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Libero
Postato da Anonimo il Domenica, 22 aprile @ 19:22:22 CEST (937 letture)
Le poesie di Pegaso I





Libero

Mi sono immerso nel tempo
l’ho atteso
guerriero intento alla lotta.
Uomo desideravo le stelle
accontentandomi del deserto
dove solo il Baobab
sa attendere.

A volte il guerriero
vince la battaglia
a volte si perde
negli occhi di una donna.
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PENSIERO
Postato da rosarossa il Sabato, 21 aprile @ 13:09:05 CEST (1165 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VII









PENSIERO


Mi affaccio alla finestra,
ti sto pensando!
Veloce è il pensiero, a lui affido un messaggio
e te lo mando.
invano ti cerca; sorvola il cielo perlustra la terra,
degli oceani il fondo,
ma non ti trova!
Non ci sei, oppure anche all'ingenuo pensiero
ti nascondi?
Deluso, alla mia mente lo consegna al suo ritorno.
Il cuore triste lo registra
fra sogni e ricordi, ed io sempre
sognando!
Ti cerco ancora in ogni dove,
mentre amaramente soffro
e piango.


Rosa rossa
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Poesie di Baudelaire
Postato da Grazia01 il Sabato, 21 aprile @ 09:42:45 CEST (1112 letture)
Poesie di Baudelaire







Con sguardo libero Baudelaire scrive in modo spregiudicato,
contraddittorio, paradossale, analizza il mondo e il suo mistero
im modo moderno e su questo punto egli scrisse:
“la modernità è al transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte,
di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile ...
perché ogni modernità acquisti il diritto di diventare antichità,
occorre che ne sia stata tratta fuori la bellezza misteriosa
che vi immette, inconsapevole, la vita umana"




Tristezze della luna

Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s'estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore

nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d'opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

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Willie Orange e le elezioni genovesi del 2012
Postato da Paolo il Venerdì, 20 aprile @ 18:51:00 CEST (5025 letture)
Le opere di Paolo III
Caro produttore, intenda la sceneggiatura del telefilm come una traccia esplorativa. Quando scrivo: inquadratura o shot, immagini di fermare l’attenzione su di una scena nel corso di una ricerca. La telecamera può soffermarsi per tutto il tempo necessario, o muoversi lentamente perché lo spettatore s’impadronisca della situazione. Non ci sono le barriere spazio temporali, si possono impiegare sottotitoli a indicare i luoghi e le epoche. La voce fuori campo può ulteriormente chiarire. Altre sequenze sono movimentate: non c’è il problema di perdere l’attenzione. Se l’ispirazione regge, si può pensare a una serie di telefilm. Ci vogliono una buona regia, a questo dovrebbe provvedere lei, e attori non professionali. L’autore.

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Chi è la più cliccata del reame?
Postato da brunouk il Venerdì, 20 aprile @ 11:53:17 CEST (702 letture)
Le poesie di Pegaso I

Lo schermo è acceso
non ti resta che attendere in silenzio
l’apparire del tuo viso
definito in Pixel multistrato
gli occhi fluttuando tra bagliori
satina dettagli di atemporali ricordi
connessione confusa volutamente nascosta
in dipinta maschera di vuoto ossessivo.
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Sotto la maglietta
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 21:17:56 CEST (4477 letture)
Poesie d'amore I




Sotto la maglietta

Quando sarò lontano
ti sognerò
e, sognandoti,
mi sforzerò di non sognare
pensando di toccare
per davvero
la tua pelle di luna,
i tuoi capelli
e metterò la mano
sulla tua schiena
sotto la maglietta,
da te guidato lì
ridendo per l’intesa.
E riuscirò,
perfino sul fantasma,
a fare presa.


Paolo Ruffilli
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Il lupo sbrana
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 21:00:28 CEST (1094 letture)
Poesia al femminile II




Il lupo sbrana


Mia madre non vuole
l'immagine allo specchio
ed io non ho mai dato resto
al conto della bellezza.
La gola è secca
e non confessa le colpe,
l'unica vanità permessa
oggi
è guardarla
ma nessuno sa
quando il lupo sbrana.


Maddalena Capalbi
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Degas, il primo esploratore della danza.
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 20:24:39 CEST (3223 letture)
ARTE II




Cosa c’è nelle pieghe? Nelle pieghe dei costumi e dei corpi delle ballerine disegnate e dipinte da Degas? A suscitare questo interrogativo è la mostra “Degas e la danza: immaginando il movimento” (titolo originale “Degas and the ballett: picturing the movement”, in corso alla Royal Academy of Arts di Londra.
Nel sontuoso catalogo vi è una citazione da Baudelaire: «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe, è la materia graziosa e terribile che si anima e si abbellisce attraverso il movimento». Spesso, nelle composizioni di Degas in cui sono raffigurate più danzatrici, i passi, le posture e i gesti delle ballerine hanno la formalità quasi geometrica delle lettere di un qualche alfabeto, mentre i loro corpi e le loro teste, che formano quelle lettere, sono recalcitranti, sinuosi e individuali. «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe…».
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Ambivalenza e amicizia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 19 aprile @ 11:53:44 CEST (1100 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni II




La vita quotidiana è dominata dal potere e dalla sopraffazione. Nei rapporti aziendali, spesso, molti superiori provano un acre piacere ad affermare il loro potere sui sottoposti. Nei rapporti con i colleghi c'è competizione per la gerarchia e il rango. Tutto il sistema professionale è costruito come ascesa nella scala del prestigio e del potere. Anche le cose che appartengono allo svago, al divertimento, sono strumenti di affermazione sociale. Un party, per esempio, è anche un’esposizione in cui ciascuno cerca di mettersi in vista. I partecipanti si riuniscono a gruppetti per giudicare gli altri. È in questo modo che viene elaborata la valutazione sociale e si costituiscono le gerarchie di prestigio. Non si tratta, però, di una valutazione obiettiva e disinteressata. I gruppi sono coalizioni che si formano per combattere gli avversari, per scacciare i concorrenti. A questo serve la maldicenza: ad aggredire collettivamente l'assente, per metterlo fuori gioco. Il desiderio di potere, di emergere, il bisogno di dominio, sono presenti anche nelle relazioni familiari, fra coniugi, fra persone che si amano. Nelle coppie vi è una continua, sottile schermaglia in cui ciascuno si afferma ai danni dell'altro, lo fa sentire in colpa, lo umilia. A volte, dopo il periodo incandescente dell'innamoramento, sembra non restare altro che questo bisogno di sopraffazione e di rivalsa. Di certe coppie ci si domanda se siano più legate dall'amore o dal desiderio di vendetta; dal desiderio di tenere l'altro legato, prigioniero e avvilito. Vi sono persone che hanno così tanto ceduto ai loro desideri aggressivi e di dominio che sono diventate, per i loro congiunti o per i loro dipendenti, dei veri e propri despoti. Qualunque cosa l'altro faccia, anche se perfetta, anche se ammirevole, non fanno mai un elogio pieno. Scoprono qualche difetto, infieriscono su un particolare insignificante e, in quel modo, distruggono il valore di tutta l'opera. Mettono il loro interlocutore in condizione di sentirsi sempre in fallo, sempre colpevole. Come la più cupa morale della controriforma cattolica, che teneva inchiodati col terrore i credenti perché, anche se la loro vita era stata santa, bastava un peccato all'ultimo istante per essere condannati ai tormenti eterni. Bastava un nulla una disattenzione, una debolezza, ed era finita. Ma anche senza arrivare a questi estremi di crudeltà psichica, nella vita quotidiana capita, spesso, che una nostra gioia venga avvelenata da un’osservazione, da una battuta fatta da chi ci sta vicino. A prima vista queste cose sembrano casuali, ed invece sono sottilmente intenzionali, sono fatte apposta per rovinare il piacere, per far soffrire. È da questo mondo meschino e dal suo peso quotidiano che l'amicizia ci libera.
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Pensiero del giorno
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 08:44:15 CEST (1225 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno







Potete vangare gli oceani a vostro piacere, e passarvi l’erpice,
se vi riesce, ma la luna regolerà le maree,
e i venti modelleranno la loro superficie.


O. W. OLMES
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La storia di Muhammad Din
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 08:41:08 CEST (14220 letture)
Racconti IV
Chi è l'uomo felice? Colui che si vede nella propria casa, a casa sua, bambini coronati di polvere che saltano e cadono e urlano.
Munichandra (tradotto dal prof. Peterson)



La storia di Muhammad Din

La palla da polo era vecchia, raschiata, strappata, ammaccata. Se ne stava sulla cappa del camino fra le mie cannucce da pipa che Iman Din, il khitmatgar, stava pulendo per me. « Al figlio del cielo serve a nulla questa palla?» chiese Iman Din con deferenza. Il figlio del cielo non teneva in modo particolare a quella palla, ma a che poteva servire una palla da polo ad un khitmatgar? « Con il permesso di Vostra Grazia, ho un figlioletto. Ha visto quella palla e desidera giocarci. Non è per me ». Nessuno, nemmeno per un istante, avrebbe pensato di sospettare che il vecchio e imponente Iman Din volesse .giocare con le palle da polo. Portò fuori quella cosa mal ridotta sulla veranda; e ci fu subito un uragano di strilli di gioia, un calpestio di piccoli piedi e il thud-thud-thud della palla che rotolava per terra. Evidentemente il piccino stava aspettando fuori della porta per assicurarsi il tesoro. Ma come era riuscito a vedere quella palla da polo? Il giorno dopo, tornando dall'ufficio mezz'ora prima del solito, mi accorsi, nella sala da pranzo, della presenza d'una figuretta, una figura piccolina, paffutella, vestita d'una camicia insufficiente in un modo così ridicolo da arrivargli, forse, a mezza strada dalla pancetta. Gironzolava nella stanza, con il pollice in bocca, canterellando fra sé mentre faceva l'inventario di tutti i quadri. Indubbiamente questo era il «figlioletto ». Naturalmente, non doveva entrare nella mia stanza, ma era tanto assorto nelle scoperte che non si accorse della mia presenza sulla soglia. lo entrai nella stanza e questo lo spaventò in tal modo che stava per avere un accesso nervoso. Cadde a sedere per terra ansando. Spalancò gli occhi e subito dopo la bocca.
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Impariamo, amore…
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 aprile @ 20:31:50 CEST (1049 letture)
Racconti e poesie di José Saramago








Impariamo, amore…


Impariamo, amore, da questi monti
Che, così distanti dal mare, sanno il gesto
Di bagnare nell’azzurro gli orizzonti.

Facciamo ciò che è giusto e di retto:
Da desideri occulti altre fonti
E scendiamo al mare dal nostro



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Pensiero della sera
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 aprile @ 17:45:11 CEST (1181 letture)
Poesie e prosa di Gibran II









Se vuoi vedere le valli, sali in vetta ad una montagna;
se vuoi vedere la vetta ...di una montagna, sali su una nuvola;
se invece aspiri a comprendere la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.


Kahlil Gibran


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Amare
Postato da brunouk il Domenica, 15 aprile @ 18:29:36 CEST (1018 letture)
Le poesie di Pegaso I
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Molto rumore per nulla
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 aprile @ 11:28:02 CEST (1382 letture)
Mostre e spettacoli




"Molto rumore per nulla", ambientata a Messina, è una delle più note e divertenti commedie di William Shakespeare scritta tra il 1598 e il 1599, ricca di trovate, colpi di scena, intrighi, equivoci, travestimenti e con un'intricatissima trama che coinvolge gli attori in un pirotecnico e inebriante gioco scenico. Con questa messinscena, la Compagnia concilia una recitazione spiccatamente fisica, basata sul linguaggio del corpo come nella tradizione di Quelli di Grock, con uno dei mostri sacri della tradizione teatrale, in una commedia che offre moltissimi stimoli: il perfetto gioco delle parti, gli inganni, l'espediente non celato del teatro nel teatro. La musica, la danza, le scene e inserti di clownerie, concorrono nell'allestimento a creare uno spettacolo "popolare", vivace e divertente. La musica ricopre un ruolo molto importante perché ambienta geograficamente la pièce: la Messina in cui si svolge si traduce così in una partitura calda, sensuale, avvolgente, fatta di chitarre, trombe, strumenti più "latini". Anche le scene e i costumi, che richiamano l'epoca seicentesca, riprendono questa mediterraneità, più idoneo ai pettegolezzi, ai dispetti tra innamorati, alle sfide all'onore che compongono la commedia.

Teatro Leonardo

dal 17 al 29 aprile
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Siamo rimasti in silenzio
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 aprile @ 09:43:50 CEST (1079 letture)
Le poesie e altro di Grazia V




Siamo rimasti in silenzio

Siamo rimasti in silenzio.
La mia mano si è allungata
sulla tovaglia bianca
tra i piatti vuoti
voleva raggiungere la tua
ma si è fermata.
Il tuo duro orgoglio
toglie la forza.
Hai bevuto il tuo caffè
e poi via.
Quella mia mano inutile
ancora a mezza strada
tra briciole e bicchieri
ha perso un’occasione.


Grazia
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La "temperatura" delle parole
Postato da Grazia01 il Sabato, 14 aprile @ 09:41:28 CEST (1046 letture)
Riflessioni III

Prima di uscire, sentimenti e idee, devono essere sottoposti a una di quelle elementari misure profilattiche che si praticano per precauzione agli esseri soggetti a infezione: la quarantena. E non c'è nulla, si sa, di più sensibile al contagio delle passioni che le idee. Il problema sarebbe di sapere quanto tempo dovrebbe durare la quarantena. Joubert non manca di dare un'indicazione utile: i sentimenti - dice - per assurgere a dignità d’idee, e le idee, per conservare il calore dei sentimenti, non devono uscire freddi, ma raffreddati. Ne pas froid, mais refroidi. E aggiungeva: questa è la regola dell'arte. Più o meno la stessa raccomandazione, un secolo dopo, farà un famoso poeta simbolista francese: se volete fare dei buoni versi - scriverà - torcete prima di tutto il collo all'eloquenza. Per eloquenza intendeva le passioni. Ebbene, dal grado di temperatura a cui saranno sottoposti idee e sentimenti, questi usciranno o eccessivamente accaldati, e quindi scomposti; o eccessivamente raffreddati, e quindi freddi, congelati, morti.
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Notte...
Postato da Grazia01 il Venerdì, 13 aprile @ 21:20:21 CEST (901 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno





“In noi stessi, siamo ancora vuoti. Ci addormentiamo facilmente, in mancanza di eccitazioni esterne. Cuscini morbidi, buio, silenzio favoriscono il sonno, il corpo si eclissa. Stare svegli di notte non è essere desti, ma viscoso, lento consumarsi del tempo sul posto. Si nota allora come sia sgradevole stare con nient'altro che sé stessi."

Ernst Bloch
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LIRICHE
Postato da Grazia01 il Giovedì, 12 aprile @ 13:31:48 CEST (1158 letture)
Poesie e opere di Ugo Foscolo





I motivi esplicitamente autobiografici, i temi dell' esilio e della morte, nei sonetti, ci riportano la malinconia dell'Ortis .

DI SE STESSO

Non san chi fui; peri di noi gran parte:
Questo che avanza è sol languore e pianto
E secco è il mirto, e san le foglie sparte
Del lauro, speme al giovenil mio canto;
Perché dal di ch'empia licenza e Marte
Vestivan me del lor sanguineo manto,
Cieca è la mente e guasto il core, ed arte
L'umana strage, arte è in me fatta e vanto,
Che se pur sorge di morir consiglio,
A mia fiera ragion chiudon le porte
Furor di gloria e carità di figlio,
Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,
Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,
E so invocare, e non darmi la morte.

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Alessitimia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 12 aprile @ 12:44:18 CEST (1779 letture)
Psicologia e salute III

La freddezza? E’ una malattia.

L’ alessitimia (letteralmente: non avere parole per le emozioni) è una condizione psicologica che blocca l'empatia. «Si basa sull'incapacità di riconoscere i propri sentimenti e di comunicarli, quindi di leggerli negli altri» spiega Enzo Sechi neufopsichiatra infantile e dell'adolescenza all'Università degli studi dell'Aquila. Il termine viene da una casistica di pazienti psicosomatici.
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Empatia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 12 aprile @ 12:38:05 CEST (896 letture)
Psicologia e salute III





La natura ci ha "programmato" per saperci immedesimare negli altri: per comunicare e convivere meglio. Tanto che per far la guerra dobbiamo mentire a noi stessi...
Sappiamo subito, ancora prima di ragionare e di trovare motivazioni morali o, al contrario, alibi raffinati, che se una persona sta male va soccorsa. Che se un nostro simile soffre è giusto aiutarlo. Merito in entrambi i casi dell' empatia: la capacità di comprendere, quasi di rivivere le emozioni dei nostri simili, come gioia, stupore, rabbia, paura, sofferenza, ha infatti profonde basi biologiche. È programmata nel cervello di tutti noi come una condizione di natura universale. Il "bene" , inteso come attenzione e rispetto per gli altri, è dunque nel nostro patrimonio genetico.
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DALLE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 11 aprile @ 18:28:11 CEST (1040 letture)
Poesie e opere di Ugo Foscolo



Da' colli Euganei, 11 ottobre 1797

Il sacrificio della patria nostra è consumato; tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so: ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre; vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, pur troppo, noi stessi Italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'Italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da' pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri.
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In sordina
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 aprile @ 18:56:18 CEST (967 letture)
Poesie di Verlaine




In sordina



Calmi nella penombra
che gli alti rami spargono
penetriamo il nostro amore
di questo silenzio profondo.

Uniamo le nostre anime, i cuori
ed i sensi in estasi,
in mezzo ai vaghi languori
dei pini e dei corbezzoli.

Socchiudi gli occhi,
incrocia le braccia sul seno,
e dal tuo cuore assopito
scaccia per sempre ogni progetto.

Lasciamoci persuadere
al dolce soffio che culla
e che ai tuoi piedi viene ad increspare
le onde di erba rossa.

E quando, solenne, la sera
cadrà dalle nere querce,
voce della nostra disperazione
l'usignolo canterà.


Paul Verlaine


Biografia
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L'aquilone
Postato da Anonimo il Martedì, 10 aprile @ 16:22:55 CEST (1198 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II






L'aquilone


L'amore come un aquilone
vola in alto e fà vedere
il meglio di sè.
Segue tutti i movimenti del vento
ma poi piomba giù
verso il basso dove è trattenuto
e tenuto da mano sicura.
Poi, quando il vento riprende,
anche l'amore lo segue
e in un turbinio riprende
forza e colore.
L'amore cos'è mai se non
un aquilone
trascinato dal vento della passione
ma poi quando questa diventa
desiderio
il suo turbinare cessa
e diventa e rimane solo
amore.


r.chesini
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Alcesti
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 22:03:35 CEST (4824 letture)
Storia

Alcesti è un personaggio della mitologia greca, figlia di Pelia, re di Iolco, e di Anassibia.
Suo padre Pelia la promise in sposa a chi sarebbe riuscito a mettere al giogo due bestie feroci.
Il re di Fere, Admeto, grazie all'aiuto di Apollo, riuscì nell'impresa e ottenne Alcesti in sposa. Il giovane, infatti, ricevette dal dio del sole un carro tirato da un leone e da un cinghiale. Apollo, una volta compiuta l'impresa, chiese ad Admeto di sacrificarsi per ricambiare l'aiuto ricevuto. Admeto chiede ai suoi genitori di sacrificarsi per lui ma loro rifiutano. Allora, Alcesti decide di sacrificarsi al posto del suo sposo.
Ancora in lutto Admeto ospita Eracle a casa sua e gli racconta la sua storia. Eracle, commosso sia dalla storia, sia dall'ospitalità che gli ha offerto il povero Admeto, decide di scendere negli Inferi, e riporta Alcesti sulla terra.
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Il nostro benvenuto
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 aprile @ 18:24:33 CEST (1001 letture)
Messaggi II


Un cordiale benvenuto Alcesti, ora Casatea è anche casa tua.
In attesa di vedere quanto ci vorrai proporre, ti porgiamo i nostri migliori saluti.

Grazia
a nome dello staff
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Buona Pasqua
Postato da Marhiel il Sabato, 07 aprile @ 14:53:05 CEST (1243 letture)
Messaggi II
A te Grazia e a tutti coloro che creano emozioni di poesia, che amano il senso umano della vita, che soffrono per dolori inusuali di perdite, che vivono sopravvivendo, che volgono sguardi d'aiuto, che sono abbandonati, l'augurio d'amore nella parola sublime di Gesù Cristo risorto per una nuova speranza per tutti di sollievo!


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Auguri d'amore in Cristo risorto.
Postato da Marhiel il Sabato, 07 aprile @ 14:51:26 CEST (1072 letture)
Le poesie di Mariella Mulas II





E penso
dell’arida paura
lungo la vita
che vi si abbandona
spesso,
ineluttabile
nell’abbandono
di una speranza.
E penso
a quell’uomo sacro
cadente tra calcinacci
di deluse
parole …
Ma non sono perse
infine
se come germi
seminati d’amore
poi gemmano
percorsi
di rinascita
di nuovi pensieri
umani,
accarezzati
da sguardi
volti alla fede
che mai tradisce....


...verso parole in preghiera costante Cristo...ho bisogno sempre del tuo amore in questa vita difficile!

Mariella Mulas

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Auguri! Auguri! Auguri!
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 aprile @ 14:39:49 CEST (860 letture)
Messaggi II
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Pasqua
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 aprile @ 14:36:24 CEST (1376 letture)
Poesie sulla vita I





Pasqua


E Gesù rivedeva, oltre il Giordano
campagne sotto il mietitor rimorte:
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.

Egli si assise all'ombra d'una meta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta .

Egli parlava di granai ne' Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.

Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l'inconsutile tua veste .

Egli abbracciava i suoi piccoli eredi;
Il figlio - Giuda bisbigliò veloce -
d'un ladro, o Rabbi, t'è costì tra' piedi:

Barabba ha nome il padre suo,
che in Croce morirà.
Ma il Profeta, alzando gli occhi,
"No" mormorò con l'ombra nella voce;
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.


Giovanni Pascoli
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Ciao


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