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Nei giardini che nessuno sa - Renato Zero
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 settembre @ 19:24:25 CEST (5317 letture)
Testi canzoni I

Senti quella pelle ruvida,
un gran freddo dentro l'anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l'angolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile, gioca contro di te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili...
Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un'eternità...
Quel dolore che non sai cos'è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
E' un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli,
adesso non più.
Leggi Tutto... | 1524 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


La traviata, il cretino e l'ipocrita
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 settembre @ 18:44:07 CEST (1384 letture)
Letture varie I

E' strano…è strano! Davanti all'amore, davanti alla truffa, alla morte, Violetta non sa dire altro.
Il suo fascino è nella stupidità. Una stupidità piena di grazia, di bambina buona travestita da cortigiana che
vuole solo piacere alla maestra. E' così ghiotta di redenzione, quasi fosse caduta solo per concedersi
di espiare. Si innamora di Alfredo, che l'ha salvata: cioè abitano in campagna - a spese di lei, ma non
se n'è accorto - anche lui non è una cima. Il suo inno all'amore è un inno alla noia: "Io vivo quasi di ciel"
(attenzione a quel quasi). Ma per fortuna arriva il padre di lui, il signor di Germont.
Leggi Tutto... | 1210 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.5


Trilogia della città di K. di Agota Kristof
Postato da dada il Lunedì, 11 settembre @ 16:53:37 CEST (1254 letture)
Recensioni  I Il fascino della vita è che ne esistono tante versioni quante sono le vite. E non in senso biografico.
Il fascino di questo libro di Agota Kristof è che scoraggia chi la letto dal confronto su reciproche versioni.
E chi l'ha letto sa perchè. Se ne rende conto alla fine ma gli viene suggerito fin dall'inizio,
quando conosce due strepitosi bambini abbandonati nel disastro di una guerra.
Di loro non si conosce età, Paese, momento storico.
Hanno ogni età, sono di tutti i Paesi, vivono in qualsiasi epoca.
Poi, quando finalmente c'è la speranza di ricostruirne la storia, crolla tutto.
Il libro finisce. E il lettore sceglie la loro storia.


da: La scelta di A
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


21 maggio 1999
Postato da Jackinthewind il Martedì, 05 settembre @ 18:53:42 CEST (1507 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola Dove sei, fragile amica
intensa la tua vita
un sogno interrotto
nel breve battere di ciglia
ancora troppo giovane
voli via, lontano da qui
il pensiero ricorda gaio
tempi passati con te
ancora al presente
ascolto il tuo essere
memoria non lascia
il tuo volto sereno
che ruba sorrisi
ai ricordi di un tempo.

Jackinthewind
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


E le nascoste parole
Postato da Jackinthewind il Martedì, 05 settembre @ 18:53:25 CEST (1700 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola

Nel cielo, scriverò il tuo nome
E le nascoste parole vedranno
lontane genti sapranno
come l'amore oltrepassa il finito
in lui non esiste terra, né confini
esso non ha corpo, né forma
lo specchio in cui riflette, sei tu
ora scriverò nel cielo il tuo nome
inchiostro le dita con le nuvole
nulla è impossibile quando si ama
fin tanto che il cuor comanda
inutile resistergli lui passa
nel cielo, scriverò il tuo nome
in alto lassù, dove tutti vedranno
ti amo e le nascoste parole
ora sapranno.

Jackinthewind
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


La siepe
Postato da Jackinthewind il Martedì, 05 settembre @ 18:25:35 CEST (1465 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola

dimensioni cm 103 x 62
tecnica crilico e china
supporto cartoncino
note:
Ci appare tutto così semplice, leggero, incantato, ma al di là della siepe ci attende un mondo di cui non sappiamo nulla.

Jackinthewind

Una poesia "dipinta"
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Tavolozza grigia di Ahyme
Postato da Anonimo il Martedì, 05 settembre @ 07:55:50 CEST (1773 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.5


Parole... di Ahyme
Postato da Anonimo il Martedì, 05 settembre @ 00:40:08 CEST (1106 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola


E tra le dita
parole di poeti (veri)
a colorare sogni.

Fugaci come le stelle
lucenti come il sole
parlano dritto al cuore.

Ricordi di amori e tormenti
vissuti fra tanta gente,
andati via senza lamenti...


Ahyme
(26/08/2006)
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Dimmi che mi ami
Postato da Jackinthewind il Martedì, 05 settembre @ 00:37:29 CEST (2655 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola

Dimmi che mi ami
perché io vivo di sensazioni
e di piccole emozioni.
Dimmelo ancora
affinché sobbalzi il cuore
e il sorriso giunga alle labbra.
Dimmelo ancora, ti prego
ad occhi chiusi ascolto
che sia come un sospiro
un alito di vento.
Dimmi che mi ami
perché d'amore vivo
quello che tu mi dai
di queste sensazioni
e di piccole emozioni.

Jackinthewind
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.33


Quattro lettere al buio
Postato da Jackinthewind il Martedì, 05 settembre @ 00:05:07 CEST (1138 letture)
Le poesie di Jack, Ahyme, Gea e Paola Quattro lettere al buio,
per far compagnia
a questa notte insonne.
Quattro lettere al buio,
per far danzare
nel nero i sogni
ricordi limpidi di profumi
e sensazioni senza tempo.
Quattro lettere al buio
luce fioca di una candela
consuma dolcemente le ore
che tremolanti fuggono via.
Quattro lettere nel buio
le ultime quattro lettere
per questa notte
nel ricordo di chi
seppe dare il respiro
ad un cuore senza illusioni
che rincorse il mattino
nella luce dell'alba.

Jachinthewind
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Gianni Rodari - Favole al telefono
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 settembre @ 08:42:20 CEST (7163 letture)
Recensioni  I

"C'era una volta il ragionier Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l'Italia intera vendendo medicinali...Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina. Questo libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi. Sono tutte un po' corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non poteva mica fare telefonate troppo lunghe"
Piccoli racconti perfetti quelli di Granni Rodari (1920-1980) maestro della narrativa per l'infanzia. Ma non solo"La fantasia sta dentro di noi come la ragione" è una delle sue frasi preferite.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 2.6


Nascono più femmine che maschi: una leggenda
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 settembre @ 08:10:10 CEST (2844 letture)
Letture varie I

Vorrei sfatare un mito, molto diffuso ma errato: non è vero che nascono più femmine, è vero il contrario, da che mondo è mondo nascono più maschi, come si può leggere, ad esempio, nelle tabelle Istat al seguente indirizzo http://demo.istat.it/altridati/natid1d2/tavole/Tavola%201.2%20-%201994-1998.pdf - Diciamo che il rapporto tra i sessi si inverte intorno ai 40 anni: il numero di femmine quarantenni comincia a superare i maschi di pari età. Il perché è presto detto, non che 40 anni prima siano nate più femmine, semplicemente la mortalità maschile, nelle classi di età giovanili, è superiore tra i maschi che tra le femmine. Prima dei 40 anni e poi successivamente, la (probabile) maggiore resistenza alle malattie, agli incidenti, favorisce le femmine e fa sì che il loro numero continui ad aumentare se confrontato con il numero dei maschi della stessa classe di età.
Leggi Tutto... | 1497 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.33


E' l'alba di Nazim Hikmet
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 settembre @ 21:17:52 CEST (1112 letture)
Poesie di Hikmet

E' l'alba, S'illumina il mondo
come l'acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all'improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.

Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d'un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all'aspirare l'aria in un bosco di pini.

Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.

Nazim Hikmet
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le mie vele
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 settembre @ 21:03:19 CEST (859 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Con il filo
della speranza
ho ricucito i brandelli
delle mie vele,
senza il mio marinaio
proseguo caparbia
in questo oceano
di lacrime blu
sventolando
bizzarri ricami,

bufere d'incertezze
mi racchiudono in pugno.
il cuore
balla il flamenco
l'anima è un cristallo
di sale
attorno ad un fantasma
di sogni,

continuo la mia corsa
affrontando tempeste
stringendo i cordami
griderò al cielo muto
alle stelle chiederò aiuto.

Forse domani
m'aspetta un giorno di sole
cercherò nuovi porti
e troverò un incanto
che la vita mia consoli.


Grazia
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E' ferragosto
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 settembre @ 12:24:53 CEST (1513 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Bum bum
fuochi s'alzano luminosi
zampille accecanti
di colpo si aprono
ricadono
svanendo in mille colori
grida eccitate di bimbi
occhi puntati verso il cielo

è ferragosto

bum bum
un boato lacera l'aria
di colpo tutto s'innalza
in un feroce bagliore
brandelli si spargono
la terra si tinge di rosso
bambini gridano
occhi fissano il cielo
immobili per sempre

è ferragosto.


Grazia
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L'abbandono
Postato da Miriam il Giovedì, 31 agosto @ 20:04:39 CEST (4097 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam

Nessuno ci obbliga ad avere un animale...

L’ABBANDONO

Credi che io sia lì
come un oggetto?
Un bel peluche,
una bambola
con gli occhi grandi?
Che ti faccia le feste
e che obbedisca
- signorsì -
ai tuoi stupidi e insensati comandi?
Undici mesi
a leccarti i piedi.
Ad adorarti e difenderti.
Ad amarti.
Io così spassionato,
sincero e genuino.
E tu così padrone
e davvero poco amico.
Per niente compagno mio,
se ora mi abbandoni.
Se pensi che le ferie
contino più della mia vita.
Perché tu uomo
e io solo un cane.


© Miriam Ballerini
Leggi Tutto... | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.25


Fermati ragazzo!
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 agosto @ 13:46:14 CEST (2314 letture)
Poesie sulla vita I

Vivi la tua vita
da esaltato
convinto che tutto
ti è dovuto,
regalato e,
calpesti ogni regola
di vita
sfidando ogni cosa
che è proibita.

Fermati .....

Fermati un’istante,
guarda i loro volti
sofferenti e
su essi leggerai
l’umiliazione dei perdenti.

No, tu non sei più
quello a cui solo amore
hanno donato,
non sei più quello
su cui tanti sogni
hanno intrecciato.....

ora ,ogni giorno,
propini del veleno
ed è tempesta
anche quando c’è sereno,

fermati ragazzo....

fermati un momento,
forse sei ancora in tempo
per cancellar
dai loro sguardi
la paura e....lo sgomento.

lyla

www.scrivi.com
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.66


Vivo abbracciata
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 agosto @ 13:34:37 CEST (1137 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Vivo abbracciata
al mio io abbandonato
nell’angolo più sinistro
del destino

non ti trovo
viaggiando nel vuoto
muoio di desiderio di te
dei miei anni di burro

vorrei convertire il tempo
ingabbiare i venti
congelare i giorni
le ore
gli anni
i secoli

vivo morta di nostalgia
leccando il miele dei ricordi
degli eterni momenti
vissuti al tuo fianco.


Grazia
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.5


Brani di Kant
Postato da Grazia01 il Venerdì, 18 agosto @ 13:47:29 CEST (3478 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni I )

Giudizio estetico

Per decidere se una cosa sia bella o no, noi non poniamo, mediante l’intelletto, la rappresentazione in rapporto con l’oggetto, in vista della conoscenza; la rapportiamo invece, tramite l’immaginazione (forse connessa con l’intelletto), al soggetto e al suo sentimento di piacere e di dispiacere. Il giudizio di gusto non è pertanto un giudizio di conoscenza; non è quindi logico, ma estetico: intendendo con questo termine ciò il cui principio di determinazione non può essere che soggettivo.

(I. Kant, Critica del giudizio, a cura di A. Bosi, U.T.E.T., Torino, 1993, p. 179)

Il finalismo come "bisogno" della nostra mente

Facendo riferimento ai princìpi trascendentali, si hanno buone ragioni per ammettere una finalità soggettiva della natura nelle sue leggi particolari, in vista della sua intelligibilità da parte del Giudizio umano, e della possibilità di connettere le esperienze particolari in un unico sistema. Ma che le cose della natura stiano tra di loro in rapporto di mezzo a fine, e che la loro stessa possibilità si possa comprendere a sufficienza solo mediante tale tipo di causalità, l’idea generale di natura, come insieme degli oggetti dei sensi, non ci dà nessun motivo di pensarlo. Si applica tuttavia con ragione il giudizio teleologico alla ricerca naturale, almeno problematicamente; ma solo per sottoporla, seguendo l’analogia con la causalità secondo fini, a princìpi di osservazione ed investigazione, senza pretendere di poterla spiegare. Esso appartiene dunque al Giudizio riflettente, non a quello determinante.

(I. Kant, Critica del Giudizio, a cura di A. Bosi, Torino, UTET, 1993, pp. 331-332 e 369)

Il dovere
La dignità del dovere non ha che fare col godimento della vita; il dovere ha la sua legge speciale, e anche il suo speciale tribunale; e se anche si volessero confondere l’una con l’altro per porgerli mescolati come una medicina all’anima ammalata, essi tuttavia si separerebbero subito da sé; e se non facessero ciò, la prima non agirebbe punto, ma, se anche la vita fisica ne guadagnasse qualche forza, la vita morale scomparirebbe senza rimedio.

(I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Roma-Bari, 1979, p. 106-109
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Ruamoko - Un mito Maori
Postato da spalato il Venerdì, 18 agosto @ 07:23:01 CEST (2322 letture)
Leggende e fiabe III Quando Ranginui il padre Cielo e Papatuanuku la madre Terra si stringevano l’uno all’altro, i loro figli si lamentavano amaramente perché nessuna luce poteva penetrare e rimaneva pochissimo spazio per potersi muovere. Ranginui e Papatuanuku non volevano dividersi e non prestavano attenzione ai lamenti dei loro figli.
Quando nacque il figlio più giovane, la vita divenne insopportabile. Il nuovo figlio era molto irrequieto e aveva un temperamento… come dire… terribile. Venne chiamato Raumoko e nominato dio dei vulcani.
Leggi Tutto... | 2037 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Hineahuone la Prima Donna - Un mito Maori
Postato da spalato il Venerdì, 18 agosto @ 07:22:11 CEST (1837 letture)
Leggende e fiabe III

Quando Tane Mahuta, dio della Foresta e degli Uccelli, separò Ranginui, il padre Cielo, e Papatuanuku, la madre Terra, lui e i suoi fratelli si sconvolsero nel vedere come sembrava spoglio e brutto il loro mondo. Papatuanuku era coperta di fango molle che si spostava e scivolava come lei sospirava. Ranginui era celato dalla nebbia a causa delle lacrime gelate che lui versava per Papatuanuku.
“Questo non va bene” borbottarono i fratelli, “questo è il nostro mondo, ma Rangi e Papa devono aiutarci”. Allora i fratelli si misero a fare grandi cose sulla terra e nel cielo.
Il Tempo intanto sognava nelle tenebre. Una minuscola scintilla venne scaldata fino a diventare un pallido bagliore, poi venne spezzata e sparsa su tutto il mondo. Un piccolo frammento è volato fino a Uru, che viveva in cielo con Ranginui, e lui – contento della novità - lo trasformò in stelle brillanti e le fece scintillare sopra il padre Cielo.
E il lavoro era fatto.
Tane Mahuta gettò due cesti di magia nell’aria ed una enorme palla di fuoco scoppio nel mondo e divise il tempo in giorno e notte.
E il lavoro era fatto.
Gli dei guardarono la loro madre, Papatuanuku. E decisero di farle una bella veste che brillasse verde e dorata nella luce del sole. Poi guardarono il loro padre Ranginui e distesero su di lui un magnifico mantello, che di giorno era blu e – come la luce fuggiva – il mantello cambiava dall’oro più pallido al rosso ardente. Di notte il mantello si scuriva e milioni di stelle brillanti si accendevano e scintillavano su Papatuanuku.
Era un bel mondo, ma non c’era nessuno a goderselo.
Leggi Tutto... | 2240 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Sereno
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 agosto @ 19:17:52 CEST (3316 letture)
Poesie di Ungaretti

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano le stelle

Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cierlo

Mi riconosco
immagine
passeggera

Presa in giro
immortale


Giuseppe Ungaretti
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Milano da amare
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 agosto @ 19:07:54 CEST (1341 letture)
Milano mia I




I milanesi amano Milano? Me lo chiedo davanti ai tanti gruppi di turisti che in questo mese d’agosto danno più vita alla città. Davanti alle loro facce sorridenti, e un po' sorprese, che sembrano dire:
"Ma come? Questa città è così bella, così civile!
E queste meraviglie, come Sant'Ambrogio e Santa Maria delle Grazie....".
E intanto, sembra incredibile, vedi che fanno ancora la cosa, giapponesi o europee, per calcare i talloni sulle palle del toro in Galleria....
Un rito che credevo remoto.
Allora? I Milanesi amano la loro città?
Sicuramente sì, ma non abbastanza e comunque, per un loro tipico pudore dei sentimenti, non lo danno a vedere.
Il che è anche nobile, ma ora della fine nuoce.
Soprattutto in un tempo in cui o ti metti in mostra e urli o sembra che non conti niente.
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Luce bianca
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 agosto @ 16:36:33 CEST (855 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Luce bianca
che si fa fiore
aria azzurra
che si avvolge di roccia
acqua
di specchio lucente
smeraldo vivo
che diventa prato.
Sussurri segreti nel vento
e...ansie
perdute nell'infinito
come creature
senza voce
senza peso
senza tempo
essere....nell'essere.


Grazia
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L'8 agosto per ricordare non solo Marcinelle
Postato da Antonio il Martedì, 08 agosto @ 21:31:09 CEST (1183 letture)
Storia

Oggi, 8 agosto, ricorre il 50° anniversario di quella terribile tragedia che avvenne nelle viscere della miniera di Marcinelle in Belgio, in cui nel 1956 perirono tragicamente 262 minatori di cui 136 emigrati italiani.
Questo giorno dovrebbe rappresentare, anche per tanti altri milioni di italiani, emigrati e non, l’occasione per ricordare con profonda tristezza quelle povere vittime e gli immensi drammi familiari che ne scaturirono sia sotto l’aspetto umano che economico per i ritardi negli indennizzi. Tipico esempio dello sfruttamento dei lavoratori in genere e di quelli emigrati in particolare che, per certi versi, sia pure sotto altre forme, tuttora persiste in molti settori del mondo del lavoro ed in ogni angolo della terra.
Una giornata che, a mio avviso, dovrebbe diventare in ogni caso quella in cui ricordare in tutto il mondo le morti bianche e gli infortuni sul lavoro avvenute nell’emigrazione. Infatti, anche se la tragedia di Marcinelle è, purtroppo da ritenersi quella simbolo per le sue dimensioni, non bisogna dimenticare che altre tragedie analoghe hanno funestato le comunità emigrate italiane dal dopoguerra ad oggi. Come per esempio quella accaduta in Svizzera il 30 agosto 1965 a Mattmark, dove in un cantiere di lavoro in alta montagna per costruire una diga, perirono 88 lavoratori tra cui, anche lì, ben 56 emigrati italiani.
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Il Tirreno è inquinato dal piombo australiano
Postato da Antonio il Lunedì, 07 agosto @ 19:10:38 CEST (4104 letture)
Ecologia e ambiente I Lo rivela un complesso studio dei geologi dell'Università della Florida

C'è arrivato tramite il piombo che veniva addizionato alle benzine prima dell'introduzione della cosiddetta «benzina verde»

GAINESVILLE (Florida) - Le profondità del Tirreno sono inquinate dal piombo che proviene dall'Australia, in particolare quello estratto dalla miniera di Broken Hill, nel Nuovo Galles del sud. E c'è arrivato tramite il piombo che veniva addizionato alle benzine prima dell'introduzione della cosiddetta «benzina verde».
La precisione con cui è stata determinata sia la provenienza del piombo che le tracce rinvenute nel Tirreno, è dovuta a un complesso studio realizzato tra gli altri dai geologi dell'Università della Florida tramite un sofisticatissimo strumento: lo spettrometro di massa multicollettore al plasma accoppiato a induzione (Multi-Collector Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometer). Lo studio, che per la prima volta evidenzia l'influenza umana anche nei depositi idrotermali, è stato pubblicato dal Giornale di geologia marina.

La posizione del vulcano sottomarino Marsili nel Tirreno meridionale
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Il passero solitario
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 23:36:46 CEST (6443 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere I

D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo.

Giacomo Leopardi

Biografia
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Il Sabato del villaggio
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 23:36:01 CEST (1441 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere I

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù da' colli e da' tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

Biografia
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A Silvia
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 23:35:12 CEST (1144 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere I


Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all'opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D'in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch'io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d'amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell'età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.

Giacomo Leopardi

Biografia
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La sera del dì di festa
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 23:33:54 CEST (1715 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere I

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

Giacomo Leopardi

Biografia
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