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Questa è la luna dei poeti
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 giugno @ 21:50:26 CEST (613 letture)
Un pensiero al giorno







Questa è la luna dei poeti, disse, dei poeti e dei fabulatori, questa è una notte ideale per ascoltare storie, per raccontarle anche, non vuole ascoltare una storia? E perché dovrei ascoltare una storia?, dissi io, non ne vedo la ragione. La ragione è semplice, rispose lui, perché è una notte di luna piena e perché lei se ne sta qui tutto solo a guardare il fiume, la sua anima è solitaria e nostalgica, e una storia potrebbe darle allegria. Ho avuto una giornata piena di storie, dissi, non credo che me ne servano altre. L’uomo incrociò le gambe, appoggiò il mento sulle mani con aria meditabonda e disse: abbiamo sempre bisogno di una storia, anche quando sembra di no.

Antonio Tabucchi* requiem

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Magia...
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 giugno @ 21:17:07 CEST (911 letture)
Un pensiero al giorno






La magia non appartiene al sogno,
ma esiste nell’anima del sognatore.

A. Cuomo


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PIANTO SEGRETO
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 giugno @ 21:11:34 CEST (781 letture)
Racconti e poesie di Pirandello





PIANTO SEGRETO

Seduto innanzi all’ampia scrivania, su cui stavano aperti e schierati tutt’intorno relazioni e prospetti irti di cifre, il cavalier Cao, magro, ispido, pallido, aspettava che S. E. il Ministro riprendesse a dettare. Mezzanotte, tra breve. Ed era la terza notte, quella, che il cav. Cao, dopo aver passato l’intera giornata in continua briga al Ministero, veniva lí, al palazzo dove abitava S. E., per stendere finalmente l’Esposizione finanziaria, che il Ministro fra qualche: giorno doveva leggere alla Camera dei Deputati. Non ne poteva piú. Ma non tanto la stanchezza gli rendeva oppressivo quel lavoro, quanto la sofferenza che gli cagionava la vista di quell’uomo venerando, per cui egli sentiva ancora profondo e sincero affetto, se non piú l’ammirazione di prima. Eh, no! ammirazione, no. Non si vive, non si può vivere sessanta e piú anni, commettendo sempre eroiche azioni. Qualche sciocchezza si deve pur commettere. E una oggi, una domani, tirando infine la somma, si viene a stabilire come una bilancia, la quale, purtroppo ... Si stirava, cosí pensando, il cav. Cao un ispido pelo dei baffi, inverosimilmente lungo. Perbacco! Gli arrivava fitt sul capo, gli arrivava... Un pelo solo. Nero.
S. E. passeggiava per lo scrittoio, aggrondato, a capo chino con le mani dietro la schiena. - L’ha pelosa, la schiena, - pensava il cav. Cao, guardandolo. - Pelosa, come il petto. L’ho visto nel bagno. Pareva un orso. Ah, quante cose, quante particolarità ridicole non aveva egli scoperto nella persona di S. E., dacché non lo ammirava piú come prima! Quella nuca, per esempio, così grossa e liscia e lucente, e tutti quei nerellini che gli punteggiavano il naso, e quelle sopracciglia... là zi! e zi! - come due virgolette. Finanche negli occhi, negli occhi che gl’incutevano un tempo tanta soggezione, aveva scoperto certe macchioline curiose che pareva gli forassero la cornea verdastra. Si meravigliava egli stesso, talvolta, e si rattristava insieme, di poter vedere, ora, così, quell’uomo che, in altri tempi, lo aveva addirittura abbagliato, acceso d’entusiasmo per le gesta eroiche che si raccontavano di lui garibaldino e poi per le memorande lotte parlamentari strenuamente combattute. Mah! Ora Francesco D’Adria non pensava che a sporcarsi timidamente, d’una tinta giallognola, i pochi capelli che gli erano rimasti attorno al capo e l’ampia barba che sarebbe stata cosi bella, se bianca. Anche lui, è vero, il cav. Cao, da circa un anno, poco poco... i baffi soltanto; ma per non averli, ecco, un po’ bianchi, un po’ neri. Gli seccava. E poi, del resto, per lui quella tintura non avrebbe mai avuto le conseguenze disastrose che aveva avuto per S. E. Quantunque infine non avesse ancora quaran... ah, sì, quarant’anni, da tre giorni: ebbene, quaranta: non avrebbe mai preso moglie, lui. E Francesco d’Adria, invece, sì,l’aveva presa, a ses-san-ta-sei anni sonati, e giovane per giunta la aveva presa. Segno evidentissimo di rammollimento cerebrale.
E dunque basta, eh? - bisognava metterlo da parte (la vita ha le sue leggi!) - da parte, senza considerazione e senza pietà Pietà, tutt’al piú, poteva averne lui, perché gli voleva bene, perché vedeva ch’egli soffriva atrocemente; in silenzio, dell’enorme sciocchezza commessa, ma provava anche sdegno, ecco, sdegno amarissimo per la remissione di cui gli vedeva dàr prova di fronte a quella moglie giovane che, quasi subito dopo le nozze, s’era messa a far pubblicamente strazio dell’onore di lui. Lo spesso tappeto attutiva il rumor dei passi di S. E. che seguitava ad andare in su e in giú per la stanza, cogitabondo. Evidentemente’ non si ricordava piú né del cav. Cao che stava lì ad aspettare innanzi alla scrivania, né dell’esposizione finanziaria; preoccupato certo d’un pianto infantile angoscioso che, nel silenzio della casa, veniva fin lì, da una camera remota, non ostanti gli usci chiusi. Già una volta egli si era recato di là, a vedere che cosa avesse la figliuola.
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Tu guardi le stelle...
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 giugno @ 20:44:10 CEST (758 letture)
Un pensiero al giorno




Tu guardi le stelle,stella mia;
e io vorrei essere il cielo
per guardare te con mille occhi.

Platone

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Piero Gobetti, un genio morto troppo presto
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 giugno @ 19:28:08 CEST (3335 letture)
Ricerche d'autore


Piero Gobetti, un genio morto troppo presto



VITA E OPERE


Piero Gobetti nacque a Torino il 19 giugno del 1901. Dopo le scuole elementari frequenta il liceo-ginnasio "Gioberti" e lì conosce Ada Prospero, figlia di un commerciante come lui, che diventerà sua moglie. Studente universitario di acuta intelligenza, pubblica a diciassette anni la sua prima rivista, "Energie Nove", nel novembre del 1918, ricca di riferimenti a Prezzolini, Gentile, Croce e con la quale diffuse le idee liberali di Einaudi. Si appassiona ai bolscevichi, studia il russo e scrive in cirillico alla fidanzata. Definisce subito il fascismo "movimento plebeo e liberticida", l'antifascismo "nobilità dello spirito", l'Italia un Paese senza un vero Risorgimento, una Riforma protestante, una Rivoluzione liberale. Interpreta la rivoluzione di Lenin e Trotzky come rivoluzione liberale, perché è azione, movimento e tutto quello che si muove va verso il liberalismo. Apprezza i bolscevichi in quanto élite, detesta lo statalismo e il protezionismo della vecchia Italia giolittiana. Esponente della sinistra liberale progressista, collegata con l'intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini. Estimatore di Antonio Gramsci e del giornale socialista e poi comunista Ordine Nuovo, Gobetti si avvicina al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista. Nel maggio del 1919 viene bollato da Togliatti sulle pagine di "Ordine Nuovo" come "parassita della cultura". Ma nell'autunno del 1920 il sostegno di Gobetti all'occupazione delle fabbriche e i suoi frequenti incontri con gli operai e comunisti torinesi migliorano molto i rapporti, tanto che Gramsci gli affida la rubrica di teatro della rivista. La classe operaia, in particolare quella torinese dei consigli di fabbrica, che frequenta insieme ai socialisti di Ordine nuovo, diventa per lui la leva che innoverà il mondo: non verso il socialismo, ma verso "elementi di concorrenza". Togliatti non lo ama, Gramsci lo apprezza, i liberali Salvemini e Croce sono incuriositi dall'intelligenza del ragazzo. A vent'anni, il 12 febbraio del 1922, fa uscire il primo numero della rivista "La Rivoluzione Liberale" che via via diventa centro di impegno antifascista di segno liberale, collegato ad altri nuclei liberali di Milano, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. Vi collaborano intellettuali di diversa estrazione, tra cui Amendola, Salvatorelli, Fortunato, Gramsci, Antonicelli e Sturzo. Più volte arrestato nel '23-24 dalla polizia fascista, la sua rivista è ripetutamente sequestrata. Lo stesso Mussolini si interessa di lui e telegrafa al prefetto di Torino: "Prego informarsi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore". Nel '24 fonda la rivista letteraria "Il Baretti", alla quale collaborano Benedetto Croce, Eugenio Montale, Natalino Sapegno, Umberto Saba ed Emilio Cecchi. Il 5 settembre del '24, mentre sta uscendo di casa, è aggredito sulle scale da quattro squadristi che lo colpiscono al torace e al volto, rompendogli gli occhiali e procurandogli gravi ferite invalidanti. Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, muore esule a Parigi nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926. Non aveva nemmeno venticinque anni, che avrebbe compiuto il 19 giugno di quell'anno. È sepolto nel cimitero di Père Lachaise. Saggista e autore di numerosi scritti culturali e politici pubblicati in Italia e all'estero, simbolo del liberalismo progressista sensibile al riscatto delle classi lavoratrici, la sua opera fu raccolta e pubblicata postuma: Opere critiche (1926); Paradosso dello spirito russo (1926); Risorgimento senza eroi (1926).
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Onde
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 giugno @ 19:53:31 CEST (846 letture)
Le poesie e altro di Grazia V










Onde


Gli innamorati vivono sopra nuvole rosa
immersi nella loro passione e nei loro sogni.
A volte la loro nube si trasforma in temporale
e loro si guardano sbalorditi e increduli
come bambini davanti a un giocattolo rotto
che non sanno aggiustare e gettano in un angolo.
Vogliono un altro giocattolo
cercano un amore nuovo, credendo di trovare...
quello che non si guasterà mai...

Grazia
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Il metodo di osservazione pura di Goethe
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 giugno @ 18:57:55 CEST (1243 letture)
Poesie  e opere di Goethe





Il metodo di osservazione pura di Goethe
(o percepire puro)

L’approccio di indagine di Goethe non fu mai di scoprire cose nuove, ma di applicare su quelle già conosciute, un nuovo metodo di osservazione; un inedito modo di mettersi in relazione con la natura.
A lato di ciò che viene applicata come indagine tramite conoscenza deduttiva o razionale, egli sentiva l’esigenza di contrapporre un’indagine di osservazione più elevata. La percezione pura. Si tratta di imparare a vedere con gli occhi dello Spirito. L’immersione obiettiva negli oggetti osservati.
Lo scienziato ordinario separa, seziona le parti dell’ente osservato e così gliene sfugge la vita; Goethe invece tentava di afferrare l’elemento che invisibilmente lo vivifica.
Egli concepiva l’universo intero come un essere vivente.



Migliaia di volte, migliaia di uomini sono passati davanti ad un dato fenomeno e non vi hanno trovato nulla di particolare; poi sopraggiunge un uomo e osservando lo stesso fenomeno ne trae una legge importante. Da cosa deriva ciò, pur apparendo tale fatto nella stessa immagine a tutti?
Quell’uomo era capace di vedere con gli occhi dello Spirito; intuiva ciò che gli altri non potevano vedere. Tutte le scoperte scientifiche dipendono dal fatto che l’osservatore sa osservare in modo particolare.
Così come i sensi percepiscono oggetti, il pensiero percepisce idee.
Quando il pensiero si impossessa e viene in contatto con un’idea, esso si fonde con la base universale cosmica, che è il tessuto del mondo di cui esso stesso è parte. Il pensiero diventa uno con la realtà obiettiva. Esso è come un occhio: così come il vedere fisico è capace di vedere la luce del sole e ciò che da essa è illuminato, il pensiero è un organo abilitato a percepire la Luce dell’idea primordiale che illumina le singole idee archetipiche.
Si tratta dunque di apprendere da Goethe quale fosse il suo modo per interrogare la natura.
Il metodo di Goethe si basa sull’esperienza pura (percepire puro): il non lasciare mai penetrare nell’indagine alcun ingrediente soggettivo.
Leggi Tutto... | 6082 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


IL BUGIARDO
Postato da rosarossa il Sabato, 15 giugno @ 19:37:08 CEST (471 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX







IL BUGIARDO


Un uomo che per bugiardo è conosciuto
quando dice il vero
non è mai creduto.

Rosarossa
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I gatti
Postato da Grazia01 il Venerdì, 14 giugno @ 20:20:13 CEST (616 letture)
Poesie di Baudelaire










E' facile comprendere perché molta
gente non ama i gatti. I gatti sono
meravigliosi, suggeriscono l'idea
della lussuria, della pulizia, del
piacere voluttuoso

Charles Baudelaire

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MIMOSA E ROSE
Postato da rosarossa il Venerdì, 14 giugno @ 20:12:20 CEST (1360 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX








MIMOSA E ROSE

Stringo al cuore un fascio di mimosa
virtuale che
alla festa della donna
a me inviavi; e fra le braccia
fasci di rose rosse
con gioiello accluso, che sul filo delle onde,
ogni compleanno puntualmente mi giungeva.
Nel virtuale coglievo quella tenerezza che
mi portava la tua presenza vera,
il tuo sguardo benevolo, il dolce sorriso
gli auguri più belli e le frasi ricercate che scrivevi.
Col cuore fibrillante d’emozione leggevo e rileggevo
gustando a lenti sorsi il contenuto che mi regalavi;
quel calore sospirato di un sogno che
credevo vero.
Ora il cuore stanco, riposa rassegnato.
Sola, triste fra i ricordi di un’intera vita,
ti voglio bene, ti penso tanto!
Accanto a me, ancora ti vedo!

Rosarossa

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Nessuna ragione
Postato da triskell il Venerdì, 14 giugno @ 10:36:07 CEST (729 letture)
Le poesie e i racconti di *Triskell* IV
Mi hai amato
a me donandoti tutta
perché?

Sei andata via
di te portando via tutto.
perché?




Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Ninna nanna
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 giugno @ 12:06:48 CEST (642 letture)
Video










Invecchierai senza cambiare mai
perdonerai a tutti e non a te
aspetterai come è tuo solito
finché verrà la luna a prenderti ...

Roberto Vecchioni



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Incantevole
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 giugno @ 20:33:36 CEST (511 letture)
Un pensiero al giorno








Incantevole

Incantevole il sole senza nuvole,
la notte quieta senza buio,
la terra serena senza guerra.
Incantevole la vita d'amore,
la pace universale
la libertà di ogni bimbo nel mondo.
Incantevole un bacio che spegne le lacrime,
un sorriso, un abbraccio che porta la felicità,
la gioia, la speranza che ce la faremo!
Incantevole io che scrivo,
tu che leggi o ascolti
e l'altro che comprende.



Masa Mbatha Opasha

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La gobba del cammello
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 giugno @ 19:56:35 CEST (596 letture)
Racconti IV






La gobba del cammello

Narrerò ora, nel secondo racconto, come spuntò la gobba al Cammello. All'inizio del mondo, quando tutto era ancora nuovo, e gli Animali avevano appena incominciato a lavorare per l'Uomo, viveva, in mezzo al Deserto Ululante, un Cammello, che era proprio un gran fannullone, tanto che mangiava rametti e pruni, tamarischi e altre erbe, che poteva trovare nel deserto senza scomodarsi troppo; e quando Qualcuno gli rivolgeva la parola, rispondeva: "Bah!" solo: "Bah!" e nient'altro. Perciò, un lunedì mattina, il Cavallo andò da lui, con la sella sulla schiena e il morso in bocca, e disse: "Cammello, ehi, Cammello, vieni fuori a trottare come tutti noi." "Bah!" fece il Cammello; e il Cavallo se ne andò e lo riferì all'Uomo." Poi andò da lui il Cane, con un pezzo di legno in bocca; e disse: "Cammello, ehi, Cammello, vieni a stanare la selvaggina come tutti noi." "Bah!" fece il Cammello; e il Cane se ne andò e lo riferì all'Uomo. Poi andò da lui il Bue, con il giogo sul collo, e disse: "Cammello, ehi, Cammello, vieni ad arare come tutti noi." "Bah!" fece il Cammello, e il Bue se ne andò e lo riferì all'Uomo.Sul finire del giorno l'Uomo chiamò a raccolta il Cavallo, il Cane e il Bue e tenne loro questo discorsetto: "O miei Tre, sono molto spiacente per voi (con il mondo ancora tutto nuovo); quel Fannullone nel deserto non vuol proprio lavorare, mentre ormai dovrebbe già essere qui come voi; per cui sono costretto lasciarlo solo, e voi dovrete lavorare il doppio per supplirlo." Ciò irritò molto i Tre (con il mondo ancora tutto nuovo); ed essi si riunirono al confine del Deserto a congiurare; e venne anche il Cammello, più indolente che mai, ruminando erba, e rise loro in faccia. Poi fece: "Bah!" e se ne andò. Allora arrivò il Genio che ha in custodia Tutti i Deserti, avvolto in una nube di polvere (i Geni viaggiano sempre in questo modo, perché è Magia), e si fermò a parlare coi Tre. "Genio di Tutti i Deserti," disse il Cavallo, "è giusto che qualcuno se ne stia in ozio con il mondo tutto nuovo?" "No di certo," rispose il Genio. "Ebbene," soggiunse il Cavallo, "c'è un animale in mezzo al tuo Deserto Ululante, con lungo collo e lunghe gambe che non ha fatto ancora niente da lunedì mattina. Non vuole trottare." "Ohibò!" esclamò il Genio; "per tutto l'oro dell'Arabia, ma questo è il mio Cammello! e che scusa trova?" Dice: «Bah!» disse il Cane; - e non vuole andare a stanare la selvaggina. "Dice qualcos'altro?" "Solo: «Bah!» e non vuole arare, - disse il Bue. "Benissimo," fece il Genio; "se avete la pazienza di aspettare un minuto lo farò sgobbare io." Il Genio si avvolse nel suo mantello di polvere, andò nel deserto, e trovò il Cammello più indolente che mai, che rimirava la sua immagine riflessa in una pozza d'acqua. "Mio lungo e indolente amico," disse il Genio, "ho sentito sul tuo conto cose che ti fanno poco onore. È vero che non vuoi lavorare?" "Bah!" rispose il Cammello. Il Genio si sedette, col mento fra le mani, e si accinse ad escogitare qualche grande incantesimo, mentre il Cammello continuava a rimirare la sua immagine riflessa nell'acqua. "Tu hai costretto i Tre a lavorare il doppio da lunedì mattina, e tutto per colpa della tua insopportabile pigrizia" disse il Genio, e continuò a pensare incantesimi col mento fra le mani." "Bah!" fece il Cammello. "Non lo ripeterei più se fossi in te," disse il Genio; "potresti dirlo una volta di troppo. Fannullone, voglio che tu lavori." E il Cammello ripeté ancora: "Bah!" ma non aveva ancora finito di dirlo, che vide il suo dorso, del quale era così orgoglioso, gonfiarsi e gonfiarsi finché si formò su di esso una grande, immensa, traballante gobbah. "Vedi cosa ti è successo?" disse il Genio; "questa gobba te la sei voluta proprio tu, con la tua pigrizia. Oggi è giovedì, e tu non hai fatto ancora nulla, mentre il lavoro ha avuto inizio lunedì. Ora devi andare a lavorare." "Come è possibile," protestò il Cammello, "con questa gobbah sulla schiena?" "Anzi, è fatta apposta," replicò il Genio, "perché hai perso quei tre giorni. Ora potrai lavorare per tre giorni senza mangiare, perché puoi vivere a spese della tua gobbah; e non ti venga in mente di dire che non ho fatto niente per te. Esci dal deserto, vai a raggiungere i Tre, e comportati bene. E sgobba!" E il Cammello andò a raggiungere i Tre, e sgobbò, nonostante la gobba. E da quel giorno in poi il Cammello ebbe sempre la gobbah (noi, ora, la chiamiamo gobba per non offenderlo); ma non è ancora riuscito a recuperare i tre giorni che ha perso all'inizio del mondo, e non ha ancora imparato a comportarsi come si deve.

Rudyard Kipling
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Whedon, direttore di giornale
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 giugno @ 18:42:19 CEST (720 letture)
Antologia di Spoon River




Whedon, direttore di giornale

Essere in grado di vedere ogni lato di ogni questione;
essere in ogni settore, essere tutto, essere nulla che duri;
pervertire la verità, abbracciarla per uno scopo,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi disegni, per scaltre finalità,
portare una maschera come gli attori greci -
il vostro giornale di otto pagine - dietro cui vi rannicchiate,
urlando nel megafono dai caratteri cubitali:
«Sono io, il gigante».
In tal modo anche vivendo l'esistenza di un ladro,
avvelenato dalle parole anonime
della vostra anima clandestina.
Gettare lordura sullo scandalo, per denaro,
ed esumarlo ai quattro venti, per vendetta,
o vendere giornali,
calpestando reputazioni, o corpi, se necessario,
per vincere ad ogni costo, salva la vostra vita.
Gloriarsi in un potere demoniaco, minando la civiltà,
come un ragazzo paranoico mette un ceppo sulle rotaie
e deraglia il direttissimo.
Essere un direttore, come io ero.
Poi giacere qui vicino al fiume oltre il punto
dove la fogna scorre dal villaggio,
e le scatole vuote e l'immondizia vengono gettate,
e gli aborti nascosti.

Edgar Lee Masters

Antologia di Spoon River

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Poesie di Wislawa Szymborska
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 giugno @ 19:58:17 CEST (979 letture)
Poesie di Wislawa Szymborska



Poesie di

Wislawa Szymborska



Tutto


Tutto
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.




Lode della cattiva considerazione di se

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
Non c'è nulla di più animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.





Le tre parole più strane

Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.

Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.

Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.

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Lei è la donna migliore
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 giugno @ 08:39:14 CEST (710 letture)
Un pensiero al giorno








Lei è la donna migliore che potessi mai avere e l'ho persa. L'ho persa per colpa mia. Ogni volta che mi chiedeva più attenzioni, ogni volta che mi si avvicinava di più, io la tenevo a distanza anche solamente con una parola perchè ho sempre pensato che non mi avrebbe mai lasciato. Lo vedevo che mi amava non aveva paura di esprimere ciò che sentiva.. un giorno le è bastato un istante una frazione di secondo, per dire stop e tutto è cambiato. E io mi sono reso conto in un istante dell'importanza di ciò che ho gettato via..

Fabio Volo

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Ogni cosa
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 giugno @ 21:06:38 CEST (560 letture)
Poesie di Wislawa Szymborska




Ogni cosa

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l'ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un'ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c'era un bosco.
Per fortuna non c'erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave,
un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull'acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.


Wislava Szymborska
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Attesa
Postato da triskell il Venerdì, 07 giugno @ 21:20:41 CEST (807 letture)
Le poesie e i racconti di *Triskell* IV E' notte e attendo

il tuo dolce invito, sirena dell'aria,

a navigare tra i soffi della tua anima.




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EROS IMPERAT
Postato da triskell il Venerdì, 07 giugno @ 19:40:53 CEST (736 letture)
Le poesie e i racconti di *Triskell* III
EROS IMPERAT


Per un tuo bacio

distruggerei la Vita tutta

e poi un altro ne vorrei



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Canto delle campane
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 giugno @ 20:35:43 CEST (475 letture)
Poesie d'autore II










Canto delle campane


Quando la sera si perde nelle fontane,
il mio paese è di colore smarrito.
Io sono lontano, ricordo le sue rane,
la luna, il triste tremolare dei grilli.
Suona Rosario, e si sfiata per i prati:
io sono morto al canto delle campane.
Straniero, al mio dolce volo per il piano,
non aver paura: io sono uno spirito d'amore,
che al suo paese torna di lontano.

Pier Paolo Pasolini


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No one
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 giugno @ 20:02:24 CEST (501 letture)
Le poesie di Letty - II










No one

Ti ho aspettato, come i bambini aspettano la domenica per far festa.
Ti ho aspettato con ansia, trepidazione, speranza, gioia, batticuore.
Ti ho aspettato sotto la pioggia, con il sole, con il grigio, in primavera,
estate, autunno e inverno.
Ti ho aspettato... e aspettato.
Seduta, in piedi, passeggiando, mangiandomi le unghie, sorridendo,
piangendo...
E' dura... alla fine decidere e soprattutto capire... di aspettare NESSUNO.

Letty

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Dagli angeli ai neuroni
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 giugno @ 12:17:25 CEST (575 letture)
Psicologia e salute III







“Ogni uomo è un artista quando sogna. Il sogno è più che un ripasso del passato. E' anche un modo per precorrere il futuro: ma non una profezia che compie un particolare destino, bensì un'esortazione a riconoscere e a esprimere la nostra creatività”

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La ragazza d'acciaio
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 giugno @ 18:57:39 CEST (619 letture)
Poesie di Prevert





La ragazza d'acciaio


Ragazza d'acciaio non amavo nessuno al mondo
Non amavo nessuno eccetto colui che amavo
Il mio innamorato il mio amante colui che mi attraeva
Ora tutto è cambiato è lui che ha cessato di amarmi
Il mio innamorato che ha cessato di attirarmi sono io?
Non lo so e poi cosa cambia?
Sono ora stesa sulla paglia umida dell'amore
Tutta sola con tutti gli altri tutta sola disperata
Ragazza di latta ragazza arrugginita
O amore amore mio morto o vivo
Voglio che tu ricordi del passato
Amore che mi amavi da me ricambiato.

Jacques Prévert


Biografia
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PENSIERO ALATO
Postato da rosarossa il Lunedì, 03 giugno @ 11:42:15 CEST (585 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










PENSIERO ALATO

E’ triste e angosciante invecchiare,
guardare il pensiero che vola
spiegando le ali e porta
lontana la vita che indietro
non può più tornare.
Triste e silenzioso lo sguardo segue il carico
sulle tue forti ali, ho! mio pensiero!
Sono ricordi, emozioni,
lenti vacillanti passi di un lungo cammino!
Qualche entusiasmo, illusioni, un barlume di luce,
speranze accese e presto spente.
Illusioni di una vita triste, sola e deludente.

Rosarossa

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La tua vita
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 maggio @ 19:22:48 CEST (845 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II










La tua vita



Dolce è quella vita

che da lontano sembra venire

mentre essa è già qui,

da sempre,

in mezzo a tante culle

dove sereno e fidente

succhiando il latte,

l'uomo di domani,

con occhi chiusi ascolta ,

mentre

i suoi pensieri volano incontro al Sole

senza sapere che questo Mondo

non sarebbe lo stesso senza la sua vita.

Ma la Luna lo guardò e mise

nella culla accanto

una piccola Stella di bianco vestita

…....ed il Mondo cambiò !!



r.chesini

Dedicato alle gentili Signore


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No, non m’inganno
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 maggio @ 12:16:10 CEST (663 letture)
Poesie  e opere di Goethe






No, non m’inganno

No, non m'inganno; nei suoi occhi neri leggo un serio interesse per la mia persona. Lo sento, e mi fido del mio cuore, sento che lei ... devo in queste parole esprimere tutta la mia paradisiaca felicità? Sento che lei mi ama! Mi ama ... Come sono divenuto caro a me stesso! Con te posso esprimermi perché mi puoi capire; quanto mi adoro, da quando lei mi ama! E’ presunzione questa? O è invece la coscienza dei veraci sentimenti che ci legano? Non conosco l'uomo del quale temere l'influenza sull' animo di Carlotta. Eppure quando parla del suo fidanzato, con tanta simpatia e con tanto affetto, mi sento come un uomo che ha perduto i suoi onori e le sue dignità, a cui si tolga la spada. Un brivido mi corre nelle vene, quando per caso le mie mani sfiorano le sue, quando sotto la tavola i nostri piedi si toccano. Mi ritraggo come dal fuoco, mentre una forza misteriosa mi spinge di nuovo avanti; e una vertigine prende tutti i miei sensi. Ma la sua innocenza, la sua anima pura le impediscono di comprendere come queste piccole familiarità mi turbino. Se, mentre parliamo, la sua mano si posa sulla mia, se nella foga della conversazione mi si avvicina, tanto, che il suo alito sfiora le mie labbra, mi sento sprofondare, come colpito da un fulmine.

Da I dolori del giovane Werther
Johann Wolfgang Goethe
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In fondo ai tuoi occhi
Postato da Grazia01 il Giovedì, 30 maggio @ 21:48:50 CEST (897 letture)
Poesie di Saffo






In fondo ai tuoi occhi...


Cosa c'è
in fondo ai tuoi occhi
dietro il cristallino
oltre l'apparenza?
Dove il tempo
d'improvviso
si ferma
e
la mia anima
sulle tue labbra
resta
sospesa
?

Saffo

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LA RIVOLTA DEGLI ANIMALI di Bartolomeo Di Monaco
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 29 maggio @ 12:10:49 CEST (641 letture)
Racconti IV







Sorgeva nella pianura lucchese, appena fuori delle mura della città, un bellissimo e grande castello.
Come si usava allora, appena si era varcato il ponte levatoio, prima di arrivare al palazzo vero e proprio, si incontravano altre costruzioni, quasi sempre di difesa e destinate ai soldati, ma anche casupole riservate ai contadini al servizio del signore.
Costoro allevavano animali soprattutto da cortile in gran quantità, anche se quasi tutti i giorni dal contado salivano altri servi a donare bestie, cacciagione e grano.
Maiali, oche, galline, conigli, fagiani, tacchini erano le vittime più ricercate.
Trascorrevano la loro giornata nell'ansia che fosse l'ultima della loro vita!
Quando il bifolco si avvicinava tremavano di spavento. C'era chi fuggiva, sperando di salvarsi, e c'era chi, invece, riusciva a nascondersi dentro la stalla tra le zampe del bue, e se ne restava lì immobile, illudendosi di farla franca.
Ma a qualcuno purtroppo ogni giorno toccava di morire.
A volte venivano a cacciarli anche in due o tre. E allora non c'era proprio speranza di cavarsela.
Così un giorno, mentre tutti insieme se ne stavano nel cortile a godersi il sole, alla gallina venne un'idea.
"Perché non scappiamo?"
"Ma che dici!" si risentì subito l'oca, alla quale faceva paura anche solo il pensiero di sobbarcarsi la fatica di una difficile fuga.
Il coniglio cominciò a battere i denti.
"Ma che idea è mai questa! Siete impazziti tutti quanti?"
Furono invece d'accordo e lo proclamarono ad alta voce i gruppi dei fagiani, dei tacchini e delle anatre.
Il maiale si trovava più lontano. Non aveva sentito niente.
La gallina lo chiamò.
Il maiale si limitò a voltare pigramente solo la testa verso di lei, seduto com'era tra i suoi porcellini.
Allora la gallina lo scosse con un urlo.
Gli gridò che non era tempo di poltrire, e che trascinasse fino a lei e agli altri compagni quella ingombrante massa di lardo.
"Proprio a te" gli disse, sventolandogli le ali sul viso quando gli fu davanti "dovrebbero interessare questi nostri discorsi, che sei il più ricercato alla tavola del padrone. Non vedi che sei bell'e pronto per il fuoco della sua cucina?"
"Non mi merito affatto i tuoi rimproveri" la redarguì molto sorpreso il maiale, che già si era disteso, però, e sbadigliava.
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Gli uomini sono fatti per intendersi
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 maggio @ 19:00:39 CEST (602 letture)
Poesie sulla vita III










Gli uomini sono fatti per intendersi


Gli uomini sono fatti per intendersi
per comprendersi amarsi
hanno figli che saranno padri d'uomini
hanno figli senza casa senza patria
che reinventeranno le case
che reinventeranno gli uomini
e la natura e la patria
quella di tutti gli uomini
quella di tutti i tempi.

Paul Eluard

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