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Luna
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 febbraio @ 21:30:52 CET (4856 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

La luna è un luogo comune letterario. È difficilissimo trovare modi nuovi per parlare della luna perché tutto è stato già provato nel campo delle metafore e degli aggettivi. Nelle canzoni e nelle poesie la luna è spesso «argentata».
È un aggettivo comunissimo, lo si trova anche nelle canzoni, ha finito per diventare un topos.
Georg Trakl un poeta austriaco che si è suicidato nel 1914 quando era al fronte come addetto alla sanità, commentava la luna così:


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Il sogno
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 febbraio @ 15:03:14 CET (1180 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere I

Era il mattino, e tra le chiuse imposte
per lo balcone insinuava il sole
nella mia cieca stanza il primo albore;
quando in sul tempo che più leve il sonno e
più soave le pupille adombra,
stettemi allato e riguardommi in viso
il simulacro di colei che amore
prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.


Giacomo Leopardi
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Farfalla
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 febbraio @ 15:00:22 CET (1067 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Farfalla non soltanto non codarda,
ma temeraria, fatalmente cieca,
ciò che la fiamma alla Fenice nega
vuole, ostinata, serbi alle sue ali;

troppo tardi pentita per suo danno,
dallo splendore affascinata, viene
a ciò che brilla, e ambiziosa consegna
la mal vestita piuma a ciò che arde.

Giace gloriosa dove dolcemente
fossa le preparò minuscola ape,
somma felicità a errore sommo!

La mia ambizione non così lucente
nemico, ma più lieve, meno attivo,
cenere la farà, se brucia il fumo.


Luis de G6ngora, Dell'ambizione umana
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Un anno è passato...
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 febbraio @ 13:38:42 CET (1021 letture)
Messaggi I


Oggi 27 febbraio
Casatea
compie 1 anno


In questo anno abbiamo postato più di
800 articoli
con il contributo
di amici che ci hanno aiutato:

spalato - (60 articoli inviati)
Tony-Kospan - (31 articoli inviati)
Miriam - (16 articoli inviati)
Jackinthewind - (5 articoli inviati)
alabastra - (2 articoli inviati)
Pino - (1 articoli inviati)
Gea500 - (1 articoli inviati)

Li ringraziamo sentitamente
e ci auguriamo
che continuino a donarci la loro
preziosa collaborazione,
nella speranza che altri iscritti
seguano il loro esempio.



Ciao a tutti
dallo staff
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Poca cultura. E la creatività del Paese svanisce.
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 febbraio @ 19:54:54 CET (1051 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni I

Se un Paese perde le sue radici culturali, la sua storia, la sua arte, la sua lingua diventa incapace di creare, e svanisce. Al tramonto dell'impero romano, gli artisti non erano più capaci di fare un ritratto, di scolpire una statua, nemmeno un capitello. E oggi io vedo,in Italia e in Europa, la stessa pericolosa decadenza della capacità di creare.
L'Italia distrutta e povera del dopoguerra ha prodotto un grandissimo cinema e grandi scrittori come Moravia, Buzzati, Gadda. E pensiamo alla fioritura culturale francese con pensatori come Sartre, Camus, Barthes, Foucault, Morin.
Ma non voglio annoiarvi con i nomi.
Basta dire che questi due Paesi, anche da soli, davano un contribuito essenziale alla, cultura mondiale.
Oggi non è più così. E non si può attribuirlo, all'improvviso irrompere di autori indiani, cinesi, giapponesi o arabi. Dobbiamo domandarci se non abbiamo compiuto qualche errore fatale. lo penso di sì.
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Arcobaleno
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 febbraio @ 14:01:48 CET (1033 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Se non sai sperare
che cristiano sei?
Se accetti Cristo
accetti la Sua morte
ma anche la Sua resurrezione.
E allora sai
che tu pure risorgerai
e i fratelli ed i popoli
e la terra e l'universo
E poi non vedi quante morti
ma anche quante resurrezioni?
Si fatica, si lotta,
si soffre, si cade
ma la vita continua.
L'amore mette luci
tra le tenebre
sui rami nudi a primavera
rinascono gemme e s'aprono fiori
le bufere cessano e torna il sereno
l'arcobaleno riunisce
nella pace dei suoi colori
terra e cielo.


Carla Piccinini
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Perché ci sono tanti idioti nel mondo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 febbraio @ 13:52:23 CET (1519 letture)
Racconti II

Tanto tempo fa c’erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose…
Un giorno. tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero: «Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l’intelligenza di tre teste stupide». E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro: «Dove andate?». Gli idioti alzarono le spalle e risposero: «Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità». Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».
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La coscienza di Zeno
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 febbraio @ 13:34:43 CET (6566 letture)
Recensioni IV

L’ opera di Italo Svevo , pseudonimo di Ettore Schmitz, costituì un momento di passaggio tra le esperienze del decadentismo italiano e la grande narrativa europea dei primi decenni del Novecento. La coscienza di Zeno, in particolare, ha influenzato la narrativa italiana degli anni Trenta e del dopoguerra.

TRAMA e PERSONAGGI
Il protagonista del libro è Zeno Cosini, un ricco commerciante triestino che vive di malavoglia con i proventi di un'azienda commerciale, per volere del padre. Arrivato all'età di 57 anni, Zeno decide di intraprendere una terapia psicoanalitica per liberarsi da vari problemi e complessi che lo affliggono, per uscire dal vizio del fumo e dalla "malattia" che lo tormenta. Lo psicanalista, chiamato nel libro Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi salienti. Attraverso essi si disegna la figura di un uomo inetto alla vita, "malato" di una malattia morale che spegne ogni impulso all'azione e qualsiasi slancio vitale o ideale. Zeno Cosini è un uomo che vive in un'indifferenza totale: invece di vivere la sua vita, è quest'ultima che lo travolge decidendo per lui il destino.
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Italo Svevo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 febbraio @ 13:21:29 CET (7574 letture)
Biografie III

Aron Hector Schmitz, questo è il suo vero nome, nacque a Trieste il 19 dicembre 1861 da Francesco Schmitz, commerciante in vetrami, e Allegra Moravia, entrambi di origine ebraica. Quinto di otto figli, trascorre un'agiata infanzia a Trieste, che abbandona per andare in collegio in Germania, dove studia materie legate alle attività commerciali. Poco incline ai suoi studi, si dedicò ad appassionate letture di scrittori tedeschi, Goethe, Schiller, Heine, Jean Paul, dimostrando così il suo forte interesse letterario.
Nel 1878, terminati gli studi, ritornò a Trieste, dove si iscrisse all'Istituto superiore per il commercio Pasquale Revoltella, che frequentò per due anni. La sua reale aspirazione era divenire scrittore: nel 1880 diede inizio ad una collaborazione con il giornale irredentista triestino "L'Indipendente", con articoli letterari e teatrali, firmati con lo pseudonimo Ettore Samigli.
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Abbraccio
Postato da Grazia01 il Domenica, 25 febbraio @ 14:10:05 CET (2519 letture)
Poesie d'amore I

Gustav Klimt - L'abbraccio

Donami un abbraccio
sincero, luminoso
come un giorno d'estate,
ma che sia lungo,
lungo una vita.


Carlo Bramanti
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L' Acchiappasogni
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 febbraio @ 00:49:39 CET (1446 letture)
Leggende e fiabe II L’Acchiappasogni è un oggetto molto sacro per i nativi americani, soprattutto per i popoli del nord America e del Canada quali gli Algochini, Oneida e altri. Tale oggetto si è diffuso nel tempo in tutto il continente, ad esclusione del Sud America, poiché vi erano parentele tra i membri delle diverse tribù esistenti, ed anche per gli scambi commerciali tra di esse. La leggenda sulla sua creazione mi è stata raccontata da un indiano Cheyenne. L’Acchiappasogni è fatto da una base costituita da un rametto di legno flessibile, il quale viene avvolto a formare il tipico cerchio, (già sappiamo che il cerchio per i nativi è l’essenza della vita, la vita è un circolo, si nasce si vive e si muore, per poi rinascere), esso poi viene ricoperto molto pazientemente avvolgendolo con un laccio di pelle (solitamente si usava, ed ancora attualmente, pelli di daino, o di altri animali selvatici, in quanto solo questi sono considerati sacri). Finita quest’operazione, si prende un lungo filamento di pelle e lo si avvolge creando all’interno del cerchio una fitta rete. Al centro di questa rete si mettono una o due perline. All’esterno del cerchietto, invece, possiamo legare 4 piume di aquila (per indicare i 4 sacri punti cardinali), ma poiché oggi è molto difficile reperirle, è possibile usare 4 fili di stoffa ognuno del colore corrispondente allo spirito del punto cardinale (per il nord si usa il bianco, per il sud il giallo, per l’ovest il nero e per l’est il rosso).

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ABRAHAM MINTCHINE
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 20:57:28 CET (1163 letture)
ARTE I I pochi tasselli a disposizione sulla breve e sfortunata vita di Abraham Mintchine danno un curioso risultato: quello di avere di fronte l'abbozzo di un romanzo.



Ritratto d'uomo seduto con sciarpa olio su tela 60 x 81

La primavera è stata la sua stagione. Mintchine nasce infatti il 14 aprile del 1898, e muore il 25 aprile del 1931 a La Garde, a pochi chilometri da Tolone. Grazie ad alcune lettere e fogli di diario, giunti sino a noi da chi l'ha frequentato durante il soggiorno parigino, ultima tappa della sua diaspora, si comprende quanto egli amasse la vita e vivesse, senza timore, l'idea della morte.
Il mercante René Gimpel, il giorno della scomparsa dell' artista, annota nel diario: «Sono annientato. Deve avere 30 anni. È spaventoso pensare che un genio sia morto nel fiore degli anni. Piango soprattutto per le grandi opere che non ha creato. Piango per ciò che il mondo ha perso. Piango per quella gioia che irradiava, quella gioia, che nel dolore, lo rendeva ragazzo. Durante la sua permanenza nel Mezzogiorno mi aveva scritto tre volte. Aveva scritto due o tre frasi bellissime, una soprattutto sul dolore. Non bisogna dimenticare che era russo: parlava molto male il francese e già, però, sapeva scrivere bene. Sarebbe diventato un Renoir o forse ancora di più».
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Vivevamo senza paura - poesia indiana
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 20:21:08 CET (1556 letture)
Poesie originali e strane I


Per noi indiani, la vasta pianura d'erba, la Prateria,
non era affatto un "luogo selvaggio",
con le sue belle colline simili all'ondeggiare
del mare in movimento, con i suoi fiumi
striscianti tortuosamente e con le sue rive
fittamente coperte di vegetazione.

Solo l'uomo bianco sentiva la natura
incontaminata come un "luogo selvaggio",
resa infetta da animali "selvaggi" ed esseri umani
"selvaggi".
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da "Sabbia e schiuma" di Kahlil Gibran
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 13:18:03 CET (1230 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni II


Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.
L'alta marea cancellerà l'impronta e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.




La realtà dell'altro non è in cio' che ti rivela, ma in quel che non puo' rivelarti.
Percio', se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.



La mente è una spugna; il cuore è acqua che corre.
Non è strano che la maggior parte di noi preferisca assorbire anzichè correre?



Il ricordo è una forma di incontro.

L'oblio è una forma di libertà.

Tu bevi vino per ubriacarti; io lo bevo perchè mi renda sobrio da quell'altro vino.

Ogni seme è un desiderio.
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leggenda tibetanna
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 13:02:29 CET (1097 letture)
Leggende e fiabe II

Un tempo il Tibet era una terra rigogliosa e solare.
Dopo una terribile tempesta scatenata dall'ira dei tre grossi draghi delle montagne questa bellissima regione si era trasformata in una terra fredda e oscura, priva di acqua e vegetazione...
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Regala ciò che hai....di Alessandro Manzoni
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 febbraio @ 13:02:40 CET (2580 letture)
Poesie e opere di Alessandro Manzoni

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
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Merlino ed il suo amore fatale per Vivian
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 febbraio @ 19:51:44 CET (1223 letture)
Leggende e fiabe II

Leggenda bretone

Un nome melodioso per una terra immersa nel verde
dove oqni albero, oqni specchio d’acqua e oqni pietra
raccontano di amori e di incantesimi.
Dove Merlino ormai un vecchio dalla barba bianca
incontrò la bella e dolce Vivian
se ne innamorò e rinunciò ai suoi poteri
per la fanciulla dai capelli neri e dagli occhi grigi
trasparenti come le acque della Fontana di Barenton,
presso la quale egli la vide per la prima volta.

Nel cuore della Bretagna, tra il Morbihan e l'Ile-et-Vilaine, si trova la Foresta di Paimpont. A noi può sembrare immensa, ma non è che una piccola parte sopravvissuta fino a oggi, di quella che un tempo era la sterminata Foresta Armoricana, lunga 140 chilometri. La sua bellezza, la maestosità dei suoi alberi e le proprietà magico-curative delle acque della Fontana di Barenton sono citate a partire dal XII secolo. Robert Wace, nel suo : « Romanan de Rou », ne descrisse le meraviglie e in particolare menzionò l’abitudine degli abitanti della zona di recarsi alla fonte, riempire un corno con l'acqua calda die che ne sgorgava e bagnare le pietre, per ottenere la pioggia nella stagione secca. Anche Chrétien de Troyes, autore di una celebre opera sul Graal, fece della fontana il centro di ogni azione nel suo romanzo in versi “Yvain ou le Chevalier au lion”.
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Un'alba
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 20:35:10 CET (1504 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Com'è spoglia la luna, è quasi l'alba.
Si staccano i convogli, nella piazza
bruna di terra il verde dei giardini
trema d'autunno nei cancelli.
È l'ora fioca in cui s'incide al freddo
la tua città deserta, appena un trotto
remoto di cavallo, l'attacchino
sposta dolce la scala lungo i muri
in un fruscìo di carta. La tua stanza
leggera come il sonno sarà nuova
e in un parato da campagna al sole
roseo d'autunno s'aprirà. La fredda
banchina dei mercati odora d'erba.
La porta verde della chiesa è il mare


Alfonso Gatto
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Charlie Chaplin
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 19:52:49 CET (5254 letture)
Cinema

Il monello del 1921

CHAPLIN, RISO AMARO

Charlie Chaplin ha utilizzato del cinema quello che ha trovato, senza inventare stili particolari.
Tutta la sua grandezza sta nella recitazione, nella prodigiosa mimica, nella straordinaria capacità di cambiare disinvoltamente registro. Dal comico al tragico. Dal ridicolo al patetico.



Le luci della città del 1931


Chaplin, Charles Spencer, detto Charlie, nato a Londra il16 aprile 1889. Figlio d'arte, Chaplin esordisce a cinque anni nei teatrini inglesi. Passa l'adolescenza tra strada e orfanotrofio. Viene assunto, col fratello maggiore Sidney, da Fred Karno, grande sostenitore della pantomima inglese. La sua famiglia di artisti di music-hall cade in miseria, così nel1912 Charlie s'imbarca alla volta degli Stati Uniti. Notato da Mack Sennett, nel 1914, viene scritturato dalla casa cinematografica Keystone.
Già qui adotta il profilo che lo renderà famoso: bombetta, baffetti, scarpe e pantaloni troppo grandi. Insoddisfatto, lascia la Keystone e realizza da solo i suoi film (di un rullo, poi di due), a un ritmo frenetico: prima per la Essanay (1915) - dove abbandona la meccanica slapstick (le "torte in faccia") e diventa Charlot, l'ornino disoccupato, innamorato e vessato - ; poi passa alla Mutual (1916), dove fa film aggraziati e film socialmente radicali; quindi, per un milione di dollari, passa alla First National (1918): come Chaplin era un comico di talento, come Charlot semplicemente un genio.
In pochi anni ottiene un successo folgorante. Insieme a Griffith, Fairbanks e Mary Pickford, fonda nel 1919 la United Artists e si dedica a realizzare accurati lungometraggi.
È il comico più popolare d'America; infine, di tutto il mondo. "Diventa celebre come Sarah Bernhardt e Napoleone" (dice Louis Delluc). Per intere generazioni ha rappresentato il cinema stesso.
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Il ritorno
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 09:09:16 CET (982 letture)
Racconti II

Era, era sempre stato e stava tornando.
Aveva, galassia dopo galassia, varcato i confini dell'universo raggiungendo il limite dell'espansione e dal bordo era scivolato negli altri universi ed aveva incontrato gli altri simili a lui.
Questo era il motivo del lungo viaggio, con loro aveva scambiato e confrontato energie, conoscenze e creato emozioni, ma poi era giunto il momento del rientro, il richiamo si era fatto sempre più forte.
Tornò nel suo universo, raggiunse la familiare galassia ed individuò con gioia il pianeta verde-azzuro coperto di nubi.
Intorno ad esso si avvolse fondendosi con l'atmosfera.
Il globo, brulicante di primitiva vita e di forti emozioni destò in lui graditi ed antichi ricordi.
Avvertì il richiamo che s'era fatto sempre più forte: era atteso.
Si materializzò possente, distese le enormi membrane nere e sorvolò mari, pianure, montagne.
A gruppi parallelepipedi di pietra sintetica s'innalzavano dal terreno brulicanti di una semplice, primitiva specie vivente.
Piccoli uccelli metallici rombanti lo sfiorarono e presero a volare assieme a lui.
Un battito d'ali li disperse e veloce planò ove il richiamo era più forte.
Il vento sibilava attorno alla sua affusolata testa ed un rombo di tuono usciva dalla sua enorme bocca.
Una lupa d'argento si materializzò nella inaccessibile foresta circondata d'aguzze vette ed ululò a lungo al cielo per carpire la sua attenzione.
L'enorme massa con le nere, membranose ali spiegate si diresse verso di lei e lentamente le planò accanto.
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L'invenzione del libro
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 08:48:04 CET (3129 letture)
Invenzioni e origini III

La città nella storia del libro

Da molto tempo abbiamo l’abitudine di considerare Gutenberg l’inventore della stampa.
Ma è forse inutile ricordare a una platea di persone del mondo del libro quali siete, che questa affermazione non è che una semplificazione e che, in quanto tale, è sicuramente ingannevole. Poiché la stampa di testi o immagini su un supporto di carta, di pergamena, o ancora di tessuto, è un processo noto e praticato dagli uomini molto prima di Gutenberg, e molto prima della metà del XV secolo: mi è sufficiente, ad esempio, rammentare la celebre storia di quell’imperatrice giapponese la quale, nell’VIII secolo della nostra era, fece stampare a fini votivi o a fini più o meno magici, un numero considerevole di sutra (si dice che ne fece stampare mille) su strette strisce di pergamena, che venivano poi arrotolate e inserite in piccole miniature di pagode in legno, di cui si è conservato fino ad oggi un certo numero di esemplari sia in Giappone sia in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.
Questo succedeva 700 anni prima di Gutenberg e perciò, è tutto chiaro: Gutenberg non è l’inventore della stampa.
Però è l’inventore della stampa a caratteri mobili in Occidente e, credetemi, questa precisazione non toglie nulla alla sua gloria.


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E' sbagliata una scuola che non crea ostacoli
Postato da Grazia01 il Lunedì, 19 febbraio @ 19:31:20 CET (1298 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni I

L'artista ha bisogno del masso di marmo duro, resistente da vincere per far emergere la statua. In tutti i romanzi, in tutti i film ci deve essere un ostacolo da superare o un nemico da vincere. Senza egoismo non può esserci altruismo. Senza paura non può esserci coraggio. L'egoismo perciò non è solo l'ostacolo posto sulla strada dell'altruismo, ne è paradossalmente anche l'organo: l'egoismo è «l'organo ostacolo» dell'altruismo. La paura è «l'organo ostacolo» del coraggio, l'ingiustizia «l'organo ostacolo» della giustizia.
La morale è sempre superamento di un ostacolo e la vita una continua lotta contro la malattia, contro la morte. È la morte che, come organo ostacolo della vita, ce la rende qualcosa di prezioso da conservare, da prolungare, da arricchire.
Per cui diventa tanto più importante quanto più si prolunga, si intensifica, quanto più sottrae spazio alla morte. Sono i giovani che non hanno paura della morte, sono le società piene di giovani che fanno le guerre. Mentre l'aumento della popolazione, il suo invecchiamento, il suo desiderio di vivere stimolano la medicina a fare continue scoperte. E la consapevolezza che la nostra ( società è fragilissima - basta l'arresto del flusso di metano, dell'energia elettrica per provocare una ecatombe - a farci rinunciare alla guerra sostituendola con accordi commerciali.
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Se non avessimo amato...
Postato da Grazia01 il Domenica, 18 febbraio @ 13:34:08 CET (945 letture)
Poesie d'amore I

Se noi non avessimo amato,

Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l'ape

Nel suo grembo dorato,

Se quella pianta di rose avrebbe ornato

Di lampade rosse i suoi rami!

Io credo non spunterebbe una foglia

In primavera, non fosse per le labbra degli amanti

Che baciano. Non fosse per le labbra dei poeti

Che cantano.



(Oscar Wilde)
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L'anello dei Nibelunghi
Postato da Grazia01 il Domenica, 18 febbraio @ 13:12:37 CET (3547 letture)
Leggende e fiabe II

Al disopra dei fiumi e delle foreste, oltre le vette nevose dei monti più alti, si apriva una regione luminosa abitata dagli immortali. Signore del luogo e di tutti gli dei era il saggio Wotan. Lo sguardo acutissimo del re degli dei si stendeva sulla sorgente del gran­de Reno e sulla sua foce, sui campi, i boschi, i fiumi, i, mari, gli oceani. Nulla di quanto accadeva tra gli uomini e gli dei gli sfuggiva: stavano sulle sue spalle due corvi astuti e velocissimi che, messi in libertà la mattina, tornavano la sera presso di lui e gli riferivano quello che avevano visto e udito. Sul capo di Wotan splendeva un elmo d'oro e al suo fianco era appesa una lancia di acciaio.
Il grande Wotan non disdegnava di scendere frequentemente tra i mortali per seguirne da vicino le vicende: si travestiva allora da viandante, con un logoro mantello sulle spalle e un cap­pellaccio calato sulla fronte. Il cappello a larga falda nascondeva un occhio cieco. Per'ottenere la saggezza, infatti, Wotan aveva ceduto un suo occhio al Destino, e l'aveva lasciato cadere nella fonte che sgorgava ai piedi, di un frassino sacro, protettore degli dei.
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Il rosa Tiepolo
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 febbraio @ 15:11:18 CET (1022 letture)
Recensioni IV

Anche chi non sa nulla di pittura, men che meno di Tiepolo, tranne il fatto che ha dato il nome a un particolare tono di rosa che sta tra il cipria acceso e il confetto intenso, godrà di questo libro come di un lungo racconto suggestivo e colto - ma, grazie alla scrittura limpidissima, perfettamente accessibile - sul grande veneziano, sulla sua arte e sul suo secolo.
Storia e filosofia, religione, letteratura, anche politica si mescolano nel saggio che, almeno in teoria, solo di pittura promette di occuparsi: in altre parole, le pagine narrano della vita e del pensiero di tutto un secolo. Sebbene l'autore proceda esclusivamente dall'opera di Tiepolo - della sua esistenza si sa, infatti, poco o niente - molti sono i segreti che vengono svelati. E come onde che da un punto centrale si muovono in tutte le direzioni, l'esplorazione, partita dal cuore della vicenda pittorica, si muove lontano nel tempo e nel sapere, coinvolgendo e illuminando elementi che, a prima vista, appaiono distanti e poi risultano, invece, connessi in modo stretto.
Pittore di corte, se mai ce ne fu uno, Tiepolo lavorò per i potenti d'Europa raccontando la loro gloria su soffitti e volte affrescate. Ma sempre, mescolato al tripudio e all'omaggio, s'incontra un dettaglio che tutto ciò mette in dubbio: uno sberleffo (o un'ombra della morte) che il committente forse accetta, forse nemmeno comprende, ma che a noi - a testa in su in ammirazione di quei trionfi - rende l'opera infinitamente più comprensibile e amata.


ROBERTO CALASSO
Adelphi - Pagine 320
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Amori cosmici
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 febbraio @ 22:17:26 CET (1281 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Sono da sempre amanti
la Luna e il Mare.
Di questa storia son le Stelle complici,
l'Alta Marea la prova
dell'attrazione.

Amor grande a distanza
che suscita l'ombrosa gelosia
dell'invidiose Nubi che frappongono
le loro forme cupe tra gli sguardi.

Allora il Mar s'infuria,
scuro diventa, si dispera e sbatte
il fluido suo corpo sugli scogli
e sparge stille amare verso il cielo.

Il Vento, che fu il primo testimone
della passione,
che colse sin dal Caos il giuramento
degli ancestrali, separati amanti,

non condiscende
a negar loro pure la visione:
perciò, soffiando, sgombra
le Nuvole gelose dell'idillio.

La Luna quindi,
facendo capolino lentamente,
proietta il dolce sguardo luminoso
che come una carezza, in superficie,
acquieta l'ansia del promesso sposo.

E le Stelline, vaghe confidenti,
van tremulando qual celesti moccoli.


Lino Lista
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BAOBAB: IL GIGANTE BUONO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 febbraio @ 19:54:11 CET (7765 letture)
Natura e capolavori nel mondo

Il grande albero delle savane, icona e simbolo della fauna africana, offre all´uomo riparo, cibo, medicine e innumerevoli qualità prodigiose. Tra leggende e tradizioni antiche, vi sveliamo i segreti di questa pianta straordinaria.

E´ l´albero simbolo delle savane, una poderosa scultura del mondo vegetale. Vive oltre 500 anni. Il suo tronco può raggiungere un diametro di 15 metri e un´altezza di 25: un vero gigante della natura. Stiamo parlando del baobab, pianta possente e regale che l´uomo ha imparato a conoscere e apprezzare per le sue straordinarie proprietà.
Al centro della vita. Nel continente africano il baobab è il centro gravitazionale della vita sociale dei villaggi: sotto la sua ombra si tengono i mercati, le riunioni degli anziani, le udienze dei giudici, le danze rituali, i giochi dei bimbi. Per le carovane e i viaggiatori rappresenta inoltre un fondamentale punto di riferimento per orientarsi, un elemento imprescindibile del paesaggio. "Questo curioso albero domina, isolato e immenso, con i suoi rami sproporzionati, le vaste e assolate pianure dell´Africa", scriveva nel 1453 l´esploratore-cronista portoghese Gomes Eanes de Zurara.
Lo spirito (buono) dell´albero. Il suo aspetto avvizzito, la sua capacità di sopravvivere a lunghi periodi di siccità e la sua longevità hanno indotto molti popoli a venerare il baobab e a ritenere che possieda poteri magici. Il suo spirito protegge i villaggi e viene talmente rispettato dagli abitanti, che solo gli iniziati e i saggi hanno il permesso di arrampicarvisi sopra. In Africa Occidentale si usa persino "parlare" al baobab, per confidarsi, chiedere consigli, allontanare la malasorte.
Pare infatti che bisbigliando formule magiche e appoggiando la mani sul tronco della pianta, si ottenga una potente benedizione contro le avversità della vita. Secondo la tradizione però questi poteri non funzionerebbero né con i bianchi, né coi musulmani...
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Le arselle di Marceddì
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 febbraio @ 19:33:17 CET (4364 letture)
Argomenti vari I

Marceddì è un paesino di poche case basse e bianche a qualche chilometro da Oristano, ma è anche una laguna che un ponte separa dal mare, unendo le due rive opposte e facendo da barriera alla marea. A partire dal mese di maggio e per tutta l'estate, chi attraversa la laguna nelle prime ore della giornata può notare un buon numero di pescatori muniti di stivali di gomma alti fino alla coscia impegnati in una ricerca meticolosa. Le arselle, così in Sardegna e in Liguria si chiamano le vongole, sono interrate nel fondale a volte anche a 10, 15 centimetri di profondità e per trovarle occorre aguzzare gli occhi e cercare due forellini nella sabbia. Una volta individuate le Arselle vengono estratte, con una piccola cazzuola una ad una.
La tecnica di raccolta non danneggia i fondali come avviene lungo le altre coste del nostro Paese. I pescatori inoltre raccolgono solo gli esemplari adulti e si preoccupano ogni anno di seminare arselle autoctone che crescono nutrendosi del plancton che trovano da sé nelle acque degli stagni costieri.
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Nel Nome
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 febbraio @ 20:05:37 CET (1077 letture)
Poesie d'amore I

lo, riconosciuto nudo, risalito
lungo le cicatrici
dalla conoscenza della tua bocca,
ti schiudo alla mia
come un'alba, un riparo
nel respiro della forza deposta;
ogni giorno aggiungo una morte
alla mia vita
e ogni giorno il tuo nome
ha più significato
duttile sulla mia lingua
e l'ombra versata la sera sulla soglia
il minuto posato nell'attesa
ci libera dalla morte ereditata;
era aprile e pensavo di essere
più piccolo del firmamento,
che non sei tu, non sono io.
lo splendore di un sentiero tracciato
dentro il mio nome e il tuo.


Inedito di Pierluigi Cappello,
vincitore del Premio Bagutta Opera Prima 2007
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Un «Re pastore» da scoprire
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 febbraio @ 19:49:28 CET (957 letture)
Mostre e spettacoli

Quando Amadeus era «il secondo»

Nel XVIII secolo la visita di un reale presso una corte era occasione di festa. Quando fu annunciato l'arrivo a Salisburgo dell'arciduca Massimiliano, figlio dell'imperatrice Maria Teresa, l'arcivescovo Colloredo incaricò il Kapellmeister Domenico Fischietti e il giovane Mozart, allora secondo Konzertmeister, di preparare gli intrattenimenti musicali. E così, per il 23 aprile 1775 il giovane Mozart musicò «Il re pastore», il cui testo era una rielaborazione di quello scritto nel 1744 da Pietro Metastasio. Mozart diresse la prima esecu:z:ione e probabilmente eseguì la parte di violino solista.
Una rara occasione per vedere «Il re pastore» è fissata per questa sera al Teatro Sociale di Como (replica il 17) per la messa in scena 'dell' Aslico, diretta dal suo presidente Bruno Dal Bon con regia di Vincent Boussard e interpreti Stefano Ferrari (Alessandro), Ingrid Kaiserfeld (Aminta, un ruolo all'origine interpretato dal castrato Tommaso Consoli), Silvia Colombini (Elisa), Karin SeIva (Tamiri) e Mario Alves (Agenore). La graziosa opera ha inizio quando Aminta ed Elisa decidono di dar libero corso alla loro unione mentre Tamiri e Agenore si rassegnano all'amara fatalità del loro distacco. Ma prorompe Alessandro, re di Macedonia e tiranno di Sidone, con il progetto di condurre al trono Aminta, unico erede, ma in unione con Tamiri. Seguono contrasti che si spengono nel lieto fine. (p.pan.)


IL RE PASTQRE, Teatro Sociale di Como, ore 20.30, replica I sabato 17,
info 031.270170" ' ••••
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