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AMORE ADDIO
Postato da rosarossa il Giovedì, 06 dicembre @ 13:47:51 CET (780 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII








AMORE ADDIO

Addio amore!
Sono ferma davanti al tuo cancello e pianto un fiore.
Non calpestarlo mentre passi, non ignorarlo!
Curalo ogni istante col pensiero,
Coltivalo con grande tenerezza,
carezzalo ogni giorno con amore.
Non irrigarlo…
Basteranno le lacrime del mio cuore!

Rosarossa

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Oggi nacquero Emanuel Carnevali e Tommaso Minardi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 dicembre @ 00:16:57 CET (764 letture)
Ricerche d'autore


Poesie di Emanuel Carnevalie
immagini di Tommaso Minardi





Certe cose ci puntano contro il dito e ridono.

Certe cose
si nascondono agli occhi della gente
e si odono
piangere sommessamente.

Certe cose cadono dal cielo:
cose nere informi, mostri
della notte e terrore
dei giorni.
Certe cose sembrano essere state predisposte
da Dio e dal Diavolo.
Certe cose sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.
Certe cose portano l’immagine della bontà
come se il fuoco
ve l’avesse scolpita in bassorilievo.
Certe cose ridono fino a divenire teschi
e poi continuano a ridere.
Certe cose sono come alberi di pesco,
portano a lungo frutti verdi.
Certe cose sono come il vino che uno beve
soltanto per ubriacarsi.
Certe cose colpiscono
il cuore come un colpo di gong,
così che poi risuona a lungo.
Certe cose schiacciano il cuore come se fosse
uno scarafaggio.
Ed è orribile, come spiaccicare
uno scarafaggio.
Certe cose sono come il fulmine:
possono essere guidate
anche se pericolose.
Certe cose sono come pensieri dal piede pesante,
hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.
Certe cose sono come le aquile.
Vivono in alto -
possono benissimo dimenticare la valle.
Certe cose sono come il terremoto:
utilizzano tutte le nostre paure.
Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:
solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.
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NOI SAREMO
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 dicembre @ 23:17:58 CET (829 letture)
Poesie di Verlaine






NOI SAREMO


Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,
talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta
che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?
Nell'amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,
saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,
non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.
Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.
Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l'anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?

Paul Verlaine


Biografia

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Grande e bello spettacolo...
Postato da Grazia01 il Lunedì, 03 dicembre @ 22:41:39 CET (1008 letture)
Un pensiero al giorno








Grande e bello spettacolo veder l'uomo uscir quasi dal nulla per mezzo dei suoi propri sforzi; disperdere, con i lumi della ragione, le tenebre in cui la natura l'aveva avviluppato; innalzarsi al di sopra di se stesso; lanciarsi con lo spirito fino alle regioni celesti: percorrere a passi di gigante, al pari del sole, la vasta distesa dell'universo; e, ciò che é ancor più grande e difficile, rientrare in se stesso per studiarvi l'uomo e conoscerne la natura, i doveri e il fine.

Rousseau
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Mia amata gatta
Postato da Letty il Domenica, 02 dicembre @ 09:45:20 CET (724 letture)
Le poesie di Letty - II







A volte mi chiedo chi sei per vivere quei miei silenzi come se fossero un grido comprensibile.
Quella tua zampetta sfiora una guancia ma non sa che mi sta toccando il cuore e guarendo ferite invisibili...!
Quando ti accoccoli nel letto con me, nel silenzio di ciò che non c'è, mi fai bene... molto più bene di qualsiasi altro essere umano...
una cura ad un male che le parole non sanno spiegare, ma che nel silenzio dicono tutto quello che c'è...
mia amata gatta.

Letty

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Alberi, testimoni muti
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 dicembre @ 11:20:31 CET (858 letture)
Ecologia e ambiente I
Non calpestare le radici



Nei primi 80 centimetri di terreno, c'è il 90% delle radici di un albero, sua fonte di vita e ancoraggio con la terra. Ecco perché le operazioni di "compattamento", così come le persone che ci camminano sopra, sono dannosissime per la pianta: tolgono ossigeno alle radici. Altrettanto pericolosa per l'albero è la presenza di prato intorno alla sua base: l'erba, infatti, "ruba" acqua alle radici. Gli arboricoltori consigliano, in alcuni casi, di recintare le piante, «come si farebbe per un quadro prezioso da mettere sotto vetro». Ciò non esclude la possibilità di valorizzare i "Monumentali" con il turismo: come avviene a Varese, dov'è attivo un progetto transfrontaliero con la Svizzera di passeggiate guidate tra gli alberi.



Decembrini, che oltre a essere un paesaggista di fama internazionale è anche poeta e filosofo, però, va oltre: «Monumento significa ricordare, ed è questo aspetto che più mi interessa: la relazione dell'albero con noi uomini». Gli alberi sono da sempre testimoni muti della storia dell'umanità. Recentissima la ricerca del Cnr, in coordinamento con l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige sugli ulivi dell'orto dei getsemani: hanno circa 900 anni e sono fratelli tra di loro; risalgono quindi al tempo delle Crociate. «Ora sappiamo tutto del loro Dna e stato di salute. Forse derivano da polloni su ceppaie ancor più antiche che ci fanno sperare di avere, almeno come materiale genetico, gli ulivi che hanno visto le vicissitudini del Cristo».

Nella foresta reale di Sherwood, cuore storico della Gran Bretagna, il Major Oak sotto le cui chiome leggenda vuole che si nascondesse Robin Hood è ancora saldamente in piedi. Anzi, sulle sue radici. I custodi del parco raccolgono i turisti attorno all’albero millenario e raccontano una storia: «La quercia ci mette 300 anni per crescere, poi riposa 300 anni e per altri 300 declina con grazia». In alcuni casi fortunati, vive anche di più. Com’è successo alla quercia dell’eroe popolare inglese. La morte improvvisa della pianta, in natura, non esiste. Avviene solo quando l’uomo arriva con la motosega o qualcosa di più subdolo e silenzioso.
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Nati oggi, 30 novembre
Postato da Grazia01 il Venerdì, 30 novembre @ 23:26:04 CET (779 letture)
Ricerche d'autore









Poesie di Veronica Gambara
e dipinti di William-Adolphe Bouguereau




Occhi lucenti e belli

Occhi lucenti e belli,
com'esser può che in un medesmo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
vi mostrate in un punto, onde di speme
e di timor m'empiete,
e tanti effetti dolci, acerbi e fieri
nel core arso per voi vengono insieme
ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sète,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni allegri e chiari.



Onorate acque

Onorate acque, e voi, liti beati,
ove il ciel più tranquillo e più sereno
che in altra parte si dimostra, e appieno
sparge i suoi doni, a tutti altri negati,

se i versi miei fosser di stil sì ornati,
come di buon voler, l'almo ed ameno
vostro sito, di grazia e valor pieno,
farian eterno, e voi cari e pregiati.

Ma le mie roche rime e 'l basso ingegno,
troppo ineguali a vostra grande altezza,
non ardiscon cantando andar tant'alto,

chè ragionar di voi non fòra degno
qual si voglia gran stil pien di dolcezza;
però con l'alma sol v'onoro e esalto.



SALVE, MIA CARA PATRIA

I
Con quel caldo desio che nascer suole
Nel petto di chi torna, amando, assente
Gli occhi vaghi a vedere, e le parole
Dolci ad udir del suo bel foco ardente,
Con quel proprio voi, piagge al mondo sole,
Fresch'acque, ameni colli, e te, possente
Più d'altra che 'l sol miri andando intorno,
Bella e lieta cittade, a veder torno.

II
Salve, mia cara patria, e tu, felice,
Tanto amato dal ciel, ricco paese,
Che a guisa di leggiadra alma fenice,
Mostri l'alto valor chiaro e palese;
Natura, a te sol madre e pia nutrice,
Ha fatto a gli altri mille gravi offese,
Spogliandoli di quanto avean di buono
Per farne a te cortese e largo dono.

III
Non tigri, non lioni e non serpenti
Nascono in te, nemici a l'uman seme,
Non erbe venenose, a dar possenti
L'acerba morte, allor che men si teme;
Ma mansuete greggie e lieti armenti
Scherzar si veggon per li campi insieme,
Pieni d'erbe gentili e vaghi fiori,
Spargendo graziosi e cari odori.

IV
Ma, perché a dir di voi, lochi beati,
Ogn'alto stil sarebbe roco e basso,
Il carco d'onorarvi a più pregiati,
Sublimi ingegni e gloriosi lasso.
Da me sarete col pensier lodati
E con l'anima sempre, e ad ogni passo
Con la memoria vostra in mezzo il cuore,
Quanto sia il mio poter, farovvi onore.
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Messaggio
Postato da Grazia01 il Venerdì, 30 novembre @ 22:29:22 CET (654 letture)
Un pensiero al giorno





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Benvenuto
Postato da Grazia01 il Giovedì, 29 novembre @ 23:12:41 CET (554 letture)
Messaggi II








Il nostro caloroso benvenuto a Pepito,
nella speranza che in Casatea possa trovare articoli di suo interesse,
ci auguriamo di poter leggere anche qualche cosa di suo.

Grazia
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Come mai questo silenzio - Luigi Cannillo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 29 novembre @ 22:54:56 CET (801 letture)
Ricerche d'autore











Come mai questo silenzio

Come mai questo silenzio
dopo i ruggiti e i traffici notturni
il tempo cosi carico fermato
alla periferia del giomo
Sarò io a immergere per primo
il cucchiaio nel vuoto e deglutire
E' il momento instabile nel quale
filano zucchero nelle miniere
in cielo esplodono fasce di raso
Una rete di lampi intanto
si sta annodando attomo
ognuno isola muta
la parola trattenuta da una fionda
come aereo di carta o tuono



Luigi Cannillo
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Pensiero del giorno
Postato da Grazia01 il Giovedì, 29 novembre @ 22:42:09 CET (754 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV





La storia di ogni società è stata finora la storia di lotte di classe. Uomo libero e schiavo, patrizio e plebeo, barone e servo della gleba, membro di una corporazione e artigiano, in breve oppressore e oppresso si sono sempre reciprocamente contrapposti, hanno combattuto una battaglia ininterrotta, aperta o nascosta, una battaglia che si è ogni volta conclusa con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società o con il comune tramonto delle classi in conflitto. Nelle precedenti epoche storiche noi troviamo dovunque una suddivisione completa della società in diversi ceti e una multiforme strutturazione delle posizioni sociali. Nell'antica Roma abbiamo patrizi, cavalieri, plebei, schiavi; nel Medioevo, feudatari, vassalli, membri delle corporazioni, artigiani, servi della gleba, e ancora, in ciascuna di queste classi, ulteriori specifiche classificazioni. La moderna società borghese, sorta dal tramonto della società feudale, non ha superato le contrapposizioni di classe. Ha solo creato nuove classi al posto delle vecchie, ha prodotto nuove condizioni dello sfruttamento, nuove forme della lotta fra le classi.

Marx e Engels, "Manifesto del Partito Comunista
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Un abbraccio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 novembre @ 22:39:17 CET (875 letture)
Un pensiero al giorno








Questa bambina ha perso la madre a causa della guerra e ora vive in un orfanotrofio.
Nel cortile di quella casa ha disegnato con il gesso la sagoma della sua mamma
e ci si è sdraiata sopra alla ricerca di quell'abbraccio, che le manca troppo,
e si è anche ricordata di togliersi le scarpe per rispettarla.
Dedico un pensiero a tutti questi poveri bambini rimasti soli a causa della guerra.

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Come nasce un capolavoro
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 novembre @ 11:55:26 CET (3100 letture)
ARTE II



Da Robert Capa a Mapplethorpe e Salgado: 20 artisti in un volume

Come nasce un capolavoro realizzato in un istante: I volti della Grande Depressione, la gioia alla fine della Guerra, l'erotismo e le sue forme...Una grande raccolta di immagini fa la storia della fotografia. Ne abbiamo scelte 9, e vi raccontiamo il mondo che c'è dietro.
di Chiara Mariani

Credo che la fotografia consenta, entro certi limiti, di riordinare il caos che sta davanti ai nostri occhi ... ciò che mi propongo da tempo come obiettivo è riuscire ad avere uno sguardo liberato dai moralismi, da ideologie, dall'incubo latente del pregiudizio". È un'annotazione di Gabriele Basilico che accompagna uno scatto fatto a Rio de Janeiro, Potrebbe però essere la dichiarazione di ognuno dei 20 protagonisti del volume Grandi Fotografi (in uscita in questi giorni da Contrasto, da cui sono tratti gli scatti di queste pagine) che, per quanto diversi per età, formazione, sensibilità, sono uniti dal rispetto per il mezzo espressivo che hanno scelto, consapevoli del suo potere, affascinati dalla sua duttilità, per celebrare la bellezza, denunciare il dolore, le ingiustizie o la sopraffazione. Artisti nell'empireo della storia della fotografia, tormentati dalla necessità di esprimere il proprio mondo interiore attraverso immagini oneste, sofisticate e incisive. Grazie agli incisi dei fotografi, alle note puntuali e ai testi critici dei curatori del volume, i loro archivi diventano più intelligibili. Gettando luce anche sulla produzione di altri colleghi che qui non potevano essere inclusi.




GIOVANI CONTADINI, 1914
Gli archetipi di August Sander


Per chi, come August Sander, comincia a lavorare in miniera a 14 anni, la fotografia può essere solo documentaria. Nato nel 1876 nel cuore minerario della Germania, incontra la sua passione per caso, quando un fotografo giunto dove lavorava Sander, gli chiede di portare i suoi attrezzi. Nasce un'ispirazione che è alla base dell'opera Uomini del XX secolo: centinaia di personaggi che sono individui connotati personalmente e socialmente, e allo stesso tempo archetipi dell'umanità. Il crudo affresco della società tedesca non piace alla Germania del Fuhrer che manda al macero i suoi libri e impedisce la pubblicazione di nuovi. Sander riesce a salvare una parte dell'archivio. Suo figlio Erich, dopo 10 anni di prigione per il suo attivismo nel Partito Socialista, muore nel '44. Nel '55 le sue fotografie fanno parte della mostra The Family oF Man organizzata da Edward Steichen al MoMA di New York.




FLOYD BURROUGHS, ALABAMA 1936
Walker Evans e il New Deal


Voleva diventare uno scrittore, ma il timore di confrontarsi con i suoi miti letterari lo spinge verso la macchina fotografica. Grazie alla frustrazione, Walker Evans, nato nel 1903 nel Missouri, diventa un maestro del fotogiornalismo americano. Compie il suo apprendistato nelle strade di New York e nel 1935 inizia a collaborare con la Farm Security Administration con il mandato di documentare la situazione dei contadini del Sud durante la Grande Depressione e sostenere le soluzioni del New Deal di Franklin D. Roosevelt. Nel 1938, il MoMA di New York organizza la prima mostra monografica dedicata a un fotografo. Nel 1941 pubblica Let Us now Praise Famous Men, con testi di James Agee. Confortato dai propri successi, inizia a collaborare con i grandi magazine, prima con Time e poi con Fortune, sia come fotografo sia come scrittore. Dal 1965 insegna fotografia alla Yale School of Art and Architecture.
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Il bacio di Maria Ceciclia Camozzi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 novembre @ 10:53:02 CET (624 letture)
Poesia al femminile II









Bacio


Soave melodia di fine inverno,
ho raccolto il suo bacio pervinca
e l'ho indossato
sul fuoco dell'anima...
parola che nutre l'alba
giorno dopo giorno,
di saperi odorosi e nubi assonnate.

Un uccello canta le sue strofe a terzine
mentre lacrime di gioia rigano il volto,
come piccole navi tra labbra di fiori
su pelle di ciliegio...
ha percorso le mie coste
con lo sguardo sapiente
e s'è fermato.

Ha dormito nel mio sogno,
vibrante di azzurro
sino a primavera
e attraverso le ombre della memoria
dei secoli
ha ritrovato la vita.

Maria Cecilia Camozzi
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tempo...
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 22:48:11 CET (733 letture)
Un pensiero al giorno









Ci siamo rincorsi per così tanto tempo
che proprio nel momento in cui
ci siamo finalmente ritrovati
ci siamo passati accanto
senza neppure riconoscerci...


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La vita secondo Schopenhauer
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 22:41:15 CET (816 letture)
Riflessioni III






E' davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l'umanità. E' un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d'una fila di pensieri triviali. Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l'orologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata. Ciascun individuo, ciascun volto umano e ciascuna vita non è che un breve sogno dell'infinito spirituale naturale, della permanente volontà di vivere; non è che una nuova immagine fuggitiva, che la volontà traccia per gioco sul foglio infinito dello spazio e del tempo, lasciandola durare un attimo appena percettibile di fronte all'immensità di quelli, e poi cancellandola, per dar luogo ad altre. Nondimeno, e in ciò è l'aspetto grave della vita, ognuna di tali immagini fugaci, ognuno di tali insipidi capricci dev'essere pagato dall'intera volontà di vivere, in tutta la sua violenza, con molti e profondi dolori, e in ultimo con un'amara morte, a lungo temuta, finalmente venuta. Per questo ci fa così subitamente malinconici la vista di un cadavere. La vita d'ogni singolo, se la si guarda nel suo complesso, rilevandone solo i tratti significanti, è sempre invero una tragedia; ma, esaminata nei particolari, ha il carattere della commedia. Imperocchè l'agitazione e il tormento della giornata, l'incessante ironia dell'attimo, il volere e il temere della settimana, gli accidenti sgradevoli d'ogni ora, per virtù del caso ognora intento a brutti tiri, sono vere scene da commedia. Ma i desideri sempre inappagati, il vano aspirare, le speranze calpestate senza pietà dal destino, i funesti errori di tutta la vita, con accrescimento di dolore e con morte alla fine, costituiscono ognora una tragedia. Così, quasi il destino avesse voluto aggiungere lo scherno al travaglio della nostra esistenza, deve la vita nostra contenere tutti i mali della tragedia, mentre noi riusciamo neppure a conservar la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

Schopenhauer "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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Sensibilità
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 13:59:37 CET (1339 letture)
Un pensiero al giorno






Sono così, sai, le persone sensibili.
Sentono il doppio, sentono prima.
Perché, esattamente un passo avanti al loro corpo,
cammina la loro anima.

Serena Santorelli
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Sulpicia
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 10:37:04 CET (710 letture)
Poesia al femminile II



Sulpicia è la sola poetessa romana di cui ci è giunta la Voce. Credere, tuttavia, che sia stata l’unica donna del suo tempo a scrivere poesie sarebbe un’operazione semplicistica e, probabilmente, estremamente ingenua. Possiamo solo concordare sul dato obiettivo che per una circostanza X, forse fortuita ed isolata, parte dell’intera produzione di Sulpicia fu conservata e tramandata. I motivi della scelta sono ignoti. La selezione delle fonti ha, spesso, carattere arbitrario: non esistono criteri per cui opere vengono salvate dal Tempo e altre corrose e, irrimediabilmente, perse o dimenticate. Persino il Caso ha il suo margine di gusto. Selettivo, voluttuario, capriccioso.
L’accorta scomparsa di espressioni scrittorie femminili dell’Epoca Antica ha, comunque, una sua matrice politico-ideologica: come ha giustamente sottolineato lo storico Moses Finley: “[…] la donna (beninteso, quella onesta) non era e non doveva essere un individuo, ma solo una frazione passiva e anonima di un gruppo familiare”.
A Roma, infatti, fin dal periodo più antico, i patrizi (i membri delle gentes, da patres, “i padri”) detenevano tre nomi: quello personale (praenomen), quello gentilizio (dalla gens alla quale appartenevano, il nomen) e il nome familiare; a questi potevano aggiungersi soprannomi indicanti caratteristiche fisiche o gloriose imprese militari. Le donne, diversamente, non potevano avere il praenomen, poiché il sistema onomastico romano prevedeva per loro esclusivamente il nome gentilizio e quello familiare.
La ragione di questa esclusione non è, poi, così difficile da immaginare: per i Romani la gloria di una donna procedeva di pari passo alla sua anonimia; di conseguenza, i costumi delle donne che venivano chiamate per nome non dovevano apparire castigatissimi. Appellativi fisici, quali Rutilia (rossa di capelli), Murrula (che profuma di Mirra), Burrula (burrosa), denunciavano una tipologia femminile ritenuta licenziosa e libertina.
Non, così, per Sulpicia, fanciulla dell’aristocrazia romana dell’età augustea, i cui versi ci sono giunti perché trasmessi sotto il nome del ben più celebre poeta elegiaco Tibullo.



Trad. I

(A Cerinto)

È giunto amore finalmente.
Nasconderlo
sarebbe assai più grave vergogna che svelarlo.
Commossa dai miei versi, Venere lo portò
sino a me,
tra le mie braccia, compì la sua promessa.
I miei peccati
li narri chi si dirà non ebbe i suoi.
Io quasi non vorrei neppure scriverli:
prima di lui, temo li legga un altro.
Ma giova aver peccato.
Mi disturba
atteggiare il mio volto alla virtù.
Si dirà che sono degna di lui, e lui di me.

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poesie di Andrea Salvatici
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 novembre @ 16:36:04 CET (1210 letture)
Ricerche d'autore




Sono al telefono con mia madre


In una pausa telefonica
colgo
le mie ginocchia sbucciate,
la mia testa grossa,
la sinagoga,
un brutto voto a scuola,
la mia bocciatura in prima elementare,
un compleanno con lei e mio fratello,
da soli,
sempre da soli
corteggiavamo le candeline.
Un aereo che sorvolava la mia città,
lo salutavo ogni volta
saltando come un rana
verso l'alto.
Una donna giovane e bella
che ci portava al cinema.

Adesso allungo quella pausa telefonica
come la sfoglia fatta in casa.

Adesso per la prima volta
sono un principiante nel tirare
il mio dolore:

mi trovo nelle mani
due metà dell'amore.


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IL VIALE DELL’ANTICA TORRE
Postato da rosarossa il Domenica, 25 novembre @ 21:23:59 CET (773 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII










IL VIALE DELL’ANTICA TORRE

In fondo al viale dell’antica torre
maestoso emergi tu, pino gigante
con orgoglio mostri gli aghi verdi,
preziosi come fossero diamanti
la tua superba cima tocca il cielo e riesci a catturare
per abbellire la tua folta chioma
anche i pallidi raggi del sole autunnale.
Imponente come Giove dall’olimpo schernisci gli alberi che fiancheggiano il viale mesti, spogli!
Intirizziti ed impotenti i loro rami chini sull’asfalto,
colgono l’ultimo lamento vedendo ingiallire, languire
e poi morir le loro foglie.
“ Vita umana - vita vegetale. “
Non trovo differenze!
Chi può goder di tutto…
Chi di niente…

Rosarossa

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Poesie di Mariella Cerutti Marocco
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 novembre @ 20:50:55 CET (726 letture)
Poesia al femminile II







Tempo dopo, molto tempo dopo


Tempo dopo, molto tempo dopo,
aveva trovato quella pagina scritta,
quel foglio ripiegato in quattro
che lui non le aveva mai dato.
Versi, parole assolute e dolenti
che la facevano soffrire, come il rimorso
di un abbandono ingiusto.





Eppure c'erano state

Eppure c'erano state
primavere sontuose, osservate
dietro le tende di pizzo bianco
contemplando
l'immobilità dell'albero.
Oltre la porta chiusa
si apriva un mondo fittizio,
si spalancava un mondo di immagini
e di storie infinite.


Mariella Cerutti Marocco

da La devozione e lo smarrimento




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Profumo.
Postato da giamacista il Sabato, 24 novembre @ 12:45:19 CET (816 letture)
Le poesie di giamacista








Profumo


Mondo era nel cuore dell'amante
ma improvvisamente è scivolato
il sogno ora è lontano distante da questo giorno.

Ti ascoltai con superficialità ma quando è successo mi chiedo,
ti afferrai e ti scaraventai lontano dalle cose più care più importanti,
mentre parlandomi emanavi un dolce profumo.

Eppure pensai l'angoscia era indelebile
rimasi male anch'io guardando attraverso
me stesso e il mio delirio.


Federico Marino
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Il cielo nelle poesie
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 novembre @ 21:57:20 CET (918 letture)
Poesie tematiche 2012










Ma ormai chi c’è che ancora si degni
di alzar gli occhi ammirato
agli spazi luminosi del cielo?


Lucrezio, Sulla Natura




Il puro e azzurro splendore, le stelle sparse come fuochi nell’oscurità della notte, il velato chiarore lunare, il fulgore del sole che abbaglia: tutto questo percepisce ogni uomo quando si abbandoni ancora ad alzare gli occhi al cielo per contemplarlo con il proprio sguardo nudo, come nei tempi primordiali. La scienza scandaglia il cielo nei suoi profondi abissi per raggiungerne i remoti confini e svelarne gli intimi segreti. Ma tale conoscenza non sopisce le emozioni che sempre l’uomo sensibile prova di fronte all’infinità degli spazi celesti, estreme plaghe del cosmo che abbracciano i luoghi da noi abitati. Un misto di stupore e di sublime bellezza, ma anche di angoscia, spinge il Faust goethiano a dire che il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l’uomo, perché di fronte al cielo egli ne “sente in profondo, quando è commosso, l’immensità”. Tale è ancora lo sguardo perenne del poeta, intenso e intatto, anche se affiancato dai più potenti occhi della tecnologia.



Nel mito antico la fantasia poetica ha popolato il cielo di dèi. E le costellazioni, assumendo forme animali o umane, sono state collegate a personaggi leggendari e divini, che hanno assunto determinate posizioni sulla volta celeste dopo aver patito la morte o per non subirla. Cinque secoli prima di Cristo il poeta greco Pindaro poteva ancora affermare che uomini e dèi hanno avuto il soffio vitale da una sola madre, ma un potere oscuro li ha separati: quelli sono nulla, a questi invece “il cielo è dato, lor sicura cittadella, per sempre”.




SERENO
di Giuseppe Ungaretti

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle

Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo

Mi riconosco
immagine
passeggera

Persa in un giro
Immortale



Il cielo
di Wislawa Szymborska


Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un'apertura e nulla oltre
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l'ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
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Il dottor Siegfried Iseman
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 novembre @ 16:34:00 CET (984 letture)
Antologia di Spoon River


«Si direbbe che per Lee Masters la morte - la fine del tempo -
è l'attimo decisivo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza,
e l'ha saldato, inchiodato per sempre all'anima.»

Cesare Pavese



Il dottor Siegfried Iseman

Dissi, quando mi consegnarono il diploma,
dissi a me stesso che sarei stato buono
e saggio e caritatevole col prossimo;
dissi che avrei trasportato il Credo cristiano
nella pratica della medicina!
Ma, non so come, il mondo e gli altri dottori
subodorano ciò che si ha in cuore non appena si prende
questa magnanima risoluzione.
E il sistema è pigliarvi per fame
Da voi non verranno che i poveri.
Voi vi accorgerete troppo tardi che fare il dottore
non è che un modo di guadagnarsi la vita.
E quando siete povero e dovete reggere
il Credo cristiano e la moglie e i figli
tutto sulla vostra schiena, è troppo!
Ecco perché fabbricai l'Elisir di Giovinezza,
che mi portò alla prigione di Peoria
bollato come truffatore e imbroglione
dall'integerrimo Giudice Federale!

Edgar Lee Masters
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Oggi 20 novembre è la Giornata dell'infanzia e dell'adolescenza
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 novembre @ 10:51:28 CET (588 letture)
Un pensiero al giorno




Il 20 novembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. La data ricorda il giorno in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, documento che enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.



I DIRITTI DEI BAMBINI

1. Il diritto all’eguaglianza senza distinzione o discriminazione di razza, religione, origine o sesso
2. Il diritto ai mezzi che consentono lo sviluppo in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale
3. Il diritto ad un nome e ad una nazionalità
4. Il diritto ad una alimentazione sana, alloggio e cure mediche
5. Il diritto a cure speciali in caso di invalidità
6. Il diritto ad amore, comprensione e protezione
7. Il d...iritto all’istruzione gratuita, attività ricreative e divertimento
8. Il diritto a soccorso immediato in caso di catastrofi
9. Il diritto alla protezione contro qualsiasi forma di negligenza, crudeltà e sfruttamento
10. Il diritto alla protezione contro qualsiasi tipo di discriminazione ed il diritto ad un’istruzione in uno spirito d’amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza.
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Sogno impossibile
Postato da Grazia01 il Lunedì, 19 novembre @ 20:52:29 CET (1012 letture)
Le poesie e altro di Grazia V





Sogno impossibile

Sogno un governo
formato d’anime pure
con veri sentimenti
per le umane venture,
ma vedo nei palazzi
solo gente dannata
senza sincere passioni
e la mente inquinata
che privi di pudore
mirano solo allo scranno
sprovvisti d’ogni ideale
a reggere godranno.
Forse fra loro esiste
qualche persona onesta,
ma dentro quel marasma
piega presto la testa
e se non cede lesta
ai loro malsani favori
coi loro giochi
senza scuse lo fanno fuori.
Mi chiedo se è il potere
a creare gli infami,
o se solo i corrotti
raggiungono i reami.

Grazia

Perdonatemi questa specie di strambotto
ma quando urge l'urlo lo devo liberare
non serve a nulla è solo un segnale.



Vabbe, ridiamoci su...


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Dentro i tuoi occhi
Postato da moirac il Domenica, 18 novembre @ 20:52:24 CET (875 letture)
Le poesie di Moirac





Guardo il tuo sguardo,
vedo una luce intensa,
che rispecchia il tuo animo..




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Ogni giorno nasce un artista...
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 novembre @ 21:21:38 CET (655 letture)
Ricerche d'autore




Il 17 novembre del 1773 nacque il poeta Csokonai Vitéz Mihály .
Propongo due sue poesie e alcuni dipinti di pittore italiano Giuseppe Mascarini,
nato il 17 novembre del 1877



Richiesta rispettosa


Mi consuma il fuoco ardente
di questo immenso amore,
la medicina per la mia ferita
sei tu, bellissima piccola rosa!

Il vivace brillare dei tuoi occhi
è come fuoco che illumina l'alba,
cacciano via i miei pensieri
le tue lucide labbra.

Rispondi con parole angeliche
alla mia richiesta,
con mille baci d'ambrosia
ti pagherò per la risposta.

(Tartózkodó kérelem, 1803 )



Alla Speranza

Fata Morgana,
che inganni i mortali,
sembri divinità,
Speranza cieca, falsa!
Ti crea l'infelice
e ti adora come protettore.
Perchè mi inganni ancora?
Perchè mi sorridi?
Perchè il buon umore finto
mi instilli?
Resta dove sei,
mi hai sollecitato,
ti ho creduto
e mi hai ingannato!
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Web come candela accesa...
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 novembre @ 14:18:30 CET (785 letture)
Un pensiero al giorno






Il web è una candela accesa nel terreno emotivo delle esistenze. Non genera esistenze virtuali, illumina esistenze stanche. E lo fa con uno strano chiarore, come quello che dà la luce di una candela. In tutta una stanza: mette a fuoco oggetti vicini, genera ombre ingannevoli un po' più lontano, lascia luoghi scuri e bui in altre zone della stanza. Ci conviviamo con i chiaroscuri di senso, con la parola scritta che ci tiene compagnia, con l'attesa che è quasi la trama rovesciata di un tappeto.... Penso al silenzio, alla scrittura che ti permette di dire cose difficili, e di capirle meglio mentre le scrivi. E penso a questo mondo di realtà e fantasmi di vite che condividiamo ogni giorno, e alla malinconia, alla saudade del web, che è diversa, perché è infinita, non è nel tempo e non è in un luogo. E' continua assenza e continua possibilità, comunicazione sempre presente, ma anche silenzio sempre presente. E' per questo che stare senza internet è come spegnere una candela che illumina stanze che non finiremo mai di conoscere.

Roberto Crotoneo

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Tutto può succedere.
Postato da moirac il Venerdì, 16 novembre @ 22:25:05 CET (751 letture)
Le poesie di Moirac




Quando meno te l’aspetti,
tutto può succedere,
come per magia,
tutto si trasforma…




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