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ABRAHAM MINTCHINE
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 21:57:28 CET (1126 letture)
ARTE I I pochi tasselli a disposizione sulla breve e sfortunata vita di Abraham Mintchine danno un curioso risultato: quello di avere di fronte l'abbozzo di un romanzo.



Ritratto d'uomo seduto con sciarpa olio su tela 60 x 81

La primavera è stata la sua stagione. Mintchine nasce infatti il 14 aprile del 1898, e muore il 25 aprile del 1931 a La Garde, a pochi chilometri da Tolone. Grazie ad alcune lettere e fogli di diario, giunti sino a noi da chi l'ha frequentato durante il soggiorno parigino, ultima tappa della sua diaspora, si comprende quanto egli amasse la vita e vivesse, senza timore, l'idea della morte.
Il mercante René Gimpel, il giorno della scomparsa dell' artista, annota nel diario: «Sono annientato. Deve avere 30 anni. È spaventoso pensare che un genio sia morto nel fiore degli anni. Piango soprattutto per le grandi opere che non ha creato. Piango per ciò che il mondo ha perso. Piango per quella gioia che irradiava, quella gioia, che nel dolore, lo rendeva ragazzo. Durante la sua permanenza nel Mezzogiorno mi aveva scritto tre volte. Aveva scritto due o tre frasi bellissime, una soprattutto sul dolore. Non bisogna dimenticare che era russo: parlava molto male il francese e già, però, sapeva scrivere bene. Sarebbe diventato un Renoir o forse ancora di più».
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Vivevamo senza paura - poesia indiana
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 21:21:08 CET (1512 letture)
Poesie originali e strane I


Per noi indiani, la vasta pianura d'erba, la Prateria,
non era affatto un "luogo selvaggio",
con le sue belle colline simili all'ondeggiare
del mare in movimento, con i suoi fiumi
striscianti tortuosamente e con le sue rive
fittamente coperte di vegetazione.

Solo l'uomo bianco sentiva la natura
incontaminata come un "luogo selvaggio",
resa infetta da animali "selvaggi" ed esseri umani
"selvaggi".
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da "Sabbia e schiuma" di Kahlil Gibran
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 14:18:03 CET (1190 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni II


Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.
L'alta marea cancellerà l'impronta e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.




La realtà dell'altro non è in cio' che ti rivela, ma in quel che non puo' rivelarti.
Percio', se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.



La mente è una spugna; il cuore è acqua che corre.
Non è strano che la maggior parte di noi preferisca assorbire anzichè correre?



Il ricordo è una forma di incontro.

L'oblio è una forma di libertà.

Tu bevi vino per ubriacarti; io lo bevo perchè mi renda sobrio da quell'altro vino.

Ogni seme è un desiderio.
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leggenda tibetanna
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 febbraio @ 14:02:29 CET (1061 letture)
Leggende e fiabe II

Un tempo il Tibet era una terra rigogliosa e solare.
Dopo una terribile tempesta scatenata dall'ira dei tre grossi draghi delle montagne questa bellissima regione si era trasformata in una terra fredda e oscura, priva di acqua e vegetazione...
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Regala ciò che hai....di Alessandro Manzoni
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 febbraio @ 14:02:40 CET (2540 letture)
Poesie e opere di Alessandro Manzoni

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
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Merlino ed il suo amore fatale per Vivian
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 febbraio @ 20:51:44 CET (1183 letture)
Leggende e fiabe II

Leggenda bretone

Un nome melodioso per una terra immersa nel verde
dove oqni albero, oqni specchio d’acqua e oqni pietra
raccontano di amori e di incantesimi.
Dove Merlino ormai un vecchio dalla barba bianca
incontrò la bella e dolce Vivian
se ne innamorò e rinunciò ai suoi poteri
per la fanciulla dai capelli neri e dagli occhi grigi
trasparenti come le acque della Fontana di Barenton,
presso la quale egli la vide per la prima volta.

Nel cuore della Bretagna, tra il Morbihan e l'Ile-et-Vilaine, si trova la Foresta di Paimpont. A noi può sembrare immensa, ma non è che una piccola parte sopravvissuta fino a oggi, di quella che un tempo era la sterminata Foresta Armoricana, lunga 140 chilometri. La sua bellezza, la maestosità dei suoi alberi e le proprietà magico-curative delle acque della Fontana di Barenton sono citate a partire dal XII secolo. Robert Wace, nel suo : « Romanan de Rou », ne descrisse le meraviglie e in particolare menzionò l’abitudine degli abitanti della zona di recarsi alla fonte, riempire un corno con l'acqua calda die che ne sgorgava e bagnare le pietre, per ottenere la pioggia nella stagione secca. Anche Chrétien de Troyes, autore di una celebre opera sul Graal, fece della fontana il centro di ogni azione nel suo romanzo in versi “Yvain ou le Chevalier au lion”.
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Un'alba
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 21:35:10 CET (1460 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Com'è spoglia la luna, è quasi l'alba.
Si staccano i convogli, nella piazza
bruna di terra il verde dei giardini
trema d'autunno nei cancelli.
È l'ora fioca in cui s'incide al freddo
la tua città deserta, appena un trotto
remoto di cavallo, l'attacchino
sposta dolce la scala lungo i muri
in un fruscìo di carta. La tua stanza
leggera come il sonno sarà nuova
e in un parato da campagna al sole
roseo d'autunno s'aprirà. La fredda
banchina dei mercati odora d'erba.
La porta verde della chiesa è il mare


Alfonso Gatto
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Charlie Chaplin
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 20:52:49 CET (5199 letture)
Cinema

Il monello del 1921

CHAPLIN, RISO AMARO

Charlie Chaplin ha utilizzato del cinema quello che ha trovato, senza inventare stili particolari.
Tutta la sua grandezza sta nella recitazione, nella prodigiosa mimica, nella straordinaria capacità di cambiare disinvoltamente registro. Dal comico al tragico. Dal ridicolo al patetico.



Le luci della città del 1931


Chaplin, Charles Spencer, detto Charlie, nato a Londra il16 aprile 1889. Figlio d'arte, Chaplin esordisce a cinque anni nei teatrini inglesi. Passa l'adolescenza tra strada e orfanotrofio. Viene assunto, col fratello maggiore Sidney, da Fred Karno, grande sostenitore della pantomima inglese. La sua famiglia di artisti di music-hall cade in miseria, così nel1912 Charlie s'imbarca alla volta degli Stati Uniti. Notato da Mack Sennett, nel 1914, viene scritturato dalla casa cinematografica Keystone.
Già qui adotta il profilo che lo renderà famoso: bombetta, baffetti, scarpe e pantaloni troppo grandi. Insoddisfatto, lascia la Keystone e realizza da solo i suoi film (di un rullo, poi di due), a un ritmo frenetico: prima per la Essanay (1915) - dove abbandona la meccanica slapstick (le "torte in faccia") e diventa Charlot, l'ornino disoccupato, innamorato e vessato - ; poi passa alla Mutual (1916), dove fa film aggraziati e film socialmente radicali; quindi, per un milione di dollari, passa alla First National (1918): come Chaplin era un comico di talento, come Charlot semplicemente un genio.
In pochi anni ottiene un successo folgorante. Insieme a Griffith, Fairbanks e Mary Pickford, fonda nel 1919 la United Artists e si dedica a realizzare accurati lungometraggi.
È il comico più popolare d'America; infine, di tutto il mondo. "Diventa celebre come Sarah Bernhardt e Napoleone" (dice Louis Delluc). Per intere generazioni ha rappresentato il cinema stesso.
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Il ritorno
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 10:09:16 CET (930 letture)
Racconti II

Era, era sempre stato e stava tornando.
Aveva, galassia dopo galassia, varcato i confini dell'universo raggiungendo il limite dell'espansione e dal bordo era scivolato negli altri universi ed aveva incontrato gli altri simili a lui.
Questo era il motivo del lungo viaggio, con loro aveva scambiato e confrontato energie, conoscenze e creato emozioni, ma poi era giunto il momento del rientro, il richiamo si era fatto sempre più forte.
Tornò nel suo universo, raggiunse la familiare galassia ed individuò con gioia il pianeta verde-azzuro coperto di nubi.
Intorno ad esso si avvolse fondendosi con l'atmosfera.
Il globo, brulicante di primitiva vita e di forti emozioni destò in lui graditi ed antichi ricordi.
Avvertì il richiamo che s'era fatto sempre più forte: era atteso.
Si materializzò possente, distese le enormi membrane nere e sorvolò mari, pianure, montagne.
A gruppi parallelepipedi di pietra sintetica s'innalzavano dal terreno brulicanti di una semplice, primitiva specie vivente.
Piccoli uccelli metallici rombanti lo sfiorarono e presero a volare assieme a lui.
Un battito d'ali li disperse e veloce planò ove il richiamo era più forte.
Il vento sibilava attorno alla sua affusolata testa ed un rombo di tuono usciva dalla sua enorme bocca.
Una lupa d'argento si materializzò nella inaccessibile foresta circondata d'aguzze vette ed ululò a lungo al cielo per carpire la sua attenzione.
L'enorme massa con le nere, membranose ali spiegate si diresse verso di lei e lentamente le planò accanto.
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L'invenzione del libro
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 febbraio @ 09:48:04 CET (3090 letture)
Invenzioni e origini III

La città nella storia del libro

Da molto tempo abbiamo l’abitudine di considerare Gutenberg l’inventore della stampa.
Ma è forse inutile ricordare a una platea di persone del mondo del libro quali siete, che questa affermazione non è che una semplificazione e che, in quanto tale, è sicuramente ingannevole. Poiché la stampa di testi o immagini su un supporto di carta, di pergamena, o ancora di tessuto, è un processo noto e praticato dagli uomini molto prima di Gutenberg, e molto prima della metà del XV secolo: mi è sufficiente, ad esempio, rammentare la celebre storia di quell’imperatrice giapponese la quale, nell’VIII secolo della nostra era, fece stampare a fini votivi o a fini più o meno magici, un numero considerevole di sutra (si dice che ne fece stampare mille) su strette strisce di pergamena, che venivano poi arrotolate e inserite in piccole miniature di pagode in legno, di cui si è conservato fino ad oggi un certo numero di esemplari sia in Giappone sia in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.
Questo succedeva 700 anni prima di Gutenberg e perciò, è tutto chiaro: Gutenberg non è l’inventore della stampa.
Però è l’inventore della stampa a caratteri mobili in Occidente e, credetemi, questa precisazione non toglie nulla alla sua gloria.


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E' sbagliata una scuola che non crea ostacoli
Postato da Grazia01 il Lunedì, 19 febbraio @ 20:31:20 CET (1254 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni I

L'artista ha bisogno del masso di marmo duro, resistente da vincere per far emergere la statua. In tutti i romanzi, in tutti i film ci deve essere un ostacolo da superare o un nemico da vincere. Senza egoismo non può esserci altruismo. Senza paura non può esserci coraggio. L'egoismo perciò non è solo l'ostacolo posto sulla strada dell'altruismo, ne è paradossalmente anche l'organo: l'egoismo è «l'organo ostacolo» dell'altruismo. La paura è «l'organo ostacolo» del coraggio, l'ingiustizia «l'organo ostacolo» della giustizia.
La morale è sempre superamento di un ostacolo e la vita una continua lotta contro la malattia, contro la morte. È la morte che, come organo ostacolo della vita, ce la rende qualcosa di prezioso da conservare, da prolungare, da arricchire.
Per cui diventa tanto più importante quanto più si prolunga, si intensifica, quanto più sottrae spazio alla morte. Sono i giovani che non hanno paura della morte, sono le società piene di giovani che fanno le guerre. Mentre l'aumento della popolazione, il suo invecchiamento, il suo desiderio di vivere stimolano la medicina a fare continue scoperte. E la consapevolezza che la nostra ( società è fragilissima - basta l'arresto del flusso di metano, dell'energia elettrica per provocare una ecatombe - a farci rinunciare alla guerra sostituendola con accordi commerciali.
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Se non avessimo amato...
Postato da Grazia01 il Domenica, 18 febbraio @ 14:34:08 CET (904 letture)
Poesie d'amore I

Se noi non avessimo amato,

Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l'ape

Nel suo grembo dorato,

Se quella pianta di rose avrebbe ornato

Di lampade rosse i suoi rami!

Io credo non spunterebbe una foglia

In primavera, non fosse per le labbra degli amanti

Che baciano. Non fosse per le labbra dei poeti

Che cantano.



(Oscar Wilde)
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L'anello dei Nibelunghi
Postato da Grazia01 il Domenica, 18 febbraio @ 14:12:37 CET (3505 letture)
Leggende e fiabe II

Al disopra dei fiumi e delle foreste, oltre le vette nevose dei monti più alti, si apriva una regione luminosa abitata dagli immortali. Signore del luogo e di tutti gli dei era il saggio Wotan. Lo sguardo acutissimo del re degli dei si stendeva sulla sorgente del gran­de Reno e sulla sua foce, sui campi, i boschi, i fiumi, i, mari, gli oceani. Nulla di quanto accadeva tra gli uomini e gli dei gli sfuggiva: stavano sulle sue spalle due corvi astuti e velocissimi che, messi in libertà la mattina, tornavano la sera presso di lui e gli riferivano quello che avevano visto e udito. Sul capo di Wotan splendeva un elmo d'oro e al suo fianco era appesa una lancia di acciaio.
Il grande Wotan non disdegnava di scendere frequentemente tra i mortali per seguirne da vicino le vicende: si travestiva allora da viandante, con un logoro mantello sulle spalle e un cap­pellaccio calato sulla fronte. Il cappello a larga falda nascondeva un occhio cieco. Per'ottenere la saggezza, infatti, Wotan aveva ceduto un suo occhio al Destino, e l'aveva lasciato cadere nella fonte che sgorgava ai piedi, di un frassino sacro, protettore degli dei.
Leggi Tutto... | 6510 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.5


Il rosa Tiepolo
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 febbraio @ 16:11:18 CET (969 letture)
Recensioni IV

Anche chi non sa nulla di pittura, men che meno di Tiepolo, tranne il fatto che ha dato il nome a un particolare tono di rosa che sta tra il cipria acceso e il confetto intenso, godrà di questo libro come di un lungo racconto suggestivo e colto - ma, grazie alla scrittura limpidissima, perfettamente accessibile - sul grande veneziano, sulla sua arte e sul suo secolo.
Storia e filosofia, religione, letteratura, anche politica si mescolano nel saggio che, almeno in teoria, solo di pittura promette di occuparsi: in altre parole, le pagine narrano della vita e del pensiero di tutto un secolo. Sebbene l'autore proceda esclusivamente dall'opera di Tiepolo - della sua esistenza si sa, infatti, poco o niente - molti sono i segreti che vengono svelati. E come onde che da un punto centrale si muovono in tutte le direzioni, l'esplorazione, partita dal cuore della vicenda pittorica, si muove lontano nel tempo e nel sapere, coinvolgendo e illuminando elementi che, a prima vista, appaiono distanti e poi risultano, invece, connessi in modo stretto.
Pittore di corte, se mai ce ne fu uno, Tiepolo lavorò per i potenti d'Europa raccontando la loro gloria su soffitti e volte affrescate. Ma sempre, mescolato al tripudio e all'omaggio, s'incontra un dettaglio che tutto ciò mette in dubbio: uno sberleffo (o un'ombra della morte) che il committente forse accetta, forse nemmeno comprende, ma che a noi - a testa in su in ammirazione di quei trionfi - rende l'opera infinitamente più comprensibile e amata.


ROBERTO CALASSO
Adelphi - Pagine 320
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Amori cosmici
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 febbraio @ 23:17:26 CET (1244 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Sono da sempre amanti
la Luna e il Mare.
Di questa storia son le Stelle complici,
l'Alta Marea la prova
dell'attrazione.

Amor grande a distanza
che suscita l'ombrosa gelosia
dell'invidiose Nubi che frappongono
le loro forme cupe tra gli sguardi.

Allora il Mar s'infuria,
scuro diventa, si dispera e sbatte
il fluido suo corpo sugli scogli
e sparge stille amare verso il cielo.

Il Vento, che fu il primo testimone
della passione,
che colse sin dal Caos il giuramento
degli ancestrali, separati amanti,

non condiscende
a negar loro pure la visione:
perciò, soffiando, sgombra
le Nuvole gelose dell'idillio.

La Luna quindi,
facendo capolino lentamente,
proietta il dolce sguardo luminoso
che come una carezza, in superficie,
acquieta l'ansia del promesso sposo.

E le Stelline, vaghe confidenti,
van tremulando qual celesti moccoli.


Lino Lista
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BAOBAB: IL GIGANTE BUONO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 febbraio @ 20:54:11 CET (7673 letture)
Natura e capolavori nel mondo

Il grande albero delle savane, icona e simbolo della fauna africana, offre all´uomo riparo, cibo, medicine e innumerevoli qualità prodigiose. Tra leggende e tradizioni antiche, vi sveliamo i segreti di questa pianta straordinaria.

E´ l´albero simbolo delle savane, una poderosa scultura del mondo vegetale. Vive oltre 500 anni. Il suo tronco può raggiungere un diametro di 15 metri e un´altezza di 25: un vero gigante della natura. Stiamo parlando del baobab, pianta possente e regale che l´uomo ha imparato a conoscere e apprezzare per le sue straordinarie proprietà.
Al centro della vita. Nel continente africano il baobab è il centro gravitazionale della vita sociale dei villaggi: sotto la sua ombra si tengono i mercati, le riunioni degli anziani, le udienze dei giudici, le danze rituali, i giochi dei bimbi. Per le carovane e i viaggiatori rappresenta inoltre un fondamentale punto di riferimento per orientarsi, un elemento imprescindibile del paesaggio. "Questo curioso albero domina, isolato e immenso, con i suoi rami sproporzionati, le vaste e assolate pianure dell´Africa", scriveva nel 1453 l´esploratore-cronista portoghese Gomes Eanes de Zurara.
Lo spirito (buono) dell´albero. Il suo aspetto avvizzito, la sua capacità di sopravvivere a lunghi periodi di siccità e la sua longevità hanno indotto molti popoli a venerare il baobab e a ritenere che possieda poteri magici. Il suo spirito protegge i villaggi e viene talmente rispettato dagli abitanti, che solo gli iniziati e i saggi hanno il permesso di arrampicarvisi sopra. In Africa Occidentale si usa persino "parlare" al baobab, per confidarsi, chiedere consigli, allontanare la malasorte.
Pare infatti che bisbigliando formule magiche e appoggiando la mani sul tronco della pianta, si ottenga una potente benedizione contro le avversità della vita. Secondo la tradizione però questi poteri non funzionerebbero né con i bianchi, né coi musulmani...
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Le arselle di Marceddì
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 febbraio @ 20:33:17 CET (4318 letture)
Argomenti vari I

Marceddì è un paesino di poche case basse e bianche a qualche chilometro da Oristano, ma è anche una laguna che un ponte separa dal mare, unendo le due rive opposte e facendo da barriera alla marea. A partire dal mese di maggio e per tutta l'estate, chi attraversa la laguna nelle prime ore della giornata può notare un buon numero di pescatori muniti di stivali di gomma alti fino alla coscia impegnati in una ricerca meticolosa. Le arselle, così in Sardegna e in Liguria si chiamano le vongole, sono interrate nel fondale a volte anche a 10, 15 centimetri di profondità e per trovarle occorre aguzzare gli occhi e cercare due forellini nella sabbia. Una volta individuate le Arselle vengono estratte, con una piccola cazzuola una ad una.
La tecnica di raccolta non danneggia i fondali come avviene lungo le altre coste del nostro Paese. I pescatori inoltre raccolgono solo gli esemplari adulti e si preoccupano ogni anno di seminare arselle autoctone che crescono nutrendosi del plancton che trovano da sé nelle acque degli stagni costieri.
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Nel Nome
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 febbraio @ 21:05:37 CET (1046 letture)
Poesie d'amore I

lo, riconosciuto nudo, risalito
lungo le cicatrici
dalla conoscenza della tua bocca,
ti schiudo alla mia
come un'alba, un riparo
nel respiro della forza deposta;
ogni giorno aggiungo una morte
alla mia vita
e ogni giorno il tuo nome
ha più significato
duttile sulla mia lingua
e l'ombra versata la sera sulla soglia
il minuto posato nell'attesa
ci libera dalla morte ereditata;
era aprile e pensavo di essere
più piccolo del firmamento,
che non sei tu, non sono io.
lo splendore di un sentiero tracciato
dentro il mio nome e il tuo.


Inedito di Pierluigi Cappello,
vincitore del Premio Bagutta Opera Prima 2007
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Un «Re pastore» da scoprire
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 febbraio @ 20:49:28 CET (926 letture)
Mostre e spettacoli

Quando Amadeus era «il secondo»

Nel XVIII secolo la visita di un reale presso una corte era occasione di festa. Quando fu annunciato l'arrivo a Salisburgo dell'arciduca Massimiliano, figlio dell'imperatrice Maria Teresa, l'arcivescovo Colloredo incaricò il Kapellmeister Domenico Fischietti e il giovane Mozart, allora secondo Konzertmeister, di preparare gli intrattenimenti musicali. E così, per il 23 aprile 1775 il giovane Mozart musicò «Il re pastore», il cui testo era una rielaborazione di quello scritto nel 1744 da Pietro Metastasio. Mozart diresse la prima esecu:z:ione e probabilmente eseguì la parte di violino solista.
Una rara occasione per vedere «Il re pastore» è fissata per questa sera al Teatro Sociale di Como (replica il 17) per la messa in scena 'dell' Aslico, diretta dal suo presidente Bruno Dal Bon con regia di Vincent Boussard e interpreti Stefano Ferrari (Alessandro), Ingrid Kaiserfeld (Aminta, un ruolo all'origine interpretato dal castrato Tommaso Consoli), Silvia Colombini (Elisa), Karin SeIva (Tamiri) e Mario Alves (Agenore). La graziosa opera ha inizio quando Aminta ed Elisa decidono di dar libero corso alla loro unione mentre Tamiri e Agenore si rassegnano all'amara fatalità del loro distacco. Ma prorompe Alessandro, re di Macedonia e tiranno di Sidone, con il progetto di condurre al trono Aminta, unico erede, ma in unione con Tamiri. Seguono contrasti che si spengono nel lieto fine. (p.pan.)


IL RE PASTQRE, Teatro Sociale di Como, ore 20.30, replica I sabato 17,
info 031.270170" ' ••••
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Innamorarsi in messenger
Postato da spalato il Mercoledì, 14 febbraio @ 22:47:15 CET (1388 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

Sguardo sognante fissato nell'eternità
Sospiro nascosto dietro lieve sorriso
Tanta voglia di parlare e sentire
Ma tu non ci sei.
Incredulità, sorpresa, gioia e tristezza
Attraversano il cuore velocemente
Provocando battiti incontrollabili
E ti cerco.
Il tempo si è fermato aspettandoti
Fissando omino rosso sulla lista
Angoscia cresce ascoltando conosciuti suoni
Dove sei?
Finalmente.....il cuore esplode di gioia
Le parole si fermano, spariscono
Riesco solo dire: "Omino Verde
IO TI AMO!!!"


spalato
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Da marzo stop ai costi di ricarica
Postato da spalato il Mercoledì, 14 febbraio @ 20:25:39 CET (876 letture)
Attualità I Nessun rinvio per la cancellazione dei costi di ricarica sulle carte prepagate dei cellulari.

Lo slittamento, paventato, è scongiurato: dal 4 marzo (ma, secondo l'Ansa, dal 5 marzo) ci sarà lo stop ai costi fissi di ricarica, previsto dal Pacchetto Bersani. Anzi la cancellazione viene estesa anche alle schede prepagate per servizi televisivi e internet. L'emendamento è stato presentato al decreto legge in commissione: lo ha riferito il relatore al dl sulle liberalizzazioni, Andrea Lulli. Da marzo sarà vietato per gli opertatori mobili italiani applicare costi fissi di ricarica sulle schede dei cellulari.


Mirella Castigli, vnunet 14-02-2007

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SAN VALENTINO E LE SUE LEGGENDE
Postato da Grazia01 il Martedì, 13 febbraio @ 22:38:49 CET (994 letture)
Leggende e fiabe II

San Valentino si dedicò con amore alla cura del prossimo.
In vita compì numerosi miracoli e molte sono le leggende che raccontano le gesta del Santo.

L'amore sublime:

Un centurione romano pagano di nome Sabino s'innamorò di Serapia, una giovane cristiana di Terni. Egli si recò dai suoi genitori, per chiederla in sposa, ma loro rifiutarono a causa della sua religione. Serapia, a sua volta innamorata del giovane romano, lo invitò a recarsi da Valentino. Sabino seguì i suggerimenti dell'amata e ricevette il battesimo dal Santo.
Fu allora che Serapia si ammalò di tubercolosi. I giorni passavano e la giovane non migliorava; fu deciso quindi di chiamare Valentino al suo capezzale. Sabino pregò il Santo, dicendogli che non avrebbe potuto vivere senza la sua compagna. Accogliendo la disperazione del giovane, Valentino levò le sue preghiere al Signore, ed i due giovani lasciarono la vita terrena, per vivere insieme nell'eternità.




La rosa della riconciliazione:
Passeggiando per il suo giardino, Valentino un giorno udì due fidanzati litigare. Invitando i due ragazzi alla ragione, egli porse loro una rosa affinché la stringessero facendo attenzione a non pungersi con le spine e pregando perché il loro amore fosse eterno. I due giovani si riconciliarono immediatamente e dopo non molto tempo, si recarono nuovamente dal Santo per celebrare il matrimonio ed invocare la sua benedizione.

I bambini:
Il giardino della casa di San Valentino era un luogo di gioia ed amore, dove spesso gli abitanti della città di Terni si recavano, per ricevere i preziosi consigli del santo.
Particolari ed abituali frequentatori del giardino erano i bambini della zona, che lì si recavano per giocare. Valentino, rallegrandosi della loro spensieratezza e della loro purezza, spesso si fermava ad osservarli, soprattutto per essere certo che non corressero pericolo alcuno.
Quando il sole iniziava a tramontare, egli si recava tra loro e a ciascuno regalava un fiore, che i bambini avrebbero dovuto portare alle loro mamme. Un piccolo stratagemma, per essere certo che i fanciulli si dirigessero subito a casa, senza far troppo tardi!


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Perché l'onesto è più creativo ed efficiente
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 febbraio @ 14:50:30 CET (1266 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni I

Perché dobbiamo essere onesti, leali, mantenere la parola data, non fare minacce e ricatti quando sappiamo benissimo che, usando mezzi illeciti, molti si sono arricchiti, sono diventati potenti e vengono ammirati ed elogiati? Se molte fortune sono nate dalla genialità degli imprenditori, altre sono il frutto di furfanterie. Gli americani "chiamano Robber Barons alcuni loro famosi magnati.
Se la disonestà paga, perché tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Alcuni rispondono che lo fanno per timore della legge. Ma davvero credete che gli onesti siano onesti per timore del magistrato? No. Le leggi sono indispensabili, ma noi non siamo gentili con nostro marito o nostra moglie, non ci prendiamo cura dei nostri figli, non facciamo il nostro lavoro quotidiano, non aiutiamo gli altri per timore della legge. La società è fondata sui costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare deve intervenire la "legge. E non sempre con molto successo, come dimostrano le aree di mafia e di camorra
Il rigore morale è qualcosa che cominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita. E' un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità.
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ALL'ALBA, SEDUTA NELLA CASA PATERNA
Postato da Grazia01 il Domenica, 11 febbraio @ 20:30:54 CET (940 letture)
Poesie originali e strane I

Siedo tranquilla, nell'alba;
una piccola casa alle
dighe del Missouri.
Un coyote muove furtivo
verso il bosco, come me
insonne, colpevole e
guardingo. Gli uccelli
commentano il suo
passaggio.
Giovani cavalieri Indiani
sono qui per prendere il
ronzino di mio padre, da
usare come cavallo da
soma al locale rodeo.
Sto bene. Il sole si leva.


Aquila Grigia
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Abbasso il nove
Postato da Grazia01 il Domenica, 11 febbraio @ 20:24:01 CET (934 letture)
Poesie e racconti di Gianni Rodari

Uno scolaro faceva le divisioni:
- Il tre nel tredici sta quattro volte con l'avanzo di uno. Scrivo quattro al quoto. Tre per quattro dodici, al tredici uno. Abbasso il nove...
- Ah, no, - gridò a questo punto il nove.
- Come? - domandò lo scolaro.
- Tu ce l'hai con me: perché hai gridato «abbasso il nove»? Che cosa ti ho fatto di male? Sono forse un nemico pubblico?
- Ma io...
- Ah, lo immagino bene, avrai la scusa pronta. Ma a me non mi va giù lo stesso. Grida «abbasso il brodo di dadi», «abbasso lo sceriffo», e magari anche «abbasso l'aria fritta», ma perché proprio «abbasso il nove»?
- Scusi, ma veramente...
- Non interrompere, è cattiva educazione. Sono una semplice cifra, e qualsiasi numero di due cifre mi può mangiare il risotto in testa, ma anch'io ho la mia dignità e voglio essere rispettato. Prima di tutto dai bambini che hanno ancora il moccio al naso. Insomma, abbasso il tuo naso, abbasso gli avvolgibili, ma lasciami stare.
Confuso e intimidito, lo scolaro non abbassò il nove, sbagliò la divisione e si prese un brutto voto. Eh, qualche volta non è proprio il caso di essere troppo delicati.

Gianni Rodari

Biografia
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Il paese con l'esse davanti
Postato da Grazia01 il Domenica, 11 febbraio @ 20:18:12 CET (1197 letture)
Poesie e racconti di Gianni Rodari

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l'esse davanti.
- Ma che razza di paese è? - domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero.
Il cittadino, per tutta risposta, cavò di tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo della mano.
- Vede questo?
- E' un temperino.
- Tutto sbagliato. Invece è uno «stemperino», cioè un temperino con l'esse davanti. Serve a far ricrscere le matite, quando sono consumate, ed è molto utile nelle scuole.
- Magnifico, - disse Giovannino. - E poi?
- Poi abbiamo lo «staccapanni».
- Vorrà dire l'attaccapanni.
- L'attaccapanni serve a ben poco, se non avete il cappotto da attaccarci. Col nostro «staccapanni» è tutto diverso. Lì non bisogna attaccarci niente, c'è già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica andare a comprarla: passa dallo staccapanni e la stacca. C'è lo staccapanni d'estate e quello d'inverno, quello per uomo e quello per signora. Così si risparmiano tanti soldi.
- Una vera bellezza. E poi?
- Poi abbiamo la macchina «sfotografica», che invece di fare le fotografie fa le caricature, così si ride. Poi abbiamo lo «scannone».
- Brrr, che paura.
- Tutt'altro. Lo «scannone» è il contrario del cannone, e serve per disfare la guerra.
- E come funziona?
- E' facilissimo, può adoperarlo anche un bambino. Se c'è la guerra, suoniamo la stromba, spariamo lo scannone e la guerra è subito disfatta.
Che meraviglia il paese con l'esse davanti.

Gianni Rodari

Biografia
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IL CUORE
Postato da Tony-Kospan il Domenica, 11 febbraio @ 14:51:30 CET (5175 letture)
POESIE TEMATICHE I°
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I segreti delle donne dell'Antico Egitto
Postato da Grazia01 il Sabato, 10 febbraio @ 10:26:09 CET (1219 letture)
Storia

Scopri la misteriosa bellezza delle donne dell'Antico Egitto. Abiti, prodotti di bellezza, gioielli in una mostra esclusiva nelle splendide sale di Palazzo Reale a Milano.



Un viaggio affascinante alla scoperta dell'universo femminile nell'Antico Egitto: è questo il tema della mostra allestita nel Palazzo Reale, a Milano, intitolata "Nefer - la donna nell'Antico Egitto".
La straordinaria modernità della donna egiziana viene descritta attraverso oltre 200 reperti archeologici di grande valore provenienti da musei italiani ed internazionali: oggetti quotidiani, rossetti, ciprie, fondotinta, specchi, creme e ungenti riprodotti secondo le formule di allora, parrucche, pettini e spilloni ci svelano i segreti di tanta bellezza.
Colta, "in carriera", emancipata, ora signora della casa ora dea, considerata alla pari dell'uomo, la donna egiziana era dotata di una libertà estremamente sorprendente: poteva adottare figli, chiedere il divorzio, amministrare il patrimonio e addirittura reggere uno stato.





da donna.it
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Poesia - pioggia
Postato da Grazia01 il Venerdì, 09 febbraio @ 13:38:14 CET (3424 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

La poesia è pioggia gentile
che disseta e ristora.
La voce sua piana
placa e conforta;
racconta storie d'amore,
alimenta sogni nel cuore.

Può essere anche tempesta
Con fulmini e tuoni,
bufera di acqua e di vento
che schianta ed abbatte
ma la sua violenza
lava ed irrora la terra
e ripulisce il cielo.
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Il simbolisco da Moreau a Gauguin a Klimt
Postato da Grazia01 il Giovedì, 08 febbraio @ 21:24:26 CET (1164 letture)
Mostre e spettacoli A Ferrara
Palazzo dei Diamanti dal 18 febbraio al 20 maggio 2007




Gusta Klimt Le tre età della donna (particolare)


In Europa poco dopo la metà dell'ottocento, alcuni artisti presero a dare vita ad un'arte sofisticata, volta a rendere visibile l'invisibile, attraverso la forza evocativa dei simboli. Da Parigi a Bruxelles, da Londra a Berlino, da Monaco a Vienna, in poco più di un ventennio un nuovo linguaggio figurativo si impose come una vera e propria tendenza di stile e di gusto.
Poetico e visionario, sognatore, antagonista sia della pittura accademica sia del realismo e dell'impressionismo, il simbolismo intese superare la mera apparenza del reale per indagare il senso segreto delle cose e creare opere in grado di toccare le corde più profonde dell'animo umano.
Organizzata da Ferrara Arte, in collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, la mostra ripercorre l'evoluzione della poetica simbolista attraverso una selezione di oltre cento capolavori provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.




F. del Cossa Ritratto d'uomo
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Ciao


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