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La grazia e la bellezza
Postato da Grazia01 il Giovedì, 04 dicembre @ 22:23:46 CET (295 letture)
Un pensiero al giorno













“La grazia e la bellezza esistono sotto varie forme (fisica, intellettuale, sociale e spirituale), ognuna di queste forme affascina a suo modo. Ma quello che importa davvero è riuscire a superare le perdite irreparabili e affrontare la vita in tutto ciò che ha di confuso, conservando la propria capacità di provare della gioia, di ridere e di credere al senso delle proprie battaglie.”

libro N’arrêter jamais de danser


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Il 2 dicembre del 1918 muore a Parigi Edmond Rostand
Postato da Grazia01 il Martedì, 02 dicembre @ 22:06:41 CET (460 letture)
Ricerche d'autore



Il 2 dicembre del 1918 muore a Parigi Edmond Rostand



Era nato il 1º aprile del 1868 in una famiglia agiata di Marsiglia, suo padre, Eugene Rostand, era un intellettuale dedito a diversi interessi, dal giornalismo alla traduzione di testi latini, poeta e filantropo, nonché membro della Academie des Sciences morales et politiques. Suo zio, Alexis Rostand, era direttore di un importante istituto finanziario e musicista. Edmond Rostand fece i suoi studi nella sua città natale, a cui seguirono quelli di diritto a Parigi presso il Collège Stanislas dove strinse una durevole amicizia con il futuro critico letterario René Doumic, sempre a Parigi si iscrisse all'ordine degli avvocati, senza tuttavia esercitare.
Nel 1888 scrisse un pezzo teatrale, Le gant rouge (Il guanto rosso), nel 1890 un volume di poesie, Les musardises (Gli ozi). Nel 1890 entra ufficialmente nel mondo della cultura con un saggio pubblicato presso l'Académie de Marseille dal titolo Essai sur le Roman sentimental et le Roman naturaliste. L'8 aprile 1890 sposa la poetessa Rosemonde Gérard. Avranno due figli, Maurice nel 1891 e Jean nel 1894. Egli l'abbandonerà per il suo ultimo amore, Mary Marquet, nel 1915. Edmond Rostand ottenne il suo primo successo nel 1894 con Les romanesques, opera in versi rappresentato alla Comédie française il 21 maggio 1894. Seguì La Princesse lointaine (Théâtre de la Renaissance, 5 aprile 1895) che, pur giudicata manierata, riscosse un notevole successo grazie all'interpretazione di Sarah Bernhardt, attrice presente anche in La Samaritaine (13 aprile 1897).
Quando Coquelin Aîné chiese a Rostand di scrivergli un lavoro, nacque il Cyrano de Bergerac, la cui prima rappresentazione il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint Martin procurerà una gloria immensa al suo autore. Qualche minuto prima della recita, Rostand temeva un fiasco e domandò scusa alla compagnia per averla trascinata in "questa avventura spaventosa". Ma all'intervallo, la sala applaudiva in piedi, e persino un ministro venne a cercarlo dietro le quinte, staccò la sua Legion d'Onore per appuntargliela, spiegando: «Permettez-moi de prendre un peu d'avance».
Alla fine seguono venti minuti d'applausi del pubblico. L'entusiasmo dei critici e del pubblico denunciava un vivace momento di reazione contro realismo, naturalismo e commedie «rosse». Con il Cyrano Rostand aveva saputo dare al romanticismo di Victor Hugo un pittoresco fondo storico, esaltando, attraverso i secoli, l'idea di un carattere nazionale francese, dando ai connazionali traumatizzati dalla perdita dell'Alsazia-Lorena un po' di sollievo. Nel 1900 il successo del suo dramma seguente, L'Aiglon gli aprirà le porte dell'Académie française. L'Aiglon è un'interpretazione lirica, in chiave amletica, del dramma del figlio di Napoleone.
Sarah Bernhardt, che aveva 56 anni, interpretò la parte del giovane, morto di tubercolosi a 21 anni. Per quasi 10 anni Rostand si occupò poi del suo lavoro più ambizioso e, per molti, migliore: Chantecler, 1910, che venne interpretato da Lucien Guitry, essendo Coquelin morto durante le prove. Per bocca di animali vi sono affrontati in forma simbolica personaggi della vita sociale, problemi del destino umano. Lo spettacolo però si risolse in un fiasco. Solo dopo la sua morte venne pubblicato il dramma teatrale La Dernière Nuit de Don Juan, una delle ultime espressioni del mito del seduttore del teatro moderno.





Cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi, se ne ho voglia, il cappello di traverso, battermi per un sì per un no o fare un verso. Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari nella luna!
Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l'edera, salire, anche senza essere né una quercia né un tiglio, salire, magari poco, ma salire da solo!

dal libro "Cirano Di Bergerac"





Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi.

Edmond Rostand







La stella

Perdettero la stella un giorno.
Come si a perdere
La stella? Per averla troppo a lungo fissata…
I due re bianchi,
ch'eran due sapienti di Caldea,
tracciaron al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento…
Ma la stella era svanita come svanisce un'idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete d'essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
si disse: " Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali":

E mentre sosteneva il suo secchio per l'ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d'oro che danzava in silenzio.

Edmond Rostand

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Lettera di un figlio a tutti i genitori del mondo
Postato da Grazia01 il Martedì, 02 dicembre @ 14:58:19 CET (614 letture)
Letture varie III




Lettera di un figlio a tutti i genitori del mondo

Non datemi tutto quello che vi chiedo. A volte chiedo solo per riscontrare quanto posso prendere.

Non sgridatemi; vi rispetto meno quando lo fate, e insegnate a gridare anche a me. Non vorrei imparare a farlo.

Mantenete le promesse, belle o brutte. Se promettete un premio, datemelo e comportatevi così anche con le punizioni. Non mi paragonate a nessuno, specialmente a mio fratello o a mia sorella; se mi fate apparire migliore di altri, sarò io a soffrire.

Non cambiate parere così spesso su ciò che devo fare; decidetevi a mantenere la vostra decisione.

Permettetemi di crescere, fidandovi delle mie capacità. Se voi fate tutto al mio posto, io non potrò imparare mai.

Non dite bugie in mia presenza, e non mi piace nemmeno che voi mi chiediate di dirle al vostro posto, neanche per darvi una mano. Questo mi fa sentire male e perdere la fiducia in tutto ciò che dite.

Quando sbaglio ammettetelo. Questo aumenterà la mia stima per voi, mi insegnerete così ad ammettere i miei sbagli. Trattatemi con la stessa affabilità e spontaneità che avete verso i vostri amici; essere parenti non vuol dire non poter essere amici.

Non mi chiedete di fare una cosa che invece voi non fate, anche se non lo dite; non farò mai ciò che voi dite ma non fate.

Quando voglio condividere una mia preoccupazione con voi, non ditemi: "Non abbiamo tempo per stupidaggini", oppure: "Non ha importanza, sono cose da ragazzi".

Cercate di capirmi e di aiutarmi. Vogliatemi bene e ditemelo. A me piace sentirmelo dire, anche se voi credete che non sia necessario dirmelo.

Abbracciatemi, ho bisogno di sentire la vostra amicizia, la vostra compagnia, in ogni momento.

(di Anonimo)

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DICEMBRE IN POESIA
Postato da Grazia01 il Lunedì, 01 dicembre @ 21:06:31 CET (708 letture)
Poesie tematiche III




E' iniziato il mese di dicembre,
il mese che ci porterà al Natale e poi al nuovo anno.
Un mese dai colori allegri, bianco come la neve,
rosso come il vestito di Babbo natale,
verde come l'abete che addobberemo,
e tutti i colori nei presepi.
La stella dorata che guida il cammino
e le guancette rosa del bambino.
Per alcuni è un mese triste,
perché non hanno la possibilità di festeggiarlo
come vorrebbero,
o con chi vorrebbero,
i cari che non sono più fra noi,
e la loro assenza a Natale
fa soffrire più che mai.







DICEMBRE

Attraverso la neve, dal giardino, sale
quell'aria delle fragole che allora, con fragile
incrinatura, Montale canticchiava con il capo
piegato sopra un piatto di minestra.
Ora che alla finestra il gelo si rapprende,
una minuscola bava spezza il cerchio chiuso
fra le labbra e la voce, ridiscende al vuoto
di un cielo annuvolato di dicembre:
noi restiamo quaggiù, senza più attendere.

Roberto Saneso





RICORDANDO VITTORIO BODINI

Dopo la lunga siesta di dicembre
svegliarsi in un paese meridionale
di strette vie, in salita e in discesa.
Salgono odori di cibi affumicati
scendono i ragazzini del doposcuola
vi è una stella nel cielo invernale
Bodini dice: È Natale!

LUCIANO ERBA



Gentile luna
luna gentile
ma li vedi tutti
proprio tutti i bambini?
Lo sai che certi
certi hanno un dolore
chiuso a chiave
dentro il cuore?

Luna gentile
gentile luna
ma li vedi tutti
proprio tutti i vecchini?
Lo sai che a volte
nei loro angolini
piangono proprio
come fanno i bambini?

Gentile luna
luna gentile
ma li vedi tutti
gli animaletti?
Lo sai che l’uomo
li tratta male
lo sai che piange
il regno animale?


Vivian Lamarque




Ha occhi di ghiaccio
e di ghiaccio le mani
ha un cuore freddo
freddo gelato
la neve è un bambino
che non si è mai svegliato.

Vivian Lamarque



Vi auguro un dicembre sereno, che il vostro cuore sia aperto alla speranza e all'amore
Grazia
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Mark Twain - Anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 novembre @ 20:57:31 CET (588 letture)
In ricordo



Il 30 novembre del 1835 nacque in Florida Mark Twain, lo pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, scrittore, umorista, aforista e docente statunitense. Morì il 21 aprile del 1910, a Redding, Connecticut, Stati Uniti ed è sepolto nel Cimitero di Woodlawn, Elmira, New York, Stati Uniti








Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.



Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso... e pubblica il falso.



Fai ogni giorno qualcosa che non ti piace: questa è la regola d'oro per abituarti a fare il tuo dovere senza fatica.





Mark Twain
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Oscar Wilde * Anniversario della morte
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 novembre @ 20:55:22 CET (323 letture)
In ricordo



Il 30 novembre del 1900 moriva a Parigi Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, meglio conosciuto come Oscar Wilde. Uno grande scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese. Era nato il 16 ottobre del 1854 a Dublino aveva quinfi solo 46 anni.



Si ricade sempre nell'assurdo di voler sviluppare l'intelligenza, spingerla innanzi violentemente in questa o in quella direzione. L'intelligenza dovrebbe essere ricettiva, simile a una lira che aspetta di essere sfiorata dal vento, o da un lago pronto a incresparsi al soffio della brezza; non dovrebbe essere un ficcanaso affaccendato a correre sempre per le strade alla ricerca di novità'.


Oscar Wilde


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La vita non consuma...
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 novembre @ 11:57:26 CET (246 letture)
Un pensiero al giorno








La vita qui non consuma troppo le mie forze più profonde. Fisicamente si va forse un po' giù e spesso si è immensamente tristi, ma il nostro nucleo interiore diventa sempre più forte. Vorrei che fosse così anche per voi. Perciò vi raccomando: rimanete al vostro posto di guardia, se ne avete già uno dentro di voi"..
Etty Hillesum

Buona domenica
Grazia


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Quando ti manca qualcuno
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 novembre @ 21:59:01 CET (357 letture)
Un pensiero al giorno





Quando ti manca qualcuno, puoi anche cercare di tenerti occupato
tanto da non avere tempo per pensarci, ma poi basta che ti fermi un attimo
e lo senti subito quel vuoto, perché gli impegni possono anche riempirti la testa,
ma solo le persone possono riempirti il cuore.

- Antonio Curnetta-


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Vita sana
Postato da Grazia01 il Martedì, 25 novembre @ 21:15:51 CET (262 letture)
Un pensiero al giorno






Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio.
Anche un’arancia per la vitamina C e una tazza di te verde senza zucchero per prevenire il diabete.
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua, anche se poi per espellerli richiede il doppio del tempo che hai perso per berli.
Tutti i giorni bisogna bere un Actimel o mangiare uno yogurt per avere gli indispensabili bacilli
L. Casei Defensis, che nessuno sa bene che cosa cavolo siano, però sembra che, se non ne ingoi per lo meno un milione e mezzo tutti i giorni, finisci per vedere sfocato.
Ogni giorno un’aspirina per prevenire l’ictus, e un bicchiere di vino rosso contro l’infarto, più un bicchiere di bianco per il sistema nervoso, ed uno di birra che già non mi ricordo per che cosa era.
Se li bevi tutti insieme, ti può provocare un’emorragia cerebrale, ma non ti preoccupare, perché non te ne renderai neppure conto.
Tutti i giorni bisogna mangiare fibra.
Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.
Si devono fare tra i 4 e i 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone.
Facendo i calcoli, solo per mangiare se ne vanno 5 ore.
Ah, dimenticavo, dopo ogni pasto bisogna lavarsi i denti.
Ossia, dopo l’Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti, e così via, finché ti rimangono 3 denti in bocca.
Senza dimenticarti di usare il filo interdentale, di massaggiare le gengive e di fare il risciacquo con Listerine.
Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 per mangiare fa 21.
Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.
Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno.
Già, non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz'ora, facendo attenzione a tornare indietro dopo 15 minuti, se no la mezz'ora diventa una.
Bisogna mantenere le amicizie, perché sono come le piante, da annaffiarsi tutti i giorni.
E bisogna pure tenersi informati, leggendo almeno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.
Ah, importante, si deve fare l’amore tutti i giorni, però senza cadere nella routine.
Bisogna essere moderni, creativi e rinnovare la seduzione.
Bisogna anche avere il tempo per spazzare per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o magari dei figli.
Insomma, per farla breve, i conti danno 29 ore al giorno.
L’unica possibilità che mi viene in testa è fare varie cose contemporaneamente.
Per esempio ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta, così almeno ti bevi i due litri d’acqua.
Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore (tantrico) col compagno/compagna che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.
Ti è rimasta una mano libera? Chiama qualche amico! O i genitori!
Bevi il vino, perché, dopo aver chiamato i tuoi, ne avrai bisogno.
Il Bio Puritas con la mela te lo può dare il tuo partner o la tua partner, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani fate cambio.
Mi è venuta la confusione mentale
Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo. So che devo andare urgentemente in bagno.
E ne approfitto per lavarmi i denti.
Però, se ti rimangono due minuti liberi, invia una copia ai tuoi amici, che devono essere annaffiati come una pianta. Se ti avessi già mandato questo messaggio, perdonami.
E’ l’Alzheimer che, nonostante tutte le cure, non sono ancora riuscita a debellare.

Carlo Glauco Curcuraci

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Henri de Toulouse-Lautrec
Postato da Grazia01 il Lunedì, 24 novembre @ 20:59:53 CET (386 letture)
ARTE II







Henri de Toulouse-Lautrec, uno dei più famosi pittori di tutti i tempi, era nato 150 anni fa: la sua celebrità è legata al suo ruolo e alla sua presenza nel più noto movimento pittorico francese, l’Impressionismo, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (anche se il periodo più creativo e importante del suo lavoro è inserito nell’epoca ulteriormente innovativa del post-impressionismo).



Toulouse-Lautrec lavorò quasi sempre a Parigi e molte delle sue opere più famose sono legate alla raffigurazione, spesso a scopo promozionale, delle scene dei locali del quartiere di Montmartre del tempo.



Il centocinquantesimo anniversario della sua nascita è oggi celebrato in diversi paesi del mondo dal motore di ricerca Google, con un doodle.


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Chi si fa pecora il lupo se lo mangia
Postato da Grazia01 il Lunedì, 24 novembre @ 15:34:13 CET (446 letture)
Un pensiero al giorno







Un'eccessiva sensibilità ed emotività sono una condanna alla sofferenza? Spesso queste due caratteristiche conducono ad essere "buoni" verso gli altri e quello che li circonda . Si dice che i "troppo buoni" non si trovino bene nella vita , perchè? È colpa della società in cui viviamo ? E se fosse così allora questo evidenzia l'enorme sbaglio commesso nel costruire la nostra civiltà. Le persone buone, altruiste e ricche di valori, sostanzialmente giuste, dovrebbero guidare la costruzione del nostro mondo, ma questo non avviene, inoltre queste due caratteristiche inibiscono la propria vita, la limitano? Sarebbe meglio essere freddi e insensibili per riuscire a sentirsi a proprio agio in qualsiasi situazione ?

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Mani
Postato da Letty il Domenica, 23 novembre @ 18:42:36 CET (291 letture)
Le poesie di Letty - II







Hai delle belle mani, non curate, belle, con mille arabeschi, mille pieghette in cui c’è sempre scritto qualcosa da ricordare.
Hai unghie vissute, mangiate e scavate, graffiate, la vita ti ha mandato mani da stringere che avresti solo perduto.
Hai mani calde, con dita gentili che ancora accarezzano in silenzio i sogni perduti e i ricordi gelosi, senza mai toccarli davvero.
Hai mani solitarie, che tremano.
Hai mani che nascondi e non vuoi più dare.
Mani che ti abbracciano, ma non bastano mai.

Letty

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Il signore sognato
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 novembre @ 20:56:15 CET (363 letture)
Ricerche d'autore





IL SIGNORE SOGNATO

Splendidissima era la vita accanto a lui sognata.
Nel sogno tra tutte prediletta la chiamava.
E nella realtà?
La realtà non c’era, era abdicata.
Splendidissima regnava la vita immaginata.

VIVIAN LEMARQUE

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Accogli la vita
Postato da Grazia01 il Venerdì, 21 novembre @ 23:23:02 CET (284 letture)
Un pensiero al giorno








Accogli la vita a braccia aperte,
ogni nuovo giorno vatti a prendere tutto ciò che di buono
c’è lì fuori per te
e il resto dimenticalo o
lascialo a chi prova solo rancore.
Tu vivi!

Stephen Littleword


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Come
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 novembre @ 22:25:27 CET (374 letture)
Ricerche d'autore









COME


Come si può fare poesie
Più forti delle grida dei feriti
Più profonde della notte degli affamati
Più lievi del respiro da bocca a bocca
Più dure della vita
Molli come l'acqua che scava la pietra?
Come si può non fare poesie?

INGE MÜLLER

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Pensieri
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 novembre @ 21:50:32 CET (296 letture)
Un pensiero al giorno









I pensieri hanno una vita propria e raggiungono angoli che non vorresti più esplorare, più gli scacci più tendono a tornare. Arrivano di soppiatto quando sei un pochino assorta e cerchi una via d'uscita. Bisognerebbe correre fuori andare in mezzo alla gente e parlare con chi non si conosce, ma raramente lo si fa. Allora bisogna subirli, berli fino in fondo. rigirarli, riconsiderarli, mentre spingono e fanno ancora male...e poi ben strizzati metterli di nuovo ad asciugare... ci lasceranno forse tranquilli...per un po'.




Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri. Alcuni costano molto, altri meno. E con che cosa si pagano i pensieri? Credo con il coraggio.
Ludwig Wittgenstein

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Claudio Recalcati
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 novembre @ 14:33:49 CET (305 letture)
Ricerche d'autore







Propongo una poesia di Claudio Recalcati che oggi compie 54 anni, nacque infatti il 18 novembre del 1960.
Ha pubblicato le raccolte poetiche: Riti di passaggio (1995), Senza più regno (1998)
e Un altrove qualunque (Moretti & Vitali, 2001) supervincitore del Premio Internazionale Eugenio Montale 2002.
Ha curato, con Carlo Maria Bajetta e Edoardo Zuccato, il testo universitario Amore che ti fermi alla terra.
Antologia di voci del petrarchismo europeo (I.S.U. Università Cattolica, 2004).
Ha tradotto poeti per "Testo a fronte" e gran parte dell'opera poetica di Francois Villon, in dialetto milanese,
in collaborazione con Edoardo Zuccato, Biss, lusert e alter galantomm (Effigie, 2005).


Ne usciamo per ora illesi

Ne usciamo per ora illesi.
Tu hai il muso tumefatto
di chi ha pianto.
Vertigine mi resta la vertigine
l’attimo del respiro non riuscito
un groppo nella gola nauseata.
Altrove ci siamo conosciuti
in una giovane estate senza tempo.
Lascia che lentamente tutto torni
all’altezza dell’amore
e che l’amore lentamente torni
a lenire il male con dolcezza.


Claudio Recalcati

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La semplicita
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 novembre @ 20:25:13 CET (343 letture)
Poesie di Merini








La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini

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Vorrei
Postato da Letty il Sabato, 15 novembre @ 21:15:09 CET (333 letture)
Le poesie di Letty - II









Vorrei che mi togliessi piano ciò che m’ha spinto a smussarmi per confondermi e sparire,
che tirassi via quella spina e la facessi a pezzi gettandola nei tuoi abissi
Vorrei che ridipingessi quei contorni con le mani
Lentamente
Reinventando quello che io stessa ho cancellato di me per paura che non piacesse a nessuno
Che mi soffiassi piano sugli occhi per far scappare demoni e fantasmi
Promesse ed echi
Veleni lenti
Vorrei che tutti quei baci promessi mi riportassero bambina per poter essere tua nella vera innocenza
Per sdraiarmi con te
Nel tuo calore senza parlare
E saprei che sul tuo petto c’è quella nicchia speciale scavata per me dal destino delle anime che ha la forma perfetta del mio zigomo e l’impronta della mia mano.


Letty

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Se solo mi lasciassi toccare
Postato da Letty il Sabato, 15 novembre @ 21:08:19 CET (357 letture)
Le poesie di Letty - II







Di me all'improvviso avrai solo un’ombra
Mi scorgerai
timida mi affaccerò
Basterà il rumore di un piccolo dubbio a farmi ritrarre la mano
In questa danza di silenzi e accenni
Di poesie e sussurri
Di paure ed inganni
Di schiena forse nel buio totale ci lasceremo toccare le anime con la punta delle dita
Annusandoci a vicenda come bestie rare, figli di mondi che nessuno capisce o vuole conoscere
Amanti che non s’appartengono in questa dimensione ma che nell'altrove han messo radici
Affamati di linfa che sappia di terra
E di pelle che sappia di cielo
Vorrei potertelo dire che ho voglia di questo…
Vorrei sussurrartelo al buio…
Se solo io mi lasciassi toccare…

Letty

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I cani nella storia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 novembre @ 22:25:39 CET (321 letture)
Ecologia e ambiente I






Elita Cancelliere

Dopo il primo impatto con l'uomo preistorico e quindi con la caccia, l'antenato del cane diventò un compagno abituale e nel corso dei secoli venne utilizzato, anche per fare da guardia ai villaggi e, purtroppo per la guerra.



Giovanni Bellini

Troviamo numerose raffigurazioni del cane disseminate in molti territori e culture: bassorilievi, Assiro-Babilonesi, ritraggono scene di caccia con uomini e mute di cani; si racconta che, conquistata la Mesopotamia, Ciro Re di Persia, portò al seguito del suo esercito i quattro zampe trovati nei territori conquistati, per la loro grande prestanza fisica.



Le prime rappresentazioni di cani che più si avvicinano alle razze che oggi noi conosciamo arrivano dall'Egitto, si possono riconoscere Bassotti e Segugi. Dall'Oriente vennero importati i Mastini e i Levrieri e pare che furono i Fenici a contribuire alla conoscenza e all'arrivo di cani sempre nuovi a Roma o in Grecia, perché tra i loro numerosi commerci c'erano anche quelli che riguardavano i cani. Per i Greci i cani erano stati forgiati per l'uomo dal Dio Vulcano e la loro importanza si rispecchia anche nelle prime forme di letteratura. Noi tutti conosciamo Argo, il cane di Ulisse. Aristotele, che non era solo un filosofo, ma anche uno zoologo, fece un lungo elenco di razze canine, distinguendole attraverso i loro paesi di provenienza.

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Piove
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 novembre @ 21:39:38 CET (337 letture)
Un pensiero al giorno








Potrà piovere lì fuori, sulla terra, sulla strada, sulle cose… non temere la pioggia che bagna, ma quella che porta la tristezza nel tuo cuore. Se piove, indossa il migliore impermeabile, il tuo SORRISO. Una cosa è certa, la pioggia passerà, ed il sole, lui è sempre presente dietro le nuvole. Sempre.

Stephen Littleword



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Proverbio irlandese
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 novembre @ 22:25:11 CET (314 letture)
Un pensiero al giorno







" Se riuscirai a mantenere vivo un ramo verde nel tuo cuore nell'ora dell'oscurità,
allora il Signore verrà e manderà un uccello a cantare da quel ramo all'alba del giorno"

(proverbio Irlandese)

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San Martino
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 novembre @ 22:00:05 CET (327 letture)
Un pensiero al giorno









11 novembre: Martino


Deriva dal latino e significa "dedicato a Marte".
Martino nacque in Pannonia, l'attuale Ungheria, intorno al 315, da genitori pagani. Suo padre era ufficiale dell'esercito romano, quindi, suo malgrado, all'età di quindici anni, dovette anch'egli diventare soldato e fu mandato in Gallia. A lui si ispirarono molte leggende. La più famosa narra che, in un giorno d'autunno, mentre usciva dalle porte della città di Amiens, incontrò un povero che tremava per il freddo. Senza indugio, con la spada tagliò il suo mantello e ne donò metà al povero. Subito il sole scaldò la terra come se fosse estate. Nella notte Martino sognò Gesù che gli rivelava di essere il povero che lui aveva aiutato e gli restituiva il mantello. Molto colpito da quel sogno, decise di farsi immediatamente battezzare, lasciò l'esercito e diventò monaco. Si ritirò nelle vicinanze di Poitiers e fondò quello che fu considerato il primo monastero dell'Europa occidentale. Nel 371 fu eletto vescovo di Tours. Si dedicò all'evangelizzazione dei Galli, operò soprattutto nelle campagne, diventando difensore dei più poveri. La sua popolarità si diffuse velocemente nell'Europa occidentale e, dopo la sua morte, avvenuta probabilmente l'11 novembre 397, migliaia di paesi e chiese presero il suo nome. In Italia l'11 novembre si ricorda "l'estate di San Martino". Egli è considerato protettore dei militari, dei mendicanti e degli albergatori. Inoltre è patrono di Belluno, di Magenta in provincia di Milano, di Soncino in provincia di Cremona, di Monte Colombo in provincia di Rimini.

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Il 10 novembre del 1891 mori Arthur Rimbaud
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 novembre @ 20:52:19 CET (553 letture)
Biografie VIII







Poeta maledetto francese, Arthur Rimbaud fece a pezzi tutte le convenzioni sociali e letterarie di un'epoca (tardo '800) placidamente assopita fra i rassicuranti guanciali della tradizione. Anima irrequieta e sovversiva, attraversò come una meteora decadentismo, simbolismo, surrealismo, contribuendo a produrne le espressioni più nobili e rivoluzionarie. Scrisse poesie dai 15 ai 19 anni, denigrò il perbenismo del suo paese natale, scappò di casa, attaccò Stato e istituzioni, irruppe nel mondo artistico del tempo in un impeto distruttivo, indignò la borghesia, sbeffeggiò la religione, sconfessò la morale, instaurò una relazione scandalosa col poeta Verlaine, finì in carcere, ripudiò i canoni formali della poesia, forse partecipò alla Comune parigina, vagabondò per mezza Europa e teorizzò la funzione sociale del «poeta veggente». All'improvviso abbandonò la letteratura e gli ideali di «cambiare la vita» rinnegandoli per sempre. Continuò tuttavia a viaggiare approdando alfine in Africa, dove si diede al commercio di armi, pellami e spezie. Colpito a un tumore al ginocchio destro, a 37 anni fu costretto a tornare in patria e gli venne amputata la gamba. Morì poco dopo a causa dello stato avanzato del male. Da quel momento cominciò la leggenda. Sconosciuto all'avanguardia letteraria, noto soltanto a ristrette élite di intellettuali, la fama di Rimbaud prese ad ingigantirsi a dismisura in una marcia travolgente che arriva fino ai giorni nostri influenzando scrittori, musicisti, artisti. Mistico allo stato selvaggio (Paul Claudel), primo poeta di una civiltà non ancora nata (René Char), Rimbaud ha incendiato una a una tutte le generazioni e quei gruppi politici e movimenti artistici che autoproclamandosi gli autentici depositari del suo «messaggio» non hanno esitato a contendersi un'eredità spirituale mai tanto ambita. Agli albori del terzo millennio l'astro di Arthur Rimbaud continua ad avvampare imperioso, tuonando furiosamente, non scalfito dalla patina del tempo, monito e speranza per chi ancora è in cerca di una inimmaginabile alternativa.



Voglio essere poeta, e lavoro a rendermi Veggente:
lei non ci capirà niente, e io quasi non saprei spiegarle.
Si tratta di arrivare all'ignoto mediante
la sregolatezza di tutti i sensi.
Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti,
essere nati poeti, e io mi sono riconosciuto poeta.
Non è affatto colpa mia. È falso dire: Io penso,
si dovrebbe dire: mi si pensa.
Scusi il gioco di parole.
IO è un altro.


Arthur Rimbaud
lettera al prof. G. Izambard,

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Sarò capace di amare
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 novembre @ 10:39:46 CET (299 letture)
Un pensiero al giorno








Sarò capace di amare, al di sopra di tutte le delusioni.
Di donare, anche quando sono stata privata di tutto.
Di lavorare felicemente, anche quando mi trovo in mezzo a mille ostacoli.
Di asciugare le lacrime, anche quando sto ancora piangendo.
Di credere, anche quando sono stata discreditata.

Paulo Coelho

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La casa
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 novembre @ 20:28:57 CET (351 letture)
Un pensiero al giorno





Guardava quella casa, davanti a sé, e pensava alla misteriosa permanenza delle cose nella corrente mai ferma della vita. Stava pensando che ogni volta, vivendo con loro, si finisce per lasciare su di loro come una mano leggera di vernice, la tinta di certe emozioni destinate a scolorare, sotto il sole, in ricordi.

Alessandro Baricco

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Luce
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 novembre @ 20:18:51 CET (303 letture)
Un pensiero al giorno







Disse che bisognava stare attenti quando si è giovani perché la luce in cui si abita da giovani sarà la luce in cui si vivrà per sempre.Così bisognava stare attenti alla cattiveria perché da giovani sembra un lusso che ti puoi permettere, ma la verità è un’altra, e cioè che la cattiveria è una luce fredda in cui ogni cosa perde colore, e lo perde per sempre.

Alessandro Baricco

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Il torrone
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 novembre @ 18:32:00 CET (399 letture)
Argomenti vari III







TORRONE


In questo periodo si svolgono Sagre e Feste dedicate a questo dolce, specialmente a Milano e a Cremona. Si gusta principalmente nel periodo natalizio, e quindi ci ricorda le Feste.
Il torrone è un dolce molto apprezzato: la base è costituita da zucchero, miele, frutta secca il tutto raccolto sotto un sottile strato di ostie ma ormai ne esistono molte varietà impreziosite da essenze, cioccolato e rum.
L'origine del torrone è dibattuta. Una tradizione risale all'epoca romana e vede l'origine latina della parola che si rifà alla tostatura delle nocciole e delle mandorle. Altra corrente ci parla di Oriente e del dolce "turun" di miele e sesamo. La versione lombarda trova le radici a Cremona nell'occasione del matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza: al pranzo di nozze fu servito un dolce con la forma di torrazzo per richiamare la torre del Duomo.



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Migrazioni delle rondini
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 novembre @ 18:12:10 CET (339 letture)
Racconti IV







Migrazione delle rondini

Molte rondini erano partite; altre partivano.
Tutti i nidi erano abbandonati, vacui, esanimi.! Qualcuno era infranto, e su gli avanzi della creta tremolava qualche piuma esile. L'ultimo stormo era adunato sul tetto lungo le gronde, e aspettava ancora qualche compagna dispersa. Le migratrici stavano in fila su l'orlo del canale, talune rivolte
col becco, altre col dorso, per modo che le piccole code forcute e i piccoli petti candidi si alternavano. E, così aspettando, gettavano nell'aria calma i richiami.
E di tratto in tratto, a due, a tre, giungevano le compagne in ritardo. E s'approssimava l'ora della dipartita. I richiami cessavano.
Un'occhiata di sole languida scendeva su la casa chiusa, su i nidi deserti. Nulla era più triste di quelle esili piume morte che qua e là, trattenute dalla creta, tremolavano.
Come sollevato da un colpo di vento subitaneo, da una raffica, lo stormo si levò con un gran frullo di ali, sorse nell'aria in guisa d'un vòrtice, rimase un istante a perpendicolo sulla casa; poi, senza incertezze, quasi che davanti gli si fosse disegnata una traccia, si mise compatto in viaggio, si allontanò, si dileguò, disparve.

Gabriele D'Annunzio

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