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Quasi felicità...
Postato da Grazia01 il Martedì, 29 gennaio @ 21:51:05 CET (575 letture)
Un pensiero al giorno









Dalle mie finestre non vedo il mare, né i monti, ne il lago, vedo un fiume luccicante, pieno di colori, e di vita,
con aromi e suoni particolari...una strada a scorrimento veloce.
Verso quest'ora la piena si ritira e si può gustare una quiete quasi deliziosa.
E' come quando, finalmente, si possono togliere delle scarpe strette con il tacco alto, è quasi felicità.





Grazia
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La danza della neve
Postato da Grazia01 il Lunedì, 28 gennaio @ 22:12:06 CET (645 letture)
Poesie di Negri










La danza della neve


Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve
volteggiando, la neve
cade.
Danza la falda bianca
nell'ampio ciel scherzosa,
Poi sul terren si posa
stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d'intorno è pace;
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.

ADA NEGRI

Biografia

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Mai dimenticherò quella notte
Postato da Grazia01 il Domenica, 27 gennaio @ 13:53:26 CET (579 letture)
Video
Mai dimenticherò quella notte...anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso...




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Torneranno a casa
Postato da Grazia01 il Domenica, 27 gennaio @ 13:44:00 CET (574 letture)
Poesie di Pavese






Torneranno a casa

La mattina rientrai con molta gente in città mentre ancora echeggiavano in lontananza schianti e boati. Dappertutto si correva e si portavano fagotti. L'asfalto dei viali era sparso di buche, di strati di foglie, di pozze d'acqua. Pareva avesse grandinato. Nella chiara luce crepitavano rossi e impudichi! gli ultimi incendi, la scuola, come sempre, era intatta. Mi accolse il vecchio Domenico, impaziente di andarsene a vedere i disastri. C'era già stato avanti l'alba, al cessato allarme, nell'ora che tutti vanno tutti sbucano, e qualche esercente socchiude la porta e ne filtra la luce (tanto ci sono i grossi incendi) e qualcosa si beve, fa piacere ritrovarsi. Mi raccontò cos'era, stata la notte nel nostro rifugio dove lui dormiva. Niente lezioni per quest oggi, si capisce. Del resto anche i trams stavano fermi, spalancati e deserti, dove il finimondo li aveva sorpresi. Tutti i fili erano rotti. Tutti i muri imbrattati come dell'ala impazzita di un uccello di fuoco.
«Brutta strada, non passa nessuno», ripeteva Domenico. «La segretaria non si è ancora vista: Non si è visto Fellini. Non si può sapere niente.» Passò un ciclista che, pied'a terra, ci disse che Torino era tutta distrutta.
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La notte dei cristalli
Postato da Grazia01 il Domenica, 27 gennaio @ 13:30:42 CET (588 letture)
Racconti IV






La notte dei cristalli


Sono trascorsi due giorni da quella che la stampa ora chiama Kristallnacht, la notte dei cristalli, dei vetri infranti.
Mi sono incaricato io, ora che sono capitano e Heydrich mi stima. di più, di raccogliere dei dati sugli avvenimenti di quella storica notte.
Il capo era rilassato, sorseggiava del cognac, stava ascoltando il Siegfried.
« Wagner è un mago », ha detto. «Un mago. Ecco, Dorf, cosa può produrre un puro animo ariano. »
Sono rimasto ad ascoltare per un momento, perché detestavo interrompere le sue fantasticherie.
« Che accordi », « ha detto, che accordi sublimi. »
« I rapporti sull'azione, sigrore. Sulla Kristallnacht.»
La musica ossessionante di Wagner, credo che si trattasse del Viaggio sul Reno, sembrava un accompagnamento al mio rapporto piuttosto grave. C'erano stati trentasei morti. Quasi tutti gli ebrei che avevano opposto resistenza. La stampa estera non poteva far scalpore per questo. Sessanta sinagoghe erano state date alle fiamme e più di ottocento negozi e aziende ebraici erano stati distrutti.
Dove i nostri sembravano aver passato il limite era negli arresti. Più di trentamila ebrei erano stati imprigionati.
Heydrich ha alzato gli occhi. « Trentamila? Dio mio, che stupidi. Riempiranno Buchenwald in una notte. »
Ha spento il grammofono. « Non importa. Alla fine lo riempiremo. E avremo bisogno di molti altri Buchenwald. I nostri nemici, tutti quanti, ebrei, comunisti, socialisti, massoni, slàvi, dovranno essere tutti rinchiusi, se resistono. »
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27 gennaio - giorno della memoria
Postato da Grazia01 il Domenica, 27 gennaio @ 12:11:57 CET (614 letture)
In ricordo







L'uomo ha la possibilità di raggiungere i propri scopi nella vita e di essere felice solo se: saprà unirsi agli altri uomim in un rapporto di amore e di solidarietà: questo: è il messaggio che Eluard rivolge agli uomini da poco usciti dalla seconda guerra mondiale (questa lirica infatti è stata pubblicata neI 1947).




Non verremo alla mèta ad uno ad uno


Non verremo alla mèta ad uno ad uno
Ma a due a due. Se ci conosceremo
A due a due, noi ci conosceremo
Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
Un giorno rideranno
Della leggenda nera dove un uomo
Lacrima in solitudine.

Paul Eluard



Durante l'ultima guerra mondiale, c'erano uomini e gruppi di uomini che si sentivano degli estranei nella terra che li aveva visti nascere, e crescere, perché quella terra la occupavano, da padroni, eserciti stranieri. Difficile allora ubbidire al precetto evangelico di amare anche i proprI nemici, tanto più che la resistenza agl'invasori diventava anche lotta per dare al mondo più giustizia (più «pane») e libertà.

La patria

Posseggo una patria e su di essa il giorno
risplende con l'azzurro del cielo,
mentre di sera vi brillano infinite stelle
che l'alba spegne con la sua luce.
Ma quando a notte ritorno
sotto il buio delle grondaie,
sento il nemico intorno alla mia casa,
in agguato, con l'arma nel pugno.
Secondo l'Evangelo, madre, tu mi hai
ad amare tutti come te: educato
vorrei amare, o madre,
ma ho bisogno di pane e di libertà.

Nikola Vapcàrov




Così disumani erano quei tempi che i poeti, come dice Salvatore Quasimodo in questa poesia, avevano fatto il voto di interrompere il loro canto. l'espressione appendere le cetre ai salici si richiama al salmo 136 della Bibbia in cui gli ebrei esprimono il loro lamento per essere stati deportati.




Alle fronde dei salici


E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo
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Vestiti di terra
Postato da Grazia01 il Sabato, 26 gennaio @ 22:18:29 CET (620 letture)
Le poesie e altro di Grazia V













Vestiti di terra

Vestiti di terra
case di fango e paglia
ventri gonfi
occhi lucenti
mosche, malattie
bocche riarse.
Onde, vento
mari di sabbia
guerre, barconi
speranze in viaggio.
Uomini in nero
rubinetti d'oro
donne velate
donne violate.
Genocidi continui
naturali, insolubili,
multinazionali
interessi sovrani
alleanze segrete.
Civiltà democratiche
sventolano bandiere,
quella della solidarietà
è inerme a mezz'asta
dimenticata.


Grazia

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TESSI BENE LA TUA VITA
Postato da rosarossa il Sabato, 26 gennaio @ 09:56:44 CET (684 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII









TESSI BENE LA TUA VITA


Se sbagli la scelta delle fibre
e mal tessuta la tua vita hai
nella strada contorta, spinosa
fra strappi e graffii camminar dovrai
non mirare il vertice del monte!
Su quella cima non arriverai
dall’alto ti schernisce sorridente e tu
In basso rimarrai lacero, deluso,
sempre più ferito e più dolente.

Rosarossa



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ll 25 Gennaio del 1882 nacque Virginia Woolf
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 gennaio @ 11:32:49 CET (944 letture)
Letture varie III


ll 25 Gennaio del 1882 nacque Virginia Woolf



Lunedì o martedì

Pigro e indifferente, scuotendosi agevolmente lo spazio dalle ali, conoscendo la via, l'airone passa sopra la chiesa, sotto il cielo. Bianco e remoto, assorto in se stesso, senza fine copre e scopre il cielo, si muove e s'arresta. Un lago? Cancellane le sponde! Una montagna? Oh, perfetto... l'oro del sole sulle sue pendici. Vi si tuffa dentro. Felci poi, o bianche piume, per sempre, sempre...
Anelando alla verità, aspettandola, laboriosamente distillando qualche parola, anelando per sempre... (un grido si leva a sinistra, un altro a destra. Ruote seguono vie divergenti. Omnibus si ammassano in conflitto)... anelando per sempre... (con dodici distinti rintocchi l'orologio assevera che è mezzogiorno; la luce fa spiovere scaglie d'oro; sciamano i bambini)... perennemente anelando alla verità. Rossa è la cupola, monete pendono dagli alberi, fili di fumo si levano dai camini; latrato, grido, richiamo "Pentole, pentole!"... e la verità?
Convergenti verso uno stesso punto piedi machili e piedi femminili, neri o incrostati d'oro... (Questo tempo nebbioso... Zucchero? no, grazie... Il commonwealth del futuro)... la luce del fuoco guizza e arrossa la stanza, tranne le nere figure dagli occhi lucenti, mentre fuori un furgone scarica, Miss Vattelapesca prende il tè seduta al suo scrittoio, e lastre di vetro proteggono pellicce...
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Fragile
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 gennaio @ 10:24:06 CET (466 letture)
Un pensiero al giorno










Certo, sono fragile, delicato e sensibile. Questa è la mia forza.
Se tiri un sasso a un fiore , al sasso non succede nulla, ma il fiore scompare.
Eppure, non puoi dire che il sasso ha più potere del fiore:
il fiore viene annientato, perché era vivo.
E al sasso non accade nulla perché è morto.

Osho

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La vita
Postato da Anonimo il Giovedì, 24 gennaio @ 23:17:59 CET (655 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II







La vita


Ti ho vista seduta lungo il lago.
Eri triste,eri spettinata e con gli occhi
che guardavano lontano.
Poi devi aver trovato un pensiero
e con le gote tese al sorriso
lo hai ascoltato e così hai ritrovato
la voglia di vivere.
Sì allarga le braccia a questa tua vita perchè
cos'è l'amore se non un ritorno alla vita?
Senza di lei gli occhi dei bimbi
non hanno stupore
senza di lei non s'ode alcun rumore
senza di lei non rivedi l'arcobaleno indicare
in terra dove c'è un tesoro : forse l'inizio
di un'altra vita,un miraggio,un sogno,una promessa
un pensiero.un cuore da amare più di prima
perchè sei viva !
Così le tue lacrime scorrono sì, ma di gioia !

Roberto Chesini

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So poco della notte
Postato da Grazia01 il Giovedì, 24 gennaio @ 23:10:08 CET (979 letture)
Poesie della buonanotte II









So poco della notte


So poco della notte
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.
Ma la notte deve conoscere la miseria
che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
Deve scaraventare odio sui nostri sguardi
sapendoli pieni di interessi, di non incontri.
Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.
La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.
Un giorno torneremo ad essere.

Alejandra Pizarni

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Parole...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 23 gennaio @ 21:50:47 CET (560 letture)
Poesie tematiche III
Parole...

La parola di un uomo è il più duraturo dei materiali.
Arthur Schopenhauer




Ci sono parole che restano stampate come un tatuaggio nell'anima e che, anche se lo vogliamo, non ci lasciano mai e segnano inesorabilmente il resto della nostra vita. A volte è difficile frenarsi, allora è meglio andarsene o cambiare stanza. Mettere un freno alla nostra rabbia, non è un segno di sconfitta o di resa, è anzi un segno di forza, per non lasciarsi mai sfuggire parole che non pensiamo veramente, e che possono fare tanto male.



Le parole hanno un peso. Pronunciale con cautela. Non buttarle lì, tanto per riempirti la bocca. Soprattutto quando ti rivolgi a qualcuno che ami, misurale. Una parola cattiva, urlata magari soltanto per rabbia o per stanchezza, può lasciare dei segni che nemmeno ti immagini. Ferite profonde che perdono sangue anche a distanza di anni. E lo so che la ragione non sempre può vincere contro l’istinto. Ma alle parole, quando proprio sei fuori di te o non sai cosa dire, prediligi il silenzio.

(Serena Santorelli)




L'accusato non ha se non parole.
E talvolta non ha, anzi non vuole
sotto il sole le sole parole.

Sandro Penna




Io non ho bisogno di denaro

Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini
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Dedica
Postato da Marhiel il Mercoledì, 23 gennaio @ 14:28:14 CET (576 letture)
Le poesie di Mariella Mulas II







Dedica

Negli occhi tuoi d’azzurro
eccomi talvolta a incontrar pensieri …
Ecco a rimembrare
il tuo primo battito di ciglia stupito.
Ecco gote morbide
tornite di rosea tenerezza …

Poi, piano, il tuo cammino
lungo i sentieri
della tua coscienza …
Ma in me è tuttora vivo
il calore delle tue piccole dita,
il trillo della tua voce
che mi chiama
e che d’usignolo riempie di cielo
prati damascati dalla tua infanzia,
ove ogni fiore è già preferito
nei tuoi incantati sguardi.

E offrivi ingenuità
come splendore di cielo terso,
e offrivi ridente di curiosità
i tuoi mille perché..
e il mare, sempre indaco sfondo
di fruscii vitali in me,
che riconosceva nella sua risacca
i riflessi azzurrini delle tue iridi lucenti.

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Anche quello un dono....
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 23:02:57 CET (552 letture)
Un pensiero al giorno







A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. ... Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono - un dono crudele, ma pur sempre un dono...

(Peter Cameron)



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Lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 13:39:10 CET (941 letture)
Lettere




LETTERA DA FIRENZE
Il sultano e san Francesco

Firenze, 4 ottobre 2001

ORIANA,
dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa, quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri già grande e tu proponesti di scambiarci delle "Lettere da due mondi diversi": io dalla Cina dell'immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall'America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma è in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti. Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l'impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo. Ti scrivo anche - e pubblicamente per questo - per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone, e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana, la ragione; il meglio del cuore, la compassione. Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. "Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia", scrisse, disperato del fatto che, dinanzi all'indicibile orrore della prima guerra mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli ultimi giorni dell'umanità, un'opera che sembra essere ancora di un'inquietante attualità. Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani, e questo mi inquieta. Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L'orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. È un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi e a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere. "Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più diffìcile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un diffìcile cammino dinanzi a me", scriveva nel 1925 quella bell'anima di Gandhi.
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I sentimenti più dolorosi...
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 10:19:30 CET (535 letture)
Poesie di Pessoa




I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi:
l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili,
la nostalgia di ciò che non c'è mai stato,
il desiderio di ciò che potrebbe essere stato,
la pena di non essere un altro,
l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo.

Fernando Pessoa

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Ospiti inattesi
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 gennaio @ 21:53:59 CET (808 letture)
Poesie d'autore II









Ospiti inattesi


Questo essere umano è un albergo.
Ogni mattina un nuovo arrivato.
Gioia, depressione, meschinità,
momentanee consapevolezze giungono
come ospiti inattesi.
Accoglili ed intrattienili tutti!
Fosse anche una folla di dispiaceri,
che con violenza ti svuota la casa
di tutti i suoi mobili,
eppure, onora ogni tuo ospite.
Forse sta cercando spazio
per nuovi piaceri.

Jalal ad Din Rumi



Buonanotte e buona settimana

Grazia
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Audrey Hepburn
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 gennaio @ 11:35:32 CET (635 letture)
In ricordo





Vent’anni fa moriva un’icona di stile ed eleganza ineguagliabile: Audrey Hepburn. Noi tutti la ricordiamo con un tubino nero di Givenchy e un paio di occhiali da sole Chanel, ma la sua eleganza sobria e pulita ha segnato un’epoca. In un periodo in cui i canoni di bellezza facevano riferimento a donne come la Loren o Marilyn Monroe, quindi donne con le curve, si impose la figura esile di Audrey, con gli occhi da cerbiatta ma molto femminile. All’anagrafe Audrey Kathleen Ruston, la Hepburn, figlia di un banchiere inglese e di una baronessa olandese, acquisisce il cognome con il quale diverrà famosa dalla nonna paterna. Nata a Bruxelles nel 1929, muove i primi passi sulle punte, sognando di diventare una grande ballerina. Il destino la fa approdare a Londra, dove quasi per caso si trova su un set cinematografico. Per la Hepburn è l’inizio di una carriera costellata da grandi successi. Professionista instancabile, oltre che donna attenta alle esigenze della propria vita privata, Audrey, alla fine degli anni Sessanta, all’apice del successo abbandona il cinema, per dedicarsi alla famiglia e porsi al servizio del volontariato.





Il grande pubblico la ricorda in “Vacanze Romane” che la consacrò come icona di bellezza: bruna, sottile, senza seno, viso romantico. Affascinò tutti. Il regista William Wyler disse: ”Quando ho rivisto le prime scene del film, ho improvvisamente saputo che il mondo intero si sarebbe innamorato di lei“. Storica la sua immagine quando gira in vespa per Roma con Gregory Peck: uno stile perfetto. Altro film importante di Audrey fu “Sabrina” ; il regista Billy Wilder dichiarò: ”Con lei è arrivata la classe…”. Come scordare la sua colazione, con caffè e croissand caldo in “Colazione da Tiffany” o pronta per il ballo in “My fair lady”?



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Emigranti
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 gennaio @ 21:15:08 CET (574 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Questo è un racconto di Erri De Luca sulla piccola isola del Mediterraneo che per migliaia di disperati è diventata la porta dell'Occidente, simbolico luogo di incontro e di scontro di civiltà, di culture, di solidarietà e di razzismo.
Lo lesse l'autore a "Che tempo che fa" in occasione di una serata speciale dedicata all'accoglienza.



I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio. Il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli, invece, vedono nell'isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo prima di proseguire oltre; tra l'immagine di un'isola come recinto chiuso - quella dei poteri - e l'immagine degli uccelli - di un'isola come spalla su cui poggiare il volo - hanno ragione gli uccelli.
Nel canale di Otranto e Sicilia i contadini di Africa e d'Oriente affogano nel cavo delle onde. Il pacco dei semi si sparge nei campi sommersi del mare. Un viaggio su dieci sprofonda; la terraferma Italia è terra chiusa: li lasciamo annegare per negare.
Il Novecento è stato il secolo in cui milioni di esseri umani si sono spostati da un continente all'altro, e così hanno spostato il peso del mondo... milioni di esseri umani, miriadi di esseri umani. Nel 1900 siamo stati noi, gli italiani, gli azionisti di maggioranza. Trenta milioni di noi si sono spostati. Dal porto del molo Beverello si staccavano le navi che portavano dall'altra parte dell'oceano. Era nero, il molo, di madri con quei loro fazzolettini bianchi che sembravano tante farfalline immobili, inchiodate verso la poppa che se andava lentamente, a motori bassi, verso la diga foranea. È stato il nostro 1900: ha spopolato terre e paesi, molto più di due guerre mondiali.




Lettera a casa, dall'altra parte dell'oceano, 1925


Mia cara madre, sta per venire Natale...
mia cara matre, sta pe' trasì Natale e a stà luntanu a vui me sape amaro.
Come vurria allummà due o tre bengala, come vurria sentì nu sampognaro.
Ai figli mei facitigli o presepe e a tavola mettete o posto mio.
Faciti quanno è a sera da vigilia comme se mmienzu a vui stessi pur'io.
Ce ne costa lacrime st'America a noi napulitani.
Nui ca ci chiagnimmo o cielo e Napuli, comm'è amaro sto pane.
Mia cara matre, che sò, che sò i denari. Per chi se chiagne a patria nun sò niente.
Mò tengo qualche dollaro e me pare che non sò stato mai tanto pezzente.
Ma non torno. Me ne resto fora. Resto a faticà per tutti quanti.
Io ch'aggio perso patria, casa, onore, io sò carne e maciello, so' emigrante.

*

Quelli di adesso invece partono sopra dei zatteroni, dei barconi a motore verso un nord sommario, purché non sia un porto. E si portano dietro tutto quello che hanno potuto salvare da un'espulsione, lasciandosi dietro un bucato in fiamme oppure una miseria infame. Ma quegli occhi sbarcheranno da noi e saranno rinchiusi dentro centri di permanenza temporanea. Chiamiamo così dei posti che sono campi di concentramento, con sbarre, filo spinato, guardiani: permanenza, un bel nome alberghiero, per non dire a noi stessi che facciamo i carcerieri di viaggiatori, colpevoli di viaggio. Quegli occhi sbarcheranno da noi e allora sì, si accorgeranno dello spariglio, della disparità delle carte in tavola. Ma finché stanno sul mare, quegli occhi ammirano la grazia infiocchettata del veliero, tutta nodi e corde tese al vento come i muscoli di un atleta; ammirano e godono del vantaggio del loro punto di vista, perché loro, dal barcone, vedono la sfilata piacevole e indifferente della fortuna, mentre quelli del veliero sono costretti a vedere - o a voltarsi per non vedere - la sfilata della mala sorte e della miseria del mondo.



Che dà allo straniero pane e vestito: questo dice di sé la divinità nella scrittura sacra, che dà allo straniero pane e vestito. E alla creatura umana dice: e amerai lo straniero, perché stranieri foste in terra d'Egitto. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero, circa cento volte. Insiste la divinità col verbo amare, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano. Amare, che fa del bene prima di tutto a chi ama, prima ancora di far del bene all'altro, allo straniero. Amare: non tollerare, non respingere alla rinfusa donne incinte.
E nessuno dica: ma perché partono incinte queste benedette donne e ragazze! ... perché non partono incinte.
Vengono violate regolarmente a ogni frontiera africana.
Nasce tra i clandestini, il suo primo grido è coperto dal rumore del giro delle eliche. Gli staccano il cordone e senza fare il nodo lo affidano alle onde. I marinai li chiamano Gesù, questi cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme. Niente di queste vite è una parabola, nessun martello di falegname batterà le ore nell'infanzia e i chiodi nella carne. Nasce tra i clandestini l'ultimo Gesù, passa da un'acqua di placenta a quella del mare senza terra ferma, perché vivere ha già vissuto e dire ha detto, e non può togliere una spina dai rovi che incoronano le tempie: sta con quelli che esistono il tempo di nascere, va con quelli che durano un'ora.



Siamo gli innumerevoli - raddoppia ogni casella di scacchiera - lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra; non potete contarci: se contati aumentiamo, figli dell'orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate, le nostre vite saranno i vostri libri di avventura. Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l'odore che perdeste, l'uguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l'insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti, ha detto:
"Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno."


Erri De Luca


* canzone "Lacrime napulitane" testo di Matio Merola

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Vorrei volare
Postato da Anonimo il Sabato, 19 gennaio @ 13:32:48 CET (733 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









Vorrei volare



Vorrei volare lassù in alto

dove i raggi del sole

appoggiano le loro teste

addormentate sopra le nuvole.

Tanti sono i sogni che incontri

così come gli amori delusi

che guardano ma non vedono.

Vorrei un pò di calore

da quel sole che mi guarda

ma non mi parla.

Forse perchè sotto le nubi

ci sei tu che aspetti

e i tuoi occhi mi cercano

per parlarmi di quell'amore

che è dentro di te

nel tuo grande cuore.


r.chesini


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LIRICHE DEDICATE ALLA L U N A
Postato da claudiocisco il Venerdì, 18 gennaio @ 21:22:57 CET (2227 letture)
Poesie tematiche III










PREGHIERA D’UN’ANIMA IN PENA ALLA LUNA


Luna,
tu muta e bianca
sul destino degli umani
posi silente lo sguardo.
Solinga e distante,
sorella del buio e delle ombre,
non ti diletti e non piangi
ma taci,
osservi e sempre taci.
Eppure chi può dirmi se non tu sola
se è per natura perdente l’umana sorte
o se riposerà alfin ciascun mortale
e avran sollievo le sue notturne paure?
Vorrei chiederti o mia cara luna
a che serve vivere
e dove porta questo terreno viaggiare,
per cosa si arresteranno i battiti del mio cuore?
Ma tu mi appari misteriosa e vana
come lo è tutta l’esistenza umana
senza risposte, né certezze,
incurante della mia anima che anela, brama di sapere.
Io fragile essere, piccolo e limitato
tu immortale creatura d’uno sconfinato universo,
eppure quanta grandezza nell’umano spirito
nel desiderare l’infinito pur comprendendo la propria piccolezza!
Silenziosa luna presto dovrai andar via,
l’alba si sta svegliando,
la terrena notte illuminerai nuovamente alla fine del giorno
ma gli occhi del mortale uomo rivedranno ancora luce?
e le piante e gli animali tutti qual destino avranno?
Luna
musa ispiratrice di poeti e cantanti,
meta irraggiungibile di sogni lontani,
compagna notturna di viandanti e zingari,
lascia che io alzi lo sguardo fino a te,
ultima sconsolata preghiera d’un’anima in pena.
Tu luna vegli sopra uno strano mondo
fatto di pazzi.
Qui non c’è amore né comprensione
ed io non voglio più starci.
Un immenso buio
ha schiuso le ali sul mondo
e sul cuore degli uomini,
e questa notte sembra non aver mai fine.
Addio anche a te luna!
la mia solitudine è ormai segnata
in un presagio di morte
che prelude al pianto.

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È DIFFICILE
Postato da Grazia01 il Giovedì, 17 gennaio @ 22:07:24 CET (538 letture)
Pensieri e poesie di Romano Battaglia










È DIFFICILE

Sapessi come è difficile
far capire agli altri
quello che hai dentro
quando il tuo volto
non ha segni di sofferenza
quando i tuoi occhi sembrano sereni.
Sapessi come è triste
non potersi liberare
dall’ angoscia
che ti opprime
non saper sorridere
a chi ti vuole bene.
Sapessi come è triste
capire tutto questo
e non poter far nulla
per cambiare.

Romano Battaglia


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classici della letteratura italiana personalizzati da Claudio Cisco
Postato da claudiocisco il Giovedì, 17 gennaio @ 21:10:11 CET (545 letture)
Le poesie e i racconti di Claudio Cisco




"GIACOMO LEOPARDI"
RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO:


"L'INFINITO"

Ti ho sempre amato, colle
solitario come me.
Ti ho sempre amata, siepe
che mi fai aprire l’anima
verso l’orizzonte,
me lo nascondi
ma me lo fai amare
immaginando spazi infiniti.
Ho sempre amato questo posto,
il suo sovrumano silenzio,
la sua profondissima quiete,
e il tenue soffio del vento tra gli alberi,
e la dolcezza di queste piante che dormono.
E mentre sono seduto e guardo lontano
mi tornano in mente le stagioni fuggite,
l’ora presente,
l’eternità,
ed è dolcissimo
perdersi nell’immensità della natura.
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Gabbiani
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 gennaio @ 14:20:31 CET (620 letture)
Poesie tematiche III




Gabbiani

Una volta m’indicarono un posto solitario lungo la costa, dove facevano il nido i gabbiani e gli alcioni. Mi recai in quel luogo per vedere da vicino quanto accadeva e rimasi attratto dall’amore che esisteva fra quegli esemplari. Mi dissero che il maschio e la femmina stavano sempre vicini e quando la loro vita giungeva al termine accadeva una cosa commovente: si aspettavano l’uno l’altra per morire assieme. Quello spettacolo sublime accade sin dall’origine del mondo.

Romano Battaglia




«Banco di aringhe a sinistra!» annunciò il gabbiano di vedetta,
e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo.
Da sei ore volavano senza interruzione, e anche se i gabbiani pilota li avevano guidati lungo correnti di aria calda
che rendevano piacevole planare sopra l’oceano, sentivano il bisogno di rimettersi in forze,
e cosa c’era di meglio per questo di una buona scorpacciata di aringhe?

Luis Sepúlveda * Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

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La chiave
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 gennaio @ 23:03:20 CET (438 letture)
Poesie della buonanotte II










La Chiave

Ssssh...silenzio...
Spegni tutto quanto fa rumore
intorno a te e ti distrae:
tv, cellulari, chiacchiere...e ascolta.
La senti? E' un suono leggero,
appena si percepisce...
rilassati e ti sarà chiaro...
quella che ora senti
è la voce segreta dell'Universo...

Fatou Ndiaye Sow


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I DISOCCUPATI
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 gennaio @ 22:42:21 CET (781 letture)
Poesie d'autore II







I DISOCCUPATI


Nessuno ci ha offerto un lavoro
Con le mani in tasca
e il viso basso
stiamo in piedi all'aperto
e tremiamo nelle stanze senza fuoco.
Solo il vento si muove
sui campi vuoti, incolti,
dove l'aratro è inerte, messo di traverso
al solco. In queste terra
ci sarà una sigaretta per due uomini,
per due donne soltanto mezza pinta
di birra amara.
In questa terra
nessuno ci ha offerto un lavoro.
La nostra vita non è bene accetta,
la nostra morte
non è citata dal "Times".

Thomas Stearn Eliot

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Italia
Postato da Paolo il Martedì, 15 gennaio @ 10:08:27 CET (754 letture)
Le opere di Paolo III - Al Professore πέμπτο θαλάσσιο, Ordinario d’Italiano. -

[..]A dare pace vera agli Stati bisogna dar loro nuovi governi, quando gli antichi riuscirono o inettissimi o sciagurati.
FOSCOLO





Per raggiungere lo scopo, nel 1800, il cavalleggero Niccolò ‘Ugo’ Foscolo difese Genova assediata dagli Austriaci. Lui era al comando del generale Massena, come aggregato ai Francesi Bonapartisti. Il 13 fiorile, cioè il 9 maggio, combatté proprio a due passi da dove sto scrivendo: si risale ai prati del Peralto, circondati da forti; quella volta, l’azione fu in uno di quelli denominato dei Due Fratelli. Gli Austriaci del Kaiser sloggiarono dal forte ma, tra le altre cose, il cavalleggero li avrebbe ritrovati forti quattordici anni dopo. Invece, quelli, furono ancora gli anni delle licenze: nel corso di una di queste, lo vediamo carezzare decisamente le tenere membra rosate di Pamina, fino alla fine lanugine bruneggiante…che bel tomo! Quel Settimo dell’Io.
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Un passero, un giorno
Postato da Grazia01 il Lunedì, 14 gennaio @ 20:30:36 CET (621 letture)
Un pensiero al giorno




In piazza Sant'Angelo a Milano, c'è una vasca con la statua di bronzo di san Francesco che benedice i pesci. E’ un luogo tranquillo dove vengono i poveri a prendere il pane e un piatto di minestra che il vicino convento distribuisce ogni giorno. E’ un pezzetto di mondo silenzioso in mezzo alla grande città chiassosa. Un giorno la gente che si trovava a passare da quelle parti assistette a un fatto commovente. Un passero si posò sul palmo della mano del santo e vi lasciò cadere una briciola di pane. In quel gesto c'era tutto l'amore e la bellezza del mondo.

Romano Battaglia

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Il passato...
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 gennaio @ 21:20:45 CET (721 letture)
Un pensiero al giorno







Il passato...

Chi si preoccupa prima del necessario, si preoccupa solo più del necessario. La vita è una tavola imbandita. Basta con le cose amare! E’ arrivato il momento di gustare tutti gli altri sapori.Dobbiamo accettare di vivere la nostra rabbia verso il passato. Consideriamola come una potente alleata del cambiamento positivo. Quando riusciamo a ridere di una cosa che ci faceva arrabbiare, vuol dire che ha smesso di essere un problema.

Rosario Alfano



Il cerchio vuoto del passato

‘Passato’! Che parola stupida!
Perché ‘passato’?
Passato e puro nulla sono un tutt'uno.
E perché allora questo continuo creare?
Per travolgere
nel nulla quello che è stato creato?
‘È passato!’ Come dobbiamo
concepire questa parola?
È come non fosse mai stato
eppure vi giriamo in tondo, come esistesse.
Se fosse per me
preferirei al passato
il vuoto eterno...


Johann Wolfgang Goethe
Faust
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