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Notte senza tempo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 27 ottobre @ 22:49:58 CEST (1273 letture)
Poesie di Formaggio

Come nubi d'incenso
salgono note d'anima
mentre all'orizzonte il sole muore.
I capelli, scoloriti
mi ricordano che la vita è fragile vela
ma il cuore s'aggrappa, vive nello zaino
dell'immenso amore che mi dai.
Raccolgo in silenzio
il passaggio dei miei giorni
delle mie notti:
come un tempo mi interroghi
con l'ansia del tuo sguardo
come un tempo ti rispondo
inventando per te giochi di primavera.
Le nostre mani
anche stasera, sono un accordo di sole
addormentano dolori
che a volte sfiniscono.
Mi esce un fiume di poesia
ti guardo negli occhi
e un velo di arcobaleno ci avvolge
presagio di una notte senza tempo.


Giovanni Formaggio
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Giovanni Formaggio
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 ottobre @ 23:04:41 CEST (2591 letture)
Biografie II

Giovanni Formaggio è nato il 13 marzo 1939 ad Asigliano Veneto (Vi), ma abita a Canegrate (Mi). Pubblica dal 1967. Molte le poesie portate nelle scuole come materia d'esame; lette e commentate durante feste, convegni ecc. Membro d'onore di varie accademie italiane e straniere. Oltre duecentocinquanta riconoscimenti in Italia - Francia - Spagna - Germania - Austri - Malta - Stati Uniti, ecc. Quattro le poesie incise su targhe e collocate dalle autorità di Pero (Mi) nei posti più significativi del paese creando così un vero e proprio percorso poetico alle porte della fiera internazionale di Milano. È cavaliere della Repubblica italiana per meriti letterari; è inoltre insignito di altri titoli cavallereschi.
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Stasera
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 ottobre @ 22:51:09 CEST (1316 letture)
Poesie di Formaggio

Come un'arpa,
il vento
muove dal mare
antiche armonie.
Vorrei essere conchiglia
lambita
da un velo di luna
stasera.
Lasciar
l'anima incolta
vagare come un veliero
tra silenzi di luce
mormorare
all'orecchio del cielo
un salmo.

Ma il destino dei sogni
è un campo di croci...

Giovanni Formaggio
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Ritornerai di Bruno Lauzi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 ottobre @ 19:11:47 CEST (1443 letture)
Testi canzoni I

Ritornerai
lo so ritornerai
e quando tu
sarai con me
ritroverai
tutte le cose che
tu non volevi
vedere intorno a te
e scoprirai
che nulla e' cambiato
che sono restato
l'illuso di sempre
E riderai
quel giorno riderai
ma non potrai
lasciarmi piu'
ti senti sola
con la tua liberta'
ed e' per questo che tu
ritornerai, ritornerai...
ti senti sola
con la tua liberta'
ed e' per questo che tu
ritornerai, ritornerai
ritornerai, ritornerai...


Bruno Lauzi
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Dalla terra all'altro mondo il passo è breve
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 ottobre @ 12:41:06 CEST (906 letture)
Attualità I

Ci hanno avvertito che nel 2050 potremmo aver finito di consumare tutto il consumabile. del nostro pianeta, Come sempre bisogna guardare alle cose con ottimismo: abbiamo ben 44 anni per abituarci all'idea. Altro spunto positivo: pensate alla faccia di quelli con la fissa di conquistare il mondo, quando scopriranno che non ce n'è più. Va meglio per quelli che predicono l'apocalisse per l'indomani: possiamo facilmente dir loro che c'è un sacco di tempo. Più preoccupante che qualcuno per descrivere la situazione dica che fra un po' ci ci servirà un altro pianeta. Ma vi figurate, se già è difficile trovare una casa decente, che macello sarà trovare un pianeta accettabile? Altro che cinque decenni, ci vorranno mille anni solo per leggere gli annunci. E poi più che un mondo rischiamo di prendere una fregatura: un "Pianeta nuovissimo, pentacontinenti, due oceani, luminoso, atmosfera tonificante" se tutto l'universo è paese potrebbe essere uno spuntone di roccia bersagliato di meteoriti e di raggi gamma, con atmosfera di metano e cianuro e oceani di ammoniaca. E poi chi ce lo prende in permuta questo pianeta? E il mutuo? Sarà astronomico per definizione. Insomma è meglio che impariamo a tenere questo mondo in ordine. A queste condizioni, anche in senso astronautico, credo che nessuno abbia molta voglia di andare all'altro mondo.

Chicco Gallus
*Scrittore satirico
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Addia al poeta dell'ironia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 ottobre @ 12:38:51 CEST (1172 letture)
In ricordo

Quelli di Genova, che passione. Uno di loro, uno che a Genova non c'era proprio nato e che veniva dall'Eritrea, aveva i capelli tutti bianchi e i baffoni, sulla copertina della musicassetta dentro cui cantava Genova per noi, Bartali e «Il coniglio rosa che mi regalò quando mamma mia per sempre se ne andò. Ho questi ricordi in cuore, li dedico a te». Così se ne va Bruno Lauzi. Uno che aveva velluto fra, l'ugola e la laringe e mentre cantava accarezzava la percezione. Se n'è andato Lauzi, uno dei fondatori della scuola genovese, lui che assieme al suo compagno di classe, Luigi Tenco, e poi a gente come Umberto Bindi, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Gianfranco e Giampiero Reverberi, Giorgio Calabrese e tanti altri, negli anni Sessanta aveva fatto della musica italiana luogo di poesia, spazio soffice in cui la vita si racconta mentre sembra di vederla passeggiare davanti.
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Un altro giorno un'altra mosca
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 ottobre @ 23:44:42 CEST (1245 letture)
Racconti I

Era un’estate torrida, ma mai quanto quella precedente; eppure, da quando alloggiavo presso la piccola Emily, non avevo mai visto una quantità tale di agguerrite zanzare. Ve n’erano ovunque, piccole ed impudenti, sempre pronte a ronzarti addosso anche quando inutilmente, nella rabbia di una morsa, si scagliava, fulmineo, il palmo richiudendosi.
C’era una vasca con dei pesciolini rossi nel suo fiabesco giardino, contornato, qua e là, di gnomi e folletti adombrati tra la vegetazione. Da qualche mese Romeo e Giulietta, i due pesciolini, avevano prole al seguito, ovvero il piccolo Ughetto. Le condizioni ambientali dovevano, quantomeno per loro, essere più che mai favorevoli. In quanto a cibo, non ne mancava di certo. Larve di fresche e genuine zanzare abbondavano nello sfavillante equilibrio di un ecosistema rigenerato con le sole forze di madre natura.
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Lacrima
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 ottobre @ 12:23:25 CEST (1116 letture)
Poesie sulla vita I

È più grande una lacrima
sul suolo caduta
che tutto l'universo.

Non pestarla
perché prima di seccarsi
porta dentro il suo dolore.

Neppure il volto pulisce:
profonda più del sangue
lo approfondisce incerto.

La lacrima è un dio
a cui il poeta ricorre per esserlo.
Oh, lacrima che da sola in vita
con la morte lasci il volto deserto!

Fernando Rielo
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Il mezzorado di mio padre di Natalia Ginzburg
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 ottobre @ 12:37:09 CEST (2860 letture)
Racconti I

Mio padre s'alzava sempre alle quattro del mattino. La sua prima preoccupazione, al risveglio, era andare a guardare se il mezzorado era venuto bene. Il mezzorado era latte acido, che lui aveva imparato a fare, in Sardegna, da certi pastori. Era semplicemente yoghurt. Lo yoghurt, in quegli anni, non era ancora di moda: e non si trovava in vendita, come adesso, nelle latterie e nei bar. Mio padre era, nel prendere lo yoghurt come in molte altre cose, un pioniere. A quel tempo non erano ancora di moda gli sport invernali; e mio padre era forse, a Torino, l'unico a praticarli. Partiva, non appena cadeva un po' di neve, per Clavières, la sera del sabato, con gli sci sulle spalle. Allora non esistevano ancora né Sestrières, né gli alberghi di Cervinia. Mio padre dormiva, di solito, in un rifugio sopra Clavières, chiamato « Capanna Mautino ». Si tirava dietro a volte i miei fratelli, o certi suoi assistenti, che avevano come lui la passione della montagna. Gli sci, lui li chiamava «gli ski ».
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Locandina di Miriam Ballerini
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 ottobre @ 21:51:10 CEST (1149 letture)
Mostre e spettacoli COMUNE di GRANDATE
La BIBLIOTECA COMUNALE

propone
28 ottobre 2006 ore 21.00
PROVINCIA DI COMO
www.comune.grandate.co.it
presso la Sala consiliare del Comune di Grandate
sabato
incontro con l’autrice
Miriam Ballerini
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Ottobre
Postato da Miriam il Lunedì, 23 ottobre @ 21:20:59 CEST (1220 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam

Mese padrino della mia nascita.
Con quel raschio secco
di foglie ancora utili.

OTTOBRE

Mese padrino della mia nascita.
Con quel raschio secco
di foglie ancora utili.
Cascate d’edera
rosso incendio.
Liane animate dal vento,
nell’avvinghio
dell’albero scelto.
Il cielo è tepore,
la pioggia lacrima.
Il pensiero si perde,
smarrendosi al di là
dei primi rami denudati;
delle foglie che si sfogliano:
pagine di un giornale già letto.


© Miriam Ballerini
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Il mio cuore di Sergio Corazzini
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 ottobre @ 14:22:06 CEST (2307 letture)
Poesie crepuscolari

Il mio cuore è una rossa
macchia di sangue dove
io bagno senza possa
la penna, a dolci prove

eternamente mossa.
E la penna si muove
e la carta s'arrossa
sempre a passioni nove.

Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente
a un tratto mancherà,

che la mia penna avrà
uno schianto stridente...
... e allora morirò.
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Un giorno una mosca per caso
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 ottobre @ 14:12:02 CEST (1173 letture)
Racconti I

Giselle non era ancora morta, giaceva sul selciato, agonizzante, mentre si dissanguava lentamente, quando mia madre, una vecchia ma saggia mosca, deponeva, una ad una, le sue ultime uova feconde tra le feritoie delle piaghe ancora fresche. Il sole bruciava sul punto di liquefare l'asfalto, ma non sarebbe mai stato abbastanza caloroso da essiccare il sangue arrestando quella fatale emorragia; per mia fortuna la carne permaneva umida, ancora quel tanto che basta, assecondando con la temperatura un precoce e plurimo sviluppo delle future larve. Non ci furono corse all'ospedale, di quelle a sirene spiegate e che, troppo spesso, sembra che compromettano per sempre lo sviluppo del senso d'orientamento delle mosche.
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Mare delle verità di Andrea de Carlo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 ottobre @ 13:40:20 CEST (2200 letture)
Recensioni II

Ancora prima di essere editi i libri di Andrea de Carlo sono richiesti con impazienza. E lo scrittore di nascita milanese,entrato nelle case di moltissimi lettori con Treno di panna, Uccelli da gabbua e da voliera, Due di due, Giro di vento, non delude certo le attese con l'ultima falica, Mare delle verità, edita da Bompiani (il libro sarà presentato a Milano, questa sera al Piccolo Teatro, alle 21).
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Ungheria: '56 di sangue
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 ottobre @ 13:33:46 CEST (1131 letture)
Storia

Mille e duecento uomini armati presidiano piazza Kossuth, il parlamento e le istituzioni di Budapest nel timore di disordini. Intellettuali, ex prigionieri politici e cittadini rifiutano di stringere la mano al capo del governo socialista. È il 23 ottobre e l'aria è carica di tensione. L'Ungheria celebra così, con il premier Ferenc Gyurcsany contestato per le sue menzogne, i cinquant'anni dalla rivolta che, cominciata con 200 mila persone in strada, si concluse con un bilancio di 3.500 morti (2.800 ungheresi e 700 soldati russi) seguito all'intervento dei carri armati dell'Armata Rossa nella notte tra il 4e il 5 novembre del 1956.
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L'insostenibile leggerezza dell'essere - Kundera
Postato da Grazia01 il Domenica, 22 ottobre @ 18:46:43 CEST (1537 letture)
Recensioni II

Un libro molto noto e molto amato. Giustamente.
Tomáš è un chirurgo che ha nella vita due grandi passioni: il suo lavoro e le donne. A queste dedica tutto se stesso, senza dubbi o intime lacerazioni. "L'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima volta è già la vita stessa?" Tomáš conosce Tereza che, innamorata di lui, gli si offre con dedizione totale. Si amano, si sposano, si posseggono, ma in modo, per entrambi, diverso: Tereza è divorata dalla gelosia e dal desiderio di possesso totale, pur sapendo che Tomáš, tradendola spesso, le è sempre fedele. Dalla Cecoslovacchia, invasa dai Russi, sono costretti a fuggire, ma Tereza non resiste a lungo.
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Invito di Sergio Carazzini
Postato da Grazia01 il Domenica, 22 ottobre @ 12:42:43 CEST (1368 letture)
Poesie crepuscolari

Anima pura come un'alba pura,
anima triste per i suoi destini,
anima prigioniera nei confini
come una bara nella sepoltura,

anima, dolce buona creatura,
rassegnata nei tristi occhi divini,
non più rifioriranno i tuoi giardini
in questa vana primavera oscura.

Luce degli occhi, cuore del mio cuore,
tenerezza, sorella nel dolore
rondine affranta nel mio stesso cielo,

giglio fiorito a pena su lo stelo
e morto, vieni, ho spasimato anch'io,
vieni, sorella, il tuo martirio è il mio.
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Amaro e amore
Postato da Miriam il Sabato, 21 ottobre @ 08:56:51 CEST (1392 letture)
Recensioni II

Le poesie della Benaglia sono maturate nei contenuti, rimanendo al contempo letture semplici, non essendo testi costruiti né ricercati; ma restando nella sfera istintiva di parole gettate nelle braccia delle emozioni quotidiane.

VOGLIO CREDERTI
(dedicata a Nicola, un amico)-2004-

Da quanto tempo non la usi?
Per quanto tempo ci crederai?
Forse ne hai paura
e per questo non ne parli.
Dici che fa schifo
e sai che non è vero.
Me lo dice chi l’ha usata,
me lo dice chi non la userà mai più.
Leggi Tutto... | 2602 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.66


Sentiero
Postato da Grazia01 il Sabato, 21 ottobre @ 08:18:33 CEST (1140 letture)
Poesie crepuscolari

Dolce mio bene, dov'eri?
Ho chiamato per tutt'i sentieri

e portavo una ghirlandella
per te, mia triste sorella;

ma tu non c'eri, ma tu non venivi.
E i fiori si facean men vivi.

E taluno cadeva per via
a morirsene di nostalgia,

in fin che le mie mani pure
non strinsero che rame oscure.

Oh, dolce mio bene, dov'eri?
Ho chiamato per tutt'i sentieri,

ho battutto a tutte le porte...
ma dov'eri tu, dunque, sperduto?

- Oh? ma se non sei venuto
pe' 'l sentiero della morte!

Sergio Corazzini
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Sergio Corazzini
Postato da Grazia01 il Sabato, 21 ottobre @ 08:08:49 CEST (2045 letture)
Biografie II

Sergio Corazzini nacque a Roma nel 1886 da una famiglia benestante, ma caduta in disgrazia quando egli era ancora molto giovane.
Ha lasciato le raccolte poetiche "L'amaro calice" (1905), "Poemetti in prosa" (1906), "Piccolo libro inutile" (1906), "Libro per la sera della domenica" (1906).
Espresse una vena decadente dai toni languidi e sommessi, la sua poesia è dominata da un sentimento malinconico dell'amore, dalla percezione dello svanire delle cose, dal pensiero dal desiderio della morte.
Evidente l'influsso di Pascoli, D'Annunzio, Jammes, Maeterlinck, Laforgue, ma con una componente diversa e nuova: un ironico distacco che lo pone come originale punto di avvio del crepuscolarismo insieme a Gozzano.
Suo è anche un testo teatrale, "Il traguardo" (1905).
Malato di tisi dalla fanciullezza, morì a Roma nel 1907 a soli 21 anni.
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Un problema difficile
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 ottobre @ 19:24:45 CEST (1220 letture)
Racconti I

Avevano dato a mio figlio un difficile problema da risolvere, e il poveretto, che non era forte nelle matematiche, non se ne poteva cavare.
- Augusto non sa fare il compito - mi venne a dire Evangelina . - Questi maestri non so dove si abbiano la testa. La bella maniera di tormentare un povero ragazzo! E tutta la mattina che lo vedo ricurvo a tavolino: mi fa proprio pena: dovresti aiutarlo.
- Aiutarlo io! - esclamai - e allora che gli giova l'andare a scuola? Se i problemi glieli danno, è segno che deve saperli risolvere: e se non sa, è meglio che il maestro se ne avveda e rifaccia la spiegazione; e poi, sono tanto occupato!
Evangelina, meno scrupolosa, andò probabilmente a provarsi lei a fare quel che io non volevo fare, perché poco dopo ritornò a dirmi:
- E un problema difficilissimo; c'entra la geometria piana; Augusto non può risolverlo; piange ...
- Piange? ...
Leggi Tutto... | 3187 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Quel cielo grigio di Milano, richiamo d'infinito
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 ottobre @ 18:37:29 CEST (1430 letture)
Milano mia I

Il cielo sopra Milano è spesso bianco o grigio. Un grigio duro, un non colore neutro e inanimato da cui arrivano poche sorprese. I milanesi sono abituati ad avere in testa questa cerata incolore, infatti lo guardano poco. Del resto si muovono addestrati in una metropoli sovraffollata, qui solo sbandati e incauti si permettono di camminare con gli occhi rivolti al cielo. E poi c'è poco da guardare, non si vedono che spicchi, ritagli tra i palazzi. Uno stretto corridoio, questo sembra Milano, città da percorrere a testa bassa, da attraversare in fretta. Poche le piazze, e le piazze accolgono, luoghi d'appuntamento fatti a cerchio, ad abbraccio. Le vie lunghe invece attraversano e conducono da parte a parte, più rapidamente possibile. Forse perché vedono raramente il cielo, forse perché aspettano il loro turno per entrare in questi canali, i milanesi passano mesi dell'anno in apnea. Eppure ci sono mattine, preziose proprio in quanto rare, che il cielo prende l'azzurro, quello stesso che hanno piccole barche, con sbavature di nuvole bianche come scie d'aeroplani, e tutto sembra possibile e a portata, anche se lontano. E il sole, anche se è inverno, scalda, si avvicina e incoraggia. L'orizzonte si scopre fino lle Alpi, il fiato pesante dell'inquinamento cede improvvisamente; la natura appare e si fa sentire. Capitano anche certi tramonti ariosi, rossi e del tutto imprevisti, che esci dall'ufficio e te li trovi davanti e per qualche istante puoi avere la sensazione che stanno trascorrendo anni bellissimi dalla tua vita.

Pacifico
www.pacificomilano.com
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Ricordo di caccia
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 ottobre @ 16:56:23 CEST (3484 letture)
Racconti II

Era una di quelle notti in cui la terra sembra morta di freddo. L'aria diaccia diventa resistente, palpabile, tanto fa male; non un soffio la agita; morde, penetra, dissecca, uccide gli alberi, le piante, gli insetti, perfino i piccoli uccelli, che cadono dai rami sulla terra dura, e diventano, sotto il morso del freddo, anch' essi duri come la terra. La luna, al suo ultimo quarto, inclinata su di un lato, pallidissima, appariva morente in mezzo allo spazio, e così debole che pareva non potesse più andarsene; restava lassù, anche essa paralizzata dal rigore del gelo. Diffondeva una luce triste sul mondo, quella luce morente e scialba che ogni mese, alla fine della sua resurrezione, essa ci invia. Karl ed io andavamo gomito a gomito, curvi, le mani nelle tasche e il fucile sotto il braccio. Le scarpe, avviluppate nella lana per poter camminare nella palude diaccia senza scivolare, non facevano alcun rumore. lo rimiravo la nuvoletta bianca prodotta dal fiato dei nostri cani. In breve, fummo sulla riva della palude, e ci inoltrammo in uno dei passaggi tra i canneti secchi che si aprivano in quella foresta nana. I nostri gomiti, sfiorando le lunghe foglie a nastro, lasciavano dietro di noi un lieve fruscÌo; come non mai mi sentivo preso dal turbamento strano e possente che suscitano in me le paludi.
A un tratto, a una svolta di uno dei passaggi, scorsi la capanna di ghiaccio, costruita per metterci al riparo. Vi entrai e poiché avevamo ancora quasi un' ora per aspettare il risveglio degli uccelli migranti, mi avvolsi nella mia copert per cercare di riscaldarmi.
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Il secchione in affitto ti toglie dai guai
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 ottobre @ 13:04:20 CEST (939 letture)
Attualità I

Il «geek», cioè il «secchione di computer», un nuovo lavoro ideato da una società inglese, la Currys, azienda specializzata nel commercio di apparecchi elettronici. Il servizio «Rent-a-geek» consente di affittare un secchione esperto di computer in grado di tirarci fuori da incomprensibili casini elettronici. I prezzi sono già fissati: sul mercato di Londra un semplice controllo del pc vale 49.99 sterline (circa 71 euro); ma se la visita è a domicilio la parcella lievita fino a 69.99 sterline (100 euro). Nel tariffario dei «superman» digitali sono previsti anche interventi via telefono per aiutare gli utenti a risolvere i problemi più facili. La formula sembra destinata a funzionare: perché perdere tempo scontrandosi con le tecnologie quando l'help desk può risolvere il problema per te in molto minor tempo? Alla Currys sono sicuri che questa nuova frontiera dell'assistenza domiciliare diventerà importante come il pronto intervento di idraulici e elettricisti. E senza sporcarsi le mani.
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L'estratto di "Stanca di guerra"
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 ottobre @ 11:54:00 CEST (1153 letture)
Argomenti vari II

E io che faccia faccio? Che faccia si può fare o forse che faccia si deve fare quando si prova ad affrontare un argomento così grande e terribile come la guerra? Che poi non si sa neanche bene dove, come, quando, perché sia cominciata. No, non è vero, in realtà questo un po’ si sa. Anzi, forse all’inizio è stata anche una faccenda relativamente semplice, una roba tipo: "Tu hai la caverna più calda, la donna più pelosa, la ruota più rotonda. Io ho la clava più grossa". E felicemente ignara della simbologia: "Te la spacco sulla testa, così mi prendo quello che mi piace". Rozzo, ma mica poi tanto. Forse il significato vero, l’essenza della guerra sta proprio tutto qui, visto che alcuni millenni dopo un teorico della guerra, un signore che si chiamava von Clausewitz – nella sua vita si è occupato solo e soltanto di guerra, ha scritto un unico libro intitolato Della guerra, un maniaco –, ha definito la guerra "un atto di violenza attraverso il quale costringiamo il nemico a fare la nostra volontà"; quindi colpi di armi sempre più precise, letali, raffinate.
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Nonna Giuseppina di Giovanni Guareschi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 ottobre @ 19:39:46 CEST (1345 letture)
Racconti II

Nonna Giuseppina ha novantadue anni, vive da trent'anni, seduta su una poltrona e non esce mai dalla sua stanza. Le sue gambe si sono stancate di camminare per la casa, già da sei lustri, ma, per tutto il resto, nonna Giuseppina è in perfetta efficienza. Legge solo la Bibbia, ma la legge senza occhiali; è ancora capace di eseguire importanti addizioni a memoria, e, più di una volta, riesce e dimostrare perfettamente al signor Luigi che egli è o un padre o un marito o un figlio riprovevole.
Nonna Giuseppina, il 16 febbraio del 1887, uscì di casa assieme al marito, nonno Francesco. Lo accompagnò fino alla tomba di famiglia, curò che la cassa venisse calata con delicatezza, che la grande pietra di marmo ritornasse con precisione al suo posto e che i che i fiori fossero convenientemente distribuiti.
Poi ritornò a casa e non uscì più..
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Mi arrendo
Postato da spalato il Mercoledì, 18 ottobre @ 18:29:23 CEST (1694 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

L’urlo soffocato dalla rabbia
Vorrebbe liberarsi
E alzarsi dalla gabbia
Ma mi arrendo
Fissando la realtà.
Sto morendo
Con occhi socchiusi
E mente bloccata.
Illusione e delusione
Una dietro l’altra
Come una visione
Passa…passa e mi maltratta.
(Vedo un amico….
Credevo almeno).
Nella solitudine assoluta
Passa la vita dura
Mai voluta.
Mi arrendo.
Mi arrendo con rassegnazione.
Niente più le battaglie,
Ho imparato la lezione.


spalato
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Desiderio
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 ottobre @ 14:59:51 CEST (1282 letture)
Poesie di Formaggio

Datemi un Dio
che passi per le strade
della periferia,
che guardi gli operai
uscire dalle fabbriche
e respiri l'aria
che ha soffocato
il verde dei pini
e annerito i colori
delle rose.
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Segnaletica
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 ottobre @ 14:18:44 CEST (1361 letture)
Letture varie II

La ragazza seduta di fronte a me in treno tiene un libro aperto sulle ginocchia, dev'essere un testo universitario. Legge con determinazione, ma mi accorgo che il suo sguardo spesso risale sulla pagina nello sforzo evidente di trovare la concentrazione. Deve anche essere a disagio perché si sente osservata e non riesce a stabilire con il testo quel magico contatto per cui si entra nel giro delle parole e se ne è trascinati, al punto di non accorgersi più di niente.
Il relais non scatta e gli occhi irrequieti continuano ad errare sul foglio. Improvvisamente l'idea risolutiva, che ha ragione anche della mia insistente curiosità: fruga nella borsetta e pesca la soluzione. L'evidenziatore.
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La prima autostrada del mondo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 ottobre @ 11:52:08 CEST (2263 letture)
Invenzioni e origini II

Il primo tronco autostradale del mondo è la Milano-Laghi, di 85 chilometri, inaugurato nel 1924. “Per la strada ufficiale – scriveva Giuseppe Bevilacqua su ‘La Tribuna’ del 23 settembre 1924 – c’è, ad esempio, da scombussolarsi anche col veicolo più soffice: carreggiate fonde e incolmabili, dislivelli ad altalena, e tutte le delizie che vi possono sorridere, dalle ghiaiate alle buche”.
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