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Istanti
Postato da Letty il Domenica, 20 ottobre @ 10:08:33 CEST (1462 letture)
Le poesie di Letty - II








Vivo di istanti
non ho futuro
quel che il vento porta
prendo


Letty

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Solo pensieri
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 ottobre @ 10:06:49 CEST (855 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II






Solo pensieri



I fiori, le piante nascono e muoiono e i loro semi

riproducono e lo fanno in maniera quasi identica

nei colori nella forma nei profumi : loro hanno

memoria del loro essere fiore, essere pianta e

non soffrono.

L’amore invece nasce, vive la sua vita e a volte

svanisce nel nulla e nulla poi ritrova.

A volte rimane il profumo ricordo di giorni fugaci

ma poi un nuovo profumo ti fa sognare e lo fai tuo

mentre le stelle ti stanno a guardare e

bisbigliano tra loro e domani noi ci scorderemo

della loro presenza.


R. Chesini

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Aforismi poetici- 1°parte
Postato da moirac il Sabato, 19 ottobre @ 19:10:34 CEST (1164 letture)
Le poesie di Moirac






Un nuovo capitolo "messaggi" che nascono dentro di me e si trasformano in aforismi poetici



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Vinicius De Moraes nel centenario dalla nascita
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 ottobre @ 19:00:39 CEST (1056 letture)
Poesie d'autore II


Oggi ricorre il centenario della nascita di
Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes




Canzone del troppo amore

Voglio piangere perché ti amai troppo,
voglio morire perché mi desti la vita,
ahi, amore mio, sarà che mai posso avere pace?
Sarà che tutto ciò che è in me
Vuole dire soltanto solitudine...
e ormai non so che ne sarà di me,
tutto mi dice che amare sarà la mia fine...
Che disperazione porta l'amore,
io che non sapevo cosa fosse l'amore,
adesso lo so perché non sono felice.





Sospensione

Fuori da me, nello spazio, errante,
la musica dolente di un valzer;
dentro me, profondamente nel mio essere,
la musica dolente del tuo corpo;
e in tutto, vivendo l'istante di tutte le cose,
la musica della notte rischiarata.
Il ritmo del tuo corpo nel mio corpo...
Il dolce giro di valzer lontano, titubante...
i miei occhi che bevono i tuoi occhi, il tuo viso.
E il desiderio di piangere che giunge da tutte le cose.

Vinicius De Moraes

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Rifugio
Postato da Letty il Giovedì, 17 ottobre @ 21:33:02 CEST (477 letture)
Le poesie di Letty - II






Chi lo sa se esiste un rifugio per amori sperduti,
se magari da qualche parte c’è qualcuno che li trova e li accoglie per curare le ferite...
chi lo sa se esiste un posto dove ogni pensiero si va a nascondere,
quel tanto che basta per poter raccogliere le forze e ripartire...
io credo che ce l’abbiamo in fondo all’anima un posto così,
buio, tetro, umido... senza porte né finestre.

Letty

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Tu
Postato da Letty il Giovedì, 17 ottobre @ 21:31:45 CEST (668 letture)
Le poesie di Letty - II










C'è sempre qualcosa che trapela dai tuoi sguardi distratti
e che viene colto dai cacciatori di farfalle
tu non vedi
eppure son lì che cercano te
tra la folla degli anonimi
c'è una pietra preziosa che brilla per sbaglio
che resta impigliata
fra sogni di porcellana
e fiabe di cartapesta
tra un tramonto e un'alba insonnolita
qualcuno ti trova
qualcuno ti cerca
qualcuno ti perde
qualcuno ti dimentica.

Letty
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Se nessuno...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 ottobre @ 18:31:05 CEST (947 letture)
Un pensiero al giorno







Se nessuno ci avesse mai toccato saremmo infermi.
Se nessuno ci avesse mai parlato saremmo muti.
Se nessuno ci avesse mai sorriso e guardato saremmo ciechi.
Se nessuno ci avesse mai amato non saremmo persone.


Paul Baudiquey
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UN MESTO SORRISO DI NUVOLA
Postato da rosarossa il Mercoledì, 16 ottobre @ 07:44:24 CEST (693 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX







UN MESTO SORRISO DI NUVOLA

Mesto il sorriso di una nuvola nel cielo
appare e la sua tristezza
nell’aria espande.
Un cupo colore
presenta il serioso autunno che si avanza.
L’estate, da sempre ospite del sole
si rifugia nell’infuocata sfera, poi scompare!
Lascia la terra brulla, solitarie le spiagge
melanconico, e crespo,
il grande mare.
Imponenti maestosi i monti si
adeguano al grigiore
salutano l’autunno
che il suo lavoro comincia a programmare.
Pazienti attendono l’inverno che fra breve,
li vestirà di candido mantello
e le piste intorno, di ovattata neve.

Rosarossa

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Non perderò mai la fede...
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 ottobre @ 20:27:06 CEST (1513 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








Non perderò mai la fede, né la speranza, ma a volte mi sento vacillare.
Quando vedo e sento di tante miserie umane, di tragedie che si susseguono
e rendono piccoli i miei guai quotidiani, che pure mi fanno soffrire,
allora mi chiedo perché? Perché tanto dolore? Vorrei capire fino in fondo il senso della vita,
e specialmente il senso di quelle vite che si spengono tra enormi sofferenze,
prima ancora di aver capito se ci sia una vita diversa.
Scusate si vi rattristo, ma desideravo condividere questa sensazione.
Una sensazione d’impotenza e d’inadeguatezza che non so risolvere
e tanta pietà .

Grazia

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Amami
Postato da Letty il Martedì, 15 ottobre @ 19:29:50 CEST (809 letture)
Le poesie di Letty - II









Amami se puoi, per scelta non per abitudine
Amami se puoi, quando piove, tra il grigio e l'umido di quelle giornate spente
Amami se puoi, quando soffia troppo vento e si porta via i profumi e ti lascia solo
Amami se puoi, se vuoi, se credi
Amami come se fossi quell'ultimo anelito che ti lega ai sogni di una vita
lasciami attaccata alla speranza che io possa restare comunque anche quando tutto sparirà e non avrà più senso nemmeno ricordare.
Amami... lo stesso.
Come faccio io.
Da sempre.


Letty

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Demons
Postato da Letty il Martedì, 15 ottobre @ 19:27:50 CEST (617 letture)
Le poesie di Letty - II









Scrivere di me... sembra facile quando le parole ti vengono davvero.
Scrivo di me sempre perché ogni giorno mi parlo incessantemente.
Ci sono pensieri che non posso spegnere, pensieri che mi accompagnano e mi tornano.
Le anime in tumulto sono vulcani di parole, ricordi, sentimenti, sospiri...
Ho bisogno di scriverle ovunque, sono i miei demoni da esorcizzare, che quando decidono di scatenarsi posso correre ovunque, tanto mi raggiungono e mi fanno male.
E io con quel dolore scrivo... scrivo... scrivo a prezzo della mia povera anima.

Letty

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Poesie di Raffaele Sammarco
Postato da Grazia01 il Lunedì, 14 ottobre @ 21:50:48 CEST (1035 letture)
Ricerche d'autore


Raffaele Sammarco, scrittore, poeta ed insegnante italiano.
Varapodi 14 ottobre 1866 – Reggio Calabria, 8 giugno 1931)




A se stesso

O mio cuore infelice,
datti pace oramai.
Il tanto vaneggiar,
dimmi, che giova?
O cuore mio, non sai
il proverbio che dice:
bene perduto più non si ritrova?
Nostro tempo felice passò.
Giorni di sol, per sempre addio!
Candidi soli de l'età mia nova,
su voi sceso è l'oblio.



Primo amore

Agile ell'era, giovinetta e bella,
viso di un cherubino innamorato,
limpidi e neri gli occhi di gazzella
e la bocca parea fior di granato;
onde dolce e soave la favella
e il respiro ne usciva profumato,
quando al nome gentile rispondea
de la più bella giovinetta ebrea.



Idillio

O misero colui che le dolcezze
dei campi ignora, e cosa indegna estima
di cittadino abitator la terra
bella d'erbe feconda e opimi còlti!.

Raffaele Sammarco

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Buon fine settimana
Postato da Grazia01 il Sabato, 12 ottobre @ 07:51:52 CEST (548 letture)
Un pensiero al giorno









…Ma adesso che viene la sera
e il buio mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di la delle dune
a violentar le notti…

Da Il testamento di Tito di Fabrizio De Andrè

Buon fine settimana

Grazia

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Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 ottobre @ 16:58:35 CEST (2525 letture)
Video
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Sergej Aleksandrovi Esenin poeta russo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 ottobre @ 16:55:53 CEST (484 letture)
Ricerche d'autore


Sergej Aleksandrovi Esenin





Che notte!

Che notte! lo non posso.
Non riesco a ubriacarmi.
C’è un tale lume di luna!
É come se ancora custodissi
Nell’anima la giovinezza perduta.

Amica dell’estati ormai fredde,
Non chiamare il giuoco amore,
Meglio che questo lume di luna
Filtri sul mio guanciale.

Lascia che i tratti guastati
Esso disegni arditamente:
Tu non potrai disamare
Così come non hai saputo amare.

Amare si può solo una volta,
E tu mi sei lontana
Perché invano ci chiamano i tigli,
Coi piedi affondati nei mucchi di neve.

Io so e lo sai anche tu
Che in questo azzurro riflesso lunare,
In questi tigli non ci sono fiori:
Su questi tigli c’è neve e brina.

Che più non ci amiamo da tempo,
Tu non mi ami, io ne amo un’altra
E a tutti e due è indifferente
Giocare in un amore a buon mercato.

Ma anche se mi abbracci e accarezzi
Coi baci di un’astuta passione,
Il cuore eternamente sogni il maggio
E colei che per sempre io amo.

Amore mio! perdonami, perdonami,
Niente io ho trascurato,
Ma ciò che ho più caro sul cammino
É quello che per me è irripetibile.
Irripetibili siamo tu e io.
Morremo ed altri dopo noi verranno.
Ma saranno sempre diversi:
Non sono tuo ormai, tu non sei mia.

Sergej Aleksandrovi Esenin

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Louis-Philippe Dalembert - poeta nato ad Haiti
Postato da Grazia01 il Lunedì, 07 ottobre @ 20:55:07 CEST (1823 letture)
Ricerche d'autore






Louis-Philippe Dalembert




Stagioni

A volte i miei sensi cercano
l’uomo
dietro le parole
l’uomo di burrasca e di sismi ardenti
dietro l’invisibile delle stanze
di nebbia
da quale pioggia scrivere
i rumori che urtano il mio corpo
all’avvicinarsi dell’invisibile
da quale nube spenta dire l’essere
aggrappato ai suoi ricordi
a volte
fu un eterno fanciullo dell’estate
che avrebbe voluto conoscere l’uomo
di bufere e di sismi taciuti
ma questo slancio dell’essere
nell’aldilà di me stesso
nell’aldilà di noi stessi
impercettibile
fluire che confonde le stagioni
del dire
quale parola lo strazio
quale parola quest’uomo dell’inverno
sconosciuto all’infanzia?
a volte
posta al di sopra dei proiettili
valzer dell’inconsumabile follia
una seggiola di paglia
ai piedi di un acagiù marino




Io non ho mai detto papà


Io non ho mai detto papà
e non lo dirò mai
io non ho oggi
più vergogna di dirlo
il tempo è passato
in cui stringevo la tua assenza
nelle pieghe
del mio imbarazzo
del mio pudore vasto e secco
come un abbraccio paterno

il tempo è passato
ma mi capita ancora
di cercare questa parola
o un’altra che le somigli
ciò mi capita a volte
al volgere di un incubo
o perché non ho saputo
sconfiggere le tenebre
sotto i miei passi
e quando la mia mano crede di trovarlo
è per richiudersi
sulla polvere
dei miei balbettii
echi vuoti dei miei passi d’uomo

non ho mai detto papà
e non lo dirò mai
io non ho più
vergogna di dirlo
il tempo è passato
oggi a chi dirlo?
queste voci sorde dell’assenza
dietro la loro maschera di noncuranza
queste tenebre di un blu abissale
il timore del vuoto anche
nessun braccio mai
sarà abbastanza forte
per rinviarli
al grido primario

io non ho foto d’ infanzia
insieme non ne avremo mai
di te io non ho che questo cliché
del matrimonio dove i miei sogni orfani
tracciavano invano
il colore del tuo sorriso
il tempo è passato
in cui temevo la sua assenza
il tempo è passato
io l’ ho poi ritrovato
negli occhi di mio figlio




Témoignage

Un giorno
ho spinto le porte
dell’alba
e mi sono seduto
sotto una veranda
di fronte al mare caraibico
con per unica compagna
una piccola sedia di paglia
che inganno a intervalli
che inganno a volte
le sere di acquazzoni violenti
quando i lampi
hanno cessato il loro dialogo
con una sedia a dondolo
di paglia e le stelle aspre
di un rum di canna

e là
di fronte al mare
i nostri conciliaboli muti
aspettano ogni volta
di ritornare all’infanzia
del suo vagabondaggio
all’adolescenza anche
delle sue utopie che tardano ad estinguersi

un giorno
ho spinto le porte dell’alba
da allora vedo il mondo
attraverso i suoi raggi
pallidi d’ombra e blu di notte
senza le effusioni
delle mie ferite

quel giorno
di fronte al mare caraibico
ho sognato
di una poesia

che da nessuna parte comincia
o allora dall’infanzia
e da nessuna parte finisce

jacmel, 13/07/2006
Leggi Tutto... | 3715 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Non si può...
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 ottobre @ 21:02:07 CEST (751 letture)
Un pensiero al giorno






Non si può smettere di soffrire così come non si può smettere di amare solo perché lo si vuole.
Però si può provare a pensare a ciò che ci rende sereni anziché angosciati,
fare cose che ci diano gioia anziché dolore.
Con il tempo, la serenità e la gioia prevarranno sulla sofferenza.
E se anche non avremo smesso del tutto di soffrire, perché alcuni dolori non scompaiono mai del tutto,
se non altro avremo imparato a essere felici nonostante le ferite ancora aperte.

Simona Barè Neighbors



Buonanotte e buona settimana
Grazia

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E’UNA BELVA
Postato da rosarossa il Venerdì, 04 ottobre @ 16:12:34 CEST (806 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX








E’UNA BELVA

Pari a una feroce belva che morde un corpo
lasciando un’inguaribile ferita,
la delusione di un amor che credi vero,
non trova cure, non può guarire, punge l’anima.
ferisce il cuore,
brucia e corrode per l’intera vita!

Rosa Rossa
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Una rosa
Postato da Grazia01 il Giovedì, 03 ottobre @ 20:24:49 CEST (586 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II







Una rosa

cercavo una rosa

ti ho presa per mano

ho trovato delle spine

non mi parlavi

non avevi voce

ma per me eri un libro aperto

sul quale era scritto il mio destino.

Nelle mani sento dolore

e non gioia

ma se guardo il fiore

vedo il mio futuro.

Così non mollo la presa

ed incomincio a leggere

il libro della mia vita.

Ama e sarai amato

anche se le rose

hanno petali, foglie e spine.




r.chesini 05.10.2013

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Omaggio alla perfezione della saggezza
Postato da Grazia01 il Giovedì, 03 ottobre @ 18:07:55 CEST (598 letture)
Un pensiero al giorno






Omaggio alla perfezione della saggezza, l'amorevole, la santa.

Ricordate, la verità è bella. La verità è bellezza perché la verità è una benedizione. La verità non può essere brutta e la bruttezza non può essere vera, la bruttezza è illusoria. Quando vedi una ,persona brutta non lasciarti illudere dalla sua bruttezza; cerca un po' più in profondità e troverai nascosta una bella persona. Non lasciarti illudere dalla bruttezza: è una tua interpretazione. La vita è bella, la verità è bella, l'esistenza è bella - non conosce alcuna bruttezza. È amorevole, è femminile, è santa. Ma ricordate, 'santa' non secondo il senso che comunemente si intende - come se appartenesse all'altro mondo, come se fosse sacra in opposizione al mondano e al profano, no. Tutto è santo, non esiste niente che possa essere definito mondano o profano. Tutto è sacro, perché ogni cosa è animata dal Tutto.

Osho
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Riflessioni di Dacia Maraini
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 02 ottobre @ 19:16:26 CEST (667 letture)
Riflessioni III








La felicità non la si riconosce mai quando la si sta vivendo, ma sempre dopo. E’ una consapevolezza postuma. Si dice sempre: Ah com'ero felice! Mai: Ah come sono felice! Segno che la felicità è misteriosa e difficile da riconoscere mentre la stiamo vivendo. Molto chiara invece e riconoscibile salta fuori come rimpianto. Il che fa dubitare della sua reale esistenza. Perseguire un sogno penso sia un modo di riempire la vita. Non credo che rispetto all'universo la nostra piccola vita abbia un senso. Siamo noi che, con umiltà, (a volte anche con certezze pericolosamente e presuntuosamente assolute), con paura, con fiducia, con poesia, diamo un senso alla nostra vita. Ma tutto quello che viene dopo e prima rimane un grande mistero.

Dacia Maraini

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Francisca Aguirre poetessa spagnola
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 ottobre @ 20:53:09 CEST (576 letture)
Ricerche d'autore



Poesie di Francisca Aguirre




I trecento scalini


Tutto era calmo nella casa spenta.
Fino al giorno seguente, dio sa fino a quando
il silenzio regnava come un idolo antico.
Non funzionavano le leggi del traffico,
quelle imprescindibili ordinanze
che bisogna rispettare per circolare nel corridoio.
È come se la notte proponesse una tregua,
come se spegnendo la luce si spegnesse il pericolo.
Ascolto. Niente. Tacciono tutti unanimi.
Guardare il buio è comportarsi da morto:
gli occhi vanno dal nero che ci abita
al nero che ci avvolge.
Siamo gli spenti, gli assenti,
quelli che affastellano il tempo sui loro polsi;
siamo gli uditori del silenzio
e quel silenzio è come un tunnel per dove solo avanza il
tempo.
Non vedere, senza essere cieco, è sprofondare nel tempo.

(traduzione di Raffaella Marzano)




Nero incendio

La notte è con me.
Dopo un giorno dal cielo torbido e ragnato
ho guardato d’un tratto alla finestra
e ho visto il nero incendio.
Come è irreale e sorprendente a volte ciò che conosciamo.
In quale modo strano
di colpo siamo vivi.
In quale modo subdolo e pacato
di colpo siamo morti.
Qualcuno che in quest’ombra mi denunci,
qualcuno che in questa notte mi difenda,
qualcuno che mi faccia da garante,
qualcuno che mi pieghi alla sua impotenza,
qualcuno, un volto, ma subito.

(Traduzione: Emilio Coco)



Non confondetevi

E quando ormai non resterà più nulla
avrò sempre il ricordo
di ciò che non si compì mai.
Quando mi guarderanno con aspra pietà
avrò sempre
ciò che la vita non poté offrirmi.
Credetemi:
tutto ciò che pensate sia stato disastro e perdita
non è stato altro che ipotesi.
E quando ormai non resterà più nulla
avrò sempre quel che mi fu negato.
Non confondetevi: con quel che mai ho avuto
posso riempire il mondo palmo a palmo.
Tanta paura avevate da non accorgervi
della ricchezza che si nasconde nella perdita.
Sventurati,
ben poca cosa è il vostro profitto
se non avete mai perso nulla.
Io sì che ho perduto:
io, come il naufrago,
ho tutta la terra che mi aspetta.

Francisca Aguirre

(Traduzione di Raffaella Marzano)

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Nicole Brossard poetessa canadese
Postato da Grazia01 il Lunedì, 30 settembre @ 20:20:28 CEST (925 letture)
Ricerche d'autore








Quaderni di rose e civiltà

Poema per capire come
ci si possa piegare
ad un’idea
sfiorando coi capelli il fondo del silenzio

qualunque sia il mese qualunque la ferita
o il tenero colore del meriggio
tu anneghi nella
lingua la lingua e il suo salato mormorio

non ti scordare di voltare pagina
ad ogni gesto libero
perché l’ombra non cada
sulla facciata della solitudine

ancora certi giorni ancora io
aggiungo qualche cosa alla sostanza
dei volti conosciuti. Collare di memoria
e di animale salvato dall’abisso,
visto di spalle, collare: il verbo essere.

Nicole Brossard

(Traduzione: Paolo Ruffilli)
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Eugenio Montejo - poeta venezuelano
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 settembre @ 20:19:03 CEST (1028 letture)
Ricerche d'autore






Scrivo sul tardi


Scrivo sul tardi. È mezzanotte.
Ignoro quando ho percorso questa strada,
come sono arrivato qui dove mi trovo, cosa cercavo.
La Croce del Sud s’è già spostata al centro
della raggiante solitudine notturna.
Di niente qui sono sicuro, neppure di questi galli
che tutt’intorno si sgolano.
Scrivo sul tardi. Cantano troppo i galli,
cantano per Esculapio, per Socrate, per Cristo
e per il vecchio Eduardo,
che continuamente svegliano nella sua tomba
affinché distribuisca adesso le sue grida
come se fossero le briciole di un lampo.

Eugenio Montejo





La terra girò per avvicinarci


La terra girò per avvicinarci
girò su se stessa e dentro di noi
fino ad unirci finalmente in questo sogno,
come fu scritto nel Simposio.
Passarono notti, nevi, solstizi;
passò il tempo in minuti e millenni.
Un carro che andava a Ninive arrivò a Nebraska.
Un gallo cantò lontano dal mondo.
La terra girò musicalmente
con noi a bordo;
non cessò di girare un solo istante,
come se tanto amore, tanto miracolo
fosse solo un adagio già scritto molto tempo fa
tra le partiture del Simposio.

Eugenio Montejo

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Mahmoud Darwish, la voce della Palestina
Postato da Grazia01 il Sabato, 28 settembre @ 21:15:42 CEST (684 letture)
Ricerche d'autore






Ho un cielo al di là del cielo per tornare

Ho un cielo al di là del cielo per tornare, ma continuo
a lustrare il metallo di questo luogo, vivo
un’ora che scruta l’ignoto. So che il tempo
non sarà mio alleato per due volte, so che dal mio vessillo
uscirò uccello che non si posa sugli alberi del giardino,
uscirò dalla mia pelle tutta, e scenderanno
dalla mia lingua alcune parole d’amore
per la poesia di Lorca, che abiterà nella mia camera da letto.
Vede quel che ho visto della luna beduina.
Uscirò cotone dal mandarlo sulla schiuma del mare.
L’esule è passato portando settecento anni di cavalli.
L’esule è passato di qui per andare oltre. Dopo poche rughe
del mio tempo, uscirò esule dalla Siria e dall’Andalusia.
Questa terra non è il mio cielo, ma questa sera è la mia sera,
ho le chiavi, i minareti, le lanterne.
Possiedo me stesso. Sono Adamo dei due paradisi,
due volte perduti.
Cacciatemi dolcemente,
uccidetemi rapidamente,
sotto il mio uliveto,
insieme a Lorca…

Mahmoud Darwish






L’ultima sera in questa terra

L’ultima sera in questa terra
Nell’ultima sera in questa terra recisi i nostri giorni
dagli arbusti, contiamo le costole che porteremo
e quelle che lasceremo. Là, nell’ultima sera a nulla diremo
addio, non troveremo il tempo per la nostra fine…
Ogni cosa resta immutata, ma il luogo trasforma
i nostri sogni e gli ospiti.
All’improvviso non siamo più capaci di ironia,
e il luogo è pronto ad accogliere il nulla.
Qui nell’ultima sera godremo dei monti avvolti di nubi:
conquista, conquista e riconquista.
Un tempo antico affida al tempo nuovo le chiavi delle
nostre porte.
“Entrate nelle nostre dimore, conquistatori,
bevete il nostro vino, al ritmo semplice delle
muwashshahât. Di notte siamo la mezzanotte, non
c’è alba che un cavaliere porta, arriva nell’ultimo richiamo
alla preghiera…
Il nostro tè è verde e caldo: bevetelo! I nostri pistacchi
sono freschi: mangiateli!
I letti verdi in legno di cedro: cedete al sonno!
Dopo questo lungo assedio, dormite sulle piume
dei nostri sogni: entrate nelle lenzuola,
essenze sparse su porte e specchi a profusione.
Entrate! E noi usciamo tutti.
A breve quando saremo in paesi lontani,
cercheremo la nostra storia nella vostra .”
Alla fine ci chiederemo:
“L’Andalusia era lì o qui? In terra o in versi?”






Poesia strofica arabo-andalusa

Ho un cielo al di là del cielo
Ho un cielo al di là del cielo per tornare, ma continuo
a lustrare il metallo di questo luogo, vivo
un’ora che scruta l’ignoto. So che il tempo
non sarà mio alleato per due volte, so che dal mio vessillo
uscirò uccello che non si posa sugli alberi del giardino,
uscirò dalla mia pelle tutta, e scenderanno
dalla mia lingua alcune parole d’amore
per la poesia di Lorca, che abiterà nella mia camera da letto.
Vede quel che ho visto della luna beduina.
Uscirò cotone dal mandarlo sulla schiuma del mare.
L’esule è passato portando settecento anni di cavalli.
L’esule è passato di qui per andare oltre. Dopo poche rughe
del mio tempo, uscirò esule dalla Siria e dall’Andalusia.
Questa terra non è il mio cielo, ma questa sera è la mia sera,
ho le chiavi, i minareti, le lanterne.
Possiedo me stesso. Sono Adamo dei due paradisi,
due volte perduti.
Cacciatemi dolcemente,
uccidetemi rapidamente,
sotto il mio uliveto,
insieme a Lorca…




In un giorno come questo

In un giorno come questo, nell’oscura navata
della chiesa… nel pieno splendore femmineo,
nell’anno bisestile, nell’eterno incontro
del verde e del nero profondo di questa mattina
nell’incontro della forma e del contenuto, del mistico e del materiale,
sotto l’ampia pergola, nell’ombra effimera
si estende l’immagine del senso, in questo luogo sensibile,
incontrerò la mia fine e il principio
e dirò: Maledetti. Prendetemi e lasciate
il cuore tenero della realtà a sciacalli voraci
Dico: non sono cittadino
né profugo
voglio una sola cosa, null’altro,
una sola cosa:
una morte semplice e serena
in un giorno come questo
nell’ombroso angolo dei gigli
per ripagarmi, tanto o poco
di una vita contata nei
minuti
o nelle migrazioni.
Voglio morire in un giardino
né più, né meno.

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Il potere di uno sguardo
Postato da Grazia01 il Sabato, 28 settembre @ 20:34:47 CEST (793 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








Il potere di uno sguardo


Preparo le parole,
le allineo accuratamente,
in modo lucido, coerente,
convincente,
mi sento calma
fiduciosa in un sereno chiarimento,
poi incontro quello sguardo,
tra l'annoiato e l'ironico,
le parole si fermano,
tornano indietro
si aggrovigliano
e arrivano tutte insieme,
premono nella mente,
escono disordinate, squilibrate,
con voce acuta e sgradevole.
Ogni premessa è svanita
davanti a quegli occhi
la battaglia è persa,
ancora una volta.

Grazia

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E'IL MESE DI LUGLIO
Postato da rosarossa il Venerdì, 27 settembre @ 19:21:41 CEST (720 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX







E’ IL MESE ODI LUGLIO

Sono nonna Luana, il mio nipotino Marco fra pochi giorni compie sei anni, comincio a pensare cosa potrebbe gradire come regalo un bimbo della sua età. Essendo una giornata gradevole sia atmosferica, sia come predisposizione personale, ho pensato che sarebbe opportuno uscire per fare degli acquisti e guardare le vetrine già addobbate con i nuovi arrivi per le imminenti vacanze estive. Affascinata da un prendisole molto colorato e originale nel modello, poiché nonostante l’avanzata età, preferisco un abbigliamento un po’ particolare, entro nel negozio ed esco col mio pacchettino molto soddisfatta dell’acquisto. Mentre tornavo a casa passeggiando, sono stata attratta dagli alberi e dalla frescura di un vicino parco. Poiché a casa avevo già sistemato quanto c’era da fare e mancava più di un’ora per il pasto di mezzogiorno, mi sono accomodata in una panchina del parco a riposare rinviando al giorno dopo l’acquisto del regalino del bimbo. Ho tirato fuori dalla borsetta la biografia di Francesco Petrarca, personaggio che amo tanto, è carismatico e profondo, mi piace conoscere la sua vita e i suoi scritti. Perciò porto sempre con me qualcosa di lui da leggere nei momenti di riposo. Quando mi sto preparando per il rientro a casa, vedo una signora che a passi svelti mi viene incontro. E’ una delle mie ex amichette di gioventù e anche compaesana. In un primo momento non l’avevo riconosciuta, da circa cinque anni non ci incontravamo. Arrivata a pochi metri da me, ho conosciuto Adele, quindi l’inevitabile affettuoso abbraccio quando ci s’incontra con amici di vecchio tempo, Poi anche senza volerlo, chiacchierando vengono fuori i soliti ricordi della gioventù lasciata ormai alle spalle, si cercano, si rivangano le cose più assurde per intavolare discorsi, tirare a lungo l’intrattenimento e come spesso capita fra vecchi amici, si arriva al punto che da una parte o dall’altra comincia a sfuggire qualche confidenza recente. Allora il colloquio diventa sempre più interessante; e si starebbe in chiacchiere per ore incuranti del tempo che rapidamente scorre. Dal resto, si dice; che le donne sono curiose e chiacchierone. Sarà vero? Non lo so. Quel che è certo, abbiamo concordato di rivederci il giorno dopo e uscire insieme, anche per soddisfare le nostre reciproche curiosità fino in fondo. Sicuramente penso che andare a ritroso fra ricordi d’infanzia e di gioventù sia una ventata di primavera della nostra vita che rinfresca seppure nel ricordo, gli anni verdi. Sarà per tutti come io penso, oppure è solo una mia impressione? Io ho maturato con l’esperienza, che nulla bisogna eludere di quanto possa fare bene alla nostra psiche. Il sole incandescente del mese di luglio cominciava a diventare insopportabile.
]
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L'Abbazia di Chiaravalle
Postato da Grazia01 il Giovedì, 26 settembre @ 19:06:46 CEST (625 letture)
ARTE II



L’ABBAZIA DI CHIARAVALLE





Venne fondata da San Bernardo nel 1125, nel territorio allora denominato Rovegnano,
con l'ausilio di numerosi monaci provenienti dal monastero francese di Clairvaux.
Dapprima retta da un semplice padre priore, nel 1138 ebbe già un abate proprio, il monaco Brunone.





I monaci lavoravano assiduamente la terra, dando vita ad alcuni appezzamenti agricoli,
bonificando al tempo stesso l'intera area e risanandola da molte paludosità
grazie a ingegnosi sistemi di irrigazione.




Il monastero si ingrandì in tempi assai rapidi e riuscì ad annettersi diversi possedimenti,
tra cui quelli di Vicomaggiore e di Consonno.



Nel 1139, con bolla del papa Innocenzo II, venne sottomesso all'abbazia anche il monastero di San Pietro di Cerreto,
nel Lodigiano. Della prima costruzione non rimane traccia.




Tra il 1150 e il1160 iniziò la costruzione dell'attuale chiesa, uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia,
che si protrasse per circa settanta anni. Nel maggio del 1221, il vescovo di Milano, Enrico I da Settala,
consacrò la chiesa dedicandola a Santa Maria di Rovegnano, poi Chiaravalle.



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La nostra meta
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 settembre @ 21:13:27 CEST (648 letture)
Poesie e altro di Hesse II








La nostra meta non è di trasformarci l'un l'altro,
ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a vedere e a rispettare nell'altro
ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento.

Hermann Hesse

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Equinozio
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 settembre @ 08:09:33 CEST (720 letture)
Scienze


Equinozio


Scientificamente l’equinozio non è altro che una conseguenza del moto di rotazione terrestre rispetto al sole. Si tratta di due istanti precisi durante i quali i raggi del sole risultano perpendicolari sia all’asse di rotazione che all’equatore terrestre, il che permette di illuminare tutta la parte del globo esposta al sole allo stesso modo. Durante questi due giorni il sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a ovest e, cosa più importante, se non si tiene conto della rifrazione, la durata del giorno è la medesima della notte.



Nel Regno Unito il giorno dell’equinozio viene utilizzato per calcolare la ricorrenza del festival del raccolto, celebrato la domenica della luna piena più vicina all’equinozio di settembre.
Ma è il mondo del paganesimo e dell’esoterico a trovare nel giorno dell’equinozio un punto di riferimento: il sole entra infatti in Bilancia, segno dell’equilibrio, riporta al significato latino del nome equinozio, che ricorda come questi siano gli ultimi giorni in cui le forze si bilanciano, mentre a seguire l’oscurità vincerà per i successivi sei mesi sulla luce, facendo riposare la Natura e l'uomo.



Nella tradizione iniziatica questo momento rappresenta un passaggio, un tempo per la meditazione, per rivolgersi all’interno, durante il quale la separazione tra ciò che è visibile e ciò che invisibile si assottiglia sin quasi a scomparire.
Diversi anche i miti, soprattutto celtici, che si legano a questa giornata. Nella memoria di queste antiche popolazioni, infatti, l’equinozio autunnale veniva festeggiato con il nome di Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti. Indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è figlio di Modron lsa, dea madre. Rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Culhwch, cugino di Re Artù. A causa del soggiorno ad Annwn, Mabon rimase giovane per sempre.
Il suo rapimento è poi l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone, figlia della dea Demetra, che regolava i cicli vitali della terra, condotta agli inferi dal dio Ade per farne sua sposa. La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle pianti e rese sterile la terra.
A questo proposito, si dice che proprio oggi sia la giornata ideale per concepire un figlio, che passerà i primi sei mesi freddi protetto nel ventre materno e vedrà la luce al termine della primavera, la stagione del risveglio e del pieno fulgore della Natura.

Fonte pensiero spensierato



Buon Autunno a tutti!

Grazia
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Ciao


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