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Argomenti vari
Postato da Grazia01 il Venerdì, 10 marzo @ 14:28:01 CET (1382 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni I Il saggio impara molte cose da i suoi nemici.
Aristofane

L’invidia ha gli occhi e la fortuna è cieca.
Corrado Alvaro
Lo uccisi perchè era idiota, perfido, scemo, tardo, stupido, mentecatto, ipocrita, ignorante, burino, buffone, gesuita, a scelta. Una cosa si accetta, due no.
Max Aub : )

Che chi ne l’acqua sta fin alla gola, ben è ostinato se mercè non grida.
Ludovico Ariosto

Credo per comprendere, non comprendo per credere.
S. Agostino

Dio può essere meglio immaginato che descritto, e Lui esiste ancor più sicuramente di quanto possa essere immaginato.
Sant'Agostino

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.
Sant’Anselmo

Provo un intenso desiderio di tornare nell’utero… Di chiunque.
Woody Allen

I soldi aiutano a sopportare la povertà.
Alphonse Allais

Se un uomo apre la porta dell’auto alla moglie, o è nuova l’auto o è nuova la moglie.
Filippo d’Edimburgo


Non penso mai al futuro. Arriva così presto.
Albert Einstein

Mostrarsi semplici e sorridenti è l’arte suprema del mondo.
Sergey Esenin
Più forte della mia volontà è la passione, causa di mali grandissimi per gli uomini.
Euripede

La felicità non consiste nell’acquistare e godere ma nel non desiderare nulla, perché così si è liberi.
Epitteto

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
Einstein

L’uomo giusto è sereno, l’ingiusto è pieno di turbamenti.
Epicuro

Fortunato è l’uomo il quale, non avendo nulla da dire, si astiene dal dimostrare con le parole l’evidenza del fatto.
George Eliot

Prepara mali a se stesso l’uomo che prepara mali agli altri: il cattivo consiglio è dannoso allo steso consigliere.
Esiodo

Cerca di diventare non un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.
Albert Einstein

La saggezza non sta nel distruggere idoli, sta nel non crearne mai.
Umberto Eco

Ci sono assai meno ingrati di quanti si creda, perché ci sono assai meno generosi di quanto si pensi.
Saint Evremond

È nostra esperienza che i politici sono soliti realizzare il contrario di quello che dicono.
Abba Eban

La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica.
Herny Estienne

Non esitono grandi scoperte ne reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice.
A. Einstein

Tutto scorre e niente rimane immobile.
Eraclito

La saggezza non è il risultato di un’educazione ma del tentativo di una vita intera di acquistarla.
Albert Einstein

Non stare a parlare, che, mentre parli, quello che tu realmente sei ti sta sopra e rimbomba, tanto che non mi consente di udire ciò che stai dicendo in contrario.
R. W. Emerson

Se c'è un modo di far meglio, trovalo.
Thomas Alva Edison

Quando la soluzione è semplice, Dio sta rispondendo.
Albert Einstein

Il coraggio è il prezzo che la vita esige per assicurare la pace.
Amelia Earhart

Se un uomo apre la porta dell'auto alla moglie, o è nuova l'auto, o è nuova la moglie.
Filippo d'Edimburgo

È ciò che amiamo, o "come" amiamo che rende vera una storia d'amore?
G. Eliot

Tu non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che esse vadano proprio così come stanno andando; allora tutto andrà bene.
Epitteto

La fantasia è più importante della conoscenza.
Albert Einstein

Cerca di diventare non un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.
Albert Einstein

La saggezza non sta nel non distruggere idoli, sta nel non crearne mai.
Umberto Eco

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un'esistenza felice, la più grande è l'amicizia.
Epicuro

L'unico modo di avere un amico è essere amico.
Waldo Emerson

Ci sono assai meno ingrati di quanto si creda, perché ci sono assai meno generosi di quanti si pensi.
Saint Evremond

Innanzi tutto dì a te stesso chi vuoi essere; poi fa ogni cosa di conseguenza.
Epitteto

Amore non è guardarci l'un l'altro, ma guardare insieme nella stessa direzione.
Antoine de Saint Exupery

Le tre regole di lavoro: 1. Esci dalla confusione, trova semplicità. 2. Dalla discordia, trova armonia. 3. Nel pieno delle difficoltà risiede l'occasione favorevole.
Albert Einstein

Non dimenticare mai dove la strada conduce.
Eraclito

Non si è mai fatto nulla di grande senza entusiasmo.
Ralph Emerson

Solo l'uomo colto è libero.
Epitteto

Poiché nella grande saggezza c'è molto dolore, colui che aumenta la conoscenza aumenta il dolore.
Ecclesiaste

Rispetta il bambino. Non essere troppo il suo genitore. Non invadere la sua solitudine.
Ralph Waldo Emerson

È ciò che amiamo, o "come" amiamo che rende vera una storia d'amore?
G. Eliot

L'uomo sereno procura serenità a sé e agli altri.
Epicuro

Tutto insegna, maturando, il tempo.
Eschilo

La giusta scelta del momento è, in tutte le cose, il fattore più importante.
Esiodo

È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione.
Albert Einstein

Non sono le cose in se stesse a preoccupare, ma le opinioni che ci facciamo di esse.
Epitteto

Non essere troppo giusto, né savio oltre misura
16 Ecclesiaste 7

Siamo più saggi di quanto non sappiamo
Ralph Waldo Emerson

La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita.
T.S. Elliot

Quanto più savio e possente è un maestro, tanto più immediato è il modo in cui crea la sua opera, e tanto più essa è semplice.
Meister Eckhart

Mostrarsi semplici e sorridenti è l'arte suprema del mondo.
Esenin

Chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi.
Epicuro

"Vedi, cara, l'amore è una cosa, il sesso un'altra." "E la roba che facciamo noi come si chiama?"
Ellekappa : )

Abbi riguardo per il tuo nome, giacche' esso ti rimarrà più a lungo di una grande riserva d’oro.
Apocrifi, Ecclesiastico 41.12

Non fidarti dei consigli interessati.
Esopo

Non fare sfoggio della tua saggezza davanti al re.
Ecclesiaste 7,5

Vincono quelli che credono di potere.
4 Ecclesiaste 11

Innanzitutto dì a te stesso chi vuoi essere; poi fa ogni cosa di conseguenza.
Epitteto

La saggezza non sta nel distruggere gli idoli, sta nel non crearne mai.
Umberto Eco

Questa è la più amara sofferenza per un uomo: avere molta conoscenza ma nessun potere.
Erodoto

Occorre convincersi che il discorso lungo e il discorso breve arrivano al medesimo fine.
Epicuro

Fai sempre quel che hai paura di fare.
Ralph Emerson

Le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue. : )
C. Eastwood

"Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti".
Albert Einstein
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Consigli per i poeti
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 22:27:11 CET (1203 letture)
Argomenti vari I Scrivi per te stesso, scrivi per calmare la tristezza che è in te, è un buon inizio.
Scrivi per esprimere sentimenti di gioia, quando ti senti affascinato dalle bellezze del mondo o quando il tuo cuore è pervaso d'amore..
Scrivere poesie non è difficile, basta iniziare, Esprimi in un quaderno o in un diario segreto, il tuo stato d'animo di getto, lasciandoti trasportare dalla musica dei sentimenti.
Senza accorgetene avrai composto una poesia, in un secondo tempo con calma rileggile e apporta delle piccole modifiche.
Nei momenti di sconforto o di tristezza le tue poesie saranno un rifugio dove tu potrai placare l'ansia e il nervosismo.
Cerca di aprire il tuo intimo, ti aiuterà a capire te stesso.
Molti poeti hanno preso lo spunto dalla realta circostante per esprimere i propri sentimenti, sensazioni, affetti, dubbi ricordi, momemti della prorpia vita.
Tutti i settori del vivere interiore ed esteriore possono servire come punto di partenza. Imitare non vuol dire copiare, tutti i poeti, anche i più grandi,
quando hanno iniziato a comporre versi, hanno seguito dei modelli e di questo non hanno provato vergogna.
I temi possono essere:

L'amore
Il ricordo della morte di una persona cara
Affetti per i figli, per il padre, per la madre
Momenti di tristezza
Dolore
Nostalgia
Racconto di un episodio, fatto
Sensazioni scaturite dal contatto con la natura
Rapporto del poeta con gli animali, con gli oggetti,
Ricordi
Desideri
Il poeta e se stesso
Il poeta e i luoghi
Il poeta si diverte.

Se ti è difficile esprimerti in poesia puoi ricorrere ad un altro sistema, copiare i versi delle poesie che hanno suscitato in te emozioni, sensazioni, sentimenti in un quadernetto a mo di diario.
E' bello ogni tanto rivivere, leggendo le poesie, la storia dei nostri sentimenti.
Se poi vuoi personalizzare ancora di più il racconto dei tuoi sentimenti e delle tue emozioni, esprimi i tuoi stati d'animo con poesie tue,
scrivendo cioè dei versi in un diario molto particolare, perchè fatto di poesie o di sprazzi di poesie.
E se tu componessi un testo poetico utilizzando versi di altre poesie? Ecco un'altra funzione del tuo diario speciale!
E' un esercizio (o passatempo) molto utile e divertente, che ti permette di affinare la tua potenziale tecnica, ma anche di aprirti a varie esperienze:
le cose si apprezzano gradualmente, a mano a mano che si approfondiscono, non si nasce poeti ma si può diventare poeti.

www.poesie.it
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Consiglio di Goethe
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 22:23:27 CET (1652 letture)
Argomenti vari I Dove attingere per trovare il vero contenuto poetico e, insieme, una voce personale? L’interiorità e l’osservazione di se stessi è la guida per avviarsi con successo sulla strada della poesia, per trovare la migliore espressione della propria individualità.

È questo il messaggio che ci trasmette il grande poeta, narratore e pensatore tedesco Johann Wolfgang Goethe, in un breve e limpido intervento indirizzato ai giovani “poeti”.

Imparare a conoscere e a giudicare se stessi. come ogni uomo vive muovendo dall’interiorità, così l’artista deve agire partendo da questa, poiché, qualunque cosa faccia, egli avrà a che fare sempre e soltanto con la sua individualità.

Ecco in breve ciò che conta di più. Il giovane poeta esprima solo ciò che vive e che continua ad agire, in qualsiasi forma ciò accade; elimini rigorosamente ogni spirito di opposizione, ogni malevolenza, ogni maldicenza e ogni negazione fine a se stessa, poiché essi non conducono a nulla.

Il contenuto poetico è il contenuto della propria vita; nessuno può darcelo e, se si può offuscare, non si può distruggere. Ogni vanità, ovvero ogni autocompiacimento privo di fondamento, sarà trattata con la massima severità.

Dirsi liberi è una bella presunzione, perché con ciò si dichiara ad un tempo di voler dominare se stessi e chi ne è capace? Ai miei amici, i giovani poeti, dirò allora: in fondo, adesso, non disponete di alcuna norma, sta dunque a voi stessa darvela; chiedetevi soltanto se le vostre poesie contengano un vissuto e se questo vissuto vi abbia fatto progredire.

Mettersi alla prova in ogni occasione. Non farete alcun progresso piangendo incessantemente l’amata che la lontananza, l’infedeltà o la morte vi hanno strappato. Ciò non ha alcun valore, per quanta abilità e talento vi spendiate.

Atteniamoci alla vita che va avanti e mettiamoci alla prova in ogni occasione: basterà un istante a dimostrare che siamo vivi e, se ci riflettiamo dopo, che lo siamo stati.
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Crostata di mele
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 22:17:53 CET (1711 letture)
Ricette golose Ingredienti:

2 mele grosse tagliate a fette e ricoperte di limone spremuto
250 gr. di farina
½ bustina di lievito
1 uovo intero + 1 rosso
1 cucchiaio di latte
3 cucchiai di zucchero
1 etto di burro
1 pizzico di sale
buccia di limone grattugiata o 1 cucchiaio di limoncello

Esecuzione:

Accendere il forno a 180°
Setacciare la farina su di una spianatoia, fare il solco centrale
e mettere le uova, sbattere leggermente, aggiungere lo zucchero,
il burro a pezzettini (non di frigo), mescolare velocemente
incorporando un po’ di farina,
unire il tutto e impastare velocemente
aggiungendo un po’ di latte se necessario.
Fare una palla. Mettere nel centro di una teglia
precedentemente imburrata e infarinata e
con le mani appiattire partendo dal centro verso i bordi
fino a coprire il fondo della teglia,
più un piccolo bordo di circa ½ centimetro,
appoggiare artisticamente le mele.
Mettere nel forno a 180° e cuocere dai 30 ai 45 minuti,
posizionando al centro del forno.
Quando è cotta estrarre dal forno e a piacere
aggiungere qualche cucchiaino di miele versato a filo
e spianato con il dorso del cucchiaino.
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Limoncello
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 22:14:14 CET (2541 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:
1 Kg. di limoni biologici un po’ verdi
1 litro d’alcool
1 Kg. di zucchero

In un barattolo di vetro grande quanto basta mettere l’alcool
e le scorze dei limoni, prestando attenzione a non prendere
anche il bianco, chiudere bene e lasciare per 20 giorni
in un luogo buio e asciutto.
Passato tale periodo preparare uno sciroppo con litri 1,7 d’acqua
e il kg. di zucchero (o meno se lo preferite meno dolce).
Deve stare sul fuoco qualche minuto fino a quando lo zucchero si è sciolto
e l’acqua è ritornata limpida, non deve bollire.
Lasciare raffreddare lo sciroppo, unire l’alcool diventato giallo
e imbottigliare.
Mettere nel congelatore la bottiglia in uso e bere ghiacciato.
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Cointreau o liquore dell'impiccato
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 22:10:55 CET (1294 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:
500 gr d'alcool
400 d'acqua
400 di zucchero
1 arancia bio

In un boccale dove per l'apertura possa entrare una bella arancia "bio",
versare 500 d'alcool, con un grosso ago infilare dello spago nell'arancia,
perforare il frutto da una parte all'altra, badando che lo spago sia abbastanza lungo
per poter appendere nel boccale l'arancia che non deve toccare il liquido.
Chiudere il barattolo ermeticamente e lasciare al buio per 8 giorni.
Passato tale periodo aggiungere lo sciroppo fatto con l'acqua e lo zucchero.
Filtrare per avere il liquore più limpido, deliziarsi, bevendo con moderazione!
E' molto forte!
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Chi sono?
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 21:40:59 CET (4663 letture)
Poesie crepuscolari Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
follia
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
malinconia
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
nostalgia
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

Aldo Palazzeschi
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.54


Lasciatemi divertire
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 21:34:58 CET (4085 letture)
Poesie originali e strane I Poesia-campione: "Lasciatemi divertire" di Palazzeschi

I futuristi suscitano molto scalpore nel mondo letterario per il loro anticonformismo, per la decisione con cui rigettavano il passato e per l'entusiasmo con cui inneggiavano al futuro. Aldo Palazzeschi, in questa poesia, si diverte a sovvertire le regole poetiche tradizionali, sostituendo alle parole suoni inventati e privi di senso e ironizzando sulla funzione della poesia e su se stesso.

Tri tri tri,
fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
licenze, licenze,
licenze poetiche.
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie.

Bubububu
fufufufu
Friù!
Friù!

Se d'un qualunque nesso
son prive,
perchè le scrive
quel fesso?

Bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.

Non è vero che non vogliono dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno
si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!

Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc... Huiusc...
Huisciu... sciu sciu,
Sciukoku... Koku koku,
Sciu
ko
ku

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.

Abì, alì, alarì.
Riririri
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labalav
falala
falala...
eppoi lala...
e lalala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po'forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano
più nulla dai poeti:
e lasciatemi divertire!

Aldo Palazzeschi
commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3.38


Aldo Palazzeschi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 21:32:01 CET (1806 letture)
Biografie I Poeta e scrittore, Aldo Giurlani (che assunse poi il cognome della nonna materna Palazzeschi), nasce a Firenze nel 1885 da una media famiglia borghese specialista nel commercio delle stoffe. Seguiti studi di ordine tecnico, si diplomò in ragioneria nel 1902. Contemporaneamente, essendo molto forte in lui la passione per il teatro, iniziò a frequentare la scuola di recitazione “Tommaso Salvini”, diretta da Luigi Rasi, dove ebbe modo di far amicizia con Marino Moretti. Successivamente passò a lavorare con la compagnia di Virgilio Talli, con la quale debuttò nel 1906.
Scrittore dal temperamento focoso e ribelle, diventa ben presto un provocatore di professione, non solo perché esercita originalissime forme di scrittura ma anche perché propone una lettura della realtà molto particolare, rovesciata rispetto al modo di pensare comune. Esordisce come poeta nel 1905 con il libretto di versi "I cavalli bianchi". Nel 1909, dopo la pubblicazione della terza raccolta di versi, "Poemi", che gli procurò fra l'altro l'amicizia di Marinetti, aderì al Futurismo (di cui Marinetti era appunto il deus-ex-machina) e, nel 1913, iniziò le sue collaborazioni a “Lacerba”, la storica rivista di quella corrente letteraria.
Dei futuristi ammira la lotta contro le convenzioni, contro il passato recente intriso di fumoserie, gli atteggiamenti di palese provocazione tipici del gruppo, le forme espressive che prevedono la “distruzione” della sintassi, dei tempi e dei verbi (per non parlare della punteggiatura) e propongono ”le parole in libertà”.
Quello con i Futuristi è un sodalizio che viene così descritto e commentato dal poeta: “E senza conoscerci, senza sapere l'uno dell'altro, tutti quelli che da alcuni anni in Italia praticavano il verso libero, nel 1909 si trovarono raccolti intorno a quella bandiera; per modo che è col tanto deprecato, vilipeso e osteggiato verso libero, che agli albori del secolo si inizia la lirica del 900”.
Dalle Edizioni Futuriste di “Poesia” esce nel 1911 uno dei capolavori di Palazzeschi, "Il Codice di Perelà", sottotitolato Romanzo futurista e dedicato “al pubblico! quel pubblico che ci ricopre di fischi, di frutti e di verdure, noi lo ricopriremo di deliziose opere d'arte”.
Considerato da numerosi critici uno dei capolavori della narrativa italiana del Novecento, precursore della forma “antiromanzo”, il libro è stato letto come una “favola” che intreccia elementi allusivi a significati allegorici. Perelà è un simbolo, una grande metafora dello svuotamento di senso, della disintegrazione del reale.
Dopo un così clamoroso idillio, ruppe però con il Futurismo nel 1914, quando la sua personalità indipendente e la sua posizione pacifista entrarono in rotta di collisione con la campagna per l'intervento in guerra dei Futuristi, evento che lo porta anche a riavvicinarsi a forme più tradizionali di scrittura di cui ne è esempio il romanzo “Le sorelle Materassi” (altro capolavoro assoluto).
Dopo l'esperienza della prima guerra mondiale, durante la quale riuscì ad evitare di essere mandato al fronte (ma prestò servizio come soldato del genio), mantenne un atteggiamento distanziato ed attendista di fronte al regime fascista e alla sua ideologia di “ritorno all'ordine”. Condusse da quel momento in poi vita molto appartata, intensificando la sua produzione narrativa e collaborando, dal 1926 in poi, al “Corriere della sera”.
Negli anni sessanta si sviluppa comunque il terzo periodo dell’attività letteraria del nostro autore che lo vede nuovamente interessato alle sperimentazioni giovanili.
La contestazione giovanile lo coglie ormai anziano e, considerato da più parti una sorta di "classico" rimasto in vita, prende con poca serietà e con ironico distacco gli allori che i poeti della neoavanguardia innalzano di fronte al suo nome, riconoscendolo come precursore . Fra le sue ultime opere miracolosamente uscite dalla sua penna all'alba degli ottant'anni troviamo "Il buffo integrale" (1966) in cui lo stesso Italo Calvino riconobbe un modello per la propria scrittura, la favola surreale "Stefanino" (1969), il "Doge" (1967) e il romanzo "Storia di un’amicizia" (1971). Muore il 17 agosto 1974, all’Ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina.
In sintesi, la sua opera è stata definita, da alcuni dei maggiori critici del Novecento come una “Favola surreale e allegorica”. Palazzeschi, insomma, è stato un protagonista delle avanguardie del primo Novecento, un narratore e poeta d'eccezionale originalità, dalla multiforme attività letteraria, di alto livello anche in rapporto con gli sviluppi della cultura europea di quel periodo.


(da www.leonardo.it)
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Dai "Canti di Castelvecchio"
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 15:06:08 CET (3910 letture)
Poesie di Pascoli La partenza del boscaiolo

La scure prendi su, Lombardo,
da Fiumalbo e Frassinoro!
Il vento ha già spiumato il cardo,
fruga la tua barba d'oro.
Lombardo, prendi su la scure,
da Civago e da Cerù:
è tempo di passar l'alture:
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Più fondo scavano le talpe
nelle prata in cui già brina.
E` tempo che tu passi l'Alpe,
ché la neve s'avvicina.
Le talpe scavano più fondo.
Vanno più alte le gru.
Fa come queste, e va pel mondo:
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Per le faggete e l'abetine,
dalle fratte e dal ruscello,
quel canto suona senza fine,
chiaro come un campanello.
Per l'abetine e le faggete
canta, ogni ora ogni dì più,
la cinciallegra, e ti ripete:
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Di bosco è come te, la cincia:
campa su la macchia anch'essa.
Sa che, col verno che comincia,
ti finisce la rimessa.
La cincia è come te, di bosco:
sa che pane non n'hai più.
Va dove n'ha rimesso il Tosco:
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Le gemme qua e là col becco
picchia: anch'essa è taglialegna.
Nel bosco è un picchierellar secco
della cincia che t'insegna.
Col becco qua e là le gemme
picchia al mo' che picchi tu.
Va, taglialegna, alle maremme...
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Ha il nido qua e là nei buchi
d'ischie o d'olmi, ove gli garba;
e pensa forse a que' tuoi duchi,
grandi, dalla lunga barba.
Nei buchi erbiti dove ha il nido,
pensa al gran tempo che fu;
e getta ancora il vecchio grido:
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Un'azza è quella con cui squadri
là, nel verno, il pino e il cerro;
con cui picchiavano i tuoi padri
sopra i grandi elmi di ferro.
Tu squadri i tronchi, ora; con l'azza
butti le foreste giù.
Va ora senza più corazza...
tient'a su! tient'a su! tient'a su!
Rimane nella valle il canto.
Sono ormai, le cincie, sole.
La scure dei lombardi intanto
lassù brilla contro al sole.
E sempre il canto che rimane,
giunge in alto alla tribù,
che parte a guadagnarsi il pane:
tient'a su! tient'a su! tient'a su!


L'uccellino del freddo

Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
Il tuo trillo sembra la brina
che sgrigiola, il vetro che incrina...
trr trr trr terit tirit...
Viene il verno. Nella tua voce
c'è il verno tutt'arido e tecco.
Tu somigli un guscio di noce,
che ruzzola con rumor secco.
T'ha insegnato il breve tuo trillo
con l'elitre tremule il grillo...
trr trr trr terit tirit...
Nel tuo verso suona scrio scrio,
con piccoli crepiti e stiocchi,
il segreto scricchiolettio
di quella catasta di ciocchi.
Uno scricchiolettio ti parve
d'udirvi cercando le larve...
trr trr trr terit tirit...
Tutto, intorno, screpola rotto.
Tu frulli ad un tetto, ad un vetro.
Così rompere odi lì sotto,
così screpolare lì dietro.
Oh! lì dentro vedi una vecchia
che fiacca la stipa e la grecchia...
trr trr trr terit tirit...
Vedi il lume, vedi la vampa.
Tu frulli dal vetro alla fratta.
Ecco un tizzo soffia, una stiampa
già croscia, una scorza già scatta.
Ecco nella grigia casetta
l'allegra fiammata scoppietta...
trr trr trr terit tirit...
Fuori, in terra, frusciano foglie
cadute. Nell'Alpe lontana
ce n'è un mucchio grande che accoglie
la verde tua palla di lana.
Nido verde tra foglie morte,
che fanno, ad un soffio più forte...
trr trr trr terit tirit...

La capinera


Il tempo si cambia: stasera
vuol l'acqua venire a ruscelli.
L'annunzia la capinera
tra li àlbatri e li avornielli:
tac tac.
Non mettere, o bionda mammina,
ai bimbi i vestiti da fuori.
Restate, che l'acqua è vicina:
udite tra i pini e gli allori:
tac tac.
Anch'essa nel tiepido nido
s'alleva i suoi quattro piccini:
per questo ripete il suo grido,
guardando il suo nido di crini:
tac tac.
Già vede una nuvola a mare:
già, sotto le goccie dirotte,
vedrà tutto il bosco tremare,
covando tra il vento e la notte:
tac tac.

Valentino


Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de' tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.
Costa; ché mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d'un mese
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
Poi, le galline chiocciarono, e venne
marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo, così con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l'uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa
ch'oltre il beccare, il cantare, l'amare,
ci sia qualch'altra felicità

Canzone di marzo

Che torbida notte di marzo!
Ma che mattinata tranquilla!
che cielo pulito! che sfarzo
di perle! Ogni stelo, una stilla
che ride: sorriso che brilla
su lunghe parole.
Le serpi si sono destate
col tuono che rimbombò primo
Guizzavano, udendo l'estate,
le verdi cicigne tra il timo;
battevan la coda sul limo
le biscie acquaiole.
Ancor le fanciulle si sono
destate, ma per un momento;
pensarono serpi, a quel tuono;
sognarono l'incantamento.
In sogno gettavano al vento
le loro pezzuole.
Nell'aride bresche anco l'api
si sono destate agli schiocchi.
La vite gemeva dai capi,
fremevano i gelsi nei nocchi.
Ai lampi sbattevano gli occhi
le prime viole.
Han fatto, venendo dal mare,
le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch'è ciò che ci vuole.
Sì, ciò che ci vuole. Le loro
casine, qualcuna si sfalda,
qualcuna è già rotta. Lavoro
ci vuole, ed argilla più salda;
perché ci stia comoda e calda
la garrula prole.

Il croco

I
O pallido croco,
nel vaso d'argilla,
ch'è bello, e non l'ami,
coi petali lilla
tu chiudi gli stami
di fuoco:
le miche di fuoco
coi lunghi tuoi petali
chiudi nel cuore
tu leso, o poeta
dei pascoli, fiore
di croco!
Voi l'acqua di polla
ravvivi, o viole,
non chi la sua zolla
rivuole!


II
Ma messo ad un riso
di luce e di cielo,
per subito inganno
ritorna il tuo stelo
colà donde l'hanno
diviso:
tu pallido, e fiso
nel raggio che accora,
nel raggio che piace,
dimentichi ch'ora
sei esule, lacero,
ucciso:
tu apri il tuo cuore,
ch'è chiuso, che duole,
ch'è rotto, che muore,
nel sole!

Temporale



E` mezzodì. Rintomba.
Tacciono le cicale
nelle stridule seccie.
E chiaro un tuon rimbomba
dopo uno stanco, uguale,
rotolare di breccie.
Rondini ad ali aperte
fanno echeggiar la loggia
de' lor piccoli scoppi.
Già, dopo l'afa inerte,
fanno rumor di pioggia
le fogline dei pioppi.
Un tuon sgretola l'aria.
Sembra venuto sera.
Picchia ogni anta su l'anta.
Serrano. Solitaria
s'ode una capinera,
là, che canta... che canta...
E l'acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti,
sopra i fumidi campi.
S'è sfatto il cielo: a scosse
v'entrano urlando i venti
e vi sbisciano i lampi.
Cresce in un gran sussulto
l'acqua, dopo ogni rotto
schianto ch'aspro diroccia;
mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l'acquazzone una chioccia.
Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
fa tremare ogni vetro,
tra il vento e l'acqua, buono,
s'ode quel croccolare
co' suoi pigolìi dietro.

La mia sera


Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E`, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Né io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.
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Da "Il ritorno a San Mauro"
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 14:53:12 CET (1722 letture)
Poesie di Pascoli La Messa

La squilla sonava l'entrata.
Diceva con voce affrettata:
- Non entri? Non entri? Perché?
C'è un rito con fiori, con ceri,
con fiocchi d'incenso leggieri.
Su, entra, ché suono per te.
Udrai dopo un chiaro tintinno,
salire la gloria d'un inno
dall'organo che gemerà.
C'è un vecchio che mormora stanco
con tutto un suo tremolìo bianco,
parole di felicità.
La panca vedrai dove un giorno
veniva coi piccoli intorno
tua mamma: venivi anche tu.
Pregava (tuo padre non c'era)
pregava; ma quella preghiera
s'è forse smarrita laggiù.
T'udrai (sa il tuo nome!) chiamare
da quella... Ha le lagrime amare
del cuore che invano pregò.
Non entri? Anche tu piangerai.
Ma il piangere è buono, lo sai;
ma il piangere è buono, lo so.
Sonai per tua mamma... ma grave,
ma dolce, ma pia, come un Ave.
sonai per la madre che fu!
Sonai con rintocchi sì piani!
pensando che aveva lontani
voi, bimbi, che non vide più...



Mia madre


Zitti, coi cuori colmi,
ci allontanammo un poco.
Tra il nereggiar degli olmi
brillava il cielo in fuoco.
... Come fa presto sera,
o dolce madre, qui!
Vidi una massa buia
di là del biancospino:
vi ravvisai la thuia,
l'ippocastano, il pino...
... Or or la mattiniera
voce mandò il luì;
Tra i pigolìi dei nidi,
io vi sentii la voce
mia di fanciullo... E vidi,
nel crocevia, la croce.
... sonava a messa, ed era
l'alba del nostro dì:
E vidi la Madonna
dell'Acqua, erma e tranquilla,
con un fruscìo di gonna,
dentro, e l'odor di lilla.
... pregavo... E la preghiera
di mente già m'uscì!
Sospirò ella, piena
di non so che sgomento.
Io me le volsi: appena
vidi il tremor del mento.
... Come non è che sera,
madre, d'un solo dì?
Me la miravo accanto
esile sì, ma bella:
pallida sì, ma tanto
giovane! una sorella!
bionda così com'era
quando da noi partì.



Giovannino


In una breccia, allo smorir del cielo,
vidi un fanciullo pallido e dimesso.
Il fior caduto ravvisò lo stelo;
io nel fanciullo ravvisai me stesso.
Ci rivedemmo all'ultimo riflesso;
e sì, l'uno dell'altro ebbe pietà.
Gli dissi: - Tu sei qui solo soletto:
un mucchiarello d'alga presso il mare.
Hai visto un chiuso, e tu non hai più tetto;
di là c'è gente, e tu vorresti entrare.
Oh! quella casa è senza focolare:
non c'è, fuor che silenzio, altro, di là. -
Scosse i capelli biondi di su gli occhi.
- No! - mi rispose: - là c'è il camposanto.
Tua madre ti riprende sui ginocchi;
tu ti rivedi i fratellini accanto.
Si trova un bacio quando qui s'è pianto;
si trova quello che smarrimmo qui. -
- O fior caduto alla mia vita nuova! -
io rispondeva, - o raggio del mattino!
Io persi quello che non più si trova,
e vano è stato il lungo mio cammino.
A notte io vedo, stanco pellegrino,
che deviai su l'alba del mio dì!
Felice te che a quello che rimpiango,
così da presso, al limitar, rimani! -
- Misero me, che fuori ne rimango,
così lontano come i più lontani!
Alla porta che s'apre alzo le mani,
ma tu sai ch'io... non posso entrarvi più.
S'apre a tant'altri gracili fanciulli,
addormentati sui lor lunghi temi,
addormentati in mezzo ai lor trastulli;
s'apre appena e si chiude e par che tremi:
assai se, là, venir tra i crisantemi
vedo la rossa veste di Gesù!... -



Commiato


Una stella sbocciò nell'aria.
Le risplendé nelle pupille.
Su la campagna solitaria
tremava il pianto delle squille.
- E` ora, o figlio, ora ch'io vada.
Sono stata con te lunghe ore.
Tra questi bussi è la mia strada;
la tua, tra quelle acacie in fiore.
Sii buono e forte, o figlio mio:
va dove t'aspettano. Addio!
...Venir con te? Ma non è dato!
Sai pure: m'han cacciata via.
Ci fu chi non mi volle allato
nel mondo, così larga via;
chi non permise che, sia pure,
stessi con le mie creature.
...Tu venir qui? Viene chi muore...
E tu vuoi dunque venir qui.
Sei stanco: è vero? Hai male al cuore.
Quel male l'ebbi anch'io, Zvanî!
E` un male che non fa dormire;
ma che alfine poi fa morire. -
Si chiudevano i casolari.
Cresceva l'ombra delle cose.
Ancor tra i lontani filari
traspariva color di rose.
- Ma dimmi, o madre, dimmi almeno,
se nel tramonto del suo giorno
tuo figlio si deve sereno
preparare per un ritorno!
se ciò che qualcuno ci prende,
v'è qualch'altro che ce lo rende!
Ricorderò quella preghiera
con quei gesti e segni soavi;
tuo figlio risarà qual era
allora che glieli insegnavi:
s'abbraccerà tutto all'altare:
ma fa che ritorni a sperare!
A sperare e ora e nell'ora
così bella se a te conduce!
O madre, fa ch'io creda ancora
in ciò ch'è amore, in ciò ch'è luce!
O madre, a me non dire, Addio,
se di là è, se teco è Dio! -
Sfioriva il crepuscolo stanco.
Cadeva dal cielo rugiada.
Non c'era avanti me, che il bianco
della silenziosa strada.

Giovanni Pascoli
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Giovanni Pascoli
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 14:49:57 CET (1975 letture)
Biografie I Giovanni Pascoli (1855-1912) nasce a S.Mauro di Romagna. All'età di dodici anni perde il padre, ucciso da una fucilata sparata da ignoti; la famiglia è così costretta a lasciare la tenuta che il padre amministrava e perde la tranquillità economica di cui godeva. Nei successivi sette anni Pascoli perde la madre, una sorella e due fratelli; prosegue gli studi a Firenze e poi a Bologna. Qui aderisce alle idee socialiste, fa propaganda e viene arrestato nel 1879; nel 1882 si laurea in lettere. Insegna greco e latino a Matera, Massa e Livorno, cercando di riunire attorno a sè i resti della famiglia e pubblicando le prime raccolte di poesie: "L'ultima passeggiata" (1886) e "Myricae" (1891). L'anno seguente vince la prima delle sue 13 medaglie d'oro al concorso di poesia latina di Amsterdam. Dopo un breve soggiorno a Roma, va ad abitare a Castelvecchio con una sorella e passa all'insegnamento universitario, prima a Bologna, poi a Messina e a Pisa; pubblica tre saggi danteschi e varie antologie scolastiche. La sua produzione poetica prosegue con i "Poemetti" (1897) e i "Canti di Castelvecchio" (1903); sempre nel 1903 raccoglie i suoi discorsi sia politici (si era intanto convertito al credo nazionalista), che poetici e scolastici nei "Miei pensieri di varia umanità". Rileva poi la cattedra di letteratura italiana a Bologna, succedendo al Carducci al cui insegnamento si riallaccia; pubblica gli "Odi ed inni" (1907), le "Canzoni di re Enzo" e i "Poemi italici" (1908-11). La sua produzione poetica, vasta ed eclettica, consistette in un incessante sforzo di ricerca metrica e formale imperniata su temi vari, quali: il gusto per le piccole cose, viste con gli occhi di un bambino; il torbido, il nascosto; l'ansioso bisogno di quiete, di un "nido" sereno di affetti; il simbolismo; la celebrazione, propria delle sue ultime opere. Nel 1912 la sua salute peggiora e deve lasciare l'insegnamento e curarsi a Bologna, dove muore poco dopo.
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La preraffaelita
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 14:48:28 CET (1205 letture)
Poesie racconti e fiabe di Gozzano Sopra lo sfondo scialbo e scolorito
surge il profilo della donna intenta,
esile il collo; la pupilla spenta
pare che attinga il vuoto e l'infinito.
Avvolta d'ermesino e di sciamito
quasi una pompa religiosa ostenta;
niuna mollezza femminile allenta
l'esilità del busto irrigidito.
Tien fra le dita de la manca un giglio
d'antico stile, la sua destra posa
sopra il velluto d'un cuscin vermiglio.
Niuna dolcezza è ne l'aspetto fiero;
emana da la bocca lussuriosa
l'essenza del Silenzio e del Mister.

Guido Gozzano
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Primavere romantiche
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 14:28:19 CET (1922 letture)
Poesie racconti e fiabe di Gozzano Tu parlavi, Mamma: la melodia
della voce suscitava alla mia mente
la visione del tuo sogno perduto. Or
ecco: ho imprigionato il sogno con
una sottile malia di sillabe e di versi
e te lo rendo perché tu riviva le
gioie della giovinezza.
Non turbate il silenzio. Tutto tace
verso la donna rivestita a lutto:
la campagna, lo stagno, il cielo, tutto
illude la dolente... O pace! pace!
O pace, pace! Poiché nulla spera
ormai la donna declinante. Invano
fiorisce di viole il colle e il piano:
non ritorna per lei la primavera.
Oh antiche primavere! Oh i suoi vent'anni
oimè per sempre dileguati. Quanto,
oh quanto ella ha sofferto e come ha pianto!
Atroci sono stati i suoi affanni.
Nulla più spera ormai: però la bella
timida primavera che sorride
dilegua la mestizia che la uccide,
e un sogno antico in lei si rinnovella.
Non pure ieri il piede ella volgea
allo stagno che l'isola circonda?
Ella recava un libro ove la bionda
reina per il paggio si struggea:
(avea il volume incisioni rare
dove il bel paggio con la mano manca
alla donna offeria la rosa bianca
e s'inchinava in atto d'adorare).
O sogni d'altri tempi, o tanto buoni
sogni d'ingenuità e di candore,
non sapevate il vuoto e il vostro errore
o innocenti d'allor decameroni!
Ella col libro qui venia leggendo
e a quando a quando in terra s'inchinava
la mammola, l'anemone, e la flava
primula prestamente raccogliendo.
Oh tutto Ella ricorda: le turchine
rose trapunte della bianca veste,
la veste bianca in seta, e la celeste
fascia che le gonfiava il crinoline.
Poi apriva il cancello, e il ponte stesso
dove or riposa la persona stanca
allora trascorreva agile e franca
né s'indugiava come indugia adesso.
Poi entrava nell'isola, e furtiva
in fra il tronco del tremulo e del faggio
guatava se al boschivo romitaggio
l'amico del suo sogno conveniva.
Oh tutto Ella ricorda! Ecco apparire
l'Amato: giunge al margine del vallo
dell'acque, e raffrenato il suo cavallo
il cancello la supplica d'aprire.
«Non dunque accetta è l'umile dimanda
del vostro paggio, o bella castellana?
Combattuto ha per voi; fatto gualdana
egli ha per voi, magnifica Jolanda.»
Egli disse per gioco. D'un soave
sorriso ella rispose: assai le piacque
il madrigale, ed al di là dell'acque,
sorridendo d'amor, getta la chiave.
Oh tutto Ella rammemora. Non fu
ieri? No, non fu ieri. Il lungo affanno
ella dunque già scorda? O atroce inganno
quel dolce aprile non verrà mai più...
Non turbate il silenzio. Tutto tace
verso la donna rivestita a lutto,
la campagna, lo stagno, il cielo, tutto
illude la dolente... O pace, pace!

Guido Gozzano
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Salvezza
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 14:22:50 CET (1878 letture)
Poesie racconti e fiabe di Gozzano Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?...
Benedetto il sopore
che m'addormenterà...
Ho goduto il risveglio
dell'anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.
Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.

Guido Gozzano
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Guido Gozzano
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 marzo @ 14:20:04 CET (2119 letture)
Biografie I Principale rappresentante, assieme a Corazzini, Govoni, Palazzeschi, Moretti, della scuola poetica detta dei Crepuscolari, il poeta e dandy torinese Guido Gozzano amava le tradizioni; amava rinnovare le tradizioni; amava gli ultimi sospiri delle antiche tradizioni. Tali elementi, contraddittori forse, si fusero nella sua poesia “crepuscolare”, densa di tenerezza per “le piccole cose”, accenni chiaramente estetizzanti, ed un’imponente ombra di decadenza all’italiana.
Guido Gustavo Gozzano nasce a Torino il 19 dicembre 1883. Di famiglia borghese benestante, trascorre i suoi primi vent’anni tra le numerose proprietà famigliari, sparse tra Torino ed Agliè, nel Canavese. Frequenta l’università senza mai laurearsi in giurisprudenza (nondimeno, amava presentarsi come avvocato, tanto che si può dire che lo fosse davvero, anche se non a tutti gli effetti). Tuttavia, anche se con la laurea, si sarebbe potuto permettere di non esercitare mai il mestiere.
Collabora, poco più che ventenne, a varie riviste con prose e racconti, riscotendo un discreto successo. Inizialmente ammiratore del D’Annunzio, Gozzano scrive nel 1907 “La via del rifugio”, in cui imita chiaramente lo stile ridondante del Vate, seppur già attenuato da una certa aura malinconica e vaga, che sa di spleen e di irrispettoso trastullo.
Le cose cambiano radicalmente dopo questa data: il dandy piemontese scopre d’avere il cosiddetto “mal sottile” (la tisi), e questo suo appuntamento con la morte incide profondamente nella seconda raccolta di poesie, che pubblica nel 1911; “I Colloqui” riscuotono maggior successo della raccolta precedente, anche se dispiacciono a molti critici, che vi intuiscono un amaro di fondo ed allo stesso tempo una leggerezza svogliata che disturba non poco gli animi ottimisti ma chiusi dei piemontesi d’inizio secolo.
Tra il 1907 ed il 1909 c’è la relazione con la poetessa Amalia Guglielminetti; tale relazione ha un carattere precipuamente mondano e letterario, più che di una vera relazione amorosa. I due avranno brevi incontri, in cui la poetessa spera ogni volta di conquistare il bel poeta, che da parte sua non pare intenzionato a farsi sedurre più di tanto.
La malinconica rassegnazione alla morte viene spazzata via da un breve miraggio di guarigione o di miglioramento, compiendo, all’età di trent’anni, un lungo viaggio in India; tiene in questi giorni una sorta di diario di bordo, del quale manda le pagine a pubblicare, a beneficio della Stampa torinese (“Verso la cuna del mondo”, pubblicato postumo). Tuttavia l’agognata guarigione si rivela ben presto una bolla di sapone, e Gozzano deve interrompere il viaggio, tornando in patria più malato ma anche più rasserenato di prima.
Tra il ’15 ed il ’16 pare che Guido componga varii soggetti cinematografici per la casa produttrice Ambrosio, luminare del cinema muto di quegli anni, ma le fonti non sono precise né abbastanza attendibili.
Il poeta si spegne a Torino il 9 agosto 1916, e due giorni dopo viene seppellito nel cimitero di Agliè.Di Guido è ricordata la “bella voce”, è tramandata una essenziale, garbata, gestualità. Di lui soprattutto, viene replicato il profilo di un “giovin signore”, misurato ed elegante, signorilmente compito […]. “Aristocratico”, lo ricordano Salvator Gotta eEmilio Zanzi.”
Gozzano si presenta a Mario Vugliano “inchinevole, cerimonioso, timido, biondino, tirato a lucido dai capelli alle scarpe. […] Industre per parole scelte e ben collocate, che prendevano e davano spicco al comune discorso. […] portava una cravatta nera a farfalla”. Tale “insegna esterna di poesia”, non è sufficiente, comunque, “a levargli l’aspetto di giovane molto ‘comesideve’”.
La testimonianza è preziosa, soprattutto perché fa contrasto con l’immagine di “esteta elettissimo” che Gozzano al suo esordio letterario tende a dare di sé, in verso ed in prosa. Ciò accade negli anni tra il 1903 ed il 1904. ma subito dopo, nel 1905, l’autoritratto che Guido ci consegna è capovolto: è il profilo di un poeta borghese, che oppone, alle stravaganze dell’esteta, la sua “scialba persona biondiccia”, la propria “democrazia estetica”, i propri “solini”, le sue “cravatte provinciali”.
Appare chiaro che Gozzano bada continuamente a cambiare le carte in tavola, a proporre di sé un identikit contraddittorio.
Il Gozzano ventenne è un assiduo frequentatore di teatri, sale da concerto, e soprattutto caffè. Capeggiando un ristretto gruppo di giovani intellettuali scapestrati, Guido si lancia in scorribande notturne, commerci con le “cameriste”, visite alle attrici. Si presentava al Fiorio “elegantissimo e impeccabile tra noi goliardi, fantasticanti e dissipati” ricorda Calacaterra: “passava lunghe ore nei caffè, parlando di arte e di letteratura, di storia e filosofia, esaltando i parnassiani… e intanto centellinava qualche liquore o assaporava a fior di labbra, con gesto raffinato, un poco d’assenzio, la ‘fata verdeamara’, che diceva dargli qualche dolcezza. Poi spesso allontanavasi col fido suo Carlo Vallini per qualche avventura notturna”.
(da: “Guido Gozzano, vita breve di un rispettabile bugiardo”, G. De Rienzo - Rizzoli 1982)
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Sono una stella
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:14:18 CET (1366 letture)
Poesie e altro di Hesse I Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nel proprio ardore.

Io sono il mare di notte in tempesta
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.

Sono dal vostro mondo
esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.

Son la passione senza parole
senza pietre del focolare, senz'arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala.


Hesse

Biografia
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Nella nebbia
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:13:00 CET (1562 letture)
Poesie e altro di Hesse I Strano, vagare nella nebbia!
E' solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l'altro
ognuno è solo.


Hesse

Biografia
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Alla malinconia
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:11:28 CET (1648 letture)
Poesie e altro di Hesse I Nel vino e negli amici ti ho sfuggita,
poiché dei tuoi occhi cupi avevo orrore,
io figlio tuo infedele ti obliai
in braccia amanti, nell'onda del fragore.

Ma tu mi accompagnavi silenziosa,
eri nel vino ch'io bevvi sconsolato,
eri nell'ansia delle mie notti d'amore
perfino nello scherno con cui ti ho dileggiata.

Ora conforti tu le membra mie spossate,
hai accolto sul tuo grembo la mia testa
ora che dai miei viaggi son tornato:
giacché ogni mio vagare era un venire a te.


Hesse

Biografia
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Lamento
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:10:12 CET (1113 letture)
Poesie e altro di Hesse I Non ci è dato di essere.
Noi siamo soltanto un fiume,
aderiamo ad ogni forma:
al giorno ed alla notte,
al duomo e alla caverna passiamo oltre,
l'ansia di essere ci incalza.
Forma su forma riempiamo senza tregua,
nessuna ci diviene patria, gioia o pena,
sempre siamo in cammino, ospiti sempre,
non c'è campo né aratro per noi, né pane cresce.
E non sappiamo cosa Dio ci serbi,
gioca con noi, argilla nella mano,
muta e cedevole che non piange o ride,
mille volte impastata e mai bruciata.
Potessimo, una volta, farci pietra, durare!
Questa è la nostra eterna nostalgia,
ma un brivido perdura a raggelarci
e non c'è pace sulla nostra via.


Hesse

Biografia
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Luce del mattino
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:08:32 CET (1535 letture)
Poesie e altro di Hesse I Gioventù, paese cento volte dimenticato
e perduto, luce della vita, oggi m'inondi
di un tuo tardivo sapere, sprizzato
dal lungo, greve sonno dell'anima profonda.
Dolce, soave luce, sorgiva appena nata!

Tra allora e adesso l'intera vita,
ahi, troppo spesso opima, superba ritenuta,
non conta più. Voi sole, a me restituite,
odo, fiabesche melodie perdute, giovani,
e insieme vecchie eternamente,
obliati, antichi fanciulleschi canti.

Su ogni turbine, polvere vorticante,
splendi lassù, alta sul mio cammino,
oltre i falliti sforzi del vagabondo errore,
fonte serena, pura luce del mattino!


Hesse

Biografia
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Scricchiolio di un ramo spezzato
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:07:24 CET (1070 letture)
Poesie e altro di Hesse I Ramo spezzato e scheggiato,
che ormai pende anno dopo anno
e asciutto scricchiola al vento il suo canto,
senza più fogliame né scorza,
spelato, scialbo, di lunga vita
di lunga morte stanco.
Secco risuona e tenace il suo canto,
caparbio risuona e in segreto angoscioso
ancora per tutta un'estate,
per tutto un inverno ancora.


Hesse

Biografia
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Annette al suo amato
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:05:00 CET (1220 letture)
Poesie  e opere di Goethe Ho visto Doride accanto a Damota,
Lui le prese teneramente la mano.
Si guardarono fissi negli occhi, poi
guardarono in giro, che non vegliassero genitori;
e poiché non videro nessuno,
svelti - ma bene -
fecero come facciamo noi.

Goethe
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Mentre andavo
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:01:44 CET (1775 letture)
Poesie  e opere di Goethe Mentre andavo

Andavo per i campi
così, per conto mio,
e non cercare niente
era quello che volevo.

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Cupido, monello testardo
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 23:00:25 CET (1508 letture)
Poesie  e opere di Goethe Cupido, monello testardo!
M'hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!

Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d'inverno
e arde me misero.

Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l'animula
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.


Goethe

Biografia
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Dove siamo nati?
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 22:56:43 CET (1311 letture)
Poesie  e opere di Goethe Da dove siamo nati?
Dall'amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L'amore.
Si può trovare anche l'amore?
Con amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L'amore.
Cosa deve unirci sempre?
L'amore.

Goethe
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Per te amore mio
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 22:53:11 CET (1600 letture)
Poesie di Prevert

Per te amore mio

Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato fiori
Per te amor mio
Sono andato al mercato di ferraglia
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amor mio
E poi sono andato al mercato degli schiavi
E t'ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.


Jacques Prevert
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In estate come in inverno
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 22:50:00 CET (1110 letture)
Poesie di Prevert

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Accanto a lui un imbecille
un signore che ne ha
tristemente pesca con la lenza
Egli non sa perché
vedendo passare una chiatta
la nostalgia lo afferra
Anch'egli vorrebbe partire
lontano lontano sull'acqua
e vivere una nuova vita
con un po' di pancia in meno.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Il bravo pescatore con la lenza
torna a casa senza un sol pesce
Apre una scatoletta di sardine
e poi si mette a piangere
Capisce che dovrà morire
e che non ha mai amato
Sua moglie lo compatisce
con un sorriso ironico
E' una ignobile megera
una ranocchia d'acquasantiera.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Sa bene che i battelli
son grandi topaie sul mare
e che per i bassi salari
le belle barcaiole
e i loro poveri battellieri
portano a spasso sui fìumi
una carrettata di fìgli
soffocati dalla miseria
in estate come in inverno
con non importa qual tempo.


Jacques Prevert
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I ragazzi che si amano
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 22:48:05 CET (13073 letture)
Poesie di Prevert

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore


Jacques Prevert
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La nostra gita e altre poesie
Postato da Grazia01 il Martedì, 07 marzo @ 22:29:10 CET (1322 letture)
Le poesie e altro di Grazia I

La nostra gita

Nella piazza gremita mi hai sorriso,
poi dolcemente hai preso la mia mano
e ci siamo avviati.
L’azzurro si alternava alla pioggia,
nuvole bianche a nuvole nere,
faticose salite a dolci pendii,
terreni sconnessi a verdi prati.
Leggi Tutto... | 5578 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


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