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Il twist delle virgolette
Postato da Grazia01 il Domenica, 10 dicembre @ 15:11:40 CET (1447 letture)
Argomenti vari I

Le virgolette sono subdole. Dietro quel vezzeggiativo, si nasconde il segno più bastardo dell'ortografia. Innanzitutto quelle signorinette-gambette che si agitano nel twist paragrafematico: vergogna! - sono tante. Leggo su www.accademiadellacrusca.it «Le virgolette possono essere alte (" "), basse o sergenti (<<»), semplici oapici (' ')>>. Lasciamo perdere apici e sergenti, perché il discorso si complica. Ricordiamo solo, coi Cruscanti, che virgolette alte e basse si usano indifferentemente per le citazioni, o per circoscrivere il discorso diretto. Però, coerenza: se si aprono le virgolette basse, non si possono chiudere quelle alte.
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Buonanotte
Postato da Anonimo il Domenica, 10 dicembre @ 10:41:01 CET (1198 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni II

Il bacino della buonanotte è una dolce nota musicale che ti accompagna sotto le coperte.
Buonanotte..


Pino
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Avvento - 10 dicembre
Postato da Grazia01 il Domenica, 10 dicembre @ 10:31:34 CET (6283 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *

Natale, un Giorno
di Hirokazu Ogura

Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo e un grande recinto.

Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.

Perché
il colore della pelle non e indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.

Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.

Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.

A Natale - un giorno -
gli uomini andranno d'accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale
con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano,
e nessuno riuscirà a vedere l'enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.




Le origini del Ntale

Le origini romane

Il Natale, inteso come festa della nascita del Messia, e celebrazione di un nuovo periodo di prosperità, trae le sue origini dalla religione ebraica, ma già dall'antichità Romana si ritrovano festeggiamenti il 25 dicembre.
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Litigio
Postato da Antonio il Sabato, 09 dicembre @ 21:06:33 CET (1439 letture)
Poesie sulla natura e l'universo

Quattro uccelli litigarono.
Quando l’albero fu tutto spoglio,
venne Venere travestita da matita
e, in bella grafia,
appose la firma sull’Autunno,
cambiale in scadenza di turno.


Gunter Grass
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L'ENIGMA DEL WEEK END - LA FINESTRA DEL NONO PIANO
Postato da Tony-Kospan il Sabato, 09 dicembre @ 18:19:08 CET (1015 letture)
Post di Tony Kospan I Ecco un altro classicissimo enigma...
chi lo conosce già può attendere a dar la risposta
per far partecipare le amiche e gli amici che volessero cimentarsi...

Se volete...
potete anche porre delle domande ma non e' detto che possa rispondere.






LA FINESTRA DEL NONO PIANO
Un uomo si trova al nono piano di un modernissimo edificio
e guarda al di là della finestra.

Preso da un impulso ingiustificato, apre il vetro e scavalca il davanzale.

La finestra si affaccia su una via densissima di traffico
e il muro dell'edificio giunge in basso
fino al marciapiede senza ostacoli o punti di appoggio.

L'uomo fa un passo avanti e cade sul terreno indenne.

Non indossa un paracadute o qualsiasi altro mezzo frenante.

Ma non si e' procurato nemmeno un graffio.

Sapete spiegare questa miracolosa situazione?



Ciao dall'Orso
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Avvento - 9 ducembre
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 dicembre @ 01:35:29 CET (1079 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *

Il pellerosse nel presepe

Qui non è il loco umil,
né le pietose Braccia de la gran Madre,
né i pastori, né del pietoso vecchio i dolci amori,
né l'angeliche voci alte e gioiose,
né dei re sapienti le pompose offerte,
fatte con soavi ardori, ma ci sei Tu,
che Te medesimo onori, Signor,
cagion di tutte l'altre cose.
Vittoria Colonna,
Qui non è il loco umil.
O vera umanitade, come s'è aggrandita,
colla divinitade tu s'è unita;
la Vergine Maria ne prende letizia
e a noi peccatori ne fa cortesia.

Gianni Rodari




La culla vuota
di Sandra Cervone

No. Non andrò. All'angelo luminoso che annuncia la lieta novella ho già detto ripetutamente di no. Come posso, io, pastorello "diverso", recarmi alla capanna del Re dei Re? Non faccio che nascondermi dietro le montagne di carta e le casette di cartone da quando mi hanno sistemato qui, lungo il pendio scosceso del presepe di una chiesa. Siamo solo in due ad avere la pelle scura: uno dei Magi ed io. Ma io non ho vestiti regali, sono scalzo, infreddolito e non ho ricchi doni da portare al Bambino. Sono più povero di Lui. E, soprattutto, sono "diverso". La mia pelle ha il colore dell'Africa, i miei occhi la nostalgia di paesaggi lontani, la mia voce una cantilena incomprensibile. E allora sto sempre zitto, non unisco la mia voce ai cori degli angeli, cerco di non attirare l'attenzione, né di espormi alla luce flebile delle lampadine intermittenti.
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La favola del cane genio
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 dicembre @ 01:19:55 CET (1187 letture)
Racconti I

Questo racconto un po’ infantile non lascia intravedere le aspettative che caratterizzano la realtà e nell'ambito lavorativo.
Un macellaio stava lavorando nel suo negozio e si sorprese quando vide entrare un cane. Lo cacciò ma il cane tornò subito. Cercava quindi di mandarlo via ancora ma si rese conto che il cane aveva un foglio in bocca. Prese dunque il foglio e lo lesse:
« Mi potrebbe mandare 12 salsicce e tre bistecche di manzo per favore? » Il macellaio notò pure che il cane aveva in bocca un biglietto da 50 franchi. Così prese le salsicce e le bistecche e le mise insieme al cambio in una borsa che mise nella bocca del cane. Il macellaio rimase molto colpito e, siccome, era già ora di chiudere il negozio, decise di seguire il cane che stava scendendo la strada con la borsa tra i denti.
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Avvento - 8 dicembre
Postato da Grazia01 il Venerdì, 08 dicembre @ 10:01:12 CET (1217 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *

MESSAGGIO DI TENEREZZA


Questa notte ho sognato che camminavo sulla sabbia
accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte rivedevo
tutti i giorni della mia vita.
Per ogni giorno della vita passata,
apparivano sulla sabbia due orme:
una mia e una del Signore.
Ma in alcuni tratti vedevo una sola orma
che coincideva con i giorni più difficili:
i giorni di maggior angustia,
di maggior paura e di maggior dolore.
Allora ho detto: "Signore,
Tu avevi promesso che saresti stato con me, sempre,
e io ho accettato di vivere con te.
Allora perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più difficili?".
E lui mi ha risposto: "Figlio mio,
tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai:
i giorni in cui hai visto solo un'orma sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".


Anonimo




IL FIGLIO PIÙ SAGGIO

Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un fertile podere.
Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.
Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.
Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.
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Milano, fuga per iI ponte
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 dicembre @ 20:59:05 CET (1083 letture)
Milano mia I

Ecco il segreto: i dintorni sono luoghi da favola.

Dicembre è fatto per Milano, e Milano per dicembre. Non parlo della Prima della Scala, che è splendida, ma lascia aperto il problema della Seconda, della Terza, della Quarta eccetera. Ovvero: sarà possibile, un giorno, prenotare e acquistare i biglietti della Scala come in ogni teatro in qualsiasi città del mondo?
Torniamo a noi: perché Milano è una città invernale?
Perché non è una città di prospettive, come Parigi o Madrid; è una città di angoli e atmosfere, di chiusure più che di aperture, di colori sporchi ma non per questo brutti, di lucido e di viscido (tranquilli: parlo solo di rotaie). Il simbolo di Milano è un condominio strano, costruito di fianco a un altro, altrettanto strano ma diverso. Questa è la città che ha inventato la disarmonia armonica. Architetti bravi o incoscienti, costruttori ingordi o visionari, urbanisti in genere poco urbani: insieme hanno costruito un capolavoro preterintenzionale, tagliato dall'arancione incongruo di un tram.
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Avvento - 7 dicembre
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 dicembre @ 14:00:46 CET (1052 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *

Il Natale

Oggi siamo seduti,
alla vigilia di Natale,
noi, gente misera,
in una gelida stanzetta,
il vento corre fuori,
il vento entra.
Vieni, buon Signore Gesù,
da noi, volgi lo sguardo:
perché tu ci sei davvero necessario.

Alessandro Manzoni



LE STELLE D'ORO

Era rimasta sola al mondo. L'avevano messa sopra una strada dicendole: - Raccomandati al cielo, povera bimba!
E lei, la piccola orfana, s'era raccomandata al cielo! Aveva giunte le manine, volto gli occhi su, su in alto, e piangendo aveva esclamato: - Stelle d'oro, aiutatemi voi!
E girava il mondo così, stendendo la manina alla pietà di quelli che erano meno infelici di lei. L'aiutavano tutti, è vero, ma era una povera vita, la sua: una vita randagia, senza affetti e senza conforti.
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Orhan Pamuk - Nobel 2006
Postato da Antonio il Giovedì, 07 dicembre @ 13:45:13 CET (1388 letture)
I Nobel della letteratura I


Identità nel caleidoscopio

Del tema che ossessivamente occupa l'inizio del Terzo Millennio, il tema dell'identità non più soltanto personale come nel Novecento ma culturale e storica in un mondo che perde confini e acquista. conflitti, Orhan Pamuk ha fatto il filo conduttore della propria narrativa. Ma per l'autore turco, restio alle suggestioni etniche ma consapevole delle radici, l'identità, come il potere in Shakespeare, è un ideogramma mitico che non produce apologie o proclami, ma personaggi e situazioni e una drammaturgia carica di domande più che di risposte. Tutto nei suoi libri problematicamente si duplica e si rìspecchia in un altrove - il passato nel presente, l'Est nell'Ovest e viceversa - a cominciare dalla musica polifonica, orientale-occidentale, del suo stile.


di Elisabetta Rasy
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J. M. Coetzee - Nobel 2003
Postato da Antonio il Giovedì, 07 dicembre @ 13:41:04 CET (1579 letture)
I Nobel della letteratura I

E liberaci dalla vergogna

Anche se apparentemente sani, siamo tutti, nelle caverne della nostra interiorità, marci. Spesso non si tratta dei peccati più riconosciuti e, a parole, condannati; si tratta di atteggiamenti, istintivi o volontari, che rivelano la nostra pochissima carità, spesso il disprezzo, verso i nostri simili, anche i più vicini. Così, collaboriamo a rendere più squallido il contesto in cui viviamo, a inquinarlo di egoismo e a distruggere la gioia, persino la nostra. Romanziere «scomodo», Coetzee crea una varietà di personaggi che, rivelando la loro situazione di disagio e di vergogna, ci aiutano a liberarci dei nostri disagi e delle nostre vergogne.


di Cesare Segre
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Gao Xingjian - Nobel 2000
Postato da Antonio il Giovedì, 07 dicembre @ 13:35:18 CET (1419 letture)
I Nobel della letteratura I

E la storia si aprì al mito


Sarebbe sbagliato inquadrare Gao - censurato in patria e riparato a Parigi - solo per il coraggio della sua dissidenza. Lo dimostra il suo capolavoro, La Montagna dell'Anima, lunga «fuga» narrativa a due voci: quella di un viaggiatore che in una Cina primordiale (villaggi dai tetti neri, immani abetaie, cieli stellati) insegue il luogo-luce del titolo; e quella di uno scrittore che ripercorre (per flashback proustiani) la propria vita affettiva. Oltre che un rigetto radicale della «filosofia» del regime, il convergere delle due voci è infatti - come in tutto Gao - una lezione di taoismo depurata da ogni scoria new age: un aprirsi dell'io al mondo e della Storia al mito.


di Sandro Modeo
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Gunter Grass - Nobel 1999
Postato da Antonio il Giovedì, 07 dicembre @ 13:28:53 CET (1696 letture)
I Nobel della letteratura I

Un picaro contro la boria

La grandezza dell'opera maggiore di Gunter Grass, Il tamburo di latta, consiste nel cruciale fatto che il suo narratore e protagonista, Oskar Matzerath, è alto 94 centimetri, guarda il mondo dal basso e, restituendo al Novecento la tradizione del romanzo picaresco, polverizza tutta l'orribile sublimità da cui era stata inondata la Germania nei precedenti trent'anni di letteratura. Il genio dI Grass, questo Celine del socialismo, fu insomma d'affrontare la realtà con il programma di un infantilismo radicale che può oggi esser letto come una scelta di autopunizione, ovvero come opera di redenzione (anche) personale.


di Franco Cordelli
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BOMBA INESPLOSA D'AMORE
Postato da Tony-Kospan il Giovedì, 07 dicembre @ 01:19:09 CET (1297 letture)
Le poesie di Tony-Kospan I

Ombra triste schiacciata sul muro
umide nere brezze del cuore
rutilanti colori del sabato sera.

Bomba inesplosa d'amore
o farfalla dalle ali tarpate?

Ecco vulcaniche scosse virtuali
provenienti dalla terra del sole
per staccare ... l'ombra dal muro
per scaldare ... le brezze del cuore.

Esploderà ... la bomba d'amore?
tornerà ... la farfalla a volare?

L'orso che sogna ... lo spera.


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Josè Saramago - Nobel 1998
Postato da Antonio il Mercoledì, 06 dicembre @ 10:59:00 CET (1436 letture)
I Nobel della letteratura I

Per voce implacabile

E stato folgorante scoprire la sua voce (nell'82) in Memoriale del convento, il romanzo che ha fatto conoscere Saramago fuori dal Portogallo, il primo ad essere tradotto in tutto il mondo. Voce piena di colore e di forza, a volte anche implacabile, che non permette di dimenticare i suoi protagonisti e che mescola realtà e invenzione, storia e letteratura in modo tale che il lettore, felicemente irretito, non sa più tanto distinguere un genere dall'altro. In mano sua il romanzo storico, da polpettone ben confezionato e saporito al punto giusto qual è di solito, si trasforma in vita vera, dura e vissuta, di ieri o di oggi, non importa.


Isabella Bassi Fedrigotti
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Dario Fo - Nobel 1997
Postato da Antonio il Mercoledì, 06 dicembre @ 10:55:37 CET (1246 letture)
I Nobel della letteratura I

Un linguaggio universale

A differenza degli altri drammaturghi, laureati dal Nobel (Shaw, Plrandello, O'Nelll, Beckett e Pinter), a Dario Fo è toccato in sorte di ricevere un prernio avvelenato da critiche e rimbrotti. Grande teatrante - hanno detto - ma non scrittore, giullare ma non letterato. Invece in questi «difetti» sta la sua qualità, quella di scrivere il linguaggio della scena, in cui parole smorfie suoni e capriole compongono un'unica totalità. Un linguaggio traducibile in qualunque paese, sia che tratti i buffi misteri di un Medioevo plebeo e immaginario, sia che ridicolizzi i truci giochi del potere nostro contemporaneo. Come in un carnevale continuo che sovverte le gerarchie e sbeffeggia papi re padroni e imperatori.


Ranieri Polese
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Saul Bellow - Nobel 1976
Postato da Antonio il Mercoledì, 06 dicembre @ 10:50:18 CET (1080 letture)
I Nobel della letteratura I

La rivoluzione del rabbino

Restò a Chicago mentre tutti se la svignavano a New York; rimase conservatore, ebreo e puritano mentre tutti annegavano nel risentimento liberaI e I scopavano a Berkeley; collezionava mogli, figli, alimenti e onorificenze; idolatrava i fratelli - faccendieri milionari - con un sentimentalismo degno di un Rabbino di Odessa; adorava il lusso, i gangster, i sigari, i papillon, Gerusalemme, la letteratura francese, la filosofia tedesca ... E forse proprio per questo rivoluzionò la narrativa americana senza cedere ad astrusità avanguardiste, con grazia mozartiana.
Come potrei non amarlo disperatamente?


Alessandro Piperno
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Eugenio Montale - Nobel 1975
Postato da Antonio il Mercoledì, 06 dicembre @ 10:46:21 CET (949 letture)
I Nobel della letteratura I

Il poeta sveglia il mondo

Lo spazio in Montale è popolato di oggetti, fiori, animali: affiorano da scenari bui, come se il poeta li vedesse emergere all'improvviso dal nulla con lo sguardo di un primitivo. Non s'impone lo stupore di chi scopre il mondo, ma il tremore di chi ne sente l'imminente fine. Come lo spazio, è annullato il tempo: non c'è speranza del futuro e la memoria è «scialba», mentre il presente pare arrivare sempre «tardi». In questa atmosfera di «assenza universale», di «tutto nientificato», solo alla parola poetica è dato di «svegliare» il mondo e consentire all'uomo di «rifarsi da capo» a stabilire un rapporto rinnovato.


Giorgio di Rienzo
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Il mondo ha la febbre
Postato da Grazia01 il Martedì, 05 dicembre @ 22:27:29 CET (1362 letture)
Ecologia e ambiente I Il messaggio: Settecento pagine di analisi sulla stato si salute del pianeta. E una conclusione drammatica: secondo il rapporto stilato da Nicholas Stern, consigliere economico del governo inglese, se non si farà nulla per arginare le attuali emissioni di anidride carbonica, i danni per l'economia saranno pari alla somma di quelli provocati dalle due guerre mondiali. La soluzione? investire da qui al 2050 l'1% del Pil mondiale per ridurre le emissioni nocive e arginare la deforestazione.

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UN NOMADE DEL WEB
Postato da Tony-Kospan il Martedì, 05 dicembre @ 14:25:47 CET (1339 letture)
Le poesie di Tony-Kospan I

Per il mondo del web
in lungo e in largo giro
tra spoglie dune e viali fioriti
con il mio carro lungo
di ricordi e di speranze
sì come Diogene
cercando però
la dolce luce che illumini il mio autunno.

E d'isola in isola giro
tra quelle di sogno e quelle deserte
col mio battello carico
di vissute passioni
ma ancor più carico
d'emozioni da vivere...
sì come Ulisse
cercando però
l'alba luminosa d'un giorno di sogno.

Quante piccole albe
quanti piccoli tramonti
questo nomade ha vissuto
in attesa della grande alba sognata?

Chi sarà la ... stella
di luce piena e col sapore d'infinito
che mi seguirà lungo il viale frondoso
del mio ...spero ... dolce tramonto?

Tony Kospan
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Heinrich Boll - Nobel 1972
Postato da Antonio il Martedì, 05 dicembre @ 11:50:18 CET (1247 letture)
I Nobel della letteratura I

E il clown svelò l'ipocrisia

Un anarchico «clown» le cui opinioni sferzano la Germania del miracolo economico mettendone a nudo le Ipocrisie, un testimone scomodo e inquieto negli anni di piombo, un inesausto sperimentatore di forme ... Coniugando l'impegno eticò e civile con la ricerca stilistica, per quarant'anni Heinrich Boll (1917-1985) fu una delle più importanti voci critiche della letteratura tedesca, ma forse di lui sono destinati a rimanere soprattutto i primi romanzi, che ci restituiscono con tanta immediatezza il disperato interrogarsi di una coscienza cristiana tra le macerie materiali e morali del dopoguerra.


di Paola Capriolo
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Jean-Paul Sartre - Nobel 1964
Postato da Antonio il Martedì, 05 dicembre @ 11:48:21 CET (2968 letture)
I Nobel della letteratura I

Lezìonì dal cattìvo maestro

Se soltanto non si fosse creduto il Voltaire del Novecento. Se non avesse scambiato la grafomania per uno stile. Se non avesse trovato il bon mot per ogni cattiva causa. Se non avesse confuso l'inferno dei soviet con il paradiso del proletariato. Allora, quante cose ci avrebbe insegnato l'autore del Muro e della Nausea. Un umanesimo senza moralismo. L'amore per le donne intelligenti oltreché belle. La responsabilità dello scrittore che fai conti con le misure della storia più che con il diametro del proprio ombelico. Se non avesse sbagliato tutto, Sartre (1905 - 1980) l'avrebbe meritato eccome, il suo premio Nobel.


di Sergio Luzzato
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John Steibeck - Nobel 1962
Postato da Antonio il Martedì, 05 dicembre @ 11:46:25 CET (1438 letture)
I Nobel della letteratura I

I disperati in rivolta

Quale vino fermenterà dai «grappoli dell'ira? Non diversamente da Joyce o da Pound, John Steinbeck (1902 - 1968) ha riscritto l'Odissea. Ma quando sfoglio le pagine di quello che in Italia è noto come Furore, risento le ballate «arrabbiate» di Woody Guthrie o di Cisco Houston: la ribellione dei disperati non è che l'altra faccia della solidarietà. Un seno per gli oppressi: dopo che il bimbo che aspettava è nato morto, Rosa Tea dona il suo latte al primo affamato che incontra. Non c'è nessun «paradiso» da «riconquistare», ma c'è sempre una «santarossa» per chi, pirata o vagabondo non si accontenta della rassegnazione.


di Giulio Giorello
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Boris Pasternak - Nobel 1958
Postato da Antonio il Martedì, 05 dicembre @ 11:43:49 CET (1003 letture)
I Nobel della letteratura I

L'essenza della Russia

Pasternak (1890 - 1960) è stato per me, come per molti altri, la voce di una coscienza morale e poetica che, scaturita nell'ultimo momento di una Russia ancora libera, ancorché tormentata, è proseguita nei decenni straordinari e terribili dell' era sovietica per giungere intatta, anzi arricchita da tante prove, alla vigilia di un'epoca nuova. Pasternak con la sua poesia, la sua autobiografia e il suo romanzo, e con la sua stessa vita, ha un valore emblematico, quasi che un secolo, e che secolo, si sia condensato in lui con un'intensità insieme limpida e drammatica, fuori di ogni banalità e mediocrità di tanta, troppa cultura del suo tempo. E stato un'eccezione che in sé racchiude l'essenza del tempo e di ciò che lo sovrasta.


di Vittorio Strada
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Pensieri
Postato da Anonimo il Lunedì, 04 dicembre @ 23:12:54 CET (1076 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni II

L'uomo non è mai sufficientemente maturo
se ha paura o vergogna di dire quattro frasi:
"Grazie!"
"Scusa!"
"Ho bisogno!"
"Ti voglio bene!"
... a se stesso, agli altri, a Dio"


Carlo P
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Albert Camus - Nobel 1957
Postato da Antonio il Lunedì, 04 dicembre @ 21:20:32 CET (1392 letture)
I Nobel della letteratura I

Il dramma della ragione

La nostra vita ha un senso? Merita d'essere vissuta? Interrogativi del genere attraversano tutta l'opera di Camus, a partire dallo Straniero, il cui protagonista, immerso in un'esistenza monotona e banale, diviene assassino d'un uomo che neppure conosce. Ma nelle opere successive questa visione tragica in parte si modifica: occorre accettare l'estraneità senza speranza che separa l'uomo da un mondo assurdo, tentando almeno di avvicinarsi agli altri. Per Camus non dobbiamo illuderci che il male fisico e morale possa mai essere sconfitto; possiamo tuttavia, come afferma uno dei protagonisti della Peste, «collocarci dalla parte delle vittime per limitare i danni».


di Giovanni Belardelli
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Ernest Hemingway - Nobel 1954
Postato da Antonio il Lunedì, 04 dicembre @ 21:18:44 CET (1160 letture)
I Nobel della letteratura I

La guerra degli «ultimi»

Chi lo sa se qualcuno lo ricorda o magari anche soltanto lo ha saputo che quando è cominciata l'avventura di questo Nobel Hemingway se n'è andato, sul Pilar al largo del suo mare. Forse questo Nobel per lui è stato un gesto con "cui il mondo ha riconosciuto la sua vita impegnata soltanto nelle sue pagine.
Ogni volta che ha parlato di guerra è stato per esaltare il valore di poveri soldati, che alla gloria proprio non pensavano. Più che alla gloria Hemingway pensava a ispirare " pagine dedicate agli splendori e agli orrori del mondo, quelli veri, visti dall'anima e non dalla letteratura.


di Fernanda Pivano
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William Faulkner - Nobel 1949
Postato da Antonio il Lunedì, 04 dicembre @ 21:16:25 CET (1309 letture)
I Nobel della letteratura I

Rinascimento americano


Mi ha sempre sorpreso che il Paese nel quale meglio rivive il mito antico sia anche il più moderno: l'America. In realtà il classicismo della tradizione europea ha ostacolato, più che favorito, ogni vero rinascimento, quale possiamo vedere nel grande esempio di Faulkner. Sono infatti i suoi romanzi che hanno ambientato nel selvaggio Sud degli Stat Uniti le situazioni e gli accenti della tragedia greca, mettendo al servIzio di un dramma polifonico ed enigmatico le risorse del monologo interiore, della scomposizione temporale, della narrazione ad incastro. Faulkner è un greco con la tecnica di Picasso e di Joyce.


di Maria Andrea Rigoni
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T.S. Eliot - Nobel 1948
Postato da Antonio il Lunedì, 04 dicembre @ 21:14:26 CET (1048 letture)
I Nobel della letteratura I

Il Virgilio dei nostri inferni

Classico in letteratura, monarchico in politica, cattolico in religione. Così definiva se stesso un Thomas Stearns Eliot (1819 – 1880) all'inizio della maturità. Definizione ingannevole, che fa pensare a un «buon cittadino», a un benpensante timorato delle tradizioni. In realtà, in pochi come in Eliot c'è la consapevolezza della tragedia della storia umana. Vi è un'altra sua frase che meglio testimonia di lui: «Ammucchio frammenti per arginare le nostre rovine». Non a caso il Dante dell'Inferno è l'autore a lui più caro. E non a caso tanto grande è stato il suo influsso sulla letteratura contemporanea.


di Vittorio Messori
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