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Noi che eravamo bambini negli anni ‘50
Postato da Grazia01 il Lunedì, 06 ottobre @ 19:24:37 CEST (552 letture)
Un pensiero al giorno







Noi che eravamo bambini negli anni ‘50 … come abbiamo fatto a sopravvivere?

- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…
- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.




- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.
- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco e le nostre ginocchia erano sempre sbucciate per le cadute
- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia dell’acqua minerale e mangiavamo la frutta sugli alberi senza lavarla. Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni



- Ci costruivamo anche quasi tutti i giochi: spade, archi, frecce … Giocavamo sempre alla guerra ed ora siamo pacifisti.
- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto sempre sporchi ed ammaccati.
- La scuola durava fino a mezzoggiorno, arrivavamo a casa per pranzo, facevamo i compiti (incredibile, da soli!), poi fuori!



- Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente , ma non c’era alcuna denuncia per questi incidenti. la colpa non era di nessuno se non di noi stessi.
- Mangiavamo biscotti, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di soprappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare (ma anche solo pane e non eravamo denutriti)
- Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.




- Non avevamo playstation, nintendo 64, x box, videogiochi , televisione via cavo con 99 canali , videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computers, chatroom su internet … invece avevamo amici.
- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico , suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era li e uscivamo a giocare.
- Si! li fuori!, nel mondo crudele! senza un guardiano! come abbiamo fatto?.




- Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita;
non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati non subivano alcuna delusione che si trasformava in trauma.



- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.
- Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità ed imparavamo a gestirli.




La grande domanda è:come abbiamo fatto a sopravvivere? e, ad essere le persone che siamo ora ?
appartieni a questa generazione? se la risposta è si, allora raccontalo a gente più giovane perché sappiano come eravamo prima………… sicuramente diranno che eravamo dei noiosi, però siamo stati molto felici!!!!!!!!! -




Dal Web


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La vita è breve
Postato da Grazia01 il Domenica, 05 ottobre @ 19:41:37 CEST (438 letture)
Un pensiero al giorno








La vita è breve


La vita è breve,
cambia le regole,
perdona velocemente,
bacia lentamente,
ama veramente,
ridi incontrollabilmente
e non rimpiangere mai
ciò che ti fa sorridere.




Buona settimana

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Il perdono
Postato da rosarossa il Domenica, 05 ottobre @ 18:26:48 CEST (472 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










IL PERDONO

Il perdono è fratello gemello dell’amore
in senso lato, che da che mondo esiste
ha sempre perdonato.
Quando qualcuno in malafede ferisce e
sa di aver sbagliato!
Si agita, fluttua nell'anima il male
che ha arrecato e
non trova pace;
solo quando
riesce ad abbracciare il
cuore che ha ferito,
si calma e torna a essere sereno,
perché il generoso cuor l’ha perdonato.


Rosarossa

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Buona notte fratello
Postato da Grazia01 il Sabato, 04 ottobre @ 18:31:29 CEST (481 letture)
Ricerche d'autore












Buona notte, fratello



Pizzi di bianco nel cielo
pulito presso le stelle;
il sole già si quieta
in riflessi che scendono a valle.
Nel tenue verde pigolano
sparuti passeri prima del sonno
che calma la fame e la paura.
Ora è pace,
e il cuore l'avverte
fisso ad un cielo d'incanto,
e sente lontano un suono
nell' aria fatta leggera.
- Buona notte, fratello, -
trilla l'ultima campana
d'una sperduta pieve,
- .. buona notte! .. -


E la mente già riposa
e sogna
l'alba di un giorno nuovo.



Mario Milani

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I piaceri dell'amore
Postato da Grazia01 il Venerdì, 03 ottobre @ 19:19:18 CEST (531 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II











I piaceri dell'amore



I piaceri dell’amore

durano un solo istante

le sofferenze dell’amore

durano tutta la vita.

Quante sofferenze

per avere un solo istante.

Allora ho cambiato

l’orologio del tempo

per fermarlo solo sui

piaceri dell’amore

ed è per questo che penso

solo a te

e resisto in nome dell’amore

che riempie il mio cuore.


r.chesini


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Sogni inaspettati
Postato da Grazia01 il Venerdì, 03 ottobre @ 18:46:21 CEST (486 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI












Sogni inaspettati

Dietro un cancello arrugginito
ho lasciato grandi sogni
ma se ti guardo negli occhi
ne nascono di nuovi.
Cambiano le nostre stagioni
ma anche questa
può essere inaspettatamente bella.

Grazia

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Notte d'inverno
Postato da Grazia01 il Giovedì, 02 ottobre @ 18:46:15 CEST (611 letture)
Ricerche d'autore








Notte d'inverno

Lacrime di giovani occhi presto si asciugano
Lacrime che cadono tardi non si asciugano più.
Molte parole si dicono ai giovani per confortarli.
Nessuno sa cosa al vecchio dire che lo consoli.
Così restiamo seduti a fronte io e te.
Anche nel buio vedo luccicare i tuoi occhi.
Muti ascoltiamo il vento d'inverno la fuori.
Tutto il dolore meglio affidarlo al vento.

Yuan Chen


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Ma resta ancora la speranza
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 settembre @ 19:16:13 CEST (423 letture)
Ricerche d'autore








Ma resta ancora la speranza

Torna spesso il ricordo
di una gioia lontana
che uomini e tempo
lentamente
hanno assassinato.
L'ansia di questa vita tormentata
m'ha solcato volto e cuore
ma resta ancora la speranza.

Mario Bezzini


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Nel Duomo di Milano
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 settembre @ 19:03:27 CEST (950 letture)
Milano mia I








Nel Duomo di Milano


Solenni
verticali preghiere
di pietra
in un cielo di penombra:
isola dello spirito
nel frastuono del mondo.
La fede qui non è ansia
e tormento
ma un cantico.
Vive
anche se l 'hai perduta.

Carlo Beghi

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AUTUNNO DI GRIGIO VESTITO
Postato da rosarossa il Lunedì, 29 settembre @ 18:47:27 CEST (487 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX








AUTUNNO DI GRIGIO VESTITO

Autunno che arrivi con passo leggero
dell’estate fermi il chiassoso clamore,
entri serioso di grigio vestito
il viso scuro lo sguardo accigliato.
A tutti mostri orgoglio e vigore.
Scuoti gli alberi, le foglie agonizzanti
Fai cadere!
Li deponi al suolo ove marcire e
Inesorabilmente poi, morire.
Agonizzante, guardano i rami denudati
languenti,
vorrebbero come un tempo in alto risalire
e verdi, fresche adagiarsi sopra e
con grande amore ricoprire!

Rosarossa


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Emozioni
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 settembre @ 18:43:32 CEST (432 letture)
Un pensiero al giorno
]









Nella nostra società le emozioni in generale vengono scoraggiate.
Benché senza dubbio il pensiero creativo, come ogni altra attività creativa,
sia inseparabilmente legato alle emozioni, è diventato un ideale pensare
e vivere senza emozioni. Essere emotivo è diventato sinonimo di instabile e squilibrato.

ERICH FROMM

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Romeo e Giulietta
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 settembre @ 18:41:00 CEST (515 letture)
Poesie e opere di Shakespeare









Romeo e Giulietta

Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?
È l'oriente, e Giulietta è il sole.
Sorgi, vivido sole, e uccidi l'invidiosa luna,
malata già e pallida di pena
perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza.
Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa.
Il suo manto di vestale è già di un verde smorto,
e soltanto i pazzi lo indossano. Gettalo via.
È la mia donna; oh, è il mio amore!
se soltanto sapesse di esserlo.
Parla, pure non dice nulla. Come accade?
Parlano i suoi occhi; le risponderò.
No, sono troppo audace; non parla a me;
ma due stelle tra le più lucenti del cielo,
dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi
di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.
E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?
Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle
come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo
fluirebbero per l'aereo spazio così luminosi
che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.
Guarda come posa la guancia sulla mano!
Oh, fossi un guanto su quella mano
e potessi sfiorarle la guancia!

William Shakespeare 


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Il figlio del mare
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 settembre @ 18:36:53 CEST (486 letture)
Poesie preferite








Il figlio del mare

Io che fui tuo figlio,
nei tuoi profondi ed oscuri abissi concepito
dai tuoi eterni flussi e riflussi nato.
Culla primordiale di vita tu fosti
moto perpetuo del mondo,
sua linfa, suo sangue.
Per madre ebbi l'infinito turchino del cielo
Che con te ancora si sposa, in rinnovato amore,
là dove lo sguardo si perde e si confonde
in sognante incanto.
Di fronte a te, o padre, ora mi ergo,
dopo anni d'assenza
ed in rispettoso silenzio contemplo
la tua maestosa e eterna bellezza
che ancora una volta mi ricorda
quanto vana sia la mia fugace
ed incerta esistenza

Xavier Wheel


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La scala di cristallo
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 settembre @ 18:33:57 CEST (459 letture)
Poesie preferite







La scala di cristallo

Bene, figliolo, voglio dirti una cosa
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
e assi sconnesse
e tratti senza tappeti sul pavimento,
nudi.
Ma per tutto il tempo
ho continuato a salire
e ho raggiunto pianerottoli
voltato angoli
e qualche volta ho camminato nel buio
dove non c'era uno spiraglio di luce.

Quindi, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi che salire è difficile.
Non cadere adesso
perché io vado avanti, amor mio,
continua a salire
e la vita per me
non è stata una scala di cristallo.

Langston James Hughes


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Lettera al figlio,
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 settembre @ 18:30:22 CEST (609 letture)
Poesie preferite







Lettera al figlio 1910

Se riesci a mantenere la calma
quando tutti attorno a te la stanno perdendo,
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo conto pero' dei loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all'odio
senza tuttavia sembrare troppo buono ne' parlare troppo da saggio;

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare di pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori proprio nello stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità' che tu hai detto,
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita distrutte
e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa o croce
e perdere e ricominciare dall'inizio
senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore,i tuoi nervi,
i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti piu'
e cosi' resistere quando in te non c'e' più' nulla
tranne la volontà' che dice : resisti !;

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onesta'
o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;
Se non possono ferirti ne' i nemici ne' gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa:
tua e' la Terra e tutto ciò' che vi e' in essa
e - quel che più' conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

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La pioggia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 24 settembre @ 19:20:10 CEST (507 letture)
Poesie e prosa di Gibran II










La pioggia


La nuvola e il campo sono due innamorati ed io sono tra loro un messaggero inviato per soccorrerli. Cadendo, sazio la sete del secondo e guarisco la malattia della prima. Salgo dal cuore del lago e navigo sulle ali dell'etere finché scorgo un variopinto campo sul quale cado per baciare le corolle dei fiori e abbracciare i loro steli. Sono il sospiro del mare, sono la lacrima del cielo, sono il sorriso del campo, come l'amore è un sospiro dal profondo dei mari dei sentimenti, una lacrima dal cielo del pensiero e un soave sorriso nel campo dell'anima.

Khalil Gibran

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Cielo e terra
Postato da Grazia01 il Martedì, 23 settembre @ 19:18:43 CEST (584 letture)
Poesie di Montale









CIELO E TERRA


Che il cielo scenda in terra da qualche secolo
sempre più veloce
non lo potevi credere. Ora che mi è impossibile
dirtelo a voce ti svelo che non è sceso mai
perché il cielo non è un boomerang
gettato per vederselo ritornare.
Se l'abbiamo creato non si fa rivedere,
privo del connotato dell' esistenza.
Ma se così non è può fare senza
di noi, sue scorie, e della nostra storia.


Eugenio Montale


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Le rime
Postato da Grazia01 il Martedì, 23 settembre @ 19:17:25 CEST (517 letture)
Poesie di Montale






LE RIME


Le rime sono più noiose delle
dame di San Vincenzo: battono alla porta
e insistono. Respingerle è impossibile
e purché stiano fuori si sopportano.
Il poeta decente le allontana
(le rime), le nasconde, bara, tenta
il contrabbando. Ma le pinzochere ardono
di zelo e prima o poi (rime e vecchiarde)
bussano ancora e sono sempre quelle .


Eugenio Montale

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Non ho mai capito
Postato da Grazia01 il Martedì, 23 settembre @ 08:15:24 CEST (526 letture)
Poesie di Montale







Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell' alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.

Eugenio Montale

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Nati il 21 settembre - Ivano Fossati
Postato da Grazia01 il Domenica, 21 settembre @ 19:09:56 CEST (1696 letture)
Video





Ivano Fossati nasce il 21 settembre 1951 a Genova, città dove continua a vivere fino ai primi anni '80 quando decide di trasferirsi, dopo molto viaggiare fra Europa e Stati Uniti, in un piccolo paese dell'entroterra ligure.
La sua passione per la musica si manifesta da bambino: a otto anni inizia lo studio del pianoforte, strumento che diventerà fondamentale nella sua vita, malgrado si sia cimentato anche con altri strumenti, fra i quali chitarra e flauto. Un vero polistrumentista, quindi, una caratteristica che fa di Fossati uno dei musicisti più completi e "colti" della scena italiana.




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nati il 21 settembre - Leonard Cohen
Postato da Grazia01 il Domenica, 21 settembre @ 19:00:10 CEST (514 letture)
Ricerche d'autore





Cantante ma anche autore e poeta, il canadese Leonard Cohen nasce a Montreal, in Quebec,
il 21 settembre 1934. Conclusi gli studi si trasferisce a New York. Poi si trasferisce in Grecia
e nei primi anni '60 pubblica due romanzi, "The favourite game" (1963) e "Beautiful Losers"
(1966). Continua a girare il mondo: passa alcuni anni in un monastero buddista californiano
assumendo il nome di Jikan, che significa "il silenzioso"; vive a Cuba durante il periodo della rivoluzione;
poi torna a New York. Nel suo libro di poesie "The Parasites of Heaven" compaiono alcuni testi
(tra cui la celebre "Suzanne") che successivamente diventeranno canzoni.
Solo nel 1966 grazie alla sua canzone "Suzanne" inizia a conoscere il successo a livello musicale.




Questo è per te


Questo è per te
è il mio intero cuore
è il libro che ti avrei letto
quando fossimo stati vecchi
Adesso sono un'ombra
Sono senza pace come un impero
Tu sei la donna
che mi ha reso libero
Ti ho vista guardare la luna
Non hai esitato
ad amarmi con essa
Ti ho vista onorare gli anemoni
colti tra le rocce
mi hai amato con essi
Sulla sabbia liscia
tra i ciottoli e la spiaggia
mi hai accolto nel cerchio
meglio ancora di come si accoglie un ospite
Tutto ciò è accaduto
nella verità del tempo
nella verità della carne
Ti ho vista con un bambino
mi hai portato al suo profumo
e alle sue visioni
senza chiedermi sangue
Su tantissimi tavoli di legno
adornati con cibo e candele
mille sacramenti
che hai portato nel tuo cesto
Ho visitato la mia creta
Ho visitato la mia nascita
fino a quando sono tornato piccolo
ed impaurito abbastanza
da nascere di nuovo
Ti ho voluta per la tua bellezza
mi hai dato più di te stessa
Hai condiviso la tua bellezza
questo è tutto ciò che ho appreso stanotte
mentre ricordo gli specchi
dai quali sei scomparsa
dopo che hai donato loro
ciò che essi ti chiedevano
per la mia iniziazione
Adesso sono un'ombra
desidero ardentemente
giungere alla fine del mio peregrinare
e vado avanti
con l'energia della tua preghiera
e procedo
in direzione della tua preghiera
poiché tu sei inginocchiata
come un mazzolino di fiori
in una grotta di ossa
dietro la mia fronte
e mi muovo in direzione di un amore
che hai sognato per me




Vivi come un Dio


Vivi come un Dio
da qualche parte dietro ai nomi
che ho per te;
il tuo corpo è fatto di reti
in cui si è ingarbugliata la mia ombra;
la tua voce è perfetta e imperfetta
come petali dell'Oracolo
in una massa di margherite.
Onori il tuo Dio
con bruma e valanghe
ma tutto ciò che ho
è la tua religione senza promesse
e monumenti che precipitano
come stelle su un campo
dove dicevi di non aver mai dormito.
Sagomandoti le unghie
con la lama d'un rasoio
e leggendo l'opera
come un Libro dei Proverbi
che nessun uomo scriverà per te,
una membrana smessa
della voce che usi
per avvolgere il tuo silenzio
si lascia trasportare tra noi due dalla forza di gravità
e qualche meccanismo
della nostra vita quotidiana
le imprime sopra una domanda ordinaria
come il Padrenostro innalzato
su una moneta laminata.
Già prima di cominciare a risponderti
so che non mi starai ad ascoltare.
Siamo insieme in una stanza,
è una sera di ottobre,
nessuno scrive la nostra storia.
Chiunque ci trattenga qui nel mezzo di una Legge,
lo odo ora
lo odo respirare
mentre decora magnificamente le nostre semplici catene.






Benvenuta a questi versi


C'è una guerra in corso
ma cercherò di renderti la vita facile
Non seguire i miei discorsi
nascono solo dal mio nervosismo
Non ti feci l'amore
quand'eravamo studenti dell'Est?
Sì, questa casa è diversa
il villaggio presto cadrà
Ho eliminato tutto quello
che avrebbe potuto servire al nemico
Resteremo soli
finché i tempi non cambieranno
e coloro che hanno tradito
torneranno come pellegrini a questo momento
in cui noi non ci arrendemmo
a chiamare quest'oscurità "poesia".





Poesia

Mi è giunta voce di un uomo
che parla in modo così magnifico
che se solo pronuncia il loro nome
le donne gli si offrono.

Se sto muto di fronte al tuo corpo
mentre il silenzio sboccia come tumori sulle nostre labbra
è perché odo un uomo salire le scale





Come la nebbia non lascia cicatrici


Come la nebbia non lascia cicatrici
sul verde cupo della collina,
così non ne lascia il mio corpo su di te, né mai ne lascerà.
Quando il vento e il falco s'incontrano,
che cosa rimane di duraturo?
Allo stesso modo ci incontriamo,
io e te,
per poi rigirarci e dormire
Come tante notti resistono
senza la luna né una stella,
così anche noi resisteremo,
quando uno di noi sarà via, lontano.





Il Genio ("Per te sarò un ebreo del ghetto..")


Per te
sarò un ebreo del ghetto
e ballerò
e indosserò calze bianche
sulle mie gambe storte
e fiumi di veleno
attraverseranno la città
Per te
sarò un giudeo apostata
e dirò al prete spagnolo
del voto di sangue
nel Talmud
e dove sono nascoste
le ossa dei bambini
Per te
sarò un ebreo bancario
e porterò alla rovina
un vecchio orgoglioso re cacciatore
e terminerò la sua stirpe
Per te
sarò un ebreo di Broadway
e piangerò nei teatri
per mia madre
e venderò oggetti da mercato
sottobanco
Per te
sarò un medico ebreo
e cercherò prepuzi
nei bidoni della spazzatura
per ricucirli di nuovo
Per te
sarò un ebreo Dachau
e giacerò sul cemento
con gambe storte
gonfio di dolore
e nessuno capirà





Non devi amarmi

Non devi amarmi
solo perché
sei tutte le donne
che ho mai voluto
Sono nato per seguirti
ogni notte
mentre sono ancora
in tanti uomini che ti amano

Ti incontro ad un tavolo
Prendo tra le mani il tuo pugno
in un solenne tassì
Mi sveglio solo
con la mia mano nella tua assenza
all'Hotel Discipline

Ho scritto tutte queste canzoni per te
Ho consumato candele rosse e nere
a forma di uomo e di donna
Ho sposato il fumo
di due piramidi di legno di sandalo.


Leonard Cohen

traduzione di Alessandra C.




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Nati il 20 settembre - Nadia Cavalera
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 settembre @ 14:01:02 CEST (725 letture)
Ricerche d'autore






Nadia Cavalera, poeta, saggista, è nata a Galatone il 20 settembre del 1950. Laureata in filosofia, si è sempre dedicata all’insegnamento. Dopo 12 anni a Brindisi (dove ha svolto anche un’intensa attività pubblicistica), dal 1988 vive a Modena. È fondatrice del Superrealismo allegorico, nome della sua personale speculazione poetica, concretizzatasi anche figurativamente in alcuni mini cataloghi. Nel 1990 ha fondato, con Edoardo Sanguineti, la rivista Bollettario (tuttora in corso) e dal 2005 organizza e presiede il Premio Alessandro Tassoni. Tra le sue pubblicazioni: I palazzi di Brindisi (1986), Amsirutuf: enimma (1988), Vita novissima (1992), Ecce Femina (1994), Americanata (1994), Nottilabio (1995), Brogliasso (1996), Salentudine (2003), Superrealisticallegoricamente (2005), Spoesie (2010), Corso Canalchiaro 26 (2010).






L’astutica ergocratica

Uomini incerti dai ciechi passi lenti a cercar la salvezza
gagliardi scattanti furbetti globali a precipitar nella monnezza
liberate gl’occhi da prosciuttaggini e salamine
guardate come siamo ridotti (: genti cretine in pura ebbrezza schifezza)
femmine omologate scosciate dentro sfregiate fuori tutte tirate siliconate
giovani bambini mort’ammazzat’arrotati drogati stuprati
pezzi di ricambio per gl’altolocati
hanno un futuro precario che sgocciolano mese per mese come un rosario
maschi preoccupati solo di vanità superbi interpreti d’un penoso varietà
senza giustizia uguaglianza la libertà dell’economica parità
solo macabro olio di sansa sudditanza della maggioranza
mentre l’aria brucia intorno
insieme al mondo di terra ch’andava preservato
sommo bene per i viventi da lontano congegnato
ai politici politicanti in carta bianca mollato
quest’intorno contorno voila è il godurioso risultato…
*
… E se oggi sono qui in questa piazza di carta
amici retrivi è per la speranza incartapecorita
che si possa ancora cambiare questa nostra vita
così m’associo anch’io al tormentone di stagione
e mi candido all’ambita direzione del partito democratico di prossima fondazione
posizione per la verità già da millenni superata
ma per ora nello sfacelo generale sembra la più avanzata
Non va infatti dimenticato che politica e democrazia
hanno nell’origine del nome la loro irreparabile irreparata perversione
*
Che la polis tanto osannata era la parte alta del greco agglomerato
quello abitato dal ricco potente fannullone già sfruttatore
che da inventore regio simulò la prodigazione e nominale estensione
all’astu laborioso ai suoi frigidi sterili piedi
per potergliela mettere bene in quel cantone
a chi liberamente in pianura per campare
non aveva alcun bisogno della sua intermediazione imposizione
(: era mercante agricoltore pescatore comunque autosufficiente autonomo lavoratore)
*
Quanto al demos d’Atene poi è collana di pene altro che crazìa popolare
senza donne schiavi e meteci a governare erano i soliti proci
col codazzo d’un consenso di grande strombazzo imbarazzo
(: la storia è penna dei vincitori testimoni spergiuri sicuri)
e la rabbia il dolore la sopportazione erano senza locuzione di continuità
per i più di quell’antichità futura ad annichilirsi
nella canzone piramidale attuale con i pochi privilegiati in alto a comandare
(: guai a farglielo notare) e la maggioranza usata bistrattata sfruttata ad oltranza
*
La politica democratica amici miei di pazienza rei è stata finora sempre e solo demagogia
favola finta inconsistente fata morgana metropolitana mondana
e chi ci ha veramente creduto non è sopravvissuto
(: vedo Gandhi Martin Luther King… e in Italia un’oscura lunga lista nera…)


[...]


Nadia Cavalera
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Nati il 20 settembre - Arnold de Vos
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 settembre @ 13:56:27 CEST (477 letture)
Ricerche d'autore





Arnold de Vos

Arnold de Vos, olandese, di professione archeologo, vive a Trento. Finalista e vincitore di numerosi concorsi di poesia, fra le pubblicazioni si ricordano: Poesie del deficit (Egidam ed.1980, Premio Piccolo Strega 1979, Premio Taormina 1980), Il portico (Gazebo ed. 1985, poi in Gazebo. Scrittori e scritture di fine '900, a cura di M.Bettarini e G.Maleti, Mediateca ed.1999), Responso (a.c.del Premio "Sikania", 1990), Paradiso e destino o La perla insonne delle pudende (Sciascia ed. 2000), Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone, Irpinia 2005) e Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone, 2006).
Scrivere in italiano è per Arnold de Vos - poeta olandese, in Italia da anni - farsi straniero, saggiare sino in fondo l'ambiguità dell'accoglienza: parola e gesto oggi estenuati, che nel punto della loro massima torsione divengono esposizione al conflitto, invito al viaggio e, inevitabilmente, strada dell'erranza. Non potrebbe essere diversamente. Per questo la sua avventura – la sua via dei canti – appare più rischiosa, difficile e al tempo stesso seducente.
Dietro di sé, de Vos ha lasciato la terra dei padri, la casa, la memoria, consapevole che anche se solo per un breve istante cedesse alla nostalgia resterebbe irretito dall'antico gesto identitario incapace di ascoltare l'altro. I suoi addii non lasciano tracce. La sua memoria non smette ri-cor-dare, interrogare, dire l'assenza.




FOIA


Il corpo m'insegna la mia alienazione,
no so dove metterlo tra me e te
anime che si fondono e volano nella foga della fusione:
il corpo sembra disabile in questo frangente
come il tuo dopo l'amore, non si piega e non si placa
nella carrozzella ballonzante dei pantaloni
mentre l'anima, diversamente abile
lo spinge nuovamente a me.





AVRÒ 69 ANNI

Avrò 69 anni
e questo corpo che ricorda
i tuoi 24 a tutte le ore al di là delle quali
ogni ora cessa. L'ho preparato a portarti con sé,
memoria senza più corpo di un corpo smemorato:
splendido dimenticatoio, non farti visitare dalla mia
memoria.
Dimentica gli svestimenti, e i rigurgiti
dell'ingordigia d'averti dentro me.




IL RAGAZZO PIÙ BELLO DEL MONDO

Reggi le fila della tua storia
come se fosse un ordito da intessere
con soli buchi: marinare la scuola,
fare il giro del paese in macchina
senza patente. Ma per questo ci vorrebbe
un coraggio che non hai. Hai dalla tua
d'essere il ragazzo più bello del mondo,
impreziosito da un vestiario sobrio
su un corpo di eleganza sorprendente.
Prendere tra le mie le tue
mani, sembra reggere una teca di cristallo.
La luce nella camera si dà una ravviata
quando entri e ti siedi sul letto
lesinando sulle parole, ogni gesto
diffidenza verso la figura che hai davanti.
I miei occhi si sono affilati alle tue asprezze.
Mi sono sentito uno scalatore del K2
aggrappandomi al tuo corpo, mostrato
come se fosse un ghiacciaio ma con un ghigno.
Il ghigno mi ha dato il coraggio di scalare
quella montagna piumata di aigrette
intorno all'alta fronte. Che non si degnava
di notare i miei exploit nella regione delle gambe
senza provocare alcuna reazione, fuorché l'erezione.
La natura si è burlata del mio corpo da uomo,
per l'occasione. Ridisceso a valle sono un altro,
quello che ti dà del lestofante per sopperire a un'esigenza
della gelosia
della tua bellezza di migrante.


Arnold de Vos

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Nati il 20 settembre - Sofia Loren
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 settembre @ 13:50:43 CEST (577 letture)
Cinema





Una splendida ottantenne

Sophia Loren, nome d'arte di Sofia Villani Scicolone, è un'attrice e cantante italiana.





È riconosciuta universalmente come una delle più celebri attrici della storia del cinema mondiale.
Nacque il 20 settembre del 1934 a Roma



Buon compleanno Sofia



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Nati il 20 settembre - Stevie Smith
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 settembre @ 13:45:55 CEST (367 letture)
Ricerche d'autore




Stevie Smith (Kingston upon Hull, 20 settembre 1902 – Londra, 7 marzo 1971) è stata una poetessa e scrittrice inglese.
Mai legata a particolari scuole o movimenti, ha descritto l'insofferenza nei confronti del suo tempo. Tra le sue raccolte poetiche, spesso arricchite da foto e illustrazioni, vi sono Tender only to one (1938), Mother, what is a man (1942), Not waving but drowning (1957), The best beast (1969) e Collected poems (postuma, 1975). Ha realizzato anche disegni comici e ha scritto anche romanzi come Novel on yellow paper (1936) e The holiday (1949).





Dimenticato!

C'è una terribile solitudine
dentro all'ignara moltitudine,
e in campagna la situazione è simile,

rifletteva, e poi si rese conto
che la solitudine stava dentro;
desiderava un po' di chiasso interno:

qualche eco del tumulto del mondo
ad indicare un compartito fato,
qualche incombenza in cui impegnarsi a fondo —

si sentiva, oh!, proprio dimenticato.




A SCUOLA!

Si radunino in classe tutti i piccoli poeti
e vengan premiati da giurati idioti
e ci si accerti che la convocazione sia generale
e poi proceda al peggio ciò che è iniziato male.
Però non si pretendi che la Musa frequenti questa scuola.
Guarda che fuga ha fatto, mica è scema.

Stevie Smith
(traduzione di Gilberto Sacerdoti)




Madre, in mezzo a letame e spazzatura

Madre, in mezzo a letame e spazzatura
ho la misura della mia umanità, quasi una figura
della presenza di Dio. Sono sicura


Nel letame, nella spazzatura, nel gioco del gatto
c'è la presenza di Dio, e questo è un fatto.
lui c'è. Madre, tu ne prendi atto?


Anch'io ho sentito la presenza di Dio nella scopa
che stringo, nelle ragnatele della stanza,
ma più di tutto nel silenzio della tomba.


Ah, ma il pensiero che impronta la speranza umana
- che c'è dietro?- non è che cosa vana
solo la protesta di una mente inane


che non vuol morire. Questo è il pensiero che rimbalza
dentro una testa pretenziosa e spiazza
l'inchiesta. L'uomo è davvero frivolo quando sentenzia.


Bene madre, continuerò a pensarla a modo mio,
e penso saresti saggia a farlo anche tu
puoi dubitare della follia dell'uomo nel creare Dio?

Chi sei tu?

Stevie Smith

(traduzione del gruppo di Fiorenza Mormile)

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l'aria della sera
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 settembre @ 09:45:21 CEST (452 letture)
Un pensiero al giorno









“L'aria fresca della sera è il respiro del vento
che si addormenta placido tra le braccia della notte.”

UMBERTO ECO





Buon fine settimana

Grazia


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La poesia ha un compito sublime
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 settembre @ 21:08:38 CEST (529 letture)
Un pensiero al giorno





La poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia
e ci rimbalza nell'anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell'arte,
così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare.

ANTONIA POZZI

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Antica favola Cherokee
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 settembre @ 21:04:31 CEST (464 letture)
Racconti IV








"Nonno, perché gli uomini combattono?"
Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante
e al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte,
parlò con voce calma.
"Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo.
...Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta,
da vincere o da perdere.
Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi."
"Quali lupi, nonno?"
"Quelli che ogni uomo porta dentro di sé."
Il bambino non riusciva a capire.
Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità.
Infine, il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo.
"Ci sono due lupi in ognuno di noi.
Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo."
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
"E l'altro?"
"L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede."
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
"E quale lupo vince?"
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti:
"Quello che nutri di più."

- Antica favola Cherokee -

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Vivere le domande del cuore
Postato da Grazia01 il Martedì, 16 settembre @ 19:23:29 CEST (457 letture)
Poesie sulla vita III







Vivere le domande del cuore


Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e...
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.

Rainer Maria Rilke

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Quando gli emigranti eravamo noi
Postato da Grazia01 il Domenica, 14 settembre @ 19:59:09 CEST (2534 letture)
Storia




L'Isola delle lacrime
ovvero
uno dei volti di New York






Proprio di fronte a Manhattan, nella bellissima baia naturale in cui è situato il porto di New York, a pochi minuti di traghetto dall’isola principale che costituisce il cuore della Grande Mela, c’è Ellis Island, un isolotto, la prima tappa per oltre quindici milioni di immigrati che partivano dalle loro terre di origine sperando di stabilirsi negli Stati Uniti.
Ellis Island (chiamata in origine Gibbet Island dagli inglesi che la usavano per confinarvi i pirati sorpresi “con le mani nel sacco” e utilizzata poi come impianto di fortificazione e deposito di munizioni) è una delle quaranta isole delle acque di New York: divenne famosa dal 1894 in quanto stazione di smistamento per gli immigranti; venne adibita infatti a questa nuova funzione quando il governo federale assunse il controllo del flusso migratorio, resosi necessario per il massiccio afflusso di immigrati provenienti essenzialmente dall’Europa meridionale e orientale.



La facciata dell'edificio, oggi adibito a
Museo dell'Immigrazione,
a Ellis Island, con le navi traghetto
che raggiungono l'isola
da Manhattan e da Jersey City


La "casa di prima accoglienza-prigione" rimase attiva fino al 1954, quando fu chiusa e abbandonata alle intemperie. Oltre cento milioni di americani possono far risalire la loro origine negli Stati Uniti a un uomo, una donna o un bambino che passarono per la grande Sala di Registrazione a Ellis Island. Oggi è trasformata in Museo dell’Immigrazione: l’ho visitato e ne metto a parte i navigatori della rete



Una nave carica di emigranti giunge
nel porto di New York


Fino al 1850 circa non esistevano procedure ufficiali per l’immigrazione a New York. In questa data l’impennata del numero di immigrati europei che fuggivano dalle grandi carestie del 1846 e dalle rivoluzioni fallite del 1848 spinse le autorità ad aprire un centro di immigrazione a Castle Clinton in Battery Park, sulla punta meridionale dell’isola di Manhattan. Verso il 1880 le privazioni che si soffrivano nell’Europa orientale e meridionale e la forte depressione economica nell’Italia meridionale spinsero migliaia di persone ad abbandonare il Vecchio Continente. Al contempo in America stava prendendo il via la rivoluzione industriale, con un crescente processo di urbanizzazione.



Il locale mensa per donne
e bambini a Ellis Island


Ellis Island fu aperta nel 1894, quando l’America superò un periodo di depressione economica e cominciò a imporsi come potenza mondiale. In tutta Europa si diffusero le voci sulle opportunità offerte dal Nuovo Mondo e migliaia di persone decisero di lasciare la loro patria.

Quando le navi a vapore entravano nel porto di New York, i più ricchi passeggeri di prima e seconda classe venivano ispezionati a loro comodo nelle loro cabine e scortati a terra da ufficiali dell’immigrazione. I passeggeri di terza classe venivano portati a Ellis Island per l’ispezione, che era più dura. Il traghetto storico Ellis Island veniva usato dal Servizio Immigrazione per trasportare gli immigrati che arrivavano e il personale del centro di immigrazione.

Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute; se vi erano condizioni particolari di infermità ciò comportava che venissero trattenuti all’ospedale di Ellis Island.




Una veduta aerea di Ellis Island e del
grande complesso di edifici che costituivano
il luogo nel quale venivano fatti confluire tutti
gli immigranti sbarcati a New York


Dopo questa prima ispezione, gli immigrati procedevano verso la parte centrale della Sala di Registrazione dove gli ispettori interrogavano gli immigranti a uno ad uno. A ogni immigrante occorreva perlomeno una intera giornata per passare l’intero processo di ispezione a Ellis Island.

Le scene sull’isola erano veramente strazianti: per la maggior parte le persone arrivavano affamate, sporche e senza una lira, non conoscevano una parola di inglese e si sentivano estremamente in soggezione per la metropoli ammiccante sull’altra riva.



Immigrati in fila, in attesa dell'ispezione...

Agli immigrati veniva assegnata una Inspection Card con un numero e c’era da aspettare anche tutto un giorno, mentre i funzionari di Ellis Island lavoravano per esaminarli.
Dopo l’ispezione, gli immigranti scendevano dalla Sala di Registrazione per le “Scale della Separazione” che segnavano il punto di divisione per molte famiglie e amici verso diverse destinazioni. Il centro era stato progettato per accogliere 500.000 immigrati all’anno, ma nella prima parte del secolo ne arrivarono il doppio. Truffatori saltavano fuori da ogni dove, rubavano il bagaglio degli immigrati durante i controlli, e offrivano tassi di cambio da rapina per il denaro che questi erano riusciti a portare con sé. Le famiglie venivano divise, uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, mentre si eseguiva una serie di controlli per eliminare gli indesiderabili e i malati. Questi ultimi venivano portati al secondo piano, dove i dottori controllavano la presenza di “malattie ripugnanti e contagiose” e manifestazioni di pazzia. Coloro che non superavano gli esami medici venivano contrassegnati, come già accennato, con una croce bianca sulla schiena e confinati sull’isola fino a diversa decisione, oppure venivano reimbarcati. I capitani delle navi avevano l’obbligo di riportare gli immigrati non accettati al loro porto di origine. Secondo le registrazioni ufficiali tuttavia solo il due per cento veniva rifiutato, e molti di questi si tuffavano in mare e cercavano di raggiungere Manhattan a nuoto o si suicidavano, piuttosto che affrontare il ritorno a casa.

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