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sono Qui
Postato da brunouk il Giovedì, 20 settembre @ 10:24:52 CEST (992 letture)
Le poesie di Pegaso II

Oggi non cercatemi
sono immerso nel muto silenzio
là a sud, dove l’alba accarezza l’orizzonte
fonde lontano
nel buio di notte che già attende
tenue argentato riflesso
d’unica stella testimone del tempo
colora la cresta dell’onda
danza su palcoscenico
adagiato nel blu dell’acqua.

L’immenso avvolge
sperduto tra ali fugaci del sogno
memoria si perde nel lento risveglio
solitudine dell’attimo d’uomo senza eco
mentre meridiani sgretolati in sabbia
insensati scorrono tra le mani.

Oltre c’è il sole
una cascata di luce
l’io emerge dall’anima
libero dall’idea di morte
mentre un nuovo giorno avvolge il creato
campi fioriti e messi
crescono su resti d’odio e vendetta
la Terra allora tornerà Casa
vera Pace come soave melodia
di pioggia diffusa da brezza calda
laverà i visi sostituendo lacrime
mentre la Vita dona voce
profumo alla rosa
e eco tra le stelle.

Bruno Gasparri

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Voltaire sulla tolleranza
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 settembre @ 10:24:21 CEST (1164 letture)
Testi e saggi di Voltaire II


L'intolleranza è di diritto naturale o di diritto umano?

Il diritto naturale è quello che la natura addita a tutti gli uomini. Avete allevato vostro figlio, ed egli vi deve rispetto come padre e riconoscenza come benefattore. Avete diritto ai prodotti della terra da voi coltivata con le vostre mani; avete dato e ricevuto una promessa che dev'essere mantenuta. Il diritto umano non può in nessun caso essere fondato che su questo diritto di natura; e il grande, l'universale principio di entrambi è su tutta la Terra: «Non fare agli altri ciò che non vuoi che ti sia fatto». Quindi non si vede come mai, secondo questo principio, un uomo possa dire a un altro: «Credi ciò che io credo e che tu non puoi credere, o morirai». Così si dice nel Portogallo, in Spagna e a Goa. In altri Paesi ora ci si contenta di dire: «Credi, o ti aborrisco; credi, o ti farò tutto il male possibile; mostro, non sei della mia religione, quindi non hai nessuna religione; devi far orrore ai vicini, alla città, alla provincia».



Se comportarsi così fosse del diritto umano, bisognerebbe che il giapponese detestasse il cinese, il quale esecrerebbe il siamese; costui perseguiterebbe i gangaridi, i quali si getterebbero contro gli abitanti dell'lndo; un mogol strapperebbe il cuore al primo malabarese che incontrasse; il malabarese potrebbe sgozzare il persiano, che a sua volta massacrerebbe il turco; e tutti insieme si getterebbero sui cristiani, che per un pezzo si sono divorati tra loro. Il diritto dell'intolleranza è quindi assurdo e barbaro; è il diritto delle tigri; anzi, è anche più orribile, perché le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi.
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Mandorle
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 settembre @ 21:59:17 CEST (1042 letture)
Un pensiero al giorno








Sai cosa diceva mia nonna? Che anche dopo anni e anni di matrimonio tutte le volte che vedeva suo marito tornare da lavoro dalla finestra della cucina le tremavano le gambe dall’emozione. Mi faceva sempre l’esempio delle mandorle, che a volte hanno due noccioli all’interno: diceva che lei e suo marito erano così, erano legati stretti come due noccioli di mandorla. Sai come sono fatti i noccioli di mandorla? Stanno uno incastrato nell’altro, uno concavo e uno convesso, devono adattarsi e combaciare. Ecco, finché non troverai una persona che ti faccia sentire così, una persona che sia il tuo nocciolo di mandorla, allora potrai star certa che non sarà la persona con cui passare il resto della tua vita.

Stephen Littleword
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A luci spente
Postato da brunouk il Mercoledì, 19 settembre @ 08:23:51 CEST (934 letture)
Le poesie di Pegaso II

Ho bisogno di verde e silenzio,
stendere un leggero velo
alla fine del giorno.

Non mi disturbano
ambigue fragili visioni
in spazio delicato
armoniche trasparenze
ne assaporo magica scena.

Sei bellissima
nel tuo ambrato colore
esalta magnetica essenza di donna,
drappeggiata lenzuola ti accarezza.

Mi guardi,
ondeggio in precario equilibrio
lentamente mi stendo accanto
spengo la luce.

Il buio accentua percezione di te
silenzio levigato
scivolo nel tuo spazio,
sento pulsare il cuore
isola olfattiva m’inebria
leggero disegno ideogrammi sul seno,
un bacio, un fremito
l’infinito mi avvolge
mentre ti stringo tra le braccia.

Bruno Gasparri
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Amore d'Angelo
Postato da brunouk il Martedì, 18 settembre @ 17:18:10 CEST (1054 letture)
Le poesie di Pegaso II

È sceso un angelo dal cielo
ha cantato per me
l’amore, il mio amore
per te, per te vita
per te amore mio
riscaldi ogni notte
la più fredda e triste
ogni dubbio ogni malinconia
svanisce nella luce perenne di stella
brilla accesa d’amore
negli occhi solo per me,
nel dono insperato, desiderato
lo offri semplicemente
senza fiocco o involucro
nel profumo di rosa,
nel canto d’usignolo,
nel guizzo dirompente di vita
che sboccia dal mare,
nel sereno viso di bimbo
beato assapora seno di mamma,
nell’alba di sole,
nel soave sorriso di donna.

Dolce amata, desiderata
nel sogno d’amplesso
dove l’uomo ritorna bambino,
dorme sicuro nel ventre di mamma
fuso nel sangue,
cullato, protetto come gemma preziosa,
mentre voce soave canta
l’inno alla vita.


Bruno Gasparri
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AL VIANDANTE
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 settembre @ 15:03:20 CEST (821 letture)
Un pensiero al giorno





AL VIANDANTE


Tu che passi e tendi a me il tuo braccio
Prima di farmi del male, guardami bene.
Io sono il calore del tuo focolare nelle fredde notti d'inverno
Io sono l'ombra amica che trovi sotto il sole di agosto
E i miei frutti sono frescura appetitosa che sulla via la tua sete sazia
Io sono la trave amica della tua casa, la tavola della tua mensa, il letto
dove tu riposi, il legno della tua nave
Io sono il manico della tua zappa, la porta della tua dimora
il legno della tua culla e della tua bara.
Io sono il pane della bontà e il fiore della bellezza.
Tu che passi, guardami bene e non farmi male.

anonimo

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Il 18 settembre 1902 nacque JORGE CARRERA ANDRADE
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 settembre @ 14:47:22 CEST (987 letture)
Ricerche d'autore




Innamoramento


Il tuo corpo è composto di frutti.
La notte esali un odore di pesche.
Scende il tuo bacio dalla gola al cuore
come va l'acqua d'una fontana.
E la mia pelle freme alle carezze
.come al soffio di Dio l'erba dei campi.
Sei una coppa di frutti posata
accanto alle mie labbra tutti i giorni.




Il tuo corpo è un giardino


Il tuo corpo è un giardino, massa di fiori
e giunchi animati.
Dominio dell’amore: sui suoi colli
inseguo gli eterni bagliori.
Territorio di gigli, patria pura
che la mia mano in un istante percorre.
Le mie labbra nel tuo specchio palpitante
prosciugano fonti di dolcezza.
Isola per le mie braccia nuotatrici,
santuario del sospiro:
Sul tuo territorio, amore, spiro
albero strangolato dai fiori




Pace

Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.
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ora che...
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 settembre @ 11:12:11 CEST (749 letture)
Le poesie e altro di Grazia V










Adesso che non ho più responsabilità né doveri, se non verso me stessa,
non posso (non voglio?) più andare, cercare, conoscere (vivere?).
Resto qui ferma a osservare il tramonto, sogno e aspetto…

Grazia

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Amare
Postato da brunouk il Lunedì, 17 settembre @ 08:19:42 CEST (857 letture)
Le poesie di Pegaso III

Il mio io ancora ama
del sentire ruggine rimuovo
trascendendo il ticchettio del tempo.

La vita crea tempesta
in uragano vortice tutto travolge.

Tentazione dell’attimo;
se mi lasciassi andare
come rossa foglia d’autunno
o nota che vibra nel canto
forse l’armonia del gesto
creerebbe l’incanto di una melodia
intonata al lento battito del cuore
dove da sempre nasce amore.

L’ultima foglia lenta ondeggia lieve
si lascia trasportare
danza sospinta dal vento
brezza la accarezza e accompagna
nel suo ultimo giaciglio.

Nell’attimo che spegne anche il silenzio,
sento che Amare vuol dire felicità.


Bruno Gasparri
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Mattino alto di mare
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 settembre @ 08:15:23 CEST (768 letture)
Poesie di Luzi






Mattino alto di mare
a cui meravigliosamente era presente.
Era e eveniva
il suo essere presente
all' essere e all' evento
ininterrotto del mare
e di se stesso presente.
Era e eveniva
parimenti nel tempo
e nell' eternamente. Oh attimo ...

Mario Luzi

Biografia

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Vento
Postato da brunouk il Domenica, 16 settembre @ 08:54:49 CEST (913 letture)
Le poesie di Pegaso II

Tu vento
arrivi da nord porti l’inverno
cosa importa se il cuore è in tumulto.

Avvolti da leggero velo
sogni in eleganti estrazioni
dilatano in spazi cromatici
accentuati da un sole palpitante
oramai stanco dell’estate.

Solo sopiti motivi d’amore
emozioni fragili,
trasparenti ali di farfalla evanescenti
spargono iridescenti aloni
pigmenti dispersi
ad indicarmi strade
tra il bianco gelo
che sfuma in dissolvenza.

Nella mente sospese
come in attesa
visioni si cullano su frastagliate onde,
respira il mare
increspato dal vento tagliente,
mi abbandono al freddo gelo
cercando l’intelligenza del nulla.

All’improvviso l’essenza si fa chiara,
gigantografie scorrono come fotogrammi
infrangono schermo rifratto dal reale,
mi guardo, in un backstage rituale,
raggomitolandomi in estrema difesa al gelo
sperando che il sonno cancelli ogni ricordo
per poi risvegliarmi in un nuovo raggio di sole.

Bruno Gasparri
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Oggi 15 settembre, nacque Arturo Onofri
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 settembre @ 20:06:17 CEST (1093 letture)
Ricerche d'autore


Oggi 15 settembre, nacque Arturo Onofri




Anima, sei già stanca

Anima, sei già stanca
di far questa mia poesia?
o la forza ti manca
per vincere la nostalgia?

Certo mi fai sogghignare
se credi che la tua cantata
non faccia proprio pensare
a nessuna canzone passata...

Pensa nello spasimo orgiastico
al Nil sub sole novi
e credi a me: il rimastico
lento degli umili bovi
è giusto che più giovi
del tuo ruminare fantastico.

Anima - piccolo specchio -
io sono già stanco di tutto;
mi sembra che tutto che tutto
sia vecchio sia vecchio sia vecchio.





Nella tua siepe c'era l'universo


O mia piccola casa di provincia
ove memorie semplici ma care
si ravvivano intorno al focolare
per colui che ritorna e ricomincia

un interrotto sogno di dolcezza;
o mia tepida casa, io ti ritrovo
come una volta in questo aprile novo,
e sempre verde il rosmarino olezza.

Son nidi ancora sotto le tue gronde,
e, nell'orto, i bei ciuffi appena in fiore
della menta e del timo hanno un odore
che all'effluvio dell'anima risponde.

Caro è il murello con le vecchie crepe,
di dove, un giorno, uscivo di soppiatto
a fischiare ai ramarri o stavo quatto
a spiar la tagliola sulla siepe!

Che stupore, che gioia di scoperte
balenavano in te, mia casa, ogni alba!
Ancora sconosciuta era la scialba
nebbia che grava il mondo fatto inerte.

Ma tu sei sempre quella; è in me ch'è morto
il dolce tempo, come son diverso!
Nella tua siepe c'era l'universo,
ed ora non c'è più che un muro e un orto.





LA FALENA

Per la finestra, aperta sull'odorosa terrazza,
entrata è una falena volubile e freddolosa,
che tintinnando il fragile suo corpo alla lampa oleosa
dà di cozzo nel vetro sì forte che sembra pazza.

Vedendola tanto irata perché non può struggere l'ale
alla fiammella rinchiusa, una feroce pietà
di lei mi prende... e il vetro sollevo... pensando se tale
non sia l'anima umana che cerca felicità.

(da Poemi tragici, 1908)

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Un altro poeta ci ha lasciato
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 settembre @ 18:47:06 CEST (655 letture)
Messaggi II







Un altro lutto per Bologna. Ieri si è spento il poeta Roberto Roversi. Aveva 89 anni. Era nato il 28 gennaio 1923, e l'anno prossimo avrebbe compiuto 90 anni. I familiari hanno dato l'annuncio della sua scomparsa solo oggi. E sempre per suo desiderio non vi saranno cerimonie, né pubbliche né private, né commemorazione né camera ardente. Nel 1943 si era arruolato fra i partigiani, appena ventenne, e aveva combattuto nella Resistenza in Piemonte. Roversi è stato tra le altre cose scrittore di alcune tra le più note canzoni di Lucio Dalla nonché grande amico di Tonino Guerra. Nel 1955 ha fondato con Francesco Leonetti e Pier Paolo Pasolini la rivista Officina. Negli anni settanta Roversi ha scritto numerosi testi di canzoni per Lucio Dalla (per gli album Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili), e successivamente altri per gli Stadio. Ha diretto anche la rivista Lotta Continua.

Fonte: Corriere.it

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Autunno
Postato da brunouk il Sabato, 15 settembre @ 18:35:59 CEST (887 letture)
Le poesie di Pegaso III


Il vento muove rosse foglie
un tempo carico di dolcezza
ne assaporo melodico fruscio
rilassante come chill-out music
assieme all’ombroso bosco
allieva quotidiane ferite
anima percezioni estreme
creando un mondo di semplicità
dove solo parole nitide
esprimono l’amore
avvolgendolo in un leggero velo incantato
come di involucro dono
intarsiato in colori a contrasto.


E tu, vento del nord
porti freddo preludio
in modo che l’inverno brinato non mi colga,
ora tutto mi appare definito
ordinato dal tempo nel tempo,
ugualmente s’insinua un’ansia sottile
è solo sete d’aria per sentirmi vivo.


Mi siedo su una pietra sporgente
immobile galleggio
sospeso nel chiaro mattino,
l’ora sembra fermarsi virando nell’azzurro
in trasparenza
una sola nuvola nello spazio
sembra persa come in magica scena.

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Bugie
Postato da Letty il Venerdì, 14 settembre @ 22:23:31 CEST (818 letture)
Le poesie di Letty - II








Occhi come giardini di cristallo…
le tue bugie, pietre e sassi.


Letty

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Oggi 13 settembre nacque Clara Schumann
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 18:54:22 CEST (850 letture)
Ricerche d'autore






Clara Josephine Wieck Schumann nacque a Lipsia il 13 settembre 1819 e morì Francoforte sul Meno il 20 maggio 1896. Fu pianista e compositrice, moglie del compositore Robert Schumann. Una donna unica o quasi per la sua epoca: fu una compositrice, oltre che appassionata di musica, concertista, moglie e madre. La musica di Clara Schumann è quella romantica, il marito fu Robert Schumann: fu una donna moderna, che seppe andare oltre alla funzione di donna sottomessa al marito,ubbidiente rispettosa del suo ruolo di moglie e madre, di educatrice dei suoi figli, ne ebbe 5. Vincere contro i pregiudizi fu difficile, ma soprattutto lei seppe entrare nello spirito della sua epoca, romantica, che amava i sentimenti e tutto era un’esplosione di emozioni spontanee, travolgenti di passioni sublimi.



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Conseguenze del supplizio di Jean Calas
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 12:29:27 CEST (733 letture)
Testi e saggi di Voltaire I





Conseguenze del supplizio di Jean Calas

Se i penitenti bianchi son stati la causa del supplizio d'un innocente e della rovina completa d'una famiglia, della sua dispersione e dell' obbrobrio che non dovrebbe essere inerente che all'ingiustizia e invece lo è al supplizio; se la fretta dei penitenti bianchi a celebrare come santo colui che avrebbe dovuto essere trascinato sul graticcio, e a far perire sulla ruota un padre virtuoso, codesto infortunio dovrebbe indubbiamente indurli a una vera penitenza per il resto della loro vita: loro e i giudici devono piangere, ma non con una lunga veste bianca e sulla faccia una maschera che nasconda le lagrime.
Bisogna rispettare tutte le confraternite: sono edificanti; ma tutto il bene che possono fare allo Stato può forse compensare l'orrendo male che hanno provocato? Paiono istituite dallo zelo che nella Linguadoca anima i cattolici contro coloro che chiamiamo ugonotti. Si direbbe che si sia fatto voto di odiare i propri fratelli; siamo abbastanza religiosi per odiare e perseguitare, ma non abbastanza per amare e soccorrere. E cosa capiterebbe, se quelle confraternite fossero governate da entusiasti, come un tempo avvenne in certe congregazioni di artigiani e di signori, dove l'abitudine di avere delle visioni era ridotta ad artificio e sistema, come afferma uno dei più eloquenti e dotti magistrati nostri? Cosa capiterebbe se nelle confraternite si organizzassero quelle camere oscure, dette camere di meditazione, dove erano dipinti diavoli armati di corna e di artigli, e abissi di fiamme, e croci e pugnali, con il santo nome di Gesù sopra il quadro? Che spettacolo, per occhi già affascinati, per immaginazioni accese e sottomesse ai loro direttori!

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La morte di Jean Calas - II
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 12:05:06 CEST (972 letture)
Testi e saggi di Voltaire I





Breve storia della morte di Jean Calas

Parte II



Tredici giudici si riunirono ogni giorno per terminare il processo. Non si aveva, non si poteva avere nessuna prova contro la famiglia; ma la religione ingannata faceva le veci di prova. Sei giudici insistettero a lungo perché Jean Calas, suo figlio e il Lavaysse fossero condannati al supplizio della ruota, e la moglie di Jean Calas al rogo. Sette altri più moderati volevano che per lo meno si considerassero attentamente le cose. I dibattiti furono lunghi e frequenti. Uno dei giudici, persuaso dell'innocenza degli accusati e dell'impossibilità del delitto, parlò caldamente in loro favore; contrappose lo zelo
dell'umanità allo zelo della severità; si fece il pubblico avvocato dei Calas in tutte le case di Tolosa, dove i gridi della religione ingannata continuamente reclamavano il sangue di quegli sventurati. Un altro giudice noto per il suo rigore andava parlando contro i Calas con una violenza non inferiore alla foga con cui l'altro li difendeva. Lo scandalo fu tale che furono entrambi costretti a rinunciare alla carica; si ritirarono in campagna.
Ma sfortunatamente il giudice favorevole ai Calas persistette riguardosamente nella sua rinuncia, mentre l'altro tornò e diede il suo voto contro coloro che non avrebbe dovuto giudicare: quel voto determinò la condanna alla ruota perché ci furono otto voti contro cinque, avendo uno dei sei giudici clementi, dopo varie contestazioni, finito coll'aderire al partito del rigore.
Parrebbe che, quando si tratta di parricidio e di condannare un padre di famiglia al più orrendo supplizio, il giudizio dovrebbe essere unanime, perché le prove di così inaudito delitto dovrebbero essere d'un'evidenza estrema per tutti: in simile caso il benché minimo dubbio dovrebbe far tremare il giudice che sta per firmare una sentenza di morte. La debolezza della nostra ragione e l'insufficienza delle nostre leggi si fanno sentire continuamente; ma in quale occasione se ne sentirà maggiormente la miseria che allorquando la preponderanza d'un unico voto consegna un cittadino al supplizio? Occorrevano cinquanta voti oltre la metà perché si pronunciasse un giudizio capitale ad Atene. Con che risultato? con
ciò che sappiamo tanto inutilmente, che cioè i greci erano tanto più savi e più umani di noi.
Pareva impossibile che Jean Calas, vecchio di sessantotto anni, che da un pezzo aveva le gambe deboli e gonfie, avesse potuto da solo strozzare e impiccare un giovane di ventott'anni vigoroso più del normale; bisognava assolutamente che sua moglie, suo figlio Pierre e il Lavaysse e la serva lo avessero aiutato. Non s'erano mai lasciati un solo istante, la sera della fatale avventura. Ma anche questa supposizione era non meno assurda dell'altra: infatti, come mai una serva cattolica zelantissima avrebbe tollerato che degli ugonotti assassinassero un giovane allevato da lei, per castigarlo d'amare la religione di lei? Come mai il Lavaysse sarebbe corso apposta da Bordeaux per strangolare un amico del quale ignorava la pretesa
conversione? Come mai una tenera madre avrebbe alzato le mani sul suo figliolo? E come mai costoro avrebbero potuto strozzare un giovane forte come tutti loro messi insieme, senza una lotta lunga e violenta, senza grida atroci che avrebbero richiamato tutto il vicinato, senza ripetute percosse, senza lividi, senza abiti lacerati?
Leggi Tutto... | 6594 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


La morte di Jean Calas - I
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 12:01:19 CEST (971 letture)
Testi e saggi di Voltaire I




Breve storia della morte di Jean Calas

Parte I

L'assassinio di Calas, consumato a Tolosa con la spada della giustizia, il 9 marzo 1762, è uno dei più singolari avvenimenti degni dell' attenzione nostra e dei posteri. La turba dei caduti in innumerevoli battaglie è presto dimenticata, non soltanto perché così vuole l'inevitabile fatalità della guerra, ma perché coloro che son morti in battaglia avrebbero potuto dar la morte ai loro nemici, non sono periti senza difendersi. Se pericolo e vantaggio sono pari, lo stupore cessa, persino la pietà si affievolisce; ma se un padre di famiglia innocente è consegnato nelle mani dell'errore, o della passione, o del fanatismo, se l'accusato non ha altra difesa che la sua virtù, se gli arbitri della sua vita facendolo sgozzare non rischiano altro che di sbagliarsi, se con una sentenza possono uccidere impunemente: allora la voce pubblica si fa sentire, ognuno teme per-sé; ci si avvede che nessuno
è sicuro della propria vita davanti a un tribunale istituito perché vegli sulla vita dei cittadini, e tutte le voci si uniscono per domandar vendetta.
In questo strano affare si trattava di religione, di suicidio, di parricidio: si trattava di sapere se un padre e una madre avevano strangolato il loro figlio per piacere a Dio, se un fratello aveva strangolato il suo fratello, se un amico aveva strangolato il suo amico, e se i giudici dovevano rimproverarsi di aver fatto morir sulla ruota un padre innocente oppure di aver risparmiato una madre, un fratello, un amico colpevoli.
Jean Calas, di sessantotto anni, da più di quaranta anni era negoziante a Tolosa, e tutti coloro che avevano vissuto con lui lo stimavano un buon padre. Era protestante, come la moglie e tutti i figli, salvo uno che aveva abiurato l'eresia, e il padre gli passava una piccola pensione. Sembrava così alieno dall' assurdo fanatismo che spezza tutti i legami sociali che approvò la conversione di suo figlio Louis Calas, e che da trent'anni teneva in casa una serva, cattolica zelante, che gli aveva allevati tutti i figli.
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Voltaire
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 09:28:50 CEST (1432 letture)
Biografie IX





Voltaire nasce a Parigi il 21 novembre 1694; il suo vero nome è Francois-Marie Arouet. Figlio di una ricca famiglia borghese compie i primi studi presso i giansenisti e i gesuiti, acquisendo una solida formazione umanistica.
Ancora giovanissimo viene introdotto nella Société du Temple, cenacolo parigino di orientamento libertino, dove si segnala subito per la sua vivacità intellettuale.

Imprigionato una prima volta per alcuni versi irriverenti nei confronti del reggente, con lo pseudonimo di Voltaire scrive durante il soggiorno alla Bastiglia (1717-1718) la tragedia "Edipo", rappresentata con successo nel 1718, e il poema epico "La lega o Enrico il Grande" (1723), ripubblicato nel 1728 col titolo di "Enriade".

Il felice momento si interrompe bruscamente a causa di uno screzio col cavaliere di Rohan, in seguito al quale viene costretto all'esilio in Gran Bretagna (dal 1726 al 1729). Il soggiorno londinese sarà fondamentale per la formazione intellettuale di Voltaire: la conoscenza della realtà politica e sociale britannica lo convince della necessità di una profonda riforma dello stato assolutistico e feudale della Francia.
Queste sue convinzioni vengono espresse nelle "Lettere filosofiche" (o "Lettere sugli inglesi", 1733 a Londra, 1734 a Parigi), che hanno una vasta eco in Francia, divenendo uno dei testi di riferimento della pubblicistica contro l'Ancien régime.
Compie poi un breve soggiorno a Parigi durante il quale pubblica alcune tragedie ("Bruto", 1730; "La morte di Cesare", 1731) e la "Storia di Carlo XII" (1731), subito sequestrata; poi nel 1732 viene nuovamente costretto, per evitare un altro arresto, a fuggire in Lorena.
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Dove sei?
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 settembre @ 08:36:11 CEST (850 letture)
Poesie di Luzi










Dove sei? non ti trovo, anima mia,
chi ti ha preso - il mondo? il paradiso?
o ti celi tu nel tuo profondo?
parlami -
sento che mormorano,
talora, inquieti
...gli elementi
e insieme i molti attanti
dell' essere: uomini,
angeli, il sole,
l'aria, i venti.

Mario Luzi

Biografia

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L'inferno dei viventi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 settembre @ 21:52:17 CEST (840 letture)
Racconti di Italo Calvino










"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;
se ce n'è uno, è quello che è già qui,
l'inferno che abitiamo tutti i giorni,
che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti:
accettare l'inferno e diventarne parte
fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso
ed esige attenzione e apprendimento continui:
cercare e saper riconoscere chi e cosa,
in mezzo all'inferno, non è inferno,
e farlo durare, e dargli spazio. "

Italo Calvino
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Il vento largo...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 settembre @ 21:41:49 CEST (809 letture)
Un pensiero al giorno





Il vento largo é un vento che
non soffia mai nella stessa
direzione e di conseguenza
disorienta molto...
E' come il vento della vita
che ti sospinge
prima da una parte,
poi da un'altra...

Francesco Biamonti

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Pierre Reverdy nacque oggi 11 settembre
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 settembre @ 20:26:59 CEST (978 letture)
Ricerche d'autore







SUONO DI CAMPANA


Tutto si è spento
Il vento passa cantando
E gli alberi rabbrividiscono
Gli animali sono morti
Non c’è più nessuno
Guarda
Le stelle hanno smesso di brillare
La terra non gira più
Una testa si è inclinata
I capelli ramazzano la notte
L’ultimo campanile rimasto in piedi
Suona la mezzanotte.






LA PARTE AZZURRA DEL CIELO


Le panchine sono come strette
Dalle dorate catene del muro
Son prigioniere dei giardini dove
Si cela il sole
Accanto alla foresta vergine
Accanto alla prateria immobile
Al ponte che ruota fino al perpendicolo
Nell'esatto angolo retto
La scatola di nuvole si rompe
E tutti insieme bianchi uccelli s'alzano
Verde tappeto, più che l'acqua verde
E più dolce dell'erba, e più amaro
Alla bocca, e più diletto all'occhio
Gli alberi si bagnano in ginocchio
Serena è l'aria, e carica di sonno
Cade la luce
Perde il giorno i suoi petali
Più su, di colpo è l'improvvisa notte
Sguardi accorti, ammiccare delle stelle
Segni
Al di sopra dei tetti.
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La Festa di San Nicola da Tolentino
Postato da Paolo il Lunedì, 10 settembre @ 20:28:21 CEST (3728 letture)
Le opere di Paolo III
Il 7 luglio a Pamplona corrono davanti ai tori e San Firmino non è neanche il loro Santo Patrono, anche se fanno la Festa. Il 10 settembre, però, da qualche parte c’è proprio la Festa Patronale ed è quella di San Nicola da Tolentino. E’ là, dove c’è o c’era, il cognome Mazzarello e ci penso giusto per ragioni di opportunità, si può sempre pensare e scrivere anche su altri.



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Oggi 10 settembre nacque Mary Oliver
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 settembre @ 20:20:04 CEST (952 letture)
Ricerche d'autore


Oggi 10 settembre nacque Mary Oliver



Il cigno

L’hai visto, vagabondare, tutta notte, sul fiume scuro?
L’hai visto la mattina, sollevarsi nell’aria argentata –
Una profusione di fiori bianchi,
un perfetto parapiglia di seta e lino come piegato
nella schiavitù delle sue ali; un cumulo di neve, un mucchio di gigli,
battendo l’aria con il suo becco nero?
L’hai sentito, acuto e fischiettante
una musica tetra e stridula – come la pioggia a dirotto sui rami – come una cascata
passare come una lama giù per le sponde buie?
E l’hai visto, infine, proprio sotto le nubi –
Una croce bianca svolazzante attraversare il cielo, le sue zampe
come foglie annerite, le sue ali come la luce allargata del fiume?
E l’hai sentito, nel tuo cuore, quanto sia parte di ogni cosa?
E hai infine compreso anche tu, lo scopo della bellezza?
E hai cambiato la tua vita?



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Candido, o l'ottimismo, Voltaire
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 settembre @ 11:49:44 CEST (1012 letture)
Testi e saggi di Voltaire I





Candido, o l'ottimismo (Candide, ou l’Optimisme in francese), talvolta Candido, ovvero l'ottimismo, spesso contratto in Candido, è un racconto filosofico di Voltaire che mira a confutare le dottrine ottimistiche quale quella leibniziana. Lo scrittore francese fu stimolato sicuramente dal terremoto di Lisbona del 1755 che distrusse la città, mietendo molte vittime. Voltaire scrisse prima un poema sul cataclisma (1756) e successivamente redasse il Candido (1759). Voltaire scrive il Candido in un periodo successivo a numerose persecuzioni nei suoi confronti che l’hanno portato sulla via di una visione disincantata del mondo.
Nonostante la presa d’atto dell’esistenza del male, non risulta, comunque, che Voltaire nel Candido esalti il pessimismo, quanto si limiti a stigmatizzare la pretesa di "vivere nel migliore dei mondi possibili", precetto su cui Leibniz montò il cardine della propria filosofia. Non a caso l'illuminista francese incarna nella figura del precettore Pangloss il filosofo tedesco, intento ad istruire il giovane Candido a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, sebbene si succedano in continuazione controversie e disavventure.
È citato anche da Leonardo Sciascia nel romanzo Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia del 1977.
La vicenda di Candido è stata musicata dal compositore americano Leonard Bernstein nell'operetta Candide.




Viveva in quei pressi un derviscio famosissimo, che aveva fama d'essere il maggior filosofo di Turchia. Andarono a consultarlo. Pangloss prese la parola, e disse: "Maestro, siam venuti a pregarvi che ci spieghiate perché sia stato creato un animale così bizzarro com'è l'uomo."
"Ma di che ti vai a impicciare?" disse il derviscio; "che te ne importa?"
"Ma, padre mio reverendo," osservò Candido, "v'è pur nel mondo una quantità spaventosa di mali."
"E che diavolo importano," rispose il derviscio, "i mali ed i beni? Quando Sua Altezza spedisce una nave in Egitto, si da ella forse pensiero se i topi che sono nella stiva stanno comodi o no?"
"E allora che dobbiamo fare?" domandò Pangloss.
"Tacere", rispose il derviscio.
"Io m'ero illuso" riprese Pangloss, "di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell'origine del male, della natura dell'anima e dell'armonia prestabilita."
A questo il derviscio sbatté loro l'uscio in faccia.
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Clemens Maria Brentano- 9 settembre 1778
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 settembre @ 20:55:18 CEST (858 letture)
Ricerche d'autore









Non odi come le fonti mormorano

Non odi come le fonti mormorano,
come stride il grillo non odi?
Silenzio, silenzio, stiamo in ascolto,
beato chi muore immerso nei sogni.
Beato chi si culla sulle nuvole,
la luna gli canta la ninnananna,
come beato spiccherà il volo
a chi il sogno muove l'ala,
e nell'azzurra distesa del cielo
astri come fiori coglie:
dormi, sogna, vola, presto
ti sveglierò, colmo di gioie.


Clemens Maria Brentano


"La follia è la sorella sfortunata della poesia".


Poeta tedesco nacque a Ehrenbreitstein s. Reno il 9 settembre 177 8 e motì a Aschaffenburg nel 1842. Di padre italiano e di madre tedesca, studiò a Halle e a Jena, dove strinse amicizia con i romantici L. Tieck e F. Schlegel. In questo periodo pubblicò una commedia satirica (Gustav Wasa, 1800) e un romanzo (Godwi, 2 voll., 1801-1802) che già rivela il suo talento lirico. Dopo un tempestoso amore per Sophie Mereau (che, da lui sposata nel 1803, morì nel 1806) iniziò la Chronika eines fahrenden Schülers (1802) e un poema, le Romanzen vom Rosenkranz (1810), che rimase frammentario. Insieme con l'amico e cognato A. von Arnim partecipò alla polemica letteraria romantica, e pubblicò la celebre raccolta di canti popolari Des Knaben Wunderhorn (1806). Nella sua folta produzione fiabesca, di qualità ineguale e talora contaminata con fonti diverse (tra cui il Basile), spiccano Die Geschichte vom braven Kasperl und vom schönen Annerl (1817); Gockel, Hinkel und Gackeleia (1838); delizioso e tragico, qui, il poetico motivo della Loreley, da lui inventato e da altri ripreso. Ritiratosi in una sua proprietà in Boemia, scrisse ancora il dramma Die Gründung Prags; convertitosi al cattolicesimo, visse dal 1818 al 1824 presso la monaca veggente Katharina Emmerich, celebrando la Passione di Cristo e la vita di Maria (Das bittere Leiden unseres Herrn Jesu Christi, 1833).
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Le persone...
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 settembre @ 08:05:14 CEST (934 letture)
Un pensiero al giorno





E' bello leggere le persone. Quelli tutti uguali cercano di sembrare diversi, i diversi tentano di sembrare uguali. I liberi se ne fregano. Ogni ruga una riga, ogni smorfia un epigramma, ogni sbadiglio un aforisma scontato. Le persone sono una biblioteca pubblica. E non lo sanno...

A. G. Pinketts


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Il pensiero del giorno
Postato da Grazia01 il Sabato, 08 settembre @ 20:32:12 CEST (1092 letture)
Un pensiero al giorno









Quanto più lontano stanno dagli occhi, tanto
più vicini al cuore sono i sentimenti che
cerchiamo di soffocare e dimenticare

P.Coelho




Buona domenica

Grazia
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Ciao


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