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28 giugno - Anniversario della nascita di Luigi Pirandello
Postato da Grazia01 il Sabato, 28 giugno @ 20:11:50 CEST (927 letture)
Racconti e poesie di Pirandello



Il 28 giugno del 1867 nacque Luigi Pirandello,
uno dei più grandi scrittori, poeti e drammaturghi italiani.







NOTTE INSONNE

Io mi sento guardato da le stelle

e questa notte non posso dormire.
Mi par che qualche cosa esse, sorelle
maggiori, a questa terra voglian dire.

O sorgive di luci, la parola,

la parola tremenda del mistero
ditela a una vegliante anima sola
perduta in mezzo al vostro cielo nero.

So che dovrei di ciò ch ’è in terra solo

occupar la mia mente e i desir miei;
ma tu piú forte d ’ogni intento sei,
ciel che l ’anima mia rapisci a volo.

Tutte le fonti della vita insieme

non avran mai poter di saziare
l ’ardentissima sete, e sempre amare
avrò le labbra e vigile la speme,

ben che ognora delusa. O di basalto

funebre cielo, invano ti martella
il mio pensiero; invano si ribella
in terra, invano si rifugia in alto.

È l ’antica paura, è l ’appassito

istinto della fede, o questa nuova
smania, alla quale nessun tetto giova,
che mi spinge a cercar nell ’infinito?

Io di qua giú, di questa terra breve,

di cui ben sento la viltà dinnanti
a te, che cerco? - Un suon di chiari canti
dal bujo vien della vicina pieve.

Si prega lí, si prega per la vita

e per la morte: ardon votivi ceri
su un altar ben parato e gl ’incensieri
fuman sotto un ’imagine scolpita.

A chi mentí la vita, a chi la terra

non concesse una sola primavera,
a chi riposo non cercò la sera,
ma il tempo, senza tregua, o insidie o guerra,

tu solamente, o ignoto ciel, rimani;

e a te su i sassi della terra infida
ogni dolore s ’inginocchia e grida:
lacriman gli occhi e tremano le mani.

Alla porta del sogno in cui, riparo

a gli amor miei cercando, mi son chiuso,
siccome in un castello aurato e chiaro
qual le fate inalzarne aveano in uso,

batton le cure pallide, impedite

le membra da un intrico di catene;
“Il mondo ti reclama: apri. L ’immite
ora ti vieta un solitario bene”;

batton, pregando esaudimento, i brevi

desiderî, e tentandomi: "È qua giú
la tua radice: se per lei non bevi,
cadrà la cima ove t ’annidi tu";

e batton i bisogni, delle cure

ancor piú schiavi: "Apri: sfuggir non puoi
al comun fato. Giú, folle, tu pure,
la tua catena a trascinar fra noi ".


Le leggi a un palmo qui dal fango stanno:

corde livellatrici, a cui chi striscia
sfugge sotto e da cui chi non è biscia
ha d ’inutili ceppi iroso affanno.

E neppur un capel torcono ai nani.

Il nano passa lieto: dalla rete
nelle sue voglie sobrïe, discrete,
si tien protetto e si frega le mani.

Or se con strappo di possente piede

non ti sgombri il cammino alla piú lesta,
o tu ti pieghi o mozza avrai la testa:
altrimenti qua giú non si procede.

Non tollerano ponti solo i mari;

su l ’alpe eccelsa non s ’erigon case,
o dalle nevi seppellite o rase
sono dalle tempeste aquilonari.

L ’anima or segue nella notte il fiume

che dal grembo di Roma già silente,
siccome enorme placido serpente,
svolgesi della Luna al freddo lume.

Chiama da lungi con assidua voce

il tenebroso palpitante mare;
l ’anima pensa al vano suo passare,
s ’affretta il fiume alla solvente foce.

Luigi Pirandello
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PER SOGNARE
Postato da brunouk il Sabato, 28 giugno @ 19:09:30 CEST (809 letture)
Le poesie di Pegaso III







Per sognare

Mio amore
mio albero solitario
sei il mio dolce frutto
la più bella
con te mi sento vivo
sono luce del tuo sguardo
sei l’onda del mio mare
stella della mia notte.

Lascio che il mio corpo
affondi nella tua onda
cedo l’anima nel tuo mare sconosciuto
fai di me corda per la tua cetra
ravviva, come d’incanto
da ceneri non ancora spente
faville dal quotidiano mio
riaccendano un fuoco
senza riflessi o ombre
ma nuovo e in questa luce
tenendoti la mano
affrontando, della vita il vento.

Bruno Gasparri
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QUADERNO LACERO
Postato da rosarossa il Sabato, 28 giugno @ 19:08:01 CEST (2716 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX









QUADERNO LACERO

Caro quaderno lacero, amico
dei più teneri anni della mia fanciullezza!
Mi bastava averti vicino per esser felice.
Non cercavo amici né parenti
bastavi solo tu, il mio primo amore,
il resto intorno non contava niente.
Ti stringevo al petto, poi ti carezzavo,
aprendoti, in questi fogli, ora laceri e ingialliti
ciò che mi dettava il sentimento in te scrivevo.
Tu accoglievi e custodivi con cura
gli ingenui segreti del mio amore
che senza riserva alcuna, in te scrivevo,
con fiducia immensa confidavo.
Quaderno caro, sempre a me vicino
che ancora con amore mi sei accanto,
lasciami sbirciare le mie piccole gioie e
i miei tormenti.
Quaderno mio, siamo invecchiati!
I tuoi fogli e il mio corpo
entrambi sono laceri e ingialliti!
Grazie per avermi fatto compagnia,
grazie per aver custodito l’ingenuità dei miei segreti.
Adesso sono giunta alla fine del mio giorno; al mio tramonto!
No! Non potrò mai lasciarti solo!
Ti porterò nell’aldilà, stretto sul cuore e in te
la storia del mio primo amore.

Rosa rossa

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W i coniglietti - sito di Elisabetta Tea (mia nipote)
Postato da Grazia01 il Venerdì, 27 giugno @ 13:03:36 CEST (2225 letture)
Messaggi II






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Sulla collina
Postato da brunouk il Venerdì, 27 giugno @ 07:33:02 CEST (471 letture)
Le poesie di Pegaso III








Sulla collina

Dipingo l’anima nel nulla avvolta
scivolo nel vento con vela sciolta
nella tarda sera fallace ricordo
d’agitato blu con l’onda s’infrange.

È ora che inizi l’atteso viaggio
del quale ho maggior parte
a me stesso mostrando uno o altro luogo
d’atre vite dimore, sfarzi e storie d’amore.

Porterò con me la notte di stelle dipinta
la gioia di un mondo azzurro di ninfee dimora
lo specchio del lago d’acqua e sponde
l’autunno dove l’albero si spoglia e attende.

Sarò con te amico che nel tempo attendi
ti racconterò della collina dove sognano colori
dell’alba che sboccia su verdi prati
del biondo campo di grano di rosso macchiato.

Allora Tu, del colore maestro
sulla tela del cielo dipingi
come d’incanto il sole appeso risplende
nel nudo tripudio d’amplesso.

Bruno Gasparri

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Vento di passione
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 giugno @ 19:15:50 CEST (2091 letture)
Video




Il ricordo di un amore
viaggia nella testa
e non c'è una ragione
quando cerchiamo quel che resta
è come un vento di passione
o una rosa rossa
il ricordo di un amore
ci cambia e non ci lascia ...

Pino Daniele



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Gioventù
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 giugno @ 19:10:35 CEST (505 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II







GIOVENTU’


E’ passata ridendo

con i capelli al vento

gli occhi socchiusi

che guardavano lontano

in cerca di nuovi fiori

nuovi profumi

nuove attese

e sul volto un nome

gioventù.

Ma ora è passata

e non torna più

ma il ricordo di te

rimarrà qui nel mio cuore

e fissato nella mia mente

perché con te ho conosciuto

l’amore

che non puoi portarmi via

perché è solo mio.



Roberto Chesini

23.06.2014

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Che importa!
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 giugno @ 18:55:59 CEST (512 letture)
Ricerche d'autore






Che importa!


A notte
il cielo
apre la sua anima
alle stelle alla deriva
che
assetata di luce
sospirano
nel silenzio dell'Infinito.
Gli occhi
di ore remote
ricuciono
sorrisi a lacrime,
ma che importa
se ogni notte
i ricordi
si vestono di stelle
e ti regalano
baci di attimi... ma veri...


Vincenzo Bongiorno

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Difetti - No, non è una parola
Postato da Grazia01 il Domenica, 22 giugno @ 19:08:12 CEST (464 letture)
Poesie di Teasdale









Difetti

Vennero ad elencarmi i tuoi difetti_
ad uno ad uno, li dissero tutti;
risi forte quando ebbero finito:
li conoscevo tutti a menadito.
Erano troppo ciechi per capire
che i tuoi difetti accrescono il mio amore.

Sara Teasdale




No, non è una parola


Oh no che non è una parola,
ben poco da dire ci resta:
e non è nemmeno una sola
occhiata, né un cenno di testa.
È solo un silenzio del cuore
che ha un carico troppo pesante,
è solo il risveglio di tante
memorie dal tenue sopore


Sara Teasdale

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IL COLORE DEI SOGNI
Postato da rosarossa il Domenica, 22 giugno @ 12:20:38 CEST (568 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










IL COLORE DEI SOGNI

Brucia l’aria di una calda estate
il cuore trepidante attende, trema.
Incantevoli sogni, inebrianti profumi
svariati fiori, una miriade di colori
disegnano della felicità l’emblema!
E’ questo l’amore?
Brulica il sangue di emozioni.
Il cuore spera!
si apre il cielo, si apparta il sole
fanno spazio ai sogni e ai loro voli
fra i sogni danzanti appare Dio.
Se vuoi un consiglio, non t’innamorare!
L’eterno vero amore che non delude
sono Io.


Rosarossa

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Il 16 giugno 1890 nacque STAN LAUREL,
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 giugno @ 17:06:04 CEST (1140 letture)
Cinema





Il 16 giugno 1890 nacque a Ulverston l’attore e comico inglese STAN LAUREL, noto in Italia come Stanlio, il cui vero nome era Arthur Stanley Jefferson, è stato un attore, comico, regista, produttore cinematografico e sceneggiatore inglese.
Stan Laurel, lo Stanlio del duo comico Stanlio & Ollio , "è considerato uno dei più grandi attori comici di tutti i tempi; agilissimo nella sua fisicità e geniale nell'invenzione comica, ha innovato profondamente il modo di recitare la comicità per le sue capacità di rendere ricco di particolari intriganti un individuo "apparentemente stupido. I suoi giochi di parole molto spesso erano frasi semplici, ma venivano espresse con variopinte e bizzarre combinazioni."




La sua famiglia era letteralmente immersa nel mondo dello spettacolo; il padre, Arthur J. Jefferson (1862-1949), era infatti un artista multiforme: attore, autore, regista, impresario di alcuni teatri inglesi; la madre, Madge Metcalfe, era un'attrice drammatica, molto apprezzata da pubblico e critica.
Il piccolo Stan, al secolo Arthur Stanley Jefferson, era un vivace bambino con una grande voglia di ridere e far ridere, a volte anche nei luoghi meno adatti come durante le lezioni a scuola: un comportamento questo che certo non giovò molto ai suoi studi. Stanley fu uno studente irregolare, anche perché la sua famiglia cambiava a volte città, seguendo la carriera zingaresca del padre, che mise fine al suo girovagare solo nel 1901, stabilendosi definitivamente a Glasgow, in Scozia. Un anno prima, nel 1900, Stan ebbe l'occasione di esibirsi a North Shields per la prima volta in pubblico, durante la parata militare per celebrare la liberazione della cittadina di Mafeking dall'assedio avvenuto durante la Seconda Guerra Boera (1899).
Stan dovette aspettare il 1906, quando aveva appena 16 anni, per un vero debutto in un teatro e per giunta di nascosto dal padre, che avrebbe preferito un figlio impresario e non attore, e soprattutto non attore comico. Grazie a Albert Pickard, proprietario del teatro Britannia Theatre di Glasgow, Stan ebbe l'opportunità di partecipare ad uno spettacolo di Music-Hall dove ricevette grandi applausi per un numero che secondo lui era invece "terribile".



Stan andò in America e tentare la fortuna. Si unì ad ex membri della compagnia di Karno, stavolta con una coppia di marito e moglie: Edgar ed Ellen (Wren) Hurley, con i quali formò il gruppo "The Three Comiques", nome poi cambiato in "The Keystone Trio": con quest'ultimo nome, Stan e gli Hurley portavano in scena le comiche di Charlot, con il ruolo del vagabondo affidato ovviamente a Stan, il quale conosceva benissimo, avendoci recitato insieme nel teatro di varietà, la mimica di Chaplin dei primi anni 1914-15.



La svolta avvenne nel 1917. Durante una tappa della tournée Stan conobbe una giovane cantante australiana, Mae Dahlberg, con la quale ebbe una relazione non solo artistica. Stan lasciò il trio per unirsi a lei formando lo "Stan and Mae Laurel". Le fonti concordano nel riferire che è grazie a lei se Stan cambiò il suo cognome (13 lettere - Stan Jefferson - un po' troppo per un attore superstizioso come lui) con "alloro" (Laurel, in inglese), scegliendolo per puro caso da un libro di storia. Stan girò molte comiche da uno-due rulli ottenendo un buon successo come "Nuovo comico", gettando nel dimenticatoio i suoi inizi nel cinema di pochi anni prima, in seguito fu scritturato come regista di serie avendo a disposizione attori come James Finlayson, Clyde Cook, persino Theda Bara, e Oliver Hardy, passato alla Roach dopo una lunga gavetta come "freelance". Il primo film che Stan diresse, Yes Yes Nanette, aveva Finlayson e Hardy come attori, e questo fu il primo film che Stan e Oliver fecero insieme alla Roach; è indubbio che questa loro collaborazione giovò molto al nascere della loro amicizia, cominciando a recitare assieme con grande complicità.



Il destino era ormai pronto a formare Stan e Oliver come attori di coppia. Nel 1926, a giugno, le riprese di Get 'Em Young con Stan regista non iniziarono bene: uno degli attori, Oliver, non poté parteciparvi perché a tre giorni del primo ciak si fece male a casa sua mentre cucinava un cosciotto d'agnello, ustionandosi seriamente un braccio. F. Richard Jones, supervisore e regista, chiese a Stan di prendere il suo posto, ma questi rifiutò, temendo per il suo ruolo di regista.
Un aumento di stipendio, e la sicurezza di conservare la parte "creativa" dei suoi film, lo convinsero a prendervi parte. In questo film Stan, nella parte del maggiordomo di Harry Myers, inaugurò il suo tipico pianto isterico: un manierismo infallibile per risolvere un punto morto della scena. Piaceva molto a Roach ma non era dello stesso parere Stan, che non amava le soluzioni facili, che detestava ricorrere a questa scenetta di ripiego.
Tornato attore, fu quasi inevitabile incontrare Hardy sul set. Il primo film girato insieme, Duck Soup (1927), era basato su un vecchio sketch (1908) del padre di Stan: i loro ruoli in coppia erano lontanissimi da quelli interpretati dai futuri Stanlio e Ollio, ma è ugualmente sorprendente il vederli già così definiti: nelle posizioni di vittima (Stan) e padrone (Ollie), salvo poi quest'ultimo a diventare vittima stessa della forza distruttrice del primo. Seguirono altri film girati insieme, ma divisi dalla trama: se Stan o Finlayson coprono il ruolo di protagonista, Oliver non va oltre il suo ruolo di "cattivo", o di caratterista ciccione (heavy).



Statua colossale dedicata a Stan Laurel

Si provò anche un film di coppia vero e proprio senza nulla di definitivo, come Do Detectives Think? (1927), dove debuttarono nei loro abiti poi diventati celebri: giacca, cravatta e bombetta. Il pubblico trovava più divertenti le loro scene insieme (come accadde in Slipping Wives o in Sailors, Beware!) che tutto il film da separati, e di questo se ne accorsero un po' tutti quanti, alla Roach.
Come andarono le cose è storia nota: nel giugno del 1927, con un copione di 19 pagine scritto da Leo McCarey, Stan Laurel e Oliver Hardy girarono il loro primo film in coppia, The Second Hundred Years. Questo coincise con il passaggio di Roach dalla Pathé (che distribuiva anche le comiche del suo grande rivale, Mack Sennett) alla Metro-Goldwyn-Mayer.
Per tutta la seconda metà del 1927, Laurel e Hardy formarono i due personaggi che oggi ben conosciamo: due ingenui, bistrattati da tutti, potenzialmente sciocchi ma candidamente volenterosi di unirsi al mondo esterno con un lavoro (che non sanno fare), con un matrimonio (che non sanno gestire), passando una giornata (che non sanno passare senza scatenare - non per primi - un litigio, una distruzione di un luogo etc.), vivendo insieme come due amici inseparabili nonostante la continua instabilità. Stanlio e Ollio sono due bambini nel corpo di adulti, impregnati da un'anima buona quanto distruttrice. La loro novità era nei caratteri dei loro personaggi, come due fumetti a cui è stata data la grande possibilità di prender vita: Stanlio, assente e piagnucoloso, è magro e non sa stare al suo posto, mentre Ollio, grasso e dal viso tondo con uno sguardo sconsolato, tiene molto alla sua dignità con gesti eleganti quanto ridicoli. Il loro successo esplose - letteralmente - come prima non era mai accaduto.




Il primo film sonoro fu Unaccustomed As We Are, uscito nel maggio del 1929. Accadde che se il parlato non fu un problema artistico, fu invece un problema economico: infatti il doppiaggio non era stato ancora inventato, e non era stata ancora trovata una soluzione per il mercato non americano. L'unica soluzione sembrò essere quella di girare i film nelle lingue interessate: Laurel & Hardy girarono così le loro comiche in spagnolo, italiano, tedesco e francese, scatenando però una maggiore ilarità per il pubblico straniero siccome i due facevano della lingua straniera un terribile pasticcio, storpiando parole e sbagliando gli accenti. Questo contribuì moltissimo alla loro popolarità in Europa, soprattutto in Italia che mantenne nel doppiaggio, adottato anche da noi nel 1932-1933, questo loro italiano buffissimo.
Da settembre a dicembre del 1940, la coppia girò dodici città americane facendo il tutto esaurito. Il cinema si affacciò a loro nel 1941: L&H firmarono un contratto non esclusivo con la 20th Century Fox, ignari del blocco creativo che avrebbero incontrato sin dal primo film, Great Guns. Finito il primo film della Fox, Laurel e Hardy tornarono sul palcoscenico visitando le basi americane nel novembre-dicembre 1941. Ripresero gli spettacoli di rivista tra gennaio e marzo del 1942.
Il 7 agosto 1957, all'età di sessantacinque anni, morì Hardy, e con lui finì una coppia irripetibile.
Laurel morì alle 13.45 del 23 febbraio 1965, all'età di 74 anni, in un appartamento dell'Hotel Oceana a Santa Monica. Dopo la cremazione, venne seppellito al cimitero di Forest Lawn Memorial Park (Hollywood Hills).
Stan Laurel è stato un vero genio della risata, capace di trarre da ogni spunto elementi per destare ilarità. Ironizzava in modo intelligente e raffinato sulla gente, sul mondo e sulla vita, ma prima di tutto su sé stesso. Si dice che egli, in punto di morte, si sia rivolto all'infermiera dicendole:

"Mi piacerebbe essere in montagna a sciare in questo momento!"
Infermiera:
" Le piace sciare Signor Laurel? "
Laurel:
"No, lo detesto... ma è sempre meglio che stare qui!"




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Senza di te
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 giugno @ 08:16:16 CEST (2830 letture)
Video
Questa canzone è stata scritta per il figlio,
a me emozionano sia le parole che la voce seppure
è di un autore che di solito non fa il cantante.

Buona domenica



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SI OSCURA IL CIELO
Postato da rosarossa il Sabato, 14 giugno @ 19:29:16 CEST (965 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX











SI OSCURA IL CIELO



Un impetuoso temporale estivo!
rombi di tuoni fanno sussultare di paura,
lampi squarciano un cielo tenebroso
che all'istante sembra un oceano di luce, ma
di certo non appaiono le stelle!
Si cruccia ancora mostrando le sue ire
versa sulla terra, acqua a catinelle.
Dei campi piega le piante, strappa i fiori,
degli alberi le foglie fa languire,
ma viene la quiete, sorride ancora il cielo, è
solo lo scherzo di un estivo temporale.
Un maestoso arcobaleno allarga
le sue ali cince il cielo e lo
arricchisce con una miriade di colori,
un tenue sole si adagia sugli alberi,
un frizzante venticello spazza via residui di nuvole.
La terra sorbe piano piano l'acqua, si ricompone.
Estasiata guardo quei colori coi
quali si armonizza il mio pensiero
li vedo sfolgoranti, vivi, belli;
ma ne vedo tanti ombrati, alcuni sono
grigi, anche neri!
L'anima si trastulla fra bei ricordi e
tristi melanconici pensieri.

Rosarossa

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L’ABBRACCIO
Postato da rosarossa il Venerdì, 13 giugno @ 12:20:28 CEST (1279 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX







L’ABBRACCIO

Un abbraccio senza parole, racconta in pochi secondi
un immenso poema d’amore!
Si fondono reciproche emozioni e
canta il cuore.

Rosarossa

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Nessuna poesia potrebbe offuscare ...
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 giugno @ 20:23:18 CEST (742 letture)
Un pensiero al giorno








Nessuna poesia potrebbe offuscare
la bellezza d’una limpida sera di estate,
i grilli in lontananza, un buon libro tra le mani,
la luce di una candela e quella sensazione
che il mondo sia racchiuso in quell'istante.

STEPHEN LITTLEWORD




Buonanotte e serena settimana
Grazia

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Coltivo una rosa bianca
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 giugno @ 07:25:45 CEST (599 letture)
Ricerche d'autore









Coltivo una rosa bianca
a giugno come a gennaio
per l’amico sincero
che mi tende la sua mano.
E per il crudele che mi strappa
il cuore con cui vivo,
non coltivo né cardo né ortica;
coltivo la rosa bianca.

JOSE' MARTI'

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O datemi qualcuno che mi ascolti
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 giugno @ 18:38:27 CEST (922 letture)
Ricerche d'autore









O datemi qualcuno che mi ascolti,
ché di parole straripo.. qualcuno
che mi prenda per mano e dei sepolti
dei fatti polvere e niente al raduno
mi porti... di occhi ho paura... di volti...
Non mi restava ormai niente e nessuno,
e come sanguinando intorno intorno
pesantemente in me cadeva il giorno.

Patrizia Valduga

Patrizia Valduga, poetessa italiana, nata nel 1953 a Castelfranco Veneto,
moglie del poeta e critico letterario Giovanni Raboni,
fondatrice della rivista mensile Poesia,
ha scritto diverse raccolte di poesie:
Medicamenta, La tentazione, Donna di dolori,
Requiem, Corsia degli incurabili, Cento quartine d'amore.

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MALEDETTO TRENO
Postato da rosarossa il Giovedì, 05 giugno @ 20:32:33 CEST (1216 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX








MALEDETTO TRENO

Mamma cara, tu sola hai condiviso il mio dolore. Vivo e vivrò sempre nel ricordo
di quella lontana mattinata di settembre!
Io, adolescente, la valigia in mano e il
il treno pronto per la mia partenza.
Era ancor buio, l'orologio batteva già le cinque, nel chiaro scuro fra la notte e il giorno, in cielo, ancora sfavillavano le stelle. Un fischio, un brivido e quel maledetto treno, mi staccò dal tuo abbraccio tremante, mentre lacrime amare solcavano le dune del tuo volto... Il treno si muove, pronto alla partenza, fai un disperato cenno, quasi per fermarlo.
Io ti sorrisi amaramente, poi guardai il cielo, le lontane stelle lentamente dileguarono bellezza e bagliore dirottando per sempre il mio destino! Uno sguardo d'intesa, l'ultimo saluto.
Mamma addio!
Obbligata fui a lasciare il vero amore.
Rassegnata vivrò la mia esistenza
nella delusione, nella tristezza, nel dolore...

Rosarossa

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Due cose riempiono l’animo di ammirazione...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 giugno @ 20:15:27 CEST (914 letture)
Un pensiero al giorno











Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell'Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall'animalità e anche dall'intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all'infinito.

Immanuel Kant, Critica della ragion pratica

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Smile
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 maggio @ 11:53:13 CEST (2144 letture)
Video



Sorridi anche se il tuo cuore soffre
Sorridi anche se sei triste
Quando ci sono nuvole nel cielo, spera nel futuro
Se sorridi attraverso la tua paura e il dolore
Sorridi e forse domani
Vedrai il sole splendere per te

Illumina il tuo viso con gioia
Nascondi ogni traccia di tristezza
Anche se una lacrima ti preme negli occhi
E'il momento di continuare a sperare
Sorridi, a che serve piangere?
Troverai che vale ancora la pena vivere
Se solo sorridi...

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Ogni giorno nasce un artista - 26 maggio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 maggio @ 19:13:26 CEST (762 letture)
Ricerche d'autore



Il 26 maggio nacquero




Aganòor Pompilj Vittoria. - Poetessa (Padova 26 maggio 1855 - Roma 1910); di famiglia d'origine armena, sposò nel 1901 il deputato e giurista umbro Guido Pompilj, che alla morte di lei si uccise. Ebbe a maestro G. Zanella, e poi, a guida letteraria, E. Nencioni, cui fu carissima. La sua poesia, di uno spiritualismo che, pur risentendo di una certa atmosfera decadente, è testimonianza di un'autentica ansia di ricerca, toccò le sue note più alte nei toni elegiaco-amorosi della prima raccolta, Leggenda eterna (1900),

Casimiro Piccolo nacque a Palermo il 26 maggio 1894, figlio del barone Giuseppe e di donna Teresa Tasca Filangeri di Cutò. Ebbe per fratelli Agata Giovanna, botanica e Lucio, poeta di fama. Era cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Fin da giovane manifestò uno spiccato interesse per la pittura, la fotografia e, soprattutto per le dottrine occultiste. Aderì allo spiritismo propugnato da Allen Kardec e rimase affascinato dagli insegnamenti della Blavatsky. Frequentò i salotti della città ed i circoli della Società Teosofica. La separazione improvvisa dei genitori, nel 1932 a causa determinò il trasferimento dei figli con la madre a Capo d’Orlando. I Piccolo, solo apparentemente isolati, seppero tenersi in stretto contatto con le correnti più vive della cultura europea. Ne è dimostrazione la biblioteca di famiglia.



acquarello di Casimiro Piccolo

Vecchia casa lontana,
aperta su quel prato
che il fiumicel chiudea come monile
tremulo, rispecchiante
statue brune dal muscoso plinto;
e di là dal recinto,
di pennuti cantor reggia felice,
le folte, antiche piante,
verdi asili romiti,
per me già sognatrice,
di pensieri, di fascini, d' inviti….

Aganòor Pompilj Vittoria




acquarello di Casimiro Piccolo


Luna, i bei tempi andati
sempre mi stanno in cor
quando al tuo dolce albor
gli occhi volgea.


Laghi, montagne e prati
diffusi di seren
nel candido tuo sen
scorger credea.


Scorger credea la danza
d' alati abitator.
Oh come sogna il cor
quando è contento!

Aganòor Pompilj Vittoria



acquarello di Casimiro Piccolo


Triste, deserta stanza,
cupo cinereo mar
ora quel tuo m' appar
disco d' argento.


Ed or coi rai bagnati
di memore dolor,
Luna, il tuo mesto albor
seguo pel cielo.

Aganòor Pompilj Vittoria



acquarello di Casimiro Piccolo


Link Aquarelli di Casimiro Piccolo






Mike Bongiorno, può essere considerato un artista, un artista d'altro genere, un grande del piccolo schermo
Il Signore della TV avrebbe oggi compiuto oggi 90 anni

Una carriera longeva e con una qualità sempre alta che lo pone come il conduttore più presente nella storia della TV che ne ha seguito la crescita e l’evoluzione senza perdere mai la capacità di rimanere al passo con i tempi: ha inventato il format dei quiz televisivi che non ha abbandonato passando dal Rischiatutto a TeleMike fino all’intramontabile La Ruota della fortuna, quindi il passaggio alla televisione commerciale con la nascita di Mediaset e Fininvest, nonché l’arrivo in Sky dove Mike avrebbe condotto sul canale 109 SKY Uno proprio 12 puntate del famoso Rischiatutto, ribattezzato per l’occasione RiSKYtutto,
ma tale programma, a seguito della morte del conduttore, non vedrà mai la luce.

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Intrecci d'acqua, terra e cielo
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 maggio @ 21:45:18 CEST (834 letture)
Ricerche d'autore






eBook n. 155 :: Intrecci d’acqua, terra e cielo, di F. Porta - A. Piasecka
LaRecherche.it [Poesia e fotografia]

Alberto Becca - 26/03/2014
In questi intrecci di parole e immagini, intrecci che scavano nella profondità nell’ animo umano, toccando sentimenti e ricordi, l’ acqua (pioggia ?) diventa "ponte ideale" fra terra e cielo, fra umano e divino, fra finito e infinito, fra realtà e fantasia: da sempre l’ acqua è stata feconda fonte di ispirazione di poeti, pittori, musicisti e fotografi : in questo pregevole lavoro l’ intreccio, il connubio immagine - poesia si fa sempre piu’ stretto, fino a fondere le due entità, che si compenetrano, si completano, e proiettano il lettore nella dimensione dell’ acqua, metafora dell’ esistenza che scorre (come un fiume)e infine si perde(nel mare)attorniata dalla bellezza del creato. Una moderma e delicata ode all’ acqua, fonte di vita, di sogni, di speranze, ode alla sua sacralità e preziosità.


chi è interessato clicchi qui link
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Sulle sabbie ...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 maggio @ 20:49:03 CEST (535 letture)
Un pensiero al giorno






Sulle sabbie del deserto come sulle acque degli oceani non è possibile soggiornare,
mettere radici, abitare, vivere stabilmente.
Nel deserto come nell'oceano bisogna continuamente muoversi, e così lasciare che il vento,
il vero padrone di queste immensità, cancelli ogni traccia del nostro passaggio,
renda di nuovo le distese d'acqua o di sabbia, vergini e inviolate.

Alberto Moravia

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Lilly Manassero
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 maggio @ 19:20:57 CEST (1099 letture)
Ricerche d'autore





LA STRADA

La strada che porta al paese
s’inerpica dentro il mio cuore,
mi costringe a girare il volante
per assecondare la linea bizzarra delle curve.

Il passato è un tiranno dalle ali di drago,
brucia dentro con il suo fuoco impietoso.
Anche stavolta avrei pianto, lo sapevo.
Dighe che rompono ogni indugio lavano il viso.

Nella vita non si torna mai a capo
si rincorrono profili di confini
illuminati dal sorgere del sole.
E pulsa di tamburi nelle vene
il sangue trafugato agli avi.

Un tempo, che non è più lo stesso,
c’era qualcuno dietro la porta
mai chiusa a doppia mandata.
Un tempo tornare era venire a casa.

Adesso le mura denudate di quella vita
sono ben poca cosa
che vien voglia di compiere
la strada a ritroso.

E scappare, scappare…
aspettando la fine.
Quella pace
dietro le colline.

Lilly Manassero



L’ALBA FUORI ALBA

Il rosso di quest’alba mi violenta
di bellezza.
Esplode e poi scolora.
Non serve correre,
affondare di piede sull’acceleratore.
Il rosso è già arancione
nel fondale di questa commedia
impazzita che è la vita.
Alba in galleria non vedrà quest’alba,
in platea il paese vede ma non capisce.

Lilly Manassero





Nata a Benevello, paese delle Langhe, Lilly Manassero vive da diversi anni ad Alba. Dopo aver esordito con due raccolte di poesie: “Di Langa, d’amore, di vita” e: “La moltiplicazione dei soli”, pubblicate dall’associazione culturale “Il nostro teatro di Sinio” è passata alla narrativa. Ha al suo attivo il romanzo d’esordio: “L’urlo nel pozzo” (vincitore del: “Premio Reis encreuse”) e “Soltanto un uomo”, entrambi editi da Araba Fenice. Attualmente sta lavorando al suo terzo romanzo.


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Ritornare sui posti della vita passata
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 maggio @ 19:15:23 CEST (605 letture)
Un pensiero al giorno










Ritornare sui posti della vita passata a compiere verifiche e rievocazioni è sempre un passo sbagliato.
Non si aggiunge nulla ai ricordi e anzi si guasta il lavoro della memoria, si confondono le immagini già chiare
che il tempo ha composto e si smentisce la pura verità della favola nella quale tutto può ancora vivere.
Ma si vuole forse ritornare proprio per farla finita coi ricordi, per rimestarli, appesantirli,
metterli in condizione di colare a fondo e di perdersi finalmente nel passato.
È col ritorno che si pone per sempre una pietra sugli anni che non ci somigliano più.

Piero Chiara

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Il bene e il male
Postato da Grazia01 il Lunedì, 19 maggio @ 20:13:56 CEST (410 letture)
Un pensiero al giorno








Adesso, che ho superato già tanti dolori e posso leggere il mio destino come una mappa piena di errori,
quando non sento nessuna compassione di me stessa e posso passare in rassegna la mia esistenza
senza sentimentalismi, perché ho trovato una relativa pace, lamento soltanto la perdita dell'innocenza.
Mi manca l'idealismo della gioventù, del tempo in cui esisteva ancora per me una chiara linea divisoria
tra il bene e il male e credevo che fosse possibile agire sempre in accordo con principi inamovibili.

ISABEL ALLENDE

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L'ambiguità delle nostre lingue
Postato da Grazia01 il Domenica, 18 maggio @ 21:12:46 CEST (668 letture)
Un pensiero al giorno









L'ambiguità delle nostre lingue, la naturale imperfezione dei nostri idiomi,
non rappresentano il morbo postbabelico dal quale l'umanità deve guarire,
bensì la sola opportunità che Dio aveva dato ad Adamo, l'animale parlante.
Capire i linguaggi umani, imperfetti e capaci nello stesso tempo di realizzare
quella suprema imperfezione che chiamiamo poesia,
rappresenta l'unica conclusione di ogni ricerca della perfezione.

Umberto Eco

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Sempre, in tutta la mia vita
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 maggio @ 19:25:59 CEST (665 letture)
Un pensiero al giorno







Sempre, in tutta la mia vita, ho avuto grande curiosità per ogni cosa,
non solo per l'uomo, che ho guardato vivere ai quattro angoli della terra,
o per la donna, che ho inseguito quasi dolorosamente tanto era forte,
e spesso lancinante, il bisogno di fondermi con lei;
ero curioso del mare e della terra,
che rispetto come un credente rispetta e venera il suo dio,
curioso degli alberi, dei più minuscoli insetti,
della più piccola creatura vivente, ancora informe,
che si trova nell'aria o nell'acqua.

Georges Simenon


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Maria Gaetana Agnese, scienziata o santa?
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 maggio @ 21:54:54 CEST (2792 letture)
In ricordo

Maria Gaetana Agnese, scienziata o santa?

Google le dedica la pagina nel suo 296° anniversario della nascita.



Le Instituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana, di D. na Maria Gaetana Agnesi Milanese appaiono “in Milano, MDCCXLVI Il, nella Regia Ducal Corte, con licenza de’ Superiori” e vengono presto tradotte in varie lingue. Il successo è immenso, nonostante la contemporanea pubblicazione di un’opera analoga di Eulero. I dotti dell’Accademia Reale di Francia lodano il libro dell’Agnesi come opera avanzatissima e la migliore mai apparsa nel genere. L’Europa intera è in ammirazione davanti alla giovane scienziata. Si scomoda perfino l’imperatrice Maria Teresa, che invia alla dotta suddita un anello di brillanti in un prezioso cofanetto: e questa volta l’inalterabile Gaetana si commuove davvero. Conserverà gelosissimamente quel dono e l’avrà caro più di ogni altra cosa al mondo... o quasi.
La gloriosa università di Bologna, all’unanimità, offre una cattedra di analisi matematica a “Caietana Agnesi Nobilis Virgo Mediolanensis”, ma la nobile signorina milanese, pur ringraziando dell’onore, non l’occuperà mai. Graditissimo le giunge il plauso del papa Benedetto XIV, accompagnato da benedizioni e doni preziosi. “Son contentissimo” scrive simpaticamente papa Lambertini “di vedere che venga impiegato il bel sesso alti progressi delle scienze e de’ talenti. Vi esorto a formare delle compagne che vi somiglino; affinché resti ognuno persuaso che voi valete quanto noi, quando volete studiare. L’anima diventa frivola quando non pensa che a nastri, e pennacchi; ma essa è sublime allorché sa meditare. Vi accerto che avrei gran piacere squadernando nelle librerie di trovare presso de’ nostri dottori delle donne stimabili, le quali avessero occultato il loro sapere colla modestia. In questo modo potrebbero le donne abitare nel palazzo de’ Papi”. Non c’è male, per un papa del settecento.
Ma quando la nobile signorina Agnesi è all’apice della gloria, ecco all’improvviso il colpo di scena. Tutti si aspettano nuove meraviglie, e lei, con grande semplicità, come chi ha compiuto un dovere ed è libero di passare ad altro, chiude il capitolo “scienza”, e volta pagina. “Appena ebbe soddisfatto al bisogno di alleviare la mente dalle raccolte cognizioni e scoperte, e commetterle alla società, più non vi pensò, e cesse solo al desiderio di carità e di beneficare gli uomini” commenta l’enciclopedista milanese.
E la matematica? La filosofia? Acqua passata, senza rimpianti. Qualcuno si ricorda della grande scienziata, ma viene cortesemente scoraggiato. L’Accademia di Torino, ad esempio, le ha chiesto di esaminare i lavori di Lagrange intorno al calcolo delle variazioni, ma lei se ne scusa adducendo “le sue serie occupazioni” (sappiamo quali). La grande Agnesi non ha però abdicato alla sua intelligenza; l’ha solo rivolta ad altre sfere. Silenziosamente, e senza titoli accademici, è diventata teologa. A chi si rivolge il cardinal Pozzobonelli, arcivescovo di Milano, per decidere sull’ortodossia di uno scritto sulla politica e la religione? A lei. Particolare poco noto, tiene anche lezioni pubbliche di catechismo. Donna e laica: un bel primato. Un altro primato.
Dio e il prossimo. Come altre grandi menti prima di lei, Gaetana è approdata all’unica “scienza” definitiva, a un infinito che nessun simbolo matematico può esprimere.
Gaetana Agnesi: “santa tutta milanese”. Cervello e cuore. E lavoro infaticabile. Ma non pare che sia nell’aria un processo di beatificazione. Vi farebbe ostacolo, burocraticamente, anche l’impossibilità di una “ricognizione” del corpo. Gaetana è sepolta chissà dove, in una fossa comune, confusa tra un gruppo di vecchiette del Pio Luogo. Erano le leggi del tempo, quelle che più tardi susciteranno lo sdegno poetico di Ugo Foscolo. “Morire alla Baggina”: i milanesi non sanno figurarsi, proverbialmente, una fine più umile di quella. Ma Gaetana è riuscita a fare anche di più, a scomparire del tutto. “Exinanivit semetipsam”.
La città ha dedicato a Gaetana Agnesi una breve via, fuori Porta Romana. A Ramiro Rampinelli nemmeno quella. C’è solo Via degli Olivetani, a San Vittore. Ma i bei chiostri in cui passeggiava don Ramiro ospitano oggi il Museo della Scienza e della Tecnica, e l’antico Ospedale Maggiore è sede dell’università milanese. A volte, la storia, tra le righe, fa un po’ di giustizia.

Elena Cristina Bolla
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Abbiamo tutti dentro un mondo di cose
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 maggio @ 12:22:38 CEST (651 letture)
Un pensiero al giorno
]










Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose!
E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso
e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta,
inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé,
del mondo com’egli l’ha dentro?
Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!

Luigi Pirandello

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