente
su argomenti che ti distraggono dal quotidiano.

Oppure pensa a qualcosa di noioso.
Concentrarti su qualcosa di molto comune può aiutarti a rallentare il flusso dei pensieri.
È particolarmente utile focalizzarsi su qualcosa di molto lontano dalla tua testa;
per esempio, il dito mignolo del piede. Pensa al mignolo, e solo al mignolo.
Se per caso i tuoi pensieri iniziano a divagare, riprendi il pensiero del mignolo immediatamente.

A tutti serve un abbraccio prima di dormire.
E se non hai qualcuno accanto, c'è sempre una persona che abbracci col pensiero.

Lo sapevi che se ti addormenti pensando ad una persona, quella ti sognerà durante la notte?

Grazia



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Battesimo
Postato da brunouk il Domenica, 01 febbraio @ 22:10:14 CET (540 letture)
Le poesie di Pegaso I











Battesimo



Chiaro ora appare
nel grigio ricordo del tempo che trascorre
nell’attimo sfuggente
due vite, come d’incanto
il bivio l’attende.

Gesù la sua mano tende
chi crede la pace l’amore
nel cuore estende.

Il rito d’appartenenza
siglato con pura acqua
sulla fronte scorre
ora la vita di luce risplende
lode è il canto vibra nell’aria
ora chiaro il bivio appare
due piccole lacrime come rugiada
si posano su un fiore
d’improvviso vento il suo profumo
in aria fa volare.

Bruno Gasparri
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Sogni
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 febbraio @ 22:07:49 CET (641 letture)
Un pensiero al giorno









Stasera parliamo di



Se il sonno fosse (c’è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?
(Jorge Louis Borges)



Chi racconta un sogno non racconta col linguaggio del sogno bensì col proprio.
Così racconta, sempre, un altro sogno.
(Stefano Lanuzza)




Il sogno non si occupa mai di inezie; non permettiamo alle quisquilie di disturbarci nel sonno.
I sogni apparentemente innocenti si rivelano maliziosi, quando ci si sforza di interpretarli.
(Sigmund Freud)





Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!
(Gianni Rodari)





Gli uomini in stato di veglia hanno un solo mondo che è loro comune.
Nel sonno, ognuno ritorna a un suo proprio mondo particolare.
(Eraclito)





Si muore tutte le sere, si rinasce tutte le mattine: è così.
E tra le due cose c’è il mondo dei sogni.
(Henri Cartier-Bresson)




La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l’universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell’abisso senza fondo, il tempo.
(Jorge Louis Borges)



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L’inverno è il tempo del conforto
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 gennaio @ 21:23:03 CET (593 letture)
Un pensiero al giorno










L’inverno è il tempo del conforto, del buon cibo, del tocco di una mano amica
e di una chiacchierata accanto al fuoco: è il tempo della casa.

Edith Sitwell





Come deve essere freddo l’inverno per coloro che non hanno ricordi caldi!


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lusso
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 gennaio @ 20:22:13 CET (593 letture)
Riflessioni III

Enciclopedia delle scienze sociali (1996)
di Carlo Borghero, Alessandro Roncaglia




LUSSO


1. Antichità e Medioevo

Il lusso, inteso come spesa fatta per soddisfare un bisogno raffinato e che quindi eccede i consumi socialmente accettati come necessari, non è un fenomeno tipico dell'età moderna. Nel mondo antico la condanna del lusso ricorre con frequenza. Il fasto e il lusso vengono spesso associati all'Oriente e al governo dispotico, responsabile dello squilibrio nelle ricchezze dei sudditi e della corruzione dei costumi. Significativo al riguardo il racconto di Erodoto (Storie, IX, 80-82) dello stupore di Pausania di fronte al lusso dei Persiani, sconfitti dai Greci a Platea (479 a.C.). Ma anche alcune città della Magna Grecia (Sibari, Locri) divennero nella mentalità comune luoghi proverbiali di lusso sfrenato e di raffinata ricerca di sempre nuovi piaceri. Tuttavia le città greche non conobbero il lusso fino alla conquista dell'Asia da parte di Alessandro. Il mito comunitario della Sparta egualitaria di Licurgo, rude e guerriera - che tanta incidenza avrà nelle dispute moderne sul lusso - fu coltivato già nell'antichità. Ma anche quando la costituzione della polis ammetteva l'ineguaglianza delle ricchezze, il lusso e l'eccessivo divario delle fortune venivano considerati fattori di corruzione della buona costituzione dello Stato e le spese eccessive nei funerali e nei banchetti erano proibite.
Alla polis conveniva piuttosto l'uso moderato delle ricchezze, se non la frugalità. Nella Repubblica Platone condanna la soddisfazione dei piaceri non strettamente necessari (VIII, 558 d - 559 c); considera non sano uno Stato gonfio di lusso (II, 372 e - 373 d); vede nella ricchezza una fonte di lusso, pigrizia e instabilità politica (IV, 421 d - 422 a) e la ritiene incompatibile con la virtù (VIII, 550 d - 551 a). Anche quando mitigherà il radicalismo della sua prima utopia, definendo i tratti di una costituzione a base censitaria, Platone continuerà a proibire il possesso di oro e di argento e a porre forti restrizioni all'uso del denaro (Leggi, V, 742 a - 743 c) e riaffermerà l'opportunità di porre un limite alle ricchezze nonché il diritto dello Stato di confiscare tutto ciò che ecceda questo limite (V, 744 d - 745 b). Pur da posizioni meno radicali, anche Aristotele condanna l'abuso delle ricchezze (cfr. W.D. Ross, Aristotelis fragmenta selecta, Oxonii 1955, nn. 1 e 2) ed esalta la magnificenza come via intermedia tra la meschineria e lo spreco volgare. Mentre l'uomo magnifico esercita uno sfarzo legittimo in alcune spese pubbliche e private (nozze, ricevimento di ospiti, scambio di doni, arredamento della casa), quello volgare eccede nello sfarzo fuori luogo (soprattutto nella tavola e nelle vesti) per fare sfoggio di ricchezza e farsi ammirare. Queste spese di lusso sono dunque un vizio anche se non troppo dannoso per gli altri né eccessivamente sconveniente (Etica nicomachea, IV, 1122 a - 1123 a). Anche i cinici (celebre l'aneddoto di Diogene che rinuncia all'uso della scodella di legno quando vede un ragazzo bere nella coppa delle mani) e gli stoici avversano il lusso, ritenendolo contrario all'ideale di una vita semplice e naturale.
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Giorgio Gaber - Anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Domenica, 25 gennaio @ 19:40:16 CET (601 letture)
In ricordo

Oggi è l'anniversario della nascita di Giorgio Gaber, nome d'arte di Giorgio Gaberscik (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003), forse i più giovani non lo ricordano ma è stato un cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale e cinematografico italiano, fra i più importanti dello spettacolo e della musica italiana ed europea del secondo dopoguerra.



Affettuosamente chiamato "Il Signor G" dai suoi estimatori, è stato anche un chitarrista di valore, tra i primi interpreti del rock and roll italiano (tra il 1958 e il 1960). Molto apprezzate sono state anche le sue performance come autore ed attore teatrale; è stato iniziatore, assieme al suo collaboratore Sandro Luporini, del "genere" del teatro canzone. Tra le varie dediche, nel 2004, a Giorgio Gaber viene intitolato il rinnovato auditorium sotterraneo del Grattacielo Pirelli di Milano. Per Gaber... io ci sono, è il titolo del triplo cd evento uscito il 13 novembre 2012, a quasi dieci anni dalla morte del grande cantautore milanese, con cinquanta artisti che hanno reinterpretato i suoi brani.





Signor G quanto mi piacevi..


« La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. »


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Il giorno dell'ultimo Natale ci ha lasciato Gilberto Finzi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 gennaio @ 22:31:49 CET (565 letture)
In ricordo



Durante l'ultimo Natale alle 8.35 nell’ospedale Sacco di Milano è morto Gilberto Finzi,
poeta, critico, narratore, polemista, giornalista. Non stava bene da tempo ormai,
ma nell’ultimo mese le sue condizioni si sono aggravate.
Lo scompenso cardiaco che l’accompagnava negli ultimi anni non gli ha permesso di superare l’ultima crisi.




Ecco una della sue poesie


Alla pianura cuore dell'inverno

Gli uccelli di passo (che cioè compaiono in Italia solo per qualche tempo, durante le loro migrazioni stagionali), dirigendosi a sud, sorvolano una pianura padana che già si prepara alle nebbie e all'inverno.
E da terra, da quel paesaggio che si fa ogni giorno più grigio e spento, li segue, forse con un po' d'invidia, l'occhio dell'uomo costretto a trascorrere nella sua "casa dall'edera già morta" i lunghi mesi che verranno.




Alla pianura cuore dell'inverno,
a questa casa dall'edera già morta
tesa sui muri come nervo ed osso,
guarda la fòlaga, e volando
fora la nuvola lontana.
Città d'Egitto mitica e sabbiosa
Tebe vedrà le fòlaghe
chine sui sassi a cercar l'acqua
insieme alla cicogna di Norvegia;
intanto qui vicino a casa
fùmiga lenta una nebbia di lago,
grigio è il cavallo che biàscica fieno
presso le stanghe dei carri arrugginiti.
L'ultimo lembo dell'estate
imputridito pende dall'olmo,
e dove stava il vecchio
svelto aggiustando le sedie di casa
la triplice punta dei forconi
insegue il cielo dietro i pagliai!

Gilberto Finzi

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“NUOVO” anno 2015
Postato da brunouk il Venerdì, 23 gennaio @ 17:58:51 CET (596 letture)
Le poesie di Pegaso I






Ad ammirare rimango
mille e mille scoppiettanti luci colorano la note
ore 0,1/gennaio 2015 è iniziato il nuovo anno.

Frizzante, colmo calice al cielo alzo: “Auguri”.

Auguri a te “Amore “
era veramente questo il sogno?

Il mio blu resta celato nell'anima
una voce, la mia, rompe i silenzi
riflessi (Amore) cavalchi
il sole nell'alba ammalia
per il riscatto nulla rimane.

Meraviglioso l’essere
l’ombra sul soffitto danza
insoddisfatta nell'appartenere
astratta, sinuosa nel preludio s’inebria
d’armonie il sogno s’anima.

L’attimo nel tempo passa
la notte riprende possesso del cielo
e tu, muta stella all'orizzonte
da sempre amica d’intima ora, distante osservi
un soffio m’accarezza il viso, ricordo
di metafore ho ravvivato la tua luce
oramai vivo nell'attimo sfuggente.

Solo ricordi lontani e recenti,
ieri ho abbracciato l’albero
lui mi dona il piacere della bellezza
la racchiudo nel “lusso” di questa poesia
le parole restano scritte su questo foglio
solo (Amore) rimane
del quotidiano mio di vuoti ho avvolto l’anima
resta solo il respiro della vita
delicata sorprende, come goccia di rugiada
dove, in sgargianti colori, miraggio riflette
mentre l’ora scorre, e là, velata da bianca nuvola
la luna all'orizzonte affascina.

Bruno Gasparri

..........................................................

Gentilissima Grazia, con l’occasione voglio, anche se in sostanziale imperdonabile ritardo, augurare a Te e a tutti gli impareggiabili ospiti, auguri per il passato Natale e per un grande radioso nuovo anno 2015.

Propongo questa mia ultima poesia, spero sia di tuo gradimento anche se mi è stata un po’ difficile nella stesura, sai a volte si vorrebbe esprimere veramente quello che si ha nel cuore, la scusa ricorrente è la mancanza di prosa adatta, ma come ben sai vi è molto di più che frena oltre l’evidente, ma anche un malcelato orgoglio e inutile pudore.

Mi scuso anche per la mia alterna e scarsa partecipazione, comunque complimenti per la tua vasta e molto interessane impaginazione, accetta un saluto Bruno Gasparri

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UN ALBERO DI CRISTALLO
Postato da rosarossa il Giovedì, 22 gennaio @ 20:04:14 CET (648 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










UN ALBERO DI CRISTALLO

Vorrei che il mondo fosse un albero di cristallo puro,
cresciuto su una terra di bontà e d’ amore
che maestoso emerge sopra un tronco
d’argentea, luce e immenso splendore.
In lui raffigurare un nuovo mondo
con grandi rami di speranza e sogno
foglie verdi di sacri sentimenti come fossero
smeraldi e perle luccicanti con
fiori pregiati dal profumo raro, di nobili
virtù e valori veri
Le città del mondo di lampade
e di stelle illuminate e
non di terrore seminate.
Vorrei che tutti cantassimo cori,
ad ‘un’Alba nascente e un nuovo sole.
Mai più vedere strade insanguinate
grida di terrore, persone spaventate.

Rosarossa
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Ciao


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