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Ogni giorno nasce un poeta: Mario Benedetti
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 novembre @ 12:32:37 CET (1094 letture)
Ricerche d'autore


Mario Benedetti
è un poeta italiano e nacque il 9 novembre del 1955



È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.
Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.
Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati delle case che non ci sono.





Che cos’è la solitudine
Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.
Ho freddo, ma come se non fossi io.
Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.
Che cos’è la solitudine.
La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.
L’ho letto su un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.





Penso a come dire questa fragilità che è guardarti,
stare insieme a cose come bottoni o spille,
come le tue dita, i tuoi capelli lunghi marrone.
Ma d’aria siamo quasi, in tutte le stanze
dove ci fermiamo davanti a noi un momento
con la paura che ci ha assottigliati in un sorriso,
dopo la paura in ogni mano, o braccio, passo,
che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano.





Come dire che due ragazzi camminano
sulla breve salita
e la notte cammina
in quel breve salire,
e in questo poco tempo noi siamo vivi,
erba, fiume laggiù
che mormori a tutto il vuoto e a me
l’eco del salire dei corpi?






Non sapevo se le mie parole erano le stesse
per tutti, la mia notte
se era la stessa nessuno lo diceva.
Valli, ogni volta che venivo,
erba ripetevo, adesso è ancora questa erba,
e alberi, toccarli, dire alberi.
Viale che non guardo,
rimasto come lo sapevo ma neppure un viale.
E cammino anche più in là di me
adesso che piangere è pioggia,
e stare soli è più grande.


Poesie di Mario Benedetti tratte da “Umana Gloria” (Mondadori, Lo Specchio, 2004)
Leggi Tutto... | 947 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Ogni giorno nasce un poeta: Cecília Meireles
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 novembre @ 20:22:25 CET (1892 letture)
Ricerche d'autore


Il 7 novembre 1901 nacque Cecília Meireles,
poetessa, insegnante e giornalista brasiliana




Non cercare là.
Ciò che è, sei tu.
Sta in te.
In tutto.
La goccia è stata nella nuvola.
Nella linfa.
Nel sangue.
Nella terra.
E nel fiume che si è aperto nel mare.
E nel mare che si è coagulato in mondo.
Tu hai avuto un destino così.
Fatti a immagine del mare.
Datti alla sete delle spiagge.
Datti alla bocca azzurra del cielo.
Ma fuggi di nuovo a terra.
Ma non toccare le stelle.
Torna di nuovo a te.
Riprenditi.



DIALOGO

Le mie parole sono la metà di un dialogo oscuro
che continua attraverso secoli impossibili.

Adesso comprendo il senso e la risonanza
che pure porti da tanto lontano nella tua voce.

Le nostre domande e risposte si riconoscono
come gli occhi dentro agli specchi. Occhi che hanno pianto.

Conversiamo dai due estremi della notte,
come da spiagge opposte. Ma con una voce che non si importa...

E un mare di stelle oscilla tra il mio pensiero e il tuo.
Ma un mare senza viaggi.




Voglio una solitudine, voglio un silenzio,
una notte di abisso e l’anima inconsutile,
per dimenticarmi che vivo, liberarmi

dalle pareti, da tutto ciò che imprigiona;
attraversare gli indugi, vincere i tempi
pullulanti di intrecci e ostacoli,

infrangere limiti, estinguere mormorii,
lasciar cadere le frivole colonne
di allegorie vagamente erette.

Essere la tua ombra, la tua ombra, soltanto,
e star vedendo e sognando alla tua ombra
l’esistenza dell’amore risuscitata.

Parlare con te attraverso il deserto.




Per pensare a te tutte le ore fuggono:
il tempo umano spira in lacrima e cecità.
Tutto è spiagge dove il mare affoga l’amore.

Voglio l’insonnia, la vigilia, una chiaroveggenza
di questo istante che abito - ah, mio dominio triste!,
isola dove io stessa non so fare nulla per me.

Vedo il fiore, vedo nell’aria il messaggio delle nuvole
- e nella mia memoria sei immortalità -
vedo le date, ascolto il mio stesso cuore.

E dopo il silenzio. E i tuoi occhi aperti
nei miei chiusi. E questa assenza sulla mia bocca:
poiché so bene che parlare è uguale a morire.




Da lontano ti devo amare
dalla tranquilla distanza
in cui l’amore è saudade
e il desiderio, costanza.

Dal luogo divino
dove il bene dell’esistenza
è essere eternità
e sembrare assenza.

Chi ha bisogno di spiegare
il momento e la fragranza
della Rosa, che persuade
senza nessuna arroganza?

E, nel fondo del mare,
la Stella, senza violenza,
compie la sua verità,
estranea alla trasparenza.

Leggi Tutto... | 3667 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Gli alberi hanno il tuo nome
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 novembre @ 17:12:26 CET (897 letture)
Recensioni V


L'esperienza della povertà tra San Francesco e l'oggi

È un libro inconsueto quello di Alessandro Mari perché è un romanzo sulla povertà. Forse comprensibile nel clima che ha portato all’elezione di Papa Francesco. E non è un caso che uno dei protagonisti delle due storie parallele in cui si svolge la storia, è proprio il Santo di Assisi. In lui la povertà è quasi una rivendicazione e Mari ce lo dipinge in tutta la sua poesia, ma anche nello scandalo di chi avrebbe avuto la passibilità di ben altra vita e invece sceglie di stare a fianco degli ultimi. Ma l'altra storia parallela del libro si svolge ai giorni nostri, e parla di una coppia. Lei, Rachele, è psicologa in un centro anziani e si misura ogni giorno conia miseria e con il senso di fine della vita dei suoi pazienti. Lo fa non solo dal punto di vista professionale, ma facendosi coinvolgere emotivamente. Lui, Ilario, vive invece una professione e quindi un’esistenza ambigua. È l'esperto di marketing al servizio di agenzie e d’iniziative no profit. Ma trae da questo lavoro guadagni non irrilevanti. Una contraddizione che diventa presto conflitto che può essere risolto solo da una scelta drastica. E lo sarà solo ricorrendo all'altro protagonista della storia, San Francesco.

Alessandro Mari



Gli alberi hanno il tuo nome

Feltrinelli Editore
352 pagine, 17 euro
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La leggenda della fonte di Aretusa
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 06 novembre @ 09:36:03 CET (1126 letture)
Leggende e fiabe III






La leggenda della fonte di Aretusa

Aretusa era una delle ninfe che vivevano nell’Acaia (Grecia). Aretusa era considerata una ninfa bella, eppure non era né superba né vanitosa; quando riceveva dei complimenti arrossiva e si faceva una colpa delle sue doti fisiche, che attiravano tanti giovani. Un giorno mentre tornava stanca dalla foresta di Stinfàlo, si fermò sulla riva di un fiume trasparente, sul cui fondo brillavano tanti sassolini. Decise di farsi un bagno: si spogliò e appese le vesti a un ramo di salice piangente.
Mentre nuotava beatamente, sentì uno strano bisbiglio; spaventata, corse a riva. La voce che aveva sentito era quella del fiume Alfeo, in cui si stava bagnando. Alfeo prese sembianze umane e la seguì, mentre lei cercava di fuggire di corsa, senza essersi neanche rivestita Dopo aver corso tanto, alla fine Aretusa, stanca, chiese aiuto alla dea Diana, la quale, per aiutarla, coprì il suo corpo con una nube. Alfeo continuò a gironzolare intorno alla nube sperando di vederla. Spaventò tanto Aretusa che, sudando, perse così tanta acqua, che andando a depositarsi ai suoi piedi, formò un laghetto. Alla fine la ninfa si trasformò completamente in acqua. Alfeo, per amore suo, abbandonò l'aspetto umano che aveva adottato e tornò ad essere una corrente per potersi mescolare a lei. La dea di Delo formò una voragine sotto i piedi della fanciulla; Aretusa sprofondò nelle caverne sotterranee e giunse fino a Ortigia, dove salì in superficie e divenne una fonte.

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Parole
Postato da Letty il Martedì, 05 novembre @ 20:39:03 CET (1714 letture)
Le poesie di Letty - II







No, le parole non mi mancano. Non le conto.
Le parole arrivano, non le cerco.
E non le trovo altrove come dentro le scatole, le parole stanno dentro ai ricordi stessi.
Ecco perché quando ricordo, parlo.
Parlo con parole che mi escono dagli occhi e che si chiamano lacrime.
Parlo con le espressioni, con gli angoli della bocca, con un gesto che scaccia i demoni, con un respiro profondo che mi si blocca nello stomaco.
Peccato che ogni volta che ricordo, l'unica cosa che non mi esce è la voce.
Io parlo, come se fossi muta.

Letty

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Le piccole cose...
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 novembre @ 09:36:36 CET (1273 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI






Sono tante le cose che ci circondano e che non notiamo quasi più. Un vecchio quadro appeso dalla parete, eredità di famiglia, che ci riporta ai giorni dell'infanzia, l'odore del bucato appena steso, la luce che si spande piano attraverso le fessure in un mattino d'autunno. La voce, il sorriso di una persona che amiamo, il saluto del vicino di casa, una passeggiata fra le bancarelle di un mercatino, il profumo del pane appena sfornato. Il nostro divano un po' abusato, dove ci rilassiamo e ci riconciliano con noi stessi, una lampada che accendiamo sempre e che è diventata nostra amica. Il suono del telefono, la sigla del nostro programma preferito alla TV, le foto della nostra gioventù. Il giaccone comprato lo scorso anno di cui ci eravamo dimenticati, la musica, i silenzi, i richiami, la sensazione di momenti già vissuti. Il respiro del vento che ripulisce il cielo e le nostre menti. Se ci pensiamo, non c'è mai spazio per annoiarsi, basta amare anche le piccole cose, quelle che fanno parte del nostro mondo...e poi magari accendete il pc.

Buona domenica
Grazia
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Perché amo gli animali?
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 novembre @ 20:56:51 CET (1265 letture)
Poesie di Merini




Sono già passati quattro anni da quel 1° novembre in cui Alda Merini ci lasciò.
Di lei restano vive le sue meravigliose poesie, attraverso le sue parole scritte
lei resterà sempre qui in mezzo a noi,
ci aiuta a sognare e a capire la profondità dell'anima
e delle sue emozioni, non potremo mai dimenticarla.





Perché amo gli animali?


Perché amo gli animali? Perché io sono uno di loro.
Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,
il panico del cervo che scappa,
sono il tuo oceano grande e sono il più piccolo
degli insetti.
E conosco tutte le tue creature: sono perfette in
questo amore che corre sulla terra per arrivare a te.

Alda Merini


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Consolazione
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 novembre @ 20:20:26 CET (883 letture)
Racconti IV






Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico la figlioletta di otto anni.
"Perché sei andata?", le domanda il padre.
"Per consolare la mamma".
"E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?".
"Le sono salita in grembo e ho pianto con lei".
Se accanto a te c'è qualcuno che soffre, piangi con lui.
Se c'è qualcuno che è felice, ridi con lui.
L'amore vede e guarda, ode e ascolta.
Amare è partecipare, completamente, con tutto l'essere.
Chi ama scopre in sé infinite risorse di consolazione e compartecipazione.
Siamo angeli con una ala sola: possiamo volare solo se ci teniamo abbracciati.

Bruno Ferrero

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Halloween
Postato da Grazia01 il Giovedì, 31 ottobre @ 19:32:52 CET (850 letture)
Un pensiero al giorno







Halloween è una festa più antica, risale al tempo dei celti, in cui si festeggia la notte in cui il mondo degli spiriti è più vicino al nostro. Quindi si può dire che è una tradizione della vecchia Europa il festeggiare Halloween. Dalla vecchia Europa poi la festa è stata trasportata in America, dove è stata notevolmente commercializzata. In generale comunque il cristianesimo non approva Halloween e rigetta la festività, in quanto ritiene che il paganesimo, l'occulto, o altre pratiche e fenomeni culturali giudicati incompatibili con le loro credenze. Per molte chiese cristiane le origini di Halloween sono strettamente connesse alla magia, alla stregoneria e al satanismo, per questo esso porta all'influsso occulto nella vita delle persone. L'enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, la stregoneria, la violenza, i demoni. Anche in Italia esistono varie tradizioni legate a questa festa, soprattutto in Sardegna, dove si svolgono celebrazioni durante le quali vengono preparate zucche intagliate a forma di teschio, le Concas e sos mortos, illuminate all'interno da una candela, ed i bambini compiono il rito de Is Animeddas (Le animelle) girovagando e bussando di casa in casa alla ricerca di doni. Ormai questo "rito" che piace tanto ai bambini ha investito tutta la penisola e aspettiamoci che qualcuno di loro bussi alla nostra porta con "Dolcetto o scherzetto?"
Buon Halloween, quindi, senza pensare troppo alla stregoneria e al satanismo, ma solo a un po' di magia.

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Non crediate ...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 30 ottobre @ 22:29:30 CET (1280 letture)
Un pensiero al giorno







Non crediate che sia crudele tenere un cane in un appartamento cittadino: la sua felicità dipende soprattutto dal tempo che potete trascorrere con lui, dal numero di volte che vi può accompagnare nelle vostre uscite; al cane non importa nulla aspettare per ore e ore davanti alla porta del vostro studio, se poi ne avrà in premio dieci minuti di passeggiata al vostro fianco. Per il cane l'amicizia personale è tutto. Ricordate però che in questo modo vi assumete un impegno tutt'altro che lieve, perché dopo e' impossibile rompere l'amicizia con un cane fedele, e darlo via equivale a un omicidio.

Konrad Lorenz




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Pioggia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 30 ottobre @ 22:24:17 CET (1102 letture)
Poesie di Lorca






Pioggia

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!


Federico Garcia Lorca

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Quando non c'è più rimedio
Postato da Grazia01 il Martedì, 29 ottobre @ 20:05:28 CET (1220 letture)
Poesie e opere di Shakespeare








Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso.

William Shakespeare

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Se prendi un cane...
Postato da Grazia01 il Martedì, 29 ottobre @ 19:58:45 CET (1037 letture)
Un pensiero al giorno







Se prendi un cane che muore di fame e lo ingrassi, non ti morderà.
E' questa la differenza principale tra un cane e un uomo.


Mark Twain
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Buonanotte e buona settimana
Postato da Grazia01 il Domenica, 27 ottobre @ 21:44:17 CET (2331 letture)
Messaggi II





Sto pensando che la felicità è fatta di tante piccole cose. E il saperle riconoscere.
La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori.
Ogni giorno si succedono eventi, tanti da non riuscire a tenerli a mente né a contarli,
e tra di essi si nascondono i granelli di una felicità appena percepibile,
che l’anima respira e grazie alla quale vive.




Vi auguro una serena notte e una felice settimana.
Con affetto

Grazia

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Sono per te come la notte
Postato da Grazia01 il Sabato, 26 ottobre @ 20:55:39 CEST (1179 letture)
Poesie di Tagore








Sono per te come la notte

Sono per te come la notte.
Non posso darti che pace e silenzio,
nascosti nell'ombra.

Quando all'aurora aprirai gli occhi,
ti lascerò al ronzio delle api,
al canto degli uccelli.

La mia offerta non sarà
che una lacrima versata
nella tua giovinezza.

Saprà velare la crudele gioia del giorno.
Più freschi ne usciranno i tuoi sorrisi.

Rabindranath Tagore


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Sono come te, notte.
Postato da Grazia01 il Sabato, 26 ottobre @ 20:53:41 CEST (1478 letture)
Poesie e prosa di Gibran II








Sono come te, notte.


O notte degli amanti, dei poeti, dei cantori.
O notte dei fantasmi, delle anime e delle ombre.
O notte del desiderio, dell'amore ardente e delle memorie...

...Qui, notte, vedo te come tu vedi me; tu nel tuo tenore sei per me come un genitore, e nei miei sogni io sono per te un figlio, tra di noi non esistono più veli delle forme e ai nostri volti è stato strappato il velo del dubbio e della stima; mi sveli i tuoi segreti e i tuoi piani, e io ti mostro i miei desideri e le mie speranze; finché il tuo terrore non si trasforma in canti più dolci dell'essenza dei fiori, e i miei timori diventano un canto più soave del cinguettio degli uccelli, mi levi a te e mi posi sulle tue spalle, insegni ai miei occhi a vedere, alle mie orecchie a sentire, alla mia bocca a parlare, al mio cuore ad amare ciò che la gente non odia, poi sfiori con la punta delle dita i miei pensieri, rendendoli simili a un fiume che scorre cantando e spazzando via l'erba secca, poi baci con le tue labbra la mia anima e la mia anima ondeggia come una fiamma ardente che consuma le piante secche.

Sono tuo amico, notte, a tal punto da esserti simile; ti conosco a tal punto da confondere i tuoi desideri con i miei; ti amo a tal punto da trasformare i miei sentimenti nell'immagine riprodotta dei tuoi. E nella mia anima oscura brillano stelle luccicanti che l'amore sparge alla sera e che le paure raccolgono al mattino. Nel mio cuore vigile la luna talvolta procede nel firmamento coperto dalle nubi e talvolta nel vuoto solcato dalle processioni dei sogni. E nella mia anima vigile v'è una serenità che rivela i segreti degli amanti e che fa da eco alle preghiere dei credenti. Il mio capo e avvolto da coperte magiche strappate dall'agitarsi dei combattenti, poi rammendate dal canto dei cantori.

Sono uguale a te, notte, e vengo considerato un superbo quando dico di assomigliarti, quando chi mi accusa, è in prima persona superbo quando pretende di assomigliare alla luce del sole! .
Sono come te, siamo tutti e due accusati ingiustamente.
Sono come te nei miei desideri, nei miei sogni, nel carattere e nella mia natura.
Sono come te, anche se la sera non mi avvolge con le sue nubi dorate .
Sono come te, anche se il mattino non adorna i miei piedi con i suoi raggi rosati.

Sono come te anche se non sono avvolto dal sistema stellare, sono una notte amica, allegra, calma e ansiosa: la mia oscurità non ha inizio e il mio profondo non ha fine. E quando le anime si levano risplendenti alla luce dei tuoi festeggiamenti, la mia anima s'innalza gelida nell'oscurità del suo dolore.
Sono come te, notte, e il mio mattino giungerà al termine della mia esistenza.

Kahlil Gibran

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Poesie di Carla Saracino
Postato da Grazia01 il Giovedì, 24 ottobre @ 21:40:00 CEST (1293 letture)
Poesia al femminile II










Cercare il cuore del secolo nelle case


Cercare il cuore del secolo nelle case
abbandonate del materano, un pomeriggio,
mentre l’erba stipa sotto terra l’annuncio
del tempo che non vedrai.
Essere nella fiamma del camino d’un albergo
senza bellezza
e fumare il gelo sulle labbra della fastidiosa cerimonia
della cena.
Essere in tanti dentro se stessi, una volta sola negli altri.





Ma io vorrei tornare in una casa fraterna

Ma io vorrei tornare in una casa fraterna
ospitale e accarezzarne la carta da parati
o sedere alla testa del lungo tavolo di quercia
e punirmi con la foga delle cose
che giacciono estreme
per carità di bellezze manomesse.

O io vorrei che questo accadesse nelle terre
di qualche Est superiore a quello pensato.
Qualche Est ricongiunto al cuore.
La punta dell’ordine, il chiarore.





Sono queste le età

Sono queste le età,
le età che cominciano, si fanno
diverse, non sentono gridi o echi
cauti, ma divertono, aprono folle,
in questo quadro in cui sto vivendo,
appoggiata con te a un filo
che la vita ha da poco intessuto,
sbrigliamo quel che si trova a pochi istanti
da noi, dal nostro magiare, bere,
questo dire della meraviglia
senza continuazione, questo vedere
in un volto l’altro volto potuto,
questo essere nella natura cosa morta
che la natura ha già superato.

Tu mi dirai:
sii il tuo mattino,
sii la tua anima

Carla Saracino

Da Il chiarore (Lietocolle, 2013)

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Ogni giorno nasce un artista
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 23 ottobre @ 08:56:49 CEST (879 letture)
Ricerche d'autore








Ogni giorno nasce un artista

oggi 23 ottobre nacquero:



Salvatore Fiume
(Comiso, 23 ottobre 1915 – Milano, 3 giugno 1997) è stato un pittore italiano. Fu anche scultore, architetto, scrittore e scenografo.

sono suoi i dipinti che appaiono nell'articolo




Robert Seymour Bridges
(Walmer, 23 ottobre 1844 – Chilswell, 21 aprile 1930) è stato un poeta britannico, dal 1913 alla morte fu Poet Laureate d'Inghilterra.

Barometro basso

Il vento di scirocco prende forza di libeccio,
Le nubi corrono rapide sopra la luna,
La casa è sferzata come da un flagello,
Il comignolo trema sotto la raffica.

Una notte come questa, quando l'area allenta
La sua vigile stretta su sangue e cervello,
Vecchi terrori di Dio o di fantasma
Tornano in vita strisciando dalle loro caverne;

E Ragione s'avvede d'abitare
Una casa infestata. Ignoti casigliani
Affermano il loro squallido diritto di peccato
Con un titolo più antico del suo.

Presenze incorporee, affollata
Profanazione e rimorso del Tempo,
Sfuggite all'oblio, ripetono
Gli orrori del delitto sconsacrato.

C'è chi tenta di placare con preghiere l'ombra
I cui passi invisibili calcano il pavimento,
La cui paurosa irruzione sale le scale
O forza la serratura della porta vietata.

C'è chi ha veduto cadaveri interrati da tempo
Sottrarsi alla santa vigilanza,
Pallide forme sepolcrali; e ha perfino udito
Gli striduli lamenti d'un'anima in pena,

Errabonda sin che l'alba non abbia varcato
La tenebra dogliosa, e la terra stretto
Più a sé il manto sparso d'uragano, e cacciato
I lugubri fantasmi nella tomba.

Robert Bridges
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Amore e morte
Postato da rosarossa il Martedì, 22 ottobre @ 12:30:58 CEST (1182 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX




AMORE E MORTE






Non sono certa, se il suo amore è vero!
Per dirgli sì, lo metterò alla prova.
Vorrei fingere un male devastante.
analizzare quanto per lui sono importante e
poi morire; sì, vorrei morire!
Per vedere se lui piange, oppure ride…
Vorrei fingermi veramente morta
per scoprire di me, quanto gli importa…
Vorrei morire e restare sulla scala per
controllare se lui porta la bara…
Vorrei fingere una morte atroce e curiosare
se lui, porta la croce…
Poi dalla tomba attraverso una fessura,
vederlo piangere di dolore e di paura.
Se mi convince, di essere affettuoso!...
ammenda ne faccio di tanta diffidenza,
sgusciando dalla tomba gli do un bacio.
Con solennità gli dico:
Amore mio, ti sposo!!!


Rosa Rossa

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Quelle come me
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 ottobre @ 08:12:31 CEST (1178 letture)
Poesie di Merini








Quelle come me


Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima, perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano, tentano di insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…e quando smettono d’amare è solo perché piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…quello di essere amate per ciò che sono e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai, sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare, ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio, perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore, perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso, purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate, ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto…

Alda Merini


Biografia


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Nuvola
Postato da Letty il Lunedì, 21 ottobre @ 11:59:56 CEST (1000 letture)
Le poesie di Letty - II








Me ne sto spesso in bilico,
la vita dall’alto è meravigliosa
e io sono una nuvola che gioca a nascondino con il sole.

Letty


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Istanti
Postato da Letty il Domenica, 20 ottobre @ 10:08:33 CEST (1413 letture)
Le poesie di Letty - II








Vivo di istanti
non ho futuro
quel che il vento porta
prendo


Letty

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Solo pensieri
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 ottobre @ 10:06:49 CEST (823 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II






Solo pensieri



I fiori, le piante nascono e muoiono e i loro semi

riproducono e lo fanno in maniera quasi identica

nei colori nella forma nei profumi : loro hanno

memoria del loro essere fiore, essere pianta e

non soffrono.

L’amore invece nasce, vive la sua vita e a volte

svanisce nel nulla e nulla poi ritrova.

A volte rimane il profumo ricordo di giorni fugaci

ma poi un nuovo profumo ti fa sognare e lo fai tuo

mentre le stelle ti stanno a guardare e

bisbigliano tra loro e domani noi ci scorderemo

della loro presenza.


R. Chesini

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Aforismi poetici- 1°parte
Postato da moirac il Sabato, 19 ottobre @ 19:10:34 CEST (1130 letture)
Le poesie di Moirac






Un nuovo capitolo "messaggi" che nascono dentro di me e si trasformano in aforismi poetici



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Vinicius De Moraes nel centenario dalla nascita
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 ottobre @ 19:00:39 CEST (1033 letture)
Poesie d'autore II


Oggi ricorre il centenario della nascita di
Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes




Canzone del troppo amore

Voglio piangere perché ti amai troppo,
voglio morire perché mi desti la vita,
ahi, amore mio, sarà che mai posso avere pace?
Sarà che tutto ciò che è in me
Vuole dire soltanto solitudine...
e ormai non so che ne sarà di me,
tutto mi dice che amare sarà la mia fine...
Che disperazione porta l'amore,
io che non sapevo cosa fosse l'amore,
adesso lo so perché non sono felice.





Sospensione

Fuori da me, nello spazio, errante,
la musica dolente di un valzer;
dentro me, profondamente nel mio essere,
la musica dolente del tuo corpo;
e in tutto, vivendo l'istante di tutte le cose,
la musica della notte rischiarata.
Il ritmo del tuo corpo nel mio corpo...
Il dolce giro di valzer lontano, titubante...
i miei occhi che bevono i tuoi occhi, il tuo viso.
E il desiderio di piangere che giunge da tutte le cose.

Vinicius De Moraes

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Rifugio
Postato da Letty il Giovedì, 17 ottobre @ 21:33:02 CEST (469 letture)
Le poesie di Letty - II






Chi lo sa se esiste un rifugio per amori sperduti,
se magari da qualche parte c’è qualcuno che li trova e li accoglie per curare le ferite...
chi lo sa se esiste un posto dove ogni pensiero si va a nascondere,
quel tanto che basta per poter raccogliere le forze e ripartire...
io credo che ce l’abbiamo in fondo all’anima un posto così,
buio, tetro, umido... senza porte né finestre.

Letty

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Tu
Postato da Letty il Giovedì, 17 ottobre @ 21:31:45 CEST (643 letture)
Le poesie di Letty - II










C'è sempre qualcosa che trapela dai tuoi sguardi distratti
e che viene colto dai cacciatori di farfalle
tu non vedi
eppure son lì che cercano te
tra la folla degli anonimi
c'è una pietra preziosa che brilla per sbaglio
che resta impigliata
fra sogni di porcellana
e fiabe di cartapesta
tra un tramonto e un'alba insonnolita
qualcuno ti trova
qualcuno ti cerca
qualcuno ti perde
qualcuno ti dimentica.

Letty
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Se nessuno...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 ottobre @ 18:31:05 CEST (932 letture)
Un pensiero al giorno







Se nessuno ci avesse mai toccato saremmo infermi.
Se nessuno ci avesse mai parlato saremmo muti.
Se nessuno ci avesse mai sorriso e guardato saremmo ciechi.
Se nessuno ci avesse mai amato non saremmo persone.


Paul Baudiquey
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UN MESTO SORRISO DI NUVOLA
Postato da rosarossa il Mercoledì, 16 ottobre @ 07:44:24 CEST (678 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX







UN MESTO SORRISO DI NUVOLA

Mesto il sorriso di una nuvola nel cielo
appare e la sua tristezza
nell’aria espande.
Un cupo colore
presenta il serioso autunno che si avanza.
L’estate, da sempre ospite del sole
si rifugia nell’infuocata sfera, poi scompare!
Lascia la terra brulla, solitarie le spiagge
melanconico, e crespo,
il grande mare.
Imponenti maestosi i monti si
adeguano al grigiore
salutano l’autunno
che il suo lavoro comincia a programmare.
Pazienti attendono l’inverno che fra breve,
li vestirà di candido mantello
e le piste intorno, di ovattata neve.

Rosarossa

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Non perderò mai la fede...
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 ottobre @ 20:27:06 CEST (1488 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








Non perderò mai la fede, né la speranza, ma a volte mi sento vacillare.
Quando vedo e sento di tante miserie umane, di tragedie che si susseguono
e rendono piccoli i miei guai quotidiani, che pure mi fanno soffrire,
allora mi chiedo perché? Perché tanto dolore? Vorrei capire fino in fondo il senso della vita,
e specialmente il senso di quelle vite che si spengono tra enormi sofferenze,
prima ancora di aver capito se ci sia una vita diversa.
Scusate si vi rattristo, ma desideravo condividere questa sensazione.
Una sensazione d’impotenza e d’inadeguatezza che non so risolvere
e tanta pietà .

Grazia

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Ciao


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