Toggle Content Menu Principale

Toggle Content Info Utente

Benvenuto Anonimo

(Registrati)

Iscrizioni:
Ultimo: dada
Nuovi di oggi: 0
Nuovi di ieri: 0
Complessivo: 246

Persone Online:
Iscritti: 0
Visitatori: 61
Totale: 61
Chi è online:
 Visitatori:
01: News
02: Forums
03: coppermine
04: coppermine
05: Home
06: Home
07: Home
08: Home
09: Home
10: Home
11: Home
12: Home
13: Home
14: News
15: News
16: News
17: Home
18: Home
19: coppermine
20: Home
21: Home
22: Home
23: Home
24: Home
25: Home
26: News
27: Home
28: coppermine
29: Home
30: coppermine
31: Home
32: Home
33: Home
34: Home
35: News
36: Home
37: Home
38: Home
39: Home
40: Home
41: Home
42: News
43: Home
44: coppermine
45: Home
46: Home
47: Home
48: Home
49: Forums
50: Home
51: Home
52: Home
53: Home
54: Forums
55: Home
56: Home
57: Home
58: Home
59: Home
60: Home
61: Home

Staff Online:

Nessuno dello Staff è online!

Toggle Content Coppermine Stats
coppermine
 Albums: 171
 Immagini: 8944
  · Viste: 1810079
  · Voti: 430
  · Commenti: 60

Toggle Content *
Segui maktea1 su Twitter


Toggle Content Autori
Zuccata
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:53:42 CEST (1001 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

Zucca: 3 kg,
Zucchero: 1,5 kg.


Pulite la zucca togliendo la buccia e i semi, dividetela a grossi pezzi e lessatela in acqua bollente;
scolatela e lasciatela a bagno in acqua fredda per diverse ore, cambiando l'acqua un paio di volte.
Passato questo tempo, fate asciugare in forno tiepido i pezzi di zucca e passateli al passaverdure.
Mettete in una pentola la pasta così ottenuta, assieme ad un egual peso di zucchero;
quindi cuocete, rimestate ogni tanto, fino ad ottenere una marmellata da conservare
in barattoli di vetro.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Sorbetto all'arancia
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:52:39 CEST (1508 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

220 g. di zucchero,
6 grosse arance,
¼ di l. d'acqua minerale naturale,
qualche fogliolina di menta.



Grattugiate la scorza di un'arancia, mettetela in un pentolino con lo zucchero
e aggiungete 3 bicchieri d'acqua.
Fate sobbollire per 20 minuti lasciate raffreddare, filtrate e conservate la scorza.
Versate in una ciotola lo sciroppo, l'acqua minerale naturale e ½ lt di succo d'arancia
(la spremuta di 4 arance).
Mescolate e ponete in freezer per circa 1 ora finché il composto inizia a rassodare.
Passatelo al frullatore affinché diventi soffice.
Aggiungete la scorza conservata e rimettete in freezer per altri 30-40 minuti.
Per servire cospargere con poca menta.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 1


Crostata di ricotta
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:51:19 CEST (1191 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:
g. 300 farina,
g. 200 burro,
4 uova,
g. 500 ricotta
g. 300 zucchero,
g. 100 zucca candita,
g. 100 cioccolato fondente,
limone,
sale.

Mescolate la farina con due tuorli d’uovo, 100 g di zucchero, un pizzico di sale,
poca buccia di limone grattugiata e il burro ammorbidito.
Lavorate i componenti sino ad avere una pasta liscia e morbida e con 3/4 foderate
una tortiera unta di burro e infarinata.
Passate al setaccio la ricotta facendo cadere la purea in una terrina
e lavoratela con il cucchiaio di legno incorporando lo zucchero,
la zucca ed il cioccolato tagliuzzati e gli albumi delle uova montati a neve.
Versate il composto nella tortiera e coprite con la pasta rimasta.
Spennellate la superficie con tuorlo d’uovo battuto, mettete la crostata in forno già caldo
cuocete per 25 minuti.
Prima di servire la crostata con la ricotta la lascerete raffreddare
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Torta al caffè
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:50:21 CEST (1003 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

Pan di Spagna,
maraschino,
crema di ricotta,
caffè macinato,
cognac.

Tagliare il pan di Spagna in 3 strati.
Inzupparne 1 con maraschino, ricoprire con la crema
e spargere sopra del caffè macinato.
Mettere il secondo strato di pan di Spagna, ricoprirlo di crema
e inzupparlo di cognac.
Coprire tutto con un po' di crema con sopra del caffè macinato.
Inzuppare il 3° strato di pan di Spagna con il liquore di caffè,
ricoprire con crema tutto, anche i fianchi della torta.
Porre la torta in frigo, cosparsa di polvere di caffè.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


X Agosto
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:30:54 CEST (2516 letture)
Poesie di Pascoli San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.5


Miriam Ballerini tra i poeti lombardi a Salò
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:24:02 CEST (1077 letture)
Mostre e spettacoli Sabato 24 giugno, nella magnifica cornice della Sala dei Provveditori a Salò (BS), si è tenuto il primo meeting di poeti lombardi.
Un’occasione rara per vedere riuniti i migliori poeti che hanno scritto o scrivono, dal dopoguerra ai giorni nostri.
L’iniziativa è partita dalla dr.ssa Rina Gambini, presidentessa dell’Associazione Riviere del Benaco e dal comune di Salò,
con il sostegno della regione Lombardia.
Leggi Tutto... | 1228 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Agosto
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:13:40 CEST (3013 letture)
Poesie di Lorca


Agosto

Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all'interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.


Federico Garcia Lorca
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Vicolo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:09:44 CEST (2046 letture)
Poesie di Quasimodo Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

Acque e terre (1920-1929).
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3


Alfabeto
Postato da spalato il Venerdì, 28 luglio @ 12:05:26 CEST (884 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato Alfabeto
Ancora una volta
Bisogna ricominciare
Come tante volte prima
Domani non arriverà
Ed eccomi sola
Fantasticare del futuro
Giocando freneticamente
Ho una paura tremenda
Isolata dal mondo
Lasciata a me stessa
Morire lentamente
Nuvola nera da sopra
Osserva attentamente
Piangendo su di me
Quando alzo la testa
Restando immobile
Scende lentamente la pioggia
Timida ma insistente
Un uragano mi prende
Voltando i miei pensieri
Zitto zitto mi porta via



spalato

Leggi Tutto... | 1360 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3


Fine
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 luglio @ 11:51:16 CEST (1012 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

Notte
Lunga, buia e pesante
Come piombo
Opprimente e noiosa
E io
PENSO
Penso senza pensieri
Con la mente vuota
RICORDO
Quelle poche cose belle
Successe raramente
IMMAGINO
Un futuro che non c'è
Avvolto nella nebbia
CERCO
Cerco te Amico virtuale
Credendoti reale
CHIAMO
Ti chiamo pur sapendo
Che è inutile
GRIDO
Sempre di più sotto voce
Per non disturbarti
CHIEDO
Solo poche parole
Che non vuoi darmi
SPERO
Di incontrarti ancora
Ma senza dirti quanto soffro
PIANGO
Si, piango sapendo
Che un'Amicizia è morta
Se mai era esistita.
Ma dove sei?
Dove sei quando ho bisogno?


Spalato
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Come ogni giorno
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 luglio @ 11:49:22 CEST (1133 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

Come ogni giorno con un passo lento
Appoggiato su un bastone
Tenuto con la mano tremante
Avanzava un nonnino.
Sembrava che dicesse
“Io non ho fretta”
La scena sembrava divertente
Ad un giovanotto che rideva….
Lacerante suono dei freni
Ha tagliato l’aria calma.
Un botto, sirena dell’ambulanza.

Il tempo passa senza fermarsi
Ma non è d'importanza per il nonnino
Che sempre più curvo sul suo bastone
Faceva la sua passeggiata.
La sua vista offuscata dagli anni
Era fissata in basso controllando i passi.
Non si era accorto, nell’angolo della strada
Di un giovanotto in carrozzella
Che con un triste sorriso
E pieno di tenerezza
Gli chiedeva perdono.


Spalato
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Ipocriti
Postato da Miriam il Giovedì, 27 luglio @ 12:04:35 CEST (1147 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam E ancora tentano
di farti credere
che sia un albero verde,
mentre lo stelo si spezza,
lasciandoli nudi.

IPOCRITI

File di amici
nascosti in trincee
di belle parole.
Travestiti da buoni,
con dischi incisi
di frasi perfette;
studiate per fingersi
uomini con l’anima.
Col tempo scopri
i cedimenti del trucco,
dei loro ritornelli ritorti.
Inciampano,
piangono fra i denti
che sorridono cattiverie.
Li smascheri
e si celano, dietro
sottili steli di paglia
ormai secca, inutile
e sterile.
E ancora tentano
di farti credere
che sia un albero verde,
mentre lo stelo si spezza,
lasciandoli nudi.



© Miriam Ballerini
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4


Mondiali 2006
Postato da Miriam il Martedì, 18 luglio @ 16:17:14 CEST (1032 letture)
Attualità I MONDIALI 2006

Italia Francia, 9 luglio 2006, ecco un’altra data che entra a far parte della nostra storia.
Campioni del mondo.
Nel 1982, quando l’Italia vinse i mondiali battendo la Germania, io avevo dodici anni e ricordo che con le mie due amiche, vicine di casa, urlammo dalla ringhiera del loro giardino, insieme agli autisti delle auto che passavano, suonando i clacson.
Oggi come allora?
L’essere umano è un animale gregario, anche se, di questi tempi, ben poche sono le manifestazioni che ci vedono uniti.
Una di queste, senza dubbio, è rimasta la partita dei mondiali. Perché altri incontri di calcio sono motivi per inscenare risse e vandalismi.
Tutti in giro a festeggiare, dunque?
Certo, ma sono cambiate le modalità. Si è sempre fatta baldoria, esultando, bevendo, strombazzando.
Quest’ultimo mondiale dovrebbe farci riflettere su come la società si evolve, anche nelle più semplici espressioni di gioia.
Petardi, spari, il consumismo che ha messo le grinfie anche sul tifo: magliette, bandiere, con la gara a chi appenda la più grande, trombe …
E incidenti che hanno inasprito il sapore della festa: morti sulla strada, ferimento per il lancio di oggetti o razzi …
Ma cosa succede? Non si riesce a festeggiare semplicemente, nemmeno in queste rare occasioni?
Io abito in un paese di circa 7000 abitanti. Il mattino dopo la vittoria si è dovuto raccogliere di tutto: dalle cartacce, ai frammenti di oggetti rotti; all’avanzo dei petardi esplosi, fino agli escrementi lasciati davanti alle vetrine dei negozi chiusi.
Non sono una tifosa, ma questa vittoria è servita all’Italia soprattutto per riacquistare credibilità agli occhi degli amanti del calcio. Dopo “calciopoli” e tutte le sue beghe.
Si vogliono le partite e i calciatori “puliti”. Giusto! Ma io vorrei che anche i tifosi lo fossero.
Non è impossibile togliere il: rompiamo tutto per festeggiare.
Per fare posto al più sereno: festeggiamo tutti la nostra nazionale.

© Miriam Ballerini
Leggi Tutto... | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3


La storia dell'Inno di Mameli
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 luglio @ 21:30:05 CEST (7274 letture)
Invenzioni e origini II

L'inno di Mameli e' un curioso paradosso: in tanti conoscono le prime strofe e il ritornello, ma veramente pochi lo conoscono tutto. No, non a memoria, ma pochi sanno... come va a finire, con riferimenti alle formazioni dell'esercito romano (la coorte), all'Austria, ai Balilla, ai cosacchi! E qui diventa curiosita' storica e un paradosso: cantato prima delle partite da milioni di italiani, ma conosciuto da pochi.

Breve storia dell'inno di Mameli

Mameli L'inno nazionale italiano fu composto da Goffredo Mameli all'eta' di 20 anni, due anni prima di morire (Genova 1827, Roma 1849). Mameli era un giovane patriota, che ebbe il coraggio di esporre il tricolore durante l'assedio austriaco, che organizzo' una spedizione in aiuto di Nino Bixio durante l'insurrezione di Milano, che fu arruolato come capitano nell'esercito di Garibaldi. Un coraggioso morto si' in battaglia, ma in maniera assurda: fu ferito alla mano dalla baionetta di un compagno d'armi durante la liberazione di Roma, ma la ferita si infetto' e mori a soli 22 anni.

L'inno di Mameli in origine si chiamava Il canto degli italiani e fu messo in musica da Michele Novaro. Fu composto nel clima patriottico che sfociò poi nella guerra contro l'Austria. Successivamente fu Giuseppe Verdi a sceglierlo come inno a simboleggiare la patria (a discapito della Marcia reale). L'inno di Mameli diventa inno nazionale nel 1946, dopo la proclamazione della Repubblica (ufficialmente solo con legge del 2005).

Testo inno nazionale

Fratelli d'Italia
l'Italia s'e' desta
dell'elmo di Scipio
s'e' cinta la testa
Dov'e' la vittoria?
Le porga la chioma
che schiava di Roma
Iddio la creo'

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamo'
Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamo', si!
Leggi Tutto... | 1700 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.09


Lentamente muore
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:53:43 CEST (1937 letture)
Poesie di Neruda I
Questa poesia, erroneamente attribuaita a Neruda. è stata scritta da
Martha Medeiros,
giornalista e scrittrice brasiliana

la lascio qui, perchè è qui che la cercheranno i più.

Il titolo originale è A morte devagar

trasformato in

Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.


commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.5


Bassa marea di Miriam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:52:56 CEST (1168 letture)
Recensioni  I Vincitore terzo premio al concorso internazionale A.U.P.I. 2005
per la narrativa edita.

Ha partecipato al Premio Chiara 2006.

Bassa marea
Scavare tra le apparenze
per cercare nel profondo
di Maria Gulino



Racconti e poesie: esperienze di esistenza in un percorso lungo una vita...
per andare alla ricerca di una spiegazione del dolore e dell’incomprensione

Vite parallele, storie di uomini, fatti quotidiani misti a esigue vicende autobiografiche sempre al di là delle esteriorità, racchiudono il testo Bassa marea (EEditrice.com SerEl International, pp. 144, € 9,00) della giovane Miriam Ballerini, che in precedenza ha già pubblicato alcuni romanzi, grazie a uno dei quali (La casa degli specchi) ha ricevuto il Premio internazionale “Michelangelo”.
Adesso ha deciso di cambiare rotta in un’opera di “alti e bassi”, composta di prosa e versi, offrendo – nella lettera di presentazione del suo ultimo libro – una chiave di lettura per guidare ulteriormente il suo pubblico.
In prima persona afferma: «Ho camminato nella metafora della bassa marea, raccogliendo quel che il mare lasciava scoperto, a mano a mano nel suo ritrarsi. Ciò che andrete ora a leggere è ciò che ho scovato appena sotto la superficie».
Bassa marea «segue il senso naturale del tempo» – leggiamo nella nota di lettura al testo –, racconta pertanto le evoluzioni della vita: da prima della nascita fino a dopo la morte. A fare da protagonista è “la durata temporale” dunque, all’interno della quale sono presenti anche le svariate problematiche della cronaca dei giornali: disagi giovanili, droga, omicidi, paure adolescenziali, suicidi, violenze sessuali. Parecchie sono le considerazioni che inducono alla riflessione etica, o le note incoraggianti che nei momenti di sfiducia donano un tocco di ottimismo.

Un invito a pensare
Per tutti quelli che hanno una vena artistica, e per quelli che ancora non hanno imparato ad ascoltarsi, l’autrice usa parole genuine e incoraggianti, esplicitando che «è nella solitudine dell’arte che si possono ascoltare i passi da noi camminati». La Ballerini ci invita così a guardare dentro, a prestare attenzione agli itinerari interiori, a percorrere il tragitto personale e a dare valore all’esistere. Leggiamo infatti che «il senso della vita è semplicemente nel suo cammino; non nella partenza, né nel suo epilogo», e ancora: «il senso della vita non sta nei metri camminati, / ma nelle soste che ci siamo consentiti. / La vita è accorgersi che un albero dà frutti / non solo quando questi cadono a terra, / ma prima, perché alzando gli occhi ai rami / ancora esitanti fiori, li si era già contemplati».
Nel testo sono riportate inoltre alcune citazioni di scrittori e filosofi come Platone, Leibniz, Schopenhauer, Kierkegaard (del quale ripete i versi più celebri per la maggior parte dei sognatori, che dovrebbero prendere coscienza della propria vita interiore: «Cos’è la giovinezza? Un sogno. / Cos’è l’amore? Il contenuto del sogno»), i quali si sono posti il problema dell’esistenza, del senso e del problema del vivere; o di quelli che hanno studiato il quotidiano fra i ceti meno abbienti (come Zola), associando i loro versi a immagini in bianco e nero che in qualche modo ne descrivono il significato visivo.

Tra versi e prosa
Leggendo fra le righe del testo, scorgiamo momenti di intimità con noi stessi, quasi a sottolineare la vocina interiore che guida i passi e propone la meta da seguire, o alla quale ambire. Nei momenti più tristi la nostra autrice, che diventa l’amica del cuore ad hoc, ci dice: «sappi che ogni giorno nuovo / giungerà a scacciare il precedente. / Scoprirai d’avere le tasche piene di seminagioni, / e solo tu saprai decidere il momento per spargerle». E ribadisce con tenacia che «la peggiore morte è quella dell’anima costretta a portare in giro un corpo defunto», in quanto è l’anima che in primis dona vita alla persona, la caratterizza, la distingue. È come un voler educare alla vita, invitando la gente a guardarsi dentro, a dare valore ai propri gesti che ogni giorno diventano meccanici. Ma l’essere umano, in quanto pensante, non è prevedibile.
Particolarmente emozionante è il racconto in prosa La donna di picche – La donna di cuori: le vite parallele di due donne che scoprono di aspettare un bambino. L’una per errore, in seguito a una relazione con un uomo sposato, il quale la invita ad abortire per sfuggire alle responsabilità. Si tratta di una ragazza non amata, né da un uomo, né dalla famiglia; sola quindi, e circondata dai vizi del denaro. L’altra felicemente sposata, cara al marito e alla famiglia, in dolce attesa, fiera di diventare madre.
Il volo invece è un racconto «ispirato a un fatto di cronaca», afferma la Ballerini. Affronta il tema del suicidio di una ragazzina adolescente, la cui esistenza era stata sempre intaccata dal volere dei genitori. Una sensibile anima che aveva vissuto la vita non secondo i propri desideri, sogni, spensieratezze... ma sottomessa ai doveri, a cercare di non dispiacere al padre che lavorava per mantenerla agli studi, ad ascoltare la madre che, insoddisfatta della vita passata, pretendeva di manipolarla.
«Niente era stato prezioso nella sua giovane vita, nulla che non fosse stato in qualche modo sporcato dalle impronte digitali di mamma e papà». E dopo la morte, rimasero – anche se vane – le lacrime del «pianto inconsolabile» della madre, la stessa che spinse (inconsapevolmente) la propria figlia a non esistere più.

Una personalità empatica
La spontaneità e la naturalezza con cui l’autrice scrive i racconti ci mettono di fronte alle realtà che spesso riguardano la maggior parte della gente. Pare di immergersi e vivere sensazioni già provate, da collocare nella propria esistenza o in quella della persona più vicina, che ci coinvolge perché da sempre conosciuta. Dalle righe esce fuori una sensibilità di tipo empatico, che riesce a cogliere i sentimenti del prossimo pur rimanendone all’oscuro tante volte.
Nell’Autoritratto appaiono segni, indizi della precedente affermazione. La Ballerini vuole offrire tracce di sé in pochi versi: «Sono un fastello di dubbi e di certezze / [...] Mi accompagno all’emozione del vivere / e del morire. Eterea come un sogno / presente e solida come un vecchio albero». Si considera riflesso, ombra che si insegue o si precede, e nello stesso tempo consapevole di se stessa.
L’alternare prosa e poesia rende il testo vivace e dinamico, di facile lettura, comprensibile e adatto a ogni tipo di pubblico. L’autrice utilizza uno stile semplice e immediato, per i lettori di ogni età, dall’adolescente che potrebbe rispecchiarsi e prenderne esempio, all’adulto che ripercorre i propri passi con una sana saggezza, traendone degli insegnamenti dettati dalla corrente filosofica dell’esistenzialismo, e intercalati nel contesto culturale odierno.
Cos’è dunque Bassa marea? È un testo, all’interno del quale troviamo pillole di saggezza grazie alle quali ci emozioniamo, ci guardiamo dentro e reagiamo. «Quando si è sommersi dal dolore, è facile mostrarsi ciechi a quello che di bello ci può venire offerto. Eppure è soltanto sotto la superficie». In qualche modo dal libro sgorga un inno alla vita, come un suggerimento dell’amico immaginario, che segue e aiuta a capire quale strada intraprendere, colui che fa vedere chiaro, l’obiettivo che segnala che la felicità è a portata di mano e che per vederla basta levare il velo dagli occhi... poiché essa è in attesa. In tale direzione sono utili i versi – che la scrittrice ci riporta – di Percy Bysshe Shelley: «Non sollevare il velo dipinto / che quelli che vivono / chiamano vita». Perché la vita già la possediamo. Se solo ci liberassimo dal guardare noi stessi dall’esterno, e ci concentrassimo su di noi dall’interno... capiremmo che la chiave che apre la porta al vivere... sta dentro di noi. Quello della Ballerini è perciò un invito a pensare, a cogliere le minuzie quotidiane che edificano palazzi interi, e creano capolavori intessuti di anime, e quindi validi, per i quali vale sempre la pena sperare e vivere. In ogni contesto. Sono essi che vanno a finire nei meandri infiniti dell’essere, inteso come esistere. Pillole di saggezza, perciò fornite di profonde verità: «Si è uomini più quando s’inciampa, che quando si percorre la via in un perfetto ballo coreografato».
Ci immergiamo in realtà senza false apparenze, ma solo condotte per vie umane, con errori e ripensamenti. Con debolezze e speranze di forza. Tutto quello che spesso non riusciamo o non vogliamo vedere è qui esposto con serena dolcezza.

Maria Gulino

(www.scriptamanent.net, anno III, n. 26, dicembre 2005)
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


La casa degli specchi di Miariam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:52:32 CEST (1029 letture)
Recensioni  I Vincitore del Premio internazionale Michelangelo 2004 per la narrativa edita.

Nel 2005 libro di testo per le quinte superiori della Magistri Comacini di Como.

LA CASA DEGLI SPECCHI
Miriam Ballerini

OTMA edizioni

TRA NORMALITA’ E FOLLIA di Silvia Bottinelli (da Il Broletto di Como 2004).


Anche se non più costretti a vivere in manicomi e istituti i malati di mente restano individui isolati dalla società, imprigionati nei loro stessi pensieri e tenuti a distanza dall’incomprensione e dalla paura della gente. Ma come ci comporteremmo noi, se anche nella nostra mente il sottile velo che divide la “normalità” dalla follia si rom-pesse all’improvviso e ci trovassimo a dover ricomporre i cocci della nostra personalità?
Col suo nuovo romanzo Miriam Ballerini ci chiede di interrogarci su questa possibilità. La protagonista di
La casa degli specchi (OTMA Edizioni, pp. 184, 12,00 euro) è una signora con un nome comune, un lavora che la soddisfa e una figlia su cui riversa tutto il suo amore. La sua vita scorre tranquillamente finché, un giorno, guardandosi nell’anima, scopre di non piacersi affatto. L’orrore per la sua personalità, distorta da un egoismo incommensurabile, la porta a tentare il suicidio e poi a cominciare un lento processo di recupero in una casa di cura.
Nello spazio ristretto di una clinica in riva al mare convivono con lei altre donne con disagi psichici di varia entità ed evidenza: una ragazza anoressica, una giovane che non riesce ad uscire dalla sua camera, una donna con le tasche piene di bustine di zucchero rubate. Se c’è un perché a tutti questi atteggiamenti esiste anche la possibilità di riacquistare la serenità perduta. Ripercorrendo interiormente le tappe che hanno segnato la sua vita, Anna recupererà, anche grazie alle sagge citazioni di un’infermiera di colore, l’equilibrio necessario a farle desiderare di rimettersi in gioco.
Nato da un’intervista con un ragazzo ospite di un centro di recupero, La casa degli specchi è un nuovo tenta-tivo di Miriam Ballerini di avvicinare i suoi lettori ai malesseri della società contemporanea, per comprenderli senza pregiudizi. Con l’immediatezza che contraddistingue la sua scrittura, la giovane scrittrice appianese indaga nel disagio, fino a costruire una narrazione drammatica che, lontana dalla morbosità e dal voyeurismo, risulta di sicura efficacia.
Vincitore al concorso internazionale Michelangelo 2004 per la sezione narrativa edita.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Dietro il sorriso del clown di Miriam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:52:06 CEST (1021 letture)
Recensioni  I Per la sua seconda opera Miriam Ballerini ha scelto un’ambientazione da sogno

DIETRO IL SORRISO DEL CLOWN

Miriam Ballerini

EEditrice.com

A soli sei mesi di distanza dall’uscita del suo primo libro, e dopo aver vinto la IV edizione del premio letterario di narrativa “Arcadia 2001”, Miriam Ballerini si ripropone sulla scena letteraria con un nuovo romanzo dal titolo “Dietro il sorriso del clown”, edito come il precedente dalla casa editrice EEditrice.com/ Ser.El International e acquistabile ondine all’indirizzo www.eeditrice.com (14 euro).
Per la sua seconda opera Miriam Ballerini ha scelto un’ambientazione da sogno: un minuscolo paese dalle stradine strette e acciottolate di nome Aurora, un laghetto circondato dal verde e una casa-rifugio, con una torre di mattoni e una grande vetrata. In questo contesto idilliaco si nasconde la storia drammatica, taciuta, della protagonista, anche questa volta una giovane donna, che improvvisamente si trova a dover combattere contro un nemico invisibile, che si annida nella sua mente. Ira, e con nessun’altro nome poteva essere stata battezzata da una madre che non l’aveva desiderata, è una donna segnata, esteriormente da una lunga cicatrice che le solca la guancia e interiormente dal ricordo dell’aggressione che l’ha marchiata in questo modo: una violenza subita quando era ancora una ragazzina. Questo ed altri fatti dolorosi, che sono restati sopiti per anni, ricompaiono subdolamente sotto forma di un malessere psicologico che destabilizza la giovane. Inaspettati attacchi di panico portano Ira a riconsiderare sé stessa e la sua vita, che troverà una svolta quando riuscirà a riportare alla luce i ricordi di cui pensava di essersi liberata.
Indagatrice attenta e sensibile di problematiche difficili, Miriam Ballerini ci presenta una storia intensa con la quale si conferma scrittrice con un grande senso drammatico, capace di creare situazioni e di sviluppare storie, coinvolgendo il lettore dalla prima all’ultima pagina. Il suo scrivere, invita ad avvicinarsi, lievi come una piuma, agli altri per ascoltarne le storie, e a guardare oltre l’apparente normalità delle cose per scoprire cosa c’è davvero dietro l’immobile sorriso del clown. Riflettere è già una terapia.
Silvia Bottinelli
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Il giardino dei maggiolini di Miriam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:51:46 CEST (958 letture)
Recensioni  I Essere come i maggiolini: apparire e sparire dopo una stagione, la stagione della vita.

Il giardino dei maggiolini
Miriam Ballerini


Eeditrice.com
Ser.EI.International

Pagg.156
Euro 15

Essere come i maggiolini: apparire e sparire dopo una stagione, la stagione della vita.
Cogliere la fuggevolezza del tutto per afferrare il senso del nostro breve esistere è uno degli intenti del piacevole libro di Miriam Ballerini. Con naturalezza, scorrevolezza e modestia, la scrittrice raccoglie in un quadro di vita comune che scorre in un piccolo centro della provincia, l’esistere quieto e tradizionale della giovane Beatrice dai diciotto anni fino al fidanzamento con colui che diverrà poi suo marito.
Una altro dei meriti del libro è proprio quello di render affascinante e interessante una vita qualunque.
Il tono è colloquiale al punto che alcune volte l’autrice si sdoppia intervenendo sulle motivazioni del suo scrivere (una sorta di crescita interiore) e stimolando un colloquio quasi diretto con il lettore.
Tutto ciò senza apparire mai né invadente né supponente. Anzi questa scelta mi pare felice proprio per accentuare l’impressione che per altro si ha sin dall’inizio della lettura, di trovarci di fronte ad uno stretto intreccio tra realtà e realtà romanzesca.
Un terzo intento del libro è quello di mettere a confronto due generazioni per così dire di "perdenti" (i giovani non ancora usciti di famiglia, gli anziani dimenticati in un piccolo ospizio) con una generazione di apparenti "vincenti" (i genitori) sino a capovolgere però i ruoli e l’importanza di tutti gli attori: i giovani riescono proprio con i "vecchi" a intendersi e da loro colgono il senso dell’esistere, anzi la voglia addirittura di vivere… mentre gli ospiti dell’istituto finalmente trovano nella ragazza che li accudisce -Beatrice- comprensione, amore, emozione, considerazione (quest’ultima, reciproca).
In particolare si staglia su tutte le figure degli anziani quella di Luce, la donna destinata con la sua morte a dare sboccio definitivo alla crescita della ragazza.
Una luce sinistra si accende invece su ogni gesto e parola del babbo e della mamma di Beatrice. Divieti e umiliazioni continui che fanno concludere ogni giornata nel pianto sembrano così inutili e meschini se non fosse che la scrittrice ci avverte di aver assunto totalmente il punto di vista della giovane protagonista, così da salvare in extremis la natura apparentemente diabolica della coppia.
Ancora si delinea il delicato ma forte rapporto tra la ragazza e suo fratello, e proprio in un’alleanza comune contro i genitori si scoprono adulti e vicini dopo anni di quasi indifferenza caratterizzati da tipiche gelosie tra figlio maggiore e figlio minore.
Un romanzo che si fa leggere con atteggiamento di curiosità e interesse reali grazie allo stile piano e assolutamente armonioso di Miriam Ballerini.

Anna M. Simm
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 1


Perle di sole (a mio padre) - Giovanni Formaggio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 giugno @ 21:38:32 CEST (2339 letture)
Poesie di Formaggio

E' dentro di me
e vibra con tenerezza
come il fruscio di betulle e salici piangenti
la tua vita.

Vivo
come un cespuglio di rododendri in fiore
che strappa al cielo perle di sole
è scritto qui, nelle vene,
il rumore dei tuoi passi
di montanaro mai stanco.

Stupendi
come l'alba che gioca
con la rugiada sui petali dei fiordalisi,
sono qui, nella radura dell'anima
i giocattoli di legno
plasmati con le tue mani
per farmi bambino felice.

E' qui, nel cuore
racchiusa in un abbraccio infinito e leggero
la tua figura di vecchio sofferente
con le mie poesie sulle ginocchia
e un rigo di pianto.

Padre
hai accompagnato sottovoce i miei anni:
grande come l'immensità del mare.

Vorrei gridare al tempo di fermarsi
perchè non si spenga il dialogo
che nutre lo scorrere di questa mia vita
che continua la tua.

Giovanni Formaggio

http://www.paroledipoesia.net
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.5


Solitudine
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 giugno @ 21:32:16 CEST (1253 letture)
Poesie di Formaggio

Sono qui
per riempire
i vuoti silenzi del cuore
e scuotere
quest'anima in agonia.
Annaspo
nel cielo ogni sera
come un fantasma.

E ogni sera
su questo lento morire
le stelle
brillano come lacrime.

Giovanni Formaggio
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Il gregge - Miriam Ballerini
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 giugno @ 11:28:03 CEST (2690 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam II

Questo racconto non narra di una zona di Como, ma è tratto da un episodio accaduto a pochi metri da casa mia, ad Appiano Gentile. Una disgrazia che in pochi attimi ha distrutto un gregge. E può essere l’esempio di come uno scrittore possa trarre ispirazione anche, e soprattutto, da quanto gli accade intorno, riuscendo a dare un senso a delle piccole cose. A me è servito per scaricare un poco del dispiacere provato.



IL GREGGE
Tobia subì l’ennesimo strepito di urla della madre. Nascosto, seduto in cima alle scale, sull’ultimo gradino di legno, quello che scricchiolava meno degli altri; assisteva a un nuovo litigio dei genitori. O, forse, era sempre lo stesso che veniva ripresentato in una nuova versione.
“Non ne posso più della tua gelosia!”, gridò suo padre.
La sua voce salì per la scala a chiocciola, fino a scontrarsi coi suoi piedi imbacuccati in un paio di pantofole a forma di cane.
“E io sono stanca delle tue bugie!” Sua madre, se possibile, urlò più forte di prima.
Il bambino provò a coprirsi le orecchie con le mani, stringendo forte gli occhi, sperando in un qualche rifugio interiore, dove rintanarsi.
“Basta! Me ne vado!”
“No, caro! Non sei tu che te ne vai, sono io che ti caccio via!”
Tobia scalciò l’aria nel tentativo di rialzarsi velocemente. Rinculò fino alla sua camera, dove indossò le scarpe da ginnastica e il giubbetto che da poco si era tolto, tornando da scuola.
Dall’alto delle scale vide l’ombra di suo padre stagliata sul muro: un lungo braccio nero che si allungò per aprire la porta, poi, solo il rumore dei suoi passi sul vialetto e l’accendersi del motore dell’auto.
Tobia discese qualche gradino; sua madre piangeva in cucina, sentiva i suoi singhiozzi, nonostante cercasse di coprirne il suono lavando i piatti, sbattendoli fra loro nell’acqua saponata.
Percorse il corridoio piano; delicatamente aprì la porta e la richiuse adagio.
Aveva otto anni e il pensiero che gli si era presentato alla mente, era semplice e lineare: sottrarsi con la fuga ai litigi dei suoi genitori. Si sentiva svigorito, a furia di passare sempre più giornate ad ascoltare le loro urla, inerpicarsi sui gradini fino a raggiungerlo. Aveva paura, di un timore semplice che solo una parola sapeva racchiudere interamente: divorzio.
A scuola sentiva i discorsi degli altri bambini, figli di divorziati: prima erano le urla, poi il silenzio della divisione. E loro, i bambini, rimanevano in quella terra di mezzo - una terra di nessuno – sbatacchiati ora da un genitore, ora dall’altro. E questo quando ti andava bene: a volte, venivi affidato a mamma e, papà, non si faceva più vivo.
Senza accorgersene, Tobia camminò per le strade del paese, con le lacrime che a forza di pungergli gli occhi, avevano finito per trovare la loro via d’uscita.
Si avviò verso la campagna, passando da un sentiero che a volte percorreva con papà, quando uscivano a raccogliere more; con i guanti per non pungersi le mani e i cestini di vimini che finivano per tingersi di blu.
Superata una modesta altura, venne accolto dal latrare di alcuni cani e si ritrovò circondato da pecore, agnellini e un paio d’asini! Due pastori sedevano su dei massi, intenti a mangiarsi un panino, mentre custodivano il loro gregge. Quando i loro animali avessero ripulito a dovere quel campo, si sarebbero spostati in cerca di una nuova pastura.
Tobia si soffermò ai margini di quell’insieme bianco sporco, belante, ad osservare gli agnellini che trotterellavano intorno alle zampe degli adulti.
Trascorse così alcune ore, divertendosi ad accarezzare la lana sporca delle pecore e quella più candida dei loro cuccioli. I quali si avvicinavano giusto il tempo per farsi accarezzare il muso rosa, e poi scappare via.
I suoi genitori, nel frattempo, si erano riconciliati, come sempre accadeva dopo le loro liti. Per il bene di Tobia, perché non c’erano davvero questi grandi motivi di contrasto. Erano la tensione, i malumori raccolti sul lavoro che andavano sfogati in qualche futile scontro; per liberarsi da quel catarro vischioso prodotto dallo stress. E poi, ancora si guardavano con negli occhi il velo dell’amore. Forse era un po’ rattoppato, logoro, ma pur sempre lì, a fungere da mantello per ripararsi l’un l’altro.
La donna scese le scale di corsa, allarmata: “Tobia non c’è!”
“Non c’è?”
“Era in camera sua a fare i compiti. Non ci sono nemmeno più le sue scarpe!”
Si guardarono, lei con le guance arrossate per la corsa, lui pallido, sbiancato dall’ angoscia.
Uscirono di casa, scordandosi di coprirsi. Il freddo di dicembre li avvinghiò appena li ebbe fra le sue braccia.
Cominciarono a cercarlo dai vicini, nei negozi, nei bar. Fra le vie del paese agghindate con file di luci colorate e alberi di Natale, a recitare auguri con le scritte a intermittenza.
Infine, udirono dei belati giungere dalla campagna, e le voci di alcuni uomini che chiedevano aiuto. I due coniugi di precipitarono verso quei suoni, davanti ai loro occhi si presentò una scena tremenda: le pecore erano discese tutte insieme da una collina che era franata sotto al loro peso, fra rovi e alberelli. Le bestie che erano scese per prime, stavano distese a terra, schiacciate dalle altre. I pastori tentavano di allontanare il resto del gregge, per impedirgli di finire anch’essi soffocati.
Tobia corse loro incontro: “Mamma! Papà! Dobbiamo aiutarli!”
La madre lo afferrò per le spalle: “Io e te stiamo qui, è pericoloso”.
Il padre si gettò fra le ressa di animali spaventati, sbattendo le mani e urlando, per far allontanare le altre pecore.
Nonostante gli sforzi di tutte le persone accorse, e i pastori che provarono a rianimare le pecore praticando loro la respirazione bocca a bocca, per venti animali non ci fu nulla da fare.
Tobia, stretto fra i genitori, rimase lì a guardare gli agnellini che richiamavano le loro madri defunte, distese in mezzo all’erba con le zampe levate in aria.
La madre lo abbracciò stretto: “Vieni, torniamo a casa”.
“E adesso?”
Il padre si incamminò con loro, esausto, sporco. “Adesso ci penseranno i pastori. Ai piccoli rimasti orfani daranno loro il latte”.
Entrarono in casa e il padre sedette con Tobia sul primo gradino della scala. “Tesoro, perché sei scappato?”
“Litigavate”. Il bambino volse verso di lui due occhioni pieni di lacrime: “Litigate sempre! Io non voglio che divorziate”.
La madre gli si inginocchiò accanto: “Tobia, papà e io ci vogliamo bene. Siamo un po’ nervosi, è vero, ma non abbiamo nessuna intenzione di lasciarci”.
“E di lasciare me?” pensò alle zampe di quelle povere bestie, coi piccoli zoccoli appuntiti a indicare un posto lontano del campo.
“Ma cosa dici?” Suo padre gli accarezzò i capelli. “Non pensarlo nemmeno”.
“Io e papà siamo un po’ come quei pastori che hai conosciuto oggi: per la nostra famiglia faremmo di tutto. Hai visto come hanno tentato di salvare il loro gregge? Noi faremmo lo stesso per te. Tu sei il nostro agnellino!” Sua madre lo baciò sulla fronte. “Il più bell’agnellino che abbia mai visto!”
Tobia rise fra le lacrime, tirando su col naso gli ultimi singhiozzi che ancora aveva in gola. “E tu e papà siete due pecore?”
“Bhè…io un bell’ariete, e mamma una pecora con tanta lana!”
Risero, abbracciandosi, ritrovandosi in quell’amara esperienza.
***
Il giorno dopo degli uomini caricarono su di un camion le carcasse degli animali morti, per portarli all’inceneritore.
Il gregge, nonostante la tremenda sciagura, proseguì nel suo viaggio.
Tobia, divenuto adulto, non scordò mai quelle povere bestie morte schiacciate e l’impegno messo dai pastori per salvarle.
Divenne padre di famiglia e, un giorno, si ritrovò a raccontare questa storia ai suoi figli.
“… i miei genitori mi consolarono facendo questo esempio, da allora, ho sempre pensato alla famiglia come a un gregge: unita”.


© Miriam Ballerini
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.12


Tizio
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 giugno @ 11:14:40 CEST (961 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam

Viaggio la città
in un paio di calzature logore.
Cicerone della mia stanchezza
di uomo svanito.
Sono solo un tizio,
fra passanti che si credono
i soli battezzati con un nome,
perché privi dei miei difetti.
Del mio cappotto usato,
la mia bottiglia, collo di cigno,
da trattenermi accanto nelle sere buie.
Io sono il possessore della loquacità del cielo
che a ogni viaggio di nuvola
sa arredare il mio niente
con un tetto diverso.
Sono il tizio della panchina,
trono di un re,
con una riga di sporco sulla fronte
a fingersi corona.



© by Miriam Ballerini

6° posto al concorso internazionale Agenda dei poeti 2006 – Milano
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.6


Grazie alla vita - Violeta Parra
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 giugno @ 08:23:24 CEST (3253 letture)
Poesie sulla vita I Grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato due stelle che quando le apro,
io vedo e distinguo il nero dal bianco
e nell'alto cielo il fondo stellato
e in mezzo alla folla l'uomo che io amo.
grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato il suono e l'abecedario,
come le parole che penso e che proclamo:
figlio,madre,amico e cammino chiaro,
e la dolce voce di colui che amo.

Grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato la marcia dei miei piedi stanchi;
con essi ho varcato pozzanghere e spiagge,
citta' e deserti,montagne e pianure
e la strada tua,la casa,il cortile.
Grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato il cuore che vuole fuggire
quando guardo il frutto della mente umana,
quando guardo il bene lontano dal male,
quando vedo dentro il suo sguardo chiaro.

Grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato il riso e m'ha dato il pianto;
cosi' io distinguo la pena e la gioia,
i due elementi che fanno il mio canto
e il canto di tutti,il mio stesso canto.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Shakespeare in love - William Shakespeare
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 giugno @ 08:19:51 CEST (7760 letture)
Poesie e opere di Shakespeare
Immagine tratta dal film omonimo


Ebbene è questa l'inumana legge dell'amore.
L'amore è una nebbia formata con vapore di sospiri: se la nebbia si dissipa,
l'amore è un fuoco che sfavilla negli occhi degli amanti;
se vien tagliato, l'amore si risolve in un mare alimentato dalle lacrime degli amanti.
Che cos'altro è l'amore, se non una pazzia molto discreta, una amarezza che soffoca, e
una dolcezza che fa bene?

Essa è troppo bella, per guadagnarsi la beatitudine celeste facendo disperare me;
ha fatto voto di non amare, e quel voto lasciandomi vivere uccide me che vivo per
dirti ora questo.
Chi è colpito da cecità non può dimenticare il prezioso tesoro della
vista perduta. Mostrami una donna di straordinaria bellezza: che cosa
sarà per me questa sua bellezza, se non una pagina, dove io leggerò il
nome di colei che è ancora più straordinariamente bella?

Mille volte cattiva notte, invece, poiché mi manca la tua luce.
La vita non è che un'ombra che cammina; un povero commediante che si
pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non
se ne parla più.
A piccoli passi, ogni domani striscia via fino all'ultima sillaba del
tempo prescritto.

Ma se le parole gentili e appassionate non riescono a indurvi a più
soavi modi, vi corteggerò, a fil di spada, e vi amerò contro natura
d'amore.
La tua virtù è la mia sicurezza. E allora non è notte se ti guardo in
volto, e perciò non mi par di andar nel buio, e nel bosco non manco
compagnia perché per me tu sei l'intero mondo. E come posso dire
d'esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?

Chi sei tu, che nel buio della notte osi inciampare nei miei più
profondi pensieri?
Rinuncia al tuo potere di attrarmi e io perderò la volontà di seguirti.
Amore guarda non con gli occhi ma con l'anima.

La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il
mio amore: più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti.
Ride delle cicatrici d'amore colui che non ha mai provato una ferita.
Quando non sarai più parte di me ritaglierò dal tuo ricordo tante
piccole stelline, allora il cielo sarà così bello che tutto il mondo si
innamorerà della notte.

Nulla è bene o male, se non si pensa di fare bene o male.
La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota.
Se tutto l’anno ci fosse vacanza, divertirsi sarebbe tedioso come lavorare.
Finchè possiamo dire: Quest’è il peggio, vuol dire che il peggio può ancora venire.
Ama tutti, fidati di pochi, non fare torto a nessuno.

Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.
Il dubbio di qualcosa di brutto molte volte è più angoscioso di una certezza.
Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non può comprendere.
Quando si nasce si piange perchè ci si ritrova in questo palcoscenico di matti.
L’amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia.
Oh! è eccellente avere la forza d’un gigante, ma è tirannico usarla come un gigante.

L’amore è uno spirito non d’altro composto che di fuoco, non così denso da affondare,
ma così leggero da aspirare a innalzarsi.
Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore,
il nutrimento, la fortuna, l’oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra,
il paradiso cui aspiro.
Quando si è saggi vuol dire che non si ama, perché essere saggi e amare supera l’umana possibilità,
è cosa per gli dei lassù.

Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire
quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che
sovrasta la tempesta e non vacilla mai; Amore non muta in poche ore o
settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio; se
questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha
mai amato.

l'amore è un fumo che nasce dalla nebbia dei sospiri;
se purificato, è un fuoco, che guizza negli occhi degli amanti
se agitato, è un mare che si nutre delle loro lacrime...
ma che altro può essere?
pazzia discreta,
soffocante amarezza e dolcezza che alla fine ti salva.

La ragazza più schiva è troppo prodiga già se svela la sua beltà alla luna.
Presta l´orecchio a tutti, la tua voce a qualcuno, senti le idee di tutti ma pensa a modo tuo.
Una goccia di male spesso annerisce tutto ciò che è nobile
La vera grandezza non è nell'aspettare grandi cause per muoversi, ma
nel trovare degno motivo di contesa in un fuscello quando è in gioco l´onore.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 2.2


Amico mio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 giugno @ 08:17:32 CEST (1433 letture)
Poesie e prosa di Gibran I

Amico mio, io non sono ciò che sembro.
L'apparenza è come un'abito che indosso,
un'abito che protegge me dai tuoi interrogativi
e te dalle mie negligenze.
Amico mio, l' "io" dimora in me nella casa del silenzio
e lì rimarrà per sempre,
impercettibile e inavvininabile.
Non voglio che tu creda ciecamente in ciò
che dico o faccio, le mie parole e le mie azioni infatti
non sono altro che i tuoi pensieri e le tue speranze resi tangibili.
Quando tu dici "Il vento spira verso est",
io confermo "Sì, spira proprio in quella direzione";
perchè non voglio che tu sappia che la mia mente
non dimora nel vento ma nel mare.
Tu non puoi capire i miei pensieri
trasportati dalle onde, nè voglio che tu lo faccia.
Preferisco navigare da solo.
Quando da te è giorno , da me è notte;
e pure descrivo il mezzogiorno che danza sulle colline e
la furtiva ombra purpurea che attraversa la valle;
perchè tu non puoi udire il canto della mia oscurità
nè vedere il battito delle mie ali contro le stelle;
del resto, meglio così.
Rimarrò solo con la mia notte.
Quando tu ascendi al Paradiso,
io scendo dall'inferno;
e quando, dalla riva opposta del golfo che ci separa,
mi chiami: "compagno, amico ",
a mia volta ti chiamo "compagno, amico "
poichè non voglio che tu veda il mio Inferno.
La fiamma ti brucerebbe gli occhi
e il fumo ti invaderebbe le narici.
E io amo troppo il mio Inferno per fartelo visitare.
Resterò all'Inferno da solo.
Tu ami la Verità,
la Bellezza,
la Giustizia
e io per amor tuo dico che amare è giusto e decoroso,
anche se dentro di me rido del tuo amore.
Ma non voglio che tu lo veda.
Riderò da solo.
Amico mio, tu sei buono, cauto e saggio,
certo , sei perfetto.
Anch'io, benchè sia pazzo,
quando parlo con te lo faccio con saggezza e con cautela,
mascherando la mia pazzia.
Sarò pazzo da solo.
Amico o nemico che tu sia,
come posso farti capire?
Anche se camminiamo insieme,
mano nella mano, la mia strada non è la tua.


Gibran
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Se per un istante - Gabriel Garcia Marquez
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 giugno @ 08:16:14 CEST (4869 letture)
Poesie d'autore I Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di
stoffa e mi regalerà un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle
cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.

Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri
parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il
mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.

Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di
Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle
loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.

Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo
giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell'amore.

Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono
di innamorarsi quando invecchiano,
senza sapere che invecchiano quando
smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.

Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma
con la dimenticanza. Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo
pugno, per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non
mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella
valigia, infelicemente starò morendo.
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Il principe
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 giugno @ 08:13:17 CEST (1428 letture)
Poesie e altro di Hesse I Volevamo costruire assieme
una casa bella e tutta nostra
alta come un castello
per guardare oltre i fiumi e i prati
su boschi silenti.

Tutto volevamo disimparare
ciò che era piccolo e brutto,
volevamo decorare con canti di gioia
vicinanze e lontananze,
le corone di felicità nei capelli.

Ora ho costruito un castello
su un'estrema e silenziosa altura;
la mia nostalgia sta là e guarda
fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
- principessa, dove sei rimasta?

Ora affido a tutti i venti
i miei canti arditi.
Loro devono cercarti e trovarti
e svelarti il dolore
di cui soffre il mio cuore.

Devono anche raccontarti
di una seducente infinita felicità,
devono baciarti e tormentarti
e devono rubarti il sonno -
principessa, quando tornerai?


Hesse

Biografia
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Un cratere di 480 chilometri sotto i ghiacci
Postato da Antonio il Martedì, 06 giugno @ 19:32:10 CEST (1309 letture)
Ecologia e ambiente I Scoperto in Antartide grazie alle ricerche del satellite Grace.
Un cratere di 480 chilometri sotto i ghiacci: l'asteroide causò la più grande estinzione
Il corpo celeste, di almeno 50 km di diametro, cadde circa 250 milioni di anni fa. Sconvolse il clima e separò il continente australe.
Leggi Tutto... | 3464 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4


Perchè gridare?
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 maggio @ 07:56:43 CEST (928 letture)
Letture varie I



Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?" "Gridano perchè perdono
la calma" disse uno di loro. "Ma perchè gridare se la persona sta al suo
lato?" disse nuovamente il pensatore "Bene, gridiamo perchè desideriamo che
l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo E il maestro torna a
domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre
risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò:
" Voi sapete perchè si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si
allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi
ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per
sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone
sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perchè? Perchè i
loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono
talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano. E
quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta
guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due
persone che si amano si avvicinano." In fine il pensatore concluse dicendo:
"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non
dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in
cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per
tornare."

Mahatma Gandhi
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.5


Ciao


Toggle Content Registrati...

Toggle Content Ultimi arrivi

Toggle Content Ultimi articoli
 Cecchina a Genova e i denti della Malapaga [ 2 commenti - 17 letture ]
 Buon dicembre [ 0 commenti - 23 letture ]
 L'acchiappasogni [ 0 commenti - 12 letture ]
 Henrietta V e la Brexit [ 0 commenti - 20 letture ]
 Novembre [ 0 commenti - 38 letture ]

[ Altro nella News Section ]

Toggle Content Sondaggio
Come migliorare e rendere più agibile il sito?




Risultati :: Sondaggi

Voti: 15
Commenti: 1

Toggle Content Solidarietà

Toggle Content Ultimi messaggi
Last 10 Forum Messages

Bentornato carissimo signor Paolo
Last post by Grazia01 in Messaggi on Lug 05, 2017 at 13:33:15

Il mio benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Feb 21, 2013 at 19:40:04

Il nostro benvenuto a samei
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Ago 22, 2012 at 07:42:26

Benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Mag 03, 2012 at 21:20:53

Il nostro benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Apr 08, 2012 at 18:22:04

Benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Mar 21, 2012 at 08:38:09

Il nostro benvenuto
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Dic 02, 2011 at 22:31:20

Benvenuta in Casatea
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Nov 29, 2011 at 13:12:49

Benvenuto Jael
Last post by Grazia01 in Presentatevi on Nov 28, 2011 at 09:46:15

domanda
Last post by Grazia01 in Informazioni on Nov 04, 2011 at 19:06:58


Toggle Content Messaggio

Questo sito contiene anche testi e immagini presi dal web, se avessimo violato, per errore, diritti d'autore o copyright, preghiamo di avvisarci, sarà nostra cura provvedere all'immediata cancellazione. Scrivere a maktea@tiscali.it


Toggle Content Poeti e scrittori noi

Toggle Content POESIE A TEMA

Toggle Content Varie

Network: Web Agency Milano | Scopri i migliori programmi per siti web
Interactive software released under GNU GPL, Code Credits, Privacy Policy