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La ciotola del nonno
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 dicembre @ 20:32:06 CET (946 letture)
Poesie di Pascoli







LA CIOTOLA DEL NONNO…


C’era una volta un povero vecchio, che non ci vedeva più, non ci sentiva più e le ginocchia e le mani gli tremavano.
E quando era a tavola non poteva tener fermo il cucchiaio e faceva cadere la minestra sulla tovaglia e qualche volta gliene scappava anche dalla bocca.
La moglie di suo figlio se n’era ormai schifata e, purtroppo, anche suo figlio.
E non lo vollero più a tavola con loro.
Il povero vecchio doveva star seduto accanto al camino e mangiava un poco di zuppa in una scodella di terracotta.
Un giorno, siccome le sue mani tremavano, gli cadde la scodella per terra e si ruppe.
La nuora gliene disse di tutti i colori e il povero vecchio non rispose nulla.
Gli comprarono una scodella di legno e gli dissero:
“Questa certo non la romperai!”.
Una sera suo figlio e le nuora videro il loro bimbo, che raccattava i cocci della scodella di legno e cercava di unirli.
Il padre gli disse: “Che fai?”.
Rispose il bambino: “Riaggiusto la scodella di legno, per dar da mangiare a te e alla mamma, quando sarete vecchi!”.
Ora il nonno mangia ancora a tavola con gli altri, che lo trattano bene e gli vogliono bene.

Giovanni Pascoli
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Essere ( Maria )
Postato da brunouk il Giovedì, 05 dicembre @ 13:43:44 CET (633 letture)
Le poesie di Pegaso I


Viandanti,
industriali, mercanti,impiegati e operai
onesti o ladri
donne, uomini, bambini e...
”POETI”
vi voglio raccontare:............

Vi è un “popolo” temprato dal tempo
variopinto in troppi colori
poi riunito in un drappo arcobaleno dove “PACE”
è scritta in tutte le lingue.

Questa è una storia triste
non ridete, non piangete
perché c’è chi ride e... piange più di voi.

Ricordate?
Di re, giudici e di gente
che visse mille e mille anni fa?
ricordate i nomi di buoni e cattivi?
tempi di balli e feste, banchetti e tornei
lacrime e morte, croce e perdono
ricordate?

Questa è una storia che non ha tempo
si ripete e ripete
come scala infinita
che sale in cielo.

Dio!, se pure esisti
perché non fermi la mano dell’uomo?
Dio!, se pure esisti
perché non fermi il tempo?

Qualcuno ha scritto
per tramandare ai posteri
racconto della vita di
“MARIA”
Fanciulla e poi Donna
Lei ha accettato nel suo essere
il compito supremo di Madre
Unica e Uguale
in nome di un unico perché
AMORE.

L’amore per il Padre e Figlio
tanto grande, incondizionato
da ergersi in
“Esempio, monito e speranza”.

Maria è il Nome,
invocato, amato, deriso e tradito.

Così, nell’insieme del ricordo
“essere Maria”
tra amore e indifferenza,
tra gente e giudici
senza memoria e fede
dal cuore arido
laici nell’odio
rinnova un perché?
di tanto “Amore”
disperso al vento.

Bruno Gasparri

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Chiudo gli occhi
Postato da brunouk il Giovedì, 05 dicembre @ 13:43:12 CET (395 letture)
Le poesie di Pegaso III


Chiudo gli occhi
forse riesco a sognare
in questa notte vuota.

Amo, un brivido.

È il tempo delle stelle
illusione d’eternità
sussurro dell’attimo
è musica dell’infinito
come alito di vento
accarezza il viso.

Tristezza trascende
vestendo l’anima di grigio manto
avanza con il lento battito del cuore.

Se solo mi lasciassi andare
nella corrente di fiume vortice
per poi mescolarmi con il sale
dell’immenso mare
dove l’orizzonte
ha lo stesso colore del cielo.

Nell’azzurro si respira libertà
libero da ogni catena
proiettato nell’universo
senza orientamento, ma la …
dove Amore è felicità.

Bruno Gasparri
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Ricordo di Gae Aulenti nell'86° anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 04 dicembre @ 23:22:10 CET (2962 letture)
In ricordo






Ricordo di Gae Aulenti nell'86° anniversario della nascita.

Nacque il 4 dicembre 1927 a Palazzolo dello Stella, in provincia di Udine. Si laureò in architettura al Politecnico di Milano nel 1953, dove conseguì l'abilitazione alla professione. Gae Aulenti si forma come architetto nella Milano degli anni cinquanta, dove l'architettura italiana è impegnata in quella ricerca storico culturale di recupero dei valori architettonici del passato e dell'ambiente costruito esistente che confluirà nel movimento Neoliberty. La Aulenti fa parte di questo percorso, che si pone come reazione al razionalismo. Di se stessa usava dire di vedere la sua architettura in stretta relazione e in interconnessione con l'ambiente urbano esistente, che diviene quasi la sua forma generatrice, cercando, con questo, di trasferire nel suo spazio architettonico la molteplicità e l'intensità degli elementi, che vanno a definire l'universo urbano. Dal 1974 al 1979 è membro del Comitato direttivo della rivista Lotus International, poi fa esperienze artistiche e dal 1976 al 1978 collabora con Luca Ronconi a Prato al Laboratorio di Progettazione Teatrale. Nel 1979, le viene affidata la direzione artistica della Fontana Arte, con cui aveva già collaborato in passato. Vengono prodotte lampade e oggetti d’arredo ancora oggi a catalogo. Tra i collaboratori di maggior rilievo compaiono Piero Castiglioni, Pierluigi Cerri, Daniela Puppa e Franco Raggi. Ha una lunga relazione con Carlo Ripa di Meana, da cui si allontanerà per la sua vicinanza a quello che definirà "craxismo deleterio". Nel 1984 viene nominata corrispondente dell'Accademia Nazionale di San Luca a Roma, mentre dal 1995 al 1996 è presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2005 ha costituito la Gae Aulenti Architetti Associati. Muore il 31 ottobre 2012 a Milano all'età di 84 anni.

Fonte: Wikipedia
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Polvere
Postato da Letty il Lunedì, 02 dicembre @ 15:25:15 CET (483 letture)
Le poesie di Letty - II








Polvere

Ma si anche stasera mi mancherai,
come sempre.
Mi guardo intorno: la stanza ha sempre lo stesso aspetto,
come il mio cuore...
scaffali... cd... libri... appunti... polvere...
Immutata polvere
come il tuo nome è sopra ogni cosa...
e resto imbambolata a guardarti,
e non ci sei
a sentirti
e non mi parli
a desiderarti su questa pelle stanca e fredda
è che ti ho lasciato sotto la coltre di infinito
a dormire tra le stelle
in un sogno troppo forte
dentro quel letto che non faceva per me
affollato da tanti altri corpi senza cuore...
Mi mancherai
ugualmente
tra gli scaffali
i cd
i libri
e la polvere
tra quelle parole che non ho gridato
ma solo bisbigliato
che ho sentito solo io
e che fanno male solo a me


Letty

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La coperta
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 dicembre @ 20:21:19 CET (679 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









La coperta


Sulla coperta della nonna

si è mangiata la storia

che i bambini in silenzio impararono

a memoria : esiste una cosa

che si chiama amore che è nascosta

dentro al cuore

e che servirà a cambiare il mondo.

Si nasce dall'amore, si vive amando e dopo

altri ameranno il nostro ricordo

e , tu, pensami e prepara un'altra coperta

tutta per noi

così che in silenzio

continuerà il nostro sogno.




r.chesini 01.12.2013

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Un passo indietro
Postato da Letty il Venerdì, 29 novembre @ 21:55:20 CET (652 letture)
Le poesie di Letty - II




Prima restavo un passo indietro, guardavo la gente camminare spedita verso le cose della propria vita, tutti ben vestiti, ben curati, ben inseriti, con la sicurezza attaccata alle smorfie dei volti, senza accennare sorrisi.
Li guardavo da quella minima distanza, non perché non mi sentissi parte del loro stesso mondo, ma perché forse in quel mondo facevo fatica a tenere quel benedetto passo per entrarci davvero.
E lo facevo sempre... in metro... in macchina... passeggiando... o restando seduta sulla panchina che mi ero scelta come punto di osservazione.
Mi passavano davanti storie, facce, profumi, espressioni.
Indecifrabili scorci di esistenze a cui mi rapportavo sempre con la distanza di quel passo indietro.
Nella vita non sai mai cosa ti succede, guardare gli altri vivere mentre le insicurezze ti si inghiottono ti porta ad un punto di rottura, un punto dal quale si esce con le ossa rotte.
Mi sono ritrovata a camminare dapprima sulla stessa riga degli altri, poi un passo avanti: improvvisamente non avevo più tempo per guardare gli altri camminare....
improvvisamente avevo scelto la mia strada e da allora non ho più nemmeno tempo di guardare indietro.


Letty

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Le rughe della vecchiaia...
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 novembre @ 23:03:57 CET (644 letture)
Un pensiero al giorno









“Le rughe della vecchiaia
formano le più belle scritture della vita,
quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni.”

Marc Levy

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Mi sono sentita spesso sola...
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 novembre @ 21:43:04 CET (567 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI





Mi sono sentita spesso sola, anche in compagnia. Da bambina in certi momenti era come se sparissi, entravo nel mio mondo dove non c’erano ingiustizie, dove il cielo era blù intenso e grandi erano gli abbracci. La gente era buona e quando accadeva qualcosa di brutto, quando il male si palesava, era una “finzione”, chi moriva si rialzava e ritornava a vivere. Nel mio mondo di fantasia la resurrezione era una costante. Quando riemergevo alla realtà, richiamata perché dovevo mangiare o altro, rientravo mio malgrado al mondo dei più, alla vita di tutti. Ci sono bambini con lo sguardo adulto, altri che sembrano smarriti, io appartengo ad entrambe le categorie. Ho individuato nella fantasia quel luogo magico in cui rifugiarmi. Oggi non è più così idilliaco come un tempo e questo è perché io sono invecchiata e il mio mondo con me, ed è sempre più difficile illudermi, ma non demordo.


Grazia

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I vecchi amici ...
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 novembre @ 21:09:10 CET (784 letture)
Un pensiero al giorno






I vecchi amici cani hanno uno sguardo profondo di infinita consapevolezza.
Conoscono ogni tuo gesto, ogni tua parola, anticipano le tue mosse.
Sono insieme saggezza, dolcezza, bellezza.
Indugio spesso con lo sguardo su coppie di vecchi padroni accompagnati da vecchi cani:
procedono vicini, a passo lento.
Guardandoli si capisce che stanno consumando una lunga convivenza d'amore.



Buona settimana

Grazia

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La donna nella letteratura e nelle arti
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 novembre @ 23:34:44 CET (881 letture)
ARTE II







La donna nella letteratura e nelle arti

Nel corso dei secoli, la donna è stata oggetto di diverse analisi e interpretazioni. Diciamo anzitutto che in tutte le culture è riconosciuto il ruolo della donna che crea cultura. Mentre in Occidente è stata vista per lungo tempo come soggetto dedito alla riproduzione, nella letteratura e nelle arti ha sempre svolto un ruolo importante.
Una connotazione positiva assume nel Medioevo, un periodo dominato da una concezione rigida dell’etica, e nei più grandi poeti italiani. Pensiamo alla donna stilnovista, alla donna angelicata rappresentata dalla Beatrice di Dante. Da parte sua, la letteratura cortese (1100) è fondata sulla sublimazione della donna, esaltata come la più bella e la più nobile, un essere dotato di qualità interiori e di principi morali. Diversa invece la donna del Boccaccio non più divina, ma più naturale e umana. Il Romanticismo esalta la figura femminile, mentre nel Novecento i poeti assistono alla battaglia per i pari diritti femminili fino ad arrivare all’emancipazione giuridica.
La donna è la profonda ispiratrice di quasi tutte le arti. Volti, sguardi, espressioni scandiscono e descrivono l’universo femminile attraverso la magia pittorica nel corso dei secoli, a partire dalla civiltà egizia e cretese, quando si comincia a scoprire il fascino e l’armonia della donna. Sono poi gli autori greci a fornirci i canoni estetici e filosofici della donna modernamente intesa. Essi passano dalla donna madre, generatrice di vita, alla vergine vestita e al nudo dell’Afrodite.
Vesti fluenti ed espressione dignitosa raffigurano la donna nell'arte romana, mentre quella bizantina la ritrae raffinata. Oggetto di piacere negli affreschi pompeiani, si passa a una rappresentazione ieratica e mistica dell’immagine femminile, svuotata di ogni connotato sensuale ed erotico. Vengono infatti dipinte Madonne e Sante, tutte legate al loro ruolo salvifico. Il Cristianesimo e il Medioevo esprimono la bellezza nelle immagini sacre. La donna per eccellenza, Maria, è protagonista indiscussa in tutti i campi dell’arte fino ai tempi odierni.
Emerge una figura femminile concepita nella sua dimensione sacrale e nel suo essere pensante, artefice della storia, con pari e talvolta superiore dignità rispetto all'uomo.
La bellezza femminile risplende soprattutto dal Rinascimento al cubismo con le opere meravigliose di artisti quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano, Botticelli, Perugino, El Greco, Manet, Renoir, Paul Gauguin, Dalì, Modigliani, Picasso. Sono opere di intensa e raffinata suggestione, che esaltano i canoni estetici, i sogni, le aspirazioni, la dimensione psicologica, inconscia ed onirica della donna e ne documentano l’evoluzione.

Fonte Riflessioni.it

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L'invasione dei “poeti alieni”.
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 novembre @ 21:13:35 CET (859 letture)
Un pensiero al giorno






L'invasione dei “poeti alieni”.


Una indecente presunzione. E’ quella esibita da tanti che si autoproclamano “poeti” o “scrittori”. Tutti - scrive Montale - si sentono poeti. Una “massa sconfinata” di poeti. Nemmeno “un incendio universale” – aggiunge l’autore di Ossi di seppia - potrebbe far sparire “la torrenziale produzione poetica dei nostri giorni”. L’Italia è un popolo di “poeti”. Spuntano continuamente siti su internet che celebrano la saga di questi poeti. Il portiere del mio condominio mi assilla continuamente nel farmi leggere le sue “poesie”. Parole carpite e affastellate. Una grossolana, indecorosa, banale, insignificante scrittura. Una noia mortale. Un insulto alla lingua italiana, la quale “piange umiliata e offesa” di fronte a “tanta robaccia” di scritti spacciati per “poesia”. Penose trame di plastica, perverse e pseudo trasgressive, improbabili e ridicole. Un materiale orrendo, dove non devono mancare scene “hot”, erotiche, volgari, droga e alcol. Talora in cima alla classifica finiscono il trash, la mediocrità, il peggio. E’ la promozione - precisa Paolo Di Stefano - della “spazzatura gratuita”, della “schifezza”. Per dirla con Fantozzi, è “una boiata pazzesca”. E’ “L’invasione dei poeti alieni”- scrive La Capria. Il territorio della scrittura – aggiunge - è invaso da una folla di “alieni”, una “vera invasione barbarica”. Che cosa hanno a che fare con la letteratura? “Niente”. Da noi, la letteratura - quella vera - è “l’ultima ruota del carro”. Non viene “mai riconosciuta e promossa” per l’importanza che essa ha nello sviluppo dell’individuo e della società. L’invasione di questi “alieni” e la cattiva scrittura “immeschiniscono”. Si rimane “indignati e disgustati” dalla lettura di certi testi. Così non va bene. “Non va bene - sostiene con forza La Capria - non solo per “i veri poeti e scrittori, ma per la civiltà del nostro Paese”. Leggere taluni scritti - dichiarava già Virginia Woolf - “è cosa che mi irrita”, come di fronte a “un disgustoso studente universitario che si schiaccia i brufoli”. Una scrittura “indigesta”, che fa venire - osserva O’ Brien - “la bava in bocca”. Un materiale che fa male allo spirito, alla cultura e alla decenza. La poesia - ha sostenuto il premio Nobel Szymborka - “non è per tutti”. Essa tuttavia sembra appartenere alla terra di nessuno, aperta ad ogni incursione e vaniloquio. L’ingresso nella Rete è gratuito e tutto appare facile, accessibile, a portata di mano. Allora, giochiamo tutti a fare i “poeti”. “Poeti” dilettanti allo sbaraglio. Sul Web - ha affermato Pieluigi Battisti - “si legge di tutto, si veicolano messaggi deliranti, si vomitano malvagità, cattiverie, molestie, invidie, idiozie”. Si inculca il virus dell’odio e della violenza. Si scaricano frustrazioni e aggressività repressa Una pulsione distruttiva e autodistruttiva. La Rete - ha rilevato a sua volta Claudio Magris - sta diventando “una fissazione solipsistica e maniacale”. Una deriva del linguaggio e della volgarità, che produrrà “disastri sempre più gravi”. Molti autori invocano una nuova normativa e una nuova educazione. Un’opera grandiosa di bonifica. Che, visti i tempi, appare mera utopia.
E che dire poi dei premi letterari, che crescono in ogni piccolo e sperduto borgo italiano? Essi sono una “vuota cerimonia”, inventati più per il turismo, i politici locali, la vanagloria o il narcisismo di persone frustrate che per il “vero poeta o scrittore”, più per “usare” la letteratura che per “onorarla”. I premi letterari - rileva Umberto Saba - “sono una crudeltà”. Infine, un breve cenno al fenomeno della compulsione a scrivere. Si tratta, sul piano clinico, di un impulso irrefrenabile che viene indicato con il termine “graforrea” o “grafomania”, cioè la frenesia “morbosa” a scrivere. E’ un bisogno che si manifesta negli stati di “mania” e “ipomania”, un eccitamento maniacale che è collegato ad “una verbosità insopprimibile”.

Guido Brunetti




Un po' severo questo signore, certo non si può non rispettare il giudizio di Montale, ma i poeti "alieni" vogliono solo aprire la loro anima, non sono affetti da nessuna malattia, se non quella di voler comunicare quello che nel linguaggio comune non sanno esprimere.

Buona domenica

Grazia

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Tutti noi siamo un po' come libri
Postato da Grazia01 il Giovedì, 21 novembre @ 21:52:47 CET (755 letture)
Un pensiero al giorno








Tutti noi siamo un po' come libri che gli altri leggono.
I più si fermano alle prime pagine altri le scorrono
frettolosamente, qualcuno ci legge con attenzione …
Nessuno però potrà mai andare oltre il libro e
conoscere la nostra anima.
A meno che per leggere non usi l’anima a sua volta.

Margaret Mazzantini

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Un pensiero per i sardi colpiti dalla tragedia
Postato da Grazia01 il Martedì, 19 novembre @ 20:43:47 CET (3098 letture)
Messaggi II









Tutta la mia solidarietà a chi è stato colpito da questa ennesima tragedia,
coraggio, so che i sardi sono un popolo tosto e rialzeranno la testa ben presto.
Vi sono vicina e prego per voi.

Grazia

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Sono così
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 novembre @ 21:23:41 CET (904 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI






Sono così


Sono così, sempre il cuore appeso.
Da tempo ho passato il giro di boa
non posso più cambiare
e non voglio più sentire la paura,
di quel che dicono gli altri.
Ormai lascerò tutto scivolare,
con tutto questo amore che ho da dare
anche gli errori nascono del desiderio d'amare
a volte anche da distrazioni
ma mai, mai per cattiveria o per rancore.
Quel che resta del mio tempo
lo spenderò con puro sentimento
diviso con chi mi accetti come sono.
Per gli altri sarò sempre una frana
ma non importa, ho una vita sola.
L'anima mia è aperta e ancora vuol volare e
non chiudersi in gabbia tra nuvole di rabbia.

Grazia

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Poesie di Carla Saracino
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 novembre @ 20:40:00 CET (944 letture)
Ricerche d'autore



Poesie di Carla Saracino






Hanno detto di procedere per sentimenti.
Di figurarsi il tempo entro certi particolari
che la vita occasionalmente ruba.
Ma noi non sapevamo che vita fosse una vita dimenticata.





Cercare il cuore del secolo nelle case


Cercare il cuore del secolo nelle case
abbandonate del materano, un pomeriggio,
mentre l’erba stipa sotto terra l’annuncio
del tempo che non vedrai.
Essere nella fiamma del camino d’un albergo
senza bellezza
e fumare il gelo sulle labbra della fastidiosa cerimonia
della cena.
Essere in tanti dentro se stessi, una volta sola negli altri.





Ma io vorrei tornare in una casa fraterna


Ma io vorrei tornare in una casa fraterna
ospitale e accarezzarne la carta da parati
o sedere alla testa del lungo tavolo di quercia
e punirmi con la foga delle cose
che giacciono estreme
per carità di bellezze manomesse.

O io vorrei che questo accadesse nelle terre
di qualche Est superiore a quello pensato.
Qualche Est ricongiunto al cuore.
La punta dell’ordine, il chiarore.






Sono queste le età


Sono queste le età,
le età che cominciano, si fanno
diverse, non sentono gridi o echi
cauti, ma divertono, aprono folle,
in questo quadro in cui sto vivendo,
appoggiata con te a un filo
che la vita ha da poco intessuto,
sbrigliamo quel che si trova a pochi istanti
da noi, dal nostro magiare, bere,
questo dire della meraviglia
senza continuazione, questo vedere
in un volto l’altro volto potuto,
questo essere nella natura cosa morta
che la natura ha già superato.

Tu mi dirai:
sii il tuo mattino,
sii la tua anima


Carla Saracino

Da Il chiarore (Lietocolle, 2013)








Carla Saracino è nata a Maruggio, in Puglia, nel marzo del 1980.Sue poesie sono apparse su varie riviste tra cui: Nuovi Argomenti (Mondadori), l'immaginazione (Manni) e l'Almanacco dello Specchio 2010-2011 (Mondadori).
Ha scritto I milioni di luoghi (Lietocolle 2007, Premio Saba opera prima), La Sposa Barocca (AA.VV. Lietocolle 2010) e due libri per bambini, 14 fiabe ai 4 venti (Lupo 2009) e Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo 2012). Scrive per la rivista letteraria Le Voci della Luna.
Vive e insegna a Milano.
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" TI AMO "
Postato da brunouk il Sabato, 16 novembre @ 23:52:42 CET (936 letture)
Le poesie di Pegaso I






Ti ho detto:” ti amo “
guardandoti negli occhi
mentre il tuo profumo
annebbia la mente
il cuore perde il suo ritmo
lasciando che la passione
occupi il posto della ragione.

Invitante, calda
come giorno d’estate,
misteriosa,
come notte senza luna,
profonda,
come il mare senza fine,
sconvolgente, turbine
come uragano tropicale,
delicata,
come rosa di maggio,
splendente, preziosa
come diamante gioiello.

Quanto tempo sprecato
cercando l’amore sulle strade del mondo
lontano …
dove la luce del sole tormenta,
nelle caverne senza uscita e fondo,
risalendo il fiume fino la sorgente,
nell’albero spoglio attendendo primavera.

Sì!
ho amato ogni attimo,
ogni filo d’erba, prato e savana,
sasso e roccia dell’imponente montagna,
l’onda dell’oceano infinito,
l’agile gazzella, l’aquila, la grande balena,
il sorriso di bimbo,
aurora di nuova vita.
Così
salito all’apice del mondo
ho gridato al vento:” vi amo”
il vento ha rapito il grido e portato lontano.

Silenzio …
di un mondo senza uguali
meraviglioso, pieno di vita e grido
ma solo, sperso nel buio universo
come viandante senza meta
tra stelle senza tempo
voce ed eco.

Tu sei il mio eco
voglio prenderti per mano
lasciare che l’attimo ci avvolga
nell’attimo sussurrare:” Ti Amo “
basta che, non più solo
anche tu mi dica:” Ti Amo “.

Bruno Gasparri
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Ogni giorno nasce un poeta: Anna de Noailles
Postato da Grazia01 il Venerdì, 15 novembre @ 22:23:52 CET (1149 letture)
Ricerche d'autore





Il 15 novembre del 1876 nacque Anna de Noailles, poetessa e romanziera francese


Perché si scrive?
La proposta in poesia di Anna de Noailles
Perché si scrive? Ognuno avrà la propria risposta e sarà senza dubbio valida. Ma, forse, tutte le motivazioni si possono ridurre a una: si scrive per amore. Poi quest’amore può assumere mille sfaccettature, è vero, ma è sempre amore.

E chi scrive d’amore? Forse chi scrive d’amore si diletta nel pensare che chi leggerà s’innamori di chi scrive: del resto ogni scrittrice, ogni scrittore scrive per i propri lettori e le proprie lettrici. È un rapporto di uno a uno, con una differenza: chi legge sa chi ha scritto, ma chi scrive non sa chi lo leggerà. Da qui nasce la necessità di rivolgersi a un ipotetico lettore-amante che Anna de Noailles (1876-1933) trasforma in versi.

La poetessa, amica di Marcel Proust, Paul Valèry, Jean Cocteau, scrisse anche tre romanzi e un’autobiografia oltre a un gran numero di poesie. Una di queste è proprio Scrivere per un lettore amante, contenuta nella raccolta Poèmes de l’amour che vide la luce nel 1924 e che qui vi proponiamo nella traduzione di Guido Davico Bonino.

Scrivo perché il giorno in cui non vivrò più
si sappia quanto l’aria – e il piacere – mi piacquero,
perché il mio libro sveli alla folla futura
come ho amato la vita e la felice natura.

Attenta alle opere del campo e della casa,
annotai ogni giorno la forma delle stagioni,
perché l’acqua, la terra e la fiamma nascente
solo nella mia anima fossero tanto belle.

Ho scritto quel che ho visto e quello che ho sentito
di un cuore, per cui il vero non fu mai troppo audace.
L’ardore che ho provato fu l’amore ad impormelo
perché io – dopo la morte – possa essere riamata:

perché quel giorno un giovane, leggendo quanto scrissi
senta per me il suo cuore commuoversi turbato,
e, dopo aver obliato le dilette del giorno,
m’accolga nel suo cuore, preferendomi a loro.




LA VITA PROFONDA

Essere nella natura come albero umano,
dispiegare i propri desideri come fitto fogliame,
e sentire, dalla pacifica notte e dalla burrasca,
la linfa universale affluire nelle mani.

Vivere, avere i raggi del sole in viso,
bere il sale ardente della salsedine e delle lacrime
e gustare intensamente la gioia e il dolore
che creano un vapore umano nello spazio.

Sentire nel proprio cuore l’aria, il fuoco e il sangue vivi
turbinare come fa il vento sulla terra;
- elevarsi al reale e chinarsi al mistero,
essere il giorno che sale e l’ombra che discende.

Come la sera imporpora il colore della ciliegia,
lasciar colare dal cuore vermiglio la fiamma e l’acqua,
e come l’alba luminosa appoggiata al colle
avere l’anima che sogna, seduta al confine del mondo…


Anna de Noailles

(trad. di Giuliano Brenna)




STAVO ZITTA


Stavo zitta, avevo fatto voto
di non rimproverarti mai
il tuo spirito squadrato, vuoto, negato
a ogni slancio, a ogni sfogo;
ma questa sera che il cielo d'autunno
sfoglia un sole struggente,
lascia che la mia voce si abbandoni
a tradire i segreti del sangue:
- Lo sai tu, caro cuore senza dolcezza,
cara anima insensibile e ostinata,
in questo giorno che io ti confesso
la mia nativa e fiera tristezza,
quante volte mi sono ammazzata?





OFFERTA

I miei libri, io li ho fatti per voi, giovani amici,
e vi ho lasciato dentro,
come fanno i bambini che mordono le mele,
il segno dei denti.

Ho lasciato le mani sulla pagina stese,
e, la testa in avanti,
ho pianto, come piange nel mezzo del viale
un temporale estenuante.

Vi lascio, nell'ombra amara del mio libro,
la fronte e lo sguardo,
e l'anima sempre che arde e ubriaca:
lì vi andranno le mani.

Vi lascio il chiaro sole del mio viso,
i suoi milioni di raggi,
e il mio cuore debole, che ebbe tanto coraggio
per i suoi desideri.

Vi lascio questo cuore e tutta la sua storia,
la sua dolcezza di lino,
e l'alba del mio viso, e la notte blu e nera
che mi riempie i capelli.

Vedete come a voi, in un misero vestito,
è venuto il mio Destino.
I più poveri viandanti, sulle più tristi sabbie,
non hanno così nudi i piedi.

- E vi lascio, col fogliame e le sue rose,
il giardino caldo brillante
che vi dicevo sempre; - e la mia pena immotivata
che non è mai finita...

Anna De Noailles
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Il bivio
Postato da Grazia01 il Giovedì, 14 novembre @ 18:20:30 CET (605 letture)
Un pensiero al giorno





Due strade divergevano in un bosco d'autunno e spiacente di non poterle percorrere entrambe, essendo uno solo, mi fermai a lungo e guardai, per quanto possibile, in fondo alla prima, verso dove svoltava, in mezzo agli arbusti. Poi presi l'altra, anch'essa discreta, forse con pretese migliori, perché era erbosa e meno segnata sebbene in realtà le tracce fossero uguali in entrambe le strade.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie che nessun passo aveva annerito.
Tenni la prima per un altro giorno,anche se, sapendo che una strada porta verso un'altra strada,dubitai di poter mai tornare indietro.
Racconterò questo con un sospiro Tra anni e anni: due strade divergevano in un bosco e io, io presi la meno battuta.
Questo ha fatto la differenza.


Robert Frost, "La strada non presa"

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Werthet, Goethe e Massenet
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 13 novembre @ 09:48:18 CET (1393 letture)
Un pensiero al giorno






WERTHER
Atto primo

WERTHER

Allor è proprio qua
la casa del Podestà?

(congedando la sua guida)
Grazie!
(S'inoltra nel cortile e si ferma
davanti alla fontana)
lo non so se son desto
oppur se sogno ancora:
tutto ciò che mi attornia
un paradiso mi par;
il bosco sospira
come un arpa sonora:
un mondo si rivela
ai miei occhi incantati.
O natura di grazia piena,
sovrana del tempo e dello spazio
degnati di accogliere colui che
passa
e ti saluta, umil mortal!
Misterioso silenzio!
O pace solenne!
Tutto m'attira e tutto m'è gradito!
Quel muro, e quell'angolo oscuro
questa limpida fonte
e la freschezza dell'ombra
non c'è siepe,
non c'è cespuglio
dove non si schiuda un fiore,
dove non passi un fremito.
O natura,
m'inebria di profumi!
Madre eternamente giovane,
adorabile e pura.
O natura!...
E tu, o sole,
vieni e m'inonda dei tuoi raggi!


Jules Messenet - Goethe



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Come la rupe...
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 novembre @ 20:21:27 CET (1161 letture)
Un pensiero al giorno







Come la rupe massiccia non si scuote per il vento,
così non vacillano gli uomini veramente saggi in mezzo a biasimi e lodi.

Buddha

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Ogni giorno nasce un poeta: Bino Binazzi
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 novembre @ 20:11:25 CET (1341 letture)
Ricerche d'autore


Il 12 novembre del 1878 nacque Bino Binazzi



EMMA

Giù ne la cognita valle da l'orizzonte serrato,
ma preciso e tranquillo siccome risolto problema,
noi scenderemo a ritesser placide gioie infantili
lungo le sponde del fiume, dove più blanda fluisca
l'acqua azzurrina; ed i giorni blandi fluiranno ed azzurri
sopra l'anime nostre francate di tutti i desiri.
Poi che l'estrema canzone de la vendemmia si taccia,
e cedano le foglie al soffio dell'ultimo autunno -
biancheggiando da lungi framezzo ad i pioppi sfrondati,
sommesso il collo al giogo, i lenti mugghianti giovenchi -
Emma, il tuo nome sereno quasi meriggio d'aprile
mi spenderà nel cuore, quasi tubar di colomba
ridesterà la nota canzone di rose e d'amore.
L'attonita dolcezza de gli occhi tuoi chiari infantili
cercherà le nascoste chiesuole fra ciuffi di quercie
vibranti all'aer puro lor sacro linguaggio d'argento
da' bianchi campanili; e insiem troveremo la eterna
ignota al mondo tristo, preghiera che esalta e consola.
Tu sarai la sorella, la candida buona sorella
che poserà innocente sull'omero adusto che seppe
la dura ignobil croce per l'erta implacata de gli anni,
flagellando il mio spirto la sferza d'un aspro desire.
E nel tuo bianco volto mirando con occhio d'amore
risentirò la mite dolcezza di giorni remoti.
Oh felice sapienza all'onda fluente dell'ore
accordare il buon ritmo d'un vergine cuor di fanciulla!

Bino Binazzi

(Da "Poesie")
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Pensiero passeggero
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 novembre @ 21:41:57 CET (1311 letture)
Un pensiero al giorno






Le persone che ci vogliono bene amano anche i nostri difetti,
le altre vedono solo quelli.

Grazia

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State attenti...
Postato da Grazia01 il Domenica, 10 novembre @ 22:30:14 CET (1081 letture)
Un pensiero al giorno








State molto attenti a far piangere una donna perché Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata,
né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale,
un po' più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere amata...

Gaetano Cantale



Buonanotte e buona settimana

Grazia

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Ogni giorno nasce un poeta: Mario Benedetti
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 novembre @ 13:32:37 CET (1167 letture)
Ricerche d'autore


Mario Benedetti
è un poeta italiano e nacque il 9 novembre del 1955



È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.
Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.
Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati delle case che non ci sono.





Che cos’è la solitudine
Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.
Ho freddo, ma come se non fossi io.
Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.
Che cos’è la solitudine.
La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.
L’ho letto su un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.





Penso a come dire questa fragilità che è guardarti,
stare insieme a cose come bottoni o spille,
come le tue dita, i tuoi capelli lunghi marrone.
Ma d’aria siamo quasi, in tutte le stanze
dove ci fermiamo davanti a noi un momento
con la paura che ci ha assottigliati in un sorriso,
dopo la paura in ogni mano, o braccio, passo,
che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano.





Come dire che due ragazzi camminano
sulla breve salita
e la notte cammina
in quel breve salire,
e in questo poco tempo noi siamo vivi,
erba, fiume laggiù
che mormori a tutto il vuoto e a me
l’eco del salire dei corpi?






Non sapevo se le mie parole erano le stesse
per tutti, la mia notte
se era la stessa nessuno lo diceva.
Valli, ogni volta che venivo,
erba ripetevo, adesso è ancora questa erba,
e alberi, toccarli, dire alberi.
Viale che non guardo,
rimasto come lo sapevo ma neppure un viale.
E cammino anche più in là di me
adesso che piangere è pioggia,
e stare soli è più grande.


Poesie di Mario Benedetti tratte da “Umana Gloria” (Mondadori, Lo Specchio, 2004)
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Ogni giorno nasce un poeta: Cecília Meireles
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 novembre @ 21:22:25 CET (1990 letture)
Ricerche d'autore


Il 7 novembre 1901 nacque Cecília Meireles,
poetessa, insegnante e giornalista brasiliana




Non cercare là.
Ciò che è, sei tu.
Sta in te.
In tutto.
La goccia è stata nella nuvola.
Nella linfa.
Nel sangue.
Nella terra.
E nel fiume che si è aperto nel mare.
E nel mare che si è coagulato in mondo.
Tu hai avuto un destino così.
Fatti a immagine del mare.
Datti alla sete delle spiagge.
Datti alla bocca azzurra del cielo.
Ma fuggi di nuovo a terra.
Ma non toccare le stelle.
Torna di nuovo a te.
Riprenditi.



DIALOGO

Le mie parole sono la metà di un dialogo oscuro
che continua attraverso secoli impossibili.

Adesso comprendo il senso e la risonanza
che pure porti da tanto lontano nella tua voce.

Le nostre domande e risposte si riconoscono
come gli occhi dentro agli specchi. Occhi che hanno pianto.

Conversiamo dai due estremi della notte,
come da spiagge opposte. Ma con una voce che non si importa...

E un mare di stelle oscilla tra il mio pensiero e il tuo.
Ma un mare senza viaggi.




Voglio una solitudine, voglio un silenzio,
una notte di abisso e l’anima inconsutile,
per dimenticarmi che vivo, liberarmi

dalle pareti, da tutto ciò che imprigiona;
attraversare gli indugi, vincere i tempi
pullulanti di intrecci e ostacoli,

infrangere limiti, estinguere mormorii,
lasciar cadere le frivole colonne
di allegorie vagamente erette.

Essere la tua ombra, la tua ombra, soltanto,
e star vedendo e sognando alla tua ombra
l’esistenza dell’amore risuscitata.

Parlare con te attraverso il deserto.




Per pensare a te tutte le ore fuggono:
il tempo umano spira in lacrima e cecità.
Tutto è spiagge dove il mare affoga l’amore.

Voglio l’insonnia, la vigilia, una chiaroveggenza
di questo istante che abito - ah, mio dominio triste!,
isola dove io stessa non so fare nulla per me.

Vedo il fiore, vedo nell’aria il messaggio delle nuvole
- e nella mia memoria sei immortalità -
vedo le date, ascolto il mio stesso cuore.

E dopo il silenzio. E i tuoi occhi aperti
nei miei chiusi. E questa assenza sulla mia bocca:
poiché so bene che parlare è uguale a morire.




Da lontano ti devo amare
dalla tranquilla distanza
in cui l’amore è saudade
e il desiderio, costanza.

Dal luogo divino
dove il bene dell’esistenza
è essere eternità
e sembrare assenza.

Chi ha bisogno di spiegare
il momento e la fragranza
della Rosa, che persuade
senza nessuna arroganza?

E, nel fondo del mare,
la Stella, senza violenza,
compie la sua verità,
estranea alla trasparenza.

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Gli alberi hanno il tuo nome
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 novembre @ 18:12:26 CET (945 letture)
Recensioni V


L'esperienza della povertà tra San Francesco e l'oggi

È un libro inconsueto quello di Alessandro Mari perché è un romanzo sulla povertà. Forse comprensibile nel clima che ha portato all’elezione di Papa Francesco. E non è un caso che uno dei protagonisti delle due storie parallele in cui si svolge la storia, è proprio il Santo di Assisi. In lui la povertà è quasi una rivendicazione e Mari ce lo dipinge in tutta la sua poesia, ma anche nello scandalo di chi avrebbe avuto la passibilità di ben altra vita e invece sceglie di stare a fianco degli ultimi. Ma l'altra storia parallela del libro si svolge ai giorni nostri, e parla di una coppia. Lei, Rachele, è psicologa in un centro anziani e si misura ogni giorno conia miseria e con il senso di fine della vita dei suoi pazienti. Lo fa non solo dal punto di vista professionale, ma facendosi coinvolgere emotivamente. Lui, Ilario, vive invece una professione e quindi un’esistenza ambigua. È l'esperto di marketing al servizio di agenzie e d’iniziative no profit. Ma trae da questo lavoro guadagni non irrilevanti. Una contraddizione che diventa presto conflitto che può essere risolto solo da una scelta drastica. E lo sarà solo ricorrendo all'altro protagonista della storia, San Francesco.

Alessandro Mari



Gli alberi hanno il tuo nome

Feltrinelli Editore
352 pagine, 17 euro
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La leggenda della fonte di Aretusa
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 06 novembre @ 10:36:03 CET (1162 letture)
Leggende e fiabe III






La leggenda della fonte di Aretusa

Aretusa era una delle ninfe che vivevano nell’Acaia (Grecia). Aretusa era considerata una ninfa bella, eppure non era né superba né vanitosa; quando riceveva dei complimenti arrossiva e si faceva una colpa delle sue doti fisiche, che attiravano tanti giovani. Un giorno mentre tornava stanca dalla foresta di Stinfàlo, si fermò sulla riva di un fiume trasparente, sul cui fondo brillavano tanti sassolini. Decise di farsi un bagno: si spogliò e appese le vesti a un ramo di salice piangente.
Mentre nuotava beatamente, sentì uno strano bisbiglio; spaventata, corse a riva. La voce che aveva sentito era quella del fiume Alfeo, in cui si stava bagnando. Alfeo prese sembianze umane e la seguì, mentre lei cercava di fuggire di corsa, senza essersi neanche rivestita Dopo aver corso tanto, alla fine Aretusa, stanca, chiese aiuto alla dea Diana, la quale, per aiutarla, coprì il suo corpo con una nube. Alfeo continuò a gironzolare intorno alla nube sperando di vederla. Spaventò tanto Aretusa che, sudando, perse così tanta acqua, che andando a depositarsi ai suoi piedi, formò un laghetto. Alla fine la ninfa si trasformò completamente in acqua. Alfeo, per amore suo, abbandonò l'aspetto umano che aveva adottato e tornò ad essere una corrente per potersi mescolare a lei. La dea di Delo formò una voragine sotto i piedi della fanciulla; Aretusa sprofondò nelle caverne sotterranee e giunse fino a Ortigia, dove salì in superficie e divenne una fonte.

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Parole
Postato da Letty il Martedì, 05 novembre @ 21:39:03 CET (1771 letture)
Le poesie di Letty - II







No, le parole non mi mancano. Non le conto.
Le parole arrivano, non le cerco.
E non le trovo altrove come dentro le scatole, le parole stanno dentro ai ricordi stessi.
Ecco perché quando ricordo, parlo.
Parlo con parole che mi escono dagli occhi e che si chiamano lacrime.
Parlo con le espressioni, con gli angoli della bocca, con un gesto che scaccia i demoni, con un respiro profondo che mi si blocca nello stomaco.
Peccato che ogni volta che ricordo, l'unica cosa che non mi esce è la voce.
Io parlo, come se fossi muta.

Letty

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Le piccole cose...
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 novembre @ 10:36:36 CET (1352 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI






Sono tante le cose che ci circondano e che non notiamo quasi più. Un vecchio quadro appeso dalla parete, eredità di famiglia, che ci riporta ai giorni dell'infanzia, l'odore del bucato appena steso, la luce che si spande piano attraverso le fessure in un mattino d'autunno. La voce, il sorriso di una persona che amiamo, il saluto del vicino di casa, una passeggiata fra le bancarelle di un mercatino, il profumo del pane appena sfornato. Il nostro divano un po' abusato, dove ci rilassiamo e ci riconciliano con noi stessi, una lampada che accendiamo sempre e che è diventata nostra amica. Il suono del telefono, la sigla del nostro programma preferito alla TV, le foto della nostra gioventù. Il giaccone comprato lo scorso anno di cui ci eravamo dimenticati, la musica, i silenzi, i richiami, la sensazione di momenti già vissuti. Il respiro del vento che ripulisce il cielo e le nostre menti. Se ci pensiamo, non c'è mai spazio per annoiarsi, basta amare anche le piccole cose, quelle che fanno parte del nostro mondo...e poi magari accendete il pc.

Buona domenica
Grazia
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