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Ricordando gli anni '70
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 ottobre @ 21:33:25 CEST (1165 letture)
Cinema
Ricordando gli









Poesie di Dario Bellezza


«Dio mi moriva sul mare»

Dio mi moriva sul mare
azzurro, sul suo pattino dove
mi aveva invitato ad andare.

Ma fu la gelosia, la normalità
dei ragazzi a spingermi a rifiutare,
ad alzare le spalle alle battute
salaci.

L'odore del mare riempiva
le navi e tu cantavi negli occhi
ridarella di vittoria.

Da Invettive e licenze, 1971




«Il mare di soggettività sto perlustrando»

Il mare di soggettività sto perlustrando
immemore di ogni altra dimensione.

Quello che il critico vuole non so dare. Solo
oralità invettiva infedeltà

codarda petulanza. Eppure oltre il mio io
sbudellato alquanto c'è già la resa incostante
alla quotidianità. Soffrire umanamente

la retorica di tutti i normali giorni delle
normali persone. Partire per un viaggio

consacrato a tutte le civili suggestioni:
pensione per il poeta maledetto dalle sue
oscure maledizioni.



«A Elsa Morante»

I ragazzo drogati, guardie del corpo
dell'Assoluto, vanno per il mondo
mattutino fino alla sera della loro
sopravvivenza: come passerotti
mangiano distrattamente
tutti presi dai loro sogni d'avventura.

E la sciagura che li coglie per strada
e li fulmina pienamente stecchiti
li lascia preda delle iene umane
che scrivono i loro necrologi sui giornali.

Le loro dita sono piene di anelli,
la loro grazia bugiarda di mentire
sa che io non ho bisogno di droghe.

E mi guardano come un povero reietto,
un infelice, ma troppo non m'offendo.
So che vanno per le vie del mondo
con in bocca il sapore della polvere
e del tossico:
strepito vano è il loro baloccarsi
bambino, orgoglio luciferino
di chi si consuma, strugge come cera,
ma anche così la mia voce smorta
li vorrà sempre al mio capezzale.



«A Pier Paolo Pasolini»

M'aggiro fra ricatti e botte e licenzio
la mia anima mezza vuota e peccatrice
e la derelitta crocifissione mia sola
sa chi sono: spia e ricattatore
che odia i suoi simili. E non trovo
pace in questa sordida lotta
contro la mia rovina, il suo sfacelo.

Dio! Non attendo che la morte.
Ignoro il corso della storia. So solo
la bestia che è in me e latra.




Poesie di Nico Orengo


Amore che non va

Amore che non va
è arrivato fino a qua.
È amore che non può,
è amore che fa no.
È ragazza un po’ lontana:
i capelli scuri, gli occhi di lana.
È ragazza sorridente,
ma non puoi darle niente.
(Luglio soffocava gli aromi
e i pensieri si facevano strani)
- Io ti telefono domani -
Mi dice che posso farlo
quando più voglio:
il fatto è che telefono a uno scoglio.
(Già Giugno aveva un brutto grugno
ma i pensieri non avevano mugugno)
C’era una foresta
e dentro tutta la gente in festa…
O anche: c’era una volta…
(Ma è proprio vero, l’hanno tolta)
Ti telefono di lontano
e tu ci sei ma metti giù
piano.
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MIRIAM BALLERINI: NUOVA SODDISFAZIONE LETTERARIA
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 ottobre @ 09:25:54 CEST (1236 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam II
MIRIAM BALLERINI: NUOVA SODDISFAZIONE LETTERARIA



Ormai tutti conoscono la scrittrice di Appiano Gentile Miriam Ballerini. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando ha pubblicato il suo primo libro, nell’anno 2002, “Il giardino dei maggiolini”. Da allora ne ha stampati molti altri, quasi uno all’anno. L’ultimo suo testo, “Fiori di serra”, ha raccolto molti riconoscimenti. Tra questi ricordiamo il premio letterario internazionale “Europa” edizione 2009 e quello assegnato dal “Premio letterario” della città di Fucecchio. Ora è giunta notizia di un suo nuovo successo. Il romanzo “La casa degli specchi”, pubblicato nel 2004, ha vinto un premio letterario europeo. Questo libro, dove viene raccontata la disperazione di chi soffre di patologie psichiatriche, la loro emarginazione e il senso di solitudine che li opprime, era stato molto apprezzato dalla professoressa Giovanna Dattoli, insegnante dell’ Istituto “Magistri Cumacini” di Como.

Apprezzato talmente tanto che il testo venne scelto dagli alunni per l’esame di maturità. Diamo quindi merito all’ insegnante di aver compreso il valore di questo romanzo ancor prima della giuria del premio europeo.

“La casa degli specchi” descrive la vita che si conduce all’ interno di una casa psichiatrica. La trama si sviluppa attorno alla figura della protagonista, ripercorre le vicende e le delusioni che l’ hanno portata in quel luogo. In questa realtà Miriam sa far emergere la vera essenza dell’ umanità, attraverso i rapporti “veri” che nascono tra le ospiti e le persone che vi lavorano. Narra di richezza interiore, quella che il dolore ha plasmato in loro.

Per Miriam scrivere ha da sempre significato condividere le esperienze degli altri.

I temi sono trattati con un tocco leggero. La sua è compassione, non è falso pietismo, è la condivisione di un dolore. Lancia appelli, sintetici ed efficaci, per il recupero di questa umanità emerginata e chiede con forza il rispetto della loro dignità.

Appiano Gentile, 3 aprile 2011

Maria Chiara Sibilia
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Parole sussurrate
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 ottobre @ 12:53:10 CEST (974 letture)
Poesie e prosa di Gibran I





Parole sussurrate


Le ricchezze dello spirito
abbelliscono il volto dell'uomo
e suscitano comprensione e rispetto.
Lo spirito, in ogni essere, si manifesta
attraverso gli occhi e l'espressione,
e in tutti i movimenti e i gesti del corpo.
Il nostro aspetto,
le nostre parole, le nostre azioni
non sono mai più grandi di noi.
L'anima infatti è la nostra dimora;
i nostri occhi sono le sue finestre,
e le nostre parole i suoi messaggeri.


Gibran


Biografia
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L’ IMMAGINAZIONE secondo Pascal
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 ottobre @ 09:30:30 CEST (2289 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni IV

L’ IMMAGINAZIONE secondo Pascal

È quella parte fallace nell'uomo, quella maestra di errore e di falsità, tanto più scaltra in quanto non è sempre tale; perché sarebbe regola infallibile di verità, se fosse regola infallibile di menzogna. Ma, essendo il più delle volte fallace, non dà alcun segno della sua qualità, segnando col medesimo carattere il vero e il falso. Non parlo dei pazzi, parlo dei più saggi; ed è tra di essi che l'immaginazione ha il grande dono della persuasione. La ragione ha un bel gridare: non può assegnare il giusto valore alle cose. Questa superba potenza, nemica della ragione, che si compiace di controllarla e di dominarla, per mostrare quanto sia grande il suo potere in tutte le cose, ha stabilito nell'uomo una seconda natura. Essa ha i suoi felici, i suoi infelici; i suoi sani, i suoi malati; i suoi ricchi, i suoi poveri; fa credere, dubitare, negare la ragione; tiene in sospeso i sensi, li fa agire; ha i suoi pazzi e i suoi saggi: e niente ci indispettisce quanto vedere che riempie i suoi ospiti di una soddisfazione ben altrimenti piena e intera di quanto faccia la ragione. Coloro che immaginano di essere uomini d'ingegno hanno di sé un compiacimento del tutto diverso da quello che possono ragionevolmente nutrire le persone di buon senso.
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Un destino
Postato da Grazia01 il Venerdì, 21 ottobre @ 21:01:12 CEST (1283 letture)
Poesie di Pozzi Antonia







Un destino

Lumi e capanne
ai bivi
chiamarono i compagni.

A te resta
questa che il vento ti disvela
pallida strada nella notte:
alla tua sete
la precipite acqua dei torrenti,
alla persona stanca
l’erba dei pascoli che si rinnova
nello spazio di un sonno.
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Guardiamoci da due pericoli della vecchiaia – Russell
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 ottobre @ 19:00:42 CEST (1366 letture)
Psicologia e salute I
Guardiamoci da due pericoli della vecchiaia – Russel

«Psicologicamente nella vecchiaia bisogna guardarsi da due pericoli. Uno di questi consiste nel lasciarsi indebitamente prendere dal passato. Non è bene vivere nelle proprie memorie, nel rimpianto dei bei tempi passati o nella tristezza causata dalla morte degli amici ... Il proprio passato è un peso che si accresce gradualmente. È facile che accada di pensare dentro di sé che le proprie emozioni solevano essere più vivide di quanto non lo siano ora e la propria mente più acuta. Se questo è vero dovrebbe essere dimenticato; e se viene dimenticato, probabilmente non è vero. L'altra cosa da evitare è di aggrapparsi alla gioventù nella speranza di succhiare vigore dalla sua vitalità. Quando i vostri figli sono cresciuti, essi vogliono vivere la loro vita; e se continuate a interessarvi a loro come facevate quando erano più piccoli, è facile che diventiate per loro un peso, a meno che essi non siano particolarmente insensibili. Non voglio dire che uno dovrebbe essere privo di interesse nei loro riguardi, ma questo interesse dovrebbe essere contemplativo e, se possibile, filantropico, ma non indebitamente emotivo. Gli animali diventano indifferenti nei riguardi dei loro piccoli non appena questi sono in grado di badare a se stessi, ma le creature umane, a causa della lunga durata dell'infanzia, trovano difficoltà a fare la stessa cosa»

(Ritratti a memoria, p. 58 ).


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Isabel de México
Postato da Paolo il Giovedì, 20 ottobre @ 12:03:53 CEST (1013 letture)
Le opere di Paolo II
Abbiamo il nostro Βασιλεύς, come a Costantinopoli si chiamava l’imperatore. Che cosa voleva dire chiamarsi Trotta? Non si scopre neppure nella Kapuzinergruft. Prima di occuparci di cripte, vediamo cosa succede di sopra. Sul sagrato della chiesa romana di San Marcellino, c’è una statua della Madonna di Lourdes, in frantumi.


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Invito di Sergio Corazzini
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 ottobre @ 20:31:01 CEST (1033 letture)
Poesie crepuscolari


Invito



Anima pura come un'alba pura,
anima triste per i suoi destini,
anima prigioniera nei confini
come una bara nella sepoltura,

anima, dolce buona creatura,
rassegnata nei tristi occhi divini,
non più rifioriranno i tuoi giardini
in questa vana primavera oscura.

Luce degli occhi, cuore del mio cuore,
tenerezza, sorella nel dolore
rondine affranta nel mio stesso cielo,

giglio fiorito a pena su lo stelo
e morto, vieni, ho spasimato anch'io,
vieni, sorella, il tuo martirio è il mio.



Sergio Corazzini
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Odi e Sonetti
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 ottobre @ 18:57:05 CEST (1269 letture)
Poesie e opere di Ugo Foscolo


La prima ode e i sonetti , 2, 8, 12 apparvero nel Nuovo Giornale dei letterati di Pisa, 1802 (anno IV); riediti l'anno seguente a Milano presso il Destefanis, con aggiunta della seconda ode e dei sonetti 1, 9, 11, e la dedica "A G. B. Niccolini fiorentino"; a brevissima distanza seguiva una "seconda edizione accresciuta" (del sonetto 10), per i tipi di Agnello Nobile stampatore e libraio, edizione che è, dunque, la prima completa e rimase la definitiva.
Odi. 1. A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Diciotto strofe di sei settenari, il 2° e 4° sdruccioli.
Scritta tra il marzo e l'aprile 1800 a Genova assediata dalla coalizione antinapoleonica. Il poeta invita le Grazie a curare la nobildonna ferita, con i balsami cari a Venere. L'olimpo ligure ha perduto la sua regina e dea, perché, incauta, si è provata nell'equitazione,esercizio virile; il cavallo, atterrito dalle onde, l'ha disarcionata, strascinandola sul lido sassoso. Ma ora ritornano grazia e salute. Anche Diana era caduta dal cocchio, deturpandosi lungo i pendii scoscesi dell'Etna: le dee, che ne invidiavano la bellezza, ne avevano sorriso: ma ecco che la dea cacciatrice riappare nella sede celeste, più fulgida e giovane che mai.
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Franz Kafka a Felice Bauer
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 ottobre @ 18:34:56 CEST (987 letture)
Lettere


da Franz Kafka a Felice Bauer

Praga, 20 Settembre 1912


Gentile Signorina,
Per il caso facilmente possibile che Lei possa ricordarsi più minimamente di me, mi presento un'altra volta: mi chiamo Franz Kafka e sono quello che la prima volta la salutò a Praga quella sera in casa del direttore Brod, poi le porse da un lato all'altro della tavola fotografie di un viaggio da Talia, l'una dopo l'altra, e infine con questa mano, che ora batte i tasti, tenne la Sua con la quale Lei confermò la promessa di fare con lui l'anno venturo un viaggio in Palestina. Se é ancora dell'idea di intraprendere quel viaggio.
Lei disse allora di non essere di carattere volubile né io notai qualcosa di simile in Lei, sarà non solo opportuno, ma assolutamente necessario che fin da ora cerchiamo di intenderci per questo viaggio. Dovremo infatti sfruttare fino in fondo le nostre ferie, troppo brevi per un viaggio in Palestina, e lo potremo fare soltanto se ci saremo preparati nel miglior modo possibile e se saremo d'accordo su tutti i preparativi. Devo soltanto confessare una cosa, per quanto suoni male e oltre a ciò male si adatti a quanto ho scritto: io non sono puntuale nello scrivere lettere. Anzi sarebbe peggio di quanto non sia già se non possedessi la macchina per scrivere; infatti se qualche volta il mio umore non fosse sufficiente per una lettera, ci sono in fin dei conti pur sempre le punta delle dita che possono scrivere. In compenso non mi aspetto mai che le lettere arrivino puntualmente; perfino quando ne aspetto una con ansia ogni giorno nuova, non resto mai deluso se non arriva, e quando infine arriva rimango facilmente scosso. Nell'infilare ogni foglio noto che mi sono presentato forse più difficile di quanto non sia. Ben mi starebbe se avessi commesso questo errore: infatti perché mi metto a scrivere questa lettera dopo sei ore d'ufficio e con una macchina alla quale non sono molto avvezzo? Eppure, eppure - é l'unico svantaggio dello scrivere a macchina quello di sviarsi così - se anche ci dovessero essere dubbi, dubbi pratici intendo, per prendermi in un viaggio come accompagnatore, guida, zavorra, tiranno e quello che ancora potessi diventare, contro di me in quanto corrispondente (e solo di questo si tratterebbe per il momento) non ci dovrebbe essere da fare alcuna obiezione decisa e Lei potrebbe probabilmente tentare con me.
Suo cordialmente devoto

Dott. Franz Kafka



Quando Franz Kafka (1883/1924) e Felice Bauer si incontrano in casa di Max Brod, lui ha ventinove anni e lei venticinque. E' un amore lungo e tormentato, dura dal 1912 al 1917 con fidanzamenti, rotture, riunioni e l'addio definitivo. Nel 1915, Felice su suggerimento di Kafka, offre la sua collaborazione volontaria alla Casa del Popolo ebraica per i figli degli ebrei orientali che vivevano a Berlino in condizioni estremamente precarie.
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ROSATELLO SPUMEGGIANTE
Postato da rosarossa il Lunedì, 17 ottobre @ 11:46:54 CEST (896 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VII






ROSATELLO SPUMEGGIANTE


Rientro a casa stanco dal lavoro,
sulla mensa un bel boccale di cristallo
colmo di rosatello spumeggiante;
ne annuso il buon profumo, Che ristoro!
Le palpebre mi
si abbassano sognanti.
Le bollicini spingono la schiuma
che frizza straripante dal bicchiere,
le papille attendono con brama
la gola già trangugia col pensiero
quel nettare profumato e salutare.
La mano afferra con libidine il boccale
che avidamente alle mie labbra accosto e
come un mandrillo assetato d'amore
a lui mi attacco,
finchè l'ultima goccia che trangugio,
Al suol mi stende ciuco!
Dove beatamente dormo
soddisfatto e sognando ringrazio
il vigneto, l'uva, il buon vino
e chi l'ha fatto!

Rosarossa
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Marcovaldo è uno di noi
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 ottobre @ 18:48:07 CEST (1131 letture)
Racconti di Italo Calvino


È forse la forza della fantasia, dell'immaginazione. Marcovaldo mi ha sempre strappato un sorriso, da sempre, sin dalla prima volta, ormai molti anni fa, che ho letto delle sue avventure. L'ho sempre immaginato come una persona un pochino buffa, forse appena il retaggio di quando ero più piccolo e semplicemente Marcovaldo, e quelle che allora erano per me fiabe mi facevano divertire, mi facevano sorridere. In realtà, almeno dell'aspetto fisico, di Marcovaldo non sappiamo nulla. Immaginarcelo buffo in fondo è appena una proiezione dei nostri pensieri e immagino che Calvino sia, fosse, contento così, meglio un personaggio buffo che un ometto triste. E qualche ragione per esserlo, triste, Marcovaldo l'avrebbe. Una vita difficile, al limite della povertà, un lavoro pesante, sfruttato, Domitilla la moglie sempre pronta a lamentarsi, a rimproverarlo, una banda di figli, un appartamentino, una piccola mansarda o un umido seminterrato, in cui si sta stretti stretti. Ma Marcovaldo non è mai triste, solo forse qualche fugace ombra ogni tanto, e come potrebbe essere altrimenti, ma non è mai una persona triste. Conserva sempre un fondo di ingenuità, di speranza. Basta un nulla, appena un nulla, per farlo sperare, forse non per farlo sorridere, ma certo per dargli una speranza. Non sorride quasi mai Marcovaldo. Almeno io non me lo ricordo. Non che non sia felice, almeno in qualche momento. Ma non ce lo racconta mai tramite i sorrisi, piuttosto tramite aspettative, carichi momenti di attesa, che poi però sempre la natura o gli uomini gli fanno svanire. Quasi una sorte di triste fatalismo, quasi che Calvino voglia sempre ricordarci che per l'uomo è molto più facile essere sconfitti. Ma poi in realtà non è così. Marcovaldo per i canoni di oggi è certo una persona sconfitta. Però ha una sua forza. Ha la forza di ricominciare. Sempre gli basta davvero un nulla, dei funghi nell'aiuola, le api usate contro i reumatismi, la neve, per alimentare le sue speranze, i suoi sogni. Piccole speranze, piccoli sogni, però davvero la sua forza e forse anche la nostra. Quella di ricominciare sempre, e non è cosa da poco. Scriveva Calvino ne Le città invisibili nel 1972, già parecchi anni dopo Marcovaldo: "L'inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio". Ecco forse è eccessivo dare a Marcovaldo questa forza, questa consapevolezza. Però in lui già vi sono alcuni di questi momenti, anche forse solo accennati. Lui non sa ancora di vivere nell'inferno e forse lui fa un po' tutte e due le cose. Accetta la sua vita con rassegnazione però al tempo stesso va alla ricerca di ogni piccolo spunto, di ogni piccolo attimo, che in mezzo all'inferno non sia inferno.
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Eleonora dei Vespri
Postato da Paolo il Domenica, 16 ottobre @ 13:12:55 CEST (993 letture)
Le opere di Paolo II
1282, la perquisizione che un milite francese operò su di una signora palermitana non poteva essere così grave. E poi era Lunedì di Pasqua, davanti alla Chiesa di Santo Spirito. Eppure, si scatenò un pandemonio mica da poco. Gli Angioini padroni avranno puntato sulla professionalità delle loro forze armate, chissà. Furono i Vespri Siciliani. Il sopraggiungere di quella sera non aveva portato nessuna quiete: i tumulti si estesero e durarono. La popolazione stava davvero male. La pubblica istruzione era perfino devastata. Due ingredienti per un (edited)tail micidiale. Verdi compose la musica adatta. Arriveranno gli Aragonesi. In Paradiso VIII, 73, Dante aveva ripreso la situazione da par suo e sorga la Musa a elevare il nostro canto.



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Poesie e pensieri sugli animali
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 ottobre @ 19:41:19 CEST (1160 letture)
Testi e saggi di Voltaire I
Poesie e non solo sugli








Mi piacciono i maiali.
I cani ci guardano dal basso.
I gatti ci guardano dall’alto.
I maiali ci trattano da loro pari.

Winston Churchill



Se prendi un cane che muore di fame e lo ingrassi,
non ti morderà.
E’ questa la differenza principale tra un cane e un uomo.

Mark Twain





ODE AL CANE
di Pablo Neruda


Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perché
non so, non posso dir nulla.


In campo aperto andiamo
uomo e cane.
Brillano le foglie come
se qualcuno le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo tutte le arance
a collocare piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.




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Calphurnia
Postato da Paolo il Venerdì, 14 ottobre @ 20:42:11 CEST (1000 letture)
Le opere di Paolo II
Quanto s’è detto sulla rottura delle amicizie, ha la sua applicazione nel 1866. La Prussia sconfigge l’Austria sul campo di Sadowa. Il Pangermanesimo poteva finire qui, con la liquidazione della Dieta, ormai solita designare un Asburgo quale principe dei Tedeschi. La Prussia è legata al nome di Bismarck, anche i kaiser sono in fase di liquidazione. Tutto si chiuderà nel 1917.



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LA NATURA MORTA NEL NOVECENTO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 14 ottobre @ 19:26:24 CEST (1225 letture)
ARTE II
continua da

La natura morta nel Novecento




Pablo Picasso, Natura morta con toro, collezione privata.

L’artista spagnolo rielabora il tema introducendo un elemento come il teschio del toro che, per quanto macabro, è in linea con le tradizioni del Paese d'origine.

Tra i maggiori interpreti della fine dell'Ottocento, quando la rivoluzionaria stagione delle avanguardie (Cubismo, Espressionismo, Futurismo, Dadaismo, Surrealismo) è ormai alle porte, trova un posto di rilievo Paul Cézanne, il quale predilige dipingere frutta e tavole imbandite durante il periodo maturo della sua carriera artistica, Il gusto della pittura di carattere intimista, racchiusa nel microcosmo provenzale dentro cui Cézanne trascorre una vita intera, si sposa con una spinta propulsiva che genererà poi le prime avanguardie, Cubismo in testa. Proprio i pittori cubisti dedicano speciale attenzione al tema della natura morta: Picasso, Delaunay, Braque, lo spagnolo Juan Gris e altri realizzeranno molti dipinti sulla traduzione simultanea su più piani prospettici di oggetti, fiori, frutta e strumenti musicali attraverso la scomposizione dei piani, Infine, il ritorno alle atmosfere contemplative si ripropone, nel contempo, con personalità come Henri Matisse e la tendenza al decorativismo.




Georges Braque, li tavolo del musicista, Museum fur Gegenwartskunst, Basilea.

Il pittore francese propone scomposizioni geometriche dello spazio, rotazioni e molteplici angoli visivi.


La pittura pura

Con la mutata scena sociale, con l'ormai consolidata crisi della figura dell'artista, con la caduta della grande committenza pubblica, religiosa e laica, il tema della natura morta torna a ricoprire di significato l'attività di molti dei protagonisti del Novecento italiano ed europeo. Uno dei maggiori esponenti italiani, autore quasi esclusivamente di nature morte, è Giorgio Morandi. Le sue opere, siano olii su tela o acqueforti, i primi giocati sulla variazione delicata ma raffinatissima di toni grigi e beige, le seconde articolate su una fitta rete di segni incisi, bottiglie e vasi, generalmente disposti secondo uno schema ripetitivo, caratterizzano una particolare attitudine del pittore bolognese che oggi definiremmo minimalista. Spogliata dei suoi significati simbolici, la natura morta di Giorgio Morandi, così come la natura morta del Novecento in generale, incarna definitivamente la pittura pura per eccellenza, lontana ormai dalla necessità vincolante della narrazione e prova provata dell'art for art's sake, ossia dell'arte per l'arte, per citare una massima di Oscar Wilde, Mario Mafai, esponente di spicco della scuola romana di via Cavour degli anni Quaranta e Cinquanta, realizza tra le più belle nature morte con fiori secchi che il Novecento ricordi. Sospesi su di uno sfondo privo di riferimenti reali, i fiori secchi di Mafai capovolgono il senso stesso del tema: dalla necessità di rappresentare la realtà nelle sue forme più articolate e complesse, le nature morte novecentesche appaiono spesso svincolate da un contesto reale o quotidiano, in cui l'inquadramento prospettico è spesso mancante e lo spazio è tutto dedicato alla ricerca pittorica, unico dato realmente significativo.



Henri Matisse, Interno rosso, Musée National d'Art Moderne Centre Georges Pompidou, Parigi.

In questa tela dell'artista francese il colore si impone in assoluto come elemento autonomo e significante.
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STANCO CUORE
Postato da rosarossa il Giovedì, 13 ottobre @ 18:46:19 CEST (1092 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VI







STANCO CUORE

Riposa finalmente vecchio cuore
stanco sfinito deluso e tormentato.
Non batti forte, non impazzisci,
non cerchi più l'amore!
Nella culla del silenzio dormi,
rassegnato giaci
fra le braccia del tuo angelo custode,
sostenuto dall'anima
serenamente trovi la dolcezza
che cercavi e che la terra
crudelmente ti ha negato.
Vai pure in alto cuor mio e lascia
il tuo fardello di dolore;
troverai quanto sulla terra hai sublimato,
l'amore puro, la serenità, la vera pace!



Rosarossa
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Io Ti conosco io sò chi sei
Postato da Anonimo il Giovedì, 13 ottobre @ 08:19:12 CEST (1101 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II






Ti canto una canzone
con un mandato in mano
non sono un derelitto
ma un Comandante vero
nero come il carbone
mentre quello tutto verde
è il padre di una trota
pescata dentro il Pò.
Ed io che sono nessuno
canto l'estate che si farà autunno
e così mentre libero vaga
il pensiero mio
vedo Te
avvolta in uno scialle
Verde come la rabbia
Bianco come la neve
Rosso come il fuoco
ma bello è il Tuo nome
dimenticato da chi non Ti ama.



r.chesini
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Anniversario della nascita di Eugenio Montale
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 ottobre @ 20:38:15 CEST (1715 letture)
Poesie di Montale



Ricordo di Eugenio Montale nell'anniversario della nascita

12 ottobre 1896




Non Chiederci La Parola


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


Eugenio Montale

Biografia


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Poesie di Erri De Luca
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 ottobre @ 19:59:57 CEST (1327 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Poesie di Erri De Luca




Due


Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.



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Poesie degli indiani d'america
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 ottobre @ 20:08:58 CEST (1343 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
Poesie degli indiani d'america







Una poesia si specchia in una pietra di turchese e
li si ferma per un attimo.
Poi ricomincia a vagare,
per dare vita forse ai colori di un disegno
ricamato su una coperta.
I giunchi, raccolti li vicino,
vengono intrecciati da abili dita e
diventano un cesto:
la sua forma ricorda la volta del cielo.
Un pezzo di legno è lavorato:
da lui si ricaverà un'opera che dimostrerà
quale armonia ci sia fra legno e
intagliatore.
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Lettera di Foscolo a Antonietta Fagnani Arese
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 ottobre @ 08:13:04 CEST (1283 letture)
Poesie e opere di Ugo Foscolo

Sabato, prima di desinare, (1801)


Tu sei certa dunque ch’io t’amo, o celeste creatura ? Oh!…si, io t’amo quanto posso amare; il mio cuore non può reggere più alla piena di tante sensazioni. Io sento la passione onnipotente dentro di me…eterna! Si io t’amo.
Io sperava da’ tuoi baci un qualche ristoro; ma io invece ardo ognor più…Il sorriso è fuggito dalle mie labbra; e la profonda malinconia che mi domina non mi lascia se non quando io ti vedo…e ti vedo venire così amorosa verso di me a farmi confessare come, ad onta di tanti mali, la vita è preziosa. Ma io …tremo! Che farai di me ora che sei sicura del tuo potere ? Mi abbandonerai tu alle lagrime e alla disperazione ? ti raffredderai tu con me ? –
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Il sole splende per tutti
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 ottobre @ 20:21:26 CEST (1330 letture)
Poesie di Prevert






Il sole splende per tutti



Il sole splende per tutti, non splende nelle prigioni,
non splende per quelli che lavorano in miniera,
quelli che tolgono le scaglie ai pesci
quelli che mangiano la carne cattiva
quelli che fabbricano gli spilli per i capelli
quelli che soffiano le bottiglie vuote che altri berranno piene
quelli che tagliano il pane col coltello
quelli che passano le vacanze nelle officine
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Maria Theresia, kaiserin
Postato da Paolo il Venerdì, 07 ottobre @ 19:41:59 CEST (1176 letture)
Le opere di Paolo II
Dopo due tanghi, cambiamo idea. Il valzer. In Italiano, la parola ‘cavaliere’ sfuma nel significato. Abbiamo ricevuto, regalo di compleanno per il 30 settembre, ‘The Pale Rider’ con Clint Eastwood.



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Nobel letteratura 2011 Tomas Tranströmer
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 ottobre @ 19:51:32 CEST (1687 letture)
I Nobel della letteratura I
Anche quest'anno previsioni e scommesse sono state puntualmente smentite: il premio Nobel per la letteratura è andato al poeta svedese Tomas Tranströmer.



Lo ha annunciato oggi l'Accademia Svedese spiegando nella motivazione che "attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà".
Nato 80 anni fa a Stoccolma, è considerato il maggior poeta svedese vivente: ma "fuori casa" il suo nome dice poco, per quanto sia già stato nella lista dei candidati al Nobel lo scorso anno. Ora invece tutto il mondo sa che dalla Svezia non arrivano solo gialli alla Larsson e Mankell.

POETA-PSICOLOGO

Oltre a scrivere poesie, Tranströmer è stato anche uno psicologo impegnato nel sociale. Ha lavorato con disabili e nelle carceri minorili, con detenuti e tossicodipendenti. Attività svolte fino al 1990 quando è stato colpito da un ictus che ha gli ha gravemente compromesso la capacità di parlare. Nonostante la malattia Tranströmer ha continuato a scrivere. E soprattutto a suonare il piano, passione che dopo la malattia ha coltivato con una sola mano, la sinistra.


In suo omaggio propongo alcune delle sue poesie tradotte da Franco Buffoni

Sera-mattina

L’albero della luna è marcito e si sgualcisce la vela.
Il gabbiano volteggia ebbro lontano sulle acque.
E' carbonizzato il greve quadrato del ponte. La sterpaglia soccombe all’oscuritá.
Fuori sulla scala. L’alba batte e ribatte sui
cancelli granitici del mare e il sole crepita
vicino al mondo. Semiasfissiate divinità estive brancolano nei vapori marini.
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John Trudell - Heart taker
Postato da Letty il Mercoledì, 05 ottobre @ 20:01:51 CEST (4057 letture)
Poesie d'amore I
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La natura morta nell’ottocento
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 ottobre @ 19:35:08 CEST (1516 letture)
ARTE II
La natura morta nell’ottocento

continua da




Édouard Manet, Colazione sull'erba, particolare, Musée d'Orsay, Parigi.
I contrasti decisi contribuiscono a dare plasticità a questa celebre opera dell'impressionista transalpino.

Solo nell'Ottocento, con la crisi del modello accademico, i pittori di cavalletto - in particolare gli impressionisti in Francia - riprenderanno il genere della natura morta con interesse rinnovato. Durante questo secolo si delineano in modo sempre più evidente i due grandi filoni dell'arte che poi subiranno una vera e propria frattura con l'avvento delle avanguardie. Pittori realisti, da una parte, come Courbet, e precursori degli impressionisti dall'altra, come Manet, procedono in senso opposto rispetto all'esasperazione della maniera ufficiale, preferendo un ripiego su temi e modi lontani dalle maestose e ormai decadenti celebrazioni del potere. Nello scenario a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, quando Jacques Louis David realizza l'enorme tela con L'incoronazione di Napoleone, Francisco Goya dipinge, per esempio, una serie di piccole nature morte a fondo scuro, con gli oggetti inquadrati in primo piano da una luce sagomata e diretta, caratterizzate da un'atmosfera buia e drammatica e inoltre opere come Il tacchino morto, al Prado di Madrid, o il celebre Tranci di salmone.



Francisco Goya, Orillas del Manzanares, particolare, Museo del Prado, Madrid.
Il pittore spagnolo preferisce invece impiegare tratti essenziali e delicati colori accostati tono su tono,

Una poetica intimista
Questi soggetti sostituiscono il secentesco memento mori con la presenza, altrettanto inquietante, dell'animale macellato (tema sicuramente desunto dalla magistrale lezione di Carracci prima e di Rembrandt poi), oppure de La trota presa all'amo di Courbet, che pare la metafora della tragica esperienza della Comune parigina (1870-1871) per la quale lo stesso artista subì non solo un linciaggio morale, ma patì, prima, diversi mesi di carcere e poi, l'esilio per essersi opposto, insieme a tutta la città, al potere monarchico costituito. Il carattere prettamente intimista di queste opere era lontano però dalle ambizioni della pittura dei pompiers. Un genere questo prediletto dalla committenza pubblica, che privilegiava i soggetti storici, proponendo attente ricostruzioni di avvenimenti realmente accaduti, si pensi alle tele del francese Léon Coginiet, oppure a quelle di William-Aphe Bouguereau, che guardano, però, anche, alla mitologia, o, ancora a quelle dell'inglese Alma-Tadema che miscelano sapientemente le due tematiche. Grande protagonista del revival della natura morta nell'Ottocento, dunque, è Gustave Courbet, che, esponente di spicco delle correnti realistiche, trova in soggetti come i fiori e la frutta un veicolo ideale per esprimere la sua poetica di osservazione attenta della realtà quotidiana. Tra le nature morte più suggestive, Mele e melagrane in un piatto, alla National Gallery di Londra, e il Tavolo con fiori e frutta, alla Norton Simon Foundation di Pasadena, certamente spunti di rilievo per le successive "tavole con frutta" di Cézanne.



Éduard Manet, Vaso con peonie, Musée d'Orsay, Parigi.
Il quadro rappresenta un chiaro esempio di come l'artista francese utilizzi il colore stendendolo per grandi macchie giustapposte.
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IO NE HO ANCORA
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 ottobre @ 21:08:48 CEST (1374 letture)
Poesie e pensieri di Indiani d'America
Il metodo sociale che distingue nettamente la cultura indiana da quella dell'uomo bianco è che la prima pone l'uomo come parte integrante dell'intero Creato in cui la Terra occupa un posto, così si attiene al rispetto delle leggi naturali e della Creazione.
La seconda invece pone l'uomo come "signore del creato" e di conseguenza lo autorizza ad assoggettare, sottomettere, addomesticare, tutto ciò che può;
fino ad arrivare a distruggere ciò che non è in grado di capire e di accettare.
Per capire appieno la loro sensibilità e l'armonia che li legava profondamente alla Terra, vi suggerisco di leggere attentamente le prossime liriche, tutte dedicate a momenti rituali collettivi di vita quotidiana e di preghiera, i cui confini non erano delimitati.




In questa lirica trovo sintetizzato lo spirito di questo grande e generoso popolo.


IO NE HO ANCORA

Non posso
immaginarmi
un popolo senza casa,
eppure io vedo
ogni giorno
come vagano senza meta,
come dei disperati
cercano radici e cose
che dovrebbero dare un senso alla loro vita.
Povero uomo bianco
nella tua violenza
nel tuo splendore
in tutto il tuo benessere
hai perduto la tua eredità
ora tu vuoi la mia
allora prendila,
io ne ho ancora.


John Twobirds Arbuckle
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La poesia salverà il mondo
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 ottobre @ 20:36:31 CEST (974 letture)
Poesie di Walt Whitman






La poesia salverà il mondo

Il mondo sottomarino,
Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
Variegati colori, pallido grigio verde,
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Segni
Postato da Letty il Martedì, 04 ottobre @ 18:30:16 CEST (793 letture)
Le poesie di Letty - II






Ho contato i giorni incappucciati di brina

in una notte che pareva non finisse mai

li contavo segnandoli sul muro della mia solitudine

un segno dopo l'altro

le pareti di quella stanza semi buia sembravano non avere un inizio e neppure una fine

nell'eterno scorrere dei miei pensieri sparsi

un segno dopo l'altro

un minuto dopo l'altro...

cosa avrei visto nel momento in cui sarebbe tornata la luce?

che mi sarebbe rimasto di quell'attimo buio durato una vita?

Solo tanti segni bianchi...


Letty
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Ciao


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