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Poesie come...farfalle
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 maggio @ 18:25:06 CEST (1005 letture)
Poesie tematiche 2012




Poesie come farfalle...





PAGLIA E FARFALLE
di Leonardo Sinisgalli

Marzo rimescola paglia e farfalle
nell'aria più liscia.
Affondo il piede nella buca
di terra che la talpa
ha rimosso da poco.
Mi struscia il sole la nuca
sull'erba folta della valletta.




SETTEMBRE
di Attilio Bertolucci

Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse

fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi

giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuor
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Un punto è l'embrione
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 maggio @ 18:22:20 CEST (991 letture)
Poesie di Merini







Un punto è l'embrione
un secolo di vita
che ascolta l'universo
la memoria del mondo
fin dalla creazione
L'uomo che nascerà
è un'eco del Signore
e sente palpitare in sé
tutte le stelle


Alda Merini

Biografia
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Benvenuto!
Postato da Grazia01 il Giovedì, 03 maggio @ 21:23:49 CEST (958 letture)
Messaggi II


Un cordiale benvenuto a Mario-T, ora Casatea è anche casa tua.
In attesa di vedere quanto vorrai proporre, ti porgo i miei migliori saluti.

Grazia
a nome dello staff
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Katolike Aksie in Genua
Postato da Paolo il Giovedì, 03 maggio @ 19:06:44 CEST (4132 letture)
Le opere di Paolo III
A Parigi, Freud notò che i suoi maestri neurologi, quando erano in ospedale, commentavano i disturbi in un certo modo. Quando invece erano tra di loro a un party, dicevano la verità e raccontavano l’influenza della vita affettiva e sessuale sui loro pazienti. Perché non scriverlo apertamente?




L’uomo ha bisogno di esercitare l’attività e la donna di amministrare la recettività. Questo può anche non essere fatto e il mondo non si ferma per questo. Con l’esclusione del Sud America, nelle altre parti la Chiesa Cattolica è ormai poco più di un’enclave. Io scrivo in Italiano e non posso escludere la formazione dell’identità nazionale, neanche quando è rifiutata. In questa identità c’è però il modello del Papa, più di quanto non siano disposti ad ammettere gli stessi cattolici. Prendendo spunto da una citazione di Renan, non disturbo l’agonia di Genova morente. I giovani non sono adatti a patire: a 18 anni il mio professore di Religione lesse in classe ‘Discorso alla gioventù tedesca’ (1945) di E. Wiechert. C’era scritto che, dopo tutte le tragedie provocate dai padri, i figli superstiti potevano ancora fare qualcosa. Di migliore, s’intendeva. L’autore, nell’attesa, decideva di non fare nulla e si trasferiva in Svizzera. Nell’incertezza di potere rimediare agli errori comuni, non è salutare invitare gli altri a farlo. Per questo, racconto una fiction, con le sue premesse storiche.
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I MESTIERI DELLA VECCHIA MILANO
Postato da Grazia01 il Giovedì, 03 maggio @ 18:47:00 CEST (5099 letture)
Milano mia I
TRA OTTOCENTO E NOVECENTO



Per i forestieri la locuzione "mestee de Milan" è sinonimo di affare al contempo grandioso, complesso e difficile: tale infatti doveva apparire la città col suo brulichio di uomini, le mille botteghe e mercati e il vociare continuo di gente indaffarata, a chi veniva dalla campagna o dalla modesta vita di paese. Eppure i mestieri di Milano sono i mestieri dell'uomo che è vissuto e vive in questa terra nel tempo; la dimostrazione in un'ampia panoramica storica, che prende le mosse dal Medioevo e giunge sino ai nostri giorni, della straordinaria forza e varietà inventiva dell'ingegno umano e della sua formidabile capacità di lavoro. Tocchi questa forza le vette dell'arte o si fermi all'umile traguardo di sbarcare il lunario come meglio si può, l'importanza è relativa. Conta la volontà di lasciare un segno, grande o piccolo che sia, ma certamente utile, di portare una bella pietra levigata o un sassolino alla costruzione di una positiva convivenza civile. E in questa Milano dai mille e più mestieri che continuano nei secoli, la civiltà del lavoro nasce e mantiene un'identità personale, che ha il sapore e il gusto dell'opera creata con felice impegno, con dura e amorosa fatica.



Questo modo concreto di dedicarsi, anzi di consacrarsi ad un lavoro personale per trasmettergli tutta la carica umana di cui si è capaci, entra nell'anima e nel sangue dei milanesi. Ancor oggi il milanese di nascita o di adozione quando lascia la casa per recarsi al lavoro non dice: "vado in fabbrica o in ufficio", ma proclama: "voo a bottega". La bottega, il laboratorio, "et mestee", è la sua patente di nobiltà.
haec tibi erunt artes
(Virgilio)



EL SCIOSTREE

Bottega tipica di Milano era quella del sciostree. La sciostra era un magazzino che vendeva un po’ di tutto dal carbone ai materiali da costruzione. Il termine potrebbe derivare dal latino sub strata (sotto la strada) visto che il luogo tipico della sciostra erano gli scantinati lungo i navigli, dove era più facile scaricare la merce che arrivava con i barconi.
Narra una leggenda che un vecchio carbonaio fece giurare al figlio di continuare a occuparsi di carbone. Giurò il figlio ma si innamorò della figlia del fornaio del negozio di fronte al suo. Che contrasto faceva il giovane tutto nero vicino alla giovane tutta bianca. Il fornaio che non amava questo contrasto gli disse” O cambi mestiere o cambi amore”. L’ingegno giunse in soccorso del giovane che, per salvare capra e cavoli, si mise a lavorare nel …carbone bianco dei fiumi e dei torrenti lombardi.
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Teneramente
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 maggio @ 18:28:34 CEST (999 letture)
Un pensiero al giorno




Una madre, camminando con il proprio figlio, gli dice che lui è unico. Il bambino le risponde che questa unicità lo spaventa, perchè lo fa sentire solo e, a sua volta, chiede alla mamma, se anche lei sia unica e se questa consapevolezza non la faccia sentire sola. Anche le formiche a prima vista così uguali, sono uniche secondo la mamma. Il bambino con una sua logica stringente ribatte che se tutti sono unici, allora tutti sono soli. La mamma gli dice che questo è vero: anche lei è unica e sola come lui, ma se si abbracciano non sono più soli. "Allora abbracciami", dice il bambino. La mamma allora lo stringe a sé, sentendo il cuore del bambino battere forte e lasciando che lui potesse sentire di rimando il suo. "Adesso non sono più solo" si disse il bambino. E così la madre gli spiegò che era per questo che era stato inventato l'abbraccio.

D.Grossman
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Da Amleto
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 maggio @ 18:20:45 CEST (1175 letture)
Poesie e opere di Shakespeare











Dubita che le stelle siano fuoco,
dubita che intorno al sole giriamo,
dubita che la vita sia un gioco
ma non dubitare che ti amo..
cara Ofelia sono negato per i versi,
io non ho l'arte di scandire i miei sospiri
ma che ti amo moltissimo,
oh molto, tantissimo credilo..
Addio, tuo per sempre Amleto


William Shakespeare

Biografia

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Primo maggio in poesia
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 maggio @ 14:49:41 CEST (974 letture)
Poesie tematiche 2012


Primo maggio, la festa dei lavoratori.



E' giusto che una giornata sia dedicata al lavoro, la principale attività di ogni uomo,
la principale fonte della sua prosperità...
Ogni lavoro è importante, sia quello compiuto dalle braccia, sia quello compiuto dalla mente perché in ogni uomo che lavora c'è sempre una mente che pensa e provvede,
c'è sempre una persona che fatica per sé, per i propri cari, per il bene dell'umanità.
Ogni luogo in cui vivi, porta l'impronta dell'operosità di chi ci ha preceduto perché la storia del progresso è la storia del lavoro.



Gli odori dei mestieri
di Gianni Rodari

lo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d'olio la tuta dell'operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c'è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po'.





Il muratore
di Giosuè Borsi

Prendi ed eleggi dei matton quadrucci
quelli più esatti, più ben cotti e lisci,
poi con un colpo secco del martello
i troppo acuti spigoli scantucci.
Prendi la pescolata e la spartisci
e il mattone vi adagi al suo livello.
Indi batti su quello
con la cazzuola volta dalla parte
del manico, con arte,
perchè della compressa
calcina agglomerata non avanzi
il più di sotto, ma il soverchio d'essa
spinto di fuori, sia raccolto, innanzi
che si secchi, e ripreso,
impastato, spalmato e ben disteso.

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Due forestieri alla fiera del libro
Postato da Grazia01 il Lunedì, 30 aprile @ 19:07:47 CEST (1016 letture)
Letture varie III




Due forestieri alla fiera del libro

Alcuni giorni fa' si e' conclusa la fiera del libro a Pola. Una delle rare occasioni in cui questa addormentata citta' mediterranea in cerca di identita' si risveglia dal sonno invernale in cui tutti i giorni sono uguali uno all'altro. Anche le foschie sono come quelle di ieri…. Sempre uguali, pesanti e indifferenti si trascinano per le vie ed entrano nelle ossa dei passanti che rincorrendo la gioventu' perduta vanno da sportello a sportello nella speranza che lo Stato li ricordera' almeno in questo periodo natalizio concedendo loro qualche soldino in piu' sulla loro misera pensione. In quest'atmosfera si e' tenuta una grande (per le circostanze locali) fiera del libro che e' stata degnata della presenza di Umberto Eco. Purtroppo quel giorno quando Eco e' stato ospite alla fiera io, spinto da motivi di pura sussistenza, sono stato fuori Pola e non sono riuscito a rientrare in tempo per vedelo ed ascoltarlo. Una delle poche cose che avrei volentieri ricordato in quest'anno. Sebbene, anche essendo a Pola, difficilmente avrei avuto l'occasione di avvicinarlo, o addirittura di conoscerlo con tutte quelle persone piu' idoneee di me. Pero' mi discpiace lo stesso.
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Pianura
Postato da Grazia01 il Venerdì, 27 aprile @ 22:13:15 CEST (1574 letture)
Poesie di Pozzi Antonia










Pianura


Certe sere vorrei salire
sui campanili della pianura,
veder le grandi nuvole rosa
lente sull'orizzonte
come montagne intessute
di raggi.

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Sono solo un sogno, il tuo sogno …
Postato da brunouk il Giovedì, 26 aprile @ 18:25:59 CEST (898 letture)
Le poesie di Pegaso I


Immersa in leggera nebbia
nel silenzio levigato
lentamente le palpebre calano
sipario sul palcoscenico del cielo.

Vestita di raso fucsia a balze,
lentamente fluttui nel sonno e …

Sei con me amore mio.

Tra sillabe sussurrate
accenti d’amore trasparenti
iridescenti come diamanti preziosi
rivelano tentate seduzioni.
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Tela
Postato da brunouk il Martedì, 24 aprile @ 21:35:43 CEST (881 letture)
Le poesie di Pegaso I


Tela attende firma d'autore
per poi tramandare ai posteri
la gioia dell'arte nel colore.

Il pennello pulito sospeso nell'aria
molto indeciso è l’inizio tra tanti pastelli.

C’è il rosso del sangue dell'uomo
il nero del buio mistero
bianco di vergine fiore
giallo del deserto infuocato
verde del quadrifoglio disperso nel prato
blu del profondo oceano infinito
marrone dello spoglio bosco d’inverno.
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Vado in vacanza
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 aprile @ 12:17:16 CEST (1023 letture)
Messaggi II






Sto partendo per una vacanza di una settimana sul lago Maggiore,
porto il pc portatile, ma spesso da lì la connessione è difficile e discontinua,
spero di riuscire a entrare qui, se non mi vedete...vi penso.
Vi abbraccio e vi auguro sereni giorni di primavera...
pare che stia arrivando davvero!


Parto,
ma il mio cuore
resta qui...
o almeno un pezzettino!





Ciao a presto
Grazia
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EVVIVA IL DOLORE
Postato da rosarossa il Lunedì, 23 aprile @ 18:29:29 CEST (4141 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VII





EVVIVA IL DOLORE

Con accettazione accogliamo il dolore!
Esso è il sale che aggiusta
il sapore della nostra vita.
Senza il suo ausilio non avremmo modo di confronto
per assaporar la vera gioia e vivere diverse emozioni.
Nel tempo diventerebbe insapore
la vivremmo sempre uguale, perciò noiosa
sempre più sbiadita.
Evviva il dolore
amico della vita.


Rosarossa
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Addio
Postato da brunouk il Lunedì, 23 aprile @ 18:15:58 CEST (862 letture)
Le poesie di Pegaso I


Addio

Dirti semplicemente addio
guardandoci negli occhi,
lo sai, ti amo,
questo mio infinito amore
va oltre l’attimo dell’amplesso,
dove l’anima valica il tempo.

Rivedo, immerso in leggera foschia,
il primo incontro
l’incanto del tuo leggiadro essere
avvolto nell’essenza sensuale
sicuro approdo, dove tutto è silenzio.
Leggi Tutto... | 758 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Persone
Postato da Letty il Lunedì, 23 aprile @ 18:08:53 CEST (728 letture)
Le poesie di Letty - II
Le persone non si aspettano, non sono tram di linea che vedi arrivare ad una fermata intermedia. Le persone sbucano dagli angoli più impensati di questa strada chiamata vita: alcune ti lasciano un sospiro, altre una lacrima, chi ti lascia un sorriso, chi i suoi guai. Ti ci mischi, ti ci sporchi, ti ci improfumi… ognuno con i suoi colori e le sue manie… è bello in ogni caso amalgamarsi… anche se siamo destinati a perderle…

Letty




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Libero
Postato da Anonimo il Domenica, 22 aprile @ 19:22:22 CEST (855 letture)
Le poesie di Pegaso I





Libero

Mi sono immerso nel tempo
l’ho atteso
guerriero intento alla lotta.
Uomo desideravo le stelle
accontentandomi del deserto
dove solo il Baobab
sa attendere.

A volte il guerriero
vince la battaglia
a volte si perde
negli occhi di una donna.
Leggi Tutto... | 414 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


PENSIERO
Postato da rosarossa il Sabato, 21 aprile @ 13:09:05 CEST (1042 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VII









PENSIERO


Mi affaccio alla finestra,
ti sto pensando!
Veloce è il pensiero, a lui affido un messaggio
e te lo mando.
invano ti cerca; sorvola il cielo perlustra la terra,
degli oceani il fondo,
ma non ti trova!
Non ci sei, oppure anche all'ingenuo pensiero
ti nascondi?
Deluso, alla mia mente lo consegna al suo ritorno.
Il cuore triste lo registra
fra sogni e ricordi, ed io sempre
sognando!
Ti cerco ancora in ogni dove,
mentre amaramente soffro
e piango.


Rosa rossa
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Poesie di Baudelaire
Postato da Grazia01 il Sabato, 21 aprile @ 09:42:45 CEST (1048 letture)
Poesie di Baudelaire







Con sguardo libero Baudelaire scrive in modo spregiudicato,
contraddittorio, paradossale, analizza il mondo e il suo mistero
im modo moderno e su questo punto egli scrisse:
“la modernità è al transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte,
di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile ...
perché ogni modernità acquisti il diritto di diventare antichità,
occorre che ne sia stata tratta fuori la bellezza misteriosa
che vi immette, inconsapevole, la vita umana"




Tristezze della luna

Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s'estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore

nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d'opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

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Willie Orange e le elezioni genovesi del 2012
Postato da Paolo il Venerdì, 20 aprile @ 18:51:00 CEST (3890 letture)
Le opere di Paolo III
Caro produttore, intenda la sceneggiatura del telefilm come una traccia esplorativa. Quando scrivo: inquadratura o shot, immagini di fermare l’attenzione su di una scena nel corso di una ricerca. La telecamera può soffermarsi per tutto il tempo necessario, o muoversi lentamente perché lo spettatore s’impadronisca della situazione. Non ci sono le barriere spazio temporali, si possono impiegare sottotitoli a indicare i luoghi e le epoche. La voce fuori campo può ulteriormente chiarire. Altre sequenze sono movimentate: non c’è il problema di perdere l’attenzione. Se l’ispirazione regge, si può pensare a una serie di telefilm. Ci vogliono una buona regia, a questo dovrebbe provvedere lei, e attori non professionali. L’autore.

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Chi è la più cliccata del reame?
Postato da brunouk il Venerdì, 20 aprile @ 11:53:17 CEST (632 letture)
Le poesie di Pegaso I

Lo schermo è acceso
non ti resta che attendere in silenzio
l’apparire del tuo viso
definito in Pixel multistrato
gli occhi fluttuando tra bagliori
satina dettagli di atemporali ricordi
connessione confusa volutamente nascosta
in dipinta maschera di vuoto ossessivo.
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Sotto la maglietta
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 21:17:56 CEST (3578 letture)
Poesie d'amore I




Sotto la maglietta

Quando sarò lontano
ti sognerò
e, sognandoti,
mi sforzerò di non sognare
pensando di toccare
per davvero
la tua pelle di luna,
i tuoi capelli
e metterò la mano
sulla tua schiena
sotto la maglietta,
da te guidato lì
ridendo per l’intesa.
E riuscirò,
perfino sul fantasma,
a fare presa.


Paolo Ruffilli
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Il lupo sbrana
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 21:00:28 CEST (1035 letture)
Poesia al femminile II




Il lupo sbrana


Mia madre non vuole
l'immagine allo specchio
ed io non ho mai dato resto
al conto della bellezza.
La gola è secca
e non confessa le colpe,
l'unica vanità permessa
oggi
è guardarla
ma nessuno sa
quando il lupo sbrana.


Maddalena Capalbi
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Degas, il primo esploratore della danza.
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 20:24:39 CEST (3082 letture)
ARTE II




Cosa c’è nelle pieghe? Nelle pieghe dei costumi e dei corpi delle ballerine disegnate e dipinte da Degas? A suscitare questo interrogativo è la mostra “Degas e la danza: immaginando il movimento” (titolo originale “Degas and the ballett: picturing the movement”, in corso alla Royal Academy of Arts di Londra.
Nel sontuoso catalogo vi è una citazione da Baudelaire: «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe, è la materia graziosa e terribile che si anima e si abbellisce attraverso il movimento». Spesso, nelle composizioni di Degas in cui sono raffigurate più danzatrici, i passi, le posture e i gesti delle ballerine hanno la formalità quasi geometrica delle lettere di un qualche alfabeto, mentre i loro corpi e le loro teste, che formano quelle lettere, sono recalcitranti, sinuosi e individuali. «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe…».
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Ambivalenza e amicizia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 11:53:44 CEST (1007 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni II




La vita quotidiana è dominata dal potere e dalla sopraffazione. Nei rapporti aziendali, spesso, molti superiori provano un acre piacere ad affermare il loro potere sui sottoposti. Nei rapporti con i colleghi c'è competizione per la gerarchia e il rango. Tutto il sistema professionale è costruito come ascesa nella scala del prestigio e del potere. Anche le cose che appartengono allo svago, al divertimento, sono strumenti di affermazione sociale. Un party, per esempio, è anche un’esposizione in cui ciascuno cerca di mettersi in vista. I partecipanti si riuniscono a gruppetti per giudicare gli altri. È in questo modo che viene elaborata la valutazione sociale e si costituiscono le gerarchie di prestigio. Non si tratta, però, di una valutazione obiettiva e disinteressata. I gruppi sono coalizioni che si formano per combattere gli avversari, per scacciare i concorrenti. A questo serve la maldicenza: ad aggredire collettivamente l'assente, per metterlo fuori gioco. Il desiderio di potere, di emergere, il bisogno di dominio, sono presenti anche nelle relazioni familiari, fra coniugi, fra persone che si amano. Nelle coppie vi è una continua, sottile schermaglia in cui ciascuno si afferma ai danni dell'altro, lo fa sentire in colpa, lo umilia. A volte, dopo il periodo incandescente dell'innamoramento, sembra non restare altro che questo bisogno di sopraffazione e di rivalsa. Di certe coppie ci si domanda se siano più legate dall'amore o dal desiderio di vendetta; dal desiderio di tenere l'altro legato, prigioniero e avvilito. Vi sono persone che hanno così tanto ceduto ai loro desideri aggressivi e di dominio che sono diventate, per i loro congiunti o per i loro dipendenti, dei veri e propri despoti. Qualunque cosa l'altro faccia, anche se perfetta, anche se ammirevole, non fanno mai un elogio pieno. Scoprono qualche difetto, infieriscono su un particolare insignificante e, in quel modo, distruggono il valore di tutta l'opera. Mettono il loro interlocutore in condizione di sentirsi sempre in fallo, sempre colpevole. Come la più cupa morale della controriforma cattolica, che teneva inchiodati col terrore i credenti perché, anche se la loro vita era stata santa, bastava un peccato all'ultimo istante per essere condannati ai tormenti eterni. Bastava un nulla una disattenzione, una debolezza, ed era finita. Ma anche senza arrivare a questi estremi di crudeltà psichica, nella vita quotidiana capita, spesso, che una nostra gioia venga avvelenata da un’osservazione, da una battuta fatta da chi ci sta vicino. A prima vista queste cose sembrano casuali, ed invece sono sottilmente intenzionali, sono fatte apposta per rovinare il piacere, per far soffrire. È da questo mondo meschino e dal suo peso quotidiano che l'amicizia ci libera.
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Pensiero del giorno
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 08:44:15 CEST (1146 letture)
Un pensiero al giorno







Potete vangare gli oceani a vostro piacere, e passarvi l’erpice,
se vi riesce, ma la luna regolerà le maree,
e i venti modelleranno la loro superficie.


O. W. OLMES
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La storia di Muhammad Din
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 08:41:08 CEST (12435 letture)
Racconti IV
Chi è l'uomo felice? Colui che si vede nella propria casa, a casa sua, bambini coronati di polvere che saltano e cadono e urlano.
Munichandra (tradotto dal prof. Peterson)



La storia di Muhammad Din

La palla da polo era vecchia, raschiata, strappata, ammaccata. Se ne stava sulla cappa del camino fra le mie cannucce da pipa che Iman Din, il khitmatgar, stava pulendo per me. « Al figlio del cielo serve a nulla questa palla?» chiese Iman Din con deferenza. Il figlio del cielo non teneva in modo particolare a quella palla, ma a che poteva servire una palla da polo ad un khitmatgar? « Con il permesso di Vostra Grazia, ho un figlioletto. Ha visto quella palla e desidera giocarci. Non è per me ». Nessuno, nemmeno per un istante, avrebbe pensato di sospettare che il vecchio e imponente Iman Din volesse .giocare con le palle da polo. Portò fuori quella cosa mal ridotta sulla veranda; e ci fu subito un uragano di strilli di gioia, un calpestio di piccoli piedi e il thud-thud-thud della palla che rotolava per terra. Evidentemente il piccino stava aspettando fuori della porta per assicurarsi il tesoro. Ma come era riuscito a vedere quella palla da polo? Il giorno dopo, tornando dall'ufficio mezz'ora prima del solito, mi accorsi, nella sala da pranzo, della presenza d'una figuretta, una figura piccolina, paffutella, vestita d'una camicia insufficiente in un modo così ridicolo da arrivargli, forse, a mezza strada dalla pancetta. Gironzolava nella stanza, con il pollice in bocca, canterellando fra sé mentre faceva l'inventario di tutti i quadri. Indubbiamente questo era il «figlioletto ». Naturalmente, non doveva entrare nella mia stanza, ma era tanto assorto nelle scoperte che non si accorse della mia presenza sulla soglia. lo entrai nella stanza e questo lo spaventò in tal modo che stava per avere un accesso nervoso. Cadde a sedere per terra ansando. Spalancò gli occhi e subito dopo la bocca.
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Impariamo, amore…
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 aprile @ 20:31:50 CEST (976 letture)
Racconti e poesie di José Saramago








Impariamo, amore…


Impariamo, amore, da questi monti
Che, così distanti dal mare, sanno il gesto
Di bagnare nell’azzurro gli orizzonti.

Facciamo ciò che è giusto e di retto:
Da desideri occulti altre fonti
E scendiamo al mare dal nostro



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Pensiero della sera
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 aprile @ 17:45:11 CEST (942 letture)
Poesie e prosa di Gibran II









Se vuoi vedere le valli, sali in vetta ad una montagna;
se vuoi vedere la vetta ...di una montagna, sali su una nuvola;
se invece aspiri a comprendere la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.


Kahlil Gibran


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Amare
Postato da brunouk il Domenica, 15 aprile @ 18:29:36 CEST (979 letture)
Le poesie di Pegaso I
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