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Mi piaci quando taci
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:40:53 CEST (2324 letture)
Poesie di Neruda I Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.


Pablo Neruda


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Abbiamo perso
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:39:46 CEST (1213 letture)
Poesie di Neruda I Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.
Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.
Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perchè mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?
E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.
Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.


Pablo Neruda


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Posso scrivere i versi più tristi
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:38:44 CEST (1335 letture)
Poesie di Neruda I Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Scrivere, ad esempio : La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba in rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro . I suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.


Pablo Neruda


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Sarde imbottite alla palermitana
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:35:52 CEST (1455 letture)
Ricette golose Ingredienti:

20 sarde,
30 g di mollica di pane,
latte,
3 acciughe,
prezzemolo,
1 spicchio d'aglio,
1 tuorlo d'uovo e 1 intero,
pangrattato,
olio.

Lavare diliscare e aprire a meta le sarde.
A parte ammollare la mollica nel latte, strizzarla e mescolarla alle acciughe diliscate,
al prezzemolo, all'aglio, al tuorlo d'uovo.
Stendere un po' di questo composto su ogni mezza sarda richiudere i pesci come erano prima.
Passarli nell'uovo battuto, nel pangrattato e friggerli in olio caldo.
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Sarde fritte
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:33:23 CEST (1052 letture)
Ricette golose Ingredienti:

1/2 kg. di sarde,
100 g. di acciughe,
prezzemolo,
origano,
il succo di ½ limone,
farina,
l uovo battuto,
pangrattato,
olio.

Togliere la testa alle sarde, aprirle dalla parte del ventre e togliere la spina,
senza staccare le due meta dei pesci.
In una scodella mescolare insieme le acciughe diliscate e tritare, il prezzemolo,
l'origano, un po' d'olio e il succo di limone.
Disporre le sarde lavate in un piatto e coprirle con questa salsetta per 1 ora.
Passare le sarde nella farina, nell'uovo sbattuto e nel pangrattato.
Friggerle in abbondante olio caldo e servirle calde
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Sarde a beccafico
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:31:06 CEST (950 letture)
Ricette golose Ingredienti

1 kg di sarde fresche,
1 limone,
100 g. di mollica di pane,
2 spicchi d'aglio,
2 scalogni,
60 g. di capperi sotto sale,
60 g. di olive nere,
40 g. di uva sultanina,
40 g. di pinoli,
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva,
alloro,
qualche foglia di prezzemolo,
sale.


Pulite con cura le sarde eliminando le interiora, la testa e la lisca centrale, apritele a metà fino alla coda.
Lavatele e asciugatele. Disponetele aperte su un piano.
Mettete a bagno in due ciotole con poca acqua l'uvetta ed i capperi.
Pelate gli scalogni e l'aglio, snocciolate le olive.
Dopo 10 minuti scolate i capperi e l'uvetta.
Tritate il tutto aggiungendo il prezzemolo, i pinoli e 4 sarde.
Sbriciolata la mollica di pane e rosolatela in due cucchiai di olio.
Unitene i ¾ al ripieno e con il composto ottenuto spalmate l'interno del pesce.
Arrotolate le sarde lasciando fuori il codino e fermate con uno stecchino.
Sistemate in una pirofila gli involtini con a codina in alto e alternateli con foglie di alloro.
Salate e cospargete con la mollica rimasta.
Irrorate con il succo di limone ottenuto e con l'olio rimasto.
Cuocete in forno a 180º C per 15 minuti, servite tiepido.
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Polpettone alla siciliana
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:26:58 CEST (911 letture)
Ricette golose Ingredienti:

300 g di polpa di manzo tritata,
1 fetta di polpa di manzo di 1/2 kg,
mollica di pane,
2 uova,
latte,
pecorino grattugiato,
prezzemolo,
2 uova sode,
100 g di salame a pezzetti,
caciocavallo a dadini,
strutto,
poco vino rosso,
1 cucchiaiata di salsa di pomodoro,
sale, pepe.

Amalgamare insieme la polpa di manzo tritata con la mollica di pane intrisa nel latte e strizzata,
i due tuorli d'uovo, un po' di pecorino, prezzemolo, sale e pepe.
Distendere sul tagliere la grossa fetta di polpa di manzo e cospargerla di sale.
Stendervi il composto sopra descritta e poi le uovo sode a fette, il salame e il caciocavallo.
Arrotolare su se stessa la carne e legarla con dello spago.
Rosolare con lo strutto la cipolla in un tegame e unirvi la carne, rivoltandola spesso.
Condire con sale e pepe e bagnare con un po' di vino rosso, aggiungere la salsa di carne
innaffiata col loro stesso sugo.
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Pescespada alla siciliana
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:21:58 CEST (1055 letture)
Ricette golose Ingredienti:

2 fette di pescespada di 300 g. ciascuna,
4 spicchi d' aglio,
1/2 bicchiere d'olio,
4 acciughe,
prezzemolo,
2 pomodori,
1 bicchiere di vino bianco,
sale, pepe.



Lavare e asciugare le fette di pescespada.
Rosolare l'aglio con l'olio, aggiungere i pomodori sbucciati, privati dei semi e tagliati a pezzi,
le acciughe spezzettate e il prezzemolo e, dopo un po', il vino bianco e il pescespada.
Condire con sale e pepe. Coprire e far cuocere a fuoco lento per 1/2 ora.
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Melanzane imbottite
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:17:06 CEST (1211 letture)
Ricette golose Ingredienti:

1,200 kg di melanzane piccole,
10 g di foglie di menta,
50 g di caciocavallo,
150 g d'olio d'oliva,
1 cucchiaio di aceto,
1 cucchiaino di zucchero.

Lavare le melanzane e praticare un taglio nella pancia.
Salare e farle spurgare in un colapasta.
Tagliare a cubetti il formaggio, l' aglio a fettine e tritare
la menta e il pepe.
Con questi ingredienti imbottire le melanzane e farle rosolare in una padella.
In un' altra padella, far rosolare in olio caldo la cipolla, versare la salsa, il sale, lo zucchero e l'aceto.
Aggiungere le melanzane e farle cuocere. Servire calde oppure fredde.
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Involtini di pescespada
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:14:09 CEST (996 letture)
Ricette golose Ingredienti:

18 fettine di pescespada,
30 g. di pecorino grattugiato,
pangrattato,
capperi,
50 g. di polpa di pescespada bollita,
l0 olive verdi,
prezzemolo,
1 cipolla,
1 cucchiaio di salsa di pomodoro,
alloro,
peperoncino,
olio,
sale.


Amalgamare insieme il pangrattato, il pecorino, la polpa di pescespada bollita, i capperi e le olive tritati,
il prezzemolo, la salsa di pomodoro, olio sale e peperoncino.
Farcire con questo impasto le fettine di pescespada, arrotolarle e infilarle negli spiedini,
alternando con foglie di alloro e spicchi di cipolla cruda.
Cuocere sulla brace.
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Braciole alla siciliana
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 aprile @ 08:11:17 CEST (1075 letture)
Ricette golose Ingredienti:

300 g. di noce di vitello,
mozzarella,
prosciutto crudo, mollica di pane,
latte,
formaggio grattugiato,
1 uovo,
prezzemolo,
strutto,
sale.



Tagliare a quadretti la carne di 8 cm. di lato, spianarla e cospargerla di poco sale.
Fare un composto con dadini di mozzarella, quadretti di prosciutto, mollica di pane imbevuta nel latte e strizzata,
formaggio grattuggiato, 1'uovo e il prezzemolo.
Porre questo composto nel mezzo di ogni quadrettino di carne.
Arrotolare su se stessa e fermare gli involtini a due a due infilandoli in appositi stecchini
e frammezzandoli con un rettangolo di pane.
Disporli su una teglia unta di strutto e infornare per pochi minuti a fuoco alto.
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Altro effetto di luna
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:56:58 CEST (1979 letture)
Poesie di Montale

La trama del carrubo che si profila
nuda contro l'azzurro sonnolento,
il suono delle voci, la trafila
delle dita d'argento sulle soglie,

la piuma che si invischia, un trepestìo
sul molo che si scioglie
e la feluca già ripiega il volo
con le vele dimesse come spoglie.


Eugenio Montale
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A galla
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:49:38 CEST (1303 letture)
Poesie di Montale

Chiari mattini,
quando l'azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta - infinitamente.

Sono allora i rumori delle strade
l'incrinatura nel vetro
o la pietra che cade
nello specchio del lago e lo corrùga.
E il vocìo dei ragazzi
e il chiacchiericcio liquido dei passeri
che tra le gronde svolano
sono tralicci d'oro
su un fondo vivo di cobalto,
effimeri...

Ecco, è perduto nella rete di echi,
nel soffio di pruina
che discende sugli alberi sfoltiti
e ne deriva un murmure
d'irrequieta marina,
tu quasi vorresti, e ne tremi,
intento cuore disfarti,
non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
più netto batti come
orologio traudito in una stanza
d'albergo al primo rompere dell'aurora.
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c'è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,

e che il cammino è sempre da ricominciare.


Eugenio Montale
(da Poesie disperse)
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Eugenio Montale
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:43:45 CEST (5759 letture)
Biografie I

La vita di Eugenio Montale è la vita di un uomo schivo, distaccato e disilluso verso se stesso e la propria stessa esistenza: scrivendo «sempre da povero diavolo e non da uomo di lettere professionale», diviene uno dei massimi rappresentanti della poesia e della cultura contemporanea.
Nasce a Genova il 12 ottobre del 1896. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza tra Genova e Monterosso, luoghi e paesaggi divenuti poi essenziali per la sua poesia. Di salute malferma, compie studi irregolari, nutrendo una forte passione, oltre che per la letteratura e la poesia, anche per il canto. Nel 1917 viene chiamato alle armi come ufficiale di fanteria.
Dopo la guerra stringe rapporti sia con gli scrittori che a Genova frequentano il Caffè Diana in Galleria Mazzini (in particolar modo con Camillo Sbarbaro) sia con il gruppo torinese di Piero Gobetti, che negli anni venti cerca di attuare una resistenza culturale al fascismo, in opposizione al futurismo e al dannunzianesimo. Nel 1925 pubblica, proprio per le edizioni di Gobetti, il suo primo libro di poesie, Ossi di seppia, e firma il manifesto antifascista di Croce.
Sempre nel '25 esce sulla rivista milanese «L'esame» l'articolo Omaggio a Italo Svevo, con cui contribuisce in modo determinante alla scoperta dello scrittore triestino, di cui negli anni successivi diviene amico. Nel '26 conosce inoltre Saba e il poeta americano Ezra Pound, e d'allora indirizza una viva attenzione alla letteratura anglosassone. Nel 1927 raggiunge l'indipendenza economica dalla famiglia ottenendo un impiego a Firenze presso la casa editrice Bemporad; e conosce Drusilla Tanzi, moglie del critico d'arte Matteo Marangoni, che più tardi diverrà sua compagna, ma che sposerà solo nel 1962.
Nel '29 è nominato direttore del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, dal quale incarico nel ‘38 verrà esonerato, avendo sempre rifiutato di iscriversi al partito fascista. In quegli anni Montale è uno dei principali animatori della vita intellettuale fiorentina: frequenta il noto caffè degli ermetici Le Giubbe Rosse, fa amicizia con i maggiori scrittori italiani del tempo (Vittorini, Gadda) e inoltre allarga sempre più i sui interessi alla cultura europea.
Negli anni bui della guerra e dell'occupazione tedesca vive attraverso collaborazioni a riviste e soprattutto grazie ad una varia attività di traduttore. Nel '39 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Le occasioni. Dopo una breve poesia introduttiva, Il balcone, la raccolta si divide in quattro parti: la prima e l’ultima presentano poesie di carattere diverso; la seconda, invece, s’intitola Mottetti e contiene venti brevi componimenti che intendono riprodurre la forma musicale del "mottetto", sorta nel XIII secolo; la terza, infine, contiene tre pezzi dal comune titolo di Tempo di Bellosguardo. Nel '43, a Lugano esce Finisterre, un volumetto di liriche scritte tra il '40 e il '42, esportato clandestinamente in Svizzera. Finita la guerra, si iscrive al partito d'azione, riceve un incarico culturale dal Comitato Nazionale di Liberazione e fonda, con Bonsanti e Loira, il quindicinale «Il Mondo». La sua esperienza politica è tuttavia assai breve: le sue aspirazioni ad un'Italia liberale ed europea, estranea a chiusure nazionali e provinciali, vengono fortemente deluse dallo scontro creatosi nel dopoguerra tra il nuovo clericalismo e la sinistra filostalinista.
All'inizio del '48 la sua vita, fino ad allora così normale, comincia a mutare. Si trasferisce infatti a Milano, dove lavora come giornalista e critico letterario al «Corriere della Sera» e al «Corriere d'Informazione». Pubblica sia una nutrita serie di interventi di attualità culturale e politica che tendono a sostenere una cultura borghese critica e razionale, sia recensioni musicali (raccolte nel 1981 nel volume Prime alla scala), reportages di viaggio in diversi paesi del mondo (raccolti nel 1969 nel volume Fuori di casa) e numerosi brevi racconti, la maggior parte dei quali costituiranno il volume Farfalla di Dinard (1958).
Nel '56 esce la sua terza raccolta di poesie, per lo più risalenti agli anni della guerra e dell'immediato dopoguerra, La bufera e altro. Negli anni Cinquanta e Sessanta viene considerato il più grande poeta italiano vivente, modello di cultura laica e liberale, tanto che riceverà diversi riconoscimenti culminanti nel 1967 nella nomina a senatore a vita, e nel 1975 nel premio Nobel per la letteratura.
Nel 1966 pubblica le riflessioni di Auto da fé, e nel 1973 il volumetto Trentadue variazioni. Dopo un periodo di completo silenzio poetico esce nel 1971 Satura, e nel 1973 Diario del '71 e del '72, nel 1977 Quaderno di quattro anni; ed infine nel 1980, caso unico per un autore contemporaneo vivente, viene pubblicata l'edizione critica della sua intera Opera in versi. Trascorre gran parte della vecchiaia nell'appartamento milanese in via Bigli 15. Muore a Milano il 12 settembre 1981.
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Pasta con aglio e olio
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:33:34 CEST (1085 letture)
Ricette golose Ingredienti:

660 g, di spaghetti,
3 spicchi d' aglio,
100 g. di pecorino grattugiato o ricotta salata,
100 g, d'olio d'oliva,
sale,
pepe o peperoncino.

Soffriggere gli spicchi d'aglio in abbondante olio, unire il sale e il pepe e condire con questo intingolo
gli spaghetti lessati al dente in acqua salata e scolati.
Spolverare di pecorino o ricotta salata.
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Pasta con broccoli "arrimirati" (Siciliana)
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:30:16 CEST (1124 letture)
Ricette golose Ingredienti:

600 g. di maccheroncelli,
1 kg. di cavolfiore bianco,
100 g. di uva passa,
l00 g. di pinoli,
l cipolla,
6 filetti d'acciuga sott'olio,
1/2 bustina di zafferano,
100 g. d'olio d'oliva,
sale, pepe.

Lessare al dente il cavolfiore in acqua un po' salata.
Rosolare la cipolla affettata, unirvi la pasta, i pinoli e, dopo un po', il cavolfiore tagliato a pezzetti.
Aggiungere un po' dell'acqua di cottura del cavolfiore.
Far cuocere con lo zafferano, i filetti d'acciuga a pezzetti e il pepe.
Con la restante acqua di cottura del cavolfiore, lessare i maccheroncelli,
scolarli e "arriminarli" nel tegame con la salsa preparata prima.
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Pasta col pesto alla trapanese
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:25:58 CEST (1232 letture)
Ricette golose Ingredienti:

400 gr di pasta, del tipo corto,
6 pomodori maturi privati della buccia e dei semi,
1 spicchio d'aglio,
40 grammi di mandorle sgusciate,
40 gr. di pangrattato,
olio d'oliva,
basilico
sale e pepe.

Pelare le mandorle (dopo averle sbollentate per qualche istante), tostarle al forno e tritarle molto finemente.
Spezzettare i pomodori e pestarli in un mortaio con sale, basilico, pepe e uno spicchio d'aglio.
Quando la salsa sarà ben amalgamata, aggiungere un pò d'olio e le mandorle tritate.
Frattanto, in una padella a parte, fare dorare il pan grattato.
Cuocere la pasta in acqua bollente salata, scolarla e condirla con il pesto di pomodori e mandorle.
Collocarla nel piatto di portata, cospargerla con il pangrattato e servirla calda.
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Pasta alla trapanese
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:19:40 CEST (1224 letture)
Ricette golose Ingredienti:

650 g, di maccheroni rigati o penne,
300 g. di pomodori maturi,
3 peperoni arrostiti alla brace,
1 peperone crudo tritato,
1 spicchio d'aglio,
prezzemolo,
1/2 peperoncino a pezzetti,
80 g. di pecorino grattugiato,
olio d'oliva,
sale.

Rosolare nell'olio l'aglio assieme al prezzemolo, ai pomodori nettati e fatti a pezzetti e al peperoncino,
Unire i filetti di peperoni arrostiti e quelli del peperone crudo.
Lessare i maccheroni al dente in acqua salata e condirli con questo intingolo e col pecorino grattugiato.
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Pasta alla catanese
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:16:40 CEST (1448 letture)
Ricette golose Ingredienti:

700 g. di penne o rigatoni,
300 g. di salsa di pomodoro,
3 melanzane,
3 uova sode,
250 g di polpette di carne tritata al ragù con piselli,
80 g. di salame o salsiccia,
150 g di tuma fresca,
80 g di pecorino col pepe grattugiato,
60 g di pangrattato,
olio,
sale, pepe.

In una teglia unta d'olio riporre la pasta lessata al dente, alternandola a strati col formaggio grattugiato,
le melanzane fritte a fette, la salsa di pomodoro, le polpette al ragu con piselli, pezzetti di salame o salsiccia e,
nell'ultimo strato, fette di tuma fresca, salsa di pomodoro, uova sode tagliate a soldoni e pangrattato.
Infornare per 20 minuti circa.
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Parmigiana di melanzane
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:12:16 CEST (981 letture)
Ricette golose Ingredienti:

1 kg di melanzane,
200 g. di cipolla,
150 g. di salsa di pomodoro,
150 g. di parmigiano grattugiato,
foglie di basilico fresco,
50 g. di mozzarella,
2 uova sode,
olio d'oliva,
sale, pepe.

Tagliare, nel senso della lunghezza, a fette di 2 cm. circa le melanzane, che verranno messe per un po' in acqua e sale.
Friggere le fette in olio abbondante.
Friggere la cipolla affettata.
Mettere in una teglia, unta d'olio, meta delle melanzane e coprirle con la cipolla, la salsa di pomodoro,
foglie di basilico e meta del parmigiano.
Ricoprire con le restanti melanzane, che verranno coperte con il parmigiano rimasto ed un po' di salsa di pomodoro.
A metà cottura decorare con la mozzarella e le uova sode.
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Macco di fave
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:08:40 CEST (1000 letture)
Ricette golose Ingredienti:

800 gr. di fave secche sgusciate,
400 gr. di pasta,
cipolla, sedano,
pomodoro,
olio di oliva,
sale.

Mettere a bagno, per tutta la notte le fave secche sgusciate.
L'indomani cuocetele in abbondante acqua salata con cipolla,
sedano e pomodoro; a cottura quasi ultimata unite la pasta (la nonna consiglia spaghetti spezzettati)
e finite di cuocere sempre rimestando;
aggiungete abbondante olio extra vergine di oliva.
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Crostini di capperi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:05:05 CEST (1477 letture)
Ricette golose Ingredienti

50 g. di capperi sott'aceto,
50 g. di zucchero in polvere,
30 g. di passolini (uva passa profumata al mandarino e d altri aromi)
20 g. di pinoli,
20 g. di prosciutto,
20 g. di candito.

Tritare o tagliare i capperi, i passolini, i pinoli, il prosciutto e il candito.
Far cuocere in una cassemola un cucchiaino di farina e due di zucchero,
aggiungendo, poi, mezzo bicchiere d' acqua mista a pochissimo aceto.
Quando il composto è ancora caldo, distendetelo sopra fettine di pane fritto in olio d'oliva.
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Scacce
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 12:00:12 CEST (1004 letture)
Ricette golose Ingredienti:

per la pasta:
farina di grano duro,
acqua,
sale,
olio d'oliva (mezzo bicchiere).
un limone,
mezzo bicchiere di vino. C

Come condimenti:
melanzana fritta,
pomodoro e formaggio (provola e cacio cavallo).

fare la fontana con la farina. Impastare aggiungendo acqua secondo il bisogno e il succo di mezzo limone e il vino, quindi lavorare la pasta fino a quando risulta ben liscia e di giusta morbidezza. Allargare e bucherellare la pasta con le dita e versarvi sopra dell'olio d'oliva. Lavorare di nuovo fino al completo assorbimento dell'olio. Tirare quindi una sfoglia rotonda sottile aiutandosi se occorre con un po' di farina. Versare sulla sfoglia il condimento e spargerlo lasciando tutto intorno un margine di un cm. circa, condire ancora con olio. La scaccia si chiude avvolgendo da due parti la sfoglia condita, la larghezza della scaccia deve essere di 7-8 cm. circa, giunti al centro della sfoglia le due parti si chiuderanno a libro. Chiudere la pasta dai due lati aperti con un bordino. Cospargere la superficie della scaccia di olio d'oliva o con dell'uovo sbattuto, sistemarla su una teglia gia' unta e infornare a temperatura di pane, cioe' in forno ben caldo. Quando la pasta avra' preso un bel colore dorato, sfornare.


Note
Le "scacce" italianiazzate focacce sono un piatto tipico degli iblei. Sono spianate di pasta con dentro base di pomodoro o ricotta, con prezzemolo o cipolla o formaggio, arrotolate e chiuse con un ricamo di pasta detto "riefico", cucinate in forno. Assumono valenza di piatti delle feste le "impanate" con ripieno che varia secondo tradizione. Sono spianate di pasta a forma di mezzaluna o circolari, ripiena di broccoli e spinaci nel periodo natalizio, di baccalà alla vigilia di Natale, di agnello, alla sera del sabato santo. La focaccia più antica è la faccia ri veccia (faccia di vecchia), preparata con pasta di pane lievitata, olio extravergine di oliva degli altopiani iblei, origano, sale e cotta in forno caldo. Fino ad oggi è possibile degustare le focacce cotte nei tradizionali forni di pietra, in metà forno, perchè l'altra metà ci sono i carboni ardenti che mantengono alta la temperatura. La faccia ri vecchia è la versione povera della moderna pizza. La scaccia, focaccia, viene lavorata con un apposito mattarello u lasagnaturi; si tira una sfoglia rotonda, larga e sottile di pasta di pane ben lievitata, che viene condita e ripiegata a più riprese fino a prendere la forma di una borsa a busta. Il condimento varia secondo gli ingredienti stagionali: la base è il pomodoro condito con basilico fresdco e il caciocavallo, con una spruzzata di olio d'oliva, sale e pepe, le varianti sono la melanzana, la cipolla, la ricotta, le patate, il prezzemolo.
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Polpettine di ricotta
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 11:55:32 CEST (1142 letture)
Ricette golose Ingredienti:

400 g. di ricotta di pecora,
100 g. di caciocavallo grattugiato,
50 g. di salame,
50 g. di provolone,.
4 tuorli d'uovo,.
6 albumi,
600 g. di olio di semi,
sale e pepe q.b.


Fare delle polpettine con la ricotta, i! formaggio grattugiato, il salame tritato, la provala tritata,
i tuorli d'uovo e gli albumi battuti prima a neve.
Friggere le polpettine in olio caldo.
Metterle su un piatta di portata, passandole prima su carta assorbente per eliminare l'unto.
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Insalata di arance
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 11:52:02 CEST (1170 letture)
Ricette golose Ingredienti:

4 Arance rosse di Sicilia,
1 cipolotto,
1 cucchiaino di prezzemolo tritato,
2 cucchiai di olive nere snocciolate,
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva,
sale e pepe.



Lavate le arance e sbucciatele, elminando la pellicola e mantenendo la forma intera dell'arancia.
Tagliate a fette alte, circa 1 cm. Preparate il condimento: pelate il cipollotto, affettatelo sottile
e mettetelo in una ciotola, unite il prezzemolo tritato e le olive tagliate a pezzi.
Aggiungere l'olio il sale ed il pepe.
Versate il tutto sulle arance e servite l'insalata dopo 10 min a temperatura ambiente.
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Arancini di riso
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 marzo @ 11:50:38 CEST (1349 letture)
Ricette golose Ingredienti:

1Kg di riso,
piselli,
uova sode,
provola,
sugo,
carne macinata,
cacio cavallo grattugiato.

Bollire il riso, salando a propria discrezione. A cottura ultimata, impastare il riso con il sugo,
il formaggio grattugiato e tre uova sbattute che fungono da collante.
Fare delle palline di riso con dentro dei pezzetti di uovo sodo, provola, carne macinata e piselli.
Passare poi l'arancina nell'uovo sbattuto, poi nella mollica e infine friggerla in abbondante olio.
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L'eclissi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 30 marzo @ 11:47:07 CEST (1291 letture)
Ecologia e ambiente I

Un'eclissi si verifica quando tre corpi celesti sono perfettamente allineati tra loro. Quando la Luna si interpone tra la Terra ed il Sole, in modo da oscurare quest'ultimo, si ha una eclissi di Sole; quando e' la Terra ad interporsi tra Luna e Sole, e getta quindi la sua ombra sulla Luna, si ha una eclissi di Luna. La Luna orbita intorno al Sole in circa 29 giorni e mezzo (da cui la durata del nostro mese). Poiche' pero' la sua orbita si svolge su un piano inclinato di circa 5 gradi rispetto al piano su cui orbita la Terra intorno al Sole, solo raramente la Luna passa esattamente davanti al disco solare e produce una eclisse. In genere, la Luna passa poco "sopra" o poco "sotto" il Sole, e la sua ombra si perde nello spazio vuoto. In questa fase, la Luna e' detta Luna nuova, perche' per qualche giorno e' invisibile, prima di "rinascere" col primo spicchio, trovandosi in una direzione prossima al Sole. Solo ogni sei mesi, in media, la Luna passa esattamente sulla linea che congiunge Terra e Sole, e si ha allora una eclissi di Sole. Si possono avere tre tipi di eclissi di Sole: parziale, anulare, e totale. Si ha una eclissi parziale quando la Luna copre solo parte del disco solare.
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Il camaleonte
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 marzo @ 13:01:05 CEST (3923 letture)
Racconti brevi di Cechov

L'ispettore di polizia Ocumèlov, in un pastrano nuovo e con un involto a mano, attraversa la piazza del mercato.
Lo segue a gravi passi un gendarme con una cesta colma di uva spina sequestrata. Intorno tutto è silenzio...
Sulla piazza non c'é anima viva...
Le porte aperte delle botteghe guardano il mondo di Dio scorate, come fauci affamate; nei loro pressi non ci sono neppure mendicanti.
«E così vuoi mordere, maledetto!» sente ad un tratto Ocumélov. «Ragazzi, non lo lasciate! Ora non è permesso di mordere! Tienilo! Ah... ah!»
Si sente il guaito d'un cane. Ocumèlov si volge da una parte e vede che dal deposito di legname del mercante
Picugin corre un cane saltellando su tre gambe e guardandosi intorno. Un uomo, in camicia di cotonina a colori inamidata e col panciotto sbottonato, gli dà la caccia. Gli corre dietro e piegandosi con tutto il corpo in avanti, cade a
terra e acchiappa il cane per le zampe di dietro. Si sente per la seconda volta il guaito del cane e il grido:
«Non lo lasciate!» Dalle botteghe si sporgono dei visi assonnati e ben presto intorno al deposito di legname, come venuta fuori dalla terra, si raccoglie una piccola folla.
«C'é qualche disordine, vostra nobiltà!...» dice il gendarme.
Ocumélov fa un mezzo giro a sinistra e marcia verso l'assembramento.
Proprio vicino alla porta del deposito egli vede l'uomo sopra descritto, col panciotto sbottonato, che, sollevando la mano destra, mostra alla folla un dito insanguinato. Sul suo viso mezzo brillo sembra esserci scritto:
«Me la pagherai, furfante!», e il dito stesso sembra uno stendardo di vittoria. In quest'uomo Ocumèlov riconosce l'orefice Chrjùkin. In mezzo alla folla, con le zampe anteriori distese, sta la causa dello scandalo: un cucciolo levriero bianco col muso affilato e una macchia gialla sulla schiena.
Nei suoi occhi lacrimosi c'è un'espressione di tristezza e di spavento.
«Che diavolo é successo qui?» domanda Ocumélov, tagliando la folla. «Perché qui? E tu con quel dito?... Chi ha gridato?»
«Io, vostra nobiltà, camminavo senza toccar nessuno...» comincia Chrjùkin, tossendo nel pugno «andavo a parlar della legna con Mitrij Mitric.
E ad un tratto questo vigliacco, senza nessuna ragione, mi prende il dito...
Scusatemi, io sono un uomo che lavora... Io faccio un lavoro fino.
Mi debbono indennizzare, perché... questo dito non lo potrò muovere per una settimana... Questo, vostra nobiltà, non c'é nella legge che si debba sopportare da una bestia...
Se ognuno si mette a mordere, allora é meglio non vivere a questo mondo...»
«Uhm!... Bene...» dice Ocumélov severo, tossendo e movendo le sopracciglia. «Bene... Di chi è il cane? Non lascerò passar la cosa davvero.
Ve lo farò vedere io di lasciare i cani sciolti! È tempo di rivolgere l'attenzione a questa gente che non vuol piegarsi ai regolamenti!
Quando avrà la multa, il furfante, lo vedrà bene cosa vuol dire il cane e altre
simili bestie vagabonde! Gli farò vedere io, corpo di un demonio!... Eldyrin» l'ispettore si volge al gendarme:
«informati di chi é il cane e mettilo in contravvenzione! E quanto al cane bisogna sopprimerlo! Senza indugio!
Certamente é idrofobo... Di chi é questo cane?» domandò.
«Dev'essere il cane del generale Zigàlov!» dice qualcuno dalla folla.
«Del generale Zigàlov? Uhm... Toglimi il pastrano, Eldyrin... È terribile come fa caldo! Forse sta per piovere...
Una cosa però non capisco: come ti ha potuto mordere?» Ocumélov si rivolge a Chrjùkin. «Che forse ti arriva al dito? È piccolo e tu sei un pezzo d'uomo! Tu forse ti sei scorticato il dito con un chiodo e poi t'é venuta in testa l'idea di dire una bugia. Tu, tu... lo so che gente siete voialtri, diavoli!»
«Lui, vostra nobiltà, con la sigaretta gli ha bruciato il muso per scherzare e il cane non é mica scemo, tàffete, l'ha morso... È un caposcarico, vostra nobiltà!»
«Tu menti, guercio! Non hai visto, e così, per nulla... perché inventi? Il signor ispettore é un uomo intelligente e capisce chi mente e chi parla in coscienza, come davanti a Dio... Se io dico una bugia, lo giudicherà il pretore... La legge da lui parla chiaro... Ora tutti sono eguali. Anche mio fratello é gendarme... se volete sapere...»
«Non far troppi ragionamenti!»
«Non, non é il cane del generale...» osserva il gendarme con profonda gravità. «Il generale non ne ha di
cosiffatti... Lui ha soltanto dei bracchi...»
«Ne sei sicuro?»
«Sicuro, vostra nobiltà...»
«Anch'io lo so. Il generale ha soltanto cani di valore, di razza, e questo qui, chissà che diavolo é. Né il pelo né l'aspetto... una porcheria soltanto... Tenere un cane simile? Dove avete il cervello? Se si incontrasse un cane come
questo a Pietroburgo o a Mosca, sapete cosa succederebbe? Non si guarderebbe a leggi... Ma sul momento... chi s'é visto s'é visto! Tu, Chrjùkin, hai sofferto e non lasciar cadere la cosa... Bisogna che la gente impari!... È ora...»
«Ma, forse, é del generale...» pensa ad alta voce il gendarme. «Sul muso non lo porta scritto... Qualche giorno fa ne ho visto uno così.»
«È del generale, sì, sì!» dice una voce dalla folla.
«Uhm! Eldyrin, caro, aiutami ad infilare il pastrano... S'é levato un po' di vento... Ho i brividi... Tu portalo dal generale e informati lì. Dirai che l'ho trovato io e gliel'ho mandato... E dì che non lo lascino andare per la strada. Forse é un cane costoso, e se ogni sudicione si permette di ficcargli la sigaretta accesa sul muso, ci vuol poco a rovinarlo.
Il cane é una bestia delicata... E tu, babbeo, giù la mano! Non c'é bisogno di mettere in mostra il tuo stupido dito! La colpa é tua!...»
«Ecco il cuoco del generale che vien da queste parti, gli si può domandare... Ehi, Prochòr! Vieni un momento qui, caro. Guarda questo cane... È vostro?»
«Macché! Non ne abbiamo avuti mai così!»
«Non era neppure il caso di domandarlo,» dice Ocumélov. «È un cane randagio! C'è poco da discorrere... Se ho detto che è randagio, è randagio... Sopprimerlo e basta.»
«Non è nostro,» continua Prochòr. «È del fratello del generale, che è arrivato poco fa. Al generale non piacciono i levrieri. Ma il fratello ha un gusto diverso...»
«È arrivato dunque il fratello del generale? Vladìmir Ivànyc?» domanda Ocumèlov, e tutto il suo viso si irradia di un sorriso di beatitudine. «Signor Iddio, e io che non lo sapevo! È venuto per un pezzo?...»
«Sì, per un pezzo...»
«Dio mio... Aveva desiderio di vedere il fratellino... Ed io che non lo sapevo! Allora è suo il cagnolino?
Ho piacere... prendilo... È carino il cagnolino... È così furbo... Zàffete e acchiappa il dito! Ah! ah! ah!... E tu perché tremi?... Rrr... Rrr... Si arrabbia il furfantello... coccolo bello!...»
Prochòr chiama il cane e si allontana con lui dal deposito di legname... La folla ride di Chrjùkin.
«Quanto a te, ci rivedremo!» gli dice in tono di minaccia Ocumèlov e, abbottonandosi il pastrano, prosegue il suo cammino per la piazza del mercato.


A, Cechov
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Chirurgia
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 marzo @ 12:52:36 CEST (1414 letture)
Racconti brevi di Cechov

Un ospedale di provincia. In assenza del dottore, che è andato a sposarsi, riceve i malati l'assistente medico
Kurjatin, un uomo grasso sulla quarantina, con una logora giacchetta di cotone e dei logori calzoni di maglia. Il suo viso esprime coscienza del dovere e soddisfazione. Fra l'indice e il medio della mano sinistra ha un sigaro che emana un odore pestifero.
Nell'ambulatorio entra il sagrestano Vonmiglasov, un vecchio alto e tarchiato con una tonaca color cannella e una larga cintura di cuoio. Ha l'occhio destro mezzo chiuso per una cataratta, e sul naso un bitorzolo che, visto da lontano, sembra una grossa mosca.
Per un istante il sagrestano cerca con gli occhi l'icona e, non trovandola, si segna davanti a un bottiglione di soluzione di acido fenico, poi tira fuori da una pezzuola rossa un pane benedetto, e,
con un inchino, lo depone davanti all'assistente medico.
«Ahaha, i miei rispetti!» sbadiglia l'assistente medico. «Che cosa vi sentite?»
«Buona domenica a voi, Sergej Kuz'mic... Ho bisogno di un favore... Con giustizia e verità nel salterio è detto,
scusate: ‹Il mio bere è mescolato di pianto.› L'altro giorno sedevo con la mia vecchia a bere il tè, non ne avevo ancora,
mio Dio, bevuto una goccia, né mangiato un boccone... Nè inghiottito un tantino, e già non ne posso più! E non mi fa
male solo il dente,.ma anche tutta questa parte... E mi sento tutto rotto! E mi trapassa nell'orecchio, scusate, come se
dentro ci fosse un chiodino o qualche altro oggetto: mi dà certe fitte, certe fitte! Ho peccato, ho violato la legge... Il mio
animo si è indurito per la vergogna dei peccati, e ho consumato la mia vita nell'accidia... Per i miei peccati, Sergej
Kuz'mic, per i miei peccati! Il padre diacono, dopo la funzione, mi ha rimproverato: ‹Sei diventato balbuziente, tu,
Efim, e mugugnone. Canti e non c'è verso di capir qualcosa di quel che canti.› Ma, giudicate voi, come si può cantare se
non è possibile aprire la bocca che è tutta gonfia, scusate, e non si è chiuso occhio per tutta la notte...»
«Già... Sedete... Aprite la bocca!»
Vonmiglasov si siede e apre la bocca. Kurjatin aggrotta le sopracciglia, guarda nella bocca del sagrestano e, in
mezzo ai denti ingialliti dal tempo e dal tabacco, ne scorge uno ornato da un grosso buco.
«Il padre diacono mi ci ha fatto mettere sopra della vodka col rafano, ma non mi ha giovato. Glikerija
Anisimovna, che Dio le conceda la salute, mi ha dato un filo, portato dal monte Athos, da legare al braccio, e mi ha
ordinato di risciacquare il dente con latte tiepido, e io, lo confesso, il filo me lo sono messo, ma per quanto riguarda il
latte non l'ho fatto: ho timor di Dio, è quaresima...»
«Pregiudizi.» (Pausa.) «Bisogna estrarlo, Efim Micheic!»
«Voi lo sapete meglio di chiunque altro, Sergej Kuz'mic. Per questo avete studiato, per poter capire quando si
deve togliere e quando invece si può curare con le gocce o altro. Per questo vi hanno messo qui, nostro benefattore, che
Dio vi conceda la salute, infatti preghiamo per voi giorno e notte, nostro buon padre... fino alla morte...»
«Sciocchezze,» si schermisce l'assistente medico, avvicinandosi all'armadio e fmgando tra i ferri. «La chirurgia
è una sciocchezza! Ci vuole solo pratica e mano ferma... È come sputare... Giorni fa, proprio come voi adesso, viene
all'ospedale il proprietario Aleksandr Ivanyc Egipetskij... Anche lui per un dente... Un uomo istruito, che s'informa di
tutto, che vuole saper tutto, il come e il perché. Mi stringe la mano, mi chiama con nome e patronimico... È vissuto a
Pietroburgo per sette anni, e ha frequentato tutti quei professoroni... C'è rimasto un bel po' qui da me.... Mi prega in
nome di Cristo Iddio: strappatemelo, Sergej Kuz'mic! E perché non farlo? Si può strappare. Soltanto bisogna
intendersene, altrimenti è impossibile... I denti non sono tutti uguali. Uno si strappa con le pinze, un altro col piede di
capra, un altro ancora con la chiave... Secondo i casi.»
L'assistente medico prende il piede di capra, lo guarda un istante interrogativamente, poi lo posa e afferra le
pinze.
«Coraggio, aprite la bocca più che potete...» dice, avvicinandosi con le pinze al sagrestano. «Ora lo...
insomma... é come sputare... occorre soltanto fare un'incisione sulla gengiva... esercitare una trazione nel senso dell'asse
verticale... ed è tutto... (incide la gengiva)... è tutto...»
«Voi siete il nostro benefattore... Noi, sciocchi, non ci capiamo niente, mentre a voi il Signore vi ha
illuminato...»
«Non chiacchierate mentre avete la bocca aperta... Questo dente è facile da togliere, ma, alle volte, capita che
rimangano le radici... Ecco, è il momento di sputare... (applica le pinze). State fermo, non contorcetevi, non
muovetevi... In un batter d'occhio... (esercita la trazione). L'importante è afferrarlo il più profondo possibile (tira)...
perché non si rompa la corona...»
«Padri nostri... Madonna Santissima... Vvv...»
«Non così, non così... come si fa? Non attaccatevi con le mani! Via le mani! (tira) Adesso... ecco, ecco... La
faccenda non è facile...»
«Padri... zelatori (grida)... angeli! Oh-oh... Ma strappalo, dunque, strappalo! Che ti ci vuole, un secolo a
tirare?»
«Qui si tratta... di chirurgia... Non si può di colpo... Ecco, ecco...» Vonmiglasov solleva le ginocchia fino ai
gomiti, agita le dita, sbarra gli occhi, respira a scatti... Il viso paonazzo gli si imperla di sudore, nei suoi occhi spuntan le
lacrime... Kurjatin soffia, pesta i piedi davanti al sagrestano, e tira... Passa mezzo minuto tormentosissimo e le pinze
scivolano via dal dente. Il sagrestano balza in piedi e si ficca le dita in bocca... Tastando all'interno della bocca sente il
dente allo stesso posto di prima.
«Hai tirato!» dice con voce piagnucolosa, ma nello stesso tempo ironica. «Che ti potessero tirare così all'altro
mondo! Ringraziamo umilmente! Se non li sai strappare, i denti, non ti ci provare neanche! Non ci vedo più...»
«E tu perché mi tieni con le mani?» si adira l'assistente medico. «Io tiro, e tu intanto mi urti il braccio e dici
stupidaggini... Imbecille!»
«L'imbecille sei tu!»
«Tu credi, contadino, che sia facile togliere un dente? Provaci tu! Non è mica come salire sul campanile e
suonare le campane! (Rifacendogli il verso) ‹Non sei capace, non sei capace!› Guarda un po' chi deve venire a
insegnarmi! Ma ti pare? Ho tolto un dente al signor Egipetskij, Aleksandr Ivanyc, e quello non ha detto nemmeno una
parola... È un uomo più rispettabile di te, e non mi teneva con le mani... Siedi! Siedi, ti dico!»
«Non ci vedo più... Lasciami tirare il fiato... Oh! (si siede). Una cosa sola: non farla tanto lunga, da' uno
strappo. Non tirare, strappa... Di colpo!»
«Vuoi insegnare a uno scienziato? Che gente ignorante, Signore Iddio! Prova un po' a vivere con questa
gente... c'è da diventar matti! Apri la bocca... (applica le pinze). La chirurgia, fratello, non è uno scherzo... Non è come
cantare nel coro... (esercita la trazione). Non muoverti... Si vede che è un dente vecchio, ha delle radici profonde...
(tira). Non muoverti! Così... Così... Non muoverti... Ecco, ecco... (si ode uno scricchiolio). Ecco, lo sapevo io!»
Vonmiglasov rimane immobile per un attimo, come privo di sensi. È inebetito... I suoi occhi guardano
stupidamente in lontananza, il suo viso pallido è coperto di sudore.
«Se avessi usato il piede di capra...» borbotta l'assistente medico. «Che disdetta!»
Tornato in sé, il sagrestano si infila le dita in bocca e, al posto del dente malato, trova due punte sporgenti.
«Diavolo rrognoso!» articola. «Vi hanno schiaffato qui, Erode, per nostra disgrazia!»
«Forza, insultami ancora,» borbotta l'assistente medico riponendo le pinze nell'armadio. «Ignorante! Te ne
hanno suonate troppo poche in seminario... Il signor Egipetskij, Aleksandr Ivanyc, ha vissuto a Pietroburgo per sette
anni... è istruito... Un solo vestito gli costa cento rubli... eppure non mi ingiuriava... E tu, che gran personaggio sei? Non
creperai per così poco!»
Il sagrestano prende dal tavolo il suo pane benedetto e, premendosi la guancia con la mano, se ne torna a casa...


A. Cechov
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L'album
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 marzo @ 12:45:12 CEST (1512 letture)
Racconti brevi di Cechov

Il consigliere onorario Kraterov, secco e sottile come la guglia dell'ammiragliato, si fece avanti e, rivolgendosi
a Zmychov, disse:
«Vostra Eccellenza! Toccati e commossi nel più profondo dell'anima dal modo in cui per tanti anni avete
diretto il nostro ufficio, e dalle vostre paterne cure...»
«Manifestateci per più di un decennio,» suggerì Zakuskin.
«Manifestateci per più di un decennio, noi, vostri dipendenti, oggi, giorno importantissimo per tutti noi...
ehm... offriamo all'Eccellenza Vostra, in segno di stima e di profonda riconoscenza, questo album coi nostri ritratti, e ci auguriamo che nel prosieguo della vostra illustre vita, ancora per molto tempo, fino all'ora della morte,
Voi non ci abbandonerete mai...»
«Né mai ci priverete dei vostri paterni consigli lungo la via della verità e del progresso...» aggiunse Zakuskin,
tergendosi dalla fronte il sudore che l'aveva subitamente imperlata; si vedeva che aveva una gran voglia di parlare e che
si era già preparato il discorso: «Che possa sventolare la vostra bandiera,» terminò, «ancora per lungo e lungo tempo
sull'arengo del genio, del lavoro e della coscienza sociale.»
Sulla rugosa guancia sinistra di Zmychov rotolò una lacrima.
«Signori!» disse con voce tremante. «Non mi aspettavo, non potevo prevedere che avreste festeggiato il mio
modesto giubileo... Sono veramente commosso..., altamente commosso... Serberò fino alla tomba il ricordo di questo
momento, e, credete, credete pure, amici, che nessuno vi augura tanto bene quanto me. E se a volte sono stato un po'
severo, è stato nel vostro interesse...»
Il consigliere di stato effettivo Zmychov a questo punto baciò il consigliere onorario Kraterov, che non si
attendeva minimamente questo onore e impallidì dall'emozione. Quindi il capo fece un gesto con la mano a significare
che la commozione gli impediva di parlare, e scoppiò in lacrime come se gli avessero non regalato, ma rubato, il
prezioso album... Poi, ripresosi, pronunciò ancora qualche sentita parola, porse a tutti i presenti la propria mano da
stringere, e infine, fra sonore ed entusiastiche acclamazioni, scese le scale, montò in carrozza, e si allontanò,
accompagnato dalle benedizioni di tutti. Seduto in carrozza, si sentì inondare il cuore da un afflusso di sentimenti
gioiosi, mai provati fino ad allora, e scoppiò nuovamente in lacrime.
A casa lo attendevano nuove gioie. Familiari, conoscenti e amici gli tributarono una tale ovazione che egli ebbe
l'impressione di aver compiuto veramente qualcosa di utile per la patria, e che, senza di lui, la patria si sarebbe
veramente trovata in cattive acque. Il pranzo fu tutto discorsi, brindisi, abbracci, lacrime. In poche parole, Zmychov non
si aspettava proprio che i suoi meriti fossero così apprezzati dagli altri.
«Signori!» disse al dessert. «Due ore fa io sono stato ricompensato di tutte le sofferenze inevitabili per chi
serva diciamo così, non la forma, non la lettera, ma il dovere. Per tutto il tempo che ho lavorato, mi sono costantemente
attenuto a questo principio: non il pubblico per noi, ma noi per il pubblico. E oggi ho ricevuto la più alta ricompensa! I
miei dipendenti mi hanno offerto un album... Eccolo! Sono profondamente commosso...»
I volti festosi dei presenti si chinarono tutti sull'album per osservarlo da vicino.
«Ma è un album proprio bello!» disse Olja, la figlia di Zmychov. «Costerà almeno cinquanta rubli. Oh, che
meraviglia! Papà, dallo a me! Mi senti? Lo conserverò io... È così bello!...»
Dopo pranzo Olecka si portò l'album in camera sua e lo chiuse a chiave nel cassetto del tavolino. Il giorno
dopo tolse i ritratti dei funzionari, li gettò per terra, e al loro posto mise quelli delle sue compagne di collegio. Le
uniformi impiegatizie cedettero posto alle bianche mantelline delle collegiali. Kolja, il figlioletto di Sua Eccellenza,
raccolse i ritratti dei funzionari e colorò di rosso le loro uniformi. A quelli senza baffi disegnò dei baffi verdi, a quelli
senza barba delle barbette marrone. Quando poi non ci fu più nulla da colorare, ritagliò dai cartoncini le sagome degli
ometti, bucò loro gli occhi con uno spillo, e ci si mise a giocare ai soldatini.
Ritagliato il consigliere onorario Kraterov, lo fissò su una scatolina da fiammiferi e lo portò, così accomodato,
dal padre, nello studio. «Papà, guarda, un monumento!»
Zmychov scoppiò in una risata che lo fece scuotere tutto; poi, intenerito, coprì di baci la guancia di Kolja:
«Va', monello, vai a mostrarlo alla mamma! Fallo vedere anche a lei!»

A. Cechov
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