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Le rughe della vecchiaia...
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 novembre @ 23:03:57 CET (668 letture)
Un pensiero al giorno









“Le rughe della vecchiaia
formano le più belle scritture della vita,
quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni.”

Marc Levy

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Mi sono sentita spesso sola...
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 novembre @ 21:43:04 CET (614 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI





Mi sono sentita spesso sola, anche in compagnia. Da bambina in certi momenti era come se sparissi, entravo nel mio mondo dove non c’erano ingiustizie, dove il cielo era blù intenso e grandi erano gli abbracci. La gente era buona e quando accadeva qualcosa di brutto, quando il male si palesava, era una “finzione”, chi moriva si rialzava e ritornava a vivere. Nel mio mondo di fantasia la resurrezione era una costante. Quando riemergevo alla realtà, richiamata perché dovevo mangiare o altro, rientravo mio malgrado al mondo dei più, alla vita di tutti. Ci sono bambini con lo sguardo adulto, altri che sembrano smarriti, io appartengo ad entrambe le categorie. Ho individuato nella fantasia quel luogo magico in cui rifugiarmi. Oggi non è più così idilliaco come un tempo e questo è perché io sono invecchiata e il mio mondo con me, ed è sempre più difficile illudermi, ma non demordo.


Grazia

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I vecchi amici ...
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 novembre @ 21:09:10 CET (807 letture)
Un pensiero al giorno






I vecchi amici cani hanno uno sguardo profondo di infinita consapevolezza.
Conoscono ogni tuo gesto, ogni tua parola, anticipano le tue mosse.
Sono insieme saggezza, dolcezza, bellezza.
Indugio spesso con lo sguardo su coppie di vecchi padroni accompagnati da vecchi cani:
procedono vicini, a passo lento.
Guardandoli si capisce che stanno consumando una lunga convivenza d'amore.



Buona settimana

Grazia

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La donna nella letteratura e nelle arti
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 novembre @ 23:34:44 CET (915 letture)
ARTE II







La donna nella letteratura e nelle arti

Nel corso dei secoli, la donna è stata oggetto di diverse analisi e interpretazioni. Diciamo anzitutto che in tutte le culture è riconosciuto il ruolo della donna che crea cultura. Mentre in Occidente è stata vista per lungo tempo come soggetto dedito alla riproduzione, nella letteratura e nelle arti ha sempre svolto un ruolo importante.
Una connotazione positiva assume nel Medioevo, un periodo dominato da una concezione rigida dell’etica, e nei più grandi poeti italiani. Pensiamo alla donna stilnovista, alla donna angelicata rappresentata dalla Beatrice di Dante. Da parte sua, la letteratura cortese (1100) è fondata sulla sublimazione della donna, esaltata come la più bella e la più nobile, un essere dotato di qualità interiori e di principi morali. Diversa invece la donna del Boccaccio non più divina, ma più naturale e umana. Il Romanticismo esalta la figura femminile, mentre nel Novecento i poeti assistono alla battaglia per i pari diritti femminili fino ad arrivare all’emancipazione giuridica.
La donna è la profonda ispiratrice di quasi tutte le arti. Volti, sguardi, espressioni scandiscono e descrivono l’universo femminile attraverso la magia pittorica nel corso dei secoli, a partire dalla civiltà egizia e cretese, quando si comincia a scoprire il fascino e l’armonia della donna. Sono poi gli autori greci a fornirci i canoni estetici e filosofici della donna modernamente intesa. Essi passano dalla donna madre, generatrice di vita, alla vergine vestita e al nudo dell’Afrodite.
Vesti fluenti ed espressione dignitosa raffigurano la donna nell'arte romana, mentre quella bizantina la ritrae raffinata. Oggetto di piacere negli affreschi pompeiani, si passa a una rappresentazione ieratica e mistica dell’immagine femminile, svuotata di ogni connotato sensuale ed erotico. Vengono infatti dipinte Madonne e Sante, tutte legate al loro ruolo salvifico. Il Cristianesimo e il Medioevo esprimono la bellezza nelle immagini sacre. La donna per eccellenza, Maria, è protagonista indiscussa in tutti i campi dell’arte fino ai tempi odierni.
Emerge una figura femminile concepita nella sua dimensione sacrale e nel suo essere pensante, artefice della storia, con pari e talvolta superiore dignità rispetto all'uomo.
La bellezza femminile risplende soprattutto dal Rinascimento al cubismo con le opere meravigliose di artisti quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano, Botticelli, Perugino, El Greco, Manet, Renoir, Paul Gauguin, Dalì, Modigliani, Picasso. Sono opere di intensa e raffinata suggestione, che esaltano i canoni estetici, i sogni, le aspirazioni, la dimensione psicologica, inconscia ed onirica della donna e ne documentano l’evoluzione.

Fonte Riflessioni.it

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L'invasione dei “poeti alieni”.
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 novembre @ 21:13:35 CET (902 letture)
Un pensiero al giorno






L'invasione dei “poeti alieni”.


Una indecente presunzione. E’ quella esibita da tanti che si autoproclamano “poeti” o “scrittori”. Tutti - scrive Montale - si sentono poeti. Una “massa sconfinata” di poeti. Nemmeno “un incendio universale” – aggiunge l’autore di Ossi di seppia - potrebbe far sparire “la torrenziale produzione poetica dei nostri giorni”. L’Italia è un popolo di “poeti”. Spuntano continuamente siti su internet che celebrano la saga di questi poeti. Il portiere del mio condominio mi assilla continuamente nel farmi leggere le sue “poesie”. Parole carpite e affastellate. Una grossolana, indecorosa, banale, insignificante scrittura. Una noia mortale. Un insulto alla lingua italiana, la quale “piange umiliata e offesa” di fronte a “tanta robaccia” di scritti spacciati per “poesia”. Penose trame di plastica, perverse e pseudo trasgressive, improbabili e ridicole. Un materiale orrendo, dove non devono mancare scene “hot”, erotiche, volgari, droga e alcol. Talora in cima alla classifica finiscono il trash, la mediocrità, il peggio. E’ la promozione - precisa Paolo Di Stefano - della “spazzatura gratuita”, della “schifezza”. Per dirla con Fantozzi, è “una boiata pazzesca”. E’ “L’invasione dei poeti alieni”- scrive La Capria. Il territorio della scrittura – aggiunge - è invaso da una folla di “alieni”, una “vera invasione barbarica”. Che cosa hanno a che fare con la letteratura? “Niente”. Da noi, la letteratura - quella vera - è “l’ultima ruota del carro”. Non viene “mai riconosciuta e promossa” per l’importanza che essa ha nello sviluppo dell’individuo e della società. L’invasione di questi “alieni” e la cattiva scrittura “immeschiniscono”. Si rimane “indignati e disgustati” dalla lettura di certi testi. Così non va bene. “Non va bene - sostiene con forza La Capria - non solo per “i veri poeti e scrittori, ma per la civiltà del nostro Paese”. Leggere taluni scritti - dichiarava già Virginia Woolf - “è cosa che mi irrita”, come di fronte a “un disgustoso studente universitario che si schiaccia i brufoli”. Una scrittura “indigesta”, che fa venire - osserva O’ Brien - “la bava in bocca”. Un materiale che fa male allo spirito, alla cultura e alla decenza. La poesia - ha sostenuto il premio Nobel Szymborka - “non è per tutti”. Essa tuttavia sembra appartenere alla terra di nessuno, aperta ad ogni incursione e vaniloquio. L’ingresso nella Rete è gratuito e tutto appare facile, accessibile, a portata di mano. Allora, giochiamo tutti a fare i “poeti”. “Poeti” dilettanti allo sbaraglio. Sul Web - ha affermato Pieluigi Battisti - “si legge di tutto, si veicolano messaggi deliranti, si vomitano malvagità, cattiverie, molestie, invidie, idiozie”. Si inculca il virus dell’odio e della violenza. Si scaricano frustrazioni e aggressività repressa Una pulsione distruttiva e autodistruttiva. La Rete - ha rilevato a sua volta Claudio Magris - sta diventando “una fissazione solipsistica e maniacale”. Una deriva del linguaggio e della volgarità, che produrrà “disastri sempre più gravi”. Molti autori invocano una nuova normativa e una nuova educazione. Un’opera grandiosa di bonifica. Che, visti i tempi, appare mera utopia.
E che dire poi dei premi letterari, che crescono in ogni piccolo e sperduto borgo italiano? Essi sono una “vuota cerimonia”, inventati più per il turismo, i politici locali, la vanagloria o il narcisismo di persone frustrate che per il “vero poeta o scrittore”, più per “usare” la letteratura che per “onorarla”. I premi letterari - rileva Umberto Saba - “sono una crudeltà”. Infine, un breve cenno al fenomeno della compulsione a scrivere. Si tratta, sul piano clinico, di un impulso irrefrenabile che viene indicato con il termine “graforrea” o “grafomania”, cioè la frenesia “morbosa” a scrivere. E’ un bisogno che si manifesta negli stati di “mania” e “ipomania”, un eccitamento maniacale che è collegato ad “una verbosità insopprimibile”.

Guido Brunetti




Un po' severo questo signore, certo non si può non rispettare il giudizio di Montale, ma i poeti "alieni" vogliono solo aprire la loro anima, non sono affetti da nessuna malattia, se non quella di voler comunicare quello che nel linguaggio comune non sanno esprimere.

Buona domenica

Grazia

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Tutti noi siamo un po' come libri
Postato da Grazia01 il Giovedì, 21 novembre @ 21:52:47 CET (804 letture)
Un pensiero al giorno








Tutti noi siamo un po' come libri che gli altri leggono.
I più si fermano alle prime pagine altri le scorrono
frettolosamente, qualcuno ci legge con attenzione …
Nessuno però potrà mai andare oltre il libro e
conoscere la nostra anima.
A meno che per leggere non usi l’anima a sua volta.

Margaret Mazzantini

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Un pensiero per i sardi colpiti dalla tragedia
Postato da Grazia01 il Martedì, 19 novembre @ 20:43:47 CET (3672 letture)
Messaggi II









Tutta la mia solidarietà a chi è stato colpito da questa ennesima tragedia,
coraggio, so che i sardi sono un popolo tosto e rialzeranno la testa ben presto.
Vi sono vicina e prego per voi.

Grazia

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Sono così
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 novembre @ 21:23:41 CET (937 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI






Sono così


Sono così, sempre il cuore appeso.
Da tempo ho passato il giro di boa
non posso più cambiare
e non voglio più sentire la paura,
di quel che dicono gli altri.
Ormai lascerò tutto scivolare,
con tutto questo amore che ho da dare
anche gli errori nascono del desiderio d'amare
a volte anche da distrazioni
ma mai, mai per cattiveria o per rancore.
Quel che resta del mio tempo
lo spenderò con puro sentimento
diviso con chi mi accetti come sono.
Per gli altri sarò sempre una frana
ma non importa, ho una vita sola.
L'anima mia è aperta e ancora vuol volare e
non chiudersi in gabbia tra nuvole di rabbia.

Grazia

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Poesie di Carla Saracino
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 novembre @ 20:40:00 CET (1025 letture)
Ricerche d'autore



Poesie di Carla Saracino






Hanno detto di procedere per sentimenti.
Di figurarsi il tempo entro certi particolari
che la vita occasionalmente ruba.
Ma noi non sapevamo che vita fosse una vita dimenticata.





Cercare il cuore del secolo nelle case


Cercare il cuore del secolo nelle case
abbandonate del materano, un pomeriggio,
mentre l’erba stipa sotto terra l’annuncio
del tempo che non vedrai.
Essere nella fiamma del camino d’un albergo
senza bellezza
e fumare il gelo sulle labbra della fastidiosa cerimonia
della cena.
Essere in tanti dentro se stessi, una volta sola negli altri.





Ma io vorrei tornare in una casa fraterna


Ma io vorrei tornare in una casa fraterna
ospitale e accarezzarne la carta da parati
o sedere alla testa del lungo tavolo di quercia
e punirmi con la foga delle cose
che giacciono estreme
per carità di bellezze manomesse.

O io vorrei che questo accadesse nelle terre
di qualche Est superiore a quello pensato.
Qualche Est ricongiunto al cuore.
La punta dell’ordine, il chiarore.






Sono queste le età


Sono queste le età,
le età che cominciano, si fanno
diverse, non sentono gridi o echi
cauti, ma divertono, aprono folle,
in questo quadro in cui sto vivendo,
appoggiata con te a un filo
che la vita ha da poco intessuto,
sbrigliamo quel che si trova a pochi istanti
da noi, dal nostro magiare, bere,
questo dire della meraviglia
senza continuazione, questo vedere
in un volto l’altro volto potuto,
questo essere nella natura cosa morta
che la natura ha già superato.

Tu mi dirai:
sii il tuo mattino,
sii la tua anima


Carla Saracino

Da Il chiarore (Lietocolle, 2013)








Carla Saracino è nata a Maruggio, in Puglia, nel marzo del 1980.Sue poesie sono apparse su varie riviste tra cui: Nuovi Argomenti (Mondadori), l'immaginazione (Manni) e l'Almanacco dello Specchio 2010-2011 (Mondadori).
Ha scritto I milioni di luoghi (Lietocolle 2007, Premio Saba opera prima), La Sposa Barocca (AA.VV. Lietocolle 2010) e due libri per bambini, 14 fiabe ai 4 venti (Lupo 2009) e Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo 2012). Scrive per la rivista letteraria Le Voci della Luna.
Vive e insegna a Milano.
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" TI AMO "
Postato da brunouk il Sabato, 16 novembre @ 23:52:42 CET (998 letture)
Le poesie di Pegaso I






Ti ho detto:” ti amo “
guardandoti negli occhi
mentre il tuo profumo
annebbia la mente
il cuore perde il suo ritmo
lasciando che la passione
occupi il posto della ragione.

Invitante, calda
come giorno d’estate,
misteriosa,
come notte senza luna,
profonda,
come il mare senza fine,
sconvolgente, turbine
come uragano tropicale,
delicata,
come rosa di maggio,
splendente, preziosa
come diamante gioiello.

Quanto tempo sprecato
cercando l’amore sulle strade del mondo
lontano …
dove la luce del sole tormenta,
nelle caverne senza uscita e fondo,
risalendo il fiume fino la sorgente,
nell’albero spoglio attendendo primavera.

Sì!
ho amato ogni attimo,
ogni filo d’erba, prato e savana,
sasso e roccia dell’imponente montagna,
l’onda dell’oceano infinito,
l’agile gazzella, l’aquila, la grande balena,
il sorriso di bimbo,
aurora di nuova vita.
Così
salito all’apice del mondo
ho gridato al vento:” vi amo”
il vento ha rapito il grido e portato lontano.

Silenzio …
di un mondo senza uguali
meraviglioso, pieno di vita e grido
ma solo, sperso nel buio universo
come viandante senza meta
tra stelle senza tempo
voce ed eco.

Tu sei il mio eco
voglio prenderti per mano
lasciare che l’attimo ci avvolga
nell’attimo sussurrare:” Ti Amo “
basta che, non più solo
anche tu mi dica:” Ti Amo “.

Bruno Gasparri
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Ogni giorno nasce un poeta: Anna de Noailles
Postato da Grazia01 il Venerdì, 15 novembre @ 22:23:52 CET (1182 letture)
Ricerche d'autore





Il 15 novembre del 1876 nacque Anna de Noailles, poetessa e romanziera francese


Perché si scrive?
La proposta in poesia di Anna de Noailles
Perché si scrive? Ognuno avrà la propria risposta e sarà senza dubbio valida. Ma, forse, tutte le motivazioni si possono ridurre a una: si scrive per amore. Poi quest’amore può assumere mille sfaccettature, è vero, ma è sempre amore.

E chi scrive d’amore? Forse chi scrive d’amore si diletta nel pensare che chi leggerà s’innamori di chi scrive: del resto ogni scrittrice, ogni scrittore scrive per i propri lettori e le proprie lettrici. È un rapporto di uno a uno, con una differenza: chi legge sa chi ha scritto, ma chi scrive non sa chi lo leggerà. Da qui nasce la necessità di rivolgersi a un ipotetico lettore-amante che Anna de Noailles (1876-1933) trasforma in versi.

La poetessa, amica di Marcel Proust, Paul Valèry, Jean Cocteau, scrisse anche tre romanzi e un’autobiografia oltre a un gran numero di poesie. Una di queste è proprio Scrivere per un lettore amante, contenuta nella raccolta Poèmes de l’amour che vide la luce nel 1924 e che qui vi proponiamo nella traduzione di Guido Davico Bonino.

Scrivo perché il giorno in cui non vivrò più
si sappia quanto l’aria – e il piacere – mi piacquero,
perché il mio libro sveli alla folla futura
come ho amato la vita e la felice natura.

Attenta alle opere del campo e della casa,
annotai ogni giorno la forma delle stagioni,
perché l’acqua, la terra e la fiamma nascente
solo nella mia anima fossero tanto belle.

Ho scritto quel che ho visto e quello che ho sentito
di un cuore, per cui il vero non fu mai troppo audace.
L’ardore che ho provato fu l’amore ad impormelo
perché io – dopo la morte – possa essere riamata:

perché quel giorno un giovane, leggendo quanto scrissi
senta per me il suo cuore commuoversi turbato,
e, dopo aver obliato le dilette del giorno,
m’accolga nel suo cuore, preferendomi a loro.




LA VITA PROFONDA

Essere nella natura come albero umano,
dispiegare i propri desideri come fitto fogliame,
e sentire, dalla pacifica notte e dalla burrasca,
la linfa universale affluire nelle mani.

Vivere, avere i raggi del sole in viso,
bere il sale ardente della salsedine e delle lacrime
e gustare intensamente la gioia e il dolore
che creano un vapore umano nello spazio.

Sentire nel proprio cuore l’aria, il fuoco e il sangue vivi
turbinare come fa il vento sulla terra;
- elevarsi al reale e chinarsi al mistero,
essere il giorno che sale e l’ombra che discende.

Come la sera imporpora il colore della ciliegia,
lasciar colare dal cuore vermiglio la fiamma e l’acqua,
e come l’alba luminosa appoggiata al colle
avere l’anima che sogna, seduta al confine del mondo…


Anna de Noailles

(trad. di Giuliano Brenna)




STAVO ZITTA


Stavo zitta, avevo fatto voto
di non rimproverarti mai
il tuo spirito squadrato, vuoto, negato
a ogni slancio, a ogni sfogo;
ma questa sera che il cielo d'autunno
sfoglia un sole struggente,
lascia che la mia voce si abbandoni
a tradire i segreti del sangue:
- Lo sai tu, caro cuore senza dolcezza,
cara anima insensibile e ostinata,
in questo giorno che io ti confesso
la mia nativa e fiera tristezza,
quante volte mi sono ammazzata?





OFFERTA

I miei libri, io li ho fatti per voi, giovani amici,
e vi ho lasciato dentro,
come fanno i bambini che mordono le mele,
il segno dei denti.

Ho lasciato le mani sulla pagina stese,
e, la testa in avanti,
ho pianto, come piange nel mezzo del viale
un temporale estenuante.

Vi lascio, nell'ombra amara del mio libro,
la fronte e lo sguardo,
e l'anima sempre che arde e ubriaca:
lì vi andranno le mani.

Vi lascio il chiaro sole del mio viso,
i suoi milioni di raggi,
e il mio cuore debole, che ebbe tanto coraggio
per i suoi desideri.

Vi lascio questo cuore e tutta la sua storia,
la sua dolcezza di lino,
e l'alba del mio viso, e la notte blu e nera
che mi riempie i capelli.

Vedete come a voi, in un misero vestito,
è venuto il mio Destino.
I più poveri viandanti, sulle più tristi sabbie,
non hanno così nudi i piedi.

- E vi lascio, col fogliame e le sue rose,
il giardino caldo brillante
che vi dicevo sempre; - e la mia pena immotivata
che non è mai finita...

Anna De Noailles
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Il bivio
Postato da Grazia01 il Giovedì, 14 novembre @ 18:20:30 CET (630 letture)
Un pensiero al giorno





Due strade divergevano in un bosco d'autunno e spiacente di non poterle percorrere entrambe, essendo uno solo, mi fermai a lungo e guardai, per quanto possibile, in fondo alla prima, verso dove svoltava, in mezzo agli arbusti. Poi presi l'altra, anch'essa discreta, forse con pretese migliori, perché era erbosa e meno segnata sebbene in realtà le tracce fossero uguali in entrambe le strade.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie che nessun passo aveva annerito.
Tenni la prima per un altro giorno,anche se, sapendo che una strada porta verso un'altra strada,dubitai di poter mai tornare indietro.
Racconterò questo con un sospiro Tra anni e anni: due strade divergevano in un bosco e io, io presi la meno battuta.
Questo ha fatto la differenza.


Robert Frost, "La strada non presa"

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Werthet, Goethe e Massenet
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 13 novembre @ 09:48:18 CET (1482 letture)
Un pensiero al giorno






WERTHER
Atto primo

WERTHER

Allor è proprio qua
la casa del Podestà?

(congedando la sua guida)
Grazie!
(S'inoltra nel cortile e si ferma
davanti alla fontana)
lo non so se son desto
oppur se sogno ancora:
tutto ciò che mi attornia
un paradiso mi par;
il bosco sospira
come un arpa sonora:
un mondo si rivela
ai miei occhi incantati.
O natura di grazia piena,
sovrana del tempo e dello spazio
degnati di accogliere colui che
passa
e ti saluta, umil mortal!
Misterioso silenzio!
O pace solenne!
Tutto m'attira e tutto m'è gradito!
Quel muro, e quell'angolo oscuro
questa limpida fonte
e la freschezza dell'ombra
non c'è siepe,
non c'è cespuglio
dove non si schiuda un fiore,
dove non passi un fremito.
O natura,
m'inebria di profumi!
Madre eternamente giovane,
adorabile e pura.
O natura!...
E tu, o sole,
vieni e m'inonda dei tuoi raggi!


Jules Messenet - Goethe



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Come la rupe...
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 novembre @ 20:21:27 CET (1216 letture)
Un pensiero al giorno







Come la rupe massiccia non si scuote per il vento,
così non vacillano gli uomini veramente saggi in mezzo a biasimi e lodi.

Buddha

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Ogni giorno nasce un poeta: Bino Binazzi
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 novembre @ 20:11:25 CET (1396 letture)
Ricerche d'autore


Il 12 novembre del 1878 nacque Bino Binazzi



EMMA

Giù ne la cognita valle da l'orizzonte serrato,
ma preciso e tranquillo siccome risolto problema,
noi scenderemo a ritesser placide gioie infantili
lungo le sponde del fiume, dove più blanda fluisca
l'acqua azzurrina; ed i giorni blandi fluiranno ed azzurri
sopra l'anime nostre francate di tutti i desiri.
Poi che l'estrema canzone de la vendemmia si taccia,
e cedano le foglie al soffio dell'ultimo autunno -
biancheggiando da lungi framezzo ad i pioppi sfrondati,
sommesso il collo al giogo, i lenti mugghianti giovenchi -
Emma, il tuo nome sereno quasi meriggio d'aprile
mi spenderà nel cuore, quasi tubar di colomba
ridesterà la nota canzone di rose e d'amore.
L'attonita dolcezza de gli occhi tuoi chiari infantili
cercherà le nascoste chiesuole fra ciuffi di quercie
vibranti all'aer puro lor sacro linguaggio d'argento
da' bianchi campanili; e insiem troveremo la eterna
ignota al mondo tristo, preghiera che esalta e consola.
Tu sarai la sorella, la candida buona sorella
che poserà innocente sull'omero adusto che seppe
la dura ignobil croce per l'erta implacata de gli anni,
flagellando il mio spirto la sferza d'un aspro desire.
E nel tuo bianco volto mirando con occhio d'amore
risentirò la mite dolcezza di giorni remoti.
Oh felice sapienza all'onda fluente dell'ore
accordare il buon ritmo d'un vergine cuor di fanciulla!

Bino Binazzi

(Da "Poesie")
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Pensiero passeggero
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 novembre @ 21:41:57 CET (1369 letture)
Un pensiero al giorno






Le persone che ci vogliono bene amano anche i nostri difetti,
le altre vedono solo quelli.

Grazia

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State attenti...
Postato da Grazia01 il Domenica, 10 novembre @ 22:30:14 CET (1142 letture)
Un pensiero al giorno








State molto attenti a far piangere una donna perché Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata,
né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale,
un po' più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere amata...

Gaetano Cantale



Buonanotte e buona settimana

Grazia

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Ogni giorno nasce un poeta: Mario Benedetti
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 novembre @ 13:32:37 CET (1212 letture)
Ricerche d'autore


Mario Benedetti
è un poeta italiano e nacque il 9 novembre del 1955



È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.
Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.
Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati delle case che non ci sono.





Che cos’è la solitudine
Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.
Ho freddo, ma come se non fossi io.
Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.
Che cos’è la solitudine.
La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.
L’ho letto su un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.





Penso a come dire questa fragilità che è guardarti,
stare insieme a cose come bottoni o spille,
come le tue dita, i tuoi capelli lunghi marrone.
Ma d’aria siamo quasi, in tutte le stanze
dove ci fermiamo davanti a noi un momento
con la paura che ci ha assottigliati in un sorriso,
dopo la paura in ogni mano, o braccio, passo,
che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano.





Come dire che due ragazzi camminano
sulla breve salita
e la notte cammina
in quel breve salire,
e in questo poco tempo noi siamo vivi,
erba, fiume laggiù
che mormori a tutto il vuoto e a me
l’eco del salire dei corpi?






Non sapevo se le mie parole erano le stesse
per tutti, la mia notte
se era la stessa nessuno lo diceva.
Valli, ogni volta che venivo,
erba ripetevo, adesso è ancora questa erba,
e alberi, toccarli, dire alberi.
Viale che non guardo,
rimasto come lo sapevo ma neppure un viale.
E cammino anche più in là di me
adesso che piangere è pioggia,
e stare soli è più grande.


Poesie di Mario Benedetti tratte da “Umana Gloria” (Mondadori, Lo Specchio, 2004)
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Ogni giorno nasce un poeta: Cecília Meireles
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 novembre @ 21:22:25 CET (2057 letture)
Ricerche d'autore


Il 7 novembre 1901 nacque Cecília Meireles,
poetessa, insegnante e giornalista brasiliana




Non cercare là.
Ciò che è, sei tu.
Sta in te.
In tutto.
La goccia è stata nella nuvola.
Nella linfa.
Nel sangue.
Nella terra.
E nel fiume che si è aperto nel mare.
E nel mare che si è coagulato in mondo.
Tu hai avuto un destino così.
Fatti a immagine del mare.
Datti alla sete delle spiagge.
Datti alla bocca azzurra del cielo.
Ma fuggi di nuovo a terra.
Ma non toccare le stelle.
Torna di nuovo a te.
Riprenditi.



DIALOGO

Le mie parole sono la metà di un dialogo oscuro
che continua attraverso secoli impossibili.

Adesso comprendo il senso e la risonanza
che pure porti da tanto lontano nella tua voce.

Le nostre domande e risposte si riconoscono
come gli occhi dentro agli specchi. Occhi che hanno pianto.

Conversiamo dai due estremi della notte,
come da spiagge opposte. Ma con una voce che non si importa...

E un mare di stelle oscilla tra il mio pensiero e il tuo.
Ma un mare senza viaggi.




Voglio una solitudine, voglio un silenzio,
una notte di abisso e l’anima inconsutile,
per dimenticarmi che vivo, liberarmi

dalle pareti, da tutto ciò che imprigiona;
attraversare gli indugi, vincere i tempi
pullulanti di intrecci e ostacoli,

infrangere limiti, estinguere mormorii,
lasciar cadere le frivole colonne
di allegorie vagamente erette.

Essere la tua ombra, la tua ombra, soltanto,
e star vedendo e sognando alla tua ombra
l’esistenza dell’amore risuscitata.

Parlare con te attraverso il deserto.




Per pensare a te tutte le ore fuggono:
il tempo umano spira in lacrima e cecità.
Tutto è spiagge dove il mare affoga l’amore.

Voglio l’insonnia, la vigilia, una chiaroveggenza
di questo istante che abito - ah, mio dominio triste!,
isola dove io stessa non so fare nulla per me.

Vedo il fiore, vedo nell’aria il messaggio delle nuvole
- e nella mia memoria sei immortalità -
vedo le date, ascolto il mio stesso cuore.

E dopo il silenzio. E i tuoi occhi aperti
nei miei chiusi. E questa assenza sulla mia bocca:
poiché so bene che parlare è uguale a morire.




Da lontano ti devo amare
dalla tranquilla distanza
in cui l’amore è saudade
e il desiderio, costanza.

Dal luogo divino
dove il bene dell’esistenza
è essere eternità
e sembrare assenza.

Chi ha bisogno di spiegare
il momento e la fragranza
della Rosa, che persuade
senza nessuna arroganza?

E, nel fondo del mare,
la Stella, senza violenza,
compie la sua verità,
estranea alla trasparenza.

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Gli alberi hanno il tuo nome
Postato da Grazia01 il Giovedì, 07 novembre @ 18:12:26 CET (1022 letture)
Recensioni V


L'esperienza della povertà tra San Francesco e l'oggi

È un libro inconsueto quello di Alessandro Mari perché è un romanzo sulla povertà. Forse comprensibile nel clima che ha portato all’elezione di Papa Francesco. E non è un caso che uno dei protagonisti delle due storie parallele in cui si svolge la storia, è proprio il Santo di Assisi. In lui la povertà è quasi una rivendicazione e Mari ce lo dipinge in tutta la sua poesia, ma anche nello scandalo di chi avrebbe avuto la passibilità di ben altra vita e invece sceglie di stare a fianco degli ultimi. Ma l'altra storia parallela del libro si svolge ai giorni nostri, e parla di una coppia. Lei, Rachele, è psicologa in un centro anziani e si misura ogni giorno conia miseria e con il senso di fine della vita dei suoi pazienti. Lo fa non solo dal punto di vista professionale, ma facendosi coinvolgere emotivamente. Lui, Ilario, vive invece una professione e quindi un’esistenza ambigua. È l'esperto di marketing al servizio di agenzie e d’iniziative no profit. Ma trae da questo lavoro guadagni non irrilevanti. Una contraddizione che diventa presto conflitto che può essere risolto solo da una scelta drastica. E lo sarà solo ricorrendo all'altro protagonista della storia, San Francesco.

Alessandro Mari



Gli alberi hanno il tuo nome

Feltrinelli Editore
352 pagine, 17 euro
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La leggenda della fonte di Aretusa
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 06 novembre @ 10:36:03 CET (1224 letture)
Leggende e fiabe III






La leggenda della fonte di Aretusa

Aretusa era una delle ninfe che vivevano nell’Acaia (Grecia). Aretusa era considerata una ninfa bella, eppure non era né superba né vanitosa; quando riceveva dei complimenti arrossiva e si faceva una colpa delle sue doti fisiche, che attiravano tanti giovani. Un giorno mentre tornava stanca dalla foresta di Stinfàlo, si fermò sulla riva di un fiume trasparente, sul cui fondo brillavano tanti sassolini. Decise di farsi un bagno: si spogliò e appese le vesti a un ramo di salice piangente.
Mentre nuotava beatamente, sentì uno strano bisbiglio; spaventata, corse a riva. La voce che aveva sentito era quella del fiume Alfeo, in cui si stava bagnando. Alfeo prese sembianze umane e la seguì, mentre lei cercava di fuggire di corsa, senza essersi neanche rivestita Dopo aver corso tanto, alla fine Aretusa, stanca, chiese aiuto alla dea Diana, la quale, per aiutarla, coprì il suo corpo con una nube. Alfeo continuò a gironzolare intorno alla nube sperando di vederla. Spaventò tanto Aretusa che, sudando, perse così tanta acqua, che andando a depositarsi ai suoi piedi, formò un laghetto. Alla fine la ninfa si trasformò completamente in acqua. Alfeo, per amore suo, abbandonò l'aspetto umano che aveva adottato e tornò ad essere una corrente per potersi mescolare a lei. La dea di Delo formò una voragine sotto i piedi della fanciulla; Aretusa sprofondò nelle caverne sotterranee e giunse fino a Ortigia, dove salì in superficie e divenne una fonte.

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Parole
Postato da Letty il Martedì, 05 novembre @ 21:39:03 CET (1819 letture)
Le poesie di Letty - II







No, le parole non mi mancano. Non le conto.
Le parole arrivano, non le cerco.
E non le trovo altrove come dentro le scatole, le parole stanno dentro ai ricordi stessi.
Ecco perché quando ricordo, parlo.
Parlo con parole che mi escono dagli occhi e che si chiamano lacrime.
Parlo con le espressioni, con gli angoli della bocca, con un gesto che scaccia i demoni, con un respiro profondo che mi si blocca nello stomaco.
Peccato che ogni volta che ricordo, l'unica cosa che non mi esce è la voce.
Io parlo, come se fossi muta.

Letty

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Le piccole cose...
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 novembre @ 10:36:36 CET (1424 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI






Sono tante le cose che ci circondano e che non notiamo quasi più. Un vecchio quadro appeso dalla parete, eredità di famiglia, che ci riporta ai giorni dell'infanzia, l'odore del bucato appena steso, la luce che si spande piano attraverso le fessure in un mattino d'autunno. La voce, il sorriso di una persona che amiamo, il saluto del vicino di casa, una passeggiata fra le bancarelle di un mercatino, il profumo del pane appena sfornato. Il nostro divano un po' abusato, dove ci rilassiamo e ci riconciliano con noi stessi, una lampada che accendiamo sempre e che è diventata nostra amica. Il suono del telefono, la sigla del nostro programma preferito alla TV, le foto della nostra gioventù. Il giaccone comprato lo scorso anno di cui ci eravamo dimenticati, la musica, i silenzi, i richiami, la sensazione di momenti già vissuti. Il respiro del vento che ripulisce il cielo e le nostre menti. Se ci pensiamo, non c'è mai spazio per annoiarsi, basta amare anche le piccole cose, quelle che fanno parte del nostro mondo...e poi magari accendete il pc.

Buona domenica
Grazia
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Perché amo gli animali?
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 novembre @ 21:56:51 CET (1372 letture)
Poesie di Merini




Sono già passati quattro anni da quel 1° novembre in cui Alda Merini ci lasciò.
Di lei restano vive le sue meravigliose poesie, attraverso le sue parole scritte
lei resterà sempre qui in mezzo a noi,
ci aiuta a sognare e a capire la profondità dell'anima
e delle sue emozioni, non potremo mai dimenticarla.





Perché amo gli animali?


Perché amo gli animali? Perché io sono uno di loro.
Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,
il panico del cervo che scappa,
sono il tuo oceano grande e sono il più piccolo
degli insetti.
E conosco tutte le tue creature: sono perfette in
questo amore che corre sulla terra per arrivare a te.

Alda Merini


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Consolazione
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 novembre @ 21:20:26 CET (989 letture)
Racconti IV






Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico la figlioletta di otto anni.
"Perché sei andata?", le domanda il padre.
"Per consolare la mamma".
"E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?".
"Le sono salita in grembo e ho pianto con lei".
Se accanto a te c'è qualcuno che soffre, piangi con lui.
Se c'è qualcuno che è felice, ridi con lui.
L'amore vede e guarda, ode e ascolta.
Amare è partecipare, completamente, con tutto l'essere.
Chi ama scopre in sé infinite risorse di consolazione e compartecipazione.
Siamo angeli con una ala sola: possiamo volare solo se ci teniamo abbracciati.

Bruno Ferrero

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Halloween
Postato da Grazia01 il Giovedì, 31 ottobre @ 20:32:52 CET (919 letture)
Un pensiero al giorno







Halloween è una festa più antica, risale al tempo dei celti, in cui si festeggia la notte in cui il mondo degli spiriti è più vicino al nostro. Quindi si può dire che è una tradizione della vecchia Europa il festeggiare Halloween. Dalla vecchia Europa poi la festa è stata trasportata in America, dove è stata notevolmente commercializzata. In generale comunque il cristianesimo non approva Halloween e rigetta la festività, in quanto ritiene che il paganesimo, l'occulto, o altre pratiche e fenomeni culturali giudicati incompatibili con le loro credenze. Per molte chiese cristiane le origini di Halloween sono strettamente connesse alla magia, alla stregoneria e al satanismo, per questo esso porta all'influsso occulto nella vita delle persone. L'enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, la stregoneria, la violenza, i demoni. Anche in Italia esistono varie tradizioni legate a questa festa, soprattutto in Sardegna, dove si svolgono celebrazioni durante le quali vengono preparate zucche intagliate a forma di teschio, le Concas e sos mortos, illuminate all'interno da una candela, ed i bambini compiono il rito de Is Animeddas (Le animelle) girovagando e bussando di casa in casa alla ricerca di doni. Ormai questo "rito" che piace tanto ai bambini ha investito tutta la penisola e aspettiamoci che qualcuno di loro bussi alla nostra porta con "Dolcetto o scherzetto?"
Buon Halloween, quindi, senza pensare troppo alla stregoneria e al satanismo, ma solo a un po' di magia.

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Non crediate ...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 30 ottobre @ 23:29:30 CET (1391 letture)
Un pensiero al giorno







Non crediate che sia crudele tenere un cane in un appartamento cittadino: la sua felicità dipende soprattutto dal tempo che potete trascorrere con lui, dal numero di volte che vi può accompagnare nelle vostre uscite; al cane non importa nulla aspettare per ore e ore davanti alla porta del vostro studio, se poi ne avrà in premio dieci minuti di passeggiata al vostro fianco. Per il cane l'amicizia personale è tutto. Ricordate però che in questo modo vi assumete un impegno tutt'altro che lieve, perché dopo e' impossibile rompere l'amicizia con un cane fedele, e darlo via equivale a un omicidio.

Konrad Lorenz




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Pioggia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 30 ottobre @ 23:24:17 CET (1254 letture)
Poesie di Lorca






Pioggia

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!


Federico Garcia Lorca

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Quando non c'è più rimedio
Postato da Grazia01 il Martedì, 29 ottobre @ 21:05:28 CET (1343 letture)
Poesie e opere di Shakespeare








Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso.

William Shakespeare

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Se prendi un cane...
Postato da Grazia01 il Martedì, 29 ottobre @ 20:58:45 CET (1194 letture)
Un pensiero al giorno







Se prendi un cane che muore di fame e lo ingrassi, non ti morderà.
E' questa la differenza principale tra un cane e un uomo.


Mark Twain
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