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tempo...
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 22:48:11 CET (801 letture)
Un pensiero al giorno









Ci siamo rincorsi per così tanto tempo
che proprio nel momento in cui
ci siamo finalmente ritrovati
ci siamo passati accanto
senza neppure riconoscerci...


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La vita secondo Schopenhauer
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 22:41:15 CET (935 letture)
Riflessioni III






E' davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l'umanità. E' un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d'una fila di pensieri triviali. Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l'orologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata. Ciascun individuo, ciascun volto umano e ciascuna vita non è che un breve sogno dell'infinito spirituale naturale, della permanente volontà di vivere; non è che una nuova immagine fuggitiva, che la volontà traccia per gioco sul foglio infinito dello spazio e del tempo, lasciandola durare un attimo appena percettibile di fronte all'immensità di quelli, e poi cancellandola, per dar luogo ad altre. Nondimeno, e in ciò è l'aspetto grave della vita, ognuna di tali immagini fugaci, ognuno di tali insipidi capricci dev'essere pagato dall'intera volontà di vivere, in tutta la sua violenza, con molti e profondi dolori, e in ultimo con un'amara morte, a lungo temuta, finalmente venuta. Per questo ci fa così subitamente malinconici la vista di un cadavere. La vita d'ogni singolo, se la si guarda nel suo complesso, rilevandone solo i tratti significanti, è sempre invero una tragedia; ma, esaminata nei particolari, ha il carattere della commedia. Imperocchè l'agitazione e il tormento della giornata, l'incessante ironia dell'attimo, il volere e il temere della settimana, gli accidenti sgradevoli d'ogni ora, per virtù del caso ognora intento a brutti tiri, sono vere scene da commedia. Ma i desideri sempre inappagati, il vano aspirare, le speranze calpestate senza pietà dal destino, i funesti errori di tutta la vita, con accrescimento di dolore e con morte alla fine, costituiscono ognora una tragedia. Così, quasi il destino avesse voluto aggiungere lo scherno al travaglio della nostra esistenza, deve la vita nostra contenere tutti i mali della tragedia, mentre noi riusciamo neppure a conservar la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

Schopenhauer "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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Sensibilità
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 13:59:37 CET (1432 letture)
Un pensiero al giorno






Sono così, sai, le persone sensibili.
Sentono il doppio, sentono prima.
Perché, esattamente un passo avanti al loro corpo,
cammina la loro anima.

Serena Santorelli
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Sulpicia
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 10:37:04 CET (764 letture)
Poesia al femminile II



Sulpicia è la sola poetessa romana di cui ci è giunta la Voce. Credere, tuttavia, che sia stata l’unica donna del suo tempo a scrivere poesie sarebbe un’operazione semplicistica e, probabilmente, estremamente ingenua. Possiamo solo concordare sul dato obiettivo che per una circostanza X, forse fortuita ed isolata, parte dell’intera produzione di Sulpicia fu conservata e tramandata. I motivi della scelta sono ignoti. La selezione delle fonti ha, spesso, carattere arbitrario: non esistono criteri per cui opere vengono salvate dal Tempo e altre corrose e, irrimediabilmente, perse o dimenticate. Persino il Caso ha il suo margine di gusto. Selettivo, voluttuario, capriccioso.
L’accorta scomparsa di espressioni scrittorie femminili dell’Epoca Antica ha, comunque, una sua matrice politico-ideologica: come ha giustamente sottolineato lo storico Moses Finley: “[…] la donna (beninteso, quella onesta) non era e non doveva essere un individuo, ma solo una frazione passiva e anonima di un gruppo familiare”.
A Roma, infatti, fin dal periodo più antico, i patrizi (i membri delle gentes, da patres, “i padri”) detenevano tre nomi: quello personale (praenomen), quello gentilizio (dalla gens alla quale appartenevano, il nomen) e il nome familiare; a questi potevano aggiungersi soprannomi indicanti caratteristiche fisiche o gloriose imprese militari. Le donne, diversamente, non potevano avere il praenomen, poiché il sistema onomastico romano prevedeva per loro esclusivamente il nome gentilizio e quello familiare.
La ragione di questa esclusione non è, poi, così difficile da immaginare: per i Romani la gloria di una donna procedeva di pari passo alla sua anonimia; di conseguenza, i costumi delle donne che venivano chiamate per nome non dovevano apparire castigatissimi. Appellativi fisici, quali Rutilia (rossa di capelli), Murrula (che profuma di Mirra), Burrula (burrosa), denunciavano una tipologia femminile ritenuta licenziosa e libertina.
Non, così, per Sulpicia, fanciulla dell’aristocrazia romana dell’età augustea, i cui versi ci sono giunti perché trasmessi sotto il nome del ben più celebre poeta elegiaco Tibullo.



Trad. I

(A Cerinto)

È giunto amore finalmente.
Nasconderlo
sarebbe assai più grave vergogna che svelarlo.
Commossa dai miei versi, Venere lo portò
sino a me,
tra le mie braccia, compì la sua promessa.
I miei peccati
li narri chi si dirà non ebbe i suoi.
Io quasi non vorrei neppure scriverli:
prima di lui, temo li legga un altro.
Ma giova aver peccato.
Mi disturba
atteggiare il mio volto alla virtù.
Si dirà che sono degna di lui, e lui di me.

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poesie di Andrea Salvatici
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 novembre @ 16:36:04 CET (1287 letture)
Ricerche d'autore




Sono al telefono con mia madre


In una pausa telefonica
colgo
le mie ginocchia sbucciate,
la mia testa grossa,
la sinagoga,
un brutto voto a scuola,
la mia bocciatura in prima elementare,
un compleanno con lei e mio fratello,
da soli,
sempre da soli
corteggiavamo le candeline.
Un aereo che sorvolava la mia città,
lo salutavo ogni volta
saltando come un rana
verso l'alto.
Una donna giovane e bella
che ci portava al cinema.

Adesso allungo quella pausa telefonica
come la sfoglia fatta in casa.

Adesso per la prima volta
sono un principiante nel tirare
il mio dolore:

mi trovo nelle mani
due metà dell'amore.


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IL VIALE DELL’ANTICA TORRE
Postato da rosarossa il Domenica, 25 novembre @ 21:23:59 CET (844 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII










IL VIALE DELL’ANTICA TORRE

In fondo al viale dell’antica torre
maestoso emergi tu, pino gigante
con orgoglio mostri gli aghi verdi,
preziosi come fossero diamanti
la tua superba cima tocca il cielo e riesci a catturare
per abbellire la tua folta chioma
anche i pallidi raggi del sole autunnale.
Imponente come Giove dall’olimpo schernisci gli alberi che fiancheggiano il viale mesti, spogli!
Intirizziti ed impotenti i loro rami chini sull’asfalto,
colgono l’ultimo lamento vedendo ingiallire, languire
e poi morir le loro foglie.
“ Vita umana - vita vegetale. “
Non trovo differenze!
Chi può goder di tutto…
Chi di niente…

Rosarossa

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Poesie di Mariella Cerutti Marocco
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 novembre @ 20:50:55 CET (822 letture)
Poesia al femminile II







Tempo dopo, molto tempo dopo


Tempo dopo, molto tempo dopo,
aveva trovato quella pagina scritta,
quel foglio ripiegato in quattro
che lui non le aveva mai dato.
Versi, parole assolute e dolenti
che la facevano soffrire, come il rimorso
di un abbandono ingiusto.





Eppure c'erano state

Eppure c'erano state
primavere sontuose, osservate
dietro le tende di pizzo bianco
contemplando
l'immobilità dell'albero.
Oltre la porta chiusa
si apriva un mondo fittizio,
si spalancava un mondo di immagini
e di storie infinite.


Mariella Cerutti Marocco

da La devozione e lo smarrimento




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Profumo.
Postato da giamacista il Sabato, 24 novembre @ 12:45:19 CET (965 letture)
Le poesie di giamacista








Profumo


Mondo era nel cuore dell'amante
ma improvvisamente è scivolato
il sogno ora è lontano distante da questo giorno.

Ti ascoltai con superficialità ma quando è successo mi chiedo,
ti afferrai e ti scaraventai lontano dalle cose più care più importanti,
mentre parlandomi emanavi un dolce profumo.

Eppure pensai l'angoscia era indelebile
rimasi male anch'io guardando attraverso
me stesso e il mio delirio.


Federico Marino
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Il cielo nelle poesie
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 novembre @ 21:57:20 CET (1008 letture)
Poesie tematiche 2012










Ma ormai chi c’è che ancora si degni
di alzar gli occhi ammirato
agli spazi luminosi del cielo?


Lucrezio, Sulla Natura




Il puro e azzurro splendore, le stelle sparse come fuochi nell’oscurità della notte, il velato chiarore lunare, il fulgore del sole che abbaglia: tutto questo percepisce ogni uomo quando si abbandoni ancora ad alzare gli occhi al cielo per contemplarlo con il proprio sguardo nudo, come nei tempi primordiali. La scienza scandaglia il cielo nei suoi profondi abissi per raggiungerne i remoti confini e svelarne gli intimi segreti. Ma tale conoscenza non sopisce le emozioni che sempre l’uomo sensibile prova di fronte all’infinità degli spazi celesti, estreme plaghe del cosmo che abbracciano i luoghi da noi abitati. Un misto di stupore e di sublime bellezza, ma anche di angoscia, spinge il Faust goethiano a dire che il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l’uomo, perché di fronte al cielo egli ne “sente in profondo, quando è commosso, l’immensità”. Tale è ancora lo sguardo perenne del poeta, intenso e intatto, anche se affiancato dai più potenti occhi della tecnologia.



Nel mito antico la fantasia poetica ha popolato il cielo di dèi. E le costellazioni, assumendo forme animali o umane, sono state collegate a personaggi leggendari e divini, che hanno assunto determinate posizioni sulla volta celeste dopo aver patito la morte o per non subirla. Cinque secoli prima di Cristo il poeta greco Pindaro poteva ancora affermare che uomini e dèi hanno avuto il soffio vitale da una sola madre, ma un potere oscuro li ha separati: quelli sono nulla, a questi invece “il cielo è dato, lor sicura cittadella, per sempre”.




SERENO
di Giuseppe Ungaretti

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle

Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo

Mi riconosco
immagine
passeggera

Persa in un giro
Immortale



Il cielo
di Wislawa Szymborska


Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un'apertura e nulla oltre
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l'ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
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Il dottor Siegfried Iseman
Postato da Grazia01 il Giovedì, 22 novembre @ 16:34:00 CET (1090 letture)
Antologia di Spoon River


«Si direbbe che per Lee Masters la morte - la fine del tempo -
è l'attimo decisivo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza,
e l'ha saldato, inchiodato per sempre all'anima.»

Cesare Pavese



Il dottor Siegfried Iseman

Dissi, quando mi consegnarono il diploma,
dissi a me stesso che sarei stato buono
e saggio e caritatevole col prossimo;
dissi che avrei trasportato il Credo cristiano
nella pratica della medicina!
Ma, non so come, il mondo e gli altri dottori
subodorano ciò che si ha in cuore non appena si prende
questa magnanima risoluzione.
E il sistema è pigliarvi per fame
Da voi non verranno che i poveri.
Voi vi accorgerete troppo tardi che fare il dottore
non è che un modo di guadagnarsi la vita.
E quando siete povero e dovete reggere
il Credo cristiano e la moglie e i figli
tutto sulla vostra schiena, è troppo!
Ecco perché fabbricai l'Elisir di Giovinezza,
che mi portò alla prigione di Peoria
bollato come truffatore e imbroglione
dall'integerrimo Giudice Federale!

Edgar Lee Masters
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Oggi 20 novembre è la Giornata dell'infanzia e dell'adolescenza
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 novembre @ 10:51:28 CET (640 letture)
Un pensiero al giorno




Il 20 novembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. La data ricorda il giorno in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, documento che enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.



I DIRITTI DEI BAMBINI

1. Il diritto all’eguaglianza senza distinzione o discriminazione di razza, religione, origine o sesso
2. Il diritto ai mezzi che consentono lo sviluppo in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale
3. Il diritto ad un nome e ad una nazionalità
4. Il diritto ad una alimentazione sana, alloggio e cure mediche
5. Il diritto a cure speciali in caso di invalidità
6. Il diritto ad amore, comprensione e protezione
7. Il d...iritto all’istruzione gratuita, attività ricreative e divertimento
8. Il diritto a soccorso immediato in caso di catastrofi
9. Il diritto alla protezione contro qualsiasi forma di negligenza, crudeltà e sfruttamento
10. Il diritto alla protezione contro qualsiasi tipo di discriminazione ed il diritto ad un’istruzione in uno spirito d’amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza.
Leggi Tutto... | 2612 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Sogno impossibile
Postato da Grazia01 il Lunedì, 19 novembre @ 20:52:29 CET (1088 letture)
Le poesie e altro di Grazia V





Sogno impossibile

Sogno un governo
formato d’anime pure
con veri sentimenti
per le umane venture,
ma vedo nei palazzi
solo gente dannata
senza sincere passioni
e la mente inquinata
che privi di pudore
mirano solo allo scranno
sprovvisti d’ogni ideale
a reggere godranno.
Forse fra loro esiste
qualche persona onesta,
ma dentro quel marasma
piega presto la testa
e se non cede lesta
ai loro malsani favori
coi loro giochi
senza scuse lo fanno fuori.
Mi chiedo se è il potere
a creare gli infami,
o se solo i corrotti
raggiungono i reami.

Grazia

Perdonatemi questa specie di strambotto
ma quando urge l'urlo lo devo liberare
non serve a nulla è solo un segnale.



Vabbe, ridiamoci su...


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Dentro i tuoi occhi
Postato da moirac il Domenica, 18 novembre @ 20:52:24 CET (1089 letture)
Le poesie di Moirac





Guardo il tuo sguardo,
vedo una luce intensa,
che rispecchia il tuo animo..




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Ogni giorno nasce un artista...
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 novembre @ 21:21:38 CET (702 letture)
Ricerche d'autore




Il 17 novembre del 1773 nacque il poeta Csokonai Vitéz Mihály .
Propongo due sue poesie e alcuni dipinti di pittore italiano Giuseppe Mascarini,
nato il 17 novembre del 1877



Richiesta rispettosa


Mi consuma il fuoco ardente
di questo immenso amore,
la medicina per la mia ferita
sei tu, bellissima piccola rosa!

Il vivace brillare dei tuoi occhi
è come fuoco che illumina l'alba,
cacciano via i miei pensieri
le tue lucide labbra.

Rispondi con parole angeliche
alla mia richiesta,
con mille baci d'ambrosia
ti pagherò per la risposta.

(Tartózkodó kérelem, 1803 )



Alla Speranza

Fata Morgana,
che inganni i mortali,
sembri divinità,
Speranza cieca, falsa!
Ti crea l'infelice
e ti adora come protettore.
Perchè mi inganni ancora?
Perchè mi sorridi?
Perchè il buon umore finto
mi instilli?
Resta dove sei,
mi hai sollecitato,
ti ho creduto
e mi hai ingannato!
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Web come candela accesa...
Postato da Grazia01 il Sabato, 17 novembre @ 14:18:30 CET (837 letture)
Un pensiero al giorno






Il web è una candela accesa nel terreno emotivo delle esistenze. Non genera esistenze virtuali, illumina esistenze stanche. E lo fa con uno strano chiarore, come quello che dà la luce di una candela. In tutta una stanza: mette a fuoco oggetti vicini, genera ombre ingannevoli un po' più lontano, lascia luoghi scuri e bui in altre zone della stanza. Ci conviviamo con i chiaroscuri di senso, con la parola scritta che ci tiene compagnia, con l'attesa che è quasi la trama rovesciata di un tappeto.... Penso al silenzio, alla scrittura che ti permette di dire cose difficili, e di capirle meglio mentre le scrivi. E penso a questo mondo di realtà e fantasmi di vite che condividiamo ogni giorno, e alla malinconia, alla saudade del web, che è diversa, perché è infinita, non è nel tempo e non è in un luogo. E' continua assenza e continua possibilità, comunicazione sempre presente, ma anche silenzio sempre presente. E' per questo che stare senza internet è come spegnere una candela che illumina stanze che non finiremo mai di conoscere.

Roberto Crotoneo

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Tutto può succedere.
Postato da moirac il Venerdì, 16 novembre @ 22:25:05 CET (864 letture)
Le poesie di Moirac




Quando meno te l’aspetti,
tutto può succedere,
come per magia,
tutto si trasforma…




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Dino e Sibilla - Storia di un amore
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 novembre @ 22:01:23 CET (1237 letture)
Letture varie III





Dino Campana era un poeta. Un poeta un po' matto. Era nato a Marradi il 20 agosto del 1885. Suo padre era maestro elementare, la madre, molto cattolica, avrà un rapporto sempre difficile con il figlio. La sua presunta follia non gli impedirà di studiare e iscriversi all'università. Era inquieto, partiva e ritornava, fuggiva in Argentina, con viaggi di cui si sa poco ma che emergono dai suoi versi.



Forse non era poi così matto, almeno fino a un certo momento della sua vita. Sibilla Aleramo che in realtà si chiamava Rina Faccio era maggiore di lui, era nata nel 1876 ad Alessandria. Era una donna fatale, bella e famosa da quando aveva pubblicato un romanzo che in parte ne racconta la storia: Una donna. Simbolo per decenni del femminismo italiano, perché raccontava della violenza subita a 15 anni e del matrimonio riparatore; della presa di coscienza e del coraggio di lasciare poi quel marito violento e prepotente. Quando Campana la incontra lei ha quarant'anni, lui quasi 10 di meno. Lui ha già passato periodi difficili, ricoveri per gravi crisi depressive, alti e bassi e le sue condizioni di salute non sono buone. E' in cerca di un lavoro perché con la poesia non si vive affatto bene, vive in due stanzette in uno sperduto paesino dell'Appennino che si chiama Casetta di Tiara, con i pochi soldi che gli manda il padre.



E' il 3 agosto del 1916 quando Sibilla e Dino s'incontrano per la prima volta. Dalla corriera che s'inerpica al paese scende una donna in bianco con un grande cappello: si dirige verso Dino che l'aspetta appoggiato ad un muretto. Poco tempo prima lui gli aveva scritto dopo la lettura di Canti Orfici: “Chiudo il tuo libro, le mie trecce sciolgo”. Tra i due nasce una passione furibonda, e il termine furibondo non è casuale. Forse Dino, effetto da sifilide, sarebbe comunque impazzito del tutto, ma Sibilla ci mise del suo con un'arte e un metodo invidiabile. Va immaginato il contesto. Lui è un barbaro poeta, soffre di ossessioni, di cattivi pensieri, non dorme la notte: ha la percezione del suo grande talento, ma ha anche addosso una grande tristezza e una pacata gentilezza che gli permette ogni tanto di trovare spiragli in cui riesce a concepire più profondità di altri. Lei è sempre lei, sempre al centro delle cose, sempre al di sopra delle righe: quando scriveva, quando parlava, quando amava, quando viaggiava.
Un'eroina romantica delle lettere con un talento per il cattivo gusto, ma anche con un raro talento: il coraggio di vivere con generosità. Quando s'incontrano Dino non spera nemmeno di poter vivere una storia d'amore con questa donna mirabile, poi si lascia andare a quella che sarà la sua più grande passione. Lei ha tanti uomini, ma gli promette che esisterà solo per lui. Dino è attraversato dai venti freddi della sua mente, come li chiama lui. Dino conosce bene gli amanti di Sibilla. In quel periodo si chiamano Cardarelli, Carrà, Prezzolini, Soffici, Papini, per fare alcuni nomi. Lui viene travolto dalla gelosia e si trasforma e peggiora ogni giorno. E' un poema maledetto quello che stanno scrivendo. Si stabiliscono a Settignano da un'amica svedese che rimane sbigottita dalle violente liti. “Saremo un solo gemito” scrive Sibilla. Decidono di passare il Natale del 1916 a Marradi, il paese natale del poeta, in uno squallido albergo il Lamone. Qui accade qualcosa di sottile e terribile che peggiora ulteriormente la mente di Campana. Sibilla lo porta da uno psichiatra il quale spiega alla donna che la sua follia deriva dalla sua infezione e che non può fare nulla, e la mette in guardia contro il rischio di ammalarsi a sua volta.




E' il 21 gennaio 1917, e lei decide di non vederlo più ma non riesce a staccarsi completamente da lui e dopo qualche tempo comincia a scrivergli lettere appassionate. Lui le chiede di tornare da lui, lei risponde di no ma scrive: “Ti amo ancora”. Lei lo cerca ma poi fugge, fino a quando decide di lasciarlo davvero e di non scrivergli più, quando ormai Dino non è più in grado di scrivere e nemmeno di vivere. Fu internato in manicomio e non ne uscì più fino alla morte, nel 1932. Non sappiamo che amore fosse stato il loro se la vita li avesse aiutati. Lei scrisse che lui meritava il castigo: “Per le rose che furono calpestate presso l'orlo della mia veste. Io ch'ero la vita” Lui, due anni prima di morire scrisse in una lettera indirizzata ad un amico: “Tutto va per il meglio, nel peggiore dei mondi possibili”. Ma in quel peggior mondo possibile Sibilla non c'era più.
La Aleramo continuerà la sua attività di donna impegnata nella letteratura e nella politica, avrà altri amori, attraverserà il fascismo, nel secondo dopoguerra si iscriverà al PCI. Morirà nel 1960.
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sulla democrazia...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 15 novembre @ 22:40:59 CET (744 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV





Democrazia, dal greco, vuol dire potere del popolo. La democrazia nasce ad Atene, in una città dove il numero di uomini liberi rappresentava una netta minoranza sugli schiavi. Quella minoranza si diede delle regole e soleva riunirsi per decidere su importanti questioni della polis.



Oggi la democrazia è diventata l’unica forma di governo possibile in uno stato evoluto. Ci sono voluti molti secoli. Non tutti pensano tuttavia che il governo del popolo sia mai diventata una realtà. In molti casi, dietro alla parola democrazia continua a nascondersi un’oligarchia, anch’essa parola di origine greca, che vuol dire potere dei pochi, esercitato a vantaggio di interessi di una stretta cerchia di persone. Ciò che lamenta molta gente è proprio questo. Il potere viene esercitato da pochi a vantaggio dei propri interessi.
La tendenza alla concentrazione del potere nelle mani di pochi, è inevitabile. Un popolo che ha maturato nel corso della storia la consapevolezza dei propri diritti, deve fare sentire la sua voce quando le disparità diventano troppo evidenti.



Platone diceva.
“Ci sarà un buon governo solo quando i filosofi diventeranno re o i re diventeranno filosofi”
Per governare con giustizia è necessario che vi sia un distacco dagli interessi materiali come avviene per i filosofi.
La ricerca di quella che può essere la forma di governo che tratti tutti allo stesso modo è quasi ossessiva.
La stessa democrazia ha in se i germi della corruzione.
Il tempo ha confermato che aveva visto giusto proprio perché taluni caratteri della natura umana sono rimasti immutati nei secoli.
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I segreti d'Italia - Corrado Augias
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 novembre @ 20:46:47 CET (893 letture)
Recensioni V


Tra geni e lazzaroni, storie per capire l'Italia
È come un libro per i 150 anni dell'Unità d'Italia, ma che sia uscito solo l'anno successivo, quello che ci presenta ora Corrado Augias. L'autore ripercorre la storia di "questa penisola protesa nel Mediterraneo" guidato da una domanda che assilla lui e non solo: come mai questa è la terra dei geni e insieme dei lazzaroni, della bellezza senza pari e contemporaneamente degli scempi più imperdonabili? Per cercare una spiegazione Corrado Augias, con la sua consueta eleganza e cultura, parte dall'analisi di due libri che hanno fatto la storia del nostro Paese e sono parte della sua tradizione, "Cuore" di Edmondo De Amicis e "Il Piacere" di Gabriele D'Annunzio. Parte da questi romanzi Augias per attraversare i secoli e i luoghi della penisola, raccontandoci storie che secondo l'autore sono in qualche modo emblematiche ed esplicative del cammino che ci ha condotti fino ai giorni nostri, ad amare e a soffrire per questa Italia.



Corrado Augias
I segreti d'Italia
Editore Rizzoli - Pagg. 296, euro 19
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Pensieri di Pascal
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 novembre @ 20:21:33 CET (936 letture)
Riflessioni III




Noi non ci accontentiamo della vita che abbiamo in noi e nel nostro proprio essere: vogliamo vivere anche una vita immaginaria nel concetto degli altri, e in quest'intento ci sforziamo di "parere". Lavoriamo instancabilmente ad abbellire e a conservare il nostro essere immaginario, e trascuriamo quello vero. E, se possediamo tranquillità, o generosità, o fedeltà, ci preoccupiamo di farlo sapere, al fine di far attribuire queste virtù all'altro nostro essere, e saremmo disposti a staccarle da noi per congiungerle a esso; e acconsentiremmo persino a essere codardi pur di acquistare la fama di valorosi. Grande segno della nullità del nostro essere, quello di non sentirei soddisfatti dell' uno senza l'altro, e di scambiare spesso, l'uno per l'altro! Perché chi non morisse per conservare il proprio onore sarebbe infamato. Siamo cosi presuntuosi, che vorremmo essere conosciuti da tutto il mondo, e persino da quelli che verranno quando noi non ci saremo più; e siamo cosi vani, che la stima di cinque o sei persone che ci stanno vicine ci allieta e ci soddisfa.
La vanità è cosi radicata nel cuore dell'uomo, che un soldato, un villano, un cuoco, un facchino si vanta e può avere i suoi ammiratori; e anche gli stessi filosofi ne vogliono; e coloro che scrivono contro la vanità vogliono la gloria di aver scritto bene; e coloro che li leggono vogliono aver la gloria di averli letti. E io, che scrivo tutto questo, ho forse anch'io questo desiderio; e può darsi che coloro che mi leggeranno ...
La curiosità è solo vanità. La maggior parte delle volte si vuole sapere qualcosa solo per poterne parlare. Altrimenti non si viaggerebbe per mare, se non si potesse raccontarlo, e il piacere di vedere non basterebbe se non ci fosse la speranza di comunicarlo.

Blaise Pascal
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L'anima
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 novembre @ 10:23:44 CET (879 letture)
Poesie e prosa di Gibran II




L'anima

La mia anima si alza come l'alba dal mio interno.
Nuda e leggera.
È come il mare agitato.
Il mio cuore getta lontano da sé i frantumi dell'uomo e della Terra.
Non mi attacco a ciò che si attacca a me
poiché desidero raggiungere quello che oltrepassa
le mie capacità.

Khalil Gibran


Biografia
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NELL'ANIMA LA TECA DELL'AMORE
Postato da rosarossa il Martedì, 13 novembre @ 20:47:23 CET (724 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII








NELL'ANIMA LA TECA DELL'AMORE

Se l'alba del destino strappa brutalmente
quell'amor che nasce dal profondo e
l'anima lo lega al sentimento,
recide nel nascere un tenero fiore
che sogna di crescere vigoroso e sorridente
per diramare nel cuore, affondando radici in
quella vita che lo cura e lo ama per
renderla felice.
Anche se strappato e ferito
nella teca dell'anima risiede
amorevolmente custodito.
C'è chi convinto afferma che
qualche amore può essere peccato...
e per intimidire la coscienza,
e l'anima angosciare
si aggiunge l'aggravante:
" E' un peccato mortale! "
Ma se tale peccato nell'anima terrei
giuro che per " non perderlo e non cancellarlo"...
Fino all'ultimo respiro;
non mi confesserei!!!

Rosarossa
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Un giudice
Postato da Grazia01 il Martedì, 13 novembre @ 11:43:34 CET (835 letture)
Antologia di Spoon River







Il giudice Selah Lively



Immaginate di essere alto cinque piedi e due pollici
e di aver cominciato come garzone droghiere
finché, studiando legge di notte,
siete riuscito a diventar procuratore.
E immaginate che, a forza di zelo
e di frequenza in chiesa,
siate diventato l'uomo di Thomas Rhodes,
quello che raccoglieva obbligazioni e ipoteche
e rappresentava le vedove
davanti alla Corte. E che nessuno smettesse
di burlarsi della vostra statura, e deridervi per gli abiti
e gli stivali lucidi. Infine
voi diventate il Giudice.
Ora Jefferson Howard e Kinsey Keene
e Harmon Whitney e tutti i pezzi grossi
che vi avevano schernito, sono costretti a stare in piedi
davanti alla sbarra e pronunciare «Vostro Onore»-
Be' non vi par naturale
Che gliel'abbia fatta pagare?

Lee Masters


Un giudice


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Intervista a un suicida
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 novembre @ 14:21:05 CET (1019 letture)
Poesie di Sereni





Intervista a un suicida



L’anima, quello che diciamo l’anima e non è
che una fitta di rimorso,
lenta deplorazione sull’ombra dell’addio
mi rimbrottò dall’argine.

Ero, come sempre, in ritardo
e il funerale a mezza strada, la sua furia
nera ben dentro il cuore del paese.
Il posto: quello, non cambiato – con memoria
di grilli e rane, di acquitrino e selva
di campane sfatte -
ora in polvere, in secco fango, ricettacolo
di spettri di treni in manovra
il pubblico macello discosto dal paese
di quel tanto…

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Pensiero
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 novembre @ 11:56:40 CET (815 letture)
Un pensiero al giorno







Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore,
o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.

Alessandro Baricco

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Poesie e pensieri con l'anima
Postato da Grazia01 il Domenica, 11 novembre @ 21:25:23 CET (1068 letture)
Poesie tematiche 2012






in pensieri, poesie e immagini





L’anima è la più angosciante spia che un nemico possa mandare
Emili Dickinson




L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci,
soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino.
Charles Bukowski




L’anima aiuta il corpo e in certi momenti lo solleva.
È l’unico uccello che sostenga la sua gabbia.
Victor Hugo



La storia nostra è storia della nostra anima;
e storia dell’anima umana è la storia del mondo.
Croce




Farò della mia anima uno scrigno
di Kahlil Gibran

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.



Perche' ti amo
di Herman Hesse

Perche' ti amo, di notte son venuto da te
cosi' impetuoso e titubante
e tu non me potrai piu' dimenticare
l' anima tua son venuto a rubare.

Ora lei e' mia - del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potra' salvare.
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Oggi nacque...ogni giorno nasce un artista
Postato da Grazia01 il Venerdì, 09 novembre @ 21:45:16 CET (1016 letture)
Ricerche d'autore




Oggi, 9 novembre nacque Muhammad Iqbal, propongo alcune sue poesie
con alcuni dipinti di Charles Demuth, artista statunitenze di cui anche per lui
ricorre oggi l'anniversario della nascita.





Lo zefiro del mattino

Vengo dal vasto mare, dalle cime de' monti,
ma non conosco il luogo lontano dove sono nato.
Al triste uccello porto messaggi di Primavera,
in fondo al suo nido riverso gelsomini d'argento.
Rotolo sopra l'erba, e allo stelo del tulipano m'avvinghio,
e colori e profumi gli spremo nell'intimo seno;
e, a che non si pieghi a mie carezze il suo gambo,
soavissimo e lieve mi abbraccio al colle del fiore.
E quando il Poeta lamenta il dolor dell'Amica
alitando a fiotti, mi mescolo ai suoi melodiosi sospiri.

Muhammad Iqbal




SIAMO STATI CREATI, MA NON FINITI


Il desiderio gira a piedi nudi
nella pancia dell'uomo, e bussa:
desiderio di bere, di mangiare, di escreare
una volta per tutte le chiavi nel burrone.

Se ti chiudo la porta in faccia sono morto;
se ti apro è la fame
di come ti presenti - la tua forma,
e questa porta fa parte della mia.

Siamo stati creati, ma non finiti:
la musica è perfettibile nella canna
del flauto, ci vuole la falce e la lontananza
e il desiderio di danzare sul suo piede.



PATRIA

Patria sono un tuo paria
città sono un tuo apolide
strada sono una tua marchetta
lampione sono una tua ombra
corpo sono la tua ragione di esistere
se questo si chiama esistenza
io mi chiamo fuori.

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Peter Pan diceva che per volare serve un pensiero felice.
Postato da Grazia01 il Giovedì, 08 novembre @ 22:00:41 CET (970 letture)
Un pensiero al giorno







Dire “sono al settimo cielo” oppure “mi sento giù”, suggerisce inconfutabilmente l'idea che verso il cielo troviamo il benessere e al contrario verso terra la disperazione. L'idea mi porta alla mente il Paradiso e l'Inferno. Volare è sinonimo di libera gioia, infatti Peter Pan diceva che per volare serve un pensiero felice. Forse sono solo metafore linguistiche, eppure è vero che guardare la volta celeste ci produce un senso di appagamento.

Cosa significa ritrovarsi, nei sogni, liberi di librare nell'aria senza impedimenti, fluttuando come fossimo nello spazio o volando come fossimo uccelli? Il volo nei sogni indica sicuramente senso di libertà che si è o no raggiunto nella vita reale o si sta per raggiungere. Riuscire a volare non trovando nessun ostacolo, al di sopra di case, mari, fiumi, montagne, è una sensazione fantastica, e indica, secondo la lettura dei sogni, che la nostra anima interiore sta facendo notevoli passi in avanti verso una consapevolezza più accentuata.
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Frank Drummer
Postato da Grazia01 il Martedì, 06 novembre @ 22:07:49 CET (858 letture)
Antologia di Spoon River





Frank Drummer

Un matto

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".


Lee Masters
Antologia di Spoon River



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Tu, vita
Postato da moirac il Martedì, 06 novembre @ 21:48:29 CET (1001 letture)
Le poesie di Moirac




Tu, vita



Tu che mi regali la gioia,
che mi stringi l’emozione,
fai apparire ogni cosa facile
in ogni momento difficile….




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