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La vita continua
Postato da Grazia01 il Martedì, 14 giugno @ 20:35:01 CEST (151 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II







La vita continua



Le nostre ali si aprono vive

e lentamente annegano

in un cielo tinto d’arcobaleno.

Tu prendimi per mano ora

e posa il tuo sguardo

tra le mie ciglia

per non dimenticare

e fa in modo

che la felicità

sia il tuo unico vizio

da dividere con me.


chesini roberto

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Eterno
Postato da Letty il Domenica, 12 giugno @ 20:52:19 CEST (163 letture)
Le poesie di Letty - II









Io entrerò in lei, non so quando
Ti sembrerò pazzo a dire questo
Ma tu non la conosci
Lei ha maree dentro che improvvisamente salgono e ti ricoprono per intero,
Resti prigioniero dei suoi occhi
Dei suoi silenzi!
La senti cantarti sulla pelle come una musa
Ti chiedi da dove è uscito tanto stupore
Chi l'ha fatta così assurda
Sale delle tue ferite!
Lei è come un'onda,
nell'argento, al buio, si ritira
Si nasconde, torna fra le sue paure
Diventa lama, fredda!
Un giorno
Io lo so
Entrerò in lei
aprirò quelle dannate finestre e sarò la sua luce
quel suo sorriso cosi acceso e vivido
Mi regalerà l'attimo che cerco
L'eterno che lei custodisce per me.

Letty

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Orlo
Postato da Letty il Domenica, 12 giugno @ 20:44:28 CEST (155 letture)
Le poesie di Letty - II









Tu sei l'orlo della mia notte
Ti imbastisco con fili di luna
Qui sul mio petto
ti lascio a brillare
Solitario
Fino al mattino
Quando il sogno sparisce
E il sole ti reclama.

Letty

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Sogno smarrito
Postato da Grazia01 il Domenica, 12 giugno @ 20:23:08 CEST (104 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI










Sogno smarrito


Alle stringhe delle scarpe
ho legato la mente
scivolo a testa bassa
seguendo la corrente

Son più di mille anni
che cammino chinata
mi addormento cantando
e mi sveglio suonata

Cerco nel prato
un sogno smarrito
lo cerco tra i soffioni
e il trifoglio marcito

L'han rubato le lucciole
di una notte lontana
non sono più tornate
in questa terra puttana

Son mille anni che cerco
le anime innocenti
non c'è posto quaggiù
per i vecchi perdenti.


Grazia



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l'8 giugno 1950 nacque Nino De Vita, poeta e scrittore italiano
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 giugno @ 20:33:13 CEST (141 letture)
Ricerche d'autore





l'8 giugno 1950 nacque Nino De Vita, poeta e scrittore italiano



Poesie




Cade violenta, batte sulle foglie
ampie delle zucchine
la grandine
e sul sedano,
sui fusticini eretti
del peperone…

Il sole,
spuntato dalle nubi,
negli angoli la trova
dell’orto, dei canali,
nel fosso del concime, immiserita…






Lisciato legno
un nodo
anelli tondeggianti,
striature…

È la vita
dell’albero
la morte…






La lucertola al laccio
sospesa
e poi tuffata
nell’acqua della vasca
il ventre liscio
gonfio
la bocca spalancata…





La foglia viva ha succo verde dentro,
nervi,
cellule rigonfie d’umore.

Respira dagli stomi
si difende
coi peli dalla polvere che il vento
solleva da terra.






Sono i cerchi, sui fianchi della botte,
arrugginiti.

Dalle doghe
il vino
trapassa in righe oscure
di muffa fino al bordo
sul fondo…

Ha moscerini
che ronzano e nel foro
s’infilano

la spina.






Divorano le foglie
di gelso
ai lembi
i bachi
da seta

tre larvette
che si muovono
lente
muoiono dentro i bozzoli
agli angoli
e rispuntano
farfalle
nella piccola
scatola per le scarpe
di cartone.



S’infila dalla porta
del casolare
l’alba:
impolverate

vibrano ragnatele
agli angoli del tetto
ancora bui…






Melagrana spaccata
contro il sole
piccoli cuori rossi
le formiche

che salgono
dal tronco […]

[…] in una nube

d’insetti
l’odore acre
della
marcescenza.






Ha piovuto.

Sui vetri
è caduta, battendo,
l’acqua che in schizzi e onde
in fiumi gonfi
esili

è discesa
nel mare della soglia
di marmo…



Un sole caldo
spezza e assottiglia
isole
disperde…

È nella goccia
il cielo
un albero
curvato…


È lunga lunga
affonda
la tromba dalle nubi
nell’acqua.

E poi si sposta,
a vortice, solleva
le barche
dal canneto
ricurva al seminato:
è densa l’aria
carica di terra

e foglie
un gelso bianco
e un ulivo gigante
sradicati.






Da un buco nella rete s’è infilata
la volpe: ha ucciso il gallo,
azzannato una coscia
del coniglio più piccolo.

Le piume
ha disperso e le penne
nel chiuso del pollaio.

Una gallina
è riversa nel fango
senza testa.






L’anguilla dentro il pozzo
con le acque
di marzo si solleva
penetra nei meati
dai canali
intorbiditi striscia fino al mare.






Una nuvola sola in tutto il cielo
all’alba: i seni bianchi,
gonfi…

La faraona
immobile attraversa
con l’ombra lo spiazzale
deserto.

Ha una croce la casa,
in alto, sopra il pizzo,
di tufo vecchio:
l’edera dal muro,
s’arrampica e l’avvolge
nel cielo l’attraversano
nubi

gli uccelli in fila
a frotte
un sole lento
che scende verso il mare
il cerchio della luna
nella notte
scura…






Dalle pietre è spuntato
fra le rotaie untuose
il fiore.

Il vento forte
del treno lo ripiega:
spruzza gocce
d’acqua annerita, sbuffi
di fumo…

S’allontana
e s’avvicina l’ape
che vi posa
a giri lievi
e penetra,
lo succhia…

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Il 29 maggio 1927 nacque Pier Luigi Bacchini, poeta italiano
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 maggio @ 20:43:23 CEST (154 letture)
Ricerche d'autore


Poesie di Pier Luigi Bacchini




Non doratevi, già segretamente aurate


Non doratevi, già segretamente aurate,
non arrugginite, non raggrinzite
quanto un piccolo pugno,
disseccato; restate sempreverdi
finte immortali, simili all'altamente profumata
- e nemmeno sfrangiata
di fronte al vento, coriacea e lucente -
alla regale magnolia, con i semi amaranto;
o alle conifere montane
le antiche cenozoiche.
Non diventate trasparenti, sempre più,
telari lisi
già scarse nel mese d'ottobre,
con nostalgie infinitesimali, un po' indeterminate
come i fischi d'un treno distante
e collegi là in fondo, dentro la foschia
- spazzini sotto muretti erbati,
irrealtà, quasi un disturbo visivo
che nell'intimo spaventa
con l'immagine talvolta
che la materia
d'improvviso scompaia.


Ma tutte le sfumate gradazioni
i delicati intrecci,
gl'inudibili crepitii particellari
sarebbero stati inutili: lo sperpero
d'un Dio, la sua noia.
E ogni minimo sgretolamento, tipo il trascurabile uragano,
il ferro sciolto nel magma,
dicono la fatica
dall'origine
e la tremenda concretezza del mondo,
- senza via di scampo per noi.




ELICA

Quanta folla nel vento
se l’ascolti dal camino notturno
si pensa a quelli di sopra
nelle stanze da letto.
La vita
non si sa come sia sorta. Fancis Crick
ci dice che sia caduta dagli spazi
già avvolta ad elica.
Se avvicini uno specchio
alla bocca del dormiente
il vetro si appanna. Allora con molta facilità
ci si ricorda di una propria colpa.

Per il bosco, adesso, o lungo il Rio
il più innocuo cespuglio assume forme strane,
come se invisibili divinità
dessero manate selvagge all’erbaspagna, al frumento:
anche gli animali stanno acquattati, e si stringono
alle covate.





LAVORO LAVORO

Le persone inchiodate nei loro cappotti -
in stanghe di luce, cristalli
lungo le stazioni.
Teste scosse
sul treno. E l’aurora

con emissioni cromatiche, frange, finte
esplosioni d’arancia,
nubi sbranate.
Tra pali neri. Alcune teste
sugli schienali.

Ma vi sono indimenticabili giorni nella vita

quando si vive
a livello biologico. Come la donna,
che teneramente fa tremare anche i vecchi,
che raccattano spremute ghiandole germinali.
Anche una donna matura, un poco patita
in viso, pallida
così abbandonata ancora. E come illogica allora la morte
nell’inforcatura. I rami bianche ora si velano.
Mi piace
se piove lungo una strada, con un po’ di sole
l’asfalto diventa azzurro, specchia.
Ma vi sono desideri impossibili.

(da Contemplazioni meccaniche e pneumatiche, 2005)



IL MIO STRUMENTARIO

Questo arto, la mano,
è la mia psiche dalle cinque dita,
non è come una conchiglia gettata e ripresa
e rigettata da un’onda
di un mare primordiale
per una bacheca.
E anche la mia lingua,
che supera la chiostra dei tuoi denti
come un animale erettile e marino,
e a lungo

ci si unisce nel seme -

Io ridico parole con il grido
di cetacei tornati dall’oceano

o col loro silenzio di mandrie
arenate sulla spiaggia -

le ascolto inconsapevole,
risalite dagli umidi secreti, filtrazioni
lungo lo speco
tiepido del midollo.

E molte molecole mi nutrono
ogni giorno, dalle mille evoluzioni
radiazioni sperdute, piante morte
e comete polverizzate -
e molte molecole mi curano
con tenerezze materne
sebbene con effetti collaterali,
replicando l’arcaico formulario
del mondo
- di natura sintetica ed erboristica
per correggere le nostre anomalie – padre, madre, -
incolpevoli, i deficit
percettivi,
vestibolari e tiroxina
ed acetilcolina…
E se mi avessero inoculato
un qualche ml in più o in meno
dopandomi
non andrei lungo i viali con lampioni d’autunno
per la città
nella loro simmetrica malinconia, e non sarei
un poeta da pubblicare.



IN VILLA

Il processo notturno
sulle creste occidentali
conserva un trasparente chiaro,

e ancora mostra i poderosi dorsi
del pianeta.
Come peli ruvidi nelle forre d’un volto maschile
spuntano nelle vallette le querce
gli olmi e le varie acacie dei boschi:
lente d’ingrandimento su vegetazioni di barbe -
si acquietano, microrganismi dermici, le gazze
e i picchi che battono i duri becchi sui tronchi.

E mentre la luna
fa passare veloci spettri lungo il Rio Campanara,
gli spezzettati lombrichi muovono e impastano
sostanze organiche,
e a orari stabiliti per la grande valle di destra
romba distante il treno del mare.
La rifrazione atmosferica ritarda l’avvento.
Ma nella pianura, a oriente,
fa quasi notte, con smagliature di fumo
e fasce di sonno. Ecchimosi.
Apparenze di stelle inesistenti. Altre esistenti
non si vedranno. Tane, dova lavorano morbide pellicce,
grotte, nidi, tumuli di formiche
popolano il globo e le lampade laggiù di paesi e città
accecano le stelle.



IL VISITATORE

Questo giardino
difeso inutilmente
dagli spini di maclura. Anche i cani
li temono, le volpi. E il più furioso cinghiale
ha sanguinato.
Ho salvie rosse, un ricadente cedro.
E la fatica delle cicale
che si tramuta in canto. Sento passare il meridiano
accanto a me, tiepido anch’esso, portando aromi d’erbe
per molte terre, e resine
del nord su colori diversi;
e il filo del parallelo
che tenero lo incide. Nomi di fumi e venti,
e le altitudini, che declinano verso il mare.
Ho tenerezze animali
tra i cespugli – ma uno verrà
come il sorriso più benevolo
e una mano sudata.
Schricchiolii di passi sulla ghiaia.

(da Canti territoriali, 2009).

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Donna di cuori
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 maggio @ 20:53:52 CEST (130 letture)
Le poesie di Pegaso III












Donna di cuori



Ti ho atteso nel lento scorre

della sabbia del tempo

custodita nella stanza segreta dei sogni

solo di notte assieme sognati.


Ogni notte per magia

ci baciamo per la prima volta

l’intima ora scorre, ci dona silenzi

dove tutto si traduce in amore.


Con colori profumati d’estate

il cielo del soffitto dipinto

riempito il cuscino di petali di rosa

solo per te melodia nell’aria risuona.


Questa è la nostra stanza

dove intatto rimane l’amore

come un’oasi nella luce del sole

al riparo della vita e del vento.


Bruno Gasparri

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Auguri a tutte le mamme
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 maggio @ 20:44:22 CEST (159 letture)
Messaggi II









Lettera a mia madre, per il suo amore vero
Potrà essere coperto per sempre il sole;
potrà seccarsi il mare in un istante;
potrà rompersi l’asse della terra
come fragile cristallo.

Tutto può succedere! Potrà la morte
coprirmi con il suo funebre velo;
ma mai in me potrà spegnersi
la fiamma del tuo amore.

Gustavo Adolfo Becquer

Non sai quanto ti amo e quanto ti amerò.
Sicuramente potrai immaginarlo bene, perché non esiste persona in questo mondo che sia capace di amare tanto immensamente come te.
Ci sto provando, credimi, ma non sono in grado di esprimere tutto ciò che prova il mio cuore quando penso a te. Sei una grande donna, piena di titoli dei quali non ti vanti, e tanto forte da potere tutto, specialmente quando qualcosa minaccia la felicità delle persone che ami.
Quando ero bambina, pensavo che fossi una specie di supereroina, ma da allora è passato molto tempo… però oggi so per certo che lo sei. Laureata in amore, in qualsiasi momento ti sei fatta carico delle mie ferite sulle ginocchia e sul cuore, curando con i tuoi baci tutto il mio dolore.

Auguri a tutte le mamme


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Pace
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 maggio @ 21:44:48 CEST (210 letture)
Le poesie di Pegaso III






Pace

Una notte
un cielo stellato
e poi... l’alba.


Sipario
rosso fuoco
di un regno prezioso

dal nome soave
Aurora.


É un regno segreto
sperduto nel ricordo
chiuso tra le pagine
di un antico libro illustrato.



Nemmeno i nostri vecchi
ricordano di quando
quell’aurora non era un sogno,
un sogno dipinto
sugli arazzi del cielo
mentre il vento
fuggito dal monte
porta il profumo dei fiori quaggiù.


È un regno lontano
dove l’usignolo canta
la sua magica alba
sulle note del mormorio
dell’acqua limpida del ruscello.


Un regno dove
“Pace”
stampata sull’arcobaleno
incorona il mondo dal colore del topazio
disperso nel vuoto del tempo
e nel buio della memoria.

Bruno Gasparri

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Non abbandonarti
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 maggio @ 21:40:27 CEST (156 letture)
Poesie di Tagore





Il 6 maggio 1861 nacque Tagore.





Non abbandonarti

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell'oriente
di tra l'intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d'ogni certezza, non son figli
dell'aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s'è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.

Rabindranath Tagore


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Tela
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 maggio @ 12:20:58 CEST (176 letture)
Le poesie di Pegaso III








Tela


Tela attende firma d’autore
per poi tramandare ai posteri
la gioia dell’arte nel colore.
Il pennello pulito, sospeso nell’aria
indeciso l’inizio tra tanti pastelli;
vi è il rosso del sangue dell’uomo
nero per il buio mistero
bianco di vergine fiore
giallo del deserto infuocato
verde del quadrifoglio disperso nel prato
blu del profondo oceano infinito
marrone dello spoglio bosco d’inverno.
Con molto cipiglio, spinto dal cuore
fuso il blu dal sapore di sale
con il bianco profumato di rosa
ho dipinto l’azzurro del cielo sereno
poi, senza più freni
immerso nel verde del prato
spruzzato dal rosso del sangue dell’uomo
dipinto la valle cosparsa di fiori
con l’ultimo tocco, d’umana speranza
mischiato il nero del buio mistero
con tutti gli altri in tripudio d’arcobaleno
ho dipinto all’orizzonte l’alba
e l’ultima stella nel cielo.
Mi sono seduto
guardando ammirato
senza paura la tela firmato.

Bruno Gasparri

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Il 30 aprile del 1937 nacque Tony Harrison, poeta inglese
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:29:25 CEST (343 letture)
Ricerche d'autore





Tony Harrison è nato a Leeds, città industriale dello Yorkshire occidentale nel 1937. Diplomatosi in linguistica con una tesi di dottorato sulle traduzioni in versi dell’Eneide intraprese l’insegnamento dell’inglese dapprima presso l’Università di Zaria, in Nigeria e successivamente a Praga dove maturò il suo interesse per il teatro e la traduzione libera dei classici. Rientrato in Inghilterra nel 1967, Harrison decise di dedicarsi a tempo pieno alla poesia.








Eredità


Come sei diventato poeta è un mistero
Dove cavolo hai preso il tuo talento?
Dico: avevo due zii, Jack e Harry –
uno era muto, l’altro balbuziente.




Interurbana



Per quanto mia madre fosse morta da due anni
papà teneva le sue pantofole a scaldare sul fornello,
metteva dalla sua parte del letto la boule
e le rinnovava la tessera dell’autobus.
Non potevi fargli un’improvvisata, dovevi avvertire.
Si prendeva un’ora per avere il tempo
di togliere d’attorno le cose di lei e sembrare solo
come se il suo amore acerbo fosse un delitto.
Non poteva rischiare lo scontro con la mia incredulità,
per quanto certo di sentire da un momento all’altro la chiave
girare nella toppa arrugginita e liberarlo dal dolore.
Sapeva che lei era solo uscita un attimo a comprare il tè.
Per me la vita finisce con la morte, e basta.
Non siete usciti a fare la spesa tutti e due;
però nel nuovo taccuino di pelle nera c’è il tuo nome
e il numero staccato che ancora chiamo.


(da: Tony Harrison, "V e altre poesie", Einaudi)
Traduzione: Massimo Bacigalupo







Sotto l'orologio


Sotto l’orologio Dyson a Lower Briggate
si davano appuntamento i miei genitori da fidanzati.
C’era un Padre Tempo e Tempus Fugit
che sporgevano di lato sulla strada
sulle vetrine con sbarre piene di anelli matrimoniali,
insieme ai nomi si incideva ‘per sempre’,
come quella di papà che sentivo quando ci tenevamo per mano,
o quella al dito della mamma che si sgretolava nelle fiamme della cremazione.
Oggi di nuovo sul Briggate mi sono fermato e ho visto
le lancette rosse su XII e V Romani
quegli amanti non si incontreranno mai più lì sotto,
felice di incurvarmi Padre Tempo e sopravvivo.
Vedo la falce, la clessidra, le ali,
il latino che mi chiedevi con orgoglio di tradurre
e penso alle scatoline con i vostri anelli,
sotto l’orologio per continuare i nostri appuntamenti.

Traduzione: Raffaella Marzano






Le luci chiare di Sarajevo

Dopo le ore che gli abitanti di Sarajevo passano
in coda con taniche di benzina vuote
per fare il pieno e spingerle a casa su passeggini,
o in fila per pochi preziosi grammi
di pane, la loro razione quotidiana,
scantonando per evitare i cecchini,
o faticando su per undici piani
con l’acqua, diresti che le notti
di Sarajevo dovrebbero essere vuote
di gente a passeggio per le strade bombardate,
ma stanotte a Sarajevo non è così:

i ragazzi passeggiano senza fretta,
sagome nere impossibili da definire,
maomattane, serbe o croate in tanto buio:
sulla strada senza luci non si distingue più
chi chiama il pane hjleb, o hleb o kruh.
Tutti prendono l’aria serale con passo tranquillo,
non hanno torce, ma non per questo collidono
a meno che non vogliano tentare un approccio
quando l’ombra scura di una ragazza li attira.

Poi il radar tenero dei toni di voce
rivela con i suoi segnali se le è gradita la corte.
Poi un fiammifero o accendino per la sigaretta
e il ragazzo legge negli occhi di lei cosa lo aspetta.

Una coppia qui accanto a certo superato
il test del tono di voce e del fiammifero
e credo che lui stia per prenderle la mano
e portarla via dal posto dove stiamo,
proprio su due crateri, dove, nel 1922,
i mortai serbi mieterono la fila per il pane
e le croste sanguinanti rimasero
sull’asfalto con i cadaveri smembrati.
E ai loro piedi i crateri delle granate
che fecerono strage sono pieni d’acqua
per la pioggia che è caduta tutto il giorno
anche se ora le nuvole si son tolte d’attorno,
lasciando sopra Sarajevo un firmamento
che pare fatto apposta per un bombardamento.
Nelle pozze dei crateri il ragazzo vede
i pezzetti e le schegge delle Pleiadi,
riflesse nei profondi buchi neri della morte
lasciati nell’asfalto dalle granate serbe.
La sagoma scura del giovane accompagna l’amica
a dividere un singolo caffè in una bottega,
fino al coprifuoco e lui le tiene la mano
dietro ai sacchi di sabbia già usati per il grano.


Sarajevo, 20 settembre 1995


Traduzione: Massimo Bacigalupo

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Il 30 aprile del 1931 nacque Adriana Asti, attrice italiana
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:23:50 CEST (199 letture)
Mostre e spettacoli






•il 30 aprile del 1931 nacque Adriana Asti, attrice italiana

• «Lo spettacolo entrò in casa sua con le ballerine della Scala, frequentate dal fratello maggiore in cerca di flirt. Per il resto, niente. Andava a scuola dalle suore. Prima le suore tedesche, poi quelle inglesi perché i suoi genitori seguivano con assoluta fedeltà gli avvicendamenti della guerra. Era piuttosto timida e anche impacciata, recitava le poesie dietro le porte di casa. Poi un giorno arrivò a Milano la compagnia del Carrozzone di Fantasio Piccoli. Più che un’occasione di fare teatro fu il suo personale modo per andarsene da casa. La sua carriera cominciò più o meno così. Chiese a suo padre di permetterle di lavorare con quella compagnia. Il babbo cercò inutilmente di trattenerla: “Non sai recitare, che cosa ti sei messa in testa di fare?”, però alla lunga acconsentì. Con la compagnia del Carrozzone non diventò subito una grande attrice. Si truccava per ore, interpretava le parti più miserevoli e all’occorrenza faceva pure la trovarobe. Suo malgrado, si ritrovò però invischiata nel teatro, e non riuscì più a fare altro. Proseguendo con medio talento e una notevole dose d’inerzia attraverso gli anni del Dopoguerra fin verso la metà degli anni Cinquanta, si guadagnò alcune parti al Piccolo Teatro di Milano di Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Bellina e d’aspetto bambinesco com’era, divenne la preferita di Luchino Visconti. Con l’esempio e la vicinanza di grandi attori e registi, imparò a recitare benissimo. Con il passare del tempo divenne, per unanime definizione dei critici, una delle attrici più talentuose, e certamente più spiritose, del teatro italiano. Ma quando, molto più tardi, le consegnarono il premio Ennio Flaiano, tre Maschere d’oro, una Grolla d’Oro, un David di Donatello e tre Nastri d’Argento, descrissero una persona che non era esistita: una primadonna diventata attrice sin da giovanissima, per orgoglio e per capricciosa vocazione intima. Ma dove? Ma quando?» (Silvia Grilli).
• Al cinema vista tra l’altro in Rocco e i suoi fratelli (1960), Accattone (1961), Ludwig (1973), Una breve vacanza (1973, Nastro d’argento), L’eredità Ferramonti (1976, Nastro d’argento), La meglio gioventù (2003, Nastro d’argento), L’ultimo Pulcinella (2008), Impardonnables (2011). Nel 2012-2013 è stata la protagonista, al Festival di Spoleto, dei due atti unici di Jean Cocteau, La voce umana e Il bell’indifferente (regia di Benoit Jacquot).
• Nel 2007 pubblicò Rue Sérou, romanzo scritto direttamente in francese per le edizioni Du Rocher; nel 2012 Se souvenir et oublier (Portaparole).
• «Minuta, caschetto mogano di capelli e sguardo da placido agnellino di sempre, lontana dai suoi 79 anni, Adriana Asti è per timidezza, disincanto o scelta, di una laconicità disarmante» (Anna Bandettini) [la Repubblica 14/6/2012].




• Sposata con Giorgio Ferrara, direttore artistico del Festival dei due mondi di Spoleto, negli ultimi anni ha fatto soprattutto teatro (da segnalare specialmente la voce recitante – cioè Voltaire – nel Candide di Bernstein diretto da Jeffrey Tate e messo in scena dal San Carlo di Napoli).
• Frasi «Gli uomini? Non mi hanno mai lasciato, dunque non so cosa si provi. Forse sono stata fortunata, o forse è che sono sempre di buon umore, senza motivo. Mia madre si stupiva: “Ma cos’ha questa bambina così allegra?”».
• «L’ozio, lo eseguo magnificamente. Non sa come sono brava. Forse più ancora che nel mio lavoro».

Giorgio Dell’Arti

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Il 30 aprile del 1888 nacque John Crowe Ransom, poeta statunitense
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:21:57 CEST (150 letture)
Ricerche d'autore







Il 30 aprile del 1888 nacque John Crowe Ransom, poeta statunitense († 1974)

RANSOM, John Crowe. - Poeta e critico americano, nato a Pulask, Tennessee, il 30 aprile 1888. Laureatosi presso la Vanderbilt University nel 1909, insegnò per ventiquattro anni presso la stessa università, donde nel 1937 passò al Kenyon College.
Il R. fu uno dei massimi esponenti. se non addirittura il fulcro, dei movimenti intellettuali "sudisti" detti dei "Fugitives" (dal titolo della rivista che il R. stesso diresse per un certo numero di anni) e "Agrarians". Egli dirige inoltre uno dei più affermati e stimati "little magazines", la Kenyon Review, divenuta, sotto la sua guida, una voce autorevole di quel New Criticism con cui l'opera critica del R. va associata (v. stati uniti: Letteratura, in questa App.). Al New Criticism era appunto intitolato un libro del R. apparso nel 1941 e divenuto famoso, in cui si esaminavano diversi tipi di "critica estetica". Tale volume seguiva altri contributi vitali e polemici del R. critico: da God without thunder: An unorthodox defense of orthodoxy, del 1930, a The South and the agrarian tradition, by twelve southerners dello stesso anno, a The world's body del 1938. Dal 1941 in poi l'attività critica del R. è divenuta più pratica che teorica o programmatica e si è andata svolgendo per lo più sulle colonne della Kenyon Review e di altre riviste specializzate. Essa è tutta di grande finezza e dignità.

La poesia del R., colta, sottile, attinge alla tradizione locale, con un abile uso strumentale dell'ironia. L'arcaismo di cui si compiace scade a maniera solo nelle cose più deboli, ma assai più spesso è sentito, sia sul piano sentimentale che su quello intellettuale.


John Crowe Ransom – Ragazze Azzurre

Una poesia spiritosa, malinconica e cattiva di John Crowe Ransom nella traduzione di Attilio Bertolucci.

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RAGAZZE AZZURRE

Ruotando le azzurre gonne lungo l’aiuola
E sotto le torrette del vostro collegio
Vi dirigete a udire il noioso ed egregio
Maestro senza credergli una sola parola.

Ora in bianchi nastri i capelli serrate
E di quel che avverrà non curatevi più
Di quanto se ne curano quegli uccelli blu
Che chiacchierano in aria, passeggiano per terra.

Esercitate, azzurre ragazze, la vostra bellezza
In tempo, io con forti labbra ne griderò il valore
Che nessuno di noi saprà mai nel suo fiore
Fermare, tanta è la sua fralezza.

Io vi racconterò una storia tutta vera:
Conosco una signora dalla lingua pungente
I cui occhi ora torbidi erano d’un lucente
Azzurro… essa non tanto addietro era
Anche più bella e cara di ciascuna di voi.

John Crowe Ransom

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I sogni
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 aprile @ 21:18:09 CEST (191 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








I sogni


È passato quel tempo.
Il tempo dei sospiri lunghi
e delle notti brevi.
Ora il buio dilata le ore
e i pensieri inondano lo spirito,
oltre ogni argine.
Ma i sogni, i sogni quelli si,
i sogni regalano leggerezza
a questa mia vita,
che pure sempre cambia
e che attendo ad ogni alba,
più nuova e diversa.

Grazia

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IL MOMENTO
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 aprile @ 21:11:08 CEST (147 letture)
Le poesie di Pegaso III










IL MOMENTO



C’è sempre un momento

nel tempo che scorre

resta sospeso nel vuoto

un ricordo fugace

è lì, tangibile

confuso nel tumulto del cuore che batte

si fonde e confonde

tra i mille profumi sospesi nell’aria.



In un turbinio di vento

torna, lo sento

tutto è colmo di quel solo momento.



Tendo la mano

svanisce con il vento.



Ma, c’è un altro momento

e un altro che viene.



Bruno Gasparri


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Donna
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 aprile @ 21:07:53 CEST (162 letture)
Le poesie di Pegaso III












Donna


La donna perfetta non cammina davanti al suo uomo

meno ancora dietro

ma al suo fianco.


Bruno Gasparri

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Il 20 aprile 1897 nacque Gustave Roud, poeta svizzero († 1976)
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 20 aprile @ 21:23:50 CEST (156 letture)
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Il 20 aprile 1897 nacque Gustave Roud, poeta svizzero († 1976)




Tutto ormai a pezzi,
come un gioco che gioco non è. La solitudine chiama
talmente in alto sui cancelli
che nessuno più la sente.

Tra le luci tornate invernali,
quando il sole è orizzontale e quasi acceca,
è ancora il corpo a chiedere
e la tragedia, lontana, può restare
nella piega del ginocchio.



Questa attesa così vasta.

È luce che svanisce lenta in lembi;
sopra, sempre, il coperchio del cielo,
rattrappita la mano, stanchi gli occhi,
la vita non afferra.

Dentro il calore umido,
i filamenti della stanchezza che tutto ha raccolto
nel torpore dei giorni.

Ma non è il tempo
che fa paura, né la morte
col suo gioco di specchi e desideri,
è questo rarefarsi dell’oggi,
a mano a mano che ieri si raccoglie
nell’imbuto delle parole. Un lutto immenso,
e non c’è nemmeno un volto amico,
tra i morti o tra i viventi.

A piedi nudi si va, in un altro deserto.



Chiazze di luce, coni d’ombra:
anche se dietro ogni volto ci sono
scale che scendono a picco
o salgono torcendosi nell’odio o nel sognare.


La luce gialla
sulla campagna.






Questo ridere ha picchi e vallate,
punti di vista e strettoie inaspettate,
romba e scoppia s’ingolfa e strattona,
sono gole dischiuse strofinate, un corpo solo,
sono corpi molteplici e arditi e soltanto una voce.

Talvolta è un’accalmìa, luminoso tacere,
e nel tacere lo stazzonare dei tessuti, il clangore dei tacchi.



Dentro l’alba alta
la notte è il capriolo fuggito ai primi rumori,
calda e suadente come un ventre di madre
la sua traccia è rimasta nell’erba.

Ma la traccia non ricorda,
il sole la scalda e si riassorbe in silenzio.



CHIUSA SUL MARE DEL NORD

Sabbia dura, conchiglie piccolissime
incrostate, vento forte a sorsi grandi,
lenti e bianchi sulla linea del grigio,
bassa l’acqua sulla spiaggia per chilometri,
nell’alba di sale.

Siamo arrivati qui,
ai quattro venti raccolti in sogno dalla notte
tra il gridare dei gabbiani,
dopo anni a protendere le mani
verso il fuoco. Ora bandiere che schioccano stridono
ripetendo il grido,
un mare che lava a morsi di vento
anche i pensieri più pacati.

È il piede che parla qui, ghiacciato
nella frusta del settembre
alla finestra del mare del nord,
come una schiuma liberata finalmente
dai sottintesi del linguaggio.

E sui blocchi di cemento
il miracolo delle scaglie d’acqua salata
che colpiscono in fronte senza far male
e un sole che compare e scompare
nel ritmo dolce che macera l’udito,
come se tutto fosse
da sempre sospeso
e fremente in questa forza che sovrasta,
la volontà s’alza e scompare
come un surfer che ha trovato la mano
che lo solleva e lo porta
tra le tante direzioni incostanti
e i colori a migliaia del mare.

Il cielo è così largo
che gli occhi possono
tuffarsi. Qui, dice un dispaccio marittimo,
stamani: «Trovato il Nord».

Le nuvole si spostano,
le forme non importano,
non si leggono più, non sono auspici,
ma matrici della luce che cambia,
rapida anch’essa, in un continuo trasfigurarsi,
gioco d’ombre dominato
dalla marea.



Pierre Lepori, nato a Lugano nel 1968, vive a Losanna. Giornalista radiofonico, ha fondato la rivista queer “Hétérographe, revue des homolittératures ou pas” ed è traduttore dal francese (per Interlinea ha curato le opere del poeta svizzero Gustave Roud). Ha pubblicato due romanzi (Grisù e Sessualità), due saggi di storia del teatro e la raccolta di poesie Qualunque sia il nome (Casagrande, Bellinzona 2003, premio Schiller). I suoi libri sono tradotti in tedesco e francese.

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Alba
Postato da Letty il Domenica, 17 aprile @ 20:56:56 CEST (173 letture)
Le poesie di Letty - II









Le mie lune sorgono inaspettate diventano lunghe notti affamate che ingoiano ingorde interi anni
Si posano sulle curve dei palmi scavandoli ancora...
La mia linea della vita si sfregia ma non esce sangue e nemmeno lacrime
Posso solo chiudere tutto in un pugno di silenzio e lasciarle passare...
Un giorno andranno
Quel giorno sarò andata anche io.


Letty

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Poetesse nate il 16 aprile: 1935 Sarah Kirsch
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 21:16:31 CEST (165 letture)
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Poetesse nate il 16 aprile: 1935 Sarah Kirsch






Giorno triste

Sono una tigre nella pioggia
L’acqua mi spartisce il pelo
Le gocce gocciolano negli occhi

Mi trascino lenta, barcollo sulle zampe
lungo la Friedrichstraße*
e sono al verde nella pioggia

Mi sperdo tra le auto ferme al rosso
Entro nel Caffè per un amaro
Divoro la Kapelle* e barcollo via

Ruggisco contro Alex* la pioggia tagliente
il grattacielo si bagna, perde la sua cintura
(Ringhio: si fa quel che si può)

Ma piove il settimo giorno
e sto male fino alle ciglia

Soffio contro me la strada vuota
E mi siedo sotto i gabbiani onesti

Quelli vedono tutti a sinistra nella Sprea*
E quando io tigre possente piango
capiscono: penso che qui avrebbero dovuto
esserci altre tigri.

*Sulla Friedrichstraße si trovava il Checkpoint Charlie,
uno dei passaggi al limite fra la zona di Mitte (a Berlino Est) e di Kreuzberg (a Berlino Ovest).

*La Kapelle è la Cappella della Riconciliazione, una chiesa nel quartiere Mitte
che fu inglobata nel Muro nel 1961 e non fu più accessibile alla comunità della Berlino
Occidentale, perché situata nella cosiddetta “striscia della morte”.

*Der Alex, così viene chiamata Alexanderplaz dai berlinesi.

*Il fiume Sprea fungeva da confine naturale,
un tratto del muro di Berlino correva parallelamente al fiume.





La neve è nera nella mia città

La neve è nera nella mia città
I cani vagano pieni di fango e fumo
Gli uomini in questo tempo stanno
Sulla loro vasta chaise longue
E mangiano pane caldo

Solo i piccioni tubano sul tetto
Cercano riparo nei capannoni
Pensando già al prossimo nido
Si strappano una piuma
E la mettono fra le tegole

Io esco in pelliccia nera
Parlo ai cani amichevolmente
perché piangono e scodinzolano stanchi
e mi mostrano la neve bianca
che è sopra il cimitero ebraico

Sarah Kirsch


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oetesse nate il 16 aprile: 1893 Elisaveta Bagriana
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 21:13:09 CEST (177 letture)
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Poetesse nate il 16 aprile: 1893 Elisaveta Bagriana








INTERIEUR

Mi guardi così tenero innamorato,
mi parli con calore e dedizione.
Fuori urla la tempesta di neve.
Io ti ascolto guardando lontano.

Profumi sottili e misteriosi
alitano dai fiori ricurvi su di me,
e ricordano da soli, senza parole,
che ieri tu me li hai portati.

Mi sei così devotamente fedele,
mio irreversibimente e per sempre -
e perdona il mio sorriso studiato,
e talora la mia perfidia di donna.

Ché anch’io amo, come te -
disperatamente e mortalmente attratta,
e spesso invano mi prometto
di non andare all’incontro convenuto.

Ma come sento che arrivi,
bruscamente di colpo ridesta,
dall’altra entrata perché tu non mi veda,
fuggo via – turbata e stupita.

E vado da lui sottomessa,
ammaliata, preda di una fosca ipnosi.
E ne torno affranta e spossata,
umiliata e amaramente pentita…

Elisaveta Ljubomirova Belčeva

1927

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Oltre il buio
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 20:16:35 CEST (152 letture)
Le poesie di Pegaso III









Oltre il buio



Immobile, seduto sull'orlo del nulla,

guardo l'ora che passa mentre l'ombra offusca il giorno.
La vita sfugge nel lento girare del mondo

con l'ombra il vuoto entra

freddo compagno del tempo.
Infinito è il limite dove può arrivare il pensiero

si spinge oltre il buio, il nulla, oltre il tempo,

poi ritorna nella luce di giorni felici.
Corro sul verde colle tra i gelsi,

fremito di vita vicino a lei avvolta d'amore

regina del cuore della terra,

delicata, pallida come raggio di luna,

evanescente è il sorriso,

dolce melodia la sua voce,

culla il sonno del bimbo

beato dorme sul suo seno profumato.
D’improvviso mi ritrovo bambino, bianco foglio,

dove ho scritto l'inno infinito alla vita,

fiamma da vestale nutrita

perenne luce che brilla nel buio.


Bruno Gasparri

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L'11 aprile del 1884 nacque Piero Jahier, scrittore e poeta italiano
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 aprile @ 21:43:19 CEST (249 letture)
Ricerche d'autore




L'11 aprile del 1884 nacque Piero Jahier, scrittore e poeta italiano




Il solo amico che ho avuto

Il solo amico
che ho avuto
gli ho messo nel petto un fortissimo cuore
la più bella anima gli ho inventato.
Grazia e benedizione
al mio amico che compensa nel mondo la mia debolezza
vittoria al mio amico puro!

Con quell'anima gli misuravo la vita
lo travolgevo a vivere secondo quel cuore.

Ma si è stancato di un'anima così faticosa
ma voleva misura coi tanti cuori vili.

Allora ho smontato l'anima che gli avevo inventato -
ma il cuore che gli avevo dato
nel mio petto l'ho ripreso:
cuore che nel mio petto va bene
cuore forte del mio solo amico
cuore mio.





Parlato scalando

Parlato scalando
all'orecchio della più gracile guglia ghiacciata:
guardami pure nei tuoi specchi bianchi
e non oserai farmi male;
se c'è viltà rimasta che non posso sapere
non mi risparmiare.



Vogliono sempre impedirmi
di esser triste

Vogliono sempre impedirmi di esser triste;
ma se è la mia sola gioia esser triste:
cresce solo piangendo
questa gemma d'albero che volete asciugare





Autoritratto

Borsa di soldato
abito di soldato
pane di soldato
letto di soldato
corpo di soldato
anima di soldato.

Non manca il coraggio di andare avanti:
manca il coraggio di andare indietro
ritornare dove deviato:
per avanzare davvero.




Bambino

Sei tutto nel tuo riso - sei tutto nel tuo pianto
guardaci viso nuovo
guardaci chiaro viso bambino
noi che abbiamo speso il nostro riso
noi che abbiamo speso il nostro pianto
poveri grandi visi
che piangono con resti di pianto
che ridono con resti di riso.





Questo bambino povero

Questo bambino povero non è stato sgridato quando si infradiciava coll'acqua - unica delizia sulle terre e nei cieli - ACQUA - creatura giocoliera sempre in rumore, e se la tocchi, sempre pronta a scappare.

Questo bambino povero - vestituccio di bocconi di pane - eppure non è stato sgridato quando si sporcava con la polvere - secona delizia sulle terre e nei cieli - POLVERE - o cosa di della polvere INDUSTRIA-GUERRA-PITTURA!

Questo bambino povero non è stato sgrudato quando si strinava a far divampare il suo fuoco - FUOCO - terza delizia sulle terre e nei cieli - fuoco rosso di sole, fuoco nero in pancia ai treni.

Questo bambino povero non è stato sgridato quando sulle scarpe regalate imparava a saltare - quarta delizia appartenente al solo cielo - Saltare - stare in cielo piiù che si puole.

O invidiato da tutti, solo vero bambino, bambino povero,
bambino felice!




Il ricco con me vuol parlar poesia

Il ricco con me vuol parlar poesia
Ma bisogna che parliamo sussistenza, prima.
Altrimenti non arriveremo alla poesia
O come vorrei poter parlare subito di poesia!
E avrei voluto, in vita.

Dunque se il ricco vuol parlare poesia
bisogna che parliamo sussistenza prima.
Lui ricco è prima ricco e poi uomo.
E anch'io prima povero e poi uomo.
Debbo scavalcar la miseria per entrare in poesia.
Scavalchi la ricchezza, e ci troveremo insieme.




Uomo felice

Ier l'altro ha avuto la promozione, la quale gli mancava per esser felice.
Ma quando stava per sentirsi felice, il secondo molare della mascella - in alto a destra - ha ricominciato a dolere.
Veramente anche prima tantissime volte quel molare medesimo aveva doluto.
Però andava con la mancata promozione; non sarebbe stato felice anche se l'avesse fatto cavare; un molare, d'altronde, così prosperoso.
Ieri invece: soltanto quel molare cominciò a separarlo da esser felice.
Allora non potè più rinunziare a esser felice; e se lo fece cavare, e la caverna fece infezione, e fu morto stamattina.


Piero Jahier




Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita,
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire”
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Estasi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 11 aprile @ 20:31:29 CEST (217 letture)
Le poesie di Pegaso III










Estasi



Chiudo gli occhi,

l’eco di un sogno espande

l’emozione travolge

l’aria ha un dolce profumo d’alga

l’onda accarezza la riva

mescola conchiglie e sabbia

delicatamente mormora il riflusso.
Fantastica notte di luna piena

splende in cielo specchiandosi sul mare

una lunga scia d’argento l’unisce all’orizzonte

mentre l’universo offre sfavillante sipario.
L’ora scorre incurante, rincorre la notte

che cosa importa se memoria si perde nel riflesso

il pensiero vola aleggia sull’ombra

il ricordo riaccende l’estate

profuma di te vita d’amore vestita

mentre travolgente passione increspa l’onda.
Nella solitudine ho abbracciato abissi

mentre il giorno timidamente sbadiglia

donando un nuovo domani nella speranza

mentre il destino scompiglia gocce di memoria

l’attimo si veste di vita con le ali del passato.


Bruno Gasparri


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Testimone
Postato da Grazia01 il Domenica, 10 aprile @ 20:55:18 CEST (182 letture)
Le poesie di Pegaso III











Testimone


Immerso nel mio cosmo, raccolgo cocci d‘esistenza

cerco immagini sbiadite dal tempo

si frappongono confuse, roteano luccicanti

mentre in preludio, leggera melodia risuona.
Sgargianti colori di pittura astratta

come enigma sancisce l’appartenenza

a questa vita, tra anni in giorni e notti alterne.
Ho cercato di trasformare in sogno, colmo d’armonia

il destino, dove l’azzardo è vivere

ma ora che ho attraversato il mio tempo

a chi racconterò d’essere testimone d’anime innocenti

chi mai vuole ascoltare di falsi amori

del tradimento dell’uomo che coinvolge Dio.
L’aria odora dei profumi di una nuova primavera

nella clessidra la sabbia continua a scorrere

ho riposto nella mia stella la fiducia

pensando che mi assista dal cielo

poi ho solcato i nari, sulla duna impressa l’orma

sulle cime immacolate, respirato la pura brezza

nelle città mi sono confuso tra la folla.
Ora esauriti tutti i compromessi

nell’aurora di un futuro affidato a insensate probabilità

sono come un libro illustrato dimenticato in biblioteca.


Bruno Gasparri

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Fate l'amore
Postato da Grazia01 il Martedì, 05 aprile @ 22:12:26 CEST (219 letture)
Poesie di Merini




E poi fate l’amore.
 Niente sesso, solo amore. 
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi. Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni, inalare profumi, cuori che battono insieme, respiri che viaggiano allo stesso ritmo, e poi sorrisi, sinceri dopo un po’ che non lo erano più. 
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.


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Aprile
Postato da Grazia01 il Sabato, 02 aprile @ 18:50:03 CEST (242 letture)
Poesie tematiche III








Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Memoria e desiderio, stimola
Le sopite radici con la pioggia di primavera.
(Thomas Stearns Eliot)




Escono allegri i bambini
dalla scuola,
lanciando nell’aria tiepida
d’aprile, tenere canzoni.
Quanta allegria nel profondo
silenzio della stradina!
Un silenzio fatto a pezzi
da risa d’argento nuovo.
(Federico Garcia Lorca)




È verde la pianura
al sole dell’aprile,
ha quella verde fiamma,
la vita che non pesa;
e l’anima pensa ad una farfalla
del mondo atlante e sogna.
(Antonio Machado)



Meglio un istante ad aprile che tutto un lungo mese in autunno.
(Adam Mickiewicz)



D’aprile
l’aria si fa appena calda.
Pare una guancia.
(Valerio Magrelli)




Ad aprile l’intorno si fa più intorno: le persone nelle strade, gli alberi nelle piazze, i monti dentro i cieli, e da qualche parte il mare che aspetta di circondarci come una luce fresca.
(Fabrizio Caramagna)



Aprile fa i fiori e maggio ne ha gli onori
(Proverbio)




Marzo deve essere secco,
Aprile umido,
Maggio fresco,
Giugno caldo.
(Proverbio francese)





Ma c’è una cosa, una cosa soltanto che
non mi stanco mai di guardare;
il ruscello d’aprile, che scorre su sassi,
e bisbiglia, passate le rocce.
(Po Chu-J)




Buon giorno, mago Aprile!
Sei tornato? Si desta
al semplice tuo tocco
con tre ghirlante in testa
nell’orto l’albicocco;
l’acacia nel cortile
mette il più bel monile;
le rondini dai nidi
gridano: « Vidi! Vidi!
(Angiolo Silvio Novaro)





Sono giorni dolcissimi
questi che ci preparano le piogge
dolcissime di aprile. Luce bianca
filtrata da nebule bianche,
appena un sospiro di vento
che si sprigiona dal cuore del mondo.
In quest’ora del tempo
il vecchio mondo, come il vecchio Adamo,
ha un cuore giovanetto:
(Diego Valeri)




Sotto il cielo di aprile la mia pace
è incerta. I verdi chiari ora si muovono
sotto il vento a capriccio. Ancora dormono
l’acque ma, sembra, come ad occhi aperti.
Ragazzi corrono sull’erba, e pare
che li disperda il vento. Ma disperso
è solo il mio cuore cui rimane un lampo
vivido (oh giovinezza) delle loro
bianche camicie stampate sul verde.
(Sandro Penna)



Aprile, precoce estate.
Su, ripieghiamo il paraorecchie nel cassetto.
Tiriamo fuori camicie, cotton wear e altre minuzie
vestiarie.
Al rombo delle auto fragorose, apriamo le finestre.
Ventiquattro gradi Celsius. Dunque, che fare?
È sempre una sorpresa. Forse che, staccando
dal gancetto
il pellicciotto, t’ aspettavi questo volgere del sole?
Sapevi, forse, che saresti vissuto fino a questo
strepito e chiasso? E comunque si ha lo stesso voglia,
di mattina, di uscire vestiti leggeri e di azzurro,
e camminare fino al metrò: solo là c’è protezione.
Chi ha visto il cambio di stagione, dirà: “Sia pure.
Fuori è estate: Pasqua e Risurrezione”.
(Evgenji Rejn)



Buon Aprile
Grazia


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Vento
Postato da Letty il Mercoledì, 30 marzo @ 20:58:32 CEST (264 letture)
Le poesie di Letty - II









Vento


Del vento amo la straordinaria capacità di impigliarsi ovunque
Quando lo scorgo nei pensieri che fruga capisco che mi conosce più di qualsiasi altro...
Il vento mi sa a memoria e mi ripete
Non lo dico mai a nessuno quando arriva
eppure si vede... mi porta te e un sorriso.

Letty


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Dio
Postato da Letty il Mercoledì, 30 marzo @ 20:56:06 CEST (186 letture)
Le poesie di Letty - II








Dio

Se avessi un dio saresti tu
E ti pregherei tutte le notti
tra le braccia, tra le cosce
sul tuo ventre, tra le dita
Mi immolerei sui palmi delle tue mani chiuse a coppa
aspetterei l'alba accartocciata ai tuoi fianchi
lo so che non dovrei inginocchiarmi
prostrarmi
annullarmi!
Dedicarti me lasciva e putrida forse
Darti gli anfratti le nicchie il buio
Un dio...
Amato agli eccessi
Che finirà per cacciarmi
e io
Sciocca donna
di troppa devozione morirò.


©Yelena b.

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Amelia Rosselli nacque il 28 marzo del 1930 a Parigi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 28 marzo @ 20:35:23 CEST (217 letture)
Ricerche d'autore







Tutto il mondo è vedovo


Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! Cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.





I fiori vengono in dono e poi si dilatano


I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti
eri l'unione appassita che cercavo
rubare il cuore d'un altro per poi servirsene.

La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.

Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d'un albergo immaginario
v'erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.
Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.





C'è come un dolore nella stanza


C'è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C'è come un rosso nell'albero, ma è
l'arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d'un destino
di uomini separati per obliquo rumore.




Di sollievo in sollievo


Di sollievo in sollievo, le strisce bianche le carte bianche
un sollievo, di passaggio in passaggio una bicicletta nuova
con la candeggina che spruzza il cimitero.

Di sollievo in sollievo con la giacca bianca che sporge marroncino
sull'abisso, credenza tatuaggi e telefoni in fila, mentre
aspettando l'onorevole Rivulini mi sbottonavo.

Di casa in casa telegrafo, una bicicletta in più per favore se potete in qualche
modo spingere. Di sollievo in sollievo spingete la mia bicicletta
gialla, il mio fumare transitivi.

Di sollievo in sollievo tutte le carte sparse per terra o sul tavolo, lisce per credere
che il futuro m'aspetta.

Che m'aspetti il futuro! Che m'aspetti che m'aspetti il futuro
biblico nella sua grandezza, una sorte contorta non l'ho trovata
facendo il giro delle macellerie.


Amelia Rosselli









Amelia Rosselli nasce il 28 marzo del 1930 a Parigi, figlia di Marion Cave, un'attivista del partito laburista britannico, e di Carlo Rosselli, esule antifascista (fondatore di Giustizia e Libertà) e teorico del Socialismo Liberale.
Nel 1940, ancora bambina, è costretta a fuggire dalla Francia in seguito all'assassinio, compiuto dalle cagoulards (le milizie fasciste), del padre e dello zio Nello, voluto da Benito Mussolini e da Galeazzo Ciano.
Il duplice omicidio la traumatizza e la sconvolge dal punto di vista psicologico: da quel momento Amelia Rosselli comincia a soffrire di ossessioni persecutorie, convinta di essere seguita dai servizi segreti con lo scopo di ucciderla.
Esule con i suoi familiari, si trasferisce in un primo momento in Svizzera, per poi spostarsi negli Stati Uniti. Si cimenta in studi di carattere musicale, filosofico e letterario, pur senza regolarità; nel 1946 torna in Italia, ma i suoi studi non le vengono riconosciuti, e decide quindi di andare in Inghilterra per completarli.
Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta si dedica alla composizione, all'etnomusicologia e alla teoria musicale, non rinunciando a realizzare alcuni saggi sul tema. Nel frattempo nel 1948 inizia a lavorare per diverse case editrici di Firenze in qualità di traduttrice dall'inglese.
In seguito prende a frequentare, tramite l'amico Rocco Scotellaro, incontrato nel 1950, e Carlo Levi, gli ambienti letterari romani, entrando in contatto con gli artisti che genereranno l'avanguardia del Gruppo 63.
Negli anni Sessanta si iscrive al Partito Comunista Italiano, mentre i suoi testi attirano l'attenzione, tra gli altri, di Pasolini e di Zanzotto. Nel 1963 pubblica ventiquattro poesie su "Il Menabò", mentre l'anno successivo dà alle stampe per Garzanti "Variazioni belliche", la sua prima raccolta di poesie. In essa Amalia Rosselli mette in mostra il ritmo faticoso della sofferenza, senza nascondere la fatica di un'esistenza contrassegnata in maniera indelebile da un'infanzia di dolore.
Nel 1966 inizia a dedicarsi alle recensioni letterarie, pubblicate su "Paese Sera", e tre anni più tardi pubblica "Serie ospedaliera", un'altra raccolta di versi. Nel frattempo si dedica alla scrittura di "Appunti sparsi e spersi".
Nel 1976 dà alle stampe per Garzanti "Documento (1966-1973)", per poi pubblicare con Guanda "Primi scritti 1952-1963", all'inizio degli anni Ottanta. Nel 1981 pubblica un lungo poema suddiviso in tredici sezioni, intitolato "Impromptu"; due anni più tardi esce "Appunti sparsi e spersi".
Al 1985 risale "La libellula", cui fanno seguito due anni più tardi "Antologia poetica" (per Garzanti) e, nel 1989, "Sonno-Sleep (1953-1966)", per Rossi & Spera.
Nel 1992 dà alle stampe per Garzanti "Sleep. Poesie in inglese". Trascorre gli ultimi anni della sua esistenza a Roma, in un'abitazione in via del Corallo, non lontano da piazza Navona.
Colpita da una grave depressione, che va a sovrapporsi a diverse altre patologie (il morbo di Parkinson in particolare, ma in diverse cliniche all'estero le avevano diagnosticato anche una schizofrenia paranoide), Amelia Rosselli muore suicida l'11 febbraio del 1996 nella sua casa: in passato aveva già tentato in più occasioni di togliersi la vita, ed era reduce da un ricovero a Villa Giuseppina, una casa di cura in cui aveva provato a ritrovare la serenità. Senza riuscirci.

Fonte Biografieonline.it


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