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Silenzio
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 18:49:49 CEST (1282 letture)
Poesie di Ungaretti Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi.

Ungaretti
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La tartaruga
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 18:34:46 CEST (2502 letture)
Poesie di Trilussa Mentre, una notte, se n'annava a spasso,
la vecchia tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co' la casa vortata sottinsù.
Un rospo je strillò: Scema che sei !
Queste so' scappatelle
Che costeno la pelle...
Lo so -rispose lei -
Ma prima de morì vedo le stelle!

Trilussa

Biografia
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Stella cadente
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 18:33:36 CEST (1751 letture)
Poesie di Trilussa Quanno me godo da la loggia mia
quele sere d'agosto tanto belle
ch'er celo troppo carico de stelle
se pija er lusso de buttalle via,
ad ognuna che casca penso spesso
a le speranze che se porta appresso.
Perchè la gente immagina sur serio
che chi se sbriga a chiede qualche cosa
finchè la striscia resta luminosa,
la stella je soddisfa er desiderio;
ma, se se smorza prima, bonanotte:
la speranzella se ne va a fa' fotte.
Jersera, ar Pincio, in via d'esperimento,
guardai la stella e chiesi:"Bramerei
de ritrovamme a tuppertù co' lei
come trent'anni fa: per un momento.
Come starà Lullù? Dov'è finita
la donna ch'ho più amato ne la vita?"
Allora chiusi gli occhi e ripensai
a le gioje, a le pene, a li rimorsi,
ar primo giorno quanno ce discorsi,
a quela sera che ce liticai..
E rivedevo tutto a mano a mano,
in un nebbione piucchemmai lontano.
Ma ner ricordo debbole e confuso
ecco che m'è riapparsa la biondina
Quanno venne da me quela mattina,
giovene, bella, dritta come un fuso,
che me diceva sottovoce:"E' tanto
che sospiravo de tornatte accanto!"
Er fatto me pareva così vero
che feci fra de me:- Questa è la prova
che la gioja passata se ritrova
solo nel labirinto der pensiero.
Qualunquesia speranza è un brutto tiro
de l'illusione che ce pija in giro - .
Però ce fu la mano der Destino:
perchè doppo nemmanco un quarto d'ora,
giro la testa e vedo una signora
ch'annava a spasso con un cagnolino.
Una de quelle bionde ossiggenate
che perloppiù ricicceno d'estate.
- Chissà - pensai - che pure 'sta grassona
co' quer po' po' de robba che je balla
nun sia stata carina? - E ner guardalla
trovai ch'assomigliava a 'na persona...
Speciarmente er nasino pe' l'insù
me ricordava quello de Lullù...
Era lei? Nu' lo so. Da certe mosse,
da la maniera de guardà la gente,
avrei detto: - E' Lullù sicuramente...
- Ma ner dubbio che fosse o che nun fosse
richiusi l'occhi e ritornai da quella
ch'avevo combinato co' la stella.


Trilussa

Biografia
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'E' "BLUE MOON", UN PIENO DI LUNA - Alda Merini
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 18:31:50 CEST (1327 letture)
Poesie di Merini


Andasse via la luna
anche questa doppia luna
al mio eterno moroso
e tanto timoroso
che non bacia alcuno.
Andasse via la luna
ma noi come facciamo
poeti e sospirosi
e sempre ansiosi
senza questa speranza
notevole distanza
di una luna
che tutti
vorrebbero sorella.
Almeno ci sia quella
a rischiarar le rime
che poverette assai
si sono messe nei guai
per malaccorte cime.

Alda Merini

Biografia
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Quello - Jorge Luis Borges
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 18:30:25 CEST (1015 letture)
Poesie d'autore I Oh giorni consacrati all'inutile
impegno di obliare la biografia
di un poeta minore dell'emisfero
australe, cui la sorte o gli astri
diedero un corpo che non lascia un figlio
e la cecità, che è penombra e carcere,
e la vecchiaia, aurora della morte
e la fama, che nessuno merita,
e il vizio di ordire endecasillabi
e il vecchio amore delle enciclopedie
e delle fini mappe calligrafiche
e del sottile avorio e un'incurabile
nostalgia del latino e frammentarie
memorie di Edimburgo e di Ginevra
e l'oblio delle date e dei nomi
e il culto dell'Oriente al quale i popoli
del miscellaneo Oriente non partecipano,
e vigilie di tremula speranza
e l'abuso dell'etimologia
e il ferro delle sillabe sassoni
e la luna, che sempre ci sorprende
e quel brutto vizio, Buenos Aires,
e il sapore delle uve e dell'acqua
e del cacao, delizia messicana,
ed alcune monete e una clessidra
e che una sera, uguale a tante altre,
si rassegna a questi versi.
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Tramontata è la luna - Saffo
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 18:27:59 CEST (4975 letture)
Poesie d'autore I Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

(traduzione di Salvatore Quasimodo)
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Carote in salsa saporita
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 16:03:37 CEST (1500 letture)
Ricette golose CALORIE PER PORZIONE: 140
TEMPO DI PREPARAZIONE: 30 min.

Ingredienti per 4 persone :
700 gr. di carote -
mezzo peperoncino rosso -
un rametto di salvia e uno di rosmarino -
3 cucchiai di salsa di pomodoro -
un cucchiaio d’aceto -
3 cucchiaio di Brandy -
un dado -
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva -
sale e pepe.

Preparazione:
Rosolare le carote già raschiate, lavate e tagliate a rondelle, in olio.
Cospargere con salvia, rosmarino e peperoncino tritati, spruzzare con Brandy e far evaporare a fuoco vivo.
Aggiungere il dado sbriciolato ed un bicchiere d’acqua calda, abbassare la fiamma e cuocere per 15 minuti.
Quindi unire salsa di pomodoro, aceto, sale e pepe e far insaporire per 5 minuti.
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Coniglio con peperoni
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 16:01:13 CEST (1056 letture)
Ricette golose CALORIE PER PORZIONE: 380
TEMPO DI PREPARAZIONE: un’ora e 30 min.


Ingredienti per 4 persone :
Un Kg. circa di spezzatino di coniglio -
300 gr. di polpa di pomodoro -
una cipolla -
2 peperoni verdi -
prezzemolo -
2 spicchi d’aglio -
un cucchiaino di zucchero -
3 cucchiai d’aceto -
farina -
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva -
sale e pepe.

Preparazione:
Rosolare in olio la carne infarinata e la cipolla tritata.
Salare, pepare, spruzzare con aceto, lasciarlo evaporare ed aggiungere aglio,
pomodoro e zucchero.
Cuocere coperto per 45 minuti, a fuoco basso.
Unire quindi i peperoni a listelle e cuocere ancora per 20 minuti circa.
Cospargere con il prezzemolo tritato e servire.
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Spaghettini all'aringa
Postato da Antonio il Giovedì, 06 aprile @ 15:58:07 CEST (1322 letture)
Ricette golose CALORIE PER PORZIONE: 475
TEMPO DI PREPARAZIONE: 30 min.

Ingredienti per 4 persone :
400 gr. di spaghettini -
un filetto d’aringa affumicata -
mezza cipolla -
peperoncino -
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva -
10 gr. di burro -
sale.

Preparazione:
Soffriggere nell’olio la mezza cipolla tritata finemente, salare, e quando sarà imbiondita
unire la polpa dell’aringa tagliata a pezzettini, il peperoncino e cuocere per circa dieci minuti,
avendo cura di mescolare di tanto in tanto.
A parte lessare gli spaghettini, scolarli al dente e metterli in un piatto da portata.
Condirli con il sugo di aringa e con il burro, mescolare accuratamente e portare subito in tavola.
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Alfabeto
Postato da spalato il Giovedì, 06 aprile @ 13:24:29 CEST (1733 letture)
Invenzioni e origini I La parola alfabeto è di origine greca: alpha e beta erano i nomi delle prime due lettere dell’alphabetos greco, che derivavano da quelle fenicie e corrispondevano alle nostre A e B.

Molto più tardi, nella Toscana medievale, fu ripetuto lo stesso meccanismo e dai nomi delle prime lettere dell’alfabeto italiano si formò quello che noi chiamiamo l’abbiccì.

Attraverso la storia del termine alfabeto possiamo ripercorrere la storia della scrittura nella civiltà occidentale.
Leggi Tutto... | 3043 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4


Perché
Postato da spalato il Mercoledì, 05 aprile @ 08:13:26 CEST (1039 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

Perché non credermi
quando dico:
ho paura di me stessa,
dei miei sentimenti,
paura di innamorarmi
e ricominciare vivere
una vita forse bella ma intensa
che fa credere nei miracoli.

Perché non credere
nei miei silenzi lunghi
che parlano più delle parole
e che spiegano la battaglia
che c’è dentro di me,
spiegano che le parole sole
non dicono niente
ma fanno un effetto vuoto.

Perché non credermi
che cerco solo amicizie,
amicizie vere e profonde
che mi fanno credere che il sole brilla
solo per me
e le tempestose onde
non fanno male
a un scoglio solitario.

Perché non credere
nelle mie lacrime
che lavano l’amaro
accumulato in anni
ma non riescono far dimenticare
tutti i torti e i danni
che lasciano segno senza possibilità
di riparare.

Perché non credermi
quando parlo
e magari dico solo stupidaggini
che è l’unico modo
per uscire dalle voragini
aperte nel mio cuore,
parole dette senza riflettere
ma sperando di non ferire.

Perché non credere
nel grido di aiuto muto
sollevato dal mio petto
con una disperazione
e un grande vuoto,
vuoto immenso e buio,
senza via di uscita
e senza nessuna illuminazione.

Ma perché non credermi………….
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La bora
Postato da spalato il Mercoledì, 05 aprile @ 08:12:57 CEST (1048 letture)
Leggende e fiabe III Secondo un antico racconto Bora è una strega che abita nelle caverne del Carso per nascondersi alla vista degli uomini. Durante l'inverno, ahimè, esce furiosamente dal suo rifugio e, in compagnia del figlio Borino, devasta ogni cosa con i suoi refoli violenti e gelidi. Invano gli uomini hanno tentato d'imprigionarla nel suo antro con muri di grosse pietre, ma ogni volta, e con impeto maggiore, prorompe fino al mare. Legata ad altre tradizioni è la leggenda secondo la quale Bora era una dolce ninfa abitante dei boschi carsici. Soffiava durante l'estate per portare refrigerio agli uomini che lavoravano questa dura terra. Un giorno arrivarono da lontano degli uomini bellicosi che quivi costruirono le loro dimore. Accadde che uno di essi uccise il Dio tanto amato da Bora, e la ninfa, per vendetta, si mise a soffiare gelida e con violenza inaudita. Così divenne nemica degli uomini e da allora ogni inverno ci fa sentire la sua fredda rabbia.
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Lamento per il sud
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:24:28 CEST (3371 letture)
Poesie di Quasimodo La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve...
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca,
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d'acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d'inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d'amore senza amore.

Quasimodo
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Il mio paese è l'Italia
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:21:47 CEST (1190 letture)
Poesie di Quasimodo Più i giorni s'allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d'Israele,
il sangue tra i rifiuti, l'esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l'Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.
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Colore di pioggia e di ferro
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:20:04 CEST (1818 letture)
Poesie di Quasimodo Dicevi:morte, silenzio, solitudine;
come amore, vita. Parole
delle nostre provvisorie immagini.
E il vento s'è levato leggero ogni mattina
e il tempo colore di pioggia e di ferro
è passato sulle pietre,
sul nostro chiuso ronzio di maledetti.
Ancora la verità è lontana.
E dimmi, uomo spaccato sulla croce,
e tu dalle mani grosse di sangue,
come risponderò a quelli che domandano?
Ora, ora: prima che altro silenzio
entri negli occhi, prima che altro vento
salga e altra ruggine fiorisca.
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Quasi un madrigale
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:19:04 CEST (2601 letture)
Poesie di Quasimodo Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno nel suo
occhio in rovina e l'aria dell'estate
s'addensa e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri. S'allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini
quest'ultimo gioco del cielo. Ancora,
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
degli alberi stretti dentro la cerchia
dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno
e sempre quel sole che se ne va
con il filo del suo raggio affettuoso.
Non ho più ricordi, non voglio ricordare;
la memoria risale dalla morte,
la vita è senza fine. Ogni giorno
è nostro. Uno si fermerà per sempre,
e tu con me, quando ci sembri tardi.
Qui sull'argine del canale, i piedi
in altalena, come di fanciulli,
guardiamo l'acqua, i primi rami dentro
il suo colore verde che s'oscura.
E l'uomo che in silenzio s'avvicina
non nasconde un coltello fra le mani,
ma un fiore di geranio.
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Lettera alla madre
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:18:27 CEST (1577 letture)
Poesie di Quasimodo «Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.»
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Salvatore Quasimodo
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 13:16:51 CEST (4725 letture)
Biografie I Salvatore Quasimodo nasce a Modica, in provincia di Ragusa, il 20 agosto 1901, da Gaetano e Clotilde Ragusa. La nonna paterna, Clotilde Papandreu, è figlia di profughi greci originari di Patrasso. Questa origine può avere inciso negli interessi futuri di Salvatore, così come il profondo affetto che lo lega alla Sicilia, influenzata dalla cultura ellenica.
Nel 1908 la famiglia si trasferisce a Messina: proprio nei giorni immediatamente successivi al catastrofico terremoto. Il padre di Salvatore è capostazione ed è stato inviato in quella sede per ridare funzionalità alla rete ferroviaria. Alloggiano per lungo tempo in un carro merci sostato in un binario morto della stazione, ridotta anch’essa in macerie. Tanta desolazione, coi numerosi morti e la disperazione dei sopravvissuti, resta per lui un ricordo indelebile.
Nella stessa città, frequenta e completa i suoi studi fino alle superiori, diplomandosi, nel 1919, all’Istituto tecnico matematico-fisico, con il titolo di geometra. In quegli anni iniziano le importanti amicizie con Giorgio La Pira e Salvatore Pugliatti — entrambi giuristi e, il primo, anche autorevolissimo uomo politico democristiano — e le prime precoci esperienze letterarie. Risalgono infatti al 1916 i primi componimenti in prosa e in poesia. Pubblica le sue prime liriche su una piccola rivista letteraria fondata assieme ad alcuni amici.
Nel 1919, dopo il diploma, si trasferisce a Roma dove si iscrive alla facoltà di agraria, senza però mai completare gli studi, sia per le difficoltà economiche della famiglia e sia perché i suoi crescenti interessi letterari lo allontanano dagli studi tecnici. Continua però a scrivere, mantenendosi con lavori precari, prima come disegnatore poi come commesso, e prendendo nel contempo lezioni di greco e latino dal fratello del suo insegnante di italiano a Messina. Nel 1926 viene assunto come geometra al Genio Civile di Reggio Calabria, spostandosi poi in altre città. Le poesie scritte in quegli anni vanno comunque a comporre la raccolta dal titolo Notturni del re silenzioso — del quale undici testi confluiscono nel volume Acque e terre, uscito nel 1930.
Nel 1926 si reca a Firenze ospite della sorella sposata con Elio Vittorini, e tramite questi conosce esponenti del ricco ambiente letterario dell’epoca: Eugenio Montale, Arturo Loria, Alessandro Bonsanti, Gianna Mancini. Tramite Bonsanti pubblica tre poesie sulla rivista «Solaria».
Trasferitosi nel 1931 al Genio Civile di Imperia, ne approfitta per recarsi a Genova, dove incontra Camillo Sbarbaro, Angelo Barile e Adriano Grande. L’anno successivo pubblica con successo il suo secondo volume Oboe sommerso, libro importante non solo per gli esiti artistici, ma perché divenuto manifesto dell’Ermetismo.
Nel 1934, dopo aver trascorso un breve periodo in Sardegna, viene trasferito al Genio Civile di Milano. Qui frequenta un ambiente culturalmente ricco, circondato da pittori e scrittori: tra gli altri, Sassu, Messina, Sinisgalli. Due anni dopo si dimette dal Genio Civile, iniziando a svolgere un’attività editoriale con Cesare Zavattini
Pubblica la raccolta poetica dal titolo Poesie, per le Edizioni Primi Piani, accompagnata da un saggio di Oreste Macrì. Collabora inoltre con la rivista «Letteratura». Nei due anni successivi è inoltre redattore della rivista «Tempo». Traduce nel frattempo i lirici greci. Per il suo ruolo di antesignano della corrente ermetica assieme a Montale e Ungaretti, lamenta una campagna contro di lui da parte della stampa di regime.
Nel 1940 esce la sua traduzione dei lirici greci per le Edizioni di Corrente, con la prefazione di Luciano Anceschi. Il successo del libro non gli risparmia polemiche da parte degli ambienti accademici. Nel 1941, per “chiara fama”, riceve la nomina di professore di letteratura italiana presso il conservatorio musicale Giuseppe V, a Milano, dove insegnerà fino al 1968, l’anno della morte. Nel 1942 esce presso Mondatori, nella collana Lo specchio, la raccolta Ed è subito sera, che raccoglie le poesie scritte negli anni Trenta e Le nuove poesie, composte dal 1936 al 1942. Il libro ottiene un grande successo di pubblico e di critica.
Il suo antifascismo gli procura diversi “incidenti”, compresa una denuncia. Nel periodo bellico, tra il 1943 e il 1945, traduce il Vangelo secondo Giovanni, alcuni canti di Catullo e brani dell’Odissea, che saranno pubblicati nel 1945. Nello stesso anno collabora al quotidiano «Milano-Sera».
Nel 1946 muore la moglie Bice Donetti. Escono le poesie relative al periodo bellico dal titolo Con il piede straniero sopra il cuore, che Mondatori pubblicherà l’anno successivo, con l’aggiunta di altri testi, col titolo Giorno dopo giorno. Continuano e s’intensificano le sue traduzioni degli autori classici e moderni. A quell’anno risale anche la pubblicazione dell’Edipo re di Sofocle.
Nel 1948 si risposa con Maria Cumani, una danzatrice dalla cui relazione era nato, nel 1939, il figlio Alessandro. Diviene titolare, sul settimanale «Omnibus», di una rubrica teatrale. L’anno seguente viene pubblicata la raccolta La vita non è sogno.
Gli viene assegnato nel 1950 il premio San Babila. Cessa la sua attività di critico teatrale con «Omnibus» per cominciarla col «Tempo». Riceve nel 1953 il premio Etna-Taormina, assieme al poeta Dylan Thomas. Esce nel 1956, per Mondatori, l’edizione di Il falso e vero verde. Due anni dopo escono La terra impareggiabile (Premio Viareggio) e l’antologia Poesia italiana del dopoguerra. A fine anno, viene colpito da un infarto mentre è in visita in Unione Sovietica, dove si trattiene a lungo, in ospedale, prima di rientrare in Italia, nel 1959.
Il 1959 è anche l’anno in cui gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura. La sua candidatura al prestigioso premio è stata sostenuta da due personalità autorevoli come Carlo Bo e Francesco Flora. L’attribuzione del Nobel scatena polemiche accesissime negli ambienti letterari italiani.
Dal 1960 al 1968, anno della sua morte, viaggia molto sia in Europa che in America, per conferenze e letture di poesia. La sua opera, tradotta in diverse lingue, si diffonde sempre più, ottenendo consensi crescenti di critica. Anche le sue traduzioni proseguono: Shakespeare, Euripide etc. Nel 1960 esce Il poeta e il politico e altri saggi, raccolta di saggi e scritti di letteratura, di arte e d’altro. Il poeta e il politico è il titolo del discorso che Salvatore Quasimodo ha pronunciato a Stoccolma in occasione del Nobel. Nello stesso anno, riceve la laurea honoris causa dall’Università di Messina, nel 1967, invece, la riceve dall’Università di Oxford.
Nel 1966 esce la sua ultima raccolta di poesie, Dare e avere.
Il poeta muore nel 1968 a seguito di un’emorragia cerebrale, mentre presiede ad Amalfi un premio di poesia. Da Napoli, dove era stato trasportato, viene trasferito a Milano, e seppellito nel Cimitero Monumentale.
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Ravioli di ricotta e zuccata
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 12:38:42 CEST (1472 letture)
Ricette golose Ravioli di ricotta

Ingredienti:

1 kg. di farina,
500 g. di ricotta,
400 g. di zucchero,
200 g. di strutto,
200 g. di zuccata,
200 g. di cioccolato,
zucchero a velo,
cannella.



Impastare la farina con lo strutto, un po' di sale e un po' d'acqua tiepida.
Spianare la pasta e dividerla in due sfoglie uguali.
Preparare una crema con la ricotta, lo zucchero, la zuccata a pezzetti e il cioccolato sbriciolato.
Distribuire la crema su una delle sfoglie, in piccoli mucchietti.
Coprire con l'altra sfoglia e ritagliare dei grossi ravioli, che vanno fritti in olio bollente
e spolverizzati con zucchero e cannella.
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Frutta"martorata"
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 12:31:46 CEST (1244 letture)
Ricette golose Ingredienti:

2 kg. di zucchero,
500 g. di mandorle,
400 g. di glucosio,
farina.



Pestare le mandorle prima scottate in acqua bollente e pelate e aggiungervi,
ogni tanto, una cucchiaiata di zucchero, fino a quando non ne viene utilizzato 500 g.
Passare al setaccio e versare questa polvere zuccherata in un recipiente con 300 g. di glucosio.
Par bollire, a parte, il rimanente zucchero col rimanente glucosio, versandolo dopo,
lentamente, sulle mandorle, mescolando bene.
Far cadere il composto su un tavolo di marmo e farlo raffreddare.
Inumidire la pasta d'acqua e farla passare più volte al setaccio.
Formare dei frutti a piacere, mele, pere, susine, castagne e sistemarli su uno strato di farina,
per farli asciugare qualche giorno.
Colorare i frutti con colori vegetali, far asciugare ancora qualche giorno e lucidarli con gomma arabica
sciolta in pochissima acqua.
Disporli su un piatto o un cestino e decorare con fili di carta variopinta.
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Peperoni arrostiti alla brace
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 12:22:45 CEST (1773 letture)
Ricette golose Ingredienti:

6 peperoni,
1 spicchio d'aglio,
basilico a rametti,
il succo di 1 limone,
olio d'oliva,
sale e pepe.


Cuocere i peperoni alla brace, poi togliere i semi, il picciolo
e la pellicina bruciacchiata.
Tagliare i peperoni a filetti e condirli in un piatto con olio d' oliva,
basilico, pepe, sale, il succo di limone e l’aglio a pezzetti.
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Peperonata
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 12:20:42 CEST (988 letture)
Ricette golose Ingredienti:
4 peperoni,
300 g di pomodori,
50 g di olive,
3 cipolle,
olio d'oliva,
aceto,
sale.


Svuotare i peperoni, lavarli, tagliarli in 4 partí e unirli alle cipolle e ai pomodori.
Spruzzare con un po’ , d'aceto e salare.
Dopo 10 minuti circa unire le olive, snocciolate e tagliate a pezzetti.
Mescolare e far cuocere il tutto.
Servire freddo o caldo.
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Melanzane al pangrattato
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 12:17:59 CEST (949 letture)
Ricette golose Ingredienti:

1 kg. di melanzane,
180 g. di farina bianca,
200 g. di pangrattato,
2 uova,
olio,
sale, pepe.



Mettere le melanzane, tagliate a fette, per un po' in acqua e sale.
Passare le fette nella farina e salarle un po'.
Inzupparle nelle uova sbattute e poi passarle nel pangrattato,
prima leggermente tostato.
Friggere in abbondante olio e servirle.
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Caponata alla siciliana
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 12:14:52 CEST (957 letture)
Ricette golose Ingredienti:

5 melanzane,
200 g. di olive bianche,
100 g, di capperi,
100 g. di sedano,
3 cipolle,
150 g. di pomodoro concentrato,
100 g. di zucchero,
1 bicchiere di aceto,
3 g. di cacao amaro,
1/4 di olio di oliva,
600 g. di olio di semi.



Tagliare le melanzane a dadi e mettere il sale per eliminare l'amaro.
Mentre si friggono, tagliare la cipolla e farla rosolare in un tegame.
Tagliare il sedano, snocciolare le olive e metterli in una casseruola
con acqua bollente, insieme ai capperi.
Far cuocere per poco.
Quando il sedano e quasi cotto, scolare e sciacquare con acqua fresca.
Versare il tutto in una casseruola, aggiungere la salsa, lo zucchero, l'aceto,
il cacao e mescolare sempre con un cucchiaio di legno.
Dopo circa dieci minuti, togliere la salsa dal fuoco e mettere il sale nelle melanzane.
Metterle su un piatto di portata e versarvi sopra il resto della salsa.
Spolverare con un ciuffetto di prezzemolo tritato. Servire fredda.
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Saprai che t'amo e non t'amo
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:45:47 CEST (1751 letture)
Poesie di Neruda I Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.


Pablo Neruda

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E' oggi
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:44:51 CEST (1197 letture)
Poesie di Neruda I E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell'aurora.

Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,

e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.

Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.


Pablo Neruda


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La notte nell'isola
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:43:30 CEST (1249 letture)
Poesie di Neruda I Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l'acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d'acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.


Pablo Neruda


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Qui ti amo..
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:41:52 CEST (1405 letture)
Poesie di Neruda I Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte coni lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.


Pablo Neruda


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Mi piaci quando taci
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:40:53 CEST (2256 letture)
Poesie di Neruda I Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.


Pablo Neruda


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Abbiamo perso
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:39:46 CEST (1160 letture)
Poesie di Neruda I Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.
Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.
Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perchè mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?
E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.
Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.


Pablo Neruda


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