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In tempi di disimpegno
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 02 febbraio @ 23:17:40 CET (1124 letture)
Poesie di Bertolucci





In tempi di disimpegno



Non è infrequente per queste
strade familiari – anche se esse
ti hanno portato al di là di n fiume,
o torrente, confine spesso di due provincie,



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Gli angeli nell’ottocento
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 02 febbraio @ 14:03:44 CET (1159 letture)
ARTE II
Parte precedente

Gli angeli nell’ottocento





Johann Heinrich Fùssli, Satana chiama a sé Belzebù, Kunsthaus, Zurigo.
Personalissima l'interpretazione che il pittore e teorico svizzero, allievo di Blake e studioso di teologia, elabora delle figure del Bene e del Male, come in questo caso.


Se si esclude la tradizione popolare di stampe e santini che, di fatto, non conosce mai una vera interruzione, il Settecento segna quasi una crisi della figura angelica che, però, il secolo successivo supera completamente. Lo sforzo di razionalizzare la visione del mondo, accantonando la dimensione religiosa, fallisce quasi subito e già l'età napoleonica rappresenta una piena reintegrazione del sentimento religioso nel tessuto sociale. Così, la figura dell'angelo ricompare tra i soggetti frequentati dalla gran parte degli artisti. Del resto, figure di primo piano come William Blake e Heinrich Fussli si erano già dedicate al tema angelico, sia pure offrendone un'interpretazione del tutto personale che, tuttavia, affondava le radici in una matrice comune: quella michelangiolesca. In particolare il pittore e poeta inglese in acquarelli di grande suggestione, come quello dedicato a Gli angeli del Bene e del Male (1795), conservato alla Tate Gallery di Londra, recupera la fisicità possente delle titaniche figure del Giudizio universale del Buonarroti, profondamente studiato e capito. Per questo i due angeli sono privi di ali e lottano senza scontrarsi, ma si affrontano con la loro sola presenza per il possesso di un'anima.



William Blake, Cacciata degli angeli ribelli, illustrazione per la Bibbia, Museum of Fine Art, Boston.
In uno spazio sospeso nel tempo, i suoi angeli senza ali ricordano i nudi michelangioleschi della cappella Sistina, studiati e ammirati dall'artista inglese.


C'è poi un altro aspetto che emerge con l'Ottocento: la rappresentazione del demonio come angelo del male, cioè malvagio ma bello. Lo abbiamo appena visto con Blake, ma è una tendenza dell'epoca che, per esempio, ritorna in Fussli. Il suo Satana chiama a sé Belzebù mostra il Principe del Male bello come un Apollo e ormai lontano dalla visione deforme che aveva tramandato il Rinascimento, con diavolacci cornuti e con la coda, con le zanne al posto dei denti e il volto bestiale. Lo dimostra, ancora, la scenografica Cacciata degli angeli ribelli di William Blake, dove i demoni sembrano i Giganti scacciati dalla cima dell'olimpo a opera di Giove.
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Pensieri L / LII * Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 febbraio @ 20:38:25 CET (976 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

L.

In un libro che hanno gli Ebrei di sentenze e di detti vari, tradotto, come si dice, d'arabico, o più verisimilmente, secondo alcuni, di fattura pure ebraica, fra molte altre cose di nessun rilievo, si legge, che non so qual sapiente, essendogli detto da uno, io ti vo' bene, rispose: oh perché no? se non sei né della mia religione, né parente mio, né vicino, né persona che mi mantenga. L'odio verso i propri simili, è maggiore verso i più simili. I giovani sono, per mille ragioni, più atti all’amicizia che gli altri. Nondimeno è quasi impossibile un'amicizia durevole tra due che menino parimente vita giovanile; dico quella sorte di vita che si chiama così oggi, cioè dedita principalmente alle donne. Anzi tra questi tali è meno possibile che mai, sì per la veemenza delle passioni, sì per le rivalità in amore e le gelosie che nascono tra essi inevitabilmente, e perché, come è notato da Madama di Staél, gli altrui successi prosperi colle donne sempre fanno dispiacere, anche al maggior amico del fortunato. Le donne sono, dopo i danari, quella cosa in cui la gente è meno trattabile e meno capace di accordi, e dove i conoscenti, gli amici, i fratelli cangiano l'aspetto e la natura loro ordinaria: perché gli uomini sono amici e parenti, anzi sono civili e uomini, non fino agli altari, giusta il proverbio antico, ma fino ai danari e alle donne: quivi, diventano selvaggi e bestie. E nelle cose donnesche, se è minore l'inumanità, l'invidia è maggiore che nei danari: perché in quelle ha più interesse la vanità; ovvero, per dir meglio, perché v'ha interesse un amor proprio, che fra tutti è il più proprio e il più delicato.
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Il Caravaggio
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 febbraio @ 11:15:11 CET (1111 letture)
ARTE I
“La pittura è una poesia che si vede e non si sente,
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.”
Leonardo Da Vinci





Il Caravaggio

( Michelangelo Merisi, nato a Milano 1571 e morto a Porto Ercole 1610)

Il giovane Caravaggio, giunto a Roma intorno al 1593 , effettua i primi esperimenti in campi antiaccademici come la natura morta e la scena di genere, mescolando valori morali a brani naturalistici di straordinaria lucidità ottica. L'eversione del linguaggio espressivo del Caravaggio si sviluppa prepotentemente a partire dai cicli della cappella Contarelli (1597-1602?) e della cappella Cerasi (1600-01), nei quali il tema sacro è narrato in termini di bestiale e violenta realtà, evidenziata dagli spiccati contrasti di luminosità e dalla mancanza di immagini consolatorie collegate al tema religioso tradizionale, secondo un atteggiamento morale fortemente radicale e anticonformista, che ha preso la sua forma primaria nella Milano di Carlo e Federico Borromeo.
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Febbraio, il mese “con la febbre”!
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 febbraio @ 10:52:10 CET (1194 letture)
Letture varie I




Febbraio, il mese “con la febbre”!



Infatti la terra, che sembrava addormentata nel letargo invernale, comincia a risvegliarsi: “Favrêr, la tëra in caldêr”, “febbraio, la terra in calore”, sostiene un proverbio romagnolo, al quale fa eco un altro calabrese ancora più difficile da pronunciare: “Frivaru, la frevi ‘nta la terra”, “febbraio, la febbre dentro la terra”.

E’ come se si accendesse un fuoco “ctonio”, un fuoco nelle interiora della terra: quel fuoco che, alludendo al risvegliarsi della vita nelle erbe e nelle piante, simboleggiano molto bene le candele accese della festa della Candelora del 2 febbraio.

Quando vien la Candelora
dall’inverno semo fora,
ma se piove o tira vento,
nell’inverno semo dentro.


Il mondo agreste, ormai lontano dalla nostra vita cittadina, concentrava in questo mese i riti di purificazione: si accendevano e benedivano i ceri che tenuti nelle case si riteneva tenessero lontano gli spiriti maligni, con quella scintilla di luce che ricordava il Sole, l’Essere Superiore. E maligno poteva davvero essere l’Inverno se decideva che Febbraio, come qualcuno lo definisce, dovesse essere mese “corto e amaro”.
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Ad un passo da te
Postato da Letty il Lunedì, 31 gennaio @ 13:33:46 CET (1128 letture)
Le poesie di Letty - I




Ad un passo da te



Ad un passo da te ci sono io...
ad un passo da te c'è il mio cuore...
ad un passo dal tuo petto ci sono le mie fantasie di donna



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AREA ARCHEOLOGICA DI AGRIGENTO
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 gennaio @ 20:57:20 CET (1146 letture)
I patrimoni dell'umanità - Italia


AREA ARCHEOLOGICA DI AGRIGENTO



Il Tempio della Concordia: dopo il Partenone di Atene, è il tempio dorico meglio conservato.

«GLI AGRIGENTINI MANGIANO E BEVONO COME SE DOVESSERO MORIRE DOMANI,
MA COSTRUISCONO COME SE LA LORO VITA DOVESSE DURARE IN ETERNO»;
SONO PAROLE DEL FILOSOFO EMPEDOCLE RIPORTATE DA DIOGENE LAERZIO.
IN EPOCHE PIÙ RECENTI NUMEROSI STORICI, SCRITTORI E VIAGGIATORI HANNO LODATO LA BELLEZZA E LO SPLENDORE DI QUESTA ANTICA CITTÀ MEDITERRANEA. BASTI PENSARE A GOETHE, CHE NEL SUO VIAGGIO IN ITALIA SCRISSE PAGINE DI GRANDE INTENSITÀ EMOTIVA SULLE MERAVIGLIE NATURALI E ARCHITETTONICHE DELLA VALLE DEI TEMPLI.


I primi studi sistematici del luogo si devono ai Borbone e iniziarono negli ultimi anni del XVIII secolo sotto la tutela del principe di Torremuzza, a quel tempo incaricato della conservazione dei beni culturali siciliani. Nel l 1786 si rialzarono le colonne del tempio di Hera Lacinia, mentre scavi e interventi si ebbero nell'Ottocento dopo la costituzione a Palermo, nel 1827, della Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia, con restauri parziali ai templi della Concordia e dei Dioscuri. Tuttavia, solo dopo la prima guerra mondiale hanno avuto inizio scavi sistematici e lavori di restauro e protezione.



Uno dei telamoni provenienti dal Tempio di Zeus Olimpio e conservati nel Museo Archeologico di Agrigento.


AKRAGAS

Come vuole la tradizione, la fondazione della città greca di Akragas, sulla costa meridionale siciliana, avvenne attorno al 580 a.C. a opera di coloni rodio-cretesi provenienti da Gela. La documentazione archeologie a ha dimostrato anche la presenza di uno stanziamento greco più antico, risalente al VII secolo a.C .



Statua marmorea di Efebo, risalente al 470 a. C. circa: notevole scultura greca, è forse dovuta a un artista agrigentino.


Akragas era un tipico insediamento greco classico posto sul fianco di una collina del litorale, cosa che ne facilitò l'espansione a partire dall'acropoli originaria. Dalla colonizzazione del VI secolo a.C. la città prosperò rapidamente. Durante il regno del tiranno Falaride (570-554 a.C.) fu realizzata una cinta muraria difensiva destinata a rafforzare la protezione naturale già assicurata dalla posizione geografica. Sembra invece aver preceduto la fondazione della colonia il santuario dedicato alle divinità ctonie, o infere, situato appena al di là delle mura, all'estremità orientale del loro perimetro. Un secondo santuario dedicato a queste stesse divinità si trova attorno al cosiddetto Tempio dei Dioscuri, ossia all'angolo sudoccidentale dell'abitato urbano. L'espansionismo politico di Akragas toccò l'apogeo con il regno di Terone (488- 472 a.C.). Dopo la decisiva sconfitta inflitta ai Cartaginesi a Imera nel 480 a.C., Terone estese il suo dominio fino alle coste orientali e settentrionali della Sicilia. I grandi templi costruiti in quest'epoca sull'estremità meridionale della collina furono conseguenza sia della prosperità conosciuta allora dalla città sia del concomitante sviluppo culturale. Il più illustre cittadino di Akragas vissuto in questo periodo fu il grande filosofo e scienziato Empedocle.
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si dice
Postato da r.chesini il Domenica, 30 gennaio @ 18:15:14 CET (1247 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini I



SI DICE



Un giorno di marzemino, al primo chiaretto dell'anno

camminavo nella campagna dell'oltre pò pavese

in mezzo al nebbiolo.




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UOMO DEL MIO TEMPO
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 gennaio @ 17:33:17 CET (1509 letture)
Poesie di Quasimodo




UOMO DEL MIO TEMPO


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,



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Non esiste saggezza
Postato da Grazia01 il Sabato, 29 gennaio @ 20:57:30 CET (2814 letture)
Racconti I




Non esiste saggezza

Viaggio assurdo, mi dissi. Ero arrivato ad Amsterdam a mezzanotte passata. Il volo che doveva riportarmi in Italia partiva qualche ora dopo, la mattina presto. Non aveva senso prendere una stanza in albergo e quindi decisi di restare in aeroporto, senza nemmeno uscire dalla zona imbarchi. Ero in un gigantesco atrio pieno di negozi, tutti chiusi. Pochi viaggiatori sperduti come me, qua e là. Alcuni, in piccoli gruppi, chiacchieravano tra loro con l'aria un po' aliena che hanno le persone in situazioni sospese come quella. Qualcuno dormiva seduto, qualcuno disteso per terra o su più sedili; profondamente, come anch'io riuscivo a fare molti anni prima. Scelsi una fila di sedie completamente libera. In quella di fronte c'era solo una ragazza che leggeva. Prima di sedermi le diedi un' occhiata e mi parve che la sua faccia avesse qualcosa di familiare, come se l'avessi già vista o conosciuta. Mi sedetti, tirai fuori il mio libro, per qualche minuto tentai inutilmente di leggere, rinunciai e mi guardai di nuovo attorno.
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IL TUO RESPIRO
Postato da rosarossa il Sabato, 29 gennaio @ 20:46:57 CET (818 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VI




IL TUO RESPIRO


Il tuo respiro quando mi è vicino,
nutre la mia anima e il mio cuore
come la mamma al seno il suo bambino.




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Le vie del cuore
Postato da Grazia01 il Sabato, 29 gennaio @ 00:32:53 CET (1134 letture)
Le poesie e altro di Grazia III






Quando l‘emozione sceglie la via del cuore,
ogni avvenimento diventa possibile…
lasciarsi trasportare, senza paura del futuro,
consapevoli di seguire la traccia che la nostra anima ci indica,
e se domani finirà tutto, avremo colto quell’attimo prezioso,
quel momento che da solo, può valere quanto un’intera vita.




Grazia


Buon fine settimana



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Non voglio - Margherita Guidacci
Postato da Grazia01 il Giovedì, 27 gennaio @ 21:14:07 CET (1325 letture)
Poesia al femminile II




Non voglio




Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate



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Il giorno della memoria - 27 gennaio
Postato da Grazia01 il Giovedì, 27 gennaio @ 14:19:20 CET (1027 letture)
Riflessioni III






NOTTE SU BIRKENAU

Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo —
pallida come un cadavere.

E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione — fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.

È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.

Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.

Tadeusz Borowski, KL Auschwitz

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L’AMORE NELLA SOCIETA’ OCCIDENTALE
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 26 gennaio @ 21:24:32 CET (1123 letture)
Psicologia e salute II


Se l’amore è una capacità del carattere maturo e produttivo, ne segue che la capacità d’amare in una vita individuale, in qualunque civiltà, dipende dall’influenza che questa civiltà ha sul carattere della persona media. Parlando dell’amore nella civiltà occidentale moderna, ci domandiamo se la struttura sociale della civiltà occidentale e lo spirito che ne deriva siano propizi allo sviluppo dell’amore. La risposta è negativa.

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La mia lotta (1) di Karl Ove Knausgård
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 26 gennaio @ 18:15:22 CET (1678 letture)
Recensioni III






"Per tutta l’infanzia e l’adolescenza ci sforziamo di stabilire la giusta distanza dalle cose e dai fenomeni. Leggiamo, impariamo, facciamo esperienze, rettifichiamo. Arriviamo quindi un giorno al punto in cui tutte le distanze necessarie sono state fissate, tutti i sistemi necessari sono stati stabiliti. E allora che il tempo comincia ad andare più veloce. Non incontra più nessun ostacolo, tutto è stato fissato, il tempo scorre attraverso le nostre vite, i giorni scompaiono a gran velocità, prima di rendercene conto abbiamo quaranta, cinquanta, sessant’anni...


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Sonetto 22 - WILLIAM SHAKESPEARE
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 26 gennaio @ 14:00:14 CET (1194 letture)
Poesie e opere di Shakespeare




Non mi convincerà lo specchio ch’io sia vecchio,
fin quando tu e giovinezza avrete gli stessi anni;





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Lo specchio
Postato da r.chesini il Mercoledì, 26 gennaio @ 13:56:04 CET (1032 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini I




LO SPECCHIO


Una mattina...guardandomi allo specchio
mi sono trovato una ruga in più e...
una lacrima da un occhio mi è scivolata




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Gli angeli nella pittura del Settecento
Postato da Grazia01 il Martedì, 25 gennaio @ 15:50:00 CET (2467 letture)
ARTE I


parte precedente

Gli angeli nella pittura del Settecento




Francesco Solimena, Il sogno di Agar, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli. Un soggetto caro all'artista napoletano, che qui lo interpreta ancora in chiave barocca e magniloquente.

Il secolo si apre con un bel quadro di Francesco Solimena che rappresenta l'episodio di Abramo e gli angeli, dipinto nel 1701 e oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera a Milano, sebbene sia in deposito presso la Camera dei Deputati a Roma. La storia è nota. Il patriarca accoglie presso la sua casa tre uomini che poi si riveleranno essere i tre angeli giustizieri che andranno a distruggere Sodoma e Gomorra. Nonostante la scena si svolga all'esterno, i colori caldi, di reminiscenza caravaggesca, evocano l'intimità di un interno. I protagonisti della storia ci sono tutti. Abramo stesso sta in piedi davanti agli ospiti in segno di deferenza. Il suo gesto ha il senso dell'accomodatevi!''. Sulla tavola imbandita c'è la focaccia, ma nulla lascia intuire che si tratta della prefigurazione dell'eucarestia. Infatti, la dimensione simbolica e trascendente è discreta e non c'è nulla, salvo le ali degli angeli (perché questi si comportano come normali commensali), che la faccia intuire. Il concetto è semplice: il sacro si presenta con naturalezza e senza retorica. Non sempre, però, le cose stanno in questi termini.



Giambattista Tiepolo, affresco realizzato nel Palazzo arcivescovile di Udine, l'Apparizione dei tre angeli ad Abramo, (soggetto ripreso anche dal fratello
Giandomenico)


Nasce un nuovo spirito

La scena dipinta da Giambattista Tiepolo per il Palazzo arcivescovile di Udine che rappresenta l'Apparizione dell'angelo a Sara (1727-1728) ha la sua dimensione trascendente proprio nella figura del messo divino che arriva come un cavaliere dal vestito estroso, e bussa alla porta di una donna anziana che potrebbe essere una vecchietta veneziana di quelle che vivevano nella zona del Ponte delle Ostreghe, o fra i vicoli variopinti di Torcello, anche se ha l'aspetto di nobildonna, con il colletto di pizzo e l'abito di raso. La figura dell'angelo, così originale e lontana da ogni tradizione iconografica per quel che riguarda le vesti, vuole sottolineare l'appartenenza a un'altra dimensione. Il messaggero celeste è appena arrivato, le ali sono ancora frementi di volo e gli abiti si sono appena ricomposti dal vento. Il gesto è imperioso, come dire: «Tu ... !» e la risposta istintiva quanto incredula della donna è quella di toccarsi il petto come a rispondere: «Chi io? Possibile?». Allora l'angelo sembra ricordare che «lo spirito di Dio soffia dove vuole ... » (Giovanni, 111, 8 ) perché Sara a quell'età potrà dare alla luce il figlio prediletto: Isacco.
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PROVACI
Postato da r.chesini il Lunedì, 24 gennaio @ 12:00:30 CET (892 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini I








PROVACI


prova

a scolpire l'esplosione di un amore

.......o.......

a fotografare il freddo di una notte polare

........sì un giorno ci proverò.......

ora però corro alla porta...

perchè hanno suonato !!!!




r.chesini
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Pensieri XLVI / XLIX * Giacomo Leopardi
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 gennaio @ 22:49:03 CET (842 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere II



Pensieri

XLVI.

Non fa molto onore, non so s'io dica agli uomini o alla virtù, vedere che in tutte le lingue civili, antiche e moderne, le medesime voci significano bontà e sciocchezza, uomo da bene e uomo da poco. Parecchie di questo genere, come in italiano dabbenaggine, in greco euethés, euétheia prive del significato proprio, nel quale forse sarebbero poco utili, non ritengono, o non ebbero dal principio, altro che il secondo. Tanta stima della bontà è stata fatta in ogni tempo dalla moltitudine; i giudizi della quale, e gl'intimi sentimenti, si manifestano, anche mal grado talvolta di lei medesima, nelle forme del linguaggio. Costante giudizio della moltitudine, non meno che, contraddicendo al linguaggio il discorso, costantemente dissimulato, è, che nessuno che possa eleggere, elegga di esser buono: gli sciocchi sieno buoni, perché altro non possono.
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Roberto Vecchione dedicata a Rimbaud
Postato da Grazia01 il Domenica, 23 gennaio @ 14:23:05 CET (3426 letture)
Video

"Ho visto tutto e cosa so,
ho rinunciato, ho detto "no",
ricordo a malapena quale nome ho:....


Arthur Rimbaud".

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L’analfabeta politico
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 gennaio @ 21:38:43 CET (1316 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni III

L’analfabeta politico


Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla, né s’interessa degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle medicine, dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è talmente somaro che si inorgoglisce e si gonfia il petto nel dire che odia la politica.
Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali."
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Un pensiero per te, soldato
Postato da Anonimo il Venerdì, 21 gennaio @ 23:36:25 CET (1004 letture)
Le poesie di Mariella Mulas I







Un pensiero per te, soldato!



Nel chiuso di una bara
forse odi
la voce roca affannata
nel vedere il passato…
e la vedi
stringere mani
sul legno indifferente.
Vogliono essere catene
per costringere
la tua vita amata
a risvegliarsi.
Lacrime sono amore,
nel suo viso.
Le parole inermi
seguono il tempo
del suo pianto…
Sai che mai sarà vinta
la sua tristezza
senza il sorriso dell’alba
che respira
il tuo sguardo vivo accanto,
ora tra le nuvole
del rimpianto costretto.


Mariella Mulas

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Colui che non sa niente
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 gennaio @ 11:32:42 CET (877 letture)
Pensieri, aforismi e citazioni II







Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente.
Colui che non capisce niente è spregevole.
Ma colui che capisce, ama, vede, osserva …
La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all’amore …
Chiunque creda che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole,
non sa nulla dell’uva.



Paracelso
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Ultimo sogno
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 gennaio @ 11:28:14 CET (1052 letture)
Poesie di Pascoli





Ultimo sogno


Da un immoto fragor di carrïaggi
ferrei, moventi verso l'infinito
tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi...




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Ho pena delle stelle
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 gennaio @ 21:40:24 CET (1292 letture)
Poesie di Pessoa




Ho pena delle stelle


Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo...




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X di Giovanni Verga
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 gennaio @ 21:22:48 CET (1062 letture)
Racconti di Verga







Quella fatale tendenza verso l'ignoto che c'è nel cuore umano, e si rivela nelle grandi come nelle piccole cose, nella sete di scienza come nella curiosità del bambino, è uno dei principali caratteri dell'amore, direi la principale attrattiva: triste attrattiva, gravida di noie o di lagrime - e di cui la triste scienza inaridisce il cuore anzi tempo. Cotesto amore dunque che ha ispirato tanti capolavori, e che riempie per metà gli ergastoli e gli ospedali, non avrebbe in sé tutte le condizioni di essere, che a patto di servire come mezzo transitorio di fini assai più elevati - o assai più modesti, secondo il punto di vista - e non verrebbe che l'ultimo nella scala dei sentimenti? La ragione della sua caducità starebbe nella sua essenza più intima? e il terribile dissolvente che c'è nella sazietà, o nel matrimonio, dipenderebbe dall'insensato soddisfacimento d'una pericolosa curiosità? La colpa più grave del fanciullo-uomo sarebbe la pazza avidità del desiderio che gli fa frugare colle carezze e coi baci il congegno nascosto del giocattolo-donna, il quale ieri ancora, gli faceva tremare il cuore in petto come foglia? All'ultimo veglione della Scala, in mezzo a quel turbine d'allegria frenetica, avevo incontrato una donna mascherata, della quale non avevo visto il viso, di cui non conoscevo il nome, che non avrei forse riveduta mai più, e che mi fece battere il cuore quando i suoi sguardi s'incontrarono nei miei, e mi fece passare una notte insonne, col suo sorriso sempre dinanzi agli occhi, e negli orecchi il fruscìo del raso del suo dominò.
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Siamo uomini o caporali?
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 gennaio @ 11:10:22 CET (1064 letture)
Cinema







lo divido l'umanità in due categorie di persone: gli uomini ed i caporali.
Quella degli uomini è la maggioranza; quella dei caporali, per fortuna, la minoranza.
Gli uomini sono quelli costretti a lavorare come bestie tutta la vita,
nell' ombra di un' esistenza misera.
l caporali sfruttano, offendono, maltrattano, sono esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno.
li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l'autorità,
l'abilità e l'intelligenza per farlo,
ma con la sola bravura delle loro facce di bronzo,
pronti a vessare l'uomo qualunque.
(dal film Siamo uomini o caporali?)
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Anniversario della nascita di Cezanne
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 gennaio @ 10:43:45 CET (1458 letture)
ARTE I





Autoritratto con berretto - 1875 circa - Olio su tela cm. 53 x 38
San Pietroburgo, The State Hermitage Museum




" Oggi ti vorrei raccontare un poco di Cézanne. Per quanto riguarda il lavoro, così afferma, ha vissuto da bohémien fino ai quarant' anni. Solo più tardi, con la conoscenza di Pissarro, ha preso gusto al lavoro. Ma, allora, fino al punto di passare gli ultimi trent'anni della sua vita non facendo altro che lavorare. Senza gioia invero, come sembra, con una rabbia incessante, in conflitto con ogni sua singola opera, perché nessuna di esse gli sembrava raggiungere ciò che egli riteneva essere la cosa più indispensabile.
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