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Il 26 luglio del 1875 nacque Antonio Machado
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 17:25:14 CEST (554 letture)
Ricerche d'autore







Il 26 luglio del 1875 nacque a Siviglia Antonio Machado, il cui nome completo è Antonio Cipriano José María y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi appartenente alla cosiddetta generazione del '98. Fratello minore di Manuel, morì a Collioure, Francia nel 1939.





Primaverile

Nuvole, sole, prato verde e case
Sull'altura, confusi. Primavera
argine. Ha messo nell'aria fredda dei campi
La grazia di quei pioppi lungo l'argine.

Dalla valle i sentieri vanno al fiume:
là, sul ciglio dell'acqua, amore aspetta.
Per te indossano i campi questa veste
Di giovane, oh invisibile compagna?

E quest'odore del faceto al vento?
E quella prima bianca margherita?
Sei con me dunque? Nella mano

Sento un doppio battito e il cuore mi grida
E nelle tempie mi assorda il pensiero:
si, sei tu che fiorisci, che resusciti.




Poeta, nel tramonto.

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza... Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole... Che cerchi,
poeta, nel tramonto?






Se io fossi poeta

Se io fossi un poeta
galante, canterei
agli occhi vostri un canto così puro
come sul marmo bianco l'acqua chiara.
E in una strofa d'acqua
tutto il canto direbbe:
"So già che non rispondono ai miei occhi,
che vedono e guardando nulla chiedono,
i vostri chiari; hanno i vostri occhi
la calma buona luce,
luce del mondo in fiore, che un mattino
ho visto dalle braccia di mia madre".




Io non respiro

Io non respiro più, nella tiepida aria d'estate,
i profumi del tuo corpo e dei tuoi capelli;
ma come una vampa segreta al fondo di un bruciore
il desiderio delle tue labbra è restato fra le mie labbra!



Ogni amore è fantasia

Ogni amore è fantasia;
inventa l'anno, il giorno,
l'ora e la sua melodia;
inventa l'amante e anche
l'amata. Non è una prova
contro l'amore che l'amata
non sia mai esistita.

Antonio Machado

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Il 26 luglio 1791 nacque ]Franz Xaver Wolfgang Mozart,
Postato da Grazia01 il Domenica, 26 luglio @ 16:51:21 CEST (546 letture)
Ricerche d'autore




Il 26 luglio del 1791 nacque Franz Xaver Wolfgang Mozart, compositore, pianista e direttore d'orchestra austriaco († 1844)

Era l'ultimo dei sei figli di Wolfgang Amadeus Mozart e Constanze Weber; solo lui e il fratello Carl Thomas, però, giunsero all'età adulta. Fu chiamato Wolfgang in omaggio a suo padre e Franz Xaver in omaggio a Franz Xaver Süssmayr, compositore ed intimo amico di Mozart. Nacque solo 5 mesi prima della morte del padre, che quindi non conobbe ma che cerco di emulare per tutta la vita. L'ombra di suo padre grava su di lui anche nella morte. Sulla sua lapide campeggia la seguente iscrizione:

"Che il nome di suo padre sia il suo epitaffio, giacché la sua venerazione per lui fu l'essenza della sua stessa vita."


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Segni
Postato da Letty il Sabato, 25 luglio @ 09:33:46 CEST (491 letture)
Le poesie di Letty - II











Segni
Segni
Segni
quanti segni!
Devo incorniciarli tutti questi miei capolavori
firmarli con i vostri nomi.
Fare arte di questo dolore
venderli a un rigattiere di periferia
chissà se il destino se li compra!
Segni, scarabocchi che ho impreziosito d'amore, innalzato con le migliori parole...
erano stracci
e mi hanno solo tolto i colori.

©Yelena B.

Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Anniversario della nascita di Ernest Hemingway
Postato da Grazia01 il Martedì, 21 luglio @ 18:52:56 CEST (658 letture)
Racconti e altro di Hemingway






Il 21 luglio del 1899 (116 anni fa) nasceva:
Ernest Hemingway scrittore, Nobèl per la letteratura 1954.


Tu non sei i tuoi anni

Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

Ernest Hemingway

È sbagliato giudicare un uomo dalle presone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.

Ernest Hemingway



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Buio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 20 luglio @ 20:32:06 CEST (630 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno








Se l’ Universo è pieno di un’infinità di stelle,
perché la luce proveniente da tutte le stelle
non si somma rendendo il cielo sempre luminoso?
In un Universo infinitamente grande,
ci aspetteremmo che il cielo notturno sia chiaro,
perché sarebbe illuminato dalla luce di tutte queste stelle.
Tuttavia sappiamo per esperienza che lo spazio è oscuro e buio.
Questa contraddizione prende il nome di “Paradosso di Olbers”.
E’ un paradosso perché secondo logica ci aspetteremmo di vedere
il cielo notturno luminoso,
invece l’esperienza ci dice il contrario.



Non abbandonarti

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell'oriente
di tra l'intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d'ogni certezza, non son figli
dell'aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s'è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.

Tagore



La più bella storia d'amore

L'ultimo suono del tuo addio,
mi disse che non sapevo nulla
e che era giunto
il tempo necessario
di imparare i perché della materia.

Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l'ingenua volontà dell'occhio.

Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell'udito.
Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.

Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.

Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.
Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.

Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l'eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La Più Bella Storia d'Amore
ma, come dice l'adagio
non si finisce mai
di imparare e di dubitare.

E così, ancora una volta
tanto facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella fugace,
seppi che la mia opera era stata scritta
perché La Più Bella Storia d'Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi.

LUIS SEPULVEDA



La vita dell’uomo è una lunga marcia attraverso la notte;
nemici invisibili lo circondano,
la stanchezza e il dolore lo torturano
ed egli avanza verso una mèta
che pochi possono sperare di raggiungere
e dove nessuno potrà sostare a lungo. Uno per uno,
mentre procedono, i nostri compagni scompaiono alla vista,
colpiti dagli ordini silenziosi della morte onnipotente

Bertrand Russell

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Camminare
Postato da Grazia01 il Domenica, 19 luglio @ 21:23:28 CEST (364 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno









Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le persone,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina, guardando una stella, ascoltando una voce,
seguendo le orme di altri passi.
(Ruben Blades)







L’atto di camminare senza fretta è un atto di rivolta.
E’ una presa di posizione contro i valori borghesi,
contro una vita incentrata sugli obiettivi da raggiungere,
contro i troppi impegni, il trambusto, le seccature.
Per lo spirito creativo, l’atto di camminare riconcilia lavoro e gioco.
(Tom Hodgkinson)

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Innocenza
Postato da Grazia01 il Giovedì, 09 luglio @ 20:28:38 CEST (621 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI










Innocenza


Sedersi su un masso
in mezzo a un torrente
e lasciarsi inondare
dall'acqua danzante.
Sdraiarsi in un prato
all'ombra di un noce
e farsi asciugare
dal vento veloce.
Salire sul monte
dove l'aria è leggera
e carezzar le nubi
quando arriva la sera.
Attendere l'alba
per vestir di rugiada
come quando nascevi
pura, perfetta e ignara.


Grazia

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CERTA ETÀ
Postato da rosarossa il Giovedì, 09 luglio @ 20:20:10 CEST (593 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










CERTA ETÀ

Giunti alla famosa certa età
fatti da parte, non spingerti più in là!
Pensa a te stessa e guarda i giovani
di quanto son capaci
e quel che fanno!!!
Loro istruiti, belli, sani e forti, ti invitano
a non illuderti di essere importante
anche se sanno che questo no ti è mai
passato per la mente,
ma stai nell'angolino, non esporti,
prega e contatta la sorella morte.
Lascia che certe cose li faccia
chi preparato, li sa fare.
Se continui, sappi:
che ti andranno sempre male!

Rosarossa

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IL SOGNO
Postato da Grazia01 il Giovedì, 09 luglio @ 20:15:14 CEST (338 letture)
Ricerche d'autore








IL SOGNO

Se il sonno fosse (come dicono) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L’ora
ci deruba d’un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell’ombra,
d’un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell’oscuro
sonno, dall’altra parte del tuo muro?

(Jorge Luis Borges)

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Il mondo è pieno...
Postato da Grazia01 il Domenica, 05 luglio @ 15:18:07 CEST (488 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno








Il mondo è pieno di gente brava,
ma la vita spezza tutti imparzialmente.
E quelli che sopravvivono sono più forti,
soprattutto nei punti in cui sono stati spezzati

Margaux Hemingway


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4 luglio
Postato da Grazia01 il Sabato, 04 luglio @ 19:11:02 CEST (440 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno





Durante la giornata del 4 luglio, tutti gli americani seguono un rituale preciso, che solitamente si realizza con la partecipazione alle parate mattutine proposte dalle grande città. Per questa ricorrenza, gli uffici federali, le poste e le banche restano chiuse, mentre nelle basi militari, a mezzogiorno in punto, vengono sparati tanti colpi di pistola quanti sono gli Stati appartenenti agli USA: in questo modo si realizza il saluto militare cosiddetto Salute to the Union, che ricorda le primissime celebrazioni dell’Independance Day del 1777, quando vennero sparati tredici colpi di pistola (all’epoca erano solo 13 le colonie facenti parti del neonato Stato Americano ndr), una volta al mattino ed un’altra al tramonto, a Bristol, nel Rhode Island.



La sera, invece, c’è grande attesa per gli irrinunciabili fuochi d’artificio che illuminano la notte di tutte le città americane, dove seguendo le note dell’inno americano The Star – Spangled Banner, partono le batterie luminose fra i canti commossi intonati con la mano sul cuore.

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Come ci si sente da vecchi?
Postato da Grazia01 il Sabato, 04 luglio @ 12:59:11 CEST (462 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno





L'altro giorno, una ragazza giovane mi ha chiesto: - cosa provi nell'essere vecchio?-
Mi ha sorpreso molto la domanda, dato che non mi sono mai ritenuto vecchio. Quando la ragazza ha visto la mia reazione, immediatamente si è dispiaciuta, ma le ho spiegato che era una domanda interessante. E poi ho riflettuto, ho pensato che invecchiare è un regalo.
A volte mi sorprende la persona che vedo nel mio specchio. Ma non mi preoccupo di lei da molto tempo. Io non cambierei nulla di quello che ho per qualche ruga in meno ed un ventre piatto. Non mi rimprovero più perché non mi piace spolverare, o perché non mangio alcune "cose" . Mi sento finalmente nel mio diritto di essere disordinato, stravagante e trascorrere le mie ore contemplando i fiori.
Ho visto alcuni cari amici andarsene da questo mondo, prima di aver goduto della libertà che viene con l'invecchiare.
A chi interessa se scelgo di leggere o passeggiare sotto la Luna?
A chi interessa se ballo da solo ascoltando la musica anni 70?
E se dopo voglio piangere per un Amore perduto?
E se cammino sulla spiaggia in costume da bagno, portando a spasso il mio corpo rinsecchito e mi tuffo fra le onde lasciandomi da esse cullare, nonostante gli sguardi di quelli che Mi vedono troppo magro.
È vero che attraverso gli anni il mio cuore ha sofferto per la perdita di una persona cara, ma è la sofferenza che ci dà forza e ci fa crescere. Un cuore che non si è rotto, è sterile, e non saprà mai della felicità di essere imperfetto. Sono orgoglioso e grato di aver vissuto abbastanza per far ingrigire i miei capelli e per conservare il sorriso della mia giovinezza, di quando ancora non c'erano solchi profondi sul mio viso.
Orbene, per rispondere alla domanda con sincerità, posso dire: - Mi piace essere vecchio, perché la vecchiaia mi rende più saggio, più libero! -
So che non vivrò per sempre, ma mentre sono qui, voglio vivere secondo il Mio cuore. Non voglio lamentarmi per ciò che non è stato, né preoccuparmi di quello che sarà. Nel tempo che rimane, semplicemente amerò la vita come ho fatto fino ad oggi, il resto lo lascio a Dio.

Domenicoantonio Veneziano De Vita
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Il lago di Misurina
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 01 luglio @ 22:11:36 CEST (655 letture)
Leggende e fiabe  I





La leggenda del Lago di Misurina

A qualche chilometro da Cortina, si trova il lago di Misurina che, insieme ai più importanti e bei gruppi dolomitici, costituisce una delle punte di diamante di questa zona. La location di questo specchio d’acqua naturale, incastonato tra le Tre Cime di Lavaredo a nord, dai Cadini ad est e dal Marmarole e del Sorapis a sud, è tanto affascinante quanto la storia che sta dietro la sua origine.
Vuole la leggenda che un tempo, a capo della zona che si estende tra le Tofane e le Tre Cime di Lavaredo, vi fosse un potente e forte re chiamato Sorapis. Il sovrano rimasto vedovo, aveva una figlia di nome Misurina, per la quale nutriva un affetto ed una devozione inestimabili. Misurina era una ragazzina viziata e capricciosa, perennemente scontenta e sempre alla richiesta di qualcosa di nuovo. Nonostante ciò Sorapis, che adorava la figlia, non esitava mai ad accontentarla e ad assecondare i suoi atteggiamenti, i quali le venivano puntualmente perdonati perché attribuiti alla mancanza della mamma.



Un giorno Misurina venne a conoscenza dell’esistenza di una fata che viveva sulla cima del Monte Cristallo, la quale possedeva uno specchio magico che permetteva di leggere i pensieri delle persone. Ovviamente la ragazzina non esitò un istante a chiedere e a supplicare il padre perché l’accompagnasse sulle pendici del monte. E così fu, Sorapis condusse la sua bambina al cospetto della fata con l’obiettivo di farsi consegnare ad ogni costo lo specchio incantato. La fata fece di tutto per dissuadere il re e Misurina dall’avere lo specchio, ma alla fine, di fronte alle lacrime di Sorapis, non potè fare altro che acconsentire a cedere il suo prezioso oggetto a Misurina. Anche gli specchi magici però hanno un prezzo, ed in questo caso era molto alto. Sul monte Cristallo, la fata possedeva un bellissimo giardino pieno di fiori di ogni tipo, questi però appassivano sempre precocemente per l’eccesso di sole, così, come compenso per lo specchio magico, questa richiese che Sorapis si trasformasse in una montagna che avrebbe avuto lo scopo di tenere all’ombra il variopinto giardino fiorito. Misurina era talmente felice di tenere tra le mani il suo nuovo gioco che non si scompose minimamente all’idea di non rivedere più suo padre che in quello stesso momento si stava trasformando in un’enorme montagna con alberi al posto dei capelli e crepacci al posto delle rughe. Accecata dall’avidità, Misurina non si accorse di essere a centinaia di metri dal suolo e guardando a terra perse i sensi e cadde nel vuoto sotto lo sguardo inerme di Sorapis che non si era ancora trasformato del tutto. Il dolore per la morte della figlia che era la sua unica ragione di vita, spinse il re ad un pianto disperato, le cui lacrime formarono due grandi ruscelli che scorrendo verso valle andarono a modellare quello che oggi noi conosciamo come il lago di Misurina. Per quanto riguarda lo specchio, questo si infranse tra le rocce ed i suoi mille frammenti finirono nel lago, alle cui sponde diedero i riflessi multicolore che ancora oggi tingono i pensieri e la fantasia di coloro che ammirano le sue acque cristalline.

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Luglio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 01 luglio @ 08:18:23 CEST (3627 letture)
Messaggi II







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Ci sarò
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 giugno @ 21:02:21 CEST (592 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno










E ricordati, io ci sarò.
Ci sarò su nell'aria.
Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare,
mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami.
Ci si parla.
Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.

Tiziano Terzani

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La nave di San Pietro e San Paolo
Postato da Grazia01 il Domenica, 28 giugno @ 22:28:12 CEST (515 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno





LA BARCA DI SAN PIETRO.


Consiste nell’usanza di porre, nella notte
fra il 28 e il 29 giugno
(festività dei santi Pietro e Paolo),
un contenitore di vetro riempito
d’acqua su un prato e nel far colare
nell’acqua un albume d’uovo.

Al mattino seguente si dovrebbero
trovare nell’acqua delle strutture,
formate dall’albume, che ricordano
le vele di una nave.

In considerazione di come apparivano
le “vele” si poteva trarre buono o
cattivo auspico di come sarebbe
stata l’annata agraria.

Il Santo, passando, avrebbe soffiato
nel fiasco facendo apparire la sua barca.




Al mattino i bambini correvano a prendere
il contenitore dove l’albume si era disposto
formando la chiglia, gli alberi maestri, e le vele.

Certo, ce ne vuole di fantasia, ma i più
piccoli si immaginavano le funi, le onde e persino
il vento che gonfiava le vele; c’è chi ci
vedeva addirittura il Santo arrampicato
sul pennone dell’albero più alto, impegnato
a scrutare l’orizzonte.


Domani mattina vedrò come è venuta la mia nave.
Buonanotte

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Nati il 26 giugno - Giovanni Giudici
Postato da Grazia01 il Venerdì, 26 giugno @ 22:14:49 CEST (618 letture)
Ricerche d'autore


Poesie di Giovanni Giudici





IL BENESSERE

Quanti hanno avuto ciò che non avevano:
un lavoro, una casa – ma poi
che l’ebbero ottenuto vi si chiusero.
Ancora per poco sarò tra voi.



DAL CUORE DEL MIRACOLO

Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita più vera?
Già piegato, presumo di non cedere.




La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
Fedelmente, senza tacere
Particolare alcuno, l'evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
Sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s'allacciano
Complicità di visceri, saettando occhiate
D'accordi. E gli astanti s'affacciano

Al limbo delle intermedie balaustre:
Applaudono, compiangono entrambi i sensi
Del sublime - l'infame, l'illustre.

Inoltre metti in versi che morire
E' possibile più che nascere
E in ogni caso l'essere è più del dire.





Questo caro sgomento

L'infanzia dalle lunghe calze nere
Logorate ai ginocchi sugli spigoli
Dei banchi, l'infanzia delle preghiere
Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania
Di zoccoli cristiani sul selciato,
L'infanzia che m'ha dato
Questo caro sgomento mio d'esistere...





Una

Una che si svestiva con molta docilità
deponendo in bell’ordine gli indumenti
uno sull’altro senza alcuna impudicizia
e tuttavia senza il minimo dramma di pudore

Ma appena commentando con ironia e con tenerezza
primo perché sapeva essere quello il rituale
e poi perché la pazienza è nelle donne virtù
che più di noi le frena sulla china della morte

Una che conosceva tutte le lingue del silenzio
e per questo soffriva gli errori delle parole
anche se la parola non è essenza
ma paura d’assenza nell’uomo che le parla

Una che amava il sole e l’oro
e per questo portava tutto il grigio dei doveri
come chi per mancanza di denaro abbia lasciata
sul banco la bella cosa a lungo soppesata.


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IL DESTINO DI NASCERE DONNA Rosarossa
Postato da rosarossa il Venerdì, 26 giugno @ 09:35:23 CEST (722 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX









IL DESTINO DI NASCERE DONNA

Mio Dio
che severo un dì dicesti:
Tu donna partorirai con gran dolore!
Chiedendogli perdono
accettasti con fede il suo castigo,
mentre Lui saliva glorioso al trono.
Donna quanto ti costa l'amore!
Dall'uomo sottomessa, bistrattata e
nel terrore, per la famiglia
fosti sempre tutto fare;
non so dire se per scherno o verità
ti chiamarono l'angelo del focolare.
Sanguinose lotte hai combattuto
per conquistare dignità, valore
e con l'uomo metterti alla pari.
Convinta di essere dalla legge tutelata,
abbracciasti i doveri imposti
senza mai obbiettare,
convinta e rassegnata.
Ma i tuoi diritti dove son rimasti
appiccicati? Tuttora a l'uomo!
Che s'impone ancora
rabbioso e con molto fastidio e
tu donna, poverina!
Cos'hai hai conquistato?
la modernità,del...
femminicidio!

Rosarossa

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Gocce di sole
Postato da Grazia01 il Venerdì, 26 giugno @ 09:19:01 CEST (637 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI







Gocce di sole


Gocce di sole
miele sul viso
dolce calore
invita al sorriso

Magiche notti
di mille stelle
lunghe giornate
dorata la pelle

Volo di stormi
nel cielo sereno
una preghiera
prima di sera

Nuovi profumi
di tempi passati
zucchero e sale
come pensieri

Tenera estate
ancora leggera
promesse di vita
che sembra infinita.


Grazia

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Pensando al cielo...
Postato da Grazia01 il Martedì, 23 giugno @ 22:01:00 CEST (345 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno








Spleen


Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;

Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati

E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

Baudelaire





Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché sanno che è blu.
Noi che non siamo artisti dobbiamo colorare le cose come realmente sono,
o la gente potrebbe pensare che siamo stupidi.

Jules Feiffer




E ogni pausa è cielo in cui mi perdo,
serenità d’alberi a chiaro della notte.

Salvatore Quasimodo

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Luciano Folgore nacque il nato il 18 giugno 1888
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 giugno @ 11:59:24 CEST (514 letture)
Ricerche d'autore






Silenzio

Il cielo
è diventato una nube,
vedo oscurarsi le tube
non vedo 1'ombrello,
ma odo sul mio cappello
di paglia,
da venti dracme e cinquanta
la gocciola che si schianta,
come una bolla,
tra il nastro e la colla.
Per Giove, piove
sicuramente,
piove sulle matrone
vestite di niente,
piove sui bambini
recalcitranti,
piove sui mezzi guanti
turchini,
piove sulle giunoni,
sulle veneri a passeggio,
piove sovra i catoni,
e, quello ch'è peggio,
piove sul tuo cappello
leggiadro,
che ieri ho pagato,
che oggi si guasta;
piove, governo ladro!

E piove soprattutto
sul tuo cappello distrutto
mutato in setaccio,
che ieri ho pagato
che adesso è uno straccio,
o Ermïone
che scordi a casa l'ombrello
nei giorni di mezza stagione.





Tutta nuda

Te,
nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi della tua carne
dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore,
venuto dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l'anima.





L’Alba

Gli orti di Barga stavano, pervasi
da un lieve freddo, lieve, così lieve
che a dirlo non faceva freddo, quasi.
Brina? Sì, no. V'era un biancor di neve,
un presso a poco, un nulla, una chimera
e qualche schiocco nella strada breve.
A un tratto parve che dal ciel piovesse
un po' di guazza, ma non piovve affatto,
com'uno che dicesse e non dicesse.




Musa vagabonda

Se morissi una notte all' improvviso
no, non vorrei salire in paradiso.
Il paradiso è un sito
troppo fuori di mano,
un infinito pieno d'infinito,
un lontano lontano, assai lontano.
Giunti lassù si perde la nozione
delle cose terrestri e vi si oblia
oltre il dolore e la malinconia
i fatti, le disgrazie, le persone,
che ci han rotto le scatole e avverrebbe
ch' angeli o santi si perdonerebbe
coloro che ci diedero fastidio
fino al delirio o fino al suicidio.
Invece io chiedo in premio dei miei mali
non la beatitudine, ma il modo
di vendicarmi a fondo di quei tali.
Vorrei morto di fresco entrare a un tratto
nel corpo del mio gatto,
del mio gatto siamese,
dal muso nero e gli occhi di turchese,
che passa tutto il giorno
ad acciuffar le mosche
che gli ronzano intorno.
Perché dentro le mosche prigioniere,
ci stan l' anime perse dei noiosi
che turbarono sempre i miei riposi.
Ah che rara fortuna, oh che piacere
dar la caccia alle mosche dopo morto!
Spero che Dio, supremo giustiziere,
se ne ricordi e non mi faccia torto.

Luciano Folgore


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BAOBAB
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 17 giugno @ 11:48:34 CEST (521 letture)
Scienze





Baobab

Chiamato dagli Africani "Albero Magico", "Albero Farmacista" e "Albero della Vita", il nome Baobab deriverebbe dal nome arabo “bu- hibab”, (il frutto dai molteplici semi).





Questo immenso e poderoso simbolo dell'Africa che sembra unire il cielo alla terra, fornisce agli uomini, nutrimento e rimedio a molti disturbi e malattie di vario genere.
Ancora sconosciuti al grande pubblico, i frutti e le foglie del Baobab sono stati ampiamente studiati e analizzati dai ricercatori di ogni parte del mondo ed esiste su questa pianta una vastissima letteratura medica tanto da essere definita "Una pianta per il futuro".

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Stupore
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 giugno @ 12:18:49 CEST (369 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno










Gli uomini hanno cominciato a filosofare,
ora come in origine, a causa della meraviglia:
mentre da principio restavano meravigliati
di fronte alle difficoltà più semplici,
in seguito, progredendo a poco a poco,
giunsero a porsi problemi sempre maggiori.

Aristotele


Finché saremo capaci di stupirci e di essere curiosi,
saremo sempre giovani.

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la musica
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 giugno @ 12:12:39 CEST (515 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno








]



La musica rinnova la nostra giovinezza stimolando la nostra meraviglia.
La capacità di meravigliarsi è stata definita la facoltà umana più significativa,
perché in essa è nata la nostra arte, la nostra scienza, la nostra religione.


Ralph Washington Sockman


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TVB. Rosarossa
Postato da rosarossa il Lunedì, 15 giugno @ 12:06:34 CEST (540 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX









TVB.

Tre lettere alfabetiche,
ma parlano d'amore
sigillate in una perla segreta,
nascosta
nel profondo
in un angolo di cuore.
L'anima che tutto conosce e tutto spia
aggiunge ancora un raggio di splendore.
Rompe il buio nella solitudine,
scalda il cuore e fa tanta compagnia,
lenisce il dolore, carezza, consola e
della vita illumina la via.

Rosarossa

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Piove
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 giugno @ 12:00:06 CEST (859 letture)
Poesie tematiche III








La pioggia è vita;
la pioggia è la discesa del cielo sulla terra;
senza la pioggia, non ci potrebbe essere vita.

John Updike





Piovono voci di donne
come se fossero morte anche nel ricordo
Anche voi piovete
meravigliosi incontri della mia vita
o goccioline
E quelle nuvole impennate
cominciano a nitrire un intero universo di città auricolari
Senti se piove
mentre il rimpianto e lo sdegno piangono una musica antica
Ascolta cadere i legami che li tengono in alto e in basso.

Guillaume Apollinaire





...La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all’orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.
O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da’ all’anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!

Federico Garcìa Lorca




Inspirando la frescura umida e l’odore di pane
della terra che da tempo aspettava la pioggia,
guardò i giardini e i boschi che correvano via,
i campi gialli di segale,
le strisce ancora verdi dell’avena
e i solchi neri con le macchie
verde scuro delle patate in fiore.
Tutto pareva ricoperto da una vernice:
il verde diventava più verde,
il giallo più giallo,
il nero più nero.
– Ancora, ancora! – diceva Nechljudov,
lieto dei campi, dei giardini e degli orti
che riprendevano vita
sotto la pioggia benefica.

Lev Tolstoj



Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.
L’infinito tendeva
ori e stralci di rosso
profumando le pietre
di strade lontane.
Mi abitavano i sogni
odorosi di muschio
quando il fiume impetuoso
scompigliava l’oceano.
Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.
E la pioggia piangeva
sciugandosi al vento
sopra tetti spioventi
di desolati paesi.

Alda Merini

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Ci sono dei momenti...
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 giugno @ 10:19:13 CEST (734 letture)
Riflessioni III










“Ci sono momenti che vanno e vengono come luci di natale che si accendono e si spengono....ci sono strade dentro alla tua testa che conosci a memoria ma ogni volta ti stupiscono ..sensi unici che nascono e muoiono ..semafori che fanno quel cazzo che vogliono..lampioni che spariscono e tu ti ritrovi in un secondo contromano confuso e spento..eppure ieri era tutto logico e ovvio..
Ci sono giorni che mai finiscono pieni di rotonde dove attimi bastardi e ubriachi di nostalgia ti rubano la precedenza e ti investono e le cinture di sicurezza che metti ai tuoi pensieri mica servono..non puoi proteggerti da certi ricordi perché non puoi mettere un freno ai tuoi sogni..puoi ignorarli, puoi addormentarli..ma ci sono certe notti dalle quali non sfuggi in cui ti ritrovi solo a guardare luci di natale che si accendono e si spengono sui tuoi dubbi..ci sono momenti in cui l’on e off non sei tu che li scegli o forse sono solo incroci davanti ai quali ti fermi..e aspetti…e in lontananza senti il fischio di quel famoso treno…magari sei ancora in tempo……corri!"

4tu



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Parole violentate
Postato da Letty il Venerdì, 05 giugno @ 18:53:38 CEST (520 letture)
Le poesie di Letty - II









Parole violentate


Povere parole violentate.
Dove nascono certe parole c'è il dolore, il pianto.
Sono pesanti e cadono a terra.
C'è chi ha la cura di raccoglierle e lanciarle al cielo
sembrano cristalli ma sono lacrime
Ognuna di loro si incastona nel mantello della notte diventando una stella
Nessuno può strappare un fiore dal cielo senza sporcarsi le mani...
Nessuno!


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ETERNO FIORE
Postato da rosarossa il Venerdì, 05 giugno @ 18:50:39 CEST (1342 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX











ETERNO FIORE

Il fiore dell'amicizia
mai perderà
profumo e colore,
se coltivato con sani principi
e innaffiato di sincero amore
sempre perdurerà!
Lo troveremo profumato
fresco ancora bello
nell'eternità.

Rosarossa


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Il 5 giugno del 1898 nasceva Garcia Lorca
Postato da Grazia01 il Venerdì, 05 giugno @ 12:26:29 CEST (571 letture)
Poesie di Lorca



Anniversario della nascita di Federico Garcia Lorca






FEDERICO GARCIA LORCA


Il poeta spagnolo per eccellenza nacque a Fuente Vaqueros nel 1898.
Bambino vivace, fu costretto ad alcune interruzioni
nello studio a causa di gravi problemi di salute.
Riuscì comunque ad iscriversi all’università e a conseguire la laurea.
All'inizio degli anni Venti si traferì a Madrid,
dove si formò grazie ai contatti con artisti
del calibro di di Dalì, Buñuel ed in particolare Jimenez.
Contemporaneamente si dedicò alla scrittura di opere teatrali
i cui esordi furono accolti con una certa freddezza.
Dopo la laurea, attraverso le prime esperienze di lavoro
si formò in modo più preciso l'impegno sociale del poeta,
con la creazione di gruppi teatrali autonomi la cui attività era finalizzata
allo sviluppo culturale della Spagna.
Nel 1936, poco prima dello scoppio della guerra civile,
Garcia Lorca redasse e firmò, assieme a Rafael Alberti
ed altri 300 intellettuali spagnoli un manifesto d'appoggio al Frente Popular,
che apparve sul giornale comunista Mundo Obrero il 15 febbraio.
Il 17 luglio 1936 scoppiò l'insurrezione militare contro il governo della Repubblica
ed iniziò la guerra civile spagnola.
Il 19 agosto Federico García Lorca venne rapito e portato a Viznar,
dove venne brutalmente assassinato senza alcun processo.
Delle sue opere, quella universalmente nota è il
"LLanto por la muerte de Ignacio Sánchez Mejías".







Gazzella dell'amore imprevisto

Nessuno capiva il profumo
Dell'oscura magnolia del tuo ventre.
Nessuno sapeva che martirizzavi
Un colibrì d'amore fra i tuoi denti.

Mille cavallini persiani dormivano
Sulla piazza con la luna della tua fronte,
Mentre per quattro notti io stringevo
La tua vita, nemica della neve.

Fra i gessi e i gelsomini, il tuo sguardo
Era un pallido ramo di sementi.
Cercai, per darti, nel mio cuore
Le lettere d'avorio che dicono sempre

Sempre, sempre: giardino della mia agonia,
Il tuo corpo fuggitivo per sempre,
Il sangue delle tue vene nella mia bocca.
La tua bocca senza luce per la mia morte.





Ancora ti amerò

Pronuncio il tuo nome
nelle notte buie,
quando gli astri vanno
a bere alla luna
e dormono gli alberi
delle foreste cupe.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Orologio impazzito che canta
morte ore antiche.

Pronuncio il tuo nome
e in questa notte buia,
il tuo nome suona
più lontano che mai.
Più lontano delle stelle,
più dolente della spiaggia quieta.

Ancora ti amerò
come allora? Quale colpa
ha il mio cuore?
Se si alza la nebbia
quale nuova passione m'attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!





Cordova


Cordova.
Lontana e sola.

Cavallina nera, grande luna,
e olive nella mia bisaccia.
Pur conoscendo le strade
mai più arriverò a Cordova.

Nel piano, nel vento
cavallina nera, luna rossa.
La morte mi sta guardando
dalle torri di Cordova.

Ahi, che strada lunga!
Ahi, la mia brava cavalla!
Ahi, che la morte mi attende
prima di giungere a Cordova!

Cordova,
lontana e sola.





Tanto vivere

Tanto vivere...
perchè?
Il sentiero è noioso
e non c'è amore sufficiente.
Tanta fretta...
perchè?
Per prendere la barca
che non va in nessun luogo.
Amici, tornate!
Tornate alla vostra sorgente.
Non versate l'anima dispersa
nella coppa della Morte.






Io pronuncio il tuo nome

Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!


FEDERICO GARCIA LORCA


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Ciao


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