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Premio Nobel per la pace a Muhammad Yunus
Postato da Antonio il Sabato, 14 ottobre @ 15:18:08 CEST (1273 letture)
Storia

Quel 27 dollari affidati a Sophia - Iniziativa simbolo

Sophia intrecciava seggiolini di bambù per due centesimi di dollaro al giorno. Era il 1976 e un giovane economista della vicina università di Chittagong, Bangladesh del Sudest, voleva capire cosa stesse alla base di quell'assurdità che condannava milioni di Sophia a vivere nella miseria.
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Il fiore dell'acqua
Postato da Antonio il Venerdì, 13 ottobre @ 12:54:46 CEST (1128 letture)
Leggende e fiabe III

Quando il mondo era giovane e tutto poteva accadere, uomini, animali, pietre e rocce erano protetti da spiriti celesti che, in cambio del loro aiuto, chiedevano solo di essere onorati.
E siccome avere molti fedeli significava diventare sempre più potenti, ogni spirito cercava di convincere gli uomini a credere in lui.
Quindi non era difficile, a quel tempo, che uomini e ànito si incontrassero faccia a faccia, e una cosa simile capitò anche a un uomo che viveva con la sua famiglia nel cuore della foresta, tra le montagne di un'isola lontana.
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La gatta e l'orco
Postato da Antonio il Venerdì, 13 ottobre @ 12:42:51 CEST (2108 letture)
Leggende e fiabe III

I vecchi delle tribù dicono che un tempo, nelle foreste delle Filippine, vivevano dei terribili orchi chiamati Buso: alti alti, col collo lungo e la faccia nera, avevano un solo grande occhio giallo e due lunghissimi denti bianchi.
Per molto tempo erano stati amici degli uomini, ma un giorno, non si sa perché, diventarono loro mortali nemici, e da allora cercarono in tutti i modi di ucciderli e addirittura di mangiarseli.
Leggi Tutto... | 2601 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Scandalo Iene, meglio i fatti delle parole
Postato da Grazia01 il Giovedì, 12 ottobre @ 19:01:06 CEST (962 letture)
Attualità I

Il garante della privacy ha bloccato il video delle Iene con il test antidoping ai parlamentari. Una constatazione: fare esami medici di nascosto non è bello. Però diciamocelo, il rIsultato di un positivo su tre, considerando l'età media degli onorevoli apre prospettive inquietanti.
Leggi Tutto... | 1194 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4


Vittima e carnefice
Postato da Grazia01 il Giovedì, 12 ottobre @ 13:04:38 CEST (2007 letture)
Letture varie II

La prima volta che per la strada, tornando da scuola, un tale ti si è avvicinato e ha cominciato a
dirti cose, e tu non le capivi nemmeno, ma hai intuito lo schifo prima ancora del pericolo, e sei scappata
via, e la notte non riuscivi a dormire, ma neanche a dirlo.
Come se un po', almeno un po', te la fossi andata a cercare.
Leggi Tutto... | 2599 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.6


Ombrello
Postato da spalato il Giovedì, 12 ottobre @ 11:20:45 CEST (1166 letture)
Invenzioni e origini II

Non si conosce con precisione né il periodo, né il luogo in cui l'ombrello fu inventato. Si pensa derivi dall'oriente (Cina, India o Giappone); alcuni ritengono fosse presente anche nell'antico Egitto. In Cina era associato (fin dall'epoca preistorica) al culto dell'Imperatore, come oggetto sacro; nell'Egitto dei faraoni era consentito usarlo solo ai nobili; in Giappone proteggeva i samurai ed ora è un vero e proprio simbolo nazionale.
Leggi Tutto... | 998 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Sogni
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 11 ottobre @ 20:10:07 CEST (996 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Accade di sognare di luoghi mai veduti
di aver confidenza con volti sconosciuti
mi chiedo se la mente in memoria dei geni
delle passate stirpi nel mio sonno baleni

ma trovo strano il fatto che contorni e fogge
siano quelli di adesso e non di antiche logge
ma come può la testa inventar per inciso
vicende mai vissute perfin tratti di un viso?

E di paesaggi e mari stupendi o spaventosi
di spiagge inviolate di colori maestosi
di portoni sprangati di mura senza passi
di voli sui tetti o su gradini bassi

ci sono poi visioni che ritornan sovente
come per ricordare un pensiero pungente
ogni notte mi pongo la testa sul cuscino
in attesa di un sogno che mi sveli il destino.


Grazia
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Parere ed essere di Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 11 ottobre @ 12:31:20 CEST (1682 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni I

Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere
o essere ciò che non sono. Il povero, l'ignorante, il rustico,
il malato, il vecchio, non sono mai ridicoli mentre si contentano
di parer tali, e si tengono nei limiti voluti da queste loro qualità:
ma sì bene quando il vecchio vuol parer giovane, il malato sano,
il povero ricco, l'ignorante vuol fare dell'istruito, il rustico del cittadino.
Leggi Tutto... | 1281 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Tu ridi di Luigi Pirandello
Postato da Antonio il Martedì, 10 ottobre @ 18:39:44 CEST (3995 letture)
Racconti e poesie di Pirandello - Scosso dalla moglie, con una strappata rabbiosa al braccio, springò dal sonno anche quella notte, il povero signor Anselmo.
- Tu ridi!
Stordito, e col naso ancora ingombro di sonno, e un po' fischiante per l'ansito del soprassalto, inghiotti; si grattò il petto irsuto; poi disse aggrondato
- Anche ... perdio ... anche questa notte?
- Ogni notte! ogni notte! - muggì la moglie, livida di dispetto ..
Il signor Anselmo si sollevò su un gomito, e seguitando con l'altra mano a grattarsi il petto, domandò con stizza:
- Ma proprio sicura ne sei? Farò qualche versaccio con le labbra, per smania di stomaco; e ti pare che rida.
- No, ridi, ridi, ridi, - riaffermò quella tre volte.
- Vuoi sentir come? così.
E imitò la risata larga, gorgogliante, che il marito faceva nel sonno ogni notte.
Leggi Tutto... | 12195 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.66


Yogi, l'orsetto più amato
Postato da spalato il Domenica, 08 ottobre @ 22:41:50 CEST (2792 letture)
Argomenti vari III

Tutti noi abbiamo sognato che, almeno per una volta, un orso come Yogi rubasse il nostro cesto da picnic.
Per conoscerlo, bisogna andare a Yellowstone.

Yogi è uno dei tanti simpatici personaggi regalatici dal duo di animatori americani Hanna e Barbera. Un orso parlante furbo e goloso che passa le sue giornate a rubare cestini da picnic: l'idea può sembrare banale, ma i cartoon di Yogi sono un cult da oltre 40 anni.
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Le mie paure sono qui
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 ottobre @ 19:02:09 CEST (1009 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Le mie paure sono qui
come panni stesi
in attesa del sole
e tu distratto non le vedi
o fingi cecità
per non subirne il fastidio

ti odio quando
mi scompigli i capelli
come fossi il tuo cane,
e sorridi compiaciuto
con una smorfia falsa
nel volto arricciato
da eterno scugnizzo

eppure…….
nella tenera aurora
mentre gocce di luce ambrata
ti accarezzano le ciglia
guardo il tuo dormire
e l’anima si apre come un fiore
e si riempie ancora e sempre
d’amore.


Grazia
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Senza trucchi
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 ottobre @ 17:06:25 CEST (1024 letture)
Le poesie e altro di Grazia II


Voglio nascondermi in un verde prato
di quelli integri che nessuno ha minato,
ricerco invano un’esistenza leale
ma non la trovo nella vita reale,

non ho imparato ad usare i trucchi
nel bel teatro adorno di stucchi,
cerco la verità di un mondo normale
ma quale verità se la mia è disuguale?

Con denti stretti ho affrontato i venti
ma vedo solo maschere viventi,
rimbocco le coperte alla malinconia
e al mattino ritrovo la stessa compagnia.

Voglio scappare fra le onde del mare
che nessuno le veda le mie lacrime amare.


Grazia
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La storia dei crisantemi
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 ottobre @ 16:53:10 CEST (2996 letture)
Leggende e fiabe III


Narra una fiaba cinese che una fanciulla era intenta a sfogliare un fiore per sapere quanto fosse grande l’amore del suo fidanzato. Il dio del giardino le sussurrò: “Il tuo compagno ti amerà per tanti anni quanti sono i petali di questo fiore”.
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La sorella di Sandor Marai
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 ottobre @ 19:06:17 CEST (1134 letture)
Recensioni  I

La grande forza dello scrittore ungherese è sempre stata quella di sapersi immedesimare nei suoi personaggi: i quali hanno, sì, un certo "fondo comune" di oscurità e melanconia, ma sono, comunque, diversissimi tra loro.
Stavolta, il protagonista del romanzo è un famoso pianista ungherese che, all'improwiso, durante un viaggio in Italia, si ammala di una misteriosa, grave malattia.
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Per la tua gioia di Robert Louis Stevenson
Postato da Antonio il Venerdì, 06 ottobre @ 16:43:57 CEST (1025 letture)
Poesie d'amore I

Per la tua gioia farò gingilli e balocchi,
Di canto d'uccelli il mattino, di luce di stelle la sera.
Farò un palazzo adatto a te e me,
Di giorni verdi nelle foreste e giorni azzurri sul mare.
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I giusti
Postato da Antonio il Venerdì, 06 ottobre @ 16:36:08 CEST (1129 letture)
Poesie sulla vita I




Un uomo che coltiva il suo giardino, come
voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
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Binari di tutto il mondo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 ottobre @ 11:54:39 CEST (1049 letture)
Attualità I

Londra-Roma in 20 ore: problemi di overbooking? No, è la scelta pacata di chi può permettersi di non aver fretta ed è convinto che "il viaggio è già vacanza", La risposta alle ansie da volo post 11 settembre 2001, la soluzione per evitare estenuanti controlli di sicurezza è il treno, Lo sostiene il signor Mark Smith,
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Tutto il mondo è teatro
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 ottobre @ 09:30:16 CEST (6152 letture)
Poesie e opere di Shakespeare

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori. Essi hanno le loro uscite e le loro entrate. Una stessa persona, nella sua vita, rappresenta parecchie parti, poiché sette età costituiscono gli atti.
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Ho sognato la cioccolata per anni di Trudi Birger
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 04 ottobre @ 18:21:25 CEST (5882 letture)
Recensioni  I

Non è un romanzo, è una testimonianza sofferta che ci arriva dal passato, da un periodo storico che faremmo bene a non dimenticare: l’olocausto.
Fino a quando ci saranno persone come la Birger che hanno il coraggio di rivivere un mostruoso incubo, anche dopo essersi accorti che era un’atroce realtà, ci saranno libri come questo: dolorosi da leggere, con momenti e frasi terribili che sicuramente ci faranno stare male.
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L'istante
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 04 ottobre @ 13:20:36 CEST (988 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Luci dei negozi
luci fioche dei lampioni
il cielo non abbastanza spento
perché s’impongano.

Il movimento
e il ringhiare della distanza,
sporadico, appiattito,
sui marciapiedi
uomini e donne
camminano con passo sicuro,
non ammettendo ancora
il dominio dell'oscurità.

Un mondo, sfaccettato
privo di dimensioni:
un fluttuare di contorni indistinti
nella luce che viene meno.

Astratti pensieri volano
verso l'oriente oscuro
verso l’occidente che langue
attirati dall’erta immensità del tramonto
che tinge l'aria al di sopra dei tetti.

Per un istante si dissolve
tutto il tormento
in una brezza leggera
come al tocco di una bacchetta magica.
Si dilata lo spazio tra pietra e pietra,
si fa quiete anche nel tumulto della città.

Par che la densa macchia di rosso
faccia cenno alla notte
che venga a coprirla.
Per un istante, ma un istante solo
sembra esserci pace.


Grazia
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La Madonnina del Mantovani - Grazia
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 ottobre @ 20:01:01 CEST (1645 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI

In tempo di guerra mio padre accompagnò mia madre e le mie sorelle in un paesino della provincia di Varese, vicino al fiume Olona.
Era il periodo più pericoloso per Milano, e la maggior parte della gente “sfollava” nelle campagne.
Vivevano in un locale con uso di cucina e un gabinetto in cortile in comune con certi vicini.
Mio padre, operatore in un cinema, lavorava ancora in città ed andava a trovare la famiglia appena poteva.
Leggi Tutto... | 5126 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4


Prigione
Postato da Miriam il Martedì, 03 ottobre @ 13:15:00 CEST (1027 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam
Gli uomini vivono in bilico
nell’insospettabile gabbia
della società.
Leggi Tutto... | 810 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


In campagna
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 ottobre @ 00:28:56 CEST (1127 letture)
Racconti II

Con mia madre che mi voleva molto bene, andavo, da luglio ad ottobre, in villeggiatura. Mangiavo il pane dei contadini, che di nascosto mi facevano bere il loro vino anche a mezzi bicchieri per volta. lo stavo quasi tutto il giorno insieme con i loro ragazzi, a cui insegnavo a rotolarsi giù per le balze del tufo sodo, a fare gli archi con la frusta o con un laccio delle scarpe. Senza che ne avessimo bisogno, andavamo a rubare negli altri campi; e così, mangiavo tante pesche, la maggior parte acerbe, che mi sentivo la pancia più dura d'un muro. '
Leggi Tutto... | 990 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Il pasto degli antichi Greci
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 ottobre @ 21:37:40 CEST (2981 letture)
Invenzioni e origini II

Poco sappiamo dei pasti dei Greci ai tempi eroici di Omero. Quel grande poeta ci fa conoscere soltanto quelli dei combattenti, che consistevano quasi esclusivamente in carne arrostita all'aperto o al chiuso, a fuoco di legna. I contadini, per quello che se ne sa, si nutrivano di grano abbrustolito, di cipolle, di legumi cotti, di latte e di formaggio.
La situazione non migliorò molto nei secoli successivi all' età di Omero. Anche nelle famiglie non povere raramente si consumavano con regolarità due pasti al giorno, in generale si mangiava stando in piedi.
Ma quando, in occasione di avvenimenti eccezionali, si teneva un banchetto, le cose andavano in modo ben diverso. Allora si pranzava stando sdraiati, il pasto durava molte ore, si mangiava molta carne, si beveva molto vino, ma, poiché la forchetta era uno strumento sconosciuto, ogni cibo veniva portato alla bocca con le dita. Era esclusa la presenza delle donne, che erano ammesse soltanto ai banchetti di nozze.
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La diabolica forchetta
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 ottobre @ 21:27:42 CEST (3508 letture)
Invenzioni e origini II
La forchetta è ignota al mondo antico e a gran parte di quello medievale.
Comparve sulle mense signorili soltanto nel Quattrocento; ma fu considerata ancora per qualche tempo strumento indegno di comparire in tavola. Si continuava a preferire le più comode mani.
Il santo Pier Damiani (1007-1072) di Ravenna, mistico e teologo, cardinale e vescovo di Ostia, non risparmiò il suo biasimo al doge Orseolo II, perché sua moglie aveva importato dall'Oriente certe forchette d'oro a due punte, con le quali si portavano alla bocca i cibi fatti in pezzi.
Pier Damiani considerò tali strumenti invenzione diabolica e la Chiesa sconsigliò i fedeli dall'adoperarli.
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Farfalla
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 ottobre @ 21:18:58 CEST (1182 letture)
Poesie sulla natura e l'universo
Dirò: sei morta ?
con una vita di ventiquattr’ore !
Troppa amarezza
in questo scherzo del creatore.
Riesco con sforzo
a pronunciare “vita”
nell’unità di data
di nascita e di consunzione
tra le mie dita;
mi confonde sottrarre
una di quelle grandezze
nello spazio di un giorno.
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Dormi dunque
Postato da Antonio il Lunedì, 02 ottobre @ 20:36:56 CEST (1483 letture)
Poesie preferite

Dormi dunque
e il mio occhio rimarrà aperto
la pioggia colmò la brocca
noi la vuotammo
la notte germinerà un cuore
il cuore un breve stelo
ma per mietere è troppo tardi
falciatrice.

Vento notturno
così candidi sono i tuoi capelli
candido ciò che mi resta
candido ciò che perdo
ella conta le ore e io conto gli anni
noi bevemmo pioggia
pioggia, bevemmo.

Paul Celan
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L'abisso
Postato da Antonio il Lunedì, 02 ottobre @ 20:34:08 CEST (1407 letture)
Poesie preferite

Tra me e la mia coscienza
c' è un abisso
nel cui fondo invisibile scorre
il rumore di un fiume lontano dai soli,
il cui suono reale è cupo e freddo -
Ah, in qualche punto del pensare della nostra anima,
freddo e scuro e incredibilmente vecchio,
in se stesso e non nella sua dichiarata apparenza.
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Lettera al mio giudice di Georges Simenon
Postato da Antonio il Lunedì, 02 ottobre @ 20:09:22 CEST (1349 letture)
Recensioni  I

Charles Alavoine, medico, figlio di contadini, è in carcere. Ha ucciso. E dalla cella, dopo essere stato condannato, scrive una lettera al suo giudice. Non cerca la grazia e nemmeno la compassione. Vuole solo raccontare la sua storia: quella di un amore grande e criminale. Vuole descrivere la complicità che nasce tra la vittima e il carnefice. Charles Alavoine è lucido nel suo racconto. I suoi sentimenti sono i nostri, le sue parole quelle che useremmo noi. Lo si accompagna pagina dopo pagina verso il suo crimine, e ci si accorge che potrebbe essere il nostro.

La scelta di A.
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cosa resta ? - Spalato
Postato da spalato il Martedì, 26 settembre @ 21:16:42 CEST (1096 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato
Erano i lontani anni cinquanta e noi bambini non ci preoccupavamo di fame e miseria. Eravamo allegri e spensierati e anche se abitavamo in città si trovavano terreni non coltivati dove potevamo giocare. I giocattoli praticamente non esistevano. Ci accontentavamo dei sassolini, qualche pezzo di vetro, meglio se colorato, e moltissima fantasia. Correvamo instancabili tutto il giorno anche sotto il sole rovente, sotto la pioggia o sfidando la bora gelida.
Non ci preoccupavamo di ginocchia sbucciate, naso rotto o raffreddori. Non eravamo tanto sani ma neanche malati, tutto era normale per quell’epoca.
La festa più grande era il compleanno. I preparativi cominciavano giorni prima impastando biscotti e pasticcini e quando finalmente arrivava quel tanto sognato giorno non si stava più in pelle dalla curiosità di ricevere i regali. Di solito si radunava l’intera famiglia e si chiamavano anche gli amici. Al suono del campanello si correva alla porta, che era comunque sempre aperta, e si scartava subito il regalo. Mi ricordo i regali che ricevevo: un libro, un pallone di plastica (ma quanto sognavo un pallone almeno di gomma), una tavoletta di cioccolata, una bambola e qualche volta qualche soldino. Arrivati tutti ci si divideva: gli adulti tra cui le mamme e le zie in cucina e noi bambini in camera da letto, nel mezzo veniva messo un grande tavolo, spesso prestato dai vicini per l’occasione. Ci sedevamo impazienti, gli occhi sgranati al pensiero di mangiare le cose buone. Finalmente arrivava mia mamma portando una grande pentola di cacao bollente, preparato con il latte in scatola che arrivata dalla croce rossa americana; era una delizia indimenticabile che si gustava solo nei casi speciali. Dopo arrivavano i biscotti e le varie paste e alla fine anche la torta, il tutto rigorosamente preparato in casa. Terminato di mangiare andavamo in cortile a giocare fino all'ora di cena e tutto finiva così.
Peccato che i compleanni erano pochi e la fame tanta. In mancanza di qualcosa di dolce noi bambini mangiavamo i fiori di glicine.
Il tempo passava, si cresceva e ancora non capivamo di essere poveri; eravamo tutti quasi ugualmente poveri e non potevamo immaginare che si potesse vivere meglio di così. Frequentavo già le scuole medie quando tramite la chiesa arrivò
l’abbigliamento dall’America, uova e latte in polvere, che doveva essere cucinato a lungo e la margarina gialla, quasi arancione, avvolta in una carta impermeabile che noi bambini grattavamo per ricavare quel qualcosa che assomigliava alla gomma, e facevamo così della gomma da masticare. Per andare a scuola indossavo quei vecchi vestiti americani. Erano coloratissimi e io ne ero molto fiera, non pensando a cosa significasse tutto ciò.
Ah, dimenticavo, un'altra festa era l’acquisto di scarpe nuove; quando nessun paio di scarpe dei familiari corrispondeva a quelle che servivano a te. In centro esistevano tre quattro negozi di scarpe. Si giravano tutti, ma stranamente il numero giusto non si trovava mai, allora si acquistava un numero più grande; dovevano comunque durare almeno un anno prima che se ne potesse comprare un altro paio. Si mettevano quelle nuove subito ai piedi, e le vecchie nella scatola di cartone grigio, rigorosamente legata con uno spago. Erano una vera tortura quelle scarpe nuove. Si arrivava a casa con i piedi insanguinati; qui stringevano, lì si sfilavano, e le ferite ci facevano male… ma non potevamo far altro che stringere i denti e andare avanti, aspettando che gli amici le vedessero.
Neanche quando diventai adulta le cose cambiarono. Stenti, stenti e ancora stenti, ma sempre con un bel sorriso sulle labbra.
Cosa resta ancora per ricordare? O dimenticare?


spalato 25.9.2006.
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.8


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