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Oggi 15 settembre, nacque Arturo Onofri
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 settembre @ 20:06:17 CEST (804 letture)
Ricerche d'autore


Oggi 15 settembre, nacque Arturo Onofri




Anima, sei già stanca

Anima, sei già stanca
di far questa mia poesia?
o la forza ti manca
per vincere la nostalgia?

Certo mi fai sogghignare
se credi che la tua cantata
non faccia proprio pensare
a nessuna canzone passata...

Pensa nello spasimo orgiastico
al Nil sub sole novi
e credi a me: il rimastico
lento degli umili bovi
è giusto che più giovi
del tuo ruminare fantastico.

Anima - piccolo specchio -
io sono già stanco di tutto;
mi sembra che tutto che tutto
sia vecchio sia vecchio sia vecchio.





Nella tua siepe c'era l'universo


O mia piccola casa di provincia
ove memorie semplici ma care
si ravvivano intorno al focolare
per colui che ritorna e ricomincia

un interrotto sogno di dolcezza;
o mia tepida casa, io ti ritrovo
come una volta in questo aprile novo,
e sempre verde il rosmarino olezza.

Son nidi ancora sotto le tue gronde,
e, nell'orto, i bei ciuffi appena in fiore
della menta e del timo hanno un odore
che all'effluvio dell'anima risponde.

Caro è il murello con le vecchie crepe,
di dove, un giorno, uscivo di soppiatto
a fischiare ai ramarri o stavo quatto
a spiar la tagliola sulla siepe!

Che stupore, che gioia di scoperte
balenavano in te, mia casa, ogni alba!
Ancora sconosciuta era la scialba
nebbia che grava il mondo fatto inerte.

Ma tu sei sempre quella; è in me ch'è morto
il dolce tempo, come son diverso!
Nella tua siepe c'era l'universo,
ed ora non c'è più che un muro e un orto.





LA FALENA

Per la finestra, aperta sull'odorosa terrazza,
entrata è una falena volubile e freddolosa,
che tintinnando il fragile suo corpo alla lampa oleosa
dà di cozzo nel vetro sì forte che sembra pazza.

Vedendola tanto irata perché non può struggere l'ale
alla fiammella rinchiusa, una feroce pietà
di lei mi prende... e il vetro sollevo... pensando se tale
non sia l'anima umana che cerca felicità.

(da Poemi tragici, 1908)

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Un altro poeta ci ha lasciato
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 settembre @ 18:47:06 CEST (601 letture)
Messaggi II







Un altro lutto per Bologna. Ieri si è spento il poeta Roberto Roversi. Aveva 89 anni. Era nato il 28 gennaio 1923, e l'anno prossimo avrebbe compiuto 90 anni. I familiari hanno dato l'annuncio della sua scomparsa solo oggi. E sempre per suo desiderio non vi saranno cerimonie, né pubbliche né private, né commemorazione né camera ardente. Nel 1943 si era arruolato fra i partigiani, appena ventenne, e aveva combattuto nella Resistenza in Piemonte. Roversi è stato tra le altre cose scrittore di alcune tra le più note canzoni di Lucio Dalla nonché grande amico di Tonino Guerra. Nel 1955 ha fondato con Francesco Leonetti e Pier Paolo Pasolini la rivista Officina. Negli anni settanta Roversi ha scritto numerosi testi di canzoni per Lucio Dalla (per gli album Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili), e successivamente altri per gli Stadio. Ha diretto anche la rivista Lotta Continua.

Fonte: Corriere.it

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Autunno
Postato da brunouk il Sabato, 15 settembre @ 18:35:59 CEST (771 letture)
Le poesie di Pegaso III


Il vento muove rosse foglie
un tempo carico di dolcezza
ne assaporo melodico fruscio
rilassante come chill-out music
assieme all’ombroso bosco
allieva quotidiane ferite
anima percezioni estreme
creando un mondo di semplicità
dove solo parole nitide
esprimono l’amore
avvolgendolo in un leggero velo incantato
come di involucro dono
intarsiato in colori a contrasto.


E tu, vento del nord
porti freddo preludio
in modo che l’inverno brinato non mi colga,
ora tutto mi appare definito
ordinato dal tempo nel tempo,
ugualmente s’insinua un’ansia sottile
è solo sete d’aria per sentirmi vivo.


Mi siedo su una pietra sporgente
immobile galleggio
sospeso nel chiaro mattino,
l’ora sembra fermarsi virando nell’azzurro
in trasparenza
una sola nuvola nello spazio
sembra persa come in magica scena.

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Bugie
Postato da Letty il Venerdì, 14 settembre @ 22:23:31 CEST (689 letture)
Le poesie di Letty - II








Occhi come giardini di cristallo…
le tue bugie, pietre e sassi.


Letty

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Oggi 13 settembre nacque Clara Schumann
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 18:54:22 CEST (668 letture)
Ricerche d'autore






Clara Josephine Wieck Schumann nacque a Lipsia il 13 settembre 1819 e morì Francoforte sul Meno il 20 maggio 1896. Fu pianista e compositrice, moglie del compositore Robert Schumann. Una donna unica o quasi per la sua epoca: fu una compositrice, oltre che appassionata di musica, concertista, moglie e madre. La musica di Clara Schumann è quella romantica, il marito fu Robert Schumann: fu una donna moderna, che seppe andare oltre alla funzione di donna sottomessa al marito,ubbidiente rispettosa del suo ruolo di moglie e madre, di educatrice dei suoi figli, ne ebbe 5. Vincere contro i pregiudizi fu difficile, ma soprattutto lei seppe entrare nello spirito della sua epoca, romantica, che amava i sentimenti e tutto era un’esplosione di emozioni spontanee, travolgenti di passioni sublimi.



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Conseguenze del supplizio di Jean Calas
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 12:29:27 CEST (601 letture)
Testi e saggi di Voltaire I





Conseguenze del supplizio di Jean Calas

Se i penitenti bianchi son stati la causa del supplizio d'un innocente e della rovina completa d'una famiglia, della sua dispersione e dell' obbrobrio che non dovrebbe essere inerente che all'ingiustizia e invece lo è al supplizio; se la fretta dei penitenti bianchi a celebrare come santo colui che avrebbe dovuto essere trascinato sul graticcio, e a far perire sulla ruota un padre virtuoso, codesto infortunio dovrebbe indubbiamente indurli a una vera penitenza per il resto della loro vita: loro e i giudici devono piangere, ma non con una lunga veste bianca e sulla faccia una maschera che nasconda le lagrime.
Bisogna rispettare tutte le confraternite: sono edificanti; ma tutto il bene che possono fare allo Stato può forse compensare l'orrendo male che hanno provocato? Paiono istituite dallo zelo che nella Linguadoca anima i cattolici contro coloro che chiamiamo ugonotti. Si direbbe che si sia fatto voto di odiare i propri fratelli; siamo abbastanza religiosi per odiare e perseguitare, ma non abbastanza per amare e soccorrere. E cosa capiterebbe, se quelle confraternite fossero governate da entusiasti, come un tempo avvenne in certe congregazioni di artigiani e di signori, dove l'abitudine di avere delle visioni era ridotta ad artificio e sistema, come afferma uno dei più eloquenti e dotti magistrati nostri? Cosa capiterebbe se nelle confraternite si organizzassero quelle camere oscure, dette camere di meditazione, dove erano dipinti diavoli armati di corna e di artigli, e abissi di fiamme, e croci e pugnali, con il santo nome di Gesù sopra il quadro? Che spettacolo, per occhi già affascinati, per immaginazioni accese e sottomesse ai loro direttori!

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La morte di Jean Calas - II
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 12:05:06 CEST (734 letture)
Testi e saggi di Voltaire I





Breve storia della morte di Jean Calas

Parte II



Tredici giudici si riunirono ogni giorno per terminare il processo. Non si aveva, non si poteva avere nessuna prova contro la famiglia; ma la religione ingannata faceva le veci di prova. Sei giudici insistettero a lungo perché Jean Calas, suo figlio e il Lavaysse fossero condannati al supplizio della ruota, e la moglie di Jean Calas al rogo. Sette altri più moderati volevano che per lo meno si considerassero attentamente le cose. I dibattiti furono lunghi e frequenti. Uno dei giudici, persuaso dell'innocenza degli accusati e dell'impossibilità del delitto, parlò caldamente in loro favore; contrappose lo zelo
dell'umanità allo zelo della severità; si fece il pubblico avvocato dei Calas in tutte le case di Tolosa, dove i gridi della religione ingannata continuamente reclamavano il sangue di quegli sventurati. Un altro giudice noto per il suo rigore andava parlando contro i Calas con una violenza non inferiore alla foga con cui l'altro li difendeva. Lo scandalo fu tale che furono entrambi costretti a rinunciare alla carica; si ritirarono in campagna.
Ma sfortunatamente il giudice favorevole ai Calas persistette riguardosamente nella sua rinuncia, mentre l'altro tornò e diede il suo voto contro coloro che non avrebbe dovuto giudicare: quel voto determinò la condanna alla ruota perché ci furono otto voti contro cinque, avendo uno dei sei giudici clementi, dopo varie contestazioni, finito coll'aderire al partito del rigore.
Parrebbe che, quando si tratta di parricidio e di condannare un padre di famiglia al più orrendo supplizio, il giudizio dovrebbe essere unanime, perché le prove di così inaudito delitto dovrebbero essere d'un'evidenza estrema per tutti: in simile caso il benché minimo dubbio dovrebbe far tremare il giudice che sta per firmare una sentenza di morte. La debolezza della nostra ragione e l'insufficienza delle nostre leggi si fanno sentire continuamente; ma in quale occasione se ne sentirà maggiormente la miseria che allorquando la preponderanza d'un unico voto consegna un cittadino al supplizio? Occorrevano cinquanta voti oltre la metà perché si pronunciasse un giudizio capitale ad Atene. Con che risultato? con
ciò che sappiamo tanto inutilmente, che cioè i greci erano tanto più savi e più umani di noi.
Pareva impossibile che Jean Calas, vecchio di sessantotto anni, che da un pezzo aveva le gambe deboli e gonfie, avesse potuto da solo strozzare e impiccare un giovane di ventott'anni vigoroso più del normale; bisognava assolutamente che sua moglie, suo figlio Pierre e il Lavaysse e la serva lo avessero aiutato. Non s'erano mai lasciati un solo istante, la sera della fatale avventura. Ma anche questa supposizione era non meno assurda dell'altra: infatti, come mai una serva cattolica zelantissima avrebbe tollerato che degli ugonotti assassinassero un giovane allevato da lei, per castigarlo d'amare la religione di lei? Come mai il Lavaysse sarebbe corso apposta da Bordeaux per strangolare un amico del quale ignorava la pretesa
conversione? Come mai una tenera madre avrebbe alzato le mani sul suo figliolo? E come mai costoro avrebbero potuto strozzare un giovane forte come tutti loro messi insieme, senza una lotta lunga e violenta, senza grida atroci che avrebbero richiamato tutto il vicinato, senza ripetute percosse, senza lividi, senza abiti lacerati?
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La morte di Jean Calas - I
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 12:01:19 CEST (722 letture)
Testi e saggi di Voltaire I




Breve storia della morte di Jean Calas

Parte I

L'assassinio di Calas, consumato a Tolosa con la spada della giustizia, il 9 marzo 1762, è uno dei più singolari avvenimenti degni dell' attenzione nostra e dei posteri. La turba dei caduti in innumerevoli battaglie è presto dimenticata, non soltanto perché così vuole l'inevitabile fatalità della guerra, ma perché coloro che son morti in battaglia avrebbero potuto dar la morte ai loro nemici, non sono periti senza difendersi. Se pericolo e vantaggio sono pari, lo stupore cessa, persino la pietà si affievolisce; ma se un padre di famiglia innocente è consegnato nelle mani dell'errore, o della passione, o del fanatismo, se l'accusato non ha altra difesa che la sua virtù, se gli arbitri della sua vita facendolo sgozzare non rischiano altro che di sbagliarsi, se con una sentenza possono uccidere impunemente: allora la voce pubblica si fa sentire, ognuno teme per-sé; ci si avvede che nessuno
è sicuro della propria vita davanti a un tribunale istituito perché vegli sulla vita dei cittadini, e tutte le voci si uniscono per domandar vendetta.
In questo strano affare si trattava di religione, di suicidio, di parricidio: si trattava di sapere se un padre e una madre avevano strangolato il loro figlio per piacere a Dio, se un fratello aveva strangolato il suo fratello, se un amico aveva strangolato il suo amico, e se i giudici dovevano rimproverarsi di aver fatto morir sulla ruota un padre innocente oppure di aver risparmiato una madre, un fratello, un amico colpevoli.
Jean Calas, di sessantotto anni, da più di quaranta anni era negoziante a Tolosa, e tutti coloro che avevano vissuto con lui lo stimavano un buon padre. Era protestante, come la moglie e tutti i figli, salvo uno che aveva abiurato l'eresia, e il padre gli passava una piccola pensione. Sembrava così alieno dall' assurdo fanatismo che spezza tutti i legami sociali che approvò la conversione di suo figlio Louis Calas, e che da trent'anni teneva in casa una serva, cattolica zelante, che gli aveva allevati tutti i figli.
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Voltaire
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 09:28:50 CEST (734 letture)
Biografie IX





Voltaire nasce a Parigi il 21 novembre 1694; il suo vero nome è Francois-Marie Arouet. Figlio di una ricca famiglia borghese compie i primi studi presso i giansenisti e i gesuiti, acquisendo una solida formazione umanistica.
Ancora giovanissimo viene introdotto nella Société du Temple, cenacolo parigino di orientamento libertino, dove si segnala subito per la sua vivacità intellettuale.

Imprigionato una prima volta per alcuni versi irriverenti nei confronti del reggente, con lo pseudonimo di Voltaire scrive durante il soggiorno alla Bastiglia (1717-1718) la tragedia "Edipo", rappresentata con successo nel 1718, e il poema epico "La lega o Enrico il Grande" (1723), ripubblicato nel 1728 col titolo di "Enriade".

Il felice momento si interrompe bruscamente a causa di uno screzio col cavaliere di Rohan, in seguito al quale viene costretto all'esilio in Gran Bretagna (dal 1726 al 1729). Il soggiorno londinese sarà fondamentale per la formazione intellettuale di Voltaire: la conoscenza della realtà politica e sociale britannica lo convince della necessità di una profonda riforma dello stato assolutistico e feudale della Francia.
Queste sue convinzioni vengono espresse nelle "Lettere filosofiche" (o "Lettere sugli inglesi", 1733 a Londra, 1734 a Parigi), che hanno una vasta eco in Francia, divenendo uno dei testi di riferimento della pubblicistica contro l'Ancien régime.
Compie poi un breve soggiorno a Parigi durante il quale pubblica alcune tragedie ("Bruto", 1730; "La morte di Cesare", 1731) e la "Storia di Carlo XII" (1731), subito sequestrata; poi nel 1732 viene nuovamente costretto, per evitare un altro arresto, a fuggire in Lorena.
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Dove sei?
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 08:36:11 CEST (697 letture)
Poesie di Luzi










Dove sei? non ti trovo, anima mia,
chi ti ha preso - il mondo? il paradiso?
o ti celi tu nel tuo profondo?
parlami -
sento che mormorano,
talora, inquieti
...gli elementi
e insieme i molti attanti
dell' essere: uomini,
angeli, il sole,
l'aria, i venti.

Mario Luzi

Biografia

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L'inferno dei viventi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 settembre @ 21:52:17 CEST (699 letture)
Racconti di Italo Calvino










"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;
se ce n'è uno, è quello che è già qui,
l'inferno che abitiamo tutti i giorni,
che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti:
accettare l'inferno e diventarne parte
fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso
ed esige attenzione e apprendimento continui:
cercare e saper riconoscere chi e cosa,
in mezzo all'inferno, non è inferno,
e farlo durare, e dargli spazio. "

Italo Calvino
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Il vento largo...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 settembre @ 21:41:49 CEST (599 letture)
Un pensiero al giorno





Il vento largo é un vento che
non soffia mai nella stessa
direzione e di conseguenza
disorienta molto...
E' come il vento della vita
che ti sospinge
prima da una parte,
poi da un'altra...

Francesco Biamonti

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Pierre Reverdy nacque oggi 11 settembre
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 settembre @ 20:26:59 CEST (828 letture)
Ricerche d'autore







SUONO DI CAMPANA


Tutto si è spento
Il vento passa cantando
E gli alberi rabbrividiscono
Gli animali sono morti
Non c’è più nessuno
Guarda
Le stelle hanno smesso di brillare
La terra non gira più
Una testa si è inclinata
I capelli ramazzano la notte
L’ultimo campanile rimasto in piedi
Suona la mezzanotte.






LA PARTE AZZURRA DEL CIELO


Le panchine sono come strette
Dalle dorate catene del muro
Son prigioniere dei giardini dove
Si cela il sole
Accanto alla foresta vergine
Accanto alla prateria immobile
Al ponte che ruota fino al perpendicolo
Nell'esatto angolo retto
La scatola di nuvole si rompe
E tutti insieme bianchi uccelli s'alzano
Verde tappeto, più che l'acqua verde
E più dolce dell'erba, e più amaro
Alla bocca, e più diletto all'occhio
Gli alberi si bagnano in ginocchio
Serena è l'aria, e carica di sonno
Cade la luce
Perde il giorno i suoi petali
Più su, di colpo è l'improvvisa notte
Sguardi accorti, ammiccare delle stelle
Segni
Al di sopra dei tetti.
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La Festa di San Nicola da Tolentino
Postato da Paolo il Lunedì, 10 settembre @ 20:28:21 CEST (903 letture)
Le opere di Paolo III
Il 7 luglio a Pamplona corrono davanti ai tori e San Firmino non è neanche il loro Santo Patrono, anche se fanno la Festa. Il 10 settembre, però, da qualche parte c’è proprio la Festa Patronale ed è quella di San Nicola da Tolentino. E’ là, dove c’è o c’era, il cognome Mazzarello e ci penso giusto per ragioni di opportunità, si può sempre pensare e scrivere anche su altri.



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Oggi 10 settembre nacque Mary Oliver
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 settembre @ 20:20:04 CEST (834 letture)
Ricerche d'autore


Oggi 10 settembre nacque Mary Oliver



Il cigno

L’hai visto, vagabondare, tutta notte, sul fiume scuro?
L’hai visto la mattina, sollevarsi nell’aria argentata –
Una profusione di fiori bianchi,
un perfetto parapiglia di seta e lino come piegato
nella schiavitù delle sue ali; un cumulo di neve, un mucchio di gigli,
battendo l’aria con il suo becco nero?
L’hai sentito, acuto e fischiettante
una musica tetra e stridula – come la pioggia a dirotto sui rami – come una cascata
passare come una lama giù per le sponde buie?
E l’hai visto, infine, proprio sotto le nubi –
Una croce bianca svolazzante attraversare il cielo, le sue zampe
come foglie annerite, le sue ali come la luce allargata del fiume?
E l’hai sentito, nel tuo cuore, quanto sia parte di ogni cosa?
E hai infine compreso anche tu, lo scopo della bellezza?
E hai cambiato la tua vita?



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Candido, o l'ottimismo, Voltaire
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 settembre @ 11:49:44 CEST (839 letture)
Testi e saggi di Voltaire I





Candido, o l'ottimismo (Candide, ou l’Optimisme in francese), talvolta Candido, ovvero l'ottimismo, spesso contratto in Candido, è un racconto filosofico di Voltaire che mira a confutare le dottrine ottimistiche quale quella leibniziana. Lo scrittore francese fu stimolato sicuramente dal terremoto di Lisbona del 1755 che distrusse la città, mietendo molte vittime. Voltaire scrisse prima un poema sul cataclisma (1756) e successivamente redasse il Candido (1759). Voltaire scrive il Candido in un periodo successivo a numerose persecuzioni nei suoi confronti che l’hanno portato sulla via di una visione disincantata del mondo.
Nonostante la presa d’atto dell’esistenza del male, non risulta, comunque, che Voltaire nel Candido esalti il pessimismo, quanto si limiti a stigmatizzare la pretesa di "vivere nel migliore dei mondi possibili", precetto su cui Leibniz montò il cardine della propria filosofia. Non a caso l'illuminista francese incarna nella figura del precettore Pangloss il filosofo tedesco, intento ad istruire il giovane Candido a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, sebbene si succedano in continuazione controversie e disavventure.
È citato anche da Leonardo Sciascia nel romanzo Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia del 1977.
La vicenda di Candido è stata musicata dal compositore americano Leonard Bernstein nell'operetta Candide.




Viveva in quei pressi un derviscio famosissimo, che aveva fama d'essere il maggior filosofo di Turchia. Andarono a consultarlo. Pangloss prese la parola, e disse: "Maestro, siam venuti a pregarvi che ci spieghiate perché sia stato creato un animale così bizzarro com'è l'uomo."
"Ma di che ti vai a impicciare?" disse il derviscio; "che te ne importa?"
"Ma, padre mio reverendo," osservò Candido, "v'è pur nel mondo una quantità spaventosa di mali."
"E che diavolo importano," rispose il derviscio, "i mali ed i beni? Quando Sua Altezza spedisce una nave in Egitto, si da ella forse pensiero se i topi che sono nella stiva stanno comodi o no?"
"E allora che dobbiamo fare?" domandò Pangloss.
"Tacere", rispose il derviscio.
"Io m'ero illuso" riprese Pangloss, "di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell'origine del male, della natura dell'anima e dell'armonia prestabilita."
A questo il derviscio sbatté loro l'uscio in faccia.
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Clemens Maria Brentano- 9 settembre 1778
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 settembre @ 20:55:18 CEST (757 letture)
Ricerche d'autore









Non odi come le fonti mormorano

Non odi come le fonti mormorano,
come stride il grillo non odi?
Silenzio, silenzio, stiamo in ascolto,
beato chi muore immerso nei sogni.
Beato chi si culla sulle nuvole,
la luna gli canta la ninnananna,
come beato spiccherà il volo
a chi il sogno muove l'ala,
e nell'azzurra distesa del cielo
astri come fiori coglie:
dormi, sogna, vola, presto
ti sveglierò, colmo di gioie.


Clemens Maria Brentano


"La follia è la sorella sfortunata della poesia".


Poeta tedesco nacque a Ehrenbreitstein s. Reno il 9 settembre 177 8 e motì a Aschaffenburg nel 1842. Di padre italiano e di madre tedesca, studiò a Halle e a Jena, dove strinse amicizia con i romantici L. Tieck e F. Schlegel. In questo periodo pubblicò una commedia satirica (Gustav Wasa, 1800) e un romanzo (Godwi, 2 voll., 1801-1802) che già rivela il suo talento lirico. Dopo un tempestoso amore per Sophie Mereau (che, da lui sposata nel 1803, morì nel 1806) iniziò la Chronika eines fahrenden Schülers (1802) e un poema, le Romanzen vom Rosenkranz (1810), che rimase frammentario. Insieme con l'amico e cognato A. von Arnim partecipò alla polemica letteraria romantica, e pubblicò la celebre raccolta di canti popolari Des Knaben Wunderhorn (1806). Nella sua folta produzione fiabesca, di qualità ineguale e talora contaminata con fonti diverse (tra cui il Basile), spiccano Die Geschichte vom braven Kasperl und vom schönen Annerl (1817); Gockel, Hinkel und Gackeleia (1838); delizioso e tragico, qui, il poetico motivo della Loreley, da lui inventato e da altri ripreso. Ritiratosi in una sua proprietà in Boemia, scrisse ancora il dramma Die Gründung Prags; convertitosi al cattolicesimo, visse dal 1818 al 1824 presso la monaca veggente Katharina Emmerich, celebrando la Passione di Cristo e la vita di Maria (Das bittere Leiden unseres Herrn Jesu Christi, 1833).
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Le persone...
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 settembre @ 08:05:14 CEST (760 letture)
Un pensiero al giorno





E' bello leggere le persone. Quelli tutti uguali cercano di sembrare diversi, i diversi tentano di sembrare uguali. I liberi se ne fregano. Ogni ruga una riga, ogni smorfia un epigramma, ogni sbadiglio un aforisma scontato. Le persone sono una biblioteca pubblica. E non lo sanno...

A. G. Pinketts


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Il pensiero del giorno
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 settembre @ 20:32:12 CEST (676 letture)
Un pensiero al giorno









Quanto più lontano stanno dagli occhi, tanto
più vicini al cuore sono i sentimenti che
cerchiamo di soffocare e dimenticare

P.Coelho




Buona domenica

Grazia
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Oggi 6 settembre nacque Gaio Fratini
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 settembre @ 20:10:51 CEST (1555 letture)
Ricerche d'autore


Gaio Fratini nacque a Città della Pieve il 6 settembre 1921 e mori a Orvieto, il 31 gennaio 1999, è stato un poeta, giornalista e critico televisivo.




CAPODANNO A MILANO

Il gran tripudio dei consumi futili
intimi caminetti crocefigge.
Milano ostenta nebbie tecnologiche,
ogni autonomo indossa un grigio smog.

Flatus vocis, tu, Krizia, a pompeiani
reperti regredisci, a etruschi buccheri
di mercanti, usurai, trafugatori
fossili icone affidi, danze falliche.

Il mongolico ghigno d'una bambola
tanto sola e perversa nel funereo
baby-doll non vuol fiori ma archibugi
di patrioti caduti a Custoza.

Sale la Borsa delle invitte azioni
transessuali, lottano i castori
contro i leopardi. Un industriale tutto
di vetro e di cemento sega il cuore
galeotto di Dora con la lima
di diamante, orchidee di Singapore
fioccano - jet a jet - lungo le piste
della Malpensa. Il neon d'una epilettica
insaziata Milano buon Natale
augura ai drudi suoi. Troia in visone
acquista un incensiere porta-gioie,
un gotico ciborio per fiammanti
epistole, piviali, e da mutare
in mobiletto-bar questo tarlato
sghembo inginocchiatoio del Seicento.

A San Babila il re
della gomma sintetica ha creato
una Cariddi elastica che dondola
sul velluto di bare convertibili
in due piazze per coiti marca-tempo.

Scilla in slip s'è stesa
sul catafalco d'uno yacht, lo scheletro
che salpa beve a sorsi ilari il vento.


(da Italici piangenti, Longanesi, 1988)
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Il 5 settembre 1877 moriva Cavallo Pazzo
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 settembre @ 20:42:18 CEST (776 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
Cavallo Pazzo, in inglese Crazy Horse, in lingua lakota Tashunka Uitko o Tashunka Witko o Tȟašúŋke Witkó a seconda delle traslitterazioni, che significa letteralmente il suo cavallo è pazzo, era un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux).
Tecnicamente, in lingua lakota, Crazy Horse, è Tašunka Witko (Il suo cavallo è pazzo), ma ormai è di abitudine, anche negli Stati Uniti, chiamare il condottiero Oglala Crazy Horse (Cavallo Pazzo), erroneamente però, giacché il ta- iniziale di Tašunka rappresenta il pronome possessivo "suo" e di conseguenza la traduzione del nome è: "Il suo cavallo è pazzo".
Negli anni giovanili era conosciuto anche come riccetto o ricciuto a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i nativi americani).



La persona raffigurata in questa fotografia viene da molti identificata con Cavallo Pazzo


Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), presumibilmente intorno a metà anni '40, si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, giunto alla guida dei Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d'America da parte dei soldati federali statunitensi.
Cavallo Pazzo guidò, assieme a Toro Seduto, i 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Bighorn, il 25 giugno 1876, sconfissero i 250 cavalleggeri dell'esercito USA, guidati dal Ten. Col. George A. Custer, riportando pochissime perdite.
Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e nello stesso anno registrarono importanti successi. Il 6 maggio 1877 Cavallo Pazzo alla testa di 900 Oglala stremati dalla fame e dalla fuga, si consegnò al tenente Philo Clark comandante di Fort Robinson. Morì poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, ferito a morte con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni.
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Ombra
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 settembre @ 13:14:15 CEST (712 letture)
Le poesie e altro di Grazia V











Ombra


Vivo della tua ombra,
nella notte
ti ascolto respirare,
scruto il tuo dormire.
Che strano uomo sei!
Avaro di parole e di gesti
chiuso in un mondo
che è solo tuo.
Sei come una roccia
che dal mare
si lascia accarezzare
indifferente alle onde più alte
e alle tempeste.
Io piccola e spaventata
in un tuo anfratto mi nascondo
cerco conforto
nella tua durezza
eppure vorrei saper infrangere
quella compattezza.
Con leggeri tocchi d’amore
illumino la parte oscura
del tuo essere,
quel frammento buio
in cui ti ritiri
e mi lasci sola.
La mia luce è soltanto
un bagliore leggero
e di nuovo resto nella tua ombra,
che pure mi basta e mi consola.

Grazia


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Messaggio di Miriam Ballerini
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 settembre @ 21:14:15 CEST (691 letture)
Mostre e spettacoli

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Lucciole
Postato da Letty il Martedì, 04 settembre @ 20:55:45 CEST (704 letture)
Le poesie di Letty - II




Ho acceso lucciole e spento desideri
Ho appeso stelle dove non c'era cielo
Ho incastrato la luna nel buio più buio
esattamente là dove ti sei perso...


Letty
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Oggi 4 settembre nacque Carmen Boullosa
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 settembre @ 20:48:21 CEST (711 letture)
Ricerche d'autore





Identità

Mi voglio sedere a ridere di lei,
ora che posso,
ora che non vengono a cercarmi prepotenti,
a chiedermi, ad esempio, un sorriso, per piacere,
o senza per piacere,
l’abbraccio, il come è andata, ti vedo
bene.
Io non c’entro nulla con lei
e se sono anni che ne inseguo il nome
non è (andiamo, ne sono sicura!)
quello che voi urlate in questo momento
per dirmi di venire a cena.



La gigante


A passi lunghi si muove la gigante.
Calpesta forte, fa rimbombare le pareti.

Dovrebbe piegarsi per passare dalle porte
lo sa,
dovrei piegarmi per stare sotto il tetto:

La notte mi ha reso sconfinata



La strega


Tutti sanno che scompaio,
tranne te.
Dormo con te e cerco ogni notte di non togliermi le gambe e
non uscire dal letto
la verità è che scompaio,
ma con te
(lasciami crederci!)
sono come una perla generata dalla mia triste
anima grinzosa

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Oggi 4 settembre nacque Petr Král
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 settembre @ 20:19:08 CEST (769 letture)
Ricerche d'autore




In un mattino d’estate, nel chiarore semplice d’un quartiere che sembra campagna lontano dal viale, D., ancora tutta insonnolita, è spuntata all’improvviso davanti alla villetta più donna che mai, come fresca del sonno che l’avvolgeva. Fragile ma anche ammorbidita, il piede nudo posato sul selciato con sicurezza da sonnambula, mette l’ultimo tocco di calma sul suolo paesano dalle pietre appena polverose, e nel contatto si rassoda la sua stessa carne, come uno scambio di scintilla fredda. Se è vero che il suolo, contro la pianta del piede, affila anche la lama d’un coltello fresco, il corpo appena nascosto da una camicia da notte mantiene intatta la purezza d’una promessa nuova, senza età, protetta anche se precaria.

Petr Král
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Incontro di due mani
Postato da Grazia01 il Lunedì, 03 settembre @ 21:23:01 CEST (774 letture)
Poesie di Juan Ramón Jiménez






Incontro di due mani

Incontro di due mani
in cerca di stelle,
nella notte!

Con che pressione immensa
si sentono le purezze immortali!

Dolci, quelle due dimenticano
la loro ricerca senza sosta,
e incontrano, un istante,
nel loro circolo chiuso,
quel che cercavano da sole.

Rassegnazione d'amore,
tanto infinita come l'impossibile!



Juan Ramòn Jiménez

Biografia


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Forziere
Postato da brunouk il Domenica, 02 settembre @ 10:35:31 CEST (779 letture)
Le poesie di Pegaso III
Forziere


Di questi miei giorni
di vita “vissuta”,
frammenti chiusi in fogli ingialliti,
sospese nella mente
strategie in geometriche attese
emerge qualche dettaglio
rintanato negli angoli
di atemporali tempi.

Nel giorno che sfugge
cerco di ritrovare ricordi
tra ombre e bagliori
risvegliano fragili emozioni,
sopiti motivi d’amore
colorati come ali di farfalla
diacronica nostalgica visione
di quotidiani ombrosi paesaggi.

Tutto appare oramai definito
condensato in pochi frammenti,
profili di case, una chiesa,
un prato fiorito sa già di primavera,
Lei ha smesso il vestito d’inverno,
un bimbo e un cane, corrono giocando
poco lontano, un vecchio signore
li guarda sereno.

Mi abbandono alla calda brezza,
il leggero vento mi avvolge
nel cielo poche nuvole disegnano illusioni.

È tempo di intraprendere il viaggio
oltre ogni tempo/spazio conosciuto,
ripongo ogni mia cosa e ricordo
in questo borchiato forziere,
con misurati passi
in sedici punte ne disegno il luogo nascosto
affidando ai venti
ogni mio tesoro.



Bruno Gasparri
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Poesie sulle fotografie
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 settembre @ 20:31:54 CEST (975 letture)
Poesie tematiche 2012




Poesie sulle




Il fotografo non guarda la realtà, ma la fotografa.
Poi va in camera oscura, sviluppa il rullino e solo allora la guarda.

Alberto Moravia




Le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento,
perchè sono una precisa fetta di tempo anziché un flusso.

Susan Sontag



Che cos’altro al mondo, quale romanzo avrebbe mai l’epico respiro di un album di fotografie?

Günter Grass, Il tamburo di latta, 1959




La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. E’ una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva d’una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà.

Isabel Allende, Ritratto in seppia, 2001




Amore dopo Amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino.Offri pane.Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.

Derek Walcott
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Ritornar bambini
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 settembre @ 18:37:56 CEST (747 letture)
Poesie e prosa di Gibran II





Ritornar bambini

Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi dove una volta
giocavamo.

Kahil Gibran

Biografia


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